Allegato
Programma nazionale triennale
della pesca e dell'acquacoltura 2025-2027
(Ai sensi dell'art. 2, comma 5-decies del decreto-legge 29 dicembre
2010, n. 225 convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio
2011, n. 10)
PARTE I: La natura del Programma, lo scenario socioeconomico, la
visione strategica
A. Le sfide da affrontare: cenni sullo scenario socioeconomico
B. Un riequilibrio della PCP: cambio di rotta per favorire tutela
dell'ambiente e difesa del lavoro e dell'impresa
C. Dall'Europa omologante a quella delle comunita': il paradigma
della glocalizzazione
PARTE II: La struttura del PNT: aree strategiche, obiettivi e
strumenti
A. La struttura
B. Le aree strategiche
C. Sviluppo e sostenibilita' della pesca: obiettivi
D. Sviluppo e sostenibilita' dell'acquacoltura: obiettivi
E. Competitivita' delle imprese: obiettivi
F. Strumenti
1. Ricerche e studi nell'ambito dell'obiettivo prescelto
2. Formazione
3. Promozione e sensibilizzazione
G. Monitoraggio e sistema controlli
H. Focus: La ricerca scientifica
APPENDICE: Dati statistici ed economici
A. Stato delle risorse biologiche
B. La pesca italiana
1. Flotta
2. La produzione
C. Acquacoltura
1. Dati produttivi
2. Criticita' ed opportunita'
PARTE I
La natura del Programma,
lo scenario socioeconomico, la visione strategica
Il Programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura
(PNT) e' uno strumento che mira a definire sinergie tra
l'amministrazione pubblica e le associazioni di settore. Il PNT e',
in sostanza, sia una guida strategica (perche' propone una visione
per lo sviluppo del comparto e risponde alla domanda: cosa fare e
perche?), sia un piano operativo che fornisce alle associazioni gli
strumenti tattici per tradurre in concreto, sul territorio e a favore
delle imprese e dei lavoratori, tale visione (e che risponde alla
domanda: come farlo, con quali metodi, mezzi, misure?).
Dal punto di vista delle definizioni, a dire il vero, poco e'
cambiato da quando il Programma ha visto la luce (previsto nel 2004,
programmato per il triennio 2007/2009), allorche' era gia' descritto,
secondo una accezione non diversa da quella che oggi lo distingue:
tutela dell'ecosistema marino e della concorrenza e competitivita'
delle imprese di pesca.
Tuttavia, nel tempo il Programma ha perso molte delle sue
prerogative, sostituito in diversi ambiti dal meglio finanziato e
piu' complesso Fondo europeo (oggi FEAMPA). Oggi il PNT rappresenta
essenzialmente un supporto al mondo delle associazioni e al mondo
sindacale, gli attori principali a cui spetta il compito di dare un
forte impulso, tecnico, formativo, socioculturale e professionale,
allo sviluppo e alla crescita. Il PNT individua proprio in queste
strutture consociative gli attori; le rende corresponsabili dei
processi evolutivi o di adeguamento; le investe dell'onere di
accompagnare la comunita' verso il futuro e le sfide che esso pone.
In questo senso, il Programma non solo fa da corollario al
FEAMPA, che resta comunque un riferimento fondamentale, ma lo
completa, ne colma eventuali lacune: si tratta di una attuazione in
chiave nazionale del principio di sussidiarieta' a cui l'Unione
europea si ispira.
A. Le sfide da affrontare: cenni sullo scenario socioeconomico
Faro indiscutibile della politica comune della pesca degli
ultimi quindici anni e' stato il tema della sostenibilita' a
oltranza, che ha messo gli operatori del settore ittico a tu per tu
con sfide spesso particolarmente difficili, quali la transizione
ecologica e l'innovazione continua delle misure di gestione.
Tuttavia, gli approcci regolatori hanno fallito molti dei loro
obiettivi, incrinando due dei tre pilastri su cui si regge la
politica unionale, ovvero quello sociale e quello economico,
determinando quote di mercato a vantaggio di altri competitor extra e
intra europei che, invece, non erano ne' sono soggetti a politiche
cosi' restrittive.
E infatti, negli ultimi due decenni i dati relativi all'economia
ittica hanno disegnato una tendenza particolarmente negativa e
determinato uno scenario critico e preoccupante. Rinviando
all'appendice del documento per una analisi piu' approfondita
(analisi del tutto necessaria per comprendere appieno cio' che il
Programma suggerisce di effettuare) e' opportuno in questa sede
rimarcare che il settore e' stato anche attraversato da una crisi di
fiducia degli stessi operatori, i quali hanno troppo spesso
interpretato come vessatorie o inopportune alcune misure adottate a
Bruxelles e come troppo debole l'azione politica dei diversi Governi
che si sono avvicendati dal 2004 in poi.
Una stasi, quella a cui si e' giunti, che ha scoraggiato gli
impulsi propri dell'attivita' d'impresa, affievolito gli
investimenti, frenato le nuove aziende e il cambiamento
generazionale. I fondi europei che si sono succeduti hanno potuto
tamponare l'eccessivo declino, ma risorse che avrebbero dovuto essere
indirizzate principalmente allo sviluppo sono state in buona parte
utilizzate come ammortizzatori, alla stregua di sussidi. Senza quelle
risorse, tuttavia, la situazione oggi sarebbe molto piu' grave.
Con la pandemia e l'esplosione di diversi conflitti, anzitutto
quello russo-ucraino, come qualsiasi altro settore anche quello
ittico ha dovuto reagire alla gia' precaria situazione. Le imprese
hanno subito una compressione dei livelli produttivi e dei fatturati,
con ripercussioni dirette sull'occupazione. La crisi energetica,
esacerbata dalla crisi tra Russia e Ucraina, e la fase post-pandemica
hanno ulteriormente aggravato la situazione con un incremento
esponenziale dei costi e una flessione di redditi ed occupazione. La
dipendenza dal carburante si e' rivelata una vulnerabilita' critica,
con un'aumentata incidenza dei costi di produzione che ha eroso
significativamente i margini di profitto. L'aumento dei prezzi del
gasolio, dei materiali di consumo e dei costi di trasporto ha inciso
pesantemente sulle operazioni quotidiane. Intanto, nonostante
l'incremento del consumo di prodotti ittici in Italia, che supera la
media europea, si assiste a un paradossale incremento delle
importazioni a discapito della produzione nazionale. Questo
sottolinea la necessita' di politiche di sostegno mirate che
incentivino la produzione locale, garantiscano la sostenibilita' del
settore e promuovano un consumo responsabile. Tuttavia, uno dei
motivi che determinano questo squilibrio nella bilancia commerciale
del comparto e' anche l'assenza di una poderosa industria di
trasformazione e conservazione del prodotto, la quale potrebbe
immettere sul mercato alimenti congelati, surgelati, freschi o
precotti che potrebbero aggredire la fetta enorme di mercato che al
momento diversi produttori stranieri occupano.
Un aumento esponenziale dei costi di produzione, dunque, una
riduzione delle catture del 25% in dieci anni, insieme a una
diminuzione del 20% della flotta (del 50% in ventitre' anni), hanno
portato a una contrazione del valore degli sbarchi e delle produzioni
nazionali del 18%. Abbiamo perso in dieci anni 100.000 kW e 25.000
GT, una flotta enorme, pari a quella dei leader mondiali del settore
ittico industriale (negli ultimi trenta anni 600.000 kW e 140.000
GT).
