N. 275 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 ottobre 2011

Ordinanza emessa dal Tribunale  di  Siracusa  -  Sez.  distaccata  di
Augusta nel procedimento relativo a M.M.. 
 
Aborto  e  interruzione  volontaria  della  gravidanza   -   Gestante
  minorenne - Richiesta di interruzione della  gravidanza  nei  primi
  novanta giorni - Rilascio dell'autorizzazione da parte del  giudice
  tutelare senza che ne  siano  informati  (entrambi)  i  genitori  -
  Possibilita'  quando  sussistano  seri  motivi  che   semplicemente
  "sconsiglino" la consultazione di questi ultimi o di uno di essi  -
  Violazione del diritto e dovere dei genitori di mantenere, istruire
  ed educare i figli,  nonche'  del  ruolo  sussidiario  dello  Stato
  rispetto ad essi - Contrasto con la tutela da interferenze  esterne
  riconosciuta alla famiglia come "societa' naturale" -  Inosservanza
  dei limiti alla possibilita' di attribuire la potesta' sui figli  a
  persone diverse  dai  genitori  -  Compressione  della  tutela  del
  diritto soggettivo del genitore. 
- Legge 22 maggio 1978, n. 194, art. 12 (limitatamente all'inciso  "o
  sconsiglino"). 
- Costituzione, artt. 24, 29 e 30. 
(GU n.1 del 4-1-2012 )
 
                            IL TRIBUNALE 
 
    Ha pronunciato la seguente ordinanza  di  rimessione  alla  Corte
costituzionale  nel  procedimento  n.   176/2011   V.G.   riguardante
richiesta di autorizzazione alla I.V.G. ex art. 12 legge n. 194/1978, 
 
