(Allegato-Allegato)
                                                             Allegato 
 
                   Al Presidente della Repubblica 
 
    Nel Comune di Arienzo (Caserta), i cui organi elettivi sono stati
rinnovati all'esito delle consultazioni amministrative tenutesi il 20
e 21 settembre 2020, sono state riscontrate  forme  di  ingerenza  da
parte della criminalita'  organizzata  che  compromettono  la  libera
determinazione e  l'imparzialita'  dell'amministrazione,  nonche'  il
buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave  pregiudizio
dell'ordine e della sicurezza pubblica. 
    In relazione a risultanze di natura investigative e  giudiziarie,
dalle quali sono emersi collegamenti tra  l'amministrazione  comunale
di Arienzo e ambienti  prossimi  alla  criminalita'  organizzata,  e'
sorta l'esigenza di acquisire ulteriori elementi di valutazione anche
tramite  una  specifica  attivita'  di  monitoraggio.  Pertanto,   il
prefetto di Caserta, con  decreto  del  18  settembre  2025,  il  cui
termine e' stato  prorogato  per  ulteriori  tre  mesi,  ha  disposto
l'accesso presso il Comune di Arienzo, ai sensi dell'art. 143,  comma
2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 
    Si ha notizia che sin dall'ottobre 2023 vi fossero delle indagini
che riguardassero il sindaco di Arienzo, il quale, all'attualita', e'
indagato  del  delitto  di  corruzione  aggravata   dall'agevolazione
mafiosa,  unitamente  ad  un  imprenditore  ritenuto  contiguo   alla
criminalita' organizzata, procedimento giudiziario nel quale e' stato
emesso l'avviso di conclusione delle  indagini  preliminari  ex  art.
415-bis del codice di procedura penale,  in  data  4  febbraio  2026.
L'inchiesta si colloca in una  piu'  ampia  indagine  condotta  dalla
direzione distrettuale  antimafia  di  Napoli  che  ha  disvelato  un
articolato sistema affaristico-criminale  preordinato  alla  illecita
aggiudicazione   degli   appalti   pubblici   indetti    da    alcune
amministrazioni comunali e da altri enti regionali. 
    Risulta inoltre che il giudice per le  indagini  preliminari  del
Tribunale  di  Napoli,  in  data  2  settembre  2025,  su   richiesta
dell'autorita' indagante ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare
nei confronti del primo cittadino di Arienzo, a seguito  della  quale
il prefetto di Caserta, con provvedimento del 9  settembre  2025,  ha
sospeso dalla carica il predetto amministratore, ai  sensi  dell'art.
11  del  decreto  legislativo  31  dicembre  2012,  n.   235,   detto
provvedimento di sospensione poi revocato il 19 settembre 2025,  data
in cui la misura cautelare e' venuta meno per l'annullamento disposto
dal tribunale del riesame di Napoli. 
    Per meglio delineare la figura del sindaco di Arienzo e' altresi'
utile precisare che il medesimo ha ricoperto la carica di consigliere
comunale in precedenti consiliature e che dal 1° marzo 2026 e'  stato
rieletto alla carica di consigliere  provinciale  di  Caserta;  egli,
inoltre, e' rappresentante dell'unione delle province d'Italia  (UPI)
nell'ambito del comitato europeo delle regioni (CdR). In relazione  a
tali risultanze di natura investigativa e  giudiziaria,  dalle  quali
sono emersi collegamenti tra l'amministrazione comunale di Arienzo  e
ambienti prossimi alla criminalita' organizzata, e' sorta  l'esigenza
di acquisire ulteriori elementi  di  valutazione  anche  tramite  una
specifica  attivita'  di  monitoraggio.  Pertanto,  il  prefetto   di
Caserta, con decreto del 18 settembre 2025, il cui termine  e'  stato
prorogato per ulteriori tre mesi, ha  disposto  l'accesso  presso  il
Comune di Arienzo, ai sensi  dell'art.  143,  comma  2,  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 
    Al termine dell'indagine  ispettiva,  la  commissione  incaricata
dell'accesso  ha  depositato  le  proprie  conclusioni,   sulle   cui
risultanze il prefetto di Caserta, sentito nella seduta del 23  marzo
2026 il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza  pubblica  -
consesso integrato con la  partecipazione  del  procuratore  aggiunto
della Repubblica della direzione distrettuale antimafia di  Napoli  e
del procuratore aggiunto della  Repubblica  presso  il  tribunale  di
Santa Maria di Capua Vetere - ha trasmesso l'allegata  relazione  che
costituisce parte integrante della presente proposta, in cui  si  da'
atto (nonostante l'annullamento del citato  provvedimento  cautelare)
della sussistenza  di  concreti,  univoci  e  rilevanti  elementi  su
collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali  con  la
criminalita'  organizzata   di   tipo   mafioso   e   su   forme   di
condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto,  i  presupposti
per l'applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto
legislativo n. 267/2000. 