Inoltre, l'incremento delle importazioni (+25% in dieci anni da
Paesi europei) per soddisfare la domanda interna, nonostante un
aumento del consumo di pesce, evidenzia una dipendenza crescente dal
mercato estero che mina l'autosufficienza nazionale.
La sostenibilita' sociale e' ugualmente compromessa: negli
ultimi tredici anni la riduzione delle giornate lavorative in mare e
l'aumento dell'eta' media degli imbarcati (oltre 50 anni) indicano
difficolta', con una forza lavoro invecchiata e una scarsa
attrattivita' per le nuove generazioni. Questo e' aggravato da un
calo significativo sia di pescatori autonomi (-36%) che di dipendenti
(-27%).
Le giornate medie di lavoro in mare sono 146 (nel 2005 erano
197); l'eta' media degli imbarcati e' di 53 anni, ed e' in aumento.
In alcune regioni l'eta' media e' prossima ai 60 anni (58,6).
B. Un riequilibrio della PCP: cambio di rotta per favorire tutela
dell'ambiente e difesa del lavoro e dell'impresa
Nonostante lo squilibrio dei tre pilastri della PCP a favore
delle politiche ambientaliste, il mondo della pesca ha saputo reagire
nei limiti delle possibilita' concesse dalla ristretta normativa
unionale rispettando il principio per cui lo sfruttamento degli stock
ittici deve essere in linea con i parametri della rigenerazione degli
stessi.
Questa premessa e' alla base del lavoro di formazione e
sensibilizzazione portato avanti dalle varie rappresentanze
associative e sindacali dei pescatori sin dagli inizi degli anni
Ottanta del secolo scorso, quando il paradigma della pesca
professionale e' mutato decisamente, passando dall'attrezzo migliore
per catturare di piu' alle metodologie di prelievo piu' efficaci per
coniugare produttivita' e sostenibilita'; lo scopo di tale
cambiamento e' stato, appunto, quello di calibrare lo sforzo di pesca
sulle possibilita' di assicurare un futuro riproduttivo alle varie
specie ittiche oggetto di cattura, consci del fatto che una
rarefazione delle risorse avrebbe inevitabilmente causato
problematiche occupazionali, oltre che naturalmente ambientali.
Tradotto nella pratica quotidiana, questo irrefutabile paradigma
ha portato i pescatori e le loro rappresentanze a impegnarsi in uno
sforzo di adeguamento, rinnovamento e sensibilizzazione che ha
disposto una serie di trasformazioni che hanno reso le generazioni
dei pescatori dei nostri giorni una categoria professionale del tutto
differente da quella costituita dalle generazioni precedenti. Il
tutto per rispondere anche alle direttive e agli stimoli provenienti
dalle istituzioni che, in una sola parola, sono riassumibili nel
termine sostenibilita'.
Questo processo di rinnovamento, tuttora in atto, ha avuto varie
positive conseguenze, tra le quali un ampliamento delle competenze e
delle professionalita' dei pescatori ma, di contro, ha causato anche
la perdita di occupati per un mutato approccio al mestiere del
pescatore, che non tutti i soggetti attivi nelle varie marinerie
italiane hanno accettato.
Oggi i pescatori imbarcati sono poco meno di 22 mila, di cui
circa 19.000 a tempo pieno (dieci anni fa erano circa 30.000), mentre
quelli che operano a terra sono oltre 100 mila, per un totale che si
aggira attorno ai 125 mila lavoratori (escluso l'indotto) (1) .
La strada della sostenibilita' cosi' tracciata arriva ai nostri
giorni e si amplia con gli interventi relativi alla transizione
energetica, concetto che anche la flotta italiana e' chiamata a
declinare, quantunque non siano ancora chiari i contorni degli
interventi che dovrebbero convertire i motori dei natanti a nuove
tipologie di propulsori con ridotte emissioni di sostanze inquinanti.
Un caso specifico relativo al disorientamento e all'impasse che
stanno vivendo le imprese della pesca nel rapportarsi alle istanze
della transizione energetica e' costituito dalle imbarcazioni che
utilizzano attrezzi da traino: lo strascico, ad esempio, e' il
segmento che maggiormente risente dei vincoli applicati all'impiego
di motorizzazioni endotermiche, poiche' costretto a revisionare i
propri strumenti di lavoro senza poter usufruire di opportunita' di
investimento e sostegno finanziario per l'acquisto di propulsori piu'
moderni e meno inquinanti.
E in effetti, nel quadro delle azioni da implementare all'interno
del Programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura
2025-2027 si prevede di favorire la ricerca di soluzioni alternative
all'utilizzo di motori a gasolio tradizionali, spingendo
sull'innovazione e la progettazione di powertrain che, combinando i
combustibili fossili con le energie rinnovabili, portino a una
propulsione sempre piu' vicina agli obiettivi di decarbonizzazione e
di contenimento delle emissioni nocive.
Ma per far questo e' necessario riflettere sull'adeguatezza delle
limitazioni in atto applicate agli attrezzi da traino, al fine di
promuovere una stagione di investimenti per avviare una fase nuova di
collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo della pesca, in
grado di tradurre in atti concreti la richiamata transizione
energetica.
C. Dall'Europa omologante a quella delle comunita': il paradigma
della glocalizzazione
Ci si potrebbe chiedere se il settore stia vivendo una crisi
ormai endemica, affrontata non bene dalle politiche unionali e resa
piu' grave da una serie di eventi esterni che hanno messo a dura
prova la resistenza e la capacita' di reagire di un settore gia'
fragile.
L'inefficacia dei rimedi introdotti dall'Unione europea sembra
trovare origine, come detto, nella asimmetria dei tre pilastri della
politica comune della pesca. La PCP ha introdotto un quadro giuridico
che mira a considerare le dimensioni ambientali, economiche e sociali
della pesca, ma nella pratica le misure adottate hanno spesso
favorito la sostenibilita' ambientale a discapito delle altre due
dimensioni, con misure volte a preservare gli stock ittici attraverso
la riduzione delle catture e la diminuzione della flotta
peschereccia. Queste misure, sebbene utili per la protezione degli
ecosistemi marini, hanno avuto ripercussioni severe sugli altri due
pilastri della sostenibilita', specialmente in Italia. Il perche'
l'Italia abbia pagato un prezzo superiore agli altri paesi leader del
settore e' semplice: il Paese esercita la pesca esclusivamente nel
Mediterraneo. Mentre nazioni che si affacciano sull'Atlantico trovano
in quella dimensione nuovi mercati e diverse possibilita', l'Italia
rimane custode di millenarie tradizioni focalizzate lungo le coste
tirreniche e adriatiche, lungo il canale di Sicilia e lo Ionio, e
conserva una flotta di piccole dimensioni (con circa 7000 barche al
di sotto dei dieci metri), ma proprio per questo non riesce a
seguire, forse non puo' seguire, l'impulso globalizzante delle
politiche unionali, politiche che parlano a grandi flotte piuttosto
che a pescatori locali (e tutto cio' senza considerare che la pesca
nel Mediterraneo rappresenta circa l'1% della pesca mondiale:
aggredendo in questo modo una cosi' piccola percentuale, si crede
seriamente di poter dare un contributo essenziale all'ambiente e agli
stock?)
