5. PRATICHE DI VINIFICAZIONE
5.1 Pratiche enologiche specifiche
1. Arricchimento - Dolcificazione e presa di spuma
Restrizioni pertinenti delle pratiche enologiche
E' consentito l'aumento del titolo alcolometrico volumico
naturale mediante la pratica dell'arricchimento, da effettuarsi con
mosto di uve concentrato ottenuto da uve provenienti dalla zona di
produzione delimitata o con mosto di uve concentrato e rettificato,
nei limiti e con le modalita' previste dalla normativa comunitaria e
nazionale.
L'indicazione geografica tipica «Emilia» o «dell'Emilia» e'
inoltre riservata ai relativi prodotti vitivinicoli, nelle categorie
previste, quando almeno l'85% di tali prodotti, o dei prodotti a
monte del vino, provengano dalla zona di produzione delimitata, ivi
compresi i prodotti eventualmente utilizzati per la dolcificazione e
per la presa di spuma.
2. Vinificazione in bianco delle uve «Pinot nero»
Pratica enologica specifica
Nella produzione di vini frizzanti e spumanti viene
tradizionalmente effettuata la vinificazione in bianco delle uve di
Pinot nero. Dalla vinificazione in bianco delle uve «Pinot nero» si
ottiene infatti un vino di colore bianco, con note olfattive eleganti
di gradevolezza aromatica, in grado di mantenere la giusta
persistenza e finezza della spuma.
5.2 Rese massime:
1. bianco, rosso, rosato, Fogarina, Fortana, Lambrusco, Montu',
Trebbiano - tutte le tipologie disciplinate, ad eccezione del Passito
29000 chilogrammi di uve per ettaro
2. Alionza, Ancellotta, Moscato bianco, Grechetto gentile - tutte
le tipologie disciplinate, ad eccezione del "Passito"
26000 chilogrammi di uve per ettaro
3. Malvasia (da Malvasia di Candia aromatica) - tutte le
tipologie disciplinate, ad eccezione del "Passito"
24000 chilogrammi di uve per ettaro
4. Chardonnay, Spergola, Sauvignon - tutte le tipologie
disciplinate, ad eccezione del "Passito"
23000 chilogrammi di uve per ettaro
5. Barbera, Cabernet, Cabernet Franc, Sangiovese - tutte le
tipologie disciplinate, ad eccezione del "Passito"
21000 chilogrammi di uve per ettaro
6. Cabernet Sauvignon, Malbo gentile, Malvasia bianca, Marzemino,
Merlot -tutte le tipologie disciplinate, ad eccezione del "Passito"
20000 chilogrammi di uve per ettaro
7. Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Riesling italico -
tutte le tipologie disciplinate, ad eccezione del "Passito"
20000 chilogrammi di uve per ettaro
8. bianco "Passito", rosso «Passito", Fogarina «Passito"
145 ettolitri per ettaro
9. Grechetto gentile «Passito"
130 ettolitri per ettaro
10. Malvasia (da Malvasia di Candia aromatica) «Passito"
120 ettolitri per ettaro
11. Spergola "Passito"
115 ettolitri per ettaro
12. Sauvignon «Passito"
105 ettolitri per ettaro
13. Malbo gentile «Passito", Marzemino «Passito"
100 ettolitri per ettaro
6. ZONA GEOGRAFICA DELIMITATA
La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei vini e dei
mosti di uve parzialmente fermentati atti ad essere designati con la
indicazione geografica protetta «dell'Emilia / Emilia» comprende
l'intero territorio amministrativo delle province di Bologna,
Ferrara, Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Nella parte della
provincia di Bologna situata alla destra del fiume Sillaro possono
essere rivendicate con l'indicazione geografica protetta «dell'Emilia
/ Emilia» le uve destinate alla produzione delle tipologie di
prodotti vitivinicoli previste, ad esclusione delle tipologie
qualificate con il vitigno Lambrusco.
7. VARIETA' DI UVE DA VINO
Alionza B.
Ancellotta N. - Lancellotta
Barbera N.
Cabernet franc N. - Cabernet
Cabernet sauvignon N. - Cabernet
Chardonnay B.
Fogarina N.