    Su quel territorio comunale risulta, infatti, censita la presenza
di diversi gruppi camorristici, in  particolare  anche  di  esponenti
riconducibili al cartello «dei casalesi», le cui attivita'  criminali
tendono a condizionare la  pubblica  amministrazione,  perseguendo  i
propri interessi soprattutto nel settore  degli  appalti  pubblici  e
avvalendosi spesso di imprenditori ad essi contigui  che  fungono  da
collettori nel rapporto tra criminalita', imprenditoria  e  politica,
come confermano le risultanze giudiziarie che  interessano  anche  il
Comune di Arienzo. 
    Venendo a trattare  piu'  in  dettaglio  la  vicenda  processuale
d'interesse  -   dalla   quale   sembra   emergere   un'inestricabile
commistione tra l'esercizio delle pubbliche  funzioni  e  l'interesse
privato di amministratori comunali e consorterie mafiose -, si evince
che il sindaco di Arienzo avrebbe accettato l'appoggio elettorale  di
un imprenditore,  considerato  figura  di  raccordo  con  i  sodalizi
imprenditoriali collegati al «clan dei  Casalesi»,  in  cambio  della
revoca dell'affidamento del servizio di raccolta dei  rifiuti  solidi
urbani gia' aggiudicato ad una ditta e, cosi, consentire  all'impresa
seconda classificata nella procedura di gara di divenire  l'effettiva
aggiudicataria dell'incanto: ditta quest'ultima amministrata di fatto
da un altro imprenditore anch'egli  implicato  nella  stessa  vicenda
giudiziaria in  quanto  ritenuto  consapevole  del  descritto  legame
corruttivo. 
    Come  rilevato  dalla  commissione  di   accesso,   dal   momento
dell'insediamento dell'attuale  amministrazione  comunale,  la  prima
societa' affidataria del servizio e' stata destinataria di una  serie
di pretestuose contestazioni a fronte  delle  quali  veniva  disposta
l'applicazione  di  penali  che  determinavano  dapprima  il  recesso
dell'impresa  e,  successivamente,  la  risoluzione  anticipata   del
rapporto contrattuale da parte del  comune,  con  il  subentro  della
ditta seconda classificata; cio'  per  le  ingerenze  esercitate  dal
primo cittadino sulle scelte amministrativo-gestionali attribuite  ex
lege ai responsabili dei competenti uffici comunali. 
    L'accordo illecito tra il detto  imprenditore  e  il  sindaco  di
Arienzo sarebbe maturato in  vista  delle  elezioni  provinciali  del
dicembre 2023, e avrebbe  garantito  all'amministratore  comunale  di
essere poi eletto consigliere  provinciale.  Peraltro,  le  attivita'
info/investigative hanno dato riscontro dei rapporti e degli incontri
avvenuti tra i due a conferma -  come  si  rileva  da  risultanze  di
natura giudiziaria - dell'esistenza di uno stretto e, verosimilmente,
non cristallino rapporto di frequentazione. 