La politica comune della pesca dell'Unione europea, nonostante
sia stata concepita con l'intento di uniformare e regolare la
gestione delle risorse ittiche in modo sostenibile, si e' rivelata
spesso un carico gravoso per le comunita' di pescatori. Queste
ultime, specialmente in Italia, dove il mare e' sentito come una
naturale prosecuzione della terraferma, hanno percepito le direttive
europee come un corpo rigido e insensibile alle variegate realta'
locali. Il mare, parte integrante dell'eredita' culturale e della
sovranita' nazionale, e' stato oggetto di una cessione di competenze
all'UE che ha comportato non una sinergia, ma una sorta di
assorbimento dei problemi europei senza una vera e propria
condivisione e adattamento alle peculiarita' italiane. Ai pescatori
italiani e' sembrato di assistere alla localizzazione dei problemi
europei, e non ad una europeizzazione delle crisi e delle
problematiche locali. Il principio di sussidiarieta' sembra essere
stato violato.
L'ingresso nell'Unione europea ha implicato per l'Italia
l'accettazione di un apparato normativo che non sempre ha saputo
interpretare o rispettare le specificita' territoriali. Le comunita'
ittiche si sono viste imporre regolamenti che mal si adattano alla
realta' peninsulare, minacciando l'economia locale e il benessere
delle popolazioni costiere. Questo scenario ha posto in luce la
difficolta' di trasferire pratiche e regolamenti da un contesto
all'altro senza un adeguato processo di adattamento. L'approccio e'
stato piu' generico e meno sensibile alle realta' locali.
La glocalizzazione emerge come una strategia promettente in
questo contesto: essa propone di integrare le condizioni locali e
l'esperienza empirica dei pescatori nell'adattamento delle politiche
globali. L'obiettivo e' quello di armonizzare le pratiche
tradizionali con le innovazioni tecnologiche e le dinamiche
economiche globali, preservando al contempo l'identita' e il valore
intrinseco delle comunita' locali.
E' imperativo che la politica comune della pesca dell'Unione
europea evolva verso un modello piu' inclusivo e rappresentativo
delle molteplici realta' culturali e tecniche che caratterizzano le
sue acque. Solo attraverso un approccio piu' olistico e differenziato
sara' possibile garantire il futuro sostenibile della pesca e delle
comunita' costiere italiane, proteggendo al contempo l'eredita'
storica e culturale che queste rappresentano.
Le risorse ittiche non conoscono confini politici ed
amministrativi, per cui una politica di pesca efficace deve
necessariamente avere una visione globale. Tuttavia, questa visione
globale non deve tradursi in un approccio omologante che ignora le
specificita' locali. La glocalizzazione significa, infatti, adattare
le politiche e le pratiche globali alle realta' locali. Coinvolge
l'integrazione delle condizioni e delle specifiche locali, insieme
all'esperienza dei pescatori, nel calibrare le politiche globali.
Non si possono «globalizzare» le comunita' locali: perderebbero
la loro natura ed i vantaggi che tradizione e cultura hanno concesso
per secoli; diverso e' consolidare le ricchezze locali e
avvantaggiarle con le economie di scala che si determinano a livello
globale. Se si costringe il particolare a fondersi con l'universale,
il locale con il globale, il tradizionale con lo standard, il
risultato sara' un mondo uniforme e povero. E nessun settore come
quello agroalimentare e' piu' esposto a queste dinamiche.
E' necessario adottare l'approccio suggerito dal principio della
glocalizzazione, ovvero la capacita' di combinare insieme la
sensibilita' globale con l'azione locale. E' imperativo che le
politiche di gestione delle risorse ittiche siano informate da una
prospettiva globale ma calibrate sulle realta' locali. Cio' significa
integrare la conoscenza scientifica con la saggezza empirica dei
pescatori che possono offrire intuizioni preziose sulla salute degli
stock ittici e suggerire pratiche di pesca sostenibili.
PARTE II
La struttura del PNT: aree strategiche, obiettivi e strumenti
I criteri attraverso i quali le risorse del PNT saranno
distribuite sono una diretta emanazione dei principi di cui si e'
detto e delle strategie descritte. Una componente importante
nell'elaborazione delle regole del gioco e' stata anche la relazione
della Corte dei conti, pregna di indicazioni e suggerimenti che,
laddove possibile, hanno trovato rifugio nella nuova formulazione del
Programma.
Il PNT deve essere interpretato correttamente nella sua accezione
di Programma, ovvero un insieme di strumenti, metodi, tecniche per
raggiungere un risultato complessivo in un arco temporale definito,
nel nostro caso un triennio. Se si interpreta il PNT come un
percorso, e' piu' semplice comprendere come qualsiasi tappa,
rappresentata dalla progettualita' che i beneficiari vorranno
proporre, ha un valore immediato (ad esempio: formare il ceto
peschereccio su dinamiche cogenti), e uno programmato che rendera'
quella tappa (rectius: progetto) utile ai fini del risultato finale.
A. La struttura
Il Programma individua tre aree strategiche che tentano di
circoscrivere l'intero scenario del complesso mondo professionale a
cui e' destinato. Ognuna di queste aree contempla obiettivi specifici
che possono essere raggiunti attraverso strumenti trasversali, ovvero
comuni per le tre aree strategiche.
Parte di provvedimento in formato grafico
B. Le aree strategiche
Sviluppo sostenibile della pesca
Sviluppo sostenibile dell'acquacoltura
Competitivita' delle imprese ittiche
C. Sviluppo sostenibile della pesca: obiettivi
Lo sviluppo sostenibile della pesca e' una priorita' strategica
che mira a garantire la conservazione delle risorse ittiche e il loro
utilizzo responsabile, in linea con le raccomandazioni della
Commissione europea e dei comitati scientifici.
Obiettivi
1. Nuove strategie di gestione dello sforzo di pesca:
sviluppare modelli di gestione coerenti con il raggiungimento
del rendimento massimo sostenibile (MSY).
2. Conservazione degli habitat per la protezione delle aree
sensibili:
identificare le aree biologicamente cruciali per la
riproduzione e la crescita delle specie target.
3. Transizione energetica:
sperimentare modelli di adozione di fonti energetiche
rinnovabili (eolica, solare, micro-idroelettrica).
4. Sensibilizzare il consumo responsabile di prodotti nazionali:
favorire l'utilizzo dei prodotti di pesca italiana in contesti
educativi e sociali (es. mense scolastiche e catering pubblico);
coinvolgere operatori e cittadini, con particolare attenzione
ai giovani e agli istituti scolastici, per promuovere la
consapevolezza ambientale e sociale;
sensibilizzare i consumatori sull'origine, la qualita' e il
valore aggiunto dei prodotti ittici italiani attraverso campagne
mirate.
5. Migliorare la qualita' e la sicurezza dei prodotti ittici da
valorizzare:
sperimentare sistemi innovativi per la tracciabilita' e
conservazione dei prodotti, con l'obiettivo di aumentare la
shelf-life e garantire trasparenza ai consumatori;
promuovere le produzioni locali e tradizionali ittiche per la
loro valenza ecologica e culturale;
fornire informazioni chiare sull'origine e la qualita' dei
prodotti destinati ai canali Ho.Re.Ca., anche attraverso sistemi di
etichettatura innovativi.
D. Sviluppo sostenibile dell'acquacoltura: obiettivi
Lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura rappresenta un elemento
chiave per il rafforzamento della produzione alimentare nazionale,
garantendo la tutela delle risorse ambientali e la valorizzazione del
patrimonio culturale e produttivo del settore. Si intende creare un
equilibrio tra le esigenze economiche, sociali ed ecologiche,
promuovendo l'innovazione e la qualita' e sicurezza dei prodotti ed a
tale scopo sono stati identificati i seguenti
Obiettivi
1. Sensibilizzare il consumo responsabile di prodotti nazionali:
a. favorire l'utilizzo dei prodotti di acquacoltura italiana in
contesti educativi e sociali (es. mense scolastiche e catering
pubblico);
b. coinvolgere operatori e cittadini, con particolare
attenzione ai giovani e agli istituti scolastici, per promuovere la
consapevolezza ambientale e sociale;
c. sensibilizzare i consumatori sull'origine, la qualita' e il
valore aggiunto dei prodotti ittici italiani attraverso campagne
mirate.
