(Allegato A-art. 9)
                               Art. 9. 
                  Legame con l'ambiente geografico 
 
A) informazioni sulla zona geografica 
    1) fattori naturali rilevanti per il legame 
    La Provincia di Modena, al  centro  della  regione  emiliana,  ha
tutte le caratteristiche climatiche  della  Valle  Padana,  anche  se
differenziazioni non lievi sono indotte dal fatto  che  la  meta'  di
essa si sviluppa nella regione collinare e montuosa  appenninica.  La
speciale posizione della pianura, posta ai piedi  dell'Appennino,  e'
la causa di un regime termo-pluviometrico  tipicamente  continentale,
con estati calde ed inverni rigidi. I venti umidi del sud vi giungono
generalmente asciutti,  determinando  una  bassa  pluviometria  molto
inferiore a quella che si registra, ad esempio nell'Italia  centrale.
I valori medi degli indici relativi alla luminosita',  all'escursione
termica alle  precipitazioni  piovose,  confermano  l'alto  grado  di
continentalita'  del  nostro  clima  caratterizzato  tra  l'altro  da
piovosita' mal distribuita, con due massimi (primavera ed autunno) di
pericoloso eccesso idrologico e due minimi  (inverno  ed  estate)  di
grave carenza. 
    Per quanto concerne  la  piovosita'  in  particolare,  l'ambiente
della pianura modenese presenta valori  sempre  piu'  bassi  rispetto
alla restante pianura emiliana soprattutto nei mesi estivi, tanto che
la pluviometria naturale non copre mediamente piu'  della  meta'  del
fabbisogno idrico  delle  colture  agrarie.  La  natura  argillosa  e
compatta di gran parte dei terreni modenesi non ha  certo  facilitato
l'esercizio dell'agricoltura attraverso i  secoli  e  ne  costituisce
ancor  oggi  uno  degli  aspetti  piu'  difficili.  Questi  caratteri
geografici  sono  raccontati  nel  capitolo   dedicato   all'Ambiente
Geografico del  volume  VI  «Ducato  di  Modena  e  Reggio»  compreso
nell'opera letteraria di Giuseppe Gorani «L'Italia del XVIII  secolo»
che apre il capitolo  con  questa  frase:  «La  natura  sembra  abbia
favorito in modo particolare la citta' e il territorio dello Stato di
Modena». 
    Si deve soprattutto all'attivita' dell'uomo  il  fatto  di  avere
creato le condizioni per  mantenere  l'ambiente  naturale  e  fertile
attraverso canalizzazioni di scolo, difesa degli eccessi  idrologici,
tecniche ed ordinamenti colturali basati sull'impiego  di  ammendanti
organici  per  ridurre  il   carattere   negativo   della   eccessiva
argillosita' dei terreni agrari. 
    2) Fattori umani rilevanti per il legame 
    Della «vitis Labrusca» ne  parla  Catone  nel  De  Agricoltura  e
Varrone nel De Rustica. E ancora Plinio, che nella Naturale Historia,
documenta le caratteristiche della «vitis vinifera»  «le  cui  foglie
come quelle della vite Labrusca, diventano di colore sanguigno  prima
di cadere». Nel  1300  il  bolognese  Pier  de'  Crescenzi,  nel  suo
trattato di agricoltura osserva  sulle  Labrusche,  che  «nere  sono,
tingono i vini e chiariscono, ma intere e con raspi  stropicciati  si
pongono nei vasi e non viziano il  sapore  del  vino».  E'  il  primo
documento che indica che in quei tempi era nato l'uso di fare il vino
dall'uva di quelle viti, che forse non erano piu' tanto «selvatiche».
