Art. 6.
Legame con la zona geografica
La richiesta di riconoscimento dell'«Albicocca Vesuviana» si basa
sulla storica reputazione della denominazione e su alcune
caratteristiche del prodotto, dovute a fattori specifici della zona
geografica che favoriscono la sua coltivazione. Tali fattori sono
costituiti in particolare dalle caratteristiche pedoclimatiche della
zona di produzione, che hanno un impatto sui caratteri distintivi del
prodotto.
Essi sono costituiti in particolare:
dalla presenza di suoli profondi, con tessitura moderatamente
grossolana, ottima permeabilita' con una buona disponibilita' di
ossigeno per le radici, sui quali compaiono ampie stratificazioni di
materiale sciolto, incoerente, come tufi, ceneri, lapilli e pomici,
derivanti dalle antiche e recenti eruzioni del vicino vulcano del
Vesuvio. Da questo substrato vulcanico hanno avuto origine terre
brune fertilissime, stabili, ricche di elementi minerali determinanti
per la qualita' del prodotto, come potassio, magnesio e boro, e con
soprassuolo arboreo molto rigoglioso nei versanti poco acclivi, dove
la coltura dell'albicocco vegeta nelle migliori condizioni naturali;
da un clima temperato e mite, tipico dell'area mediterranea,
con primavere ed estati calde, mitigate dall'influenza benefica
dovuta alla vicinanza del mare, intensa radiazione solare (oltre
duecentosessanta giorni all'anno) e angolo di incidenza dei raggi
solari vicino a 90°, condizioni ottimali per la coltura
dell'albicocco.
Gli storici Guglielmo Gasparrini e Achille Bruni, autori del
«Breve ragguaglio dell'agricoltura e pastorizia del Regno di Napoli
di qua del Faro», edito a Napoli nel 1845, descrivono l'albicocco
come «l'albero fruttifero piu' abbondevole presso Napoli, soprattutto
nei contorni del Vesuvio, dove viene meglio che altrove; e piu'
maniere se ne contano differenti nelle frutta, le quali nel nostro
dialetto son chiamate crisommole».
L'assortimento varietale tuttora presente nell'area vesuviana
deriva dalla sintesi equilibrata e da una consolidata combinazione,
operata dai produttori, fra la capacita' di adattamento all'ambiente
dei genotipi autoctoni e la pregevolezza dei loro frutti. Le decine
di biotipi che nel corso dei secoli si sono generati e diffusi nella
zona sono il frutto dell'ancestrale ed innata usanza dei produttori
locali nel riprodurre la specie attraverso il seme, selezionando,
dopo la loro entrata in produzione, solo i semenzali in possesso di
caratteristiche migliorative rispetto ai tipi gia' coltivati. Un
processo che e' andato avanti per secoli e che ha portato alla
diffusione nella zona geografica di produzione le varieta' autoctone
elencate all'art. 2.
Il prof. Domenico Tamaro, della Real Scuola Ligure di
agricoltura, nel suo «Trattato di Frutticoltura», edito nel 1915, nel
capitolo sull'albicocco, riporta le albicocche vesuviane tra le
primizie: «In Italia la regione vesuviana e' la piu' rinomata per le
albicocche primaticcie che vengono spedite in tutti i paesi d'Europa.
Si distinguono per la loro ricchezza in zucchero e per il loro
profumo». L'agronomo Francesco Andolfi, titolare della cattedra
ambulante di agricoltura per la Provincia di Napoli, nel 1922,
pubblica l'articolo «Frutta vesuviane. L'albicocca del Prete», sul
periodico «L'Agricoltura napoletana» e scrive, tra l'altro: «Numerose
sono le varieta' che si coltivano dell'Albicocca Vesuviana, e tutte
proprie della regione».
Il piu' importante ricercatore del secolo scorso sull'albicocco
nell'Italia meridionale e' stato certamente il prof. Domenico
Casella, ricercatore, docente e preside presso la Facolta' di agraria
di Portici. Di rilievo, uno dei suoi lavori scientifici
sull'albicocco in Italia, edito nel 1934, considerato tra i primi
testi del secolo scorso specificamente dedicati a tale specie, nel
quale scrive: «l'Albicocca Vesuviana sempre piu' va acquistando di
anno in anno maggiore diffusione e importanza per le ottime qualita'
del prodotto, giustamente apprezzato e largamente richiesto». Lo
stesso Casella, in un articolo sulla rivista «L'Italia Agricola» (n.
6 del 1958), scrive: «Le varieta' di Albicocca Vesuviana con
maturazione precoce meritevoli di grande diffusione e molto
apprezzate per l'esportazione sono la Cafona e la Palummella».
I professori Pugliano e Cirillo, della Facolta' di agraria di
Portici, nel 1975, pubblicano su L'Informatore Agrario, n. 31,
l'articolo dal titolo «Cultivar di Albicocca Vesuviana che meglio si
prestano alla produzione di sciroppati». Il prof. Pugliano fu autore,
all'interno di uno speciale della «Rivista di Frutticoltura» del
settembre 1983, anche di un lavoro dal titolo «Portici, Albicocca
Vesuviana per il Nord».
