Allegato F
ULTERIORI INTERVENTI DI INTERESSE NAZIONALE
Schede descrittive
ABRUZZO
Comune - Localita'.
Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Collecorvino, Francavilla al
Mare, Ripa Teatina, Torrevecchia Teatina (Provincie di Pescara e
Chieti).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dei fiumi Saline e Alento.
Perimetrazione:
L'intervento riguarda la bonifica e ripristino ambientale degli
alvei dei due corsi d'acqua, Saline (circa 12 km) e Alento (circa 8
km).
I fiumi Saline e Alento scorrono quasi parallelamente al fiume
Pescara, rispettivamente a nord e a sud di esso. Le tre foci sono
comprese in una fascia litoranea di circa 15 km e interessano un
tratto di costa tra i piu' urbanizzati e ad alta vocazione turistica
della Regione (circa 250.000 abitanti residenti, ai quali debbono
essere aggiunte oltre un milione di presenze turistiche annuali).
La superficie interessata puo' essere stimata in circa 12 ettari,
il volume dei rifiuti da rimuovere in circa 250.000 m3 ed il volume
di suolo interessato da contaminazione derivante dalla presenza dei
rifiuti (fanghi, liquidi, percolati), e quindi da bonificare, in
circa 50.000 m3.
Le sostanze e i materiali presenti lungo i due alvei possono
essere ricondotti a:
rifiuti ingombranti;
fanghi di depurazione civile e/o industriale;
rifiuti liquidi (oleosi, solventi, vernici, etc.);
scarti di produzione artigianale ed industriale di varia natura
(speciali e pericolosi);
percolato della discarica di RSU dismessa di Montesilvano,
situata a pochi metri dall'alveo del fiume Saline.
Principali caratteristiche ambientali.
I terreni delle aree interessate dall'inquinamento sono
prevalentemente alluvionali, costituiti da ghiaie e sabbie e,
subordinatamente, da limi e argille. La natura litologica del sito
comporta un elevato rischio della falda freatica.
Dal punto di vista paesaggistico, i due fiumi costituiscono due
ecosistemi fluviali particolarmente interessanti e rappresentativi
del paesaggio costiero abruzzese in quanto caratterizzati da
antropizzazione quasi assente, senza la presenza di attivita' umane
di tipo produttivo e per lo piu' integri, ove naturalmente si
prescinda dalla grande massa di rifiuti abbandonati lungo le sponde.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi di bonifica e' stato stimato pari a 25
miliardi di lire, dei quali il 15% e' previsto a carico della
regione. Era stato concesso un finanziamento per la
rinaturalizzazione del tratto terminale del fiume Saline (Scheda 5
del P.T.T.A. 1994/1996 pari a 1,9 miliardi di lire) che e' stato
revocato per mancata avvio degli interventi. E' stato anche concesso
un finanziamento per i primi urgenti, ma parziali, interventi di
messa in sicurezza della discarica per RSU dismessa deI comune di
Montesilvano (Scheda P2C deI P.T.T.A. 1994/1996 per 300 milioni di
lire).
I costi degli interventi piu' urgenti sono stati stimati pari a
circa 15 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Gli interventi previsti consistono essenzialmente in:
messa in sicurezza della discarica di Montesilvano (S = 5-6
ettari, V = 300.000 m3 di rifiuti) mediante realizzazione di
diaframma plastico perimetrale al fine di isolare la stessa dal fiume
Saline e copertura superficiale;
rimozione e smaltimento in discarica dedicata (presumibilmente
di tipo 2 B) dei materiali abbandonati lungo l'alveo dei due fiumi
stimati in 250.000 m3;
asportazione e sostituzione di circa 50.000 m3 di suolo
spondale, nel caso in cui non sia possibile una bonifica in sito;
realizzazione della discarica dedicata di volumetria massima
pari a circa 300.000 m3.
BASILICATA
Comune - Localita'.
Tito (Potenza).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica area industriale ex Liquichimica.
Perimetrazione.
Il sito, avente una superficie di circa 6 ettari e ubicato in
localita' Consorzio ASI in agro del comune di Tito a circa 4,5 km dal
centro abitato, si sviluppa su un'estesa area industriale (circa 6
ettari) quasi interamente dismessa, nella quale sono presenti
fabbricati e impianti in parte demoliti o in evidente stato di
abbandono, silos e serbatoi fatiscenti contenenti ammoniaca, vasche
contenenti acque reflue e fanghi di depurazione, cumuli sparsi di
rifiuti.
Il sito e' inquinato da rifiuti di diversa origine (speciali,
pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantita' pari a circa
210.000 m3. In particolare sono state evidenziate le seguenti
tipologie di rifiuti:
fosfogessi;
materie prime, prodotti e residui di lavorazione derivanti
dalla produzione di concimi a base di fosforo;
acque reflue di depurazione;
scorie e polveri derivanti da attivita' siderurgica
(Siderpotenza);
materiali contenenti amianto o fibre pericolose sotto forma di
cumuli o di elementi di copertura di capannoni contenenti amianto
(eternit) in stato di evidente degrado con rischio di rilascio e
dispersione eolica di fibre libere;
strutture in c.a., capannoni abbandonati e serbatoi fatiscenti
in parte da demolire ed in parte da recuperare.
Per quanto riguarda la classificazione dei contaminanti nei
rifiuti non puo' essere esclusa la presenza di contaminanti
pericolosi organici, quali oli minerali e fenoli, derivanti
dall'attivita' siderurgica e dalla produzione di concimi; e' inoltre
da considerare certa la presenza di contaminanti pericolosi
inorganici quali: metalli pesanti, amianto, cianuri inorganici, acidi
e basi.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area in oggetto e' ubicata a circa m 780 s.l.m. lungo pendii a
precaria stabilita' a causa della presenza di terreni a componente
essenzialmente argillosa, fortemente erosi dagli agenti esogeni. Le
formazioni affioranti sono costituite da marne argillose, arenarie,
scisti silicei e calcari. I sondaggi eseguiti nella zona hanno
evidenziato la presenza fino a m 26 di profondita' di terreni limosi
passanti ad argillosi di bassissima permeabilita'. La falda, che ha
un livello medio di circa m 8 sotto il p.c., raggiunge in inverno
livelli massimi pari a m 2-3 sotto il p.c.
La vastita' dell'area, il pericolo connesso alla tipologia degli
inquinanti (amianto) ed alla presenza di smaltimento di rifiuti
industriali, l'instabilita' dei versanti portano a ritenere che il
sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e
sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi e' stato stimato in:
messa in sicurezza: 2,95 miliardi di lire;
bonifica: 22,45 miliardi di lire;
totale 25,5 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Sono state effettuate alcune analisi di campioni prelevati da
cumuli di materiale di risulta, che hanno evidenziato valori
piuttosto alti di metalli pesanti (cadmio, cromo esavalente e
mercurio).
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E' stato elaborato un progetto di bonifica che prevede le
seguenti azioni:
demolizione dei fabbricati ed impianti non piu' recuperabili;
messa in sicurezza e/o bonifica dei cumuli di rifiuti, delle
aree o parti di fabbricati o impianti con presenza di amianto o
comunque sostanze fibrose potenzialmente pericolose;
monitoraggio durante le fasi di messa in sicurezza e/o
bonifica;
recupero di parti di fabbricati o impianti una volta
bonificati.
CALABRIA
Comune - Localita'.
Crotone - Cassano allo Jonio - Cerchiara.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica di aree industriali dismesse, della fascia costiera
contaminata da smaltimento abusivo di rifiuti industriali e del
relativo specchio di mare, di discariche abusive.
Perimetrazione del sito.
L'area in oggetto comprende un territorio molto vasto, nel quale
sono incluse:
A) due aree industriali della ex Montedison e della Pertusola.
B) discariche in localita' Tufolo e Farina;
C) fascia costiera prospiciente la zona industriale, compresa
tra la foce del fiume Esaro a sud e quella del fiume Passovecchio a
nord;
D) due aree, ubicate nei comuni di Cassano allo Jonio
(localita' torrente Sciarapotolo) e di Cerchiara Calabra (localita'
Massaria Chidichimo), di smaltimento abusivo di rifiuti industriali.
L'industria della Pertusola ha stoccato all'interno dello
stabilimento un volume elevato di ferriti di zinco.
Le discariche di Tufolo e Farina sono prive di presidi ambientali
(quali barriere di fondo, opere di captazione del percolato, sistemi
di smaltimento acque superficiali, etc.) con notevoli volumi
abbancati di rifiuti speciali, RSU, fanghi di depurazione civile e
rifiuti alluvionali (alluvione 1996) e rappresentano un forte
pericolo d'inquinamento sull'area circostante.
La discarica sita in localita' Tufolo copre una superficie di 7
ettari e si trova a circa 4 km a sud di Crotone. La discarica ha
iniziato la sua attivita' nel 1975. I rifiuti abbancati, il cui
volume complessivo puo' essere stimato pari a circa 990.000 m3
costituiscono un rilevato alto circa m 20, le cui scarpate presentano
problemi di stabilita'. La tipologia dei rifiuti abbancati e' la
seguente: speciali, rifiuti solidi urbani, fanghi di depurazione
civile, rifiuti provenienti dall'alluvione del 1996. Si sospetta la
presenza di rifiuti sanitari e pericolosi.
La zona demaniale e' costituita dall'arenile ubicato di fronte
all'area industriale della Pertusola e della ex Montedison,
delimitato da un lato dalla foce del fiume Esaro e dall'altro dalla
foce del torrente Passovecchio. Il tratto di costa in oggetto e'
interessato da smaltimento di rifiuti industriali speciali e
pericolosi (ferriti di zinco e cromo, etc.). Sull'area, che ha una
dimensione complessiva di circa 87.000 m2, sono stati smaltiti circa
300.000 m3 di rifiuti.
I siti di Cassano allo Jonio e Cerchiara sono aree sottoposte a
sequestro, riconducibili alla stessa tipologia d'intervento per la
presenza di rifiuti industriali prodotti dalla Pertusola di Crotone,
in particolare ferriti di zinco e cromo.
