Art. 8.
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La D.O.C. «Friuli Colli Orientali» come stabilito dall'art. 3 si
estende in un territorio che interessa in tutto o in parte diciannove
comuni nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino
al confine con la Repubblica della Slovenia.
I Comuni interessati sono: Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli,
Corno di Rosazzo, Faedis, Magnano in Riviera, Manzano, Moimacco,
Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, Reana del Rojale,
Remanzacco, San Giovanni al Natisone, San Pietro al Natisone,
Tarcento, Tricesimo e Torreano.
Il territorio di estrinseca in una variegata alternanza di
colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo la
direttrice nord-ovest sud-est, creando delle ampie superfici che
possono godere di un'esposizione ottimale per la coltivazione della
vite.
I terreni dei Colli Orientali appartengono al cosi' detto «Flysch
di Cormons» che e' costituito da un'alternanza di strati di marne
(argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall'aspetto molto
tipico. Questo insieme e' chiamato in friulano (la lingua
tradizionale della regione) «ponca», ed e' facilmente alterabile in
presenza di agenti atmosferici e si sgretola velocemente in frammenti
scagliosi che in seguito si decalcificano e mutano in giallastro
l'originario colore grigio-azzurognolo, grigio-plumbeo fino a
dissolversi in terreno argilloso.
Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono un
40-60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. Le arenarie, che
si alternano con le marne, hanno una composizione variabile: aumenta
in genere il tenore di silice che si porta dal 40 al 70%, mentre
diminuiscono proporzionalmente tutti gli altri elementi in modo
particolare il calcare. Sono a grana media e fine, ben cementate: di
colore marrone chiaro, grigio, azzurrognolo e che difficilmente si
degradano.
Nel «Flysch di Cormons» le marne prevalgono sulle arenarie, nelle
marne si possono rinvenire resti di fossili come sui colli di
Rosazzo, Rocca Bernarda, Noax e Buttrio: prevalgono decisamente i
microforamiferi (Nummiliti, Assilinae ed Alveolinae), sono presenti
pure gasteropodi, coralli e brachiopodi.
La facile erodibilita' dei terreni presenti nella denominazione
«Friuli Colli Orientali» a prevalenza marnosa, ha portato ad una
morfologia dolce con altezze ben al di sotto dei 200 m slm.
Dove emergono le marne, che interessano la quasi totalita' del
territorio, il terreno e' molto impermeabile, con la conseguenza di
provocare uno scorrimento superficiale delle acque piovane e quindi
una facile erodibilita' con formazione delle valli entro cui scorrono
capricciosi corsi d'acqua dal profilo rapido e con la sezione a V.
La presenza delle arenarie e' segnalata dalla maggior compattezza
del terreno e anche da una piu' aspra morfologia.
L'erodibilita' dei terreni marnosi ha costretto i vignaioli a
terrazzare le colline per potervi impiantare le vigne onde evitare il
«consumo» dei colli e lo scalzamento delle viti, queste terrazze sono
cosi' diventate una caratteristica della collina della D.O.C.
«Friuli» Colli Orientali.
I vigneti coltivati si collocano tra i 100 ed i 400 m slm, la
maggior parte si trova su colline terrazzate, alcuni occupano delle
porzioni pianeggianti o con una leggera pendenza.
Nel corso dei secoli il profilo dei pendii e' stato modellato con
il lavoro di generazioni di viticoltori, lo sguardo del visitatore
puo' rincorrere i gradoni e le terrazze vitate.
La cerchia delle Prealpi Giulie e' posta a nord della zona
collinare e costituisce un efficace riparo dai venti freddi di
settentrione, mentre la prossimita' della pianura friulana e la
vicinanza del mare, che dista non piu' di 40 chilometri in linea
d'aria, contribuisce a mitigare le escursioni termiche favorendo un
clima abbastanza mitigato anche se caratterizzato da specifiche
diversita' date dalla conformazione orografica dei rilievi.
