Allegato B
INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
(Art. 1 - legge n. 426/1998)
Schede descrittive
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VENEZIA (Porto Marghera)
Comune - Localita'.
Venezia.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell'area industriale di Porto
Marghera, dei sedimenti lagunari nonche' di altre aree inquinate
(Cassa di colmata, isola Sacca Fisola, discarica di S. Giuliano).
Perimetrazione.
In data 23 febbraio 2000 e' stato pubblicato il decreto di
perimetrazione, a firma del Ministro dell'ambiente delle aree
potenzialmente inquinate.
L'area perimetrata si estende per 3595 ha di cui 479 ha
rappresentati da canali e 3116 ha da suoli.
Tali dimensioni pur vastissime non esauriscono probabilmente
l'intero perimetro del sito da bonificare.
Esso infatti comprende i siti interessati da smaltimento abusivo
dei rifiuti industriali (discariche) e le aree comunque interessate
dalla diffusione dei contaminanti.
Si ricorda che, al fine di contenere la diffusione
dell'inquinamento ed avviare l'azione di risanamento, il Ministro
dell'ambiente con ordinanza del 1 ottobre 1996 dispose che venissero
avviati:
gli interventi di escavo dei canali industriali;
la conterminazione/banchinamento delle sponde di detti canali;
la messa in sicurezza e bonifica delle discariche abusive.
Per avviare queste iniziative il Ministero dell'ambiente ha gia'
stanziato 106,5 miliardi di lire.
Con "l'Accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera" le
aziende firmatarie si sono impegnate a procedere alla
caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica delle aree, ivi
comprese quelle dismesse e/o in via di dismissione (aree
"Petrolchimico Uno": 50 ha; aree "Depositi petroliferi": 26 ha).
In data 28 novembre 2000 e' stato siglato l'Accordo di programma
integrativo sulla chimica di Porto Marghera al fine di uniformare le
procedure previste dall'Accordo di programma originario con quelle
del decreto ministeriale n. 471/1999.
Attesa la vastita' delle aree interessate, la molteplicita' di
lavorazioni (chimica, petrolchimica, metallurgia, elettrometallurgia,
meccanica, cantieri navali, produzione di energia elettrica) che
sulle stesse si sono attuate, la numerosita' e pericolosita' degli
inquinanti connessi con dette lavorazioni (metalli pesanti, cianuri,
IPA, diossine, PCB, solventi clorurati, clorofenoli, benzene e suoi
derivati, BTEX, CVM, pesticidi, etc.), la molteplicita' di soggetti
privati e pubblici coinvolti, e' ragionevole ritenere che
l'intervento in questione richiedera' tempi lunghi, lo sviluppo di
attivita' di ricerca e sperimentazione, l'impiego di tecnologie
avanzate e di ingenti risorse finanziarie. Ma soprattutto appare
indispensabile che venga assicurata una gestione coordinata degli
interventi che garantisca uniformita' di approccio sia nelle fasi di
individuazione e dimensionamento dell'inquinamento (perimetrazione e
caratterizzazione) che nella fase di attuazione degli interventi di
messa in sicurezza e bonifica.
Lo stato di contaminazione delle aree industriali di Porto
Marghera e' connesso non solo alle attivita' industriali, che sulle
stesse si sono svolte, ma anche all'utilizzo massiccio di rifiuti
industriali per l'ampliamento delle aree.
Principali caratteristiche ambientali.
La vulnerarabilita' del sistema lagunare rende particolarmente
preoccupanti gli apporti di inquinanti che continuano a giungere nei
sedimenti lagunari a causa del dilavamento delle aree inquinate. E'
necessario per altro sottolineare che la concentrazione di attivita'
industriali altamente inquinanti e la contemporanea coesistenza nella
stessa area lagunare a basso ricambio di centrali termiche, che
scaricano imponenti quantita' di acque calde, rende l'impatto sulla
laguna realmente drammatico.
L'area industriale e' caratterizzata dalla presenza di un sistema
acquifero multistrato ad elementi sovrapposti ed idraulicamente ben
definiti; in particolare, sono individuabili tre corpi acquiferi
distinti: superficiale, primario e secondario e profondo (confinato).
I livelli impermeabili continui separanti i corpi acquiferi sono
costituiti da: livello impermeabile superiore, interposto tra
acquifero superficiale (materiale di riporto) e acquifero primario
sabbioso; livello impermeabile intermedio posto alla base
dell'acquifero primario; livello impermeabile inferiore posto alla
base dell'acquifero secondario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
La regione Veneto ha formulato per l'escavo dei canali e
banchinamento, la bonifica delle aree pubbliche e la bonifica delle
aree private una stima di costo di larga massima pari a 1457 miliardi
di lire, considerando un costo di dragaggio e bonifica dei canali
industriali pari a 900 mld riducibile alla meta' sulla base
dell'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili (stima A.P.V.).
Piano di caratterizzazione.
Aree industriali - Accordo di programma della chimica.
E' stata completata, da parte delle aziende interessate, la
caratterizzazione dei siti secondo una maglia 100 x 100 m, con i
relativi piezometri in ragione di uno ogni dieci punti di
campionamento.
Canali industriali:
E' stato completato l'accertamento dello stato qualitativo dei
sedimenti dei canali industriali. Dai dati sinora raccolti, si stima
un quantitativo di sedimenti ad alta contaminazione pari a circa 2
milioni di metri cubi, mentre il quantitativo totale di sedimenti da
rimuovere e' stimato intorno a 6 milioni di metri cubi.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A seguito dell'atto di intesa stipulato tra il Magistrato alle
acque e l'Autorita' portuale, risultano di competenza del Magistrato
alle acque gli interventi di banchinamento relativi ai seguenti
canali: canale industriale Sud (sponde Nord e Sud), canale S.
Leonardo Marghera (sponda Ovest), canale industriale Ovest (sponda
Sud), Canale Brentella (sponde), canale industriale Nord (sponda
Nord), sponde Isola Petroli; risultano di competenza dell'Autorita'
portuale i seguenti banchinamenti: testata Molo Sali, sistemazione
della sponda Sud del canale industriale Nord, banchina Grandi Molini
in canale Ovest (in concessione a privati), banchina Trento al molo
A, banchina Sali in bacino molo A, banchina Liguria (secondo tratto)
in canale Ovest.
E' stata affidata al concessionario la progettazione preliminare
per gli interventi di "marginamento" delle sponde dei canali:
Industriale Sud (lato sud), Malamocco-Marghera (lato ovest),
Industriale Ovest (lato sud) ed Isola dei Petroli (lato est), il cui
completamento dei progetti esecutivi e' previsto entro il 31 dicembre
2000. La copertura finanziaria di tali interventi (stimata in 50
miliardi) e' assicurata attraverso i fondi della legge speciale
assegnati al Magistrato alle acque.
E' stato anche definito il crono-programma degli interventi da
finanziare con le risorse CIPE (legge n. 641/1996), mentre si prevede
a breve l'avvio dell'appalto concorso (fase di preselezione) per
l'intervento di bonifica del canale Lusore-Brentelle, il dragaggio
della darsena della Rana nel canale Industriale Ovest e la
sistemazione delle banchine di detta darsena, compresa la bonifica
preliminare dei fondali da corpi estranei nonche' di eventuali
ordigni bellici; il costo stimato e' di 45 miliardi. Sono invece
ancora da definire, in accordo con l'Autorita' portuale, gli
interventi relativi agli altri canali, mentre e' in corso di
redazione da parte del personale tecnico del Magistrato alle acque il
progetto degli interventi relativi alla sponda est del canale
Industriale Ovest di Porto Marghera.
L'Associazione Industriali di Venezia ha in corso di
presentazione il progetto di intervento relativo allo smantellamento
degli impianti per i primi 50 ettari del Petrolchimico Uno.
In sede di conferenza di servizi decisoria sono stati finora
approvati, con prescrizioni, i seguenti progetti:
progetto di bonifica delle aree TD12 - Enichem finalizzata alla
realizzazione di un nuovo impianto di produzione di ossido di
carbonio e idrogeno;
progetto definitivo di bonifica dell'area Corti Femminili,
predisposto dal comune di Venezia;
piano di caratterizzazione dell'area compresa nel Parco di S.
Giuliano (Lotti A1 e A2).
In data dicembre 2000, e' stato siglato l'Accordo integrativo di
programma sulla chimica di Porto Marghera.
NAPOLI ORIENTALE
Comune - Localita'.
Napoli
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale dismessa ed
area marina antistante comprensiva dell'area portuale.
Perimetrazion.
In deroga alla normativa vigente (ordinanza n. 2948, art. 8 -
comma 3, del 25 febbraio 1998), la perimetrazione e' di competenza
del commissario delegato - Sindaco di Napoli, acquisita l'intesa del
Ministro dell'ambiente. L'intesa e' stata data dal Ministro
dell'ambiente al commissario delegato in data 24 settembre 1999. In
data 31 dicembre 1999 e' stata emanata la relativa ordinanza
commissariale di perimetrazione.
L'area a prevalente destinazione industriale, cosi' come definita
dal P.R.G. vigente (zone N e F2) compresa all'interno del perimetro
individuato (vedi figura allegata) puo' essere suddivisa in quattro
grandi sub-aree:
polo petrolifero (estensione di circa 345 ettari) dove sono
localizzate le principali aziende petrolchimiche (Kuwait, Esso,
Italcost, IP, Shell, Agip) e le grandi industrie meccaniche e di
mezzi di trasporto;
zona Gianturco (estensione di circa 175 ettari), dove sono
localizzate le attivita' manifatturiere ed il commercio all'ingrosso;
zona Pazzigno (estensione di circa 200 ettari), dove sono
localizzate aziende di piccole dimensioni con attivita' di settore
prevalentemente imperniate sui materiali ferrosi, non ferrosi e
meccanici;
fascia litoranea del quartiere S. Giovanni, che si estende
dalla darsena petroli a Pietrarsa vicino al confine comunale
(estensione di circa 100 ettari), dove sono ubicati gli insediamenti
dismessi dell'industria metallurgica e metalmeccanica, la centrale
Enel di Vigliena e il depuratore di Napoli;
area marina antistante nel limite di 3000 metri dalla linea di
costa e comunque entro la batimetrica dei 50 metri.
L'area ha una estensione complessiva di circa 820 ettari.
L'indagine eseguita in occasione della stesura del P.R.G. di
Napoli, ha individuato nel suo complesso 34 aree di impianti
produttivi dismessi, per una superficie complessiva di circa 130
ettari di cui ben 77 localizzati all'interno della prima sub-area (40
ettari rappresentati dall'area dismessa degli impianti chimici e di
raffinazione della Kuwait) e con una volumetria di fabbricati di
circa 3,5 milioni di mc. E' quindi evidente che l'area e' investita
da un processo di svuotamento e ridimensionamento dell'apparato
produttivo originario che ha conseguentemente determinato un forte
stato di abbandono e di degrado. Sono significative a tale proposito
le gravi condizioni di degrado e di inquinamento provocate dalle
antiche attivita' industriali e dalla vicinanza della foce del fiume
Sarno su un ampio tratto di spiaggia nel quartiere S. Giovanni.
Di qui l'esigenza di procedere ad interventi di caratterizzazione
puntuali al fine di evidenziare lo stato di inquinamento delle aree
in vista della riqualificazione del paesaggio urbano e della
costituzione di un grande parco attrezzato a scala urbana e
territoriale nonche' della ricostituzione della fascia litoranea.
Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica:
Il valore globale pari a 345 mld e' costituito dalla somma degli
interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica e
ripristino ambientale, stimata dal sindaco di Napoli - commissario
delegato per l'emergenza.
Piani di caratterizzazione.
E' stato predisposto e consegnato al Commissario un protocollo di
linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In fase di elaborazione.
In merito alla destinazione dell'area una volta bonificata, il
commissario ha trasmesso un documento nel quale viene evidenziato
quanto segue. La variante urbanistica prevede la costituzione di un
insediamento universitario nel complesso Cirio, la realizzazione di
un approdo per imbarcazioni da diporto nello specchio antistante
l'industria Corradini, la ristrutturazione della centrale elettrica
Enel di Vigliena, la realizzazione di una struttura per lo spettacolo
ed il tempo libero, la riconfigurazione della spiaggia, dove
possibile, con il ripascimento di tutto il tratto di litorale non
impegnato dall'approdo.
GELA
Comune - Localita'.
