(all. 2 - art. 1 )
                  AUTORITA' DI BACINO DEL FIUME PO
                                PARMA
                                -----
                             ALLEGATO A
            ALLA DELIBERAZIONE N.21 ADOTTATA DAL COMITATO
                 ISTITUZIONALE DEL 12 DICEMBRE 1994
                 Schema previsionale e programmatico
                         (art.31 l. 183/89)
             Stralcio relativo al bacino del Fiume Toce
                          (art.16 L.102/90)
                              RELAZIONE
1 PREMESSA
  L'evento  alluvionale  che  nei  giorni  23, 24 e 25 agosto 1987 ha
colpito il bacino del Toce, e' stato  determinato  da  precipitazioni
intense  e  concentrate.  Tali precipitazioni hanno raggiunto livelli
estremi nella giornata del 24  in  Valle  Antigorio;  a  Cadarese  in
Comune  di Premia sono stati infatti registrati 195 mm di pioggia, di
cui 60 mm circa caduti in due ore.
  I fenomeni di piena che, di conseguenza, hanno interessato la  rete
idrografica sono stati particolarmente gravosi; nel Toce, a Verampio,
in corrispondenza della traversa Enel, la portata al colmo transitata
e' stata stimata con valori prossimi ai 1000 m(elevati al cubo) e con
tempo di ritorno dell'ordine di cinquanta anni.
  Si  sono  cosi' registrati numerosi ed estesi allagamenti, erosioni
laterali  ed  alluvionamenti  che  hanno  interessato,  con   diversa
intensita'  le  valli  Formazza e Antigorio, Ossola, Divedro, Isorno,
Vigezzo, Bognanco, Antrona, Anzasca, Strona,  e  Cannobina,  causando
danni  ai  centri  abitati, alle infrastrutture stradali e alle opere
igienico-sanitarie.
  Le Valli Antigorio e Formazza sono state le  piu'  colpite.  Il  F.
Toce  e'  esondato  in  piu'  tratti,  e  numerosi tributari, a causa
dell'apporto di ingenti quantita' di detrito dai versanti, hanno dato
luogo a fenomeni di sovralluvionamento in zona di conoide.
  Subito dopo l'evento alluvionale, la Regione Piemonte ha  eseguito,
con  la  procedura  di  "pronto  intervento", le opere necessarie per
eliminare le situazioni di pericolo in atto  e  per  ripristinare  le
infrastrutture  e  i  servizi  danneggiati  (D.L.  19 settembre 1987,
n.284, convertito nella legge 19 novembre 1987, n.470).
  La legge 2 maggio 1990, n.102, destinava per il completamento delle
opere urgenti e  per  gli  interventi  di  carattere  socio-economico
ricadenti nella provincia di Novara (Bacino del F.  Toce) la somma di
lire  100 miliardi nel sessennio 1989-1994 (art.  16), fissando anche
le procedure da seguire nella programmazione.
  In esecuzione di tali disposizioni, la  Regione  Piemonte,  sentiti
gli  Enti  locali,  ha approvato con delibera del C.R. n.57-13957 del
4/12/90,   limitatamente   agli   interventi   sulle   infrastrutture
acquedottistiche  e  di depurazione, un primo programma di interventi
immediatamente   eseguibili    nell'ambito    delle    disponibilita'
finanziarie.
  Tempi  piu'  lunghi  sono  stati  invece  necessari,  a causa delle
difficolta' di vario ordine incontrate, per la predisposizione  dello
stralcio  di  Schema  Previsionale  e  Programmatico  contenente  gli
interventi  di  riassetto  idrogeologico,  per  i  quali  la  Regione
Piemonte  ha  destinato 50 miliardi di lire, mentre le disponibilita'
assicurate in attuazione dell'art.31 della L.183/89  per  il  periodo
1989-1996 ammontano a lire 16,5 miliardi.
  La  Regione  Piemonte,  con  le delibere della G.R. n. 218-3302 del
28/12/90, n. 165-11770 del 16/12/91, n. 170-12565 del  3/02/1992,  n.
177-28903  del  18/10/93,  n.  213-29191  del  25/10/93  ha  definito
preliminarmente il quadro degli interventi da eseguire  con  assoluta
priorita', i quali, ai sensi della l. 102/90, non hanno potuto essere
avviati   in   mancanza  dei  necessari  approfondimenti  tecnici  ed
ambientali di base alla programmazione.
  Al fine dell' elaborazione di una proposta di Schema Previsionale e
Programmatico da sottoporre all' Autorita' di Bacino, nel luglio 1994
la Comunita' Montana Valle Ossola, su mandato della Regione Piemonte,
ha prodotto uno studio nel quale,  sulla  base  di  una  approfondita
analisi  delle  problematiche  significative dal punto di vista della
difesa del suolo e dell' ambiente, ha delineato un quadro dettagliato
degli interventi urgenti, indicandone il livello di  priorita'  e  la
compatibilita' ambientale.
  In tale studio sono state descritte e analizzate le caratteristiche
fisiche ed ambientali del bacino, compresa l' idrologia e gli effetti
dell'  evento  di  piena, ed e' stata prodotta una cartografia in cui
sono  rappresentate  la  stabilita'  dei  versanti,  la  vincolistica
vigente  e sono delimitate le aree esondabili. In funzione del tipo e
dell'entita' del dissesto e del rishio accertato  e  del  presumibile
impatto  ambientale,  sono  state  individuate  alcune  tipologie  di
intervento. In particolare, e' stato redatto un quaderno delle  opere
tipo  comprendente  un'  ampia  gamma di tipologie d'intervento volte
alla difesa dai fenomeni franosi e valanghivi e da quelli  idraulici.
Sono  previste  sia  opere  tradizionali  sia  tecniche di ingegneria
naturalistica. Per ognuna delle opere  di  difesa  e  di  regimazione
idraulica  vengono  forniti  i  campi di applicazione in relazione ai
presumibili campi  di  variabilita'  dei  parametri  idraulici  e  di
trasporto solido.
  Ulteriore elemento fondamentale dello studio e' rappresentato dalla
raccolta  dei  progetti  di  sistemazione idrogeologica redatti dagli
Enti locali e dalla Regione nel corso dell'  ultimo  decennio  e,  in
particolare,  in conseguenza all' evento alluvionale; essi sono stati
descritti  mediante  schede  di  sintesi  contenenti  le   principali
informazioni  tra  cui le tipologie di opere prevedibili e sono stati
inoltre distinti tre gruppi i quali comprendono rispettivamente:
  A Le proposte per le quali si ravvisa conformita'  delle  soluzioni
di intervento con quelle contenute nel quaderno delle opere tipo;
  B  Le  proposte  ritenute  carenti  dagli stessi tecnici incaricati
della redazione del piano che pertanto necessitano di approfondimenti
a livello progettuale;
  C Le proposte che sembrano presentare problemi dal punto  di  vista
dell'  impatto  ambientale e quindi necessitano di approfondimenti in
tal senso.
  Vengono inoltre individuate aree ad accertato rischio idrogeologico
da sottoporre a vincolo di inedificabilita', anche  transitoria,  con
conseguente  automatica variante degli strumenti urbanistici comunali
vigenti.
  Allo  scopo  di  esaminare  la  proposta  di  Schema previsionale e
programmatico e la documentazione  tecnica  trasmessi  dalla  Regione
Piemonte, e' stato costituito presso l' Autorita' di Bacino del Po un
gruppo  di  lavoro  composto  da  rappresentanti  dei ministeri dell'
Ambiente, per i Beni Culturali ed Ambientali e  dei  Lavori  Pubblici
(Direzione  Generale  Difesa  del  Suolo  Magistrato  per il Po) e da
tecnici membri del Comitato  Tecnico  e  della  Segreteria  Operativa
dell' Autorita' di Bacino del Po.
  L' attivita' svolta ha riguardato in particolar modo la definizione
del programma degli interventi e delle azioni di salvaguardia nonche'
il  riadattamento  dei  contenuti della relazione di piano ai termini
prescritti dal D.P.C.M. del  23/3/90.  Nei  casi  in  cui  lo  si  e'
ritenuto opportuno, anche a seguito dei sopralluoghi effettuati, sono
state  inoltre  richieste  ed  acquisite  integrazioni  del materiale
prodotto dai tecnici progettisti.
  In particolare, per quanto  riguarda  le  modalita'  di  intervento
urbanistico   relativamente   ai   territori   soggetti   a   rischio
idrogeologico, l' istruttoria condotta ha confermato la necessita' di
un adeguamento della normativa vigente. In attesa di  tale  revisione
lo  stralcio  di  S.P.P. individua, integrando le indicazioni fornite
dallo studio della Comunita' Montana, gli ambiti ad alto rischio  sui
quali  si  prevede  l'apposizione del vincolo di inedificabilita'. Si
prevede inoltre che tutte  le  disposizioni  fornite  possano  essere
modificate  secondo  quanto  previsto dalla L.R.   56/77 e successive
modifiche con particolare riguardo agli art. 9 e 9bis sulla  base  di
indagini  e  studi  idraulici,  geologici  e geotecnici conformi alle
norme di settore.
2 ANALISI FISICO - AMBIENTALE
2.1 Geografia
  Il bacino idrografico del Fiume Toce  si  sviluppa  prevalentemente
nel  territorio  della Val d' Ossola, interessando solo marginalmente
il Verbano ed il Cusio. Dal punto  di  vista  topografico  il  bacino
presenta  una forma triangolare con vertice diretto a nord e con base
orientata secondo la direzione est-ovest e  presenta  una  estensione
areale  di circa 1774 Km(quadrati) con sviluppo longitudinale massimo
dell' asta del Toce di 75 Km circa.
  Il vertice settentrionale, insinuato nel  territorio  svizzero,  si
colloca  in  corrispondenza  del  Passo  S.Giacomo  (2.313 m.s.l.m.),
quello occidentale giace in prossimita' del Massiccio del Monte  Rosa
(4.633  m.s.l.m.)  mentre quello occidentale lambisce direttamente un
ramo del Lago Maggiore (193 m.s.l.m. medi).
  L' area considerata abbraccia un ridotto settore dell' Arco  Alpino
Occidentale  e  risulta  geologicamente  cartografata  nei fogli n. 5
FORMAZZA, n. 15 DOMODOSSOLA, n.16  CANNOBIO,  n.26  M.ROSA  e  n.  30
VARALLO  della  Carta Geologica d'Italia edita dal Servizio Geologico
Nazionale.
2.2 Aspetti geologici e geologico-strutturali
  Il bacino idrografico del Fiume Toce risulta modellato  in  massima
parte  in  roccia,  di  diversa  natura  litologica, la quale risulta
variamente ricoperta  da  alcuni  consistenti  corpi  morenici  e  da
localizzate fasce alluvionali.
  La compagine lapidea puo' essere suddivisa in tre importanti unita'
strutturali   confinate   lungo   la  "Linea  Insubrica",  lineamento
tettonico giacente nella porzione meridionale dell' area  considerata
in corrispondenza dell' abitato di Vogogna.
  Immediatamente  a Nord della Linea Insubrica, si sviluppano le zone
del "Canavese"  e  di  "Sesia  Lanzo"  appartenenti  alle  propaggini
inferiori  dell'"Edificio  Austro  Alpino". Poco piu' a Nord, sino al
limite settentrionale del bacino del Toce, giacciono invece le  varie
unita'  strutturali  dell'"Edificio  Pennidico".  A  meridione  della
importante discontinuita' tettonica emerge il "Massiccio  cristallino
dei laghi" in cui si inseriscono le intrusioni granitiche di Baveno e
del  Cusio. Geologicamente, il Massiccio dei Laghi e' riferibile alle
Alpi Meridionali.
  Tutte  le  coltri  clastiche  di  copertura  presenti  nell'   area
considerata  sono  riferibili  al  periodo  Quaternario.  Per  quanto
attiene la  natura  litologica  delle  rocce  affioranti  nel  bacino
idrografico  del  Toce,  si osserva che queste sono principalmente di
tipo metamorfico e solo subordinatamente di tipo igneo. Mediamente, a
nord della confluenza del T. Anza con il F. Toce, ad eccezione  delle
localizzate   sinclinali   mesozoiche   formate   da   calcescisti  e
serpentine, si sviluppano  rocce  di  tipo  acido  caratterizzate  da
evidenti superfici scistose e costituite da quarzo, feldspato e mica.
Dal  limite  settentrionale del bacino, sino alla zona di Domodossola
si sviluppano, con continuita', bancate di ortogneiss granitoide.  In
corrispondenza  dell'  alta  val  Formazza,  della val Devero e della
valle  Cairasca,  affiorano  consistenti  orizzonti  di   calcescisti
micacei,  talora  anfibolitici,  associati  a  livelli lenticolari di
marmi, di dolomie cristalline, di quarziti e di scisti filladici piu'
o meno  granatiferi.  Localmente,  le  compagini  calcaree  descritte
presentano  bande di carniole, piu' raramente di gessi. Esili livelli
di marmi  dolomitici  si  protendono  sino  alla  Valle  Divedro  per
convergere  verso  Crevoladossola  e  poi  nell'  alta  Valle Isorno.