La temperatura media annua si attesta sui 15°C, se si considera
pero' il periodo vegetativo della vite, quindi i mesi che vanno da
aprile a ottobre le medie all'interno dell'areale variano tra i 18 e
19°C, mentre la somma termica varia tra i 1800 e i 1900°Cd.
La piovosita' e' abbastanza diversificata dai numerosi microclimi
e nelle diverse annate, le centraline di rilevamento segnalano una
maggiore precipitazione nella zona di Ramandolo, quella piu' a nord
dell'intero Friuli VG inteso come zona di coltivazione della vite, in
cui si raggiungono, durante la stagione vegetativa i 1157 mm medi,
gia' nella zona centrale di Cividale del Friuli i valori si abbassano
a circa 976 mm per scendere al di sotto dei 900 mm nei comuni piu' a
sud, quindi S. Giovanni al Natisone.
Per descrivere meglio i fattori naturali, un parametro di sicuro
interesse e' l'indice di torridita', perche' esprime il rapporto tra
la somma termica e le precipitazioni cumulate nel periodo compreso
tra il 1° aprile ed il 31 ottobre di ogni anno, maggiore e' questo
indice e maggiore e' l'aridita' dell'annata, sopra il valore 3 si
hanno le annata torride come per esempio quelle del 2003 e del 2006,
se il valore e' tra 2 e 3 si hanno invece le annate ottimali, mentre
al di sotto di 2 sono annate umide e inferiori ad 1 sono molto umide.
Nell'ultimo decennio questo indice si e' attestato mediamente sul
valore di 1,9.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
Friuli Colli Orientali, da sempre terra di vini: un'affermazione
che trova non solo una conferma nella realta' socio-economica del suo
vivere, ma che affonda le proprie radici nelle lontane parole di
Erodiano (170-240 d.C.) che racconta come i coloni latini
inghirlandassero duemila anni or sono la campagna friulana con tralci
di vite, o dello storico greco Strabone (58 a.C.-21 d.C.) che ricorda
il rumoroso andare dei carri carichi del vino generoso trasportato
oltralpe. Gia' allora Cividale del Friuli (il cuore dei Colli
Orientali) - con il nome di Forum Julii che in seguito avrebbe
indicato l'intero territorio della regione Friuli VG - costituiva uno
dei municipi romani nella X Regio Venetia et Histiria ed era il
maggior centro della zona.
Le piu' importanti testimonianze pero' sono quelle del ducato
longobardo che presenta il suo momento piu' significativo nel
Tempietto Longobardo del 760 circa, in cui architettura, scultura e
pittura si fondono in un insieme di forte suggestione e dove la
decorazione a stucco esalta nelle Sante in altorilievo del registro
superiore e nell'elegante tralcio di vite a spirale con grappoli e
pampini racchiuso entro doppia cornice curvilinea sopra la porta
d'ingresso.
In versione moderna, Giacomo Meneghini da Nimis - meglio
conosciuto come Jacun Pitor - lascia all'inizio del novecento i suoi
poveri affreschi sui muri delle case rurali da Monteaperta a
Savorgnano del Torre, da Prepotto a Corno di Rosazzo, a uso di genti
dal gusto semplice e dalla fede profonda, in una casa nobilare di
Spessa di Cividale del Friuli dipinge un Bacco che troneggia con
brocca e bicchiere in mano, seduto su una botte e affiancato dalla
scritta: «Viva Bacco, il vino e la legria, ogni onesto scherzo vale
fatto in buona compagnia». Arrivando ai giorni nostri e' proprio in
una cantina dei Colli Orientali che e' nata l'idea dei «Superwhites»,
una definizione questa che ha iniziato a girare nel mondo ma che e'
fatta apposta per far venir fuori l'orgoglio dei produttori friulani
e di quelli dei Colli Orientali in particolare, gente che e' piu'
brava a produrre che a vendere, piu' ad agire che a parlare.
