(all. 1 - art. 1)
                                                             ALLEGATO
                     DIRETTIVE PER LA REDAZIONE
                     DI PIANI URBANI DI TRAFFICO
                  (art. 36 del codice della strada)
                        INDICAZIONI DEL CIPET
1. Premessa.
   Il   Nuovo   codice   della   strada,   all'art.  36,  fa  obbligo
dell'adozione del Piano  urbano  di  traffico  (PUT)  ai  comuni  con
popolazione  residente  superiore  a  trentamila  abitanti  (comma 1)
ovvero comunque interessati da rilevanti problematiche di congestione
stradale (comma 2). Il Piano deve essere adottato entro un anno dalla
data di entrata in  vigore  del  codice.  Tali  piani  devono  essere
integrati  dalla  adozione  da  parte  delle  province  di  piani del
traffico per la viabilita' extraurbana (comma 3).
   L'adozione del PUT,  su  decisione  regionale,  puo'  divenire  di
competenza degli organi metropolitani ove esistenti (comma 3).
   I  PUT  devono  essere  elaborati  in  accordo  con  gli strumenti
urbanistici vigenti, nel rispetto dei valori ambientali e finalizzati
ad ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della
sicurezza stradale,  la  riduzione  degli  inquinamenti  acustico  ed
atmosferico ed il risparmio energetico (comma 4).
   Il  Nuovo  codice  della  strada  prevede  le  risorse finanziarie
occorrenti per la redazione dei PUT destinando  a  tale  scopo  quota
parte  dei  proventi  delle  sanzioni amministrative pecuniarie (art.
208).
   Si prevede inoltre (comma 6) che la redazione del PUT avvenga  nel
rispetto di direttive emanate entro sei mesi dalla data di entrata in
vigore del Nuovo codice della strada dai Ministeri competenti (Lavori
pubblici  con  il  concerto di ambiente ed area urbana) sulla base di
indicazioni formulate dal CIPET.
 2. La direttiva per la redazione del PUT e la politica dei trasporti
  del CIPET.
   La rilevanza e la gravita' del problema del  trasporto  urbano  e'
pienamente  riconosciuta  dal  CIPET  che  ne fa uno degli obliettivi
prioritari della propria politica dei trasporti.
   La  soluzione  strutturale  delle  problematiche   connesse   alla
mobilita'  nelle  aree urbane richiede una diversa e piu' equilibrata
ripartizione della domanda fra le diverse modalita' di trasporto  che
favorisca  un maggiore uso del trasporto collettivo e un migliore uso
del suolo urbano.
   Per raggiungere  questi  obiettivi  e'  necessaria  una  serie  di
interventi    coordinati    sul   versamente   della   dotazione   di
infrastrutture per il  trasporto  (sistemi  di  trasporto  collettivo
rapido  di  massa,  parcheggi di scambio pertinenziali e sostitutivi,
collegamenti stradali, percorsi  pedonali  e  ciclabili  ecc.)  della
riorganizzazione   e   prestazione   del   trasporto   collettivo  di
superficie, del controllo della domanda e della gestione  complessiva
della  mobilita'  urbana. Tali interventi, integrati e coordinati con
la  strumentazione  urbanistica  vanno  formulati  in  un  piano  dei
trasporti  di  lungo  periodo  di cui siano correttamente valutate la
fattibilita'  tecnica,  la  convenienza  economica, la compatibilita'
ambientale nell'ambito delle risorse complessivamente disponibili per
gli investimenti e la gestione del sistema della mobilita'.
   I PUT e  i  piani  del  traffico  per  la  viabilita'  extraurbana
dovranno  configurarsi  come  strumento  attuativo relativamente alla
organizzazione della mobilita'  degli  indirizzi  e  delle  strategie
individuate  nei  piani  di  trasporto in coerenza con la politica di
riassetto e uso del territorio.
