Allegato
Al Presidente della Repubblica
Nel Comune di Badolato (Catanzaro), i cui organi elettivi sono
stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 3 ottobre
2021, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della
criminalita' organizzata che compromettono la libera determinazione e
l'imparzialita' dell'amministrazione locale, nonche' il buon
andamento e il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio
dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Occorre premettere che, a seguito della riduzione dell'organo
assembleare per dimissioni dei consiglieri a meno della meta' dei
componenti, il consiglio comunale di Badolato e' stato sciolto con
decreto del Presidente della Repubblica del 24 febbraio 2025 ai sensi
dell'art. 141, comma 1, lettera b), n. 4, del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267.
Peraltro, il Comune di Badolato, il cui consiglio comunale e'
stato gia' sciolto con decreto del Presidente della Repubblica del 23
maggio 2014 per infiltrazioni della criminalita' organizzata ai sensi
dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e'
collocato in un contesto territoriale notoriamente interessato dalla
presenza di sodalizi criminali.
All'esito di una complessa e articolata attivita' investigativa
della direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica
di Catanzaro, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Catanzaro, in data 20 gennaio 2025, ha emesso un'ordinanza di misure
cautelari nei confronti di quarantaquattro soggetti, a vario titolo
accusati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in
associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso,
estorsione, minacce, procurata inosservanza di pena, trasferimento
fraudolento di valori, reati in materia di armi, detenzione e spaccio
di stupefacenti, traffico di tabacco a lavorazione estera.
La gravita' dei fatti e la significativita' del condizionamento
dell'amministrazione comunale e' emersa anche dall'esecuzione delle
misure cautelari degli arresti domiciliari (tutte confermate in sede
di riesame, eccettuata la misura concernente il vicesindaco) nei
confronti del sindaco del Comune di Badolato, del vicesindaco, del
presidente del consiglio comunale e di due assessori, alcuni dei
quali indagati per il reato di cui al combinato disposto degli
articoli 416-bis e 110 del codice penale e tutti per il delitto di
scambio elettorale politico-mafioso di cui all'art. 416-ter del
codice penale.
Il presidente del consiglio comunale, figlio di un imprenditore
affiliato alla locale cosca di cui si dira' in seguito, risulta
inoltre accusato del reato di procurata inosservanza di pena per
avere, in concorso con altri soggetti, agevolato la latitanza di un
esponente di vertice della locale cosca di 'ndrangheta.
A seguito dell'applicazione delle misure cautelari nei confronti
dei suddetti amministratori, il prefetto di Catanzaro ha disposto la
sospensione dalla carica degli stessi ai sensi dell'art. 11, comma 2,
del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 nominando
contestualmente un commissario prefettizio per l'esercizio delle
funzioni di sindaco e giunta.
Le risultanze d'indagine - che si sostanziano in ipotesi di reato
gravissime dalle quali emerge in modo netto ed inequivocabile il
condizionamento dell'ente locale e l'esistenza di dinamiche
gestionali tese ad asservire l'apparato elettivo-burocratico comunale
al perseguimento degli interessi della locale criminalita'
organizzata - hanno inoltre determinato il prefetto di Catanzaro a
richiedere lo scioglimento del Comune di Badolato ai sensi dell'art.
143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, senza esperire
preliminarmente le procedure di accesso di cui al comma 2 della
stessa norma.
Il prefetto di Catanzaro, dunque, sentito nella seduta del 26
marzo 2025 il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza
pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore della
Repubblica della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha
trasmesso l'allegata relazione che costituisce parte integrante della
presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti,
univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti
degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo
mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, ed ha pertanto
riscontrato i presupposti per l'applicazione della misura di cui al
citato art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
I contenuti della menzionata ordinanza cautelare, cui rinvia la
relazione prefettizia, hanno posto in rilievo un quadro di
sostanziale compromissione dei principi di buon andamento e di
imparzialita' dell'attivita' dell'ente ed hanno evidenziato come
l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato in favore
degli illeciti interessi di soggetti appartenenti o comunque
riconducibili alla criminalita' organizzata.
La relazione del prefetto di Catanzaro pone in evidenza il ruolo
assunto dal citato imprenditore, soggetto intraneo alla locale cosca
criminale, nei cui confronti e' stata applicata la misura della
custodia cautelare in carcere, che risulta essersi attivamente
impegnato nella campagna elettorale dell'ottobre 2021, risultando
determinante per l'elezione dei suddetti amministratori,
interessandosi alla formazione delle liste e della giunta comunale
addirittura imponendo la nomina di un assessore esterno, sebbene tale
nominativo non fosse gradito al sindaco: allo scopo di controllare il
comune e condizionare l'attivita' amministrativa, anche attraverso la
partecipazione a riunioni, sebbene privo di qualsiasi titolo e
assumendo, di fatto, le relative decisioni.