Intercalato nei calcescisti, si rileva un sottile ma costante livello
di metaconglomerato che sarebbe atipicamente ascrivibile  al  periodo
Precarbonifero.  Nell'  area  di Baceno e di Verampio alla base dello
gneiss  di  Antigorio,  si  sviluppano   micascisti   tendenzialmente
granatiferi.  Lungo  l' asse del T. Isorno del T. Melezzo occidentale
ed orientale, dell' alta val Bognanco e della  media  Valle  Antrona,
affiorano  importanti bancate di micascisti, frequentemente associati
a filladi e a corpi anfibolici (orneblenda verde).
  Poco a sud-ovest di Domodossola, lungo la  porzione  mediana  della
val  Bognanco  ed  in  parte  della  Valle  Antrona, emergono le piu'
importanti bancate di serpentine e rocce eclogitiche, bancate  talora
vistosamente   degradate.   A  valle  di  questo  settore,  lungo  l'
allineamento della Valle Anzasca -  Villadossola  -  Beura,  emergono
potenti  bancate  di  ortogneiss tabulare fortemente scistose, talora
con tessitura  occhiadina.  Mediamente  gli  affioramenti  di  gneiss
descritti  sono  molto  tenaci  e  competenti;  solo  in  presenza di
perturbazioni tettoniche questa compagine lapidea diviene cataclasata
e scomposta in zolle fatiscenti.
  Il settore vallivo compreso tra l' abitato di Pallanzeno a  nord  e
l'  insediamento di Vogogna a sud, risulta massimamente costituito da
importanti affioramenti di gneiss  listati  e  micascisti  filladico-
granatiferi  (Kinzigiti)  associati  a bancate dioritiche piu' o meno
anfiboliche.
  A  valle  della  "Linea  Insubrica",  ad  eccezione  della limitata
porzione di territorio giacente a ridosso  dei  corpi  granitici  dei
Laghi,  le  rocce  affioranti divengono di tipo basico, in prevalenza
costituite  da  dioriti  anfiboliche  e  gabbri  associati  a   masse
Kinzigitiche  ricche di componenti accessori di tipo femico. Le rocce
basiche affioranti in questo settore vallivo presentano vistosi gradi
di alterazione dei componenti mineralogici ricchi di ferro.    Questa
alterazione,   unitamente  alla  diffusa  presenza  di  perturbazioni
tettoniche presenti, favorisce  la  degradazione  superficiale  della
massa  litoide.  A Valle della "Linea del Pogallo" emergono gneiss di
tipo minuto in cui si inseriscono le masse granitiche di Baveno,  del
Montorfano  e  del  Cusio.  Talora,  i  feldspati  presenti nei corpi
granitici,  presentano  caolinizzazione  per   cui   favoriscono   il
disfacimento superficiale delle masse di granito.
  Le piu' importanti coltri di copertura morenica presenti nel bacino
idrografico  del  F.  Toce  si rilevano in corrispondenza della Valle
Antigorio.  Val  Divedro  e  lungo  le  coste  del  Lago   d'   Orta.
Secondariamente,   piu'  ridotti  corpi  morenici  si  sviluppano  in
corrispondenza delle valli Bognanco, Vigezzo ed Antrona.  Solitamente
le  masse  moreniche descritte, ad eccezione dei cordoni che sbarrano
il  Lago  d'  Orta,  riferibili   principalmente   alle   glaciazioni
mindeliane  e  rissiane,  sono  ascrivibili  alle  ultime glaciazioni
wurmiane.  Generalmente  le  masse  detritiche  descritte  presentano
potenze  verticali  dell'  ordine  di  parecchie  decine  di  metri e
risultano costituite da clasti litoidi di natura e taglia eterogenea,
comunque di forma pseudoprismatica, immersi caoticamente  in  matrice
ghiaioso-terrosa   tendenzialmente   ossidata.  Unicamente  in  valle
Bognanco ed in valle Vigezzo, le  masse  moreniche  presentano  esili
intercalazioni  di  limi  glaciali.  In  modo  molto  piu' diffuso si
osservano  cotiche  moreniche  di  rilevanza  particolare.  In  valle
Vigezzo, piu' dettagliatamente lungo il segmento vallivo compreso tra
Gagnone  Orcesco,  ad  ovest,  e l' abitato di Re, ad est, variamente
ricoperti da depositi fluvio-glaciali, si sviluppano potenti depositi
sabbioso-limosi  ascrivibili  al  "bacino  interglaciale  di  Re".  I
sedimenti  piu'  antichi,  costituiti  da livelli arenacei debolmente
cementati e ricchi di resti vegetali, presentano un' eta' di  400.000
anni.  Il  massimo  sviluppo  di  questa  formazione  si  rinviene in
corrispondenza del T.  Melezzo  Orientale  nella  zona  compresa  tra
Malesco  e  Re. Poco a sud-est del santuario di Re, in corrispondenza
della forra di  Ponte  Maglione,  si  osserva  un  potente  orizzonte
morenico cementato.
  Ai   piedi   dei  versanti  vallivi  maggiori  giacciono,  in  modo
generalizzato, corpi di detrito di  falda  costituiti  da  clasti  di
taglia  medio-grande,  talora  rilevante  immersi  in  povera matrice
terrosa, a titolo indicativo si sottolinea che i  clasti  costituenti
di  maggiori  dimensioni  si rilevano nella zona di Balmalonesca (Val
Divedro), nella zona del Passo (Val Formazza), nella zona  di  Croveo
(Valle   Devero)  ecc..  per  quanto  attiene  le  coltri  di  natura
alluvionale insistenti lungo le aste  fluviali,  si  osserva  che  in
corrispondenza  del  tronco  medio-terminale  del  F.Toce,  (segmento
Crevoladossola - Fondotoce), si estende una copertura alluvionale  di
potenza rilevante. Si stima che all' altezza di Pallanzeno, la coltre
alluvionale  abbia  uno spessore verticale di ca. (200-220 m).  Lungo
questa  fascia  alluvionale  si   osserva   una   netta   transizione
granulometrica  in  senso  verticale  ed  orizzontale in direzione di
Fondotoce.  Procedendo  da  monte  verso valle la componente clastica
riduce drasticamente  la  propria  taglia  per  cui,  nella  zona  di
Gravellona,  i  depositi  fluviali  sono  massimamente  costituiti da
sabbie eterometriche. Nella zona di Fondotoce, i depositi deltizi del
Fiume Toce hanno progressivamente colmato  il  ramo  occidentale  del
Lago  Maggiore  producendo  la  separazione  del Lago di Mergozzo. L'
alimentazione di questo  piccolo  lago  e'  prevalentemente  di  tipo
freatico.  Nella  zona  di  Villadossola,  superficialmente,  per uno
spessore 10 m ca., si rilevano ciottoli frammisti a ghiaie  e  sabbie
grossolane, inferiormente banchi di sabbia ed alla profondita' di ca.
40  m  si  sviluppano  livelli  di sabbia fine limosa con presenza di
sostanze vegetali. Unicamente nella zona di Varzo,  Crodo,  Verampio,
Piedilago,  Fondovalle,  ecc.  si  osservano  ancora  limitati  corpi
alluvionali di una certa importanza.
2.3 Lineamenti morfologici essenziali
  Il  bacino  idrografico  del   Fiume   Toce   porta   impresse   le
testimonianze di un pronunciato modellamento glaciale evidenziato dal
diffuso   ammorbidimento   del  rilievo,  dalla  presenza  di  estese
coperture moreniche e dalla particolare  configurazione  del  profilo
trasversale   delle   valli.   I  tronchi  principali  di  fondovalle
presentano un profilo ad U corrispondente all' alveo  di  scorrimento
di antiche masse glaciali.
  Le  azioni  di  esarazione  glaciale, unitamente alla conformazione
tettonica e  litologica  delle  masse  geologiche  affioranti,  hanno
favorito  la  formazione di una valle principale di confluenza in cui
si  innestano,  secondo  l'  allineamento  NNESSO,   valli   laterali
tendenzialmente  sospese.  In corrispondenza dei tronchi terminali di
queste valli laterali, le acque torrentizie hanno eroso la roccia  in
posto,  producendo  vistose incisioni verticali ed importanti conoidi
di deiezione in  corrispondenza  degli  sbocchi  vallivi.  In  questo
quadro   il  tronco  medio-inferiore  dell'  asta  del  Toce  risulta
certamente  di  tipo  antecedente.  Il  tronco  fluviale  considerato
avrebbe  mantenuto  la  sua posizione durante lo sviluppo del rilievo
incidendo, progressivamente ed in senso ortogonale, le  varie  unita'
strutturali  in  fase di lento innalzamento. Le valli laterali che si
innestano circa ortogonalmente nel tronco principale del  Toce,  sono
di  tipo conseguente con sviluppo tardivo imputabile alla presenza di
allineamenti tettonico-strutturali. Sostanzilmente le valli  laterali
hanno  andamento rettilineo e sono disposte circa parallelamente alla
direzione delle diverse unita' strutturali.
  Il segmento medio  superiore  dell'asta  del  Toce  risulta  invece
impostato in una regione conformata ad ampia cupola nel cui epicentro
si   sviluppa  la  finestra  tettonica  di  Verampio.  Questo  motivo
strutturale ha favorito l' andamento leggermente arcuato dei torrenti
Isorno e Diveria. Seguendo queste tematiche si osserva che il Lago d'
Orta, profondo solco di sovraescavazione glaciale,  risulta  di  tipo
conseguente,  mentre  i  suoi  tributari  laterali sono tutti di tipo
cataclinale.
  Ovviamente questo bacino naturale si e'  formato  in  seguito  alla
deposizione,   ad  opera  dei  ghiacciai  diretti  verso  sud,  dell'
anfiteatro morenico su cui insiste l'abitato di  Gozzano.  Esaminando
il numero e l' estensione delle valli laterali che insistono lungo l'
asse del Toce, e' importante rilevare che in sponda destra orografica
converge  un  numero  maggiore  di valli secondarie caratterizzate da
rilevanti  estensioni  longitudinali.    Complessivamente  il  bacino
idrografico del F.Toce puo' essere definito di  tipo  "subdendritico"
in  cui,  fra  la  struttura  arborescente  delle  reti  fluviali, si
riconosce un andamento circa  parallelo  di  alcuni  rami,  andamento
dovuto al condizionamento dello sviluppo tettonico della zona.
  Sulla  base  di  quanto  considerato, risulta palese che i versanti
meridionali delle valli confluenti  nel  tronco  medio-inferiore  del
Toce,   strutturati   a  franapoggio,  presenteranno  un'  acclivita'
sensibilmente minore rispetto a  quella  dei  corrispettivi  versanti
settentrionali e pertanto queste vallate saranno di tipo asimmetrico.
Al  contrario,  il  tronco inferiore del Toce risultera' impostato in
una vallata dai fianchi circa simmetrici.  La  valle  principale  del
Toce,  ad eccezione del tronco superiore, e' di tipo antecedente, per
cui presenta un discreto grado di  maturita'  morfologica  a  cui  fa
riscontro  una certa stabilita' dei fianchi vallivi; al contrario, le
valli laterali, di tipo conseguente  e  pertanto  relativamente  piu'
recenti,   presentano   un   basso   grado  di  sviluppo  morfologico
caratterizzato  da  una  piu'  vivace  instabilita'   dei   versanti.
Parimenti i profili longitudinali di fondo di queste valli secondarie
presentano  pendenze  molto  piu'  accentuate  rispetto  a quelle del
decorso  del  Toce.  Quest'   ultimo,   nei   tratti   compresi   fra
Crevoladossola e Domodossola, fra Domodossola e Vogogna e fra Vogogna
e  Fondotoce  presenta  rispettivamente  le  seguenti pendenze medie:
10/1.000,  3/1.000  ed  1/1.000.  Le  aste  torrentizie,  decisamente
acclivi, presentano pendenze medie del 8 - 14 % rispettivamente per i
torrenti Diveria e Bogogna.
  In   questo   quadro  morfologico,  i  tronchi  fluviali  laterali,
caratterizzati da una curva di fondo lontana  da  quella  teorica  di
equilibrio,   esplicano   azioni   erosive   e  di  trasporto  solido
incrementando  i  corpi  dei  conoidi  di  deiezione   emergenti   in
prossimita'  degli  sbocchi vallivi ed apportando materiali di taglia
piu'  ridotta  direttamente  nell'  asta  principale  di  confluenza.
Attualmente  anche  il tronco medio - terminale del Toce, sebbene sia
caratterizzato da modesta pendenza, e' sottoposto ad  azione  erosiva
di  fondo  e  di  sponda. In corrispondenza delle fondazioni dei piu'
importanti ponti,  si  e'  reso  necessario  costruire  delle  soglie
stabilizzatrici  per  evitarne lo scalzamento. I corpi dei conoidi di
deiezione,  insistenti  in  corrispondenza  degli   sbocchi   vallivi
laterali  e  giacenti  a  ridosso  della fascia alluvionale del Toce,
presentano estensioni e conformazioni  variabili  in  funzione  della
tipologia   del  bacino  di  alimentazione  e  dell'  intensita'  del
rimaneggiamento  secondario  operato  dal  collettore  principale  di
confluenza.
  In  prossimita'  di  Domodossola,  nella  zona  di  confluenza  dei
Torrenti Bogna, Diveria, Isorno e Melezzo Occidentale, si  sviluppano
importanti conoidi di deiezione. Questi corpi clastici presentano uno
sviluppo  altimetrico  e longitudinale rispettivamente di 40 - 60 m e
1.500 -  2.000  m.  Procedendo  verso  valle,  in  prossimita'  della
confluenza  con  il  T.  Ovesca  ed  il T. Anza, si rinvengono ancora
importanti conoidi di deiezione che hanno progressivamente  confinato
il  decorso  del  Toce  lungo  il  versante  opposto  della valle. In
corrispondenza degli sbocchi dei piu'  modesti  bacini  dei  torrenti
Arsa   e  San  Carlo,  giacciono  conoidi  di  dimensioni  contenute.
