LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Composta dagli Ill.mi signori Magistrati:
Presidente: dott. Nicola MARVULLI
componenti:  Pasquale  TROJANO, Amedeo POSTIGLIONE, Torquato GEMELLI,
Mariano  BATTISITI  (Rel.),  Giorgio LATTANZI, Pietro Antonio SIRENA,
Giuliana FERRUA, Giovanni CANZIO.
ha pronunciato la seguente

                              Ordinanza

    Sui ricorsi proposti da:
        Berlusconi   Silvio,  nato  a  Milano  il  29 settembre  1936
imputato nel processo n. 879/2000 R.G. Trib. (n. 11749/1997 R.G.N.R.,
c.d. "SME-Ariosto") pendente davanti alla I sez. penale del Tribunale
di  Milano, difeso dagli avv.ti Niccolo' Ghedini del foro di Padova e
Gaetano Pecorella del foro di Milano;
        Previti  Cesare,  nato  a Reggio Calabria il 21 ottobre 1934,
imputato,   oltre   che   nel   processo  n. 879/2000,  nel  processo
n. 1600/2000  R.G.  Trib.  Milano (nn. 7806/1998 e 11343/1999, cc.dd.
"IMISIR" e "Lodo-Mondadori") pendente davanti alla IV sez. penale del
Tribunale  di  Milano  e difeso dagli avv. Angelo Alessandro Sammarco
del  foro  di  Roma  e  dall'avv.  Giorgio  Perroni  del foro di Roma
sostituto processuale dell'avv. Michele Saponara del foro di Milano;
        Verde  Filippo,  nato  a  Napoli il 5 aprile 1928 imputato in
entrambi  i  processi,  difeso  dall'avv.  Renato Borzone del foro di
Roma;
        Pacifico Attilio, nato ad Avellino il 13 aprile 1933 imputato
in  entrambi  i processi, difeso dall'avv. Francesco Patane' del foro
di Roma;
        Rovelli  Primarosa  Battistella, nata a Milano il 16 novembre
1933  e  Rovelli  Felice nato a Milano l'11 maggio 1959; imputati nel
processo  n. 1600/2000,  difesi  dall'avv.  Corsio  Bovio del foro di
Milano;
        Squillante  Renato, nato a Napoli il 15 aprile 1925, imputato
in  entrambi i processi, difeso dall'avv. Giovanni M. Dedola del foro
di Milano;
        Squillante   Mariano,   nato   a  Napoli  il  7 giugno  1953,
Squillante  Fabio,  nato  a  S. Giorgio  Ionico  il  20 maggio 1957 e
Savtchenko  Olga,  nata  in  Russia il 14 febbraio 1963; imputati nel
processo n. 879/2000, difesi dall'avv. Valerio Spigarelli del foro di
Roma;
        Acampora Giovanni, nato a Bari il 16 marzo 1945, imputato nei
processi  n. 6207/00  R.G.  Trib.  (stralcio,  a  seguito di giudizio
abbreviato,  dal  processo n. 1600/2000) e n. 1600/2000, definito, il
primo,  con sentenza di condanna, appellata, emessa in data 20 luglio
2001  dal  Tribunale  di Milano e difeso dall'avv. Dario Andreoli del
foro di Roma;
        Metta  Vittorio terzo interessato, difeso dall'avv. Francesco
Pettinari del foro di Roma;
    Parti civili:
        Presidenza del Consiglio dei Ministri, difesa dall'Avvocatura
generale  dello  Stato in persona del vice avvocato generale Paolo Di
Tarsia Di Belmonte del foro di Roma;
        San Paolo IMI S.p.a., difeso dall'avv. Paolo Barraco del foro
di Roma;
        C.I.R. difeso dall'avv. Giuliano Pisapia del foro di Milano.