Con il decreto del Presidente della Repubblica del 20 luglio
1970, e' stata riconosciuta la denominazione di origine controllata
dei vini «Colli Orientali del Friuli» ed e' stato approvato il
relativo disciplinare di produzione che definisce i principali
aspetti produttivi dei vini, dopo una serie di modifiche successive
si e' giunti fino al decreto del 14 ottobre 2011 che sancisce la
ridefinizione del nome della denominazione in «Friuli Colli
Orientali».
Base ampelografica dei vigneti: l'art. 2 definisce i vitigni che
concorrono alla produzione di tutti i vini della denominazione.
L'elenco sancisce un perfetto equilibrio (dieci a dieci) tra varieta'
a bacca bianca e varieta' a bacca nera, inoltre tale equilibrio e'
rispettato anche tra le varieta' cosi' dette internazionali e quelle
autoctone che sono ben nove su venti.
Norme per la viticoltura: l'obiettivo del disciplinare e' quello
di ottenere un'elevata qualita' delle uve che poi, si trasformera' in
un'altrettanta elevata qualita' nei vini. Per questo motivo le forme
di allevamento e i sistemi di allevamento devono essere quelli
generalmente usati per assicurare le migliori caratteristiche delle
uve e dei vini. Devono considerarsi idonei unicamente i vigneti
ubicati in terreni di favorevole giacitura ed esposizione, di origine
eocenica, oppure, nelle zone marginali, in quelle di origine mista
per presenza di percentuali variabili di elementi grossolani, sono
quindi esclusi i terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente
soleggiati. Per i nuovi impianti la densita' minima dovra' essere di
3.000 ceppi per ettaro con un tetto massimo di produzione di 11
tonnelate per ettaro, le uve destinate alla vinificazione devono
assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico naturale minimo
del 10% vol.
La resa massima di uva in vino non deve essere superiore al 70%
per tutti i vini. Qualora la resa uva-vino superi detto limite, ma
non il 75%, l'eccedenza non avra' diritto alla denominazione di
origine controllata qualora la resa uva-vino superi il 75%, decade il
diritto alla D.O.C. per tutto il prodotto. Per la sottozona
«Savorgnano» tale limite e' abbassato al 65%.
Norme per la vinificazione: le pratiche enologiche consentite
sono solo quelle idonee a conferire ai vini «Friuli Colli Orientali»
le caratteristiche di tipicita' e di qualita' tradizionali tali da
consentire per le tipologie «bianco» l'ottenimento di vini fini,
eleganti, fruttati e floreali, gradevoli ed armonici che rispecchiano
le caratteristiche varietali dalle quali traggono origine. La
menzione «Riserva» e' utilizzabile sia per i «bianchi» che per i
«rossi» ed e' ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno
due anni a decorrere dal primo novembre dell'annata di produzione
delle uve ad esclusione della varieta' Pignolo in cui
l'invecchiamento dovra' essere di almeno 4 anni a decorrere dal primo
novembre dell'annata di produzione delle uve.
Per il «Pinot grigio ramato o Ramato» rientrando nella tipologia
dei vini Rosati fanno riferimento le specifiche di queste categorie
data la sua naturale dotazione di sostanze coloranti presenti
nell'acino.
La vinificazione dei vini deve essere effettuata nell'interno
della zona di produzione delimitata nell'art. 3, tuttavia, tenuto
conto delle situazioni tradizionali, e' consentito in deroga che tali
operazioni vengano effettuate nell'intero territorio della Provincia
di Udine nonche' nell'intero territorio dei comuni che comprendono la
zona di produzione della denominazione di origine controllata
«Collio».
B) Informazioni sulla qualita' o sulle caratteristiche del prodotto
essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
La denominazione annovera ventitre' tipologie di vini, dodici
tipologie di vini bianchi di cui dieci con indicazione di vitigno
piu' il «bianco» ed il «dolce» e undici tipologie di vini rossi con
dieci ad indicazione del vitigno piu' il «rosso».
Tutte queste tipologie possono essere accompagnate dalla menzione
riserva se opportunamente invecchiate.
I vini dei Colli Orientali, presentano delle peculiari
caratteristiche che sono attribuibili per la maggior parte al
territorio inteso come ambiente pedoclimatico mentre l'intervento
umano e' responsabile del resto.