Gela.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area
marina antistante, bonifica di aree umide e di corpi idrici
superficiali, bonifica di discariche.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da
grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie e
stabilimenti petrolchimici. Le produzioni in essi attuate sono:
prodotti chimici di base quali etilene, acrilonitrile, glicoli etc,
polimeri, raffinazione di petrolio greggio, fertilizzanti, acido
fosforico e solforico;
centri di stoccaggio oli e relative pipeline;
discarica di rifiuti industriali;
area marina compresa tra la foce del torrente Gattano e quella
del torrente Acate o Dirillo;
area umida (Biviere);
tratti terminali del fiume Gela e dei torrenti Gattano ed Acate
o Dirillo.
In particolare all'interno dell'area industriale vengono
effettuate le seguenti produzioni:
Area Polimeri Europa: produzione di polietilene; oltre
all'etilene vengono impiegati principalmente perossidi, eptano, shell
sol (taglio idrocarburico C12 - isododecano), ammide oleica e
propionato di ottodecile;
Area Isaf in liquidazione (impianti inattivi): produzione di
zolfo fuso, acido solforico e acido fosforico; le sostanze coinvolte
nel processo produttivo sono l'ammoniaca, il pentossido di vanadio,
le fosforiti e l'acido fluorosilicico.
Area Agricoltura in liquidazione (impianto inattivo):
produzione ammoniaca e concimi complessi; sono stati impiegati
inoltre acido fosforico, ammoniaca, sali di potassio, solfato
ammonico, urea e sostanze organiche quali coiattolo e sanse di olive;
Area Agip Petroli presente in sito con impianti di
raffinazione;
Area Eni - Divisione Agip: estrazione greggio;
Area EniChem: produzione di etilene, propilene, mix C4, fok e
fuel gas, benzina pirolitica e idrogeno (sostanze coinvolte sono BTX,
virgin nafta, olii lubrificanti, olio fok e quench oil), ossido di
etilene (sostanze coinvoite sono ammine, alcoli superiori,
etossilati, acido acetico), acrilonitrile da propilene, ammoniaca,
acetonitrile e solfato ammonico (prodotti secondari sono acido
cianidrico, acroleina, acetone e cianidrine), idrato sodico.
L'area privata ha un'estensione complessiva di circa 470 ettari.
L'area perimetrata e' compresa nel territorio del comune di Gela
(provincia di Caltanissetta), dichiarato "Area di elevato rischio di
crisi ambientale" nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della
Repubblica 17 gennaio 1995 e' stato approvato il "Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Caltanissetta - Sicilia Orientale".
L'analisi ambientale contenuta nel citato "Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Caltanissetta - Sicilia Orientale" gia' evidenziava, in relazione
allo stato dei suoli, la presenza di siti potenzialmente contaminati,
uno interno allo stabilimento ENICHEM, uno costituito dalla discarica
autorizzata nell'area industriale di Gela. L'intera area e' inoltre
interessata da un vasto e generalizzato fenomeno di abbandono di
rifiuti di varia natura; sono stati censiti 47 luoghi di abbandono
abituale di rifiuti. Sono inoltre presenti aree adibite
all'estrazione non regolamentata di inerti, che finiscono spesso per
divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo
dissesto idrogeologico localizzato.
Per quanto concerne le acque sotterranee, non possono essere
esclusi fenomeni di inquinamento localizzato derivante da dispersione
di liquami civili, da pratiche agricole e da spargimento di liquami
zootecnici.
L'inquinamento dei corpi idrici superficiali e' prevalentemente
riconducibile al recapito negli stessi di reflui civili non depurati
e di liquami zootecnici nonche' al dilavamento di terreni agricoli
sottoposti a trattamenti con pesticidi, erbicidi e fertilizzanti.
I principali fenomeni di inquinamento dell'ambiente marino
costiero nel golfo di Gela sono legati allo scarico delle acque di
processo e di raffreddamento delle produzioni del polo industriale,
alle attivita' portuali, al recapito in mare di reflui civili
scarsamente o per nulla depurati, al recapito in mare delle acque di
dilavamento dei terreni agricoli.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area in oggetto e' costituita da depositi continentali
(alluvioni fluvio-lacustri in prevalenza argillose e limose, con
lenti di sabbie e ghiaie), che si alternano, soprattutto lungo la
fascia costiera, a depositi marini di litorale in gran parte
sabbiosi.
Da un punto di vista morfologico il motivo dominante e'
rappresentato da una vasta zona pianeggiante in cui sono presenti gli
insediamenti industriali e alcune zone seminative ed aree incolte con
l'affioramento di litotipi a bassa permeabilita', in cui e' possibile
l'accumulo di acque superficiali che possono dar luogo a vere e
proprie paludi; sono presenti inoltre alcuni rilievi collinari di
altezza limitata e la fascia dunare costiera che si estende fino a
800 m dalla linea di spiaggia.
In generale, le zone pianeggianti sono costituite da alluvioni
attuali e recenti, di cui i depositi piu' antichi sono ricollegabili
alla rete idrografica dei paleoalvei fluviali oppure a vecchi fondi
lacustri. La fascia di transizione tra la zona di pianura ed i
rilievi della zona est dell'insediamento industriale e' costituita da
alluvioni terrazzate. I rilievi collinari ad est comprendono sabbie
gialle, con conglomerati e calcari sabbiosi, passanti verso il basso
ad argille sabbiose. La fascia dunare e' costituita essenzialmente da
sabbie sciolte. La successione stratigrafica sottostante l'area dello
stabilimento e' costituita, dall'alto verso il basso, da:
strato esiguo di materiale di riporto;
alternanza di depositi sabbiosi ed argillosi fino a 15/20 metri
dal p.c.; tale orizzonte corrisponde all'unica formazione acquifera
rinvenibile nel sottosuolo dell'area;
formazione a bassa permeabilita', che funge da basamento
impermeabile dell'acquifero sovrastante. Pertanto da un punto di
vista idrogeologico l'area dello stabilimento e' interessata dalla
presenza di un'unica falda contenuta in un orizzonte in prevalenza
sabbioso. La falda e' sostenuta alla base da una formazione
essenzialmente argillosa.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia d'inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 93 miliardi.
Piani di caratterizzazione.
E' stato presentato, dai soggetti titolari dell'intervento, il
progetto di caratterizzazione delle aree industriali. In particolare
il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione terreni (su maglia 100 x 100), mediante
analisi chimiche sull'aliquota a granulometria inferiore a 2 mm;
caratterizzazione acque superficiali;
caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci
stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che
raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica);
caratterizzazione sedimenti marini in corrispondenza delle
piattaforme off-shore;
In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di
caratterizzazione delle Aziende Agip Petroli, Agricoltura S.p.a.,
Enichem, Polimeri Europa, Isaf, Eni-Div. Agip.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
I soggetti privati titolari dell'intervento hanno presentato
un'ipotesi progettuale di "Potenziamento del sistema di contenimento
dell'acquifero sottostante la raffineria di Gela", proponendo
l'adeguamento dell'esistente diaframma plastico, realizzato tra lo
stabilimento e la costa all'inizio degli anni 80 al fine di
intercettare le acque di falda inquinate. Il progetto definitivo
prendera' in considerazione l'ipotesi di estendere la barriera
impermeabile parallela alla linea di costa a tutto il fronte dello
stabilimento. Sara' inoltre previsto un emungimento dell'acqua di
falda a monte della barriera impermeabile. Sara' valorizzato al
massimo il riutilizzo all'interno dello stabilimento dell'acqua
emunta al fine di limitare le quantita' scaricate, che comunque
rispetteranno rigorosamente i limiti tabellari previsti dalla
normativa vigente.
PRIOLO
Comune - Localita'.
Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali ed area
marina antistante, bonifica area umida, bonifica discariche.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente sono presenti:
1) un polo industriale di rilevanti dimensioni, costituito da
grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie,
stabilimenti petrolchimici e cementerie. Le produzioni in essi
attuate sono:
prodotti chimici di base;
raffinazione di petrolio greggio;
ossido di magnesio,
cemento.
2) area marina antistante comprensiva delle aree portuali di
Siracusa ed Augusta;
3) discariche di rifiuti pericolosi;
4) stabilimento Eternit di Siracusa;
5) area umida (Salina).
L'area perimetrata e' ubicata all'interno dei territori dei
comuni di Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino
siti (provincia di Siracusa), dichiarati "Area di elevato rischio di
crisi ambientale" nel novembre 1990. Con decreto del Presidente della
Repubblica 17 gennaio 1995 e' stato approvato il "Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Siracusa - Sicilia Orientale".
Principali caratteristiche ambientali.
L'area si estende tra le strutture dei monti Iblei ad ovest ed il
Mare Ionio ad est.
I terreni affioranti presentano una permeabilita' piuttosto
elevata, che rendono la falda freatica in essi ubicata molto
vulnerabile.
L'analisi ambientale riportata nel citato "Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Siracusa - Sicilia Orientale" gia' evidenziava, per quanto attiene lo
stato dei suoli, la presenza di 22 siti interessati da deposito
incontrollato di rifiuti. Risultano inoltre presenti tre discariche
autorizzate di rifiuti all'interno dei siti industriali e cinque siti
potenzialmente contaminati. Sono inoltre presenti aree adibite
all'estrazione non regolamentata di inerti che finiscono spesso per
divenire zone di deposito incontrollato di rifiuti e di progressivo
dissesto idrogeologico localizzato.
Per quanto concerne le acque sotterranee, secondo quanto
riportato nel piano, si evidenzia un elevato tenore di cloruri,
soprattutto nelle aree costiere, riconducibile ad intrusione del
cuneo salino conseguente all'abbassamento della falda provocato
dall'eccesso di prelievo per scopi industriali ed irrigui. La
permeabilita' dei terreni superficiali favorisce inoltre fenomeni di
inquinamento localizzato della falda soprattutto in corrispondenza
delle aree abitate, dei terreni agricoli sottoposti a fertilizzazione
e trattamento con pesticidi, degli allevamenti zootecnici.
I corpi idrici superficiali presentano fenomeni di inquinamento
di natura organica ed in corrispondenza della foce, dove sono
insediati gli stabilimenti industriali, anche di inquinamento da
parte di sostanze chimiche.
I principali fenomeni di inquinamento dell'ambiente marino si
riscontrano nella rada di Augusta, nel contiguo seno di Priolo e
nell'area portuale di Siracusa. Nella rada i principali fenomeni di
degrado sono l'inquinamento da petrolio, l'inquinamento termico e
l'eutrofizzazione. Si evidenzia inoltre una contaminazione dei
sedimenti da metalli pesanti e da idrocarburi. L'area di Siracusa
risulta invece caratterizzata da una diffusa condizione di
eutrofizzazione riconducibile a recapito di scarichi civili
scarsamente o per nulla depurati oltre che da scarichi incontrollati
di materiali a base di amianto provenienti dallo stabilimento ex
Eternit.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.
Piani di caratterizzazione.
E' stato presentato dai soggetti titolari dell'intervento il
progetto di caratterizzazione delle aree industriali, in particolare
il progetto prevede che vengano effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione terreni (su maglia 100 x 100), mediante
analisi chimiche sull'aliquota a granulometria inferiore a 2 mm;
caratterizzazione acque superficiali;
caratterizzazione acque sotterranee (un piezometro ogni dieci
stazioni di campionamento dei suoli, in fori di sondaggio che
raggiungono il basamento impermeabile della falda freatica).
In data 13 novembre 2000 sono stati approvati i piani di
caratterizzazione delle aziende Agip Petroli, Erg Petroli, Isab
Energy, Esso, IAS, Somicem, Condea.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In corso di elaborazione.
MANFREDONIA
Comune - Localita'.
Manfredonia, Monte Sant'Angelo.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica area industriale con discariche annesse, tratto di mare
antistante lo stabilimento industriale; bonifica delle discariche di
RSU Conte di Troia, Pariti I e Pariti II.
Perimetrazione del sito.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
stabilimento agricoltura S.p.a. in liquidazione, ex Enichem;
area di proprieta' Enel;
tratto di mare antistante lo stabilimento industriale, esteso
per 3 km dalla linea di costa.
La superficie dell'area perimetrata e' pari a circa 201 ettari
mentre l'area a mare e' pari a circa 8,6 km2.
Lo stabilimento ex Enichem e' ubicato in localita' Macchia di
Monte Sant'Angelo, a circa 1,2 Km da Manfredonia e 15 Km da Monte
Sant'Angelo.
Lo stabilimento e' suddiviso in dieciassette aree denominate
Isole separate da strade. A servizio della strutuira industriale sono
disponibili un raccordo ferroviario ed il porto industriale.
