(all. 1 - art. 1 ) (parte 5)
              35. Gli amministratori del consorzio devono redigere il
          bilancio  d'esercizio  con  l'osservanza delle disposizioni
          relative al bilancio delle societa' per azioni. L'assemblea
          approva  il bilancio entro centoventi giorni dalla chiusura
          dell'esercizio ed entro trenta giorni dall'approvazione una
          copia   del   bilancio,  corredata  dalla  relazione  sulla
          gestione,   dalla  relazione  del  collegio  sindacale,  se
          costituito,  e  dal  verbale di approvazione dell'assemblea
          deve essere, a cura degli amministratori, depositata presso
          l'ufficio del registro delle imprese.
              36.  Oltre  i  libri  e  le  altre  scritture contabili
          prescritti  tra  quelli  la  cui  tenuta e' obbligatoria il
          consorzio deve tenere:
                a) il  libro dei consorziati, nel quale devono essere
          indicati  la  ragione  o  denominazione  sociale  ovvero il
          cognome  e  il  nome  dei consorziati e le variazioni nelle
          persone  di  questi; b)  il  libro  delle  adunanze e delle
          deliberazioni   dell'assemblea,   in   cui   devono  essere
          trascritti  anche  i verbali eventualmente redatti per atto
          pubblico; c)  il libro delle adunanze e delle deliberazioni
          dell'organo amministrativo collegiale, se questo esiste; d)
          il  libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio
          sindacale,  se  questo  esiste.  I  primi  tre libri devono
          essere  tenuti  a  cura  degli amministratori e il quarto a
          cura  dei  sindaci.  Ai  consorziati  spetta  il diritto di
          esaminare i libri indicati nel presente comma e, per quelli
          indicati  nelle  lettere a)  e b),  di ottenerne estratti a
          proprie  spese.  Il  libro  indicato  nella lettera a) puo'
          altresi'  essere  esaminato dai creditori che intendano far
          valere   la  responsabilita'  verso  i  terzi  dei  singoli
          consorziati  ai  sensi  dell'art.  2615,  secondo comma del
          codice  civile,  e deve essere, prima che sia messo in uso,
          numerato  progressivamente in ogni pagina e bollato in ogni
          foglio  dall'ufficio  del  registro  delle  imprese o da un
          notaio.
              37. (Omissis).
              38.  I  confidi  possono  trasformarsi  in uno dei tipi
          associativi  indicati  nel presente articolo e nelle banche
          di  cui ai commi 29, 30 e 31 anche qualora siano costituiti
          sotto forma di societa' cooperativa a mutualita' prevalente
          o abbiano ricevuto contributi pubblici o privati di terzi.
              39.  I  confidi  possono  altresi'  fondersi  con altri
          confidi   comunque   costituiti.   Alle   fusioni   possono
          partecipare   anche   societa',   associazioni,  anche  non
          riconosciute,  fondazioni  e  consorzi  diversi dai confidi
          purche'  il  consorzio  o  la  societa'  incorporante o che
          risulta  dalla fusione sia un confidi o una banca di cui al
          comma 29.
              40.   Alla   fusione  si  applicano  in  ogni  caso  le
          disposizioni  di  cui al libro V, titolo V, capo X, sezione
          II,  del  codice  civile;  a  far data dal 1° gennaio 2004,
          qualora gli statuti dei confidi partecipanti alla fusione e
          il  progetto  di fusione prevedano per i consorziati eguali
          diritti, senza che assuma rilievo l'ammontare delle singole
          quote  di  partecipazione,  non  e'  necessario redigere la
          relazione  degli esperti prevista dall'art. 2501-sexies del
          codice   civile,   come   modificato  dalla  riforma  delle
          societa'.  Il  progetto di fusione determina il rapporto di
          cambio  sulla  base  del  valore  nominale  delle  quote di
          partecipazione,   secondo   un   criterio  di  attribuzione
          proporzionale.
              41.   Anche   in   deroga   a   quanto  previsto  dagli
          articoli 2500-septies, 2500-octies e 2545-decies del codice
          civile,   introdotti   dalla  riforma  delle  societa',  le
          deliberazioni  assembleari necessarie per le trasformazioni
          e  le  fusioni previste dai commi 38, 39 e 40 sono adottate
          con   le   maggioranze   previste   dallo  statuto  per  le
          deliberazioni dell'assemblea straordinaria.
              42.   Le  trasformazioni  e  le  fusioni  previste  dai
          commi 38,  39,  40  e 41 non comportano in alcun caso per i
          contributi e i fondi di origine pubblica una violazione dei
          vincoli di destinazione eventualmente sussistenti.
              43.  Le societa' cooperative le quali divengono confidi
          sotto  un  diverso  tipo associativo a seguito di fusione o
          che  si trasformano ai sensi del comma 38 non sono soggette
          all'obbligo   di   devoluzione   del  patrimonio  ai  fondi
          mutualistici   per   la  promozione  e  lo  sviluppo  della
          cooperazione  di  cui  all'art.  11,  comma 5,  della legge
          31 gennaio  1992, n. 59, a condizione che nello statuto del
          confidi  risultante  dalla  trasformazione  o  fusione  sia
          previsto   l'obbligo   di  devoluzione  del  patrimonio  ai
          predetti fondi mutualistici in caso di eventuale successiva
          fusione o trasformazione del confidi stesso in enti diversi
          dal confidi ovvero dalle banche di cui al comma 29.
              44.  I  confidi  fruiscono di tutti i benefici previsti
          dalla  legislazione  vigente  a favore dei consorzi e delle
          cooperative   di  garanzia  collettiva  fidi;  i  requisiti
          soggettivi  ivi stabiliti si considerano soddisfatti con il
          rispetto di quelli previsti dal presente articolo.
              45.  Ai  fini  delle  imposte  sui  redditi  i confidi,
          comunque costituiti, si considerano enti commerciali.
              46.  Gli avanzi di gestione accantonati nelle riserve e
          nei  fondi  costituenti  il  patrimonio  netto  dei confidi
          concorrono  alla  formazione  del reddito nell'esercizio in
          cui  la riserva o il fondo sia utilizzato per scopi diversi
          dalla  copertura di perdite di esercizio o dall'aumento del
          fondo   consortile  o  del  capitale  sociale.  Il  reddito
          d'impresa e' determinato senza apportare al risultato netto
          del  conto  economico  le  eventuali  variazioni in aumento
          conseguenti   all'applicazione  dei  criteri  indicati  nel
          titolo  I,  capo  VI,  e  nel titolo II, capo II, del testo
          unico  delle  imposte  sui  redditi,  di cui al decreto del
          Presidente  della  Repubblica  22 dicembre  1986, n. 917, e
          successive modificazioni.
              47.  Ai  fini  dell'imposta  regionale  sulle attivita'
          produttive  i  confidi, comunque costituiti, determinano in
          ogni  caso  il  valore  della  produzione  netta secondo le
          modalita'  contenute  nell'art.  10,  comma 1,  del decreto
          legislativo   15 dicembre   1997,   n.   446  e  successive
          modificazioni.
              48.  Ai  fini  dell'imposta  sul valore aggiunto non si
          considera  effettuata nell'esercizio di imprese l'attivita'
          di garanzia collettiva dei fidi.
              49. Le quote di partecipazione al fondo consortile o al
          capitale  sociale  dei  confidi,  comunque  costituiti, e i
          contributi  a  questi  versati costituiscono per le imprese
          consorziate  o  socie oneri contributivi ai sensi dell'art.
          64,  comma 4,  del  testo  unico  delle imposte sui redditi
          approvato  con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica
          22 dicembre  1986,  n. 917 e successive modificazioni. Tale
          disposizione  si  applica anche alle imprese e agli enti di
          cui  al  comma 10,  per un ammontare complessivo deducibile
          non   superiore  al  2  per  cento  del  reddito  d'impresa
          dichiarato;  e'  salva  ogni  eventuale ulteriore deduzione
          prevista dalla legge.
              50.   Ai   fini   delle   imposte   sui   redditi,   le
          trasformazioni  e  le  fusioni  effettuate tra i confidi ai
          sensi  dei commi 38, 39, 40, 41, 42 e 43 non danno luogo in
          nessun   caso   a  recupero  di  tassazione  dei  fondi  in
          sospensione  di imposta dei confidi che hanno effettuato la
          trasformazione o partecipato alla fusione.
              51. Le fusioni sono soggette all'imposta di registro in
          misura fissa.
              52.  I  confidi gia' costituiti alla data di entrata in
          vigore del presente decreto hanno tempo due anni decorrenti
          da  tale  data  per  adeguarsi  ai  requisiti  disposti dai
          commi 12,  13,  14,  15,  16  e  17,  salva  fino ad allora
          l'applicazione  delle  restanti  disposizioni  del presente
          articolo;  anche  decorso  tale  termine i confidi in forma
          cooperativa  gia' costituiti alla data di entrata in vigore
          del presente decreto non sono tenuti ad adeguarsi al limite
          minimo  della  quota di partecipazione determinato ai sensi
          del comma 13.
              53.  Per i confidi che si costituiscono nei cinque anni
          successivi  alla  data  di  entrata  in vigore del presente
          decreto tra imprese operanti nelle zone ammesse alla deroga
          per  gli  aiuti  a  finalita' regionale di cui all'art. 87,
          paragrafo 3,   lettera a),   del   trattato  CE,  la  parte
          dell'ammontare  minimo  del  patrimonio netto costituito da
          apporti  dei consorziati o dei soci o da avanzi di gestione
          deve  essere pari ad almeno un decimo del totale, in deroga
          a quanto previsto dal comma 14.
              54.  I  soggetti  di  cui al comma 10, che alla data di
          entrata in vigore del presente decreto partecipano al fondo
          consortile  o  al  capitale  sociale  dei confidi, anche di
          secondo  grado,  possono  mantenere la loro partecipazione,
          fermo  restando  il  divieto  di  fruizione  dell'attivita'
          sociale.
              55.  I  confidi  che alla data di entrata in vigore del
          presente  decreto gestiscono fondi pubblici di agevolazione
          possono  continuare a gestirli fino a non oltre cinque anni
          dalla  stessa  data.  Fino a tale termine i confidi possono
          prestare garanzie a favore dell'amministrazione finanziaria
          dello Stato al fine dell'esecuzione dei rimborsi di imposte
          alle imprese consorziate o socie.
              56. Le modificazioni delle iscrizioni, delle voci e dei
          criteri di bilancio conseguenti all'attuazione del presente
          decreto  non  comportano  violazioni delle disposizioni del
          codice  civile o di altre leggi in materia di bilancio, ne'
          danno luogo a rettifiche fiscali.
              57.   I  confidi  che  hanno  un  volume  di  attivita'
          finanziaria  pari o superiore a cinquantuno milioni di euro
          o     mezzi     patrimoniali    pari    o    superiori    a
          duemilioniseicentomila  euro  possono,  entro il termine di
          diciotto  mesi dalla data di entrata in vigore del presente
          decreto,   chiedere  l'iscrizione  provvisoria  nell'elenco
          speciale  di  cui all'art. 107 del testo unico bancario. La
          Banca d'Italia procede all'iscrizione previa verifica della
          sussistenza  degli  altri  requisiti di iscrizione previsti
          dagli  articoli 106  e  107 del testo unico bancario. Entro
          tre   anni   dall'iscrizione,  i  confidi  si  adeguano  ai
          requisiti  minimi  per  l'iscrizione  previsti ai sensi del
          comma 32. Trascorso tale periodo, la Banca d'Italia procede
          alla cancellazione dall'elenco speciale dei confidi che non
          si  sono  adeguati. I confidi iscritti nell'elenco speciale
          ai   sensi  del  presente  comma,  oltre  all'attivita'  di
          garanzia    collettiva    dei   fidi,   possono   svolgere,
          esclusivamente  nei  confronti  delle imprese consorziate o
          socie,   le   sole   attivita'   indicate   nell'art.  155,
          comma 4-quater,  del  testo  unico  bancario.  Resta  fermo
          quanto  previsto  dall'art.  155, comma 4-ter, del medesimo
          testo unico bancario.
              58.  Il secondo comma dell'art. 17 della legge 19 marzo
          1983, n. 72, e' abrogato.
              59.  L'articolo  33 della legge 5 ottobre 1991, n. 317,
          e' abrogato.
              60.  Nell'art.  10,  comma 1,  del  decreto legislativo
          15 dicembre  1997,  n.  446,  sono  soppresse  le  seguenti
          parole:  «,  e  in  ogni  caso  per  i consorzi di garanzia
          collettiva  fidi di primo e secondo grado, anche costituiti
          sotto  forma di societa' cooperativa o consortile, previsti
          dagli  articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n. 317,
          iscritti   nell'apposita   sezione   dell'elenco   previsto
          dall'art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.
          385».
              61. Nell'art. 15, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n.
          108,   le  parole:  «consorzi  o  cooperative  di  garanzia
          collettiva   fidi  denominati  «Confidi»,  istituiti  dalle
          associazioni  di  categoria  imprenditoriali e dagli ordini
          professionali» sono sostituite dalle seguenti: «confidi, di
          cui  all'art.  13  del  decreto-legge 30 settembre 2003, n.
          269».
              61-bis.  La  garanzia  della Sezione speciale del Fondo
          interbancario  di  garanzia,  istituita con l'art. 21 della
          legge  9 maggio  1975,  n. 153, e successive modificazioni,
          puo'  essere  concessa  alle  banche  e  agli  intermediari
          finanziari  iscritti  nell'elenco  speciale di cui all'art.
          107  del  testo unico bancario, a fronte di finanziamenti a
          imprenditori  agricoli  di  cui  all'art.  2135  del codice
          civile,   ivi   comprese  la  locazione  finanziaria  e  la
          partecipazione,  temporanea  e  di  minoranza,  al capitale
          delle  imprese  agricole  medesime,  assunte  da banche, da
          altri   intermediari   finanziari  o  da  fondi  chiusi  di
          investimento  mobiliari. La garanzia della Sezione speciale
          del  Fondo interbancario di garanzia e' estesa, nella forma
          di  controgaranzia,  a quella prestata dai confidi operanti
          nel  settore  agricolo,  che  hanno come consorziati o soci
          almeno  il  50  per  cento di imprenditori agricoli ed agli
          intermediari  finanziari  iscritti  nell'elenco generale di
          cui  all'art. 106 del medesimo testo unico. Con decreto del
          Ministro  delle politiche agricole e forestali, di concerto
          con  il  Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare
          entro  trenta  giorni dalla data di entrata in vigore della
          legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i
          criteri  e  le  modalita' per la concessione delle garanzie
          della  Sezione  speciale  e  la gestione delle sue risorse,
          nonche'   le   eventuali  riserve  di  fondi  a  favore  di
          determinati settori o tipologie di operazioni.
              61-ter (abrogato).
              61-quater.  Le  caratteristiche delle garanzie dirette,
          controgaranzie  e cogaranzie prestate a prima richiesta dal
          Fondo di cui all'art. 2, comma 100, lettera b), della legge
          23 dicembre  1996, n. 662, al fine di adeguarne la natura a
          quanto   previsto   dall'Accordo   di  Basilea  recante  la
          disciplina  dei requisiti minimi di capitale per le banche,
          sono  disciplinate con decreto del Ministro dell'economia e
          delle  finanze,  sentita  la  Conferenza  permanente  per i
          rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
          Trento  e di Bolzano, da adottare entro trenta giorni dalla
          data di entrata in vigore della presente disposizione.».
          Note al comma 881:
              - Per  il  riferimento  dell'art.  13 del decreto-legge
          30 settembre 2003, n. 269 vedasi nota al comma precedente.
              - Si   riporta  il  testo  dell'art.  107  del  decreto
          legislativo  1° settembre  1993,  n. 385 (testo unico delle
          leggi in materia bancaria e creditizia):
              «Art.   107. (Elenco   speciale).   -  1.  Il  Ministro
          dell'economia  e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e
          la   CONSOB,   determina   criteri   oggettivi,  riferibili
          all'attivita'  svolta,  alla  dimensione  e al rapporto tra
          indebitamento   e   patrimonio,   in  base  ai  quali  sono
          individuati  gli  intermediari  finanziari  che  si  devono
          iscrivere   in   un  elenco  speciale  tenuto  dalla  Banca
          d'Italia.
              2. La Banca d'Italia, in conformita' alle deliberazioni
          del  CICR,  detta  agli  intermediari  iscritti nell'elenco
          speciale   disposizioni  aventi  ad  oggetto  l'adeguatezza
          patrimoniale  e  il  contenimento  del  rischio  nelle  sue
          diverse  configurazioni,  l'organizzazione amministrativa e
          contabile  e  i controlli interni, nonche' l'informativa da
          rendere  al  pubblico  sulle  predette  materie.  La  Banca
          d'Italia  puo'  adottare,  ove  la  situazione lo richieda,
          provvedimenti    specifici   nei   confronti   di   singoli
          intermediari  per  le  materie  in precedenza indicate. Con
          riferimento  a  determinati  tipi  di  attivita'  la  Banca
          d'Italia   puo'   inoltre  dettare  disposizioni  volte  ad
          assicurarne il regolare esercizio.
              2-bis.  Le  disposizioni  emanate  ai sensi del comma 2
          prevedono   che   gli   intermediari   finanziari  iscritti
          nell'elenco speciale possano utilizzare:
                a) le  valutazioni  del rischio di credito rilasciate
          da   societa'   o   enti  esterni  previsti  dall'art.  53,
          comma 2-bis, lettera a);
                b) sistemi  interni  di misurazione dei rischi per la
          determinazione    dei    requisiti   patrimoniali,   previa
          autorizzazione della Banca d'Italia.
              3. Gli intermediari inviano alla Banca d'Italia, con le
          modalita'  e  nei  termini  da essa stabiliti, segnalazioni
          periodiche, nonche' ogni altro dato e documento richiesto.
              4.  La  Banca  d'Italia  puo'  effettuare ispezioni con
          facolta' di richiedere l'esibizione di documenti e gli atti
          ritenuti necessari.
              4-bis. La Banca d'Italia puo' imporre agli intermediari
          il  divieto di intraprendere nuove operazioni e disporre la
          riduzione delle attivita', nonche' vietare la distribuzione
          di  utili o di altri elementi del patrimonio per violazione
          di  norme  di  legge o di disposizioni emanate ai sensi del
          presente decreto.
              5.  Gli  intermediari  finanziari  iscritti nell'elenco
          speciale  restano  iscritti  anche  nell'elenco generale; a
          essi non si applicano i commi 6 e 7 dell'art. 106.
              6.  Gli  intermediari  finanziari  iscritti nell'elenco
          speciale,  quando siano stati autorizzati all'esercizio dei
          servizi  di investimento ovvero abbiano acquisito fondi con
          obbligo   di   rimborso   per  un  ammontare  superiore  al
          patrimonio,  sono  assoggettati  alle disposizioni previste
          nel  titolo  IV,  capo I, sezioni I e III, nonche' all'art.
          97-bis  in  quanto compatibile; in luogo degli articoli 86,
          commi 6 e 7, e 87, comma 1, si applica l'art. 57, commi 4 e
          5, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
              7.  Agli intermediari iscritti nell'elenco previsto dal
          comma 1   che  esercitano  l'attivita'  di  concessione  di
          finanziamenti   sotto   qualsiasi  forma  si  applicano  le
          disposizioni dell'art. 47.».
          Note al comma 882:
              -  Per  il  riferimento  del  comma 20 dell'art. 13 del
          decreto-legge n. 269 del 2003 vedasi nota al comma 880.
              -   Per   il   riferimento  all'art.  107  del  decreto
          legislativo  1° settembre  1993,  n.  385  vedasi  nota  al
          comma 881.
              -  La direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del
          Consiglio,  del  26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione
          dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei
          proventi  di  attivita'  criminose  e  di finanziamento del
          terrorismo  (Testo rilevante ai fini del SEE) e' pubblicata
          nella GU L 309 del 25 novembre 2005, pagg. 15-36.
              - Si  riporta  il  testo  dell'art. 2 del decreto-legge
          3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla
          legge  5 luglio  1991,  n.  197  (Provvedimenti urgenti per
          limitare l'uso del contante e dei titoli al portatore nelle
          transazioni   e   prevenire   l'utilizzazione  del  sistema
          finanziario a scopo di riciclaggio):
              «Art.    2. (Obblighi    di    identificazione   e   di
          registrazione). 1. (Omissis).
              2. Le disposizioni di cui all'art. 13 del decreto-legge
          15 dicembre  1979,  n.  625, convertito, con modificazioni,
          dalla   legge  6 febbraio  1980,  n.  15,  come  da  ultimo
          sostituito dal comma 1 del presente articolo, e le relative
          norme   di   attuazione   trovano  applicazione  anche  con
          riferimento ai trasferimenti di cui all'art. 1 del presente
          decreto e hanno effetto dal trentesimo giorno dalla data di
          entrata  in  vigore della legge di conversione del presente
          decreto.  Gli  strumenti  tecnici  di  cui  al  comma 3 del
          medesimo  art.  13 del decreto-legge n. 625 del 1979 devono
          essere  messi a disposizione del personale incaricato entro
          un  anno  dalla  data  di  entrata in vigore della legge di
          conversione del presente decreto.
              3.  Il  Ministro  del  tesoro  presenta alle competenti
          Commissioni  parlamentari,  entro  il  31 dicembre  di ogni
          anno,  una relazione sull'applicazione delle norme relative
          all'obbligo  di  registrazione  delle transazioni di cui al
          citato  art.  13 del decreto-legge n. 625 del 1979, come da
          ultimo sostituito dal comma 1 del presente articolo.».
          Note al comma 883:
              - Si riporta il testo del primo comma dell'art. 3 della
          legge  24 dicembre 1985, n. 808 (Interventi per lo sviluppo
          e   l'accrescimento   di   competitivita'  delle  industrie
          operanti nel settore aeronautico):
                «Art.    3. Finanziamenti   e   contributi   per   la
          partecipazione di imprese nazionali a programmi industriali
          aeronautici in collaborazione internazionale.
              Per  le  finalita'  di  cui  all'art.  1,  alle imprese
          nazionali   partecipanti   a  programmi  in  collaborazione
          internazionale  per la realizzazione di aeromobili, motori,
          equipaggiamenti  e  materiali  aeronautici  possono  essere
          concessi:
                a) finanziamenti  per  l'elaborazione  di programmi e
          l'esecuzione    di    studi,    progettazioni,    sviluppi,
          realizzazione   di   prototipi,   prove,  investimenti  per
          industrializzazione ed avviamento alla produzione fino alla
          concorrenza dei relativi costi, inclusi i maggiori costi di
          produzione   sostenuti   in   relazione   all'apprendimento
          precedente al raggiungimento delle condizioni produttive di
          regime;
                b) contributi in conto interessi, non superiori al 60
          per  cento  del tasso di riferimento di cui all'art. 20 del
          decreto del Presidente della Repubblica 9 novembre 1976, n.