2. Efficienza energetica e fonti rinnovabili:
supportare la produzione di energia da fonti eolica, solare o
micro-idroelettrica, sfruttando le caratteristiche strutturali degli
impianti di acquacoltura.
3. Migliorare la qualita' e la sicurezza dei prodotti ittici da
valorizzare:
a. favorire l'adozione di metodiche di allevamento che
garantiscano elevati standard qualitativi e sanitari, con particolare
sostegno alla prevenzione e gestione delle malattie dei pesci,
ottimizzando l'uso di farmaci veterinari e ingredienti funzionali nei
mangimi;
b. sperimentare sistemi innovativi per la tracciabilita' e
conservazione dei prodotti, con l'obiettivo di aumentare la
shelf-life e garantire trasparenza ai consumatori;
c. promuovere le produzioni locali e tradizionali ittiche delle
lagune e della vallicoltura per la loro valenza ecologica e
culturale;
d. fornire informazioni chiare sull'origine e la qualita' dei
prodotti destinati ai canali Ho.Re.Ca., anche attraverso sistemi di
etichettatura innovativi.
4. Ridurre l'impatto ambientale delle attivita' di acquacoltura:
a. introdurre tecnologie innovative per una gestione
sostenibile delle risorse idriche ed energetiche;
b. promuovere sistemi per ridurre il consumo di acqua e
minimizzare l'inquinamento e l'impatto ambientale, attraverso il
riutilizzo dei reflui e il trattamento degli scarti di lavorazione.
5. Valorizzare le produzioni estensive e i servizi ecosistemici:
a. realizzare progetti per il ripristino funzionale e
produttivo degli ambienti estensivi (es. vallicoltura) con
riconoscimento economico dei servizi ecosistemici offerti (es.
sequestro del carbonio, protezione della biodiversita').
E. Competitivita' delle imprese ittiche: obiettivi
Il rafforzamento della competitivita' delle imprese del settore
della pesca e dell'acquacoltura e' un obiettivo strategico
imprescindibile per garantire la resilienza economica e la
sostenibilita' a lungo termine. La fragilita' strutturale delle
imprese richiede interventi mirati e sistemici. In questo contesto,
il ricambio generazionale, la diversificazione delle attivita' e la
promozione di modelli imprenditoriali innovativi e inclusivi
rappresentano leve fondamentali per lo sviluppo. Di seguito si
elencano i relativi
Obiettivi
1. Promuovere l'associazionismo:
promozione dell'associazionismo per migliorare l'organizzazione
delle imprese e facilitare l'accesso ai mercati, nonche' la corretta
informazione in materia e la giusta comunicazione ed intermediazione
con l'amministrazione.
2. Promuovere il ricambio generazionale e l'inclusione:
sostenere la partecipazione dei giovani e delle donne nel
settore imprenditoriale attraverso l'implementazione di programmi di
tutoraggio e formazione mirati a giovani imprenditori e
imprenditrici, con particolare attenzione all'avvio di nuove imprese
e servizi di supporto per start-up.
3. Favorire la diversificazione economica:
espandere le attivita' lungo la filiera ittica, sviluppando
canali commerciali alternativi per collegare direttamente la
produzione alla vendita al dettaglio;
sperimentazione e sviluppo di nuove pratiche commerciali (es.
marchio condiviso);
creazione di mercati digitali e piattaforme e-commerce per
favorire la vendita diretta e ridurre la dipendenza da intermediari,
attraverso la digitalizzazione delle attivita' di vendita e la
promozione, mediante piattaforme on-line e strumenti di marketing
mirati, di modelli di consumo a chilometro zero;
promozione di modelli integrati che combinino pesca,
acquacoltura e attivita' complementari come turismo ittico, vendita
diretta e trasformazione dei prodotti, per aumentarne la
competitivita' e la diversificazione.
4. Rafforzamento e rilancio economico delle imprese:
ridurre la vulnerabilita' del sistema imprenditoriale
attraverso l'innovazione, la digitalizzazione e lo sviluppo di reti
commerciali integrate;
rafforzare le capacita' di adattamento delle imprese ai
cambiamenti economici e climatici, attraverso piani di gestione del
rischio e piani di adattamento in caso di crisi di mercato o
interruzioni della catena produttiva.
5. Nuovi modelli di economia circolare:
implementazione dei modelli di business dell'economia circolare
(filiera circolare, recupero e riciclo, estensione della vita del
prodotto, piattaforma di condivisione, prodotto come servizio).
F. Strumenti
Per realizzare gli obiettivi connessi a ciascuna area, i soggetti
attuatori potranno avvalersi degli strumenti illustrati di seguito:
1. Ricerche e studi
Lo strumento trasversale delle ricerche e degli studi scientifici
e di fattibilita' e' il mezzo piu' versatile per la realizzazione
degli obiettivi relativi alle aree strategiche prefissate dal PNT.
L'importanza di disporre di studi continuamente aggiornati e che
rispondano alle esigenze dell'amministrazione quanto del ceto
peschereccio per programmare le misure di gestione nel migliore dei
modi lo rende lo strumento che meglio si adatta alla realizzazione
degli obiettivi del Programma. Questi ultimi, infatti, non fanno
altro che individuare l'oggetto dei possibili studi che i soggetti
attuatori possono decidere di sviluppare. Una scontata elasticita'
sara' consentita nelle diverse annualita' nel concentrare i progetti
su uno o piu' focus relativi ad aspetti specifici e di particolare
interesse.
2. Formazione
La formazione rappresenta lo strumento su cui e' concessa la
maggiore elasticita' di intenti. Vale a dire che la predisposizione
dei corsi di formazione programmati e realizzati a favore di tutti
gli operatori del settore non sara' necessariamente vincolata ad una
stretta rispondenza e correlazione con i singoli obiettivi ma potra'
piu' genericamente riferirsi direttamente alle tre aree strategiche.
Bastera', infatti, la riconducibilita' dei corsi di formazione
all'area strategica di riferimento, senza vincolare in maniera piu'
stringente la formazione ai singoli obiettivi ma collegandola
all'organizzazione di seguito elencata.
Organizzazione di corsi di formazione:
titoli abilitativi;
corsi di lingua;
corsi sulla sicurezza in mare;
corsi in materia di buone prassi igienico-sanitarie per il
trattamento dei prodotti ittici a bordo delle imbarcazioni;
corsi in materia di trasformazione e confezionamento dei
prodotti ittici a terra e a bordo delle imbarcazioni;
corso sulla corretta compilazione del log-book.
3. Promozione e sensibilizzazione
La promozione e la sensibilizzazione sono strumenti fondamentali
del Programma nazionale triennale, essenziali per valorizzare il
prodotto ittico nazionale, favorire il consumo responsabile e
rafforzare il legame tra le comunita' locali e le risorse acquatiche.
Questi interventi mirano a migliorare la visibilita' del settore
della pesca e dell'acquacoltura, incentivando pratiche di consumo
sostenibili e valorizzando il patrimonio culturale e produttivo
legato alle eccellenze italiane.