Lo stabilimento negli ultimi cinque anni di produzione ha
prodotto fertilizzanti azotati per uso agricolo, prodotti chimici
utilizzati nel settore delle fibre artificiali e tecnopolimeri e/o
nel settore degli intermedi aromatici: urea, solfato ammonico,
fertilizzanti composti, ammoniaca, caprolattame, acido benzoico e
benzaldeide. I principali impianti produttivi presenti nello
stabilimento sono costituiti da:
centrale termica;
impianti urea 1 e 2, ammoniaca, purificazione caprolattame,
polimerizzazione caprolattame, benzaldeide, trattamento acque di
scarico e trattamento fanghi biologici;
stoccaggi di ammoniaca, toluolo, fuel oil, cloro, soda caustica
e caprolattame;
discariche di seconda categoria tipo B e C;
inceneritore di reflui industriali.
Attualmente lo stabilimento, in via di liquidazione, ha sospeso
tutte le attivita' produttive mantenendo in vita la centrale a
vapore, per il riscaldamento di alcuni apparati di sicurezza, e
l'impianto di trattamento "TAS", utilizzato in passato per il
trattamento delle acque di scarico degli impianti.
Nel 1976 ci fu un'esplosione nella colonna 71/C dell'impianto di
ammoniaca, che procuro' la fuoriuscita di arsenico.
L'area di proprieta' ENEL, ubicata ad est dello stabilimento
agricoltura, non e' mai stata oggetto di insediamenti produttivi.
Le discariche di RSU, Conte di Troia, Pariti I e Pariti II
presentano le seguenti caratteristiche:
Conte di Troia: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare)
adibita a discarica dal 1988 e dismessa nel 1991;
Pariti I: cava dismessa di calcarenite (tufo calcare) adibita a
discarica nei primi anni 1960 e dismessa nel 1988;
Pariri II: discarica autorizzata nel 1993, salvo che per un
modulo attivato ex art. 12 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 915/1982, realizzata all'interno di una cava dismessa
di calcarenite (tufo calcare). E' ancora in esercizio solo il terzo
lotto funzionale.
Principali caratteristiche ambientali.
Lo stabilimento Enichem sorge ai piedi del promontorio garganico,
su un tratto di piana costiera che si raccorda ai rilievi calcarei
dell'entroterra attraverso una ripida ed estesa scarpata. In
corrispondenza della piana costiera, tali rocce costituiscono il
letto di una estesa copertura ghiaioso sabbiosa e limosa, di origine
prevalentemente alluvionale o detritica, il cui spessore, in
corrispondenza dello stabilimento, raggiunge i 25 m s.l.m.
La successione stratigrafica e' quindi costituita, dal basso
verso l'alto, da:
calcari ben stratificati, fratturati e a lungo carsificati;
copertura di ciottoli calcarei a spigoli arrotondati immersi in
una matrice sabbioso-limosa (70% del deposito).
La notevole eterogeneita' e la spiccata anisotropia del mezzo non
consentono di valutare con precisione il coefficiente di
permeabilita' dell'acquifero; vista la limitata estensione del bacino
e i bassi valori delle portate emunte si puo' dire che l'acquifero e'
a bassa potenzialita' idrica e a permeabilita' non elevata.
La permeabilita' aumenta ad est dello stabilimento nella zona
inizialmente scelta per l'insediamento dell'impianto termoelettrico
(Enel), con calcari a luoghi intensamente carsificati con cavita'
anche comunicanti con l'esterno. La falda idrica e' sostenuta
dall'acqua di mare, che si rinviene anche a distanza dalla costa (10
- 15 km); la superficie piezometrica degrada verso il livello del
mare in cui si riversa (con flusso idrico in direzione sub
perpendicolare alla costa).
L'acqua di mare penetra piuttosto profondamente all'interno del
territorio. La contaminazione non permette l'utilizzazione irrigua
dell'acqua di falda: secondo il piano di risanamento delle acque
della regione Puglia si tratta di "zone a vietato emungimento": a
pagina 280 del volume IV del piano si legge infatti che: "le aree
dell'hinterland di Manfredonia corrispondono a quelle nelle quali
forti fenomeni di contaminazione salina vietano oggi l'impiego delle
acque sotterranee per qualsiasi uso, nelle quali il divieto di
emungimento deve essere posto con l'obiettivo di limitare l'ulteriore
propagazione del fenomeno nell'entroterra".
La piovosita' media annua varia fortemente di anno in anno,
influenzando in modo significativo l'entita' delle acque disponibili
per la formazione di risorse idriche sia superficiali che
sotterranee.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime indicano un fabbisogno di circa duecento miliardi.
Piano di caratterizzazione.
A seguito dell'approvazione formale del piano di
caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda e' stata
effettuata la loro caratterizzazione nelle aree interne allo
stabilimento Enichem, comprese le aree vendute a terzi.
In particolare sono state effettuate le seguenti indagini:
caratterizzazione dei terreni (su maglia 25x25);
caratterizzazione delle acque sotterranee (1 piezometro ogni
dieci stazioni di campionamento dei suoli);
caratterizzazione delle discariche secondo i criteri della
norma UNI 10802/1999;
Sono in corso di svolgimento le indagini di caratterizzazione
sulle seguenti aree:
tratto di mare antistante lo stabilimento;
area di proprieta' Enel.
La caratterizzazione dei sedimenti marini prevede il
campionamento dell'intero fronte di affaccio dello stabilimento, in
ragione di 3 prelievi ogni 100 metri;
Per quanto riguarda l'area ENEL non sono presenti indizi di
contaminazione dei terreni, fatta eccezione per un settore
localizzato a ridosso del confine meridionale dell'area Enichem (100
x 10 m), dove e' stata riscontrata una concentrazione di IPA piu'
tossici (crisene) e di fenoli superiore a quelle indicate dal D.M. n.
471/1999 per le aree a destinazione d'uso industriale; per quanto
concerne l'acqua sotterranea, in un campione prelevato da una cavita'
carsica presente nel sito e' stato riscontrato un elevato contenuto
salino (solfati e cloruri), dovuto presumibilmente all'ingressione
delle acque marine, ed il superamento della concentrazione limite per
l'ammoniaca e per alcuni solventi aromatici (toluene e xilene).
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E' stata completata la rimozione degli stoccaggi di sali sodici
per un totale di circa 30.000 t.
Per i seguenti progetti e' in corso l'attivita' istruttoria:
progetto preliminare di messa in sicurezza della falda mediante
barriera idraulica, realizzata attraverso sessantasei pozzi di
ricarica con acque di caratteristiche conformi alla tabella 21
dell'allegato 1 del decreto legislativo n. 152/1999 (portata totale
immessa pari a circa 200 mc/ora);
progetto preliminare di bonifica della falda con emunzione a
monte della barriera di immissione. L'acqua emunta dovra' essere
trattata al livello delle migliori tecnologie disponibili;
messa in sicurezza dei terreni (impermeabilizzazione
superficiale delle aree contaminate con raccolta e trattamento delle
acque meteoriche): pavimentazione in c.a., asfaltatura e posa di
materassini bentonitici delle isole 12, 14, 16 e 17 nonche' dell'area
s.o.;
messa in sicurezza delle discariche: svuotamento di quelle
contenenti rifiuti pericolosi, impermeabilizzazione della discarica
di inerti, smaltimento dei rifiuti contaminati da arsenico in una
discarica esterna allo stabilimento di tipologia adeguata
(presumibilmente 2C). In alternativa e' in studio la possibilita' di
detossificare i rifiuti al fine di smaltirli in una discarica 2B,
interna allo stabilimento; saranno eliminate le discariche ubicate
nelle isole 12, 14 e 17;
progetto preliminare di bonifica dei terreni: decorticazione
dei terreni contaminati da arsenico sino a raggiungere i valori
previsti nel regolamento per i siti industriali e loro conferimento
in discarica, previo trattamento di detossificazione; bonifica e
ripristino ambientale dei terreni inquinati da caprolattame mediante
processo di landfarming.
Per quanto concerne le discariche esterne e' stato predisposto
dal comune di Manfredonia un progetto di bonifica riguardante le
discariche Conte di Troia e Pariti I. Per Pariti II e' stato
predisposto il progetto di messa in sicurezza del lotto attivato ex
art. 12, decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982.
BRINDISI
Comune - Localita'.
Brindisi.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell'area industriale, bonifica
dell'area marina antistante comprensiva dell'area portuale, bonifica
dell'invaso del Cillarese.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
stabilimento petrolchimico;
industrie metallurgiche;
industrie farmaceutiche;
centrali per la produzione dell'energia elettrica;
discarica di idrossido di calcio (V = 1,5 milioni di mc);
area agricola compresa tra la centrale Enel di Brindisi Nord,
il polo chimico e la centrale Enel di Cerano Brindisi Nord;
discarica abusiva di rifiuti urbani;
aree di abbandono di rifiuti provenienti da demolizioni
industriali e non;
bacino artificiale del Cillarese;
grandi fosse settiche di sedimentazione dei reflui organici
della citta' di Brindisi;
capannoni della ex SACA, contenenti residui di amianto;
area marina antistante comprensiva dell'area portuale.
Il territorio in questione che ha un'estensione complessiva di
aree private pari a circa 21 km2 e pubbliche di circa 93 km2 e si
affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con uno sviluppo
costiero di circa 30 km.
La popolazione residente nelle zone limitrofe al sito in oggetto
costituisce circa 1/3 dell'intera popolazione regionale.
Il territorio e' compreso nell'area dichiarata "Area ad elevato
rischio di crisi ambientale" nel 1990. La dichiarazione e' stata
reiterata nel luglio del 1997. Con decreto del Presidente della
Repubblica 23 aprile 1998 e' stato approvato il "Piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di
Brindisi".
Pur in assenza di un censimento puntuale dei siti degradati, e'
nota la presenza nel territorio in questione di zone, interessate da
attivita' estrattive (cave attive e/o esaurite) e non, che presentano
fenomeni di degrado e dissesto localizzato. Molte di esse sono state
infatti utilizzate come discariche abusive di rifiuti; basti
ricordare l'ansa valliva di fiume Grande, colmata da terreni
riportati di dubbia origine, e la sponda destra del canale di fiume
Piccolo, oggetto di sversamenti di oli combustibili. Discariche di
rifiuti industriali sono state individuate nell'area Montedison
(fanghi al mercurio, ceneri, scorie di forni e delle colonne di
distillazione, etc.). Coperture in eternit da sottoporre a bonifica
sono presenti in aree industriali ed in area portuale. Risultano
inoltre presenti nell'area industriale oltre 100.000 tonnellate di
rifiuti speciali e pericolosi in parte derivanti da attivita'
produttive dismesse.
La discarica di idrossido di calcio, che ha una superficie di
circa 50 ettari, occupa parte dell'area umida nota come "Saline
Foggia di Frau", di interesse regionale e nazionale, mentre "l'area
agricola e' soggetta a fall-out delle particelle solide provenienti
dalle emissioni delle centrali termoelettriche e dell'industria
chimica. Il bacino del Cillarese e' inquinato sul fondo dalle
particelle solide dei reflui organici provenienti dal comune di
Mesagne (Brindisi). Le grandi fosse settiche venivano utilizzate
dall'acquedotto pugliese per la sedimentazione dei reflui organici
della citta' di Brindisi prima dello smaltimento in mare;
attualmente, dopo la realizzazione dell'impianto di depurazione di
fiume Grande, sono in stato di abbandono con forte inquinamento dei
terreni circostanti le vasche stesse. I capannoni ex SACA, ubicati
nell'ansa valliva del canale Cillarese, hanno coperture costituite da
materiali a base di amianto ed inoltre e' probabile che nelle
immediate vicinanze di essi siano stati smaltiti rifiuti pericolosi
(fonte comune di Brindisi).
Si hanno inoltre evidenze di inquinamento salino e batteriologico
della falda riconducibili rispettivamente a emungimenti abusivi,
dispersione di reflui non adeguatamente depurati, infiltrazioni di
prodotti chimici utilizzati in agricoltura, dispersione nel suolo e
nel sottosuolo di liquami zootecnici, rilascio di percolato
proveniente da discariche con il fondo non impermeabilizzato o
abusive.
Le analisi effettuate in passato sui corsi d'acqua superficiali
hanno comunque evidenziato un notevole livello di inquinamento
batteriologico ed una rilevante presenza di sostanza organica. Le
cause identificabili sono le immissioni di reflui civili non
adeguatamente trattati, gli scarichi industriali, gli scarichi non
collegati alla rete fognaria, gli sversamenti abusivi di acque di
vegetazione.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area si affaccia sul settore meridionale del mare Adriatico con
un notevole sviluppo costiero (circa 30 km).