   In questo contesto il PUT rappresenta  lo  strumento  di  gestione
"razionale"  del  sistema  delle  mobilita'  nel  breve  periodo, ivi
incluse le fasi di  possibile  emergenza  ambientale,  attraverso  il
quale l'amministrazione manifesta le scelte complessive di intervento
sul  sistema  della mobilita' nel breve e medio periodo e rispetto al
quale puo' verificare,  fra  l'altro,  l'ammontare  dei  servizi  che
possono essere prodotti e delle risorse ricavabili.
   La  direttiva  per la redazione dei PUT va inoltre redatta tenendo
conto degli orientamenti generali di politica  dei  trasporti  urbani
del CIPET:
    necessita'  di  progettare gli interventi considerando il sistema
della mobilita' nel suo  complesso  e  non  per  singoli  elementi  o
sistemi modali;
    uso  di misura di razionalizzazione e ampliamento dell'offerta di
trasporto congiuntamente a misure di controllo e  orientamento  della
domanda di mobilita';
    introduzione  di  misure di tariffazione dell'uso dell'automobile
per finanziare la gestione del sistema della mobilita'  (circolazione
stradale, sosta e trasporto collettivo).
3. Definizione e finalita' dei PUT.
   Un  Piano  urbano  di  traffico consiste in un insieme coerente di
interventi per l'ottimizzazione del sistema di trasporto  di  un'area
urbana realizzabili nel breve e medio periodo (due anni) nell'ipotesi
di dotazione di infrastrutture data. Gli interventi da prevedersi nel
PUT  saranno  relativi sia alle condizioni di circolazione usuali che
si  verificano  durante  l'anno  sia  alle  eventuali  condizioni  di
emergenza   ambientale   derivanti  dal  superamento  dei  limiti  di
inquinamento ammissibili.
   Esso si prefigge il raggiungimento di obiettivi  di  miglioramento
dell'efficacia  e  dell'efficienza  del  sistema di trasporto (ad es.
riduzione  dei  tempi  di  viaggio,  aumento   della   affidabilita',
riduzione  dei  consumi  e  in generale delle risorse da utilizzare a
parita' di mobilita' soddisfatta), di  aumento  della  sicurezza,  di
riduzione  degli  impatti ambientali e, in generale, di miglioramento
della vivibilita' dell'area urbana oggetto di studio, compatibilmente
con le risorse economiche disponibili.
   I suoi contenuti riguardano principalmente la definizione tecnica,
la progettazione funzionale, la verifica di compatibilita' ambientale
e, dove rilevante, la valutazione economico-finanziaria di interventi
sulla riorganizzazione ed il controllo della offerta  complessiva  di
trasporto e la gestione della domanda di mobilita'.
   Da cio' consegue che, coerentemente con gli sviluppi della ricerca
e  della  prassi,  gli  interventi  previsti  nel  PUT debbono essere
concepiti, progettati e verificati nella logica  dell'intero  sistema
della mobilita' e del soggiacente assetto del territorio considerando
i  diversi  momenti  dello  spostamento  (circolazione e sosta) per i
diversi  modi  di  trasporto  (pedoni, autoveicoli, mezzi di traporto
collettivo, cicli)  e  per  le  diverse  componenti  della  mobilita'
(interna,  di  scambio  e  di attraversamento per diversi motivi). Il
crescente impatto che la circolazione dei veicoli  commerciali  e  la
distribuzione  delle merci hanno sulla circolazione urbana suggerisce
la necessita' che il  PUT,  laddove  tali  problemi  sono  rilevanti,
analizzi e proponga interventi anche per il sottosistema del traffico
merci.
   E'   inoltre  evidente  che  aree  urbane  di  diversa  dimensione
presentano problemi di mobilita' e tipologie di offerta di  trasporto
diverse  fra  loro. Le tipologie di intervento previste e i contenuti
del PUT dovranno pertanto essere differenziati in funzione di  alcune
pre-definite categorie di area urbana.
   Nel  caso piu' generale, il raggiungimento degli obiettivi del PUT
richiede  l'adozione  di  misure  di  diverso  tipo  sia   sul   lato
dell'offerta che su quello della domanda. Queste misure si propongono
in  generale  lo  sviluppo  di  un  equilibrato  sistema di mobilita'
urbana, in cui ciascuna  modalita'  operi  nel  rispettivo  campo  di
convenienza tecnico-economica e devono essere progettate e verificate
sulla base degli effetti che complessivamente determinano.