Campagne di informazione e promozione:
programmi educativi multimediali: realizzazione di contenuti
digitali e campagne sui principali media per valorizzare le
eccellenze ittiche locali;
eventi tematici: organizzazione di fiere, manifestazioni
culinarie e giornate dedicate al pescato italiano e ai prodotti
tipici dell'acquacoltura;
testimonial e promozione locale: coinvolgimento di figure
pubbliche o esperti locali per amplificare l'impatto delle
iniziative;
iscrizione ad organismi nazionali e sovranazionali.
Materiali divulgativi e certificazioni:
opuscoli e guide per i consumatori: creazione di materiali
informativi sui benefici nutrizionali e ambientali dei prodotti
ittici;
etichettature e certificazioni: introduzione di sistemi chiari
che garantiscano la tracciabilita', l'origine e la sostenibilita' dei
prodotti, migliorando la fiducia dei consumatori.
Collaborazione educativa e formativa:
progetti nelle scuole: inserimento di percorsi didattici su
pesca e acquacoltura sostenibili nei programmi scolastici,
coinvolgendo studenti di ogni ordine e grado;
workshop per operatori del settore: seminari e attivita'
formative per promuovere le migliori pratiche di produzione,
valorizzazione e sostenibilita'.
G. Monitoraggio e sistema controlli
Il monitoraggio dovra' poggiare:
sulla condivisione dell'attuazione del Programma, nell'ambito
del Tavolo istituzionale, che vede la partecipazione di
rappresentanti dell'apparato governativo centrale e degli enti locali
in senso complessivo, che annualmente monitora l'attivita' svolta,
ivi inclusi i risultati positivi e le criticita' attuative;
sulla produzione di rapporti di sintesi rappresentanti lo stato
di avanzamento dei programmi a cadenza predefinita nei documenti
attuativi;
sulla consultazione costante tra l'amministrazione e gli
operatori del Comparto nazionale pesca e acquacoltura, attraverso le
loro associazioni nazionali ed i tradizionali canali della
comunicazione e dell'informazione, sia in seno al Tavolo consultivo
centrale per la pesca, sia in occasione dell'organizzazione di eventi
mirati, aperti alla partecipazione di esperti e tecnici della materia
e dell'amministrazione;
sulla valutazione del grado di soddisfazione partecipativa e
funzionale all'attuazione del Programma nazionale da parte degli
operatori del settore della pesca e dell'acquacoltura.
H. Focus: La ricerca scientifica
Un ruolo fondamentale per la crescita del settore della pesca e
dell'acquacoltura assume la ricerca scientifica.
Gli sforzi e le risorse impiegate negli ultimi anni hanno
consentito al nostro Paese, attraverso le sue strutture di ricerca
pubbliche e private, di costruire una base dati completa e fruibile
da parte della comunita' di amministratori e ricercatori: cio' e'
ancora oggi essenziale per la determinazione degli obiettivi
operativi e gestionali che incontrano le istanze e soddisfano i
bisogni degli operatori del comparto.
In linea generale la ricerca scientifica dovra' essere promossa
per raggiungere obiettivi di sostenibilita' delle attivita' che hanno
impatti sugli ecosistemi acquatici e sulla biodiversita', nonche' per
supportare la transizione digitale di tutti i processi afferenti al
settore. La conservazione della biodiversita' e' essenziale per la
durata nel tempo delle attivita' economiche della pesca: solo
assicurandone la preservazione e lo sfruttamento nel rispetto di alti
standard di sicurezza e qualita' del prodotto si potra' avere una
pesca vitale nel futuro. La sostenibilita' e la transizione green,
infatti, sono centrali nella predisposizione di ogni intervento.
Il conseguimento di risultati di rilievo scientifico piu' mirati
potra' essere costituito dalla elaborazione di modelli di variabili
biologiche ed economiche per la osservazione degli standard di
qualita' e sicurezza alimentare del prodotto ittico, nel rispetto
delle caratteristiche tipologiche delle singole specie e a tutela
della preservazione e della ricostituzione degli stocks. Sara' quindi
essenziale prevedere la diffusione, anche in formato semplificato e
sintetico, dei risultati di tali indagini, per consentire non
soltanto agli addetti al settore, ma all'opinione pubblica in
generale di poter venire a conoscenza delle condizioni della «risorsa
blu» e di poter contribuire al dibattito sulle necessita' di
bilanciamento tra preservazione dell'ecosistema e sfruttamento
sostenibile del prodotto ittico.
In particolare, la nuova programmazione vuole seguire
l'evoluzione delle scienze della pesca per disporre delle migliori
evidenze e dei piu' avanzati strumenti di controllo e previsione per
verificare gli impatti delle misure sullo stato delle risorse e per
avere elementi indipendenti a supporto delle posizioni assunte in
sede europea e nelle relazioni tra amministrazione ed operatori.
In tal senso il processo di modernizzazione della pesca deve
considerare la promozione degli strumenti della societa'
dell'informazione che evidenzia la necessita' di uno sforzo diffuso
per la digitalizzazione del sistema, in coerenza con l'indirizzo
pubblico nazionale di potenziare e sostenere la transizione digitale
dei processi.
In tal senso le innovazioni della ricerca per la definizione di
«letture sintetiche delle attivita' di pesca negli spazi marini», la
definizione di sistemi di controllo remoto su base di dati raccolti
in tempo reale, la pianificazione spaziale di pesca e acquacoltura, e
l'elaborazione di modelli bioeconomici per valutare gli effetti delle
misure tecniche sulle realta' sociali ed economiche, possono
rappresentare una serie di pilastri su cui appoggiare la
digitalizzazione del sistema pesca italiano. Questo, tra l'altro,
consentira' di valorizzare il potenziale di conoscenza e la base di
dati di cui il sistema pesca italiano dispone.
Questo processo deve vedere partecipi i pescatori come lavoratori
del mare, le loro associazioni, i loro sindacati, anche per evitare
che il processo di digitalizzazione crei ulteriori distanze.
APPENDICE
Dati statistici ed economici
A. Stato delle risorse biologiche
Lo stato degli stock commerciali nei mari italiani e' descritto
in base ai dati raccolti nell'ambito del Programma nazionale di
raccolta dei dati alieutici (PNRDA), aggiornati al 2023, che
comprendono sia la serie storica dei dati raccolti nei trawl surveys
(campagne di ricerca in mare come il MEDITS e Grund), sia i
campionamenti biologici dello sbarcato commerciale (campbiol) e, per
la frazione dei piccoli pelagici, le serie storiche ed alcuni
risultati ottenuti dai survey acustici (MEDIAS).
La valutazione sullo stato degli stock condivisi con altri Paesi
del Mediterraneo viene realizzata in ambito CGPM-FAO, STECF e ICCAT.
I dati raccolti ed analizzati sono stati pubblicati nel 2024 dal
Ministero dell'agricoltura, della sovranita' alimentare e delle
foreste nell'Annuario sullo stato delle risorse e sulle strutture
produttive dei mari italiani.
I risultati delle valutazioni scientifiche sui principali stock
commerciali (circa 10) continuano a descrivere una situazione di
sovrasfruttamento delle risorse ittiche seppure con qualche segnale
di miglioramento e differenziata nelle diverse sub aree geografiche
(GSA).
Specie demersali come il moscardino (Eledone cirrhosa), e la
sogliola (Solea solea) presentano una situazione non grave e molto
diversificata nelle diverse GSA, mentre per la triglia di fango
(Mullus barbatus) sono stati registrati segnali di netta ripresa
dello stock seppure ancora con soglie di eccessivo sfruttamento nello
Ionio e canale di Sicilia (GSA 16 e 19).