Occorre ricordare infatti che le  antiche  Labrusche  erano  le  viti
selvatiche (vitis vinifera silvestris) o le  viti  della  sottospecie
vitis vinifera sativa, che  nascevano  spontaneamente  da  seme,  nei
luoghi non coltivati. Per questo motivo il Lambrusco  e'  considerato
uno  dei  vitigni  piu'  autoctoni  del  mondo   in   quanto   deriva
dall'evoluzione genetica della vitis vinifera silvestris occidentalis
la cui domesticazione ha avuto luogo nel territorio modenese. Il vino
Lambrusco e' sempre stato tenuto in grande onore dai Duchi, tanto  e'
vero che, due secoli e mezzo prima, in un suo «olografo»  del  giugno
del 1430, Nicolo' III d'Este aveva ordinato che «di tutto il vino che
veniva condotto da Modena a Parigi, la meta' del  dazio  non  venisse
pagata»,  in  modo  da  favorirne  il  commercio.  Gli  autori   piu'
significativi dell'800 confermano come nel corso  dei  secoli  Modena
rappresenta un territorio vocato alla produzione di  vini  mossi  che
hanno acquisito particolare notorieta' e tradizione di  produzione  e
consumo e i cui caratteri sono dovuti esclusivamente o essenzialmente
all'ambiente, compresi tutti  i  fattori  naturali  e  umani  che  lo
definiscono. L'origine storica della menzione «Modena» o «di  Modena»
e' sicuramente nota nella meta'  del  1800  grazie  alla  metodologia
produttiva relativa al tipico vino frizzante/spumante rosso  derivato
da un uvaggio  dei  vari  Lambruschi  tradizionalmente  coltivati  in
Provincia di Modena. Il vino ottenuto veniva denominato «Lambrusco di
Modena» in  quanto  nome  della  citta'  capoluogo  di  provincia.  I
consistenti e significativi risultati commerciali,  consolidatisi  in
oltre un secolo di attivita', hanno reso il «Lambrusco di Modena»  un
vino tra i piu' qualificati del'enologia provinciale. L'incidenza dei
fattori umani si rileva in  particolare  nella  determinazione  degli
aspetti tecnici  e  produttivi  che  rappresentano  gli  elementi  di
relazione con il disciplinare di produzione: 
    La base ampelografica dei vigneti 
    I vini a denominazione di origine controllata «Modena» o «Modena»
devono  essere  ottenuti  dalle  uve  prodotte  dai  vigneti  aventi,
nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: 
      Lambrusco - vitigni: Lambrusco Grasparossa, Lambrusco Salamino,
Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Marani, Lambrusco Maestri,  Lambrusco
Montericco,  Lambrusco  Oliva,  Lambrusco  a   foglia   frastagliata,
Lambrusco Viadanese, Lambrusco Barghi, Lambrusco  Benetti,  Lambrusco
del  Pellegrino  da  soli  o  congiuntamente,  nella  misura   minima
dell'85%. Possono  concorrere,  da  sole  o  congiuntamente,  le  uve
provenienti dai vitigni Ancellotta, Malbo gentile, Fortana, fino a un
massimo del 15%; 
      Bianco - vitigni: Montuni, Grechetto gentile, Trebbiano  (tutte
le varieta' e cloni idonei alla  coltivazione  nella  regione  Emilia
Romagna), da soli o congiuntamente,  nella  misura  minima  de11'85%.
Possono concorrere altri  vitigni  a  bacca  bianca,  non  aromatici,
idonei alla coltivazione per la regione Emilia  Romagna,  fino  a  un
massimo del 15%; 
      Rosso,  Rosato  -  vitigni:  Lambrusco  Grasparossa,  Lambrusco
Salamino, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Marani, Lambrusco  Maestri,
Lambrusco   Montericco,   Lambrusco   Oliva,   Lambrusco   a   foglia
frastagliata,  Lambrusco  Viadanese,  Lambrusco   Barghi,   Lambrusco
Benetti, Lambrusco del Pellegrino, minimo  85%;  per  il  complessivo
rimanente possono concorrere, da sole o  congiuntamente,  le  uve  di
altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione  per  la  Regione
Emilia-Romagna 
    Le forme di allevamento 
    L'ambiente   pedoclimatico   modenese   favorisce   un   naturale
accrescimento della vite. Le imprese viticole hanno optato per  forme
di allevamento a cordone permanente con tralci  ricadenti  capaci  di
contenere la vigoria delle  piante.  La  forma  di  allevamento  deve
inoltre consentire un'adeguata distribuzione  spaziale  delle  gemme,
esprimere la potenzialita' produttiva  delle  piante,  permettere  la
captazione dell'energia radiante, assicurare sufficiente aerazione  e
luminosita' ai grappoli. Le forme di allevamento piu' diffuse sono il
cordone libero, il cordone speronato, il G.D.C., il guyot, il sylvoz.