Ovviamente, in accordo con l' evoluzione idrografica del  bacino  del
Toce, questi corpi clastici insistono prevalentemente lungo la sponda
destra  idrografica  del  fiume, presentano mediatamente caratteri di
giovanilita' morfologica e, con il loro  sviluppo,  hanno  interagito
con l'asta principale di confluenza, subendo rimaneggiamenti frontali
e  provocando meandreggiamento del collettore principale. In genere i
conoidi  di  maggiori  dimensioni  presentano  spiccata   transizione
granulometrica in senso longitudinale, per cui, procedendo dalla zona
apicale  sino  al  margine  frontale, si rinviene una netta riduzione
della taglia degli elementi litoidi  costituenti.  Mediamente  questi
edifici  clastici risultano prevalentemente costituiti da elementi di
taglia medio - grande e di forma abbastanza  arrotondata  immersi  in
matrice ghiaioso - sabbiosa.
  I  tronchi  fluviali  che  insistono  lungo il dorso dei conoidi in
esame, quasi sempre canalizzati artificialmente, si trovano  in  fase
erosiva.  In  questi settori, caratterizzati da rapidi cambiamenti di
regime idraulico, si verificano altrettanto  rapide  deposizioni  e/o
rimaneggiamenti.  Per quanto riguarda la degradabilita' meteorica dei
versanti in relazione alle scadenti caratteristiche meccaniche  della
roccia  costituente,  si  osserva  che  i declivi esposti a solatio e
modellati in bancate di micascisti, di filladi (paragneiss), di masse
anfibolitiche  e  serpentinose,  sono  quelli   che   inevitabilmente
subiscono  maggior  disfacimento,  alimentando cosi' i corpi clastici
giacenti lungo le aste fluviali.  Queste  condizioni  si  manifestano
visivamente  in  Valle  Cairasca,  in  Valle Isorno, lungo il Melezzo
Occidentale, in Valle Bognanco, in Valle Antrona  ecc.  Si  evidenzia
che  anche  le  bancate  gneissiche, qualora siano colpite da intensa
tettonizzazione, producono copiose quantita' di  materiale  clastico.
In  quasi  tutti  i tronchi vallivi superiori del bacino del Toce, in
concomitanza della fase cataglaciale, si sono verificati  numerosi  e
diffusi crolli. Ad esempio si citano quelli verificatisi in localita'
Balmalonesca,  al  Passo,  a  Croveo,  a  Goglio  ecc.. Piu' limitati
movimenti franosi interessano i fronti delle masse moreniche.  Fra  i
piu' importanti si ricordano gli scoscendimenti e gli smottamenti che
riguardano le coltri moreniche emergenti in Val Bognanco in localita'
Pizzanco  e  Gomba; lo scoscendimento lento e progressivo della massa
morenica sovrastante l' abitato di Crodo; gli importanti  smottamenti
del fronte morenico in Valle Olocchia (Valle Anzasca); lo smottamento
che  interessa  la massa morenica emergente in prossimita' del bacino
artificiale di Alpe Cavalli (valle Antrona); gli importanti cedimenti
delle masse fluvioglaciali emergenti nei pressi  di  Re;  ecc.  Quasi
tutte  le  masse  clastiche  insistenti nel bacino del Toce risultano
costellate da  numerosi  piccoli  dissesti  che  si  acuiscono  e  si
moltiplicano,   in   modo   rilevante,   in  occasione  degli  eventi
alluvionali.
  Come precedentemente accennato, si ricorda che gli  eventi  franosi
di  maggiori  dimensioni sono quasi sempre localizzati in prossimita'
di  importanti   lineamenti   tettonici,   non   necessariamente   in
corrispondenza  di  rocce  litologicamente  degradate. L' analisi dei
resoconti storici evidenzia che i dissesti gravitativi  descritti  si
sono  sempre  verificati  in concomitanza di rilevanti precipitazioni
meteoriche.
3 CARATTERISTICHE IDROLOGICHE
3.1 Cenni storici
  Il  bacino del Fiume Toce fin dalla piu' remota antichita' e' stato
interessato  da  eventi  estremi,   determinati   da   precipitazioni
eccezionali,   con   dissesti   diffusi   su   tutto  il  territorio.
Significativa a tale proposito e' la storia dell' insediamento  della
citta'  di Domodossola, ove i livelli archeologici risalenti al primo
secolo dopo Cristo si trovano a profondita' variabile fra 3 ed  oltre
10  metri. Il sopraelevamento del terreno e' dovuto alle piene del T.
Bogna,  affluente  del  F.Toce,  che,  nel  corso  dei  due  millenni
trascorsi,    hanno    periodicamente   interessato   il   territorio
urbanizzato.
  Tale fenomeno di sovralluvionamento  si  attenua  procedendo  verso
valle:  le  tombe  di epoca romana ad Ornavasso, ove il regime del F.
Toce e' di tipo fluviale, si trovano a  poco  piu'  di  un  metro  di
profondita'.  Situazioni  analoghe a quelle accennate per Domodossola
si verificano per  i  centri  abitati  ubicati  sulle  conoidi  degli
affluenti  del Toce. Probabilmente all' epoca dei primi insediamenti,
gli alvei del Toce e degli affluenti giacevano a profondita' tale  da
far  ritenere  sicura,  ai fini abitativi, l' edificazione nelle aree
ove attualmente sono collocati i centri urbani.
Gli eventi eccezionali nel  corso  dei  secoli  hanno  costretto  gli
abitanti  a  ricostruire  e  a sopralzare le abitazioni, investite da
trasporto solido dei torrenti, ogni volta confidando  nell'  effimera
speranza  che  l'  eccezionalita'  dell' evento fosse tale da poterlo
considerare irripetibile. Le  notizie  storiche  di  cui  si  dispone
dimostrano  invece  che  i  tempi di ritorno degli eventi alluvionali
catastrofici sono ben piu'  modesti  di  quanto  speravano  i  nostri
predecessori.  Ad  esempio,  nel  settembre  1177 il lago Maggiore, a
seguito delle  precipitazioni  eccezionali,  elevo'  il  suo  livello
normale  di  circa 11 metri, allagando tutta la bassa Ossola. In tale
occasione il trasporto solido dei torrenti fu cosi' intenso che tutti
i centri abitati furono distrutti.
Da allora furono registrati innumerevoli  eventi  alluvionali  i  cui
effetti  sono  ben  descritti dagli storici. In epoca piu' recente, a
partire dal 1800, gli eventi  di  piena  piu'  rilevanti  sono  stati
registrati  nel 1834, nel 1839, nel 1868, nel 1900, 1907, 1914, 1917,
1921, 1925, 1934, 1951, 1958, 1961, 1978, per  arrivare  all'  evento
del  1987.  Si  puo' quindi rilevare che, anche nel secolo scorso, in
cui l' effetto degli interventi di disboscamento e di modifica  dell'
assetto   del  suolo  operati  dall'  uomo  non  erano  ancora  stati
effettuati ed anzi, il terreno  montano  era  coltivato  con  cura  e
razionalita',  il  peso  degli  eventi  alluvionali  e'  sempre stato
superiore  alle  normali  capacita'   di   smaltimento   della   rete
idrografica.   Quanto  sopra  evidenzia  inoltre  che,  nonostante  i
disastri e le perdite di vite umane, gli  insediamenti  abitativi  si
sono  via  via  sviluppati  nelle  aree ove originalmente erano stati
collocati.  La  ragione  sta   evidentemente   nel   fatto   che   la
disponibilita'   dei  terreni  da  urbanizzare  non  offre  purtroppo
soluzioni alternative, considerata la natura montana del  territorio.
Le  opere  di  difesa necessarie a proteggere dagli eventi di piena i
centri abitati e  le  attivita'  economiche  devono  pertanto  essere
realizzate   con  le  tecnologie  che  consentano  di  sopportare  le
sollecitazioni conseguenti alle azioni delle piene stesse.
3.2 Idrologia del territorio
  Nel  corso degli ultimi anni sono stati condotti innumerevoli studi
sulle  precipitazioni  di  forte  intensita',  sulla  base  dei  dati
raccolti  in  questo secolo e sono state determinate, per le stazioni
significative, le curve  di  possibilita'  climatica  che  legano  le
altezze  di pioggia alle corrispondenti durate per assegnati tempi di
ritorno. Tali curve evidenziano come siano  possibili  precipitazioni
che, in un' ora, superano i 50 mm.
  In base ai rilievi effettuati durante i recenti eventi alluvionali,
tali  altezze  di  precipitazione  in  tempi cosi' ridotti comportano
generalmente il collasso dei versanti laddove lo strato vegetale e la
natura dei terreni e' meno resistente.
  I deflussi superficiali presentano in generale due massimi annuali,
in primavera e in  autunno,  corrispondenti  rispettivamente  ai  due
massimi  di  piovosita'.  Frequenti  risultano  storicamente anche le
piene estive, conseguenti a temporali  di  particolare  intensita'  e
breve  durata.  La  valutazione  delle  portate  al colmo puo' essere
condotta in vari modi,  sia  con  formule  empiriche  (collaudate  ed
affidabili) sia attraverso un procedimento di similitudine idrologica
con  altri  bacini della stessa zona climatica, per cui si dispone di
serie storiche complete. Per quanto riguarda gli  affluenti  si  puo'
utilizzare  la  formula  del  Giandotti, espressione semplificata del
metodo di corrivazione, particolarmente  indicata  per  i  bacini  di
modeste superfici.
  Per  i  bacini  di superficie inferiore ai 100 Kmq circa, il metodo
della similitudine determina in generale  valori  molto  elevati.  Si
ritiene in tal caso di utilizzare il metodo della corrivazione.
  La  scelta  della  portata  di  progetto investe comunque, oltre al
tecnico progettista,  gli  amministratori,  che  devono  valutare  il
livello di rischio che ritengono di affrontare.
3.3 Invasi artificiali e laminazione delle portate
  Nel bacino del Toce sono stati realizzati, a partire dai primi anni
del  1900,  diversi  invasi  artificiali, utilizzando in parte alcuni
invasi naturali. Gli invasi  che  possono  determinare,  in  funzione
delle  condizioni  di  riempimento,  una  sensibile modulazione degli
eventi di piena sono complessivamente 14 con una capacita' massima di
invaso  di  185  milioni  di  m(alla  terza).  La  superficie  totale
controllata  dagli invasi e' pari all' 11% circa del bacino del Toce.
L'effetto di laminazione sulle portate liquide di piena del Toce, pur
dipendendo dal livello di invaso dei diversi serbatoi, non e'  quindi
trascurabile.  Tale  effetto  di  laminazione  risulta  inoltre molto
importante  nella  parte  di  monte  del  bacino  del   Toce.      In
corrispondenza  alla  confluenza del T. Devero, nel Comune di Baceno,
ove il bacino del Toce e' pari a 314 Kmq circa, oltre  il  30%  della
suddetta superficie e' controllata dagli invasi esistenti a monte.
  Per  quanto  attiene  invece la eventuale laminazione della portata
solida  effettuata  dai  suddetti   invasi,   tale   effetto   appare
irrilevante.  Infatti  gli invasi sono stati realizzati, a quote ele-
vate, su bacini che consentivano la formazione di adeguate  capacita'
di accumulo e di conseguenza, con superfici, ora costituenti il fondo
degli invasi, a pendenza modesta.
  Il  traposto  solido  deriva  invece  in via prevalente dagli alvei
degli innumerevoli riali e torrenti, affluenti del Toce,  a  pendenza
elevata  che movimentano il materiale prodotto dai dissesti formatisi
nei versanti incombenti sui loro bacini. Le caratteristiche  di  tali
bacini  non  si  prestano  ovviamente  alla  realizzazione  di invasi
artificiali.
  In  particolare,  il  bacino controllato dal Lago d' Orta e' pari a
120 Kmq circa, di cui 18 occupati dal lago. La rete  degli  affluenti
si  estende  sull' intorno dello stesso con uniformita'. L' emissario
e' costituito dal Torrente  Nigolia  che  attraversa  l'  abitato  di
Omegna  e  confluisce  nel torrente Strona. La portata massima del T.
Nigolia, risente dell' effetto modulatore del lago, per cui  fornisce
un  contributo  modesto  alla  portata  di piena del torrente Strona.
Infatti, consideratane la sezione  e  la  pendenza  dell'  alveo,  la
portata  massima  puo' raggiungere qualche decina di m(alla terza) al
secondo, mentre nello Strona, in corrispondenza alla  confluenza  con
il  Nigolia, possono transitare portate di piena al colmo dell'ordine
dei 700 m alla terza/s.