          902, sui finanziamenti concessi da istituti di credito, per
          lo svolgimento dell'attivita' di produzione di serie, nella
          misura  del  70  per  cento  del  costo  del  programma  di
          produzione  considerato  e per un periodo massimo di cinque
          anni.  Per  le  iniziative localizzate nei territori di cui
          all'art. 1 del testo unico delle leggi sugli interventi nel
          Mezzogiorno,  approvato con il decreto del Presidente della
          Repubblica   6 marzo   1978,   n.   218,   la   misura   e'
          rispettivamente elevata al 70 per cento e all'80 per cento;
                c) contributi  in  conto  interessi sui finanziamenti
          per un periodo massimo di dieci anni di istituti di credito
          relativi  a dilazioni di pagamento ai clienti finali, nelle
          misure   necessarie   ad   allineare   le   condizioni  del
          finanziamento   a   quelle   praticate   dalle  istituzioni
          finanziarie  nazionali delle imprese estere partecipanti al
          programma.».
              - Si  riporta il testo del comma 16-bis dell'art. 5 del
          decreto-legge   14 marzo   2005,  n.  35,  convertito,  con
          modificazioni,   dalla   legge   14 maggio   2005,   n.  80
          (Disposizioni  urgenti  nell'ambito del Piano di azione per
          lo sviluppo economico, sociale e territoriale):
              «16-bis.  I  limiti  di  impegno  iscritti nel bilancio
          dello   Stato   in   relazione  a  specifiche  disposizioni
          legislative  concernenti  lo  sviluppo  dei progetti di cui
          all'art.   3,   primo   comma,   lettera a),   della  legge
          24 dicembre  1985,  n.  808,  e di cui all'art. 1, comma 1,
          lettera a),  della  legge  11 maggio  1999,  n.  140,  sono
          utilizzati   secondo   le  specifiche  disposizioni  recate
          dall'art.  4,  comma 177,  della legge 24 dicembre 2003, n.
          350, e successive modificazioni.».
              - Si  riporta  il  testo  del comma 1 dell'art. 1 della
          gia' citata legge n. 140 del 1999:
              «Art.  1. (Interventi per il settore aeronautico). - 1.
          Al  fine di promuovere lo sviluppo dell'industria nazionale
          ad  alta  tecnologia,  assicurando  altresi' la qualificata
          integrazione dell'industria aeronautica italiana nel quadro
          giuridico  ed  economico  dell'Unione europea, il Ministero
          dell'industria,   del   commercio   e  dell'artigianato  e'
          autorizzato ad effettuare interventi riguardanti:
                a) la  realizzazione  da  parte  di imprese italiane,
          anche    eventualmente    nell'ambito   di   collaborazioni
          internazionali,   di   progetti   e  programmi  ad  elevato
          contenuto  tecnologico nei settori aeronautico e spaziale e
          nel  settore  dei  prodotti  elettronici ad alta tecnologia
          suscettibili di impiego duale;
                b) la  partecipazione di imprese italiane del settore
          aeronautico   al   capitale   di   rischio   di   societa',
          preferibilmente  costituenti  le  strutture di cooperazione
          europea.».
              -  Per  il  riferimento al comma 16-bis dell'art. 5 del
          decreto-legge   14 marzo   2005,   n.  35  vedasi  nota  al
          comma precedente.
          Note al comma 885:
              - Si  riporta  il  testo  del comma 3 dell'art. 4 della
          gia' citata legge n. 266 del 1997:
              «3. Per garantire un qualificato livello della presenza
          italiana  nei  programmi  aeronautici  di elevato contenuto
          tecnologico,  connessi  alle  esigenze  della  difesa aerea
          nazionale e realizzati nel contesto dell'Unione europea, e'
          autorizzato  il  limite  di  impegno  decennale di lire 100
          miliardi per l'anno 1998. A tal fine il Ministro del tesoro
          e'   autorizzato  ad  effettuare  operazioni  di  mutuo  in
          relazione   al  predetto  limite  di  impegno  nonche'  per
          corrispondere le quote di competenza italiana del programma
          EFA   (European   fighter  aircraft)  in  conformita'  alle
          indicazioni  del  Ministero dell'industria, del commercio e
          dell'artigianato,   di  concerto  con  il  Ministero  della
          difesa, che tengano conto dell'avanzamento progettuale.».
              -  Per  il  riferimento al comma 16-bis dell'art. 5 del
          decreto-legge   14 marzo   2005,   n.  35  vedasi  nota  al
          comma 883.
          Note al comma 888:
              - Si  riporta  il  comma 92  dell'art.  1  della  legge
          23 dicembre  2005,  n.  266  recante:  «Disposizioni per la
          formazione  del  bilancio annuale e pluriennale dello Stato
          (legge finanziaria 2006)»:
              «92.  Per  il  finanziamento  degli  interventi  di cui
          all'art.  1,  comma 459,  della  legge 30 dicembre 2004, n.
          311,  e'  autorizzato  un  contributo  quindicennale  di  3
          milioni  di euro a decorrere dall'anno 2006, a valere sulle
          risorse previste ai sensi del comma 78».
              -  La  legge  27 febbraio 2006, n. 105 reca «Interventi
          dello Stato nel sistema fieristico nazionale» e' pubblicata
          nella Gazzetta Ufficiale 17 marzo 2006, n. 64.
          Note al comma 889:
              - Si  riporta  il  comma 366 dell'art. 1 della legge n.
          266   del  2005,  gia'  citata  al  comma 888,  cosi'  come
          modificato dalla presente legge:
              «366. Ai fini dell'applicazione dei commi da 367 a 371,
          con  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di
          concerto con il Ministro delle attivita' produttive, con il
          Ministro  delle  politiche  agricole  e  forestali,  con il
          Ministro  dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca
          e  con  il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, sono
          definite    le    caratteristiche   e   le   modalita'   di
          individuazione   dei  distretti  produttivi,  quali  libere
          aggregazioni di imprese articolate sul piano territoriale e
          sul  piano  funzionale,  con  l'obiettivo  di accrescere lo
          sviluppo  delle  aree  e  dei  settori  di  riferimento, di
          migliorare   l'efficienza   nell'organizzazione   e   nella
          produzione, secondo principi di sussidiarieta' verticale ed
          orizzontale, anche individuando modalita' di collaborazione
          con le associazioni imprenditoriali.».
          Nota al comma 891:
              - Si  riporta  il testo del comma 372 dell'art. 1 della
          citata  legge  n. 266 del 2005, cosi' come modificato dalla
          presente legge:
              «372.  Dall'attuazione  dei  commi da 366 a 371-ter non
          devono  derivare oneri superiori a 50 milioni di euro annui
          a decorrere dal 2006».
          Note al comma 894:
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  8  del  decreto
          legislativo  28 agosto 1997, n. 281 recante «Definizione ed
          ampliamento  delle attribuzioni della Conferenza permanente
          per  i  rapporti  tra  lo  Stato,  le regioni e le province
          autonome  di  Trento  e  Bolzano  ed  unificazione,  per le
          materie  ed  i  compiti  di interesse comune delle regioni,
          delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta'
          ed autonomie locali».
              «Art.  8 (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
          Conferenza  unificata).  - 1. La Conferenza Stato-citta' ed
          autonomie  locali  e' unificata per le materie ed i compiti
          di  interesse  comune  delle  regioni,  delle province, dei
          comuni   e  delle  comunita'  montane,  con  la  Conferenza
          Stato-regioni.
              2.  La  Conferenza  Stato-citta' ed autonomie locali e'
          presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
          sua  delega,  dal  Ministro dell'interno o dal Ministro per
          gli   affari   regionali   nella   materia   di  rispettiva
          competenza;  ne fanno parte altresi' il Ministro del tesoro
          e   del  bilancio  e  della  programmazione  economica,  il
          Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
          Ministro  della  sanita',  il  presidente dell'Associazione
          nazionale   dei  comuni  d'Italia  -  ANCI,  il  presidente
          dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed  il  presidente
          dell'Unione  nazionale  comuni, comunita' ed enti montani -
          UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
          dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
          Dei   quattordici   sindaci   designati   dall'ANCI  cinque
          rappresentano  le  citta'  individuate  dall'art.  17 della
          legge  8 giugno  1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
          invitati  altri  membri del Governo, nonche' rappresentanti
          di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
              3.  La  Conferenza  Stato-citta' ed autonomie locali e'
          convocata  almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
          il  presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
          richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
              4.  La  Conferenza  unificata  di  cui  al  comma 1  e'
          convocata  dal  Presidente  del  Consiglio dei Ministri. Le
          sedute  sono  presiedute  dal  Presidente del Consiglio dei
          Ministri  o,  su  sua  delega,  dal Ministro per gli affari
          regionali  o,  se  tale  incarico  non  e'  conferito,  dal
          Ministro dell'interno.».
              - Si  riporta il testo del comma 3-bis dell'art. 14 del
          decreto  legislativo  7 marzo  2005,  n. 82 recante «Codice
          dell'amministrazione digitale»:
              «3-bis.  Ai  fini di quanto previsto ai commi 1, 2 e 3,
          e'  istituita  senza  nuovi o maggiori oneri per la finanza
          pubblica,  presso  la Conferenza unificata, previa delibera
          della  medesima  che  ne  definisce  la  composizione  e le
          specifiche   competenze,  una  Commissione  permanente  per
          l'innovazione tecnologica nelle regioni e negli enti locali
          con funzioni istruttorie e consultive.».
          Nota al comma 896:
              - Si  riporta  il  testo del comma 3 dell'art. 11 della
          legge  5 agosto  1978,  n.  468, e successive modificazioni
          recante  «Riforma  di alcune norme di contabilita' generale
          dello Stato in materia di bilancio»:
              «3.  La  legge  finanziaria non puo' contenere norme di
          delega  o di carattere ordinamentale ovvero organizzatorio.
          Essa   contiene  esclusivamente  norme  tese  a  realizzare
          effetti   finanziari   con   decorrenza   dal   primo  anno
          considerato nel bilancio pluriennale e in particolare:
                a) il   livello   massimo   del  ricorso  al  mercato
          finanziario  e  del saldo netto da finanziare in termini di
          competenza,   per   ciascuno  degli  anni  considerati  dal
          bilancio  pluriennale  comprese  le  eventuali  regolazioni
          contabili pregresse specificamente indicate;
                b) le  variazioni  delle aliquote, delle detrazioni e
          degli   scaglioni,  le  altre  misure  che  incidono  sulla
          determinazione  del  quantum  della  prestazione, afferenti
          imposte  indirette,  tasse, canoni, tariffe e contributi in
          vigore, con effetto, di norma, dal 1° gennaio dell'anno cui
          essa  si  riferisce,  nonche'  le  correzioni delle imposte
          conseguenti all'andamento dell'inflazione;
                c) la  determinazione,  in  apposita  tabella, per le
          leggi  che  dispongono spese a carattere pluriennale, delle
          quote   destinate   a   gravare   su  ciascuno  degli  anni
          considerati;
                d) la  determinazione,  in  apposita  tabella,  della
          quota  da  iscrivere  nel  bilancio  di ciascuno degli anni
          considerati  dal bilancio pluriennale per le leggi di spesa
          permanente,  di natura corrente e in conto capitale, la cui
          quantificazione e' rinviata alla legge finanziaria;
                e) la  determinazione,  in  apposita  tabella,  delle
          riduzioni, per ciascuno degli anni considerati dal bilancio
          pluriennale, di autorizzazioni legislative di spesa;
                f) gli  stanziamenti  di  spesa, in apposita tabella,
          per  il  rifinanziamento, per non piu' di un anno, di norme
          vigenti  classificate  tra le spese in conto capitale e per
          le   quali   nell'ultimo   esercizio   sia   previsto   uno
          stanziamento di competenza, nonche' per il rifinanziamento,
          qualora  la  legge  lo  preveda,  per uno o piu' degli anni
          considerati  dal bilancio pluriennale, di norme vigenti che
          prevedono interventi di sostegno dell'economia classificati
          tra le spese in conto capitale;
                g) gli  importi dei fondi speciali previsti dall'art.
          11-bis e le corrispondenti tabelle;
                h) l'importo   complessivo   massimo   destinato,  in
          ciascuno  degli  anni compresi nel bilancio pluriennale, al
          rinnovo   dei  contratti  del  pubblico  impiego,  a  norma
          dell'art.  15  della  legge  29 marzo  1983, n. 93, ed alle
          modifiche   del   trattamento  economico  e  normativo  del
          personale   dipendente  da  pubbliche  amministrazioni  non
          compreso nel regime contrattuale;
                i) altre  regolazioni meramente quantitative rinviate
          alla legge finanziaria dalle leggi vigenti;
                i-bis)  norme  che  comportano  aumenti  di entrata o
          riduzioni  di  spesa,  restando  escluse quelle a carattere
          ordinamentale  ovvero  organizzatorio,  salvo  che  esse si
          caratterizzino  per un rilevante contenuto di miglioramento
          dei saldi di cui alla lettera a);
                i-ter)  norme  che  comportano  aumenti  di  spesa  o
          riduzioni  di  entrata  ed il cui contenuto sia finalizzato
          direttamente  al  sostegno o al rilancio dell'economia, con
          esclusione   di   interventi  di  carattere  localistico  o
          microsettoriale;
                i-quater)   norme  recanti  misure  correttive  degli
          effetti  finanziari  delle  leggi  di  cui all'art. 11-ter,
          comma 7.».
          Note al comma 897:
              -  Gli  articoli  2  e  3  del  decreto legislativo del
          6 ottobre  2005, n. 216, recante: «Disposizioni integrative
          e  correttive  del  decreto  legislativo 16 luglio 1997, n.
          264,  in materia di riorganizzazione dell'area centrale del
          Ministero  della  difesa,  a  norma dell'art. 2 della legge
          27 luglio   2004,   n.   186»,  pubblicato  della  Gazzetta
          Ufficiale  25 ottobre 2005, n. 249, abrogati dalla presente
          legge, recavano:
              «Art.  2  (Riorganizzazione dei compiti nei settori del
          commissariato militare e dei servizi generali).».
              «Art. 3 (Modalita' di attuazione).».
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  15  del  decreto
          legislativo     16 luglio     1997,    n.    264    recante
          «Riorganizzazione  dell'area  centrale  del Ministero della
          difesa,  a  norma  dell'art.  1, comma 1, lettera b), della
          legge 28 dicembre 1995, n. 549»:
              «Art.  15.  - 1. E' istituita la Direzione generale del
          commissariato   e   dei  servizi  generali.  Ad  essa  sono
          attribuiti i compiti di cui agli artt. 25 e 32 del decreto.
              2.   Contestualmente  all'istituzione  della  Direzione
          generale  di  cui  al  comma 1, sono soppresse la Direzione
          generale  di  commissariato  e  la  Direzione  generale dei
          servizi generali.».
          Nota al comma 903:
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 3 dell'art. 11 del
          decreto-legge  14 marzo  2005,  n. 35 recante «Disposizioni
          urgenti  nell'ambito  del  Piano  di azione per lo sviluppo
          economico,   sociale   e   territoriale»,   convertito  con
          modificazioni dalla legge 14 maggio 2005, n. 80:
              «3.  E'  istituito  il Fondo per il finanziamento degli
          interventi  consentiti dagli Orientamenti UE sugli aiuti di
          Stato  per  il  salvataggio  e  la  ristrutturazione  delle
          imprese in difficolta' con una dotazione finanziaria pari a
          35 milioni di euro per l'anno 2005.».
          Nota al comma 904:
              - Si  riporta  il  testo del comma 15 dell'art. 1 della
          gia' citata legge n. 266 del 2005:
              «15.   A  decorrere  dall'anno  2006,  nello  stato  di
          previsione della spesa di ciascun Ministero e' istituito un
          fondo  da  ripartire,  nel  quale  confluiscono gli importi
          indicati  nell'elenco  3 allegato alla presente legge delle
          dotazioni  di  bilancio  relative ai trasferimenti correnti
          alle   imprese,   con   esclusione   del   comparto   della
          radiodiffusione televisiva locale e dei contributi in conto
          interessi,  delle  spese determinate con la Tabella C della
          presente    legge    e   di   quelle   classificate   spese
          obbligatorie.».
          Note ai commi 905 e 906:
              - Si  riporta  il  testo  dell'art. 2 del decreto-legge
          31 maggio  1994,  n. 332 recante «Norme per l'accelerazione
          delle  procedure  di  dismissione  di  partecipazioni dello
          Stato  e  degli  enti  pubblici  in  societa'  per azioni»,
          convertito  con  modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994,
          n. 474:
              «Art.  2  (Poteri  speciali).  -  1.  Tra  le  societa'
          controllate   direttamente  o  indirettamente  dallo  Stato
          operanti  nel  settore  della  difesa, dei trasporti, delle
          telecomunicazioni,  delle  fonti  di energia, e degli altri
          pubblici   servizi,   sono   individuate  con  decreto  del
          Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta
          del  Ministro  dell'economia  e  finanze,  di intesa con il
          Ministro delle attivita' produttive, nonche' con i Ministri
          competenti   per   settore,   previa   comunicazione   alle
          competenti   Commissioni   parlamentari,   quelle  nei  cui
          statuti,  prima  di  ogni atto che determini la perdita del
          controllo,   deve   essere   introdotta  con  deliberazione
          dell'assemblea  straordinaria  una clausola che attribuisca
          al Ministro dell'economia e delle finanze la titolarita' di
          uno  o  piu'  dei seguenti poteri speciali da esercitare di
          intesa con il Ministro delle attivita' produttive:
                a) opposizione  all'assunzione, da parte dei soggetti
          nei  confronti  dei  quali  opera  il  limite  al  possesso
          azionario  di  cui all'art. 3, di partecipazioni rilevanti,
          per  tali  intendendosi  quelle che rappresentano almeno la
          ventesima  parte  del  capitale  sociale  rappresentato  da
          azioni  con  diritto di voto nelle assemblee ordinarie o la
          percentuale  minore  fissata  dal  Ministro dell'economia e
          delle  finanze  con  proprio  decreto.  L'opposizione  deve
          essere   espressa  entro  dieci  giorni  dalla  data  della
          comunicazione    che    deve    essere   effettuata   dagli
          amministratori al momento della richiesta di iscrizione nel
          libro  soci,  qualora  il Ministro ritenga che l'operazione
          rechi  pregiudizio agli interessi vitali dello Stato. Nelle
          more  di  decorrenza del termine per l'esercizio del potere
          di opposizione, il diritto di voto e comunque quelli aventi
          contenuto  diverso  da  quello  patrimoniale, connessi alle
          azioni  che rappresentano la partecipazione rilevante, sono
          sospesi.  In  caso  di esercizio del potere di opposizione,
          attraverso  provvedimento debitamente motivato in relazione
          al   concreto  pregiudizio  arrecato  dall'operazione  agli
          interessi  vitali  dello  Stato,  il  cessionario  non puo'
          esercitare  i  diritti  di  voto  e  comunque quelli aventi
          contenuto  diverso  da  quello  patrimoniale, connessi alle
          azioni  che  rappresentano  la  partecipazione  rilevante e
          dovra'  cedere  le  stesse azioni entro un anno. In caso di
          mancata   ottemperanza   il  tribunale,  su  richiesta  del
          Ministro  dell'economia  e delle finanze, ordina la vendita
          delle  azioni che rappresentano la partecipazione rilevante
          secondo  le  procedure  di cui all'art. 2359-ter del codice
          civile.   Il  provvedimento  di  esercizio  del  potere  di
          opposizione   e'  impugnabile  entro  sessanta  giorni  dal
          cessionario  innanzi  al tribunale amministrativo regionale
          del Lazio;
                b) opposizione alla conclusione di patti o accordi di
          cui  all'art.  122  del  testo  unico  di  cui  al  decreto
          legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nel caso in cui vi sia
          rappresentata   almeno  la  ventesima  parte  del  capitale
          sociale   costituito   da   azioni   con  diritto  di  voto
          nell'assemblea  ordinaria  o  la percentuale minore fissata
          dal  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze con proprio
          decreto.  Ai  fini dell'esercizio del potere di opposizione
          la CONSOB informa il Ministro dell'economia e delle finanze
          dei  patti  e degli accordi rilevanti ai sensi del presente
          articolo di cui abbia avuto comunicazione in base al citato
          art.  122  del testo unico di cui al decreto legislativo n.
          58   del   1998.  Il  potere  di  opposizione  deve  essere
          esercitato    entro   dieci   giorni   dalla   data   della
          comunicazione   effettuata  dalla  CONSOB.  Nelle  more  di
          decorrenza  del  termine  per  l'esercizio  del  potere  di
          opposizione,  il  diritto  di voto e comunque quelli aventi
          contenuto  diverso da quello patrimoniale dei soci aderenti
          al   patto   sono   sospesi.  In  caso  di  emanazione  del
          provvedimento   di  opposizione,  debitamente  motivato  in
          relazione  al  concreto  pregiudizio  arrecato dai suddetti
          accordi  o  patti  agli  interessi  vitali dello Stato, gli
          accordi  sono  inefficaci.  Qualora  dal  comportamento  in
          assemblea  dei  soci  sindacali  si  desuma il mantenimento
          degli  impegni  assunti  con  l'adesione ai patti di cui al
          citato   art.  122  del  testo  unico  di  cui  al  decreto
          legislativo n. 58 del 1998, le delibere assunte con il voto
          determinante   dei   soci   stessi   sono  impugnabili.  Il
          provvedimento  di  esercizio  del  potere di opposizione e'
          impugnabile  entro  sessanta  giorni  dai  soci aderenti ai
          patti  o  agli  accordi innanzi al tribunale amministrativo
          regionale del Lazio;
                c) veto,   debitamente   motivato   in  relazione  al
          concreto  pregiudizio  arrecato agli interessi vitali dello
          Stato,  all'adozione  delle  delibere di scioglimento della
          societa',  di  trasferimento  dell'azienda,  di fusione, di
          scissione,  di trasferimento della sede sociale all'estero,
          di  cambiamento  dell'oggetto  sociale,  di  modifica dello
          statuto  che  sopprimono  o  modificano  i poteri di cui al
          presente articolo. Il provvedimento di esercizio del potere
          di  veto  e'  impugnabile  entro  sessanta  giorni dai soci
          dissenzienti  innanzi al tribunale amministrativo regionale
          del Lazio;
                d) nomina di un amministratore senza diritto di voto.
