Allegato
Al Presidente della Repubblica
Nel Comune di Foggia, i cui organi elettivi sono stati rinnovati
nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2019, sono state
riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita'
organizzata che compromettono la libera determinazione e
l'imparzialita' dell'amministrazione nonche' il buon andamento ed il
funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell'ordine e della
sicurezza pubblica.
All'esito di indagini svolte dalle forze di polizia avviate a
seguito di interdittive prefettizie emesse nei confronti di alcune
imprese aventi rapporti contrattuali con il Comune di Foggia e di
esposti che segnalavano contiguita' tra amministratori comunali ed
esponenti delle locali consorterie, il Prefetto di Foggia con decreto
dell'8 marzo 2021, successivamente prorogato, ha disposto, per gli
accertamenti di rito, l'accesso presso il suddetto comune ai sensi
dell'art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267.
Successivamente, a seguito delle dimissioni dalla carica
rassegnate dal sindaco, il consiglio comunale di Foggia e' stato
sciolto con decreto del Presidente della Repubblica in data 3 giugno
2021, adottato ai sensi dell'art. 141, comma 1, lettera b, n. 2, del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Al termine dell'accesso ispettivo, la commissione incaricata ha
depositato le proprie conclusioni sulle cui risultanze il Prefetto di
Foggia, sentito nella seduta 16 luglio 2021 il comitato provinciale
per l'ordine e le sicurezza pubblica, integrato per l'occasione con
la partecipazione del procuratore capo della direzione distrettuale
antimafia di Bari e del Procuratore della Repubblica di Foggia, ha
trasmesso l'allegata relazione che costituisce parte integrante della
presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti,
univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti
degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo
mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando,
pertanto, i presupposti per l'applicazione delle misure di cui al
citato art. 143 del decreto legislativo, n. 267/2000.
L'indagine ispettiva ha posto in rilievo una sostanziale
continuita' amministrativa tra la compagine eletta nel 2019 e quella
proclamata nel 2014, atteso che l'ex sindaco era al suo secondo
mandato consecutivo e ben quindici amministratori erano presenti
nella precedente consiliatura.
Le numerose indagini giudiziarie e le conseguenti operazioni di
polizia susseguitesi negli anni, nonche' i contenuti delle relazioni
della commissione parlamentare antimafia del 31 gennaio 1996 e del 7
febbraio 2018, hanno acclarato la presenza nella Provincia di Foggia
di numerose e articolate organizzazioni malavitose di stampo mafioso,
finalizzate ad assumere il controllo del territorio e capaci di
infiltrarsi nelle attivita' economiche della pubblica
amministrazione.
Il Prefetto, nel premettere che a decorrere dal 2014 sono stati
denunciati atti intimidatori ai danni di alcuni consiglieri comunali
di Foggia, a testimonianza di una preoccupante «pressione criminale»
sull'ente, ha riferito in merito agli sviluppi di alcune indagini
giudiziarie che a decorrere dal febbraio 2021 hanno interessato, per
gravi fatti di corruzione, alcuni ex amministratori, tra i quali l'ex
sindaco e l'ex presidente del consiglio comunale, nonche' dipendenti
comunali, dalle quali sono scaturite anche due ordinanze cautelari
emesse il 22 aprile e il 21 maggio 2021 dal giudice perle indagini
preliminari del Tribunale di Foggia nei confronti del primo
cittadino, di quattro consiglieri e di un dipendente comunale.
La relazione prefettizia evidenzia che dal numero degli
amministratori coinvolti nelle indagini conseguenti a fatti
corruttivi traspare un quadro inquietante della realta'
amministrativa dell'ente, che attesta uno sviamento del munus
pubblico in favore degli interessi della criminalita' organizzata.
Vengono, altresi', segnalati rapporti di frequentazione e parentela
di alcuni amministratori con soggetti controindicati, tra i quali un
ex consigliere comunale avente legami affettivi con un esponente
della locale organizzazione criminale, pregiudicato, il quale e'
stato costantemente tenuto informato di questioni politico -
amministrative che interessano l'ente locale potendole in tal modo
influenzare negativamente nel corso del loro iter decisionale, come
avvenuto nel periodo in cui era all'esame dell'amministrazione il
progetto del sistema di video sorveglianza cittadino. Cosi' anche per
un altro ex consigliere comunale, gia' presente nella precedente
consiliatura, per il quale sono state evidenziate frequentazioni con
un esponente delle locali cosche mafiose, gia' destinatario della
misura della sorveglianza speciale di p.s..