4 ANALISI DISSESTI
4.1 Propensione al dissesto idrogeologico
  Per  meglio  evidenziare  il grado di propensione al dissesto delle
compagini lapidee affioranti nel bacino del F.Toce, e' stata  redatta
una   carta   della  stabilita'  dei  versanti  utilizzando  la  base
topografica I.G.M. alla scala 1:25.000. Questo elaborato,  pubblicato
in   allegato  alla  proposta  di  S.P.P.  presentata  dalla  Regione
Piemonte,  e'  sostanzialmente  una  sintesi  delle   caratteristiche
litologiche,  morfologiche,  tettoniche,  climatiche ecc. delle varie
zone, ed e' stato realizzato tramite osservazioni dirette di campagna
integrate con l'  esame  stereoscopico  di  prese  aeree  alla  scala
1:50.000  - 1:75.000 (foto Compagnia Generale Riprese Aeree - Parma -
riprese del 8/89).
  In  questo  quadro  si   sono   distinte   aree   instabili,   aree
potenzialmente  instabili  ed  aree  a  stabilita'  incerta. Le prime
costituiscono   settori   di   versante   interessati   da   dissesti
gravitativi, generalmente diffusi, di entita' da modesta a rimarcata.
Tali  settori sono principalmente localizzati in corrispondenza delle
vette  dei  rilievi  montuosi  sottoposte   ad   intese   azioni   di
degradazione    meteorica.    Le    aree   potenzialmente   instabili
rappresentano zone piu' limitatamente colpite da dissesti ma  per  le
quali  resta  sempre  alto  il  grado  di  propensione al franamento.
Questi settori,  in  rapida  evoluzione  morfologica,  si  sviluppano
generalmente  lungo  il  margine  delle zone instabili ed interessano
particolarmente  le  fasce  fortemente  tettonizzate.   Le   aree   a
stabilita'  incerta  costituiscono  settori  interessati  da forme di
dissesto limitate per entita' e diffusione. In genere questi  settori
riguardano  i versanti montani maggiormente acclivi localizzati entro
le fasce di fondovalle. Parimenti sulla carta della  stabilita'  sono
evidenziati singolarmente i principali movimenti franosi riscontrati,
le aste torrentizie caratterizzate da erosione e da trasporto solido,
i  rami  fluviali  sovraccarichi di materiali, i corpi dei conoidi di
deiezione stabilizzati ed attivi, le principali valanghe ricorrenti e
saltuarie  e  le  coltivazioni  di  versante  attualmente  attive   e
dismesse.
  Come  descritto  in  precedenza, si rileva che le aree maggiormente
instabili sono localizzate in prossimita' dei contatti strutturali  e
delle grandi linee di dislocazione. L' attento esame delle fotografie
aeree  ha evidenziato che in prossimita' del P.zzo Teggiolo (porzione
nord est della Tavoletta IV SE ISELLE), del Monte Cazzola e del P.zzo
del Dosso (porzioni centro occidentale e di sud ovest della Tavoletta
I NO BACENO) si sviluppano  vistose  fratture  beanti  verticali  che
isolano   rilevanti  bancate  rocciose  sensibilmente  collassate  in
direzione del fondovalle. Poiche' le masse collassate gravitano sopra
gli abitati di Goglio e di Gebbo - S. Domenico, si ritiene necessario
approfondire  ulteriormente  le  indagini  geologiche  tenendo  sotto
controllo l' eventuale evoluzione dei fenomeni.
  Per  quanto attiene la copertura vegetale insistente nel bacino del
Toce va evidenziata infine l' importante azione stabilizzatrice e  di
regimazione  delle acque superficiali svolta dal bosco. Nel bacino in
esame, nonostante gli intensi disboscamenti praticati nell' immediato
dopoguerra, si sviluppano ancora boschi apprezzabili per  estensione,
consistenza  e  qualita' delle essenze vegetali costituenti. Lungo la
porzione medio - alta  del  Toce  e  in  corrispondenza  delle  valli
laterali,  si osservano boschi di latifoglie sino alle quote di 900 -
1.000 m, superiormente, sino  ad  altitudini  di  1.500  -  1.600  m,
insistono  boschi  di  conifere.  Nelle  zone  sprovviste  di  questa
protezione naturale i versanti risultano facile  preda  del  dissesto
idrogeologico   generalizzato.  Le  azioni  erosive  superficiali  si
possono manifestare con particolare intensita' lungo  i  segmenti  di
fondovalle in cui il bosco e' stato frequentemente eliminato per dare
spazio a superfici di pascolo.
  Il  bacino  del  Fiume  Toce,  prevalentemente modellato in bancate
litoidi, presenta una permeabilita'  di  tipo  secondario  legata  al
grado   di  fratturazione,  cioe'  di  tettonizzazione,  delle  rocce
costituenti. I  valori  di  questo  parametro  sono  generalmente  di
grandezza  limitata e relativi ad episodi di filtrazione estremamente
localizzati. In questo quadro si puo'  ritenere  che  i  confini  del
bacino   idrografico  del  Toce  coincidano  con  quelli  del  bacino
idrogeologico. Le diffuse coltri clastiche di  copertura  presentano,
invece,  una  permeabilita'  primaria  dovuta  a  porosita'. Lungo la
pianura  alluvionale  del  Toce  si  riscontra,  in  modo  abbastanza
generalizzato  e  a breve profondita', una pronunciata falda freatica
che presenta fluttuazioni verticali legate  ai  cicli  stagionali  ed
alle   precipitazioni  intense.  Ovviamente  questo  corpo  acquifero
risulta massimamente  alimentato  dagli  apporti  del  Toce  e  degli
affluenti    laterali.    A   Valle   dell'   abitato   di   Vogogna,
interstratificazioni di sabbie fini limose,  scarsamente  permeabili,
favoriscono  anche  l'  esistenza  di  alcune falde acquifere di tipo
artesiano  (in  pressione)  con  prevalenze  di  alcuni  metri.  Tale
fenomeno   e'  stato  riscontrato  anche  nella  realizzazione  delle
fondazioni del ponte ferroviario  di  Fondotoce.  Si  evidenzia  che,
nell'   ultimo   ventennio,   in  seguito  al  lento  ma  progressivo
abbassamento dell' alveo del F.Toce, anche l' orizzonte  freatico  ha
subito  un conseguente abbassamento di ca. 1,5 - 2,5 m. Questi valori
riguardano  la  fascia  alluvionale  che  si   estende   nel   tratto
Crevoladossola - Pieve Vergonte.
  Sebbene  il  bacino  del  Toce  abbia  subito intense modificazioni
morfologiche, presenta ancora un' alta energia del rilievo per cui  i
tronchi  fluviali,  diffusamente caratterizzati da una curva di fondo
ancora lontana da quella di equilibrio, esplicheranno ancora  intense
azioni erosive e di trasporto solido.
4.2 Osservazioni sulla dinamica degli alvei nel bacino del Toce
  La   rete  idrografica  che  alimenta  il  F.Toce  e'  notevolmente
ramificata.  Il  Toce  stesso  riceve  la  portata  di   innumerevoli
affluenti,  alcuni  dei  quali  dispongono  di  un  bacino proprio di
notevole superficie che convoglia, in caso di piena, portate elevate.
In occasione dei fenomeni meteorici piu' importanti, che generalmente
interessano in modo diverso, considerata  la  particolare  morfologia
del   territorio,  i  vari  sottobacini  del  Toce,  le  portate  che
confluiscono al Toce e da quest' ultimo  al  Lago  Maggiore  assumono
valori  elevati,  dell'  ordine  di  alcune centinaia di m(elevati al
cubo) al secondo e oltre per gli affluenti piu' importanti e di oltre
3.000 m(elevati al cubo) al secondo per il Toce in prossimita'  della
foce.  Le  portate  cosi'  ingenti scorrono su pendenze che aumentano
dalla foce del Toce e degli affluenti verso monte, dando cosi'  luogo
a  velocita'  molto  elevate  della  corrente  e conseguenti fenomeni
erosivi, che originano il trasporto solido. Le energie in gioco  sono
tanto  piu'  grandi quanto piu' elevati sono il volume e la velocita'
del trasporto. Nei tratti di monte del F.Toce e  degli  affluenti  la
dimensione   del   trasporto   puo'   essere   molto  rilevante,  con
trascinamento di massi di dimensioni medie del metro e piu',  mentre,
nel tronco terminale vengono movimentate particelle di limo.
  Si  comprende  quindi  da  cio' come gli interventi di sistemazione
dell' alveo debbano necessariamente prevedere tipologie  diverse,  in
funzione  delle  sollecitazioni  cui le difese devono fare fronte. Il
movimento  della  corrente,  ove  il  trasporto  e'   rilevante,   e'
disuniforme:   poiche'   la  velocita'  e'  piu'  elevata  dove  piu'
favorevoli sono le condizioni di  pendenza,  nello  stesso  luogo  s'
accentua  il  trasporto  solido  che, accumulandosi, provoca tuttavia
ostacolo al movimento della corrente,  costringendola  a  deviare  in
zona  piu'  favorevole. La corrente liquida che trascina il trasporto
assume cosi' un andamento  divagante,  in  funzione  della  rugosita'
dell'   alveo   che  ostacola  il  moto  e  che  varia  parimenti  in
continuazione.  Si  assiste  quindi  al  continuo  modificarsi  delle
velocita'  nell'  ambito  della stessa sezione, le cui sponde vengono
interessate dagli urti e dalle azioni  tangenziali  esercitate  dalla
corrente.  Come piu' avanti descritto, le sollecitazioni sulle sponde
possono  assumere   valori   molto   elevati,   in   funzione   della
granulometria  del  trasporto.  Le  eventuali  opere di difesa devono
percio' essere dimensionate tenendo conto di  queste  sollecitazioni.
I  fenomeni  di  dissesto  indotti dalla dinamica sopra descritta nei
vari riali e torrenti che compongono la rete idrografica, interessano
il piede dei versanti incombenti sugli stessi, che  subiscono  quindi
fenomeni  erosivi  che  si  esaltano al crescere delle piene. Aumenta
cosi'  l'  apporto  in   alveo   di   materiale   solido   aggravando
ulteriormente il dissesto.
  Il  trasporto  solido  viene oltre a cio' incrementato dai fenomeni
franosi che interessano i versanti indipendentemente dall' azione dei
corsi d' acqua. Particolarmente grave e caratteristico  dei  torrenti
del  bacino  del Toce e' il fenomeno delle onde di piena, causate dal
crollo repentino degli sbarramenti temporanei che  si  formano  nell'
alveo per effetto del trascinamento di piante e di tronchi d' albero.
  L'  onda  di  piena  che ne consegue produce, sull' alveo di valle,
esondazioni e danni molto ingenti.  Al  decrescere  dell'  evento  di
piena,  il  trasporto  solido  si  deposita  lungo  l' alveo causando
sovralluvionamenti che innalzano la quota di fondo. Cio' costituisce,
in occasione delle piene successive, motivo di ulteriori  deviazioni,
ed   esondazioni  del  corso  d'acqua.  Per  questa  ragione  risulta
opportuno  procedere,  con  criteri  razionali,  e  nelle   localita'
opportune,   a   disalvei  che  consentano  di  mantenere  i  livelli
mediamente costanti.
4.3 Tipologia dei dissesti
  Il progetto trae gli elementi base dall' esame dei dissesti in atto
dopo l' evento di piena dell' agosto  1987.  I  dissesti  di  seguito
descritti  sono quelli piu' rilevanti, che interessano soprattutto il
fondovalle e l'  assetto  idrogeologico  del  fiume.  Allo  scopo  di
analizzare  il  funzionamento  dell'  asta fluviale interessata, sono
state individuate le seguenti sezioni caratteristiche:
sez. n.   ubicazione                   bacino di dominio (Kmquadrati)
  1      Cascata del Toce               61,40
  2      confluenza Torrente Vannino   104,30 (compr. T. Vannino)
  3      sbarramento fondovalle        121,00
  4      confluenza Torrente Vova      154,10 (compr. T. Vova)
  5      sbarramento Piedilago         190,70
  6      confluenza Torrente Devero    314,20 (compr. T. Devero)
  7      confluenza Torrente Alfenza   338,70 (compr. T. Alfenza)
  8      sbarramento Crevoladossola    371,60
dall'esame di dettaglio dei dissesti provocati dall' evento dell'
agosto 1987 derivano le seguenti osservazioni.
Tratto dalla sezione Cascata del Toce alla sezione Ponte (a monte del
T. Vannino)
  La  portata liquida del Fiume Toce ha determinato erosioni spondali
limitate. Si sono avute esondazioni  in  alcuni  tratti.  La  portata
solida  delle  conoidi,  di  tipo  pensile  con  pendenze elevate, e'
risultata rilevante, ed ha causato,  in  sponda  sinistra  del  Toce,
notevoli  depositi  di  trasporto  solido  con erosioni delle conoidi
stesse in corrispondenza ai rii:
- Scelp con bacino di 5,60 Km(quadrati)
- Talli con bacino di 0,80 Km(quadrati)
- Stelli con bacino di 1,00 Km(quadrati)
- Tamia con bacino di 4,30 Km(quadrati)
  Dei 76,3 Km(quadrati) di bacino fino alla sezione 1, circa il 64%
e' controllato da invasi ENEL, che hanno determinato, anche se in
misura non valutabile, una laminazione delle portate di piena del
Fiume Toce. I danni maggiori sono stati percio' provocati dal
trasporto solido dei rii in sponda sinistra sopra citati, trasporto
solido che si e' depositato in prevalenza sulle conoidi oggetto di
insediamenti civili ed agricoli.
