(all. 1 - art. 1)
                              ALLEGATO
1 - CRITERI GENERALI DI PROGETTAZIONE
I criteri di seguito esposti sono di generale applicazione, in quanto
affrontano argomenti comunque presenti nella  elaborazione  del  PUT,
anche  con  riferimento  alle aree urbane di piu' modeste dimensioni,
salvo specifica diversa menzione.
Il  loro  ordine  di  esposizione  riguarda,  dapprima,  gli  aspetti
generali  del  PGTU (pgff. 1.1 - 1.3) e, successivamente, gli aspetti
connessi alle singole componenti fondamentali del traffico (pgff. 1.4
- 1.9); il capitolo risulta, infine,  concluso  dall'esposizione  dei
criteri  di progettazione per il rispetto dei valori ambientali (pgf.
1.10) e da quelli per la redazione del programma  di  attuazione  del
PGTU (pgf. 1.11).
1.1 - CRITERIO INFORMATORE
Il  PGTU  deve  soddisfare  tutte  le  esigenze  di  mobilita'  della
popolazione  al  miglior  livello  di  servizio  possibile  con   gli
interventi  ed  i  vincoli  propri  del  PUT  (cfr.  pgf.  2.1  delle
direttive)  e,  pertanto,  non  risultano  accettabili  proposte   di
intervento che non diano risposta almeno in forma alternativa a dette
esigenze (cfr. pgf. 3.2.2 delle direttive).
Questo   criterio  di  progettazione,  deve  condurre  essenzialmente
all'individuazione  di  una  rete  viaria  principale   di   adeguata
capacita',   riguarda   -  in  particolare  -  il  soddisfacimento  e
coordinamento delle esigenze delle  diverse  componenti  fondamentali
del  traffico  urbano  (cfr.  pgf.  3.2.1 delle direttive), che viene
ottenuto attraverso  l'appropriata  selezione  ed  assegnazione,  per
ciascuna  componente  anzidetta, di specifici itinerari, sedi, corsie
ed aree, riservati, obbligati  o  preferenziali.  Infatti,  l'attuale
situazione  di  congestione  del  traffico  urbano e' da connettere -
anzitutto - alla promiscuita' d'uso delle sedi viarie e  pertanto  il
criterio   organizzativo  di  base  della  circolazione  stradale  si
identifica nella separazione dei  traffici  con  differente  tipo  di
marcia, lenta o veloce e continua o discontinua. In tal senso sono da
separare  per  evidenti  motivi,  dapprima,  i  pedoni  dai  veicoli;
successivamente, nell'ambito dei  veicoli,  quelli  in  movimento  da
quelli in sosta; infine, nell'ambito dei veicoli in movimento, quelli
in  marcia  discontinua,  caratterizzata quest'ultima da sistematiche
fermate lungo un percorso prestabilito (vedi "di linea"),  da  quelli
in marcia continua (vedi "non di linea").
La  selezione  dei  traffici  in  questione  -  come  singole visioni
parziali  -  puo'  apparire  quale  scelta  prioritaria  di  esigenze
generali  del  centro abitato a danno di esigenze locali (ad esempio,
la scelta di alcune strade come viabilita' principale urbana), oppure
- viceversa - quale priorita' di esigenze locali a  danno  di  quelle
generali (ad esempio, la scelta di alcune strade come aree pedonali o
di  parcheggio).  Sta  di fatto, invece, che - come visione globale -
l'anzidetta  selezione  dei  traffici   risponde   all'obiettivo   di
soddisfacimento, vincolato (con sacrificio di esigenze considerate di
importanza  secondaria  nella logica del PUT), dell'insieme delle di-
verse necessita' di mobilita', di  sicurezza  stradale,  di  recupero
ambientale  e  di  economia  urbana,  oltre  che  di  riduzione degli
inquinamenti atmosferico ed acustico e di risparmio energetico.
La selezione in  questione si identifica con la idonea individuazione
della  classifica  funzionale  della  viabilita',  in  modo  tale  da
ottenere sia la separazione delle componenti di  traffico  nettamente
diverse,  sia  -  tenuto  conto della maggiore capacita' di trasporto
fornibile dai mezzi collettivi rispetto a  quelli  individuali  -  la
prevalenza  d'uso,  per  quanto  possibile  ed  ove  necessario,  del
servizio di trasporto collettivo rispetto a quello individuale.
Considerato l'elevato grado di  congestione  del  traffico  veicolare
gia'  raggiunto nei centri abitati, nel paragrafo 3.2 delle direttive
e' gia' stata infatti evidenziata la necessita' che la redazione  del
PUT,  venga  affrontata  con  criteri  di  politica  intermodale  dei
trasporti.
Tale politica  si  attua  con  strumenti  diversi  (anche  la  stessa
classifica  funzionale  della viabilita' e' uno di questi strumenti),
tra  i  quali  e'  importante  evidenziare   quello   relativo   alla
tariffazione  della  sosta su strada (per i centri abitati di modeste
dimensioni e non gravati da rilevante congestione del traffico quanto
di seguito espresso va letto - con gli  opportuni  adattamenti  -  in
riferimento alle limitazioni temporali della sosta con "zone disco").
In questo senso diviene essenziale assumere tra i criteri generali di
progettazione  del  PUT,  quello relativo ad una adeguata calibratura
del provvedimento di tariffazione della sosta su  strada,  nella  sua
triplice  funzione  di  strumento  diretto  per  la  regolazione  del
traffico (in quanto ad  uso  piu'  razionale  e  piu'  contenuto  dei
veicoli  individuali  privati  ed  al soddisfacimento di una maggiore
quantita' di utenza), di strumento idoneo a  favorire  la  prevalenza
d'uso  del  sistema  di  trasporto  pubblico  collettivo  e di quelli
pedonale  e  ciclistico  (in  quanto  a  loro  maggiore   convenienza
economica)  e  di  strumento  capace  a reperire (insieme ai proventi
contravvenzionali ed agli eventuali  contributi  regionali)  i  fondi
necessari per attuare gli interventi previsti dal PUT.
L'adeguata  calibratura  in  questione si riferisce, in special modo,
alla determinazione del minimo numero  di  posti-auto  su  strada  da
sottoporre   al  pagamento  di  una  tariffa  di  sosta  (nelle  zone
maggiormente congestionate) e del  valore  delle  rispettive  tariffe
(differenziate  per grado di congestione e per classi di utenza - con
agevolazioni per i residenti -), in modo  tale  che  -  dai  relativi
proventi  e  dalla  creazione  di una domanda economica della sosta -
s'inneschi anche la possibilita' di realizzazione di posti-auto fuori
delle sedi stradali da  parte  dei  privati  (sempre  come  parcheggi
sostitutivi).  L'effetto  sinergico  di  recupero  dei proventi della
sosta da quest'ultimi  parcheggi  consente  altresi',  di  non  dover
estendere  il  provvedimento  di  tariffazione  della sosta su strada
all'intero centro abitato.
Nelle citta' di maggiori dimensioni detto provvedimento e' inoltre da
verificare in rapporto alla disponibilita' di capacita'  residua  del
servizio  di  trasporto  pubblico  collettivo, per il soddisfacimento
delle  esigenze  dell'utenza,  dirottata  su  quest'ultimo  tipo   di
trasporto.
1.2 - CLASSIFICA DELLE STRADE E REGOLAMENTO VIARIO
L'articolazione  della classifica delle strade, per quanto attiene ai
suoi aspetti funzionali, e' gia' stata esposta  nel  paragrafo  3.1.1
delle direttive.
Oltre a quanto gia' esposto, in questa sede e' importante evidenziare
che  per  i  centri  abitati  di  piu' vaste dimensioni, od anche per
quelli di piu' modeste dimensioni, ai  fini  dell'applicazione  delle
presenti  direttive  ed,  in  particolare,  al  fine  di  adattare la
classifica funzionale alle caratteristiche geometriche  delle  strade
esistenti  ed  alle  varie situazioni di traffico, possono prevedersi
anche altri tipi di strade con funzione e caratteristiche  intermedie
rispetto ai tipi precedentemente indicati, quali:
-  strade  di  scorrimento  veloce, intermedie tra le autostrade e le
strade di scorrimento;
- strade interquartiere,  intermedie  tra  quelle  di  scorrimento  e
quelle di quartiere;
-  strade  locali  interzonali,  intermedi  tra quelle di quartiere e
quelle locali, quest'ultime anche con funzioni di  servizio  rispetto
alle strade di quartiere.
Parimenti importante e' il tenere presente che le intersezioni viarie
di  ogni  tipo di strada sono ammesse esclusivamente con altre strade
dello stesso tipo o di tipo immediatamente precedente o seguente (con
riferimento ai tipi generali di strade, di  cui  al  paragrafo  3.1.1
delle  direttive).  Altresi',  la funzionalita' delle intersezioni e'
garantita  anche  dall'individuazione   dell'eventuali   "strade   di
servizio"  (articolo 2, comma 4, del nuovo Cds), per quanto attiene -
in particolare - la concentrazione in punti opportuni  delle  manovre
di  svolta  a sinistra   ed il disimpegno di aree di sosta e di passi
carrabili diffusi.
E' inoltre da rilevare che la classifica viaria anzidetta non esclude
lo studio delle interconnesioni tra il traffico stradale e quello  di
altri  tipi  di  trasporto;  anzi, particolare attenzione deve essere
riservata, oltre allo studio dei relativi  parcheggi  di  scambio  da
sistema  individuale  a  sistema  collettivo,  all'adatta  classifica
funzionale dei collegamenti stradali con le stazioni ferroviarie  ed,
ove  esistono, con gli aeroporti, i porti e le stazioni dei trasporti
a fune, nonche' - per i centri abitati di piu' vaste dimensioni - con
le stazioni delle linee metropolitane.
Al fine di assolvere adeguatamente la funzione preminente che ciascun
elemento viario deve svolgere all'interno della rete stradale  urbana
e  -  quindi - al fine di assicurare un omogeneo grado di sicurezza e
di  regolarita'  d'uso  delle  stesse  infrastrutture  stradali,   la
classifica  funzionale  delle  strade  deve  essere  integrata  da un
apposito  regolamento  viario  che   determina   le   caratteristiche
geometriche  e  di  traffico  e  la  disciplina d'uso di ogni tipo di
strada.
Tale regolamento e' da elaborare - in  attesa  dell'emanazione  delle
specifiche  direttive  ministeriali,  ma  comunque  tenuto gia' conto
delle definizioni costruttive dei diversi  tipi  di  strade,  di  cui
all'articolo  2,  comma  3,  del nuovo Cds e delle norme previste dal
Regolamento di esecuzione del medesimo - sulla base delle indicazioni
fornite dalle altre normative vigenti (in particolare  del  Consiglio
nazionale  delle  ricerche), da utilizzare in forma aggiornata tenuto
conto di quanto prescritto nel nuovo Cds e nel Regolamento anzidetti.
Dette  normative  riguardano:   le   "Norme   sulla   caratteristiche
geometriche  e  di  traffico  delle  strade urbane" - C.N.R., B.U. n.
60/1978; le "Norme sulle caratteristiche geometriche  e  di  traffico
delle   intersezioni   urbane"   -   C.N.R.,   B.U.  n.  90/1983;  le
"Disposizioni  in  materia  di parcheggi e programma triennale per le
aree urbane maggiormente popolate" - legge n. 122/1989  e  successive
istruzioni;  gli  Indirizzi  attuativi  per  la  fluidificazione  del
traffico urbano ai fini del risparmio  energetico"  -  circolare  del
Ministro  delle  aree  urbane  n.  1196/1991;  le  "Norme sull'arredo
funzionale delle  strade  urbane"  -  C.N.R.,  B.U.  n.  150/1992;  i
"Principali  criteri  e  standard  progettuali delle piste ciclabili"
parte II della circolare del Ministro delle aree urbane n. 432/1993.
Il regolamento viario determina, in particolare,  specifici  standard
tecnici per ogni tipo di strada, in merito a:
-  le  componenti  di  traffico  ammesse  e,  quindi, il tipo di loro
regolazione, quale marciapiedi protetti, corsie riservate per i mezzi
pubblici collettivi, piste ciclabili, divieti di sosta, ecc.;
- le caratteristiche geometriche  della  sezione  trasversale,  quali
larghezza   e   numero  minimo  di  corsie,  presenza  o  meno  dello
spartitraffico  centrale,  larghezza  minima  delle   banchine,   dei
marciapiedi ed, in generale, delle fasce di pertinenza, ecc. (gia' in
parte evidenziate dal citato articolo 2, comma 3, del nuovo Cds);
-  le  caratteristiche  geometriche  di  tracciato  in relazione alla
velocita' minima di progetto, quali pendenza massima  trasversale  in
curva,   raggi   minimi   planimetrici   ed   altimetrici,   pendenza
longitudinale massima, ecc.;
- l'organizzazione delle intersezioni stradali, anche con riferimento
a punti singolari di intersecazione  delle  traiettorie  veicolari  e
pedonali,  quali  tipo  di  intersezioni e loro distanza, regolazione
delle svolte  a  sinistra,  dimensionamento  e  frequenza  dei  passi
carrabili,   tipi   e   distanze   degli   attraversamenti  pedonali,
dimensionamento  delle  piazzole  di  fermata  dei   mezzi   pubblici
collettivi e per il carico o lo scarico delle merci, ecc.;
-  le  dimensioni  delle  fasce  di  sosta  laterale, ove consentita,
comprensive delle file di sosta e delle rispettive corsie di manovra,
in funzione dell'angolo di parcheggio e del tipo di  veicoli  ammessi
in  sosta  (standard  da  adottare anche per specifiche aree di sosta
fuori delle sedi stradali);
- le discipline delle altre occupazioni delle sedi stradali, distinte
in  relazione  al  carattere  permanente  o   temporaneo   che   esse
presentano,  nonche'  le  modalita' di coordinamento degli interventi
connessi ad occupazioni  contemporanee  di  sedi  stradali  ricadenti
nella  medesima  zona  urbana  o  direttrice  viaria.  Le occupazioni
permanenti in  particolare  riguardano  installazioni  pubblicitarie,
chioschi, edicole, cabine, sistemazioni a verde, punti di vendita per
il  commercio  ambulante,  mercati fissi, distributori di carburante,
tavolini  ombrelloni  e  fioriere;  le  occupazioni   temporanee   in
particolare  riguardano  carico  e  scarico delle merci, raccolta dei
rifiuti urbani, pulizia delle  strade,  fiere,  mercati  settimanali,
giostre  stagionali,  riunioni  assembleari,  cortei,  manifestazioni
sportive e lavori di manutenzione delle pavimentazioni  stradali,  di
segnaletica   stradale   e   dei  sottoservizi  e  sopraservizi  (con
specifiche regole di coordinamento dei lavori stradali tra aziende  e
comune,  riferite  anche alla possibile esecuzione dei lavori su piu'
turni delle ventiquattro ore giornaliere).
