(Allegato-Allegato)
                                                             Allegato 
 
                   Al Presidente della Repubblica 
 
    Nel Comune di Tropea (Vibo Valentia), i cui organi elettivi  sono
stati rinnovati nelle consultazioni  amministrative  del  21  ottobre
2018, sono state  riscontrate  forme  di  ingerenza  da  parte  della
criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e
l'imparzialita'  dell'amministrazione   locale,   nonche'   il   buon
andamento ed il  funzionamento  dei  servizi  con  grave  pregiudizio
dell'ordine e della sicurezza pubblica. 
    Nell'ambito dell'attivita' di monitoraggio sulla funzionalita'  e
sulla gestione amministrativa degli enti locali della  provincia,  la
prefettura di Vibo Valentia  ha  acquisito  dalle  Forze  di  polizia
elementi informativi riguardanti presunti fenomeni di condizionamento
e compromissione degli organi elettivi dell'amministrazione  comunale
di Tropea con ambienti della criminalita' organizzata, motivi  per  i
quali il prefetto, con decreto  del  12  ottobre  2023,  ha  disposto
l'accesso presso il suddetto comune per  gli  accertamenti  di  rito,
attivita' ispettiva che e' stata  poi  prorogata  per  ulteriori  tre
mesi, ai sensi dell'art. 143, comma 2,  del  decreto  legislativo  18
agosto 2000, n. 267. 
    Al termine dell'accesso ispettivo, la commissione  incaricata  ha
depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze  il  prefetto
di Vibo Valentia, sentito  in  data  21  febbraio  2024  il  comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,  integrato  con  la
partecipazione del procuratore della Repubblica presso  il  tribunale
di Vibo Valentia  e  del  procuratore  della  direzione  distrettuale
antimafia di Catanzaro f.f., ha trasmesso l'allegata  relazione,  che
costituisce parte integrante della presente proposta, in cui  si  da'
atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi  del
condizionamento  dell'ente  locale  da   parte   della   criminalita'
organizzata di tipo mafioso, riscontrando,  pertanto,  i  presupposti
per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto
legislativo n. 267/2000. 
    Il consiglio  comunale  di  Tropea  e'  gia'  stato  sciolto  per
condizionamento di tipo mafioso  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica del 12 agosto 2016, conseguentemente l'amministrazione  in
carica e' quella subentrata alla commissione  straordinaria  nominata
ai sensi dell'art. 144 del decreto legislativo n. 267/2000. 
    La relazione del prefetto di Vibo Valentia  pone  in  rilievo  il
sostegno prestato dalla cosca di 'ndrangheta storicamente egemone sul
territorio di Tropea al sindaco ed alla sua lista  in  occasione  del
turno elettorale straordinario del 21 ottobre 2018. 
    L'esame delle risultanze dell'operazione  giudiziaria  denominata
«Olimpo» condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro
e, in particolare, i contenuti di fonti tecniche di prova  registrate
nei giorni antecedenti la tornata elettorale  attestano  il  sostegno
prestato dalla locale cosca di "'ndrangheta" a  colui  che  e'  stato
eletto sindaco. 
    La commissione d'indagine ha analiticamente esaminato il  profilo
dei singoli amministratori, ponendo in evidenza un'intricata rete  di
rapporti parentali e di assidue  frequentazioni  tra  questi  ultimi,
componenti  dell'apparato  burocratico  ed  esponenti  delle   locali
consorterie, sottolineando come tale stato di cose abbia condizionato
l'attivita' amministrativa in favore di ambienti contro-indicati. 
    In particolare per il sindaco, il vice sindaco  ed  un  assessore
comunale sono posti  in  rilievo  gli  stretti  legami  per  rapporti
parentali e/o  assidue  frequentazioni  intercorrenti  con  esponenti
della locale criminalita' organizzata,  interessati  anche  da  reati
associativi. 