  Sull'origine del trasporto solido ha avuto  notevole  incidenza  l'
attivita'  di valanga, a cui sono attribuibili parte dei dissesti che
alimentano il trasporto solido stesso. Va inoltre evidenziato come le
sezioni di deflusso attribuite ai  ponti  della  strada  statale  sui
riali  sopra  elencati  siano  insufficienti ai deflussi di piena. La
strada statale, infatti, e' stata  danneggiata  oppure  asportata  in
corrispondenza degli attraversamenti dei riali stessi.
TORRENTE VANNINO (BACINO KMQUADRATI 20,9)
  Il   trasporto   solido   del   torrente,   oltre  a  provocare  lo
sconvolgimento del tratto terminale della  conoide,  e'  stato  cosi'
rilevante  da  provocare, poco prima della confluenza del Fiume Toce,
l'  ostruzione  dell'  alveo  stesso  con  superamento  dell'  argine
esistente  in  sponda destra e conseguente invasione dell' abitato di
Valdo.  Il  bacino  del  T.  Vannino  e'  complessivamente  di   20,9
Km(quadrati)  di  cui  11,6 appartengono all' invaso ENEL. L' intenso
trasporto solido del torrente, oltre a provocarne l' esondazione e l'
erosione delle sponde, ha contribuito in modo rilevante ad alimentare
il trasporto solido del Toce.
TRATTO DALLA SEZIONE DI CONFLUENZA  DEL  T.VANNINO  ALLA  SEZIONE  DI
SBARRAMENTO DI FONDOVALLE
  La  portata  del  fiume  Toce, gia' interessata in questo tratto da
intenso trasporto solido, ha  determinato  allargamenti  e  incisioni
dell'   alveo  e,  considerata  la  relativamente  modesta  pendenza,
depositi  di  materiale  che  in  vari  punti  hanno  determinato  l'
esondazione  del  fiume.  La  portata  solida  delle conoidi, di tipo
pensile  e  con  pendenze  elevate,  ha  causato,  come  nel caso del
torrente Vannino,  rilevanti  depositi  ed  erosione  sulle  conoidi.
Oltre  al  Torr.  Vannino  si  sono dimostrati particolarmente attivi
sotto questo aspetto i rii:
- Bedriol       2,10 Km(quadrati)       in sponda sinistra
- Ecco          2,60 Km(quadrati)       in sponda sinistra
- Fles          0,90 Km(quadrati)       in sponda destra
- Pasper        1,50 Km(quadrati)       in sponda destra
- Fulstuder     1,70 Km(quadrati)       in sponda sinistra
- Steiba        2,20 Km(quadrati)       in sponda sinistra
- Eccoture      0,50 Km(quadrati)       in sponda sinistra.
  Il bacino sovrastante a questa sezione e' di  121  Km(quadrati)  di
cui  il  53%  circa  sottesi  da invasi ENEL. Anche in questo caso il
possibile effetto della laminazione ottenibile con gli invasi  appare
determinante.  In  tutti gli alvei sopra citati e' presente una forte
attivita' di  valanga  durante  i  mesi  invernali,  con  conseguente
innesco di dissesti che alimentano il trasporto solido.
TORRENTE RIBO (BACINO DI 3,5 KMQUADRATI)
  Particolare  corresponsabilita'  negli  effetti distruttivi causati
dal trasporto solido va  attribuita  a  questo  affluente  in  sponda
sinistra  del  fiume  Toce. Tenuto conto delle forti pendenze e dell'
ingente trasporto solido, l' onda di  piena  del  suddetto  torrente,
unita  a  quella  del Fiume Toce ha causato l' erosione dell' alveo e
delle sponde nel tratto compreso fra  la  sez.  2  e  l'  abitato  di
Foppiano.  Nella  zona delle "Casse", l' erosione ha asportato alcuni
tratti della statale ed il ponte a q. 1066 m.s.l.m.. L' alveo del Rio
Ribo e' peraltro sede di forte attivita' di valanga.
TRATTO DALLA SEZIONE DI SBARRAMENTO DI FONDOVALLE ALLA CONFLUENZA DEL
T. VOVA
  Il tratto in oggetto presenta, nella parte iniziale, pendenze  ele-
vate  (oltre  il  20%) che hanno determinato, unitamente al trasporto
solido proveniente sia dal fiume Toce  che  dal  Rio  Ribo,  profonde
incisioni  e dissesti, con asportazione di tratti della statale e del
ponte a q. 1066. La  dimensione  del  trasporto  solido  nella  parte
iniziale  del tratto e' notevole, in misura largamente approssimativa
si puo' ritenere che, nel tratto a valle della confluenza con il  Rio
Ribo,   siano  stati  trasportati  dalla  corrente  massi  di  volume
superiore al m(elevato al cubo). A valle del ponte della  statale,  a
q. 837 m.s.l.m., a monte dell' abitato di Foppiano, la pendenza dell'
alveo assume valori meno elevati, ma l' effetto dell' onda di piena e
del  trasporto ha provocato, oltre che lo sconvolgimento dell' alveo,
profonde erosioni spondali. Alla confluenza con il torrente Vova,  il
bacino del Toce presenta una superficie di 154,10 Km(quadrati) circa.
Oltre  al  torrente  Vova, affluente di sponda destra, il cui bacino,
compreso il bacino del Busin (superiore  ed  inferiore),  e'  di  ca.
12,70  Km(quadrati),  confluisce  in  questo  tratto al Toce anche il
T.Cramec, il cui bacino e' di  9,60  Km(quadrati)  circa.  Ambedue  i
torrenti  sopra  citati sono fornitori di gran quantita' di trasporto
solido   di   taglia   medio-piccola,    con    dimensione    massima
indicativamente  inferiore  a 0,5 m(elevati al cubo). L' Alpe Vova e'
stata dissestata dall' esondazione del rio omonimo  che,  oltre  aver
asportato  le  passerelle agricole, ha invaso la zona a pascolo dell'
alpeggio. Vanno  segnalati  infine  il  Rio  Malagrino  (bacino  0,80
Kmquadrati)  ed  il Rio di Foppiano (bacino 2,5 Kmquadrati) affluenti
in   sponda  destra  in  localita'  Foppiano  -  Chioso,  anch'  essi
apportatori di materiali solidi.
TRATTO DALLA SEZIONE DI  CONFLUENZA  DEL  T.  VOVA  ALLA  SEZIONE  DI
SBARRAMENTO DI PIEDILAGO
  La  pendenza  media  del Fiume Toce, pur assumendo in questo tratto
valori meno  elevati  che  nel  tratto  precedente,  unitamente  alla
portata   solida  molto  rilevante,  ha  prodotto  profonde  erosioni
spondali  e  divagazioni  dell'  alveo,  con  rilevanti  depositi  di
materiali  nelle  zone  invase  dalla  corrente  ed a minor pendenza.
Anche questo tratto  e'  caratterizzato  dalla  presenza  di  conoidi
pensili,  sede  di attivita' di valanga. I rii delle conoidi, come e'
avvenuto nella parte di  bacino  sovrastante,  hanno  divagato  sulla
conoide  lasciando  solcature  profonde  e  depositi di materiale. La
portata di piena ha asportato i ponti o passerelle:
    in localita' Chioso,
    in localita' Passo,
    in localita' S.Rocco,
    in localita' Cadarese (Finera),
    in localita' Cagiogno.
  Il bacino del fiume Toce sotteso alla sezione 5  e'  di  ca.  190,7
Km(quadrati)  di  cui  64,8  controllati  da invasi ENEL. L' erosione
causata dalla piena del Fiume Toce, salvo  i  tratti  ove  e'  uscita
dall'  alveo  divagando, e' avvenuta soprattutto sulle sponde, mentre
il fondo, nei tratti non interessati  da  depositi  o  da  variazioni
brusche  di sezione, non ha subito importanti variazioni di quota. In
pratica si ritiene  che  in  alcuni  tratti,  nonostante  l'  effetto
abrasivo  esercitato  dall'  intenso trasporto solido, pur essenso l'
alveo a fondo mobile, il fondo alveo preesistente si sia  conservato,
anche  laddove  il  diametro medio del materiale costituente il fondo
assume  valori  relativamente  bassi.  Cio'   e'   confermato   dalla
constatazione  che laddove erano presenti, al momento dell' alluvione
del 1987, difese  spondali  in  massi  di  dimensione  adeguata,  con
profondita'  di  fondazione  anche  modeste,  non  si  sono  avute in
generale, nei tratti di alveo  a  pendenza  inferiore  al  3%  circa,
sensibili  erosioni  ne' del fondo, ne' delle difese anche laddove la
corrente ha assunto velocita' elevate. La caratteristica e' comune  a
tutta l' asta fluviale.
TRATTO  DALLO  SBARRAMENTO  DI  PIEDILAGO  ALLA  CONFLUENZA DEL TORR.
DEVERO
  Il tratto e' caratterizzato da una forte ripresa della pendenza,  a
partire  dalla traversa ENEL, che, iniziando dal 3 - 4 % supera il 30
% in corrispondenza della stretta forra rocciosa  che  termina  nella
piana  di  Verampio.  I  maggiori  dissesti  si sono avuti nel tratto
iniziale, a valle dello sbarramento  di  Piedilago,  ove  sono  stati
asportati  il  Ponte  sulla strada per Cagiogno e la passarella sulla
pedonale Cagiogno - Premia. L' alveo, fino all' imbocco della forra a
valle di Cagiogno,  ha  subito  un  notevole  allargamento  incidendo
profondamente  le  sponde. I riali tributari di trasporto solido, che
scavano su conoidi pensili risultano:
    - Rio Cinghio (bacino 1,8 Kmquadrati) in sponda destra
    - Rio degli Orti (bacino 2,2 Kmquadrati) in sponda sinistra.
TRATTO DALLA CONFLUENZA DEL T. DEVERO ALLA CONFLUENZA DEL T. ALFENZA
  La  portata  del  Toce  alla  traversa ENEL di Verampio, al culmine
della piena, come risulta dalle ricostruzioni effettuate, ha superato
la capacita'  di  smaltimento  della  traversa  stessa,  causando  l'
allagamento  della  piana  che ha invasato oltre 500.000 m(elevati al
cubo). L' effetto di laminazione della piena e' stato pero' limitato,
essendo la portata al colmo transitata nella sezione  6  prossima  ai
1.000  m(elevati  al  cubo)/s. Considerate le quote dell' alveo dalla
confluenza del T. Devero alla traversa di Verampio,  l'  allagamento,
in caso di eventi di piena del tipo di quello dell' agosto 87 risulta
inevitabile.  I manufatti esistenti sia a protezione delle sponde che
della derivazione idroelettrica, infatti,  sono  stati  a  suo  tempo
realizzati  con  quote  di  imposta tali da non garantire, in caso di
eventi eccezionali, protezione da eventuali allagamenti per una parte
della frazione. Il bacino sotteso alla sezione 6, pari  a  circa  314
Km(quadrati)  comporta  portate intorno ai 1.000 m(elevati al cubo)/s
con tempi di ritorno dell'ordine di  50  anni.  La  protezione  della
frazione  richiede  la  realizzazione  di  una  muratura d' argine in
rilevato , a partire dall' ingresso del  T.  Devero  sulla  piana  di
Verampio,  che,  sviluppandosi  in  sponda  destra si raccordi con il
rilevato arginale di Braccio.
  All'ingresso della piana di Verampio confluisce  in  sponda  destra
del  Fiume Toce il T. Devero che, alla confluenza, possiede un bacino
di circa 110 Km(quadrati), di cui  circa  37  controllati  da  invasi
ENEL. Il contrbuto alla piena del T. Devero e' stato quindi rilevante
come  portata  liquida. Gravi dissesti sono invece stati provocati da
due affluenti in sponda sinistra del F.Toce.
    - il rio Antolina, che, alla confluenza  possiede  un  bacino  di
circa 6,4 Km(quadrati);
    -  il  rio  Golernia,  che  alla confluenza possiede un bacino di
circa 1,6 Km(quadrati).
  Le origini del fenomeno sono da imputare al grave stato di dissesto
del bacino di monte dei due riali. Le piene,  infatti,  trascinano  a
valle  grandi  quantita' di materiale detritico che erode rapidamente
il letto del torrente allargandosi alle conoidi. Nel  caso  specifico
dei due riali sopra citati, il materiale trasportato a valle e' stato
depositato  sulla  superficie  delle conoidi interessando, oltre alla
rete viaria, gli insediamenti abitativi. Le strutture viarie, le reti
di servizi, gli insediamenti abitativi ed agricoli sulle conoidi sono
state completamente sconvolte.
TORRENTE DEVERO
  Il T. Devero possiede, alla confluenza con il F. Toce, un bacino di
circa 110 Km(quadrati) di cui 37 circa controllati da invasi ENEL. L'
effetto di laminazione delle piene puo' essere quindi  sensibile,  in
funzione  delle condizioni dei suddetti invasi. Nel caso dell' evento
dell' agosto 87 la piena del T. Devero ha interessato in  particolare
l'  alpe Devero (q.1650), il Rio Buscagna, il Rio Bondolero ed il Rio
Freddo, tutti affluenti del T. Devero, con dissesti pronunciati degli
alvei.  Nel  tratto  Goglio  Verampio  si  sono  verificate  erosioni
spondali  in  corrispondenza  della  frazione  Osso  (Croveo) ed all'
uscita della forra a Verampio.
