(Allegato A-art. 6)
                               Art. 6. 
          Elementi che comprovano il legame con l'ambiente 
 
    Fin dal passato l'IGP «Canestrato di Moliterno» e' conosciuto non
solo a livello nazionale ma anche  internazionale,  grazie  alla  sua
reputazione, dovuta  in  particolar  modo  alla  tipica  razza  ovina
presente nel territorio di origine e alla particolare  tecnica  della
stagionatura. Un ruolo fondamentale  viene  svolto  dalle  razze  ovi
caprine dalle quali viene prodotto il latte, che influenzano in  modo
deciso le  caratteristiche  qualitative  della  materia  prima  e  di
conseguenza hanno un riscontro  diretto  sulla  qualita'  finale  del
formaggio. 
    La razza ovina piu' diffusa sul  territorio  e'  la  «Gentile  di
Lucania» che si caratterizza per essere una  razza  molto  rustica  e
molto ben adattata alle condizioni climatiche  ed  orografiche  della
zona. 
    Si tratta di  una  razza  merinizzata,  risultante  dall'incrocio
iniziato nel XV secolo tra le popolazioni locali e gli arieti Merinos
spagnoli. 
    Questo tipo  di  incrocio  nacque,  all'epoca,  dall'esigenza  di
coniugare  una  buona  produzione  laniera  con  la   piu'   spiccata
attitudine alla produzione di carne delle popolazioni ovine lucane, e
ottenne, come risultato, la realizzazione  di  una  razza  a  duplice
attitudine produttiva. 
    La scarsa attitudine per la produzione  lattea  comporta  tuttora
rese unitarie di latte non elevate, ma a tutto cio'  corrisponde  una
eccellente qualita'  del  latte,  difficilmente  riscontrabile  nelle
altre razze a piu' spiccata attitudine lattifera,  caratterizzata  da
elevati tenori in grasso e proteine. 
    Il ciclo produttivo delle razze allevate, unito all'obiettivo  di
sfruttare al meglio il pascolo montano, ha comportato l'abitudine  di
un allevamento misto, ovini e caprini. 
    Le razze caprine lucane oltre a  produrre  un  latte  di  elevata
qualita', sono anche molto produttive in termini quantitativi. 
    Anche il fattore umano ha  contribuito  a  rendere  il  formaggio
«Canestrato di Moliterno» unico  e  con  caratteristiche  qualitative
particolari  tale  da  distinguerlo  nettamente  da  qualsiasi  altra
produzione di formaggio. La caseificazione della IGP  avviene  ancora
oggi con  gli  stessi  metodi  artigianali  adoperati  in  passato  e
trasmessi di generazione in generazione. 
    La peculiarita' principale del Canestrato  di  Moliterno  risiede
nella  fase  di  stagionatura  del  formaggio  nelle  caratteristiche
cantine (fondaci) presenti nel Comune di Moliterno. 
    Infatti, ancora oggi i  produttori  di  Canestrato  di  Moliterno
utilizzano  questi  particolarissimi  locali  che  caratterizzano  il
prodotto in modo univoco conferendo allo  stesso  le  caratteristiche
organolettiche che da sempre sono ad esso riconosciute. 
    Il fondaco e' un ambiente molto  fresco  e  ben  aerato  dove  la
concomitanza di vari fattori determinano la formazione del microclima
indispensabile per ottenere un prodotto qualitativamente eccellente. 
    Ed e', infatti,  al  clima  freddo  e  secco  del  luogo  che  si
attribuisce la riuscita del processo di stagionatura. 
    In conclusione, piu' fattori, quali  la  qualita'  della  materia
prima, le  tecniche  di  lavorazione  artigianale  e  soprattutto  la
stagionatura, contribuiscono a conferire al «Canestrato di Moliterno»
il carattere di tipicita'. 
    La cittadina di Moliterno era famosa in passato come e' famosa ai
giorni nostri per essere un luogo di  produzione  e  stagionatura  di
formaggi pecorini. 
    I moliternesi, fin dal '700, epoca  in  cui  risalgono  le  prime
testimonianze storiche, fecero della cura del  pecorino  un'attivita'
primaria. 
    La notevole  reputazione  del  prodotto  trova  testimonianza  in
numerosi scritti; secondo il Racioppi, storico moliternese  dell'800,
il toponimo Moliterno deriverebbe  dal  radicale  «mulctrum»  da  cui
«mulcternum» ovvero «luogo dove si fa il latte, cioe' dove  si  munge
l'armento e si coagula il latte». 
    Il Bianculli, altro noto personaggio di Moliterno, docente  nella
regia Universita' di Napoli, finisce per sminuire  l'opera  dell'uomo
per dare tutto il merito alla qualita'  dell'aria  «di  cui  speciali
germi agiscono sulla  fermentazione  del  formaggio»  dimostrato  dal
fatto «che  le  stesse  donne  adibite  alla  cura  del  formaggio  a
Moliterno, trasportate nelle marine (territori  del  versante  ionico
della Basilicata) ed adibite alla cura di esso, non hanno dato quella
ottima qualita' che si era ottenuta nella nostra cittadina». 
    Il «Canestrato di Moliterno» anche in  passato  era  notevolmente
apprezzato non solo  nei  mercati  nazionali,  ma  anche  esteri,  in
particolar modo veniva esportato in America. 
    Erano gli  stessi  abitanti  di  Moliterno  che,  secondo  quanto
affermato  da  Padre  Daniele  Murno,  dotto  frate  francescano   di
Moliterno, si occupavano della raccolta: «lunghe carovane di muli  da
Moliterno, nel periodo invernale e primaverile scendono  alle  marine
in cerca del prezioso carico di pecorino  fresco  da  quattro  a  sei
giorni dura il loro viaggio di andata  e  ritorno,  fra  innumerevoli
insidie tese dagli uomini e dalla  natura  oltre  il  pericolo  della
malaria». 
    Nel 1906, un solo  produttore  tra  quelli  iscritti  nell'elenco
degli esportatori dei prodotti della Basilicata, esporto' circa  1300
quintali di formaggio stagionato.