Allegato
Al Presidente della Repubblica
Il comune di Castrofilippo (Agrigento), i cui organi elettivi
sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell'11
giugno 2006, presenta forme di ingerenza da parte della criminalita'
organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e
l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento
dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi con grave
pregiudizio per lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.
All'esito di specifica attivita' investigativa condotta dalla
Procura della Repubblica di Palermo, sono state tratte in arresto, in
esecuzione di un'ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere
emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo in data 20 settembre 2010,
cinque persone tra cui il sindaco del comune di Castrofilippo.
A seguito dell'applicazione della suddetta misura cautelare ha
operato, ai sensi dell'art. 59, comma 1, lettera c) del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per il sindaco la sospensione
dalla carica; il medesimo ha successivamente rassegnato le
dimissioni.
In tempi diversi hanno rassegnato le dimissioni tutti gli
assessori e la maggior parte dei consiglieri, conseguentemente il
Presidente della Regione Siciliana, con decreto in data 18 novembre
2010, ha preso atto della decadenza del consiglio comunale per
mancanza del numero legale minimo per la funzionalita' dell'organo,
nonche' della cessazione dalla carica del sindaco e della giunta
municipale del comune di Castrofilippo, ed ha nominato un commissario
per la provvisoria gestione dell'ente.
Nell'ambito del suddetto procedimento giudiziario il primo
cittadino, che ha ricoperto tale carica ininterrottamente dal 2001,
risulta indagato per il reato di associazione per delinquere di
stampo mafioso, per la sua appartenenza alla famiglia mafiosa locale,
nonche' per aver favorito imprese riconducibili ad esponenti mafiosi
di vertice della provincia di Agrigento, mediante l'affidamento di
appalti di opere pubbliche e private.
In conseguenza alla suddetta ordinanza di custodia cautelare ed
al fine di verificare la sussistenza di forme di condizionamento e di
infiltrazione delle locali consorterie nei confronti degli
amministratori dell'ente, il Prefetto di Agrigento, con decreto del
23 settembre 2010, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune,
ai sensi dell'art. 59, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto
2000, n.267.
All'esito degli accertamenti svolti, la commissione incaricata
dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, le cui risultanze
sono state esaminate in sede di Comitato provinciale per l'ordine e
la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento e di un
delegato della Procura della Repubblica di Palermo - Direzione
Distrettuale Antimafia; il Comitato ha espresso l'avviso concorde
circa la sussistenza dei presupposti utili alla proposta di avvio del
procedimento finalizzato all'adozione della misura di rigore prevista
dall'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Il Prefetto di Agrigento, con l'allegata nota in data 15 marzo
2011, che costituisce parte integrante della presente relazione, ha
pertanto formulato la relativa proposta di applicazione delle misure
di cui al citato art. 143 per aver riscontrato concreti, univoci e
rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli
amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso
e su forme di condizionamento degli stessi.
Sia gli accertamenti svolti in sede amministrativa che
l'inchiesta giudiziaria hanno posto in evidenza l'assoluta e
strumentale vicinanza dell'ex sindaco alla associazione mafiosa
agrigentina, nei cui confronti si poneva in un atteggiamento di
"totale subordinazione", consentendo alla criminalita' organizzata di
attuare un vero e proprio monopolio nelle scelte delle imprese
aggiudicatarie e nella distribuzione dei lavori, e venendo
ricompensato anche con somme di danaro per i favori resi.
Anche alcuni assessori e consiglieri dimissionari risultano
legati da vincoli di parentela con soggetti tratti in arresto, o
raggiunti da informazione di garanzia per il delitto di cui all'art.
416-bis c.p., nell'operazione di polizia sopracitata, o hanno
frequentazioni con affiliati alle locali organizzazioni criminali.
Indizi sintomatici della permeabilita' dell'amministrazione
comunale nei confronti degli interessi della criminalita' organizzata
emergono dalle numerose irregolarita' e violazioni di legge che la
commissione di indagine ha riscontrato e che confermano che gli
organi dell'ente hanno sviato la propria azione per favorire,
soprattutto nel settore degli appalti, ditte riconducibili alle
consorterie criminali. In particolare, i titolari di tre ditte
aggiudicatarie di molti lavori e servizi sono fratelli di un soggetto
che, prima di essere tratto in arresto nel 2010 nella inchiesta
giudiziaria soprarichiamata, era gia' stato condannato con sentenza
irrevocabile del dicembre 2000 per favoreggiamento di un latitante di
mafia.
Benche' l'amministrazione comunale non potesse ignorare tale
circostanza, lungi dall'astenersi dal contrattare con tali ditte, le
ha addirittura inserite nell'elenco delle imprese di fiducia,
invitandole quindi costantemente alle trattative private, le cui
procedure sono state spesso alterate al fine di aggiudicarle alte
ditte medesime, nonche' ad altre imprese riconducibili alla
"famiglia"mafiosa locale.
La relazione del Prefetto ha evidenziato l'esistenza nel comune
di un sistema preordinato alla assegnazione di lavori e servizi alle
stesse ditte, solo mascherato dall'espletamento di pubbliche
procedure, comunque ristrette, se non addirittura con affidamenti
diretti e con apposite ordinanze sindacali.
Tale sistema si riscontra sia nell'ultima consiliatura che in
quella pregressa e, benche' molte delle procedure di appalto in
questione riguardino la precedente consiliatura, le parzialita'
compiute vanno comunque ricondotte alla responsabilita' dell'attuale
amministrazione, in virtu' dei profili di continuita' rappresentati
dal sindaco, e da alcuni assessori e consiglieri, al secondo mandato,
uno dei quali legato da vincoli di parentela e convivente con il capo
della famiglia mafiosa locale, tratto in arresto, come si e' detto,
durante la menzionata inchiesta giudiziaria.