Il territorio e' caratterizzato da un andamento geomorfologico
regolare e piuttosto pianeggiante, con scarso sviluppo di corsi
d'acqua, generalmente a carattere torrentizio.
Per quanto riguarda l'uso del territorio prevalgono le superfici
agricole mentre le aree urbane e industriali risultano concentrate
prevalentemente in corrispondenza della citta' di Brindisi. E'
caratteristica nel brindisino l'elevata percentuale di utilizzazione
della superficie agricola disponibile; complessivamente prevale la
copertura a seminativo.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai
soggetti titolari un documento di linee guida per la
caratterizzazione dei suoli e delle acque nonche' per la
caratterizzazione delle aree marine.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
L'Enichem ha assunto un impegno finanziario di circa ventiquattro
miliardi di lire per la messa in sicurezza, mediante
impermeabilizzazione, di due aree individuate al bordo meridionale
del polo petrolchimico, fortemente inquinate e destinate a discariche
abusive; tali interventi sono inseriti nel piano di risanamento
dell'area a rischio ambientale del territorio di Brindisi.
TARANTO
Comune - Localita'.
Taranto, Statte.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali, di specchi
marini (Mar Piccolo) e salmastri (Salina grande)
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto dei Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
un polo industriale di rilevanti dimensioni, con grandi
insediamenti produttivi, e differenti tipologie di aree, quali:
industria siderurgica (ILVA), raffineria (AGIP), industria cementiera
(CEMENTIR);
lo specchio di mare antistante l'area industriale comprensiva
dell'area portuale (Mar Grande);
alcune discariche;
lo specchio marino rappresentato dal Mar Piccolo;
la Salina Grande;
cave dismesse.
Il comparto siderurgico (ILVA) e' il piu' grande polo nazionale.
Nell'area sono inoltre presenti industrie manufatturiere di
dimensioni medio-piccole. Il porto di Taranto, che movimenta da 30 a
40 milioni di tonnellate di merci, ed i cantieri militari e civili
presenti nell'area, costituisce un'attivita' industriale primaria a
rilevante impatto ambientale. La superficie interessata dagli
interventi di bonifica e ripristino ambientale e' pari a circa 22,0
km2 (aree private), 10,0 km2 (aree pubbliche), 22,0 km2 (Mar
Piccolo), 51,1 km2 (Mar Grande), 9,8 km2 (Salina Grande). Lo sviluppo
costiero e' di circa 17 km.
Il territorio perimetrato e' compreso nell'area dichiarata "Area
ad elevato rischio di crisi ambientale" nel novembre 1990. La
dichiarazione e' stata reiterata nel luglio 1997.
Con decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 1998 e'
stato approvato il "Piano di disinquinamento per il risanamento del
territorio della provincia di Taranto".
Le interferenze con l'ambiente prodotte dalle attivita'
industriali sono di cospicua entita' ed interessano tutti i comparti
ambientali; le principali fonti di inquinamento sono rappresentate
dalle industrie siderurgiche, petrolifere e cementiere.
Principali caratteristiche ambientali.
Il sito interessato si estende su una vasta area pianeggiante,
prospiciente il golfo di Taranto. Gli insediamenti industriali
presenti influenzano pesantemente il quadro socioeconomico,
ambientale e paesaggistico.
L'elevata antropizzazione rappresenta inoltre un ulteriore
aspetto di pericolo per gli ecosistemi.
L'area perimetrata racchiude aree che possiedono elevato
interesse ai fini della conservazione del patrimonio naturale.
I biotopi presenti comprendono zone umide, tratti di corsi
d'acqua e di costa sia di natura sabbiosa che rocciosa; di
particolare interesse sono le aree del mar Piccolo e le saline. Per
quanto attiene lo stato dei suoli, pur mancando un quadro organico di
informazioni, sono state gia' evidenziate zone interessate da cave
che presentano fenomeni di degrado e dissesto localizzato e
necessitano di interventi di bonifica. Sono inoltre presenti siti di
discarica di rifiuti urbani non adeguatamente conterminati e numerosi
siti di smaltimento abusivo di rifiuti di varia provenienza.
I corsi d'acqua superficiali a carattere esclusivamente
torrentizio sono recapito di reflui diversi scarsamente o per nulla
depurati. Particolarmente compromessa appare la situazione del
Paternisco e del canale di Aiedda, che recapita nel bacino ad elevata
vulnerabilita' del Mar Piccolo con evidenti risvolti sulla qualita'
dei sedimenti.
Il Mar Piccolo risulta quindi gravemente compromesso dalla
pessima qualita' degli affluenti in esso recapitanti, che determinano
un grave stato eutrofico, accentuato dalla particolare morfologia del
bacino stesso.
La situazione del mare presenta, dal punto di vista della
qualita' delle acque notevoli criticita' dovute prevalentemente al
carico dei bacini portuali. Il Mar Grande nel quale e' localizzato il
porto commerciale ed industriale riceve le acque depurate dei
maggiori insediamenti industriali dell'area e diversi carichi non
depurati provenienti dalla rete fognaria cittadina oltre ai gia'
citato problema dell'inquinamento da sedimenti. Sono stati
evidenziati un graduale depauperamento della flora acquatica tipica
ed un peggioramento della qualita' delle acque.
Per quanto attiene le acque sotterranee, manca la conoscenza
dello stato della falda sottostante le aree industriali; sono stati
gia' evidenziati fenomeni di inquinamento diffuso di origine agricola
e concentrato dovuto a rilasci di percolato da discariche
incontrollate e da pozzi neri non adeguatamente impermeabilizzati.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 100 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Il Ministero dell'ambiente ha predisposto e consegnato ai
soggetti titolari un documento di linee guida per la
caratterizzazione dei suoli e delle acque nonche' per la
caratterizzazione delle aree marine.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Da elaborare.
CENGIO E SALICETO
Comune - Localita'.
Cengio (SV), Saliceto (AL).
Tipologia dell`intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte
dismessa, di una discarica di rifiuti industriali e del fiume
Bormida. Il sito e' sottoposto a ordinanza commissariale con nomina
di un commissario delegato.
Perimetrazione.
Il decreto di perimetrazione e stato firmato dal Ministro
dell'ambiente in data 20 ottobre 1999 ed e' stato pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1999.
L'area perimetrata comprende un vasto territorio che si estende
tra le regioni Liguria e Piemonte, lungo la direttrice rappresentata
dal fiume Bormida e parte dei territori delle province di Savona,
Alessandria, Cuneo ed Asti. In particolare sono interessati i comuni
di Cengio (SV) e Saliceto (CN).
In tale perimetraziorie l'area e' stata suddivisa in tre zone:
Zona A - Area di elevato rischio: da sud a nord ricomprende le
aree occupate dall'insediamento industriale, la discarica di Pian
Rocchetta e l'alveo del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto
immediatamente a monte della presa di acqua dello stabilimento ACNA
di Cengio, fino al punto di restringimento morfologico della valle
sul fiume stesso a monte dell'abitato di Saliceto. Lungo questa
direttrice ricomprende alla destra orografica del fiume Bormida ramo
di Millesimo il territorio fino alla strada statale n. 339 e alla
sinistra orografica l'area interessata da tutti i depositi
alluvionali, secondo quanto riportato nella carta geologica d'Italia,
a scala 1:100.000. La superficie delle aree private perimetrate
(stabilimento e discarica di Pian Rocchetta) e' di circa 122 ettari.
Zona B - Area di medio rischio: ricomprende l'alveo del Fiume
Bormida ramo di Millesimo dal punto immediatamente successivo a
quello dove termina la zona A, fino al limite amministrativo tra i
comuni di Monesiglio e Prunetto. Per alveo del fiume si intende lo
spazio compreso fra la linea di massima piena del fiume sulle sponde
destra e sinistra del fiume stesso, nonche' le aree esondabili
demaniali.
Zona C - Area di possibile rischio: ricomprende l'alveo come
definito nella zona B del fiume Bormida ramo di Millesimo dal punto
immediatamente successivo a quello dove termina la zona B, fino alla
confluenza con il ramo di Spigno.
Inoltre nel decreto di perimetrazione, al comma 2 dell'articolo
unico, viene decretato che "Ai fini del monitoraggio delle acque del
fiume Bormida, il commissario delegato si avvarra' delle risultanze
fornite dalla stazione di monitoraggi o di Cassine".
Lo stabilimento ACNA C.O. di Cengio e la discarica di Pian
Rocchetta, si trovano nel bacino idrografico del fiume Bormida. La
storia dell'ACNA inizia nel 1882, quando la SIPE apre a Cengio uno
stabilimento per la produzione di esplosivi destinati alle forze
armate: gia' a partire dal 1909 si osservano i primi effetti degli
scarichi inquinanti riversati nel fiume, tanto da indurre il pretore
di Mondovi' ad emanare una ordinanza nella quale si dichiaravano non
utilizzabili, perche' inquinati, i pozzi di acqua potabile di tre
comuni situati lungo il corso del Bormida a valle di Cengio.
Nel 1912 rileva lo stabilimento l'ACNA (Azienda coloranti
nazionali ed affini) ed avvia la produzione di coloranti. Nel 1938,
le acque del fiume non vengono piu' utilizzate per l'irrigazione.
Nel 1986 i sindaci della Valle Bormida presentano un esposto alla
magistratura nel quale accusano l'ACNA di scaricare nel Bormida
sostanze inquinanti con concentrazioni superiori a quelle previste
dalla allora vigente legge Merli.
Lo stabilimento ACNA, nell'ultimo periodo di attivita', produceva
circa 30.000 t/a di intermedi organici, in particolare derivati dalla
naftalina (naftalenici) e dal benzene (benzenici) utilizzando
processi di solforazione, fusione alcalina, nitrazione, amminazione,
condensazione. I prodotti piu' importanti sono: betaftanolo, acido
bon, tobias, isogamma, alfamminoantrachione ptalocianina
metamminofenolo, ammine. Questi prodotti intermedi, vengono
utilizzati per la produzione di prodotti finiti quali: coloranti,
pigmenti, prodotti per l'agricoltura, farmaceutici, intermedi per
gomma. L'acido isogamma e tobias, sono le principali materie prime
per la produzione dei coloranti reattivi; il betaftanolo l'acido bon
e l'acido tobias, sono gli intermedi essenziali per la produzione di
pigmenti rossi per vernici e per la colorazione della plastica; il
betaftanolo viene anche impiegato nella industria farmaceutica per la
produzione di antinfiammatori ed antipiretici di larghissimo consumo;
la ptalocianina trova applicazione nella produzione di inchiostri.
Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista geologico il sito ACNA e' interessato dalle
seguenti formazioni geologiche:
terreni di riporto, costituiti sia da materiale inerte che da
residui di natura industriale su tutta la superficie, ad esclusione
di alcune zone all'esterno del muro di cinta;
depositi alluvionali, costituiti da sabbie con ghiaia e
ciottoli, limi sabbiosi, sabbie sciolte, ghiaie in matrice sabbioso
limosa;
substrato marnoso/arenaceo, con al tetto consistenza liroide o
in scaglia, che costituisce la base impermeabile ai terreni/depositi
soprastanti.
Idrogeologicamente la circolazione idrica sotterranea avviene
attraverso i materiali di riporto ed i depositi alluvionali del fiume
Bormida: l'acquifero non confinato presenta modesto spessore con
valori che variano da 0 a 7 metri e la soggiacenza della falda
superficiale (alimentata principalmente dall'infiltrazione delle
acque meteoriche nell'area dello stabilimento, dalle acque di
ruscellamento superficiale dei rilievi circostanti e dalle acque del
Bormida che penetrano dalla zona orientale; lato Ponte Donegani), e'
intorno ai 5 m dal p.c. e' funzione della morfologia di superficie.
Il deflusso della falda freatica, influenzato dall'assetto
geologico-strutturale e dagli interventi antropici come per esempio
le opere di contenimento del percolato, e' in generale centrifugo
rispetto allo stabilimento.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Sulla base dell'accordo di programma e delle risorse gia'
destinate al commissario delegato per l'emergenza ACNA e' stato
stimato un fabbisogno di larga massima pari a 370 miliardi.
In particolare per il sito di Pian Rocchetta e' stato previsto un
costo complessivo di bonifica pari a 7 miliardi e per l'asta fluviale
del Bormida le regioni hanno individuato un fabbisogno di 10
miliardi.
Piani di caratterizzazione.
Sono stati elaborati piani di caratterizzazione, relativamente al
suolo, alle acque sotterranee e superficiali.
