(Allegato A-art. 8)
                               Art. 8. 
 
                  Legame con l'ambiente geografico 
 
A) Informazioni sulla zona geografica. 
1. Fattori naturali rilevanti per il legame. 
    La D.O.C. «Friuli Colli Orientali» come stabilito dall'art. 3  si
estende in un territorio che interessa in tutto o in parte diciannove
comuni nella fascia centro orientale della Provincia di Udine, vicino
al confine con la Repubblica della Slovenia. 
    I Comuni interessati sono: Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli,
Corno di Rosazzo, Faedis,  Magnano  in  Riviera,  Manzano,  Moimacco,
Nimis,  Povoletto,   Premariacco,   Prepotto,   Reana   del   Rojale,
Remanzacco,  San  Giovanni  al  Natisone,  San  Pietro  al  Natisone,
Tarcento, Tricesimo e Torreano. 
    Il territorio  di  estrinseca  in  una  variegata  alternanza  di
colline e  pianure  che  si  sviluppano  ininterrottamente  lungo  la
direttrice nord-ovest sud-est,  creando  delle  ampie  superfici  che
possono godere di un'esposizione ottimale per la  coltivazione  della
vite. 
    I terreni dei Colli Orientali appartengono al cosi' detto «Flysch
di Cormons» che e' costituito da un'alternanza  di  strati  di  marne
(argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall'aspetto molto
tipico.  Questo  insieme  e'  chiamato   in   friulano   (la   lingua
tradizionale della regione) «ponca», ed e' facilmente  alterabile  in
presenza di agenti atmosferici e si sgretola velocemente in frammenti
scagliosi che in seguito si  decalcificano  e  mutano  in  giallastro
l'originario  colore  grigio-azzurognolo,   grigio-plumbeo   fino   a
dissolversi in terreno argilloso. 
    Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono un
40-60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. Le arenarie,  che
si alternano con le marne, hanno una composizione variabile:  aumenta
in genere il tenore di silice che si porta  dal  40  al  70%,  mentre
diminuiscono proporzionalmente  tutti  gli  altri  elementi  in  modo
particolare il calcare. Sono a grana media e fine, ben cementate:  di
colore marrone chiaro, grigio, azzurrognolo e  che  difficilmente  si
degradano. 
    Nel «Flysch di Cormons» le marne prevalgono sulle arenarie, nelle
marne si possono  rinvenire  resti  di  fossili  come  sui  colli  di
Rosazzo, Rocca Bernarda, Noax e  Buttrio:  prevalgono  decisamente  i
microforamiferi (Nummiliti, Assilinae ed Alveolinae),  sono  presenti
pure gasteropodi, coralli e brachiopodi. 
    La facile erodibilita' dei terreni presenti  nella  denominazione
«Friuli Colli Orientali» a prevalenza  marnosa,  ha  portato  ad  una
morfologia dolce con altezze ben al di sotto dei 200 m slm. 
    Dove emergono le marne, che interessano la  quasi  totalita'  del
territorio, il terreno e' molto impermeabile, con la  conseguenza  di
provocare uno scorrimento superficiale delle acque piovane  e  quindi
una facile erodibilita' con formazione delle valli entro cui scorrono
capricciosi corsi d'acqua dal profilo rapido e con la sezione a V. 
    La presenza delle arenarie e' segnalata dalla maggior compattezza
del terreno e anche da una piu' aspra morfologia. 
    L'erodibilita' dei terreni marnosi ha  costretto  i  vignaioli  a
terrazzare le colline per potervi impiantare le vigne onde evitare il
«consumo» dei colli e lo scalzamento delle viti, queste terrazze sono
cosi'  diventate  una  caratteristica  della  collina  della   D.O.C.
«Friuli» Colli Orientali. 
    I vigneti coltivati si collocano tra i 100 ed i  400  m  slm,  la
maggior parte si trova su colline terrazzate, alcuni  occupano  delle
porzioni pianeggianti o con una leggera pendenza. 
