Art. 11.
            Percentuale di sconto a carico delle farmacie

((    1.  Il  terzo e quarto periodo dell'articolo 1, comma 40, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono sostituiti dai seguenti: "Per le
farmacie  rurali  che  godono  dell'indennita'  di residenza ai sensi
dell'articolo  2  della  legge  8 marzo  1968,  n.  221, e successive
modificazioni, con un fatturato annuo in regime di Servizio sanitario
nazionale al netto dell'IVA non superiore a lire 750 milioni, restano
in  vigore  le  quote di sconto di cui all'articolo 2, comma 1, della
legge  28 dicembre  1995, n. 549. Per le farmacie con fatturato annuo
in  regime  di  Servizio  sanitario  nazionale  al netto dell'IVA non
superiore  a  lire  500 milioni, le percentuali previste dal presente
comma sono ridotte in misura pari al 60 per cento )).
 
          Riferimenti normativi:

              - Si  riporta  il  testo  dell'art.  1, comma 40, della
          legge   23   dicembre  1996  n.  662,  recante  "Misure  di
          razionalizzazione della finanza pubblica", pubblicata nella
          Gazzetta  Ufficiale  28 dicembre  1996, n. 303, S.O., cosi'
          come modificato dalla legge che qui si pubblica:
              "Art.   1  (Misure  in  materia  di  sanita',  pubblico
          impiego, istruzione, finanza regionale e locale, previdenza
          e assistenza). - 1.-39. (Omissis).
              40.  A  decorrere dall'anno 1997, le quote di spettanza
          sul   prezzo  di  vendita  al  pubblico  delle  specialita'
          medicinali  collocate nelle classi a) e b), di cui all'art.
          8,  comma  10,  della  legge 24 dicembre 1993, n. 537, sono
          fissate per le aziende farmaceutiche, per i grossisti e per
          i  farmacisti  rispettivamente  al 66,65 per cento, al 6,65
          per  cento  e  al  26,7  per cento sul prezzo di vendita al
          pubblico  al  netto dell'imposta sul valore aggiunto (IVA).
          Il   Servizio   sanitario  nazionale,  nel  procedere  alla
          corresponsione  alle farmacie di quanto dovuto, trattiene a
          titolo di sconto una quota sull'importo al lordo dei ticket
          e  al  netto  dell'IVA  pari  al  3,75  per  cento  per  le
          specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico
          e' inferiore a L. 50.000, al 6 per cento per le specialita'
          medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico e' compreso
          tra  L.  50.000  e  L.  99.999,  al  9  per  cento  per  le
          specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al pubblico
          e' compreso tra L. 100.000 e L. 199.999 e al 12,5 per cento
          per  le  specialita' medicinali il cui prezzo di vendita al
          pubblico  e' pari o superiore a L. 200.000. Per le farmacie
          rurali  che  godono  dell'indennita'  di residenza ai sensi
          dell'art.  2 della legge 8 marzo 1968, n. 221, e successive
          modificazioni, con un fatturato annuo in regime di Servizio
          sanitario  nazionale al netto dell'IVA non superiore a lire
          750  milioni,  restano  in vigore le quote di sconto di cui
          all'art.  2, comma 1, della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
          Per  le  farmacie con fatturato annuo in regime di Servizio
          sanitario  nazionale al netto dell'IVA non superiore a lire
          500  milioni,  le  percentuali  previste dal presente comma
          sono ridotte in misura pari al 60 per cento.
              41. - 267. (Omissis).".
              - Si  riporta  il testo dell'art. 2 della legge 8 marzo
          1968,  n. 221, recante "Provvidenze a favore dei farmacisti
          rurali":
              "Art.  2.  - Ai titolari delle farmacie rurali, ubicate
          in  localita'  con  popolazione inferiore a 3.000 abitanti,
          l'indennita'  di residenza prevista dall'art. 115 del testo
          unico  delle  leggi  sanitarie  approvate con regio decreto
          27 luglio  1934,  n.  1265,  e'  fissata  in relazione alla
          popolazione nella misura che segue:
                L.   850.000  annue  per  popolazione  fino  a  1.000
          abitanti;
                L.  650.000  annue  per  popolazione da 1.001 a 2.000
          abitanti;
                L.  500.000  annue  per  popolazione da 2.001 a 3.000
          abitanti.