    Visti gli atti;
    Udita  in  udienza  camerale  la  relazione fatta dal Consigliere
dott.  Mariano  Battisti;  con  l'intervento  del  p.m. nella persona
dell'avv. gen. dott. Antonio Siniscalchi;

                          Ritenuto in fatto

    Nell'udienza,  dinanzi  a  queste  Sezioni  Unite,  l'avv. Angelo
Alessandro  Sammarco,  difensore  di  Cesare Previti e l'avv. Gaetano
Pecorella,   difensore   di   Silvio   Berlusconi,   nel   richiedere
l'accoglimento  delle  richieste  di  rimessione,  hanno eccepito, in
subordine, l'illegittimita' costituzionale dell'art. 45 c.p.p., nella
parte  in  cui  non  prevede,  tra i presupposti della rimessione, il
"legittimo   sospetto",   per   violazione   della   direttiva  n. 17
dell'art. 2 legge delega n. 81 del 1987, in relazione agli artt. 76 e
77 della Costituzione.
    Il  procuratore generale, ad integrazione dalla requisitoria, con
la quale aveva concluso per il rigetto delle richieste di rimessione,
ha   chiesto,  in  subordine,  che  la  questione  di  illegittimita'
costituzionale   venga  dichiarata  rilevante  e  non  manifestamente
infondata.

                       Considerato in diritto


    1.  - Queste Sezioni unite ritengono che la proposta questione di
legittimita'   costituzionale  sia  non  manifestamente  infondata  e
rilevante.
        I  -  Nell'abrogato codice di procedura penale, come e' noto,
la  rimessione  del  procedimento  di  merito  era possibile, secondo
quanto stabiliva l'art. 55, per gravi motivi di ordine pubblico o per
legittimo  sospetto" e la direttiva n. 15 della legge delega, in data
3 aprile 1974, n. 108, per l'emanazione del nuovo codice di procedura
penale  disponeva,  ripetendo,  pressoche'  integralmente,  il  testo
dell'art. 55,  che  il  Governo  prevedesse  la  rimessione per grave
oggettivi motivi di ordine pubblico o per legittimo sospetto.
        II - Nel Progetto del 1978 il legislatore delegato, nell'art.
52,  riteneva  di  dare  attuazione  alla  legge delega collegando la
rimessione  non  al "legittimo sospetto, ma a gravi situazioni locali
idonee  a  turbare  lo  svolgimento  del  processo  e  non altrimenti
eliminabili  quando  siano  pregiudicate la sicurezza o l'incolumita'
pubblica  ovvero  la  liberta'  di  determinazione  delle persone che
partecipano al processo".
        III  -  La  successiva legge 16 febbraio 1987, n. 81 - Delega
legislativa  al  Governo  della Repubblica per l'emanazione del nuovo
codice  di  procedura  penale  -  nella  direttiva n. 17 contemplava,
anch'essa, la rimessione del processo per gravi e oggettivi motivi di
ordine  pubblico  o  per  legittimo  sospetto  e,  nella Relazione al
Progetto  preliminare,  la Commissione dava atto di avere "ampiamente
dibattuto  sulla  disposizione  in esame" e, in particolare, di avere
"valutato  l'opportunita' di adottare la formulazione della direttiva
17 della legge-delega gia' suggerita dalla Commissione consultiva con
riferimento  all'art. 52  del  Progetto del 1978 ed alla direttiva 15
della  legge  delega  del  1974 per evitare il pericolo di "possibili
contrasti  o  dubbi  interpretativi  nei  rapporti tra legge-delega e
normativa  delegata  in  una  materia  di  alto  rilievo  politico  e
costituzionale".
    "In  esito  alla  discussione  -  proseguiva la relazione - si e'
tuttavia  ritenuto  di  mantenere  ferma  la  soluzione  adottata nel
Progetto  del  1978,  soluzione che vuole ovviare agli inconvenienti,
segnalati  in  occasione  dei lavori parlamentari relativi alla legge
delega del 1974 e discendenti dall'adozione di formule generiche come
quella dell'art. 55 c.p.p.".