    Nel corso dei secoli il profilo dei pendii e' stato modellato con
il lavoro di generazioni di viticoltori, lo  sguardo  del  visitatore
puo' rincorrere i gradoni e le terrazze vitate. 
    La cerchia delle Prealpi  Giulie  e'  posta  a  nord  della  zona
collinare e costituisce  un  efficace  riparo  dai  venti  freddi  di
settentrione, mentre la  prossimita'  della  pianura  friulana  e  la
vicinanza del mare, che dista non piu'  di  40  chilometri  in  linea
d'aria, contribuisce a mitigare le escursioni termiche  favorendo  un
clima abbastanza  mitigato  anche  se  caratterizzato  da  specifiche
diversita' date dalla conformazione orografica dei rilievi. 
    La temperatura media annua si attesta sui 15°C, se  si  considera
pero' il periodo vegetativo della vite, quindi i mesi  che  vanno  da
aprile a ottobre le medie all'interno dell'areale variano tra i 18  e
19°C, mentre la somma termica varia tra i 1800 e i 1900°Cd. 
    La piovosita' e' abbastanza diversificata dai numerosi microclimi
e nelle diverse annate, le centraline di  rilevamento  segnalano  una
maggiore precipitazione nella zona di Ramandolo, quella piu'  a  nord
dell'intero Friuli VG inteso come zona di coltivazione della vite, in
cui si raggiungono, durante la stagione vegetativa i  1157  mm  medi,
gia' nella zona centrale di Cividale del Friuli i valori si abbassano
a circa 976 mm per scendere al di sotto dei 900 mm nei comuni piu'  a
sud, quindi S. Giovanni al Natisone. 
    Per descrivere meglio i fattori naturali, un parametro di  sicuro
interesse e' l'indice di torridita', perche' esprime il rapporto  tra
la somma termica e le precipitazioni cumulate  nel  periodo  compreso
tra il 1° aprile ed il 31 ottobre di ogni anno,  maggiore  e'  questo
indice e maggiore e' l'aridita' dell'annata, sopra  il  valore  3  si
hanno le annata torride come per esempio quelle del 2003 e del  2006,
se il valore e' tra 2 e 3 si hanno invece le annate ottimali,  mentre
al di sotto di 2 sono annate umide e inferiori ad 1 sono molto umide.
Nell'ultimo decennio questo indice si  e'  attestato  mediamente  sul
valore di 1,9. 
2. Fattori umani rilevanti per il legame. 
    Friuli Colli Orientali, da sempre terra di vini:  un'affermazione
che trova non solo una conferma nella realta' socio-economica del suo
vivere, ma che affonda le proprie  radici  nelle  lontane  parole  di
Erodiano  (170-240  d.C.)  che  racconta   come   i   coloni   latini
inghirlandassero duemila anni or sono la campagna friulana con tralci
di vite, o dello storico greco Strabone (58 a.C.-21 d.C.) che ricorda
il rumoroso andare dei carri carichi del  vino  generoso  trasportato
oltralpe. Gia'  allora  Cividale  del  Friuli  (il  cuore  dei  Colli
Orientali) - con il nome  di  Forum  Julii  che  in  seguito  avrebbe
indicato l'intero territorio della regione Friuli VG - costituiva uno
dei municipi romani nella X Regio  Venetia  et  Histiria  ed  era  il
maggior centro della zona. 
    Le piu' importanti testimonianze pero'  sono  quelle  del  ducato
longobardo  che  presenta  il  suo  momento  piu'  significativo  nel
Tempietto Longobardo del 760 circa, in cui architettura,  scultura  e
pittura si fondono in un insieme  di  forte  suggestione  e  dove  la
decorazione a stucco esalta nelle Sante in altorilievo  del  registro
superiore e nell'elegante tralcio di vite a spirale  con  grappoli  e
pampini racchiuso entro doppia  cornice  curvilinea  sopra  la  porta
d'ingresso. 
