(Allegato)
                                                             Allegato 
 
                    Programma nazionale triennale 
              della pesca e dell'acquacoltura 2025-2027 
 
(Ai sensi dell'art. 2, comma 5-decies del decreto-legge  29  dicembre
2010, n. 225 convertito con modificazioni  dalla  legge  26  febbraio
                            2011, n. 10) 
 
PARTE I: La natura del  Programma,  lo  scenario  socioeconomico,  la
visione strategica 
    A. Le sfide da affrontare: cenni sullo scenario socioeconomico 
    B. Un riequilibrio della PCP: cambio di rotta per favorire tutela
dell'ambiente e difesa del lavoro e dell'impresa 
    C. Dall'Europa omologante a quella delle comunita': il  paradigma
della glocalizzazione 
PARTE II:  La  struttura  del  PNT:  aree  strategiche,  obiettivi  e
strumenti 
    A. La struttura 
    B. Le aree strategiche 
    C. Sviluppo e sostenibilita' della pesca: obiettivi 
    D. Sviluppo e sostenibilita' dell'acquacoltura: obiettivi 
    E. Competitivita' delle imprese: obiettivi 
    F. Strumenti 
      1. Ricerche e studi nell'ambito dell'obiettivo prescelto 
      2. Formazione 
      3. Promozione e sensibilizzazione 
    G. Monitoraggio e sistema controlli 
    H. Focus: La ricerca scientifica 
APPENDICE: Dati statistici ed economici 
    A. Stato delle risorse biologiche 
    B. La pesca italiana 
      1. Flotta 
      2. La produzione 
    C. Acquacoltura 
      1. Dati produttivi 
      2. Criticita' ed opportunita' 
 
                               PARTE I 
                      La natura del Programma, 
          lo scenario socioeconomico, la visione strategica 
 
    Il Programma nazionale triennale della pesca e  dell'acquacoltura
(PNT)  e'  uno  strumento  che   mira   a   definire   sinergie   tra
l'amministrazione pubblica e le associazioni di settore. Il  PNT  e',
in sostanza, sia una guida strategica (perche'  propone  una  visione
per lo sviluppo del comparto e risponde alla  domanda:  cosa  fare  e
perche?), sia un piano operativo che fornisce alle  associazioni  gli
strumenti tattici per tradurre in concreto, sul territorio e a favore
delle imprese e dei lavoratori, tale visione  (e  che  risponde  alla
domanda: come farlo, con quali metodi, mezzi, misure?). 
    Dal punto di vista delle definizioni, a dire  il  vero,  poco  e'
cambiato da quando il Programma ha visto la luce (previsto nel  2004,
programmato per il triennio 2007/2009), allorche' era gia' descritto,
secondo una accezione non diversa da quella che  oggi  lo  distingue:
tutela dell'ecosistema marino e della  concorrenza  e  competitivita'
delle imprese di pesca. 
    Tuttavia, nel  tempo  il  Programma  ha  perso  molte  delle  sue
prerogative, sostituito in diversi ambiti  dal  meglio  finanziato  e
piu' complesso Fondo europeo (oggi FEAMPA). Oggi il  PNT  rappresenta
essenzialmente un supporto al mondo delle  associazioni  e  al  mondo
sindacale, gli attori principali a cui spetta il compito di  dare  un
forte impulso, tecnico, formativo,  socioculturale  e  professionale,
allo sviluppo e alla crescita. Il PNT  individua  proprio  in  queste
strutture consociative  gli  attori;  le  rende  corresponsabili  dei
processi  evolutivi  o  di  adeguamento;  le  investe  dell'onere  di
accompagnare la comunita' verso il futuro e le sfide che esso pone. 
    In questo senso, il  Programma  non  solo  fa  da  corollario  al
FEAMPA,  che  resta  comunque  un  riferimento  fondamentale,  ma  lo
completa, ne colma eventuali lacune: si tratta di una  attuazione  in
chiave nazionale del  principio  di  sussidiarieta'  a  cui  l'Unione
europea si ispira. 
A. Le sfide da affrontare: cenni sullo scenario socioeconomico 
    Faro  indiscutibile  della  politica  comune  della  pesca  degli
ultimi quindici  anni  e'  stato  il  tema  della  sostenibilita'   a
oltranza, che ha messo gli operatori del settore ittico a tu  per  tu
con sfide spesso  particolarmente  difficili,  quali  la  transizione
ecologica  e  l'innovazione  continua  delle  misure   di   gestione.
Tuttavia, gli  approcci  regolatori  hanno  fallito  molti  dei  loro
obiettivi, incrinando due  dei  tre  pilastri  su  cui  si  regge  la
politica  unionale,  ovvero  quello  sociale  e   quello   economico,
determinando quote di mercato a vantaggio di altri competitor extra e
intra europei che, invece, non erano ne' sono  soggetti  a  politiche
cosi' restrittive. 
    E infatti, negli ultimi due decenni i dati relativi  all'economia
ittica  hanno  disegnato  una  tendenza  particolarmente  negativa  e
determinato  uno   scenario   critico   e   preoccupante.   Rinviando
all'appendice  del  documento  per  una  analisi  piu'   approfondita
(analisi del tutto necessaria per comprendere  appieno  cio'  che  il
Programma suggerisce di  effettuare)  e'  opportuno  in  questa  sede
rimarcare che il settore e' stato anche attraversato da una crisi  di
fiducia  degli  stessi  operatori,  i  quali  hanno   troppo   spesso
interpretato come vessatorie o inopportune alcune misure  adottate  a
Bruxelles e come troppo debole l'azione politica dei diversi  Governi
che si sono avvicendati dal 2004 in poi. 
    Una stasi, quella a cui si e'  giunti,  che  ha  scoraggiato  gli
impulsi   propri   dell'attivita'    d'impresa,    affievolito    gli
investimenti,   frenato   le   nuove   aziende   e   il   cambiamento
generazionale. I fondi europei che si  sono  succeduti  hanno  potuto
tamponare l'eccessivo declino, ma risorse che avrebbero dovuto essere
indirizzate principalmente allo sviluppo sono state  in  buona  parte
utilizzate come ammortizzatori, alla stregua di sussidi. Senza quelle
risorse, tuttavia, la situazione oggi sarebbe molto piu' grave. 
    Con la pandemia e l'esplosione di  diversi  conflitti,  anzitutto
quello russo-ucraino,  come  qualsiasi  altro  settore  anche  quello
ittico ha dovuto reagire alla gia' precaria  situazione.  Le  imprese
hanno subito una compressione dei livelli produttivi e dei fatturati,
con ripercussioni  dirette  sull'occupazione.  La  crisi  energetica,
esacerbata dalla crisi tra Russia e Ucraina, e la fase post-pandemica
hanno  ulteriormente  aggravato  la  situazione  con  un   incremento
esponenziale dei costi e una flessione di redditi ed occupazione.  La
dipendenza dal carburante si e' rivelata una vulnerabilita'  critica,
con un'aumentata incidenza dei  costi  di  produzione  che  ha  eroso
significativamente i margini di profitto. L'aumento  dei  prezzi  del
gasolio, dei materiali di consumo e dei costi di trasporto ha  inciso
pesantemente  sulle  operazioni   quotidiane.   Intanto,   nonostante
l'incremento del consumo di prodotti ittici in Italia, che supera  la
media  europea,  si  assiste  a  un  paradossale   incremento   delle
importazioni  a  discapito   della   produzione   nazionale.   Questo
sottolinea  la  necessita'  di  politiche  di  sostegno  mirate   che
incentivino la produzione locale, garantiscano la sostenibilita'  del
settore e promuovano  un  consumo  responsabile.  Tuttavia,  uno  dei
motivi che determinano questo squilibrio nella  bilancia  commerciale
del  comparto  e'  anche  l'assenza  di  una  poderosa  industria  di
trasformazione  e  conservazione  del  prodotto,  la  quale  potrebbe
immettere  sul  mercato  alimenti  congelati,  surgelati,  freschi  o
precotti che potrebbero aggredire la fetta enorme di mercato  che  al
momento diversi produttori stranieri occupano. 
    Un aumento esponenziale dei  costi  di  produzione,  dunque,  una
riduzione delle  catture  del  25%  in  dieci  anni,  insieme  a  una
diminuzione del 20% della flotta (del 50% in ventitre'  anni),  hanno
portato a una contrazione del valore degli sbarchi e delle produzioni
nazionali del 18%. Abbiamo perso in dieci anni 100.000  kW  e  25.000
GT, una flotta enorme, pari a quella dei leader mondiali del  settore
ittico industriale (negli ultimi  trenta anni 600.000  kW  e  140.000
GT). 