   Inoltre  e'  opportuno  che  l'adozione  e  l'attuazione  dei PUT,
andando ad incidere sull'organizzazione complessiva  delle  attivita'
urbane,   siano   precedute   da   una   fase  di  informazione  alla
collettivita' locale e da forme di partecipazione della  stessa  alle
scelte di piano.
4. Contenuti della direttiva.
   Il  CIPET  ritiene  che  la soluzione dei problemi di circolazione
debba riflettere le esigenze, i valori e le disponibilita' economiche
e comportamentali delle  singole  realta'  locali.  La  direttiva  di
attuazione  dei PUT, piu' che prefigurare delle soluzioni "standard",
dovra' garantire la omogeneita' e la correttezza tecnica  della  fase
progettuale   e  delle  procedure  attuative,  la  trasparenza  degli
obiettivi, il rispetto delle normative e dei limiti  di  legge  e  la
coerente valutazione degli effetti per i diversi soggetti coinvolti.
   La direttiva pertanto dovra' fornire indicazioni, in relazione a:
    1) definizione e caratteristiche del PUT;
    2) modalita' di redazione del PUT;
    3) fasi di attuazione del PUT;
    4) aspetti normativi connessi alla redazione ed attuazione
del PUT.
4.1. Definizione e caratteristiche del PUT.
   Le  direttive  di  attuazione  su  questo  tema  dovranno  fornire
indicazioni in termini di:
 a) Differenti tipologie di area urbana.
   In particolare la direttiva dovra' definire i criteri dimensionali
e/o funzionali e le rispettive soglie al fine di distinguere:
    aree urbane di piccole dimensioni i cui problemi  possono  essere
affrontati  con  interventi  di  riorganizzazione e razionalizzazione
della circolazione dei veicoli della sosta, e dei  pedoni  e  per  le
quali sono adottabili PUT con contenuti e metodologie semplificati;
    aree  urbane  di media e grande dimensione, in generale dotate di
un sistema di trasporti collettivi urbani, che richiedono  interventi
integrati   di   controllo   della  domanda,  di  riorganizzazione  e
potenziamento   della   offerta   di   trasporto    collettivo,    di
riorganizzazione  e  razionalizzazione della circolazione veicolare e
della sosta.
 b) Obiettivi raggiungibili.
   La direttiva dovra'  identificare  gli  obiettivi  che  i  PUT  si
prefiggono quali:
    migliorare  le  condizioni  della  circolazione e della sicurezza
stradale;
    preservare e mantenere  le  caratteristiche  ambientali,  ridurre
l'inquinamento   acustico  ed  atmosferico  e  favorire  il  recupero
dell'ambiente e degli spazi urbani;
    contenere i costi, il consumo energetico, e piu' in generale,  il
dispendio  di  risorse,  nonche'  le grandezze che, ove possibile, ne
misurano il raggiungimento.
 c) Vincoli alla attuazione.
   Si fa riferimento a vincoli finanziari e a quelli derivanti  dalle
normative vigenti a livello locale e nazionale, con speciale riguardo
agli strumenti urbanistici.
  d) Tipologie di intervento.