In generale, il regolamento viario, in quanto a valori degli standard
geometrici  previsti,  e'  da  considerarsi  cogente per le strade di
nuova  realizzazione  ed  e'  da  considerarsi  come   obiettivo   da
raggiungere  per  le  strade esistenti laddove siano presenti vincoli
strutturali immediatamente non eliminabili.
Anche in quest'ultimo caso sono comunque  da  rispettare  appieno  le
funzioni  di traffico previste per le singole strade e tra queste, in
particolare,  quelle  espresse  attraverso  l'identificazione   delle
componenti di traffico ammesse su ciascun tipo di strada.
1.3 - SEPARAZIONE DEI MOVIMENTI DALLE SOSTE
Anche   questo   criterio  di  progettazione  e'  stato  parzialmente
accennato nel cap. 3 delle direttive ed in questa sede  e'  opportuno
riesaminarlo  nei  suoi aspetti generali di separazione dei movimenti
veicolari e pedonali dalle soste veicolari, al fine di facilitare  la
mobilita'  urbana,  quale  espressione  delle  esigenze  generali dei
cittadini in contrapposizione alle esigenze locali di sosta.
Per quanto attiene la separazione tra veicoli in movimento  e  quelli
in  sosta, essa riguarda essenzialmente la rete viaria principale del
centro abitato e va attuata in modo tale che sulle corsie  di  marcia
delle  autostrade  e  delle  strade di scorrimento non si abbia alcun
condizionamento da parte della sosta veicolare, mentre  sulle  strade
di  quartiere  detto  condizionamento deve essere comunque ridotto al
minimo, attraverso l'esistenza di specifiche corsie di manovra per la
sosta (cfr. articolo 2  del  nuovo  Cds).  Per  le  reti  viarie  con
elementi di limitata ampiezza della sede stradale, l'applicazione del
criterio   in   questione   si  trasforma,  in  genere,  direttamente
nell'operazione di sgombero della sosta della viabilita' principale.
Per quanto attiene, invece, la separazione della mobilita' dei pedoni
dalla componente della sosta veicolare essa va  attuata  su  tutti  i
tipi  di strada (principali e locali), tenendo conto - in particolare
- che le occupazione di suolo pubblico relative ai marciapiedi devono
-  in  ogni  caso  (sia  occupazioni  temporanee  che  permanenti)  -
garantire  uno  spazio  libero  per  i  pedoni non inferiore a 2 m di
larghezza (articolo 20, comma 3, del nuovo Cds).
Rammentato - in particolare - che per  passaggio  pedonale  s'intende
quella   parte   longitudinale   della  sede  stradale  esterna  alla
carreggiata e specificatamente destinata al transito dei  pedoni  nel
caso  di  assenza  di  marciapiede,  l'applicazione  del  criterio in
questione  si  trasforma  in  genere,  per  qualsiasi  tipo  di  reti
stradali,  direttamente  nell'operazione  di sgombero della sosta dai
marciapiedi e dai passaggi ed attraversamenti pedonali.
1.4 - CONTINUITA' DELLA RETE PEDONALE
Il rispetto delle esigenze della prima  componente  fondamentale  del
traffico  urbano  (circolazione  dei  pedoni)  richiede  una serie di
interventi  tutti  finalizzati  a  garantire  la  fluida   e   sicura
continuita'  dell'intera  rete  pedonale  (sia in ambiti centrali che
periferici del  territorio  urbano),  costituita  essenzialmente  dai
marciapiedi,  dai  passaggi pedonali e dagli attraversamenti pedonali
(oltre che dalle eventuali aree pedonali)  attraverso  l'applicazione
degli  standard  progettuali (dimensionali e tipologici) previsti nel
Regolamento viario e derivati, in  particolare,  dalle  citate  norme
C.N.R.  sull'arredo  funzionale  delle  strade.  Da tale applicazione
deriva, molto spesso, la necessita' di  ampliamento  delle  larghezze
degli anzidetti elementi stradali pedonali
In  questo settore di progettazione assumono inoltre speciale rilievo
- in sede di PGTU - l'eventuale individuazione di aree pedonali e  di
zone  di  traffico  limitato  o,  meglio,  zone  a  traffico pedonale
privilegiato, operata in modo da garantire - da un lato -  l'adeguata
accessibilita'  e  frequentazione  delle  aree  e  zone medesime, e -
dall'altro lato - che l'ampiezza di tali ambiti urbani  non  abbia  a
compromettere   la   mobilita'  motorizzata  nelle  zone  circostanti
(contestuale definizione dei  cosiddetti  itinerari  di  arroccamento
atti  ad  accogliere  il traffico motorizzato deviato dagli ambiti in
questione).
Si consideri che le discipline di traffico caratterizzanti le zone  a
traffico pedonale privilegiato (isole ambientali costituite in genere
da  strade-parcheggio) sono: la precedenza generalizzata per i pedoni
rispetto a veicoli (fermo restando  -  comunque  -  l'obbligo  per  i
pedoni di attraversamento ortogonale delle carreggiate), il limite di
velocita'  per  i veicoli pari a 30 km/h, la tariffazione della sosta
su  spazi  pubblici  stradali  (con  agevolazioni  tariffarie  per  i
residenti)   e   lo   schema   di   circolazione   tale  da  impedire
l'attraversamento veicolare della zona e  da  costringere  le  uscite
dalla zona su percorsi prossimi a quelli di ingresso (percorsi ad U).
1.5 - PRIORITA' DELLA RETE DEL TRASPORTO PUBBLICO
      COLLETTIVO
Le  strade  dove  transitano i mezzi di trasporto pubblico collettivo
devono rientrare nella classificazione  della  viabilita'  principale
(nelle  sue diversificazioni di autostrade e di strade di scorrimento
e di quartiere) e, quindi, come tali attrezzate in modo da  garantire
la  massima  possibile  fluidita' ai movimenti veicolari. Proprio per
questo  motivo  nel  PUT  sono  ricomprese  eventuali  deviazioni  di
percorso   per   alcune  linee  di  servizio  di  trasporto  pubblico
collettivo, in modo da rendere organica la rete  di  itinerari  della
viabilita'  principale  (assetto  organico delle maglie di viabilita'
principale) e finalizzare - cosi' - l'obiettivo di massima  fluidita'
del   servizio  di  trasporto  pubblico.  Nelle  citta'  di  maggiori
dimensioni cio' comporta  in  genere,  la  revisione  dei  cosiddetti
"ricircoli di quartiere o di capolinea".
Nei centri abitati di piu' modeste dimensioni, dove e' assente questo
tipo di servizio, il presente criterio di progettazione va, comunque,
attuato   con   riferimento   ai   percorsi   delle  linee  pubbliche
extraurbane.
All'interno di detta rete principale va -  poi  -  curata  l'ottimale
localizzazione  ed  attrezzatura  delle  eventuali  corsie  e/o  sedi
stradali e dei punti di fermata per il servizio di trasporto pubblico
(urbano ed extraurbano), finalizzate al raggiungimento  dell'assetto-
obiettivo  di  prevalenza  d'uso  del servizio collettivo rispetto al
trasporto individuale.
L'adozione di corsie e/o  sedi  stradali  riservate  va  operata,  in
particolare,  quando  la  frequenza di passaggio dei mezzi collettivi
risulti tale da fornire una capacita' di trasporto superiore a quella
di transito dei soli  mezzi  individuali  (in  genere,  almeno  25-30
autobus/ora  per  senso di marcia), situazione - questa - nella quale
l'assenza della corsia riservata  determinerebbe  inoltre  specifiche
situazioni  di  insicurezza  per la circolazione veicolare, dovute ai
continui sorpassi per il traffico individuale in  corrispondenza  dei
punti  di fermata dei mezzi collettivi. Laddove non esistono spazi di
adeguata ampiezza per la protezione delle operazioni di salita  e  di
discesa  dei  passeggeri  dai  mezzi  pubblici  collettivi, le corsie
riservate vanno  di  norma  localizzate  immediatamente  a  lato  dei
marciapiedi, al fine di consentire lo svolgimento di dette operazioni
in condizioni di massima sicurezza.
Nella   definizione   della   rete  preferenziale  (corsie  e/o  sedi
riservate)  per  i  mezzi  di  trasporto  pubblico,  ma  anche  nella
eventuale  rilocalizzazione dei loro percorsi in promiscuo, specifica
attenzione va posta nell'adozione dei relativi sensi unici di marcia,
al  fine  di  non  ridurre  eccessivamente  la  fascia  di  influenza
integrale  (nei  due  sensi di marcia) di ciascuna linea di trasporto
pubblico (sensi unici a distanza - in genere - non  superiore  a  100
m).  Le stesse cautele vanno in particolare adottate nella scelta dei
percorsi  delle  corsie  riservate  con  il  cosiddetto  sistema   di
"contraflow"  (unica  corsia  riservata  in opposto senso di marcia a
quelle del traffico ordinario su una stessa carreggiata stradale).
La localizzazione ottimale dei punti di fermata  dei  mezzi  pubblici
collettivi  va  attuata,  oltre  che  in rapporto alle esigenze della
relativa  utenza,  anche  ai  fini  di  loro  possibili  attestamenti
preferenziali  in  aree  di  intersezione,  particolarmente utili per
l'efficienza del servizio di trasporto in questione  specialmente  in
assenza di corsie riservate.
Ulteriori      criteri     progettuali,     strettamente     connessi
all'attrattivita'  ed  all'efficienza  del  servizio   di   trasporto
collettivo   pubblico   e   da  adottare  in  sede  di  progettazione
particolareggiata ed esecutiva del PGTU,  sono  quelli  relativi  sia
all'arredo funzionale dei punti di fermata (con specifica indicazione
dei  "nomi-fermata",  percorsi  ed  orari  dei  mezzi,  ed  opportune
attrezzature  di  attesa,  quali  pensiline,  illuminazione,  sedili,
ecc.),  sia  alle adeguate dimensioni delle zone di fermata medesime,
in rapporto  al  numero  dei  mezzi  di  transito  ed  a  quello  dei
passeggeri  in  attesa, specialmente per le fermate localizzate lungo
le corsie riservate.
Fanno altresi' parte integrante  della  rete  di  trasporto  pubblico
collettivo  i  parcheggi  di  scambio,  i  cui  principali criteri di
progettazione richiedono il verificarsi delle seguenti condizioni:
- ubicazione immediatamente a lato  (in  genere  in  destra  rispetto
all'accesso al centro-citta' di arterie stradali con intenso traffico
individuale; - ampia disponibilita' di spazio, oltre che per la sosta
delle  autovetture, anche per l'idonea fermata - o meglio capolinea -
dei mezzi pubblici, con le relative attrezzature;
- possibilita' di esistenza del  servizio  di  custodia  dei  veicoli
(moderatamente oneroso) e di idonea illuminazione dell'area;
-  elevate  frequenza  e  capacita'  residua  di  trasporto dei mezzi
pubblici  coinvolti  (tenuto  conto  del  preesistente   carico   dei
passeggeri sui mezzi medesimi);
-  accertata  utilita'  dei percorsi all'interno dell'area urbana (in
termini di destinazioni raggiunte) da parte della (o delle) linee  di
trasporto pubblico coinvolte;
-  sensibile  vantaggio  in  termini di risparmio sulla durata totale
dello spostamento  (oltre  che  monetario),  nella  prosecuzione  del
viaggio  con  il sistema collettivo (vantaggio - questo - che risulta
connesso alla facile accessibilita' sia al luogo del  parcheggio  sia
alla  fermata  del sistema collettivo, nonche' alla lunghezza ed alla
velocita' di spostamento con quest'ultimo sistema rispetto  a  quello
individuale).
Dette  condizioni  si  verificano piu' facilmente nelle grandi citta'
dotate di linee metropolitane, che collegano  le  distanti  periferie
urbane  (oltre  6  -  8  km)  con  le  zone direzionali e commerciali
dell'area centrale, linee  per  le  quali  e'  immediato  rilevare  i
caratteri di elevate frequenza, capacita' di trasporto e velocita' di
viaggio  e,  quindi,  di  risparmi  in  termini temporali e monetari,
rispetto all'uso del sistema di trasporto individuale.
Per le citta' di piu' modeste dimensioni le condizioni  in  questione
vanno  verificate  al meglio possibile, tenuto comunque presente che,
in  assenza  di  sensibili  vantaggi  nel  trasbordo   per   l'utenza
individuale,  l'operazione  "parcheggi  di  scambio"  puo'  ritenersi
certamente fallimentare.
1.6 - FACILITAZIONI PER LA MOBILITA' A LUNGA DISTANZA
All'interno della viabilita' principale e  salvo  le  autostrade,  se
esistenti    (gia'    caratterizzate   dalle   loro   caratteristiche
costruttive),  la  individuazione   funzionale   tra   itinerari   di
scorrimento  ed  itinerari  di  quartiere  (con  limite  di velocita'
rispettivamente pari a 70 ed a 50 km/h - cfr. articolo 142 del  nuovo
Cds)   va   operata  tenendo  conto  della  necessita'  di  garantire
l'esecuzione degli  spostamenti  veicolari  con  velocita'  crescente
all'aumentare della loro lunghezza.