              Ai titolari di farmacie rurali ubicate in localita' con
          popolazione  superiore  a 3.000 abitanti, l'indennita' puo'
          essere  concessa  fino  alla  misura  di  L.  300.000 annue
          purche'  il  loro  reddito netto, definitivamente accertato
          agli  effetti  dell'imposta di ricchezza mobile, non superi
          le  L. 960.000 annue, oltre alla quota di abbattimento alla
          base.
              Al  comune  che  gestisce la farmacia rurale secondo le
          norme stabilite dal regio decreto 15 ottobre 1925, n. 2578,
          ed  in base alla presente legge, spetta un contributo annuo
          a  carico  dello  Stato  pari  alla  misura dell'indennita'
          stabilita  ai  commi  precedenti  a  favore  dei farmacisti
          rurali, ridotta della quota dovuta dal comune.
              Per  i comuni e i centri abitati con popolazione fino a
          3.000  abitanti  le amministrazioni comunali hanno facolta'
          di  concedere  ai  titolari  delle farmacie rurali di nuova
          istituzione,  nonche'  ai  dispensati di cui al terzo comma
          dell'art. 1, i locali idonei.".
              - Si riporta il testo dell'art. 2, comma 1, della legge
          28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della
          finanza pubblica):
              "Art.  2.  -  1. A decorrere dall'anno 1996 le quote di
          spettanza   sul   prezzo   di  vendita  al  pubblico  delle
          specialita'  medicinali  collocate  nelle classi a) e b) di
          cui  all'art. 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n.
          537,  sono  fissate per i grossisti e per i farmacisti al 7
          per  cento  ed  al  26  per  cento sul prezzo di vendita al
          pubblico  al  netto dell'imposta sul valore aggiunto (IVA).
          Il   Servizio   sanitario  nazionale,  nel  procedere  alla
          corresponsione  alle farmacie di quanto dovuto, trattiene a
          titolo di sconto una quota pari al 3 per cento dell'importo
          al lordo dei ticket, fatta eccezione per le farmacie rurali
          che  godono  dell'indennita'  di  residenza  alle  quali e'
          trattenuta  una  quota  pari  all'1,5  per cento. L'importo
          dello  sconto  dovuto  dalla  farmacia  non  concorre  alla
          determinazione   della   base   imponibile   ne'   ai  fini
          dell'imposta ne' dei contributi dovuti dalla farmacia.
              2.  (Comma abrogato dall'art. 8 del decreto legislativo
          29 aprile 1998, n. 124).
              3.  Le  misure  del  concorso  delle  regioni Sicilia e
          Sardegna  al finanziamento del Servizio sanitario nazionale
          previste  dall'art.  34,  comma  3, della legge 23 dicembre
          1994,  n. 724, sono elevate rispettivamente al 35 per cento
          e  al  25  per cento. In ogni caso il maggior onere posto a
          carico   delle  regioni  non  puo'  essere  superiore  alla
          differenza  tra l'incremento annuo delle entrate tributarie
          regionali  e delle devoluzioni di tributi erariali rilevato
          a   consuntivo   e   quello   convenzionalmente   calcolato
          applicando un tasso annuo d'incremento pari al 2 per cento.
          Il  Ministro  del  tesoro  provvede  all'eventuale rimborso
          spettante  alle  regioni.  All'eventuale  onere si provvede
          mediante  l'aumento delle accise sui prodotti superalcolici
          in  modo  da  determinare  un  incremento  delle entrate di
          importo pari allo stesso onere.
              4.  Il  rapporto  tra  le  unita'  sanitarie locali e i
          medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta,
          convenzionati  con il Servizio sanitario nazionale ai sensi
          dell'art.  8  del  decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
          502,  e  successive modificazioni ed integrazioni, cessa al
          compimento del settantesimo anno di eta'.