    "Si e' pertanto deciso:
        di  non riprodurre il qualificativo "oggettivi aggiunto nella
direttiva 17 a "gravi motivi di ordine pubblico" ma di specificare al
massimo le situazioni che determinano la rimessione;
        di  evitare la dizione "ordine pubblico ponendo il fondamento
dell'istituto  nel  pregiudizio  alla  "sicurezza o alla "incolumita'
pubblica  ovvero  alla  "liberta' di determinazione delle persone che
partecipano al processo ;
        di  ammettere  lo  spostamento  della  competenza solo quando
anche  gli  organi  amministrativi dello Stato abbiano fatto tutto il
possibile per rimuovere le cause che lo determinano";
    "E'  stata  adottata, cosi', la stessa formula usata nel progetto
del  1978  che  collegava  la  rimessione  "a gravi situazioni locali
idonee  a  turbare  lo  svolgimento  del  processo  e  non altrimenti
eliminabili   quando   ne   siano   pregiudicate   "la   sicurezza  o
l'incolumita'  pubblica  ovvero  la  liberta' di determinazione delle
persone che partecipano al processo stesso ";
    "Il  testo  e'  stato,  pero', modificato sostituendo alle parole
"idonee  a  ,  le  parole  "tali da , cio' allo scopo di rendere piu'
evidente la correlazione che deve sussistere, perche' si faccia luogo
a  rimessione,  tra  il pregiudizio alla sicurezza e alla incolumita'
pubblica  ovvero  alla  liberta'  di determinazione delle persone che
partecipano   al   processo  e  la  turbativa  allo  svolgimento  del
processo".
    2. - La Corte di cassazione, nel "Parere sul Progetto preliminare
del  codice  di  procedura penale", trasmesso al Ministro di grazia e
giustizia  dalla  Prima presidenza e dalla Procura generale in data 8
aprile  1988,  osservava,  quante,  ai  casi  di  rimessione indicati
nell'art.  46,  che  "la  formulazione  della norma, che ha eliminato
qualsiasi  riferimento  al  "legittimo  sospetto , sembra si ponga in
contrasto  con  la  direttiva  n. 17  della legge delega che, invece,
espressamente  la  prevede"  e, dopo alcuni altri rilievi, concludeva
che  "all'adozione  di una formula con specifiche indicazioni, che in
definitiva  puo' risultare anche riduttiva con esclusione di casi che
invece   vanno   contemplati   sembra  preferibile  l'adozione  delle
espressioni    tradizionali,   ormai   ampiamente   elaborate   dalla
giurisprudenza,  semmai  rendendo  esplicito  qualche  concetto, come
quello di "ordine processuale", e "in tal modo verrebbe rispettata la
direttiva n. 17 della legge delega".
    3. - La Relazione al Progetto definitivo del codice sottolineava,
al  riguardo,  che  "e'  rimasta  immutata  la previsione dei casi di
rimessione,  disattendendosi  i  rilievi  formulati  dalla  corte  di
cassazione  che  aveva  ravvisato  una  violazione della delega nella
eliminazione  di "qualsiasi riferimento al legittimo sospetto : si e'
ritenuto,  infatti,  che  la formulazione adottata, risultante da una
meditata  scelta  del legislatore delegato, recuperasse integralmente
ed espressamente tutti i criteri elaborati dalla giurisprudenza nella
interpretazione  dell'art. 55  del  codice  vigente e segnalati dalla
cassazione nel suo parere".
    4.  -  Il  legislatore  delegato,  dunque,  se si e' premurato di
specificare   i   motivi  di  ordine  pubblico  nelle  due  oggettive
situazioni  di  "sicurezza" e di "incolumita' pubblica", ha adottato,
quanto   al   "legittimo   sospetto",   la   formula   "liberta'   di
determinazione  delle  persone  che  partecipano  al  processo", gia'
presente   nel   precedente   Progetto  del  1978,  sul  presupposto,
dichiarato,  che la formula comprendesse sia "il legittimo sospetto",
sia "l'ordine processuale".