Detto  criterio  va  attuato  attraverso  l'adatta  attrezzatura  dei
diversi elementi della rete stradale di movimento (rete  principale),
in   modo   tale   che  gli  spostamenti  piu'  lunghi  (traffici  di
attraversamento e di scambio del centro abitato, nonche'  spostamenti
tra  opposte  periferie  urbane,  che  si  attuano  in  genere  sulle
autostrade e sulle strade di scorrimento  -  cfr.  pgf.  3.1.1  delle
direttive)  possano  realizzarsi con velocita' adeguata e superiore a
quella degli spostamenti piu' brevi (spostamenti tra settori urbani e
quartieri limitrofi,  che  si  attuano  in  genere  sulle  strade  di
quartiere).
Tale  attrezzatura,  che  riguarda  specialmente  le  caratteristiche
geometriche  della  sezione  trasversale,  del  tracciato   e   delle
intersezioni  dei diversi tipi di strade, deve rispondere agli stand-
ard tecnici fissati nel regolamento viario  (in  particolare  -  cfr.
articolo  2  del  nuovo  Cds -, le autostrade prive di intersezioni a
raso e le strade di scorrimento con eventuali  intersezioni  a  raso,
nel  qual  caso  devono  essere semaforizzate con regolazione ad alta
capacita' di smaltimento dei flussi veicolari).
1.7.- IDONEITA' DELLO SCHEMA DI CIRCOLAZIONE
I criteri progettuali del PUT esposti in questo  capitolo  concorrono
sostanzialmente  tutti alla definizione dello schema di circolazione,
nei suo aspetti essenziali di divieti  di  transito  per  le  diverse
categorie   di   utenza   veicolare  (strade  riservate),  di  corsie
riservate, di doppi sensi o  sensi  unici  di  marcia  e  di  manovre
consentite  sulle  intersezioni,  nonche'  di  ordine  dei diritti di
precedenza sulle intersezioni dei  vari  itinerari  stradali  (ordine
definito  direttamente  dalla  classifica  viaria  per strade di tipo
diverso - intersezioni disomogenee - e da stabilire di volta in volta
per strade dello stesso tipo - intersezioni omogenee -).
Rispetto  allo  schema  generale  di  circolazione,   relativo   alla
viabilita'   principale   (o   rete  di  movimento),  incidono  -  in
particolare - i criteri progettuali relativi:
-  alla  necessita'  di deviazione del traffico di attraversamento su
opportuni  itinerari  tangenziali  al  centro  abitato   (cfr.   pgf.
precedente);
- alla sufficiente capacita' di smaltimento del traffico da parte dei
singoli  itinerari  principali  urbani (cfr. pgf. 1.1), eventualmente
sdoppiati  su  percorsi  paralleli  limitrofi  a  senso   unico,   ma
tendenzialmente  a  doppio  senso  di marcia, per limitare al massimo
possibile la quantita' di strade  soggette  al  transito  di  elevati
flussi   veicolari  e,  quindi,  soggette  a  possibili  fenomeni  di
inquinamento  atmosferico  ed  acustico   da   parte   del   traffico
motorizzato.   I   sensi   unici,   infatti,   comportano  in  genere
allungamenti di  percorso,  il  che  significa  maggiore  domanda  di
trasporto (espressa in termini di veicoli x km da soddisfare);
-   alla  adeguata  scorrevolezza  delle  percorrenze  dei  mezzi  di
trasporto pubblico collettivo (cfr. pgf. 1.5), eventualmente ottenuta
anche tramite corsie e/o sedi stradali riservate;
- alla idonea difesa di particolari zone  urbane  da  proteggere  dal
loro  traffico  di possibile attraversamento (cfr. pgf. 1.4), tramite
opportuni schemi di circolazione interna  e  sistemi  di  scorrimento
tangenziale alle zone medesime (itinerari di arroccamento);
-  alla  opportunita'  di  deviare alcune manovre veicolari, relative
alle principali intersezioni  urbane,  su  strade  di  servizio  alle
intersezioni medesime (cfr. pgf. successivo).
Rispetto allo schema di circolazione delle maglie viarie interne agli
itinerari  principali (schema di circolazione della viabilita' locale
nelle isole ambientali) incidono invece - in particolare - i  criteri
progettuali relativi:
-  alla congruenza con lo schema generale di circolazione, in modo da
evitare percorsi alternativi (percorsi di by-pass)  sulla  viabilita'
locale per il traffico di attraversamento dell'isola ambientale;
- alla ottimizzazione della capacita' di sosta sui singoli tronchi di
detta viabilita' (cfr. pgf. 1.9);
- alla facilitazione di ricerca dei relativi posti di sosta;
-   alla  adeguata  accessibilita'  tangenziale  motorizzata  per  le
eventuali aree pedonali;
- alla accessibilita' differenziata (tra categorie di utenza  ammesse
ed escluse) per le eventuali zone a traffico limitato.
In  genere,  quest'ultimi  criteri  conducono ad un uso intensivo dei
sensi unici di marcia sulla viabilita' locale (salvo -  ovviamente  -
per  le  strade  a  fondo  cieco),  tenuto  anche conto della modesta
rilevanza dei flussi veicolari coinvolti e della  brevita'  dei  loro
percorsi  e,  quindi,  senza  eccessivo  incremento  della domanda di
trasporto.
1.8. - FLUIDITA' DELLE INTERSEZIONI
Anche  se  dalla  classifica  funzionale  delle  strade  e   relativo
regolamento  viario (cfr. pgf. 1.2) derivano gia' precisi vincoli per
la diversa tipologia delle intersezioni tra i vari  tipi  di  strade,
quest'ultima  va  attentamente  verificata  -  in  sede  di  -  Piani
particolareggiati del PGTU  -  in  modo  da  rispettare  il  criterio
progettuale di congruenza della capacita' delle intersezioni stradali
con  i  flussi  di  traffico previsti, in quanto esse rappresentano -
quasi sempre - i punti nevralgici delle reti stradali  urbane,  anche
se sgomberate dalla sosta veicolare di intralcio.
Dalle  relative  analisi  di  capacita'  e  di confronto con i flussi
veicolari previsti in transito derivano quelle scelte progettuali, in
loco o a piu'  vasto  raggio  (intersezioni  a  livelli  sfalsati  su
itinerari  autostradali  e  di strade di scorrimento, eventuali sensi
unici di  marcia  con  relativi  impianti  semaforici  coordinati  su
itinerari  di strade di scorrimento e di quartiere, divieti di svolta
a sinistra sulla viabilita' principale, canalizzazioni del  traffico,
ecc.),  che  finalizzano  in  modo  prevalente il precedente criterio
progettuale di facilitazioni per la mobilita' a lunga distanza  (cfr.
pgf.  1.6)  e  consentono di mettere a punto la classifica funzionale
della viabilita'.
1.9 - SODDISFACIMENTO DELLE ESIGENZE DI SOSTA
Considerato che, anche con le politiche  intermodali  piu'  influenti
sulla  riduzione  dei  movimenti con veicoli motorizzati individuali,
rimane pur sempre da  risolvere  il  problema  della  loro  rilevante
presenza in sosta su strada (con riferimento al valore gia' raggiunto
dall'indice  di  motorizzazione privata), diviene essenziale adottare
il criterio di utilizzazione ottimale delle  strade  locali  e  delle
aree  esterne  alle  sedi  stradali  destinate  alla  sosta  (strade-
parcheggio ed aree di parcheggio a raso,  individuate  anche  tra  le
aree  -  pubbliche  e private - in attesa di destinazione urbanistica
definitiva), in termini di recupero del massimo numero  possibile  di
posti-auto  per  riequilibrare  -  almeno  -  le  esigenze  di  sosta
sacrificate lungo la viabilita' principale e per l'eventuale recupero
di aree pedonali (parcheggi sostitutivi). Tale utilizzazione ottimale
si ottiene, in sede di piani di dettaglio del PUT,  attraverso  l'uso
intensivo  e generalizzato dei relativi standard tecnici previsti nel
regolamento viario e fatte - comunque - sempre salve le esigenze  dei
pedoni,  espresse  nel  precedente  criterio  progettuale  di  cui al
paragrafo 1.4.
Oltre  quello  di  riferirsi  eventualmente  alla  realizzazione   di
parcheggi  multipiano  (sempre  in termini di spazi sostitutivi della
sosta eliminata sulla viabilita' principale e sempreche' quest'ultimi
risultino economicamente convenienti  e  finanziariamente  fattibili,
tenuto  conto  della  capacita'  di  sosta  recuperata con le strade-
parcheggio e le nuove aree di parcheggio a  raso),  fanno  parte  del
presente criterio progettuale, anche i criteri relativi:
-  sia  a  l'eventuale  possibile  -  in  fase  di gestione del PUT -
recupero  di  quelle  aree  pertinenziali  (esterne  o  interne  agli
edifici)   di   cui  e'  stata  abusivamente  variata  la  originaria
destinazione d'uso a parcheggio,
-  sia  -  per  fondamentali  motivi  di  sicurezza  -  alla  normale
utilizzazione  di  fasce  laterali  di  sosta,  invece  che centrali,
specialmente nel caso di disponibilita' residua di spazio  su  strade
di   scorrimento   e   di  quartiere  (utili  -  tra  l'altro  -  per
l'allontanamento  dei  prodotti   inquinanti   della   motorizzazione
veicolare   dagli   spazi  destinati  ai  pedoni  ed  alle  attivita'
insediative).
Su tutte le indicate organizzazioni di sosta sovrintendono, infine, i
criteri progettuali connessi all'adeguata  agibilita'  delle  manovre
per  i  diversi  tipi  di  veicoli coinvolti ed - in particolare - al
rispetto delle distanze minime di visibilita', da mantenere  sgombere
dalla  sosta in prossimita' delle intersezioni, in modo da assicurare
una sufficiente distanza di arresto in rapporto  alla  velocita'  dei
veicoli con traiettorie intersecantisi.
1.10 - RISPETTO DEI VALORI AMBIENTALI
Nel  nuovo Cds e nelle presenti direttive si e' riconosciuto, tra gli
obiettivi di fondo del PUT, quello di preservare ed al  tempo  stesso
migliorare  le  condizioni  ambientali  -  in particolare - dell'area
centrale  urbana,  in  quanto  -  in  genere  -   area   maggiormente
congestionata  e ricca di valori storici, artistici, architettonici e
paesaggistici  (in  caso  diverso,  le  considerazioni  seguenti   si
adattano alle aree con tali caratteristiche).
Il  criterio  di  fondo  per  il  raggiungimento  di tale scopo e' la
deviazione, su  itinerari  tangenziali,  del  traffico  veicolare  in
attraversamento  rispetto  all'area centrale, a tutto vantaggio anche
dell'utenza che in essa deve arrivare o  che  da  essa  deve  partire
(traffico di scambio dell'area centrale).
Contemporaneamente   alla   deviazione   dei   flussi   veicolari  di
attraversamento, per il traffico di scambio si deve poi tendere  alla
riduzione  dei  percorsi  interni  al  centro  (e  cosi' anche per il
traffico propriamente interno), adottando discipline circolatorie che
favoriscano ingressi in detta area "all'ultimo momento"  ed  il  piu'
vicino  possibile alle destinazioni (o, viceversa, uscite "immediate"
dall'area centrale ed il piu' vicino possibile alle origini).
Tali criteri,  che  finalizzano  anche  gli  obiettivi  di  riduzione
dell'inquinamento  atmosferico  ed  acustico,  sono  analogamente  da
adottare anche per le zone residenziali ed, ancor  piu',  per  quelle
ospedaliere e scolastiche.
Per le zone centrali e' inoltre da finalizzare, per quanto possibile,
il  criterio di effettuazione delle soste di lunga durata fuori dalle
sedi stradali, attraverso eventualmente  la  realizzazione  di  nuove
aree  di  parcheggio  (parcheggi sostitutivi), e l'utilizzo  pedonale
delle superfici cosi' recuperate.
Parallelamente,  risulta   opportuno   regolamentare   le   rimanenti
superfici  stradali  da  destinare  alla  sosta veicolare, al fine di
favorire le soste di breve durata (regolamentazioni  a  tempo  e/o  a
tariffa),  in  modo  da  ottenere  la fruizione degli spazi su strada
(piu' accessibili e quindi maggiormente  richiesti  di  quelli  fuori
strada) per il maggior numero possibile di utenti.
Quest'ultimo  criterio  si  adatta  funzionalmente  anche alle zone a
carattere prevalentemente commerciale e  direzionale,  non  centrali,
per le quali e' particolarmente rilevante il problema della sosta dei
veicoli individuali.
L'applicazione  dei  criteri  esposti si realizza attraverso l'idonea
disciplina d'uso delle sedi  stradali,  secondo  quanto  indicato  al
paragrafo  1.2.  Cio'  significa  che generalmente, le strade interne
all'area centrale non dovranno  essere  organizzate  come  strade  di
scorrimento   (salvo  che,  eccezionalmente,  per  i  mezzi  pubblici
collettivi), ma utilizzate solo come strade  di  quartiere  e  strade
locali  (solo  quest'ultime,  nel  caso  in cui l'area centrale possa
identificarsi con un'unica isola ambientale).
Inoltre, il raggiungimento completo degli obiettivi di recupero e  di
miglioramento  dei  valori  ambientali,  viene perseguito - a corredo
degli interventi propri del PUT - attraverso congrue opere di  arredo
urbano  (sistemazioni  a  verde,  tipi  specifici di materiali per le
pavimentazioni,  illuminazioni  diversificate,  attrezzature  per  il
miglioramento degli ambienti stradali, ecc.).
1.11 - IDONEITA' DEL PROGRAMMA DI ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI
Il   programma  di  attuazione  degli  interventi,  che  conclude  la
redazione del PGTU (cfr. tabella dei contenuti del  PUT,  al  termine
del  cap.  4 delle direttive), deve presentare caratteri di idoneita'
sia dal punto di vista  economico-finanziario,  specialmente  per  le
eventuali opere di rilevante costo di realizzazione, sia dal punto di
vista  funzionale,  nel  senso  che  ciascun  insieme  di  interventi
previsti in ogni fase di attuazione  del  programma  si  caratterizzi
come  "lotto  funzionale  di  opere", a cui corrisponde uno specifico
miglioramento della situazione generale del traffico urbano.