Quest'ultimo, anche a seguito delle minacce pronunciate, come
attestato da fonti tecniche di prova, ha ricevuto direttamente dalle
mani del predetto amministratore un contributo economico di natura
sociale erogato dal Comune di Foggia, atto che - indipendentemente da
ogni valutazione in merito alla sua legittimita' - e' di natura
prettamente gestionale di esclusiva competenza dell'apparato
dirigenziale e non di quello politico.
Un altro consigliere comunale risulta anagraficamente residente
in una casa presso la quale ha trascorso il periodo degli arresti
domiciliari ma di fatto abitata da un intraneo ad una locale
consorteria criminale.
Frequentazioni o parentele con ambienti criminali vengono
segnalate anche nei riguardi di due dipendenti comunali, uno dei
quali - unitamente ai massimi esponenti di una delle cosche mafiose
dominanti - e' stato interessato da un'ordinanza cautelare emessa dal
giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari per aver
fornito agli appartenenti alla predetta organizzazione mafiosa
informazioni utili per le attivita' estorsive nel settore dei servizi
funebri. Oltremodo emblematico e' il ruolo svolto da un'altra
dipendente comunale, coniuge del sindaco, destinataria unitamente ai
sopra menzionati ex amministratori di un'ordinanza applicativa di
misure cautelari - i cui contenuti evidenziano l'insieme di illecite
cointeressenze e diffusa illegalita' all'interno dell'amministrazione
comunale - dalla quale emerge che la stessa dipendente unitamente
all'ex primo cittadino si sarebbe occupata di distribuire ad alcuni
ex amministratori la somma di quattromila euro ciascuno - quale
frutto di una «tangente» versata da un imprenditore.
La relazione prefettizia rileva come gli esiti dell'indagine
ispettiva abbiano chiaramente evidenziato la pervasivita' della
criminalita' organizzata in aree amministrative dell'ente, con
particolare riguardo al settore competente dell'affidamento dei
servizi pubblici, ingerenza favorita da una colpevole inosservanza
delle disposizioni normative da parte degli apparati amministrativi
nelle procedure seguite per gli affidamenti e, soprattutto, nelle
verifiche antimafia.
Al riguardo viene riferito sul servizio di installazione e
manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti semaforici e
della segnaletica stradale, affidato ininterrottamente, sin dal 2009,
ad una stessa societa' e poi rinnovato nel luglio 2016, in assenza
della necessaria certificazione antimafia, la cui richiesta risulta
essere stata inoltrata alla Prefettura solo sei giorni prima del
nuovo contratto che, conseguentemente, e' stato stipulato in
violazione delle disposizione previste dal decreto legislativo n.
159/2011. Inoltre, sebbene la societa' affidataria nel mese di aprile
2017 sia stata destinataria di interdittiva antimafia, il Comune di
Foggia ha, illegittimamente, continuato a far svolgere il servizio
alla stessa societa', e solo nell'ottobre 2017, a seguito di ripetuti
solleciti e comunicazioni della Prefettura e della Questura di
Foggia, il servizio e' stato affidato ad altra ditta.
In particolare viene segnalato come la giunta comunale abbia non
solo prescritto la procedura di scelta del contraente ma addirittura
anche il criterio di aggiudicazione dell'appalto realizzando in tal
modo una inammissibile commistione tra poteri di indirizzo
politico-amministrativo e poteri gestori.
Ulteriore servizio oggetto di esame da parte della commissione
d'indagine e' quello relativo alla gestione e manutenzione del
sistema di video sorveglianza cittadino, assegnato tra il 2015 e il
2020 ad una ditta attraverso ripetuti affidamenti diretti per un
importo complessivo di circa 380.000 euro. L'organo ispettivo ha
segnalato che solo a seguito del richiamo formulato dalla prefettura
al rispetto della normativa antimafia il Comune di Foggia ha
tardivamente prodotto, tramite la banca dati nazionale antimafia
(BDNA), una semplice comunicazione antimafia e non, come avrebbe
dovuto, un'informazione antimafia, certificazione piu' accurata e
completa, e cio' in ragione degli asseriti ridotti importi
corrisposti alla stessa societa'.