    Inoltre, l'incremento delle importazioni (+25% in dieci  anni  da
Paesi europei) per  soddisfare  la  domanda  interna,  nonostante  un
aumento del consumo di pesce, evidenzia una dipendenza crescente  dal
mercato estero che mina l'autosufficienza nazionale. 
    La  sostenibilita'  sociale  e'  ugualmente  compromessa:   negli
ultimi tredici anni la riduzione delle giornate lavorative in mare  e
l'aumento dell'eta' media degli imbarcati (oltre  50  anni)  indicano
difficolta',  con  una  forza  lavoro  invecchiata   e   una   scarsa
attrattivita' per le nuove generazioni. Questo  e'  aggravato  da  un
calo significativo sia di pescatori autonomi (-36%) che di dipendenti
(-27%). 
    Le giornate medie di lavoro in mare  sono  146  (nel  2005  erano
197); l'eta' media degli imbarcati e' di 53 anni, ed e'  in  aumento.
In alcune regioni l'eta' media e' prossima ai 60 anni (58,6). 
B. Un riequilibrio della PCP: cambio di  rotta  per  favorire  tutela
dell'ambiente e difesa del lavoro e dell'impresa 
    Nonostante lo squilibrio dei tre  pilastri  della  PCP  a  favore
delle politiche ambientaliste, il mondo della pesca ha saputo reagire
nei limiti delle  possibilita'  concesse  dalla  ristretta  normativa
unionale rispettando il principio per cui lo sfruttamento degli stock
ittici deve essere in linea con i parametri della rigenerazione degli
stessi. 
    Questa  premessa  e'  alla  base  del  lavoro  di  formazione   e
sensibilizzazione   portato   avanti   dalle   varie   rappresentanze
associative e sindacali dei pescatori  sin  dagli  inizi  degli  anni
Ottanta  del  secolo  scorso,  quando  il   paradigma   della   pesca
professionale e' mutato decisamente, passando dall'attrezzo  migliore
per catturare di piu' alle metodologie di prelievo piu' efficaci  per
coniugare  produttivita'  e  sostenibilita';   lo   scopo   di   tale
cambiamento e' stato, appunto, quello di calibrare lo sforzo di pesca
sulle possibilita' di assicurare un futuro  riproduttivo  alle  varie
specie  ittiche  oggetto  di  cattura,  consci  del  fatto  che   una
rarefazione   delle   risorse   avrebbe    inevitabilmente    causato
problematiche occupazionali, oltre che naturalmente ambientali. 
    Tradotto nella pratica quotidiana, questo irrefutabile  paradigma
ha portato i pescatori e le loro rappresentanze a impegnarsi  in  uno
sforzo  di  adeguamento,  rinnovamento  e  sensibilizzazione  che  ha
disposto una serie di trasformazioni che hanno  reso  le  generazioni
dei pescatori dei nostri giorni una categoria professionale del tutto
differente da quella  costituita  dalle  generazioni  precedenti.  Il
tutto per rispondere anche alle direttive e agli stimoli  provenienti
dalle istituzioni che, in una  sola  parola,  sono  riassumibili  nel
termine sostenibilita'. 
    Questo processo di rinnovamento, tuttora in atto, ha avuto  varie
positive conseguenze, tra le quali un ampliamento delle competenze  e
delle professionalita' dei pescatori ma, di contro, ha causato  anche
la perdita di occupati  per  un  mutato  approccio  al  mestiere  del
pescatore, che non tutti i  soggetti  attivi  nelle  varie  marinerie
italiane hanno accettato. 
    Oggi i pescatori imbarcati sono poco meno  di  22  mila,  di  cui
circa 19.000 a tempo pieno (dieci anni fa erano circa 30.000), mentre
quelli che operano a terra sono oltre 100 mila, per un totale che  si
aggira attorno ai 125 mila lavoratori (escluso l'indotto) (1) . 
    La strada della sostenibilita' cosi' tracciata arriva  ai  nostri
giorni e si amplia  con  gli  interventi  relativi  alla  transizione
energetica, concetto che anche  la  flotta  italiana  e'  chiamata  a
declinare, quantunque  non  siano  ancora  chiari  i  contorni  degli
interventi che dovrebbero convertire i motori  dei  natanti  a  nuove
tipologie di propulsori con ridotte emissioni di sostanze inquinanti. 
    Un caso specifico relativo al disorientamento e  all'impasse  che
stanno vivendo le imprese della pesca nel  rapportarsi  alle  istanze
della transizione energetica e'  costituito  dalle  imbarcazioni  che
utilizzano attrezzi da  traino:  lo  strascico,  ad  esempio,  e'  il
segmento che maggiormente risente dei vincoli  applicati  all'impiego
di motorizzazioni endotermiche, poiche'  costretto  a  revisionare  i
propri strumenti di lavoro senza poter usufruire di  opportunita'  di
investimento e sostegno finanziario per l'acquisto di propulsori piu'
moderni e meno inquinanti. 
    E in effetti, nel quadro delle azioni da implementare all'interno
del Programma nazionale triennale  della  pesca  e  dell'acquacoltura
2025-2027 si prevede di favorire la ricerca di soluzioni  alternative
all'utilizzo   di   motori   a   gasolio   tradizionali,    spingendo
sull'innovazione e la progettazione di powertrain che,  combinando  i
combustibili fossili  con  le  energie  rinnovabili,  portino  a  una
propulsione sempre piu' vicina agli obiettivi di decarbonizzazione  e
di contenimento delle emissioni nocive. 
    Ma per far questo e' necessario riflettere sull'adeguatezza delle
limitazioni in atto applicate agli attrezzi da  traino,  al  fine  di
promuovere una stagione di investimenti per avviare una fase nuova di
collaborazione tra istituzioni e mondo  produttivo  della  pesca,  in
grado  di  tradurre  in  atti  concreti  la  richiamata   transizione
energetica. 
C. Dall'Europa omologante a  quella  delle  comunita':  il  paradigma
della glocalizzazione 
    Ci si potrebbe chiedere se il  settore  stia  vivendo  una  crisi
ormai endemica, affrontata non bene dalle politiche unionali  e  resa
piu' grave da una serie di eventi esterni  che  hanno  messo  a  dura
prova la resistenza e la capacita' di  reagire  di  un  settore  gia'
fragile. 
    L'inefficacia dei rimedi introdotti  dall'Unione  europea  sembra
trovare origine, come detto, nella asimmetria dei tre pilastri  della
politica comune della pesca. La PCP ha introdotto un quadro giuridico
che mira a considerare le dimensioni ambientali, economiche e sociali
della pesca,  ma  nella  pratica  le  misure  adottate  hanno  spesso
favorito la sostenibilita' ambientale a  discapito  delle  altre  due
dimensioni, con misure volte a preservare gli stock ittici attraverso
la  riduzione  delle  catture   e   la   diminuzione   della   flotta
peschereccia. Queste misure, sebbene utili per  la  protezione  degli
ecosistemi marini, hanno avuto ripercussioni severe sugli  altri  due
pilastri della sostenibilita', specialmente  in  Italia.  Il  perche'
l'Italia abbia pagato un prezzo superiore agli altri paesi leader del
settore e' semplice: il Paese esercita la  pesca  esclusivamente  nel
Mediterraneo. Mentre nazioni che si affacciano sull'Atlantico trovano
in quella dimensione nuovi mercati e diverse  possibilita',  l'Italia
rimane custode di millenarie tradizioni focalizzate  lungo  le  coste
tirreniche e adriatiche, lungo il canale di Sicilia  e  lo  Ionio,  e
conserva una flotta di piccole dimensioni (con circa 7000  barche  al
di sotto dei dieci  metri),  ma  proprio  per  questo  non  riesce  a
seguire,  forse  non  puo'  seguire,  l'impulso  globalizzante  delle
politiche unionali, politiche che parlano a grandi  flotte  piuttosto
che a pescatori locali (e tutto cio' senza considerare che  la  pesca
nel  Mediterraneo  rappresenta  circa  l'1%  della  pesca   mondiale:
aggredendo in questo modo una cosi'  piccola  percentuale,  si  crede
seriamente di poter dare un contributo essenziale all'ambiente e agli
stock?) 