    Figura  di  rilievo  delle  vicende   correttive   in   esame   e
rappresentata dal  piu'  volte  menzionato  uomo  d'affari,  ritenuto
essere il punto di raccordo tra ambienti e interessi imprenditoriali,
politici e camorristici nel  settore  degli  appalti  pubblici  della
Provincia di Caserta. Il predetto, gia' destinatario  in  passato  di
diversi provvedimenti cautelaci restrittivi,  risulta  condannato  in
via definitiva per concorso esterno in associazione a  delinquere  di
stampo mafioso con sentenza della Corte di cassazione del  16  aprile
2015. Risulta, infatti, che sin dalla fine dell'anno 2000 ha prestato
la propria opera di intermediazione tra gli amministratori  locali  e
una   cosca   mafiosa   del   casertano,   in   modo   da   agevolare
l'aggiudicazione degli appalti pubblici nel settore  dei  rifiuti  ad
imprese  compiacenti,  indirizzando  ingenti  flussi  di   denaro   a
beneficio di consorterie criminali. Peraltro,  tali  risultanze  sono
avvalorate  anche  da  dichiarazioni  rese  da  un  collaboratore  di
giustizia, confermative del fatto  che  il  ruolo  di  collettore  di
interessi  illeciti  continua  ad   essere   operato   dal   predetto
imprenditore «(...) in un contesto contrassegnato (...) da  legami  e
cointeressenze tra criminalita' organizzata, imprenditoria e politici
locali», tra i quali anche il sindaco di Arienzo. 
    La sussistenza di un rapporto intenso e continuo  con  il  citato
amministratore comunale e' tale da  incidere  sul  buon  andamento  e
sull'imparzialita'  dell'apparato  amministrativo  dell'ente  locale,
interferenze e condizionamenti che trovano ulteriore  conferma  nelle
illegittimita'  che  hanno  contrassegnato  tutta  la  procedura   di
assunzione nel Comune di Arienzo di uno stretto familiare del  citato
imprenditore. Il cennato procedimento, avviato per mobilita' ai sensi
dell'art. 34-bis del decreto legislativo n. 165/2000, si e'  concluso
con l'assunzione di un soggetto non idoneo a rivestire  la  qualifica
professionale richiesta con l'avviso pubblico, in  quanto  privo  del
titolo di studio specificamente  richiesto,  a  pena  di  esclusione,
dalla procedura di selezione. 
    Inoltre, sempre nell'intento di favorire il candidato  prescelto,
non e' stato dato il necessario risalto ai requisiti di  onorabilita'
necessari per poter svolgere quelle pubbliche  funzioni,  essendo  la
persona assunta, gia'  alla  data  di  pubblicazione  dell'avviso  di
selezione, raggiunta da una misura di prevenzione patrimoniale  della
confisca di beni, ex art.  24  del  codice  antimafia,  disposto  con
decreto del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel settembre 2020,
provvedimento definitivo emesso su beni riferibili  ai  profitti  del
predetto    imprenditore    «(...)    riconducibili    a    posizioni
economico-politiche  da   questi   conseguite   anche   grazie   alla
contiguita' al clan (...)». Nonostante cio', il Comune di Arienzo, in
data 24 aprile 2023, ha  proceduto  alla  stipula  del  contratto  di
lavoro che e' da ritenersi inficiato non soltanto per la mancanza dei
requisiti di cui sopra ma anche per l'evidente conflitto di interesse
e/o incompatibilita' del presidente  della  commissione  esaminatrice
dal  momento  che  la  stessa  ricopriva   contemporaneamente   anche
l'incarico di responsabile del procedimento, avendo firmato tutti gli
atti di avvio della procedura nonche' la determina  di  nomina  della
commissione giudicatrice. 
    L'influenza  di  detto  imprenditore  si   rileva   anche   dalle
risultanze  emerse  da  fonti  tecniche  di  prova   che   dimostrano
l'esistenza di un rapporto diretto  con  almeno  parte  dell'apparato
politico/amministrativo dell'ente locale,  e  in  particolare  con  i
responsabili di alcuni degli uffici comunali,  specialmente  di  area
tecnica. 
    A questo riguardo, come  piu'  dettagliatamente  descritto  nella
relazione prefettizia, viene richiamata  la  vicenda  concernente  il
rilascio  da  parte  dell'ufficio  tecnico  comunale  di  permessi  a
costruire di dubbia legittimita' in favore di soggetti con legami  di
parentela con il piu' volte citato imprenditore, nonche' la questione
relativa all'indebita fruizione da parte del sindaco di Arienzo di un
c.d. superbonus connesso a pratiche edilizie. 