Tali elaborati, oggetto di istruttoria da parte del Ministero
ambiente, hanno permesso di evidenziare la carenza di dati necessari
soprattutto per la stima dei volumi di terreno contaminato e dei
rifiuti presenti, in modo particolare nelle aree denominate impianti,
servizi ed aree interne (bacini): a tale proposito e' stata
evidenziata, la necessita' di effettuare sondaggi geognostici su di
una maglia 25 x 25 metri. Necessita inoltre l'adozione di un criterio
univoco per il prelievo del materiale e per la formazione del
campione da sottoporre ad analisi chimica, vista la difficolta' ad
oggi riscontrata, nel confrontare i valori degli analiti ricercati
nei campioni prelevati con metodi differenti, e dei quali e' quindi
impossibile effettuare il confronto.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei rifiuti questa deve
essere effettuata su di un campione unico, a prescindere dalla sua
posizione stratigrafica, verificando la tossicita' dei contaminanti
presenti.
Data la possibilita' di rinvenimento di fusti sepolti, i
carotaggi non devono essere di tipo distruttivo.
Per quanto riguarda la situazione idrogeologica, vista la grande
mole di dati a disposizione, risulta necessaria la realizzazione di
un GIS per la lettura e l'interpretazione di tali dati.
Inoltre e' necessaria la costruzione di una carta dell'andamento
del tetto delle marne, al fine di evidenziare eventuali
paleomorfologie presenti, fondamentali nella ricostruzioni della
circolazione idrica sotterranea.
Necessaria per la valutazione di eventuali interventi di messa in
sicurezza e/o bonifica, risulta essere la predisposizione di un
protocollo di monitoraggio piezometrico ed idrochimico dell'area in
esame.
La caratterizzazione delle acque superficiali, risulta
scarsamente analizzata e quindi deve essere soggetta ad ulteriori
indagini.
In data 7 marzo 2000 e' stato approvato, in sede di Conferenza di
servizi, il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche
predisposto dal commissario delegato.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A partire dal 1984, sono state realizzate delle opere di
contenimento, al fine di impedire la filtrazione delle acque di falda
dall'area dello stabilimento verso l'esterno. Tali opere di
contenimento, costituite da una alternanza di opere in muratura,
calcestruzzo, diaframmi plastici, jet-groutings e trincee drenanti,
dovranno essere sostituite con uno sbarramento continuo costituito da
un diaframma plastico cemento-bentonite, che si intesti sul substrato
marmoso impermeabile, con interposto telo in HDPE.
Contemporaneamente, al fine di evitare possibilita' di intrusione
delle acque del fiume Bormida all'interno dello stabilimento in caso
di esondazione sara' necessario l'innalzamento/rafforzamento del muro
di cinta o la sostituzione dello stesso qualora risulti inidoneo e la
protezione spondale da erosione fluviale realizzata con massi di
cava.
In data 7 marzo 2000 sono stati approvati i progetti preliminari
relativi alla realizzazione del diaframma plastico e della trincea
drenante. Alcune attivita' sono gia' iniziate.
Briglie.
Per quanto riguarda la realizzazione delle briglie appare modesto
il contributo che forniscono in termini di incremento del livello di
falda di subalveo, bisogna quindi valutare attentamente la necessita'
dell'intervento anche in termini di rapporto costo/beneficio e le
conseguenze sull'equilibrio fisico ed ecologico dell'alveo.
Bacini.
In questo settore l'unico controllo di salvaguardia ambientale e'
il controllo indiretto, costituito dal monitoraggio del percolato in
ingresso al trattamento biologico. Delle impermeabilizzazioni
presenti e' assolutamente ignota la loro efficacia. E' in discussione
la completa rimozione dei bacini stessi e l'invio a idoneo
smaltimento.
Discarica di Pian Rocchetta.
Il progetto di massima prevede la messa in sicurezza provvisoria
mediante cinturazione con trincee di captazione.
In data 4 dicembre 2000 e' stato firmato l'accordo di programma,
ai sensi dell'art. 9, comma 4, del decreto ministeriale n. 471/1999,
relativamente al completamento degli interventi di messa in sicurezza
d'emergenza nonche' per la realizzazione degli interventi di bonifica
e ripristino ambientale del sito.
PIOMBINO
Comune - Localita'.
Piombino (LI).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale ed ex
industriale.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente sono presenti:
un polo industriale di notevoli dimensioni; che per ragioni
storiche si estende verso il centro urbano della citta' e sul quale
sono state effettuate le seguenti attivita' produttive: attivita'
siderurgiche a ciclo integrale, centrali termoelettriche, produzione
di laminati zincati e/o verniciati, produzione di gas tecnici e gas
medicali, produzioni di tubazioni zincate e con rivestimento
plastico;
area marina antistante;
aree di riempimento e colmata con materiali di riporto e
discariche di rifiuti prevalentemente industriali.
Le aree industriali in attivita' e dismesse hanno una estensione
complessiva di circa 236 ha mentre le aree di colmata circa 567 ha e
le discariche circa 48 ha.
La presenza di aree industriali a ridosso delle zone urbanizzate
comporta un degrado ambientale e un rischio di eventi incidentali
sicuramente molto rilevante.
Alle attivita' industriali, si aggiunge, in termini di impatto
ambientate, l'attivita' portuale caratterizzata da notevole traffico
di materie prime destinate alle attivita' industriali e da traffico
turistico commerciale di collegamento con le isole.
I principali problemi ambientali connessi con la presenza delle
predette attivita' industriali possono essere cosi' sintetizzati:
inquinamento atmosferico da polveri, IPA, benzene, NOx',
SO2';
accumulo di residui di lavorazioni attuali in situazioni di
rischio;
presenza di rilevati artificiali costituiti da residui di
lavorazioni industriali attuali e pregresse, con riduzione della
percolazione delle acque meteoriche nel suolo e formazione di falda
artificiale contaminata;
discariche industriali dismesse di rifiuti pericolosi ed ex
discariche di RSU in parte ancora da bonificare;
eccessivo emungimento delle acque di falda con conseguente
abbassamento del livello piezometrico ed intrusione di un cuneo di
acqua salmastra;
presenza nelle acque superficiali provenienti dalla zona di
riempimento interna allo stabilimento siderurgico di IPA ed altri
inquinanti tipici della distillazione del carbone;
pH elevato di tutte le acque di drenaggio dell'area.
Principali caratteristiche ambientali.
Gli interventi di riempimento realizzati nelle aree industriali
su terreni a bassissima permeabilita', costituiti da limi compatti e
argille, hanno determinato una sorta di "falda sospesa artificiale"
che alimenta durante tutto l'anno emergenze, solo in parte
conosciute. Visti i materiali con cui il riporto e' stato realizzato
queste emergenze sono fortemente alcaline ed in alcuni casi sono
caratterizzate dalla presenza di sostanze provenienti dalla
distillazione del carbon fossile.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di caratterizzazione sono stati valutati in circa 4,0
miliardi di lire. Le risorse necessarie per gli interventi prioritari
e quelli di medio periodo sono stimate in circa 50 miliardi di lire.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno
totale di larga massima pari a circa 87 miliardi.
Piani di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
In parte elaborati, in parte in corso di elaborazione, in parte
da elaborare.
MASSA E CARRARA
Comune - Localita'.
Massa, Carrara.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica dell'area industriale, della falda idrica sottostante e
dell'area marina antistante ivi compresa l'area portuale.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 21 dicembre 1999 sono presenti:
diversi impianti industriali dismessi (farmaceutici,
petrolchimici, siderurgici, etc.);
una discarica di ceneri provenienti dall'inceneritore Cermec,
attualmente in disuso;
falda acquifera inquinata dalle attivita' industriali sopra
indicate;
l'area marina antistante la zona industriale;
l'area portuale;
aree industriali marmifere (ravaneti).
In particolare, per quanto riguarda le aree industriali, sono
state individuate le seguenti aree di intervento:
area ex Enichem (167.000 m2);
area ex Italiana Coke (354.000 m2);
area ex Dalmine (187.000 m2);
discarica ex inceneritore Cermec (21.481 m2); sono quasi
conclusi i lavori di messa in sicurezza e deve essere completata la
messa a dimora dei rifiuti. E' previsto un ulteriore intervento per
risanare le aree che non erano comprese nel primo intervento. Per la
conclusione complessiva dei lavori occorre aspettare le verifiche
sulla falda e sul nuovo progetto;
discarica Buca degli Sforza;
area ex Resine della Farmoplant (200.000 m2); l'area e' stata
dichiarata bonificata con decreto regionale 9875/95 e sono in corso
lavori di risistemazione in vista del possibile riutilizzo;
area Sabed;
area Fibronit con presenza di lastre in cemento - amianto.
Il sito occupa un'area privata di 8,1 km2 e un'area pubblica
avente l'estensione di circa 2700 ettari.
L'articolo 8 del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito
con legge 3 luglio 1991, n. 195 ha disposto interventi per la
riqualificazione ed il risanamento ambientale degli stabilimenti
industriali della provincia di Massa Carrara considerata area ad
elevato rischio di crisi ambientale.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area ex Enichem presenta un'inquinamento dei terreni da
metalli, pesticidi ed un inquinamento della falda principalmente da
pesticidi.
L'area ex Italiana Coke risulta contaminata da IPA, metalli,
solventi e fenoli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria.
L'area ex Dalmine risulta contaminata da metalli e idrocarburi.
Le aree dei ravaneti sono caratterizzate da inquinamento delle
sorgenti di acqua potabile e dei corpi idrici superficiali da polveri
della lavorazione del marmo.
Dalle indagini preliminari risulta che l'acquifero superficiale
presente non e' adeguatamente separato dalle falde piu' profonde in
quanto mancante uno strato di base impermeabile continuo.
La stratigrafia generale puo' essere schematizzata nei seguenti
orizzonti litologici:
materiale di riporto: spessore circa 2 metri;
strati a permeabilita' variabile costituiti da alternanze di
argille sabbiose, sabbia e ghiaia e sabbie argillose;
deposito alluvionale costituito da alternanze di ghiaie e
sabbie.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 85 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Sono stati avviati interventi di bonifica dei siti industriali di
grandi dimensioni (Farmoplant, Italiana Coke, Enichem, Ferroleghe,
ILVA-Dalmine) nonche' del sito dell'ex inceneritore del C.E.R.M.E.C.
Le bonifiche dei siti inquinati gia' approvate ed iniziate prima
dell'entrata in vigore del decreto ministeriale 471/1999 debbono
essere riprese e portate a definitivo compimento. Il Ministero
dell'ambiente sta riconducendo tale procedimento all'interno di
quello delineato dalla legge 241/1990 mediante l'espletamento di
apposite Conferenze di Servizi.
Deve, peraltro, essere effettuato un piu' puntuale lavoro di
accertamento e caratterizzazione di altri siti, attesi i problemi di
inquinamento della falda che si sono, nel frattempo, manifestati.
CASALE MONFERRATO
Comune - Localita'.
L'area comprende il territorio di 48 comuni, dei quali 45 in
provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in provincia
di Asti.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di un'area industriale dismessa
di lavorazione e produzione di manufatti di amianto e delle aree
cittadine contaminate da amianto.
Perimetrazione.
L'area all'interno del perimetro, definito dal decreto del
Ministro dell'ambiente del 10 gennaio 2000, e' interessata da una
diffusa presenza di manufatti di amianto, alcuni dei quali ormai in
stato di avanzato degrado e pertanto altamente pericolosi. In
particolare nell'area sono presenti:
area industriale ex-Eternit, avente una superficie di 90.000 mq
circa;
territorio dei comuni compresi nella ex-USL 76. L'area, avente
una superficie di circa 738,95 km2, comprende circa 96.000 abitanti
(con una densita' pari a 130 ab/km2) distribuiti in modo disomogeneo
sul territorio. Infatti 41.700 vivono a Casale Monferrato, 9.085 a
Trino e 3.755 a Moncalvo; la rimanente popolazione vive in 45 Comuni,
14 dei quali aventi meno di 1.000 abitanti e 11 meno di 500.
All'interno di questo territorio furono utilizzati polveri di
tornitura dei tubi Eternit, sfridi e scarti di lavorazione utilizzati
in sottotetti, cortili, strade, aree sportive, etc., per un volume
complessivo di circa 3.000 mc.
Nel territorio dei Comuni della ex-USL 76 sono presenti in modo
diffuso copertura di edifici pubblici e privati, aventi le seguenti
superfici:
edifici pubblici: 300.000 mq;
edifici privati, 1.700.000 mq.
Nel territorio perimetrato, vicino allo stabilimento Eternit, era
inoltre presente materiale da rimuovere lungo la sponda destra del
Po, il cui volume e' stato stimato in 2.000 m3.
