(Allegato-art. 6)
                               Art. 6. 
                    Legame con la zona geografica 
 
    Il riconoscimento della  indicazione  geografica  protetta  delle
olive taggiasche liguri  e'  basato  sulla  reputazione.  Essa  trova
fondamento in alcune peculiarita' del prodotto, che  sono  avvalorate
dalla letteratura scientifica e di settore (CERSAA, 2021; A. Ricci in
Olive e Olio, 2010) e confermate da analisi di  laboratorio  (LabCam.
CeRSAA 2021 e 2024). Tali  peculiarita'  sono  oggetto  di  un  largo
apprezzamento presso il pubblico e  comprendono  in  particolare:  la
sensazione gustativa di dolce, alla quale contribuisce anche un amaro
leggero, lo spiccagnolo  pronunciato,  cioe'  la  facile  separazione
della polpa dal nocciolo durante  la  masticazione,  il  sapore  piu'
delicato. E' del resto significativo che gli aspetti qualitativi piu'
noti emergano chiaramente associati al territorio di origine  in  una
ricerca di  mercato  (Demoskopea  2022),  condotta  sia  su  aree  di
maggiore impatto commerciale e sia a livello nazionale,  dalla  quale
si  rileva  che  la  tipicita'  delle  olive  taggiasche  liguri   e'
riconosciuta in modo spontaneo  rispettivamente  dai  due  terzi  del
campione di consumatori dell'Italia di Nord Ovest e dalla maggioranza
di quello nazionale e che la loro reputazione e' estesa  a  tutte  le
tipologie di prodotto  esistenti  sul  mercato  (olive  in  salamoia,
denocciolate asciutte, denocciolate in salamoia, denocciolate in olio
extra vergine di oliva, pasta di olive). 
    Al consolidamento della reputazione basata sulle  caratteristiche
del prodotto hanno contribuito  alcuni  aspetti  del  legame  con  il
territorio e in particolare la saldatura dell'effetto  cultivarietale
(genotipo) con i fattori naturali, storici e umani  dell'ambiente  di
origine (fenotipo). 
    La taggiasca, che deve il nome alla localita' di Taggia nelle cui
terre i monaci benedettini nel X secolo impiantarono i  primi  ceppi,
e'  una  pianta  caratterizzata  da  grande  fecondita'  e  forza  di
vegetazione ma che teme il gelo e le  temperature  estreme.  Essa  ha
potuto acclimatarsi  in  Liguria  in  quanto  la  regione  nella  sua
conformazione di arco aperto verso  mezzogiorno  occupa  una  stretta
fascia di territorio compresa fra il mare, che  le  apporta  benefici
effetti in termini di condizioni atmosferiche e  temperatura,  e  una
dorsale montuosa, che la ripara a nord dai venti e dalle  temperature
rigide. Alla diffusione della varieta' in questo  particolare  areale
hanno contribuito inoltre la sua duplice attitudine (olive da mensa e
olio) e la naturale vigoria vegetativa (Gallesio, Pomona  1817-1839),
che  ne  ha  reso  compatibile  lo  sviluppo  su  terreni  difficili,
garantendo con il suo apparato radicale la tenuta dei muri a secco  e
contribuendo in tal modo alla unicita'  e  conservazione  del  tipico
paesaggio ligure a terrazzamenti, dichiarato  dall'UNESCO  patrimonio
culturale immateriale dell'Umanita'. 
    La specifica situazione pedoclimatica  e  ambientale  e'  inoltre
ritenuta responsabile di alcune peculiarita' delle  olive  taggiasche
liguri. Cio' riguarda, in primo luogo, il profilo della dolcezza, che
e' superiore a quella delle altre olive, siano  esse  provenienti  da
cultivar diverse che  da  taggiasche  non  prodotte  in  Liguria.  Le
caratteristiche climatiche della  regione  nel  periodo  di  crescita
delle drupe (estati calde e asciutte,  sbalzi  termici  non  estremi,
ventilazione costante) favoriscono infatti una loro maturazione lenta
e omogenea. Questo  consente  agli  olivicoltori  di  programmare  la
raccolta scalare anche  sulla  base  della  altitudine  dei  terreni,
sfruttando in tal modo  il  prolungamento  del  tempo  nel  quale  si
realizza il processo di maggiore accumulo degli zuccheri (quello  fra
l'invaiatura e la piena maturazione). Tale condizione  e'  avvalorata
da alcune indagini, le quali evidenziano statisticamente nelle  olive
taggiasche liguri valori medi di  carboidrati  maggiori  rispetto  ad
altre varieta' (CERSAA labcam, 2021 e 2024). 