    5.  -  Per  rendersi  conto  se,  aldila'  delle  intenzioni  del
legislatore  delegato, la formula dell'art. 45 c.p.p. comprenda anche
il "legittimo sospetto" e, quindi, per cogliere se la norma si presti
a   questa   interpretazione   -   il   che,  ovviamente,  renderebbe
manifestamente  infondata  la  sollevata  questione  di  legittimita'
costituzionale  -  o  se,  invece, non la consenta, a meno che non si
invadano  spazi  inaccessibili  al  giudice,  e' doveroso soffermarsi
sulla  interpretazione che la dottrina e la giurisprudenza hanno dato
della  formula  dell'art. 45,  nella  parte che qui interessa e della
formula "legittimo sospetto".
    6.  -  La  dottrina,  nel  riflettere  sulla formula dell'art. 45
c.p.p.  "liberta'  di determinazione delle persone che partecipano al
processo", ha posto in evidenza che "la liberta' di determinazione di
cui  all'art. 45  c.p.p.  presuppone  la possibilita' del soggetto di
pensare  e  comportarsi nel pieno delle proprie capacita' cognitive e
volitive" precisando che "la liberta' di determinazione e' un aspetto
della  liberta'  morale"  e  osservando  che "nel codice di procedura
penale  e'  contenuta  una espressione molto simile a proposito della
"liberta' morale della persona nell'assunzione della prova", vietando
l'art. 188  l'utilizzazione  di  metodi o tecniche idonei ad influire
sulla liberta' di autodeterminazione".
    Ha  chiarito, poi, che la "liberta' di determinazione" allude non
ad una generica alterazione della serenita' ovvero dell'imparzialita'
delle  persone  che partecipano al processo, ma ad una vera e propria
coartazione  fisica  o  psichica,  preclusiva, per quelle persone, di
ogni altra possibilita' di scelta."
    Ha   aggiunto   che  "la  piu'  rigorosa  formula  prescelta  dal
legislatore  sembra escludere che si possa far luogo a rimessione ove
si temano meri condizionamenti di tipo psicologico in capo al giudice
come  nelle  ipotesi  in  cui sussista, nell'ambiente processuale, un
clima  diffuso  di  solidarieta'  o  di  risentimento  nei  confronti
dell'imputato, magari alimentato da un'insistente campagna di stampa,
ma  non  concretantesi  in  specifiche forme di pressione sull'organo
giudicante, tali da condizionarne la liberta' morale."
    Ha  riconosciuto, infine, che "generalmente si tende ad escludere
che  la  liberta' di determinazione si identifichi con la serenita' o
l'imparzialita'".
    7.  -  La  giurisprudenza  si  e'  espressa, ripetutamente, negli
stessi  termini,  affermando  che "la formula del legislatore esclude
che  la  liberta'  di determinazione del giudice possa essere confusa
con  la  sua  imparzialita' e serenita', secondo il modello suggerito
dalla   giurisprudenza   meno  recente"  (Cass.,  23  febbraio  1998,
Berlusconi  ed altri; Cass., 8 aprile 1992, Casaglia), puntualizzando
che  il  vigente codice ha ripudiato decisamente quella affermazione,
che  pur  si  rinveniva  in  parte  della  giurisprudenza precedente,
secondo  la  quale  l'istituto  in  parola  rappresentava  un rimedio
residuale   processuale  a  tutela  dell'imparzialita'  del  giudice
(Cass.,  8  aprile  1992,  Casaglia), che "l'espressione "liberta' di
determinazione  implica  l'idea  di  una  vera  e propria coartazione
psichica  o  fisica"   (Cass., 23 gennaio 1995, De Rosa), "preclusiva
per  coloro  che  intervengono  nel  processo,  di  ogni  liberta' di
scelta"   (Cass.,  7  febbraio 1995, Sgarbi; Cass., 16 novembre 1993,
Annacondia).
    8.  -  Il  significato,  appena visto, della formula dell'art. 45
c.p.p. non e' quello che la dottrina e la giurisprudenza hanno sempre
attribuito  alla  formula "legittimo sospetto " nella interpretazione
dell'art. 55 dell'abrogato codice di procedura penale.