Sintomatica al riguardo la circostanza, riportata nella relazione
prefettizia, secondo la quale in tutte le occasioni in cui il sindaco
- abitualmente residente in altra regione - si recava a Badolato per
adempiere a impegni istituzionali non delegabili, l'affiliato alla
cosca locale prendeva parte a tutti gli incontri informali che il
primo cittadino organizzava con il vice sindaco ed altri componenti
del suo staff.
La stessa relazione mette in rilievo la perfetta intraneita'
nella locale consorteria criminale del sindaco, del vicesindaco, del
Presidente del consiglio comunale e di due assessori, tutti indagati,
come evidenziato, per il delitto di «scambio elettorale
politico-mafioso» previsto dall'art. 416-ter del codice penale. Il
sindaco, il vicesindaco e un assessore risultano altresi' indagati
per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, ai sensi degli
articoli 110 e 416-bis del codice penale, per aver fornito un
contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il
rafforzamento delle capacita' operative della locale consorteria, con
la consapevolezza dei metodi e dei fini da essa perseguiti, ponendosi
a disposizione del citato imprenditore per garantire vantaggi
connessi allo svolgimento delle attivita' amministrative dell'ente,
in tal modo consentendo il conseguimento di profitti illeciti
all'associazione, ovvero rafforzando la percezione della capacita' di
intimidazione e condizionamento del sodalizio.
La relazione prefettizia si sofferma sulla figura del primo
cittadino di Badolato, evidenziandone il ruolo rivestito gia' nel
corso di passate consiliature, in quanto ha diretto l'amministrazione
locale, una prima volta, nel 1977, successivamente nel 2008 ed e'
stato poi nuovamente confermato nella stessa carica nella
consiliatura del 2013, amministrazione che, come evidenziato, e'
stata sciolta con decreto del Presidente della Repubblica del 23
maggio 2014 per infiltrazioni della criminalita' organizzata, ai
sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
A tal riguardo si precisa che, a seguito del citato provvedimento
dissolutorio del 2014, il sindaco con sentenza della corte d'appello
di Catanzaro n. 666 del 2 maggio 2016 venne dichiarato incandidabile
ai sensi dell'art. 143, comma 11, del decreto legislativo n. 267/2000
in quanto responsabile delle condotte che avevano causato lo
scioglimento del consiglio comunale.
La stessa relazione da' conto del rapporto di pregressa
conoscenza e documentata frequentazione, a partire dal 2005, del
primo cittadino con il menzionato imprenditore, esponente del
sodalizio criminoso, come detto attinto dalla custodia cautelare in
carcere, con la consapevolezza da parte del sindaco della sua
caratura criminale.
Sono al riguardo significativi i contenuti di fonti tecniche di
prova precedenti alle elezioni comunali dell'ottobre 2021, dai quali
emerge che il candidato sindaco evidenziava all'esponente del clan
locale come fosse importante farsi vedere insieme sul territorio e
chiedeva l'intervento di quest'ultimo per la risoluzione di questioni
che lo riguardavano direttamente, tra cui quella relativa agli usi
civici che bloccavano l'edificazione edilizia sui terreni intestati
ad una sua societa', in un'ampia fascia della costa di Badolato, gia'
lottizzata.
Il compendio probatorio dell'operazione da cui e' scaturita
l'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Catanzaro ha evidenziato ulteriori ingerenze da parte di
uno stretto congiunto del citato esponente 'ndranghetista, ingerenze
volte, come sara' dettagliatamente descritto in seguito, alla
stabilizzazione di un agente di polizia municipale a fronte del
prospettato conseguimento di obiettivi perseguiti dalla cosca locale.
La relazione prefettizia analizza anche la posizione del
vicesindaco, ponendo in rilievo lo stretto rapporto del medesimo con
il suddetto componente del sodalizio mafioso, cosi' come comprovato
da numerose fonti di prova.
Come analiticamente riportato nella relazione del prefetto di
Catanzaro, e' emerso che nel corso della campagna elettorale del 2021
il futuro vicesindaco si e' prodigato, significativamente, fornendo
un apporto essenziale, per la formazione di una lista civetta di cui
egli era il candidato sindaco, lista che si era resa necessaria per
abbassare il quorum di partecipazione dell'elettorato e cosi'
scongiurare un eventuale commissariamento prefettizio.