Situazione ugualmente positiva quella del gambero rosa (P.
longirostris) in fase di incremento in diverse GSA, con segnali di
overfishing solo nella 10 e la 16, mentre il gambero rosso (A.
foliacea) presenta un livello di sfruttamento sostenibile nella sola
GSA 9 e segnali di ripresa nella 18 e 19, ma situazioni preoccupanti
nelle GSA 10 e 11. Piu' negativi tra i crostacei i dati relativi al
gambero viola (A. antennatus) e allo scampo (N. norvegicus) che
risultano ovunque in situazione critica.
Per quanto riguarda le alici (E. encrasicolus) e le sardine (S.
pilchardus) permane una situazione di sovrasfruttamento soprattutto
nelle GSA adriatiche (meno grave quella della 18), seppure con
fluttuazioni interannuali anche in relazione a fattori ambientali.
Tra i cefalopodi dati positivi per il totano (I. coindetii) nelle
GSA 17 e 18, dove la seppia (S. officinalis) presenta al contrario
segnali preoccupanti.
Altre specie, come il sugarello (T. trachurus) o la pannocchia
(S. mantis), valutate solo in alcune GSA, hanno mostrato tutte una
mortalita' da pesca eccessiva.
Alla luce di questa situazione, risulta evidente la necessita' di
rafforzare le misure di gestione, mediante piani di ricostituzione
degli stock, piani multi-annuali sia unionali che nazionali per
l'ulteriore adeguamento dello sforzo di pesca, senza trascurare
laddove la ricerca scientifica ne ravvisi la necessita', un
incremento delle chiusure spazio-temporali e delle innovazioni nelle
misure tecniche e nei modelli gestionali. Cio' anche se e' ormai
evidente che oltre alla pesca esistono altre fonti di impatto che
incidono sullo stato delle risorse, dai cambiamenti climatici ad
altre attivita' economiche (traffico marittimo, attivita' estrattive,
scarichi industriali, etc.) che richiederebbero un approccio
integrato per essere affrontati adeguatamente ed in modo
proporzionato e contemporaneo alla limitazione delle catture in mare,
e che in una visione ecosistemica la stessa ripresa di alcuni stock
puo' comportare una alterazione degli equilibri tra le specie e non
comportare necessariamente un incremento della biomassa complessiva.
B. La pesca italiana
1. Flotta
La flotta da pesca italiana iscritta nell'archivio licenze di
pesca al 31 dicembre 2023 risulta pari a 11.678 unita'. Il
tonnellaggio di stazza lorda complessivo espresso in GT e' pari a
141.283, mentre la potenza motore e' di 915.186 Kw, tutti valori che
confermano il trend di riduzione della flotta gia' osservato negli
anni precedenti.
Nei prossimi anni, attraverso la misura cod. 113105 «Arresto
definitivo dell'attivita' di pesca» prevista dall'art. 20 del
regolamento (UE) n. 2021/1139 che istituisce il Fondo europeo per gli
affari marittimi, pesca e acquacoltura (FEAMPA) e che modifica il
regolamento (UE) 2017/1004, ed attuata mediante il decreto
direttoriale n. 319453 del 17 luglio 2024, e' previsto un ulteriore
ridimensionamento della capacita' di pesca.
La percentuale di ritiro del naviglio e' modulata nelle GSA in
squilibrio in funzione delle diverse aree marine e degli attrezzi da
pesca utilizzati.
Si prevede uno sforzo finanziario pari a circa il 60% delle
risorse complessive previste per l'attuazione delle operazioni di cui
agli articoli dal 17 al 21 del reg. FEAMPA (7,14% del totale delle
risorse dell'intero programma operativo 2021-2027 FEAMPA). Con
l'impiego di queste risorse l'obbiettivo e' quello della riduzione di
10.575 GT e 58.183 Kw.
Secondo l'intendimento dell'autorita' di gestione
l'implementazione di questa misura, peraltro richiesta fortemente
anche dal ceto peschereccio direttamente e per il tramite dei vari
corpi intermedi, consente di compiere un ulteriore sforzo per il
raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra la capacita' e le
possibilita' di pesca (art. 22 del regolamento (CE) n. 1380/2013).
La consistenza in GT e Kw di queste cinque unita' e' pari a 3.926
GT e 7.840 Kw.
Secondo i dati registrati al 31 dicembre 2023, la flotta
mediterranea (ossia la flotta italiana che opera all'interno del
Mediterraneo) e' pari a 11.673 battelli, con una capacita' di stazza
di 137.357 GT e una forza motrice di 907.346 Kw. La flotta operante
al di fuori del Mediterraneo nel 2023 risulta costituita da cinque
unita', due delle quali non risultano operative ed una ha gia' fatto
dismissione di bandiera nei primi del 2024. Delle tre unita' in
esercizio, due praticano la pesca a strascico ed una la circuizione.
Alla fine del 2023 la suddivisione della flotta da pesca per
sistemi conferma la struttura registrata negli anni precedenti. Con
8.130 battelli, la piccola pesca (PGP) rappresenta di gran lunga il
segmento piu' importante in termini numerici, sommando da solo il
69,58% del totale della flotta. Tuttavia, il peso si riduce
notevolmente in termini dimensionali, attestandosi al 12,73% in
termini di GT ed al 27,23% di potenza motore (Kw). Con 2.042 unita'
(il 17,48% del totale nazionale), la flotta operante con attrezzi da
traino [strascico e rapido (DTS e TBB)] si conferma la seconda in
termini di numerosita', e la prima in termini dimensionali. Difatti,
tale sistema ricopre il 60,44% di GT ed il 47,17% della potenza
motore nazionale. A seguire seguono, in ordine di importanza, le
draghe idrauliche (con il 6,11% del totale nazionale), il segmento
della circuizione (con il 2,99%), e le unita' che utilizzano come
tecnica prevalente il palangaro (con il 2,98%).
La maggior parte della flotta italiana (2.854 unita') e'
concentrata nella GSA 17 (Adriatico settentrionale) le cui marinerie
costituiscono un nucleo storico della pesca italiana dove si
riscontrano tutte le possibili tecniche di pesca. Il numero di unita'
della GSA 17 presenta un'incidenza percentuale del 24,42% sul totale
Italia, ed in termini dimensionali concentra quasi il 30,86% e 30,88%
rispettivamente in termini di stazza (GT) e potenza motore (Kw).
All'area nord adriatica segue per numerosita' la flotta che opera nel
mar Tirreno meridionale e centrale (GSA 10), che include le coste
della Campania, Calabria tirrenica e Sicilia nord; qui si concentrano
2.616 unita' pari al 22,39% in termini numerici, il cui contributo
dimensionale e' pari al 13,74% in GT e al 16,14% in potenza del
motore.
Dal punto di vista della consistenza numerica seguono le GSA 11,
9, 19, 16 e 18; le flotte di queste aree incidono sul totale
nazionale con percentuali che oscillano dal 12,28% della Sardegna
(GSA 11) all'8,61% dell'Adriatico meridionale (GSA 18) che con le sue
1.006 unita' chiude la classifica delle aree italiane del
Mediterraneo.
Utilizzando il 2004 come anno di riferimento base, si registra
una evidente e costante contrazione nella consistenza della flotta,
che passa dai 14.873 battelli del 2004 agli 11.678 del 2023,
registrando quindi un calo complessivo di 3.195 motopesca. Tale
significativa flessione (-21,6%) ha interessato maggiormente battelli
con dimensioni superiori alla media.