Principali caratteristiche ambientali.
Nell'area della discarica affiorano terreni costituiti da
depositi alluvionali e sabbiosi ad elevata permeabilita'.
L'area demaniale e' sottoposta a vincoli paesistici e
idrogeologici.
Il pregio ambientale dell'area, la vulnerabilita' della falda e
dei corpi idrici superficiali, la pericolosita' dei rifiuti abbancati
senza alcuna opera di protezione, la vicinanza a centri ad elevata
densita' abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione
dell'area ad elevata pericolosita' sanitaria ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonfica.
Il costo complessivo degli interventi di bonifica e' stato
stimato pari a 62 miliardi di lire per le sub-aree A, B e C. Il costo
di intervento nell'area D, comprensivo dei costi di caratterizzazione
delle aree circostanti, e' stato stimato pari a 20 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
I risultati di un primo studio di caratterizzazione indicano,
all'interno dello stabilimento Pertusola, la presenza di una
contaminazione diffusa da parte di metalli pesanti. I principali
contaminanti sono: zinco, cadmio, piombo, rame e arsenico.
Gli idrocarburi totali, ricercati nelle aree adiacenti ai
serbatoi di stoccaggio, sono risultati presenti in concentrazioni
inferiori ai limiti di accettabilita'.
Lo strato argilloso superficiale, laddove presente, costituisce
una barriera alla migrazione dei metalli verso l'acquifero
sottostante; tuttavia, la locale assenza di tale strato puo' favorire
un contatto diretto fra riporto contaminato e depositi alluvionali
sottostanti e pertanto determinare area a potenziale rischio di
propagazione della contaminazione.
Inoltre alte concentrazioni di metalli si riscontrano nelle acque
sotterranee campionate in alcuni piezometri ubicati proprio in
prossimita' di aree in cui lo strato argilloso risulta assente.
Il quadro qualitativo risultante da un successivo Piano di
caratterizzazione ha confermato una pressoche' totale contaminazione
dei terreni di riporto presenti sul sito. I volumi di materiale che
eccedono i limiti fissati dal decreto ministeriale n. 471/1999 per
utilizzo industriale, sono stimabili in circa 1.000.000 di m3.
Per quanto riguarda la compromissione, ai sensi del decreto
ministeriale n. 471/1999, delle acque sotterranee e' evidente una
netta separazione tra area sud, storicamente sede degli impianti
produttivi e di stoccaggi/lagunaggi, e l'area nord in cui la
contaminazione e' essenzialmente collegata a fattori naturali (ad es.
valori di fondo elevati nelle acque sotterranee in entrata per
solfati e manganese).
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
In passato sull'area industriale della Pertusola e' stato
effettuato un intervento di bonifica, non risolutivo, consistente
nella copertura e nella protezione perimetrale mediante diaframmi e
muri in calcestruzzo armato di una discarica industriale presente
nell'area.
Il programma degli interventi prevede di procedere con
immediatezza ad un intervento di messa in sicurezza d'emergenza, per
eliminare il pericolo di migrazione della contaminazione attraverso
la falda verso il mare e quello d'emissioni di polveri contaminate.
A tale scopo si procedera':
in primo luogo alla progettazione e realizzazione di una
barriera di contenimento che impedisca il flusso verso il mare delle
acque sotterranee contaminate e alla copertura delle aree di
stabilimento non pavimentate;
all'indagine sulle cause della forte acidita' delle acque
sotterranee e delle alte concentrazioni di Cd e Zn, difficilmente
spiegabili con i processi di lisciviazione e contatto diretto della
falda con i terreni;
all'impermeabilizzazione di alcune aree dello stabilimento, al
fine di impedire la lisciviazione delle sostanze inquinanti.
Successivamente si intraprenderanno le azioni per la bonifica per
fasi del sito, che dovranno tenere conto dei processi di
reindustrializzazione dell'area.
Per le aree della provincia di Cosenza e' stata gia' interessata
l'ENEA al fine di effettuare sia la valutazione dell'effettiva
entita' dei fenomeni di inquinamento sia la progettazione della messa
in sicurezza e la bonifica dei siti posti sotto sequestro.
EMILIA ROMAGNA
Comune - Localita'.
Comprensorio ceramico di Sassuolo - Scandiano.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica aree industriali dismesse, di lavorazione della
ceramica.
Perimetrazione del sito.
L'area, che ricade nel territorio di nove comuni e due province,
e' sede di un sistema industriale complesso di rilievo
internazionale. Il comprensorio ricade inoltre all'interno delle aree
dichiarate ad elevato rischio di crisi ambientale.
Principali caratteristiche ambientali.
Il Comprensorio ricade nelle aree di conoide e di pianura dei
bacini Secchia e Panaro. Su parte del Comprensorio insiste un vincolo
paesaggistico.
I materiali affioranti sono di origine alluvionale (ghiaie e
sabbie), ad alta permeabilita' e notevole vulnerabilita'.
La falda superficiale e' quasi affiorante mentre la profondita'
media sotto il piano campagna del principale acquifero regionale e'
di circa 30 metri.
La vulnerabilita' della falda e dei corpi idrici superficiali
presenti nell'area, in parte soggetta a vincolo paesaggistico, la
tipologia e pericolosita' degli inquinanti (metalli pesanti) rendono
lo stato di compromissione dell'area ad elevato rischio ambientale e
sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per la bonifica di tutti i 19 siti appartenenti al Comprensorio
e' stato stimato un costo globale di circa 100 miliardi di lire. Per
la bonifica degli interventi ritenuti prioritari e la messa in
sicurezza degli altri e' stato previsto un onere di 30 miliardi al
netto dei previsti cofinanziamenti.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
EMILIA ROMAGNA
Comune - Localita'.
Fidenza (Parma).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica aree industriali dismesse.
Perimetrazione.
L'area d'indagine e' stata interessata da diverse sorgenti
d'inquinamento derivanti dall'attivita' delle industrie operanti sul
sito. Fino alla fine degli anni quaranta, l'area e' stata utilizzata
da un'azienda della Montecatini - Montedison per la produzione di
acido fosforico e fertilizzanti fosfatici. Successivamente l'area e'
stata utilizzata dalla Compagnia Italiana Petroli (C.I.P.) per la
produzione di piombo tetraetile e mercaptani, che e' continuato fino
al 1973. Dal 1973 ad oggi e' rimasta inutilizzata. Il sito,
contaminato da piombo tetraetile, IPA ed altre sostanze organiche,
confina ad est con la ditta Carbochimica, tuttora produttiva, che ha
fortemente inquinato il suolo da idrocarburi e sta bonificando l'area
ad ovest della C.I.P. mediante pompaggio di idrocarburi dalla falda
freatica. Le aree site in localita' Vallicella, Formio, sedi di
discariche dismesse di rifiuti urbani e speciali, ubicate in aree
golenali, presentano inquinamenti da sostanza organica e metalli
pesanti ed i fenomeni erosivi dello Stirone ne hanno parzialmente
messo a nudo i rifiuti. L'area di S. Nicomede, contaminata dalle
ceneri dell'impianto di incenerimento dismesso, e' ubicata in area
esondabile dello Stirone medesimo.
Principali caratteristiche ambientali.
La litologia superficiale dell'area e' costituita da materiali
mediamente permeabili (sabbie e limi). Morfologicamente il sito e'
collocato in una fascia di alta pianura, solcata da numerosi corsi
d'acqua (torrente Stirone, torrente Rovacchia e canale Cavo Venzola).
La falda superficiale e' situata alla profondita' media di 2,5 m
sotto il piano campagna, mentre la falda acquifera regionale ha la
profondita' media di 5,0.
La vulnerabilita' della falda e dei corpi idrici superficiali
presenti nell'area, l'esondabilita' dei corsi d'acqua limitrofi, la
collocazione nelle vicinanze del centro urbano di Fidenza, la
tipologia e pericolosita' degli inquinanti (piombo tetraetile, IPA)
rendono lo stato di compromissione dell'area ad elevato rischio
ambientale e sanitario
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di interventi di bonifica per le aree e' stato stimato in
circa 39 miliardi di lire.
La bonifica dell'area Carbochimica, gia' in parte realizzata,
trova la copertura finanziaria per il suo completamento all'interno
delle economie disponibili nelle casse della regione Emilia Romagna
derivanti dai finanziamenti PTTA 94/96 con l'erogazione di un
contributo di 1,279 miliardi da autorizzarsi da parte del Ministero.
I costi degli interventi piu' urgenti sono stimati pari a circa 17,7
miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
FRIULI-VENEZIA GIULIA
Comune - Localita'.
Trieste.
Tipologie dell'intervento.
Bonifica dell'area del porto industriale di Trieste.
Perimetrazione del sito.
L'area occupa una superficie di circa 3.500.000 mq, parte
appartenente al demanio marittimo dello Stato ed amministrata
dall'Autorita' portuale e parte di proprieta' di soggetti privati.
Sull'area insistono svariate attivita' produttive di tipo
siderurgico, chimico, di deposito e stoccaggio di oli minerali e
prodotti petroliferi raffinati, nonche' aree dismesse che furono in
passato sede di impianti di smaltimento, di raffinazione e
lavorazione di oli lubrificanti con produzione di melme acide.
Il principale problema ambientale e' rappresentato
dall'inquinamento delle aree di ex raffinerie e di depositi di
idrocarburi (ex raffineria ESSO: 235.000 m2 di superficie ed ex
Aquila: 1.000.000 m2 di superficie) per lo piu' costieri, nonche'
dalla presenza di una notevole contaminazione dei sedimenti nelle
aree portuali.
Gia' il Piano bonifiche ex legge n. 441/1987 indicava sette aree
potenzialmente contaminate prevalentemente costituite da depositi di
idrocarburi.
A seguito di attivita' di monitoraggio e' stata riscontrata in
alcune zone del Porto industriale la presenza di contaminanti, quali
idrocarburi e metalli pesanti; in particolare e' stato evidenziato il
superamento dei limiti di concentrazione di cui all'allegato 1 del
decreto ministeriale n. 471/1999, con presenza di concentrazioni
massime di idrocarburi totali pari a 107.000 mg/kg di sostanza secca.
Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 50 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Sull'area in oggetto sono gia' in corso accertamenti analitici,
commissionati dall'Autorita' portuale di Trieste alla Foster
&
Wheeler e dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei
rifiuti all'ARPA regionale.
Progetto di messo in sicurezza e/o bonifica.
A seguito delle risultanze delle indagini di caratterizzazione
ambientale condotte dalla Foster & Wheeler, si e' proceduto,
nel
corso dei primi mesi dell'anno 2000, alla messa in sicurezza
dell'area maggiormente inquinata, avente un'estenzione pari a 1.200
mq.
FRIULI-VENEZIA GIULIA
Comune - Localita'.
S. Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Cervignano del Friuli (Udine).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica della laguna di Marano e Grado e dei corsi d'acqua
limitrofi.
Perimetrazione del sito.
Il sito e' costituito dalle seguenti aree inquinate:
a) specchio lagunare, avente una superficie di circa 1.600
ettari compresi i territori barenali;
b) area compresa tra le foci dei fiumi Ausa - Corno e il canale
di Marano;
c) area della Darsena interna e del canale Banduzzi.
Principali caratteristiche ambientali.
L'inquinamento dell'area e' attribuibile agli sversamenti di
mercurio da parte di uno stabilimento di produzione della cellulosa,
sito a Torviscosa. L'inquinamento cominciato nel 1949 con un apporto
di circa 20 kg/giorno si e' attenuato nel 1970 (circa 6-7 kg/giorno)
per poi annullarsi nel 1984 dopo l'adozione di sistemi efficienti di
recupero. Lo sversamento complessivo nell'area ammonterebbe a circa
186.000 kg, per cui l'inquinamento del sedimento sarebbe pari a circa
11,5 g/m2.
Sono state effettuate in passato analisi chimiche dei sedimenti,
che hanno indicato i seguenti valori di inquinamento da mercurio:
11-14 &greco;m/g per l'area lagunare, 5-7 &greco;m/g per
l'area dei
fiumi Ausa e Corno, 2-4 &greco;m/g per l'area prospiciente il
fiume
Stella.
Tenendo conto dell'elevata concentrazione di mercurio nei
sedimenti, della neurotossicita' di tale elemento anche a basse dosi
se presente nella catena alimentare, della presenza in laguna di
attivita' di ittiocoltura e molluschicoltura, si puo' affermare che
la laguna di Grado e Marano e' un'area ad elevata pericolosita'
sanitaria ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per la bonifica delle aree e' stato stimato un costo globale di
circa 54,8 miliardi di lire. I costi degli interventi piu' urgenti
ammontano a circa 28,6 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
In corso di elaborazione.
Progetto di messa in sicurerza e/o bonifica.
Da elaborare.
LAZIO
Comune - Localita'.
Quasi tutti i comuni della provincia di Frosinone (circa 85 su
91).
Tipologia dell'intervento.
Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di
discariche dismesse (attivate ai sensi dell'art. 12 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 915/1982 nell'83% dei casi e abusive
per il 17%).
Perimetrazione del sito.
Il numero dei siti interessati dall'intervento e' pari a 110. Si
tratta, in genere, di discariche attivate nella seconda meta degli
anni `80. La superficie totale occupata da rifiuti e' pari a circa 40
ettari, con una quantita' di rifiuti accumulati di circa 1.500.000
metri cubi. Nel 23% circa delle discariche sono contenuti rifiuti
speciali e nel 5% di esse e' stata accertata la presenza di rifiuti
pericolosi. Tra queste ultime, la discarica di Selvelle (chiamata
anche Montenebulone o Coste Calde), sita in agro del comune di
Arpino, attualmente sotto sequestro da parte dell'Autorita'
giudiziaria, ha un'estensione imprecisata entro un terreno di circa
11 ettari ad elevata permeabilita'. Essa contiene una quantita' di
rifiuti sicuramente superiore a 13.500 metri cubi, tra i quali "fusti
contenenti composti chimici allo stato liquido a reazione acida e
fanghi da trattamento chimico-fisico", come evidenziato da una nota
preliminare del collegio peritale nominato dal magistrato inquirente;
su questo sito e' necessario svolgere indagini estese ed approfondite
e l'operazione di messa in sicurezza e bonifica si prevede
particolarmente onerosa.
Poiche' la caratterizzazione delle discariche e' stata effettuata
sulla base di sopralluoghi, senza esecuzione di indagini approfondite
(scavi, carotaggi, ecc.), non si puo' escludere la presenza di
rifiuti pericolosi in un numero superiore di siti.
Principali caratteristiche ambientali.
I siti di ubicazione delle discariche sono soggette, per oltre il
20%, a vincoli (idrogeologico, bellezze naturali, ecc.). I terreni
risultano, per circa il 70% dei casi, a permeabilita' da media ad
elevata e, considerando che in almeno il 23% delle discariche non vi
e' alcuna impermeabilizzazione, questo sta dando luogo ad
inquinamento delle falde acquifere (in molti casi poste a profondita'
inferiore a 10 metri), dei fiumi e dei corsi d'acqua minori oltre che
del terreno. Inoltre, dalle indagini svolte, anche laddove sono
presenti teli impermeabilizzanti sul fondo, essi risultano in genere
inefficaci ad impedire che il percolato penetri nella falda. Infine,
quasi il 40% dei siti considerati e' posto ad una distanza inferiore
a 300 metri dai centri abitati.
La presenza diffusa di rifiuti sul territorio, la pericolosita'
dei rifiuti abbancati senza alcuna opera di protezione, la
vulnerabilita' del territorio, la vicinanza a centri ad elevata
densita' abitativa, inducono a ritenere lo stato di compromissione
dell'area ad elevata pericolosita' sanitaria ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo complessivo dell'intervento e' stimato nell'ordine di
circa 35 miliardi di lire, sulla base di un programma preliminare di
intervento elaborato utilizzando i dati di un indagine effettuata
dall'ANPA. I costi degli interventi piu' urgenti ammontano a circa 20
miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
LIGURIA
Comune - Localita'.
Cogoleto e Arenzano (Genova).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica di area industriale (Stabilimento Stoppani) e relative
pertinenze soggetta ad inquinamento diffuso da cromo.
Perimetrazione del sito.
L'area interessa la foce del torrente Lerone, in comune di
Cogoleto ed Arenzano (Genova).
Lo stato d'inquinamento si presenta diffuso nell'area industriale
degradata sottesa dalle pertinenze dello stabilimento Stoppani. Non
sono presenti abitazioni nell'immediato intorno.
La produzione base dello stabilimento, che e' in attivita' sin
dai primi anni del `900, e' costituita dal bicromato di sodio, dal
quale si ottengono attraverso successivi stadi di lavorazione altri
derivati del cromo.
Dal processo della produzione del bicromato di sodio, residuano
delle ganghe o terre esauste in cui il cromo esavalente solubile puo'
ancora essere presente: tali ganghe sono in parte riciclate, previo
essiccamento, nel processo produttivo, mentre la parte restante, dopo
essere stata sottoposta ad opportuni processi di trattamento che
permettono di abbattere il contenuto in cromo esavalente, e' smaltita
nella discarica in localita' Cava Molinetto.
La quantita' di cromo esavalente ancora presente nelle ganghe e'
diminuita nel tempo in funzione della migliore tecnologia adottata
dalla Ditta, ma a tutt'oggi sono presenti zone direttamente
interessate dallo stabilimento o limitrofe allo stesso, interessate
da accumuli di terre abbandonate, ancora contenenti cromo. Oltre alla
presenza diffusa in terrapieni "storici", oggi in corso di bonifica
mediante "lavaggio", le terre esauste provenienti dal processo
produttivo, dopo essere state sottoposte a depurazione ma comunque
ancora da considerarsi tossiche e nocive, erano smaltite direttamente
sulla spiaggia antistante lo stabilimento su un'area appositamente
concessa a questo scopo dal demanio marittimo.
Successivamente al 1982, ma prima del drastico abbattimento del
tenore di cromo nei rifiuti tale da trasformarli in rifiuti speciali
smaltibili nella discarica del Molinetto, la Stoppani ha stoccato
provvisoriamente i rifiuti ancora tossici e nocivi in "contenitori"
in HDPE (stoccaggio di Pian Masino) in comune di Arenzano.
Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le indagini e gli accertamenti sulle matrici ambientali acque
superficiali, acque sotterranee e suolo svolte dall'ARPAL della
durata di quattro mesi, hanno comportato un costo di circa 0.142
miliardi di lire.
Gli interventi di bonifica della spiaggia e di riqualificazione
del torrente Lerone, che hanno comportato un costo di circa 14.28
miliardi di lire, sono stati ammessi dal Ministero dell'ambiente, con
decreto del 7 luglio 1993, al "Programma di riassetto ambientale
della zona costiera della foce del Torrente Lerone", con un
co-finanziamento comunitario Envireg per un importo pari a 7.14
miliardi; gli interventi sono stati realizzati e collaudati.
Per cio' che concerne gli interventi in corso, risultano avviate
attivita' nell'area del terrapieno su cui insiste lo stabilimento
mediante pompaggio della falda e depurazione delle acque emunte. La
Societa' Stoppani e' vincolata da precedenti accordi con la regione
Liguria ad effettuare interventi di bonifica per ulteriori 6.74
miliardi, per un costo complessivo dell'opera di bonifica pari a
circa 21 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
A seguito della richiesta dei comuni di approfondire la
conoscenza dello stato d'inquinameto dei suoli e delle falde, la
regione ha disposto, in data 11 maggio 2000, un intervento dell'ARPAL
avente per oggetto il "Monitoraggio area Stoppani in comune di
Cogoleto e Arenzano", con lo scopo di effettuare indagini ed
accertamenti sulle matrici ambientali acque superficiali, acque
sotterranee e suolo (terreno superficiale e profondo, sedimenti in
alveo e arenile spiaggia).