L'influenza e la pervicacia mafiosa del citato esponente della
locale cosca sul vicesindaco si e' altresi' estrinsecata mediante
ripetute minacce rivolte allo stesso amministratore comunale, alcune
di esse implicanti il veto di assegnare incarichi e lavori senza il
suo consenso e senza un vantaggio diretto, il divieto di procedere ad
impegni di spesa senza il suo consenso, nonche' l'allontanamento dal
comune di un avvocato, non gradito al citato affiliato, che era stato
nominato dal sindaco quale collaboratore a supporto dell'organo di
governo locale.
Dall'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, inoltre,
risulta che il vicesindaco abbia deliberato l'approvazione della
perizia tecnica relativa ad un immobile alienato - con trattativa
agevolata, sia nella procedura amministrativa sia nella
determinazione del prezzo - in favore del fratello del citato
esponente della locale cosca. In particolare, risulta che il
congiunto del citato imprenditore si sia interfacciato,
ripetutamente, con il vicesindaco ed il responsabile dell'area
tecnica per sollecitare la definizione della compravendita
dell'immobile suddetto in favore della propria moglie.
Risulta inoltre, emblematicamente, dalla stessa ordinanza, che il
vicesindaco abbia promesso ad un altro parente dell'imprenditore
controindicato, titolare di un'impresa individuale avviata appena
cinque mesi dopo l'insediamento della nuova amministrazione comunale,
di intermediare per l'assegnazione in suo favore di lavori per conto
del comune. Nello specifico, pur non essendosi concretizzati tali
affidamenti, la promessa suddetta risulta essersi estrinsecata
nell'adozione di due atti, uno di giunta e l'altro di consiglio
comunale, prodromici al successivo affidamento di lavori per la
realizzazione di parcheggi nel comune di Badolato.
La relazione del prefetto di Catanzaro esamina poi la posizione
del presidente del consiglio comunale ponendo in rilievo - quale
elemento significativo della forza intimidatrice della locale cosca
nell'ambito della campagna elettorale - il conseguimento del piu'
alto numero di preferenze da parte di costui nonostante inizialmente
non avesse alcuna intenzione di candidarsi alle elezioni dell'ottobre
2021. Lo stesso inoltre ricevera' anche l'importante delega in
materia di bilancio, tributi, attuazione programmatica, sistemi
informatici.
Questi dati, come evidenziato dal prefetto di Catanzaro,
restituiscono un quadro di significativa pervasivita' della
criminalita' organizzata fin dalla fase della competizione
elettorale.
Ulteriori elementi che attestano una gestione dell'ente, da parte
degli amministratori, avulsa dal rispetto di principi di buon
andamento e legalita' emergono dall'analisi della vicenda relativa ai
lavori di pavimentazione stradale di alcune vie comunali.
Le indagini giudiziarie hanno evidenziato l'intenzione del
sindaco di far effettuare i suddetti lavori di pavimentazione solo
una volta che fosse stata raggiunta la certezza, della fornitura del
relativo bitume, da parte di una ditta di fatto riconducibile al
predetto esponente criminale, peraltro destinataria di due
provvedimenti interdittivi antimafia.
Le stesse indagini hanno inoltre evidenziato l'indebita ingerenza
del presidente del consiglio comunale nell'individuazione della
ditta, anch'essa afferente al locale contesto criminale che in
concreto risultera' aggiudicataria della commessa.
La vicenda nel suo insieme, oltre ai menzionati profili di
condizionamento e illegittimita', attesta l'evidente violazione del
principio di separazione del potere di indirizzo politico da quello
di gestione.
Ulteriore episodio dal quale emerge l'indebita ingerenza del
presidente del consiglio comunale e' quello relativo alla rimozione
di un'imbarcazione, con a bordo migranti extracomunitari, giunta
sulla costa di Badolato nel novembre del 2021, ed arenatasi a pochi
metri dalla riva.
Risulta dalle indagini giudiziarie che lo stesso presidente del
consiglio comunale abbia manifestato al sindaco ed al vicesindaco la
necessita' di affidare i lavori di rimozione dell'imbarcazione alla
ditta del padre, come detto affiliato alla locale cosca, in luogo
della ditta inizialmente individuata dall'amministrazione comunale. A
tal riguardo la relazione prefettizia, nel precisare che il suddetto
affidamento non ha poi avuto seguito in ragione dell'intervento della
procura di Catanzaro che ha disposto la distruzione
dell'imbarcazione, sottolinea come l'insieme di tali vicende sia
emblematico dell'ingerenza diretta della politica nella gestione di
procedimenti amministrativi e, nel caso concreto, di una politica che
non solo e' apparsa permeabile agli interessi della cosca, ma da
questa si e' fatta anche indirizzare.