Fortana N. - Uva d'oro
Lambrusco Barghi N. - Lambrusco
Lambrusco Benetti N. - Lambrusco
Lambrusco Grasparossa N. - Groppello Grasparossa
Lambrusco Grasparossa N. - Lambrusco
Lambrusco Maestri N. - Lambrusco
Lambrusco Marani N. - Lambrusco
Lambrusco Montericco N. - Lambrusco
Lambrusco Oliva N. - Lambrusco
Lambrusco Salamino N. - Lambrusco
Lambrusco Viadanese N. - Lambrusco
Lambrusco a foglia frastagliata N. - Enantio N.
Lambrusco a foglia frastagliata N. - Lambrusco
Lambrusco di Sorbara N. - Lambrusco
Malbo gentile N.
Malvasia bianca di Candia B. - Malvasia
Malvasia di Candia aromatica B. - Malvasia
Marzemino N. - Berzemino
Melara B.
Merlese N.
Merlot N.
Montu' B. - Montuni
Moscato bianco B. - Moscato
Pignoletto B. - Grechetto gentile
Pinot bianco B. - Pinot
Pinot grigio - Pinot
Pinot nero N. - Pinot
Riesling italico B. - Riesling
Sangiovese N. - Sangioveto
Sauvignon B. - Sauvignon blanc
Spergola B.
Terrano N. - Lambrusco dal peduncolo rosso
Trebbiano modenese B. - Trebbiano
Trebbiano romagnolo B. - Trebbiano
Trebbiano toscano B. - Biancame B.
Trebbiano toscano B. - Trebbiano
8. DESCRIZIONE DEL LEGAME/DEI LEGAMI
8.1 A) Informazioni sulla zona geografica:
1) fattori naturali rilevanti per il legame
Per tutte le categorie di vini regolamentati l'areale di
produzione dei vini IGP «Emilia» o «dell'Emilia» comprende l'intero
territorio amministrativo delle Province di Bologna, Ferrara, Modena,
Parma, Piacenza e Reggio Emilia.
Tale zona presenta caratteri di uniformita' negli aspetti
pedoclimatici, vista la comune origine, la giacitura e l'esposizione
dei terreni, ed e' nel suo complesso vocata ad una rigogliosa
viticoltura. In particolare il clima ha uniformato il paesaggio,
tanto che i vigneti destinati alla produzione dei vini IGP «Emilia» o
«dell'Emilia» sono allevati e coltivati con tecniche sostanzialmente
omogenee in tutta l'area.
Al fine di uniformare in zone omogenee l'interazione tra vitigni
ed ambiente e' stata inserita nella zona di produzione il territorio
della provincia di Bologna posto alla destra del fiume Sillaro. Si
tratta di un territorio che si presenta con caratteristiche
pedoclimatiche simili all'attuale zona di produzione caratterizzata
da suoli molto profondi, di tessitura media, da scarsamente a
moderatamente calcarei nell'orizzonte lavorato e fortemente calcarei
negli orizzonti profondi, da neutri a debolmente alcalini, presentano
una buona disponibilita' di ossigeno, mostrano buone attitudini
produttive nei confronti delle principali colture agrarie
praticabili.
La zona delimitata, che, a partire dall'estremita' ovest,
interessa sei provincie, comprende paesaggi molto diversi, ripartiti
quasi egualmente tra ambienti di pianura e di rilievo appenninico.
Tale zona presenta caratteri di uniformita' negli aspetti
pedoclimatici vista la comune origine, la giacitura e l'esposizione
dei terreni. Il clima nelle sue varie espressioni ha uniformato il
paesaggio e di conseguenza, le colture, tanto che i vitigni che
compongono la base ampelografica dei vini a Indicazione Geografica
Tipica «Emilia» o «dell'Emilia» sono allevati e coltivati con
tecniche sostanzialmente omogenee in tutta la zona.
La pianura, con un'altitudine tipicamente compresa tra i 2 ed i
70 m s.l.m., occupa un'area continua dal fiume Po alla costa
adriatica, e fino agli ampi fondivalle appenninici, dove si
raggiungono quote anche di 150 m s.l.m. Nella piana pedemontana e
nella piana alluvionale a crescita verticale, i sedimenti provengono
principalmente dai fiumi e torrenti appenninici; sono invece di
pertinenza del fiume Po i sedimenti della pianura a meandri e della
pianura deltizia.