In realta' l'attivita' d'indagine, come dettagliatamente
riportato nella relazione del prefetto, ha posto in rilevo
sufficienti elementi per ritenere che la normativa antimafia sia
stata elusa attraverso un artificioso frazionamento dei contratti
sottoscritti con la societa' affidataria, in violazione delle
disposizioni della normativa di settore.
Rileva al riguardo che uno dei soci ed ex amministratore della
societa' affidataria e' legata da interessi economici con un soggetto
contiguo alle cosche mafiose foggiane, destinatario di informazione
antimafia interdittiva e, piu' volte, di ordinanza di custodia
cautelare in carcere, mentre il coniuge, gravato da pregiudizi di
polizia per reati contro la pubblica amministrazione, collegato ad
esponenti di rilevo della criminalita' foggiana e' amministratore di
altra societa', anch'essa operante nel settore della video
sorveglianza e destinataria di affidamenti diretti da parte del
Comune di Foggia.
Anomalie e irregolarita' in parte analoghe hanno caratterizzato
anche l'affidamento del servizio di accertamento e riscossione delle
entrate tributarie, extratributarie e patrimoniali. Tale servizio e'
stato gestito sin dall'anno 2017 da una societa' subentrata a seguito
della cessione del relativo ramo d'azienda da parte della ditta
originariamente affidataria. Il prefetto, nel segnalare le
tempistiche quanto meno atipiche che hanno preceduto il cambio di
gestione - come la costituzione della ditta subentrante sedici giorni
dopo il bando predisposto per la cessione dell'attivita' e dalla
quale e' pervenuta l'unica offerta di acquisto -, ha riferito di
anomalie anche nella fase successiva al subentro nell'appalto, prima
fra tutte l'estrema sollecitudine con la quale il Comune di Foggia ha
preso atto del cambio di gestione, senza che fosse stata
preventivamente verificata l'idoneita' del nuovo gestore ne' disposti
i prescritti controlli previsti dalla normativa antimafia nonostante
la delicatezza del servizio.
E' al riguardo significativo che la ditta in questione sia stata
poi destinataria di informazione antimafia interdittiva emessa dalla
Prefettura di Foggia il 16 settembre 2019.
La relazione prefettizia ha segnalato irregolarita' anche per
quanto riguarda l'affidamento della gestione dei servizi cimiteriali,
caratterizzato da «semplificazioni» procedimentali non previste in
alcuna disposizione di legge. Viene inoltre rappresentato che alla
ditta affidataria sulla base di una infondata motivazione, come
ampiamente evidenziato nella relazione del prefetto, e' stato
riconosciuto un incremento del piano finanziario di 6 milioni di euro
e un aumento delle tariffe di concessione delle aree cimiteriali
disposti con una deliberazione della giunta comunale del febbraio
2015,- adottata, anche in questo caso, in violazione del principio di
separazione di funzioni tra la direzione politica e quella
burocratica.
Come evidenziato dalla commissione d'indagine la mala gestio
dell'amministrazione comunale e' attestata oltre che da una colpevole
disattenzione nei controlli antimafia anche dalla circostanza che il
medesimo assetto societario dell'azienda che gestisce il servizio di
riscossione dei tributi locali era presente anche nella societa' alla
quale l'ente, ha dato in gestione i servizi cimiteriali destinataria
anch'essa nell'ottobre 2019 di informazione interdittiva antimafia.
Nella relazione prefettizia viene inoltre riferito delle
irregolarita' nelle procedure di affidamento del servizio di pulizia
e guardiania dei bagni comunali; il servizio risulta affidato
ripetutamente, anche con proroghe illegittime, nel periodo luglio
2014/maggio 2021, a due cooperative sociali collegate entrambe,
direttamente o indirettamente, al contesto criminale mafioso
cittadino. A questo riguardo il Prefetto ha sottolineato che la
sistematicita' del modello dell'offerta unica nella gara e
l'aggiudicazione continuata e speculare alle due cooperative
dimostrano l'adesione dell'amministrazione comunale alla logica
spartitoria esistente tra le due cooperative e l'accettazione di un
vero e proprio cartello.