        I - Secondo autorevole dottrina del tempo, "la rimessione per
"legittimo  sospetto  ,  prevista  dall'art. 55 c.p.p., riguardava il
caso  in cui la situazione ambientale fosse tale da fare fondatamente
prevedere   che   il   giudice   del  luogo  potesse  giudicare  non
serenamente    perche'  sotto  l'influenza  dell'ambiente  medesimo",
sicche',  "se la situazione ambientale, riferita all'ordine pubblico,
rilevava  come pregiudizio della tranquillita' pubblica o dell'ordine
processuale,  riferita al "legittimo  sospetto rilevava, invece, come
pregiudizio della serenita' del giudice".
        II  -  Per  la  corrispondente  giurisprudenza  il "legittimo
sospetto"   era  il sospetto giustificato da una obiettiva situazione
di  fatto,  di carattere ambientale, che lasciasse presagire un esito
"non imparziale e sereno del procedimento"  (Cass., 19 novembre 1985,
Laghi),  il  sospetto  che  potesse  non  esservi  la  certezza della
imparzialita'"    o   che   "il  concreto  esercizio  della  funzione
giurisdizionale  potesse  essere  turbato"  (Cass., 16 dicembre 1985,
Costa),  che  si  fosse in presenza di una situazione locale talmente
grave  da  far ritenere che il giudice potesse ricevere influenze che
facessero   sorgere   il   pericolo  di  una  menomazione  della  sua
imparzialita'"   (Cass.,  24  marzo 1986, Corigliano; Cass., 8 maggio
1986,  Mayer;  Cass.,  16 marzo 1987, Leonetti; Cass., 23 marzo 1988,
Sipala),  che  "la  situazione  fosse  tale da fornire la ragionevole
certezza  che  il  giudice naturale potesse, per effetto di influenze
indebite,   subire   suggestioni   ed   essere   menomato  nella  sua
imparzialita'  di giudizio  (Cass., 13 luglio 1988, Valitutti; Cass.,
13  luglio  1988,  Mattei;  Cass.  15 aprile 1991, Astarita), che "la
imparzialita'  e la serenita' del giudice potessero venire seriamente
incise e menomate"  (Cass., 18 dicembre 1989, Piccione).
        III   -  Ebbene,  le  affermazioni  della  dottrina  e  della
giurisprudenza   non  consentono  di  nutrire  dubbi  sulla  profonda
differenza  tra  il significato ed il valore della formula "legittimo
sospetto"  e  il  significato ed il valore della formula "liberta' di
determinazione delle persone che partecipano al processo."
    Il  pregiudizio  della  "liberta' di determinazione delle persone
che  partecipano  al  processo "  e',  invero, il condizionamento che
queste  persone  subiscono  in  quanto soggetti passivi di una vera e
propria  coartazione  fisica  o  psichica  che  incidendo  sulla loro
liberta'   morale,   impone   una  determinata  scelta  quella  della
parzialita'  o  della  non  serenita',  precludendone  altre di segno
contrario.
    Il  "legittimo sospetto" e', invece, il ragionevole dubbio che la
gravita'  della  situazione  locale  possa  portare  il giudice a non
essere,  comunque,   imparziale  o  sereno  e  le parti a non essere,
comunque,  serene.
    E',  in  altri  termini, il ragionevole dubbio che assume rilievo
anche  nel  caso  in cui le persone che partecipano al processo siano
nelle  condizioni  di  poter  scegliere  liberamente   e  cio' per la
decisiva  ragione  che  il processo deve svolgersi in un contesto che
non  faccia  mai   dubitare che le persone che vi partecipano possano
non  essere  imparziali o serene anche se il grado di condizionamento
della  loro  liberta' non e' tale da precludere ogni alternativa alla
parzialita' e alla non serenita'.