    In  versione  moderna,  Giacomo  Meneghini  da  Nimis  -   meglio
conosciuto come Jacun Pitor - lascia all'inizio del novecento i  suoi
poveri  affreschi  sui  muri  delle  case  rurali  da  Monteaperta  a
Savorgnano del Torre, da Prepotto a Corno di Rosazzo, a uso di  genti
dal gusto semplice e dalla fede profonda, in  una  casa  nobilare  di
Spessa di Cividale del Friuli dipinge  un  Bacco  che  troneggia  con
brocca e bicchiere in mano, seduto su una botte  e  affiancato  dalla
scritta: «Viva Bacco, il vino e la legria, ogni onesto  scherzo  vale
fatto in buona compagnia». Arrivando ai giorni nostri e'  proprio  in
una cantina dei Colli Orientali che e' nata l'idea dei «Superwhites»,
una definizione questa che ha iniziato a girare nel mondo ma  che  e'
fatta apposta per far venir fuori l'orgoglio dei produttori  friulani
e di quelli dei Colli Orientali in particolare,  gente  che  e'  piu'
brava a produrre che a vendere, piu' ad agire che a parlare. 
    Con il decreto del Presidente  della  Repubblica  del  20  luglio
1970, e' stata riconosciuta la denominazione di  origine  controllata
dei vini «Colli Orientali  del  Friuli»  ed  e'  stato  approvato  il
relativo  disciplinare  di  produzione  che  definisce  i  principali
aspetti produttivi dei vini, dopo una serie di  modifiche  successive
si e' giunti fino al decreto del 14  ottobre  2011  che  sancisce  la
ridefinizione  del  nome  della  denominazione   in   «Friuli   Colli
Orientali». 
    Base ampelografica dei vigneti: l'art. 2 definisce i vitigni  che
concorrono alla produzione  di  tutti  i  vini  della  denominazione.
L'elenco sancisce un perfetto equilibrio (dieci a dieci) tra varieta'
a bacca bianca e varieta' a bacca nera, inoltre  tale  equilibrio  e'
rispettato anche tra le varieta' cosi' dette internazionali e  quelle
autoctone che sono ben nove su venti. 
    Norme per la viticoltura: l'obiettivo del disciplinare e'  quello
di ottenere un'elevata qualita' delle uve che poi, si trasformera' in
un'altrettanta elevata qualita' nei vini. Per questo motivo le  forme
di allevamento e  i  sistemi  di  allevamento  devono  essere  quelli
generalmente usati per assicurare le migliori  caratteristiche  delle
uve e dei vini.  Devono  considerarsi  idonei  unicamente  i  vigneti
ubicati in terreni di favorevole giacitura ed esposizione, di origine
eocenica, oppure, nelle zone marginali, in quelle  di  origine  mista
per presenza di percentuali variabili di  elementi  grossolani,  sono
quindi esclusi i terreni di fondovalle, umidi e non  sufficientemente
soleggiati. Per i nuovi impianti la densita' minima dovra' essere  di
3.000 ceppi per ettaro con un  tetto  massimo  di  produzione  di  11
tonnelate per ettaro, le  uve  destinate  alla  vinificazione  devono
assicurare ai vini un titolo alcolometrico volumico  naturale  minimo
del 10% vol. 
    La resa massima di uva in vino non deve essere superiore  al  70%
per tutti i vini. Qualora la resa uva-vino superi  detto  limite,  ma
non il 75%, l'eccedenza  non  avra'  diritto  alla  denominazione  di
origine controllata qualora la resa uva-vino superi il 75%, decade il
diritto  alla  D.O.C.  per  tutto  il  prodotto.  Per  la   sottozona
«Savorgnano» tale limite e' abbassato al 65%. 