In genere cio' significa che ciascuna di  tali  fasi,  in  cui  siano
previsti  interventi  di  restrizioni  alla  circolazione motorizzata
individuale,  deve  essere  accompagnata  (meglio  se  preceduta)  da
interventi  che  forniscano  concrete alternative di carattere modale
e/o spaziale per la mobilita' delle persone e delle merci.
A titolo esemplificativo e con riferimento ad un  centro  abitato  di
medie  dimensioni  ed  in  situazione  non eccezionale di congestione
veicolare prevalentemente all'interno dell'area centrale, il relativo
programma di attuazione del PGTU comprende - in genere - le  seguenti
fasi successive di intervento:
1)   organizzazione   sia   della  maglia  di  viabilita'  principale
tangenziale all'area centrale (con recupero di fluidita'  veicolare),
sia  della  sosta  nella  fascia  urbana  esterna  adiacente all'area
medesima (con recupero di spazi di sosta);
2) interventi sull'area centrale,  per  la  deviazione  del  relativo
traffico  veicolare individuale di attraversamento, per le protezioni
e facilitazioni della circolazione pedonale, per organizzazioni  piu'
vincolanti  della  sosta  e  per  il  miglioramento  del  servizio di
trasporto collettivo da e per l'are medesima;
3) organizzazione degli itinerari di  viabilita'  principale  per  il
resto della citta';
4) interventi sulle strade interne alle restanti maglie di viabilita'
principale,  analogamente  a  quanto  detto  per  l'isola  ambientale
centrale (fase 2).
Per quanto attiene, in particolare, l'idoneita' dal  punto  di  vista
delle analisi di utilita' delle eventuali opere di rilevante costo di
realizzazione   (cfr.  pgf.  4.1  delle  direttive),  le  analisi  in
questione  devono  essere  eseguite  secondo  criteri  specifici  del
settore,  quali - ad esempio - quelli forniti nel B.U. n. 91/1983 del
C.N.R. sulle "Istruzioni per  la  determinazione  della  redditivita'
degli interventi stradali".
2 - CRITERI PARTICOLARI DI PROGETTAZIONE
I  criteri  di  seguito  esposti sono di particolare applicazione, in
quanto riguardano o l'elaborazione dei Piani di  dettaglio  del  PGTU
(Piani  particolareggiati  e  Piani  esecutivi)  o i Piani di settore
relativi  a  componenti  di  traffico  non  ricomprese   tra   quelle
fondamentali (cfr. tabella conclusiva del cap. 4 delle direttive).
2.1 - PROTEZIONE DELLE UTENZE DEBOLI
Con  il  termine  di  utenze  deboli  si fa riferimento ai pedoni, ai
ciclisti ed - in particolare - alle persone  con  limitate  capacita'
motorie, sia per limitazioni fisiche permanenti o temporanee, sia per
la loro eta' (bambini ed anziani).
Per i pedoni, nel paragrafo 1.4 sono gia' stati evidenziati i criteri
generali di progettazione da adottare in sede di redazione del PGTU.
In  sede  -  invece  -  di  sua  progettazione  particolareggiata  ed
esecutiva, diviene essenziale l'individuazione  della  localizzazione
piu' appropriata di eventuali sovrappassi e sottopassi pedonali sulle
autostrade  e  sulle  strade  di  scorrimento  e  di  attraversamenti
semaforizzati su quest'ultime strade e quelle di  quartiere,  nonche'
l'individuazione  degli  elementi  di arredo funzionale delle strade,
oltre che  per  le  aree  pedonali,  anche  per  tutta  la  rimanente
viabilita'.  In  quest'ultimo settore di progettazione rientrano - in
particolare -  le  protezioni  dei  marciapiedi  (specialmente  sulle
strade  di scorrimento), le isole salvagente segnalate e protette per
gli attraversamenti pedonali (specialmente sulle strade di  quartiere
a  due  o  piu' corsie per senso di marcia), la continuita' del piano
dei marciapiedi non  interrotta  continuamente  dai  passi  carrabili
(salvo  quest'ultimi  non  riguardino  aree  di  parcheggio  di vaste
dimensioni), le protezioni degli alunni in entrata ed in uscita dalle
scuole (con - per quanto possibile -  accessi  ubicati  sulle  strade
locali  e  non  su  strade  di  quartiere  o,  peggio,  su  strade di
scorrimento), ed - infine - il possibile ampliamento dei  marciapiedi
in  corrispondenza  degli  attraversamenti  pedonali ed in detrazione
degli spazi di sosta (laddove  consentita  e  tenuto  comunque  conto
delle   esigenze   di  capacita'  per  il  deflusso  veicolare  sulle
intersezioni).
Gli standard progettuali da adottare in questo settore di studi  sono
specificati  nelle  citate  norme  C.N.R.  - "Arredo funzionale delle
strade urbane".
Anche per soddisfare le esigenze  dei  ciclisti  sono  da  utilizzare
specifici  standard  progettuali, emanati dal Ministro delle aree ur-
bane in occasione della disponibilita' di finanziamenti  statali  per
la  realizzazione  di piste ciclabili (cfr. relativa circolare n. 432
del 31.3.1993).
Riguardo a quest'ultime norme si sottolineano - in particolare  -  il
criterio   di  protezione  delle  piste  ciclabili  sulle  strade  di
scorrimento   (con   spartitraffico   invalicabili)   e   quello   di
utilizzazione  di rispettive corsie riservate a senso unico (concorde
ed a destra della corsia per il traffico  motorizzato),  specialmente
nel caso di piste realizzate su carreggiate esistenti, nonche' quello
relativo  all'adeguata  organizzazione  delle  intersezioni tra piste
ciclabili in presenza contestuale del traffico motorizzato e pedonale
(possibile organizzazione dei rispettivi attraversamenti come sistema
rotatorio  a   senso   unico   antiorario,   ubicato   immediatamente
all'interno dell'insieme degli attraversamenti pedonali).
Nel caso di mancanza di spazi per la realizzazione di piste ciclabili
secondo  gli  standard  in  questione ed in presenza di non rilevanti
flussi ciclistici, e' suggerito l'uso di banchine ciclabili  a  senso
unico  (di  larghezza  di 1 m, compresa la segnaletica orizzontale) e
con piano viabile idoneo all'uso specifico.
Infine, riguardo alle  persone  con  limitate  capacita'  motorie  va
adottato  ogni possibile miglioramento per la loro mobilita' ai sensi
della vigente legislazione in materia (cfr. art. 27  della  legge  n.
118/1971   e   D.P.R.   n.   384/1978),   specialmente   in  rapporto
all'utilizzazione del sistema di  trasporto  pubblico  collettivo  ed
agli  adeguamenti  necessari  per  le superfici viabili, nonche' alla
disponibilita'  di  adeguati  spazi  di  parcheggio   con   specifico
riferimento  ai detentori dell'apposito "speciale contrassegno" (cfr.
D.l. n.  1176  del  8.6.1979,  circolare  del  Ministero  dei  lavori
pubblici  n.  1030  del 13.6.1983 e successive "Direttive inerenti la
facilitazione per  la  circolazione  dei  veicoli  a  servizio  delle
persone  invalide"  -  compresa la relativa "Appendice integrativa" -
emanate dallo stesso Ministero dei lavori pubblici nell'aprile 1985).
2.2 - EFFICIENTE DISTRIBUZIONE DELLE MERCI
Nella riorganizzazione  della  circolare  urbana  il  soddisfacimento
delle  esigenze  di  mobilita'  e di distribuzione delle merci assume
pari importanza - anche se coinvolge una minore quantita' di  veicoli
-  di  quella  del  soddisfacimento  della domanda di mobilita' delle
persone.
Nella circolare n. 62 del 5.8.1993 del Ministero dei lavori pubblici.
sono esposti i criteri di intervento a cui  occorre  far  riferimento
nel  caso  di  limitazioni  ai  movimenti  dei mezzi pesanti di massa
complessiva superiore a 7,5 t su determinati itinerari.
Per i veicoli di massa inferiore a tale limite, in genere  utilizzati
per  la  distribuzione  delle  merci  nella citta', e con riferimento
specifico a quest'ultimo tipo di servizio  (compresi  i  mezzi  della
nettezza  urbana),  nel  PUT  vanno  particolarmente  affrontati  gli
argomenti relativi agli orari di servizio ed agli spazi di  sosta  ad
essi riservati (piazzole per il carico e lo scarico delle merci).
Riguardo  gli  orari  di servizio, essi in generale vanno studiati in
modo tale che, per la viabilita' principale, non vengano a coincidere
con le ore di punta della mobilita' delle  persone  e,  per  le  aree
pedonali  (con  servizio  merci  tangenziale alle aree medesime) e le
zone a traffico limitato, detti orari non abbiano a coincidere con  i
periodi   di   punta  della  frequentazione  pedonale  agli  esercizi
commerciali.
Per le piazzole di carico e scarico delle  merci  occorre,  poi,  far
riferimento  particolare  alla  loro  ubicazione in prossimita' delle
intersezioni, senza - comunque - che cio' venga a  limitare  la  loro
capacita'  di smaltimento del traffico, in modo tale che ogni singola
piazzola riesca ad  essere  utile  al  maggior  numero  possibile  di
esercizi  di  attivita' circostanti, anche mediante l'uso di adeguati
carrelli per le merci. Dette piazzole non  sono  -  in  ogni  caso  -
soggette  a  tariffazione della sosta per i veicoli merci, ovviamente
durante i previsti orari di servizio (negli altri orari  rimangono  -
invece  -  a disposizione dei veicoli per il trasporto delle persone,
con le relative limitazioni imposte nella zona).
Da quanto esposto si evince la complessita' della  problematica,  che
richiede pertanto l'esecuzione di approfondite indagini e rilevazioni
specifiche,  da  svolgere  anche  in  collaborazione  con gli enti ed
associazioni  coinvolte,  a  supporto  delle  relative  attivita'  di
progettazione,   ricomprese   in   uno  specifico  Piano  di  settore
successivo al PGTU (cfr tabella dei contenuti del PUT, a  conclusione
del capitolo 4 delle direttive).
2.3 - VISIBILITA' ED AGIBILITA' DELLE MANOVRE VEICOLARI
      SULLE INTERSEZIONI
Sia  nella  progettazione  di  sistemazione  delle intersezioni della
viabilita' principale, sia nella progettazione di sistemazioni  della
sosta   in   vicinanza   di  intersezioni  sulla  viabilita'  locale,
particolare  cura  va  posta  nella  risoluzione  dei   problemi   di
visibilita'  (esistenza  di  sufficienti  distanze  di arresto per le
traiettorie di veicoli intersecantesi) e di agibilita' delle  manovre
veicolari  dei  mezzi  pesanti  (specialmente  in  svolte  a destra),
compresi quelli del servizio di trasporto pubblico collettivo.
I  relativi  standard  tecnici da rispettare sono esposti in generale
nelle citate norme del C.N.R. relative alle "strade  ed  intersezioni
urbane"  ed  in  particolare  per  quanto  attiene  gli altri tipi di
intersezioni e cioe' i varchi degli spartitraffico, i passi carrabili
e gli accessi ai distributori di carburante, nella norma  del  C.N.R.
- "Arredo funzionale delle strade urbane".
2.4 - IDONEITA' DELLA REGOLAZIONE SEMAFORICA
Molto vasto e' il settore progettuale della regolazione semaforica ed
altrettanto ampia e' la bibliografia disponibile in detto settore.
Le  relative  norme  sono  pubblicate  nel citato B.U. del C.N.R.   -
"Arredo delle strade urbane", rispetto  al  quale  si  evidenziano  i
criteri di progettazione connessi - in particolare - a:
-  la  verifica dei limiti di capacita' della regolazione semaforica,
al di sotto dei cui valori minimi  la  regolazione  medesima  non  e'
necessaria  (salvo  che  per  specifici  problemi  di sicurezza della
circolazione, relativi alla mancanza di visibilita' alle intersezioni
per ostacoli inamovibili) ed al di sopra dei cui  valori  massimi  la
stessa  regolazione  non  e'  piu'  sufficiente  a  smaltire i flussi
veicolari e pedonali  in  transito  (con  conseguente  necessita'  di
progettazione dei correttivi necessari);
-  l'utilizzo diffuso - per quanto possibile - di impianti semaforici
attuati dal traffico in modo da evitare perdite di  tempo  in  attesa
(eliminazione  dei "rossi inutili") non richiesti dall'intensita' dei
flussi veicolari e pedonali in movimento  ed  anche  con  riferimento
all'eliminazione    dell'innesco    di    possibili    scorretti   (e
pericolosissimi) comportamenti dell'utenza  che  tali  situazioni  di
"rosso inutile" determinano;
-  la coordinazione delle temporizzazioni semaforiche lungo itinerari
di scorrimento o di quartiere, specialmente laddove  le  intersezioni
risultino molto ravvicinate.
2.5 - IDONEITA' DELLA SEGNALETICA STRADALE
Questo   settore   di  progettazione  risulta  il  piu'  delicato  ed
importante  agli  effetti  del   miglioramento   della   circolazione
stradale,  poiche' anche le migliori discipline di traffico - sebbene
attentamente studiate e verificate  durante  la  progettazione  nella
loro efficienza a risolvere i problemi - vengono ad essere vanificate
nella  loro applicazione su strada, qualora non siano rese di precisa
conoscenza pubblica attraverso  l'idonea  segnaletica  orizzontale  e
verticale.
Oltre  che  nel nuovo Cds e nel relativo Regolamento di esecuzione, i
rispettivi criteri di progettazione sono riportati - in particolare -
nello  specifico  capitolo  delle  citate  norme  C.N.R.  -   "Arredo
funzionale  delle  strade urbane" e nella circolare del Ministero dei
lavori pubblici n. 2730 del  19.4.1971,  relativa  alla  "Segnaletica
delle autostrade urbane", nonche' nella circolare n. 400 del 9.2.1979
relativa  alla  "Segnaletica urbana di indicazione", nella quale sono
espressamente indicati i criteri da seguire nella progettazione di un
Piano  di  segnalamento.  Dette  norme  e  circolari  vanno  comunque
utilizzate  in forma aggiornata tenuto conto di quanto prescritto nel
nuovo Cds  e  -  in  particolare  -  nel  titolo  II,  capo  II,  del
Regolamento.