TRATTO  DALLA  CONFLUENZA  DEL  T.  ALFENZA  ALLA  TRAVERSA  ENEL  DI
CREVOLADOSSOLA
  L'effetto  della  portata liquida e del trasporto solido nel tratto
considerato e' stato devastante. Il FIUME TOCE, carico  di  materiali
derivanti  dai  riali di monte, ha divagato ed eroso profondamente le
sponde iniziando l' azione distruttiva subito a valle  della  sezione
di Verampio.
  Il Torrente Alfenza, che possiede un bacino di 8,4 Km(quadrati), ha
causato  notevoli  danni  alle opere di protezione e contenimento sia
nel tratto di  monte  che  nel  tratto,  in  parte  canalizzato,  che
attraversa  la  zona  abitata  di  Crodo,  depositando  il  materiale
trasportato dopo  il  termine  della  canalizzazione  a  valle  della
statale,  prima  della  confluenza  con  il fiume Toce. A valle della
confluenza con il T. Alfenza, in sponda  sinistra,  due  riali  hanno
causato gravissimi dissesti:
    -  Il Rio Grande, con bacino di 1,9 Km(quadrati), ma con pendenza
elevata; il materiale detritico trascinato dalle piene  ha  provocato
frane  nell'  alveo  che  hanno esaltato il fenomeno di piena creando
sbarramenti fatiscenti, che crollando, hanno a loro  volta  innescato
dissesti  e  trasporto  di  ingenti  quantita' di materiale solido di
grandi  dimensioni.  Il  crollo  degli  sbarramenti   fatiscenti   ha
raggiunto  il  fiume  Toce superandolo ed investendo l' area occupata
dagli impianti e dai fabbricati delle terme di Crodo.  Le  dimensioni
del   tasporto   solido,  a  causa  delle  pendenze,  sono  risultate
imponenti;
    - Il Rio Piccolo,  con  bacino  1,1  Km(quadrati),  che  presenta
caratteristiche  identiche  al Rio Grande, ha inciso profondamente il
suo alveo interrompendo il collegamento stradale con la  frazione  di
Alpiano Superiore. In prossimita' alla confluenza dei due riali sopra
citati il Fiume Toce, arricchito dai detriti trasportati, ha divagato
in   corrispondenza   all'  abitato,  erodendo  alveo  e  sponde.  In
particolare e' stato pericolosamente intaccato il terrazzo su cui  e'
insediata  la frazione di Alpiano Superiore. Nel tratto a valle delle
Terme di Crodo, ove la pendenza media scende dal 6 al 2,3 % circa, si
rileva  divagazione  dell'  alveo  ed  erosione  delle  sponde,   con
asportazione di ampie zone coltivate, rappresentano la caratteristica
saliente  del  dissesto.  Tutte  le passerelle agricole realizzate in
alveo a partire dal 1900 sono state distrutte dalla piena.  La  forra
di Pontemaglio ha determinato, a causa delle piccole dimensioni della
sezione  di  passaggio,  la  formazione di un risalto con conseguente
cambiamento  di  regime  da  veloce  a   lento   della   corrente   e
sopraelevazione  del  livello,  che  si e' pericolosamente avvicinato
alla quota del piano stradale che entra in quel tratto  in  galleria.
Nel  tronco terminale, a monte della traversa ENEL di Crevoladossola,
l' erosione spondale ha interessato il  margine  della  zona  abitata
delle  frazioni di Roledo di Montecrestese ed Oira di Crevoladossola,
asportando le passerelle ed ampie superfici di terreno agricolo.
4.4 Stato di fatto e manutenzione opere di sistemazione idrogeologica
gia' realizzate
  La  prassi  abituale  nella  realizzazione  degli   interventi   di
sistemazione  idrogeologica ha fino ad ora comportato generalmente l'
abbandono delle opere dopo la loro ultimazione. Tale situazione e' da
considerarsi emblematica  nel  bacino  del  Toce.  Poiche'  le  opere
realizzate  subiscono  negli  anni sia le azioni disgregatrici dovute
agli  eventi  calamitosi,  sia  l'  invecchiamento  naturale,  si  e'
constatato   che   spesso   alcuni   manufatti,  anche  di  rilevante
importanza, sono in stato di pressoche' totale abbandono con  livelli
di  degrado  che  richiedono interventi di manutenzione straordinaria
urgente.
  Considerato   il  frequente  ripetersi  di  eventi  di  piena,  gli
interventi di manutenzione sono percio' indispensabili  sia  per  non
dover  rifare  integralmente  manufatti  piu' dissestati, sia perche'
tali  investimenti  sono  da  considerarsi  produttivi,   in   quanto
impediscono  la  generazione  di  nuovi dissesti. Si ritiene pertanto
opportuno provvedere ad un censimento delle varie  opere  realizzate,
onde organizzare la manutenzione programmata. I criteri con cui si e'
finora operato nella realizzazione delle difese, sono prevalentemente
motivati dalla necessita' di proteggere i territori urbanizzati dalle
piene  ricorrenti. Tale obiettivo e' stato tuttavia raggiunto solo in
parte, in quanto, ad oggi, sia sull' asta principale del F. Toce, che
sugli  affluenti,  esistono  molte  aree  urbanizzate   che   vengono
regolarmente  interessate dagli eventi di piena (vedasi alluvione del
1993) con conseguenze spesso catastrofiche.
  In particolare,  in  via  riassuntiva,  si  riscontra  la  seguente
situazione del Toce ed i suoi affluenti piu' importanti:
FIUME TOCE DALLA SORGENTE FINO A CREVOLADOSSOLA.
  Gli  interventi  piu'  consistenti  sono  stati  realizzati dopo l'
alluvione dell' agosto 1987. Precedentemente, le opere di  protezione
eseguite  erano  soprattutto legate agli impianti idroelettrici dell'
ENEL. Gli interventi effettuati dopo  il  1987  hanno  consentito  di
evitare  danni agli abitati durante la piena del settembre 1993. Essi
consistono in difese spondali e soglie di fondo realizzate secondo le
tipologie di cui alle tav. 21 -  25  dell'  allegato  quaderno  delle
opere  tipo.  Si  tratta  di  opere  di  tipo  rigido, considerate le
sollecitazioni in cui vengono sottoposte durante le piene.
FIUME TOCE DA CREVOLADOSSOLA ALLA FOCE
  Le opere recenti, realizzate dal Magistrato per il  Po,  consistono
in difese spondali di tipo rigido costituite da mantellate in pietra,
con  basamento  inclinato,  ad  uno  o  piu'  gradoni con retrostante
terrapieno, realizzate  in  sostituzione  od  in  prosecuzione  delle
difese  preesistenti,  costruite  in  varie  epoche,  consistenti  in
accoltellato in pietrame, su terrapieno, con pietre bloccate tra loro
da scaglie, telai in larice con specchiatuta di qualche mq., inseriti
nell' accoltellato, contribuiscono a dare alle stesse  la  compatezza
necessaria.  Tali  difese sono generalmente protette da scogliere che
rivestono  la  funzione  di   antisifonamento   e   vengono   percio'
parzialmente  demolite  dalle  piene oppure affondano nell' alveo con
conseguente necessita' di rinnovamento.
TORRENTE MELEZZO OR.LE ED OCC.LE
  A seguito dell' alluvione dell' agosto 1978, sono state  realizzate
opere   di   sistemazione   di   tipo   longitudinale  e  trasversale
principalmente sul T. Melezzo Orientale nel tratto fra Crana e  Meis.
L'  ipotesi  progettuale  e' consistita nel cercare di assegnare all'
alveo del torrente, oltre che le sezioni necessarie al deflusso delle
portate di piena, una pendenza che fosse il piu' vicino  possibile  a
quella  di  equilibrio.  Cio'  mediante  salti  di fondo ottenuti con
briglie. Le difese longitudinali sono costituite da  blocchi  in  cls
legati  fra  loro  da  ferri  d'  armatura.  Il sistema, integrato da
gabbioni, risulta semirigido e segue con sufficiente flessibilita' la
modellazione dell' alveo determinata dalle piene.   L' intervento  ha
dato esito positivo ma va completato e mantenuto in efficienza.
  Sul  Melazzo  Occidentale sono state invece eseguiti, dopo il 1978,
lavori di manutenzione alle difese esistenti ed e'  stato  realizzato
un  intervento di regimazione della portata solida consistente in una
briglia selettiva posta nella parte media del bacino, che ha  fornito
buoni  risultati.  Tale  briglia  richiede  di  essere periodicamente
vuotata, intervento che fa ovviamente parte  della  manutenzione.  Il
tronco  terminale,  in  localita'  Masera  e' stato protetto mediante
difese rigide del tipo di cui alle tav. 21 - 25  del  quaderno  delle
opere tipo.
TORRENTE DIVERIA
  Le  opere  fino  ad ora eseguite hanno riguardato principalmente il
tronco terminale e difese a tratti in prossimita'  dell'  abitato  di
Varzo.  Nessuna  opera  di regimazione del trasporto solido e' ancora
stata realizzata.
TORRENTE ISORNO
  Sono state  eseguite  opere  di  difesa  lingitudinali  nel  tronco
terminale  ed  una  grande  briglia  selettiva  (capacita' utile cira
200.000 m(elevati al cubo)  di  materiale  solido)  immediatamente  a
monte  della forra terminale. Nulla e' stato ancora realizzato per la
sistemazione dei versanti a valle, interessati da gravi dissesti.
TORRENTE BOGNA
  La sistemazione del tronco terminale inizio' dopo il  1500  con  la
realizzazione  dell'  argine in sponda destra chiamato il "Muraccio".
In epoca recente sono state costruite lungo tutta l' asta  una  serie
di  briglie  in  pietrame e cls. con salti variabili, dell' ordine di
qualche metro, che, pur non avendo influenza  sulla  regimazione  del
trasporto  solido,  hanno  tuttavia  ridotto  l'  erosione durante le
piene. Considerate le condizioni della parte medio alta  del  bacino,
con  presenza  di  frane  e  di  aree  instabili,  la  bonifica  deve
interessare anche i versanti. Le opere di manutenzione dei  manufatti
realizzati in passato risultano ormai indifferibili.
TORRENTE OVESCA
  L'  alluvione  del  settembre  1993 ha prodotto seri dissesti nella
parte medio alta del bacino e nel tronco terminale. Le opere fino  ad
ora  realizzate  hanno identiche caratteristiche a quelle a suo tempo
realizzate sul torrente  Bogna.  Nessuna  opera  di  regimazione  del
trasporto  solido  e'  stata  ancora  eseguita.  Anche  per l' Ovesca
risultano indispensabili manutenzioni urgenti.
TORRENTE ANZA
  La  parte  alta del bacino, immediatamente a ridosso del ghiacciaio
del Rosa, ha subito le conseguenze del sissesto verificatosi al  Lago
delle  Locce  e  dell'  alluvione  del Sett. 1993, con esondazioni in
varie zone e sifonamento di parte delle difese esistenti.
  Franamento  delle  sponde  e  dissesti  di  vario  tipo   si   sono
verificati,  nel  settembre  1993,  lungo  tutto  l' alveo, con grave
rischio per gli abitati posti a margine dell' Anza.  Urgente  risulta
la  necessita' di realizzare nuove opere oltre che di provvedere alle
manutenzioni necessarie per le opere esistenti. Il tronco  terminale,
in  localita'  Piedimulera,  e'  stato  regimato  mediante arginature
spondali rigide del tipo tradizionale. Tali arginature si  raccordano
con quelle del F.Toce, realizzate dal Magistrato del Po.
AFFLUENTI DEL TOCE IN GENERALE
  Le  situazioni descritte per gli affluenti piu' importanti del Toce
si  ripetono  sistematicamente  sugli  affluenti  minori  per   quali
valgono, in generale, le seguenti considerazioni:
    -  le  opere  realizzate  nel  corso  di  questo  secolo ed anche
antecedentemente sono in parte abbandonate ed  in  parte  dissestate.
E'   quindi   necessario   provvedere   alla   loro  manutenzione  ed
integrazione;
    - le opere realizzate a partire dall' alluvione del  1978  devono
essere  completate  ed  integrate con i nuovi interventi proposti. In
generale deve essere organizzata la loro manutenzione.
4.5 Analisi sintetica della situazione ambientale
  Fino al termine del secolo scorso i soli manufatti  realizzati  sui
corsi  d'  acqua  nel  bacino  del F. Toce erano costituiti da difese
spondali ubicate in  prossimita'  degli  abitati,  per  contenere  la
portata  del  corso d' acqua durante le piene. Tali manufatti avevano
percio' la funzione di argini di piena. A partire dai primi anni  del
'900,   la   realizzazione   degli  impianti  idroelettrici  e  degli
stabilimenti industriali hanno profondamente modificato l'  andamento
delle  portate  medie  negli alvei e l' inquinnamento del F. Toce, in
modo particolare nel tratto a sud di Domodossola. Gli scarichi urbani
e la comparsa dei detersivi non  degradabili  hanno  poi  compromesso
anche la parte montana degli affluenti del Toce soggiacenti ai nuclei
abitati.   Il  carico  inquinante  scaricato  nel  Fiume  Toce  dalla
fabbricazione dei prodotti chimici e siderurgici, che impegnava  fino
al  1980  oltre  10.000  addetti,  ha percio' determinato una pesante
riduzione della vita biologica negli alvei.
  La realizzazione di opere idrauliche per la regimazione delle piene
ha interessato alcuni tratti del fiume, come in corrispondenza  della
superstrada  del Sempione e dello scalo ferroviario internazionale di
Beura,  e  risultano  disponibili  ampi  spazi  di  espanzione  e  di
divagazione  e  le arginature ad oggi realizzate hanno la funzione di
difendere i territori urbanizzati dalle piene e  non  interessano  le
portate ordinarie.