                         In fatto e diritto 
 
    In data 12 ottobre 2011 il Consultorio familiare del distretto di
Augusta avanzava al giudice  tutelare  richiesta  di  autorizzare  la
minore  M.  M.  n.  17.12.1994,  a  decidere   l'interruzione   della
gravidanza. Il  Consultorio  rappresentava  che:  la  minore  si  era
presentata per richiedere l'interruzione volontaria della gravidanza,
riferendo di non sentirsi pronta alla maternita' per la giovane eta';
durante il colloquio con  gli  operatori  la  minore  aveva  mostrato
preoccupazione per la reazione che il padre avrebbe potuto avere alla
notizia della sua gravidanza, atteso il suo  carattere  «rigido»;  la
madre della ragazza, sentita dagli  operatori,  aveva  dichiarato  di
appoggiarne la  decisione,  rispettando  anche  la  volonta'  di  non
informare il padre, che per il carattere rigido e tradizionalista non
avrebbe approvato la decisione della figlia; durante il colloquio  la
ragazza era apparsa immatura e eccessivamente dipendente dalla figura
materna; pertanto, attese le difficolta' economiche  della  famiglia,
l'immaturita' della giovane e la sua determinazione  ad  interrompere
la gravidanza, si chiedeva il rilascio della suddetta autorizzazione. 
    Sentita dal giudice tutelare, la minore ribadiva la  volonta'  di
interrompere la gravidanza e di non volerne informare il  padre,  che
definiva «tradizionalista», precisando comunque che  costui  non  era
mai stato violento ne' con lei ne' con il resto della famiglia. 
    Come e' noto, a norma dell'art. 12 della legge n.  194/1978,  «la
richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della
presente legge e' fatta personalmente dalla donna. 
    Se  la  donna  e'  di  eta'  inferiore  ai  diciotto  anni,   per
l'interruzione  della  gravidanza  e'  richiesto  l'assenso  di   chi
esercita sulla donna stessa la potesta' o la  tutela.  Tuttavia,  nei
primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che  impediscano  o
sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potesta' o la
tutela, oppure queste, interpellate,  rifiutino  il  loro  assenso  o
esprimano pareri tra loro difformi, il  consultorio  o  la  struttura
socio-sanitaria, o il medico di  fiducia,  espleta  i  compiti  e  le
procedure di cui all'art.  5  e  rimette  entro  sette  giorni  dalla
richiesta una relazione, corredata del  proprio  parere,  al  giudice
tutelare del luogo in cui esso  opera.  Il  giudice  tutelare,  entro
cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto  della  sua  volonta',
delle  ragioni  che  adduce  e  della  relazione  trasmessagli,  puo'
autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere  la
interruzione della gravidanza». 
    Nella specie, atteso che nel corso del procedimento,  sulla  base
delle  allegazioni  della  minore  stessa  e  della  madre  circa  il
carattere «rigido» e tradizionalista dell'uomo, risultano seri motivi
che  certamente  non  impediscono,  ma  seminai   «sconsigliano»   di
informare il padre della minore, appare applicabile  la  disposizione
dettata dal suindicato articolo,  nella  parte  in  cui  consente  al
giudice tutelare di autorizzare la minore a  decidere  l'interruzione
della gravidanza senza che ne siano informati i genitori. 
    Ad avviso di questo giudice, l'art. 12 della legge  n.  194/1978,
nel consentire  al  giudice  tutelare  di  autorizzare  la  minore  a
decidere l'interruzione della gravidanza senza che ne siano informati
i  genitori,  qualora  sussistano  «seri  motivi»,   non   solo   che
«impediscano»,  ma   che   anche   semplicemente   «sconsiglino»   la
consultazione di questi ultimi o di uno di essi, si pone in contrasto
con gli articoli 24, 29 e 30 della Costituzione. 
    E' da ritenere che il diritto  e  dovere,  sancito  dall'art.  30
della Costituzione, del genitore di mantenere, istruire ed educare  i
figli, anche se nati fuori dal matrimonio, comprenda anche quello  di
correre in ausilio alla minore, che si trovi  di  fronte  alla  grave
scelta di ricorrere alla interruzione  volontaria  della  gravidanza.
L'intervento della pubblica autorita', ai  sensi  del  secondo  comma
dell'art. 30 della Costituzione, e' ammesso solo in via  sussidiaria,
laddove i genitori risultino incapaci di assolvere  ai  compiti  loro
affidati. 
    La norma impugnata, precludendo al genitore di essere informato e
di manifestare il suo avviso, ove sussistano «seri motivi»  non  solo
che «impediscano», ma che anche semplicemente  «sconsiglino»  la  sua
consultazione, appare, ad avviso di questo giudice, in contrasto  sia
con l'art. 29 della Costituzione,  che  riconosce  la  famiglia  come
societa' naturale fondata sul matrimonio, e la tutela  nei  confronti
di qualsiasi interferenza esterna, specialmente  di  quella  statale,
sia con l'art. 30, comma 2 Cost., che permette  l'attribuzione  della
potesta' a persone diverse dai genitori esclusivamente  nei  casi  di
incapacita' degli stessi. 
    La  locuzione  «seri  motivi»  richiamata  nell'art.  12   appare