Il Prefetto di Foggia ha inoltre riferito delle vicende che hanno
riguardato la manutenzione del verde pubblico cittadino. Tale
servizio e' stato affidato nel gennaio 2017 ad una societa', il cui
contratto e' stato ulteriormente esteso negli anni 2018 e 2019 con
ulteriori servizi e con nuovi oneri a carico del comune. L'attivita'
ispettiva ha accertato che, anche in questo caso, sono stati
disattesi gli obblighi delle verifiche antimafia e solo due anni dopo
la stipula del contratto l'ente ha chiesto la certificazione
antimafia, cercando cosi' di sanare una ingiustificabile omissione
dei controlli nei confronti di un'azienda i cui amministratori, come
evidenziato dalla commissione d'indagine, hanno legami societari e
cointeressenze economiche con ditte contigue alle locali consorterie
mafiose e destinatarie di interdittive antimafia.
Rileva al riguardo che le costanti e colpevoli modalita'
operative del Comune di Foggia nelle verifiche antimafia hanno
consentito ad aziende riconducibili ad ambienti criminali di ottenere
l'affidamento di importanti servizi pubblici, per rilevanti importi
economici quali il servizio dei bidelli nelle scuole comunali per
l'infanzia.
L'attivita' ispettiva ha rilevato l'estremo disordine
amministrativo nella gestione degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica. Le indagini giudiziarie aperte anche su tale settore hanno
disvelato la presenza dei clan mafiosi nelle occupazioni abusive
degli alloggi popolari, alcuni dei quali risultano occupati sine
titulo da soggetti appartenenti alla criminalita' organizzata. Viene
riferito, altresi', che molti dei beneficiari di provvedimenti di
assegnazione in deroga degli alloggi di edilizia popolare hanno
rapporti di parentela o di frequentazione con esponenti delle cosche
locali e che le pratiche sono state esaminate e decise senza seguire
alcun criterio, nemmeno quello cronologico; e in totale assenza dei
controlli sulle autocertificazioni attestanti i requisiti richiesti
per la partecipazione al bando.
Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente
riferite nella relazione del Prefetto di Foggia rivelano, una serie
di condizionamenti nell'amministrazione comunale volti a perseguire
fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo
svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale,
nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo
necessario l'intervento dello Stato per assicurare la riconduzione
dell'ente alla legalita'.
Sebbene il processo di ripristino della legalita' nell'attivita'
del comune sia gia' iniziato con la gestione provvisoria dell'ente
affidata al commissario straordinario, ai sensi dell'art. 141 del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in considerazione dei
fatti suesposti e per garantire il completo affiancamento dalle
influenze della criminalita', si ritiene, comunque, necessaria la
nomina della commissione straordinaria di cui all'art. 144 dello
stesso decreto legislativo, anche per scongiurare il pericolo che la
capacita' pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo
esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative.
L'arco temporale piu' lungo previsto dalla vigente normativa per la
gestione straordinaria consente anche l'avvio di iniziative e di
interventi programmatori che, piu' incisivamente, favoriscono il
risanamento dell'ente.
Rilevato che il provvedimento dissolutorio previsto dall'art. 143
del citato decreto legislativo, per le caratteristiche che lo
configurano, puo' intervenire finanche quando sia stato gia' disposto
provvedimento per altra causa, differenziandosene per funzioni ed
effetti, si propone l'adozione della misura di rigore nei confronti
del Comune di Foggia, con conseguente affidamento della gestione
dell'ente locale ad una commissione straordinaria cui, in virtu' dei
successivi articoli 144 e 145, sono attribuite specifiche competenze
e metodologie di intervento finalizzate a garantire, nel tempo, la
rispondenza dell'azione amministrativa alle esigenze della
collettivita'.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 29 luglio 2021
Il Ministro dell'interno: Lamorgese