  Negli anni attorno al 1990, la crisi industriale e la chiusura o la
drastica  riduzione  degli  stabilimenti industriali, unitamente all'
entrata  in  funzione  degli  impianti  di   depurazione   realizzati
recentemente  per  i  nuclei  urbani  piu' importanti, hanno prodotto
qualche  miglioramento  nella  vita  biologica  del   F.   Toce.   La
rinaturazione  del  F.  Toce  e  dei  suoi  affluenti,  allo scopo di
migliorare il ciclo biologico, tenuto conto di quanto sopra  esposto,
deve    considerare   pertanto   l'   opportunita'   di   controllare
razionalmente l' inquinamento provocato dalle industrie e dai  centri
abitati  e,  nel  limite  del  possibile, la portata rilasciata nell'
alveo nei periodi di magra.
  Per quanto attiene infine le aree boscate, si  puo'  ritenere  che,
dopo le massicce azioni di disboscamento eseguite fino al 1950 circa,
lo  stato  di  copertura  attuale  dell'  intero  bacino del Toce sia
adeguatamente esteso.
5 INDIVIDUAZIONE DEI CRITERI DI INTERVENTO
5.1 Classificazione delle zone oggetto di intervento in funzione  del
rischio
  Nell'  ambito  del  progetto  di  S.P.P.  elaborato dalla Comunita'
montana della Val d' Ossola per conto della  Regione  Piemonte,  sono
state  prodotte  cartografie tematiche di sintesi delle condizioni di
stabilita' dei versanti e della vincolistica  attualmente  applicata.
In  esse  sono  evidenziate le aree instabili, quelle, potenzialmente
instabili ed a stabilita' incerta, i principali movimenti  franosi  e
le aste torrentizie caratterizzate da erosioni e trasporto solido, le
conoidi   stabili   ed   attive,  i  principali  fenomeni  valanghivi
riconosciuti. Inoltre, sulla carta dei vincoli sono state indicate le
zone  esondabili  di  fondovalle.  Poiche'  l'  antropizzazione   del
territorio  e'  un  dato  di fatto e non risulta in pratica possibile
modificare tale realta', laddove necessario gli  interventi  proposti
sono  diretti  alla  stabilizzazione  dei versanti e delle conoidi ed
alla regimazione e sistemazione dei corsi  d'  acqua,  tenendo  conto
della   necessita'  di  provvedere  con  immediatezza  dove  esistono
condizioni di pericolo per "danno incombente" su abitati e  strutture
aventi rilevanza economica.
  Le  aree  interessate  dal  programma  degli  interventi sono state
classificate in quattro categorie, in funzione del livello di rischio
esistente:
    I Zone a rilevante pericolosita' per gli insediamenti abitativi a
seguito di piene gravose: in tale situazione  si  trovano  pressoche'
tutti   gli   insediamenti   abitativi  a  margine  del  Fiume  Toce,
frequentemente edificati sulle conoidi  degli  affluenti.  Tali  aree
devono  essere  difese  nel migliore modo possibile. L' impiego delle
tecniche di ingegneria naturalistica e' limitato alle sole  zone  con
bassa  velocita'  e  trasporto  solido  con  tipologie  prevalenti in
sezioni ristrette e l' utilizzo di muri cellulari  verdi,  gabbionate
verdi,  terre armate verdi con piede rinforzato. Con l' aumentare dei
due citati parametri (velocita' e trasporto solido)  sono  necessarie
opere  miste  o  rigide.  Oltre  valori  di  velocita'  massima della
corrente dell' ordine di 6-7 m/s sono possibili solo opere rigide  in
massi e calcestruzzo.
    II  Zone  con  pericolo  per  gli insediamenti abitativi o per le
attivita' economiche o infrastrutture in generale, in cui l'  effetto
di  una  piena  non controllata da opere di regimazione puo' produrre
danni alle abitazioni ed agli insediamenti a  carattere  economico  -
industriale. Sono comprese in questa categoria le aree urbanizzate ed
artigianali  -  industriali,  poste a relativa distanza dal F. Toce e
dagli affluenti, il cui rischio risulta meno elevato ed  i  manufatti
possono di conseguenza essere realizzati con tipologie costruttive di
minor impatto ambientale.
    III  Zone con pericolo per soli insediamenti a carattere agricolo
oppure destinate ad attivita' economiche o infrastutture in generale,
senza  la  presenza  di  insediamenti   abitativi.   Gli   interventi
riguardano  in  generale  opere  di ripristino della sezione di alveo
modificate a seguito di fenomeni di deposito ed erosione interessanti
l'  alveo  stesso,  poiche',  senza  intervento,  e'  presumibile  un
ampliamento del dissesto.
    IV  Zone  a  rischio, non interessate da alcun intervento, oppure
zone con insediamenti solo agricoli, destinate a fungere da cassa  d'
espansione  per  le  piene, ove non vengono realizzate opere di alcun
tipo. Versanti e corsi d' acqua in generale, ove  risulta  possibile,
senza  limiti  di alcun genere, l' utilizzo di tecniche di ingegneria
naturalistica.
  L' evidenziazione del rischio cosi' come sopra descritto impone  la
necessita'  di  porre  dei vincoli all' ulteriore antropizzazione del
territorio, laddove  il  rischio  appare  reale  e  sono  previsti  e
realizzati  interventi  per la sua riduzione. Tali vincoli comportano
sia il divieto di  edificabilita'  nelle  aree  soggette  al  rischio
stesso  sia  il  divieto all' utilizzo in generale del territorio per
scopi diversi da quelli agricoli e forestali in atto. Il mantenimento
del vincolo e' ovviamente legato alla presenza del rischio: nel  caso
gli  interventi  eseguiti modifichino il livello di rischio, verranno
conseguentemente modificati anche i  vincoli  assegnati.  Qualora  la
situazione  di  rischio  esistente  nell'  area oggetto di intervento
induca maggior livello di rischio su aree con insediamenti  abitativi
posti a valle, il rischio stesso si adegua ovviamente alla situazione
piu' pericolosa.
5.2 Criteri generali di valutazione delle priorita'
  Per quanto riguarda i criteri di valutazione delle priorita' appare
opportuno  rifarsi  ai  contenuti  del  Decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei Ministri del 23 marzo 1990,  il  quale  costituisce  l'
"Atto  di  indirizzo  e di coordinamento ai fini della elaborazione e
della adozione degli schemi previsionali e programmatici di cui  all'
art.31  della  legge  18 maggio 1989, n. 183, recante le norme per il
riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo".
  In esso, al paragrafo  5.2,  nell'  ambito  della  descrizione  dei
criteri generali da eseguire nella valutazione delle priorita', viene
precisato  che:  "  La valutazione delle priorita' sulla base dei tre
criteri dell' incolumita' delle popolazioni, del danno  incombente  e
dell' organica sistemazione costituisce uno dei passaggi fondamentali
ai fini della definizione della metodologia di carattere generale per
la  individuazione  degli  interventi  piu' urgenti da inserire negli
schemi  (art.31  lett.c).  Detti   interventi   non   sono   comunque
riconducibili ne' al pronto intervento (art.1 del decreto legislativo
12  aprile 1948, n. 1010), ne' ai lavori di somma urgenza (art.70 del
regio  decreto  25  maggio  1895  n.350)  in  quanto  questi   ultimi
consentono  di  attivare  specifiche procedure miranti a fronteggiare
particolari situazioni contingenti connesse ad un pericolo in atto  o
immediato,  bensi'  sono  imposti dalla necessita' di provvedere alla
soluzione di situazioni di pericolo con probabile rischio a persone o
cose nonche' di compromissione irreversibile dell' uso delle  risorse
ambientali   sulla  base  di  valutazioni  che  tengano  conto  della
probabilita'   del   danno,   della   vulnerabilita'   del   contesto
territoriale  e  ambientale  e  del valore monetario o ambientale dei
beni che risultano esposti.
  L' individuazione delle aree dove risulta essere  piu'  urgente  la
necessita'  di  intervenire  potra'  quindi  essere  effettuata,  ove
possibile, sulla base della  integrazione  tra  valutazioni  riguardo
alla  probabilita'  che  un  evento produttivo di danno si verifichi,
alla vulnerabilita' del contesto territoriale ed ambientale su cui si
abbatte ed infine al valore  monetario  o  ambientale,  di  beni  che
risultano   esposti   anche   in   considerazione   del  loro  pregio
naturalistico e/o culturale escludendo da quest' ultima,  ovviamente,
la vita umana da salvaguardare comunque.
  In  piena  coerenza  con  il disposto dell' art. 31 lett c) saranno
privilegiati gli interventi  compatibili  con  i  prevedibili  futuri
assetti  del  bacino da definirsi in sede organica sistemazione e che
siano caratterizzati dal carattere di definitivita',  dalla  coerenza
con  la  finalita'  della  legge e dalla capacita' di includere sulle
cause dei fenomeni di dissesto e di degrado  e  non  solamente  sugli
effetti.
  In conformita' con i principi sopra esposti, si indicano i seguenti
indirizzi  generali  comunque  per  la definizione degli interventi e
delle relative modalita' di concezione:
    a) per interventi devono intendersi  tanto  la  realizzazione  di
opere  quanto  azioni  finalizzate al mantenimento o al ripristino di
condizioni di equilibrio naturale e  di  legittimo  e  razionale  uso
delle  risorse,  quali  l' apposizione di vincoli, l' applicazione di
incentivi e disincentivi, l' attivazione di particolari modalita'  di
gestione, nonche' azioni di prevenzione e di controllo, ecc;
    b) il bacino andra' considerato nel suo complesso, affrontando in
modo  adeguato  le  problematiche  del  dissesto  idrogeologico e del
degrado ambientale e prevedendo interventi orientati  non  solo  alla
difesa  dalle  calamita'  quali eventi macroscopici ed istantanei, ma
anche finalizzati alla  salvaguardia  della  dinamica  evolutiva  del
contesto  fisico  naturale,  da  condizionare  esclusivamente  ad  un
appropriato uso del territorio e comunque improntata al  risanamento,
tutela  e ripristino della struttura ambientale caratteristica tenuto
conto degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti;
    c) la scelta tipologica dell' intervento dovra' essere verificata
rispetto a soluzioni alternative, individuando quella ottimale  sulla
base  di  analisi  costi  -  efficacia,  ma soprattutto privilegiando
quelle a minore impatto  ambientale  con  particolare  riguardo  alle
esigenze di tutela di beni culturali e ambientali;
    d)  il  superamento  delle  situazioni di dissenso e/o di degrado
dovra' essere conseguito, ove possibile, mediante il ripristino o  il
riequilibrio  delle  condizioni  naturali  preesistenti attraverso la
programmazione dell' uso delle risorse ambientali e/o l'  apposizione
di appropriati vincoli e prescrizioni;
    e)   nella  definizione  e  progettazione  dei  nuovi  interventi
infrastrutturali sara' considerato il superamento delle situazioni in
atto dovute ad un legittimo o irrazionale uso della risorsa, cioe' di
tutte quelle situazioni  che  comportino  o  facilitino  fenomeni  di
dissesto idrogeologico, di inquinamento e/o di degrado della risorsa;
    f)   saranno   privilegiati  interventi  di  manuntenzione  e  di
completamento e/o ampliamento di opere...;
    g)  saranno  privilegiati  gli  interventi  relativi  a  contesti
territoriali caratterizzati da  compresenza  del  maggior  numero  di
situazioni di particolare interesse;
    h)  gli interventi saranno coordinati con le azioni in corso o in
programma  e  dovranno  essere  significativi  rispetto   alle   piu'
rilevanti problematiche di bacino.
  Per  ciascun  intervento  sara'  valutato il fabbisogno finanziario
relativo".
5.3 Criteri generali di intervento
  Individuato il livello di  rischio  e  confermata  l'  esigenza  di
intervenire,   risulta   pertanto   evidente  come  la  priorita'  di
intervento sia  strettamente  connessa  con  il  livello  di  rischio
stesso.  Nell'  ambito di una classificazione preliminare, si ritiene
di far coincidere il livello di priorita' con quello di  rischio.  La
priorita'  qui  indicata deriva percio' da constatazioni di carattere
tecnico conseguenti all' esame del territorio.  Poiche'  e'  scontato
che  qualsiasi intervento sull' ambiente naturale provoca conseguenze
di vario tipo,  in  modo  particolare  di  carattere  biologico,  nel
programma  di  intervento  e  nei  limiti  degli  obiettivi  che  gli
interventi stessi si prefiggono, si terra' conto  della  problematica
seguente:
    -  gli  interventi  prevederanno  la  sistemazione delle conoidi,
essendo  la  portata  solida  delle  conoidi  stesse  fra  le   cause
principali  dei  dissesti  provocati  dal  F.Toce;  si prevede sia la
realizzazione di opere di  difesa  passiva  e  la  regimazione  delle
portate  liquide  e  solide.  La  programmazione  degli interventi ha
tenuto conto dell'  esigenza  di  provvedere  con  immediatezza  alla
sicurezza  delle  aree  antropizzate per evitare ulteriori danni agli
abitati ed alle infrastrutture aventi rilevanza economica per la vita
della popolazione locale.