   Si  fa  riferimento  all'utilizzo  congiunto di riorganizzazione e
razionalizzazione della offerta  e  di  controllo  della  domanda  di
mobilita',  differenziati  per  tipo  di  area  urbana,  che a titolo
esemplificativo possono riguardare:
   Interventi di razionalizzazione dell'offerta:
    riorganizzazione, gerarchizzazione e controllo della viabilita' a
servizio di modi individuali (autoveicoli, motocicli, cicli e pedoni)
quali   ridisegno   delle   intersezioni    e    adeguamento    delle
caratteristiche  geometriche  delle  strade, definizione dei sensi di
marcia, limitazione  delle  svolte,  separazione  delle  correnti  di
traffico   di   diverse  caratteristiche,  istituzione  di  itinerari
protetti,  regolazione  del  traffico  mediante  segnaletica   fissa,
pannelli  a  messaggio  variabile, impianti semaforici, disegno delle
reti stradali differenziate per tipologia di traffico (pedoni,  cicli
e motocicli, autoveicoli, ecc.);
    riorganizzazione e controllo dei sistemi di trasporto collettivo,
riguardanti  la  definizione della rete di linee, le fermate servite,
le frequenze del servizio, la protezione delle  linee,  protezione  e
controllo  della  circolazione dei veicoli di trasporto collettivo di
superficie  (ad   es.   mediante   semaforizzazione   preferenziale),
l'introduzione di sistemi di informazione all'utenza, ecc.;
    riorganizzazione  e  controllo delle infrastrutture e degli spazi
di sosta (scambio e destinazione) anche mediante l'uso  opportuno  di
spazi ed elementi di arredo urbano;
    riorganizzazione  e  controllo  della  circolazione  dei  veicoli
commerciali e delle aree destinate alla distribuzione delle merci.
   Interventi di gestione della domanda di mobilita':
    disciplina dell'accesso e della sosta  per  specifiche  zone  del
territorio urbano;
    definizione   della   politica   tariffaria   di  utilizzo  delle
infrastrutture stradali (road  pricing),  dei  sistemi  di  trasporto
collettivo, degli spazi di sosta (parking pricing);
    disciplina per la distribuzione delle merci con la individuazione
delle fascie orarie e delle aree.
4.2. Modalita' di redazione del PUT.
   Il  PUT  si  riferisce  alle  condizioni di regime della mobilita'
dell'area  urbana.  Se  l'area  urbana  e'  tale  da  prefigurare  il
verificarsi di condizioni di rischio ambientale secondo i criteri che
saranno   contenuti   nella   direttiva,  il  PUT  richiede  anche  i
provvedimenti sul traffico da attuarsi nelle fasi di emergenza.
   Le direttive di attuazione devono comunque fornire indicazioni  in
termini di:
 a) Fasi della progettazione di un PUT.
   Si identificano le seguenti fasi:
    definizione  degli obiettivi e delle variabili che ne misurano il
raggiungimento;
    analisi dello stato attuale ed individuazione delle criticita';
    formulazione di schemi di intervento;
    valutazione degli effetti sugli utenti del sistema stradale e del
trasporto collettivo, sui pedoni e i ciclisti;
    valutazione sul livello di sicurezza;
    valutazione sugli effetti esterni  indotti,  in  particolare  sui
livelli di inquinamento acustico ed atmosferico;
    valutazione   dei   costi,   dei   ricavi  e  della  fattibilita'
finanziaria;
    verifica della coerenza degli interventi  con  la  strumentazione
urbanistica vigente;
    scelta degli interventi ed individuazione delle priorita'.
 b) Livelli di dettaglio.
   Per  la  redazione  e  realizzazione  di  un PUT si identificano i
seguenti livelli di dettaglio:
    Progetto di sistema, in cui si definisce la struttura complessiva
del sistema della mobilita' con  un  livello  di  dettaglio  tale  da
consentire  la  valutazione  dei costi e degli effetti. Nel caso piu'
generale esso comprende:
     schema della rete della  viabilita'  del  sistema  di  trasporto
individuale (automobili e veicoli merci) e collettivo;
     politica di parcheggio e del livello di protezione del STC nelle
diverse  tipologie  di  zone (centro storico, aree residenziali, aree
urbane diffuse);
     sistemi   tecnologici   di   controllo   e    regolazione    per
l'informazione dell'utenza, per la viabilita' privata ed il STC;
     politiche   di   controllo   e  tariffazione  della  domanda  di
mobilita';
     assetti organizzativi e gestionali.
    Progetti esecutivi di intervento  relativi  alla  definizione  di
dettaglio   degli  elementi  attuativi  del  PUT,  differenziati  per
tipologia di area e relativi a:
     circolazione veicolare e relativa segnaletica;
     sistema di controllo, e regolazione dell'informazione all'utenza
del trasporto individuale e collettivo;
     organizzazione, tariffazione, controllo e gestione della sosta;
     aree e reti pedonali e ciclabili;
     piani per il trasporto merci;
     piani di controllo delle infrazioni;
     piani del traffico nelle fasi di emergenza ambientale;
     piani di monitoraggio del traffico e dell'ambiente;
     piano gestionale e finanziario.