    La politica comune della pesca  dell'Unione  europea,  nonostante
sia stata  concepita  con  l'intento  di  uniformare  e  regolare  la
gestione delle risorse ittiche in modo sostenibile,  si  e'  rivelata
spesso un carico  gravoso  per  le  comunita'  di  pescatori.  Queste
ultime, specialmente in Italia, dove il  mare  e'  sentito  come  una
naturale prosecuzione della terraferma, hanno percepito le  direttive
europee come un corpo rigido e  insensibile  alle  variegate  realta'
locali. Il mare, parte integrante  dell'eredita'  culturale  e  della
sovranita' nazionale, e' stato oggetto di una cessione di  competenze
all'UE  che  ha  comportato  non  una  sinergia,  ma  una  sorta   di
assorbimento  dei  problemi  europei  senza  una   vera   e   propria
condivisione e adattamento alle peculiarita' italiane.  Ai  pescatori
italiani e' sembrato di assistere alla  localizzazione  dei  problemi
europei,  e  non  ad  una  europeizzazione  delle   crisi   e   delle
problematiche locali. Il principio di  sussidiarieta'  sembra  essere
stato violato. 
    L'ingresso  nell'Unione  europea  ha   implicato   per   l'Italia
l'accettazione di un apparato normativo  che  non  sempre  ha  saputo
interpretare o rispettare le specificita' territoriali. Le  comunita'
ittiche si sono viste imporre regolamenti che mal  si  adattano  alla
realta' peninsulare, minacciando l'economia  locale  e  il  benessere
delle popolazioni costiere. Questo  scenario  ha  posto  in  luce  la
difficolta' di trasferire  pratiche  e  regolamenti  da  un  contesto
all'altro senza un adeguato processo di adattamento.  L'approccio  e'
stato piu' generico e meno sensibile alle realta' locali. 
    La glocalizzazione  emerge  come  una  strategia  promettente  in
questo contesto: essa propone di integrare  le  condizioni  locali  e
l'esperienza empirica dei pescatori nell'adattamento delle  politiche
globali.  L'obiettivo  e'   quello   di   armonizzare   le   pratiche
tradizionali  con  le  innovazioni  tecnologiche   e   le   dinamiche
economiche globali, preservando al contempo l'identita' e  il  valore
intrinseco delle comunita' locali. 
    E' imperativo che la  politica  comune  della  pesca  dell'Unione
europea evolva verso un  modello  piu'  inclusivo  e  rappresentativo
delle molteplici realta' culturali e tecniche che  caratterizzano  le
sue acque. Solo attraverso un approccio piu' olistico e differenziato
sara' possibile garantire il futuro sostenibile della pesca  e  delle
comunita'  costiere  italiane,  proteggendo  al  contempo  l'eredita'
storica e culturale che queste rappresentano. 
    Le  risorse   ittiche   non   conoscono   confini   politici   ed
amministrativi,  per  cui  una  politica  di  pesca   efficace   deve
necessariamente avere una visione globale. Tuttavia,  questa  visione
globale non deve tradursi in un approccio omologante  che  ignora  le
specificita' locali. La glocalizzazione significa, infatti,  adattare
le politiche e le pratiche globali  alle  realta'  locali.  Coinvolge
l'integrazione delle condizioni e delle  specifiche  locali,  insieme
all'esperienza dei pescatori, nel calibrare le politiche globali. 
    Non si possono «globalizzare» le comunita'  locali:  perderebbero
la loro natura ed i vantaggi che tradizione e cultura hanno  concesso
per  secoli;  diverso  e'   consolidare   le   ricchezze   locali   e
avvantaggiarle con le economie di scala che si determinano a  livello
globale. Se si costringe il particolare a fondersi con  l'universale,
il locale con  il  globale,  il  tradizionale  con  lo  standard,  il
risultato sara' un mondo uniforme e povero.  E  nessun  settore  come
quello agroalimentare e' piu' esposto a queste dinamiche. 
    E' necessario adottare l'approccio suggerito dal principio  della
glocalizzazione,  ovvero  la  capacita'  di  combinare   insieme   la
sensibilita' globale  con  l'azione  locale.  E'  imperativo  che  le
politiche di gestione delle risorse ittiche siano  informate  da  una
prospettiva globale ma calibrate sulle realta' locali. Cio' significa
integrare la conoscenza scientifica  con  la  saggezza  empirica  dei
pescatori che possono offrire intuizioni preziose sulla salute  degli
stock ittici e suggerire pratiche di pesca sostenibili. 
 
                              PARTE II 
    La struttura del PNT: aree strategiche, obiettivi e strumenti 
 
    I  criteri  attraverso  i  quali  le  risorse  del  PNT   saranno
distribuite sono una diretta emanazione dei principi  di  cui  si  e'
detto  e  delle  strategie  descritte.  Una   componente   importante
nell'elaborazione delle regole del gioco e' stata anche la  relazione
della Corte dei conti, pregna  di  indicazioni  e  suggerimenti  che,
laddove possibile, hanno trovato rifugio nella nuova formulazione del
Programma. 
    Il PNT deve essere interpretato correttamente nella sua accezione
di Programma, ovvero un insieme di strumenti,  metodi,  tecniche  per
raggiungere un risultato complessivo in un arco  temporale  definito,
nel nostro caso  un  triennio.  Se  si  interpreta  il  PNT  come  un
percorso,  e'  piu'  semplice  comprendere  come   qualsiasi   tappa,
rappresentata  dalla  progettualita'  che  i   beneficiari   vorranno
proporre, ha  un  valore  immediato  (ad  esempio:  formare  il  ceto
peschereccio su dinamiche cogenti), e uno  programmato  che  rendera'
quella tappa (rectius: progetto) utile ai fini del risultato finale. 
A. La struttura 
    Il Programma  individua  tre  aree  strategiche  che  tentano  di
circoscrivere l'intero scenario del complesso mondo  professionale  a
cui e' destinato. Ognuna di queste aree contempla obiettivi specifici
che possono essere raggiunti attraverso strumenti trasversali, ovvero
comuni per le tre aree strategiche. 
 
              Parte di provvedimento in formato grafico
 
B. Le aree strategiche 
    Sviluppo sostenibile della pesca 
    Sviluppo sostenibile dell'acquacoltura 
    Competitivita' delle imprese ittiche 
C. Sviluppo sostenibile della pesca: obiettivi 
    Lo sviluppo sostenibile della pesca e' una  priorita'  strategica
che mira a garantire la conservazione delle risorse ittiche e il loro
utilizzo  responsabile,  in  linea  con  le   raccomandazioni   della
Commissione europea e dei comitati scientifici. 
Obiettivi 
    1. Nuove strategie di gestione dello sforzo di pesca: 
      sviluppare modelli di gestione coerenti con  il  raggiungimento
del rendimento massimo sostenibile (MSY). 
    2. Conservazione degli  habitat  per  la  protezione  delle  aree
sensibili: 
      identificare   le   aree   biologicamente   cruciali   per   la
riproduzione e la crescita delle specie target. 
    3. Transizione energetica: 
      sperimentare  modelli  di   adozione   di   fonti   energetiche
rinnovabili (eolica, solare, micro-idroelettrica). 
    4. Sensibilizzare il consumo responsabile di prodotti nazionali: 
      favorire l'utilizzo dei prodotti di pesca italiana in  contesti
educativi e sociali (es. mense scolastiche e catering pubblico); 
      coinvolgere operatori e cittadini, con  particolare  attenzione
ai  giovani  e  agli   istituti   scolastici,   per   promuovere   la
consapevolezza ambientale e sociale; 
      sensibilizzare i consumatori sull'origine,  la  qualita'  e  il
valore aggiunto dei  prodotti  ittici  italiani  attraverso  campagne
mirate. 
    5. Migliorare la qualita' e la sicurezza dei prodotti  ittici  da
valorizzare: 
      sperimentare  sistemi  innovativi  per  la   tracciabilita'   e
conservazione  dei  prodotti,  con  l'obiettivo   di   aumentare   la
shelf-life e garantire trasparenza ai consumatori; 
      promuovere le produzioni locali e tradizionali ittiche  per  la
loro valenza ecologica e culturale; 
      fornire informazioni chiare  sull'origine  e  la  qualita'  dei
prodotti destinati ai canali Ho.Re.Ca., anche attraverso  sistemi  di
etichettatura innovativi. 