              5.  Le regioni, entro il 31 dicembre 1996, con apposito
          atto  programmatorio di carattere generale anche a stralcio
          del  piano  sanitario regionale, provvedono a ristrutturare
          la  rete  ospedaliera, prevedendo l'utilizzazione dei posti
          letto  ad  un  tasso non inferiore al 75 per cento in media
          annua  ed  adottando  lo standard di dotazione media di 5,5
          posti  letto  per  mille  abitanti,  di  cui  l'1 per mille
          riservato   alla   riabilitazione   ed   alla  lungodegenza
          post-acuzie,  con  un  tasso di spedalizzazione del 160 per
          mille.  Le  regioni  procedono  alla ristrutturazione della
          rete    ospedaliera    operando    le   trasformazioni   di
          destinazione,  gli  accorpamenti,  le  riconversioni  e  le
          disattivazioni  necessari,  con  criteri di economicita' ed
          efficienza  di  gestione, anche utilizzando i finanziamenti
          di  cui  all'art.  20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, che
          devono  essere  prioritariamente  finalizzati  ai  progetti
          funzionali  al  raggiungimento  dei  parametri  indicati al
          primo  periodo del presente comma. Le regioni completano la
          ristrutturazione    della   rete   ospedaliera   entro   il
          31 dicembre  1999.  L'organizzazione interna degli ospedali
          deve   osservare  il  modello  dipartimentale  al  fine  di
          consentire  a  servizi affini e complementari di operare in
          forma   coordinata   per  evitare  ritardi,  disfunzioni  e
          distorto  utilizzo  delle  risorse  finanziarie. Le regioni
          procedono  ad  attivita'  di  controllo  e  verifica  sulla
          osservanza delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 14 del
          presente  articolo,  sul  corretto  utilizzo da parte degli
          erogatori   di   prestazioni  sanitarie  ospedaliere  delle
          risorse  impiegate  nel  trattamento  dei  pazienti e sulla
          qualita' dell'assistenza.
              6.  L'INAIL puo' destinare in via prioritaria una quota
          fino al 15 per cento dei fondi disponibili, su delibera del
          consiglio  di  amministrazione,  per la realizzazione o per
          l'acquisto  di  immobili, anche tramite accensione di mutui
          da  destinare  a  strutture da locare al Servizio sanitario
          nazionale   ovvero  a  centri  per  la  riabilitazione,  da
          destinare  in via prioritaria agli infortunati sul lavoro e
          da  gestire, previa intesa con le regioni, nei limiti dello
          standard  di 5,5 posti letto per mille abitanti, di cui l'1
          per   mille   riservato   alla   riabilitazione   ed   alla
          lungodegenza post-acuzie.
              7.  Il  termine  fissato  dall'art.  8, comma 7, ultimo
          periodo,  del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
          e   successive   modificazioni   ed  integrazioni,  per  la
          cessazione  dei  rapporti  convenzionali  in  atto  tra  il
          Servizio  sanitario  nazionale e la medicina specialistica,
          ambulatoriale,   generale   ivi   compresa  la  diagnostica
          strumentale  e  di  laboratorio, e l'instaurazione di nuovi
          rapporti  fondati  sul  criterio dell'accreditamento, sulla
          modalita'  di  pagamento  a prestazione e sull'adozione del
          sistema  di  verifica  e  revisione  della  qualita'  delle
          attivita'  svolte e delle prestazioni erogate, e' prorogato
          a  non  oltre il 30 giugno 1996. Rimane confermata altresi'
          agli assistiti la facolta' di libera scelta delle strutture
          sanitarie  e  dei professionisti a norma degli articoli 8 e
          14  del  decreto  legislativo  30 dicembre  1992, n. 502, e
          successive modificazioni e integrazioni.
              8.  Analogamente  a quanto gia' previsto per le aziende
          ed  i  presidi  ospedalieri  dall'art.  4, commi 7, 7-bis e
          7-ter,  del  decreto  legislativo  30 dicembre 1992, n. 502
          (come   modificato   dall'art.  6,  comma  5,  della  legge
          23 dicembre  1994,  n.  724, nell'ambito dei nuovi rapporti
          instaurati  ai  sensi  dell'art.  8,  comma  5, del decreto
          legislativo   30 dicembre   1992,   n.  502,  e  successive
          modificazioni  ed  integrazioni, ferma restando la facolta'
          di  libera scelta, le regioni e le unita' sanitarie locali,
          sulla  base  di indicazioni regionali, contrattano, sentite
          le     organizzazioni     di     categoria     maggiormente
          rappresentative,  con  le  strutture pubbliche private ed i
          professionisti  eroganti  prestazioni  sanitarie  un  piano
          annuale  preventivo  che ne stabilisca quantita' presunte e
          tipologia, anche ai fini degli oneri da sostenere.