    Norme per la vinificazione:  le  pratiche  enologiche  consentite
sono solo quelle idonee a conferire ai vini «Friuli Colli  Orientali»
le caratteristiche di tipicita' e di qualita'  tradizionali  tali  da
consentire per le tipologie  «bianco»  l'ottenimento  di  vini  fini,
eleganti, fruttati e floreali, gradevoli ed armonici che rispecchiano
le  caratteristiche  varietali  dalle  quali  traggono  origine.   La
menzione «Riserva» e' utilizzabile sia per  i  «bianchi»  che  per  i
«rossi» ed e' ammessa qualora i vini siano stati  invecchiati  almeno
due anni a decorrere dal primo  novembre  dell'annata  di  produzione
delle   uve   ad   esclusione   della   varieta'   Pignolo   in   cui
l'invecchiamento dovra' essere di almeno 4 anni a decorrere dal primo
novembre dell'annata di produzione delle uve. 
    Per il «Pinot grigio ramato o Ramato» rientrando nella  tipologia
dei vini Rosati fanno riferimento le specifiche di  queste  categorie
data  la  sua  naturale  dotazione  di  sostanze  coloranti  presenti
nell'acino. 
    La vinificazione dei vini  deve  essere  effettuata  nell'interno
della zona di produzione delimitata  nell'art.  3,  tuttavia,  tenuto
conto delle situazioni tradizionali, e' consentito in deroga che tali
operazioni vengano effettuate nell'intero territorio della  Provincia
di Udine nonche' nell'intero territorio dei comuni che comprendono la
zona  di  produzione  della  denominazione  di  origine   controllata
«Collio». 
B) Informazioni sulla qualita' o sulle caratteristiche  del  prodotto
essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico. 
    La denominazione annovera ventitre'  tipologie  di  vini,  dodici
tipologie di vini bianchi di cui dieci  con  indicazione  di  vitigno
piu' il «bianco» ed il «dolce» e undici tipologie di vini  rossi  con
dieci ad indicazione del vitigno piu' il «rosso». 
    Tutte queste tipologie possono essere accompagnate dalla menzione
riserva se opportunamente invecchiate. 
    I  vini  dei  Colli   Orientali,   presentano   delle   peculiari
caratteristiche  che  sono  attribuibili  per  la  maggior  parte  al
territorio inteso come  ambiente  pedoclimatico  mentre  l'intervento
umano e' responsabile del resto. 
    Ciascuna tipologia e' descritta da un punto di vista analitico ed
organolettico nell'art. 6, in questo articolo non vengono riportati i
valori  analitici  sugli  zuccheri,  acidita'  volatile  e   anidride
solforosa come richiesto dall'art. 26 del Regolamento CE n. 607/2009,
questi valori non vengono di norma indicati perche' sono inferiori  o
superiori a determinati limiti imposti dalla normativa comunitaria  o
nazionale. 
    L'acidita' totale, espressa come acido tartarico,  in  base  alla
normativa comunitaria non  puo'  essere  inferiore  al  3,5  g/L,  ma
nell'art. 6 per tutte le varieta' e' stato fissato il  limite  minimo
di 4,0 g/L. 
    Relativamente all'acidita' volatile, espressa in  acido  acetico,
questa, in base alla normativa comunitaria, non puo' essere superiore
rispettivamente a 18 milliequivalenti per litro per i vini bianchi  e
a 20  milliequivalenti  per  litro  per  i  vini  rossi,  una  deroga
particolare e' riservata alla tipologia «Dolce» e «Verduzzo friulano»
che prevede un innalzamento di detto limite a 25 milliequivalenti per
litro, in base ad una deroga nazionale relativa all'allegato I C  del
regolamento CE n. 606/2009. 
    In  merito  all'anidride   solforosa   il   limite   e'   fissato
dall'Allegato I B del regolamento CE n. 606/2009 il quale dispone che
per i vini presenti in questo disciplinare il limite massimo  sia  di
150 mg/L per i rossi e 200 mg/L per tutti i bianchi tranne che per il
«Verduzzo friulano» e il «Dolce» che, avendo un contenuto  zuccherino
espresso dalla somma di glucosio e fruttosio superiore ai 5 g/L, puo'
avere un tenore massimo di anidride solforosa totale di 250 mg/L. 
