Art. 14. 
                     (Trattamenti privilegiati) 
 
  1. A decorrere dal primo giorno del mese  successivo  a  quello  di
entrata in vigore della presente legge,  la  domanda  di  trattamento
privilegiato diretto,  indiretto  o  di  riversibilita'  deve  essere
presentata  alle  Casse  pensioni  degli  istituti   di   previdenza,
direttamente agli sportelli delle Casse medesime  che  ne  rilasciano
ricevuta, nel termine perentorio di cinque anni dalla cessazione  del
rapporto di impiego o dalla morte dell'iscritto o del pensionato. Nel
caso di domanda presentata a mezzo lettera raccomandata, come data di
presentazione  si  considera  quella  della  spedizione.  La   stessa
disposizione  si  applica   anche   alle   domande   di   trattamento
privilegiato che risultino presentate alla data sopraindicata  e  per
le quali la seconda sezione del consiglio  di  amministrazione  della
Cassa depositi e prestiti e degli istituti di previdenza,  sostituita
ai sensi dell'articolo 29  dal  consiglio  di  amministrazione  degli
istituti di previdenza, non abbia ancora deliberato. 
  2. Con la stessa decorrenza di cui al comma 1, al  coniuge  e  agli
orfani minorenni del dipendente deceduto per fatti di servizio ovvero
del titolare di trattamento privilegiato di prima  categoria,  con  o
senza assegno di superinvalidita', e' attribuito, per  la  durata  di
tre anni dal decesso del dante  causa,  un  trattamento  speciale  di
importo pari a quello della pensione di prima categoria,  oltre  agli
aumenti di integrazione di cui all'articolo 13 della legge 26 gennaio
1980, n. 9, relativi ai figli minorenni, qualunque sia la  causa  del
decesso. 
  3. Il trattamento speciale previsto dal comma 2 spetta  anche  agli
orfani  maggiorenni,  purche'  sussistano  le  condizioni   stabilite
dall'articolo 40 della legge 11 aprile 1955,  n.  379,  e  successive
modificazioni. Se la domanda e' presentata dopo due anni  dalla  data
di morte del dante causa, il trattamento speciale decorre  dal  primo
giorno del  mese  successivo  a  quello  della  presentazione  ed  e'
corrisposto non oltre il restante periodo di tre anni a decorrere dal
giorno successivo alla data di morte del dante causa. 
  4. Scaduto il termine di tre anni, di cui ai commi 2 e  3,  decorre
la pensione privilegiata di riversibilita'. 
  5. La vedova e gli orfani dell'invalido di prima categoria,  con  o
senza assegno di superinvalidita',  deceduto  per  cause  diverse  da
quelle che hanno determinato l'invalidita', sono parificati, a  tutti
gli effetti, al coniuge  superstite  e  agli  orfani  di  caduto  per
servizio. 
  6. In favore del coniuge supersiste e degli  orfani  minorenni  del
titolare di pensione privilegiata diretta di prima categoria,  con  o
senza assegno di  superinvalidita',  il  trattamento  speciale  e  la
pensione privilegiata di  riversibilita'  sono  liquidati  d'ufficio,
senza  l'adozione   di   formale   provvedimento,   dalla   Direzione
provinciale del tesoro che  ha  in  carico  la  partita  di  pensione
diretta. 
  7. Il trattamento spciale e la pensione  privilegiata,  di  cui  al
comma 6, sono liquidati, a domanda, a favore degli orfani maggiorenni
dalla competente Direzione provinciale del tesoro con  l'adozione  di
formale provvedimento. 
  8. Ai titolari di pensioni privilegiate di prima categoria a carico
delle Casse pensioni degli istituti di  previdenza  sono  estesi  gli
assegni accessori al trattamento stesso, con le modalita',  misure  e
decorrenze previste dalla legge 29 gennaio 1987, n. 13. 
  9. Ai mutilati ed  invalidi  paraplegici  per  causa  di  servizio,
titolari di pensioni privilegiate a carico delle Casse pensioni degli
istituti di previdenza, sono estese  le  provvidenze  previste  dalla
legge 11 febbraio 1980, n. 19. 
 
            Note all'art. 14: 
             - Il testo dell'art. 13 della legge 26 gennaio 1980,  n.
          9, concernente "Adeguamento delle pensioni dei mutilati  ed
          invalidi per servizio alla nuova normativa prevista per  le
          pensioni di guerra dalla legge 29 novembre 1977, n. 875,  e
          dal decreto del Presidente  della  Repubblica  23  dicembre
          1978, n. 915", e' il seguente: 
             "Art. 13 (Aumenti di integrazione per  gli  invalidi  di
          prima categoria dal 1 gennaio 1979). - Dal 1› gennaio  1979
          gli invalidi provvisti di pensione o di  assegno  di  prima
          categoria hanno diritto di conseguire, a domanda, a  titolo
          di integrazione, un aumento annuo: 
               a) di L. 144.000 per il coniuge convivente; 
               b) di  L.  144.000  per  ciascuno  dei  figli  finche'
          minorenni. 
             L'aumento di cui alla lettera b)  del  comma  precedente
          spetta anche per i figli che  abbiano  superato  la  minore
          eta' purche' siano comunque inabili  a  qualsiasi  proficuo
          lavoro e risultino conviventi con l'invalido. 
             Nel caso di inabilita' temporanea l'aumento e' accordato
          nei termini e con le  modalita'  stabilite  dai  primi  tre
          commi dell'art. 5  della  presente  legge.  L'inabilita'  a
          qualsiasi proficuo lavoro e' da  considerarsi  presunta  al
          compimento del sessantacinquesimo anno di eta'. 