              9.  In  sede  di  prima  applicazione  del  sistema  di
          remunerazione delle prestazioni di cui all'art. 8, comma 5,
          del   decreto  legislativo  30 dicembre  1992,  n.  502,  e
          successive   modificazioni   ed  integrazioni,  le  regioni
          fissano  il  livello massimo delle tariffe da corrispondere
          nel  proprio  territorio  ai  soggetti  erogatori  entro un
          intervallo  di  variazione  compreso  tra  il  valore delle
          tariffe  individuate dal Ministro della sanita', con propri
          decreti,  sentita  la  Conferenza permanente per i rapporti
          fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
          di  Bolzano,  ed una riduzione di tale valore non superiore
          al   20   per   cento,  fatti  salvi  i  livelli  inferiori
          individuati  in base alla puntuale applicazione dei criteri
          di  cui  all'art.  3 del decreto del Ministro della sanita'
          15 aprile  1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107
          del   10 maggio   1994.   Per   l'assistenza  specialistica
          ambulatoriale, ivi compresa la diagnostica strumentale e di
          laboratorio,  il  Ministro  della  sanita' individua, entro
          centoventi  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della
          presente legge, oltre alle suddette tariffe, le prestazioni
          erogabili nell'ambito del Servizio sanitario nazionale.
              10.  Le  disposizioni di cui all'art. 8, comma 3, della
          legge  24 dicembre 1993, n 537, sui fondi di incentivazione
          previsti per il comparto della Sanita', si interpretano nel
          senso  che  sono  applicabili  anche  al  personale  medico
          veterinario  e ai dipendenti degli Istituti zooprofilattici
          sperimentali a decorrere dal 1 gennaio 1996.
              11.  Fermo  restando  che  le  unita'  sanitarie locali
          devono  assicurare  i livelli uniformi di assistenza di cui
          al Piano sanitario nazionale approvato ai sensi del decreto
          legislativo   30 dicembre   1992,   n.  502,  e  successive
          modificazioni  e  integrazioni,  i limiti di spesa comunque
          stabiliti per le singole tipologie di prestazioni sanitarie
          non  costituiscono  vincolo per le regioni che certifichino
          al Ministero della sanita' il previsto mantenimento, a fine
          esercizio,  delle proprie occorrenze finanziarie nei limiti
          dello  stanziamento  determinato  in  ragione  della  quota
          capitaria,   ragguagliata   ai  suddetti  livelli,  di  cui
          all'art.  12,  comma  3, del citato decreto legislativo. Le
          eventuali  eccedenze  che  dovessero  risultare rispetto al
          predetto   stanziamento   restano   a  carico  dei  bilanci
          regionali.
              11-bis.  In  deroga alle disposizioni del comma 11, per
          il  1996  e  per  il  1997  l'onere  a  carico del Servizio
          sanitario  nazionale  per  l'assistenza  farmaceutica  puo'
          registrare  un  incremento  non  superiore  al 14 per cento
          rispetto  a  quanto  previsto dal comma 5 dell'art. 7 della
          legge   23 dicembre   1994,   n.  724,  fermo  restando  il
          mantenimento delle occorrenze finanziarie delle regioni nei
          limiti degli stanziamenti suddetti.
              12.  Le  regioni  e le province autonome di Trento e di
          Bolzano  controllano  la  gestione  delle  unita' sanitarie
          locali   e   delle  aziende  ospedaliere  anche  attraverso
          osservatori   di  spesa  o  altri  strumenti  di  controllo
          appositamente  individuati. Qualora al 30 giugno di ciascun
          anno  risulti  la  tendenza al verificarsi di disavanzi, le
          regioni  e le province autonome attivano le misure indicate
          dall'art.  13  del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
          502, e successive modificazioni e integrazioni, riferendone
          in sede di presentazione della relazione prevista dall'art.