              1-bis.  Il  contenuto  della clausola che attribuisce i
          poteri speciali e' individuato con decreto del Ministro del
          tesoro,  di  concerto  con  i Ministri del bilancio e della
          programmazione economica, e dell'industria, del commercio e
          dell'artigianato.
              2.   Ai   soci  dissenzienti  dalle  deliberazioni  che
          introducono   i   poteri   speciali   di  cui  al  comma 1,
          lettera c), spetta il diritto di recesso ai sensi dell'art.
          2437 del codice civile.
              3.  Le  disposizioni del presente articolo si applicano
          anche    alle    societa'   controllate,   direttamente   o
          indirettamente  da  enti  pubblici,  anche  territoriali ed
          economici, operanti nel settore dei trasporti e degli altri
          servizi  pubblici e individuate con provvedimento dell'ente
          pubblico partecipante, al quale verranno riservati altresi'
          i poteri previsti al comma 1.».
              - Si  riporta  il  testo  del comma 2 dell'art. 1 della
          legge  14 novembre  1995,  n.  481  recante  «Norme  per la
          concorrenza  e  la  regolazione  dei  servizi  di  pubblica
          utilita'.  Istituzione  delle  Autorita' di regolazione dei
          servizi di pubblica utilita»:
              «2.  Per  la  privatizzazione  dei  servizi di pubblica
          utilita',   il   Governo   definisce   i   criteri  per  la
          privatizzazione di ciascuna impresa e le relative modalita'
          di  dismissione  e  li  trasmette  al  Parlamento  ai  fini
          dell'espressione  del  parere  da  parte  delle  competenti
          Commissioni parlamentari.».
              - Si  riporta  il testo del comma 4 dell'art. 1-ter del
          decreto-legge  29 agosto 2003, n. 239 recante «Disposizioni
          urgenti   per  la  sicurezza  e  lo  sviluppo  del  sistema
          elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia
          elettrica»,   convertito  con  modificazioni,  dalla  legge
          27 ottobre  2003,  n.  290,  come  modificato  dall'art. 1,
          comma 373,  della  gia'  citata  legge 23 dicembre 2005, n.
          266:
              «4.   Ciascuna  societa'  operante  nel  settore  della
          produzione,    importazione,    distribuzione   e   vendita
          dell'energia elettrica e del gas naturale, anche attraverso
          le  societa' controllate, controllanti, o controllate dalla
          medesima  controllante,  e  ciascuna  societa'  a controllo
          pubblico,  anche indiretto, solo qualora operi direttamente
          nei  medesimi  settori,  non  puo' detenere, direttamente o
          indirettamente,  a  decorrere  dal  1° luglio  2007,  quote
          superiori  al  20 per cento del capitale delle societa' che
          sono  proprietarie  e  che  gestiscono  reti  nazionali  di
          trasporto di energia elettrica e di gas naturale.».
              - Il testo del comma 373 dell'art. 1 della citata legge
          n. 266 del 2005, e' il seguente:
              «373.  In  considerazione  del  contenzioso  in essere,
          relativamente  alla  rete  nazionale  di  trasporto del gas
          naturale, la scadenza di cui al comma 4 dell'art. 1-ter del
          decreto-legge  29 agosto  2003,  n.  239,  convertito,  con
          modificazioni,  dalla  legge  27 ottobre  2003,  n. 290, e'
          prorogata al 31 dicembre 2008.».
          Nota al comma 907 e 908:
              -   Il   decreto  legislativo  12 aprile  2006,  n.'163
          recante:  «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
          servizi   e   forniture   in   attuazione  delle  direttive
          2004/17/CE  e  2004/18/CE»  e'  pubblicato  nella  Gazzetta
          Ufficiale 2 maggio 2006, n. 100, S.O.
          Nota al comma 909:
              - Si  riportano  i  testi  degli  articoli  86 e 87 del
          succitato  decreto  legislativo n. 163 del 2006, cosi' come
          modificati dalla presente legge:
              «Art.  86  (Criteri  di  individuazione  delle  offerte
          anormalmente  basse). - 1. Nei contratti di cui al presente
          codice,  quando il criterio di aggiudicazione e' quello del
          prezzo  piu'  basso,  le  stazioni  appaltanti  valutano la
          congruita'  delle  offerte che presentano un ribasso pari o
          superiore  alla media aritmetica dei ribassi percentuali di
          tutte  le  offerte  ammesse,  con  esclusione del dieci per
          cento,  arrotondato  all'unita'  superiore, rispettivamente
          delle  offerte  di  maggior  ribasso  e  di quelle di minor
          ribasso,  incrementata  dello  scarto  medio aritmetico dei
          ribassi percentuali che superano la predetta media.
              2.  Nei  contratti di cui al presente codice, quando il
          criterio   di   aggiudicazione   e'   quello   dell'offerta
          economicamente  piu'  vantaggiosa,  le  stazioni appaltanti
          valutano  la  congruita'  delle  offerte  in relazione alle
          quali  sia  i  punti  relativi  al prezzo, sia la somma dei
          punti  relativi  agli  altri  elementi di valutazione, sono
          entrambi   pari   o   superiori   ai   quattro  quinti  dei
          corrispondenti punti massimi previsti dal bando di gara.
              3. In ogni caso le stazioni appaltanti possono valutare
          la  congruita'  di  ogni  altra  offerta  che,  in  base ad
          elementi specifici, appaia anormalmente bassa.
              3-bis.  Nella  predisposizione  delle gare di appalto e
          nella   valutazione,  nei  casi  previsti  dalla  normativa
          vigente,  dell'anomalia  delle  offerte  nelle procedure di
          affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizio e di
          forniture, clienti aggiudicatori sono tenuti a valutare che
          il  valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al
          costo   del  lavoro  come  determinato  periodicamente,  in
          apposite   tabelle,   dal   Ministro  del  lavoro  e  della
          previdenza   sociale,   sulla  base  dei  valori  economici
          previsti  dalla  contrattazione  collettiva  stipulata  dai
          sindacati   comparativamente  piu'  rappresentativi,  delle
          norme   in  materia  previdenziale  ed  assistenziale,  dei
          diversi   settori  merceologici  e  delle  differenti  aree
          territoriali.   In   mancanza   di   contratto   collettivo
          applicabile,   il   costo  del  lavoro  e'  determinato  in
          relazione  al contratto collettivo del settore merceologico
          piu' vicino a quello preso in considerazione.
              4.  Il  comma 1  non  si applica quando il numero delle
          offerte  ammesse  sia  inferiore  a  cinque. In tal caso le
          stazioni appaltanti procedono ai sensi del comma 3.
              5.  Le offerte sono corredate, sin dalla presentazione,
          delle  giustificazioni di cui all'art. 87, comma 2 relative
          alle  voci  di  prezzo  che  concorrono a formare l'importo
          complessivo  posto a base di gara. Il bando o la lettera di
          invito   precisano  le  modalita'  di  presentazione  delle
          giustificazioni.    Ove   l'esame   delle   giustificazioni
          richieste  e  prodotte  non  sia  sufficiente  ad escludere
          l'incongruita'   dell'offerta,   la   stazione   appaltante
          richiede    all'offerente    di   integrare   i   documenti
          giustificativi  procedendo ai sensi degli articoli 87 e 88.
          All'esclusione    potra'    provvedersi    solo   all'esito
          dell'ulteriore verifica, in contraddittorio.».
              «Art.   87   (Criteri   di   verifica   delle   offerte
          anormalmente   basse).   -   1.  Quando  un'offerta  appaia
          anormalmente   bassa,   la   stazione  appaltante  richiede
          all'offerente  le giustificazioni, eventualmente necessarie
          in   aggiunta   a   quelle   gia'   presentate   a  corredo
          dell'offerta,  ritenute  pertinenti in merito agli elementi
          costitutivi dell'offerta medesima.
              2.  Le giustificazioni di cui all'art. 86, comma 5 e di
          cui  all'art.  87,  comma 1,  possono  riguardare, a titolo
          esemplificativo:
                a) l'economia  del  procedimento  di costruzione, del
          processo  di  fabbricazione,  del metodo di prestazione del
          servizio;
                b) le soluzioni tecniche adottate;
                c) le  condizioni  eccezionalmente  favorevoli di cui
          dispone  l'offerente  per  eseguire i lavori, per fornire i
          prodotti, o per prestare i servizi;
                d) l'originalita'  del  progetto,  dei  lavori, delle
          forniture, dei servizi offerti;
                e) (abrogata);
                f) l'eventualita' che l'offerente ottenga un aiuto di
          Stato;
                g) il    costo    del    lavoro    come   determinato
          periodicamente  in apposite tabelle dal Ministro del lavoro
          e  delle politiche sociali, sulla base dei valori economici
          previsti  dalla  contrattazione  collettiva  stipulata  dai
          sindacati   comparativamente  piu'  rappresentativi,  delle
          norme in materia previdenziale e assistenziale, dei diversi
          settori  merceologici e delle differenti aree territoriali;
          in  mancanza  di contratto collettivo applicabile, il costo
          del   lavoro  e'  determinato  in  relazione  al  contratto
          collettivo  del  settore  merceologico piu' vicino a quello
          preso in considerazione.
              3.  Non  sono  ammesse  giustificazioni  in relazione a
          trattamenti  salariali  minimi inderogabili stabiliti dalla
          legge o da fonti autorizzate dalla legge.
              4.  Non  sono ammesse giustificazioni in relazione agli
          oneri  di  sicurezza  per  i  quali non sia ammesso ribasso
          d'asta  in  conformita'  all'art.  131, nonche' al piano di
          sicurezza  e  coordinamento  di  cui  all'art.  12, decreto
          legislativo  14 agosto  1996,  n. 494 e alla relativa stima
          dei costi conforme all'art. 7, decreto del Presidente della
          Repubblica   3 luglio   2003,  n.  222.  Nella  valutazione
          dell'anomalia  la stazione appaltante tiene conto dei costi
          relativi  alla  sicurezza, che devono essere specificamente
          indicati   nell'offerta   e   risultare   congrui  rispetto
          all'entita'  e  alle  caratteristiche  dei  servizi o delle
          forniture.
              4-bis.  Nell'ambito dei requisiti per la qualificazione
          di  cui  all'art.  40  del  presente decreto, devono essere
          considerate  anche  le  informazioni  fornite  dallo stesso
          soggetto     interessato     relativamente     all'avvenuto
          adempimento,   all'interno   della   propria  azienda,degli
          obblighi di sicurezza previsti dalla vigente normativa.
              5. La stazione appaltante che accerta che un'offerta e'
          anormalmente  bassa  in  quanto  l'offerente ha ottenuto un
          aiuto  di  Stato,  puo'  respingere tale offerta per questo
          solo   motivo   unicamente   se,   consultato  l'offerente,
          quest'ultimo  non  e'  in  grado  di  dimostrare,  entro un
          termine  stabilito  dall'amministrazione  e non inferiore a
          quindici   giorni,  che  l'aiuto  in  questione  era  stato
          concesso legalmente. Quando la stazione appaltante respinge
          un'offerta  in tali circostanze, ne informa tempestivamente
          la Commissione.».
          Nota al comma 910:
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  7  del  decreto
          legislativo  19 settembre  1994, n. 626 recante «Attuazione
          delle   direttive   89/391/CEE,   89/654/CEE,   89/655/CEE,
          89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE,
          93/88/CEE,    95/63/CE,   97/42/CE,   98/24/CE,   99/38/CE,
          99/92/CE,  2001/45/CE,  2003/10/CE e 2003/18/CE riguardanti
          il   miglioramento  della  sicurezza  e  della  salute  dei
          lavoratori  durante il lavoro», cosi' come modificato dalla
          presente legge:
              «Art.  7 (Contratto  di appalto o contratto d'opera). -
          1.  Il  datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori
          ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all'interno
          della  propria  azienda, o di una singola unita' produttiva
          della   stessa,   nonche'   nell'ambito  dell'intero  ciclo
          produttivo dell'azienda medesima:
                a) verifica,   anche   attraverso  l'iscrizione  alla
          camera  di  commercio, industria e artigianato, l'idoneita'
          tecnico-professionale  delle  imprese  appaltatrici  o  dei
          lavoratori  autonomi  in relazione ai lavori da affidare in
          appalto o contratto d'opera;
                b) fornisce    agli   stessi   soggetti   dettagliate
          informazioni  sui  rischi specifici esistenti nell'ambiente
          in  cui  sono  destinati  ad  operare  e  sulle  misure  di
          prevenzione  e  di  emergenza  adottate  in  relazione alla
          propria attivita'.
              2. Nell'ipotesi di cui al comma 1 i datori di lavoro:
                a) cooperano    all'attuazione    delle   misure   di
          prevenzione  e  protezione  dai rischi sul lavoro incidenti
          sull'attivita' lavorativa oggetto dell'appalto;
                b) coordinano   gli   interventi   di   protezione  e
          prevenzione  dai  rischi  cui  sono  esposti  i lavoratori,
          informandosi  reciprocamente  anche  al  fine  di eliminare
          rischi  dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse
          imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva.
              3.   Il   datore  di  lavoro  committente  promuove  la
          cooperazione  ed  il  coordinamento di cui al comma 2. Tale
          obbligo   non   si   estende  ai  rischi  specifici  propri
          dell'attivita'  delle  imprese  appaltatrici  o dei singoli
          lavoratori autonomi.
              3-bis.  L'imprenditore  committente  risponde in solido
          con  l'appaltatore,  nonche'  con  ciascuno degli eventuali
          ulteriori  subappaltatori, per tutti i danni per i quali il
          lavoratore,     dipendente     dall'appaltatore    o    dal
          subappaltatore,   non   risulti   indennizzato   ad   opera
          dell'Istituto  nazionale  per  l'assicurazione  contro  gli
          infortuni sul lavoro.».
          Nota al comma 911:
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  29  del  decreto
          legislativo 10 settembre  2003,  n. 276 recante «Attuazione
          delle  deleghe  in  materia  di  occupazione  e mercato del
          lavoro,  di  cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30», cosi'
          come modificato dalla presente legge:
              «Art.  29  (Appalto).  -  1. Ai fini della applicazione
          delle  norme contenute nel presente titolo, il contratto di
          appalto,  stipulato e regolamentato ai sensi dell'art. 1655
          del  codice  civile, si distingue dalla somministrazione di
          lavoro  per  la organizzazione dei mezzi necessari da parte
          dell'appaltatore,  che  puo'  anche risultare, in relazione
          alle   esigenze   dell'opera  o  del  servizio  dedotti  in
          contratto,   dall'esercizio   del  potere  organizzativo  e
          direttivo   nei   confronti   dei   lavoratori   utilizzati
          nell'appalto,  nonche'  per  la  assunzione,  da  parte del
          medesimo appaltatore, del rischio d'impresa.
              2.  In  caso  di  appalto  di  opere  o  di  servizi il
          committente imprenditore o datore di lavoro e' obbligato in
          solido   con  l'appaltatore,  nonche'  con  ciascuno  degli
          eventuali  ulteriori  subappaltatori entro il limite di due
          anni  dalla  cessazione  dell'appalto,  a  corrispondere ai
          lavoratori   i   trattamenti  retributivi  e  i  contributi
          previdenziali dovuti.
              3.   L'acquisizione   del   personale   gia'  impiegato
          nell'appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore,
          in  forza  di  legge,  di contratto collettivo nazionale di
          lavoro,   o   di  clausola  del  contratto  d'appalto,  non
          costituisce trasferimento d'azienda o di parte d'azienda.
              3-bis.  Quando il contratto di appalto sia stipulato in
          violazione  di  quanto  disposto dal comma 1, il lavoratore
          interessato  puo'  chiedere,  mediante ricorso giudiziale a
          norma   dell'art.  414  del  codice  di  procedura  civile,
          notificato  anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato
          la  prestazione,  la  costituzione di un rapporto di lavoro
          alle dipendenze di quest'ultimo. In tale ipotesi si applica
          il disposto dell'art. 27, comma 2.
              3-ter. Fermo restando quando previsto dagli articoli 18
          e  19,  le  disposizioni  di  cui  al  comma 2  non trovano
          applicazione  qualora il committente sia una persona fisica
          che non esercita attivita' di impresa o professionale.».
          Nota al comma 915:
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 3  dell'art. 2 del
          decreto-legge    28 dicembre    1998,    n.   451   recante
          «Disposizioni  urgenti  per  gli  addetti  ai  settori  del
          trasporto pubblico locale e dell'autotrasporto», convertito
          con modificazioni dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40, come
          prorogati  dall'art. 45 (che si riporta a seguire), comma 1
          lettera c)  della  legge  23 dicembre  1999, n. 488 recante
          «Disposizioni  per  la  formazione  del  bilancio annuale e
          pluriennale dello Stato. (Legge finanziaria 2000)»:
              «3.  Per  l'anno 1998 e' assegnato al comitato centrale
          per  l'albo  degli  autotrasportatori l'importo di lire 140
          miliardi,  da  utilizzare entro il 31 dicembre 1999, per la
          protezione    ambientale   e   per   la   sicurezza   della
          circolazione,  anche  con  riferimento  all'utilizzo  delle
          infrastrutture, da realizzare mediante apposite convenzioni
          con  gli  enti  gestori  delle stesse. Entro il 31 dicembre
          1999 il Ministro dei trasporti e della navigazione presenta
          al  Parlamento  una  relazione sull'attuazione del presente
          comma. Il Ministro dei trasporti e della navigazione, entro
          trenta  giorni  dalla  data di pubblicazione della legge di
          conversione   del  presente  decreto,  emana  con  apposita
          direttiva  norme  per  dare  attuazione  ad  un  sistema di
          riduzione   compensata   di   pedaggi  autostradali  e  per
          interventi  di protezione ambientale, al fine di consentire
          l'utilizzo  delle  risorse  di  cui  al  presente  articolo
          tenendo   conto   dei   criteri   definiti  con  precedenti
          interventi legislativi in materia.».
              «Art.  45 (Disposizioni in materia di autotrasporto). -
          1. A decorrere dall'anno 2000 e' autorizzata la spesa annua
          di lire:
                a) 75   miliardi  per  la  proroga  degli  interventi
          previsti   dal   comma 1   dell'art.  2  del  decreto-legge
          28 dicembre  1998,  n.  451, convertito, con modificazioni,
          dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40;
                b) 83   miliardi  per  la  proroga  degli  interventi
          previsti  dal  comma 2 dell'art. 2 del citato decreto-legge
          n. 451 del 1998;
                c) 130  miliardi  per  la  proroga  degli  interventi
          previsti  dal  comma 3 dell'art. 2 del citato decreto-legge
          n. 451 del 1998.».
          Nota al comma 916:
              - Si  riporta  il testo del comma 108 dell'art. 1 della
          citata legge 23 dicembre 2005, n. 266:
              «108.  Al  fine di agevolare il processo di riforma del
          settore  dell'autotrasporto  di merci, previsto dalla legge
          1° marzo  2005,  n.  32,  favorendo la riqualificazione del
          sistema   imprenditoriale   anche   mediante   la  crescita
          dimensionale  delle  imprese,  in  modo  da  renderle  piu'
          competitive  sul  mercato  interno  ed  internazionale,  e'
          istituito   nello  stato  di  previsione  della  spesa  del
          Ministero  delle  infrastrutture  e  dei trasporti un fondo
          denominato  «Fondo  per  misure  di  accompagnamento  della
          riforma dell'autotrasporto di merci e per lo sviluppo della
          logistica»,  con  una  dotazione  iniziale di 80 milioni di
          euro  per  l'anno  2006.  Con  regolamento emanato ai sensi
          dell'art.  17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
          su   proposta  del  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei
          trasporti,  di  concerto  con  il  Ministro dell'economia e
          delle   finanze,   sono   disciplinate   le   modalita'  di
          utilizzazione del Fondo di cui al primo periodo.».
          Nota al comma 917:
              - Si  riporta il testo del comma 2 dell'art. 2 del gia'
          citato  decreto-legge  n.  451  del  1998,  convertito  con
          modificazioni  dalla gia' citata legge n. 40 del 1999, come
          prorogati  dall'art.  45, comma 1, lettera b) (riportato in
          nota al comma 915) della gia' citata legge n. 488 del 2006:
              «2.  I  premi  INAIL  per i dipendenti delle imprese di
          autotrasporto  in  conto  di terzi sono ridotti per il 1999
          nei limiti di lire 40 miliardi. I minori introiti derivanti
          dall'applicazione  del  presente  articolo sono  rimborsati
          all'INAIL  nei limiti di lire 40 miliardi, per l'anno 1999,
          dietro presentazione di apposita rendicontazione.».
          Note al comma 918:
              - Si  riportano  gli  articoli  87  e  88  del Trattato
          istitutivo della Comunita' europea:
              «Art.  87.  - 1. Salvo deroghe contemplate dal presente
          trattato,  sono  incompatibili con il mercato comune, nella
          misura  in  cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli
          aiuti   concessi   dagli  Stati,  ovvero  mediante  risorse
          statali,   sotto  qualsiasi  forma  che,  favorendo  talune
          imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare
          la concorrenza.
              2. Sono compatibili con il mercato comune:
                a) gli  aiuti a carattere sociale concessi ai singoli
          consumatori,    a    condizione    che    siano   accordati
          senzadiscriminazioni determinate dall'origine dei prodotti;
                b) gli  aiuti  destinati  a ovviare ai danni arrecati
          dalle   calamita'   naturali   oppure   da   altri   eventi
          eccezionali;
                c) gli  aiuti  concessi  all'economia  di determinate
          regioni della Repubblica federale di Germania che risentono
          della  divisione  della  Germania, nella misura in cui sono
          necessari a compensare gli svantaggi economici provocati da
          tale divisione.