La densita' d'impianto e' di 2.500-3.000 ceppi/ettaro nei terreni  di
pianura mentre e' di 3.000/4.000 ceppi/ettaro nei terreni del margine
appenninico e del basso appennino associati a calanchi. 
    I portinnesti maggiormente utilizzati sono: Kober5BB, SO4,  420A,
1103P. 
    Le pratiche relative all'elaborazione dei vini 
    Le pratiche  relative  all'elaborazione  dei  vini,  sono  quelle
tradizionalmente consolidate, leali e costanti  e  fanno  riferimento
esclusivamente  alla  pratica  della  rifermentazione   naturale   in
bottiglia   e   della   rifermentazione   naturale   in    autoclave,
indispensabili a conferire ai vini D.O.C. «Modena» o «di  Modena»  le
loro peculiari caratteristiche.  Le  operazioni  di  arricchimento  e
l'aggiunta dello sciroppo di dosaggio sono  consentite  nel  rispetto
delle condizioni e dei limiti previsti dalla normativa comunitaria. 
    Gli autori latini (Catone, Plinio, Columella)  nei  loro  scritti
descrivono la produzione di un vino mosso  (Lambrusco)  in  grado  di
liberare spuma e quindi se ne deriva l'immagine di un vino frizzante. 
    Occorre pero' attendere  lo  sviluppo  delle  conoscenze  che  si
ebbero dalla fine  del  '600  a  tutto  l'800  per  capire  la  causa
biologica e la natura chimica della fermentazione alcolica  e  alcuni
aspetti relativi alla tecnica  enologica  collegata.  Altre  scoperte
dovevano pero' fare  far  in  modo  che  tutta  l'anidride  carbonica
prodotta nel corso della fermentazione rimanesse  sciolta  nel  vino:
occorreva da un lato un contenitore in grado di reggere la  pressione
e dall'altro un tappo che ne impedisse la fuga. Sono  due  condizioni
queste che si realizzarono tra la fine del '600 e gli inizi del '700.
Tale propensione per vini frizzanti bianchi e rossi  viene  ricordata
da Autori  successivi  del  seicento  e  del  settecento,  fino  alla
conclusione della lunga evoluzione genetica che portera' alla miglior
identificazione delle  viti  selvatiche  dei  latini  nelle  varieta'
bianche  e  soprattutto  rosse  (famiglia  dei  Lambruschi  modenesi)
descritte dagli ampelografi del 1800 (in particolare Acerbi,  Mendola
e Agazzotti).  Oltre  ai  progressi  tecnologici  si  ebbe  anche  un
importante cambiamento climatico (piccola era glaciale)  con  autunni
freddi e umidi, ritardi di maturazione e fermentazioni incomplete che
determinavano riprese fermentative in botte con rottura delle stesse.
Dalla meta' dell'800 alla meta' del '900 la maniera piu'  diffusa  di
ottenere un Lambrusco frizzante naturale  in  senso  industriale  era
rappresentata dalla rifermentazione in bottiglia. Si  otteneva  cosi'
un Lambrusco frizzante torbido, senza sboccatura, e la gran parte del
prodotto. Nel 1860 prese cosi' ad operare a Modena la  prima  cantina
di produzione di Lambrusco frizzante di tutta l'Emilia. Le produzioni
migliori venivano comunque sottoposte alla eliminazione  delle  fecce
anche con metodi che ne diminuissero le perdite  quanti  qualitative,
dapprima con macchine travasatrici  isobariche  (messe  a  punto  dal
Martinotti a fine '800), mentre attualmente anche nei vini  frizzanti
e spumanti rifermentati in bottiglia si usa eliminare il deposito  di
fecce di lievito dopo averlo fatto discendere verso il tappo e previo
congelamento del collo della bottiglia. 