          6 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
              13.  Entro  sei  mesi  dalla  data di entrata in vigore
          della  presente legge, le regioni e le province autonome di
          Trento e di Bolzano, allo scopo di fronteggiare le esigenze
          dei  rispettivi  servizi sanitari, provvedono a predisporre
          un  piano,  da  realizzare  entro  il  30 giugno  1997, per
          alienare,  per  affidare  in  gestione  anche  ad organismi
          specializzati  ovvero  per  conferire, a titolo di garanzia
          per  la  contrazione  di  mutui o per l'accensione di altre
          forme  di  credito,  gli immobili destinati ad usi sanitari
          sottoutilizzati  o  non  ancora  completati, o comunque non
          indispensabili    al   mantenimento   dei   livelli   delle
          prestazioni sanitarie. Adottano altresi' i provvedimenti di
          trasferimento dei beni alle unita' sanitarie locali ed alle
          aziende ospedaliere di cui all'art. 5, comma 2, del decreto
          legislativo   30 dicembre   1992,   n.  502,  e  successive
          modificazioni   e   integrazioni,   entro   il  termine  di
          centottanta  giorni  dalla  data di entrata in vigore della
          presente  legge,  avvalendosi, ove necessario, di organismi
          specializzati  per  la  rilevazione e la valorizzazione dei
          patrimoni  immobiliari.  Scaduto tale termine, il Consiglio
          dei  Ministri,  su  proposta  del  Ministro  della sanita',
          previa  diffida, attiva il potere sostitutivo con la nomina
          di  commissari  ad  acta  per  l'adozione  dei  conseguenti
          provvedimenti. Le norme del presente comma non si applicano
          alle  regioni  e alle province autonome che non beneficiano
          di trasferimenti a carico del Servizio sanitario nazionale.
              14. Per l'accertamento della situazione debitoria delle
          unita'  sanitarie  locali  e  delle  aziende ospedaliere al
          31 dicembre  1994,  le  regioni  attribuiscono ai direttori
          generali delle istituite aziende unita' sanitarie locali le
          funzioni  di  commissari liquidatori delle soppresse unita'
          sanitarie  locali ricomprese nell'ambito territoriale delle
          rispettive  aziende. Le gestioni a stralcio di cui all'art.
          6,  comma  1,  della  legge  23 dicembre 1994, n. 724, sono
          trasformate  in  gestioni  liquidatorie.  Le sopravvenienze
          attive  e  passive  relative  a  dette  gestioni, accertate
          successivamente  al 31 dicembre 1994, sono registrate nella
          contabilita'   delle   citate   gestioni   liquidatorie.  I
          commissari   entro   il  termine  di  tre  mesi  provvedono
          all'accertamento della situazione debitoria e presentano le
          risultanze ai competenti organi regionali.
              15.  (Sostituisce  il  secondo  ed il terzo periodo del
          comma 16 dell'art. 8, legge 24 dicembre 1993, n. 537).
              16.  Nell'art. 14, comma 1, della legge 23 luglio 1991,
          n.  223, la disposizione di cui all'ultimo periodo continua
          a trovare applicazione limitatamente al settore agricolo.
              17.  Nel  settore  agricolo,  ai  soli fini del calcolo
          delle  prestazioni temporanee, resta fermo il salario medio
          convenzionale  rilevato  nel  1995.  Per quanto riguarda il
          trattamento  concesso per intemperie stagionali nel settore
          edile,  gli  importi  massimi  della integrazione salariale
          sono  pari  a  quelli  vigenti  in  base  al  secondo comma
          dell'articolo  unico  della  legge  13 agosto 1980, n. 427,
          come  sostituito dall'art. 1, comma 5, del decreto-legge 16
          maggio  1994,  n. 299, convertito, con modificazioni, dalla
          legge 19 luglio 1994, n. 451, incrementati del 20 per cento
          e successivamente adeguati nelle misure ivi previste.
              18.   Ai   fini  dell'applicazione  del  comma  19,  si
          considera  lavoro  straordinario per tutti i lavoratori, ad
          eccezione del personale che svolge funzioni direttive:
                a) quello  che  eccede  le  quaranta  ore nel caso di
          regime di orario settimanale;
                b) quello   che  eccede  la  media  di  quaranta  ore
          settimanali  nel  caso di regime di orario plurisettimanale
          previsto  dai  contratti  collettivi  nazionali  ovvero, in
          applicazione  di questi ultimi, dai contratti collettivi di
          livello  inferiore.  In  tal  caso, tuttavia, il periodo di
          riferimento non puo' essere superiore a dodici mesi.
              19.  L'esecuzione  del lavoro straordinario comporta, a
          carico  delle  imprese  con piu' di quindici dipendenti, il
          versamento,  a  favore  del  Fondo  prestazioni  temporanee
          dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), di
          un  contributo  pari  al  5  per  cento  della retribuzione
          relativa alle ore di straordinario compiute. Per le imprese
          industriali  tale  misura e' elevata al 10 per cento per le
          ore   eccedenti   le   44   ore   e   al   15   per  cento,
          indipendentemente  dal  numero dei lavoratori occupati, per
          quelle eccedenti le 48 ore.".