              3.  Possono  considerarsi  compatibili  con  il mercato
          comune:
                a) gli   aiuti   destinati  a  favorire  lo  sviluppo
          economico   delle   regioni  ove  il  tenore  di  vita  sia
          anormalmente  basso,  oppure  si  abbia  una grave forma di
          sottoccupazione;
                b) gli  aiuti destinati a promuovere la realizzazione
          di  un  importante  progetto  di  comune  interesse europeo
          oppure  a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia
          di uno Stato membro;
                c) gli  aiuti  destinati  ad agevolare lo sviluppo di
          talune attivita' o di talune regioni economiche, sempre che
          non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria
          al comune interesse;
                d) gli  aiuti  destinati a promuovere la cultura e la
          conservazione   del  patrimonio,  quando  non  alterino  le
          condizioni degli scambi e della concorrenza nella Comunita'
          in misura contraria all'interesse comune;
                e) le  altre  categorie  di  aiuti,  determinate  con
          decisione   del   Consiglio,  che  delibera  a  maggioranza
          qualificata su proposta della Commissione.».
              «Art.  88.  -  1.  La Commissione procede con gli Stati
          membri  all'esame  permanente dei regimi di aiuti esistenti
          in  questi Stati. Essa propone a questi ultimi le opportune
          misure  richieste dal graduale sviluppo o dal funzionamento
          del mercato comune.
              2.  Qualora  la  Commissione,  dopo  aver intimato agli
          interessati  di  presentare  le loro osservazioni, constati
          che  un  aiuto  concesso  da  uno  Stato,  o mediante fondi
          statali,  non  e' compatibile con il mercato comune a norma
          dell'art.  87,  oppure  che  tale  aiuto e' attuato in modo
          abusivo, decide che lo Stato interessato deve sopprimerlo o
          modificarlo nel termine da essa fissato.
              Qualora  lo  Stato  in  causa  non  si  conformi a tale
          decisione  entro  il  termine  stabilito,  la Commissione o
          qualsiasi  altro  Stato interessato puo' adire direttamente
          la Corte di giustizia, in deroga agli articoli 226 e 227.
              A   richiesta   di  uno  Stato  membro,  il  Consiglio,
          deliberando  all'unanimita',  puo'  decidere  che un aiuto,
          istituito  o  da  istituirsi da parte di questo Stato, deve
          considerarsi  compatibile  con il mercato comune, in deroga
          alle  disposizioni  dell'art.  87  o  ai regolamenti di cui
          all'art.  89,  quando circostanze eccezionali giustifichino
          tale  decisione. Qualora la Commissione abbia iniziato, nei
          riguardi  di tale aiuto, la procedura prevista dal presente
          paragrafo,   primo   comma,   la   richiesta   dello  Stato
          interessato  rivolta  al  Consiglio  avra'  per  effetto di
          sospendere tale procedura fino a quando il Consiglio non si
          sia pronunciato al riguardo.
              Tuttavia,  se  il Consiglio non si e' pronunciato entro
          tre   mesi  dalla  data  della  richiesta,  la  Commissione
          delibera.
              3.  Alla  Commissione  sono  comunicati, in tempo utile
          perche'  presenti le sue osservazioni, i progetti diretti a
          istituire  o  modificare  aiuti. Se ritiene che un progetto
          non sia compatibile con il mercato comune a norma dell'art.
          87,  la  Commissione  inizia  senza  indugio  la  procedura
          prevista   dal   paragrafo precedente.   Lo   Stato  membro
          interessato non puo' dare esecuzione alle misure progettate
          prima  che  tale  procedura  abbia condotto a una decisione
          finale.».
              -  Per  il testo del comma 108 dell'art. 1 della citata
          legge n. 266 del 2005 si vedano le note al comma 916.
              - Si  riporta  il  testo del comma 1 dell'art. 17 della
          legge   23 agosto   1988,   n.   400   recante  «Disciplina
          dell'attivita'  di  Governo  e ordinamento della Presidenza
          del Consiglio dei Ministri»:
              «Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
          della  Repubblica,  previa  deliberazione del Consiglio dei
          ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
          pronunziarsi  entro novanta giorni dalla richiesta, possono
          essere emanati regolamenti per disciplinare:
                a) l'esecuzione    delle    leggi   e   dei   decreti
          legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari;
                b) l'attuazione  e  l'integrazione  delle leggi e dei
          decreti  legislativi  recanti  norme  di principio, esclusi
          quelli   relativi   a  materie  riservate  alla  competenza
          regionale;
                c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
          leggi  o  di  atti aventi forza di legge, sempre che non si
          tratti di materie comunque riservate alla legge;
                d) l'organizzazione   ed   il   funzionamento   delle
          amministrazioni  pubbliche  secondo le disposizioni dettate
          dalla legge.».
          Note al comma 920:
              - Per il testo del comma 108 dell'art. 1 della legge n.
          266 del 2005 si vedano le note al comma 916.
              - Si  riporta  il testo del comma 105 dell'art. 1 della
          gia' citata legge n. 266 del 2005:
              «105. Per gli interventi previsti dall'art. 2, comma 2,
          del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 451, convertito, con
          modificazioni,  dalla  legge  26 febbraio 1999, n. 40, come
          prorogati  dall'art.  45,  comma 1, lettera b), della legge
          23 dicembre  1999,  n.  488,  relativi  all'anno  2005,  e'
          autorizzata una ulteriore spesa di 170 milioni di euro.».
          Nota al comma 921:
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  18  della  legge
          1° dicembre   1986,   n.   870   recante   «Misure  urgenti
          straordinarie  per i servizi della Direzione generale della
          motorizzazione  civile  e  dei trasporti in concessione del
          Ministero dei trasporti»:
              «Art.  18. -  1.  La  tabella  allegata  al decreto del
          Ministro  dei  trasporti  del  19 dicembre 1980, pubblicato
          nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  80  del  21 marzo  1981, e'
          sostituita dalla tabella 3 allegata alla presente legge.
              2.  Gli  aumenti  fra gli importi delle singole tariffe
          previste  dalla  suddetta  tabella  3  e  gli importi delle
          corrispondenti  tariffe  della  tabella  approvata  con  il
          citato  decreto  ministeriale  19 dicembre  1980 entrano in
          vigore   in  misura  limitata  al  60  per  cento  fino  al
          31 dicembre  1986  ed  in  misura  intera  a  decorrere dal
          1° gennaio 1987.
              3.  Con  decreto del Ministro dei trasporti, emanato di
          concerto  con  il Ministro del tesoro, puo' essere disposto
          il versamento, da parte degli utenti, di diritti aggiuntivi
          per  le  operazioni  di  cui  ai  numeri  4), 5) e 6) della
          tabella    3    suindicata,    quando   queste   richiedono
          l'utilizzazione di particolari attrezzature.
              4.  Con  decreto del Ministro dei trasporti, emanato di
          concerto  con il Ministro del tesoro, la misura dei diritti
          fissata  nella  tabella  3 e di quelli aggiuntivi di cui al
          precedente comma e' adeguata ogni due anni, a partire dalla
          data di entrata in vigore della presente legge in relazione
          alle  variazioni  dell'indice  ISTAT  del  costo della vita
          nonche'  agli  incrementi del costo dei servizi considerati
          dalla citata tabella.».
          Nota al comma 923:
              - Si  riportano  i  testi dei commi 8 e 12 dell'art. 80
          del  codice  della  strada  di  cui  al decreto legislativo
          30 aprile 1992, n. 285 recante «Nuovo codice della strada»:
              «8.  Il  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
          al   fine  di  assicurare  in  relazione  a  particolari  e
          contingenti  situazioni  operative  degli uffici competenti
          del  Dipartimento per i trasporti terrestri,il rispetto dei
          termini  previsti per le revisioni periodiche dei veicoli a
          motore  capaci  di  contenere  al  massimo  sedici  persone
          compreso  il  conducente,  ovvero  con  massa complessiva a
          pieno  carico  fino  a  3,5  t,  puo'  per singole province
          individuate  con  proprio  decreto  affidare in concessione
          quinquennale   le   suddette   revisioni   ad   imprese  di
          autoriparazione che svolgono la propria attivita' nel campo
          della  meccanica  e  motoristica, carrozzeria, elettrauto e
          gommista  ovvero  ad  imprese  che, esercendo in prevalenza
          attivita' di commercio di veicoli, esercitino altresi', con
          carattere   strumentale   o   accessorio,   l'attivita'  di
          autoriparazione.  Tali  imprese  devono essere iscritte nel
          registro    delle    imprese    esercenti    attivita'   di
          autoriparazione  di  cui  all'art.  2, comma 1, della legge
          5 febbraio  1992,  n.  122.  Le  suddette revisioni possono
          essere  altresi' affidate in concessione ai consorzi e alle
          societa'   consortili,   anche  in  forma  di  cooperativa,
          appositamente costituiti tra imprese iscritte ognuna almeno
          in  una  diversa  sezione del medesimo registro, in modo da
          garantire l'iscrizione in tutte e quattro le sezioni.».
              «12.  Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
          con   proprio   decreto,   di   concerto  con  il  Ministro
          dell'economia e delle finanze, stabilisce le tariffe per le
          operazioni  di  revisione  svolte  dal  Dipartimento  per i
          trasporti  terrestri  e  dalle  imprese  di cui al comma 8,
          nonche'   quelle  inerenti  ai  controlli  periodici  sulle
          officine   ed   ai  controlli  a  campione  effettuati  dal
          Ministero    delle    infrastrutture   e   dei   trasporti-
          Dipartimento  per  i  trasporti  terrestri,  ai  sensi  del
          comma 10.».
          Note al comma 925:
              - Si  riporta  il  testo  dell'art.  61  della legge 27
          dicembre   2002,   n.  289  recante  «Disposizioni  per  la
          formazione  del  bilancio annuale e pluriennale dello Stato
          (legge finanziaria 2003)»:
              «Art.   61   (Fondo  per  le  aree  sottoutilizzate  ed
          interventi nelle medesime aree). - 1. A decorrere dall'anno
          2003  e'  istituito  il  fondo per le aree sottoutilizzate,
          coincidenti  con  l'ambito territoriale delle aree depresse
          di  cui  alla  legge  30 giugno  1998,  n.  208,  al  quale
          confluiscono   le  risorse  disponibili  autorizzate  dalle
          disposizioni      legislative,     comunque     evidenziate
          contabilmente   in   modo   autonomo,   con   finalita'  di
          riequilibrio  economico  e  sociale  di cui all'allegato 1,
          nonche'  la dotazione aggiuntiva di 400 milioni di euro per
          l'anno  2003,  di  650 milioni di euro per l'anno 2004 e di
          7.000 milioni di euro per l'anno 2005.
              2.  A  decorrere  dall'anno  2004  si provvede ai sensi
          dell'art.  11,  comma 3,  lettera f),  della legge 5 agosto
          1978, n. 468, e successive modificazioni.
              3.   Il  fondo  e'  ripartito  esclusivamente  tra  gli
          interventi  previsti  dalle disposizioni legislative di cui
          al  comma 1,  con apposite delibere del CIPE adottate sulla
          base  del  criterio  generale  di destinazione territoriale
          delle  risorse  disponibili e per finalita' di riequilibrio
          economico e sociale, nonche':
                a) per  gli  investimenti  pubblici,  ai  quali  sono
          finalizzate    le    risorse    stanziate   a   titolo   di
          rifinanziamento  degli  interventi  di cui all'art. 1 della
          citata legge n. 208 del 1998, e comunque realizzabili anche
          attraverso   le   altre  disposizioni  legislative  di  cui
          all'allegato  1, sulla base, ove applicabili, dei criteri e
          dei  metodi  indicati  all'art.  73 della legge 28 dicembre
          2001, n. 448;
                b) per  gli incentivi, secondo criteri e metodi volti
          a massimizzare l'efficacia complessiva dell'intervento e la
          sua  rapidita'  e  semplicita',  sulla  base  dei risultati
          ottenuti   e  degli  indirizzi  annuali  del  Documento  di
          programmazione  economico-finanziaria,  e a rispondere alle
          esigenze del mercato.
              4.   Le   risorse   finanziarie   assegnate   dal  CIPE
          costituiscono   limiti   massimi  di  spesa  ai  sensi  del
          comma 6-bis  dell'art. 11-ter della legge 5 agosto 1978, n.
          468.
              5.  Il  CIPE,  con  proprie  delibere  da sottoporre al
          controllo  preventivo  della  Corte dei conti, stabilisce i
          criteri  e  le  modalita'  di  attuazione  degli interventi
          previsti  dalle disposizioni legislative di cui al comma 1,
          anche  al  fine  di dare immediata applicazione ai principi
          contenuti nel comma 2 dell'art. 72. Sino all'adozione delle
          delibere di cui al presente comma, ciascun intervento resta
          disciplinato  dalle disposizioni di attuazione vigenti alla
          data di entrata in vigore della presente legge.
              6.  Al  fine  di  dare  attuazione  al comma 3, il CIPE
          effettua un monitoraggio periodico della domanda rivolta ai
          diversi  strumenti  e  del loro stato di attuazione; a tale
          fine si avvale, oltre che delle azioni di monitoraggio gia'
          in  atto, di specifici contributi dell'ISTAT e delle Camere
          di  commercio,  industria, artigianato e agricoltura. Entro
          il  30 giugno  di  ogni  anno il CIPE approva una relazione
          sugli    interventi    effettuati   nell'anno   precedente,
          contenente  altresi' elementi di valutazione sull'attivita'
          svolta nell'anno in corso e su quella da svolgere nell'anno
          successivo.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze
          trasmette tale relazione al Parlamento.
              7. Partecipano in via ordinaria alle riunioni del CIPE,
          con  diritto  di voto, il Ministro per gli affari regionali
          in qualita' di presidente della Conferenza permanente per i
          rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
          Trento  e  di Bolzano, e il presidente della Conferenza dei
          presidenti  delle  regioni  e  delle  province  autonome di
          Trento  e  di Bolzano, o un suo delegato, in rappresentanza
          della Conferenza stessa. Copia delle deliberazioni del CIPE
          relative all'utilizzo del fondo di cui al presente articolo
          sono  trasmesse  al Parlamento e di esse viene data formale
          comunicazione alle competenti Commissioni.
              8.   Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  e'
          autorizzato  ad  apportare,  anche con riferimento all'art.
          60,   con  propri  decreti,  le  occorrenti  variazioni  di
          bilancio  in  termini di residui, competenza e cassa tra le
          pertinenti  unita'  previsionali  di  base  degli  stati di
          previsione delle amministrazioni interessate.
              9.  Le  economie  derivanti  da provvedimenti di revoca
          totale  o parziale delle agevolazioni di cui all'art. 1 del
          decreto-legge  23 giugno  1995,  n.  244,  convertito,  con
          modificazioni,  dalla  legge 8 agosto 1995, n. 341, nonche'
          quelle  di  cui  all'art.  8, comma 2, della legge 7 agosto
          1997, n. 266, sono utilizzate dal Ministero delle attivita'
          produttive  per  la  copertura degli oneri statali relativi
          alle   iniziative   imprenditoriali   comprese   nei  patti
          territoriali  e  per il finanziamento di nuovi contratti di
          programma.  Per  il  finanziamento  di  nuovi  contratti di
          programma, una quota pari al 70 per cento delle economie e'
          riservata   alle   aree  sottoutilizzate  del  Centro-Nord,
          ricomprese  nelle  aree  ammissibili  alle deroghe previste
          dall'art.  87,  paragrafo 3,  lettera c),  del Trattato che
          istituisce   la   Comunita'   europea,  nonche'  alle  aree
          ricomprese  nell'obiettivo 2, di cui al regolamento (CE) n.
          1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.
              10.  Le  economie  derivanti da provvedimenti di revoca
          totale  o  parziale  delle  agevolazioni di cui all'art. 1,
          comma 2,   del   decreto-legge  22 ottobre  1992,  n.  415,
          convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  19 dicembre
          1992, n. 488, sono utilizzate dal Ministero delle attivita'
          produttive,  oltre  che  per  gli  interventi  previsti dal
          citato decreto-legge n. 415 del 1992, anche, nel limite del
          60 per cento delle economie stesse, per il finanziamento di
          nuovi contratti di programma. Per il finanziamento di nuovi
          contratti  di  programma  una  quota  pari all'85 per cento
          delle   economie   e'  riservata  alle  aree  depresse  del
          Mezzogiorno  ricomprese  nell'obiettivo 1, di cui al citato
          regolamento  (CE)  n. 1260/1999, e una quota pari al 15 per
          cento alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord, ricomprese
          nelle  aree  ammissibili  alle  deroghe previste dal citato
          art.   87,   paragrafo 3,   lettera c),  del  Trattato  che
          istituisce   la   Comunita'   europea,  nonche'  alle  aree
          ricomprese   nell'obiettivo   2,   di   cui   al   predetto
          regolamento.
              11. ...;
              12. ...;
              13.  Nei limiti delle risorse di cui al comma 3 possono
          essere   concesse  agevolazioni  in  favore  delle  imprese
          operanti  in settori ammissibili alle agevolazioni ai sensi
          del  decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con
          modificazioni,  dalla  legge  19 dicembre  1992, n. 488, ed
          aventi  sede  nelle  aree ammissibili alle deroghe previste
          dall'art.  87,  paragrafo 3,  lettere a) e c), del Trattato
          che  istituisce  la  Comunita'  europea, nonche' nelle aree
          ricadenti  nell'obiettivo  2  di cui al regolamento (CE) n.
          1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, che investono,
          nell'ambito  di  programmi  di penetrazione commerciale, in
          campagne   pubblicitarie  localizzate  in  specifiche  aree
          territoriali  del  Paese.  L'agevolazione  e'  riconosciuta
          sulle  spese  documentate dell'esercizio di riferimento che
          eccedono il totale delle spese pubblicitarie dell'esercizio
          precedente  e nelle misure massime previste per gli aiuti a
          finalita'  regionale,  nel rispetto dei limiti della regola
          «de  minimis»  di  cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della
          Commissione,  del  12 gennaio  2001.  Il  CIPE, con propria
          delibera  da sottoporre al controllo preventivo della Corte
          dei  conti, stabilisce le risorse da riassegnare all'unita'
          previsionale  di  base  6.1.2.7  «Devoluzione  di proventi»
          dello  stato  di  previsione  del Ministero dell'economia e
          delle finanze, ed indica la data da cui decorre la facolta'
          di  presentazione  e le modalita' delle relative istanze. I
          soggetti  che  intendano avvalersi dei contributi di cui al
          presente  comma devono  produrre  istanza all'Agenzia delle
          entrate  che  provvede  entro trenta giorni a comunicare il
          suo  eventuale  accoglimento  secondo  l'ordine cronologico
          delle   domande   pervenute.  Qualora  l'utilizzazione  del
          contributo  esposta  nell'istanza  non  risulti effettuata,
          nell'esercizio  di  imposta cui si riferisce la domanda, il
          soggetto interessato decade dal diritto al contributo e non
          puo'   presentare   una   nuova  istanza  nei  dodici  mesi
          successivi alla conclusione dell'esercizio fiscale.».
              - Si  riporta  il  testo  dell'art.  7  del gia' citato
          decreto-legge n. 35 del 2005:
              «Art.  7 (Interventi per la diffusione delle tecnologie
          digitali).  1.  Gli  interventi  per la realizzazione delle
          infrastrutture  per  la  larga  banda  di  cui al programma
          approvato  con delibera CIPE n. 83/03 del 13 novembre 2003,
          pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio
          2004,   possono   essere   realizzati   in  tutte  le  aree
          sottoutilizzate.  Il CIPE stabilisce annualmente le risorse
          del  Fondo  aree  sottoutilizzate  di cui all'art. 61 della
          legge  27 dicembre 2002, n. 289, destinate al finanziamento
          del   citato   programma   attuato   dal   Ministero  delle
          comunicazioni  per il tramite della Societa' infrastrutture
          e  telecomunicazioni  per  l'Italia S.p.a (Infratel Italia)
          del  gruppo  Sviluppo  Italia S.p.a. e dalla Presidenza del
          Consiglio  dei  Ministri - Dipartimento per l'innovazione e
          le  tecnologie  per  il  tramite della societa' Innovazione
          Italia S.p.a.
              2.  Il  contributo  dello  Stato  alla  fondazione  Ugo
          Bordoni   previsto   dall'art.  41,  comma 5,  della  legge
          16 gennaio  2003,  n.  3,  e'  rinnovato,  per  il triennio
          2005-2007   per  l'importo  di  5.165.000  euro  annui.  La
          fondazione  invia,  entro  il  31 marzo  di  ogni anno, una
          relazione   al   Governo   e  alle  competenti  Commissioni
          parlamentari  nella  quale da' conto delle attivita' svolte
          nell'anno precedente.
              3.  All'art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il
          comma 502 e' sostituito dal seguente:
              "502.  Il  Ministero  dell'economia  e  delle finanze -
          Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, definisce i
          requisiti    tecnici    dei    sistemi    elettronici    di
          identificazione    e    controllo   degli   apparecchi   da
          intrattenimento  di cui all'art. 110, commi 6 e 7 del testo
          unico  delle  leggi  di pubblica sicurezza, di cui al regio
          decreto  18 giugno  1931,  n.  773,  delle schede di gioco,
          intese  come  l'insieme  di  tutte le componenti hardware e
          software del congegno stesso, e dei documenti attestanti il
          rilascio  dei  nulla  osta di cui all'art. 38, commi 3 e 4,
          della  legge  23 dicembre 2000, n. 388, tali da assicurarne
          la   controllabilita'  a  distanza,  indipendentemente  dal
          posizionamento  sugli  apparecchi  e  dal  materiale che si
          frappone  fra  chi  e'  preposto  alla  lettura  dei dati e
          l'apparecchio  stesso.  I  sistemi dovranno poter garantire
          l'effettuazione  dei controlli anche in forma riservata. Ad
          ogni  nulla  osta  dovra'  corrispondere  almeno un sistema
          elettronico  di  identificazione.  Gli  eventuali  costi di
          rilascio dei predetti documenti o sistemi sono a carico dei
          richiedenti".
              3-bis.  All'art.  4,  comma 2,  della legge 13 dicembre
          1989,  n.  401, e' aggiunto il seguente periodo: "La stessa
          sanzione  si  applica  a  chiunque,  in qualsiasi modo, da'
          pubblicita'  in  Italia  a giochi, scommesse e lotterie, da
          chiunque accettate all'estero".
              3-ter.  La  cessione  a  corrispettivo pari a quello di
          acquisto   di  personal  computer  di  nuova  fabbricazione
          acquistati   nello   stesso   esercizio   della   cessione,
          eventualmente    con    annessi   relativi   programmi   di
          funzionamento,  se  attuata  da  imprese o da enti soggetti
          all'imposta  sul  reddito  delle  societa',  in  favore  di
          lavoratori dipendenti, non da' luogo, ai fini delle imposte
          sul  reddito, a presupposto di imponibilita' per reddito in
          natura.