Il suddetto monitoraggio si e' concluso il 15 settembre 2000, i
risultati sono stati consegnati il 15 settembre 2000 e 13 novembre
2000; il contenuto delle relazioni consente di affermare l'esistenza
di fenomeni di inquinamento in atto, derivanti da attivita'
industriali pregresse, ma anche da continui episodi di rilascio
inquinanti.
In data 4 ottobre 2000 la Stoppani S.p.a. ha presentato la
comunicazione prevista dall'art. 9 del decreto ministeriale n.
471/1999 sostenendo peraltro la insussistenza di condizioni che
richiedano interventi di messa in sicurezza di emergenza e rilevando
l'inapplicabilita' dell'obbligo di bonifica.
Sulla base dei dati del monitoraggio e della comunicazione
sopracitata, la provincia di Genova, competente ai sensi della legge
regionale n. 18 del 1999 in quanto l'area e' compresa nel territorio
di due comuni, ha emanato un provvedimento che impone all'azienda
interventi di messa in sicurezza d'emergenza.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Concluso il programma Envireg con la bonifica della spiaggia,
sono in corso le attivita' di "lavaggio" del terrapieno su cui
insiste lo stabilimento mediante pompaggio della falda e depurazione
delle acque emunte.
Dal certificato di collaudo parziale al 31 dicembre 2000
risultano eseguiti lavori per complessive L. 19.779.725.123.
Si resta in attesa degli adempimenti dell'azienda in relazione al
provvedimento della provincia di Genova per ulteriori interventi di
messa in sicurezza e per la progettazione di interventi di bonifica.
LOMBARDIA
Comune - Localita'.
Milano - Localita' Bovisa.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica area industriale dismessa.
Perimetrazione del sito.
Il sito, dove era ubicata l'officina del gas di Milano, si trova
nella parte nord del territorio comunale, in zona Dergano-Bovisa ed
ha una superficie di circa 420.000 mq. L'impianto ha fornito gas alla
citta' di Milano per circa 85 anni, dal 1908 al 1994, e fino al 1969
attraverso il processo di distillazione del carbone. L'area e' ora
gestita dall'A.E.M., che mantiene attivita' di distribuzione del
metano, officine, magazzini e una nuova stazione di riduzione di
pressione del metano. L'accordo di programma per la realizzazione
nella zona della Bovisa del nuovo polo universitario del Politecnico
di Milano prevede in futuro l'insediamento nell'area di funzioni
pubbliche, residenziali, commerciali, terziarie di servizio,
produttive, con il recupero di aree per il verde pubblico, i servizi
e i parcheggi.
Il volume del terreno inquinato da trattare e' stato stimato pari
a 90.000 mc.
Gli inquinanti presenti nel terreno contaminato sono
rappresentati principalmente da metalli pesanti e I.P.A. L'area
occupata dall'ex impianto di debenzolaggio risulta contaminata da
valori elevati di BTX. La zona sud-est dell'area, compresa tra la
perimetrale sud-est ed il confine dell'area, risulta contaminata da
ferrocianuri.
Principali caratteristiche ambientali.
I terreni affioranti nell'area sono costituiti da litotipi a
permeabilita' elevata (ghiaie sabbiose).
La collocazione nel contesto urbano di Milano, la vulnerabilita'
della falda, la tipologia e pericolosita' degli inquinanti (metalli
pesanti, IPA, BTX, ferrocianuri) rendono lo stato di compromissione
dell'area ad elevato rischio ambientale e sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell'area sono stati cosi' stimati:
bonifica 48,00 miliardi;
costi gia' sostenuti: 0,495 miliardi;
risorse disponibili: 24,66 miliardi;
risorse da reperire: 23,34 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
In tempi recenti, dal 1995 al 1999, sono state effettuate otto
campagne di indagine consistenti in:
sondaggi a carotaggio continuo;
scavi di esplorazione;
prelievo ed analisi chimiche di campioni di terreno;
prelievo ed analisi di gas interstiziale;
messa in opera di piezometri a profondita' variabile tra 30 e
80 m per la misura mensile dei livelli statici;
prelievo ed analisi chimiche di campioni d'acqua di falda.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il settore Ambiente del comune di Milano ha sviluppato
recentemente un progetto preliminare di bonifica dell'intera area.
Tale progetto prevede interventi di soil washing, soil vapor
extraction e bioventing per il trattamento dei terreni inquinati e
capping ingegneristico per il confinamento e la messa in sicurezza di
alcune aree. Il progetto definitivo del primo lotto di bonifica,
approvato dal comune, prevede una spesa di 23,5 miliardi di lire.
LOMBARDIA
Comune - Localita'.
Cerro al Lambro (Milano) - Localita' Cascina Gazzera.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree inquinate da melme acide
e da terre decoloranti esauste.
Perimetrazione.
Il sito e' costituito da due aree, denominate "Danelli" e
"Montana", interessate dallo scarico abusivo di melme acide,
derivanti dalla raffinazione degli oli usati, e di terre decoloranti
esauste. La prima area, piu' a settentrione, ha una superficie di
16.000 m2 mentre la seconda, piu' meridionale, ha un'estensione di
circa 35.000 m2 e contiene melme acide ad elevata acidita', con
notevole sviluppo di gas contenenti zolfo. Nelle immediate vicinanze
sono presenti un'area con depositi di terre decoloranti ed un'area di
melme acide immerse nel fiume Lambro. L'area Montana presenta pozze
di profondita' pari a circa 1,5 m con melme acide a media acidita',
aree con depositi di terre decoloranti e un'area con croste
bituminose e melme mescolate con sabbia.
Principali caratteristiche ambientali.
Il sito ubicato sulla scarpata prospiciente l'alveo del fiume
Lambro, sponda destra, ha delle quote dei terreni variabili tra 68 e
81 m s.l.m. Il centro abitato piu' vicino, Cerro al Lambro, e'
situato circa 1 km a nord del sito. I vincoli gravanti sull'area sono
i seguenti:
legge n. 431/1985 (Galasso) (art. 1, lettera c);
legge regionale n. 86/1983 - Area di rilevanza ambientale (sud
Milano, Medio Lambro);
legge regionale n. 24/1990 - Parco agricolo sud Milano.
Le aree di interesse sono caratterizzate dall'affioramento di
formazioni alluvionali quaternarie, tipiche di questo tratto di
pianura Padana, costituite da sabbie e ghiaie fini. La vulnerabilita'
della falda e' medio-alta e quindi lo sversamento sul terreno di
rifiuti pericolosi, con il loro carico di sostanze tossiche,
rappresenta un effettivo elevato rischio per le acque sotterranee.
La pericolosita' degli inquinanti, il loro diretto contatto con
le acque fluviali, la formazione di esalazioni di gas irritanti, la
rilevanza ambientale dell'area portano a considerare la situazione
del sito come ad elevato rischio sanitario ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell'area sono stati cosi' stimati:
bonifica: 82,5 miliardi;
finanziamento gia' accordato: 0,5 miliardi (regione Lombardia,
legge regionale n. 94/1980);
risorse disponibili: 34 miliardi;
risorse da reperire: 48 miliardi.
L'intervento sul sito e' stato inserito nel Progetto strategico
7.1.1 "Pianificazione delle aree contaminate e realizzazione dei
progetti di bonifica con l'alta sorveglianza della regione".
Piano di caratterizzazione.
Il Piano di caratterizzazione, elaborato e trasmesso al comune di
Cerro al Lambro con nota del 20 luglio 1999, e' stato esaminato dal
Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n. 94/1980 nella seduta
del 9 novembre 1999.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il progetto definitivo, assimilabile all'esecutivo, elaborato e
trasmesso al comune di Cerro al Lambro con nota 20 luglio 1999, e'
stato esaminato dal Comitato tecnico, ex art. 17 legge regionale n.
94/1980 nella seduta del 9 novembre 1999. In data 12 dicembre 2000 si
e' avuta l'inizio delle attivita' di cantiere per un primo lotto
degli interventi per un importo di circa 56 miliardi.
MARCHE
Comune - Localita'.
Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle (Macerata).
Porto Sant'Elpidio, Sant'Elpidio a mare (Ascoli Piceno).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale del Basso Bacino del fiume
Chienti.
Perimetrazione.
L'area della bassa valle del fiume Chienti, e' interessata dalla
presenza di numerose aziende del settore calzaturiero, che utilizzano
composti organoalogenati per il lavaggio di fondi di calzature in
poliuretano. I rifiuti di tali processi, classificati come
pericolosi, sono stati sversati sul suolo, nel sottosuolo e nelle
acque di falda attraverso pozzi.
Gli inquinanti, costituiti prevalentemente da tricloroetano,
tricloroetilene e tetracloroetilene, hanno contaminato una vasta area
in sinistra idrografica del fiume Chienti, avente un'ampiezza attorno
ai 10 km2 (Comuni di Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle),
un'area piu' limitata in destra idrografica, limitatamente agli
ultimi 2 km della foce del fiume (Comune di Porto Sant'Elpidio) ed
un'area piu' ristretta, la cui estensione e' da definire, in destra
idrografica del fiume (Comune di Sant'Elpidio a Mare).
Principali caratteristiche ambientali.
I terreni sono costituiti prevalentemente da alluvioni sabbioso -
ghiaiose molto vulnerabili.
La situazione ambientale e' molto critica in quanto
l'inquinamento ha interessato molti pozzi privati utilizzati a scopo
idropotabile nonche' i pozzi delle centrali di sollevamento degli
acquedotti di Montecosaro e Civitanova Marche, situati a valle dei
punti di sversamento, costringendo i comuni interessati a spendere
ingenti cifre per la depurazione e potabilizzazione delle acque
contaminate.