   La   direttiva   dovra'   indicare  quali  progetti  esecutivi  di
intervento costituiscono elementi obbligatori e facoltativi  del  PUT
in  relazione  alle  specifiche  condizioni  locali e alle dimensioni
dell'area urbana.
 c)  Metodologie  per  la  valutazione,   la   progettazione   e   il
monitoraggio.
   Vanno  indicati  gli  elementi  principali  della  metodologia  da
applicarsi per  le  valutazioni  di  efficienza  ed  efficacia  degli
interventi previsti nel PUT.
   La metodologia completa si articola in:
    metodologia  di stima della matrice di domanda (OD) per i modi di
trasporto e i periodi significativi in  relazione  al  tipo  di  area
urbana  mediante  l'uso  di  diverse fonti di informazioni (indagini,
modelli di domanda, conteggi di traffico);
    modelli  di  rete  stradale  con  funzioni  di   ritardo   e   di
inquinamento del trasporto collettivo;
    modelli di ripartizione modale;
    modelli di assegnazione per reti congestionate;
    modelli  per  il  confronto  delle  alternative  (benefici/costi,
costi/efficacia, costi/efficienza, matrici alternative/obiettivi).
   Andranno inoltre definiti gli interventi che richiedono  procedure
quantitative  di  progettazione  (ad  es.  controllo  semaforico) e i
requisiti funzionali di tali procedure in relazione alle tipologie  e
alle prestazioni desiderate.
   Va  indicato  che  il monitoraggio e la gestione ordinaria del PUT
richiedono che la amministrazione acquisisca e mantenga il sistema di
strumenti matematici messi a punto per la predisposizione del PUT.
   La direttiva deve infine indicare una metodologia semplificata per
le aree urbane di piccole dimensioni.
 d) Contenuti progettuali minimi.
   Vanno definiti i rilievi, gli elaborati  e  livelli  di  dettaglio
minimi  che  costituiscono  il  progetto  di  sistema  e  i  progetti
esecutivi di intervento, differenziati per tipologie di area urbana.
4.3. Fasi di attuazione del PUT.
   Si definiscono le fasi di attuazione del PUT in termini di:
    articolazione   temporale   delle   attivita'    progettuali    e
amministrative;
    successione degli interventi;
    procedure  di diffusione dell'informazione e partecipazione della
comunita'.
4.4. Aspetti normativi connessi alla redazione ed attuazione del PUT.
   Tali aspetti si estrinsecano nella:
    individuazione delle fonti di finanziamento per la  redazione  ed
attuazione dei PUT;
    individuazione   della  procedura  di  redazione,  pubblicazione,
approvazione ed attuazione con la definizione del ruolo dei  soggetti
coinvolti:   sindaco   o  sindaco  metropolitano,  giunta,  consiglio
comunale, uffici tecnici, progettisti, associazioni e  rappresentanze
di  categoria  con  particolare  riferimento  al  coordinamento fra i
diversi assessorati competenti  in  materia;  la  procedura  dovrebbe
differenziare  i  livelli e le modalita' di approvazione del progetto
di sistema relativo  al  complesso  della  mobilita'  da  quelli  dei
progetti esecutivi di dettaglio di natura piu' propriamente tecnica;
    definizione delle modalita' di aggiornamento e variazione.
   Devono  inoltre  essere definite le modalita' di presentazione del
PUT  in  termini  di  elaborati  tecnici  minimi,  le  modalita'   di
affidamento  dell'istruttoria  tecnica  in  termini  dei  rapporti da
definire con i  soggetti  incaricati  della  redazione  (interni  e/o
esterni  alla  amministrazione  e  comunque  iscritti  all'albo  come
previsto  dal  Nuovo  codice  della  strada),  e  le   modalita'   di
trasmissione  dei PUT approvati e di verifica della loro attivazione,
le modalita' di controllo delle amministrazioni inadempienti.