Il rilievo appenninico interessa un'area continua che si estende
dalle prime colline fino al crinale appenninico, compresa una area di
pianura di transizione, morfologicamente mossa, quasi assente nella
zona sud est della regione esclusa dalla delineazione. Le quote
variano da 100 a 2.200 metri, ma il vigneto interessa prevalentemente
quote inferiori ai 600 metri. Predominano le rocce sedimentarie, con
litotipi molto vari (arenarie, argille, calcari, gessi, sabbie,
conglomerati). I suoli sono distribuiti secondo mosaici complessi,
per la varieta' dei fattori orografici locali, e dei condizionamenti
dovuti ai processi morfogenetici, per la complessita' dell'assetto
geologico strutturale e della distribuzione dei litotipi, per la
diversita' del clima, della vegetazione, e dell'intervento umano.
A seconda della zona, in relazione ai vitigni coltivati e alla
tradizione viticola ed enologica, il vigneto e' presente a differenti
altitudini, a partire dalla pianura; l'area meno vitata risulta
quella dell'alto appennino, caratterizzato da climi eccessivamente
freddi. Il regime delle temperature dell'area e' caratterizzato da
un'elevata variabilita', passando dal temperato sub continentale
(piu' importante relativamente all'area vitata) al temperato fresco.
In pianura, il clima assume maggiori caratteri continentali, con
valori medi annui intorno a 14-16°C. Le precipitazioni variano da 600
a 800 mm annui, concentrate maggiormente nel periodo autunnale e
secondariamente primaverile. Le piovosita' minime sono localizzate
nell'area nord-orientale, nella zona deltizia del Po, dove si rende
evidente anche l'influenza del mare.
Le condizioni di deficit idrico avvengono principalmente nel
periodo estivo, attenuate dall'elevata umidita' relativa dell'aria e
dalle dotazioni idriche superficiali. Salendo di altitudine la
piovosita' aumenta, variando da circa 800 mm (margine appenninico
prospiciente la pianura) ad oltre i 2.000 mm dell'alto appennino,
parallelamente ad un aumento dei giorni di pioggia. Il bilancio
idroclimatico segue il medesimo andamento della piovosita' con valori
variabili da circa - 400 mm della pianura piu' interna fino a
raggiungere lo 0 sul medio Appennino e valori positivi a maggiori
altitudini.
2) fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio
di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad
ottenere il vino «Emilia». Il vigneto emiliano vanta origini
antichissime, essendosi rinvenuti semi di uva risalenti al periodo
dell'eta' del ferro in diverse stazioni terramaricole presenti sul
territorio. I Lambruschi sono i vitigni piu' antichi della regione,
sicuramente di origine etrusca e in ogni caso geneticamente piu'
prossimi alla vite selvatica, dalla quale sono stati selezionati. Sul
territorio delimitato hanno impiantato viti i paleoliguri, gli
etruschi, i romani, influenzati anche dalla presenza di popolazioni
celtiche. Ai diversi influssi si deve la diffusione dell'arbustum
gallicum, forma maritata a tutori vivi, piu' alta e adatta ad
ambienti fertili di pianura, e la vinea characatae, forma
d'allevamento bassa, di origine greca, idonea per aree collinari.
Successivamente diversi autori romani, citano ed elogiano la
diffusione della viticoltura emiliana che prospera e da' buoni vini.
Lo sviluppo della viticoltura prosegue durante l'epoca medioevale
grazie all'operosita' dei villani e dei monaci-agresti della zona.
Pier de Crescenzi nel 1300, riporta una trentina di varieta' di viti
e vini, prodotti in Emilia, dalla pianura ai monti, tra cui il
Trebbiano, il Grechetto gentile («Pignuolo») e le lambrusche.
