N. 604 ORDINANZA (Atto di promovimento) 3 febbraio 2000

Ordinanza  emessa  il  3  febbraio  2000 dalla Commissione tributaria
regionale  di Palermo sui ricorso proposto da Gulli Antonino ed altra
contro ufficio del registro di Sciacca ed altra

Riscossione  delle  imposte  dirette - Riforma del servizio nazionale
della   riscossione  -  Obblighi  dei  concessionari  -  Riversamento
all'ente creditore delle somme riscosse, entro il decimo giorno dalla
riscossione  -  Mancata  previsione del successivo trasferimento alla
Regione  Siciliana  delle entrate tributarie riscosse dallo Stato nel
territorio  dell'Isola  -  Contrasto con i limiti posti dallo Statuto
regionale  alla  legislazione  tributaria  statale - Rimessione della
questione   all'Alta   Corte   per  la  Regione  Siciliana,  in  base
all'assunto  che  ad essa (e non alla Corte costituzionale) spetti la
competenza a decidere.
- D.lgs. 13 aprile 1999, n. 112, art. 22.
- Statuto della Regione Siciliana, artt. 36 e 37.
(GU n.44 del 25-10-2000 )
                 LA COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

    Ha  emesso la seguente ordinanza sull'appello R.G. Appelli 764/97
  depositato  il  7 maggio  1997, avverso la sentenza n. 256/05/1996,
  emessa dalla commissione tributaria provinciale di Agrigento da:
        Gulli  Antonino,  residente  a Menfi (Agrigento), in via Zeta
  19,  n. 3,  difeso  da  Alongi  Pietro  presso  studio avv. Alfonso
  Marsala, residente a Palermo, in via F.do Di Giorgi n. 20;
        Gulli  Calogera,  residente  a Menfi (Agrigento), in via Zeta
  19,  n. 3,  difeso  da  Alongi  Pietro  presso  studio avv. Alfonso
  Marsala, residente a Palermo in via F.do Di Giorgi n. 20.
    Terzi  chiamati  in  causa: Conc. di Palermo Montepaschi SE.RI.T.
  S.p.a  presso sede riscossione tributi Palermo, residente a Palermo
  in via Sciuti, 110.
    Controparte: ufficio registro di Sciacca.
    Atti impugnati: cartella pagamento - Registro.

                              F a t t o

    I coniugi Gulli Antonino nato a Menfi il 10 dicembre 1932 e Gulli
  Calogera  nata  il 26 novembre 1937, residenti in Menfi via Zeta 19
  n. 3,  c.f.  GLL  NNN  32T10  F126T  e  c.f.  GLL  CGR  37S65 F126B
  elettivamente  domiciliati  in  Menfi  via  della  Vittoria n. 195,
  presso  lo  studio  dell'avv. Alongi  Pietro  che  li rappresenta e
  difende  come da procura in atti, ricorrevano avanti la commissione
  tributaria  provinciale di Agrigento, contro l'ufficio del registro
  di  Sciacca  con  atto  notificato  il  28 maggio  1996 e contro il
  servizio della riscossione dei tributi - concessionario Montepaschi
  SE.RI.T.  S.p.a.  di  Agrigento,  con  atto notificato il 29 maggio
  1996,   per  l'annullamento,  previa  sospensione,  della  cartella
  esttoriale notificata il 21 febbraio 1996, n. 72571275 dell'importo
  di L. 13.866.330 dovute in seguito alla revoca dei benefici fiscali
  previsti per la piccola proprieta' contadina.
    I  ricorrenti,  con  atto rogato notaio Cartamante del 6 febbraio
  1992,  hanno acquistato un appezzamento di terreno della estensione
  di  h  3.8850  sito  in  Menfi  contrada  Cavarettello da potere di
  Barbara  Maria,  in  catasto al foglio 93, particelle 62, 63, 125 ,
  29, 31, 89 per il prezzo di L. 55.000.000.
    L'atto  e'  stato  registrato  il 24 febbraio 1992, al n. 537, in
  virtu'  di  un  certificato  provvisorio  rilasciato dall'I.P.A. di
  Agrigento,  godendo cosi' delle agevolazioni fiscali previste dalla
  legge 604/54.
    Entro  i  termini previsti dalla citata legge, non hanno prodotto
  il  certificato  definitivo provocando la revoca delle agevolazioni
  fiscali  che l'ufficio del registro di Sciacca ha disposto con atto
  del 17 marzo 1995.