    Il territorio dei Colli Orientali conferisce ai vini  bianchi  un
colore giallo paglierino con riflessi piu' o meno verdognoli o dorati
oppure, nel caso del Pinot grigio e' ammesso anche un riflesso ramato
piu' o meno accentuato. In bocca la sensazione e' gradevole, morbida,
con profumi netti ed intensi che spaziano dal fruttato  sostenuto  al
floreale fine ed elegante, la nota di mandorla amara  e'  presente  a
volte ed e' data dal tipico vitigno  che  la  origina,  il  Friulano,
l'equilibrio ed  il  corpo  del  vino  rappresentano  un  marchio  di
fabbrica dei vini dei  Colli  Orientali  con  una  struttura  che  ne
permette anche un lungo invecchiamento nel tempo. 
    La loro produzione avviene dopo un'accurata selezione delle  uve,
sottoposte a  pigiatura  soffice  e  a  fermentazione  a  temperatura
controllata in assenza delle bucce proprio  per  esaltare  i  profumi
tipici conferiti dai vitigni. Per le  partite  destinate  a  un  piu'
lungo affinamento in legno oppure in bottiglia prima  dell'immissione
al consumo, la vinificazione ottempera un contatto piu' o meno  breve
con le bucce, i vini che ne seguono risultano quindi piu' carichi  di
sostanze coloranti. 
    I vini rossi sono caratterizzati da un colore  rosso  rubino  con
diverse sfumature, il profumo e' ammaliante e spicca per la gradevole
finezza tendente all'erbaceo,  allo  speziato  e  dal  caratteristico
«bouquet» molto elegante con sentori di sottobosco e piccoli  frutti,
molto asciutti con una tipica corposita'. 
    In bocca l'equilibrio e' presente e  molto  importante,  con  una
nota di astringenza presente in particolare per le varieta' autoctone
piu' vocate al lungo  e  lunghissimo  invecchiamento,  l'acidita'  e'
quindi sempre presente senza mai disturbare al palato. 
    Il contatto con le bucce e' fondamentale per  l'estrazione  della
frazione polifenolica piu'  importante  per  le  caratteristiche  dei
rossi, il passaggio in legno e' facoltativo  pero'  ancora  in  parte
utilizzato, si utilizza pero'  una  sapiente  diversificazione  delle
partite al fine di ottenere un risultato finale il  piu'  equilibrato
possibile. 
    Il «Pinot grigio ramato» e'  l'unico  vino  che  presenta  questa
colorazione e puo' vantare una radicata tradizione,  sia  in  termini
territoriali che temporali,  in  quanto  noto  sin  dai  tempi  della
Serenissima Repubblica di Venezia proprio col  termine  «Ramato».  E'
quindi una tradizione propria  di  un  territorio  circoscritto  come
quello della DOC «Friuli Colli Orientali», ma con un vero  e  proprio
cuore nel Friuli. La denominazione  di  origine  controllata  «Friuli
Colli Orientali» annovera al suo interno ben sei  sottozone  chiamate
rispettivamente: «Cialla», «Pignolo di Rosazzo», «Ribolla  gialla  di
Rosazzo»,  «Schioppettino  di  Prepotto»,  «Refosco  di   Faedis»   e
«Savorgnano». 
    La sottozona «Cialla» comprende una parte del Comune di Prepotto,
e permette la produzione di 6 vini di cui  4  con  l'indicazione  del
vitigno, Ribolla gialla, Verduzzo  friulano,  Schioppettino,  Refosco
dal peduncolo rosso, piu' il Bianco e il Rosso, le rese di produzione
di questi  vini  sono  piu'  contenute  rispetto  alla  denominazione
generale e si attestano tra le 6 e le 8 tonnellate a ettaro. 