2. La produzione
Il volume dei prodotti della pesca sbarcati dalla flotta italiana
operativa nel Mar Mediterraneo nel corso del 2023 risulta pari a
116.276,79 tonnellate, cui corrisponde un valore economico di 687,65
milioni di euro. Il segmento dello strascico (comprensivo dei rapidi)
risulta dominante, le quantita' sbarcate si attestano a 38.539,23
tonnellate, pari al 33,14% della quantita' complessiva. In termini
economici, in ragione dell'elevato pregio commerciale del mix di
specie bersaglio, tra cui gamberi rossi e scampi, il contributo
risulta ancor piu' significativo con 309,22 milioni di euro pari al
44,97% del fatturato dell'intera flotta italiana. Il segmento della
volante a coppia ed il comparto della piccola pesca seguono in
termini di rappresentativita' di catture con valori percentuali di
circa il 16% per entrambi sul totale.
Dall'analisi della distribuzione geografica della produzione,
emerge il ruolo trainante della GSA 17, cui corrisponde il 50,15%
delle quantita' sbarcate. E' noto che nell'Adriatico centro
settentrionale, si concentrano tipologie di pesca particolarmente
produttive come la volante a coppia e le draghe idrauliche che,
insieme, rappresentano circa un terzo degli sbarchi nazionali. Per
converso, il basso pregio commerciale delle specie target, piccoli
pelagici e vongole, comporta una riduzione della quota in termini di
valore economico, che si attesta a poco meno del 38%, comunque
rappresentando l'area principale anche in termini di ricavi.
In relazione al paniere di specie sbarcato, si conferma la
predominanza di tre specie: acciughe, vongole e sardine, che nel
complesso costituiscono il 37,7% del totale sbarcato dalla flotta
nazionale operante nel Mediterraneo. Le acciughe rappresentano in
assoluto la prima specie con 19.567 tonnellate, equivalenti al 16,8%
della produzione complessiva. Le vongole registrano un quantitativo
di 16.753 tonnellate ed un contributo del 14,4% al totale; infine,
gli sbarchi di sardine sono di 7.482 tonnellate pari al 6,4%. Su
livelli quantitativi significativamente piu' contenuti gli sbarchi di
nasello e gamberi bianchi pari rispettivamente a 6.745 e 5.944
tonnellate. Tra le altre specie caratteristiche della pesca italiana
si segnalano: il tonno rosso con 5.114 tonnellate, le pannocchie con
3.630 tonnellate, le seppie con 3.134 tonnellate, le triglie di fango
con 3.091 tonnellate ed i polpi con 3.002 tonnellate (All. B - Tab.
B1 Relazione flotta).
Nel complesso, i dati dei ricavi evidenziano una minore
concentrazione rispetto alle quantita' e le prime dieci specie
rappresentano piu' del 50% del valore complessivo dei ricavi.
C. Acquacoltura
1. Dati produttivi
L'Italia e' uno dei leader europei per la produzione di pesci
(come trote), novellame di specie marine (spigole ed orate), storioni
e relativa produzione di caviale. Inoltre, e' uno dei maggiori
produttori di molluschi bivalvi, nonostante negli ultimi anni il
settore, in particolare in nord Adriatico, ha dovuto affrontare una
forte contrazione a causa dei danni provocati sia dalla comparsa
della specie aliena invasiva granchio blu (Callinectes sapidus) che
per il fenomeno delle mucillagini. Entrambi questi fenomeni sono
strettamente connessi al cambiamento climatico e all'aumento delle
temperature nelle aree marino costiere.
Il quadro produttivo dell'acquacoltura nazionale, con riferimento
ai pesci, offre sia un'ampia varieta' di specie allevate che diverse
tipologie di allevamento utilizzate. Le specie ittiche d'acqua dolce,
costituite in prevalenza da salmonidi, rappresentano circa i due
terzi della produzione totale della piscicoltura. Le produzioni negli
ultimi anni hanno chiaramente risentito, in primo luogo, della
pandemia da COVID-19 e successivamente della particolare congiuntura
verificatasi nel 2022 connessa da un lato con gli sviluppi della
crisi ucraina che ha portato a un aumento forte dei costi
dell'energia, e dall'altro una lunga siccita' complicata da un
incremento delle temperature medie dell'acqua.
Prendendo in considerazione i dati produttivi raccolti ed
elaborati nell'ambito del regolamento (CE) n. 762/2008, per EUROSTAT
nel 2023, la piscicoltura nazionale ha prodotto circa 50.500
tonnellate con una leggera crescita nella produzione di trota e
orata, mentre si registra un calo nella produzione di spigola; in
questo dato sono comprese le produzioni di vallicoltura e delle acque
salmastre delle zone costiere di transizione.
L'allevamento ittico sul territorio nazionale, si distingue per
la varieta' di specie allevate (trenta), tra cui spiccano, anche con
volumi marginali di produzione, l'ombrina, l'anguilla, i cefali e le
diverse specie di storione.
Alle produzioni di pesci destinati al consumo, alla pesca
sportiva e al ripopolamento si aggiungono le produzioni delle
avannotterie di specie eurialine (orata e spigola) e degli impianti
specializzati nella produzione di uova embrionate di salmonidi
d'acqua dolce.
La produzione lorda vendibile del comparto, sempre nel 2023
(fonte EUROSTAT), comprensiva delle produzioni sopra descritte al
netto del valore aggiunto fornito dal prodotto ittico fresco
trasformato, e' superiore ai 330 milioni di euro (cui si deve sommare
la produzione della molluschicoltura).
L'Italia e' il Paese leader nella produzione di caviale, ottenuto
da storioni di allevamento, nell'Unione europea con circa 65
tonnellate prodotte nel 2023; va, inoltre, evidenziato che l'export
delle trote italiane supera un terzo della produzione totale.
Il comparto dell'itticoltura nel 2024 e' costituito, sulla base
dei dati presenti sull'anagrafe delle aziende d'acquacoltura gestita
dalla BDN del Min. salute (estrazione del 28 ottobre 2024) da oltre
500 impianti attivi, a cui si sommano: gli impianti d'acquacoltura
estensivi tradizionali nelle aree costiere di transizione e acque
lagunari salmastre (circa 80 vallicolture attive nella solo bacino
dell'Alto Adriatico), oltre 40 centri ittiogenici dediti
all'attivita' di ripopolamento delle acque dolci e oltre 1.500
laghetti di pesca sportiva ricreativa la cui attivita' e' fortemente
interconnessa con quella dell'allevamento ittico. Gli impianti di
molluschicoltura attivi (considerando sia gli allevamenti di mitili
che di ostriche e vongole) sono 294.
Per quanto concerne l'allevamento di molluschi in Italia e'
limitato alla produzione di bivalvi. Le tre specie che dominano il
mercato sono: la cozza mediterranea (Mytilus galloprovincialis), la
vongola filippina (Ruditapes philippinarum) e l'ostrica del Pacifico
(Magallana gigas).
Nel 2023 i mitili hanno raggiunto le 57.000 tonnellate, la
vongola filippina 21.000 tonnellate e l'ostrica concava 300 t.
Come esposto in precedenza, i fattori che stanno contribuendo
alla contrazione della produzione di vongole veraci sono molteplici:
dal degrado della qualita' delle acque costiere agli effetti del
cambiamento climatico, nonche' all'esplosione demografica di specie
aliene invasive che, predando gli stadi giovanili della vongola, ne
impediscono il raggiungimento delle dimensioni commerciali.