    - In generale le difese spondali,  ove  previste  per  necessita'
documentate,   non   avranno,   salvo  situazioni  particolari,  come
obiettivo la canalizzazione dei  corsi  d'  acqua  ma  unicamente  la
difesa  delle  piene.  La difesa sponsale verra' pertanto in contatto
con la portata liquida solo in occasione delle piene eccezionali.
    - Le sezioni degli alvei saranno quindi determinate  in  base  ad
una  precisa  delimitazione dell' alveo di piena al fine di contenere
le piene stesse (ove necessario) e non subiranno contrazioni rispetto
alla situazione attuale.
    - Il profilo degli alvei restera' quello  antecedente  l'  evento
alluvionale  del  1987.  Le  operazioni  di disalveo saranno eseguite
unicamente ove il sovralluiovamento provocato dalla piena dell' 87 ha
causato deviazioni del  corso  degli  alvei,  innescando  erosioni  e
frane.  Verranno stabiliti dei riscontri fissi in corrispondenza alle
soglie di stabilizzazione del fondo, che verranno utilizzati  per  il
controllo dei operazioni di disalveo verranno lasciati in posto massi
di  dimensioni tali da conservare il regime alpino al corso d' acqua.
Non verra' pertanto in alcun modo alterato il livello della falda.
    - Le opere  di  regimazione  e  controllo  della  portata  solida
consentiranno  un  flusso  piu' regolare della portata solida stessa,
senza impedire il ripascimento degli alvei.  Va  infatti  evidenziato
che  tutti  i  corsi  d' acqua interessati in questo programma sono a
fondo mobile, con intenso trasporto solido.
    -  Le zone esondabili non interessate da insediamenti abitativi o
di rilevanza economica, saranno conservate tali, garantendo cosi'  in
pratica l' attuale capacita' di laminazione delle piene. In tal senso
verranno  privilegiate  le  sistemazioni  con  tecniche di ingegneria
naturalistica nei limiti della loro applicabilita'  funzionale.  Sono
previste  anche  opere  di  rinaturazione  per  l'  incremento  della
diversita' biotica  degli  ecosistemi  fluviali,  non  finalizzate  a
necessita' idrauliche.
    -  Nella  sistemazione  dei  versanti  le  tecniche di ingegneria
naturalistica saranno applicate nella norma.
5.4 Indicazioni di massima per la  selezione  delle  tipologie  delle
opere idrauliche
  Allo  scopo  di  stabilire  i  criteri  per  la  scelta delle varie
tipologie proposte, dovranno essere verificate le azioni  statiche  e
dinamiche  cui  presumibilmente  sara'  sottoposto  il  manufatto  in
esercizio. Tali azioni, per quanto attiene le opere  longitudinali  e
trasversali, dipendono principalmente dalla velocita' della corrente,
dalla  granulometria e dalla portata del trasporto solido.  La natura
dei terreni e l' azione che questi ultimi determinano  sui  manufatti
costituiscono   parimenti   un   vincolo   importante   nelle  scelte
tipologiche  e  nei  successivi   dimensionamenti.   Risulta   quindi
opportuno   porre   come  criterio  di  orientamento  per  la  scelta
tipologica, il ricorso a specifici parametri  i  quali  non  potranno
comunque,  in  fase  esecutiva,  sostituire una specifica verifica di
calcolo.
  Per velocita' della corrente oltre 5 - 6 m/s, le aazioni di urto  e
di  trascinamento  sulle  difese  possono  raggiungere  valori  molto
elevati, con pressioni dell' ordine della  decina  di  t/m(quadrati).
In  tali  condizioni  le  uniche tipologie in grado di resistere alle
azioni dinamiche prevedono l' impiego di massi collegati tra loro  in
getti  di  cls.  La  tabella  mette a confronto i parametri idraulici
sopra citati con le classi di rischio precedentemente  citate.  Viene
proposto   il  dimensionamento  minimo  funzionale  degli  interventi
distinti in:
    - opere di rinaturazione e di ingegneria naturalistica (da 1 a 12
in elenco tipologie del quaderno delle opere tipo);
    - opere miste (da 13 a 20);
    - opere rigide (da 21 a 25).
  Nella tabella i parametri idraulici sono  ordinati  da  sinistra  a
destra  nel  senso  crescente  della  velocita'  e  del  diametro del
trasporto solido, . le classi di rischio da I a IV vanno da  maggiore
a  minore pericolosita'. La numerazione delle tipologie di intervento
da 1 a 25 e' nel senso di maggiore resistenza strutturale  dell'  op-
era.  La maggiore applicabilita' delle tecniche di rinaturazione e di
ingegneria naturalistica risulta, dalla lettura della tabella, legata
a velocita' e diametro del trasporto solido modesti in aree  a  bassa
pericolosita'.
  Procedendo   verso   parametri  peggiorativi  dal  punto  di  vista
idraulico  e  della  classe  di  rischio,  si  passa  a  tecniche  di
consolidamento  piu'  impegnative  fino  ad  arrivare  all' uso quasi
esclusivo di opere rigide.
  Nel caso del bacino del Toce  la  maggior  parte  degli  interventi
progettati  ricade  nelle  categorie  opere  miste  e rigide, essendo
collocati in zone con elevata velocita' della corrente ed entita' del
trasporto solido e in aree con  presenza  di  insediamenti  abitativi
(classe  I  di rischio). Lungo l' asta del Toce e i suoi affluenti la
possibilita' di intervento e' pertanto  limitata  ad  interventi  con
opere  rigide  o miste, mentre veri e propri interventi di ingegneria
naturalistica sono attualmente  previsti  solo  in  poche  localita'.
Molti   degli   interventi   di   rinaturazione   e   di   ingegneria
naturalistica, tipici dei tratti  di  fondovalle  andrebbero  tuttora
inseriti  nelle  proposte  progettuali,  anche  se non prioritari dal
punto di vista dell' urgenza e della pericolosita'.
5.5. Verifiche tecniche per la selezione ed il dimensionamento  delle
opere idrauliche longitudinali e trasversali sui corsi d'acqua
  Nel  seguito  si elencano le verifiche che dovranno essere eseguite
nella fase di progettazione  esecutiva  degli  interventi  sui  corsi
d'acqua.
  La funzione delle difese spondali, realizzate e previste nel bacino
del  Fiume  Toce, e' principalmente quella di contenere le portate di
piena, salvo l' attraversamento di  alcuni  centri  abitati,  ove  la
situazione di fatto esistente non consente l' assegnazione di sezioni
piu'  ampie  agli  alvei.  Le caratteristiche strutturali delle opere
tipo dovranno essere valutate in funzione  delle  sollecitazioni  che
esse  devono  sopportare. Tali sollecitazioni dipendono da molteplici
fattori che risultano principalmente:
    - la portata liquida e la velocita' della corrente;
    - la portata solida, la sua velocita' e granulometria;
    - la pendenza dell' alveo;
    - la natura dei terreni ove l' opera verra' ubicata.
  Verificata  la  capacita'   della   struttura   a   sopportare   le
sollecitazioni  derivanti  dalle  azioni  di piena, si determineranno
eventuali accorgimenti progettuali tesi a mitigare  gli  impatti.  Va
infine rimarcato che le difese longitudinali dovranno essere in molti
casi  integrate  da  soglie  e  briglie  trasversali  allo  scopo  di
stabilizzare il fondo alveo o regimare il trasporto solido.
  Per quanto riguarda la valutazione della portata  di  progetto  nei
sottobacini del Fiume Toce, dovranno essere utilizzati i metodi della
similitudine  e  della  corrivazione,  a seconda dell' estensione del
bacino stesso. I metodi di calcolo impiegati, in  assenza  di  misure
dirette   di  portata,  forniscono  indicazioni  sufficienti  per  la
valutazione della portata di progetto.  La  scelta  di  tale  portata
dipende  dal  grado  di  rischio  che si vuole affrontare. Si ritiene
comunque che, per le opere in progetto, sia  ragionevole  considerare
un tempo di ritorno pari ad almeno 100 anni.
  Gli   interventi  che  verranno  eseguiti  sugli  alvei  presentano
principalmente una funzione protettiva dall' evento di piena  che  si
esplica  mediante  la  realizzazione di difese spondali, di soglie di
stabilizzazione del fondo e di briglie  di  tipo  selettivo.  Per  il
dimensionamento   delle   suddette   opere  risulta  fondamentale  la
determinazione dei  livelli  di  piena  i  quali,  tenuto  conto  del
carattere  prevalentemente  torrentizio  del  fiume  Toce,  risultano
difficilemnte schematizzabili  attraverso  relazioni  analitiche.  In
prima   approssimazione,   ed   in   funzione  delle  caratteristiche
idrauliche delle varie sezioni, si  ritiene  di  poter  calcolare  le
altezze di moto utilizzando la formula di Chezy.
  Per  quanto  concerne le caratteristiche dei terreni di fondazione,
in generale si puo' ritenere che, salvo casi particolari e nel tratto
terminale del F. Toce non siano  generalmente  presenti  negli  alvei
componenti  limose  rilevanti,  per  cui  il  terreno  di  fondazione
costituito dal trasporto solido del corso d' acqua, con granulometria
varia in funzione della localizzazione dell' opera da eseguire, offre
generalmente adeguato appoggio alle difese.  In  ogni  caso  andranno
comunque eseguite le opportune indagini nei casi specifici.
  La  protezione  al  piede  costituisce  elemento fondamentale della
struttura delle difese. In  generale,  valutata  la  dimensione  piu'
rilevante  del trasporto solido che si ritiene possa transitare nell'
alveo, si  prevede  la  posa  di  una  scogliera  di  protezione  con
dimensione  minima  dei  blocchi  di  almeno  2 - 3 volte superiore a
quella delle dimensioni  massime  del  trasporto  solido  stesso.  La
larghezza e l' altezza della scogliera, nonche' il collegamento tra i
vari blocchi sono da valutare caso per caso.
  Poiche'  la totalita' degli alvei e' a fondo mobile, la presenza di
soglie  trasversali  di  fondo  e'  da  ritenersi  fondamentale   per
garantire  la  stabilita'  delle  difese.  Le  soglie  di fondo vanno
verificate  al  sifonamento  secondo  le  procedure  consolidate.  Il
divagare  della  corrente  di piena, in conseguenza alla presenza del
trasporto solido di fondo, provoca in continuazione  urti  ed  azioni
abrasive  sulle  difese che, nel caso la muratura non sia di adeguata
consistenza, portano rapidamente al crollo della muratura stessa.  L'
azione  dinamica della corrente si esplica in spinte dovute agli urti
di  entita'  tavolta  superiore  alle  10  t/m(quadrati).   In   tali
condizioni,  i  vincoli che legano fra loro i blocchi devono impedire
il disgregarsi delle murature.
  Oltre all' azione dinamica della corrente, la  muratura  d'  argine
deve essere verificata per sopportare la spinta derivante dal terreno
a  monte  dell'  arginatura, anche in condizioni di scalzamento delle
fondazioni. Nel caso di muratura in blocchi chiodati,  le  azioni  di
taglio devono essere ovviamente assorbite dalle suddette chiodature.
5.6  Criteri di applicazione a verifiche di compatibilita' ambientale
negli ambiti di interesse delle sistemazioni idrogeologiche.
  Riguardo alla selezione dei progetti circa il loro  assoggettamento
a  verifiche  di  compatibilita'  ambientale  vengono individuate tre
possibili opzioni:
    1 Progetti  da  non  sottoporre  a  verifiche  di  compatibilita'
ambientale purche' si evidenzi la conformita' tra le tipologie di op-
era  previste  e  quelle riportate dal quaderno delle opere tipo e si
adottino tecniche di ingegneria naturalistica ove previste come opere
di completamento;
    2 Progetti per i quali sono necessari  ulteriori  approfondimenti
conoscitivi di carattere tecnico, per poter decidere sulla necessita'
di assoggettarli a verifica di compatibilita' ambientale;
    3   Progetti   da  assoggettare  a  verifiche  di  compatibilita'
ambientale.
  Per quanto riguarda  i  progetti  viene  innanzitutto  distinta  la
categoria degli interventi di manutenzione, quali pulizie di griglie,
dragaggi,   ecc.  che  per  loro  natura  non  sono  generalmente  da
assoggettare a verifica di compatibilita' ambientale.
  Le verifiche di compatibilita' ambientale  sono  conseguenti  anche
alla  classificaione operata in termini di rischio idrogeologico, nel
senso che nella classe di rischio 1 si tiene generalmente subordinata
la compatibilita' ambientale delle soluzioni proposte  rispetto  alla
primaria  esigenza  della  messa  in  sicurezza degli abitati e delle
infrastrutture esistenti.
  E' fattore vincolante riguardo all' applicazione  di  verifiche  di
compatibilita'  ambientale  l' adiacenza a Parchi o Riserve Naturali,
come indicati nella citata Carta dei Vincoli, nonche' la presenza  di
boschi  naturali o di altre emergenze naturalistiche, la cui presenza
in prima approssimazione va verificata sulla base delle tavolette  in
scala  1:50.000  della  Carta Nazionale Svizzera Fogli 265, 275, 284,
285 (alle voci: Bosco, Bosco rado, Albero o Gruppo di alberi,  Siepe,
Castagneto).
  Future  varianti di destinazione urbanistica di ampliamento ad aree
urbanizzate, vanno comunque sottoposte a verifica  di  compatibilita'
ambientale.