Interessante la testimonianza storica di come la viticoltura e i
relativi prodotti enologici si siano sviluppati fin dal XIV secolo
dalle terre piu' basse di pianura, alla piu' alta collina, come cita
il Pier de Crescenzi:« Ed e' d'un'altra spezie, la quale e' detta
duracla, la quale e' molto nera ed ha i granelli lunghi, e fa vino
molto nero e buono nelle terre umide e acquose, ma ne' monti e nei
luoghi secchi non si rallegra: e questa sopra tutte le altre spezie
e' eletta a Ferrara: ed e' un'altra spezie, la quale e' detta
gmaresta, e non e' molto nera ed ha il granello lungo, e perde anzi
la maturita' tutte le foglie, e in sapore e' agra e acetosa,
mezzanamente fruttifera, e fa grappoli rari e vino ottimo e ben
servabile. E questa uva non e' manicata ne' dagli uccelli, ne' da
cani, ne' dagli uomini volentieri: e di questa e' trovata molta nelle
parti de' monti di Bologna.» La rinomanza dei vini emiliani si e' poi
diffusa attraverso i secoli, sia nella produzione di vini frizzanti,
che di vini fermi, rossi e bianchi e anche di vini liquorosi o
passiti, come emerge da diverse esposizioni internazionali di vini
(si citi ad esempio il Catalogo nazionale dell'esposizione italiana
del 1861), fino ad approdare ad una ufficializzazione con la nascita
delle denominazioni di origine. Nel 1925, Norberto Marzotto erige
un'interessante lista delle uve coltivate nelle diverse provincie
emiliane in cui figurano tutte le varieta' delle tipologie
specificate nell'articolo 2, comprese alcune molto locali come
Spergola, Moscato, Fogarina e Termarina; non sono citate varieta'
internazionali, non considerate dall'autore, ma egualmente diffuse
sul territorio. All'inizio degli anni cinquanta la vitivinicoltura
della zona ritrova slancio e vitalita' economica grazie ai
consistenti e significativi risultati commerciali che hanno reso
possibile una larga diffusione dei vini IGT «Emilia» in particolare
quelli abbinati ai vitigni «Lambrusco», «Malvasia», Grechetto
gentile, «Trebbiano». Nel 1967, nel territorio considerato, sono
approvate tre denominazioni d'origine controllata, che raggiungono la
decina nel decennio successivo, a conferma dell'elevata
vocazionalita' vinicola della zona. Il 18-11-1995 il decreto
ministeriale approva la costituzione dell'IGT «Emilia» o
«Dell'Emilia» e altri IGT i cui confini ricadono in parte o
completamente all'interno della piu' ampia indicazione «Emilia».
Il potenziale complessivo viticolo dell'area delimitata e'
elevato, essendo presenti nel 2000 (Istat) ben 32.427 ha di vite. La
produzione di vino IGT «Emilia» prodotta da questi vigneti e' negli
anni sempre stata importante. Nel 2009 (Osservatorio ISMEA-Mipaaf),
con una produzione di uva di 1,3 milioni di quintali, ottenuta da
circa 6.300 ettari, si e' affermata come la terza indicazione
geografica nazionale per importanza. Predominano i vini rossi sui
bianchi.
Il fattore umano si rivela essenziale per l'indicazione
geografica tipica, in riferimento:
- alla base ampelografica del vigneto: i vitigni sono quelli
tradizionalmente coltivati nella zona delimitata, di cui diversi
autoctoni dell'area emiliana e diffusi solo localmente;
- alle tecniche agronomiche adottate: le forme d'allevamento, i
sesti d'impianto sono quelle storicamente evolutesi nella zona, volte
a contenere le rese e ottenere le qualita' previste dal disciplinare;
l'ambiente pedoclimatico favorisce un naturale accrescimento della
vite, le imprese hanno optato per forme di allevamento a cordone
permanente con tralci ricadenti capaci di contenere la vigoria delle
piante, di consentire un'adeguata distribuzione spaziale delle gemme,
esprimere la potenzialita' produttiva, permettere la captazione
dell'energia radiante, assicurare sufficiente aerazione e luminosita'
ai grappoli. Le forme di allevamento piu' diffuse sono il cordone
libero, il cordone speronato, il G.D.C., il guyot, il sylvoz. La
densita' d'impianto varia dai 2.500-3.000 ceppi/ettaro nei terreni di
pianura ai 3.000/4.000 ceppi/ettaro nei terreni del margine
appenninico e del basso appennino associati a calanchi. I portinnesti
maggiormente utilizzati sono: Kober5BB, SO4, 420A, 1103P.