Altra persona di riferimento dell'esponente della locale cosca,
all'interno del Comune di Badolato, risulta essere colui che
assumera' l'incarico di assessore esterno, soggetto che inizialmente
era stato proposto dallo stesso membro del sodalizio al fine della
valida presentazione della lista collegata con il futuro sindaco. Pur
non risultando eletto ed avendo ottenuto un numero esiguo di
preferenze, tale profilo veniva scelto dal componente del sodalizio
mafioso quale soggetto piu' idoneo ad assumere la predetta carica di
assessore esterno. Al riguardo, occorre sottolineare che tale
persona, nel corso di molteplici intercettazioni, aveva manifestato
le proprie perplessita' ad accettare l'incarico suddetto ritenendo di
non avere le competenze necessarie. A fronte di tali titubanze,
l'esponente della locale cosca gli forniva ogni rassicurazione
facendo presente che lui stesso, di volta in volta, gli avrebbe
fornito dettagliate istruzioni da seguire nello svolgimento
dell'incarico di assessore.
Altro episodio significativo del rapporto privilegiato
intercorrente tra il soggetto controindicato e l'assessore in
questione e' quello relativo alle minacce indirizzate dal medesimo
controindicato al vicesindaco, volte a far dimettere due consiglieri
eletti e cosi' legittimare la presenza dell'assessore, esterno, in
seno all'amministrazione comunale.
Emerge inoltre dall'ordinanza del giudice per le indagini
preliminari che anche tale assessore, cosi' come un altro assessore
abbiano deliberato l'approvazione della perizia tecnica relativa
all'immobile sopra citato, e l'alienazione dello stesso per favorire
il fratello dell'esponente della locale cosca.
Come sopra evidenziato, il compendio probatorio dell'operazione
da cui e' scaturita l'ordinanza cautelare ha ravvisato ulteriori
ingerenze da parte di uno stretto parente del piu' volte citato
esponente 'ndranghetista in relazione alla stabilizzazione di un
agente di polizia municipale, figlia di un dipendente di un comune
limitrofo collegato al locale contesto criminale che si era adoperato
per favorire la regolarizzazione, e la riapertura, dell'impianto di
una societa' riconducibile, di fatto, al predetto esponente della
cosca locale, impianto nel quale risulta essere stata agevolata la
latitanza del vertice della cosca medesima.
Emerge infatti, dall'esame del richiamato provvedimento
cautelare, che il primo cittadino si sia prodigato a stabilizzare la
posizione del suddetto agente di polizia municipale trasformando il
contratto di lavoro in essere da rapporto a tempo determinato a
rapporto a tempo indeterminato, con aumento delle ore lavorative.
Le circostanze sopra descritte, analiticamente esaminate e
dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto, hanno dunque
rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale
di Badolato volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali
che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita'
dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della
collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per
assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Tali elementi, come gia' evidenziato, sono stati oggetto di esame
e valutazione nel corso del comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica. In tale sede il procuratore della repubblica
della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha evidenziato
che, nel caso di specie, piu' che di condizionamento della vita
dell'ente locale da parte della criminalita' organizzata si e' di
fronte ad una infiltrazione diretta della cosca nella compagine
politico-gestionale del Comune di Badolato.
Sebbene il processo di ripristino della legalita' nell'attivita'
del comune sia gia' iniziato con la gestione provvisoria dell'ente
affidata al commissario straordinario, ai sensi dell'art. 141 del
decreto' legislativo 18 agosto 2000 n. 267, in considerazione dei
fatti suesposti e per garantire il completo affrancamento dalle
influenze della criminalita', si ritiene, comunque, necessaria la
nomina della commissione straordinaria di cui all'art. 144 dello
stesso decreto legislativo, anche per scongiurare il pericolo che la
capacita' pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo
esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative.
L'arco temporale piu' lungo previsto dalla vigente normativa per la
gestione straordinaria consente anche l'avvio di iniziative e di
interventi programmatori che, piu' incisivamente, favoriscono il
risanamento dell'ente.
Rilevato che il provvedimento dissolutorio previsto dall'art. 143
del citato decreto legislativo, per le caratteristiche che lo
configurano, puo' intervenire finanche quando sia stato gia' disposto
provvedimento per altra causa, differenziandosene per funzioni ed
effetti, si propone, pertanto, l'adozione della misura di rigore nei
confronti del Comune di Badolato, con conseguente affidamento della
gestione dell'ente locale ad una commissione straordinaria cui, in
virtu' dei successivi articoli 144 e 145, sono attribuite specifiche
competenze e metodologie di intervento finalizzate a garantire, nel
tempo, la rispondenza dell'azione amministrativa alle esigenze della
collettivita'.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 10 aprile 2025
Il Ministro dell'interno: Piantedosi