             L'aumento di integrazione di cui  alla  lettera  b)  del
          primo comma compete anche per i figli  maggiorenni  qualora
          siano iscritti  ad  universita'  o  ad  istituti  superiori
          equiparati, per tutta la  durata  del  corso  legale  degli
          studi  ma  non  oltre  il  ventiseiesimo  anno   di   eta',
          sempreche' risultino conviventi con l'invalido. 
             Si prescinde dalla condizione  della  convivenza  quando
          questa sia interrotta per motivi di forma  maggiore,  quale
          l'adempimento degli obblighi di servizio,  le  esigenze  di
          studio o l'internamento  in  luoghi  di  cura  o  in  altri
          istituti. 
             Agli effetti del presente articolo, sono  parificati  ai
          figli  legittimi  i  figli  legittimati   per   susseguente
          matrimonio. 
             L'aumento di  integrazione  spetta  anche  per  i  figli
          legittimati con provvedimento del giudice competente, per i
          figli naturali riconosciuti nonche' per  i  figli  adottati
          nelle forme di  legge  e  per  gli  affiliati,  purche'  la
          domanda di adozione o di affiliazione sia stata  presentata
          prima del compimento del sessantesimo anno di eta' da parte
          dell'invalido, ovvero anteriormente alla  data  dell'evento
          che ne cagiono' l'invalidita'. 
             L'aumento di integrazione  di  cui  al  primo  comma  e'
          liquidato  a  decorrere  dalla  data  dell'insorgenza   del
          diritto. Se la domanda e' prodotta oltre il termine  di  un
          anno alla predetta data, l'aumento di integrazione  decorre
          dal  primo  giorno  del  mese  successivo  a  quello  della
          presentazione della domanda stessa. 
             Le disposizioni dei commi precedenti si applicano  anche
          alla donna provvista di pensione  o  di  assegno  di  prima
          categoria. 
             I titolari di  piu'  pensioni  possono  conseguire,  per
          ciascun  figlio,  un  solo  aumento  di  integrazione.   Se
          entrambi i genitori siano titolari di pensione o assegno di
          prima categoria con o senza  assegno  di  superinvalidita',
          l'aumento di integrazione, di cui alla lettera b) del primo
          comma, e' concesso ad uno solo di essi. 
             Qualora  l'invalido   fruisca   gia'   del   trattamento
          pensionistico,   alla   liquidazione   degli   aumenti   di
          integrazione di cui  al  presente  articolo  provvedono  le
          competenti direzioni provinciali del tesoro. 
             Nei casi in cui il diritto agli aumenti di  integrazione
          di cui al presente articolo sorga posteriormente alla  data
          di   decorrenza   del   trattamento    pensionistico,    la
          liquidazione degli aumenti stessi ha effetto, ai  fini  del
          pagamento, dalla data di decorrenza della rata di  pensione
          in corso di maturazione all'atto in cui sorge il diritto  a
          percepire gli aumenti medesimi. Nel caso di cessazione  del
          diritto agli aumenti di integrazione  di  cui  al  presente
          articolo, la soppressione degli aumenti stessi si effettua,
          ai fini del pagamento, dal giorno di decorrenza della  rata
          successiva alla data in cui si e' verificato  l'evento  che
          ne ha determinato la cessazione.  Per  ogni  altro  effetto
          rimane ferma la decorrenza e la  cessazione  del  beneficio
          dalle date stabilite nei provvedimenti di  liquidazione  in
          relazione a quelle in cui e' sorto o cessato il  diritto  a
          norma del presente articolo". 
             - Il testo dell'art. 40 della legge 11 aprile  1955,  n.
          379 (per il titolo vedi precedente nota all'art. 5), e'  il
          seguente: 
             "Art. 40.  -  Ai  fini  del  trattamento  di  quiescenza
          indiretto o di riversibilita' degli istituti di previdenza,
          i figli naturali riconosciuti a  norma  del  codice  civile
          dall'iscritto anteriormente alla  data  di  cessazione  dal
          servizio sono equiparati ai figli legittimi. 
             Gli orfani maggiorenni  e  le  orfane  nubili  o  vedove
          maggiorenni dell'iscritto, per i casi di  morte  a  partire
          dalla data da cui ha effetto la  presente  legge,  i  quali
          alla data della morte stessa siano a di lui carico, inabili
          permanentemente a qualsiasi  lavoro  ed  in  condizioni  di
          nullatenenza,  ai  fini  del  trattamento   di   quiescenza
          indiretto o di riversibilita' delle Casse per  le  pensioni
          ai dipendenti degli enti locali e agli insegnanti di  asilo
          e di scuole elementari  parificate,  sono  equiparati  agli
          orfani minorenni, secondo le  norme  stabilite  in  materia
          dalla  legge  6  luglio  1939,  n.   1035,   e   successive
          modificazioni". 
             -  La  legge  29  gennaio  1987,  n.  13,   reca   norme
          concernenti  "Adeguamento  a  aggancio   automatico   degli
          assegni accessori dovuti ai grandi  invalidi  per  servizio
          appartenenti alle Forze armate, ai Corpi armati e ai  Corpi
          militarmente ordinati dello Stato  nonche'  alle  categorie
          dei  dipendenti  civili  dello  Stato,  ai   corrispondenti
          assegni  annessi  alle  pensioni  dei  grandi  invalidi  di
          guerra". 
             -  La  legge  11  febbraio  1980,  n.  19,  reca   norme
          concernenti "Provvidenze a favore dei mutilati ed  invalidi
          paraplegici per causa di servizio".