    I  ricorrenti, avanti la commissione tributaria di I grado, hanno
  addebitato  il  ritardo  alla  disfunzione  degli  uffici  statali,
  producendo,  in  commissione,  una copia del certificato definitivo
  rilasciato dall'I.P.A. di Agrigento il 15 marzo 1996.
    L'ufficio del registro di Sciacca, in via preliminare, ha chiesto
  l'inammissibilita'  del  ricorso  per difetto di impugnazione della
  revoca  delle  agevolazioni  fiscali  sopra riferite, limitando, di
  conseguenza,  la validita' dell'impugnazione soltanto alla cartella
  esattoriale per vizi propri.
    La  commissione  tributaria  di  I  grado  adita,  pur  ritenendo
  ammissibile  la  ritardata  produzione  del  certificato definitivo
  rilasciato   dall'ispettorato   provinciale   dell'agricoltura   di
  Agrigento,  ha  rilevato l'inammissibilita' del ricorso per difetto
  di  impugnazione  della  revoca concludendo, pero', con la sentenza
  n. 256  del 16 novembre 1996, depositata il 2 dicembre 1996, con il
  rigetto e la compensazione delle spese del giudizio.
    Avverso  la  predetta  sentenza  hanno proposto appello i coniugi
  Gulli   Antonino   e   Gulli   Calogera   rappresentati   e  difesi
  dall'avv. Alfonso  Marsala,  domiciliato  in  Palermo,  via F.do di
  Giorgi   n. 20,   che   li   rappresenta   e   difende   unitamente
  all'avv. Alongi  Pietro,  reiterando  gli  stessi motivi dedotti in
  primo grado. Gli appellanti chiedevano, ancora, in questo grado, la
  sospensione  dell'efficacia  esecutiva  della cartella esattoriale,
  della quale, nel merito, chiedevano l'annullamemo.
    L'ufficio   del   registro   di   Sciacca   ribadiva   le  stesse
  argomentazioni   sostenute  in  primo  grado,  concludendo  con  la
  richiesta  di  conferma  della sentenza impugnata. In appello si e'
  costituita,  altresi',  la  Montepaschi  SE.RI.T.  S.p.a., gestione
  commissariale   in  Sicilia,  ambito  di  Agrigento,  sportello  di
  Agrigento, in persona del collettore sig. Calderone Antonino che la
  rappresenta in giudizio ai sensi del combinato disposto di cui agli
  artt. 91  decreto  del  Presidente della Repubblica n. 43/1988 e 11
  d.lgs.   n. 546/1992   giusto   l'atto  di  nomina  rilasciato  dal
  commissario  governativo  Montepaschi  SE.RI.T.  in data 27 gennaio
  1992,  elettivamente  domiciliato  presso  la  sede dello sportello
  riscossione  tributi  di Palermo sito in Palermo via Sciuti n. 110,
  avanzando le seguenti richieste:
        A) in via preliminare:
          dichiarare il difetto di legittimazione passiva;
          dichiarare la legittimita' della procedura di riscossione;
          condannare  il  ricorrente  al  pagamento  delle  spese del
  giudizio;
        B) in via principale:
          condannare  l'ente impositore a rimborsare alla Montepaschi
  SE.RI.T.  S.p.a.  la somma di cui la medesima potra' essere gravata
  in dipendenza del presente giudizio.
    Prima  di  discutere  sulla  legittimita'  delle  richieste delle
  parti,   il   collegio   ritiene   di   esaminare  la  legittimita'
  costituzionale della legge sulla riscossione dei tributi, approvata
  con il decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, pubblicato nella
  Gazzetta  Ufficiale  del  27  aprile  1999, n. 97, in vigore dal 1o
  luglio  1999,  relativamente  ai  limiti della potesta' legislativa
  tributaria  dello  Stato  nella Regione siciliana, specificatamente
  regolati  con  gli  articoli  36  e 37 dello Statuto, correttamente
  interpretati  con  le norme di attuazione in materia finanziaria di
  cui   al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  n. 1074  del
  26 luglio 1965, che assegna alla Regione siciliana tutte le entrate
  tributarie  erariali  riscosse  nel territorio dell'isola, comunque
  denominate,  ad  eccezione di quelle riservate allo Stato, relative
  alle  imposte di produzione, al monopolio dei tabacchi, al lotto ed
  alle lotterie di carattere nazionale.