Un esempio di specie aliena invasiva e' il granchio blu, che, pur
essendo presente nelle lagune del Delta del Po Veneto da almeno dieci
anni, e' diventato invasivo nella primavera del 2023, come segnalato
dagli allevatori di molluschi locali. La vongola verace in quest'area
ha mostrato un'elevata incidenza di lesioni dovute alla predazione
del granchio. Inoltre, e' stata registrata un'elevata incidenza di
vongole morte sia nell'estate che nell'autunno del 2023, con valori
che hanno raggiunto il 100%.
La totale assenza di semi dai siti di raccolta e' compatibile con
l'attivita' predatoria del granchio blu.
Per le cozze, sia le ondate di calore che la progressiva
acidificazione delle acque costiere sembrano avere un impatto
negativo sulla disponibilita' e sulla capacita' di attecchimento dei
semi, poiche' influenzano negativamente la resistenza del bisso e la
capacita' immunitaria delle cozze.
2. Criticita' ed opportunita'
Gli eventi climatici degli ultimi anni hanno avuto un'importante
incidenza sulla produttivita' degli impianti: in particolare si
segnala come, a partire dal 2013, in Italia si siano spesso ripetuti
lunghi periodi di siccita' che hanno determinato notevoli variazioni
in termini quali-quantitativi dell'acqua che hanno condizionato sia
le produzioni in essere sia la salute degli stock ittici.
Nello stesso periodo, sempre a causa degli effetti connessi al
cambiamento climatico, si sono verificati eventi atmosferici
eccezionali caratterizzati da elevata piovosita' con danni diretti
(perdite allo stock ittico) ed indiretti con danneggiamenti alle
strutture ed attrezzature.
Gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire anche
nell'ambito della salute degli animali con la comparsa di nuove
patologie o recrudescenza di agenti patogeni da tempo conosciuti che,
soprattutto a causa dell'incremento delle temperature, diventano piu'
aggressivi.
E' necessario, pertanto, che vengano create nuove opportunita'
economiche e nuovi posti di lavoro, contribuendo ad aumentare
l'immagine dell'acquacoltura europea ed italiana come riferimento
globale in termini di sostenibilita' e salubrita' di prodotto.
Questo potra' essere perseguito anche con campagne promozionali
dedicate ai prodotti acquicoli, sia a livello nazionale che
internazionale.
Permane a livello nazionale un ritardo nell'applicazione delle
innovazioni tecnologiche dovuto anche all'elevata presenza, di micro
e piccole imprese, superabile con una capillare diffusione delle
informazioni e ad una puntuale attivita' di formazione, garantita
anche dall'attivita' delle associazioni di produttori. Il settore,
inoltre, e' caratterizzato da una forte diversificazione delle
strutture produttive, favorito dalle diverse condizioni ambientali e
socioeconomiche che caratterizzano il territorio, che va dalle
tradizionali tecniche estensive svolte in lagune costiere, valli e
stagni, alle moderne produzioni intensive in bacini, vasche e gabbie
in mare, oltre alla molluschicoltura svolta sia in aree riparate che
off-shore.
A fronte di quanto sopra descritto, va sottolineato che la
tendenza dei consumi dei prodotti ittici sia in continua crescita,
anche se ancora ridotto e' l'apporto delle produzioni nazionali di
acquacoltura e pesca al fabbisogno nazionale: nell'insieme riescono a
soddisfare appena il 25% della domanda del mercato al consumo.
I prodotti ittici trasformati rappresentano un'eccellenza
dell'acquacoltura nazionale, in quanto capaci di rispondere alle
esigenze del consumatore che richiede un alimento salubre con un alto
valore nutrizionale, fresco, di facile preparazione, dai contenuti
innovativi in grado di fornire:
prodotti specializzati (per l'infanzia e l'adolescenza, fish
burgers, street food);
packaging moderno, accattivante ed eco-friendly;
conservazione prolungata;
preparati idonei alla somministrazione nella ristorazione
sociale (scuole, centri per anziani, ospedali, ecc.);
prodotti di elevata qualita' ed eccellenze gastronomiche
(carpaccio, affumicato, sushi, caviale, ecc.).
La pandemia da COVID-19 ha inoltre rivoluzionato l'approccio dei
consumatori ai prodotti ittici: i consumatori si stanno orientando
verso prodotti «locali» d'origine italiana, con maggiori garanzie di
freschezza, tracciabilita' e sicurezza. In quest'ultimo periodo si e'
inoltre osservato l'aumento del ricorso all'acquisto diretto dai
produttori, sia in azienda o negli spacci/mercati locali, sia
attraverso forme innovative di cessione diretta quali la consegna
porta a porta o delivery.
In relazione a quanto sopra esposto, purtroppo, sempre piu'
spesso si assiste a forme di etichettatura di prodotti
dell'acquacoltura immessi nel mercato al consumo non rispondenti ai
principi espressi dalla normativa europea.
E' necessaria quindi una forte azione a tutela del consumatore e
delle produzioni ittiche nazionali che preveda l'obbligo di indicare
l'origine e il metodo di produzione anche da parte degli operatori
dell'HORECA, azione piu' volta richiesta dalle associazioni di
categoria di varie sedi.
In questo quadro di riferimento gli obiettivi del Piano nazionale
triennale 2025-2027 riguarderanno principalmente la crescita
economica del settore secondo i principi di equita' sociale e uso
responsabile delle risorse ambientali, in linea con le diverse
strategie e norme UE, e si affronteranno alcune criticita', quali:
la complessita' dell'apparato normativo di riferimento vigente;
la debolezza degli strumenti di sostegno finanziario ed
assicurativo in favore degli operatori del settore;
la difficolta' per le imprese micro e piccole imprese di
accesso al credito per la creazione di nuovi insediamenti o
l'ammodernamento e potenziamento degli impianti esistenti;
la diversificazione delle specie allevate e dei processi in
grado di garantire valore aggiunto alla produzione;
la necessita' di qualificare il prodotto nazionale e di
adottare certificazioni di standard di qualita';
la necessita' di sviluppare nuove formulazioni di mangime
adeguate ai principi della sostenibilita' e dell'economia circolare;
l'esigenza di informare, aggiornare e formare continuamente gli
operatori del settore in merito a: innovazione tecnologica,
evoluzione delle norme (ambientali, sanitarie, fiscali, di sicurezza
e tutela dei lavoratori) che intervengono sulla complessa e
multiforme attivita' dell'acquacoltura, digitalizzazione e
dematerializzazione, dinamiche di mercato e commercializzazione dei
prodotti.
Si sottolinea infine, che a livello nazionale, l'Italia si e'
dotata di una strategia nazionale per l'acquacoltura il PNSA
2021-2027, che rappresenta, come nella precedente programmazione
finanziaria, un allegato al PN FEMAPA 2021-2027 e che di fatto
recepisce quanto suggerito dagli orientamenti strategici dell'Unione.
Il PNSA 2021-2027 descrive quali azioni e linee di intervento
siano ritenute prioritarie nella risoluzione di alcune delle
criticita' sopra riscontate e, di concerto con il PNT, rappresenta
uno strumento fondamentale non solo per l'amministrazione centrale,
ma anche per le regioni e gli operatori stessi.
(1) Fonte: Relazione annuale Italia 2024 - regolamento (CE) n.
1380/2013 - Ministero dell'agricoltura, della sovranita'
alimentare e delle foreste, Dipartimento della sovranita'
alimentare e dell'ippica - DG PEMAC - PEMAC III - agosto 2024