Sono in corso procedimenti giudiziari nei confronti di alcune
aziende del settore calzaturiero all'interno del perimetro o nelle
cui aree circostanti sono stati sversati rifiuti liquidi a base di
sostanze alogenate.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell'area sono stati cosi stimati:
+=============================================+======+================+
|Caratterizzazione | 0,60|miliardi di lire|
+=============================================+======+================+
|Messa in sicurezza del terreno | 2,00| " |
+=============================================+======+================+
|Messa in sicurezza delle acque di falda e dei| | |
|siti inquinati | 4,00| " |
+=============================================+======+================+
|Monitoraggio e controlli | 0,25| " |
+=============================================+======+================+
|Interventi di messa in sicurezza del campo | | |
|pozzi uso idropotabile del comune di | | " |
|Civitanova: |1,50 | |
+=============================================+======+================+
|Totale costo intervento | 8,35|miliardi di lire|
+=============================================+======+================+
Piano di caratterizzazione.
In passato e nel periodo marzo/agosto 1999 sono state effettuate
analisi chimiche sulle acque di falda, che hanno evidenziato una
vasta area con valori di concentrazione di tricloroetano e di
percloroetilene maggiori di 30 microgrammi/l.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E' stata elaborata la progettazione di massima, con la stima dei
costi complessivi.
MOLISE
Comune - Localita'.
Guglionesi (Campobasso) - Macchie.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di un ex impianto di
lombricoltura (Guglionesi II).
Perimetrazione.
L'area in oggetto (S = 8 ettari) era stata inizialmente
autorizzata per la realizzazione di un impianto di selezione di RSU
per il successivo processo di compostaggio, con annesso un impianto
di allevamento di lombrichi da alimentare con il composto ottenuto
dal trattamento dei rifiuti.
La gestione impropria ed abusiva dell'impianto, con lo stoccaggio
nell'impianto di quantitativi ingentissimi di rifiuti di provenienza
civile ed industriale (RSU, fanghi di depurazione civile, di
conceria, di natura agro-alimentare, di cartiere, etc.), ha provocato
l'inquinamento del sito da metalli pesanti (prevalentemente cromo e
mercurio, presenti in elevate quantita' nei fanghi trattati
nell'impianto). La situazione ambientale e' aggravata dal fatto che
gli inquinanti presenti sono dilavati dalle acque superficiali, che
scorrono lungo le numerose piccole incisioni dell'area, e si
infiltrano nel terreno raggiungendo la falda idrica subsuperficiale,
avente una circolazione di modesta entita'.
Principali caratteristiche ambientali.
Morfologicamente l'area in oggetto e' costituita da una fascia di
raccordo tra i rilievi collinari su cui sorge l'abitato di Guglionesi
e il fondovalle del fiume Biferno. Le pendenze sono modeste e non
sono presenti fenomeni di instabilita' dei versanti.
I terreni affioranti sono argillosi - sabbiosi - conglomeratici.
Dal punto di vista litologico si tratta di una facies decisamente
rimaneggiata ed alterata del substrato, affiorante lungo i
retrostanti rilievi collinari e costituito da alternanze di sabbie
argillose giallastre ed argille marmose grigio-azzurrognole.
Tali terreni presentano un ridotto valore della permeabilita'
qualora risultino in posto e non alterati; i loro prodotti di
alterazione, invece, sono caratterizzati da una permeabilita' piu'
elevata e sono frequentemente sede di circolazione idrica
sotterranea.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell'area sono stati cosi stimati:
+=================+=====+==================+
|- bonifica |4,000|miliardi di lire |
+=================+=====+==================+
|- monitoraggio |0,060|" |
+=================+=====+==================+
|Totale |4,060| " |
+=================+=====+==================+
Piano di caratterizzazione.
Nel 1990 furono eseguite dal PMP di Campobasso analisi chimiche
su campioni di fanghi provenienti da industrie extra regionali,
utilizzati all'interno dell'impianto; le analisi evidenziarono la
presenza di quantita' anomale di cromo e mercurio, in concentrazioni
superiori a quelle riportate nella tabella 1.1 della deliberazione
C.I. 27/7/84 (classificazione: rifiuti tossico-nocivi).
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E' stato elaborato un progetto di messa in sicurezza del sito,
consistente nella realizzazione di un diaframma plastico perimetrale
continuo, composto da palancole in HDPE giuntate longitudinalmente e
messe in opera all'interno di un cavo realizzato con progetto, ed
immettendo a fondo cavo, prima della posa delle palancole, prodotti
impermeabilizzanti quali resine, argilla o prodotti similari.
L'intervento dovrebbe essere completato da una contemporanea
copertura dell'area occupata dai rifiuti con uno strato di terreno
impermeabile compattato e con un successivo strato di uguale spessore
di terreno sabbioso, vegetale, opportunamente piantumato con essenze
autoctone.
Durante l'intervento e' previsto un piano di monitoragio e
controllo consistente nella realizzazione di 14 piezometri lungo il
perimetro esterno al diaframma impermeabile e nel prelievo ed analisi
chimica di campioni di aria, suolo e acque superficiali e
sotterranee.
PIEMONTE
Comune - Localita'.
Torino - Localita' Basse di Stura.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale della zona del parco fluviale
contaminata dallo smaltimento abusivo di rifiuti industriali.
Perimetrazione del sito.
L'area, che ha un'estensione di circa 135 ettari, e' compresa in
una zona di parco fluviale (riva destra del fiume Stura di Lanzo) ed
e' praticamente interna al tessuto urbano della citta' di Torino.
Essa si trova nella periferia nord della citta', all'interno di un
quadrilatero definito dalla sponda destra del fiume Stura di Lanzo a
nord, dalla superstrada per Caselle a est, da via Reiss Romoli a sud
e dalla strada dell'aeroporto a ovest.
L'area e' stata oggetto di smaltimento abusivo di rifiuti
industriali e non fin dal secondo dopoguerra.
Le principali tipologie di rifiuti sono riconducibili alle
attivita' siderurgiche, come sali da rifusione dell'alluminio e
scorie di fonderia. Altre tipologie di rifiuti sono costituite da
fanghi e morchie oleose, idrocarburi, etc.
Le molte cave disseminate lungo il corso del fiume hanno
comportato un notevole degrado generale nonche' facilitato
l'interramento abusivo di rifiuti.
Principali caratteristiche ambientali.
La zona si colloca all'interno del conoide della Stura di Lanzo;
si tratta di una struttura costituita dalla sovrapposizione dei
depositi di origine fluviale e fluvioglaciale di eta' quaternaria
separati da scarpate di terrazzo. I depositi a quote piu' elevate
sono costituiti da sedimenti fluvioglaciali mentre quelli a quote
inferiori corrispondono ai depositi alluvionali recenti ed attuali
dei corsi d'acqua. Litologicamente i depositi sono costituiti da
sabbia e ciottoli in matrice medio - fine con locali lenti e livelli
limoso - argillosi intercalati a livelli sabbiosi. In profondita'
sono presenti depositi marini pliocenici caratterizzati da litotipi
sabbiosi, argillosi e marnosi. I depositi alluvionali superficiali,
di spessore variabile tra 20 e 40 m, hanno permeabilita' elevata e
sono sede di una falda freatica collegata all'idrografia
superficiale. Sotto i depositi grossolani sono situati limi e argille
intercalati a livelli sabbioso - ghiaiosi, sede di falde in
pressione. La soggiacenza media della falda freatica e' di circa 7 m
dal p.c., con escursioni annuali di 1-3 m. La direzione di flusso
delle acque sotterranee e' prevalentemente disposta lungo la
direttrice NW - SE. Il fiume Lanzo di Stura funge quindi da
collettore principale delle acque sotterranee.
L'attuale morfologia e' il risultato di una serie di interventi
antropici, quali estrazione di ghiaia, realizzazione di insediamenti
industriali e di discariche industriali collegate sia a stabilimenti
interni alle Basse di Stura sia ad attivita' produttive esterne.
L'estensione dell'area, la sua rilevanza ambientale, la
prossimita' a centri abitati ad elevata densita' di popolazione, la
pericolosita' degli inquinanti, la vulnerabilita' della falda e dei
corpi idrici superficiali portano a ritenere la situazione ambientale
dell'area ad elevato rischio sanitario ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di bonifica dell'area sono stati cosi' stimati:
+=========================================+==========+===================+
|- bonifica | 56,88| miliardi di lire |
+=========================================+==========+===================+
|- finanziamento gia' accordato | 20,00 | " |
+=========================================+==========+===================+
|- importo richiesto | 36,88| " |
+=========================================+==========+===================+
Piano di caratterizzazione.
In passato sono state effettuate analisi dei suoli e delle acque
sotterranee, che hanno evidenziato valori di contaminazione
significativi sia per i terreni (Cr, Ni, Cu, Cd, Co, Pb e Zn) che per
la falda (Cr, Ni e cloruri). Altre sostanze inquinanti, rilevate
dalle analisi di campioni prelevati nell'area, sono costituite da
idrocarburi, ammoniaca, fluoruri, nitriti, nitrati e naftalene.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare per i restanti 36,88 mld.
PUGLIA
Comune - Localita'.
Bari - Fibronit.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale area industriale dismessa.
Perimetrazione del sito.
Lo stabilimento di cemento - amianto Fibronit di Bari si estende
per circa 100.000 mq nel cuore della citta' di Bari ed ha svolto la
propria attivita' per circa 50 anni.
A seguito della cessazione dell'attivita' nell'anno 1985, lo
stabilimento non ha subito alcun intervento di risanamento o di
conservazione.
Nell'ottobre 1995 l'area fu sottoposta a sequestro giudiziario;
attualmente l'area risulta dissequestrata.
Principali caratteristiche ambientali.
Il sito e' all'interno dell'area metropolitana di Bari,
confinando con i quartieri densamente popolati di: Japigia,
Madonnella e San Pasquale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Le prime stime, effettuate sulla base dei dati preliminari di
estensione e di tipologia di inquinamento, indicano un fabbisogno di
larga massima pari a circa 15 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Durante il sequestro furono effettuate indagini di
caratterizzazione ambientale, che hanno accertato lo stato di
contaminazione del suolo, attribuibile all'amianto, per svariati
metri in profondita'. Inoltre nel sito sono presenti circa 35.000 mq
di tettoie in ondulati di cemento - amianto, in pessimo stato di
conservazione.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
A seguito dei risultati delle indagini di caratterizzazione
l'azienda, nel 1997, in forza di Ordinanze Sindacali fu costretta a
coprire le aree scoperte dello stabilimento onde evitare ulteriore
dispersioni di polveri e fibre di amianto nell'abitato circostante.