3 - ANALISI QUANTITATIVE FONDAMENTALI
Questo  tipo  di  analisi  riguardano  gli  essenziali  confronti tra
domanda di mobilita' ed offerta di trasporto, che sono da  instaurare
in  sede di redazione del PUT (nelle forme piu' opportune in rapporto
alle dimensioni del centro abitato).
3.1 - DIMENSIONAMENTO E QUALIFICAZIONE DELLA RETE
      PRINCIPALE
Comunque nota la domanda di mobilita', sia essa espressa  dai  flussi
di  traffico sulla rete, sia dalla matrice origine/destinazione degli
spostamenti (cfr.  capitolo  seguente),  l'analisi  in  questione  si
identifica  con  un  processo  di assegnazione del traffico veicolare
sulla viabilita' principale, cioe' con un processo di previsione  dei
carichi  veicolari  (collettivi  ed  individuali)  che nei periodi di
punta interesseranno i  singoli  elementi  della  rete  di  movimento
proposta.
Tale  analisi  viene  finalizzata  alla  verifica, per ciascuno degli
elementi in questione, dell'idoneita'  a  soddisfare  la  domanda  di
mobilita' con una prefissata riserva di capacita'.
Nel  caso  particolare  in  cui  per  diversi  elementi  viari non si
verifichi l'evenienza citata (esistenza  di  riserva  di  capacita'),
altri   elementi   della   rete  provvisoriamente  classificati  come
viabilita'  locale  dovranno   essere   inseriti   nella   viabilita'
principale, oppure dovranno essere riesaminate le ipotesi di politica
intermodale  adottata,  in  modo tale da raggiungere un soddisfacente
equilibrio tra domanda ed offerta di trasporto.
Qualora nel processo di assegnazione anzidetto venga  ad  utilizzarsi
una   rete   stradale   principale,   con  i  singoli  elementi  gia'
"classificati",  dal  processo   medesimo   deriva,   non   solo   il
dimensionamento  della  rete di movimento, ma anche la verifica della
qualifica  funzionale  dei  singoli  tronchi   stradali,   cioe'   la
conformita' ai livelli di servizio desiderati.
Per  la  classificazione in questione si tenga presente la necessita'
di disporre degli elementi conoscitivi indicati al paragrafo 1.2  ed,
in  particolare,  di  quelli attinenti alle previsioni indicate dagli
strumenti urbanistici generali e/o attuativi,  in  modo  che  il  PUT
possa  fornire  un  concreto  contributo anche allo sviluppo ordinato
della citta'.
3.2 - SGOMBERO DELLA SOSTA DALLA RETE PRINCIPALE
In sede di redazione del PGTU l'analisi in questione richiede:
- la conoscenza dell'attuale situazione di punta  delle  presenze  di
sosta  sull'intera rete stradale (principale e locale), eventualmente
con rilievi a campione per le diverse zone urbane  (specialmente  nel
caso dei centri abitati di maggiori dimensioni);
-  l'introduzione  di  specifiche  ipotesi  di riassetto della sosta,
ancorche' a livello preliminare,  per  singoli  elementi  delle  reti
anzidette  (sgombero  sulla  viabilita'  principale  ed utilizzazione
intensiva su quella locale).
Il bilancio, per aree sufficientemente ristrette, tra i valori  della
domanda  e  dell'offerta  di  sosta  cosi'  determinati,  consente di
formulare adeguate  ipotesi  di  soddisfacimento  delle  esigenze  di
sosta, eventualmente attraverso l'utilizzo di specifiche nuove strade
ed  aree  di  parcheggio  (con  la  preliminare identificazione delle
disposizioni ottimali di sosta - cfr. pgf. 1.9).
Solo  nel  caso  in  cui  tale  analisi dimostri ancora insufficiente
offerta di posto in superficie e  non  risulti  possibile  introdurre
ulteriori ipotesi concrete di politica intermodale di soddisfacimento
della  domanda  di  mobilita',  si  potranno proporre idonei impianti
multipiano  di  parcheggio   (specialmente   con   riferimento   alla
situazione  di  sosta  notturna  dei residenti), da verificare con le
specifiche analisi di fattibilita' economica e finanziaria.
3.3 - VERIFICA DI CAPACITA' DELLE INTERSEZIONI
La verifica del livello di fluidita' delle intersezioni si identifica
con la determinazione  -  nei  periodi  di  punta  -  dell'indice  di
congestione  delle medesime, definendo quest'ultimo come rapporto tra
i flussi veicolari previsti e quelli che potrebbero  essere  smaltiti
da   ciascuna   intersezione,  nel  caso  in  cui  si  adottasse  una
regolazione semaforica della sua durata massima (cfr. pgf. 2.4).
Dalla determinazione di detto indice, specialmente nel  caso  in  cui
esso  assuma  valore superiore all'unita', conseguono dirette e moti-
vate ipotesi sull'organizzazione tipo da adottare per le intersezioni
o sulle modifiche da adottare nello schema di  circolazione  e  nella
classifica  viaria (strade di servizio per le svolte a sinistra devi-
ate dall'intersezione in esame, nuovi sensi unici per  la  deviazione
dell'intero  flusso di traffico confluente sull'intersezione da uno o
piu' rami, ecc.), o sull'eventuale ampliamento delle zone di accumulo
e di uscita delle carreggiate stradali intersecantisi, oppure  -  in-
fine  -  sull'eventuale  utilizzo  di  soluzioni delle intersezioni a
livelli sfalsati.
Quest'ultime soluzioni possono essere proposte sempreche',  anche  in
questo  caso, non risulti possibile introdurre ulteriori ipotesi con-
crete di politica intermodale di  soddisfacimento  della  domanda  di
mobilita'.
Le  verifiche  in questione vengono in genere svolte in sede di Piani
particolareggiati ed assumono significato tanto piu' concreto  quanto
piu' i traffici previsti si avvicinino alla realta'.
Cio' significa che esse andranno ripetute in sede di gestione del PUT
e,  comunque,  subito  dopo  l'instaurazione  di nuovi sensi unici od
altri provvedimenti  che  abbiano  a  modificare  sostanzialmente  la
distribuzione dei flussi di traffico sulla rete stradale.
4 - INDAGINI E RILEVAZIONI
Da  quanto  esposto  deriva  che  i dati, occorrenti per una corretta
impostazione di un PUT e per la successiva verifica degli  interventi
realizzati, possono essere fondamentalmente suddivisi in due insiemi,
dei  quali  l'uno riguarda la descrizione della mobilita' (domanda di
trasporto) e l'altro la descrizione delle caratteristiche delle  rete
esistente  (offerta di trasporto). Sia la domanda che l'offerta vanno
compiutamente esaminate in termini di movimento e sosta,  almeno  con
riferimento  alle principali componenti di traffico (cfr.  pgf. 3.2.1
delle direttive).
Tali  dati  non  esauriscono  comunque  l'intera   base   conoscitiva
necessaria  per la redazione del PUT secondo quanto messo in evidenza
nel successivo paragrafo 4.3.
Per tutti i tipi di rilevazioni su strada  si  dovra'  accertare  che
durante  il  loro  svolgimento  non  vi  siano turbative del traffico
dovute a situazioni spazio-temporali contingenti che  renderebbero  i
risultati privi di significato. E' opportuno, quindi, che le indagini
ed  i  rilievi  vengano  generalmente eseguiti nei giorni feriali dal
lunedi'  al  venerdi'  e  durante  i  normali  periodi  di  attivita'
lavorativa e scolastica (salvo che non si intenda studiare situazioni
di  punta  specifiche, quali quelle connesse ad attivita' turistiche,
ricreative, ecc., che coinvolgono direttamente i giorni festivi ed  i
periodi di ferie).
4.1 - LA DOMANDA DI TRASPORTO
4.1.1 - Mobilita'
La domanda di mobilita' urbana stradale, afferente ai diversi modi di
trasporto  (collettivo ed individuale, motorizzati e non motorizzati,
ecc.), puo'  essere  rapidamente  descritta  in  termini  di  "flussi
veicolari" su significative sezioni della rete, nel periodo temporale
di  riferimento,  quando con il PUT non si intenda modificare in modo
sostanziale l'attuale  configurazione  dei  percorsi  e  di  uso  dei
diversi mezzi di trasporto.
In  questo  contesto, per variazione sostanziale della configurazione
del traffico non si intende tanto quella conseguente - ad  esempio  -
allo sdoppiamento dei sensi di marcia di alcune direttrici stradali o
all'introduzione   di   taluni   divieti  di  svolta,  quanto  quella
conseguente - ad esempio - all'operazione di riassetto completo della
circolazione su vaste aree urbane, con - in particolare -  deviazione
dei  relativi  traffici di attraversamento e variazioni significative
della ripartizione modale degli spostamenti tra  mezzi  collettivi  e
mezzi  individuali  (per  effetto  -  ad esempio - della tariffazione
della sosta su strada, od altro).
Nel caso, quindi, di sostanziale invarianza della configurazione  del
traffico,  si  provvedera'  al  rilievo  dei flussi veicolari (e/o di
persone) sui tronchi principali della rete stradale, pervenendo cosi'
alla descrizione del sua assetto attuale.
Tale modo di procedere risulta giustificabile anche  in  presenza  di
prevista  variazione  sostanziale  della configurazione del traffico,
nel caso - pero' - di ambiti territoriali di modeste dimensioni per i
quali esistono limitatissime  alternative  di  percorsi  stradali,  o
comunque  in  situazioni  di  flussi  veicolari  da  deviare  di  non
rilevante entita' rispetto alle capacita' di trasporto disponibili.
Per la rilevazione dei flussi di traffico si puo'  ricorrere  all'uso
di  tecniche  campionarie,  tenendo  conto  della peculiarita' che la
situazione  in  studio  presenta,  sia  dal  punto  di  vista   della
composizione  dei flussi (definizione delle componenti di traffico da
rilevare), sia della loro entita' in relazione ai diversi periodi  di
punta  del  giorno  (almeno nel primo mattino e nel tardo  pomeriggio
con periodi di rilevamento anche sub-orari) e dell'anno  (definizione
degli eventuali periodi stagionali).
Nel  caso,  invece,  in  cui  si ritenga di dover intervenire con una
diversa configurazione del  traffico,  a  raggio  molto  vasto  e  di
consistente  entita'  (nei  significati  precitati), sara' necessario
conoscere  la  domanda   di   mobilita'   in   termini   di   matrice
origine/destinazione  (matrice  O/D) degli spostamenti veicolari (e/o
di persone) totalmente o parzialmente interni all'area urbana.
In altri termini si tratta di conoscere  l'intensita'  delle  singole
linee  di  desiderio  (l.d.d.  -  singoli  elementi della matrice O/D
citata), venendo cosi' a disporre di una informazione piu' completa e
totalmente indipendente  dalla  distribuzione  attuale  del  traffico
sulla  rete  e adatta, quindi, ad individuare configurazioni alterna-
tive di traffico tra cui  scegliere  la  migliore.  A  prescindere  -
infatti  -  dal  periodo  temporale  di  riferimento  e  dal  modo di
trasporto  utilizzato,  l'informazione  "flusso  di traffico" risulta
definita attraverso l'indicazione della sola sezione di  rilevamento,
mentre,  la  "linea  di  desiderio"  rimane descritta dalla coppia di
indicazioni  relative  all'origine   ed   alla   destinazione   dello
spostamento e, quindi, indipendentemente dal percorso seguito.
Elemento  di particolare attenzione nella descrizione della mobilita'
attraverso la matrice O/D e' la partizione in zone dell'area di  stu-
dio, in quanto a partizioni diverse competono matrici diverse, capaci
di  esaltare,  o  addirittura  celare,  i fenomeni circolatori che si
intendono studiare. Infatti, con suddivisioni del territorio in  zone
eccessivamente    ampie   si   ha   l'esaltazione   della   mobilita'
"intrazonale" che, per altro, non e' poi possibile  descrivere  sulla
rete.  La dimensione delle zone dovra' pertanto essere congruente, in
particolare, con la lunghezza degli spostamenti che non e' necessario
considerare per l'elaborazione del PUT (con riferimento - ad  esempio
-  a  percorsi pedonali massimi accettabili dell'ordine di 300 m, per
il raggiungimento sia delle fermate  del  trasporto  collettivo,  sia
delle aree di parcheggio dei veicoli individuali).
Riguardo  alle  matrici O/D si evidenzia che, per quanto attiene alla
mobilita' sistematica (mobilita' per motivi di studio e  di  lavoro),
l'ISTAT  -  nell'ambito  del  censimento generale della popolazione -
rileva le informazioni necessarie alla successiva ricostruzione della
matrice O/D a livello comunale  ed  intercomunale,  utilizzando  come
suddivisione  di base del territorio le zone censuarie. L'ampiezza di
quest'ultime zone risulta adatta  agli  scopi  del  PUT  (in  genere,
attraverso   operazioni  di  accorpamento  delle  zone  medesime)  ed
relativi dati possono essere utilizzati purche' -  preventivamente  -
la codifica delle informazioni in questione venga specificatamente ad
interessare anche la zona di destinazione urbana degli spostamenti.
Nel  caso  di  utilizzazione di matrici O/D non derivanti da indagini
specifiche (interviste a domicilio, su strada, ecc.), occorre che  la
loro  ricostruzione  sia  eseguita attraverso sistemi di taratura dei
dati che si avvalgano di approfonditi rilievi dei flussi di  traffico
su  strada,  di modo che il PUT possa - comunque - essere redatto con
una base conoscitiva  della  domanda  di  trasporto  sufficientemente
attendibile e significativa.
4.1.2 - Sosta veicolare
Tra le indagini necessarie a descrivere la domanda di trasporto e' da
comprendere  -  specificatamente  -  quella  inerente alla domanda di
sosta delle autovetture, quanto meno per la quota  parte  attualmente
effettuata su strada e su aree aperte al pubblico.