    Parallelamente quegli stessi aspetti  climatici  derivanti  dalla
localizzazione  dell'arco  ligure  verso   il   45°   parallelo   (in
particolare: temperature mediamente piu' basse,  escursioni  termiche
non estreme e luminosita' diurne meno intense di  quelle  osservabili
in  altre  zone  olivicole)  interferiscono  significativamente   sul
contenuto in polifenoli, che, risultando statisticamente  nei  valori
medi piu' ridotto rispetto alle altre varieta', si esprime attraverso
una  nota  di  amaro  leggera  e  permette   quindi   di   apprezzare
maggiormente la sensazione di dolce delle olive taggiasche liguri. 
    Le specificita' menzionate, ricercate da un  segmento  importante
di consumatori, sono comuni alle diverse tipologie di  prodotto,  dal
momento che sono presenti nella  materia  prima  di  base,  le  olive
intere in salamoia,  utilizzate  per  le  successive  preparazioni  o
trasformazioni, compresa la pasta o  pate'  di  olive,  una  semplice
elaborazione  artigianale  nella  quale  si  ritrovano   i   medesimi
caratteristici valori organolettici. 
    Un aspetto della reputazione di non minore importanza delle olive
taggiasche liguri e'  l'elevato  valore  dello  spiccagnolo  espresso
nell'analisi  sensoriale.  Si  tratta  ancora  una   volta   di   una
specificita' nella quale si rinviene una  fruttuosa  interazione  fra
fattori naturali e fattori umani del territorio: la  coltivazione  in
asciutta e la scelta del giusto grado di  maturazione  attraverso  la
pratica della raccolta scalare favoriscono una maturazione profonda e
progressiva dei tessuti delle drupe e del nocciolo, che determina una
tendenza della polpa alla compattezza ed al suo facile distacco. 
    Tra i fattori umani che influenzano la  reputazione  delle  olive
taggiasche liguri merita una menzione anche lo specifico «saper fare»
locale espresso nella cura  dedicata  alla  gestione  degli  oliveti,
nella capacita'  di  selezione  visiva  delle  olive  per  stabilirne
livelli qualitativi e di maturazione  ottimali  ai  fini  della  loro
destinazione   e   nell'alta   artigianalita'   degli   impianti   di
trasformazione, il  cui  alto  numero  e  diffusione  dimostrano  una
professionalita' ampiamente radicata nel tessuto economico e sociale. 
    La tradizione delle famiglie di conservare le olive taggiasche in
salamoia e' storicamente accertata fin dall'Ottocento. Ma  il  deciso
superamento dell'ambito elitario e casalingo, promosso anche da studi
specifici, avviene a ridosso del secondo dopoguerra con  la  risposta
favorevole dei consumatori alla introduzione sul mercato delle  prime
masse critiche di  prodotto.  Negli  anni  Sessanta  e  Settanta  del
Novecento le olive taggiasche liguri, a seguito del coinvolgimento di
un numero sempre maggiore di aziende produttrici,  del  rafforzamento
della posizione di queste sul mercato e del contestuale  allargamento
della  gamma  delle  referenze  (olive  in   salamoia,   denocciolate
asciutte,  denocciolate  in  salamoia,  denocciolate  in  olio  extra
vergine  di  oliva  e  pasta  o  pate'  di  olive),  consolidano   la
reputazione come prodotto di  qualita'  tipico  della  Liguria.  Tale
reputazione, anche a seguito di un utilizzo crescente  del  nome  nel
commercio e nel linguaggio comune, si allarga negli  anni  successivi
(R. De Andreis e A. Giacobbe Storia della Taggiasca, 2022) attraverso
testi specialistici (A. Ricci Olive da mensa, 2007; F. Lanza Olive, A
global History, 2011) ricettari (La grande cucina regionale: Liguria,
2005)   articoli   sulle   maggiori   testate   nazionali    comparsi
ripetutamente in tutta la seconda meta' del Novecento (Corriere della
Sera 7 febbraio 2004; Repubblica, Stampa e Secolo XIX  in  Turismo.it
22 giugno 2020) pubblicita' aziendali (McDonald's, 2022) e della  GDO
(Conad), pubblicazioni negli U.S.A. (I. Virbila The Review, 2011)  in
Gran Bretagna (W. Van Grinsven-P. The Olive Oil Masterclass, 2019) in
Germania (C. Shinharl Frühling, Sommer, Gemüse,  2015)  e  in  Spagna
(Alamy, 2015), blog italiani (la carruba)  e  stranieri  (Scordo.com:
Italian olives: The lovely Taggiasca olives from Liguria), interventi
di grandi cuochi e gastronomi di livello internazionale,  come  Alain
Ducasse (La Stampa, 26 aprile 1998). Questi ultimi  diffondono  anche
la conoscenza di una serie di piatti della cucina tradizionale ligure
con le olive taggiasche liguri immancabili protagoniste, e  in  primo
luogo del «coniglio alla ligure», la cui ricetta viene illustrata  in
una scena, vista in tutto il mondo, de La grande  bellezza  di  Paolo
Sorrentino, premio Oscar 2014 quale miglior film straniero.