D. Sviluppo sostenibile dell'acquacoltura: obiettivi 
    Lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura rappresenta un elemento
chiave per il rafforzamento della  produzione  alimentare  nazionale,
garantendo la tutela delle risorse ambientali e la valorizzazione del
patrimonio culturale e produttivo del settore. Si intende  creare  un
equilibrio  tra  le  esigenze  economiche,  sociali  ed   ecologiche,
promuovendo l'innovazione e la qualita' e sicurezza dei prodotti ed a
tale scopo sono stati identificati i seguenti 
Obiettivi 
    1. Sensibilizzare il consumo responsabile di prodotti nazionali: 
      a. favorire l'utilizzo dei prodotti di acquacoltura italiana in
contesti educativi  e  sociali  (es.  mense  scolastiche  e  catering
pubblico); 
      b.  coinvolgere  operatori   e   cittadini,   con   particolare
attenzione ai giovani e agli istituti scolastici, per  promuovere  la
consapevolezza ambientale e sociale; 
      c. sensibilizzare i consumatori sull'origine, la qualita' e  il
valore aggiunto dei  prodotti  ittici  italiani  attraverso  campagne
mirate. 
    2. Efficienza energetica e fonti rinnovabili: 
      supportare la produzione di energia da fonti eolica,  solare  o
micro-idroelettrica, sfruttando le caratteristiche strutturali  degli
impianti di acquacoltura. 
    3. Migliorare la qualita' e la sicurezza dei prodotti  ittici  da
valorizzare: 
      a.  favorire  l'adozione  di  metodiche  di   allevamento   che
garantiscano elevati standard qualitativi e sanitari, con particolare
sostegno alla  prevenzione  e  gestione  delle  malattie  dei  pesci,
ottimizzando l'uso di farmaci veterinari e ingredienti funzionali nei
mangimi; 
      b. sperimentare sistemi  innovativi  per  la  tracciabilita'  e
conservazione  dei  prodotti,  con  l'obiettivo   di   aumentare   la
shelf-life e garantire trasparenza ai consumatori; 
      c. promuovere le produzioni locali e tradizionali ittiche delle
lagune  e  della  vallicoltura  per  la  loro  valenza  ecologica   e
culturale; 
      d. fornire informazioni chiare sull'origine e la  qualita'  dei
prodotti destinati ai canali Ho.Re.Ca., anche attraverso  sistemi  di
etichettatura innovativi. 
    4. Ridurre l'impatto ambientale delle attivita' di acquacoltura: 
      a.  introdurre   tecnologie   innovative   per   una   gestione
sostenibile delle risorse idriche ed energetiche; 
      b. promuovere  sistemi  per  ridurre  il  consumo  di  acqua  e
minimizzare l'inquinamento  e  l'impatto  ambientale,  attraverso  il
riutilizzo dei reflui e il trattamento degli scarti di lavorazione. 
    5. Valorizzare le produzioni estensive e i servizi ecosistemici: 
      a.  realizzare  progetti  per  il   ripristino   funzionale   e
produttivo  degli   ambienti   estensivi   (es.   vallicoltura)   con
riconoscimento  economico  dei  servizi  ecosistemici  offerti   (es.
sequestro del carbonio, protezione della biodiversita'). 
E. Competitivita' delle imprese ittiche: obiettivi 
    Il rafforzamento della competitivita' delle imprese  del  settore
della  pesca  e  dell'acquacoltura   e'   un   obiettivo   strategico
imprescindibile  per  garantire  la   resilienza   economica   e   la
sostenibilita' a  lungo  termine.  La  fragilita'  strutturale  delle
imprese richiede interventi mirati e sistemici. In  questo  contesto,
il ricambio generazionale, la diversificazione delle attivita'  e  la
promozione  di  modelli  imprenditoriali   innovativi   e   inclusivi
rappresentano leve  fondamentali  per  lo  sviluppo.  Di  seguito  si
elencano i relativi 
Obiettivi 
    1. Promuovere l'associazionismo: 
      promozione dell'associazionismo per migliorare l'organizzazione
delle imprese e facilitare l'accesso ai mercati, nonche' la  corretta
informazione in materia e la giusta comunicazione ed  intermediazione
con l'amministrazione. 
    2. Promuovere il ricambio generazionale e l'inclusione: 
      sostenere la partecipazione  dei  giovani  e  delle  donne  nel
settore imprenditoriale attraverso l'implementazione di programmi  di
tutoraggio   e   formazione   mirati   a   giovani   imprenditori   e
imprenditrici, con particolare attenzione all'avvio di nuove  imprese
e servizi di supporto per start-up. 
    3. Favorire la diversificazione economica: 
      espandere le attivita' lungo  la  filiera  ittica,  sviluppando
canali  commerciali  alternativi  per   collegare   direttamente   la
produzione alla vendita al dettaglio; 
      sperimentazione e sviluppo di nuove pratiche  commerciali  (es.
marchio condiviso); 
      creazione di mercati  digitali  e  piattaforme  e-commerce  per
favorire la vendita diretta e ridurre la dipendenza da  intermediari,
attraverso la  digitalizzazione  delle  attivita'  di  vendita  e  la
promozione, mediante piattaforme on-line  e  strumenti  di  marketing
mirati, di modelli di consumo a chilometro zero; 
      promozione  di   modelli   integrati   che   combinino   pesca,
acquacoltura e attivita' complementari come turismo  ittico,  vendita
diretta  e   trasformazione   dei   prodotti,   per   aumentarne   la
competitivita' e la diversificazione. 
    4. Rafforzamento e rilancio economico delle imprese: 
      ridurre   la   vulnerabilita'   del   sistema   imprenditoriale
attraverso l'innovazione, la digitalizzazione e lo sviluppo  di  reti
commerciali integrate; 
      rafforzare  le  capacita'  di  adattamento  delle  imprese   ai
cambiamenti economici e climatici, attraverso piani di  gestione  del
rischio e piani  di  adattamento  in  caso  di  crisi  di  mercato  o
interruzioni della catena produttiva. 
    5. Nuovi modelli di economia circolare: 
      implementazione dei modelli di business dell'economia circolare
(filiera circolare, recupero e riciclo,  estensione  della  vita  del
prodotto, piattaforma di condivisione, prodotto come servizio). 
F. Strumenti 
    Per realizzare gli obiettivi connessi a ciascuna area, i soggetti
attuatori potranno avvalersi degli strumenti illustrati di seguito: 
1. Ricerche e studi 
    Lo strumento trasversale delle ricerche e degli studi scientifici
e di fattibilita' e' il mezzo piu'  versatile  per  la  realizzazione
degli obiettivi relativi alle aree strategiche  prefissate  dal  PNT.
L'importanza di disporre di  studi  continuamente  aggiornati  e  che
rispondano  alle  esigenze  dell'amministrazione  quanto   del   ceto
peschereccio per programmare le misure di gestione nel  migliore  dei
modi lo rende lo strumento che meglio si  adatta  alla  realizzazione
degli obiettivi del Programma.  Questi  ultimi,  infatti,  non  fanno
altro che individuare l'oggetto dei possibili studi  che  i  soggetti
attuatori possono decidere di sviluppare.  Una  scontata  elasticita'
sara' consentita nelle diverse annualita' nel concentrare i  progetti
su uno o piu' focus relativi ad aspetti specifici  e  di  particolare
interesse. 
2. Formazione 
    La formazione rappresenta lo strumento  su  cui  e'  concessa  la
maggiore elasticita' di intenti. Vale a dire che  la  predisposizione
dei corsi di formazione programmati e realizzati a  favore  di  tutti
gli operatori del settore non sara' necessariamente vincolata ad  una
stretta rispondenza e correlazione con i singoli obiettivi ma  potra'
piu' genericamente riferirsi direttamente alle tre aree  strategiche.
Bastera',  infatti,  la  riconducibilita'  dei  corsi  di  formazione
all'area strategica di riferimento, senza vincolare in  maniera  piu'
stringente  la  formazione  ai  singoli  obiettivi  ma   collegandola
all'organizzazione di seguito elencata. 
    Organizzazione di corsi di formazione: 
      titoli abilitativi; 
      corsi di lingua; 
      corsi sulla sicurezza in mare; 
      corsi in materia di  buone  prassi  igienico-sanitarie  per  il
trattamento dei prodotti ittici a bordo delle imbarcazioni; 
      corsi  in  materia  di  trasformazione  e  confezionamento  dei
prodotti ittici a terra e a bordo delle imbarcazioni; 
      corso sulla corretta compilazione del log-book. 
3. Promozione e sensibilizzazione 
    La promozione e la sensibilizzazione sono strumenti  fondamentali
del Programma nazionale  triennale,  essenziali  per  valorizzare  il
prodotto  ittico  nazionale,  favorire  il  consumo  responsabile   e
rafforzare il legame tra le comunita' locali e le risorse acquatiche.