              3-quater.  Le  pubbliche  amministrazioni  statali, nei
          rapporti  con  i  cittadini e con le imprese, sono tenute a
          ricevere,  nonche'  inviare  se  richiesto,  anche  in  via
          telematica,   nel  rispetto  della  normativa  vigente,  la
          corrispondenza,  i  documenti  e tutti gli atti relativi ad
          ogni  adempimento  amministrativo,  utilizzando all'uopo le
          risorse   finanziarie  gia'  disponibili  per  le  esigenze
          informatiche.  L'obbligo  di cui al presente comma decorre,
          per  ciascuna pubblica amministrazione centrale, dalla data
          stabilita  con  decreto del Ministro per l'innovazione e le
          tecnologie,  di  concerto  con  il Ministro dell'economia e
          delle  finanze,  con il Ministro per la funzione pubblica e
          con  il  Ministro interessato. Dalle disposizioni di cui al
          presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
          carico della finanza pubblica.».
          Nota al comma 926:
              -  Per  l'art. 61 della legge n. 289 del 2002 si vedano
          le note al comma 925.
          Note al comma 930:
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  98  del  decreto
          legislativo  1° agosto  2003,  n. 259 recante «Codice delle
          comunicazioni elettroniche»:
              «Art.  98 (Sanzioni). - 1. Le disposizioni del presente
          articolo si  applicano alle reti e servizi di comunicazione
          elettronica ad uso pubblico.
              2.  In  caso  di  installazione  e fornitura di reti di
          comunicazione   elettronica   od   offerta  di  servizi  di
          comunicazione elettronica ad uso pubblico senza la relativa
          autorizzazione  generale, il Ministero commina, se il fatto
          non   costituisce   reato,   una   sanzione  amministrativa
          pecuniaria  da  euro  15.000,00  ad  euro  2.500.000,00, da
          stabilirsi  in equo rapporto alla gravita' del fatto. Se il
          fatto  riguarda  la installazione o l'esercizio di impianti
          radioelettrici, la sanzione minima e' di euro 50.000,00.
              3.  Se il fatto riguarda la installazione o l'esercizio
          di  impianti  di  radiodiffusione  sonora  o televisiva, si
          applica la pena della reclusione da uno a tre anni. La pena
          e'  ridotta  alla  meta'  se  trattasi  di  impianti per la
          radiodiffusione sonora o televisiva in ambito locale.
              4.  Chiunque  realizza trasmissioni, anche simultanee o
          parallele,   contravvenendo   ai   limiti   territoriali  o
          temporali  previsti dal titolo abilitativo e' punito con la
          reclusione da sei mesi a due anni.
              5.   Oltre  alla  sanzione  amministrativa  di  cui  al
          comma 2,  il  trasgressore  e'  tenuto,  in  ogni  caso, al
          pagamento  di  una  somma  pari  a  venti  volte  i diritti
          amministrativi  e  dei  contributi,  di cui rispettivamente
          agli  articoli 34 e 35, commisurati al periodo di esercizio
          abusivo  accertato  e comunque per un periodo non inferiore
          all'anno.
              6.    Indipendentemente   dai   provvedimenti   assunti
          dall'Autorita' giudiziaria e fermo restando quanto disposto
          dai  commi 2  e  3,  il  Ministero, ove il trasgressore non
          provveda,   puo'   provvedere  direttamente,  a  spese  del
          possessore,   a   suggellare,   rimuovere   o   sequestrare
          l'impianto ritenuto abusivo.
              7.  Nel  caso  di reiterazione degli illeciti di cui al
          comma 2  per  piu'  di  due  volte  in  un  quinquennio, il
          Ministero  irroga  la  sanzione  amministrativa  pecuniaria
          nella misura massima stabilita dallo stesso comma 2.
              8.  In  caso  di  installazione  e fornitura di reti di
          comunicazione   elettronica   od   offerta  di  servizi  di
          comunicazione  elettronica ad uso pubblico in difformita' a
          quanto  dichiarato  ai  sensi  dell'art.  25,  comma 4,  il
          Ministero  irroga una sanzione amministrativa pecuniaria da
          euro 30.000,00 ad euro 580.000,00.
              9.  Fermo  restando  quanto  stabilito dall'art. 32, ai
          soggetti  che  commettono violazioni gravi o reiterate piu'
          di   due  volte  nel  quinquennio  delle  condizioni  poste
          dall'autorizzazione  generale,  il  Ministero  commina  una
          sanzione  amministrativa  pecuniaria  da  euro 30.000,00 ad
          euro  600.000,00;  ai  soggetti  che  non  provvedono,  nei
          termini  e  con le modalita' prescritti, alla comunicazione
          dei  documenti,  dei  dati  e  delle  notizie richiesti dal
          Ministero   o   dall'Autorita',   gli  stessi,  secondo  le
          rispettive     competenze,     comminano    una    sanzione
          amministrativa   pecuniaria   da  euro  15.000,00  ad  euro
          1.150.000,00.
              10.  Ai  soggetti che nelle comunicazioni richieste dal
          Ministero  e  dall'Autorita',  nell'ambito delle rispettive
          competenze,  espongono  dati  contabili o fatti concernenti
          l'esercizio  delle  proprie attivita' non corrispondenti al
          vero,  si  applicano  le  pene  previste dall'art. 2621 del
          codice civile.
              11. Ai soggetti che non ottemperano agli ordini ed alle
          diffide,  impartiti  ai  sensi  del  Codice dal Ministero o
          dall'Autorita',   gli   stessi,   secondo   le   rispettive
          competenze,    comminano    una   sanzione   amministrativa
          pecuniaria  da  euro  120.000,00  ad  euro 2.500.000,00. Se
          l'inottemperanza     riguarda     provvedimenti    adottati
          dall'Autorita' in ordine alla violazione delle disposizioni
          relative ad imprese aventi significativo potere di mercato,
          si  applica  a  ciascun  soggetto  interessato una sanzione
          amministrativa  pecuniaria  non  inferiore al 2 per cento e
          non superiore al 5 per cento del fatturato realizzato dallo
          stesso  soggetto nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente
          alla notificazione della contestazione, relativo al mercato
          al quale l'inottemperanza si riferisce.
              12.  Nei  casi  previsti dai commi 6, 7, 8 e 9, e nelle
          ipotesi  di  mancato pagamento dei diritti amministrativi e
          dei  contributi  di  cui agli articoli 34 e 35, nei termini
          previsti  dall'allegato  n.  10,  se  la  violazione  e' di
          particolare  gravita', o reiterata per piu' di due volte in
          un  quinquennio,  il  Ministero  o  l'Autorita', secondo le
          rispettive   competenze  e  previa  contestazione,  possono
          disporre  la  sospensione dell'attivita' per un periodo non
          superiore  a  sei  mesi,  o  la  revoca dell'autorizzazione
          generale  e  degli  eventuali  diritti di uso. Nei predetti
          casi,  il  Ministero  o l'Autorita', rimangono esonerati da
          ogni altra responsabilita' nei riguardi di terzi e non sono
          tenuti ad alcun indennizzo nei confronti dell'impresa.
              13.  In caso di violazione delle disposizioni contenute
          nel  Capo III del presente Titolo, nonche' nell'art. 80, il
          Ministero  o l'Autorita', secondo le rispettive competenze,
          comminano  una  sanzione  amministrativa pecuniaria da euro
          170.000,00 ad euro 2.500.000,00.
              14. In caso di violazione degli obblighi gravanti sugli
          operatori  di  cui  all'art.  96,  il Ministero commina una
          sanzione  amministrativa  pecuniaria  da euro 170.000,00 ad
          euro   2.500.000,00.   Se  la  violazione  degli  anzidetti
          obblighi e' di particolare gravita' o reiterata per piu' di
          due  volte in un quinquennio, il Ministero puo' disporre la
          sospensione  dell'attivita'  per un periodo non superiore a
          due  mesi o la revoca dell'autorizzazione generale. In caso
          di  integrale  inosservanza  della  condizione  n. 11 della
          parte  A dell'allegato n. 1, il Ministero dispone la revoca
          dell'autorizzazione generale.
              15.  In  caso di inosservanza delle disposizioni di cui
          ai  commi 1, 4, 5 e 8 dell'art. 95, indipendentemente dalla
          sospensione   dell'esercizio   e   salvo  il  promuovimento
          dell'azione  penale per eventuali reati, il trasgressore e'
          punito  con  la  sanzione amministrativa da euro 1.500,00 a
          euro 5.000,00.
              16.  In  caso di inosservanza delle disposizioni di cui
          agli  articoli 60,  61,  70,  71,  72  e  79 il Ministero o
          l'Autorita',  secondo  le  rispettive competenze, comminano
          una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 58.000,00 ad
          euro 580.000,00.
              17.  Restano ferme, per le materie non disciplinate dal
          Codice,  le  sanzioni di cui all'art. 1, commi 29, 30, 31 e
          32 della legge 31 luglio 1997, n. 249.
              17-bis.   Alle   sanzioni   amministrative   irrogabili
          dall'Autorita'  per  le garanzie nelle comunicazioni non si
          applicano  le  disposizioni sul pagamento in misura ridotta
          di  cui all'art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e
          successive modificazioni.».
          Nota al comma 931:
              - Si  riporta  il  testo del comma 57 dell'art. 1 della
          legge 30 dicembre 2004, n. 311 recante «Disposizioni per la
          formazione  del  bilancio annuale e pluriennale dello Stato
          (legge finanziaria 2005)»:
              «57.  Per  il  triennio  2005-2007,  gli  enti indicati
          nell'elenco  1  allegato  alla presente legge, ad eccezione
          degli  enti  di  previdenza  di  cui al decreto legislativo
          30 giugno  1994,  n.  509, e successive modificazioni, e al
          decreto  legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, e successive
          modificazioni,  delle  altre  associazioni  e fondazioni di
          diritto  privato e degli enti del sistema camerale, possono
          incrementare  per  l'anno  2005  le proprie spese, al netto
          delle   spese   di   personale,  in  misura  non  superiore
          all'ammontare  delle  spese dell'anno 2003 incrementato del
          4,5  per  cento.  Per  gli  anni  2006 e 2007 si applica la
          percentuale   di   incremento   del   2   per   cento  alle
          corrispondenti  spese determinate per l'anno precedente con
          i  criteri  stabiliti  dal  presente comma. Per le spese di
          personale  si  applica  la specifica disciplina di settore.
          Alle regioni e agli enti locali di cui ai commi da 21 a 53,
          agli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale  di  cui ai
          commi da 164 a 188, nonche' agli enti indicati nell'art. 3,
          commi 1  e  2,  della  legge  24 dicembre  2003, n. 350, si
          applica la disciplina ivi prevista.».
          Nota al comma 932:
              - Si  riporta il testo del comma 2 lettera c) dell'art.
          5  della  legge  21 marzo 2001, n. 84 recante «Disposizioni
          per  la  partecipazione italiana alla stabilizzazione, alla
          ricostruzione   e   allo   sviluppo   di   Paesi  dell'area
          balcanica»:
              «2. Con decreto del Ministro del commercio con l'estero
          e' definita, tenendo conto degli indirizzi del Comitato, la
          ripartizione  delle  risorse finanziarie di cui al comma 1,
          tra le seguenti finalita':
                a) e b) (Omissis);
                c) istituzione  presso  la  SIMEST  Spa  di  un fondo
          autonomo  e distinto dal patrimonio della societa' medesima
          con finalita' di capitale di rischio (venture capital), per
          l'acquisizione, da parte di quest'ultima, di partecipazioni
          societarie  fino  al  40  per  cento  del  capitale o fondo
          sociale  delle  societa'  o  imprese  partecipate.  Ciascun
          intervento  di  cui  alla  presente lettera non puo' essere
          superiore   ad   1   miliardo   di  lire  e,  comunque,  le
          partecipazioni devono essere cedute, a prezzo non inferiore
          a  valori  correnti, entro otto anni dall'acquisizione. Con
          decreto  del  Ministro  del  commercio  con  l'estero  sono
          determinate,    sulla    base    dei    relativi   standars
          internazionali,    le   modalita'   di   remunerazione   da
          riconoscere  alla  SIMEST Spa a valere sulle disponibilita'
          finanziarie  del fondo stesso. Per le finalita' di cui alla
          presente  lettera,  la  SIMEST  Spa puo' stipulare apposite
          convenzioni con finanziarie regionali o interregionali;
                da e) a g) (Omissis);
              (Omissis).».
          Nota al comma 933:
              - Il  decreto-legge  28 maggio 1981, n. 251, convertito
          con  modificazioni  dalla  legge  29 luglio 1981, n. 394, e
          successive   modificazioni,   reca  «Provvedimenti  per  il
          sostegno  delle  esportazioni  italiane»  ed  e' pubblicato
          nella Gazzetta Ufficiale 30 maggio 1981, n. 147.
          Nota al comma 934:
              - Si  riporta  il  testo  del comma 5 dell'art. 3 della
          legge  24 aprile  1990,  n. 100, e successive modificazioni
          recante  «Norme  sulla  promozione  della  partecipazione a
          societa'   ed   imprese   miste   all'estero»,  cosi'  come
          modificato dalla presente legge:
              «5. Gli utili conseguiti dalla SIMEST S.p.a., anche per
          la  parte  degli  stessi  determinati  da plusvalenze sulle
          cessioni   di  partecipazioni  effettuate,  possono  essere
          distribuiti  gli azionisti diversi dallo Stato. La quota di
          utili di competenza del Ministro del commercio con l'estero
          affluisce  all'entrata  del bilancio dello Stato per essere
          contestualmente  riassegnata  ad  un  apposito  capitolo di
          spesa   del   Ministero  del  commercio  con  l'estero  per
          interventi  volti  a sostenere l'internazionalizzazione del
          sistema produttivo italiano».
          Nota al comma 935:
              - Si  riporta  il  testo dell'art. 10 del decreto-legge
          28 maggio  1981,  n.  251  recante  «Provvedimenti  per  il
          sostegno   delle  esportazioni  italiane»,  convertito  con
          modificazioni   dalla  legge  29 luglio  1981,  n.  394,  e
          successive   modificazioni,  cosi'  come  modificato  dalla
          presente legge:
              «Art.  10. - Ai consorzi aventi come scopo esclusivo la
          esportazione  di  prodotti  agro-alimentari, costituiti per
          settori  e comprensori, individuati con provvedimento della
          regione  tra  produttori  singoli  o associati, cooperative
          agricole  di  commercializzazione e di trasformazione anche
          con   la  partecipazione  di  enti  pubblici  territoriali,
          possono  essere  concessi  con  decreto  del  Ministro  del
          commercio     con    l'estero,    sentito    il    Ministro
          dell'agricoltura  e  delle  foreste,  contributi finanziari
          annuali,    purche'    non    diretti    a    sovvenzionare
          l'esportazione.
              Con  decreto  del  Ministro del commercio con l'estero,
          sentito  il  Ministro  del  turismo  e  dello spettacolo, i
          contributi  di  cui  al  comma  precedente  possono  essere
          concessi  anche  ai  consorzi  per  imprese  alberghiere  e
          turistiche    limitatamente   alle   attivita'   volte   ad
          incrementare la domanda estera del settore.
              Ai   fini   della   determinazione  dell'ammontare  dei
          contributi  annuali  si  applicano  l'art.  5  della  legge
          21 febbraio 1989, n. 83, e le relative norme di attuazione.
              I fondi occorrenti per la concessione dei contributi di
          cui  ai  precedenti  commi saranno annualmente quantificati
          dalla  legge  finanziaria, e stanziati in apposito capitolo
          dello  stato  di  previsione del Ministro del commercio con
          l'estero, da istituirsi a decorrere dall'esercizio 1982.
              Per  favorire  una  promozione  sinergica  del prodotto
          italiano,  ai  sensi  dell'art.  22 del decreto legislativo
          31 marzo  1998, n. 143, e successive modificazioni, possono
          essere   concessi   contributi   d'intesa  con  i  Ministri
          competenti     a     progetti     promozionali     e     di
          internazionalizzazione  realizzati  da  consorzi  misti tra
          piccole  e medie imprese dei settori agro-ittico-alimentare
          e   turistico-alberghiero,   aventi   lo   scopo  esclusivo
          dell'attrazione della domanda estera.».
          Nota al comma 936:
              - Si  riporta  il  testo del comma 61 dell'art. 4 della
          legge 24 dicembre 2003, n. 350 recante «Disposizioni per la
          formazione  del  bilancio annuale e pluriennale dello Stato
          (legge finanziaria 2004)»:
              «61.  E'  istituito presso il Ministero delle attivita'
          produttive un apposito fondo con dotazione di 20 milioni di
          euro  per  il  2004,  30  milioni  di euro per il 2005 e 20
          milioni  di euro a decorrere dal 2006, per la realizzazione
          di   azioni   a   sostegno  di  una  campagna  promozionale
          straordinaria   a   favore  del  "made  in  Italy»",  anche
          attraverso  la regolamentazione dell'indicazione di origine
          o l'istituzione di un apposito marchio a tutela delle merci
          integralmente prodotte sul territorio italiano o assimilate
          ai  sensi  della  normativa  europea in materia di origine,
          nonche'  per  il  potenziamento delle attivita' di supporto
          formativo   e   scientifico  particolarmente  rivolte  alla
          diffusione  del  "made  in Italy" nei mercati mediterranei,
          dell'Europa  continentale  e  orientale, a cura di apposita
          sezione dell'ente di cui all'art. 8 del decreto legislativo
          30 luglio  1999,  n.  287,  collocata presso due delle sedi
          periferiche  esistenti,  con  particolare  attenzione  alla
          naturale  vocazione  geografica di ciascuna nell'ambito del
          territorio  nazionale.  A  tale  fine,  e per l'adeguamento
          delle    relative   dotazioni   organiche,   e'   destinato
          all'attuazione  delle  attivita'  di  supporto  formativo e
          scientifico  indicate  al periodo precedente un importo non
          superiore  a  10  milioni  di euro annui. Tale attivita' e'
          svolta  prioritariamente  dal  personale  del  ruolo di cui
          all'art.  5,  comma 5,  del  regolamento  di cui al decreto
          ministeriale  28 settembre  2000, n. 301 del Ministro delle
          finanze,   al  quale,  per  la  medesima  attivita',  fermi
          restando  gli  incrementi e gli adeguamenti sul trattamento
          economico complessivo in godimento secondo l'ordinamento di
          provenienza,   e   il   riconoscimento   automatico   della
          progressione  in  carriera,  nessun emolumento ulteriore e'
          dovuto. Le risorse assegnate all'ente di cui all'art. 8 del
          decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, per l'anno 2004
          e successivi, ivi comprese quelle di cui al secondo periodo
          del  presente  comma,  allo stesso direttamente attribuite,
          possono essere versate all'entrata del bilancio dello Stato
          per  essere riassegnate agli anni successivi. Si applica il
          regolamento   di   cui  al  decreto  del  Presidente  della
          Repubblica 10 novembre 1999, n. 469».
          Nota al comma 937:
              -  La  legge  9 luglio  1990, n. 188 reca «Tutela della
          ceramica artistica e tradizionale e della ceramica italiana
          di  qualita»  ed  e'  pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale
          17 luglio 1990, n. 165.
          Nota al comma 939:
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 85 dell'art. 2 del
          decreto-legge  3 ottobre 2006, n. 262 recante «Disposizioni
          urgenti  in  materia  tributaria e finanziaria», convertito
          con  modificazioni,  dalla  legge 24 novembre 2006, n. 286,
          cosi' come modificato dalla presente legge:
              «85.  All'art. 11 della legge 23 dicembre 1992, n. 498,
          il comma 5 e' sostituito dai seguenti:
              "5.   Le   societa'  concessionarie  autostradali  sono
          soggette ai seguenti obblighi:
                a) certificare  il  bilancio, anche se non quotate in
          borsa, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica
          31 marzo 1975, n. 136, in quanto applicabile;
                b) mantenere    adeguati   requisiti   di   solidita'
          patrimoniale,  come  individuati  con  decreto del Ministro
          dell'economia  e delle finanze, di concerto con il Ministro
          delle infrastrutture;
                c) agire  a  tutti  gli  effetti come amministrazione
          aggiudicatrice  negli  affidamenti  di  lavori, forniture e
          servizi  e  in  tale  veste  attuare  gli  affidamenti  nel
          rispetto  del  codice  dei  contratti  pubblici  relativi a
          lavori,  servizi e forniture, di cui al decreto legislativo
          12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni;
                d) sottoporre  all'approvazione  di  ANAS  S.p.a. gli
          schemi dei bandi di gara delle procedure di aggiudicazione;
          vietare  la  partecipazione  alle gare per l'aggiudicazione
          dei   contratti  nei  confronti  delle  societa',  comunque
          collegate  ai  concessionari,  che  abbiano  realizzato  la
          relativa  progettazione.  Di  conseguenza,  cessa  di avere
          applicazione,   a   decorrere   dal   3 ottobre   2006,  la
          deliberazione  del Consiglio dei Ministri in data 16 maggio
          1997, relativa al divieto di partecipazione all'azionariato
          stabile  di  Autostrade  S.p.a.  di soggetti che operano in
          prevalenza nei settori delle costruzioni e della mobilita';
                e) prevedere  nel  proprio  statuto  che l'assunzione
          della  carica di amministratore sia subordinata al possesso
          di  speciali requisiti di onorabilita', professionalita' ed
          indipendenza,  ai  sensi dell'art. 2387 del codice civile e
          dell'art.  10  della  direttiva  2003/54/CE  del Parlamento
          europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003;
                f) nei   casi   di   cui  alle  lettere c)  e d),  le
          commissioni di gara per l'aggiudicazione dei contratti sono
          nominate dal Ministro delle infrastrutture. Restano fermi i
          poteri  di  vigilanza  dell'Autorita' di cui all'art. 6 del
          codice  di  cui  al  decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
          163.   La  composizione  del  consiglio  dell'Autorita'  e'
          aumentata  di  due  membri  con  oneri  a  carico  del  suo
          bilancio.  Il  presidente  dell'Autorita'  e'  scelto fra i
          componenti del consiglio.
              5-bis.  Con  decreto  del Ministro delle infrastrutture
          sono stabiliti i casi in cui i progetti relativi alle opere
          da  realizzare  da  parte  di  ANAS  S.p.a.  e  delle altre
          concessionarie  devono  essere  sottoposte  al  parere  del
          Consiglio   superiore  dei  lavori  pubblici  per  la  loro
          valutazione tecnico-economica".