    La  Corte  costituzionale con la sentenza n. 162 del 1974, ebbe a
  ritenere  che  il  gettito  dei  tributi  erariali  attribuito alla
  Regione, ai sensi dell'art. 36 dello Statuto e delle relative norme
  di  attuazione,  non  modifica  il carattere "statale" dei suddetti
  tributi,  per i quali compete allo Stato la potesta' di imposizione
  e  di  accertamento con la relativa disciplina, mentre alla Regione
  spetta la fase della riscossione.
    Alla   luce   delle   superiori   osservazioni,  il  collegio,  a
  maggioranza,  ritiene  che  il  presente  giudizio non possa essere
  definito   in   mancanza  di  una  statuizione  sulla  legittimita'
  costituzionale  della  legge  sulla riforma della riscossione delle
  imposte.
    Non  puo'  rimanere  ininfluente,  per  il giudice tributario, la
  riscossione  da  parte  dello  Stato  di  un tributo spettante alla
  Regione,  laddove,  nella  legge  che  regola  la  materia,  non si
  riscontrano  riserve  dalle  quali  possa  dedursi  una  successiva
  operazione  di  trasferimento  alla Regione del tributo dallo Stato
  riscosso.
    Esaminando la legge sulla riscossione delle imposte sopra citata,
  e' facile rilevare come l'art.  22, fa obbligo al concessionario di
  riversare  all'ente  creditore  le  somme  riscosse entro il decimo
  giorno  successivo  alla  riscossione,  senza  riserva  alcuna.  La
  predetta  norma, per le ragioni sopra esposte, viola gli artt. 36 e
  37  dello  Statuto siciliano cosi' come interpretato ed attuato con
  il citato decreto del Presidente della Repubblica 1074/1965.
    Il  collegio  dopo  avere accertato la rilevanza per la decisione
  dell'appello,  solleva,  d'ufficio,  la  questione  di legittimita'
  costituzionale dell'art. 22 del decreto legislativo 13 aprile 1999,
  n. 112,  per  violazione  agli  art.  36  e  37 dello Statuto della
  Regione  siciliana,  non ritenendola, per le ragioni sopra esposte,
  manifestamente  infondata.  Non  ritiene,  pero',  il  collegio,  a
  maggioranza,  che  della  questione debba essere investita la Corte
  costituzionale,    ritenendo,    invece,    che    l'unico   organo
  giurisdizionale  competente  a giudicare la costituzionalita' delle
  leggi  emanate  dall'Assemblea siciliana, nonche' delle leggi e dei
  regolamenti emanati dallo Stato, rispetto allo Statuto siciliano ed
  ai  fini  dell'efficacia  dei  medesimi entro la Regione, e' l'Alta
  Corte,  prevista  dagli  art.  24,  25,  26,  27, 28, 29 e 30 dello
  Statuto della Regione siciliana che e' norma costituzionale.
    Erra  chi sostiene che l'Alta Corte non e' in vita ed erra ancora
  chi  pretende  di  ritenere  abrogata,  con  sentenza  della  Corte
  costituzionale,  una  norma  della  Costituzione  della  Repubblica
  italiana  e, specificatamente dello Statuto della Regione siciliana
  che di essa e' parte integrante.
    Le  leggi  costituzionali  sono  soggette a revisione seguendo la
  procedura prevista dall'art. 138 della Costituzione.
    Sentenze,    pareri    od   interpretazioni   di   altri   organi
  giurisdizionali   meritano  ogni  rispetto  per  le  argomentazioni
  trattate, ma non costituiscono giudicato vincolante erga omnes.
    L'Alta  Corte,  quindi,  e'  in vita per la validita' delle leggi
  istitutive mai abrogate o modificate.
    Essa  e'  stata  istituita il 31 maggio 1948, dopo due anni dalla
  promulgazione dello Statuto.
    Ben  91  sono  state  le sentenze emesse durante la sua attivita'
  (1948 - 1956).
    Lo  Statuto,  nell'istituire  l'Alta  Corte, ne ha determinato la
  composizione,  stabilendo che la nomina avviene su base paritetica,
  da parte delle Assemblee legislative dello Stato e della Regione.
    Il  4  aprile  1957 avrebbe dovuto tenersi una riunione delle due
  Camere in seduta comune, per l'elezione di un membro effettivo e di
  uno  supplente.  Senonche', il 3 aprile la seduta e' stata rinviata
  sine die.
    La Corte, quindi, pur restando in vita non e' in funzione perche'
  gli  organi competenti non hanno ottemperato agli obblighi nascenti
  dallo   Statuto   che,   ancora  una  volta  si  ripete,  e'  norma
  costituzionale.