estremamente  generica  e   suscettibile   delle   piu'   discordanti
valutazioni proprio per, l'assoluta mancanza di un obiettivo criterio
di riscontro. 
    Vi e' da evidenziare che, stando al tenore letterale della  norma
impugnata, non e' prevista la possibilita' per il giudice tutelare di
consultare il genitore non informato, per acquisirne l'assenso  o  il
dissenso, ove lo ritenga opportuno. 
    In ogni caso, anche ammettendo  che  il  giudice  tutelare  possa
disporre l'audizione del genitore non informato, non si puo' ritenere
che tale possibilita' - che comunque sarebbe  rimessa  esclusivamente
al prudente apprezzamento del  giudice,  a  seguito  di  un'attivita'
istruttoria che, per forza di cose, e' estremamente  sommaria,  e  si
basa principalmente  sulle  dichiarazioni  della  minore  stessa,  in
quanto l'art. 12 della legge citata impone che  il  provvedimento  di
autorizzazione venga emesso entro cinque  giorni  dalla  richiesta  -
assicuri sufficiente  tutela  al  diritto  soggettivo  del  genitore,
tutela che non puo' essere il risultato di una  benevola  concessione
dell'autorita' giudiziaria,  ma  che  deve  godere  di  una  garanzia
incondizionata e non  solo  eventuale.  Incidendosi,  dunque,  su  un
diritto soggettivo del genitore, costituzionalmente garantito, lo  si
priverebbe peraltro della tutela prevista dall'art. 24 Cost. 
    Inoltre e' da dire che l'audizione del genitore,  in  assenza  di
motivi che la impediscano, si pone come strumento necessario per  una
adeguata istruttoria sulla situazione della minore,  sul  suo  nucleo
familiare,  nonche'  sulle  motivazioni  che  l'hanno  condotta  alla
decisione. 
    In particolare, l'audizione del genitore  puo'  fornire  elementi
utili al fine di  escludere  eventuali  indebiti  condizionamenti,  e
consentire  di  verificare  che  la  volonta'  della  minore  si  sia
liberamente formata, e quindi in ultima analisi a tutela della stessa
liberta' di autodeterminazione della donna. 
    Non ignora questo giudice che, in passato, analoga  questione  e'
gia' stata piu'  volte  affrontata  dalla  Corte  costituzionale;  in
particolare  e'  stata  dichiarata  infondata  con  le  pronunce   n.
109/1981, 47/1982, 14/1989, assumendosi che la deroga alla previsione
di una qualche presenza o consultazione del genitore nel sistema  dei
procedimenti avanti l'organo anzidetto, o analoghi altri, sarebbe pur
sempre  legittima,  perche'  giustificata  dall'intento,   nettamente
perseguito dal legislatore, di prevenire, prima ancora che  reprimere
penalmente, l'aborto clandestino. 
    Vi e' tuttavia da dire che a distanza di oltre venti  anni  dalla
ultima delle pronunce suindicate, il contesto socio culturale, in cui
nata e' la legge n. 194 e che giustificava  la  norma  impugnata,  e'
profondamente cambiato. 
    Da un lato, l'evoluzione del costume ha fatto si' che  ormai  una
gravidanza fuori da quelli che - un tempo - erano  i  canoni  sociali
(fuori dal matrimonio, e in eta' minore) non e' piu' avvertita  quale
grave fonte di discredito, tale da indurre la  minore  alle  pratiche
dell'aborto clandestino, pur di non informarne  neanche  i  genitori;
dall'altro, si osserva che il fenomeno dell'aborto clandestino (lungi
dallo  scomparire,  purtroppo)  e'   comunque   un   fenomeno   ormai
circoscritto a tristi realta' di  forte  illegalita'  collegate  allo
sfruttamento della prostituzione e dell'immigrazione  clandestina,  e
alla tratta di  esseri  umani,  laddove  si  evita  il  ricorso  alle
procedure di legge non certo per impedirne la conoscenza ai genitori,
ma per impedire che emergano tali situazioni di turpe illegalita'. 
    Quanto alla rilevanza della questione sollevata, e' evidente  che
la stessa e' in  re  ipsa,  sulla  base  delle  argomentazioni  sopra
svolte, atteso che ove l'inciso di cui si prospetta  l'illegittimita'
costituzionale non sussistesse, questo giudice  allo  stato  dovrebbe
rigettare la richiesta. 
 
                              P. Q. M. 
 
    Visti  gli  artt.  134  della   Costituzione;   1   della   legge
costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1; 23 della legge 11  marzo  1953,
n. 87, 
        1) dichiara  rilevante  e  non  manifestamente  infondata  la
questione di legittimita' costituzionale dell'art. 12 della legge  22
maggio 1978, n. 194,  limitatamente  all'inciso  «o  sconsiglino»  in
relazione agli articoli 29, 30 e 24 della Costituzione nei termini  e
per le ragioni di cui in motivazione; 
        2) sospende il procedimento in corso; 
        3) dispone la notificazione  della  presente  ordinanza  alle
parti e al Presidente del Consiglio dei Ministri e  la  comunicazione
della stessa ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato; 
        4)  ordina  la   trasmissione   dell'ordinanza   alla   Corte
costituzionale insieme con gli atti del giudizio e con la prova delle
notificazioni e delle comunicazioni prescritte. 
          Augusta, 17 ottobre 2011 
 
                         Il giudice: Di Gesu