E', in particolare, necessario descrivere tale domanda sia in termini
quantitativi  (numero autovetture in sosta per particolari periodi di
tempo, rotazioni giornaliere di sosta per specifiche aree, ecc.), che
qualitativi (residenti,  addetti,  visitatori,  ecc.),  adottando  di
volta  in  volta  metodi di indagine specifici, campionari o riferiti
all'universo. A tali scopi vengono in genere  effettuate  rilevazioni
di presenza di sosta a meta' mattino, a meta' pomeriggio e di notte.
Ove   specificatamente   richiesto  da  parte  delle  amministrazioni
comunali,  devono  inoltre,  essere  svolte  indagini  su  componenti
veicolari  particolari, quali i veicoli merci, gli autobus turistici,
i velocipedi, ecc.
4.2 - OFFERTA DI TRASPORTO
4.2.1 - Inventario della rete
Anche  al  fine  di  avviare  le  necessarie  operazioni  del catasto
stradale (articolo 13, comma 6, del nuovo Cds), la rete  stradale  va
indagata al fine di predisporre elaborati (tabulari e/o grafici), che
per ciascun suo tronco viario indichino - in genere - almeno:
-   la   caratterizzazione  urbanistica  (residenziale,  commerciale,
industriale, ecc.);
- l'organizzazione e le principali caratteristiche geometriche  della
sede   stradale  (larghezza  della  carreggiata  e  dei  marciapiedi,
spartitraffico, ecc.);
- i sensi di  circolazione,  i  divieti  di  svolta  e  le  categorie
veicolari ammesse (attuale schema di circolazione);
-  la  presenza  di  linee di trasporto collettivo (servizi urbani ed
extraurbani) e di relativi impianti  fissi  in  sede  propria  (linee
ferroviarie e tranviarie);
-  l'esistenza  di  impedimenti  fisici notevolmente condizionanti il
deflusso veicolare (curve eccezionali, strettoie, ecc.) e di  fattori
coadiuvanti   l'inquinamento   atmosferico   ed   acustico   (edifici
latistanti di notevole altezza, ecc.);
- la tipologia della capacita' legale  di  sosta  e  dei  divieti  di
sosta, oltre che su strada anche su aree aperte al pubblico;
- la disponibilita' di aree, fuori dalla sedi stradali, eventualmente
utilizzabili per la sosta dei veicoli (anche di proprieta' privata).
4.2.2 - Mobilita'
L'offerta  di  trasporto  e'  in  genere caratterizzata dal numero di
persone e/o quantita' di merci  che  possono  transitare  su  ciascun
elemento  della  rete  (nel periodo temporale di riferimento) e dalle
relative  condizioni  di  transito,  tra  cui  viene   esaminata   in
particolare la velocita'.
Nel  caso  della  rete  stradale, la presenza di traffico comporta il
mutuo condizionamento tra i diversi veicoli e  tra  i  vari  tipi  di
utenti,  specialmente  sulle  intersezioni;  da  cio' deriva   che la
velocita'   di   esercizio    della    singola    strada,    compreso
l'attraversamento delle intersezioni, dipende dal numero degli utenti
che  vi  transitano  (flusso  -  in  genere - espresso in autovetture
equivalenti/ora,  attraverso  l'uso  di  adeguati   coefficienti   di
omogeneizzazione  delle  diverse  categorie  di veicoli rispetto alle
condizioni di movimento in esame). L'offerta di mobilita' di  ciascun
elemento   della   rete  stradale  e',  pertanto,  descritta  tramite
un'opportuna funzione denominata "curva di deflusso".
Detta  curva,  in   funzione   delle   caratteristiche   geometriche,
ambientali  e  di traffico di una strada, fornisce per ciascun tronco
stradale  omogeneo  l'andamento  della   velocita'   della   corrente
veicolare  in  funzione  del  flusso di traffico. In altri termini la
curva  di  deflusso  fornisce  per  ciascun   livello   di   servizio
(velocita') la relativa capacita' (o portata) del tronco stradale.
Se  nelle  analisi  (cfr.  pgf. 3.1), il processo di assegnazione del
traffico e' eseguito a partire dalla conoscenza dei  soli  flussi  di
traffico,  e'  sufficiente  che  l'offerta  di  mobilita'  della rete
stradale sia descritta dalla  capacita'  di  ciascun  tronco,  ad  un
prefissato livello di servizio.
Cio'  risulta  valido  anche  nel  caso  che  si  adottino modelli di
assegnazione del traffico con criterio di individuazione dei percorsi
del tipo "tutto o  niente"  sulla  base  della  minimizzazione  delle
distanze o dei tempi di percorrenza (con velocita' prefissate).
Se,  invece,  si  fa uso di un modello di assegnazione delle linee di
desiderio  alla  rete  stradale   di   tipo   piu'   complesso   (con
minimizzazione  dei  tempi  di percorrenza o dei costi di trasporto -
variabili in rapporto ai flussi veicolari  -,  od  altro),  l'offerta
deve  essere  descritta  tramite  la  curva  di  deflusso associata a
ciascun tronco stradale.
In particolare, si tenga presente che i modelli di  assegnazione  con
minimizzazione dei tempi di percorrenza, specificamente adatti per il
confronto  di utilita' tra schemi di circolazione alternativi, ben si
prestano nell'ambito del PUT anche a tener conto  degli  effetti  del
consumo  di  carburante  e  dell'inquinamento atmosferico, poiche' la
minimizzazione  degli  anzidetti   tempi   si   identifica   con   la
massimizzazione  delle velocita' di percorrenza e quest'ultima, a sua
volta, si identifica con la minimizzazione dei consumi di  carburante
e dell'inquinamento atmosferico.
In ogni caso, con i modelli di assegnazione la rappresentazione delle
reti  viene  effettuata  tramite un grafo, che rimane descritto da un
insieme di nodi, i quali  identificano  i  centri  di  origine  e  di
destinazione  degli spostamenti (nodi centroidi) e/o  le intersezioni
tra le strade (nodi di scambio), e da un insieme di  archi,  i  quali
individuano  le  strade  che  si  intendono  descrivere  (rete viaria
principale sottoposta ad analisi).
Diversa  e'  la  situazione  per  le  linee  di  trasporto   pubblico
collettivo  in  sede  propria, per le quali la velocita' di esercizio
non  subisce  sostanziali  condizionamenti  (a  parte  quelli   delle
intersezioni)  dall'entita'  dell'utenza (passeggeri). In questo caso
l'offerta di trasporto e'definita a priori  e  coincide  generalmente
con  il  servizio  effettuato;  il corrispondente parametro di misura
(dipendente  dal  numero  e  tipo  di  mezzi,  frequenza,   velocita'
commerciale, ecc.) e' direttamente rappresentato dal numero di "posti
x km/ora" offerti.
4.2.3 - Sosta veicolare
L'offerta  di  sosta  e' ottenuta quantificando la disponibilita' dei
posti-sosta (convenzionalmente  posti-autovettura)  consentiti  dalle
disposizioni vigenti (posti legali), sia su strada che su aree aperte
al pubblico (cfr. pgf. 4.2.1).
Per  lo  svolgimento  dell'analisi relativa allo sgombero della sosta
dalla rete principale e' necessario disporre di dati sufficientemente
disaggregati; pertanto le specifiche indagini  devono  essere  svolte
tronco per tronco stradale e/o per ambiti territoriali opportunamente
ristretti.
E'  inoltre  opportuno  che  i rilievi interessino anche i divieti di
sosta, con - possibilmente - le relative motivazioni.
E', infine, necessario provvedere all'inventario delle aree  (con  le
loro dimensioni) in cui sia possibile la realizzazione di parcheggi a
raso,  anche se attualmente non aperte al pubblico ed in special modo
qualora siano di proprieta' pubblica.
4.3 - ALTRE INDAGINI PARTICOLARI
4.3.1 - Rilievo dei flussi alle intersezioni
Esso e' costituito dal rilievo delle correnti veicolari distinte  per
categoria di veicoli e per tipo di manovra effettuata.
Questo tipo di indagine va eseguita per fornire i dati necessari alla
progettazione  di  una  razionale  organizzazione  della circolazione
sulle intersezioni.
Pertanto, nel caso  in  cui  il  PUT  si  elabori  sulla  base  della
conoscenza dei flussi di traffico, il rilievo si esegue - in genere -
prima  del  progetto  degli  interventi e, dal momento che esso viene
esteso alle intersezioni della prevista viabilita'  principale,  puo'
praticamente  sostituire il rilievo dei flussi sulle sezioni stradali
di cui al paragrafo 4.1.1 (salvo problemi connessi  a  situazioni  di
congestione  delle  intersezioni,  che  richiedono l'esecuzione delle
rilevazioni "a monte" delle code veicolari).
Viceversa nel caso  in  cui  il  PUT  si  elabori  sulla  base  della
conoscenza   della  matrice  O/D  degli  spostamenti,  l'indagine  in
questione  conviene  -  in  genere  -  che  sia  eseguita   dopo   la
realizzazione   degli   interventi  di  variazione  dello  schema  di
circolazione, sia per consentire i successivi affinamenti del  Piano,
sia  per  adeguarlo  alle  eventuali modifiche di comportamento degli
utenti, non previste dal modello di assegnazione del traffico.
4.3.2 - Indagini sul trasporto pubblico collettivo
Il trasporto   pubblico collettivo puo'  essere  gestito  da  diversi
soggetti  pubblici  e  privati,  le relative indagini devono pertanto
essere svolte contemporaneamente su tutte le  linee,  distinguendo  i
dati relativi a singola azienda o societa' di gestione.
Esse riguardano, in particolare, i percorsi delle linee, l'ubicazione
delle  fermate,  le  frequenze e le velocita' operative e commerciali
dei mezzi e, possibilmente, il numero dei passeggeri saliti e discesi
alle principali fermate urbane.
Dette   informazioni,   opportunamente   elaborate,   consentono   di
individuare   -   in   particolare  -  i  tronchi  stradali  dove  e'
maggiormente  necessario  intervenire  per  la  fluidificazione   del
servizio    pubblico,    nonche'    risultano   necessarie   per   il
dimensionamento e l'attrezzatura delle aree di fermata.
4.3.3 - Indagini sugli incidenti
Al fine di ridurre il  numero  e  la  gravita'  degli  incidenti,  e'
opportuno  effettuare  specifiche  indagini sui medesimi e successive
analisi per accertarne le cause tecniche, sulla  base  di  riepiloghi
annuali dei dati (possibilmente su base quinquennale), opportunamente
localizzati su planimetrie (mappe dei punti neri).
Cio'  consente  di studiare ed adottare i provvedimenti necessari, in
tutti i casi in cui  gli  incidenti  siano  dovuti,  prevalentemente,
all'inadeguatezza    delle    infrastrutture    stradali    o   della
organizzazione del traffico.
Qualora invece  gli  incidenti  risultino  dovuti  essenzialmente  al
comportamento  degli  utenti,  le  relative  analisi  possono fornire
indicazioni sull'opportunita' di promuovere specifiche  campagne  in-
formative  di  sicurezza, specialmente correlando i relativi dati con
quelli delle contravvenzioni accertate.
4.3.4 - Indagini di controllo
Questo tipo di indagini, che rappresentano il cosiddetto monitoraggio
del traffico (cfr. pgf. 5.5 delle direttive), e' richiesto:
- per valutare lo stato di esercizio della rete;
- per la taratura di eventuali modelli di assegnazione del traffico;
- per quantificare l'efficacia  degli  interventi  adottati  mediante
l'uso  di  parametri  prefissati,  rappresentativi  della  situazione
ottenuta;
- per consentire, eventuali, ulteriori affinamenti progettuali (piano
processo).
Tra   i   parametri  da  rilevare  (flussi  veicolari,  velocita'  di
percorrenza, presenze di sosta, carico di passeggeri sul servizio  di
trasporto  pubblico  ed  incidenti) assume particolare significato la
velocita' commerciale, rilevata "prima-dopo" la  realizzazione  degli
interventi  lungo  prestabiliti itinerari stradali, scelti in maniera
da  rappresentare   significatamente   anche   la   velocita'   media
sull'intera rete stradale.
5 - ATTIVITA' DELL'UFFICIO TECNICO DEL TRAFFICO
Pe  il  perseguimento  degli  obiettivi  indicati al capitolo 2 delle
direttive, l'Ufficio tecnico del  traffico  (o  -  abbreviatamente  -
Ufficio  traffico,  contraddistinto  con la sigla UTT), deve svolgere
una serie di attivita' che  risultano  riepilogate  nell'organigramma
appresso esposto, il quale e' stato elaborato - per quanto attiene la
suddivisione  dell'ufficio  in  piu'  sezioni  (o  "funzioni")  - con
riferimento a citta' dell'ordine di 300.000 abitanti.
Per citta' di dimensioni maggiori o inferiori dovranno, naturalmente,
essere  apportate  le   modifiche   rispettivamente   necessarie   in
ampliamento  o  in  semplificazione,  identificando  -  quindi  -  le
"sezioni" come specifiche "funzioni".
Ad esempio, per le aree urbane di maggiori dimensioni la 2   e  la  3
sezione  vanno  articolate  per  singoli  nuclei di progettazione (di
settore e/o di ambito territoriale); viceversa, per i centri  abitati
di  piu' modeste dimensioni, puo' prevedersi l'esistenza anche di una
sola sezione (costituente l'intero ufficio), ferma restando  comunque
la   necessita'   che  vengano  svolte  tutte  le  attivita'  esposte
nell'organigramma (al livello consono con  le  rispettive  dimensioni
della problematica).
Altresi'  importante  e'  il  tener  presente  che  l'organigramma in
questione non fa tanto riferimento alla fase di redazione del  PUT  o
della sua rielaborazione integrale, quanto alla sua gestione continua
nel tempo, con le sue necessarie verifiche ed aggiornamenti. Infatti,
la  fase  di  redazione del PUT rappresenta un periodo di particolare
impegno  progettuale,  che  puo'  essere  affrontato  anche  con   la
collaborazione  di  tecnici  specialisti  esterni all'amministrazione
comunale, mentre altrettanto non puo'  essere  efficientemente  fatto
per  quanto attiene la sua attuazione, il controllo di utilita' degli
interventi e le loro eventuali modifiche.