    Oltre alle rilevate interferenze  sull'andamento  gestionale  del
Comune di Arienzo, il lavoro della commissione  d'indagine  ha  fatto
emergere molte e ricorrenti anomalie  procedurali  negli  affidamenti
diretti di lavori e di servizi, procedure  spesso  caratterizzate  da
gravi violazioni del principio  di  rotazione  di  cui  all'art.  49,
decreto legislativo n. 36/2023, dal ricorso frequente  alle  proroghe
degli affidamenti, dalla mancanza degli atti di programmazione  degli
acquisiti di beni e  servizi  in  violazione  dell'art.  37,  decreto
legislativo n. 36/2023,  dall'ingerenza  di  amministratori  comunali
nelle attivita' squisitamente gestionali in violazione del  principio
di separazione delle competenze tra gli organi elettivi e  l'apparato
burocratico. 
    Cio' e' stato  riscontrato,  in  particolare,  nell'ambito  delle
competenze dell'ufficio tecnico i cui affidamenti sono  stati  spesso
indirizzati  alle  imprese  legate  da  una  rete  di  cointeressenze
economiche con  una  ditta  direttamente  riconducibile  allo  stesso
sindaco di Arienzo, benche' formalmente intestata ad un  suo  stretto
familiare; impresa che ha iniziato ad essere operativa  dal  febbraio
2022 dopo l'avvenuta elezione alla carica sindacale. In  realta',  la
ditta in questione sembra essere «il fulcro di un sistema attorno  al
quale gravitano una serie di imprese che hanno beneficiato nel  corso
del  mandato  di  sindaco   di   affidamenti   diretti,   di   valore
significativo, da parte del  Comune  di  Arienzo...».  Di  fatto,  le
verifiche ispettive hanno accertato l'esistenza di un vero e  proprio
sistema di affidamenti pubblici dal quale avrebbero tratto giovamento
le societa' legate da rapporti economici con la menzionata societa'. 
    In sostanza,  i  dati  raccolti  dal  lavoro  ispettivo  e  dalle
indagini  delle  forze  di  polizia  portano  tutti   ad   ipotizzare
l'esistenza di societa' interposte, «vuote» o strumentali  in  quanto
prive di adeguata struttura aziendale  o  organizzativa,  alle  quali
aggiudicare o affidare direttamente i lavori o i servizi comunali, la
cui  reale  esecuzione  viene  pero'  effettuata  da  altra   impresa
«attraverso opachi (...) e non autorizzati meccanismi di subappalto o
sub affidamenti (...)»; a tali commesse segue  poi  la  cessione  del
credito alla societa' interponente, che e' la vera beneficiaria degli
affidamenti pubblici  e  che  si  identifica,  appunto,  nell'impresa
riconducibile al primo cittadino di Arienzo.  Occorre  precisare  che
sebbene la cessione del credito sia uno  strumento  consentito,  esso
puo' rivelarsi sospetto laddove le societa' sono  riconducibili  agli
stessi  soggetti,  potendo  essere  utilizzato   per   schermare   il
beneficiario effettivo dei pagamenti; inoltre, tale  sistema  integra
nel caso  specifico  (quantomeno)  una  situazione  di  conflitto  di
interesse, vietata dal codice degli appalti,  in  quanto  compromette
l'imparzialita'  della  stazione  appaltante  e  altera   la   libera
concorrenza. 
    A cio' si aggiungono le gravi e ripetute  anomalie  sottese  alle
procedure di affidamento diretto a tali societa'. 
    A questo proposito  la  commissione  d'accesso  ha  rilevato  che
alcune commesse pubbliche sono state assegnate a imprese non iscritte
nelle white list operanti in  settori  di  attivita'  per  le  quali,
invece, e' obbligatoria tale iscrizione; cio' e' avvenuto nel caso di
lavori comunali concernenti la  realizzazione  di  pavimentazioni  in
cemento armato, tipologia di  interventi  che  richiede  l'iscrizione
nelle  predette  «liste  pulite»;  peraltro,  risulta  che  l'impresa
assegnataria e' stata costituita subito dopo l'elezione  del  sindaco
di Arienzo e che il titolare della  stessa  e'  un  dipendente  della
societa' c.d. «interponente» di cui si e' detto sopra. 