Tale collaudato sistema di controllo dei lavori e dei servizi
pubblici si e' realizzato prioritariamente, come evidenziato nella
relazione del Prefetto, mediante l'affidamento a societa' che sono
diretta espressione della locale famiglia mafiosa. Significativa di
tale modo di procedere e' la vicenda dei lavori di completamento del
centro diurno per anziani, che sono stati aggiudicati, nell'anno
2009, a mezzo di cottimo fiduciario, ad una ditta il cui titolare,
che ha ricoperto le cariche di vicesindaco nel 2003 e di assessore
nel 2003 e 2004, e' stato arrestato nell'ambito della suddetta
inchiesta giudiziaria, perche' ritenuto componente della famiglia
mafiosa locale.
Connota ulteriormente il favoritismo la circostanza che la ditta
prescelta sia risultata aggiudicataria pur essendo priva del
requisito, previsto dal bando, dell'iscrizione nell'albo comunale
delle imprese di fiducia.
Elementi sintomatici di un condizionamento dell'amministrazione
da parte della criminalita' organizzata sono rinvenibili anche nella
circostanza che, in base a trattative private, connotate da profili
di illegittimita', il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani
sia stato svolto praticamente in esclusiva da una delle tre ditte di
cui si e' innanzi detto, anche in virtu' di proroghe disposte dal
sindaco in violazione di legge, mentre si sarebbe dovuto procedere ad
una nuova gara di appalto.
Concorre ulteriormente a connotare Io stato di assoggettamento
degli amministratori agli interessi della criminalita' organizzata
l'altra modalita' con cui veniva esercitato il controllo mediante
l'affidamento dei lavori a ditte vicine alla suddetta famiglia
mafiosa; e' il caso dei lavori di riqualificazione di una piazza del
comune che sono stati, nell'anno 2009, aggiudicati - con procedura
viziata dalla violazione delle norme regionali in materia - ad una
impresa il cui titolare fungeva da prestanome di altra ditta, che
forniva i materiali ed i macchinari necessari, il cui titolare e' il
fratello del suddetto personaggio che e' stato condannato con
sentenza irrevocabile del dicembre 2000 per favoreggiamento di un
latitante di mafia, e tratto in arresto nel 2010 a seguito della
citata indagine giudiziaria.
Nel delineato contesto si colloca anche la gara relativa ai
lavori di manutenzione e sistemazione strada esterna di collegamento
tra Castrofilippo e la SS. 640 affidati a trattativa privata,
nell'anno 2010, alla ditta il cui titolare e' il fratello del
soggetto destinatario della misura cautelare coercitiva nel 2010 a
seguito della gia' citata inchiesta giudiziaria. La procedura
presenta diverse irregolarita': infatti, la busta contenente
l'offerta per la partecipazione alla gara della ditta aggiudicataria
non risulta correttamente sigillata in quanto su due lembi non e'
applicata la ceralacca a suggello. Inoltre, nel verbale di gara viene
erroneamente indicato l'anno 2009 anziche' quello di indizione della
gara, ossia 2010.
L'evidenza oggettiva delle circostanze soprarichiamate e'
strettamente correlata alle modalita' di operare, prese in
considerazione dalla commissione in fase di indagine, con le quali
anche nella precedente consiliatura veniva disposto l'affidamento di
lavori a ditte che, seppur non direttamente legate alla locale
consorteria mafiosa, sono comunque a questa riconducibili;
emblematica, in tal senso, e' la vicenda dei lavori per la
realizzazione dei capannoni del mercato ortofrutticolo, opera
aggiudicata a mezzo di asta pubblica nell'anno 2003, la cui procedura
e' stata palesemente sviata per favorire una associazione temporanea
di imprese, il cui titolare risulta vicino al capo della famiglia
mafiosa dominante in un comune limitrofo.
In tale occasione, la fornitura dei macchinari necessari
all'espletamento del lavoro vedeva sempre presente una delle tre
suddette ditte di Castrofilippo.
Sintomatica della volonta' di quella amministrazione comunale di
non voler attivare strumenti di contrasto alla penetrazione della
criminalita' organizzata e' anche la circostanza che il comune di
Castrofilippo non ha provveduto nel tempo a deliberare l'adesione al
protocollo Carlo Alberto Dalla Chiesa, sottoscritto dalla Regione
Siciliana con le Prefetture dell'Isola, recante misure in tema di
prevenzione contro le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici.
L'insieme dei suesposti elementi denotano con palese evidenza
forme di condizionamento del procedimento di formazione della
volonta' degli organi, essendo questo inciso dai collegamenti che
hanno compromesso il buon andamento e l'imparzialita'
dell'amministrazione comunale, determinando deviazioni nella
conduzione di settori cruciali dell'ente, come quello degli appalti
pubblici.
Rilevato che, per le caratteristiche che lo configurano, il
provvedimento dissolutorio previsto dall'art. 143 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, puo' intervenire finanche quando
sia stato gia' disposto provvedimento per altra causa,
differenziandosene per funzioni ed effetti, si propone l'adozione
della misura di rigore nei confronti del comune di Castrofilippo
(Agrigento) con conseguente affidamento della gestione dell'ente ad
una commissione straordinaria cui, in virtu' dei successivi articoli
144 e 145, sono attribuite specifiche competenze e metodologie di
intervento finalizzate a garantire, nel tempo, la rispondenza
dell'azione amministrativa alle esigenze della collettivita'.
L'estensione dell'influenza criminale rende necessario che la
durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma,13 aprile 2011
Il Ministro dell'interno: Maroni