B) Informazioni sulla qualita' e sulle caratteristiche  del  prodotto
essenzialmente o esclusivamente attribuiti all'ambiente geografico. 
    La D.O.C. «Modena» o «di Modena» e' riferita alla  produzione  di
vino rosso con la possibilita' di menzionare il vitigno «Lambrusco» o
il  riferimento  alle  due  tipologie  «Rosso»  e  «Rosato»  e   alla
produzione di vino bianco con il riferimento alla tipologia «Bianco».
Dal punto di vista analitico ed organolettico questi vini  presentano
caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'art. 6  del
disciplinare,  che  ne  permettono  una   chiara   individuazione   e
tipicizzazione legata all'ambiente geografico. 
    Dalle uve prodotte nel  territorio  modenese  si  possono  quindi
ottenere vini rossi di colore rubino e vini rossi  ben  colorati  con
tendenze al violaceo con acidita' medio-alta e struttura medio-bassa.
I vini  bianchi  hanno  colore  giallo  paglierino,  buona  acidita',
struttura media. 
    La freschezza e la fragranza dei profumi con evidenze floreali  e
fruttate contribuiscono al loro equilibrio gustativo. 
C) descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui  alla
lettera A) e quelli di cui alla lettera B). 
    A Modena la vitivinicoltura ha un  valore  socio-economico  molto
importante ed  e'  legata  alla  produzione  di  vini  «frizzanti»  e
«spumanti». Il fattore ambientale piu'  importante  nel  condizionare
l'equilibrio vegeto- produttivo e la qualita' del vino e' il terreno.
Pur  nella  loro  variabilita'  determinata  dall'ambiente  e   dagli
interventi agronomici, i terreni  agrari  modenesi  possono  pertanto
considerarsi di buona fertilita' che si identificano nei seguenti tre
tipi rappresentativi: 
      a) terreni sciolti, di colorazione gialla o  rossastra,  poveri
di  calce  e  spesso  anche  di  fosforo  totale   ed   assimilabile,
localizzati nella fascia pedecollinare ma anche  ad  altimetrie  piu'
elevate  con  suoli  che  in  pianura   vengono   denominati   «terre
parzialmente decarbonate della pianura pedemontana», mentre due  sono
i  suoli  dei  rilievi  «terre  scarsamente  calcaree   del   margine
appenninico»,  «terre  calcaree  del   basso   appennino   localmente
associate a calanchi; 
      b) terreni di medio impasto, ottimi sia sotto il profilo fisico
che chimico, originati dalle alluvioni dei fiumi  Secchia  e  Panaro,
localizzati nella media pianura che rientrano  nei  suoli  denominati
«terre calcaree dei dossi fluviali con i  suoli  Sant'Omobono  franca
limosa argillosa»; 
      c) terreni argillosi, molto compatti ma chimicamente ben dotati
e fertili, i quali costituiscono la maggior parte della pianura con i
suoli denominati «terre argillose delle valli bonificate». 
    I terreni di pianura appartengono alle alluvioni del  pleistocene
e dell'olocene, mentre i terreni collinari  e  montani,  cretacei  ed
eocenici, sono molto ricchi di componenti finissimi e  colloidali.  I
terreni di pianura sono praticamente esenti da  scheletro  grossolano
che invece e' spesso presente nei terreni coltivati di collina  e  di
montagna in forma di frammenti brecciosi che  possono  ostacolare  le
normali operazioni colturali. 