    Questo  collegio non puo', al riguardo, esperire alcun intervento
  al  di  la' della superiore denuncia, per nulla potendo interferire
  sulla  responsabilita'  delle  Assemblee  legislative dello Stato e
  della Regione.
    Non  sfugge,  a questo collegio, la posizione assunta dalla Corte
  costituzionale che, sin dal 9 marzo 1957, con la sentenza n. 38, ha
  ritenuto  di  considerare  soppressa  l'Alta  Corte  per violazione
  dell'art. 134  della Costituzione che prevede un unico organo della
  giurisdizione  costituzionale,  senza  accorgersi,  pero',  che  il
  predetto  art. 134  si riferisce alle Regioni a Statuto ordinario e
  non  a  quelle a Statuto speciale e tanto meno alla Sicilia, il cui
  statuto puo' ben essere definito "Specialissimo".
    Con  la  sentenza  n. 6  del  1970,  la  Corte  costituzionale ha
  affrontato  la  questione  della  competenza penale dell'Alta Corte
  prevista  dall'art. 26  dello  Statuto,  sostenendo  che  la citata
  norma,  nonche'  tutte  le altre relative all'istituzione dell'Alta
  Corte,  "contrastano con la Costituzione, nel loro insieme, perche'
  in  uno  Stato unitario, anche se articolato in un largo pluralismo
  di   autonomie  (art. 5  Cost.),  il  principio  dell'unita'  della
  giurisdizione  costituzionale non puo' tollerare deroghe di sorta".
  La Corte costituzionale, cosi' esprimendosi, colloca la Sicilia fra
  le   Regioni   a   Statuto  ordinario  superando  l'art. 116  della
  Costituzione  stessa  che  cosi'  regola la materia: "Alla Sicilia,
  alla  Sardegna,  al Trentino-Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia e
  alla  Valle d'Aosta, sono attribuite forme e condizioni particolari
  di   autonomia,   secondo   Statuti  Speciali  adottati  con  leggi
  costituzionali".
    Dall'esame di quest'ultima norma costituzionale e' facile dedurre
  che  la  stessa  Costituzione, nel dettare le regole generali della
  convivenza   nazionale,   abbia   esplicitamente   previsto   delle
  eccezioni,  piu'  o  meno  marcate,  per  la  Sicilia e per le alte
  quattro Regioni.
    Non   e'   fuor   di  luogo  riepilogare  sommariamente  i  punti
  qualificanti  dello  Statuto siciliano che lo diversificano, sempre
  nell'ambito  dell'unita'  nazionale, non solo dalle altre Regioni a
  Statuto  ordinario, ma anche dalle Regioni a Statuto Speciale. Tali
  punti  qualificanti, che non sono, poi, altro che l'estrinsecazione
  concreta delle "forme e condizioni particolari di autonomia" di cui
  all'art. 116 della Costituzione, sono i seguenti:
        1.  -  Competenza esclusiva in materie importantissime per la
  vita della comunita' (art. 14).
        2.  -  Alla Sicilia non e' stato dato un consiglio regionale,
  ma  un'Assemblea  e  dei  deputati. Tali diverse attribuzioni hanno
  importanza sostanziale.
        3. - In Sicilia le circoscrizioni provinciali e gli organi ed
  enti  pubblici  che  ne  derivano  sono  soppressi  (art. 15  dello
  Statuto).
        4.  - Al Presidente della Regione siciliana e' affidato dallo
  Statuto  (art. 31)  il  mantenimento  dell'ordine pubblico al quale
  provvede,  a  mezzo  della  Polizia  dello  Stato,  la quale, nella
  Regione,    dipende    disciplinarmente,   per   l'impiego   e   la
  utilizzazione, dal Governo regionale.
        5.  -  Lo  Stato  ha  l'obbligo  di  versare annualmente alla
  Regione,  a  titolo  di solidarieta' nazionale, una somma di denaro
  revisionabile ogni quinquennio (art. 38).
        6.  -  L'istituzione di una camera di compensazione presso il
  Banco  di Sicilia, allo scopo di destinare ai bisogni della Regione
  le  valute  estere  provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle
  rimesse  degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi
  iscritte nei compartimenti siciliani (art. 40).
        7.  -  il  Governo  della  Regione  ha  facolta'  di emettere
  prestiti interni (art. 41).