    Allo   stesso   modo   anomalie   molto   gravi   hanno   segnato
l'aggiudicazione dei  servizi  cimiteriali,  attivita'  tra  le  piu'
esposte al rischio di infiltrazione mafiosa.  A  tal  riguardo  viene
segnalato che all'operatore economico scelto non e'  stata  richiesta
l'iscrizione nelle white list ne' il comune ha verificato l'esistenza
di detto  requisito,  condizione  necessaria  e  imprescindibile  per
l'assegnazione di tale servizio pubblico; solo tardivamente e'  stata
chiesta  detta  certificazione  che  pero'  non  sana  la  menzionata
irregolarita'. 
    E' altresi' emblematico e significativo di una gestione  propensa
al mancato rispetto delle disposizioni normative che la commessa  sia
stata ulteriormente prorogata di due anni e sei mesi -  durata  della
proroga disposta fino al 6 aprile  2026  e  per  un  tempo  superiore
all'originario affidamento - a favore delle stessa societa',  e  cio'
in violazione dell'art.  120,  decreto  legislativo  n.  36/2023  che
ammette la proroga solo in casi eccezionali e con il  precipuo  scopo
di assicurare la continuita' del servizio in presenza  di  una  nuova
gara in corso di svolgimento. 
    Viene rilevato, altresi', che anche un  affidamento  diretto  del
servizio di vigilanza risulta palesemente  contra  legem,  in  quanto
assegnato  ad  una  societa'  priva  dell'autorizzazione  prefettizia
richiesta dall'art. 134 TULPS; inoltre, rispetto a tali procedure  di
carattere    squisitamente    tecnico-gestionale,     sono     emerse
prepotentemente le ingerenze del sindaco e di  assessori  comunali  -
come, peraltro, confermato alla commissione  d'indagine  in  sede  di
audizione dallo stesso responsabile dell'ufficio comunale  competente
in materia - dai  quali  proveniva  direttamente  la  scelta  di  chi
potesse beneficiare delle commesse  e  delle  proroghe  contrattuali.
Rileva al riguardo il fatto che le societa'  che  hanno  svolto  quel
servizio si sono sempre avvalse  della  prestazione  di  un  soggetto
controindicato vicino  agli  ambienti  malavitosi  del  territorio  e
avente indiretti rapporti parentali con il sindaco di Arienzo. 
    Ulteriori  irregolarita'  sono  state   evidenziate   dall'organo
ispettivo che ha accertato affidamenti disposti in  favore  di  ditte
non iscritte alla  cassa  edile,  requisito  necessario  in  caso  di
specifiche tipologie di lavori. Elementi significativi del  «sistema»
operante presso il Comune  di  Arienzo  si  evincono,  altresi',  dal
contenuto di alcune determine  che  hanno  attribuito  ad  una  ditta
incarichi di  collaborazione  tecnica  nonostante  nella  stessa  non
figurassero figure professionali idonee ai compiti affidati. 
    Dai  contenuti  della  relazione  prefettizia   emerge   pertanto
l'esistenza di una fitta rete di cointeressenze economiche e intrecci
contabili  tra   le   imprese   affidatarie,   alcune   delle   quali
riconducibili di fatto allo stesso sindaco  di  Arienzo  o  ad  altri
amministratori  comunali,  che   lascia   ipotizzare   -   unitamente
all'opacita' e alle anomalie delle procedure praticate -  l'esistenza
di «un  sistema  in  cui,  attraverso  un  meccanismo  articolato  di
cessioni di credito e fatturazioni, si favoriva un  gruppo  ristretto
di operatori economici collegati, in  via  diretta  o  indiretta,  al
primo cittadino». 
    Peraltro, risulta che anche la gestione contabile  e  fiscale  di
molte delle ditte assegnatarie di commesse comunali,  tra  cui  anche
quella riferibile al primo cittadino e al suo parente prossimo, siano
curate dallo stesso professionista ritenuto contiguo, per rapporti di
natura parentale  e  professionale,  a  soggetti  controindicati  per
mafia. 
    Viene  altresi'  segnalato  che  tra  le  ditte  beneficiarie  di
commesse   comunali   ve    n'e'    una    considerata    espressione
dell'imprenditoria camorrista, il cui titolare  ha  stretti  rapporti
parentali con soggetti controindicati  contigui  al  locale  contesto
malavitoso e operanti in settori sensibili quali  l'estrazione  degli
inerti e la produzione di calcestruzzo. 