- alle pratiche di elaborazione dei vini: tradizionalmente
consolidate in zona per la produzione di vini rossi e bianchi, fermi
o frizzanti per le tipologie consentite dal disciplinare, nonche' per
la produzione di vini passiti e novelli.
8.2 B) Informazioni sulla qualita' o sulle caratteristiche del
prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all'ambiente
geografico:
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano,
dal punto di vista analitico ed organolettico, caratteristiche molto
evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6, che ne permettono una
chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente
geografico. In generale l'Emilia e' la patria dei vini frizzanti,
frutto di una lunga tradizione locale, caratteristica che accomuna i
vini di pianura e di collina, da est a ovest della Regione, ma non
mancano vini rossi e bianchi fermi importanti, ottenuti per lo piu'
in ambito collinare.
In particolare, tra i vini rossi varietali si distinguono vini
tranquilli, equilibrati e fruttati come Cabernet (Cabernet Franc e
Cabernet Sauvignon), Merlot, Pinot nero e Sangiovese, da vini a
duplice attitudine, fermo e frizzante, come Malbo Gentile, Marzemino,
Ancellotta, Barbera e, da quelli piu' tipicamente frizzanti, di
giusta acidita' e profumati, come i vini IGT «Emilia» Lambrusco,
Fogarina e Fortana.
Tutti i vini bianchi sono prodotti sia nelle versioni fermo o
frizzante, quest'ultima piu' diffusa, anche con varieta' aromatiche
come Malvasia di Candia aromatica e Moscato bianco. La tradizionale
presenza di bollicine dei vini frizzanti partecipa all'equilibrio
gustativo esaltando i profumi varietali. I vini bianchi, sia da
vitigni internazionali, come il Sauvignon o Chardonnay, che regionali
o locali, come il Grechetto gentile, il Montu' e la Spergola,
manifestano adeguati livelli di acidita', anche malica, che esaltano
i profumi varietali.
D'interesse la sapidita' e la struttura manifestata nelle aree
piu' vocate, soprattutto collinari, dove si possono ottenere vini
piu' strutturati e anche vini passiti, tradizionali della zona.
Nelle versioni novello dei vini IGT «Emilia», i sentori legati
alla macerazione carbonica delle uve, si legano ai caratteri
sensoriali del vitigno e all'ambiente di coltivazione.
La produzione di vini spumanti e' una diretta derivazione di
quella dei vini frizzanti che hanno diffuso la rifermentazione in
grandi recipienti chiusi a partire dal 1950. Secondo la legislazione
in essere si adottano le tecnologie per la produzione dei vini
spumanti, con l'ottenimento di diversi tipi in relazione al tenore di
zuccheri residui, da secco a dolce.
8.3 C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui
alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B).
La zona geografica delimitata e' un'area molto variabile, con
caratteristiche che hanno portato a diverse viticolture e
all'insediamento di diversi vitigni, specifici per ogni zona. Il
vigneto «Emilia» e' per circa il 60% localizzato in di pianura e il
38 % in collina; marginale la montagna (Istat, 2000). I vini
rispecchiano le due macrozone viticole dell'Emilia-Romagna, perche'
la pianura produce vini piu' freschi e beverini, mentre la collina ha
spesso vini piu' strutturati, eleganti e persistenti all'olfatto e al
gusto.
In generale le condizioni d'illuminazione e calore della zona
geografica delimitata, in riferimento all'area vitata, permettono
alle uve di raggiungere un adeguato grado di maturazione. Le
sommatorie termiche piu' elevate si raggiungono in pianura con 2.400
gradi (Indice di Winkler), che decrescono salendo di altitudine.