    Al  riguardo  i  contenuti  della  relazione  della   commissione
d'indagine e alcune immagini pubblicate da un sito di notizie on-line
documentano dettagliatamente la vicinanza e la convivialita' di  tali
rapporti e  gli  stretti  legami  intercorrenti  fra  la  moglie  del
maggiorente della suindicata cosca, attualmente rinviato  a  giudizio
per i delitti di cui all'art. 416-bis c.p.; la madre di un candidato,
divenuto poi  assessore  e  che  riveste  un  ruolo  di  primo  piano
nell'ambito dell'amministrazione; la moglie del  candidato,  divenuto
poi sindaco; nonche' la moglie di un appartenente alla citata  cosca,
anch'egli attualmente rinviato  a  giudizio  per  i  delitti  di  cui
all'art. 416-bis del codice penale. 
    Ulteriore vicenda,  comprovante  la  sussistenza  di  rapporti  e
frequentazioni  tra  il  sindaco  ed  esponenti  della   criminalita'
organizzata, e' quella concernente l'acquisto da parte del sindaco di
un autoveicolo - formalmente intestato alla suocera di due  esponenti
apicali della locale criminalita' organizzata, invalida  e  priva  di
patente  di  guida  -  oggetto  di  misure  patrimoniali   da   parte
dell'autorita' giudiziaria. 
    In proposito il prefetto di Vibo Valentia pone  in  rilievo  come
tale vicenda rappresenti un sintomo evidente dell'assoluta  vicinanza
del  sindaco  di  Tropea  agli  ambienti  della  locale  criminalita'
organizzata  sottolineando  che  «nessun  amministratore  locale,   o
aspirante tale,  che  impronti  il  proprio  operato  a  principi  di
integrita' porrebbe in  essere  rapporti  commerciali  con  individui
controindicati, fornendo evidente appoggio agli  stessi  al  fine  di
evitare l'applicazione delle misure  patrimoniali  disposte  in  loro
danno». 
    Analoghi rapporti e frequentazioni vengono  segnalati  anche  nei
confronti di alcuni dipendenti comunali. 
    La relazione prefettizia rileva come a  partire  dal  2019  buona
parte degli affidamenti di lavori o servizi sia stata appannaggio  di
imprese riconducibili alle cosche facenti  parte  de  «il  locale  di
Mileto», cosi' come messo in luce nel decreto di fermo  di  indiziato
di delitto  emesso  l'8  maggio  2023  dalla  direzione  distrettuale
antimafia della procura della  Repubblica  di  Catanzaro  nell'ambito
dell'operazione  «Maestrale-Carthago».  I  contenuti  del  menzionato
decreto  attestano  che   «la   struttura   criminale   ha   "invaso"
rispettivamente il settore degli appalti ospedalieri,  scolastico,  e
di accoglimento migranti,  il  settore  edilizio,  il  settore  della
manutenzione idrica ed  elettrica  negli  enti  comunali  nonche'  il
settore della gestione  dei  rifiuti  urbani...  omissis  ...  Emerge
quindi un capillare controllo e potere sul territorio, il  terrore  e
l'omerta' della gente, la finalita' e anzi l'attuazione  di  ingiusti
profitti su estorsioni e i tentacoli sugli  appalti  e  su  qualsiasi
fonte di ricchezza». 
    Al riguardo, il prefetto riferisce che i predetti soggetti «anche
se  non  formalmente  facenti  parte  della   stessa   organizzazione
mafiosa», ad eccezione di uno  che  risulta  fra  i  destinatari  del
suindicato decreto di fermo, «di fatto fungono da collante tra i vari
enti pubblici concessionari di lavori  pubblici  ed  i  sodali  delle
stesse cosche di 'ndrangheta a cui versano parte dei proventi». 
    Con  particolare  riferimento  all'affidamento  del  servizio  di
manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica e  fognaria,
il Prefetto di Vibo Valentia  evidenzia  come  lo  stesso  sia  stato
frazionato in due appalti, sia al momento dell'affidamento sia quando
ne e' stata disposta la proroga per il biennio successivo. 
    In particolare, come analiticamente sottolinea la relazione della
commissione d'indagine, il comune di Tropea ha proceduto in  via  del
tutto strumentale al suddetto frazionamento del servizio, finalizzato
a disporre affidamenti diretti sotto soglia e ad eludere l'obbligo di
indizione di  una  procedura  comparativa,  contravvenendo  anche  al
rispetto dei criteri di economicita' dell'azione amministrativa. 