                5-ter.  L'affidamento  dei  servizi  di distribuzione
          carbolubrificanti   e   delle   attivita'   commerciali   e
          ristorative nelle aree di servizio delle reti autostradali,
          in deroga rispetto a quanto previsto nelle lettere c) ed f)
          del comma 5, avviene secondo i seguenti principi:
                a) verifica   preventiva   della   sussistenza  delle
          capacita'    tecnico-organizzative    ed   economiche   dei
          concorrenti  allo  scopo di garantire un adeguato livello e
          la  regolarita'  del  servizio, secondo quanto disciplinato
          dalla normativa di settore;
                b) valutazione  delle  offerte  dei  concorrenti  che
          valorizzino  l'efficienza,  la  qualita'  e la varieta' dei
          servizi,  gli  investimenti in coerenza con la durata degli
          affidamenti  e  la  pluralita'  dei  marchi.  I processi di
          selezione  devono  assicurare  una prevalente importanza al
          progetto   tecnico-commerciale   rispetto  alle  condizioni
          economiche proposte;
                c) modelli   contrattuali  idonei  ad  assicurare  la
          competitivita'   dell'offerta  in  termini  di  qualita'  e
          disponibilita'  dei servizi nonche' dei prezzi dei prodotti
          oil e non oil.».
          Nota al comma 940:
              - Si  riporta  il  testo del comma 96 dell'art. 1 della
          citata legge n. 311 del 2004:
              «96.   Per   fronteggiare   indifferibili  esigenze  di
          servizio  di particolare rilevanza ed urgenza, in deroga al
          divieto  di  cui al comma 95, per ciascuno degli anni 2005,
          2006  e  2007,  le  amministrazioni  ivi  previste  possono
          procedere ad assunzioni, previo effettivo svolgimento delle
          procedure  di  mobilita',  nel  limite  di  un  contingente
          complessivo  di personale corrispondente ad una spesa annua
          lorda  pari  a  120 milioni di euro a regime. A tal fine e'
          costituito  un  apposito  fondo  nello  stato di previsione
          della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze con
          uno stanziamento pari a 40 milioni di euro per l'anno 2005,
          a  160  milioni  di  euro per l'anno 2006, a 280 milioni di
          euro  per  l'anno  2007 e a 360 milioni di euro a decorrere
          dall'anno  2008. Per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007,
          nel  limite  di  una  spesa  pari  a  40 milioni di euro in
          ciascun  anno iniziale e a 120 milioni di euro a regime, le
          autorizzazioni  ad  assumere  vengono  concesse  secondo le
          modalita'  di  cui  all'art.  39,  comma 3-ter, della legge
          27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».
          Note al comma 941:
              -  Per il testo del comma 61 dell'art. 4 della legge n.
          350 del 2003, si veda la nota al comma 936.
              - Si  riporta il testo del comma 49 del medesimo art. 4
          della  legge  n.  350  del 2003,e successive modificazioni,
          cosi' come modificato dalla presente legge:
              «49.   L'importazione   e   l'esportazione  a  fini  di
          commercializzazione  ovvero  la  commercializzazione  o  la
          commissione  di  atti  diretti  in  modo  non equivoco alla
          commercializzazione  di  prodotti  recanti  false o fallaci
          indicazioni  di  provenienza o di origine costituisce reato
          ed  e'  punita  ai  sensi  dell'art. 517 del codice penale.
          Costituisce  falsa  indicazione  la stampigliatura "made in
          Italy"  su  prodotti  e  merci non originari dall'Italia ai
          sensi  della  normativa  europea  sull'origine; costituisce
          fallace indicazione, anche qualora sia indicata l'origine e
          la  provenienza estera dei prodotti o delle merci, l'uso di
          segni, figure, o quant'altro possa indurre il consumatore a
          ritenere  che  il  prodotto  o  la  merce  sia  di  origine
          italiana.   Le   fattispecie   sono   commesse   sin  dalla
          presentazione  dei  prodotti  o  delle  merci in dogana per
          l'immissione  in  consumo  o  in libera pratica e sino alla
          vendita  al  dettaglio.  La fallace indicazione delle merci
          puo'   essere   sanata   sul   piano   amministrativo   con
          l'asportazione  a  cura  ed  a spese del contravventore dei
          segni o delle figure o di quant'altro induca a ritenere che
          si  tratti  di  un  prodotto  di origine italiana. La falsa
          indicazione  sull'origine o sulla provenienza di prodotti o
          merci   puo'   essere   sanata   sul  piano  amministrativo
          attraverso     l'esatta    indicazione    dell'origine    o
          l'asportazione della stampigliatura "made in Italy" incluso
          l'uso  fallace  o  fuorviante  di marchi aziendali ai sensi
          della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli.».
          Nota al comma 942:
              -  L'art.  14-vicies  semel del decreto-legge 30 giugno
          2005   n.  115  «Disposizioni  urgenti  per  assicurare  la
          funzionalita'  di  settori della pubblica amministrazione»,
          pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 1° luglio 2005, n. 151
          e  convertito  in  legge,  con  modificazioni, dall'art. 1,
          legge 17 agosto 2005, n. 168 abrogato dalla presente legge,
          recava:
              «Art.    14-vicies    semel    (Disposizioni   per   il
          potenziamento dei centri fieristici).».
          Note al comma 944:
              -  La  legge  5 febbraio  1992,  n.  139,  e successive
          modificazioni  reca  «Interventi  per  la  salvaguardia  di
          Venezia e della sua laguna» ed e' pubblicata nella Gazzetta
          Ufficiale 20 febbraio 1992, n. 42.
              - Si  riporta  il  testo  del comma 2 dell'art. 3 della
          legge  3 agosto  1998,  n. 295 recante «Disposizioni per il
          finanziamento di interventi e opere di interesse pubblico»:
              «2. Per la prosecuzione dei programmi di intervento per
          la    salvaguardia   di   Venezia   e   il   suo   recupero
          architettonico,  urbanistico, ambientale e socio-economico,
          sono autorizzati limiti di impegno quindicennali di lire 10
          miliardi  con  decorrenza  dall'anno  1999  e  di  lire  10
          miliardi  dall'anno 2000, che affluiscono ad apposito fondo
          da  istituire  nello  stato di previsione del Ministero dei
          lavori  pubblici,  da  ripartire, sulla base dello stato di
          attuazione   degli   interventi   risultante   da  motivate
          relazioni  da parte dei soggetti attuatori, su proposta del
          comitato di cui all'art. 4 della legge 29 novembre 1984, n.
          798,  con  decreto  del Ministro del tesoro, del bilancio e
          della programmazione economica.».
          Note al comma 946 e 947:
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  49  della  legge
          costituzionale  31 gennaio  1963,  n.  1  recante  «Statuto
          speciale della regione Friuli-Venezia Giulia», e successive
          modificazioni, cosi' come modificato dalla presente legge:
              «Art.  49.  -  Spettano  alla regione le seguenti quote
          fisse   delle  sottoindicate  entrate  tributarie  erariali
          riscosse nel territorio della Regione stessa:
                1)  sei  decimi  del gettito dell'imposta sul reddito
          delle persone fisiche;
                2)  quattro  decimi  e mezzo del gettito dell'imposta
          sul reddito delle persone giuridiche;
                3)  sei  decimi del gettito delle ritenute alla fonte
          di  cui  agli  articoli 23,  24,  25  e  29 del decreto del
          Presidente  della  Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ed
          all'art. 25-bis aggiunto allo stesso decreto del Presidente
          della   Repubblica   con   l'art.   2,   primo  comma,  del
          decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953, come modificato con
          legge di conversione 28 febbraio 1983, n. 53;
                4)  9,1  decimi  del  gettito dell'imposta sul valore
          aggiunto,  esclusa  quella  relativa  all'importazione,  al
          netto dei rimborsi effettuati ai sensi dell'art. 38-bis del
          decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
          633, e successive modificazioni;
                5)  nove  decimi  del  gettito  dell'imposta erariale
          sull'energia elettrica, consumata nella regione;
                6)   nove  decimi  del  gettito  dei  canoni  per  le
          concessioni idroelettriche;
                7)  nove  decimi  del  gettito  della  quota  fiscale
          dell'imposta  erariale  di consumo relativa ai prodotti dei
          monopoli dei tabacchi consumati nella regione.
              La devoluzione alla regione Friuli-Venezia Giulia delle
          quote  dei proventi erariali indicati nel presente articolo
          viene  effettuata  al  netto  delle quote devolute ad altri
          enti ed istituti.».
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  15  del  decreto
          legislativo  1° aprile  2004,  n.  111  recante  «Norme  di
          attuazione    dello    statuto   speciale   della   regione
          Friuli-Venezia   Giulia  concernenti  il  trasferimento  di
          funzioni in materia di viabilita' e trasporti»:
              «Art.  15  (Decorrenza dell'efficacia). - 1. Al fine di
          garantire  il  finanziamento  delle  funzioni di competenza
          regionale e dei trasferimenti previsti, le disposizioni del
          presente   decreto,   eccetto  quelle  che  fanno  espresso
          riferimento  alla  data  di entrata in vigore del medesimo,
          hanno effetto dal giorno successivo alla data di entrata in
          vigore  della  legge  o  delle  leggi statali che, ai sensi
          dell'art.  63,  quinto  comma,  della  legge costituzionale
          31 gennaio  1963,  n.  1,  recante  Statuto  speciale della
          regione  Friuli-Venezia  Giulia,  modificano  il  Titolo IV
          dello  Statuto  e che possono essere assunte anche in tempi
          differenziati  in  relazione  agli  intervenuti accordi tra
          Stato  e regione in merito alla determinazione dei relativi
          oneri   complessivi,   con   particolare  riferimento  alle
          competenze  aggiuntive derivanti dalla legge costituzionale
          18 ottobre 2001, n. 3.
              2. Per le medesime finalita' e con la decorrenza di cui
          al  comma 1  in  relazione alla rete stradale ricadente sul
          territorio  regionale di cui agli elenchi allegati sub A) e
          B),  sono trasferiti alla regione gli stanziamenti disposti
          dall'ANAS  con  i programmi triennali, con riferimento alla
          Regione medesima.».
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 7  dell'art. 9 del
          suddetto decreto legislativo n. 111 del 2004:
              «7. Dei servizi di trasporto ferroviario interregionale
          tra   le   Regioni  Friuli-Venezia  Giulia  e  Veneto  sono
          attribuiti   alla   regione  Friuli-Venezia  Giulia  quelli
          individuati  sulla base di un'intesa tra il Ministero delle
          infrastrutture  e  dei  trasporti  e le citate regioni, che
          tenga conto della prevalenza dei viaggiatori per chilometro
          sulle   origini/destinazioni   esclusivamente   dell'utenza
          ferroviaria   interregionale,   ovvero   dell'esistenza  di
          coincidenze  nel nodo di Mestre-Venezia con ulteriori treni
          di  lunga  percorrenza,  per  il collegamento della regione
          Friuli-Venezia   Giulia   con   il   resto  del  territorio
          nazionale.  Fino  alla  definizione  della  citata intesa i
          servizi  interregionali  continuano  ad essere disciplinati
          dal contratto di servizio nazionale.».
          Nota al comma 948:
              - Per  il  testo  del  comma 15  dell'art. 1 della gia'
          citata legge n. 266 del 2005 si veda la nota al comma 904.
          Nota al comma 949:
              -  La  legge  15 dicembre 1990, n. 396 reca «Interventi
          per Roma, capitale della Repubblica» ed e' pubblicata nella
          Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1990, n. 300.
          Note al comma 957:
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 4 dell'art. 19 del
          decreto  legislativo  30 marzo  2001, n. 165 recante «Norme
          generali  sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
          amministrazioni pubbliche» e successive modificazioni:
              «4.  Gli  incarichi di funzione dirigenziale di livello
          generale  sono  conferiti  con  decreto  del Presidente del
          Consiglio   dei   Ministri,   su   proposta   del  Ministro
          competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui
          all'art.  23  o,  in  misura  non superiore al 70 per cento
          della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti
          ai   medesimi   ruoli   ovvero,   con   contratto  a  tempo
          determinato,   a   persone  in  possesso  delle  specifiche
          qualita' professionali richieste dal comma 6».
              - Si  riporta  il testo del comma 147 dell'art. 3 della
          gia' citata legge n. 350 del 2003:
              «147.  Al fine di garantire la piena operativita' delle
          pubbliche   amministrazioni  che,  in  relazione  a  quanto
          previsto  dall'art.  34,  comma 1,  lettera a), della legge
          27 dicembre  2002,  n.  289, siano state interessate da una
          rideterminazione  o  da una diversa distribuzione dei posti
          di livello dirigenziale generale, all'art. 19, comma 4, del
          decreto  legislativo  30 marzo  2001,  n. 165, e successive
          modificazioni,  le  parole:  "50 per cento" sono sostituite
          dalle  seguenti:  "70  per  cento".  Per le amministrazioni
          pubbliche  indicate  al primo periodo del presente comma, i
          cui     posti     di    livello    dirigenziale    generale
          contrattualizzato   dell'area  1  non  superino  le  cinque
          unita',  il  predetto art. 19, comma 4, fino al 31 dicembre
          2004,    trova   applicazione   prescindendo   dai   limiti
          percentuali indicati.».
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 2  dell'art. 1 del
          suddetto  decreto  legislativo n. 165 del 2001 e successive
          modificazioni:
              «2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
          amministrazioni  dello  Stato,  ivi compresi gli istituti e
          scuole  di  ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
          le  aziende  ed  amministrazioni dello Stato ad ordinamento
          autonomo,  le  regioni, le Province, i Comuni, le Comunita'
          montane,  e  loro  consorzi  e associazioni, le istituzioni
          universitarie,  gli  Istituti  autonomi  case  popolari, le
          Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
          loro  associazioni,  tutti  gli enti pubblici non economici
          nazionali,  regionali  e  locali,  le  amministrazioni,  le
          aziende  e  gli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale,
          l'Agenzia  per  la rappresentanza negoziale delle pubbliche
          amministrazioni  (ARAN)  e  le  Agenzie  di  cui al decreto
          legislativo 30 luglio 1999, n. 300.».
          Nota al comma 958:
              -  Il decreto del presidente della Repubblica 30 aprile
          1958,  n.  571  e  successive  modificazioni reca «Norme di
          esecuzione  dell'art.  58  delle disposizioni sullo statuto
          degli  impiegati  civili dello Stato, approvato con decreto
          del  Presidente  della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3» ed
          e'  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 12 giugno 1958, n.
          139.
          Note al comma 963:
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  1  della  legge
          25 novembre  1964,  n.  1280  recante  «Provvidenze  per il
          Comune di Roma»:
              «Art. 1. - E' autorizzata, a decorrere dall'anno solare
          1964,  la  concessione,  a favore del Comune di Roma, di un
          contributo  annuo ordinario di lire 5 miliardi, a titolo di
          concorso  dello  Stato negli oneri finanziari che il Comune
          sostiene,  in dipendenza delle esigenze cui deve provvedere
          quale sede della Capitale della Repubblica.
              Il   contributo   di  cui  al  comma precedente  verra'
          iscritto  annualmente nello stato di previsione della spesa
          del  Ministero  dell'interno  e  sara' pagato, per il 1964,
          entro il mese di dicembre e, per gli anni successivi, entro
          il mese di marzo.».
              - Si  riporta  il  testo  del comma 1 dell'art. 9 della
          legge   16 dicembre  1999,  n.  494  recante  «Disposizioni
          temporanee  per  agevolare  gli  interventi ed i servizi di
          accoglienza del Grande Giubileo dell'anno 2000»:
              «1.  Il contributo al comune di Roma previsto dall'art.
          1   della  legge  25 novembre  1964,  n.  1280,  da  ultimo
          rideterminato   dall'art.   32,   comma 26,   della   legge
          28 febbraio  l986, n. 41, e confluito nel fondo consolidato
          di   cui  all'art.  1,  comma 4,  lettera f),  del  decreto
          legislativo  30 giugno 1997, n. 244, e' elevato di lire 200
          miliardi  a  decorrere dall'anno 1999. Al relativo onere si
          provvede    mediante    corrispondente    riduzione   dello
          stanziamento  iscritto,  ai  fini  del  bilancio  triennale
          1999-2001,  nell'ambito dell'unita' previsionale di base di
          parte  corrente  "Fondo speciale" dello stato di previsione
          del   Ministero   del   tesoro,   del   bilancio   e  della
          programmazione  economica  per  l'anno  1999,  parzialmente
          utilizzando  l'accantonamento  relativo alla Presidenza del
          Consiglio dei Ministri.».
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  39  del  decreto
          legislativo  30 dicembre  1992,  n.  504  recante «Riordino
          della  finanza degli enti territoriali, a norma dell'art. 4
          della legge 23 ottobre 1992, n. 421»:
              «Art.  39  (Fondo  consolidato).  -  1. A decorrere dal
          1° gennaio  1994  confluiscono  nel  fondo  consolidato  le
          risorse relative ai seguenti interventi finanziari erariali
          finalizzati,   negli   importi   iscritti  nello  stato  di
          previsione del Ministero dell'interno per l'anno 1993:
                contributi per il finanziamento degli oneri derivanti
          dall'attuazione   del   contratto   collettivo   di  lavoro
          1988-1990  relativo  al  comparto  del personale degli enti
          locali previsti dall'art. 2-bis del citato decreto-legge n.
          415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
          38 del 1990;
                contributi per il finanziamento degli oneri derivanti
          dal  personale assunto ai sensi della legge 1° giugno 1977,
          n.  285, previsti dall'art. 9 del medesimo decreto-legge n.
          415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
          38 del 1990;
                contributi per il finanziamento degli oneri derivanti
          dal   personale   assunto  ai  sensi  dell'art.  12,  legge
          28 ottobre  1986,  n.  730,  ed  ai  sensi  del comma 1-bis
          dell'art.   1,   decreto-legge   30 giugno  1986,  n.  309,
          convertito,  con  modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986,
          n.  472,  previsti dall'art. 10 del citato decreto-legge n.
          415 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
          38 del 1990;
                contributi per il finanziamento degli oneri derivanti
          dall'applicazione   del   contratto  collettivo  di  lavoro
          1985-1987  relativo  al  comparto  del personale degli enti
          locali,  previsti dall'art. 11 del decreto-legge n. 415 del
          1989,  convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38 del
          1990;
                contributi  in favore del comune di Roma previsti dal
          comma 26 dell'art. 32, della legge 28 febbraio 1986, n. 41;
                contributi  in  favore  della  gente  di  mare, delle
          vittime  del  delitto e degli invalidi del lavoro, previsti
          dal  comma 25  dell'art. 6 della legge 22 dicembre 1984, n.
          887;
                contributi  in favore del comune di Pozzuoli previsti
          dal  comma 5 dell'art. 7 del decreto-legge 26 gennaio 1987,
          n.  8,  convertito, con modificazioni, dalla legge 27 marzo
          1987, n. 120;
                contributi per il finanziamento delle spese sostenute
          dalle  amministrazioni  provinciali  per gli adempimenti ad
          esse  affidati  dal  comma 4 dell'art. 2, legge 15 novembre
          1989,  n.  373,  in relazione al funzionamento degli uffici
          scolastici regionali.
              2.  Gli  interventi  ordinari  di  cui  al comma 1, pur
          confluendo    nel    fondo   consolidato,   conservano   la
          destinazione   specifica  prevista  dalle  norme  di  legge
          relative.
              3.  L'importo  relativo,  spettante  ai  singoli enti a
          seguito   della  ripartizione  del  fondo,  e'  comunicato,
          attraverso  il sistema informativo telematico del Ministero
          dell'interno  entro  il  mese di settembre, per il triennio
          successivo.».
          Nota al comma 966:
              - Si  riporta  il  testo dell'art. 75 della gia' citata
          legge n. 289 del 2002, cosi' come modificato dalla presente
          legge:
              «Art.  75  (Interventi ferroviari). - 1. Infrastrutture
          S.p.a.   finanzia  prioritariamente,  anche  attraverso  la
          costituzione   di   uno  o  piu'  patrimoni  separati,  gli
          investimenti  per  la  realizzazione  della  infrastruttura
          ferroviaria  per il "Sistema alta velocita/alta capacita'",
          anche  al fine di ridurre la quota a carico dello Stato. Le
          risorse  necessarie  per  i finanziamenti sono reperite sul
          mercato  bancario  e su quello dei capitali secondo criteri
          di trasparenza ed economicita'.
              2.  Nei  casi  di  decadenza e revoca della concessione
          relativa   alla  gestione  dell'infrastruttura  ferroviaria
          nazionale,  nella  sua  interezza o anche solo per la parte
          relativa  alla  realizzazione  e gestione del "Sistema alta
          velocita/alta  capacita'",  il nuovo concessionario assume,
          senza   liberazione  del  debitore  originario,  il  debito
          residuo  nei  confronti di Infrastrutture S.p.a. e subentra
          nei  relativi rapporti contrattuali. Le somme eventualmente
          dovute  dal  concedente  al  precedente  concessionario per
          l'utilizzo  dei  beni  necessari  per  lo  svolgimento  del
          servizio,  per il riscatto degli stessi o a qualsiasi altro
          titolo  sono  destinate  prioritariamente  al  rimborso del
          debito residuo nei confronti di Infrastrutture S.p.a.
              3.  Il  Ministero  delle infrastrutture e dei trasporti
          esercita  anche  nell'interesse di Infrastrutture S.p.a. la
          funzione  di vigilanza e di controllo sull'attuazione della
          concessione  di  cui  al comma 2 per la parte relativa alla
          realizzazione  e  gestione  del "Sistema alta velocita/alta
          capacita'".
              4. (Abrogato).
              5.   Il   gestore  dell'infrastruttura  ferroviaria  e'
          autorizzato a compensare l'onere relativo alla manutenzione
          dell'infrastruttura  medesima  anche  attraverso l'utilizzo
          del  fondo di ristrutturazione di cui all'art. 43, comma 5,
          della legge 23 dicembre 1998, n. 448.
              6. ...».
          Note al comma 967:
              - Si  riporta  il  testo del comma 79 dell'art. 1 della
          gia' citata legge n. 266 del 2005:
              «79.  Infrastrutture  S.p.a. e' fusa per incorporazione
          con  effetto  dal  1° gennaio  2006  nella Cassa depositi e
          prestiti  S.p.a.,  la  quale assume tutti i beni, diritti e
          rapporti  giuridici  attivi  e  passivi  di  Infrastrutture
          S.p.a.,  incluso  il  patrimonio  separato,  proseguendo in
          tutti   i   rapporti   giuridici  attivi  e  passivi  anche
          processuali.».