Questi interventi mirano a  migliorare  la  visibilita'  del  settore
della pesca e dell'acquacoltura,  incentivando  pratiche  di  consumo
sostenibili e  valorizzando  il  patrimonio  culturale  e  produttivo
legato alle eccellenze italiane. 
    Campagne di informazione e promozione: 
      programmi educativi multimediali:  realizzazione  di  contenuti
digitali  e  campagne  sui  principali  media  per   valorizzare   le
eccellenze ittiche locali; 
      eventi  tematici:  organizzazione  di   fiere,   manifestazioni
culinarie e giornate dedicate  al  pescato  italiano  e  ai  prodotti
tipici dell'acquacoltura; 
      testimonial  e  promozione  locale:  coinvolgimento  di  figure
pubbliche  o  esperti  locali   per   amplificare   l'impatto   delle
iniziative; 
      iscrizione ad organismi nazionali e sovranazionali. 
    Materiali divulgativi e certificazioni: 
      opuscoli e guide per  i  consumatori:  creazione  di  materiali
informativi sui  benefici  nutrizionali  e  ambientali  dei  prodotti
ittici; 
      etichettature e certificazioni: introduzione di sistemi  chiari
che garantiscano la tracciabilita', l'origine e la sostenibilita' dei
prodotti, migliorando la fiducia dei consumatori. 
    Collaborazione educativa e formativa: 
      progetti nelle scuole: inserimento  di  percorsi  didattici  su
pesca  e   acquacoltura   sostenibili   nei   programmi   scolastici,
coinvolgendo studenti di ogni ordine e grado; 
      workshop  per  operatori  del  settore:  seminari  e  attivita'
formative  per  promuovere  le  migliori  pratiche   di   produzione,
valorizzazione e sostenibilita'. 
G. Monitoraggio e sistema controlli 
    Il monitoraggio dovra' poggiare: 
      sulla condivisione dell'attuazione del  Programma,  nell'ambito
del   Tavolo   istituzionale,   che   vede   la   partecipazione   di
rappresentanti dell'apparato governativo centrale e degli enti locali
in senso complessivo, che annualmente  monitora  l'attivita'  svolta,
ivi inclusi i risultati positivi e le criticita' attuative; 
      sulla produzione di rapporti di sintesi rappresentanti lo stato
di avanzamento dei programmi  a  cadenza  predefinita  nei  documenti
attuativi; 
      sulla  consultazione  costante  tra  l'amministrazione  e   gli
operatori del Comparto nazionale pesca e acquacoltura, attraverso  le
loro  associazioni  nazionali  ed   i   tradizionali   canali   della
comunicazione e dell'informazione, sia in seno al  Tavolo  consultivo
centrale per la pesca, sia in occasione dell'organizzazione di eventi
mirati, aperti alla partecipazione di esperti e tecnici della materia
e dell'amministrazione; 
      sulla valutazione del grado di  soddisfazione  partecipativa  e
funzionale all'attuazione del  Programma  nazionale  da  parte  degli
operatori del settore della pesca e dell'acquacoltura. 
H. Focus: La ricerca scientifica 
    Un ruolo fondamentale per la crescita del settore della  pesca  e
dell'acquacoltura assume la ricerca scientifica. 
    Gli sforzi  e  le  risorse  impiegate  negli  ultimi  anni  hanno
consentito al nostro Paese, attraverso le sue  strutture  di  ricerca
pubbliche e private, di costruire una base dati completa  e  fruibile
da parte della comunita' di amministratori  e  ricercatori:  cio'  e'
ancora  oggi  essenziale  per  la  determinazione   degli   obiettivi
operativi e gestionali che  incontrano  le  istanze  e  soddisfano  i
bisogni degli operatori del comparto. 
    In linea generale la ricerca scientifica dovra'  essere  promossa
per raggiungere obiettivi di sostenibilita' delle attivita' che hanno
impatti sugli ecosistemi acquatici e sulla biodiversita', nonche' per
supportare la transizione digitale di tutti i processi  afferenti  al
settore. La conservazione della biodiversita' e'  essenziale  per  la
durata  nel  tempo  delle  attivita'  economiche  della  pesca:  solo
assicurandone la preservazione e lo sfruttamento nel rispetto di alti
standard di sicurezza e qualita' del prodotto  si  potra'  avere  una
pesca vitale nel futuro. La sostenibilita' e  la  transizione  green,
infatti, sono centrali nella predisposizione di ogni intervento. 
    Il conseguimento di risultati di rilievo scientifico piu'  mirati
potra' essere costituito dalla elaborazione di modelli  di  variabili
biologiche ed  economiche  per  la  osservazione  degli  standard  di
qualita' e sicurezza alimentare del  prodotto  ittico,  nel  rispetto
delle caratteristiche tipologiche delle singole  specie  e  a  tutela
della preservazione e della ricostituzione degli stocks. Sara' quindi
essenziale prevedere la diffusione, anche in formato  semplificato  e
sintetico,  dei  risultati  di  tali  indagini,  per  consentire  non
soltanto  agli  addetti  al  settore,  ma  all'opinione  pubblica  in
generale di poter venire a conoscenza delle condizioni della «risorsa
blu»  e  di  poter  contribuire  al  dibattito  sulle  necessita'  di
bilanciamento  tra  preservazione  dell'ecosistema   e   sfruttamento
sostenibile del prodotto ittico. 
    In   particolare,   la   nuova   programmazione   vuole   seguire
l'evoluzione delle scienze della pesca per  disporre  delle  migliori
evidenze e dei piu' avanzati strumenti di controllo e previsione  per
verificare gli impatti delle misure sullo stato delle risorse  e  per
avere elementi indipendenti a supporto  delle  posizioni  assunte  in
sede europea e nelle relazioni tra amministrazione ed operatori. 
    In tal senso il processo  di  modernizzazione  della  pesca  deve
considerare   la   promozione   degli   strumenti   della    societa'
dell'informazione che evidenzia la necessita' di uno  sforzo  diffuso
per la digitalizzazione del  sistema,  in  coerenza  con  l'indirizzo
pubblico nazionale di potenziare e sostenere la transizione  digitale
dei processi. 
    In tal senso le innovazioni della ricerca per la  definizione  di
«letture sintetiche delle attivita' di pesca negli spazi marini»,  la
definizione di sistemi di controllo remoto su base di  dati  raccolti
in tempo reale, la pianificazione spaziale di pesca e acquacoltura, e
l'elaborazione di modelli bioeconomici per valutare gli effetti delle
misure  tecniche  sulle  realta'  sociali  ed   economiche,   possono
rappresentare  una  serie  di   pilastri   su   cui   appoggiare   la
digitalizzazione del sistema pesca  italiano.  Questo,  tra  l'altro,
consentira' di valorizzare il potenziale di conoscenza e la  base  di
dati di cui il sistema pesca italiano dispone. 
    Questo processo deve vedere partecipi i pescatori come lavoratori
del mare, le loro associazioni, i loro sindacati, anche  per  evitare
che il processo di digitalizzazione crei ulteriori distanze. 
 
                              APPENDICE 
                    Dati statistici ed economici 
 
A. Stato delle risorse biologiche 
    Lo stato degli stock commerciali nei mari italiani  e'  descritto
in base ai dati  raccolti  nell'ambito  del  Programma  nazionale  di
raccolta  dei  dati  alieutici  (PNRDA),  aggiornati  al  2023,   che
comprendono sia la serie storica dei dati raccolti nei trawl  surveys
(campagne di  ricerca  in  mare  come  il  MEDITS  e  Grund),  sia  i
campionamenti biologici dello sbarcato commerciale (campbiol) e,  per
la frazione  dei  piccoli  pelagici,  le  serie  storiche  ed  alcuni
risultati ottenuti dai survey acustici (MEDIAS). 
    La valutazione sullo stato degli stock condivisi con altri  Paesi
del Mediterraneo viene realizzata in ambito CGPM-FAO, STECF e ICCAT. 
    I dati raccolti ed analizzati sono stati pubblicati nel 2024  dal
Ministero  dell'agricoltura,  della  sovranita'  alimentare  e  delle
foreste nell'Annuario sullo stato delle  risorse  e  sulle  strutture
produttive dei mari italiani. 
    I risultati delle valutazioni scientifiche sui  principali  stock
commerciali (circa 10) continuano  a  descrivere  una  situazione  di
sovrasfruttamento delle risorse ittiche seppure con  qualche  segnale
di miglioramento e differenziata nelle diverse sub  aree  geografiche
(GSA). 