    Le sottozone «Pignolo di Rosazzo» e «Ribolla gialla  di  Rosazzo»
ricadono nel medesimo areale, una piccola zona vitata a cavallo tra i
Comuni di Corno di Rosazzo,  Manzano  e  San  Giovanni  al  Natisone,
permettono la produzione di due vini  autoctoni,  rispettivamente  il
Pignolo e la Ribolla  gialla,  che  sono  autorizzati  anche  per  la
denominazione «Friuli Colli Orientali». Il Pignolo rappresenta  senza
dubbio il piu' aristocratico tra i vini della denominazione, con  una
spiccata propensione per il lungo  invecchiamento  la  concentrazione
polifenolica in generale e quella dei tannini in particolare, assieme
all'elevata concentrazione alcolica si amalgamano in un  insieme  che
ne permette la durata  nel  tempo,  normalmente  quindi,  si  possono
superare i dieci anni di vita con prodotti che si esprimono ancora ai
loro massimi livelli. 
    Lo «Schioppettino di Prepotto»  comprende  parte  del  Comune  di
Prepotto e si caratterizza come sottozona con un unico vino da uve  a
bacca nera che ha trovato in questo comune una  tra  le  sue  massime
espressioni, e' contemplata anche la tipologia riserva. 
    Il «Refosco di Faedis», e' una sottozona  che  e'  caratterizzata
dalla produzione del vitigno Refosco nostrano all'interno del confine
della D.O.C. «Friuli Colli Orientali» nel Comune di Faedis e di altri
Comuni quali, Torreano, Attimis, Nimis, Povoletto e  Tarcento,  anche
per questa tipologia e' prevista la menzione «riserva». 
    La sottozona  «Savorgnano»  si  caratterizza  per  la  produzione
dell'omonimo vino che rappresenta un blend di  Friulano  (dall'80  al
90%) e Picolit (dal 10 al 20%), e' situata nella zona  settentrionale
del Comune di Povoletto e tutti i  vigneti  si  trovano  in  collina,
l'areale di produzione e' caratterizzato da un clima piu' fresco e da
maggiori precipitazioni rispetto alla zona piu' meridionale della DOC
«Friuli» Colli Orientali. 
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui  alla
lettera A) e quelli di cui alla lettera B). 
    L'interazione tra l'uomo  il  vino  ed  il  territorio  e'  stato
studiato  approfonditamente   all'interno   dell'areale   dei   Colli
Orientali evidenziando come, in questa zona siano ben  marcate  delle
continuita' fisiche e antropiche. 
    Il  clima,   assieme   all'esposizione   dei   vigneti   e   alla
conformazione   del   terreno   gioca   un   ruolo   decisivo   nella
caratterizzazione dei vini. 
    La  pratica   della   viticoltura   ha   influito   profondamente
sull'aspetto del paesaggio della zona  DOC  Friuli  Colli  Orientali,
oltre che sul livello economico e di sviluppo globale del territorio.
In queste terre la viticoltura e' sempre stata  presente,  dal  tempo
dei Celti e dei Romani fino ad oggi. Era praticata maggiormente nelle
aree pianeggianti, ma la tecnica romana utilizzava anche le  colline,
senza grandi movimenti di suolo, non disdegnando per niente i terreni
declivi purche' non eccessivamente pendenti («Bacchus  amat  colles»,
diceva un proverbio latino). Al tempo dei romani la viticoltura  ebbe
un'espansione  notevole,  per  la  razionalita'  delle  tecniche   di
produzione e l'importanza economica assunta dal prodotto  e  dal  suo
commercio. 
    Nei secoli successivi - nel Medio Evo - la  viticoltura  fu  asse
portante dell'economia rurale, il che e' testimoniato dal sorgere  in
gran numero dei  castelli  nelle  zone  viticole:  essi  richiedevano
infatti  risorse  economiche  oltre  che   tecniche   per   la   loro
costruzione. La produzione del vino permetteva di  attivare  commerci
in  grado  di  generare  risorse  economiche  da   riutilizzare   sul
territorio, e una parte di queste risorse era utilizzata anche per le
sistemazioni del terreno in pendio che favorissero  le  coltivazioni.