              -  Per l'art. 75 della legge n. 289 del 2002 si veda la
          nota al comma 966.
          Nota al comma 970:
              - Si   riporta   il  testo  dell'art.  17  del  decreto
          legislativo 8 luglio 2003, n. 188 recante «Attuazione della
          direttiva  2001° dicembre  CE, della direttiva 2001/13/CE e
          della  direttiva  2001/14/CE in materia ferroviaria», cosi'
          come modificato dalla presente legge:
              «Art.  17  (Canoni  per  l'utilizzo dell'infrastruttura
          ferroviaria).  -  1.  Ai  fini dell'accesso e dell'utilizzo
          equo  e non discriminatorio dell'infrastruttura ferroviaria
          da  parte  delle  associazioni  internazionali  di  imprese
          ferroviarie  e  delle  imprese ferroviarie, con decreto del
          Ministro  delle  infrastrutture  e dei trasporti, acquisita
          una    motivata    relazione    da    parte   del   gestore
          dell'infrastruttura ferroviaria, previo parere del Comitato
          interministeriale   per   la   programmazione  economica  e
          d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
          Stato,  le  regioni  e  le province autonome di Trento e di
          Bolzano  limitatamente  ai  servizi  di loro competenza, e'
          stabilito il canone dovuto per l'accesso all'infrastruttura
          ferroviaria  nazionale.  Il  decreto  e'  pubblicato  nella
          Gazzetta   Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e  nella
          Gazzetta Ufficiale delle Comunita' europee.
              2.  Il  gestore  dell'infrastruttura ferroviaria, sulla
          base  di  quanto  disposto  al  comma 1,  calcola il canone
          dovuto   dalle   associazioni   internazionali  di  imprese
          ferroviarie  e  dalle  imprese  ferroviarie  per l'utilizzo
          dell'infrastruttura   e   procede  alla  riscossione  dello
          stesso.
              3.  Ai  fini della determinazione del canone sono presi
          in   considerazione   i   costi   diretti  e  indiretti  di
          circolazione,  i  costi  di  energia  sostenuti dal gestore
          dell'infrastruttura  ferroviaria  per  lo svolgimento della
          corrispondente attivita', nonche' le spese generali dirette
          e  quota  di  quelle indirette. Dai costi cosi' considerati
          devono  dedursi  gli  eventuali  indennizzi e gli eventuali
          contributi   pubblici  di  qualsiasi  natura  previsti  nel
          contratto di programma di cui all'art. 14.
              4.  Per impedire discriminazioni, deve essere garantito
          che  gli  importi  medi  e  marginali  del  canone  per usi
          equivalenti  dell'infrastruttura  siano comparabili e che i
          servizi  comparabili sullo stesso segmento di mercato siano
          soggetti  al pagamento dello stesso canone. Del rispetto di
          tali  garanzie deve essere data dimostrazione nel prospetto
          informativo della rete.
              5. Per il calcolo e la fissazione del canone dovuto per
          l'utilizzo  dell'infrastruttura ferroviaria, si applicano i
          seguenti parametri:
                a) qualita'  dell'infrastruttura  ferroviaria, intesa
          come   velocita'   massima   e   attrezzatura   tecnica  ed
          impiantistica della linea;
                b) saturazione,  legata  alla  densita'  dei convogli
          sulle  singole  tratte  infrastrutturali  all'interno della
          giornata e all'intensita' di utilizzo dei nodi ferroviari;
                c) usura  del binario e della linea elettrica, legata
          al  peso  e  alla  velocita'  del  convoglio,  nonche' alle
          caratteristiche del contatto tra pantografo e catenaria;
                d) velocita',  intesa  come  grado di assorbimento di
          capacita'  sulla linea percorsa in relazione alla tipologia
          della  fascia  oraria in cui si inserisce la traccia oraria
          richiesta;
                e) consumo   energetico,  legato  alla  tipologia  di
          trazione utilizzata.
              6.  Il parametro indicato al comma 5, lettera a), viene
          utilizzato  per  il  calcolo  del  diritto  di prenotazione
          dovuto  da  ciascun assegnatario di capacita' per le tracce
          orarie   programmate  nell'orario  ferroviario.  Gli  altri
          parametri   di   cui   al  comma 5  si  applicano  su  base
          chilometrica.
              7.  Il  Ministro  delle  infrastrutture e dei trasporti
          puo'  individuare con proprio decreto, sentito il Ministero
          dell'economia  e  delle  finanze,  previa consultazione del
          gestore   dell'infrastruttura,   le   ulteriori   eventuali
          tipologie  di  costo  da prendere in considerazione ai fini
          della determinazione del canone.
              8.  Il canone dovuto per l'utilizzo dell'infrastruttura
          ferroviaria  e'  soggetto  a  revisione  annuale in base al
          tasso  di  inflazione  programmato.  L'incremento annuo del
          canone    dovute    per    l'utilizzo   dell'infrastruttura
          ferroviaria   Alta   Velocita/Alta   Capacita'  non  dovra'
          comunque   essere  inferiore  al  2  per  cento.  Eventuali
          modifiche  agli  elementi  essenziali  per  il  calcolo del
          canone  devono essere rese pubbliche con almeno tre mesi di
          anticipo rispetto alla data di applicazione.
              9.  In  sede  di  applicazione  del  decreto  di cui al
          comma 1,  il  gestore dell'infrastruttura ferroviaria puo',
          sulla  base  dei  principi  stabiliti  dal  Ministro  delle
          infrastrutture  e  dei  trasporti, adeguare l'ammontare del
          canone  in  funzione  dei  volumi  e  della  qualita' delle
          capacita'  richieste,  nonche' in relazione alla situazione
          del mercato dei trasporti e del livello di congestionamento
          dell'infrastruttura,   con  corrispondenti  variazioni  dei
          corrispettivi  globalmente  intesi.  In ogni caso il canone
          per  l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria deve essere
          calcolato,  applicato  e riscosso in modo trasparente e non
          discriminatorio.
              10.  Nelle  more  dell'emanazione del decreto di cui al
          comma 1,  della  conseguente  determinazione  dei canoni da
          parte  del  gestore  dell'infrastruttura  e del recepimento
          delle  modalita'  e  termini  di  calcolo  dei  canoni  nel
          prospetto  informativo  della rete, e comunque non oltre il
          30 giugno  2006,  i  canoni di utilizzo dell'infrastruttura
          ferroviaria  continuano  ad essere calcolati sulla base dei
          criteri  dettati  dal  decreto ministeriale 21 marzo 2000 e
          dal  decreto  ministeriale 22 marzo 2000 del Ministro delle
          infrastrutture  e  dei trasporti, pubblicati nella Gazzetta
          Ufficiale  della  Repubblica  italiana  n. 94 del 21 aprile
          2000, e successive modifiche ed integrazioni.
              11. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
          trasporti,  da  pubblicarsi  nella Gazzetta Ufficiale della
          Repubblica  italiana, sono definiti il quadro per l'accesso
          all'infrastruttura   ed   i   principi   e   procedure  per
          l'assegnazione  della capacita' di cui all'art. 27 e per il
          calcolo   del  canone  per  l'utilizzo  dell'infrastruttura
          ferroviaria  e  dei  corrispettivi  per  la  fornitura  dei
          servizi  di  cui  all'art.  20.  Con lo stesso decreto sono
          definite  le  regole  in materia di servizi di cui all'art.
          20.».
          Note al comma 971:
              -  Il  regolamento  CEE  n.  1191/69  del Consiglio del
          26 giugno  1969  reca  «Regolamento  del Consiglio relativo
          all'azione  degli  Stati  membri  in  materia  di  obblighi
          inerenti  alla nozione di servizio pubblico nel settore dei
          trasporti  per ferrovia, su strada e per via navigabile» ed
          e'  pubblicato  nella  G.U.C.E.  28 giugno  1969,  n.  156.
          Entrato in vigore il 1° luglio 1969.
              -  La  direttiva 91/440/CEE del Consiglio del 29 luglio
          1991  reca  «Direttiva del Consiglio relativa allo sviluppo
          delle ferrovie comunitarie» ed e' pubblicata nella Gazzetta
          Ufficiale n. L 164 del 30 aprile 2004.
          Nota al comma 972:
              -  Il decreto-legge 7 dicembre 1993, n. 505, convertito
          dalla  legge  29 gennaio  1994,  n. 78 reca «Garanzia dello
          Stato  su  obbligazioni  assunte da societa' controllate da
          enti  a partecipazione pubblica trasformati in societa' per
          azioni»   ed   e'   pubblicato   nella  Gazzetta  Ufficiale
          9 dicembre 1993, n. 288.
          Note al comma 973:
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  9  del  decreto
          legislativo   19 novembre   1997,   n.   422  e  successive
          modificazioni  recante  «Conferimento  alle regioni ed agli
          enti  locali  di funzioni e compiti in materia di trasporto
          pubblico  locale, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge
          15 marzo 1997, n. 59»:
              «Art.  9  (Servizi  ferroviari di interesse regionale e
          locale  in  concessione a F.S. S.p.a.). - 1. Con decorrenza
          1° giugno  1999  sono delegati alle regioni le funzioni e i
          compiti  di programmazione e di amministrazione inerenti ai
          servizi ferroviari in concessione alle Ferrovie dello Stato
          S.p.a. di interesse regionale e locale.
              2.  Per  i servizi di cui al comma 1, che ricomprendono
          comunque  i  servizi interregionali di interesse locale, le
          regioni  subentrano allo Stato nel rapporto con le Ferrovie
          dello Stato S.p.a. e stipulano, entro il 30 settembre 1999,
          i  relativi  contratti  di  servizio ai sensi dell'art. 19.
          Detti contratti di servizio entrano in vigore il 1° ottobre
          1999.  Trascorso il periodo transitorio di cui all'art. 18,
          comma 4,  le  regioni  affidano  i  predetti servizi con le
          procedure di cui al medesimo art. 18, comma 2, lettera a).
              3.  Il  Ministro  dei trasporti e della navigazione, al
          fine  di  regolare  i  rapporti con le Ferrovie dello Stato
          S.p.a.,  fino  alla  data  di attuazione delle deleghe alle
          regioni, provvede:
                a) a rinnovare fino al 30 settembre 1999 il contratto
          di  servizio  tra  la  societa'  stessa ed il Ministero dei
          trasporti e della navigazione;
                b) ad  acquisire,  sui  contenuti  di  tale  rinnovo,
          l'intesa  delle  regioni, che possono integrare il predetto
          contratto  di  servizio  pubblico  con  contratti regionali
          senza ulteriori oneri per lo Stato;
                c) a   stipulare   con  le  regioni  gli  accordi  di
          programma di cui all'art. 12».
              -  Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
          16 novembre  2000 reca «Individuazione e trasferimento alle
          regioni  delle  risorse  per  l'esercizio  delle funzioni e
          compiti  conferiti  ai  sensi  degli  articoli 8  e  12 del
          decreto  legislativo 19 novembre 1997, n. 422 in materia di
          trasporto pubblico locale».
              - Si  riporta  il  testo dell'art. 52 della gia' citata
          legge n. 388 del 2000:
              «Art.  52  (Norme  per  il  trasferimento  di  funzioni
          statali  alle regioni e agli enti locali e relativi costi).
          -  1.  Ove  alla  data  del  31 dicembre 2000 non sia stata
          completata   la   procedura   di   mobilita'   relativa  ai
          contingenti  di personale trasferito ai sensi di uno o piu'
          dei  decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri
          emanati  in  attuazione  dell'art.  7  della legge 15 marzo
          1997,  n. 59, e nelle more del completamento della predetta
          procedura,  le regioni e gli enti locali possono avvalersi,
          senza  oneri  aggiuntivi,  per l'esercizio delle funzioni e
          dei  compiti  ad  essi  conferiti  ai  sensi  dell'art.  1,
          comma 1, della citata legge n. 59 del 1997, delle strutture
          delle  amministrazioni o degli enti titolari delle funzioni
          e  dei  compiti prima del loro conferimento e comunque solo
          eccezionalmente e per non piu' di un anno.
              2.  Ove  alla  data  del 31 dicembre 2000 non sia stato
          completato  il  processo  di aggregazione degli enti locali
          nelle  forme  associative,  come  previsto  dall'art. 3 del
          decreto  legislativo  31 marzo  1998, n. 112, e dalle leggi
          regionali,  le funzioni e i compiti conferiti dallo Stato e
          dalle  regioni agli enti locali, subordinatamente alla loro
          aggregazione nelle forme associative, sono conferiti in via
          transitoria alle province. Nel periodo transitorio, che non
          potra'  essere  protratto  per  oltre un anno, le province,
          d'intesa  con le regioni, promuoveranno tutte le iniziative
          necessarie  per  favorire il processo di aggregazione degli
          enti locali.
              3.  Al  fine di accelerare il trasferimento di funzioni
          statali  alle  regioni  ed  agli enti locali, relativamente
          alla   materia   concernente   la   polizia  amministrativa
          regionale   e  locale  di  cui  al  titolo  V  del  decreto
          legislativo  31 marzo  1998,  n.  112,  in  deroga a quanto
          previsto   dal   comma 1,  il  Governo  e'  autorizzato  ad
          effettuare  il  trasferimento,  alle  regioni  ed agli enti
          locali,  delle  risorse finanziarie occorrenti, valutate in
          6.600  milioni  di  lire,  con corrispondente riduzione dei
          competenti capitoli dello stato di previsione del Ministero
          dell'interno.
              4.  All'art.  86 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
          n. 112, sono apportate le seguenti modificazioni:
                a) ...;
                b) il comma 3 e' abrogato.
              5.  Per  il completamento del trasferimento di funzioni
          alle  regioni e agli enti locali ai sensi dell'art. 7 della
          legge 15 marzo 1997, n. 59, e' autorizzata la spesa di lire
          515  miliardi  per  l'anno  2001, lire 2.455,7 miliardi per
          l'anno  2002  e  lire  4.238,6 miliardi per l'anno 2003, da
          iscrivere  alla  pertinente  unita' previsionale di base di
          conto  capitale dello stato di previsione del Ministero del
          tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
              6.  Le regioni sono autorizzate ad assumere impegni per
          nuove opere stradali di interesse regionale, a valere sulle
          risorse destinate per il completamento del trasferimento di
          funzioni  alle  regioni ed agli enti locali, per i seguenti
          importi:  lire  2.248  miliardi  per  il  2001,  lire 2.242
          miliardi  per  il 2002, lire 1.648 miliardi a decorrere dal
          2003.  Le  assegnazioni di cassa di tali somme alle regioni
          saranno  effettuate  con  il  seguente  profilo: lire 1.150
          miliardi per il 2001, lire 1.694 miliardi per il 2002, lire
          1.648  miliardi a decorrere dal 2003. Pertanto, a titolo di
          reintegro  all'Ente nazionale per le strade (ANAS) di somme
          gia' impegnate, utilizzate per il predetto trasferimento di
          funzioni,  e' autorizzata la spesa di lire 550 miliardi per
          l'anno 2001.
              7.  Le  agevolazioni  edilizie e creditizie di cui alla
          legge   27 maggio   1975,   n.   166,   connesse   a  mutui
          venticinquennali, il cui ammortamento non abbia superato la
          durata  di  venti  anni,  sono  prorogate di cinque anni, a
          richiesta  degli  interessati  e dell'ente erogante, previa
          accettazione del Ministero competente.
              8.  Al  fine di favorire il puntuale esercizio da parte
          di  regioni ed enti locali delle funzioni loro conferite ai
          sensi  del  capo  I  della  legge  15 marzo 1997, n. 59, e'
          istituito  uno specifico fondo annuo dell'ammontare massimo
          di  lire  65  miliardi,  da utilizzare in caso di effettive
          sopraggiunte   esigenze   valutate   dalla  Presidenza  del
          Consiglio dei ministri.
              9.  Per  gli  anni  1999  e  2000 la perdita di entrata
          realizzata  dalle  regioni  a  statuto  ordinario derivante
          dalla  riduzione  dell'accisa  sulla  benzina a lire 242 al
          litro,  non  compensata  dal  maggior  gettito  dalle tasse
          automobilistiche  come  determinato dall'art. 17, comma 22,
          della  legge  27 dicembre 1997, n. 449, e' assunta a carico
          del  bilancio  dello Stato nella misura complessiva di lire
          663.333 milioni annue, secondo gli importi gia' determinati
          per l'anno 1998.
              10.  Nelle  more dell'entrata in vigore dei decreti del
          Presidente  del  Consiglio  dei ministri di cui all'art. 4,
          comma 1,  del  decreto  legislativo  4 giugno 1997, n. 143,
          l'importo  di  lire  540,7  miliardi recato per l'anno 2000
          dall'art. 3, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 499,
          nei  limiti del 70 per cento, e' assegnato, con decreto del
          Ministro  del  tesoro,  del bilancio e della programmazione
          economica,   su   proposta  del  Ministro  delle  politiche
          agricole  e  forestali, previa intesa in sede di Conferenza
          permanente  per  i  rapporti  tra lo Stato, le regioni e le
          province  autonome di Trento e di Bolzano, alle regioni per
          far  fronte  agli  oneri,  debitamente  certificati  e  non
          finanziati   dal   Ministero  delle  politiche  agricole  e
          forestali,  per  attivita' e per servizi di loro competenza
          svolti  o  in corso di svolgimento per i quali non e' stato
          possibile  procedere  ad erogazioni finanziarie a causa del
          predetto ritardo.
              11.   Nell'ambito   del   fondo   per   il  federalismo
          amministrativo,  una quota di lire 80 miliardi e' destinata
          al finanziamento dei contratti di servizio per il trasporto
          pubblico   locale  che  verranno  stipulati  dalle  singole
          regioni  a statuto ordinario con la societa' Ferrovie dello
          Stato   S.p.a.,   a   decorrere  dal  1° gennaio  2001,  in
          sostituzione   del   contratto   gia'   vigente  a  livello
          nazionale,  per  fare  fronte ai maggiori servizi regionali
          erogati,  rispetto agli esercizi precedenti, in conseguenza
          dell'entrata  in  esercizio  di nuove linee e degli accordi
          tra  lo  Stato  e  le  regioni  raggiunti  in conferenze di
          servizi  per  l'alta  capacita'.  La  ripartizione  di tale
          importo  e'  effettuata  tra  le  regioni  interessate  con
          decreto  del  Ministro  del  tesoro,  del  bilancio e della
          programmazione  economica,  su  proposta  del  Ministro dei
          trasporti  e  della  navigazione, acquisito il parere della
          Conferenza   unificata   di  cui  all'art.  8  del  decreto
          legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
              12. ...».
          Nota al comma 977:
              -  La  legge  21 dicembre  2001,  n.  443, e successive
          modificazioni,  reca  «Delega  al  Governo  in  materia  di
          infrastrutture  ed  insediamenti  produttivi  strategici ed
          altri   interventi   per   il   rilancio   delle  attivita'
          produttive»  ed  e'  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale
          27 dicembre 2001, n. 299, S.O.
          Note al comma 980:
              - Si  riporta  il  testo del comma 1 dell'art. 13 della
          legge  1° agosto  2002,  n.  166  recante  «Disposizioni in
          materia di infrastrutture e trasporti»:
              «1.  Per  la  progettazione e realizzazione delle opere
          strategiche  di preminente interesse nazionale, individuate
          in    apposito    programma    approvato    dal    Comitato
          interministeriale per la programmazione economica (CIPE), e
          per  le  attivita'  di  istruttoria  e  monitoraggio  sulle
          stesse,  nonche'  per  opere  di captazione ed adduzione di
          risorse   idriche   necessarie   a   garantire  continuita'
          dell'approvvigionamento idrico per quanto di competenza del
          Ministero   delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  sono
          autorizzati  limiti di impegno quindicennali di 193.900.000
          euro per l'anno 2002, di 160.400.000 euro per l'anno 2003 e
          di  109.400.000  euro per l'anno 2004. Le predette risorse,
          che,   ai   fini   del  soddisfacimento  del  principio  di
          addizionalita',  devono  essere destinate, per almeno il 30
          per  cento, al Mezzogiorno, unitamente a quelle provenienti
          da rimborsi comunitari, integrano i finanziamenti pubblici,
          comunitari  e  privati  allo scopo disponibili. Con decreto
          del  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti, di
          concerto  con  il  Ministro  dell'economia e delle finanze,
          sono individuati i soggetti autorizzati a contrarre mutui o
          ad  effettuare  altre  operazioni  finanziarie e le quote a
          ciascuno   assegnate,   sono   stabilite  le  modalita'  di
          erogazione  delle  somme dovute dagli istituti finanziatori
          ai  mutuatari  e le quote da utilizzare per le attivita' di
          progettazione,  istruttoria  e  monitoraggio.  Le somme non
          utilizzate   dai   soggetti   attuatori  al  termine  della
          realizzazione  delle  opere  sono  versate  all'entrata del
          bilancio  dello  Stato  per essere riassegnate, con decreto
          del  Ministro  dell'economia  e  delle finanze, ad apposito
          capitolo   da  istituire  nello  stato  di  previsione  del
          Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti per gli
          interventi di cui al presente articolo».
              - Si  riporta  il testo del comma 176 dell'art. 4 della
          gia' citata legge n. 350 del 2003:
              «176.  Al fine di agevolare lo sviluppo dell'economia e
          dell'occupazione, sono autorizzati nel triennio 2004-2006 i
          limiti  di  impegno  di  cui  alla tabella 1, allegata alla
          presente  legge,  con  la decorrenza e l'anno terminale ivi
          indicati».
          Note al comma 981:
              -  La  delibera  CIPE  n.  98/06 del 29 marzo 2006 reca
          «Primo   programma   delle   opere  strategiche  (legge  n.
          443/2001)  -  Itinerario  A 12 Pontina-Appia: variante alla
          s.s.  7  Appia, in comune di Formia» ed e' pubblicata nella
          Gazzetta Ufficiale 7 novembre 2006, n. 259.