Il territorio di Casale Monferrato ed i territori facenti parte
della ex-USL 76 sono stati inseriti, con il decreto-legge 461/1996,
tra le "aree critiche ad elevata concentrazione di attivita'
industriali".
Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista morfologico l'area e' in parte pianeggiante
(territorio di 13 Comuni) ed in parte collinare (territorio di 35
Comuni).
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per il completamento degli interventi di messa in sicurezza e
bonifica e' stato stimato un fabbisogno pari a 18,3 miliardi di lire
(approvazione mediante DGR n. 52-26047 del 23 novembre 1998).
In favore dell'area sono gia' state assegnate dal Ministero
dell'ambiente risorse pari a 20 miliardi di lire per il finanziamento
dei primi interventi di risanamento previsti nel Piano all'uopo
predisposto dalla regione Piemonte ed adottato con delibera del
Consiglio regionale dell'11 dicembre 1996 per una somma globale di L.
79,8 mld di cui richiesti 46,8 mld, gia' finanziati o cofinanziati
28,5 mld.
Piani di caratterizzazione.
Sono state individuate le zone da bonificare.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
La giunta regionale del Piemonte ha individuato, con DGR n.
104-20940 del 14 luglio 1997 e successive modifiche, l'elenco
generale degli interventi contemplati nel piano dell'area critica ad
elevata concentrazione di attivita' industriali di Casale Monferrato,
poi approvato dal Ministero dell'ambiente con nota del 24 luglio 1997
(prot. n. 17566/ARS/M/DI/VDA): L. 137/1997.
Il Piano individua le attivita' da intraprendere per la rimozione
dei fattori di criticita' e, oltre al completamento delle opere di
bonifica dello stabilimento Eternit, prevede in via prioritaria
l'allestimento di una discarica monouso al servizio di tutto il
territorio, indispensabile per consentire l'avvio dell'opera di
risanamento ed idonea ad accogliere e smaltire grossi quantitativi di
rifiuti di amianto (circa 100.000 metri cubi). Di tale impianto e'
stata prevista una vasca di 5.000 mc con caratteristiche di discarica
di tipologia 2C per rifiuti gia' classificabili tossico-nocivi,
destinata ad accogliere polverino e materiale di cemento - amianto
estremamente deteriorabile, rifiuti non altrimenti smaltibili,
sottoposta alla valutazione di impatto ambientale, conclusasi
favorevolmente con il Dec/VIA/5469 del 16 novembre 2000.
Le opere di bonifica saranno precedute da uno specifico
censimento delle fonti di inquinamento per stabilire le priorita' di
intervento e vigilate in corso di esecuzione mediante idonee
attivita' di monitoraggio.
Nel piano e' stata altresi' inserita l'attivita' di
sperimentazione di procedimenti di inertizzazione termica
dell'amianto, finalizzata alla rimozione delle caratteristiche di
pericolo dell'amianto ed alla riduzione volumetrica dei rifiuti onde
facilitarne il recupero. In tale ottica sara' allestito un impianto
pilota di inertizzazione termica delle fibre di amianto.
Le previste attivita' di rimozione e smaltimento hanno finora
riguardato sia gli utilizzi impropri di polveri e scarti di
lavorazione che le coperture degli edifici pubblici e privati. Allo
stato sono stati bonificati 33.235 mq di coperture in cemento
amianto, sono state rimosse fonti inquinanti puntuali nello
stabilimento ex Eternit di Casale ed e' stata bonificata la discarica
posta sulla sponda del fiume Po, in prossimita' dello stabilimento
medesimo, oltre le avviate attivita' di monitoraggio, censimento e
indagine epidemiologica.
LITORALE DOMITIO FLEGREO ED AGRO AVERSANO
Comune - Localita'.
L'area perimetrata comprende il territorio di 59 Comuni,
appartenenti alle province di Napoli e Caserta.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate dallo
smaltimento abusivo di rifiuti, fascia costiera antistante.
Perimetrazione.
Il Ministro dell'ambiente, in deroga alla normativa vigente,
definisce il perimetro dell'intervento d'intesa con il commissario
delegato - Presidente della regione Campania (Ordinanza n. 2948, art.
4, comma 2, del 25 febbraio 1999). Il decreto di perimetrazione e'
stato firmato in data 10 gennaio 2000.
L'area perimetrata e' caratterizzata dalla presenza diffusa di
numerose discariche di rifiuti urbani ed industriali. L'attivita'
condotta dalla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti ha
consentito di dare una dimensione alle discariche abusive effettuate
nel territorio in questione.
Ulteriori approfondimenti condotti nell'ambito delle attivita'
poste in essere con le ordinanze di Protezione civile relative alla
gestione dei rifiuti nel territorio della regione Campania hanno
aggiunto a quelli gia' noti ulteriori siti.
Nel perimetro e' anche compresa la fascia costiera che si estende
per circa 75 km.
Principali caratteristiche ambientali.
Lo smaltimento abusivo dei rifiuti ha comportato l'inquinamento
diffuso del suolo mentre la mancata tutela delle acque ha causato la
contaminazione dei sedimenti e delle acque dei bacini lacustri. Anche
le falde superficiali, a causa della presenza delle discariche di
rifiuti senza impermeabilizzazione di fondo, hanno subito gravi
fenomeni di compromissione della qualita' delle acque.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Una stima preliminare effettuata dal commissario delegato -
Presidente della regione Campania quota a 150 mld il fabbisogno di
larga massima per la bonifica e ripristino ambientale dell'area.
Piani di caratterizzazione.
E' stato predisposto e consegnato al commissario un protocollo di
linee guida per la caratterizzazione delle aree a terra e a mare.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Da elaborare.
Dopo la fase di razionalizzazione ed accelerazione del processo
d'individuazione e caratterizzazione dei siti inquinati sara'
necessario procedere alla progettazione degli interventi, utilizzando
a tal fine tutti gli strumenti disponibili per un accurata diagnosi e
tutela del territorio. Concomitanti attivita' di progettazione nel
settore degli scarichi e della gestione dei rifiuti dovranno bloccare
nuovi inquinamenti.
PITELLI
Comune - Localita'.
La Spezia (localita' Pitelli), Lerici (La Spezia), Arcola.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di discariche di rifiuti
pericolosi, di siti industriali e area marina antistante.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
discariche di rifiuti urbani speciali e pericolosi illegalmente
utilizzata per lo smaltimento di rifiuti altamente pericolosi
(Ruffino - IPODEC);
aree di smaltimento abusivo di rifiuti industriali (area "Tiro
al Piattello" e "Campetto";
area Enel di produzione energia elettrica;
siti di stoccaggio (carbonili) della centrale a carbone
dell'Enel (1.200 MW);
area industriale Oto Breda per la produzione di armi;
area industriale PBO per la produzione di ossidi di piombo;
area Pertusola, dismessa da circa 30 anni, per la produzione di
piombo;
area cantieri navali dove, prima degli anni '80, venivano
effettuate, tra l'altro, scoibentazioni di materiali a base di
amianto.
La superficie delle aree private e' di circa 168 ettari, mentre
quella delle aree pubbliche e' di 1.715 ettari. I rifiuti abbancati
dall'inizio dell'attivita' della discarica sono costituiti da varie
tipologie di rifiuti industriali classificabili come pericolosi,
quali intermedi di lavorazione dei silani, residui di catalizzatore
di nichel esausto. I rifiuti sono stati altresi' rinvenuti in un'area
adibita a parcheggio dei mezzi per la raccolta dei rifiuti.
Tale situazione ha comportato un inquinamento, non solo del suolo
e sottosuolo, ma anche delle falde acquifere superficiali e profonde
dove si e' rilevata la presenza di alte concentrazioni di metalli
pesanti (mercurio, piombo, cadmio, cromo e nichel), oltre che
inquinanti di origine organica.
Il sito, gia' oggetto di indagini dell'Autorita' giudiziaria che,
a partire dal 1994, hanno portato ad avvisi di garanzia e
incriminazioni di tecnici e amministratori, e' stato posto sotto
sequestro nell'ottobre 1996 e successivamente dissequestrato nel
1999.
Le indagini preliminari disposte dalla Magistratura hanno
riscontrato, nelle acque sotterranee del sito, alte concentrazioni di
piombo, di rame, di arsenico ed inoltre emissioni spontanee di gas
ammoniacale e miscele gassose di metano ed acetilene e di glicole
etilenico.
La Procura della Repubblica di La Spezia ha disposto, inoltre,
una perizia per incidente probatorio attuato da un collegio peritale
che ha effettuato indagini di caratterizzazione dei rifiuti
rinvenuti.
Il Ministero dell'ambiente si e' costituito parte civile nel
procedimento penale aperto presso il Tribunale di La Spezia.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area in esame, ubicata nella parte orientale del territorio del
comune di La Spezia e per una piccola porzione nel comune di Lerici,
fa parte del promontorio del Golfo di La Spezia.
I litotipi in affioramento sono costituiti da rocce
prevalentemente a bassa permeabilita', con conseguente circolazione
idrica sotterranea non ben definita ed assenza di sorgenti di
consistenza significativa. Nel sottosuolo del sito e' possibile
distinguere due complessi idrogeologici a comportamento
diversificato:
substrato lapideo a permeabilita' scarsa - media per
fratturazione,
complesso sedimentario costituito da depositi attuali
prevalentemente alluvionali (alvei minori) ed in parte dalle
alluvioni fluvio-lacustri di fondovalle.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica sono stati stimati pari a circa 75 miliardi
di lire.
Piani di caratterizzazione.
Nel novembre 2000 e' stato presentato il piano di
caratterizzazione dell'area ex IPODEC.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Nel novembre 2000 e' stato presentato un progetto preliminare per
la messa in sicurezza della discarica Ruffino-Pitelli.
BALANGERO
Comune - Localita'.
Balangero e Corio.
Tipologia dell'intervento.
Messa in sicurezza e bonifica miniera di estrazione amianto,
discariche annesse, vasche di decantazione fanghi, e stabilimento
industriale.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
zona di estrazione;
stabilimento ed impianti per la lavorazione dell'amianto;
due discariche lapidee;
vasche di decantazione fanghi.
La superficie dell'area perimetrata e' pari a circa 310 ettari.
Nella miniera S. Vittore di Balangero e' stato estratto amianto
di serpentino a partire dagli anni `20 sino al 1990, anno del
fallimento della societa' Amiantifera di Balangero S.p.a. Tale
produzione ha comportato la messa a dimora nei siti limitrofi ai
bacini di coltivazione di circa 40 milioni di metri cubi di materiali
(di cui 800.000 metri cubi di amianto in fibra libera), proveniente
dal processo di arricchimento del minerale) e roccia a basso tenore
di minerale e terreni di copertura).
Le discariche insistenti sul versante Corio hanno un notevole
impatto visivo non essendo per nulla rivegetate ed avendo
un'inclinazione media degli accumuli decisamente superiore a quella
delle discariche sul lato Balangero. La situazione del versante
orientale della discarica e' critica in quanto, mancando il gradone
di contenimento, il versante e' soggetto a fenomeni di instabilita'
che hanno prodotto lo scivolamento verso valle di almeno 500.000
metri cubi di materiale.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area si estende sui due versanti di una dorsale montuosa che si
snoda nella direzione ovest-est e si articola in tre cime. Tra la
prima e la seconda cima e' localizzato il bacino di coltivazione
della ex miniera avente un'area di circa 50 ettari (oggi divenuto un
lago di 10 ettari circa); tra la seconda e la terza, lungo una vasta
area quasi pianeggiante, e a valle di questa, a nord verso Corio e a
sud verso Balangero, e' localizzata l'area di discarica. Gli
stabilimenti di lavorazione ed i depositi si trovano a sud del bacino
di coltivazione, sul lato Balangero.
La stratigrafia dei terreni puo' essere cosi schematizzata (dal
basso verso l'alto):
substrato roccioso di rocce metamorfiche a bassa permeabilita';
terreni sedimentari a bassa e media permeabilita';
strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione.
Attualmente le discariche ubicate sul versante Balangero
presentano problemi di carattere idrologico, in quanto, nel corso
degli anni, la rete di raccolta delle acque superficiali, gia'
sottodimensionata all'origine, ha perso la sua efficienza dando
origine a fenomeni erosivi che in alcuni settori hanno causato
instabilita' anche severe se pur localizzate.
Recenti indagini geognostiche (gennaio 1999) hanno evidenziato
strati di ricopertura di sterili di cava e di lavorazione maggiori di
15 metri rispetto alla cartografia esistente.