Nell'Ottocento e nella prima meta' del  '900,  la  viticoltura  aveva
caratteristiche che si sono mantenute e simili a  quelle  dei  secoli
precedenti.  I  terrazzamenti  erano   presenti,   con   sistemazioni
apprestate a mano, che erano piu' frequentemente  terrazze  ospitanti
uno o due filari, oppure gradoni da  tre  o  piu'  filari  quando  la
pendenza lo consentiva. 
    Questa tipologia e' ancora presente nei comuni interessati  dalla
D.O.C., in particolare nelle colline attorno a Dolegnano, nella  zona
di Rosazzo, ma anche nei dintorni di Nimis,  a  Savorgnano,  ecc.  La
viticoltura conviveva con altre coltivazioni, poiche' - se  pure  era
la coltura principale per la sussistenza delle persone -  non  poteva
essere l'unica, e dunque intercalate alle viti, vi erano coltivazioni
di  cereali,  piante  da  orto,  e  alberi  da  frutto,  che   spesso
costituivano i sostegni vivi cui erano appoggiate le viti nelle forme
di allevamento  definite  «alberate»,  che  gli  etruschi  per  primi
apprestarono in Italia. Si tratta  di  ciliegio,  susino,  albicocco,
pesco, pero, melo, ecc. 
    La Prima guerra mondiale provoco' seri danni  all'agricoltura  di
queste zone e segnatamente alla viticoltura. Le  operazioni  militari
danneggiarono molte coltivazioni, direttamente - ma questo avvenne in
misura maggiore nelle colline piu' a sud, vicino a  Cormons  e  verso
Gorizia. L'abbandono fu poi totale con la rotta di Caporetto  (1917).
Il ripristino  post-bellico  dei  vigneti  vide  una  modifica  della
piattaforma varietale, con un aumento dei  vigneti  a  Friulano,  che
divenne il vino bianco piu' prodotto nella zona. La consociazione con
altre  coltivazioni  e  con  le  piante  da  frutto  fu  gradualmente
abbandonata  per  lasciare  spazio  al  vigneto  specializzato.  Tale
trasformazione e' tuttora in atto. 
    Il terrazzamento, definito anche  girapoggio,  e'  attualmente  -
cosi' come in passato -  la  forma  di  sistemazione  superficiale  e
regimazione delle acque piu' diffusa nei terreni collinari dei  Colli
orientali. Quando il terrazzamento puo' ospitare  piu'  filari  viene
definito  gradonamento,  questi  sistemi  rimangono  validi  per   la
produzione, sono conosciuti dagli operatori e  permettono  una  buona
produzione. Tuttavia, essi richiedono  un  notevole  investimento  di
risorse, e devono  essere  realizzati  sotto  uno  stretto  controllo
agronomico di operatori viticoli esperti, perche' a volte i movimenti
di  terra  vengono  realizzati  tenendo  ben  presenti  gli   aspetti
geologico-ingegneristici,  ma  trascurando  quelli   agronomici.   La
gradevolezza   e   tipicita'   dei   terrazzamenti   e   gradonamenti
contribuiscono in misura notevole all'aspetto tipico di queste zone. 
    Rispetto alle  unita'  geografiche,  caratterizzate  da  elementi
geologici  comuni,  in  cui  viene  suddiviso   il   territorio   del
Friuli-Venezia Giulia (Gortani, 1960), La DOC Friuli Colli  Orientali
comprende una porzione dell'Anfiteatro morenico del Tagliamento (zona
Cassacco, Tricesimo, Magnano in Riviera), il  margine  settentrionale
dell'Alta Pianura friulana e il  settore  meridionale  delle  Prealpi
Giulie. La maggior parte del territorio si  sviluppa  nella  zona  di
raccordo tra le dorsali collinari, peculiari della parte  meridionale
delle Prealpi Giulie, e la pianura. 
    Data la grande estensione, (all'incirca  200  km²)  gli  ambienti
rappresentati, apparentemente simili se  esaminati  superficialmente,
mostrano, dopo un'attenta  analisi,  una  considerevole  varieta'  di
elementi  morfologici  che,  nel  loro  insieme,  danno  vita  ad  un
paesaggio  molto  articolato  in  cui  i  rilievi  collinari,  spesso
interrotti da incisioni torrentizie, sfumano nella pianura. 
