(Allegato-art. 6 )
                               Art. 6. 
 
 
                    Legame con la zona geografica 
 
    L'olio d'oliva e' storicamente uno tra  i  prodotti  maggiormente
caratterizzanti  della  Regione  Marche.  La   sua   reputazione   e'
antichissima come documentato da  numerose  fonti  che  attestano  la
notorieta' dell'olio marchigiano  gia'  in  epoca  romana.  Nel  XIII
secolo, la reputazione dell'olio marchigiano era tale che gli  veniva
riconosciuto un prezzo piu' elevato rispetto  agli  oli  delle  altre
regioni e addirittura, a Venezia,  era  stato  emanato  un  esplicito
divieto di mescolarlo con oli di diversa  provenienza.  Ancora  oggi,
gli oli marchigiani godono di un'ottima reputazione in virtu' di  una
qualita'  costantemente  elevata  e  con   straordinarie   punte   di
eccellenza, come dimostrano i  numerosi  riconoscimenti  ottenuti  in
competizioni nazionali e internazionali dalle  nostre  aziende  negli
ultimi anni. 
    La diffusione della coltura dell'olivo nella  regione  Marche  e'
stata influenzata nei secoli dalle condizioni ambientali locali quali
il clima, il suolo e la sua geomorfologia, fertilita' e non ultimi  i
fattori culturali ed umani che  le  persone  insediate  hanno  potuto
esprimere. L'evoluzione storica dei sistemi gestionali  nelle  Marche
per l'olivo ha assunto il fattore  limitante  geografico  verso  nord
come terra vocata alla sua coltivazione. Il fattore limitante e' dato
dalle gelate tardo invernali ed anche primaverili che nella storia ha
provocato spesso la morte della pianta esterna cui  ha  fatto  sempre
seguito la sua ricostituzione ripartendo dai  nuovi  getti  radicali.
Nonostante cio' l'olivicoltura marchigiana e' presente  in  tutte  le
zone collinari litoranee ed interne sia  in  coltura  promiscua  come
piante sparse ed ultimamente come impianti specializzati. Difatti  si
assiste per la coltura arborea -  olivo  -  ad  una  specializzazione
nelle aree litoranee e di media collina ove si sono realizzati  nuovi
impianti e  ove  si  possono  razionalizzare  le  tecniche  colturali
riguardanti la potatura, la  raccolta,  la  lotta  fitosanitaria,  se
necessaria. Di contro, nelle aree interne e pedemontane  permane  una
olivicoltura marchigiana marginale ove con  l'aspetto  produttivo  si
esalta  la  conservazione  del  paesaggio  e  del   ricordo   storico
documentale  legato  all'appoderamento  diffuso   ed   alla   cultura
familiare ivi insediata  in  quanto  pianta  perenne.  Le  condizioni
pedoclimatiche della zona litoranea assicurano un  regolare  processo
di maturazione e riescono a garantire la produzione e quindi  reddito
agli olivicoltori. Per l'olivicoltura interna le difficili condizioni
pedoclimatiche influenzano la maturazione, le produzioni, la resa  in
olio ed esaltano la peculiarita' degli oli specie se oltre i  mt  500
s.l.m. Da quanto premesso e' evidente che  la  realta'  colturale  e'
quella della sua diffusione su tutto il territorio coltivabile  e  la
sua maggiore caratteristica, sostenuta dalla sua storia,  e'  la  sua
reputazione. E' altrettanto evidente che il clima ha condizionato nel
tempo  la  coltivazione,  la  diversificazione  delle  cultivar,   la
selezione delle varieta' autoctone e  la  diffusione  di  esse.  Tali
varieta' sono tuttora presenti nei nuovi impianti, e costituiscono la
base di tutti gli oli prodotti nella regione. 
    La qualita' e,  soprattutto,  la  peculiarita'  e'  correlata  in
particolar modo alla presenza delle varieta' locali che arricchiscono
l'aroma di sentori peculiari, e dalle condizioni  pedoclimatiche.  Le
caratteristiche organolettiche riscontrate hanno messo in evidenza un
prodotto in cui prevale il fruttato con gradevoli  note  di  amaro  e
piccante determinate da un buon contenuto in  polifenoli  riscontrato
negli oli. 