        8.  -  I  beni  del  demanio  dello  Stato, comprese le acque
  pubbliche  esistenti  nella  Regione,  sono assegnati alla Regione,
  eccetto  quelli  che interessano la difesa dello Stato o servizi di
  carattere nazionale (art. 32).
        9.   -   Il  Presidente  del  Governo  regionale  e'  l'unico
  rappresentante,  nell'ambito della Regione, del Governo dello Stato
  il  quale, tuttavia, puo' inviare temporaneamente propri commissari
  per  la  esplicazione  di  singole  funzioni  statali.  Inoltre  il
  Presidente  del Governo regionale partecipa, col rango di Ministro,
  al  Consiglio  dei Ministri con voto deliberativo nelle materie che
  interessano la Regione (art. 21).
    Secondo  le  argomentazioni  sostenute dalla Corte costituzionale
  nelle  sentenze  citate,  con  le  quali  si pretende di sopprimere
  l'Alta  Corte,  i punti qualificanti, sopra sommariamente elencati,
  sarebbero   anch'essi,   chiaramente,   incostituzionali   ed,   in
  definitiva, sarebbe incostituzionale l'intero Statuto. Ma, a parere
  di  questo  collegio,  cosi'  non  e'  perche'  le diversita' e gli
  apparenti  contrasti non sono altro che delle eccezioni alle regole
  generali    volute    esplicitamente   dallo   stesso   legislatore
  costituzionale.
    Le  eccezioni nel loro ristretto ambito hanno pari dignita' delle
  regole generali e vanno rispettate ed applicate.
    Allo  stesso  modo  le leggi costituzionali, anche se costituenti
  eccezioni  alle  regole  generali sancite dalla Costituzione, hanno
  pari  dignita'  di  queste  ultime  e  nel  ristretto ambito in cui
  operano devono essere rispettate ed applicate.
    Nelle due sentenze della Corte costituzionale, che hanno ritenuto
  di   sopprimere  l'Alta  Corte,  si  legge  che  "fu  soltanto  per
  considerazioni  di  pratica e politica opportunita' ed anche per la
  ristrettezza  del  tempo,  se  l'Assemblea si oriento' nel senso di
  prendere,  a  base  del  lavoro  cui  si  accingeva, il testo dello
  Statuto  allora  in vigore". Sta di fatto che le "gravi divergenze"
  politiche, allora insorte, non sono prevalse e lo Statuto siciliano
  venne  a far parte, cosi' com'era, delle leggi costituzionali della
  Repubblica  (art. 1 legge. n. 2 del 1948), senza la soppressione di
  nemmeno una virgola.
    La    "ristrettezza   del   tempo   "riservata   al   legislatore
  costituzionale  del  1948,  e' completamente irrilevante perche' da
  allora  ad  oggi  sono  trascorsi altri 52 anni ed, in tutto questo
  lungo  arco di tempo, il legislatore costituzionale non ha ritenuto
  opportuno  apportare  modifiche  od  operare  soppressioni di norme
  dello Statuto siciliano.
    La  VII  disposizione transitoria della Costituzione, a parere di
  questo   collegio,  e'  irrilevante  perche'  deve  necessariamente
  coordinarsi con l'art. 116 della Costituzione.
    Quindi,  per  le  superiori argomentazioni, non si puo' affermare
  che  l'Alta  Corte avesse carattere provvisorio e nemmeno che fosse
  un  giudice  speciale vietato dalla Costituzione, perche' la stessa
  costituisce,   semmai,  una  eccezione  voluta  esplicitamente  dal
  legislatore costituzionale il quale, come detto sopra, non l'ha mai
  revocata.
    Va,  infine,  rilevato  che l'Alta Corte per la Sicilia non e' un
  doppione  della  Corte  costituzionale,  sia perche' il legislatore
  costituzionale  vi  ha  assegnato compiti diversi in materia penale
  (art. 26  dello  Statuto) e sia, soprattutto, perche', a differenza
  della  Corte  costituzionale,  e'  di  composizione paritetica, nel
  senso  che  i  suoi  componenti  sono nominati in pari numero dalle
  Assemblee  legislative  dello  Stato e della Regione (art. 24 dello
  statuto).
    Se  la nomina dei membri dell'Alta Corte fosse riservata soltanto
  alle  Assemblee  legislative dello Stato, forse si potrebbe parlare
  di  inutile doppione ma, invece, non e' cosi', appunto perche' alla
  sua  nomina  vi  concorre,  anche  ed "in pari numero", l'Assemblea
  legislativa  regionale.  Anche  per  effetto di tale concorso vi e'
  sostanziale diversificazione tra i due organi giurisdizionali.