        IV  -  Ne  consegue  che  la formula "legittimo sospetto" e',
secondo la interpretazione datane dalla dottrina e, soprattutto dalla
giurisprudenza, innegabilmente piu' ampia  della formula "liberta' di
determinazione  delle  persone  che  partecipano al processo, ponendo
l'accento  sull'effetto  che  puo'  scaturire  dalla  gravita'  della
situazione   locale,   sul   pericolo,   cioe',  che  possano  essere
pregiudicate  la  imparzialita'  o  la  serenita',  senza esigere che
quell'effetto  sia  conseguenza,  per  le  persone che partecipano al
processo, della impossibilita' di scegliere diversamente
    La  giurisprudenza  -  va  opportunamente sottolineato - e' cosi'
convinta   della  profonda  differenza  che  esiste  tra  la  formula
"legittimo  sospetto " e la formula "liberta' di determinazione delle
persone  che partecipano al processo,  cosi' convinta che, perche' si
abbia  pregiudizio  della  liberta'  di determinazione, occorra, come
condizione  imprescindibile che si sia in presenza di una coartazione
psichica  o  fisica   e  che non basti che possa, comunque, dubitarsi
della  imparzialita'  o della serenita' delle persone che partecipano
al  processo,   che,  dall'entrata  in vigore del codice del 1989, in
soli due casi - ed il fatto e non poco sintomatico - si sono ritenute
sussistenti  le  condizioni  per la rimessione del processo (Cass., 6
aprile  1993,  Baietta;  Cass.,  29  novembre  1994,  Cerciello) e in
entrambi  i  casi la dottrina non ha risparmiato severe critiche alle
relative decisioni, ritenendole, con giudizio pressoche' unanime, non
conformi al dettato normativo.
    9.  - La Commissione Consultiva, come si e' accennato, nel parere
critico  espresso  in  ordine all'art. 52 del progetto del 1978 aveva
richiamato l'attenzione proprio sulla maggiore ampiezza della formula
"legittimo   sospetto"    obiettando   che  "il  legittimo  sospetto"
richiesto dalla delega e', almeno sotto certi profili, concetto assai
piu'  ampio  di  quello  di  "libera determinazione delle persone che
partecipano  al  processo :  infatti,  esso deve comprendere anche le
ipotesi  in  cui  i  giudici, specialmente quelli non togati, possano
essere  prevenuti  a  causa  di  situazioni  locali o ambientali, che
tuttavia non si concretano in pressioni sulla loro liberta'".
    Ed  e'  proprio  la  maggiore  ampiezza  della formula "legittimo
sospetto",  oltre  che  la  convinzione  che il legislatore delegato,
nell'art. 45  del  codice,  non  si  e'  uniformato  ai principi e ai
criteri  direttivi  della  legge  delega,  cio'  che  ha  ispirato la
riformulazione  dell'art. 45  c.p.p. nella proposta di legge n. 1225,
di  iniziativa  dei  deputati  Anedda e altri, presentata il 5 luglio
2001  e  avente ad oggetto "modifiche al codice di procedura penale e
al codice penale in attuazione dei principi del giusto processo".
    L'art. 6  di  questa  proposta  prevede  che si ha rimessione del
processo  di  merito  "quando  per gravi e oggettivi motivi di ordine
pubblico  o  per  legittimo  sospetto  si  manifesti  il pericolo del
turbamento della liberta' di determinazione del giudice delle parti o
dei testimoni"  e nella relazione che accompagna la proposta la nuova
formula  viene  spiegata,  tra l'altro, con l'affermazione che "si e'
armonizzata  la disciplina codicistica con il principio n. 17, di cui
al  comma  l dell'art. 2 della legge n. 81 del 1987 recante delega al
Governo  per  l'emanazione  del  nuovo codice di procedura penale, la
quale,   inspiegabilmente,   era   stata  disattesa  dal  legislatore
delegato,  non  contemplando l'art 45 del codice di procedura penale,
tra  i casi di rimessione, il "legittimo sospetto di turbamento dello
svolgimento  del processo che, invece, era espressamente previsto dal
citato principio".