Ciascuna tipologia e' descritta da un punto di vista analitico ed
organolettico nell'art. 6, in questo articolo non vengono riportati i
valori analitici sugli zuccheri, acidita' volatile e anidride
solforosa come richiesto dall'art. 26 del Regolamento CE n. 607/2009,
questi valori non vengono di norma indicati perche' sono inferiori o
superiori a determinati limiti imposti dalla normativa comunitaria o
nazionale.
L'acidita' totale, espressa come acido tartarico, in base alla
normativa comunitaria non puo' essere inferiore al 3,5 g/L, ma
nell'art. 6 per tutte le varieta' e' stato fissato il limite minimo
di 4,0 g/L.
Relativamente all'acidita' volatile, espressa in acido acetico,
questa, in base alla normativa comunitaria, non puo' essere superiore
rispettivamente a 18 milliequivalenti per litro per i vini bianchi e
a 20 milliequivalenti per litro per i vini rossi, una deroga
particolare e' riservata alla tipologia «Dolce» e «Verduzzo friulano»
che prevede un innalzamento di detto limite a 25 milliequivalenti per
litro, in base ad una deroga nazionale relativa all'allegato I C del
regolamento CE n. 606/2009.
In merito all'anidride solforosa il limite e' fissato
dall'Allegato I B del regolamento CE n. 606/2009 il quale dispone che
per i vini presenti in questo disciplinare il limite massimo sia di
150 mg/L per i rossi e 200 mg/L per tutti i bianchi tranne che per il
«Verduzzo friulano» e il «Dolce» che, avendo un contenuto zuccherino
espresso dalla somma di glucosio e fruttosio superiore ai 5 g/L, puo'
avere un tenore massimo di anidride solforosa totale di 250 mg/L.
Il territorio dei Colli Orientali conferisce ai vini bianchi un
colore giallo paglierino con riflessi piu' o meno verdognoli o dorati
oppure, nel caso del Pinot grigio e' ammesso anche un riflesso ramato
piu' o meno accentuato. In bocca la sensazione e' gradevole, morbida,
con profumi netti ed intensi che spaziano dal fruttato sostenuto al
floreale fine ed elegante, la nota di mandorla amara e' presente a
volte ed e' data dal tipico vitigno che la origina, il Friulano,
l'equilibrio ed il corpo del vino rappresentano un marchio di
fabbrica dei vini dei Colli Orientali con una struttura che ne
permette anche un lungo invecchiamento nel tempo.
La loro produzione avviene dopo un'accurata selezione delle uve,
sottoposte a pigiatura soffice e a fermentazione a temperatura
controllata in assenza delle bucce proprio per esaltare i profumi
tipici conferiti dai vitigni. Per le partite destinate a un piu'
lungo affinamento in legno oppure in bottiglia prima dell'immissione
al consumo, la vinificazione ottempera un contatto piu' o meno breve
con le bucce, i vini che ne seguono risultano quindi piu' carichi di
sostanze coloranti.
I vini rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino con
diverse sfumature, il profumo e' ammaliante e spicca per la gradevole
finezza tendente all'erbaceo, allo speziato e dal caratteristico
«bouquet» molto elegante con sentori di sottobosco e piccoli frutti,
molto asciutti con una tipica corposita'.
In bocca l'equilibrio e' presente e molto importante, con una
nota di astringenza presente in particolare per le varieta' autoctone
piu' vocate al lungo e lunghissimo invecchiamento, l'acidita' e'
quindi sempre presente senza mai disturbare al palato.
Il contatto con le bucce e' fondamentale per l'estrazione della
frazione polifenolica piu' importante per le caratteristiche dei
rossi, il passaggio in legno e' facoltativo pero' ancora in parte
utilizzato, si utilizza pero' una sapiente diversificazione delle
partite al fine di ottenere un risultato finale il piu' equilibrato
possibile.