    Specie demersali come il  moscardino  (Eledone  cirrhosa),  e  la
sogliola (Solea solea) presentano una situazione non  grave  e  molto
diversificata nelle diverse GSA,  mentre  per  la  triglia  di  fango
(Mullus barbatus) sono stati  registrati  segnali  di  netta  ripresa
dello stock seppure ancora con soglie di eccessivo sfruttamento nello
Ionio e canale di Sicilia (GSA 16 e 19). 
    Situazione  ugualmente  positiva  quella  del  gambero  rosa  (P.
longirostris) in fase di incremento in diverse GSA,  con  segnali  di
overfishing solo nella 10 e  la  16,  mentre  il  gambero  rosso  (A.
foliacea) presenta un livello di sfruttamento sostenibile nella  sola
GSA 9 e segnali di ripresa nella 18 e 19, ma situazioni  preoccupanti
nelle GSA 10 e 11. Piu' negativi tra i crostacei i dati  relativi  al
gambero viola (A. antennatus)  e  allo  scampo  (N.  norvegicus)  che
risultano ovunque in situazione critica. 
    Per quanto riguarda le alici (E. encrasicolus) e le  sardine  (S.
pilchardus) permane una situazione di  sovrasfruttamento  soprattutto
nelle GSA adriatiche  (meno  grave  quella  della  18),  seppure  con
fluttuazioni interannuali anche in relazione a fattori ambientali. 
    Tra i cefalopodi dati positivi per il totano (I. coindetii) nelle
GSA 17 e 18, dove la seppia (S. officinalis)  presenta  al  contrario
segnali preoccupanti. 
    Altre specie, come il sugarello (T. trachurus)  o  la  pannocchia
(S. mantis), valutate solo in alcune GSA, hanno  mostrato  tutte  una
mortalita' da pesca eccessiva. 
    Alla luce di questa situazione, risulta evidente la necessita' di
rafforzare le misure di gestione, mediante  piani  di  ricostituzione
degli stock, piani  multi-annuali  sia  unionali  che  nazionali  per
l'ulteriore adeguamento  dello  sforzo  di  pesca,  senza  trascurare
laddove  la  ricerca  scientifica  ne  ravvisi  la   necessita',   un
incremento delle chiusure spazio-temporali e delle innovazioni  nelle
misure tecniche e nei modelli gestionali.  Cio'  anche  se  e'  ormai
evidente che oltre alla pesca esistono altre  fonti  di  impatto  che
incidono sullo stato delle  risorse,  dai  cambiamenti  climatici  ad
altre attivita' economiche (traffico marittimo, attivita' estrattive,
scarichi  industriali,  etc.)  che   richiederebbero   un   approccio
integrato  per   essere   affrontati   adeguatamente   ed   in   modo
proporzionato e contemporaneo alla limitazione delle catture in mare,
e che in una visione ecosistemica la stessa ripresa di  alcuni  stock
puo' comportare una alterazione degli equilibri tra le specie  e  non
comportare necessariamente un incremento della biomassa complessiva. 
B. La pesca italiana 
1. Flotta 
    La flotta da pesca italiana  iscritta  nell'archivio  licenze  di
pesca  al  31  dicembre  2023  risulta  pari  a  11.678  unita'.   Il
tonnellaggio di stazza lorda complessivo espresso in  GT  e'  pari  a
141.283, mentre la potenza motore e' di 915.186 Kw, tutti valori  che
confermano il trend di riduzione della flotta  gia'  osservato  negli
anni precedenti. 
    Nei prossimi anni, attraverso  la  misura  cod.  113105  «Arresto
definitivo  dell'attivita'  di  pesca»  prevista  dall'art.  20   del
regolamento (UE) n. 2021/1139 che istituisce il Fondo europeo per gli
affari marittimi, pesca e acquacoltura (FEAMPA)  e  che  modifica  il
regolamento  (UE)  2017/1004,  ed   attuata   mediante   il   decreto
direttoriale n. 319453 del 17 luglio 2024, e' previsto  un  ulteriore
ridimensionamento della capacita' di pesca. 
    La percentuale di ritiro del naviglio e' modulata  nelle  GSA  in
squilibrio in funzione delle diverse aree marine e degli attrezzi  da
pesca utilizzati. 
    Si prevede uno sforzo finanziario  pari  a  circa  il  60%  delle
risorse complessive previste per l'attuazione delle operazioni di cui
agli articoli dal 17 al 21 del reg. FEAMPA (7,14%  del  totale  delle
risorse  dell'intero  programma  operativo  2021-2027  FEAMPA).   Con
l'impiego di queste risorse l'obbiettivo e' quello della riduzione di
10.575 GT e 58.183 Kw. 
    Secondo     l'intendimento     dell'autorita'     di     gestione
l'implementazione di questa  misura,  peraltro  richiesta  fortemente
anche dal ceto peschereccio direttamente e per il  tramite  dei  vari
corpi intermedi, consente di compiere  un  ulteriore  sforzo  per  il
raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra  la  capacita'  e  le
possibilita' di pesca (art. 22 del regolamento (CE) n. 1380/2013). 
    La consistenza in GT e Kw di queste cinque unita' e' pari a 3.926
GT e 7.840 Kw. 
    Secondo  i  dati  registrati  al  31  dicembre  2023,  la  flotta
mediterranea (ossia la flotta  italiana  che  opera  all'interno  del
Mediterraneo) e' pari a 11.673 battelli, con una capacita' di  stazza
di 137.357 GT e una forza motrice di 907.346 Kw. La  flotta  operante
al di fuori del Mediterraneo nel 2023 risulta  costituita  da  cinque
unita', due delle quali non risultano operative ed una ha gia'  fatto
dismissione di bandiera nei primi  del  2024.  Delle  tre  unita'  in
esercizio, due praticano la pesca a strascico ed una la circuizione. 
    Alla fine del 2023 la suddivisione  della  flotta  da  pesca  per
sistemi conferma la struttura registrata negli anni  precedenti.  Con
8.130 battelli, la piccola pesca (PGP) rappresenta di gran  lunga  il
segmento piu' importante in termini numerici,  sommando  da  solo  il
69,58%  del  totale  della  flotta.  Tuttavia,  il  peso  si   riduce
notevolmente in  termini  dimensionali,  attestandosi  al  12,73%  in
termini di GT ed al 27,23% di potenza motore (Kw). Con  2.042  unita'
(il 17,48% del totale nazionale), la flotta operante con attrezzi  da
traino [strascico e rapido (DTS e TBB)] si  conferma  la  seconda  in
termini di numerosita', e la prima in termini dimensionali.  Difatti,
tale sistema ricopre il 60,44% di  GT  ed  il  47,17%  della  potenza
motore nazionale. A seguire seguono,  in  ordine  di  importanza,  le
draghe idrauliche (con il 6,11% del totale  nazionale),  il  segmento
della circuizione (con il 2,99%), e le  unita'  che  utilizzano  come
tecnica prevalente il palangaro (con il 2,98%). 
    La  maggior  parte  della  flotta  italiana  (2.854  unita')   e'
concentrata nella GSA 17 (Adriatico settentrionale) le cui  marinerie
costituiscono  un  nucleo  storico  della  pesca  italiana  dove   si
riscontrano tutte le possibili tecniche di pesca. Il numero di unita'
della GSA 17 presenta un'incidenza percentuale del 24,42% sul  totale
Italia, ed in termini dimensionali concentra quasi il 30,86% e 30,88%
rispettivamente in termini di stazza  (GT)  e  potenza  motore  (Kw).
All'area nord adriatica segue per numerosita' la flotta che opera nel
mar Tirreno meridionale e centrale (GSA 10),  che  include  le  coste
della Campania, Calabria tirrenica e Sicilia nord; qui si concentrano
2.616 unita' pari al 22,39% in termini numerici,  il  cui  contributo
dimensionale e' pari al 13,74% in GT  e  al  16,14%  in  potenza  del
motore. 
    Dal punto di vista della consistenza numerica seguono le GSA  11,
9, 19, 16 e  18;  le  flotte  di  queste  aree  incidono  sul  totale
nazionale con percentuali che oscillano  dal  12,28%  della  Sardegna
(GSA 11) all'8,61% dell'Adriatico meridionale (GSA 18) che con le sue
1.006  unita'  chiude  la  classifica   delle   aree   italiane   del
Mediterraneo. 
    Utilizzando il 2004 come anno di riferimento  base,  si  registra
una evidente e costante contrazione nella consistenza  della  flotta,
che passa  dai  14.873  battelli  del  2004  agli  11.678  del  2023,
registrando quindi un  calo  complessivo  di  3.195  motopesca.  Tale
significativa flessione (-21,6%) ha interessato maggiormente battelli
con dimensioni superiori alla media. 