    10.  -  Se la differenza tra "legittimo sospetto"  e "liberta' di
determinazione  delle persone che partecipano al processo"  e' quella
appena  vista  e  se la seconda formula e', con certezza, meno ampia,
meno  comprensiva,  della  formula  "legittimo sospetto" dell'art. 55
dell'abrogato  codice  di procedura penale e, pertanto, della formula
che  le due leggi delega n. 108 del 1974 e n. 81 del 1987 volevano si
inserisse  nella relativa norma del nuovo codice di procedura penale,
la   non  manifesta  infondatezza  della  questione  di  legittimita'
costituzionale  dell'art  45  c.p.p.  in riferimento all'art. 2 n. 17
della   legge   delega   16  febbraio  1987,  n. 81,  e'  conseguenza
necessaria,   tanto  piu'  ove  si  consideri  che  "la  terzieta'  e
l'imparzialita'    del   giudice ,   gia'   affermate   dalla   Carta
Costituzionale,  sono  state espressamente ribadite dal secondo comma
dell'art. 111 della Costituzione, aggiunto - come il primo, il terzo,
il  quarto  e  il  quinto - dall'art. 1 della Legge Costituzionale 23
novembre  1999, n. 2, comma secondo il quale "ogni processo si svolge
nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parita', davanti a
giudice terzo e imparziale".
    In  definitiva,  quindi,  il contenuto fortemente riduttivo della
previsione   normativa   espressa   con   l'art. 45   c.p.p.  non  e'
sovrapponibile  all'area  del "legittimo sospetto", e, d'altronde, la
corretta  applicazione  di quella norma ha reso manifesta non solo la
disarmonia con la legge delega, ma anche la lacuna normativa rispetto
a   tutte   le   possibili   cause  che  possono  porre  in  pericolo
l'imparzialita'  del  giudice  e  la liberta' di determinazione delle
parti e dei testimoni.
    Ne'  tale  lacuna puo' essere colmata in questa sede dilatando la
potenzialita'  interpretativa dell'art. 45, perche' cio' equivarrebbe
disattendere  il  contenuto della norma, negare valenza preclusiva ai
presupposti  tassativamente fissati e, quindi, sconfinare, come si e'
gia'  avuto  occasione  di  rilevare,  oltre  il  punto critico delle
possibili interpretazioni adeguatrici.
    11.  -  La  sollevata  questione di legittimita' costituzionale e
certamente rilevante.
    E'  da  premettere che gli imputati, specialmente il Berlusconi e
il  Previti,  nelle  loro  richieste di rimessione hanno ravvisato la
grave situazione locale tale da turbare lo svolgimento del processo e
da  pregiudicare  la  liberta'  di  determinazione  delle persone che
partecipano  al  processo  in  una  nutrita  serie  di fatti, ai fini
dell'accertamento  della  sussistenza  di un legittimo sospetto sulla
imparzialita' del giudice e sulla libera determinazione delle parti e
dei testimoni nei processi in corso presso il Tribunale di Milano".
    Secondo  i  richiedenti,  il  primo,  e il piu' significativo, di
questi   fatti  e'  stato  l'essersi  trasformata  la  procura  della
Repubblica di Milano in un vero e proprio organismo politico "tale da
condizionare,  in  certi  momenti  "drammatici, le stesse Istituzioni
repubblicane", come si legge nel ricorso del Previti.
    Procura   che,   oltre   a   consentire   continue   propalazioni
concernenti,  in  molti  casi,  perfino  notizie  coperte dal segreto
investigativo,  ha  rilasciato, dal dicembre 1993 al gennaio 2002, in
particolare  con  il  dott.  Borrelli,  capo  della stessa, non poche
dichiarazioni nei confronti e, spesso, contro gli imputati Berlusconi
e Previti.
    Quelle dichiarazioni e le successive iniziative assunte dal dott.
Borrelli   nell'ottobre  2001  -  iniziative  che  avevano  coinvolto
magistrati della procura e giudici per "studiare una strategia contro
gli  imputati Berlusconi e Previti" - sono state, poi, il segno della
politicizzazione della magistratura milanese.