    Parimenti sintomatica  della  permeabilita'  dell'amministrazione
comunale a forme di condizionamento  della  criminalita'  organizzata
appare la  vicenda,  puntualmente  delineata  nella  relazione  della
commissione  d'indagine,  connessa  alla  gestione  di  un   impianto
sportivo comunale affidato (con apposita  convenzione  ormai  scaduta
dal mese di aprile 2022) ad una associazione sportiva  i  cui  organi
direttivi, rinnovati a partire dal novembre  2022,  risultano  essere
composti da soggetti controindicati, uno dei quali condannato in  via
definitiva per il delitto di cui all'art. 416-bis del codice penale. 
    In  conclusione,  l'analisi  degli  elementi  raccolti  in   sede
ispettiva, corroborati dalle risultanze  di  natura  investigativa  e
giudiziaria, fanno ipotizzare l'esistenza di un complesso sistema  di
affidamenti pubblici caratterizzato da un generalizzato conflitto  di
interessi, finalizzato ad  avvantaggiare  una  cerchia  ristretta  di
operatori  economici  controindicati   nonche'   legati   da   opache
cointeressenze con il sindaco ed  altri  amministratori  comunali,  a
detrimento dell'imparzialita',  del  buon  andamento  della  pubblica
amministrazione e della libera concorrenza. 
    Peraltro,        l'irregolare        andamento        dell'azione
politico-amministrativa  del  Comune  di  Arienzo  ha  avuto  effetti
negativi anche sugli equilibri di bilancio dell'ente locale,  che  ha
aderito alla procedura di riequilibrio finanziano pluriennale ex art.
247-bis del decreto legislativo, n. 267/2000,  in  conseguenza  delle
criticita' strutturali  dovute  alla  incapacita'  di  riscuotere  le
morosita' e i canoni di utenza. 
    Dall'esame della relazione della commissione di indagine e  della
relazione del prefetto di Caserta si evidenzia,  oltre  a  una  grave
mala gestio della cosa pubblica, una evidente  assenza  di  legalita'
dell'azione amministrativa e uno stato di  precarieta'  degli  uffici
comunali,  da  cui  conseguono  le  irregolarita'  gestionali   sopra
menzionate   e   un   preoccupante    livello    di    compromissione
dell'amministrazione comunale. 
    In particolare, i contenuti di dette relazioni hanno  evidenziato
la  sussistenza  di  concreti,  univoci  e  rilevanti   elementi   su
collegamenti diretti o indiretti tra componenti  dell'amministrazione
locale ed esponenti della criminalita' organizzata di tipo mafioso. 
    Tali elementi, come sopra  evidenziato,  sono  stati  oggetto  di
esame e valutazione nel corso del comitato provinciale per l'ordine e
la sicurezza  pubblica,  che  all'unanimita'  si  e'  espresso  sulla
sussistenza  di  collegamenti  diretti  o   indiretti   tra   singoli
amministratori, dirigenti dell'ente e la criminalita' organizzata,  e
su forme di condizionamento degli stessi. 
    Nella stessa riunione del citato comitato l'autorita' giudiziaria
ha fatto rilevare che «la permeabilita' dell'ente alle logiche  della
criminalita' organizzata e' chiara come anche l'asservimento ad  essa
da parte del sindaco». 
    Le  circostanze,  analiticamente  esaminate  e   dettagliatamente
riferite nella relazione prefettizia e in quella della commissione di
indagine,  hanno  posto  in  rilievo  una  serie  di  condizionamenti
dell'amministrazione comunale di  Arienzo  volti  a  perseguire  fini
diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e
la  perdita  di  credibilita'  dell'istituzione  locale,  nonche'  il
pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo  necessario
l'intervento dello Stato per  assicurare  la  riconduzione  dell'ente
alla legalita'. 
    Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di  Arienzo,  ai
sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. 
    In  relazione  alla  presenza  ed  all'estensione  dell'influenza
criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
      Roma, 13 aprile 2026 
 
                                 Il Ministro dell'interno: Piantedosi