Nell'area collinare, sono tradizionalmente vitate le aree con le
condizioni climatiche migliori, su versanti ben esposti o valli
maggiormente protette da correnti di aria fredda, dove si ottengono
vini di elevato pregio. Piu' diffusa la viticoltura collinare nelle
Province di Piacenza, Parma e Bologna. Ad altitudini piu' elevate,
dove il vigneto e' piu' marginale, con suoli poco profondi, soggetti
a intensi fenomeni erosivi, trovano un ambiente particolarmente
favorevole vitigni a ciclo breve. Nell'area di pianura trovano le
condizioni migliori varieta' a maggiore richiesta di calore, come i
Lambruschi, piu' diffusi nella parte centrale della regione,
soprattutto nelle Province di Reggio Emilia e Modena, mentre l'area
di margine e di basso Appennino, dove si incontrano i primi rilievi
collinari e le prime vallate, trovano le condizioni ideale un ampio
gruppo di vitigni, da bianchi a rossi, sia per la produzione di vini
fermi che frizzanti, o anche passiti. Qui il carattere climatico
continentale e' attenuato da una maggiore ventosita' e
precipitazioni, e i versanti e relativi suoli, piu' eterogenei, sono
scelti in base al tipo di prodotto desiderato.
Il clima sub continentale, garantisce una adeguata piovosita'
durante l'anno, mentre i fenomeni di siccita' estiva, sono mitigati
in pianura dalla presenza di corsi d'acqua e terreni profondi e da
una migliore entita' e distribuzione delle piogge in collina,
rendendo tali ambienti favorevoli alla coltura della vite.
Non mancano fenomeni locali particolari, come ad esempio, in
pianura, nei pressi di Ferrara, la presenza di suoli deltizi e della
pianura costiera, con altitudini inferiori al livello del mare, ad
idromorfia poco profonda, ma la cui disponibilita' idrica del suolo
e' contrastata da un bilancio idroclimatico molto negativo; in questo
ambiente e' tradizionalmente diffusa la varieta' Fortana.
In generale comunque, la presenza di elevate escursioni termiche
tra notte e giorno nel periodo di maturazione delle uve, abbinate a
terreni prevalentemente sub alcalini o alcalini, a tessitura fine o
moderatamente fine, determinano l'ottenimento di vini profumati e
dall'alto contenuto in polifenoli, da cui derivano le caratteristiche
organolettiche tipiche dei vini.
La viticoltura ed i prodotti enologici variano anche da ovest ad
est, secondo la tradizione delle singole zone. L'area di pianura e'
quella che produce la maggiore quantita' di vino e comprende la zona
storica emiliana etrusca dei Lambruschi, una zona coltivata a
Trebbiano e un'area particolare della Provincia di Ferrara, nei
pressi della costa, dove predomina la Fortana. Nei colli, procedendo
da ovest verso est, si incontra la tradizione viticola greco-romana
dei colli di Piacenza, a cui sono legati i vitigni Barbera, Croatina,
e la tradizionale Malvasia di Candia aromatica che raggiunge l'area
delle colline di Parma e Reggio Emilia. Sui colli si diffondono molti
altri vitigni, internazionali o locali, tra cui si incontrano il
Sauvignon, la Spergola, il Montuni e il Grechetto gentile,
quest'ultimo molto diffuso nell'area di Bologna, unitamente ai rossi
alla base dei vini bordolesi Cabernet e Merlot. Ai confini est
dell'area collinare troviamo anche lo storico Sangiovese e l'Albana.
L'importanza della viticoltura di questa area viticola e'
ufficializzata dall'importante diffusione del vigneto all'interno
dell'area delimitata e dalle centinaia di migliaia di ettolitri di
vino «Emilia» prodotto e commercializzato ogni anno nel mondo.
8.4 dell'Emilia / Emilia, categoria: vino ottenuto da uve appassite.
Informazioni sulla qualita' specifica del prodotto attribuibile
all'origine geografica e legame causale con la zona geografica.
Il colore varia da giallo dorato ad ambrato dei bianchi al rosso
granato in relazione al vitigno utilizzato. L'odore e' delicato e
caratteristico con note di uva appassita, talvolta speziato e ricorda
il miele e la frutta matura. Il sapore e' pieno, armonico, e puo'
variare dal secco al dolce anche se prevalgono le tipologie con piu'
elevato contenuto zuccherino.
