(Allegato A-art. 8)
                               Art. 8. 
                        Legame con l'ambiente 
 
    La zona di produzione del «Prosciutto  di  Carpegna»  e'  ubicata
nella   Regione   Marche,   nel   territorio   della   Provincia   di
Pesaro-Urbino, dove il Comune  di  Carpegna  risponde  alle  seguenti
coordinate cartografiche e connotazioni geografiche: 
      coordinate: 43°47' N 12°20' E; 
      superficie: 28,3 chilometri quadrati; 
      altezza slm: 748 metri; 
      altezza massima: 1415 metri; 
      escursione altimetrica: 1015 metri; 
      abitanti (21.12.2007): 1657. 
    Situato al confine settentrionale della porzione  centrale  della
penisola, il territorio di Carpegna e'  compreso  nel  perimetro  del
Parco naturale del Sasso Simone e Simoncello, la montagna della quale
occupa il versante meridionale ad una cinquantina di  chilometri  dal
Mare Adriatico, non distante dal comprensorio di San Marino.  Immerso
nel verde dei faggeti che caratterizzano  la  flora  locale,  la  sua
collocazione  rispetto  ai  primi  rilievi  appenninici  assicura  la
protezione dai venti freddi di Tramontana e di Bora,  determinando  i
connotati  costanti  del  microclima  locale,  caratterizzato   dalla
relativa vicinanza  del  mare,  dall'altitudine,  dalla  ventilazione
moderata,   dall'assenza    di    umidita'    stagnante    in    aree
geomorfologicamente   drenanti   e,   quindi,    in    un    ambiente
particolarmente equilibrato e segnato da condizioni  estive  miti  ed
asciutte, tali da aver dato vita da tempo  anche  ad  una  apprezzata
stazione climatica. 
    Oltre ai  requisiti  di  conformita'  della  materia  prima,  del
processo di lavorazione e di qualificazione  terminale  del  prodotto
stagionato, sono caratteristiche specifiche  del  prodotto  degne  di
menzione: 
      l'uso di cosce ottenute da suini di eta' non inferiore a  dieci
mesi, che implica l'utilizzo di carni  mature  e  piu'  inclini  alle
lunghe stagionature; 
      l'impiego di tecniche  manuali  di  battitura,  toelettatura  e
stuccatura dei prosciutti pronti per la fase di stagionatura; 
      il  divieto  di  additivi  chimici  di  qualsiasi  tipo  ed  in
qualsiasi fase della preparazione (tolto l'uso del cloruro  di  sodio
per la salatura all'inizio della lavorazione); 
      l'impiego del  solo  cloruro  di  sodio  marino  (sale  marino)
macinato a secco per le operazioni di salatura delle cosce fresche; 
      l'uso  di  cosce  fresche  refrigerate  e  non  congelate,   di
pezzatura adeguata all'eta' minima del suino; 
      l'avvio alla lavorazione presso il prosciuttificio di cosce non
oltre centoventi ore dalla macellazione; 
      la  durata   del   processo   complessivo,   che   prevede   il
completamento  della  stagionatura  non  prima  che  siano  trascorsi
quattordici mesi dall'inizio della lavorazione; 
      la limitata presenza di  sale  nel  prosciutto  -  sancita  dai
rapporti  prescritti  per  il  riscontro  dei  parametri  chimici  da
accertare alla fine della stagionatura - che  lo  distingue  in  modo
originale e specifico dagli  altri  prodotti  analoghi  elaborati  in
centro Italia. 
    I requisiti geo-ambientali  del  comprensorio  di  Carpegna,  nel
cuore del Montefeltro  e  del  suo  parco  naturale,  definiscono  un
contesto irriproducibile di fattori micro-climatici  favorevoli  alla
stagionatura  delle  carni  e  come  tali  intuiti  ed   «utilizzati»
dall'uomo fin da epoche remote. Si consideri, in  proposito,  che  la
connessione locale tra la lavorazione  delle  carni  di  suino  e  la
vocazione  del  territorio   ha   documentati   riscontri   fin   dal
Rinascimento, quando a seguito della cessione da parte del Signore di
Cesena  Malatesta  Novello  delle  saline  di  Cervia   (1468)   alla
Repubblica Veneta, si fa esplicito  riferimento  al  mantenimento  in
capo alla contea di Carpegna del diritto di utilizzare liberamente il
sale. La ventilazione garbata ma persistente che filtra  su  Carpegna
le brezze provenienti dall'Adriatico - intercettate in quota, ma dopo
la barriera protettiva dei primi contrafforti appenninici -  diffonde
le  essenze  della  specifica  microflora  mediterraneo-montana   del
comprensorio che unisce faggi, carpini, agrifogli ai  fiordalisi,  ai
gigli, agli anemoni ed anumerose specie di  orchidee,  che  il  Parco
conserva ed alimenta da secoli. 
    Tali   fattori   hanno   influito   anche    nella    regolazione
dell'attivita' enzimatica dei tessuti  delle  carni,  che  si  attiva
opportunamente pure in presenza  di  una  scarsa  componente  salina,
attraverso la maturazione propiziata da una  lunga  esposizione  alle
condizioni naturali del luogo (la stagionatura),  che  hanno  dirette
connessioni con la consistenza e con le proprieta' organolettiche del
prosciutto. 
    Le   esigenze   di   implementazione   di   una   materia   prima
conseguentemente  adeguata  a  lunghe  stagionature  naturali   senza
eccessi nell'uso del sale o  delle  sostanze  aromatizzanti  ha,  nel
tempo, imposto di «inseguire» nella sua  evoluzione  territoriale  la
tradizione del suino pesante italico, via via allargatasi -  rispetto
ad una originale e  prevalente  area  di  sviluppo  centrale  -  alla
pianura padana, nell'ambito  di  flussi  secolari  stabilizzatisi  da
ultimo in epoca contemporanea, dopo le grandi epidemie aftose.