    Nella media pianura della provincia modenese  caratterizzata  dai
suoli «Sant'Omobono franca  limosa  argillosa»  l'indice  di  Winkler
varia dai 1900 ai 2000 gradi giorno con  precipitazioni  del  periodo
aprileottobre che si attestano attorno di  450  mm.  La  vigoria  dei
vigneti e' elevata con produzioni medio-alte. 
    Dalle uve prodotte  in  questo  territorio  si  ottiene  un  vino
discretamente  colorato,  povero  di  struttura,  di  moderato  grado
alcolico, di buona acidita' e con  note  floreali  e  fruttate  molto
evidenti. Nella pianura posta a nord della  provincia  modenese  dove
prevalgono  i  suoli  denominati   «terre   argillose   delle   valli
bonificate» l'indice di Winkler varia dai 1900 ai 2000  gradi  giorno
con precipitazioni  del  periodo  aprile  ottobre  che  si  attestano
attorno ai 450 mm. La vigoria dei vigneti e' elevata  con  produzioni
costanti. Dalle uve prodotte in questo territorio si ottiene un  vino
ben colorato, di buona struttura, di corpo morbido, di media acidita'
e con note  fruttate  evidenti.  Nella  pianura  posta  a  sud  della
provincia modenese prevalgono i suoli «terre parzialmente decarbonate
della pianura pedemontana» l'indice di Winkler varia dai 2169 ai 2193
gradi giorno. Le precipitazioni medie del periodo  aprile-ottobre  si
sono  attestate  sui  437-449  mm.  Il  territorio  pedecollinare   e
collinare della Provincia  di  Modena  e'  caratterizzato  dai  suoli
«terre scarsamente calcaree del margine appenninico», «terre calcaree
del basso appennino localmente associate  a  calanchi».  L'indice  di
Winkler varia dai 1890 gradi giorno rilevati nella  zona  di  Vignola
posta all'altitudine di 120-125 m. ai 2028 gradi giorno di  Levizzano
Rangone posto ad una altitudine di 135  m..  Dalle  uve  prodotte  in
questi areali  si  ottiene  un  vino  di  colore  rosso  tendente  al
violaceo, strutturato, di corpo morbido, di bassa acidita', con  note
fruttate molto evidenti. La storia del Lambrusco e  della  produzione
dei  vini  frizzanti  nei  territori  modenesi  parte  da  lontano  e
racchiude dentro di se' il  fascino  delle  prime  testimonianze  dei
poeti e degli scrittori del'eta' classica (Virgilio, Catone, Varrone)
che nelle loro opere raccontano di una «Labrusca  vitis»,  ovvero  un
vitigno selvatico che produceva frutti dal gusto aspro e  che  soleva
crescere ai margini delle campagne. Il Lambrusco, un vino  rosso  che
puo' essere frizzante o spumante, il colore rosso  rubino  brillante,
da servire a 12-14 °C per cogliere appieno fragranze  e  profumi,  e'
nato a Modena e da qui si e' diffuso sui mercati nazionali ed esteri.
Diversi sono gli elementi dai quali si coglie l'importanza che ha  la
vitivinicoltura  a  Modena,  7.620  ettari   di   superficie   vitata
costituiti per l'87% da vitigni Lambrusco,  l'azienda  vinicola  piu'
antica  della  Regione  Emilia-Romagna,  la  presenza  della  cantina
sociale piu' antica d'Italia in attivita', tre  cantine  sociali  che
hanno festeggiato il centenario della loro fondazione, ma soprattutto
il fatto che a Modena prevale la produzione di vini  a  denominazione
di origine, DOP e IGP. Con l'utilizzo della denominazione di  origine
i produttori modenesi desiderano affermare al consumatore che i  loro
prodotti hanno piu' cose da raccontare rispetto  ad  altri:  da  dove
provengono, come vengono lavorati, quali sono le caratteristiche e le
peculiarita'  che  li  differenziano  dalle  produzioni  che  non  si
identificano in un territorio ben definito.