La Giunta del Comune di Bari ha trasmesso al Ministero dei lavori
pubblici ed alla Regione Puglia, nel luglio 1999, una proposta di
PRUSST concernente una bonifica parziale dell'area di proprieta'
Fibronit, finalizzata alla realizzazione sul sito di infrastrutture
viarie e di una piazza pubblica.
SARDEGNA
Comune - Localita'.
Area del Sulcis - Iglesiente - Guspinese ricomprendente 34
comuni.
Intervento di emergenza comuni di Iglesias, Guspini, Arbus, Domus
Novas (Cagliari).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale delle aree minerarie dismesse
del Sulcis - Iglesiente - Guspinese.
Perimetrazione del sito.
Un accordo di programma e' stato sottoscritto il 25 gennaio 1997
tra il Ministero dell'ambiente, la regione autonoma della Sardegna e
l'Ente Minerario Sardo (EMSA) per i disinquinamento ed il ripristino
ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis - Iglesiente -
Guspinese. Gli interventi previsti nel suddetto piano sono stati
organizzati sulla base del grado di priorita' e suddivisi in:
interventi di emergenza, interventi prioritari ed interventi di
bonifica finale e valorizzazione.
Per cio' che concerne gli interventi di emergenza, le aree in
oggetto afferiscono alle zone minerarie di Masua, Barraxiutta,
Montevecchio e Ingurtosu, Monteponi, Campo Pisano e San Giovanni
nonche' Montevecchio Levante.
In queste aree sono presenti notevoli centri di pericolo
costituiti da scavi di grandi dimensione, discariche di materiali
fini di processo, bacini di decantazione fanghi di processo e cumuli
di scarti di lavorazione.
Per fornire un'idea della vastita' del problema e del rischio
ambientale connesso basti ricordare i 50 scavi (S = 12 ettari, V =
1,4 Mm3), le centinaia di discariche (S = 35 ettari, V = 1,5 Mm3) e
gli abbancamenti dei fini di processo (S = 250 ettari, V = 2 Mm3)
nell'area mineraria di Montevecchio e Ingurtosu. Altro esempio
significativo e' costituito dalla discarica di fanghi rossi, che
occupa una superficie di 16 ettari nella Valle d'Iglesias, sottoposta
a intensi fenomeni erosivi ed al conseguente deposito e rilascio nei
suoli di quantita' notevoli di sedimenti e di metalli pesanti (Pb,
Zn, Cd, Hg, Fe, Cu, Mn).
Principali caratteristiche ambientali.
Quasi tutti i bacini di contenimento interni alle miniere sono
soggetti a fenomeni di instabilita' degli argini, ad un'intensa
azione erosiva da parte degli agenti meteoclimatici con conseguente
inquinamento dei suoli e delle acque superficiali e sotterranee.
Significativo e' cio' che avviene nell'area mineraria di Montevecchio
e Ingurtosu (Comuni di Guspini e Arbus), dove la risalita della
falda, non piu' pompata dai cantieri minerari, ha invaso la galleria
in localita' Casargiu, che trasporta ormai acqua a pH acido (5,5 - 6)
inquinata da metalli pesanti e solfati.
In tutte le aree in questione e' presente una polverosita'
diffusa nell'aria a causa del trasporto colico dei materiali fini
dalle vaste superfici di discariche e accumuli.
Tutte le aree in oggetto sono inserite in contesti territoriali
di pregiato valore paesaggistico e ad elevato potenziale turistico.
La vastita' dell'area, la pericolosita' degli inquinanti gia'
presenti nelle acque superficiali e profonde oltre che nei suoli, il
pregio ambientale dell'area, oltre al valore storico delle
testimonianze di archeologia industriale presenti nella stessa,
portano a ritenere la situazione ad elevato rischio sanitario ed
ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi di totali di intervento possono essere cosi' suddivisi:
+==================================+===========+======================+
|- emergenze | 41| miliardi di lire |
+==================================+===========+======================+
|- interventi prioritari | 260| " |
+==================================+===========+======================+
|- boninfica e valorizzazione | 640| " |
+==================================+===========+======================+
| Totale | 941| " |
+==================================+===========+======================+
Il costo per le emergenze e gli interventi prioritari e' quindi
stimabile in circa 301 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Sono state eseguite analisi di dettaglio sia delle acque
sotterranee che superficiali delle aree minerarie del Fluminese di
Montevecchio, Levante, di Ingurtosu Naracauli, di Montevecchio
ponente, del Rio San Giorgio, dell'anello metallifero - Iglesiente
del Sulcis che hanno eviedenziaro in estrema sintesi la presenza
diffusa di metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, ferro e
rame. A titolo di esempio il Rio Piscinas ha evidenziato un
considerevole aumento delle concentrazioni dei suddetti metalli a
monte dei lavori minerari che hanno evidenziato concentrazioni di 133
ppm per lo zinco, 1013 ppm per il piombo e 1050 ppm per il cadmio.
Inoltre da diversi mesi si e' determinata la fuoriuscita delle acque
di falda dopo la chiusura dei lavori minerari. Queste acque riversano
nel Rio Piscinas concentrazioni di metalli piuttosto allamanti (Zn
1500 ppm, Cd 200 ppm, Fe 130 ppm) e una sospensione costituita al 50%
di Fe ai quali occorre porre rimedio con gli interventi di emergenza.
Anche sui terreni, sui sedimenti fluviali e sulle discariche
minerarie e' stato eseguito un programma molto circostanziato di
analisi, che hanno evidenziato alti valori di concentrazione dei
metalli pesanti.
Un programma di analisi eseguite sui terreni dell'area mineraria
di Montevecchio Levante (Comune di Guspini) ha evidenziato tenori
molto elevati di Pb (120 - 11.350 g/t), (Zn 140 - 11.400 g/t), (Cd 3
- 98 g/t) e As (18 - 1.180 g/t), provocando la desertificazione dei
suoli circostanti.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Per gli interventi ritenuti di emergenza esistono dei piani di
fattibilita' relativi alle aree minerarie di seguito riportate:
Masua - Comune di Iglesias;
Barraxiutta - Comune di DomusNovas (Cagliari);
Montevecchio, Ingurtosu - Comuni di Guspini e Arbus;
Monteponi - Comune di Iglesias;
Campopisano, Monteponi, S. Giovanni - Comune di Iglesias;
Montevecchio - Comune di Guspini.
SICILIA
Comune - Localita'.
Biancavilla (Catania).
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale delle aree urbane e suburbane
inquinate da amianto.
Perimetrazione del sito.
Il sito e' costituito da una cava ubicata a Monte Calvario, in
prossimita' del centro abitato di Biancavilla, dalla quale si
estraeva (Ordinanza del sindaco di Biancavilla n. 32 del 12 marzo
1999 di divieto assoluto dell'attivita' di cava, di frantumazione e
movimentazione) del pietrisco lavico contaminato da materiali fibrosi
della famiglia dell'amianto (anfiboli, tremolite, actinolite, etc.) e
da molti edifici del centro storico di Biancavilla costruiti con
malte e intonaci prodotti attraverso la macinazione della roccia
proveniente dalla cava citata.
Un recente studio condotta dall'Istituto superiore di sanita' in
collaborazione con le competenti autorita' sanitarie locali ha
evidenziato, sulla base di dati ISTAT, un tasso anomalo di mortalita'
per tumore maligno della pleura (mesotelioma) verificatesi a
Biancavilla negli anni 1988-1992 riconducibile all'anfibolo di Monte
Calvario.
Principali caratteristiche ambientali.
La pericolosita' dell'amianto, la sua presenza diffusa in forma
disperdibile sia nel sito di estrazione che nel centro abitato, le
preoccupanti evidenze epidemiologiche di incremento della mortalita'
per patologie riconducibili all'amianto portano a ritenere la
situazione ad elevato rischio sanitario ed ambientale.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo totale di bonifica e' stato stimato pari a circa 40
miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
La struttura commissariale ha organizzato un gruppo di lavoro, a
cui partecipano rappresentanti del Ministero ambiente, Enea, ISS,
ISPESL e OMS, che ha eseguito una serie di indagini ambientali (ENEA,
ISPESL e CRA Piemonte) ed ha redatto un piano di intervento
sull'area.
Al C.R.A. Piemonte e' stato conferito un incarico da ENEA al fine
di effettuare una campagna di monitoraggio nei suoli e nell'aria del
comune di Biancavilla, consistente in:
prelievo ed analisi di cento campioni di suolo, di cui sessanta
provenienti dalle carote prelevate nel centro abitato di Biancavilla
e quaranta provenienti dai margini delle strade asfaltate o sterrate,
dalla cava di Monte Calvario e dal materiale di scavo della galleria
ferroviaria Circumetnea;
prelievo ed analisi di trenta campioni di aria nel centro
abitato, in corrispondenza delle strade sterrate e nei luoghi di
maggiore traffico veicolare, nonche' nella cava e nella galleria.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il comune di Biancavilla ha proposto una serie di interventi
consistenti in:
ricoprimento delle aree attualmente occupate da depositi di
sabbia e materiale sciolto contenente fibre di amianto;
attuazione di interventi atti ad abbattere la polverosita' del
territorio comunale (asfaltatura delle strade, previa necessaria
realizzazione di rete fognante ed idrica, etc.),
azioni volte a mantenere in sicurezza le fibre presenti negli
edifici, quali il confinamento con vernici ricoprenti o simili degli
intonaci interni, etc.
A tale proposito il gruppo di lavoro ha elaborato un piano di
sicurezza relativo all'esecuzione delle opere sopra descritte.
Inoltre l'ENEA, su incarico del Commissario di Governo, ha
elaborato il "progetto preliminare di messa in sicurezza provvisoria
della cava di Monte Calvario e di sistemazione del materiale di scavo
nell'abitato e della galleria ferroviaria circumetnea".