2. La produzione 
    Il volume dei prodotti della pesca sbarcati dalla flotta italiana
operativa nel Mar Mediterraneo nel corso  del  2023  risulta  pari  a
116.276,79 tonnellate, cui corrisponde un valore economico di  687,65
milioni di euro. Il segmento dello strascico (comprensivo dei rapidi)
risulta dominante, le quantita' sbarcate  si  attestano  a  38.539,23
tonnellate, pari al 33,14% della quantita'  complessiva.  In  termini
economici, in ragione dell'elevato  pregio  commerciale  del  mix  di
specie bersaglio, tra cui  gamberi  rossi  e  scampi,  il  contributo
risulta ancor piu' significativo con 309,22 milioni di euro  pari  al
44,97% del fatturato dell'intera flotta italiana. Il  segmento  della
volante a coppia ed  il  comparto  della  piccola  pesca  seguono  in
termini di rappresentativita' di catture con  valori  percentuali  di
circa il 16% per entrambi sul totale. 
    Dall'analisi della  distribuzione  geografica  della  produzione,
emerge il ruolo trainante della GSA 17,  cui  corrisponde  il  50,15%
delle  quantita'  sbarcate.  E'  noto   che   nell'Adriatico   centro
settentrionale, si concentrano  tipologie  di  pesca  particolarmente
produttive come la volante a  coppia  e  le  draghe  idrauliche  che,
insieme, rappresentano circa un terzo degli  sbarchi  nazionali.  Per
converso, il basso pregio commerciale delle  specie  target,  piccoli
pelagici e vongole, comporta una riduzione della quota in termini  di
valore economico, che si  attesta  a  poco  meno  del  38%,  comunque
rappresentando l'area principale anche in termini di ricavi. 
    In relazione al  paniere  di  specie  sbarcato,  si  conferma  la
predominanza di tre specie: acciughe,  vongole  e  sardine,  che  nel
complesso costituiscono il 37,7% del  totale  sbarcato  dalla  flotta
nazionale operante nel Mediterraneo.  Le  acciughe  rappresentano  in
assoluto la prima specie con 19.567 tonnellate, equivalenti al  16,8%
della produzione complessiva. Le vongole registrano  un  quantitativo
di 16.753 tonnellate ed un contributo del 14,4%  al  totale;  infine,
gli sbarchi di sardine sono di 7.482  tonnellate  pari  al  6,4%.  Su
livelli quantitativi significativamente piu' contenuti gli sbarchi di
nasello e gamberi  bianchi  pari  rispettivamente  a  6.745  e  5.944
tonnellate. Tra le altre specie caratteristiche della pesca  italiana
si segnalano: il tonno rosso con 5.114 tonnellate, le pannocchie  con
3.630 tonnellate, le seppie con 3.134 tonnellate, le triglie di fango
con 3.091 tonnellate ed i polpi con 3.002 tonnellate (All. B  -  Tab.
B1 Relazione flotta). 
    Nel  complesso,  i  dati  dei  ricavi  evidenziano   una   minore
concentrazione rispetto  alle  quantita'  e  le  prime  dieci  specie
rappresentano piu' del 50% del valore complessivo dei ricavi. 
C. Acquacoltura 
1. Dati produttivi 
    L'Italia e' uno dei leader europei per  la  produzione  di  pesci
(come trote), novellame di specie marine (spigole ed orate), storioni
e relativa produzione  di  caviale.  Inoltre,  e'  uno  dei  maggiori
produttori di molluschi bivalvi,  nonostante  negli  ultimi  anni  il
settore, in particolare in nord Adriatico, ha dovuto  affrontare  una
forte contrazione a causa dei  danni  provocati  sia  dalla  comparsa
della specie aliena invasiva granchio blu (Callinectes  sapidus)  che
per il fenomeno delle  mucillagini.  Entrambi  questi  fenomeni  sono
strettamente connessi al cambiamento climatico  e  all'aumento  delle
temperature nelle aree marino costiere. 
    Il quadro produttivo dell'acquacoltura nazionale, con riferimento
ai pesci, offre sia un'ampia varieta' di specie allevate che  diverse
tipologie di allevamento utilizzate. Le specie ittiche d'acqua dolce,
costituite in prevalenza da  salmonidi,  rappresentano  circa  i  due
terzi della produzione totale della piscicoltura. Le produzioni negli
ultimi anni  hanno  chiaramente  risentito,  in  primo  luogo,  della
pandemia da COVID-19 e successivamente della particolare  congiuntura
verificatasi nel 2022 connessa da un  lato  con  gli  sviluppi  della
crisi  ucraina  che  ha  portato  a  un  aumento  forte   dei   costi
dell'energia, e  dall'altro  una  lunga  siccita'  complicata  da  un
incremento delle temperature medie dell'acqua. 
    Prendendo  in  considerazione  i  dati  produttivi  raccolti   ed
elaborati nell'ambito del regolamento (CE) n. 762/2008, per  EUROSTAT
nel  2023,  la  piscicoltura  nazionale  ha  prodotto  circa   50.500
tonnellate con una leggera  crescita  nella  produzione  di  trota  e
orata, mentre si registra un calo nella  produzione  di  spigola;  in
questo dato sono comprese le produzioni di vallicoltura e delle acque
salmastre delle zone costiere di transizione. 
    L'allevamento ittico sul territorio nazionale, si  distingue  per
la varieta' di specie allevate (trenta), tra cui spiccano, anche  con
volumi marginali di produzione, l'ombrina, l'anguilla, i cefali e  le
diverse specie di storione. 
    Alle  produzioni  di  pesci  destinati  al  consumo,  alla  pesca
sportiva  e  al  ripopolamento  si  aggiungono  le  produzioni  delle
avannotterie di specie eurialine (orata e spigola) e  degli  impianti
specializzati  nella  produzione  di  uova  embrionate  di  salmonidi
d'acqua dolce. 
    La produzione lorda  vendibile  del  comparto,  sempre  nel  2023
(fonte EUROSTAT), comprensiva delle  produzioni  sopra  descritte  al
netto  del  valore  aggiunto  fornito  dal  prodotto  ittico   fresco
trasformato, e' superiore ai 330 milioni di euro (cui si deve sommare
la produzione della molluschicoltura). 
    L'Italia e' il Paese leader nella produzione di caviale, ottenuto
da  storioni  di  allevamento,  nell'Unione  europea  con  circa   65
tonnellate prodotte nel 2023; va, inoltre, evidenziato  che  l'export
delle trote italiane supera un terzo della produzione totale. 
    Il comparto dell'itticoltura nel 2024 e' costituito,  sulla  base
dei dati presenti sull'anagrafe delle aziende d'acquacoltura  gestita
dalla BDN del Min. salute (estrazione del 28 ottobre 2024)  da  oltre
500 impianti attivi, a cui si sommano:  gli  impianti  d'acquacoltura
estensivi tradizionali nelle aree costiere  di  transizione  e  acque
lagunari salmastre (circa 80 vallicolture attive  nella  solo  bacino
dell'Alto   Adriatico),   oltre   40   centri   ittiogenici    dediti
all'attivita' di  ripopolamento  delle  acque  dolci  e  oltre  1.500
laghetti di pesca sportiva ricreativa la cui attivita' e'  fortemente
interconnessa con quella dell'allevamento  ittico.  Gli  impianti  di
molluschicoltura attivi (considerando sia gli allevamenti  di  mitili
che di ostriche e vongole) sono 294. 
    Per quanto concerne  l'allevamento  di  molluschi  in  Italia  e'
limitato alla produzione di bivalvi. Le tre specie  che  dominano  il
mercato sono: la cozza mediterranea (Mytilus  galloprovincialis),  la
vongola filippina (Ruditapes philippinarum) e l'ostrica del  Pacifico
(Magallana gigas). 
    Nel 2023 i  mitili  hanno  raggiunto  le  57.000  tonnellate,  la
vongola filippina 21.000 tonnellate e l'ostrica concava 300 t. 
    Come esposto in precedenza, i  fattori  che  stanno  contribuendo
alla contrazione della produzione di vongole veraci sono  molteplici:
dal degrado della qualita' delle  acque  costiere  agli  effetti  del
cambiamento climatico, nonche' all'esplosione demografica  di  specie
aliene invasive che, predando gli stadi giovanili della  vongola,  ne
impediscono il raggiungimento delle dimensioni commerciali. 