    Gli  argomenti  sopra esposti, sono stati trattati dal pretore di
  Caltanissetta  dott. Salvatore  Riggio nell'ordinanza del 30 luglio
  1982, i cui motivi questo collegio condivide ed apprezza.
    Al   fine   di  spiegare  meglio  la  validita'  delle  superiori
  argomentazioni,  e'  utile  evidenziare  le  contraddizioni  in cui
  incorre  chi  sostiene  l'abrogazione  dell'Alta Corte nello stesso
  momento   in   cui  ritiene  ancora  in  vigore  l'istituzione  del
  Commissario  dello  Stato,  prevista  dall'art. 27  dello  Statuto,
  nonche'  i  poteri  allo  stesso conferiti dall'art. 28. L'art. 27,
  infatti,  prevede  l'istituzione  di  un  Commissario  nominato dal
  Governo dello Stato per promuovere presso l'Alta Corte i giudizi di
  cui  agli  articoli  25  e 26 dello Statuto. Non esiste altra norma
  nello  Statuto,  nella  Costituzione  o in altre leggi dello Stato,
  dalla quale possa dedursi l'istituzione del Commissario dello Stato
  ed  il  potere  di  impugnare  le  leggi  dell'Assemblea  regionale
  conferito allo stesso.
    Le  norme  di  procedura,  previste  dalla legge 9 febbraio 1948,
  n. 1,  integrata  dalla  legge  11 marzo  1953,  n. 87, relative al
  funzionamento  della  Corte  costituzionale, affidano all'autorita'
  giudiziaria,  nel  corso  di un giudizio, il potere di sollevare la
  questione  di legittimita' costituzionale su richiesta delle parti,
  del pubblico ministero o d'ufficio.
    A  questo  punto,  e'  facile  concludere  che  l'eventuale,  non
  temibile,  abrogazione dell'Alta Corte travolgerebbe tutte le altre
  norme  con  essa  collegate  e  prime  fra tutte quelle di cui agli
  articoli 27 e 28 dello Statuto.
    Quale   norma   rimarrebbe   in   vigore  per  l'istituzione  del
  Commissario dello Stato e per conferire a quest'ultimo il potere di
  impugnare   le  leggi  dell'Assemblea  regionale  avanti  la  Corte
  costituzionale?
    Erra   chi   pensa  che  l'art. 28  dello  Statuto  possa  essere
  suscettibile  di  interpretazione analogica od estensiva. Nel primo
  caso  per  l'espresso divieto posto dall'art. 14 delle disposizioni
  preliminari.  In  ogni  caso  non  e'  consentita l'interpretazione
  estensiva  della  norma,  laddove, come nella fattispecie in esame,
  una chiara lettura della ratio legis non consenta di intuire che il
  legislatore,  al momento dell'emanazione della norma, ebbe in mente
  di estendere il suo precetto a casi apparentemente non contemplati.
    Non  puo',  quindi,  la Corte costituzionale sostituirsi all'Alta
  Corte  per  le  diverse  esigenze  riconosciute e sancite con leggi
  costituzionali che hanno determinato la nascita di entrambe. L'Alta
  Corte  per la sua storia, per la sua ratio, per la sua composizione
  paritetica,  esprime,  incontrovertibilmente,  la  natura  pattizia
  dello Statuto.
    Non  costituisce  fatto  illecito  il dissenso di questo collegio
  sulle opinioni espresse dalla Corte costituzionale.
                              P. Q. M.
    Sospende  il  processo  e dispone d'ufficio la trasmissione degli
  atti   all'Alta   Corte   per   la   Sicilia,  per  decidere  sulla
  costituzionalita'  dell'art. 22  del  decreto legislativo 13 aprile
  1999,  n. 112,  in  riferimento agli articoli 36 e 37 dello Statuto
  della  Regione Siciliana, non ritenendo manifestamente infondata la
  questione di legittimita' costituzionale.
    Manda  alla  segreteria  di notificare la presente ordinanza alle
  parti,  alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Presidenza
  del  Governo  della  Regione  Siciliana,  nonche' di comunicarla ai
  Presidenti del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e
  dell'Assemblea regionale siciliana.
    La presente decisione e' stata adottata a maggioranza.
        Palermo, addi' 3 febbraio 2000.
           Il Presidente relatore ed estensore: Massimino
00C1071