Il «Pinot grigio ramato» e' l'unico vino che presenta questa
colorazione e puo' vantare una radicata tradizione, sia in termini
territoriali che temporali, in quanto noto sin dai tempi della
Serenissima Repubblica di Venezia proprio col termine «Ramato». E'
quindi una tradizione propria di un territorio circoscritto come
quello della DOC «Friuli Colli Orientali», ma con un vero e proprio
cuore nel Friuli. La denominazione di origine controllata «Friuli
Colli Orientali» annovera al suo interno ben sei sottozone chiamate
rispettivamente: «Cialla», «Pignolo di Rosazzo», «Ribolla gialla di
Rosazzo», «Schioppettino di Prepotto», «Refosco di Faedis» e
«Savorgnano».
La sottozona «Cialla» comprende una parte del Comune di Prepotto,
e permette la produzione di 6 vini di cui 4 con l'indicazione del
vitigno, Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Schioppettino, Refosco
dal peduncolo rosso, piu' il Bianco e il Rosso, le rese di produzione
di questi vini sono piu' contenute rispetto alla denominazione
generale e si attestano tra le 6 e le 8 tonnellate a ettaro.
Le sottozone «Pignolo di Rosazzo» e «Ribolla gialla di Rosazzo»
ricadono nel medesimo areale, una piccola zona vitata a cavallo tra i
Comuni di Corno di Rosazzo, Manzano e San Giovanni al Natisone,
permettono la produzione di due vini autoctoni, rispettivamente il
Pignolo e la Ribolla gialla, che sono autorizzati anche per la
denominazione «Friuli Colli Orientali». Il Pignolo rappresenta senza
dubbio il piu' aristocratico tra i vini della denominazione, con una
spiccata propensione per il lungo invecchiamento la concentrazione
polifenolica in generale e quella dei tannini in particolare, assieme
all'elevata concentrazione alcolica si amalgamano in un insieme che
ne permette la durata nel tempo, normalmente quindi, si possono
superare i dieci anni di vita con prodotti che si esprimono ancora ai
loro massimi livelli.
Lo «Schioppettino di Prepotto» comprende parte del Comune di
Prepotto e si caratterizza come sottozona con un unico vino da uve a
bacca nera che ha trovato in questo comune una tra le sue massime
espressioni, e' contemplata anche la tipologia riserva.
Il «Refosco di Faedis», e' una sottozona che e' caratterizzata
dalla produzione del vitigno Refosco nostrano all'interno del confine
della D.O.C. «Friuli Colli Orientali» nel Comune di Faedis e di altri
Comuni quali, Torreano, Attimis, Nimis, Povoletto e Tarcento, anche
per questa tipologia e' prevista la menzione «riserva».
La sottozona «Savorgnano» si caratterizza per la produzione
dell'omonimo vino che rappresenta un blend di Friulano (dall'80 al
90%) e Picolit (dal 10 al 20%), e' situata nella zona settentrionale
del Comune di Povoletto e tutti i vigneti si trovano in collina,
l'areale di produzione e' caratterizzato da un clima piu' fresco e da
maggiori precipitazioni rispetto alla zona piu' meridionale della DOC
«Friuli» Colli Orientali.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla
lettera A) e quelli di cui alla lettera B).
L'interazione tra l'uomo il vino ed il territorio e' stato
studiato approfonditamente all'interno dell'areale dei Colli
Orientali evidenziando come, in questa zona siano ben marcate delle
continuita' fisiche e antropiche.
Il clima, assieme all'esposizione dei vigneti e alla
conformazione del terreno gioca un ruolo decisivo nella
caratterizzazione dei vini.
La pratica della viticoltura ha influito profondamente
sull'aspetto del paesaggio della zona DOC Friuli Colli Orientali,
oltre che sul livello economico e di sviluppo globale del territorio.