Nonostante che la produzione di vini passiti interessi un po'
tutte le varieta', sia a bacca bianca che a bacca nera, quelle piu'
frequentemente utilizzate appartengono ai vitigni aromatici (Moscato
giallo, Moscato rosa, Traminer aromatico) e semi aromatici
(Goldtraminer, Nosiola, Riesling renano, Sauvignon ecc.).
L'appassimento avviene in appositi locali, la durata del periodo
di appassimento e' varia e dipende dall'intensita' delle
caratteristiche che con tale tecnica si desiderano trasmettere al
prodotto finito.
Le uve destinate alla produzione dei vini passiti sono
individuate dal produttore sulla base di specifiche caratteristiche
strutturali e qualitative del grappolo.
Risultano particolarmente adatti ad essere sottoposti
all'appassimento i grappoli con ampi spazi fra gli acini la cui
selezione avviene nel vigneto al momento della vendemmia.
L'appassimento e' favorito dalla pronunciata escursione termica
fra il giorno e la notte, che si registra in particolare nel periodo
tardo-estivo/autunnale.
Le caratteristiche qualitative dei predetti vini sono determinate
dall'influenza delle condizioni pedoclimatiche della zona di
produzione, che grazie al clima temperato, fresco e ventilato, ai
terreni ben drenanti, con sufficiente disponibilita' idrica,
risultato di una piovosita' distribuita anche nei periodi estivi,
alle marcate escursioni termiche notte/giorno durante la maturazione
delle uve, garantiscono una ottimale maturazione dei grappoli,
permettono di ottenere delle uve con un adeguato tenore zuccherino ed
acidico, unitamente alle altre caratteristiche qualitative ed
organolettiche proprie delle varieta' viti, che poi si ritrovano nei
vini derivati.
Pertanto, si dichiara che il legame causale si basa sulla
qualita' specifica del prodotto attribuibile all'origine geografica.
9. ULTERIORI CONDIZIONI ESSENZIALI (CONFEZIONAMENTO, ETICHETTATURA,
ALTRI REQUISITI)
Deroga alla vinificazione ed elaborazione nella zona geografica
delimitata Quadro di riferimento giuridico:
Nella legislazione unionale
Tipo di condizione supplementare:
Deroga alla produzione nella zona geografica delimitata
Descrizione della condizione:
Descrizione della condizione:
Conformemente alla deroga prevista all'art. 5, par. 1, lettera
b), del Regolamento delegato UE n. 2019/33, le operazioni di
vinificazione del mosto di uve parzialmente fermentato e di tutte le
altre categorie di vini IGP "dell'Emilia / Emilia", ivi compresa
l'elaborazione e la presa di spuma delle categorie frizzante e
spumante, oltre che all'interno della zona di produzione delimitata,
possono essere effettuate nell'ambito del territorio delle limitrofe
province di Ravenna, Forli-Cesena, Mantova, Cremona.
Indicazione in etichetta del nome di due o piu' vitigni Quadro di
riferimento giuridico:
Nella legislazione nazionale
Tipo di condizione supplementare:
Disposizioni supplementari in materia di etichettatura
Descrizione della condizione:
Descrizione della condizione:
Al fine di designare i vini IGP "dell'Emilia / Emilia" con il
nome di due vitigni o piu' vitigni, le uve di ciascun vitigno che
concorre in misura minore devono rappresentare comunque piu' del 15%
del totale e l'indicazione in etichetta deve avvenire in ordine
decrescente rispetto all'effettivo apporto delle uve.
Cio' per assicurare che vini cosi' ottenuti e designati
rispecchino le caratteristiche di tutti i vitigni di provenienza e
per evitare indicazioni ingannevoli per il consumatore, in quanto la
normativa unionale di riferimento (art. 50, par. 1, lett. a), ii, del
Reg. UE n. 2019/33) non stabilisce un limite minimo percentuale delle
uve dei vitigni che concorrono in misura minore.
La disposizione limitativa in questione e' conforme all'articolo
58, par. 1, del Reg. UE n. 2019/33, che consente agli Stati membri di
prevedere nei disciplinari disposizioni di etichettatura piu'
restrittive anche per l'indicazione dei vitigni.
LINK AL DISCIPLINARE DEL PRODOTTO
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT
/IDPagina/22203