    Rileva al riguardo che tali modalita'  operative  hanno  favorito
un'impresa intranea alle cosche di "'ndrangheta". 
    La commissione di  indagine  riferisce  inoltre  come  dall'esame
della procedura di appalto concernente  il  servizio  di  conduzione,
gestione, manutenzione del sistema depurativo argani  e  impianti  di
sollevamento, ricadenti nel Comune di Tropea, siano state riscontrate
rilevanti anomalie e illegittimita'.  Infatti,  sebbene  il  relativo
bando di gara, come dettagliatamente riportato  nella  relazione  del
prefetto,  prevedesse  che  il  servizio  doveva  essere   effettuato
dall'appaltatore unicamente con proprio personale e  macchinari  -  e
quindi un espresso divieto di subappaltare, sia pure parzialmente,  i
relativi servizi, sotto  pena  di  risoluzione  del  contratto  -  la
societa' appaltatrice ha affidato, senza  alcuna  autorizzazione,  lo
smaltimento dei fanghi  provenienti  dalla  depurazione  delle  acque
reflue urbane del Comune di Tropea  a  svariate  imprese,  una  delle
quali gravata da interdittiva antimafia  all'epoca  dell'affidamento,
mentre un'altra e'  risultata  contigua  ad  una  cosca  criminale  e
destinataria di decreto di fermo. 
    Viene inoltre sottolineato  come,  sebbene  i  competenti  uffici
comunali fossero a conoscenza di tali anomalie ed  omissioni,  questi
non abbiano posto in essere alcuna iniziativa per il ripristino della
legalita'. 
    Ulteriore vicenda  che  attesta  la  forza  prevaricatrice  e  la
capacita' di  intrusione  della  cosca  di  `ndrangheta  egemone  sul
territorio di Tropea negli affidamenti di lavori e  servizi  disposti
dal comune e' quella concernente l'esecuzione dei lavori disposti con
procedura  di  somma  urgenza  a  seguito  degli  eventi  atmosferici
calamitosi che hanno colpito Tropea nel dicembre 2020 causando  danni
alla rete fognaria. 
    L'organo ispettivo  ha  accertato  che  i  lavori  in  questione,
sebbene assegnati ad alcune ditte indicate  nella  perizia  di  somma
urgenza, sono stati in parte eseguiti, come accertato  dalla  guardia
di finanza di Vibo Valentia, da  soggetti  intranei  alla  suindicata
cosca. Gli stessi mezzi meccanici utilizzati per l'esecuzione di tali
lavori risultano tutti intestati a membri della  locale  famiglia  di
"'ndrangheta". 
    La  relazione  prefettizia   si   sofferma   diffusamente   sugli
affidamenti di lavori, servizi e forniture disposti  in  via  diretta
rilevando, sulla  base  di  quanto  accertato  dalla  commissione  di
indagine,  una  serie  di  distorsioni   dell'azione   amministrativa
tendenti a favorire societa' e/o soggetti riconducibili o,  comunque,
contigui, alle locali cosche  "'ndranghetistiche".  Rispetto  a  tali
affidamenti, la mancata applicazione del principio  di  rotazione  di
cui all'art. 36, comma 1, del decreto legislativo  n.  50  del  2016,
riscontrata dalla commissione di indagine, ha comportato che soltanto
poche  ditte  abbiano   avuto   accesso   alle   risorse   economiche
amministrate dal comune di Tropea. 
    In   particolare,    nel    corso    dell'attuale    consiliatura
l'amministrazione  ha  effettuato  piu'  di  centodieci   affidamenti
diretti in favore di una stessa ditta  e  sessantuno  affidamenti  in
favore di altra impresa senza che siano state disposte gare. 
    Il prefetto  di  Vibo  Valentia  evidenzia  al  riguardo  come  i
numerosissimi affidamenti diretti appaiano comunque sintomatici,  per
le modalita' di gestione, di una plausibile  permeabilita'  dell'ente
agli interessi di imprese contigue alla criminalita' organizzata. 