TOSCANA
Comune - Localita'.
Livorno.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale dell'area portuale e
industriale.
Perimetrazione del sito.
Il sito occupa un'area portuale dove si sono accumulati sedimenti
sul fondo del canale industriale.
I principali inquinanti presenti nei sedimenti sono costituiti
da: metalli pesanti (Pb, Hg, Cu, Zn, Cr) e da idrocarburi policiclici
aromatici (I.P.A.).
Il sito e' gia' inserito nel Piano d'area relativo all'area a
rischio di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 175/1988
e successive modifiche e integrazioni.
Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I costi dell'intervento possono essere cosi' suddivisi:
fase di dragaggio 4,4 miliardi;
fase di trattamento 15,31 miliardi;
totale (IVA esclusa) 19,81 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
Il quantitativo dei sedimenti sul fondo del canale industriale e'
valutato in circa 180.000 mc.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
E' stato elaborato un progetto di bonifica consistente nelle
seguenti fasi:
analisi dei sedimenti e delle acque;
dragaggio dei fondali;
analisi dei materiali dragati;
stoccaggio;
smaltimento e/o recupero tramite:
lavaggio basico dei fanghi per la estrazione della componente
organica;
inertizzazione della componente inorganica mediante
miscelazione dei fanghi con cemento, silicato sodico e calce al fine
di un successivo riutilizzo e/o smaltimento.
UMBRIA
Comune - Localita'.
Terni - Localita' Valle - Papigno.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale area industriale siderurgica.
Perimetrazione del sito.
Il sito in oggetto comprende l'area relativa all'impianto
siderurgico di Terni, dove vengono prodotti semilavorati di acciaio
nella sua configurazione storica ed attuale.
La societa' Terni per l'acciaio e l'elettricita' ha svolto in
passato, le proprie attivita' in varie aree del comune di Terni.
In particolare le attivita' produttive che oggi sono concentrate
in un unico stabilimento, fino alla meta' degli anni '70 si sono
svolte anche in aree, attualmente dismesse e di proprieta' del comune
di Terni.
Consistenti zone delle suddette aree sono state utilizzate per
deposito provvisorio e/o definitivo di materiali di scarto delle
attivita' produttive.
In particolare gli interventi che saranno attuati riguardano:
bonifica e messa in sicurezza dell'area industriale dismessa in
localita' Papigno, e degli ex stabilimenti Gruber e Centurini nonche'
del sito della vecchia discarica per scorie siderurgiche dismessa nel
1972 e ubicata all'interno dell'unita' produttiva;
bonifica e miglioramento ambientale dell'attuale sito di
discarica di 2a categoria tipo B per rifiuti speciali, attiva, che
ricomprende una zona destinata fino al 1997 a discarica di 1a
categoria, al servizio dei comuni e dell'area ternana;
bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da PCB
ubicate all'interno dell'attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e
nell'area dell'ex stabilimento di Papigno;
bonifica e messa in sicurezza delle aree contaminate da amianto
ubicate all'interno dell'attuale stabilimento siderurgico A.S.T. e
nell'area dell'ex stabilimento di Papigno;
bonifica e miglioramento ambientale delle aree contaminate da
polveri prodotte dal processo siderurgico ubicate sia all'interno che
nelle immediate adiacenze dello stabilimento.
Principali caratteristiche ambientali.
I siti individuati costituiscono nel loro complesso una zona
caratterizzata da una netta prevalenza di attivita' industriali
ancora in essere o dismesse che hanno trovato in quest'area la loro
naturale collocazione a partire dagli anni ottanta del secolo scorso
per una serie di favorevoli condizioni legate essenzialmente alla
disponibilita' di energia a basso costo ed una morfologia
particolarmente adatta per l'installazione di attivita' artigianali
ed industriali, ancorche' di notevolissimo pregio paesaggistico ed
ambientale in quanto posta nel tratto iniziale della media Valnerina
conosciuta a livello nazionale ed internazionale per le sue
pecularieta' naturalistiche di cui l'emergenza piu' rilevante e'
costituita dalla Cascata delle Marmore.
Nel tempo lo sviluppo urbanistico della citta' di Terni ha fatto
si' che l'area industriale originariamente collocata completamente al
di fuori del nucleo urbano, venisse inglobata nel tessuto cittadino e
quindi attualmente lo stabilimento A.S.T. ed anche le aree
industriali dismesse sono completamente contornate da insediamenti
residenziali.
Cio' ha comportato che l'attivita' industriale ed i nuclei urbani
interferiscono fortemente tra loro determinando reciproci
condizionamenti.
Va inoltre fatto rilevare che l'ormai piu' che secolare presenza
delle suddette attivita' industriali siderurgiche, chimiche e tessili
caratterizzate da processi produttivi di rilevantissima potenzialita'
e di forte impatto, ha dato luogo soprattutto nei periodi passati sia
per la scarsa sensibilita' dei problemi ambientali che per la
mancanza di norme di salvaguardia, a situazioni di concreti rischi
per l'ecosistema con pesanti riflessi sull'utilizzo delle aree.
Per tali ragioni si ritiene particolarmente importante produrre
un tempestivo ed efficace sforzo di risanamento dell'intera area.
La vastita' dell'area, il pregio naturalistico delle aree
circostanti, la sua collocazione nel tessuto cittadino, il pericolo
connesso alla tipologia degli inquinanti ed alla presenza di
discariche industriali, le ragioni occupazionali portano a ritenere
che il sito presenti caratteristiche di elevato rischio ambientale e
sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Stimati 41,5 miliardi appaltabili nel 2000, 14,5 miliardi nel
2001 ed a completamento oltre il 2001 9,0 miliardi, per un totale di
65,0 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
VALLE D'AOSTA
Comune - Localita'.
Emarese - Localita' Settarne-Chassant.
Tipologia dell'intervento.
Messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di cava di
amianto e delle annesse discariche.
Perimetrazione.
Il sito e' ubicato ad un'altitudine di 1370 m circa s.l.m, ed ha
un'estensione complessiva di circa 40.000 mq.
L'area presenta cumuli ingenti di amianto in scaglie, derivanti
dalle vecchie attivita' di cava terminate all'inizio degli anni 70.
L'area e' stata scavata ad imbuto di ampiezza significativa e in
minima parte riempita con materiale di cava; sono presenti diversi
buchi sul versante a monte, derivanti da una gestione della cava
effettuata attraverso lo scavo di gallerie nella montagna. Queste
ultime stanno provocando seri problemi di stabilita' della parte
superiore della montagna, che e' anche interessata dalla presenza di
un piccolo centro abitato.
L'intera area e' priva di protezione e di copertura per cui,
oltre ai citati problemi di stabilita', e' presente il problema del
rischio di dispersione in atmosfera delle fibre libere di amianto
rilasciate dalle scaglie di minerale cavato ed accumulato nel sito.
L'area, essendo ubicata in montagna e soggetta quindi a intense
precipitazioni nevose, non e' accessibile nel periodo invernale, con
conseguenti difficolta' di esecuzione delle indagini e degli
interventi in sito per almeno sei mesi all'anno.
Principali caratteristiche ambientali.
In corso di acquisizione.
La vastita' dell'area, il pericolo connesso alla tipologia degli
inquinanti ed alla presenza di discariche di rifiuti contenenti
amianto, il pregio naturalistico delle aree circostanti,
l'instabilita' dei versanti portano a ritenere che il sito presenti
caratteristiche di elevato rischio ambientale e sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi, comprendenti le fasi preliminari alla
progettazione, la progettazione stessa, la messa in sicurezza, la
bonifica ed il ripristino ambientale dell'area, e' stimato pari a
circa 40 miliardi.
Piano di caratterizzazione.
E' stato elaborato solo in minima parte in riferimento ad alcune
analisi ambientali.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
VENETO
Comune - Localita'.
Mardimago e Ceregnano (Rovigo).
Tipologia dell`intervento.
Bonifica area di smaltimento abusivo di rifiuti industriali.
Perimetrazione.
Alle porte di Rovigo, nella frazione di Mardimago, si trova uno
stoccaggio di varie tipologie di rifiuti, noto come "discarica
abusiva di Mardimago". L'area e' stata destinata da verde agricolo a
infrastruttura di servizio dell'impianto di seconda categoria,
consistente in una discarica di tipo II A. Le abitazioni piu' vicine
si trovano a distanza di circa 400 m.
Sull'area, di superficie pari a circa 16.000 m2, giacciono
stoccate dalla fine del 1996 circa 21.000 tonnellate di rifiuto
"fluff" (proveniente dall'attivita' di demolizione di autoveicoli e
costituito da parti gommose, plastiche e di tessuto triturate e
miscelate), circa 1.500 tonnellate di sale da conceria e 8 - 10 big -
bags contenenti polverino. Il fluff risulterebbe provenire dalle
ditte "Acciaierie Venete" di Padova (Transider Falk), il sale da
aziende del settore conciario (fase di scarnatura delle pelli) e il
polverino da impianti di abbattimento dei fumi di acciaieria.
Il fluff presenta rischi per la salute pubblica e per l'ambiente
rappresentati dai fenomeni di combustione nella parte esterna del
cumulo, con dispersione incontrollata di fiumi e vapori pericolosi in
atmosfera (la periferia della citta' di Rovigo dista circa 6 km in
linea d'aria). A seguito di un importante fenomeno di combustione del
fluff il Comune ha aperto un procedimento amministrativo, emettendo
una serie di ordinanze comunali nei confronti della ditta
proprietaria del materiale (Geotecas) e del proprietario del terreno
(societa' Geotech). Ai sensi del decreto legislativo n. 22/1997 il
comune di Rovigo sta operando, in sostituzione dei responsabili
inadempienti gia' sottoposti a procedimento penale, per la messa in
sicurezza e la bonifica dell'area. Il materiale in oggetto non e'
stato inserito dal decreto ministeriale 5 febbraio 1998 nella lista
dei rifiuti non pericolosi riutilizzabili. In attesa dell'emanazione
del prossimo decreto sulle tipologie di rifiuti pericolosi
recuperabili, tale tipologia di rifiuto, in base alle concentrazioni
di metalli, alla presenza di oli, solventi e PCB, e' stato
classificato come rifiuto tossico - nocivo ai fini dello smaltimento
in discarica.