Nell'ambito del Programma operativo multiregionale (POM) per
l'agricoltura meridionale (1999-2001), coordinato dall'INEA per conto
del Ministero delle politiche agricole, il progetto di ricerca POM 14
«Caratterizzazione agronomica e nutrizionale di prodotti tipici del
meridione italiano: caratterizzazione agronomica e nutrizionale»,
studio', tra gli altri prodotti, anche l'«Albicocca Vesuviana» e una
sintesi dei risultati dell'imponente lavoro scientifico vennero
pubblicati su uno speciale della rivista Agricoltura e Ricerca del
gennaio 2000, con un capitolo dedicato espressamente a tale prodotto.
Nel 2004, l'assessorato all'agricoltura della Regione Campania
pubblico' una collana di opuscoli sulle principali produzioni
tipiche, tra le quali l'«Albicocca Vesuviana», cui venne dedicata
un'apposita brochure, che sara' poi distribuita in tutti gli eventi
promozionali nazionali ed internazionali nel campo agroalimentare.
L'«Albicocca Vesuviana» compare anche nell'Atlante dei prodotti
tradizionali della Campania, dal titolo suggestivo «Chist'e' 'o paese
d'o sole», pubblicato dalla Regione Campania nel 2003. Anche
l'assessorato regionale al turismo, nel 2007, pubblico' un opuscolo
promozionale dal titolo «Campania: luoghi, sapori, eccellenze» che,
nel capitolo dedicato a Napoli e i suoi dintorni, riportava una
scheda sull'«Albicocca Vesuviana».
La denominazione Albicocca Vesuviana, in questi ultimi
venticinque anni, e' riportata e citata in tantissimi contributi di
tipo informativo, lavori scientifici, servizi giornalistici, testi,
ricettari, articoli su blog e social network, che esaltano un
prodotto straordinario dalla storia lunga e straordinaria.
Si citano per tutti gli articoli pubblicati su:
opuscolo su Ravello Festival 2009 sui prodotti tipici della
Campania;
quotidiano on-line «Italia a Tavola» (del 1° gennaio 2013);
opuscolo «I sentieri del gusto» del Parco nazionale del
Vesuvio, in occasione dell'Expo a Milano (ottobre 2015);
Guida ai Sapori e ai Saperi della Campania 2016 del quotidiano
«La Repubblica»;
volume «Campania, dieta mediterranea e PSR» della Regione
Campania (febbraio 2021);
Napoli Today quotidiano on-line (1° giugno 2023);
web site «Cookist» (11 giugno 2023).
L'«Albicocca Vesuviana» deve la sua rinomanza anche alle sue
caratteristiche organolettiche e sensoriali. Sono tanti lavori
scientifici effettuati negli ultimi cinquanta anni ed oltre,
soprattutto a cura dell'attuale Dipartimento di agraria di Portici
dell'Universita' degli studi di Napoli (D. Casella, L'Italia Agricola
n. 6/1958; G. Pugliano e A. Cirillo, L'Informatore Agrario n.
31/1975; G. Pugliano e altri, Agricoltura e Ricerca n. 14/1980; M.
Forlani e G. Pugliano, Italus Hortus n. s./1997) e dall'ex Istituto
sperimentale per la frutticoltura di Roma, oggi CREA (C. Fideghelli e
F. Monastra, Monografia di cultivar di albicocco, 1977 e 1989; A.
Cirillo, Annali ISF 1978; F. Pennone ed altri, Italus Hortus n.
6/1999; AA.VV., Agricoltura e Ricerca n. 1/2000), che hanno studiato
in particolare gli aspetti qualitativi del prodotto.
Tali elementi distintivi sono risultati l'elevato tenore
zuccherino e la qualita' gustativa dei frutti, rilevabili,
rispettivamente, attraverso l'indice rifrattometrico e l'indice di
maturazione, che nell'«Albicocca Vesuviana» risultano indubbiamente
elevati rispetto alla media. Tali caratteri sono direttamente
influenzati dalle condizioni pedoclimatiche presenti nel territorio
di produzione ed in particolare dalla presenza di suoli fertili di
origine vulcanica, particolarmente ricchi di macro e microelementi
come il potassio, il magnesio, il boro e il ferro, solo per citare
quelli che hanno la capacita' di trasportare gli zuccheri e gli altri
nutrienti all'interno della pianta fino ai frutti, migliorandone il
sapore e la dolcezza e favorendone la consistenza. I terreni
presenti, inoltre, possiedono anche un'alta capacita' di scambio
cationico in grado di trattenere tali nutrienti evitandone il
dilavamento. Anche il clima influenza il tenore zuccherino e l'indice
di maturazione del prodotto, in particolare per l'intensa radiazione
solare del territorio vesuviano e l'alto angolo di incidenza dei
raggi solari che consente, quest'ultimo in particolare, un'elevata
intensita' di calore sulle piante e sui frutti nel periodo di
maturazione.