    ORGANIGRAMMA DELL'ATTIVITA' DELL'UFFICIO TECNICO DEL TRAFFICO
            (per comuni dell'ordine di 300.000 abitanti)

|                                                                   |
| ASSESSORE AL TRAFFICO ED AI TRASPORTI PUBBLICI (o ASSESSORE ALLA  |
| MOBILITA')                                                        |
|                                                                   |

|                                                                   |
|         INGEGNERE DEL TRAFFICO - DIRIGENTE DELL'UFFICIO           |
|                                                                   |

|                                                                   |
|     INGEGNERI DEL TRAFFICO - DIRIGENTI DI SEZIONE TECNICA         |
|                                                                   |

|                                | |                                |
|       SEZIONI INDAGINI         | |      SEZIONE CONTROLLO E       |
|    STATISTICHE E PROGRAMMI     | |           SEGNALETICA          |
|                                | |                                |

|                                | |                                |
| - statistiche sul traffico     | | - segnaletica orizzontale      |
|                                | |                                |
| - statistiche di incidenti e   | | - segnaletica verticale e      |
|   contravvenzioni              | |   complementare                |
|                                | |                                |
| - indagini origine-destinazione| | - segnali luminosi             |
|                                | |                                |
| - catasto degli spazi pubblici | | - segnali a messaggio          |
|   stradali                     | |   variabile                    |
|                                | |                                |
| - servizi e frequentazione dei | | - sistemi di parcheggio        |
|   mezzi pubblici collettivi    | |                                |
|                                | |                                |
| - monitoraggio del traffico    | | - nuovi sistemi tecnologici    |
|                                | |                                |
| - banca dati e modelli         | | - segnaletica di fermata e     |
|                                | |   capolinea mezzi pubblici     |
|                                | |                                |
| - analisi "prima e dopo"       | | - catasto della segnaletica    |
|                                | |   orizzontale e verticale      |
|                                | |                                |
| - analisi economico-finanziarie| | - catasto della regolazione    |
|                                | |   semaforica                   |
|                                | |                                |
| - ricerche operative varie     | | - rapporti con vigilanza urbana|
|                                | |                                |
| - previsioni e programmi di    | | - pronto intervento            |
|   intervento                   | |                                |
|                                | |                                |
| - rapporti con organismi per   | | - banca-progetti di regolazione|
|   l'inquinamento ambientale    | |   del traffico                 |
|                                | |                                |
| - aggiornamento del PUT        | |                                |
|                                | |                                |
segue

|                                |
|      SEZIONE SISTEMAZIONI      |
|        INFRASTRUTTURALI        |
|                                |

|                                |
| - marciapiedi e spartitraffico |
|                                |
| - aree di fermata e capolinea  |
|   dei mezzi pubblici           |
|                                |
| - intersezioni canalizzate     |
|                                |
| - aree di sosta                |
|   (ev. multipiano)             |
|                                |
| - sistemazioni di accessi e    |
|   viabilita' di servizio       |
|                                |
| - supervisione dei progetti di |
|   nuove linee di trasp.        |
|   collettivo                   |
|                                |
| - supervisione dei progetti di |
|   nuove arterie e svincoli     |
|                                |
| - esame progetti urbanistici   |
|   interessanti la mobilita'    |
|                                |
| - arredo urbano                |
|                                |
| - rapporti con gli uffici      |
|   verde, illuminazione,        |
|   pubblicita' stradale e difesa|
|   beni ambientali              |
|                                |
| - banca progetti di            |
|   infrastrutture e di arredo   |
|                                |
segue

|                                | |                                |
|      DIRIGENTE SEGRETERIA      | |    DIRIGENTE AMMINISTRATIVO    |
|                                | |                                |

|                                | |                                |
|      SEZIONE SEGRETERIA E      | |       SEZIONE GIURIDICO        |
|       RELAZIONI PUBBLICHE      | |         AMMINISTRATIVA         |
|                                | |                                |

|                                | |                                |
| - protocollo ed archivio della | | - protocollo ed archivio delle |
|   corrispondenza               | |   ordinanze                    |
|                                | |                                |
| - rapporti con altri uffici    | | - pareri giuridici e relativi  |
|   pubbl., aziende trasporti,   | |   rapporti con altri uffici    |
|   F.S., A.N.A.S. ed ispettorato| |   pubbl.                       |
|   generale                     | |                                |
|                                | | - licenze taxi e permessi di   |
| - campagne informative per     | |   circolazione                 |
|   il conseguimento del         | |                                |
|   pubblico consenso sul PUT    | | - concessioni trasporto        |
|                                | |   pubblico ed aree di          |
| - conferenze stampa per        | |   parcheggio                   |
|   singoli interventi di        | |                                |
|   attuazione del PUT           | | - concessioni occupazioni      |
|                                | |   stradali e passi carrabili   |
| - documentazioni sul traffico  | |                                |
|   (studi e planimetrie)        | | - tariffazione sosta ed accesso|
|                                | |                                |
| - "sportello pubblico" per     | | - controllo pubblicita' ed     |
|   informazioni ed osservazioni | |   insegne stradali             |
|                                | |                                |
| - campagne preventive di       | | - bilancio e gestione fondi    |
|   educazione e sicurezza       | |   e personale dell'Ufficio     |
|   stradale                     | |                                |
|                                | | - corsi qualificazione         |
|                                | |   personale                    |
|                                | |                                |
|                                | | - insegnamento scolastico e    |
|                                | |   parchi-scuola del traffico   |
|                                | |                                |
5.1 - ORGANIZZAZIONE GENERALE E QUALIFICAZIONE DEL PERSONALE
L'attivita'  dell'Ufficio  e'  coordinata dal suo dirigente, che puo'
dipendere o direttamente dall'assessore al traffico ed  ai  trasporti
pubblici   (o   assessore  alla  mobilita'),  ove  l'assessorato  sia
istituito  in  forma  autonoma   (caso   piu'   frequente,   indicato
nell'organigramma),  oppure  da  altro  assessorato  piu'  complesso,
meglio se comprendente le competenze della vigilanza urbana  e  della
viabilita'  ed  opere  di  urbanizzazione primaria (cfr. pgf. 6 delle
direttive).
In quest'ultimo caso l'Ufficio traffico, dovra' comunque  disporre  -
come  detto - di autonomia funzionale, separata da quella degli altri
uffici facente parte dello stesso assessorato.
Dal dirigente dell'ufficio dipendono le seguenti cinque sezioni:
   1  - indagini, statistiche e programmi,
   2  - controllo e segnaletica,
   3  - sistemazioni infrastrutturali,
   4  - segreteria e relazioni pubbliche,
   5  - giuridico-amministrativa.
Il dirigente dell'ufficio ed i  dirigenti  delle  prime  tre  sezioni
anzidette  (sezioni  tecniche),  e'  necessario che posseggano titoli
accademici coerenti alle funzioni da svolgere, tra cui - almeno -  la
laurea in ingegneria civile trasporti; titoli preferenziali risultano
-  poi  -  essere  l'esperienza  in pianificazione del traffico e dei
trasporti e la partecipazione a corsi di specializzazione post laurea
in  materia  di  pianificazione  anzidetta  ed  in  materie  ad  essa
attinenti  (programmi di formazione permanente, dottorati di ricerca,
ecc.). Tale esperienza e/o specializzazione dovrebbe poterli  rendere
esenti  dalle eventuali regole di rotazione del personale all'interno
dell'amministrazione.
Per gli altri due dirigenti di sezione possono valere le regole  gia'
in vigore presso le singole amministrazioni comunali, tenuta comunque
presente  l'opportunita'  di  possedere  esperienza nel settore delle
pubbliche relazioni per  la  4    sezione  ed  esperienza  giuridico-
amministrativa  nel  settore  del  traffico  e dei trasporti per la 5
sezione. Oltre ai dirigenti di sezione, l'Ufficio  traffico  dovrebbe
poter   disporre   di   altro  personale  laureato,  con  riferimento
particolare  anche  all'esperienza  nei  settori  della   statistica,
economia, urbanistica, arredo urbano, ambiente ed informatica.
Tenuto  conto  delle  necessita' e dei diversi livelli del personale,
l'Ufficio traffico dovrebbe poter contare (sempre con  riferimento  a
citta'   dell'ordine   di  300.000  abitanti)  su  una  forza  lavoro
complessivamente pari  a  20-30  unita'  (compresi  i  dirigenti,  ma
escluso  il personale per l'esecuzione delle indagini su strada e per
l'apposizione della segnaletica), di cui oltre la  meta'  concentrate
sulla  2    e 3   sezione, le quali devono in particolare disporre di
tecnici coadiutori (geometri, periti o altri diplomati specializzati)
che integrino opportunamente il corpo degli  ingegneri  specializzati
in pianificazione del traffico e dei trasporti.
In  generale,  poi,  l'ufficio  deve essere dotato delle attrezzature
tecniche necessarie allo svolgimento efficiente  e  tempestivo  della
propria  attivita',  con  riferimento  particolare  alla gestione dei
propri archivi (banca-dati e  modelli  sul  traffico,  catasto  delle
strade,  della  segnaletica  e  della  regolazione semaforica, banca-
progetti   di   regolazione   della   circolazione    stradale,    di
infrastrutture dei trasporti e di arredo urbano, nonche' - ovviamente
-  archivi della corrispondenza e delle ordinanze), avvalendosi - per
quanto possibile - delle piu' moderne attrezzature  tecnologiche  del
settore (personal computer, stampanti grafiche, ecc.).
In   particolare,  attraverso  le  conoscenze  delle  caratteristiche
fisiche delle strade e delle relative pertinenze ed  arredi,  nonche'
del  traffico  veicolare  e  pedonale  che  su  di esse si svolge, il
catasto stradale in ambito urbano e' uno strumento  che  consente  la
programmazione  della  manutenzione  e dello sviluppo viario, nonche'
della gestione del traffico,  e  -  piu'  in  generale  -  la  stessa
programmazione urbanistica.
Pertanto,  detto catasto costituisce essenziale strumento di supporto
specialmente per:
a)   l'attivita'   di   coordinamento   e   integrazione   tra   PUT,
pianificazione   urbanistica   e   programmazione   degli  interventi
(recependo indicazioni e fornendo elementi per le scelte operative);
b) il monitoraggio del traffico (1  sezione dell'UTT);
c) l'elaborazione delle analisi "prima-dopo" (1 sezione dell'UTT);
d) la manutenzione e l'aggiornamento della segnaletica  (2    sezione
dell'UTT);
e)  l'individuazione delle sistemazioni infrastrutturali piu' urgenti
e comunicazione di tali esigenze  ai  diversi  uffici  competenti  (3
sezione dell'UTT);
Successivamente,  per  tener  conto anche delle informazioni relative
alle aree di sosta, il catasto in questione assume la denominazione -
piu' generale - di "catasto degli spazi pubblici stradali".
5.2 - ATTIVITA' DELLE SINGOLE SEZIONI
Sempre con  riferimento  all'organigramma  esposto,  qui  di  seguito
vengono  indicati  alcuni  aspetti  peculiari dell'attivita' che deve
essere svolta dalle singole cinque "sezioni" secondo cui si  articola
l'Ufficio  traffico,  identificabili  -  come  detto per le citta' di
minori dimensioni - piu' propriamente in cinque "funzioni".
La 1   sezione - "Indagini, statistiche e  programmi"  trova  la  sua
motivazione   di   esistere   nella   considerazione  che  per  poter
individuare le piu' adatte soluzioni alla  congestione  del  traffico
occorre  preliminarmente conoscere i diversi aspetti del problema, in
forma approfondita di dati attuali e  previsionali  (quest'ultimi  in
rapporto alle diverse politiche di intervento adottabili). I dati cui
si  fa  riferimento sono quelli relativi alle statistiche di traffico
(a partire dalla popolazione, parco circolante privato  -  persone  e
merci -, passeggeri dei mezzi pubblici, ecc.); alle statistiche degli
incidenti stradali correlati a quelli delle contravvenzioni (relative
mappe  dei  punti  neri);  alle indagini sulla origine e destinazione
degli spostamenti  (dati  raccolti  dal  censimento  decennale  della
popolazione e/o da specifiche indagini particolari); al catasto degli
spazi    pubblici   stradali   (con   le   relative   caratteristiche
toponomastiche  e  geometriche,  di  cui  si  e'   detto,   correlate
all'entita'  dei  rispettivi  flussi  veicolari  in  transito ed alle
presenze di sosta); ai  servizi  ed  alla  frequentazione  dei  mezzi
collettivi  pubblici (delle aziende locali e delle F.S.); ed, infine,
al monitoraggio continuo del traffico  (con  particolare  riferimento
almeno  ai  dati  dei  flussi  veicolari,  delle  loro  velocita'  di
percorrenza,  delle  presenze  di  sosta  dei  passeggeri  dei  mezzi
pubblici   e   degli  incidenti  stradali  -  cfr.  pgf.  5.5.  delle
direttive). I dati in questione possono essere ottenuti  direttamente
dalla  bibliografia  ufficiale  ed  attraverso  rilievi,  indagini ed
inchieste  condotte  secondo  opportuni  metodo  statistici,   oppure
richiedendoli  agli  altri  uffici  od  enti  rilevatori  che gia' si
occupano di rilevamenti statistici in genere.
Queste  notizie, continuamente aggiornate ed archiviate nella propria
"banca-dati e modelli", consentono  in  particolare  di  svolgere  le
indispensabili  "analisi  prima  e  dopo gli interventi", le "analisi
economico-finanziarie" (ad esempio, quelle relative alla tariffazione
della sosta) e tutte le altre "varie ricerche operative" necessarie a
mettere  a  punto  le  "previsioni  ed  i  programmi  di  intervento"
necessari  all'aggiornamento  biennale del PUT (in collaborazione con
le altre due sezioni tecniche dell'Ufficio traffico).