In queste terre la viticoltura e' sempre stata presente, dal tempo
dei Celti e dei Romani fino ad oggi. Era praticata maggiormente nelle
aree pianeggianti, ma la tecnica romana utilizzava anche le colline,
senza grandi movimenti di suolo, non disdegnando per niente i terreni
declivi purche' non eccessivamente pendenti («Bacchus amat colles»,
diceva un proverbio latino). Al tempo dei romani la viticoltura ebbe
un'espansione notevole, per la razionalita' delle tecniche di
produzione e l'importanza economica assunta dal prodotto e dal suo
commercio.
Nei secoli successivi - nel Medio Evo - la viticoltura fu asse
portante dell'economia rurale, il che e' testimoniato dal sorgere in
gran numero dei castelli nelle zone viticole: essi richiedevano
infatti risorse economiche oltre che tecniche per la loro
costruzione. La produzione del vino permetteva di attivare commerci
in grado di generare risorse economiche da riutilizzare sul
territorio, e una parte di queste risorse era utilizzata anche per le
sistemazioni del terreno in pendio che favorissero le coltivazioni.
Nell'Ottocento e nella prima meta' del '900, la viticoltura aveva
caratteristiche che si sono mantenute e simili a quelle dei secoli
precedenti. I terrazzamenti erano presenti, con sistemazioni
apprestate a mano, che erano piu' frequentemente terrazze ospitanti
uno o due filari, oppure gradoni da tre o piu' filari quando la
pendenza lo consentiva.
Questa tipologia e' ancora presente nei comuni interessati dalla
D.O.C., in particolare nelle colline attorno a Dolegnano, nella zona
di Rosazzo, ma anche nei dintorni di Nimis, a Savorgnano, ecc. La
viticoltura conviveva con altre coltivazioni, poiche' - se pure era
la coltura principale per la sussistenza delle persone - non poteva
essere l'unica, e dunque intercalate alle viti, vi erano coltivazioni
di cereali, piante da orto, e alberi da frutto, che spesso
costituivano i sostegni vivi cui erano appoggiate le viti nelle forme
di allevamento definite «alberate», che gli etruschi per primi
apprestarono in Italia. Si tratta di ciliegio, susino, albicocco,
pesco, pero, melo, ecc.
La Prima guerra mondiale provoco' seri danni all'agricoltura di
queste zone e segnatamente alla viticoltura. Le operazioni militari
danneggiarono molte coltivazioni, direttamente - ma questo avvenne in
misura maggiore nelle colline piu' a sud, vicino a Cormons e verso
Gorizia. L'abbandono fu poi totale con la rotta di Caporetto (1917).
Il ripristino post-bellico dei vigneti vide una modifica della
piattaforma varietale, con un aumento dei vigneti a Friulano, che
divenne il vino bianco piu' prodotto nella zona. La consociazione con
altre coltivazioni e con le piante da frutto fu gradualmente
abbandonata per lasciare spazio al vigneto specializzato. Tale
trasformazione e' tuttora in atto.
Il terrazzamento, definito anche girapoggio, e' attualmente -
cosi' come in passato - la forma di sistemazione superficiale e
regimazione delle acque piu' diffusa nei terreni collinari dei Colli
orientali. Quando il terrazzamento puo' ospitare piu' filari viene
definito gradonamento, questi sistemi rimangono validi per la
produzione, sono conosciuti dagli operatori e permettono una buona
produzione. Tuttavia, essi richiedono un notevole investimento di
risorse, e devono essere realizzati sotto uno stretto controllo
agronomico di operatori viticoli esperti, perche' a volte i movimenti
di terra vengono realizzati tenendo ben presenti gli aspetti
geologico-ingegneristici, ma trascurando quelli agronomici. La
gradevolezza e tipicita' dei terrazzamenti e gradonamenti
contribuiscono in misura notevole all'aspetto tipico di queste zone.
Rispetto alle unita' geografiche, caratterizzate da elementi
geologici comuni, in cui viene suddiviso il territorio del
Friuli-Venezia Giulia (Gortani, 1960), La DOC Friuli Colli Orientali
comprende una porzione dell'Anfiteatro morenico del Tagliamento (zona
Cassacco, Tricesimo, Magnano in Riviera), il margine settentrionale
dell'Alta Pianura friulana e il settore meridionale delle Prealpi
Giulie. La maggior parte del territorio si sviluppa nella zona di
raccordo tra le dorsali collinari, peculiari della parte meridionale
delle Prealpi Giulie, e la pianura.