    Nella parte settentrionale la viticoltura e' praticata sia  nella
fascia  collinare  -  dove   il   substrato   e'   rappresentato   da
un'alternanza  di  livelli  arenacei  e  marnosi,  o  piu'  raramente
conglomeratici, con una pendenza media tra 15°  e  30°  -  sia  nelle
incisioni vallive piu' ampie, dove i  materiali  sono  essenzialmente
formati da ghiaia sciolta che consente un buon drenaggio delle  acque
meteoriche. A Sud di Cividale del  Friuli  la  pendenza  dei  rilievi
tende a diminuire, come pure la granulometria dei depositi sciolti. 
    Particolarmente adatte sono le parti basse dei versanti  dove  si
sono depositati i materiali dilavati dalle pendici  retrostanti,  che
non necessitano di sistemazioni e  dove  anche  una  debole  pendenza
consente l'allontanamento delle  acque  in  eccesso.  Le  colline  di
Buttrio e Rosazzo, che contraddistinguono la parte meridionale  della
D.O.C.,  hanno  una  morfologia  ancora  piu'  dolce,  poiche',   pur
mantenendosi l'alternanza di marne e arenarie, vi  e'  la  prevalenza
delle prime sulle seconde. La viticoltura interessa la maggior  parte
dei versanti e solo poche aree eccessivamente pendenti e mal  esposte
sono ancora destinate a bosco. 
    Il territorio dei Colli Orientali si sviluppa  a  quote  comprese
tra i 65 (zona a valle dell'abitato di Buttrio) e i 787 (Monti  della
Bernadia) m s.l.m.m..  Nella  parte  centro-settentrionale  le  quote
maggiormente rappresentate sono comprese tra  120  e  300  m,  mentre
nella fascia meridionale l'intervallo e' maggiormente compreso tra 60
e 140 m, le quote superiori a 300 m sono legate ai rilievi prealpini.
Nell'analisi  di  un  territorio  acquista   particolare   importanza
l'analisi  della   pendenza   topografica.   Infatti,   la   pendenza
contribuisce positivamente  o  negativamente,  a  seconda  della  sua
entita', alla genesi ed evoluzione del  suolo,  alla  stabilita'  dei
versanti, al deflusso superficiale. 
    Gli  aspetti,  morfologici,  geologici,  pedologici  e  climatici
condizionano i sistemi di agricoltura nel loro complesso di  elementi
biologici  e  strutturali.  L'analisi   di   tali   aspetti   diviene
prioritaria nello studio del comprensorio dei Colli  Orientali  dove,
una determinata pratica colturale,  la  viticoltura,  ha  assunto  un
ruolo determinante nel ridisegnare l'assetto ambientale  di  un'ampia
fascia di territorio. 
    E' ormai  noto  che  vini  di  elevata  qualita'  possono  essere
prodotti  solo  in  determinati  territori  e  non  sono   ottenibili
esportando i vitigni altrove. (Si rammenta che tale concetto e'  alla
base  della  stessa  definizione  della  «Denominazione  di   origine
controllata» DOC).  L'ambito  della  denominazione  offre  un  valido
esempio  di  zonazione  viticola,  ovvero  di  delimitazione  di   un
territorio adatto, in  generale,  alla  coltura  della  vite,  ed  in
particolare,  all'ottimizzazione  dei  rapporti  tra  un  determinato
ambiente e i tipi di vitigni  al  fine  di  potenziare  la  capacita'
produttiva soprattutto sotto l'aspetto qualitativo. 
    In conclusione, le  considerazioni  sopra  esposte  indicano  una
sussistenza  di  omogeneita'  pedologiche,  fisiche,   colturali   ed
economiche che premiano  indissolubilmente  la  D.O.C.  Friuli  Colli
Orientali come un territorio ad alta vocazione vitivinicola in cui  i
suoi  vini  rappresentano  l'espressione  compiuta  e   diretta   del
territorio.