    Tale pratica, fra l'altro, non ha  consentito  di  stimolare  una
sana concorrenza, che avrebbe anche  potuto  comportare  risparmi  di
spesa per la finanza pubblica. 
    Ulteriori affidamenti diretti sono stati disposti in favore di un
ristorante per lo svolgimento  di  cene  istituzionali.  La  titolare
dell'attivita' e' coniugata con un pregiudicato, gestore di fatto del
ristorante, tratto in arresto per associazione a delinquere  di  tipo
mafioso.  Tali  affidamenti  sono  stati   disposti   sebbene   fosse
diffusamente noto che l'esercizio commerciale era luogo  di  abituale
ritrovo di soggetti appartenenti alla locale cosca ed utilizzato come
luogo di incontri per meeting criminali. 
    Come rilevato dal prefetto, gli amministratori dell'ente,  ed  il
sindaco in primis, non hanno posto in essere alcun  intervento  volto
ad evitare che si procedesse sempre agli affidamenti diretti mediante
contrattazione con  un  unico  operatore  economico  ed  a  favorire,
invece, le procedure di evidenza pubblica, soprattutto in un contesto
ambientale  assai  delicato  come  quello  di   Tropea.   La   stessa
commissione d'indagine ha al riguardo posto in rilievo come  in  tale
settore  sia  stato  constatato  un  deciso  intervento  del  vertice
politico con una sorta di «sovrintendenza» sui lavori e  sulle  opere
eseguite che attesta oltre alla  conoscenza  da  parte  dello  stesso
primo cittadino delle dinamiche sottese a tale strategico  ambito  di
attivita' anche un'illegittima ingerenza dell'organo  politico  nelle
attivita' di competenza dell'apparato burocratico. 
    L'indagine ispettiva ha inoltre posto in rilievo una  sostanziale
carenza  di  controlli  nelle  procedure  oggetto   di   segnalazioni
certificate di inizio attivita'  (SCIA)  riguardanti  in  particolare
l'avvio  delle  attivita'  extra  alberghiere,  circostanza  che   ha
favorito  svariate  strutture  riconducibili  a   soggetti   attinti,
nell'ambito di varie operazioni di polizia giudiziaria, da  ordinanze
di custodia cautelare. 
    La commissione di indagine ha inoltre rilevato anomali ritardi da
parte  dei  competenti  uffici  comunali  nella   repressione   delle
irregolarita' urbanistiche, condotte che hanno  favorito  soggetti  a
vario titolo riconducibili o contigui alle  organizzazioni  criminali
operanti  nel  territorio  di  Tropea;  viene  in  particolare  fatto
riferimento alla carente e intempestiva attivita' volta a contrastare
e reprimere gli  abusi  edilizi  posti  in  essere  dal  titolare  di
un'attivita' commerciale, il quale annovera pregiudizi di polizia  ed
e'  riconducibile,  per  stretti  legami  familiari,  al  piu'  volte
menzionato assessore. 
    La   relazione   prefettizia   evidenzia   anche   la   manifesta
inadempienza da parte dell'amministrazione nel  dare  esecutivita'  a
provvedimenti amministrativi formalmente adottati nei confronti di un
soggetto, storico esponente di vertice della locale  cosca,  relativi
ad abusi edilizi su un immobile di  edilizia  pubblica  illecitamente
occupato. Come rilevato dal  prefetto,  i  citati  provvedimenti  non
risulta siano mai stati eseguiti, cosi'  indebitamente  favorendo  il
menzionato esponente malavitoso. Al riguardo, viene evidenziato  che,
in sede di audizione davanti alla commissione di indagine,  il  primo
cittadino ha riferito che l'esecuzione materiale  dello  sfratto  era
stata  sospesa  poiche'  pendente  un  giudizio  amministrativo.   In
realta', come sottolineato dal prefetto, la pendenza  di  un  ricorso
giurisdizionale non avrebbe dovuto impedire al comune di emettere  le
dovute  sanzioni  rispetto  alle  condotte  tenute  dal  soggetto  in
questione.  Ad  oggettivo  riscontro  della  colpevole  omissione   -
continuata  per  ben  quattro  anni  ed  interrotta  solo  a  seguito
dell'intervento  operato  dalla  commissione  di  indagine  -   viene
evidenziato che il comune ha emesso un'ordinanza  di  ingiunzione  di
pagamento  nei  confronti  del  menzionato  esponente   della   cosca
malavitosa proprio nella stessa giornata della  richiamata  audizione
del primo cittadino. 