    Un esempio di specie aliena invasiva e' il granchio blu, che, pur
essendo presente nelle lagune del Delta del Po Veneto da almeno dieci
anni, e' diventato invasivo nella primavera del 2023, come  segnalato
dagli allevatori di molluschi locali. La vongola verace in quest'area
ha mostrato un'elevata incidenza di lesioni  dovute  alla  predazione
del granchio. Inoltre, e' stata registrata  un'elevata  incidenza  di
vongole morte sia nell'estate che nell'autunno del 2023,  con  valori
che hanno raggiunto il 100%. 
    La totale assenza di semi dai siti di raccolta e' compatibile con
l'attivita' predatoria del granchio blu. 
    Per le  cozze,  sia  le  ondate  di  calore  che  la  progressiva
acidificazione  delle  acque  costiere  sembrano  avere  un   impatto
negativo sulla disponibilita' e sulla capacita' di attecchimento  dei
semi, poiche' influenzano negativamente la resistenza del bisso e  la
capacita' immunitaria delle cozze. 
2. Criticita' ed opportunita' 
    Gli eventi climatici degli ultimi anni hanno avuto  un'importante
incidenza sulla  produttivita'  degli  impianti:  in  particolare  si
segnala come, a partire dal 2013, in Italia si siano spesso  ripetuti
lunghi periodi di siccita' che hanno determinato notevoli  variazioni
in termini quali-quantitativi dell'acqua che hanno  condizionato  sia
le produzioni in essere sia la salute degli stock ittici. 
    Nello stesso periodo, sempre a causa degli  effetti  connessi  al
cambiamento  climatico,  si  sono   verificati   eventi   atmosferici
eccezionali caratterizzati da elevata piovosita'  con  danni  diretti
(perdite allo stock ittico)  ed  indiretti  con  danneggiamenti  alle
strutture ed attrezzature. 
    Gli effetti del cambiamento  climatico  si  fanno  sentire  anche
nell'ambito della salute degli  animali  con  la  comparsa  di  nuove
patologie o recrudescenza di agenti patogeni da tempo conosciuti che,
soprattutto a causa dell'incremento delle temperature, diventano piu'
aggressivi. 
    E' necessario, pertanto, che vengano  create  nuove  opportunita'
economiche  e  nuovi  posti  di  lavoro,  contribuendo  ad  aumentare
l'immagine dell'acquacoltura europea  ed  italiana  come  riferimento
globale in termini di sostenibilita' e salubrita' di prodotto. 
    Questo potra' essere perseguito anche con  campagne  promozionali
dedicate  ai  prodotti  acquicoli,  sia  a  livello   nazionale   che
internazionale. 
    Permane a livello nazionale un  ritardo  nell'applicazione  delle
innovazioni tecnologiche dovuto anche all'elevata presenza, di  micro
e piccole imprese, superabile  con  una  capillare  diffusione  delle
informazioni e ad una puntuale  attivita'  di  formazione,  garantita
anche dall'attivita' delle associazioni di  produttori.  Il  settore,
inoltre,  e'  caratterizzato  da  una  forte  diversificazione  delle
strutture produttive, favorito dalle diverse condizioni ambientali  e
socioeconomiche  che  caratterizzano  il  territorio,  che  va  dalle
tradizionali tecniche estensive svolte in lagune  costiere,  valli  e
stagni, alle moderne produzioni intensive in bacini, vasche e  gabbie
in mare, oltre alla molluschicoltura svolta sia in aree riparate  che
off-shore. 
    A fronte di  quanto  sopra  descritto,  va  sottolineato  che  la
tendenza dei consumi dei prodotti ittici sia  in  continua  crescita,
anche se ancora ridotto e' l'apporto delle  produzioni  nazionali  di
acquacoltura e pesca al fabbisogno nazionale: nell'insieme riescono a
soddisfare appena il 25% della domanda del mercato al consumo. 
    I  prodotti  ittici   trasformati   rappresentano   un'eccellenza
dell'acquacoltura nazionale, in  quanto  capaci  di  rispondere  alle
esigenze del consumatore che richiede un alimento salubre con un alto
valore nutrizionale, fresco, di facile  preparazione,  dai  contenuti
innovativi in grado di fornire: 
      prodotti specializzati (per l'infanzia  e  l'adolescenza,  fish
burgers, street food); 
      packaging moderno, accattivante ed eco-friendly; 
      conservazione prolungata; 
      preparati  idonei  alla  somministrazione  nella   ristorazione
sociale (scuole, centri per anziani, ospedali, ecc.); 
      prodotti  di  elevata  qualita'  ed  eccellenze   gastronomiche
(carpaccio, affumicato, sushi, caviale, ecc.). 
    La pandemia da COVID-19 ha inoltre rivoluzionato l'approccio  dei
consumatori ai prodotti ittici: i consumatori  si  stanno  orientando
verso prodotti «locali» d'origine italiana, con maggiori garanzie  di
freschezza, tracciabilita' e sicurezza. In quest'ultimo periodo si e'
inoltre osservato l'aumento  del  ricorso  all'acquisto  diretto  dai
produttori,  sia  in  azienda  o  negli  spacci/mercati  locali,  sia
attraverso forme innovative di cessione  diretta  quali  la  consegna
porta a porta o delivery. 
    In relazione a  quanto  sopra  esposto,  purtroppo,  sempre  piu'
spesso  si   assiste   a   forme   di   etichettatura   di   prodotti
dell'acquacoltura immessi nel mercato al consumo non  rispondenti  ai
principi espressi dalla normativa europea. 
    E' necessaria quindi una forte azione a tutela del consumatore  e
delle produzioni ittiche nazionali che preveda l'obbligo di  indicare
l'origine e il metodo di produzione anche da  parte  degli  operatori
dell'HORECA,  azione  piu'  volta  richiesta  dalle  associazioni  di
categoria di varie sedi. 
    In questo quadro di riferimento gli obiettivi del Piano nazionale
triennale  2025-2027   riguarderanno   principalmente   la   crescita
economica del settore secondo i principi di  equita'  sociale  e  uso
responsabile delle  risorse  ambientali,  in  linea  con  le  diverse
strategie e norme UE, e si affronteranno alcune criticita', quali: 
      la complessita' dell'apparato normativo di riferimento vigente; 
      la  debolezza  degli  strumenti  di  sostegno  finanziario   ed
assicurativo in favore degli operatori del settore; 
      la difficolta' per  le  imprese  micro  e  piccole  imprese  di
accesso  al  credito  per  la  creazione  di  nuovi  insediamenti   o
l'ammodernamento e potenziamento degli impianti esistenti; 
      la diversificazione delle specie allevate  e  dei  processi  in
grado di garantire valore aggiunto alla produzione; 
      la  necessita'  di  qualificare  il  prodotto  nazionale  e  di
adottare certificazioni di standard di qualita'; 
      la necessita'  di  sviluppare  nuove  formulazioni  di  mangime
adeguate ai principi della sostenibilita' e dell'economia circolare; 
      l'esigenza di informare, aggiornare e formare continuamente gli
operatori  del  settore  in  merito   a:   innovazione   tecnologica,
evoluzione delle norme (ambientali, sanitarie, fiscali, di  sicurezza
e  tutela  dei  lavoratori)  che  intervengono  sulla   complessa   e
multiforme   attivita'    dell'acquacoltura,    digitalizzazione    e
dematerializzazione, dinamiche di mercato e  commercializzazione  dei
prodotti. 
    Si sottolinea infine, che a livello  nazionale,  l'Italia  si  e'
dotata  di  una  strategia  nazionale  per  l'acquacoltura  il   PNSA
2021-2027, che  rappresenta,  come  nella  precedente  programmazione
finanziaria, un allegato al  PN  FEMAPA  2021-2027  e  che  di  fatto
recepisce quanto suggerito dagli orientamenti strategici dell'Unione. 
    Il PNSA 2021-2027 descrive quali azioni  e  linee  di  intervento
siano  ritenute  prioritarie  nella  risoluzione  di   alcune   delle
criticita' sopra riscontate e, di concerto con  il  PNT,  rappresenta
uno strumento fondamentale non solo per  l'amministrazione  centrale,
ma anche per le regioni e gli operatori stessi. 

(1) Fonte: Relazione  annuale  Italia  2024  -  regolamento  (CE)  n.
    1380/2013  -   Ministero   dell'agricoltura,   della   sovranita'
    alimentare  e  delle  foreste,  Dipartimento   della   sovranita'
    alimentare e dell'ippica - DG PEMAC - PEMAC III - agosto 2024