E' fondamentale, inoltre, che questa sezione curi anche  i  "rapporti
con  gli  organismi  di  controllo  dell'inquinamento  atmosferico ed
acustico", per  affrontare  le  eventuali  rispettive  situazioni  di
emergenza (cfr. pgf. 5.6 delle direttive) e per prevenirle sulla base
dei dati del monitoraggio del traffico e del monitoraggio ambientale.
La 2  sezione - "Controllo e segnaletica" - cura l'attuazione del PUT
e  dei  suoi  aggiornamenti  per quanto attiene - in particolare - il
controllo  del  traffico  ed  i   piani   di   segnalamento   nonche'
l'installazione,  la  gestione  e  la  manutenzione della segnaletica
stradale e delle attrezzature tecnologiche su  strada,  nel  rispetto
dei criteri di idoneita' di cui al paragrafo 2.5.
La   relativa   attivita'   concerne,   in   dettaglio,  il  corretto
tracciamento  della   "segnaletica   orizzontale"   (comprese   isole
spartitraffico  in  vernice,  stalli e piazzole di sosta, anche per i
veicoli merci) e l'adeguata apposizione (compresa la risoluzione  dei
possibili  problemi  di  interferenza tra segnali) della "segnaletica
verticale" (con particolare attenzione a  quella  di  indicazione)  e
"complementare"  (delineatori  stradali,  toponomastica,  ecc.),  dei
"segnali luminosi"  (a  luce  fissa  o  variabile),  dei  "segnali  a
messaggio   variabile"  dei  parcometri  od  altri  "sistemi  per  la
regolazione  della  sosta",  dei  "nuovi  sistemi  tecnologici"  (con
riferimento  all'uso di tessere elettroniche prepagate per la sosta o
per  l'accesso  in   determinate   aree),   della   "segnaletica   di
informazione  alle  fermate  e  capilinea  dei  mezzi pubblici" (taxi
compresi), ecc.
Cio' comporta, altresi', la disponibilita' e l'aggiornamento continuo
del  "catasto  della  segnaletica  orizzontale   e   verticale"   (in
correlazione  al  catasto  stradale della 1   sezione) e del "catasto
della  regolazione  semaforica"  (compresi  i  relativi   schemi   di
fasatura, di temporizzazione, di coordinamento, ecc.).
E'  anche  essenziale  che  questa  2   sezione svolga una continua e
capillare azione di  rapporti  con  la  vigilanza  urbana,  affinche'
quest'ultima  esplichi  nella  migliore  forma  possibile  la propria
attivita' di controllo del traffico, sia per  le  nuove  sistemazioni
circolatorie  sia  per quelle gia' in atto. E' del pari opportuno che
il corpo di  vigilanza  urbana  collabori,  specialmente  con  questa
sezione  dell'Ufficio  traffico,  fornendo tutti quei suggerimenti di
natura pratica che l'insostituibile esperienza diretta su  strada  e'
capace di sviluppare.
Notevolmente   importante   e',   infine,   l'attivita'   di  "pronto
intervento" che la sezione deve svolgere per  situazioni  particolari
(lavori stradali, manifestazioni straordinarie, ecc.), con tempestivo
approntamento  di  progetti  per  deviazioni  del  traffico, adeguati
restringimenti delle sedi stradali, uso di semafori mobili per  sensi
unici  alternati  e  rispettiva  segnaletica  di  lavori in corso. La
tempestivita'  di  redazione  dei  progetti  e' naturalmente connessa
anche alla facile accessibilita' alla "banca-progetti di  regolazione
del traffico", gestita dal questa 2  sezione.
La 3  sezione - "Sistemazioni infrastrutturali" cura l'attuazione del
PUT e dei suoi aggiornamenti per quanto attiene - in particolare - le
modifiche  (ancorche' modeste, ma indispensabili) delle sedi stradali
e delle aree per la sosta, nonche' - almeno  -  l'impostazione  e  la
verifica  finale dei progetti di nuove opere infrastrutturali del Pi-
ano  dei  trasporti  e  degli  strumenti  urbanistici   generali   ed
attuativi.
Le  modifiche  delle  sedi  ed  aree  stradali,  con riferimento agli
interventi propri del PUT, riguardano in genere i nuovi "marciapiedi,
passaggi   pedonali,   piste   ciclabili   e   vari    spartitraffico
materializzati"  (comprese  le  isole salvagente), gli "apprestamenti
per le fermate ed i capilinea dei  mezzi  pubblici",  ed  i  relativi
interscambi di passeggeri, le "intersezioni canalizzate" (comprese le
isole  spartitraffico,  le  rotatorie  e  le eventuali attrezzature a
livelli sfalsati) - con  risoluzione  degli  essenziali  problemi  di
visibilita'  -,  le sistemazioni delle "aree di sosta" su strada (con
opportuna modellatura dei marciapiedi) e fuori  delle  sedi  stradali
(con  eventuali impianti multipiano), di tipo sostituivo o di scambio
ed anche a servizio di autobus turistici e di veicoli merci,  nonche'
le sistemazioni di "accessi" (passi carrabili) e della "viabilita' di
servizio" (anche con adeguati varchi degli spartitraffico).
L'impostazione  e  la verifica finale di nuove opere infrastrutturali
di trasporto riguardano la supervisione dei  progetti  sia  di  nuove
"linee  ed  attestamenti di trasporto pubblico collettivo" (su gomma,
su  ferro,  ecc.),  sia  di  "nuove  arterie  e  svincoli  stradali",
(veicolari,  pedonali e ciclabili), progetti questi che - in linea di
massima  -  dovranno  essere  tutti  impostati  dalla  3      sezione
dell'Ufficio traffico.
Se  detti  progetti  verranno  poi  redatti  esecutivamente  da altri
uffici, essi dovranno essere riesaminati ed approvati per  il  parere
finale dalla sezione in questione.
Parimenti,   per   quanto  riguarda  i  "progetti  urbanistici"  piu'
consistenti (anche a livello di relativi piani  particolareggiati  ed
attuativi),  che  coinvolgono  i  problemi di mobilita' dei cittadini
(compresi i parcheggi  pertinenziali),  e'  necessario  un'intervento
informativo  e consultivo della 3  sezione dell'Ufficio traffico, che
possa concretarsi, se non  proprio  in  un  parere  vincolante  sulle
concessioni   edilizie,   almeno   mediante  un  efficiente  e  reale
coordinamento delle competenze tra gli uffici coinvolti, su un  piano
di loro stretta collaborazione (conferenze dei servizi). In generale,
all'atto  realizzativo  di ogni opera infrastrutturale dei trasporti,
un rappresentante di  questa  sezione  dell'Ufficio  traffico  dovra'
affiancare   la  direzione  dei  lavori,  per  garantire  che  taluni
particolari, definiti solo durante i lavori, non siano realizzati  in
modo  da  danneggiare  la  funzionalita' delle opere sotto il profilo
della fluidita' e sicurezza della mobilita' pedonale e veicolare.
Un ultimo fondamentale settore di attivita'  di  questa  3    sezione
riguarda  i progetti di "arredo urbano", specialmente con riferimento
alla organizzazione ambientale delle aree pedonali (a  partire  dalla
rimodellatura   delle   pavimentazioni),  ma  anche  con  riferimento
all'attrezzatura dei diversi tipi di strade,  in  modo  che  la  loro
categoria  funzionale  (cfr. pgf. 3.1.1 delle direttive) e, quindi, i
comportamenti  da  tenere  possano  essere  immediatamente   compresi
dall'utenza in transito (motorizzata, pedonale e ciclistica).
Divengono  in  questo  senso essenziali i "rapporti di collaborazione
con  altri  uffici",  eventualmente  non  comunali,   relativi   alle
competenze  sull'illuminazione  stradale, sulle insegne e pubblicita'
stradale, sul verde stradale e sulla difesa dei beni ambientali.
Anche in questo caso la funzionalita' della sezione  e'  strettamente
connessa  alla  facile accessibilita' alla propria "banca-progetti di
infrastrutture di trasporto e di arredo stradale".
Oltre alle "attivita' tradizionali di  segreteria",  comprendenti  il
protocollo  e l'archivio della corrispondenza, nonche' i rapporti sia
con altri uffici comunali precedentemente non menzionati (ma, anche a
livello provinciale e regionale), sia con  le  aziende  di  trasporto
pubblico  coinvolte,  con le Ferrovie dello Stato, con l'A.N.A.S. ed,
in  particolare,  con  la  Direzione  generale  della  viabilita'   e
mobilita'  urbana  ed  extraurbana ed altri uffici ministeriali, la 4
sezione - "Segreteria e relazioni  pubbliche"  cura  specialmente  le
attivita'   connesse   all'informazione   pubblica  nel  settore  del
traffico.
In tal senso questa 4    sezione  deve  essere  particolarmente  bene
organizzata  per  quanto  riguarda  le  pubbliche  relazioni, dovendo
assumersi il ruolo di coordinamento tra  le  iniziative  degli  altri
servizi  comunali  che  hanno  attinenza  con  la mobilita' e dovendo
direttamente venire a contatto sia con numerosi organismi  tecnici  e
sociali  della  citta',  sia  con  molte  categorie  di utenti che si
considerano   danneggiate   dai    provvedimenti    restrittivi    di
regolamentazione della circolazione stradale. Conseguentemente, dalla
4      sezione  dell'Ufficio  traffico  dovranno  essere  organizzate
"adeguate campagne informative  per  il  conseguimento  del  pubblico
consenso  sul PUT" e - pertanto - focalizzate, non solo sulla diffusa
conoscenza degli  interventi  generali  del  Piano,  ma  anche  sulle
finalita'  e  motivazioni  che  hanno  determinato  la  loro  scelta.
Infatti, solo la diffusa e convinta conoscenza da  parte  di  chi  lo
deve utilizzare, cioe' di tutta la popolazione, puo' garantire al PUT
il  completo  successo  nella  sua attuazione. Rientrano nella stessa
logica anche le successive  "conferenze  stampa  per  le  varie  fasi
attuative  del  Piano", con i relativi comunicati corredati di idonee
planimetrie illustranti i singoli nuovi interventi.  Questo  tipo  di
attivita'  presuppone,  quindi, l'esistenza di addetti specifici alla
preparazione di "documentazioni sul traffico  urbano"  (pubblicazione
di  studi  e  planimetrie  della  citta', con percorsi delle linee di
trasporto pubblico e relativi orari  e  tariffe,  schemi  generali  e
particolari  di  circolazione  veicolare,  ubicazione  delle  aree di
parcheggio e relative  tariffe,  ambienti  pedonalizzati,  ecc.),  da
distribuire  direttamente  anche  presso uno "sportello al pubblico",
destinato sia a fornire informazioni, sia a raccogliere  osservazioni
da parte dei cittadini (con eventuale numero verde telefonico).
Parimenti  importante  per  questa  4   sezione, e' lo svolgimento di
campagne preventive di educazione e sicurezza stradale",  finalizzate
all'approfondita  conoscenza  delle  norme  del Cds da parte di tutta
l'utenza, in modo da ottenere benefici  effetti  in  termini  sia  di
maggiore fluidita' della mobilita' veicolare, sia di minore frequenza
e gravita' degli incidenti stradali.
Fondamentale  e'  la  selezione  sistematica dei singoli argomenti da
trattare nelle campagne  in  questione,  individuando  i  settori  di
utenza  e  le discipline di traffico da affrontare (in collaborazione
con la 1  sezione), eventualmente in forma ripetitiva e  maggiormente
diffusa,  nel  caso in cui le corrispondenti successive "campagne re-
pressive" svolte dal corpo di vigilanza urbana  dovessero  dimostrare
di non aver raggiunto gli obiettivi prefissati.
Oltre  alle  attivita'  tradizionali di "protocollo ed archivio delle
ordinanze" e di  "pareri  giuridico-amministrativi"  dello  specifico
settore  e,  quindi,  di  rapporti  con  gli  altri  analoghi  uffici
(comunali, provinciali, regionali e ministeriali), in modo  da  poter
sempre   operare  nell'ambito  della  legalita',  la  5    sezione  -
"Giuridico- amministrativa" viene a svolgere  molte  altre  attivita'
della  pubblica  amministrazione,  connesse,  -  in  particolare - al
rilascio  di  "licenze  per  i  taxi"  e  di  "permessi  speciali  di
circolazione" (per veicoli pesanti, veicoli dei residenti in determi-
nate zone, ecc.), al rilascio di "concessioni per la costruzione e la
gestione  di  nuove linee di trasporto pubblico e di nuovi parcheggi"
(esclusi quelli a  carattere  pertinenziale),  alle  "concessioni  di
occupazione del suolo pubblico" ed all'apertura di "passi carrabili",
al  controllo della gestione dell'eventuale "tariffazione della sosta
e dell'accesso  in  determinati  ambienti  urbani"  ed  al  controllo
dell'installazione di "sistemi pubblicitari e di insegne stradali".
Quest'ultime attivita' consentono - tra l'altro - di recuperare fondi
che  istituzionalmente,  insieme  ai  fondi contravvenzionali ed agli
specifici contributi regionali,  devono  confluire  nei  capitoli  di
bilancio   dell'Ufficio   traffico,  da  utilizzare  per  le  proprie
attivita'  di  rilevazione,  progettazione  ed  intervento   per   il
miglioramento  della  circolazione  e sicurezza stradale. Ne consegue
una consistente e strategica attivita' di "bilancio  e  gestione  dei
fondi" dell'ufficio medesimo.
Poiche', infine, questa 5  sezione risulta formata prevalentemente da
personale  amministrativo,  ad  essa  vengono  inoltre assegnati - in
genere - i compiti di organizzazione sia dei "corsi di formazione  ed
aggiornamento   tecnico del personale" interno ed esterno all'Ufficio
(compresi  specialmente  i  vigili  urbani),  sia   dell'insegnamento
scolastico,  con  quest'ultimo  insegnamento eventualmente coadiuvato
attraverso  la  realizzazione   di   specifici   "parchi-scuola   sul
traffico". L'espletamento di quest'ultima attivita' e' - in ogni caso
-  da  svolgere  in  stretta  collaborazione  con il corpo dei vigili
urbani ed in coordinazione con le attivita'  relative  alle  campagne
informative  e  di educazione stradale, precedentemente esposte (cfr.
4  sezione).