Sull'intera discarica lato Corio manca ogni regimazione delle
acque superficiali, che scorrono libere su forti pendenze provocando
fenomeni erosivi del materiale detritico fino a determinare il
manifestarsi di fenomeni calancoidi.
Un ulteriore problema ambientale e' rappresentato dalle vasche di
decantazione del materiale fine (fanghi) in localita' "Rio Pramollo".
Si tratta di sedimenti prevalentemente limosi, derivanti da attivita'
di recupero degli sterili a granulometria fine (30% di fibre di
amianto in fibre libere) e dalle acque di lavaggio degli sterili in
pezzatura grossolana, venduti a terzi come inerti. Il volume
accumulato e' stimato intorno ai 15.000 metri cubi.
Le aree di accumulo sono prive di copertura vegetale, esposte
agli agenti atmosferici e quasi completamente essiccate in
superficie. Le analisi eseguite dall'ARPA mostrano che e' in atto un
fenomeno di dilavamento dei sedimenti ad opera delle acque del rio
Pramollo.
Sei ulteriori bacini assimilabili a quelli sopra descritti sono
presenti nelle aree dell'ex miniera. Il volume accumulato e' stimato
in 40.000 metri cubi. Anche in questo caso le aree di accumulo sono
attualmente esposte agli agenti atmosferici.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
La legge n. 257/1992 ha stanziato la somma di 30 miliardi. Il
progetto di massima per il risanamento ambientale dell'area fatto
redigere dalla regione Piemonte nel 1993 individua un fabbisogno
finanziario di lire 52 miliardi e 47 milioni. Recenti previsioni di
spesa stimano in lire 62 miliardi e 197 milioni il fabbisogno
globale. Dei 32 ulteriori miliardi sono impegnabili entro il 2000
circa 10 miliardi.
Piani di caratterizzazione.
Sono disponibili indagini geognostiche pregresse, sia per il
versante Balangero che per il versante Corio (12 sondaggi
stratigrafici) e nuove indagini geosismiche per il versante Corio.
Progetto di messa in sicurezza e bonifica.
L'intervento di bonifica e' attualmente affidato alla R.S.A.
S.r.l., societa' di scopo a capitale pubblico (enti locali)
costituita in attuazione del gia' citato Accordo di programma
interministeriale.
Oltre ai gravi problemi di carattere statico, idrogeologico ed
idraulico degli accumuli di discarica sui versanti di Balangero e
Corio, il progetto di massima di bonifica suddetto individuava uno
stato di contaminazione diffusa da polvere di amianto in tutte le
aree dello stabilimento ed evidenziava l'assoluta necessita' di una
messa in sicurezza dei fabbricati (superficie coperta di 60.000 mq
circa), preliminare alla loro demolizione. Per quanto attiene la zona
dell'ex bacino di coltivazione, il progetto redatto nel 1993 non
prevedeva alcuna misura di messa in sicurezza ma solo un divieto di
accesso all'area se non per interventi di manutenzione e controllo da
parte di addetti specializzati ed un sistema di monitoraggio continuo
delle condizioni statiche ed ambientali dell'area.
Purtroppo le demolizioni dei fabbricati sono state avviate da
soggetti terzi, aggiudicatari di asta fallimentare dei beni della
fallita Amiantifera Balangero, ed eseguite in difformita' dalle norme
sull'igiene e sicurezza del lavoro. Per tale motivo, tale cantiere e'
stato lungamente sotto sequestro dell'Autorita' giudiziaria.
Stato della progettazione degli interventi.
Progetto di massima redatto dalla Finpiemonte S.p.a. su incarico
della regione Piemonte, approvato dal Comitato tecnico operativo di
coordinamento previsto dal citato Accordo di programma tra Ministero
dell'ambiente, Ministero dell'industria, Ministero della sanita',
regione Piemonte, Comunita' montana Valli di Lanzo, comune di
Balangero e approvato dalla giunta regionale del Piemonte con DGR n.
206-29184 del 25 ottobre 1993.
Progettazioni per lotti funzionali redatte ai sensi della nuova
normativa sui lavori pubblici (legge n. 109/1994 e s.m.i.) e comunque
riportati nell'ambito del procedimento istruttorio e approvativo
condotto dal Ministero dell'ambiente nell'ambito della legge n.
241/1990.
Progetti preliminari:
opere di contenimento al piede discarica lato Balangero;
opere di bonifica e risanamento ambientale bacino Rio S. Biagio
e altri bacini (progettazione in corso).
Progetti definitivi:
sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Corio: approvato
dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione;
opere di messa in sicurezza e risanamento ambientale vasche Rio
Pramollo: approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per
l'approvazione;
canale scolmatore dell'ex bacino di coltivazione (lago):
approvato dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione;
recinzione fascia di rispetto versante lato Corio: approvato
dal CTOC e presentato al Min. Amb. per l'approvazione.
Progetto esecutivo:
sistemazione idrogeologica ed idraulica lato Balangero:
approvato dal CTOC, approvato da una Conferenza dei servizi indetta
ai sensi dell'art. 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e inviato per
conoscenza al Min. Amb.; opere in fase di realizzazione.
Al momento attuale non sono stati redatti, per mancanza di
risorse, i progetti relativi alle seguenti opere, ritenute peraltro
indispensabili:
recinzione complessiva dell'area;
strada di accesso alle vasche di decantazione Rio Pramollo;
bonifica del bacino di coltivazione (lago di cava);
bonifica e demolizione impianti e magazzini.
Le progettazioni effettuate a tutto il giugno 2000 hanno
determinato una spesa di L. 1.300.000.000.
Interventi gia' realizzati e appaltati.
La R.S.A. S.r.l. esegue una parte delle attivita' di risanamento
ambientale in amministrazione diretta, attraverso personale operativo
composto da sette operai, un responsabile tecnico (in attuazione di
quanto indicato dall'art. 11 della legge n. 257/1992).
Le attivita' svolte in amministrazione diretta, dal novembre 1995
al giugno 2000, hanno determinato opere ed investimenti finalizzati
alla loro realizzazione, ad oggi quantificabili in L. 5.600.000.000 e
sono sinteticamente le seguenti:
1) stesa collante con cadenza annuale mediante elicottero sulla
discarica versante di Corio per limitare la dispersione di fibre di
amianto nell'ambiente dal 1995 al 1999;
2) installazione ed esercizio rete di monitoraggio
meteorologico ambientale (cinque stazioni);
3) esecuzione campagne di rilievo inclinometrico e
installazione di cinque nuovi inclinometri;
4) installazione segnaletica dissuasiva dell'accesso alle aree
dell'ex miniera;
5) costruzione ed esercizio impianto logistico di cantiere per
le proprie maestranze ed in grado di ospitare i lavoratori delle
imprese appaltatrici dei lavori, per le operazioni di
decontaminazione da amianto di personale e mezzi d'opera;
6) messa in sicurezza di un cumulo di amianto in fibra (mc 130
ca.) abbandonato all'aperto;
7) allestimento ed esercizio due vivai per la sperimentazione
di specie erbacee, arboree ed arbustive, per gli interventi di
ingegneria naturalistica e la rivegetazione dei versanti di
discarica;
8) sistemazione rete viaria interna al sito e manutenzione
relativa;
9) messa in sicurezza di due silos contenenti amianto (300 mc
circa).
Sono, inoltre, in fase di realizzazione le opere previste dal
progetto per la sistemazione idrogeologica ed idraulica del versante
Balangero. Tali opere sono eseguite parte in amministrazione diretta,
parte in appalto. L'attivita' in amministrazione diretta e' iniziata
nel dicembre 1998 e nel luglio 1999 e' avvenuta la consegna dei
lavori per le opere appaltati.
L'impegno complessivo di spesa per tale intervento e' di L.
3.470.000.000. Contestualmente sono state svolte le attivita' di
integrazione alla progettazione per la messa in sicurezza del
versante Corio, disposte dalle Conferenze di servizi tenute in piu'
riprese, presso il Ministero ambiente, ai sensi della legge n.
241/1990. Per il mese di marzo 2001 e' prevista l'approvazione del
progetto definitivo.
Ordinanze ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e
art. 8 del decreto ministeriale n. 471/1999
Ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell'art. 17
del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 e decreto ministeriale
25 ottobre 1999, n. 471, il comune di Balangero ha notificato:
ordinanza n. 809 del 23 marzo 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita' di amministratore delegato della I.C.R.
S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualita' di curatore del
fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig.
Puccini Torello, in qualita' di liquidatore dell'Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 829 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Puccini Torello, in qualita' di liquidatore dell'Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 828 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita' di amministratore delegato della I.C.R.
S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualita' di curatore del
fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero e del sig.
Puccini Torello, in qualita' di liquidatore dell'Amiantifera di
Balangero S.p.a.;
ordinanza n. 830 dell'11 ottobre 2000 nei confronti del signor
Paolo Diotti in qualita' di amministratore delegato della l.C.R.
S.r.l., dell'avv. Giancarlo Castagni, in qualita' di curatore del
fallimento dell'ex Miniera Amiantifera di Balangero, del sig. Puccini
Torello, in qualita' di liquidatore dell'Amiantifera di Balangero
S.p.a., del signor De Vecchi Diego, del sig. Rossetti Sergio e del
sig. Jochen Kiesel in qualita' di titolare della Kiesel & Co.
A seguito di ricorsi giurisdizionali tempestivamente notificati
al comune di Balangero:
l'avv. Giancarlo Castagni chiedeva l'annullamento, previa
immediata sospensione, delle ordinanze n. 809 del 23 marzo 2000, n.
828 e 830 dell'11 ottobre 2000, la cui efficacia veniva sospesa dal
Tribunale regionale amministrativo del Piemonte con provvedimento del
22 febbraio 2001;
i signori De Vecchi e Rossetti chiedevano l'annullamento,
previa immediata sospensione, dell'ordinanza n. 830 dell'11 ottobre
2000, la cui efficacia veniva sospesa dal Tribunale regionale
amministrativo del Piemonte con provvedimento del 22 febbraio 2001;
la I.C.R. S.r.l. chiedeva l'annullamento, previa immediata
sospensione, delle ordinanze n. 828 e 830 dell'11 ottobre 2000 ed il
Tribunale regionale amministrativo del Piemonte rimetteva la propria
decisione ad una successiva sentenza.
Altre ordinanze sono in corso per garantire la fattibilita'
dell'intera area.
PIEVE VERGONTE
Comune - Localita'.
Pieve Vergonte (VCO), Vogogna, Piedimulera.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte
dismessa, del territorio comunale di Pieve Vergonte, del torrente
Marmazza, del fiume Toce, del lago Mergozzo, di una zona del lago
Maggiore e del conoide del torrente Anza.
Perimetrazione.
All'interno del perimetro definito dal decreto del Ministro
dell'ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti:
gli insediamenti industriali dell'Enichem;
le zone di discarica;
il territorio comunale di Pieve Vergonte;
il conoide del torrente Anza;
il tratto del torrente Marmazza che scorre sotto lo
stabilimento fino alla confluenza con il fiume Toce;
il tratto dell'asta fluviale del fiume Toce compreso tra la
citata confluenza e la immissione nel lago Maggiore;
la porzione di lago Maggiore compresa tra Ispra (a sud) e
Ghiffa (a nord);
il lago di Mergozzo.
Lo stabilimento chimico dell'Enichem immediatamente ad est
dell'abitato di Pieve Vergonte, e' sorto intorno al 1915,
sviluppandosi con produzioni collegate alle seguenti linee
principali:
clorosoda;
acido solforico con forni di arrostimento di pirite.
Durante la seconda guerra mondiale, fu attivato un centro chimico
militare di produzioni belliche, non note. Da informazioni verbali si
sono potute ricostruire le principali produzioni relative al periodo
1948-1960:
clorosoda con celle Krebs;
acido solforico con forni di arrostimento di pirite;
oleum;
acido clorosolfonico;
ammoniaca sintetica da craking metano;
solfuro di carbonio;
cloralio;
D.D.T.;
acido ossalico;
fertilizzanti a base di azoto-fosforo-potassio;
monoclorobenzeni e diclorobenzeni;
solfato ammonico;
tetracloruro di carbonio.
Le informazioni piu' affidabili iniziano nel 1960. La produzione
di D.D.T. e' stata fermata il 30 giugno 1996. Il 30 giugno 1997, sono
state fermate le produzioni di cloralio ed acido clorosolfonico.