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 92 dell'art. 2 del
          decreto-legge  3 ottobre 2006, n. 262 recante «Disposizioni
          urgenti  in  materia  tributaria e finanziaria», convertito
          con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286:
              «92.  Le  risorse  finanziarie  inerenti  agli  impegni
          assunti  da  Fintecna  S.p.a.  nei  confronti di Stretto di
          Messina   S.p.a.,   al   fine   della   realizzazione   del
          collegamento stabile viario e ferroviario fra la Sicilia ed
          il  continente,  una  volta  trasferite  ad  altra societa'
          controllata  dallo  Stato  le  azioni di Stretto di Messina
          S.p.a.  possedute  da  Fintecna  S.p.a., sono attribuite al
          Ministero dell'economia e delle finanze ed iscritte, previo
          versamento  in entrata, in apposito capitolo di spesa dello
          stato  di  previsione  del  Ministero  delle infrastrutture
          «Interventi  per la realizzazione di opere infrastrutturali
          e  di  tutela dell'ambiente e difesa del suolo in Sicilia e
          in Calabria.».
          Note al comma 982:
              - Si  riporta  il testo del primo comma dell'art. 2 del
          decreto-legge  28 febbraio 1974, n. 47 recante «Istituzione
          di  una  tassa  di sbarco e imbarco sulle merci trasportate
          per   via  aerea  e  per  via  marittima»,  convertito  con
          modificazioni, dalla legge 16 aprile 1974, n. 117:
              «Art. 2. - In tutti i porti, rade e spiagge dello Stato
          e'  dovuta  una  tassa  erariale,  sulle  merci sbarcate ed
          imbarcate,  in  misura  non  superiore  a  lire 90 per ogni
          tonnellata  metrica  di  merce.  La  frazione di tonnellata
          superiore  ad  un  milione  e'  considerata come tonnellata
          intera».
              -   La  legge  9 febbraio  1963,  n.  82  e  successive
          modificazioni  reca  «Revisione  delle  tasse e dei diritti
          marittimi»   ed  e'  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale
          23 febbraio 1963, n. 52.
          Note al comma 985:
              -  Per il testo della legge n. 82 del 1963 si vedano le
          note al comma 982.
              - Si  riporta il testo dell'art. 1 della legge 5 maggio
          1976,  n.  355  recante  «Estensione alle aziende dei mezzi
          meccanici  e  magazzini  portuali  di  Ancona, Cagliari, La
          Spezia,  Livorno  e Messina di alcuni benefici previsti per
          gli enti portuali»:
              «Art.  1. - Sulle merci sbarcate ed imbarcate nei porti
          indicati  dalle  disposizioni  di  cui alla legge 9 ottobre
          1967,  n.  961,  e successive modificazioni, sono dovute le
          tasse  portuali  di  cui al capo III, titolo II della legge
          9 febbraio  1963,  n.  82,  e  successive modificazioni. La
          misura  delle anzidette tasse portuali non potra' eccedere,
          in   alcun   caso,  il  limite  massimo  di  cui  al  primo
          comma dell'art.  2  del  decreto-legge 28 febbraio 1974, n.
          47,  convertito nella legge 16 aprile 1974, n. 117, e sara'
          determinata  per  ciascuno  dei  porti  interessati  con le
          stesse  procedure  e con i medesimi criteri di cui al terzo
          comma dell'art.  2  del  predetto decreto-legge 28 febbraio
          1974, n. 47.
              I   proventi   delle   tasse   di   cui  al  precedente
          comma saranno  devoluti  per i due terzi agli enti indicati
          dalla   legge   9 ottobre   1967,   n.   961  e  successive
          modificazioni, per l'assolvimento dei propri compiti, e per
          un terzo allo Stato».
          Note al comma 988:
              -  Per  il  testo  del  comma 57 dell'art. 1 della gia'
          citata legge n. 311 del 2004, si veda la nota al comma 931.
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  7  del  decreto
          legislativo  7 agosto  1997, n. 279 recante «Individuazione
          delle unita' previsionali di base del bilancio dello Stato,
          riordino  del sistema di tesoreria unica e ristrutturazione
          del rendiconto generale dello Stato»:
              «Art.  7  (Nuove modalita' di attuazione del sistema di
          tesoreria  unica).  -  1.  Il  sistema  di  tesoreria unica
          introdotto   dalla   legge  29 ottobre  1984,  n.  720,  e'
          modificato,  per  le  regioni e gli enti locali, secondo le
          disposizioni contenute nel presente articolo e nell'art. 8.
              2. Le entrate costituite dalle assegnazioni, contributi
          e  quanto altro proveniente, direttamente o indirettamente,
          dal  bilancio  dello  Stato,  devono essere versate, per le
          regioni,  nei conti correnti infruttiferi ad esse intestati
          presso  la  tesoreria  centrale dello Stato e, per gli enti
          locali,  nelle  contabilita'  speciali infruttifere ad essi
          intestate  presso le sezioni di tesoreria provinciale dello
          Stato.   Tra  le  predette  entrate  sono  comprese  quelle
          provenienti  da  operazioni  di indebitamento assistite, in
          tutto  o in parte, da interventi finanziari dello Stato sia
          in  conto capitale che in conto interessi. Per le regioni a
          statuto  speciale  e  le  province autonome si applicano le
          norme statutarie e le relative norme di attuazione.
              3. Le disponibilita' derivanti dalle entrate diverse da
          quelle   indicate   nel   comma 2,  che  sono  escluse  dal
          riversamento   nella   tesoreria   statale,  devono  essere
          prioritariamente  utilizzate per i pagamenti disposti dagli
          enti  di  cui  al  comma 1. L'utilizzo delle disponibilita'
          vincolate resta disciplinato secondo quanto stabilito dalla
          vigente normativa.
              4.  I  tesorieri  degli  enti  di  cui  al comma 1 sono
          direttamente   responsabili   dei   pagamenti  eseguiti  in
          difformita'  di  quanto  disposto  dal  comma 3. In caso di
          inadempienza  il  tesoriere e' tenuto al riversamento nella
          tesoreria  statale dell'ammontare del pagamento eseguito in
          difformita'  ed  e'  tenuto  altresi' a versare ad apposito
          capitolo  dell'entrata  statale  l'ammontare corrispondente
          all'applicazione  dell'interesse  legale,  sull'importo del
          pagamento,  calcolato  per  il periodo intercorrente tra la
          data  del prelevamento dalla tesoreria statale e la data di
          riversamento.
              5.  Ai  fini  del  rispetto del criterio di prioritario
          utilizzo di cui al comma 3 sono comprese, tra le liquidita'
          derivanti  da  entrate proprie depositate presso il sistema
          bancario,   anche  quelle  temporaneamente  reimpiegate  in
          operazioni finanziarie con esclusione di quelle concernenti
          accantonamenti per i fondi di previdenza a capitalizzazione
          per  la  quiescenza  del  personale  dipendente, previsti e
          disciplinati  da particolari disposizioni, e con esclusione
          altresi'  dei  valori  mobiliari  provenienti  da  atti  di
          liberalita' di privati destinati a borse di studio.
              6.  Con decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e
          della  programmazione economica sono stabilite le eventuali
          ed   ulteriori   modalita'   che   si  rendesse  necessario
          disciplinare  per  l'attuazione delle norme sulla tesoreria
          unica».
          Note al comma 989:
              - Si  riporta  il  testo del comma 3 dell'art. 17 della
          legge   23 agosto   1988,   n.   400   recante  «Disciplina
          dell'attivita'  di  Governo  e ordinamento della Presidenza
          del Consiglio dei Ministri»:
              «3.  Con  decreto  ministeriale possono essere adottati
          regolamenti  nelle  materie di competenza del ministro o di
          autorita'   sottordinate   al  ministro,  quando  la  legge
          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
          materie  di  competenza  di  piu'  ministri, possono essere
          adottati  con  decreti interministeriali, ferma restando la
          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
          dettare  norme  contrarie  a quelle dei regolamenti emanati
          dal  Governo.  Essi debbono essere comunicati al Presidente
          del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.».
              -  Per  la  legge  9 febbraio 1963, n. 82, si vedano le
          note al comma 982.
              -  Il  gia'  citato  decreto-legge  n.  47  del 1974 e'
          pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 13 marzo 1974, n. 68 e
          convertito  in legge, con modificazioni con legge 16 aprile
          1974, n. 117 (Gazzetta Ufficiale 4 maggio 1974, n. 115).
              -  La  gia'  citata legge n. 355 del 1976 e' pubblicata
          nella Gazzetta Ufficiale 5 giugno 1976, n. 147.
          Nota al comma 991:
              -  La  legge  21 dicembre  2001, n. 443 reca «Delega al
          Governo   in  materia  di  infrastrutture  ed  insediamenti
          produttivi  strategici  ed altri interventi per il rilancio
          delle attivita' produttive» ed e' pubblicata nella Gazzetta
          Ufficiale del 27 dicembre 2001, n. 299, S.O.
          Nota al comma 992:
              - Si  riporta  il  testo  del  comma 13 dell'art. 3 del
          decreto-legge  27 aprile  1990, n. 90 recante «Disposizioni
          in  materia  di  determinazione  del  reddito ai fini delle
          imposte  sui  redditi,  di rimborsi dell'imposta sul valore
          aggiunto   e   di  contenzioso  tributario,  nonche'  altre
          disposizioni  urgenti», convertito con modificazioni, dalla
          legge 26 giugno 1990, n. 165:
              «13.  Tra  i  servizi  prestati  nei  porti, aeroporti,
          autoporti  e  negli scali ferroviari di confine riflettenti
          direttamente  il  funzionamento  e  la  manutenzione  degli
          impianti  ovvero il movimento di beni o mezzi di trasporto,
          di  cui all'art. 9, n. 6), del decreto del Presidente della
          Repubblica  26 ottobre  1972, n. 633, si intendono compresi
          anche  quelli  di  rifacimento, completamento, ampliamento,
          ammodernamento,  ristrutturazione  e riqualificazione degli
          impianti   gia'   esistenti,  pur  se  tali  opere  vengono
          dislocate, all'interno dei predetti luoghi, in sede diversa
          dalla  precedente;  si intendono compresi altresi', purche'
          resi  nell'ambito  dei  luoghi  come  sopra  qualificati, i
          servizi relativi al movimento di persone e di assistenza ai
          mezzi  di  trasporto  e  quelli  di  cui al numero 5) dello
          stesso  articolo prescindendo dalla definitiva destinazione
          doganale dei beni».
          Nota al comma 994:
              -  Per la gia' citata legge n. 443 del 2001, si veda la
          nota al comma 991.
          Nota al comma 996:
              - Si   riporta   il   testo  dell'art.  5  della  legge
          28 gennaio 1994, n. 84 recante «Riordino della legislazione
          in  materia portuale», cosi' come modificato dalla presente
          legge:
              «Art.  5  (Programmazione  e  realizzazione delle opere
          portuali. Piano regolatore portuale). - 1. Nei porti di cui
          alla  categoria  II,  classi I, II e III, con esclusione di
          quelli  aventi  le  funzioni  di  cui  all'art. 4, comma 3,
          lettera e), l'ambito e l'assetto complessivo del porto, ivi
          comprese  le  aree  destinate  alla produzione industriale,
          all'attivita'  cantieristica e alle infrastrutture stradali
          e  ferroviarie, sono rispettivamente delimitati e disegnati
          dal  piano  regolatore  portuale  che individua altresi' le
          caratteristiche  e  la  destinazione  funzionale delle aree
          interessate.
              2.  Le  previsioni  del  piano  regolatore portuale non
          possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti.
              3.  Nei  porti di cui al comma 1 nei quali e' istituita
          l'autorita'  portuale,  il piano regolatore e' adottato dal
          comitato  portuale,  previa intesa con il comune o i comuni
          interessati.  Nei  porti di cui al comma 1 nei quali non e'
          istituita  l'autorita'  portuale,  il  piano  regolatore e'
          adottato  dall'autorita'  marittima,  previa  intesa con il
          comune  o  i comuni interessati. Il piano e' quindi inviato
          per  il  parere al Consiglio superiore dei lavori pubblici,
          che  si esprime entro quarantacinque giorni dal ricevimento
          dell'atto.  Decorso  inutilmente tale termine, il parere si
          intende reso in senso favorevole.
              4.  Il  piano  regolatore  relativo a porti di cui alla
          categoria  II, classi I, II e III, esaurita la procedura di
          cui  al  comma 3,  e'  sottoposto, ai sensi della normativa
          vigente  in  materia,  alla  procedura  per  la valutazione
          dell'impatto   ambientale  ed  e'  quindi  approvato  dalla
          regione.
              5.  Al  piano  regolatore  portuale dei porti aventi le
          funzioni  di  cui  all'art.  4, comma 3, lettera b), e alle
          relative  varianti, e' allegato un rapporto sulla sicurezza
          dell'ambito portuale ai fini degli adempimenti previsti dal
          decreto  del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
          175,   sui  rischi  di  incidenti  rilevanti  connessi  con
          determinate   attivita'   industriali  e  dal  decreto  del
          Ministro  dell'ambiente  20 maggio  1991,  pubblicato nella
          Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio 1991.
              6.
              7.   Sono   di   competenza   regionale   le   funzioni
          amministrative  concernenti  le opere marittime relative ai
          porti di cui alla categoria II, classi II e III.
              8. Spetta allo Stato l'onere per la realizzazione delle
          opere   nei  porti  di  cui  alla  categoria  I  e  per  la
          realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei
          porti  di cui alla categoria II, classi I e II. Le regioni,
          il   comune  interessato  o  l'autorita'  portuale  possono
          comunque  intervenire con proprie risorse, in concorso o in
          sostituzione  dello Stato, per la realizzazione delle opere
          di   grande  infrastrutturazione  nei  porti  di  cui  alla
          categoria  II,  classi  I  e II. Spetta alla regione o alle
          regioni  interessate  l'onere  per  la  realizzazione delle
          opere  di  grande infrastrutturazione nei porti di cui alla
          categoria  II,  classe  III.  Le  disposizioni  di  cui  al
          presente comma si applicano alle regioni a statuto speciale
          nei limiti dei rispettivi statuti. Le autorita' portuali, a
          copertura  dei  costi sostenuti per le opere da esse stesse
          realizzate,  possono  imporre  soprattasse  a  carico delle
          merci  imbarcate o sbarcate, oppure aumentare l'entita' dei
          canoni di concessione.
              9. Sono considerate opere di grande infrastrutturazione
          le  costruzioni  di  canali  marittimi, di dighe foranee di
          difesa,  di  darsene,  di  bacini e di banchine attrezzate,
          nonche'  l'escavazione  e  l'approfondimento dei fondali. I
          relativi  progetti  sono  approvati dal Consiglio superiore
          dei lavori pubblici.
              10.  Il  Ministro  dei  trasporti  e della navigazione,
          sulla  base  delle  proposte  contenute nei piani operativi
          triennali  predisposti  dalle  autorita' portuali, ai sensi
          dell'art.  9, comma 3, lettera a), individua annualmente le
          opere   di   cui  al  comma 9  del  presente  articolo,  da
          realizzare  nei  porti di cui alla categoria II, classi I e
          II.
              11.  Per  gli  interventi da attuarsi dalle regioni, in
          conformita'  ai piani regionali dei trasporti o ai piani di
          sviluppo  economico-produttivo, il Ministro dei trasporti e
          della navigazione emana direttive di coordinamento.
              11-bis.  Nei  siti oggetto di interventi di bonifica di
          interesse  nazionale  ai  sensi  dell'art.  252 del decreto
          legislativo   3 aprile  2006,  n.  152,  il  cui  perimetro
          comprende   in   tutto   o   in   parte  la  circoscrizione
          dell'autorita' portuale, le operazioni di dragaggio possono
          essere  svolte  anche  contestualmente alla predisposizione
          del  progetto  relativo alle attivita' di bonifica. Al fine
          di  evitare  che  tali  operazioni  possano pregiudicare la
          futura  bonifica del sito, il progetto di dragaggio, basato
          su tecniche idonee ad evitare la dispersione del materiale,
          e`   presentato  dall'Autorita'  portuale,  o  laddove  non
          istituita,   dall'ente   competente,   al  Ministero  delle
          infrastrutture, che lo approva entro trenta giorni sotto il
          profilo  tecnico-economico  e  lo  trasmette  al  Ministero
          dell'ambiente  e della tutela del territorio e del mare per
          l'approvazione  definitiva.  Il decreto di approvazione del
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare  deve  intervenire  entro trenta giorni dalla suddetta
          trasmissione.  Il  decreto  di  autorizzazione  produce gli
          effetti  previsti  dal  comma 6  del  citato  art.  252 del
          decreto   legislativo   3 aprile  2006,  n.  152,  nonche',
          limitatamente  alle  attivita'  di  dragaggio  inerenti  al
          progetto,  gli  effetti  previsti  dal comma 7 dello stesso
          articolo.
              11-ter.   I  materiali  derivanti  dalle  attivita`  di
          dragaggio, che presentano caratteristiche chimiche, fisiche
          e   microbiologiche,   analoghe   al   fondo  naturale  con
          riferimento al sito di prelievo e idonee con riferimento al
          sito  di  destinazione, nonche¨non esibiscono positivita` a
          test  cotossicologici, possono essere immessi o refluiti in
          mare  ovvero  impiegati  per  formare  terreni costieri, su
          autorizzazione  del  Ministero dell'ambiente e della tutela
          del  territorio  e  del  mare, che provvede nell'ambito del
          procedimento  di  cui  al  comma 11-bis.  Restano  salve le
          eventuali   competenze   della   regione   territorialmente
          interessata.   I   materiali   di   dragaggio   aventi   le
          caratteristiche  di  cui  sopra  possono  essere utilizzati
          anche  per il ripascimento degli arenili, su autorizzazione
          della regione territorialmente competente.
              11-quater.  I  materiali  derivanti  dalle attivita' di
          dragaggio  e di bonifica, se non pericolosi all'origine o a
          seguito  di  trattamenti  finalizzati  esclusivamente  alla
          rimozione   degli  inquinanti,  ad  esclusione  quindi  dei
          processi  finalizzati all'immobilizzazione degli inquinanti
          stessi,  come  quelli  di  solidificazione/stabilizzazione,
          possono  essere  refluiti,  su autorizzazione della regione
          territorialmente   competente,   all'interno  di  casse  di
          colmata,  di  vasche diraccolta, o comunque di strutture di
          contenimento  poste  in ambito costiero, il cui progetto e'
          approvato  dal Ministero delle infrastrutture, d'intesa con
          il  Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
          del  mare.  Le  stesse  devono  presentare  un  sistema  di
          impermeabilizzazione  naturale o completato artificialmente
          al  perimetro e sul fondo, in grado di assicurare requisiti
          di  permeabilita'  almeno  equivalenti a: K minore o uguale
          1,0 x 10-9 m/s e spessore maggiore o uguale a 1 m. Nel caso
          in  cui  al  termine  delle  attivita'  di  refluimento,  i
          materiali  di  cui sopra presentino livelli di inquinamento
          superiori  ai valori limite di cui alla tabella l, allegato
          5,  parte  quarta, titolo V, del decreto legislativo n. 152
          del  2006  deve  essere  attivata  la procedura di bonifica
          dell'area  derivante dall'attivita' di colmata in relazione
          alla destinazione d'uso.
              11-quinquies.  L'idoneita'  del  materiale  dragato  ad
          essere  gestito  secondo  quanto previsto ai commi 11-ter e
          11-quater  viene  verificata  mediante  apposite analisi da
          effettuare  nel  sito  prima  del  dragaggio  sulla base di
          metodologie  e  criteri  stabiliti con apposito decreto del
          Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
          mare, da adottare entro quarantacinque giorni dalla data di
          entrata  in  vigore della presente disposizione. In caso di
          realizzazione, nell'ambito dell'intervento di dragaggio, di
          strutture  adibite  al  deposito  temporaneo  di  materiali
          derivanti   dalle  attivita'  di  dragaggio  nonche'  dalle
          operazioni  di  bonifica,  prima  della loro messa a dimora
          definitiva,  il  termine  massimo di deposito e' fissato in
          trenta  mesi senza limitazione di quantitativi, assicurando
          il   non   trasferimento  degli  inquinanti  agli  ambienti
          circostanti.  Sono fatte salve le disposizioni adottate per
          la salvaguardia della Laguna di Venezia.
              11-sexies.  Si  applicano  le  previsioni della vigente
          normativa   ambientale  nell'eventualita'  di  una  diversa
          destinazione  e  gestione  a  terra dei materiali derivanti
          dall'attivita' di dragaggio.».
          Nota al comma 997:
              - Si  riporta  il  testo  del comma 3 dell'art. 8 della
          gia'  citata  legge  n.  84 del 1994, cosi' come modificato
          dalla presente legge:
              «3. Il presidente dell'autorita' portuale:
                a) presiede il comitato portuale;
                b) sottopone     al     comitato     portuale,    per
          l'approvazione, il piano operativo triennale;
                c) sottopone al comitato portuale, per l'adozione, il
          piano regolatore portuale;
                d) sottopone  al  comitato  portuale  gli  schemi  di
          delibere  riguardanti  il bilancio preventivo e le relative
          variazioni,  il  conto  consuntivo  e  il  trattamento  del
          segretario  generale,  nonche' il recepimento degli accordi
          contrattuali   relativi   al   personale  della  segreteria
          tecnico-operativa;
                e) propone   al   comitato  portuale  gli  schemi  di
          delibere  riguardanti  le  concessioni  di  cui all'art. 6,
          comma 5;
                f) provvede  al  coordinamento delle attivita' svolte
          nel  porto  dalle  pubbliche  amministrazioni,  nonche'  al
          coordinamento  e  al  controllo delle attivita' soggette ad
          autorizzazione e concessione, e dei servizi portuali;
                g) [esprime   parere   al   capo   del  compartimento
          marittimo  sugli  adeguamenti  delle  tariffe  relative  al
          servizio di rimorchio marittimo];
                h) amministra  le aree e i beni del demanio marittimo
          compresi  nell'ambito  della circoscrizione territoriale di
          cui  all'art.  6, comma 7, sulla base delle disposizioni di
          legge   in   materia,   esercitando,  sentito  il  comitato
          portuale,  le attribuzioni stabilite negli articoli da 36 a
          55 e 68 del codice della navigazione e nelle relative norme
          di attuazione;
                i) esercita  le  competenze  attribuite all'autorita'
          portuale  dagli  articoli 16  e  18  e rilascia, sentito il
          comitato  portuale,  le  autorizzazioni e le concessioni di
          cui  agli  stessi articoli quando queste abbiano durata non
          superiore  a  quattro  anni,  determinando  l'ammontare dei
          relativi  canoni, nel rispetto delle disposizioni contenute
          nei  decreti del Ministro dei trasporti e della navigazione
          di  cui,  rispettivamente, all'art. 16, comma 4, e all'art.
          18, commi 1 e 3;