Data la grande estensione, (all'incirca 200 km²) gli ambienti
rappresentati, apparentemente simili se esaminati superficialmente,
mostrano, dopo un'attenta analisi, una considerevole varieta' di
elementi morfologici che, nel loro insieme, danno vita ad un
paesaggio molto articolato in cui i rilievi collinari, spesso
interrotti da incisioni torrentizie, sfumano nella pianura.
Nella parte settentrionale la viticoltura e' praticata sia nella
fascia collinare - dove il substrato e' rappresentato da
un'alternanza di livelli arenacei e marnosi, o piu' raramente
conglomeratici, con una pendenza media tra 15° e 30° - sia nelle
incisioni vallive piu' ampie, dove i materiali sono essenzialmente
formati da ghiaia sciolta che consente un buon drenaggio delle acque
meteoriche. A Sud di Cividale del Friuli la pendenza dei rilievi
tende a diminuire, come pure la granulometria dei depositi sciolti.
Particolarmente adatte sono le parti basse dei versanti dove si
sono depositati i materiali dilavati dalle pendici retrostanti, che
non necessitano di sistemazioni e dove anche una debole pendenza
consente l'allontanamento delle acque in eccesso. Le colline di
Buttrio e Rosazzo, che contraddistinguono la parte meridionale della
D.O.C., hanno una morfologia ancora piu' dolce, poiche', pur
mantenendosi l'alternanza di marne e arenarie, vi e' la prevalenza
delle prime sulle seconde. La viticoltura interessa la maggior parte
dei versanti e solo poche aree eccessivamente pendenti e mal esposte
sono ancora destinate a bosco.
Il territorio dei Colli Orientali si sviluppa a quote comprese
tra i 65 (zona a valle dell'abitato di Buttrio) e i 787 (Monti della
Bernadia) m s.l.m.m.. Nella parte centro-settentrionale le quote
maggiormente rappresentate sono comprese tra 120 e 300 m, mentre
nella fascia meridionale l'intervallo e' maggiormente compreso tra 60
e 140 m, le quote superiori a 300 m sono legate ai rilievi prealpini.
Nell'analisi di un territorio acquista particolare importanza
l'analisi della pendenza topografica. Infatti, la pendenza
contribuisce positivamente o negativamente, a seconda della sua
entita', alla genesi ed evoluzione del suolo, alla stabilita' dei
versanti, al deflusso superficiale.
Gli aspetti, morfologici, geologici, pedologici e climatici
condizionano i sistemi di agricoltura nel loro complesso di elementi
biologici e strutturali. L'analisi di tali aspetti diviene
prioritaria nello studio del comprensorio dei Colli Orientali dove,
una determinata pratica colturale, la viticoltura, ha assunto un
ruolo determinante nel ridisegnare l'assetto ambientale di un'ampia
fascia di territorio.
E' ormai noto che vini di elevata qualita' possono essere
prodotti solo in determinati territori e non sono ottenibili
esportando i vitigni altrove. (Si rammenta che tale concetto e' alla
base della stessa definizione della «Denominazione di origine
controllata» DOC). L'ambito della denominazione offre un valido
esempio di zonazione viticola, ovvero di delimitazione di un
territorio adatto, in generale, alla coltura della vite, ed in
particolare, all'ottimizzazione dei rapporti tra un determinato
ambiente e i tipi di vitigni al fine di potenziare la capacita'
produttiva soprattutto sotto l'aspetto qualitativo.
In conclusione, le considerazioni sopra esposte indicano una
sussistenza di omogeneita' pedologiche, fisiche, colturali ed
economiche che premiano indissolubilmente la D.O.C. Friuli Colli
Orientali come un territorio ad alta vocazione vitivinicola in cui i
suoi vini rappresentano l'espressione compiuta e diretta del
territorio.