    La tecnologia di estrazione ha nelle Marche una lunga tradizione.
Un censimento del 1910 in provincia  di  Ancona  rileva  163  frantoi
attivi, tra forza animale e forza motrice, tanto da far  dedurre  una
capillare distribuzione di impianti in tutti i Comuni  della  regione
in  quanto  interessati  alla  coltura  dell'olivo.  Nel  2000   sono
operativi nella regione 165 frantoi. Tale dato consente di  affermare
che,  oggi,  in  ogni  Comune  ove  e'  presente  l'olivicoltura   e'
assicurato il servizio di spremitura delle olive  data  la  capillare
distribuzione degli impianti. La disponibilita' di moderne tecnologie
e' dovuta anche alla presenza, nelle Marche,  dell'azienda  leader  a
livello mondiale nel  settore  della  produzione  di  macchinari  per
l'industria olearia. 
    In  sintesi,  i  fattori  climatici,  umani,  e   tecnici   hanno
consentito all'olivicoltura marchigiana di raggiungere nel tempo  una
propria reputazione di prodotto alimentare di qualita', entro e fuori
regione. Oltre che dal punto  di  vista  qualitativo,  l'olivicoltura
assume un particolare  rilievo  in  quanto  contribuisce  in  maniera
determinante  a  fornire  al  paesaggio  rurale  regionale   la   sua
connotazione caratteristica tanto che,  nell'immaginario  collettivo,
il concetto  di  "collina  marchigiana"  e'  ormai  indissolubilmente
legato alla presenza dell'olivo. 
    L'olio nelle Marche e' quindi un prodotto  omogeneo,  dal  colore
giallo-verde, dal fruttato tendenzialmente medio e sentore verde.  Al
gusto e' equilibrato con  note  di  amaro  e  piccante,  che  possono
risultare  piu'  accentuate  in  caso  di  raccolte  anticipate.  Nel
complesso e' un olio molto aromatico ed equilibrato nelle  sensazioni
gustative. La tipologia dell'olio delle Marche, e' stata  definita  a
seguito di una serie di analisi, sia chimiche che organolettiche,  di
campioni di olio reperiti in annate diverse in  tutto  il  territorio
regionale, effettuato a partire dall'anno 1994 dall'A.S.S.A.M. con il
supporto scientifico dell'Istituto Sperimentale per l'Olivicoltura di
Spoleto i cui risultati sono stati pubblicati nel testo "Le  Varieta'
di olivo nelle Marche". 
    Lo studio effettuato da un Istituto  Sperimentale  di  emanazione
ministeriale, volto ad  evidenziare  "Elementi  di  Caratterizzazione
Interregionale",  ha  interessato  centinaia  di  campioni  di   olio
prodotto nel territorio marchigiano per i quali sono stati registrati
gli spettri di 13C. L'analisi statistica  delle  intensita'  relative
dei segnali 13C degli acidi grassi dei  trigliceridi  e'  finalizzata
alla identificazione di raggruppamenti di oli  omogenei  condizionati
dall'areale geografico di produzione. Su questa base  scientifica  lo
studio ha accertato che, in confronto con altri  oli  provenienti  da
altre aree,  gli  oli  provenienti  dalla  regione  Marche  "appaiono
formare un raggruppamento distinto". Cio' e'  di  ulteriore  conferma
della  reputazione  dell'olio  delle  Marche  derivante  da   proprie
caratteristiche specifiche attribuibili all'interazione tra  ambiente
geografico e territorio di produzione. 
    In controtendenza  rispetto  ad  altre  colture  marchigiane,  la
coltura   dell'olivo   ha   conosciuto   negli   ultimi    trent'anni
un'espansione passando dai circa 6.500 ettari dei primi anni  '80  ai
13.515 del 2010 (dati Istat). Di questi,  2.083  sono  costituiti  da
coltivazioni biologiche o in conversione a dimostrazione di  come  la
coltivazione  dell'olivo  ben  si  presti  all'adozione  di  tecniche
colturali ecocompatibili.