    Le   dichiarazioni,   culminate  nel  discorso  di  inaugurazione
dell'anno  giudiziario del 12 gennaio 2002, tenuto dal dott. Borrelli
nella sua qualita' di procuratore generale presso la Corte di appello
di  Milano  sono  state,  inoltre,  accompagnate  da  una  insistente
campagna  di  stampa e da numerose manifestazioni di piazza, quali la
manifestazione  organizzata  al  "Palavobis" il 23 febbraio 2002 e il
"girotondo"  intorno  agli  uffici giudiziari di Milano il 26 gennaio
2002,  nel  corso  delle quali migliaia di persone hanno inveito "con
accenti  durissimi,  contro il Presidente del Consiglio in carica, in
nome   della  parola  d'ordine  "resistere,  resistere,  resistere  ,
lanciata   dal  dott.  Borrelli  nel  discorso  inaugurale  dell'anno
giudiziario 2002".
    Hanno  assunto,  infine,  il  valore  di  eloquente  sintomo  del
pericolo  della  non  imparzialita' e della mancanza di serenita' dei
giudici non pochi provvedimenti contra legem presi dai due collegi.
    12.   -  Ebbene,  i  difensori,  nel  proporre  la  questione  di
legittimita'  costituzionale,  hanno  osservato  che, ove non dovesse
ravvisarsi  il  pericolo  concreto  di  quella  coartazione  fisica o
psichica, preclusiva di ogni scelta diversa dalla parzialita' o dalla
mancanza  di  serenita',  nella  quale consiste  il pregiudizio della
"liberta'   di   determinazione  delle  persone  che  partecipano  al
processo",  la  grave  situazione  locale, denunciata dagli imputati,
giustificherebbe,  quanto  meno  il ragionevole dubbio, il "legittimo
sospetto"   che il giudice possa non essere imparziale e sereno e che
possano  non  essere  serene  le  altre  persone  che  partecipano al
processo,  secondo il significato che la dottrina e la giurisprudenza
attribuiscono  a  questa  piu'  ampia formula ed e' questa inequivoca
prospettazione  dei  difensori  che autorizza, senza ombra di dubbio,
il giudizio di rilevanza della questione.
    Se,  infatti,  dall'esame  degli atti, allenati alle richieste di
rimessione,  dovesse  emergere la grave situazione denunciata e se si
dovesse  ritenere  che questa situazione, pur se non ha pregiudicato,
ovvero  se  non pregiudica, la liberta' di determinazione del giudice
e/o  delle  parti,  cosi' come questo pregiudizio viene e deve essere
inteso, alla luce della corretta interpretazione dell'art. 45 c.p.p.,
e'  tale,  pero',  da  ingenerare almeno il forte sospetto, nel senso
attribuito  al  termine  dalla dottrina e dalla giurisprudenza, della
non imparzialita' del giudice o della non serenita' delle persone che
partecipano  al processo, queste sezioni unite non sarebbero in grado
di decidere, sulla base della normativa vigente, non consentendolo il
testo  del  codice  perche' privo del riferimento, pur previsto dalla
legge  delega  al  "legittimo  sospetto"  e  dovrebbero  limitarsi al
rigetto delle richieste di rimessione.
    13.  -  Cio'  premesso, disposta la riunione dei procedimenti, va
dichiarata  rilevante  e non manifestamente infondata la questione di
legittimita'   costituzionale   dell'art. 45  c.p.p.  in  riferimento
all'art. 2,  n. 17  della legge delega 16 febbraio 1987, n. 81, nella
parte  in  cui  non  prevede tra le cause di rimessione il "legittimo
sospetto"; va disposta la sospensione del procedimento e va rigettata
la   richiesta  di  sospensione  dei  processi  non  sussistendove  i
presupposti,  essendosi queste sezioni unite limitate a prendere atto
della  prospettazione  dei difensori prescindendo da ogni valutazione
critica della denunciata situazione locale.