    Ulteriore vicenda di rilievo e' quella relativa  al  custode  del
cimitero - riconducibile  per  rapporti  parentali  ad  un  assessore
comunale - assegnatario dell'incarico sebbene  fosse  stato  deferito
alla procura della Repubblica di Vibo Valentia per i reati di  truffa
e peculato. Lo  stesso  e'  stato  destinatario  di  un'ordinanza  di
custodia  cautelare  per  aver  eseguito  all'interno  del   cimitero
estumulazioni non autorizzate al fine di riutilizzare alcuni loculi e
destinarli ai defunti  riconducibili  a  soggetti  appartenenti  alla
locale cosca, nonche'  agli  stessi  amministratori  comunali  e,  in
particolare, al sindaco. 
    E' altresi'  emblematico  che  nel  settembre  2020  il  suddetto
dipendente, nonostante risultasse destinatario di  una  richiesta  di
rinvio a giudizio per truffa ai danni del  Comune  di  Tropea,  abbia
addirittura  ricevuto  dall'attuale  sindaco  una   benemerenza   per
«abnegazione al lavoro». 
    Nel complesso, l'azione ispettiva ha posto in luce alterazioni  e
irregolarita' dell'azione amministrativa rispetto a svariati  settori
di intervento, con conseguenti vantaggi ed agevolazioni nei confronti
di soggetti collegati, a vario titolo, direttamente o indirettamente,
con i sodalizi criminali egemoni nell'area di Tropea. 
    Dagli  esiti  ispettivi  riassunti  dalla  relazione  prefettizia
emerge un  quadro  indiziario  che  attesta  l'assenza  di  legalita'
all'interno dell'ente locale,  da  cui  conseguono  le  irregolarita'
gestionali  sopra   menzionate   e   un   preoccupante   livello   di
compromissione dell'amministrazione comunale di Tropea. 
    I contenuti delle relazioni del prefetto di Vibo Valentia e della
commissione d'indagine sono  stati  oggetto  d'esame  nel  corso  del
comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,  integrato
con la partecipazione del  procuratore  della  Repubblica  presso  il
tribunale di Vibo Valentia e del procuratore  aggiunto  della  locale
direzione distrettuale antimafia  che,  all'unanimita',  ha  ritenuto
sussistenti  gli  elementi   concreti,   univoci   e   rilevanti   su
collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali  con  la
criminalita' organizzata, richiesti dal comma 1 dell'art. 143 TUOEL e
piu' volte richiamati anche dalla giurisprudenza amministrativa,  per
l'adozione del provvedimento dissolutorio. 
    In tale sede, il procuratore della Repubblica presso il tribunale
di Vibo Valentia e il procuratore  aggiunto  della  locale  direzione
distrettuale antimafia hanno  sottolineato  come  per  il  Comune  di
Tropea  sussista  la  consapevolezza   di   rapporti   tra   ambienti
amministrativi locali e la criminalita' organizzata del territorio. 
    Le  circostanze,  analiticamente  esaminate  e   dettagliatamente
riferite nella relazione del prefetto, hanno rivelato  una  serie  di
condizionamenti  nell'amministrazione  comunale  di  Tropea  volti  a
perseguire  fini  diversi  da   quelli   istituzionali,   che   hanno
determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita'
dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della
collettivita',  rendendo  necessario  l'intervento  dello  Stato  per
assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'. 
    Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Tropea  (Vibo
Valentia), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo  18  agosto
2000, n. 267. 
    In  relazione  alla  presenza  ed  all'estensione  dell'influenza
criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
 
      Roma, 17 aprile 2024 
 
                                 Il Ministro dell'interno: Piantedosi