Alla data 1 gennaio 1997, l'assetto produttivo era il seguente:
+===============================+====================================+
| Impianti | Prodotti |
+===============================+====================================+
|Clorosoda | Cloro |
| | Soda caustica |
| | Ipoclorito di sodio |
| | Idrogeno |
+===============================+====================================+
|Acido solforico | Acido solforico |
| | Oleum |
| | Bisolfito sodico |
+===============================+====================================+
|Cloroaromatici | Clorobenzene |
| | Diclorobenzeni |
| | Clorotolueni |
| | Diclorotolueni |
| | Acido cloridrico |
+===============================+====================================+
Lo stabilimento e' inoltre dotato dei seguenti servizi ausiliari:
due centrali idroelettriche (Cepporelli e Megolo), che
consentono di coprire il 60% circa del fabbisogno dello stabilimento;
una centrale termica per la distribuzione del vapore. In essa
s'impiega metano (proveniente dal metanodotto SNAM), idrogeno
(proveniente dall'impianto Elettrolisi) e se necessario olio
combustibile;
caldaia per il recupero del calore di combustione dello zolfo,
installata nell'impianto acido solforico, con produzione di vapore
che viene immesso nella rete di distribuzione;
un termodistruttore in grado di trattare 1200 Nm3/h di off-gas,
dotato di recupero di calore con produzione di vapore immesso nella
rete di distribuzione.
Per quanto riguarda la tipologia degli inquinanti presenti, si
devono evidenziare seguenti composti chimici: DDT e suoi derivati,
composti organici anche clorurati e metalli pesanti (Fe, Cd, Hg. As,
...).
Principali caratteristiche ambientali.
Geologia.
Lo stabilimento Enichem ubicato nel tratto del fondovalle della
Val d'Ossola, alla destra idrografica del fiume Toce, si estende
nella pianura Ossolana, che nella zona di Pieve Vergonte ha una quota
di 230-250 metri. Le origini di tale pianura sono strettamente legate
all'orogenesi alpina; l'intensita' di tali fenomeni e' testimoniata
dalla morfologia impervia e dalla natura metamorfica ed intrusiva
delle rocce affioranti provenienti, in seguito a forti dislocazioni
verticali, da zone piuttosto profonde della crosta terrestre.
Tutte le coltri clastiche di copertura presenti nell'area
considerata sono riferibili al periodo Quaternario. Per quanto
riguarda le coltri di natura alluvionale insistenti lungo le aste
fluviali, si osserva che in corrispondenza del tronco medio-terminale
dal fiume Toce (ovvero nel tratto compreso tra Crevoladossola e
Fondotoce) si estende una copertura alluvionale di potenza rilevante,
valutata intorno ai 200-220 metri all'altezza di Pallanzeno. Lungo la
fascia alluvionale si osserva una netta transizione granulometrica in
senso verticale ed orizzontale in direzione di Fondotoce: infatti
spostandosi da monte a valle la componente clastica riduce fortemente
la propria taglia per cui, nella zona di Gravellona, i depositi
fluviali sono di natura sabbiosa.
Morfologia.
Morfologicamente l'area in esame rappresenta parte del bacino
idrografico del fiume Toce, che impostato sulla Linea Insubrica e'
stato caratterizzato da una impostazione glaciale cui si e'
sovraimposta una successiva fase fluvio-glaciale.
Le azioni di escavazione glaciale, insieme alla conformazione
tettonica e litologica delle masse geologiche, hanno favorito la
formazione di una valle principale di confluenza in cui si innestano
valli laterali sospese.
In corrispondenza delle confluenza tra il torrente Anza ed il
Toce (circa 1 km a nord di Pieve Vergonte) si e' sviluppata
un'importante conoide di deiezione, la quale ha progressivamente
confinato il decorso del Toce lungo il versante opposto della valle.
In corrispondenza dei piu' modesti bacini dei torrenti Arsa e San
Carlo (immediatamente a sud di Pieve Vergonte) giacciono, inoltre,
conoidi di dimensioni piu' contenute.
Idrografia e idrologia.
Il bacino idrografico del fiume Toce si sviluppa prevalentemente
nel territorio della Val d'Ossola ed ha una estensione areale di
circa 1532 kmq, con uno sviluppo longitudinale massimo dell'asta del
fiume Toce di 75 km.
La rete idrografica che alimenta il fiume Toce e' notevolmente
ramificata ed il Toce stesso riceve la portata di numerosi affluenti,
tra i quali il torrente Anza, il torrente Marmazza che si immette nel
Toce alcune centinaia di metri a valle dello stabilimento Enichem.
La portata media del Toce (stazione di Candoglia) nel periodo
1933-1963 e' stata pari a 67 m3/s. In occasione dei fenomeni
meteorici piu' significativi le portate che confluiscono dal Toce al
lago Maggiore arrivano ad oltre 3.000 m3/s. Nel tratto di Pieve
Vergonte la portata del fiume Toce e' inferiore a quella sopra
riportata in quanto parte dell'acqua viene derivata nel canale di
derivazione. La derivazione arriva fino al comune di Megolo.
Sulla base delle informazioni raccolte le portate del canale non
sono registrate ma sono ricavabili in base all'energia prodotta. I
quantitativi sono comunque significativi e la portata media annua e'
di 40 m3/s, variabile da un minimo di 26 m3/s nel periodo autunnale
ed invernale e un massimo di 75 m3/s tra aprile ed agosto.
Il torrente Anza e' il corso d'acqua che presenta le maggiori
portate nei mesi di maggio-giugno (scioglimento delle nevi) e magre
invernali ed estive.
Il torrente Marmazza, a differenza dell'Anza, drena un bacino
molto piccolo e normalmente ha una portata molto limitata o risulta
asciutto, presentando piene solo in concomitanza di precipitazioni
meteoriche particolarmente intense.
Idrogeologia.
Nell'area del sito e' stato individuato un acquifero freatico il
cui livello si attesta ad una profondita' media di 6 metri dal piano
campagna. La base dell'acquifero non e' stata intercettata dai
sondaggi realizzati nell'area, che hanno raggiunto la profondita'
massima di 43 metri.
Il livello di base dell'acquifero nella zona dell'impianto e' il
fiume Toce verso il quale drenano le acque sotterranee. Gli altri
corsi d'acqua presenti nella zona studiata, sono pensili e mostrano
cioe' quote superiori (circa 2 metri) rispetto alla falda ed e'
pertanto ipotizzabile che le acque degli affluenti del fiume Toce
possano disperdersi parzialmente.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 108 miliardi.
In particolare i costi per lo studio di impatto dello
stabilimento sul territorio circostante e di caratterizzazione delle
aree esterne al sito sono stati stimati dalla regione Piemonte pari a
circa 2 miliardi di lire.
Piani di caratterizzazione.
Suoli e rifiuti.
a) Relativamente all'area interna all'insediamento industriale,
la caratterizzazione deve essere completata in tutte le aree
accessibili secondo una maglia di 25x 25 metri, comprese le aree
occupate dagli impianti attivi Tessenderlo. Per quanto riguarda i
rifiuti vicini a fonti di contaminazione, questi devono essere
classificati utilizzando le classi 06 e 07 del codice CER, prima di
essere avviati allo smaltimento nel rispetto dei criteri indicati
dalla delibera 27 luglio 1984, mentre per i terreni risultanti dalla
bonifica che non risultano contaminati, la codifica CER da applicare
e' la 170501 (terre e rocce). Su tutti i campioni, deve essere
inoltre effettuata la determinazione analitica dei contaminanti per
la frazione inferiore a 2 mm mentre per quella superiore (a 2 mm)
deve essere effettuata la prova dell'eluato alla CO2. Nel caso di
materiale da riporto non costituito da materiale vergine di cava, ma
da rifiuti derivanti dal ciclo produttivo, la caratterizzazione deve
essere effettuata sulla totalita' del materiale indipendentemente
dalle dimensioni granulometriche.
b) Per l'area esterna, compresa nella perimetrazione, la
caratterizzazione dovra' essere estesa secondo una maglia 100 x 100
metri e con un numero minimo di campioni conforme a quanto previsto
dal regolamento bonifiche.
Acque del fiume Toce.
L'analisi di qualita' delle acque e' stata condotta dal Servizio
di igiene pubblica ossolano con il supporto tecnico dell'ASL 51
(Novara), ed ha comportato lo studio della popolazione di
microinvertebrati che vivono nell'alveo dei corsi d'acqua. Questo
tipo di analisi a carattere biologico, ha permesso di tastare lo
stato di salute, piu' o meno buono, del fiume, permettendo di
valutare gli effetti di insieme dei prodotti inquinanti che nel tempo
sono stati immessi nel Toce.
In questa analisi il fiume e' stato diviso in 5 categorie da "non
inquinato" (cat. 1a) a "fortemente inquinato" (cat. 5a). L'analisi
condotta il 23 agosto 1994 nei pressi di Pieve Vergonte ha indicato
che l'acqua del fiume Toce in questo sito e' di categoria 4a e 5a
indicante un ambiente da molto inquinato a fortemente inquinato.
E' stata inoltre richiesta alla Enichem la caratterizzazione
delle matrici ecologiche principali del torrente Marmazza, del lago
Maggiore e del lago Mergozzo.
Progetti di messa in sicurezza e/o di bonifica.
Messa in sicurezza dei terreni dell'area industriale.
Si e' operato in modo tale da impedire che l'infiltrazione delle
acque meteoriche nel sottosuolo possa produrre una ulteriore
contaminazione delle acque sotterranee per lisciviazione dei
contaminanti presenti nel suolo.
Sistemazione ricovero antiaereo.
Tale situazione e' stata risanata mediante messa in sicurezza
intema (con asportazione dei fanghi con aspirazione e loro invio ad
idoneo smaltimento) ed esterna mediante riempimento con cemento,
ritombamento dell'ingresso e livellamento al piano campagna.
Bonifica e demolizione impianto DDT.
Le operazioni preliminari hanno riguardato la sistemazione delle
strutture pericolanti, l'intercettazione della rete fognaria, la
cordolatura perimetrale del fabbricato, l'impermeabilizzazione
dell'area, la tamponatura esterna, la pavimentazione di alcune aree.
Dopo gli interventi sugli impianti (preliminare lavaggio chimico,
rimozione coibentazione, drenaggio liquidi eventualmente presenti,
bonifica vapore delle apparecchiature e delle linee di processo,
etc.) e' stata attuata la demolizione dei fabbricati e la rimozione
dei suoli, indirizzando il materiale al recupero o allo smaltimento
esterno.
Messa in sicurezza torrente Marmazza.
Tutti gli scarichi, le perdite e le infiltrazioni di acque degli
impianti, sono stati eliminati nelle prime fasi d'intervento
conseguenti alle ordinanze ministeriali. Sono previsti interventi nel
tratto tombato ed a valle dello stabilimento.
Impianto di confinamento dei terreni.
E' stato ritenuto importante confinare con urgenza il materiale
contaminato da DDT proveniente dalla demolizione dei fabbricati e dei
terreni contaminati, progettando prioritariamente uno stoccaggio
provvisorio con una superficie di 7.000 m2 ed una volumetria
complessiva di circa 24.000 m3 che si integrera' con le successive
opere di confinamento degli altri materiali. Si e' progettata la
messa in sicurezza dell'impianto rispetto al torrente Marmazza con
una struttura laterale di protezione. L'impianto di confinamento e'
attualmente sottoposto alla procedura di VIA.
Messa in sicurezza della falda.
L'attuale impianto di trattamento (che deve procedere allo
scarico di DDT con valori di 50 ng/l) e' costituito da due linee
gemelle e tre sezioni di deferizzazione chimica, desorbimento ed
adsorbimento e filtrazione: tale impianto e' entrato in funzione nel
giugno 1998 con portate crescenti trattando l'acqua di 4 pozzi ed
arrivando nel novembre 1998 a circa 85 l/s per un totale di circa 3
kg di DDT ed 1 mg di composti organici estratti (marzo 1999). Allo
scopo di verificare l'efficacia della barriera idraulica sono stati
previsti 27 piezometri per la verifica della efficienza idraulica
dello sbarramento ed 11 piezometri a valle della barriera utilizzati
per la valutazione della efficacia idrochimica dell'intervento.
Interventi di bonifica della falda.
Sono stati utilizzati fino ad oggi i tradizionali sistemi di
bonifica in caso di presenza di composti organici volatili o
semivolatili, mentre rimane ancora da sviluppare un sistema che possa
garantire un intervento sulle acque sotterranee nei focolai di
maggiore contaminazione. Fin dal marzo 1998 e' stata attivata una
rete di monitoraggio delle acque sotterranee misurante i parametri
quali-quantitativi dei contaminanti presenti (idrocarburi aromatici e
clorurati, DDT e suoi derivati).