I cumuli di sale non adeguatamente protetti rilasciano, per
effetto del dilavamento delle acque meteoriche, cloruri e materiale
organico nelle acque superficiali dei fossi adiacenti, nel terreno e
di conseguenza nelle acque di falda; gli ultimi dati di monitoraggio
ambientale (maggio 1999) hanno infatti segnalato un costante aumento
della conducibilita' elettrica e del COD nelle acque circostanti.
Tale tipologia di rifiuto e' stato classificato ai fini di un
eventuale smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come
rifiuto speciale non tossico - nocivo.
La caratterizzazione chimica del polverino ha evidenziato
l'elevata presenza di metalli pesanti (piombo, cadmio e cromo
esavalente) e la sua classificazione ai fini di un eventuale
smaltimento (Deliberazione C.I. 27 luglio 1984) come rifiuto tossico
- nocivo. Esso e' inoltre infiammabile ed esplosivo quando macinato e
libera a contatto con acqua arsine e fosfine.
Nel comune di Ceregnano, in localita' Lama Polesine, sono
presenti ingenti quantita' di fluff all'interno e all'esterno di un
capannone di proprieta' della societa' Geotecas. Anche in questo caso
il comune sta operando in via sostitutiva in danno dei responsabili
inadempienti.
Principali caratteristiche ambientali.
Dal punto di vista idrologico l'area e' circondata da acque
superficiali consistenti in: bacino di cava (lato sud), fossati
d'irrigazione a confine dell'area (lati nord, est ed ovest), canali
di bonifica (scolo Cesta e Ceresolo).
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
I finanziamenti finora ottenuti dalla provincia e dalla regione
per la messa in sicurezza e bonifica del sito di Mardimago ammontano
a 980 milioni. Circa 250 milioni sono stati spesi per i primi
interventi di messa in sicurezza dell'area e per la caratterizzazione
preliminare di tutto il sito. La restante cifra sara' utilizzata per
l'inizio dell'intervento di bonifica dei cumuli di sale da conceria e
del polverino.
Il costo totale dell'intervento di bonifica e ripristino
ambientale e' stato stimato in circa 13 miliardi di lire, dei quali 4
per il sito di Ceregnano.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
La messa in sicurezza del sale da conceria e' stata effettuata
mediante una copertura con tettoia e teli di idonea resistenza per
impedire il percolamento delle acque meteoriche mentre quella del
fluff e' consistita nella realizzazione di arginature attorno al
cumulo e di un sistema di bagnatura della superficie del cumulo al
fine di minimizzare i fenomeni di combustione e la conseguente
dispersione di aerosol e fumi dannosi per la salute pubblica.
Il progetto preliminare di bonifica del sito di Mardimago prevede
per il fluff due alternative:
A) Smaltimento transfrontaliero del rifiuto ad esempio in cave
o miniere in Germania, disponibili ad accettare il materiale (costo
pari a circa 9 miliardi).
B) Declassazione ai fini dello smaltimento di parte del
materiale contaminato (costo pari a circa 7 miliardi), attraverso le
seguenti fasi:
smassamento e separazione meccanica del rifiuto (separazione
in lotti omogenei, vagliatura meccanica nelle due classi
granulometriche > e < 4 mm, lavaggio con acqua in pressione,
caratterizzazione chimica delle due frazioni ottenute);
smaltimento finale del rifiuto in discariche italiane di
seconda categoria - tipo B.
Per quanto riguarda il sale e' prevista la rimozione ed il suo
recupero come antighiaccio stradale (costo circa 200 milioni). Il
polverino, in considerazione delle quantita' limitate, sara' rimosso
e smaltito in discarica (costo circa 8 milioni).
Una volta rimossi i rifiuti si procedera' alla valutazione del
grado di contaminazione dei terreni sottostanti e delle acque
superficiali e di falda.
Un progetto preliminare di bonifica del sito di Ceregnano prevede
l'asportazione e lo smaltimento del fluff in discarica autorizzata
(costo circa 4 miliardi).
PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO
Comune - Localita'.
Bolzano.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica aree industriali dismesse.
Perimetrazione.
Lo stabilimento Aluminia, edificato nei primi anni '30, si trova
nell'area industriale di Bolzano. Inizialmente l'area presentava
dislivelli successivamente colmati con materiale di riporto; con
l'ampliamento dello stabilimento, si resero necessari altri
riempimenti realizzati anche con materiale proveniente dalla
demolizione di vecchi capannoni e sale forni, e molto probabilmente
con impiego di scorie di produzione provenienti da altri stabilimenti
della zona industriale (Magnesio, Acciaierie).
Lo stabilimento produceva alluminio a partire dalla bauxite,
costituita dal 58% di sesquiossido di Al (Al(base)2 0(base)2),
mescolata con il 23% di ossidi di ferro, 2,5 di silice (Sio(base)2),
3,5% di ossido di titanio ed acqua. Attraverso varie trasformazioni
ed ampliamenti, lo stabilimento ha continuato a produrre alluminio
fino al 1991 (e' ancora attiva la produzione secondaria degli
estrusi): in tutti gli anni di atti-vita', i fanghi ricchi di
fluoruri vennero raccolti ed accumulati nei piazzali dello
stabilimento per poi essere portati in discariche, cosi come i
residui dei forni delle sale denominati Bz2, che furono accumulati e
spianati nella parte sud-est dello stabilimento, area in cui lo
spessore di tale accumulo e' testimoniato da scarpate alte circa tre
metri.
L'inquinamento maggiore e' provocato dal fluoruro (presente nella
criolite), che puo' raggiungere le piu' importanti matrici ambientali
attraverso i seguenti meccanismi fisici:
diffusione di fumi e polveri in atmosfera,
infiltrazione delle acque di percolazione provenienti dagli
accumuli di stoccaggio delle scorie,
percolazione attraverso i materiali provenienti dalla
demolizione di parti dello stabilimento ed utilizzati per rilevati
nell'area dello stesso;
perdite dalle vasche di decantazione dei fanghi.
Lo stabilimento magnesio, che ha iniziato le sue attivita' di
produzione nell'aprile 1938, ha prodotto negli anni successivi le
seguenti sostanze: carburo di calcio, magnesio (metodi Pidgeon e
Bolzano), ferro, silicio e ossido di bario.
La lavorazione predominante all'interno dell'area e' stata
certamente quella relativa alla produzione del magnesio, il cui
residuo di lavorazione e' un materiale di formula chimica
Ca(base)2SiO(base)4 (silicato bicalcico). Fino alla fine del 1983, la
presenza di questo residuo di lavorazione non costituiva problema
ambientale, poiche' veniva conferito ai cementifici che lo usavano
come "filler" all'interno del loro processo produttivo. Motivazioni
di carattere economico, hanno in seguito indotto la soc. Magnesio ad
accumulare, dapprima saltuariamente (1983, 1984) poi con regolarita'
(dal 1985 fino alla cessazione della produzione avvenuta nel febbraio
1992), il residuo su di un'area situata all'interno dello
stabilimento.
Principali caratteristiche ambientali.
L'area relativa allo stabilimento Aluminia e' situata lungo la
sinistra idrografica del fiume Isarco, in particolare nella parte
terminale del suo conoide.
Il terreno ha un andamento pianeggiante con diversi piani tra
piazzali e scantinati: in particolare i piazzali sono realizzati su
rilevati e quindi a quote superiori rispetto ai terreni adiacenti ad
est e sud-est.
Dal punto di vista idrogeologico, l'area e' caratterizzata dalla
presenza di due falde idriche sovrapposte, delimitate da uno strato
di limo argilloso della potenza minima di 1,5 metri, posto a circa 20
metri di profondita': ambedue gli acquiferi sono costituiti da
alluvioni ghiaioso-sabbiose piu' o meno limose.
L'area dello stabilimento Magnesio, si trova sul conoide formato
dall'azione combinata del torrente Talvera e del fiume Isarco. E'
costituita da ghiaie e sabbie in matrice scarsamente limosa, e
presenta in superficie un livello limo-sabbioso di potenza massima
intorno ai due metri. I terreni risultano sede di un acquifero
continuo in senso orizzontale e verticale, che costituisce un sistema
monofalda, i cui massimi annuali sono concentrati nei mesi estivi e
raggiungono la quota di - 6,20 metri dal piano campagna.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi di bonifica delle due aree industriali
e' stato stimato in circa 40 miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Da elaborare.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Da elaborare.
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Comune - Localita'.
Trento - Trento Nord.
Tipologia dell'intervento.
Bonifica e ripristino ambientale di aree industriali dismesse e
delle rogge pubbliche e private che corrono tangenti ad esse.
Perimetrazione del sito.
Il sito e' costituito dalle aree occupate dalle antiche industrie
chimiche Carbochimica (S = circa 5 ettari) e Sloi (S = circa 5,5
ettari), ubicate nella piana alluvionale della Val d'Adige a nord
della citta' di Trento, denominata Campotrentino caratterizzata dalla
presenza di un reticolo di fosse, che originariamente servivano per
il drenaggio delle campagne, trasformatesi, a seguito
dell'urbanizzazione, in collettori di raccolta delle acque
meteoriche.
La Carbochimica Italiana, ex Prada, attiva dall'inizio del secolo
fino ai primi anni '80, distillava catrame e produceva naftalina, oli
per la preparazione del legno, peci per elettrodotti, anidride
ftalica e acido fumarico. Attualmente l'area, libera dai corpi di
fabbrica che sono stati interamente demoliti, e' in parte pavimentata
ed in parte ricoperta da vegetazione spontanea.
La Sloi, attiva dalla fine degli anni '30, produceva piombo
tetraetile ed altre sostanze altamente tossiche. Lo stabilimento fu
chiuso nel 1978, su ordinanza del Sindaco di Trento, a seguito di un
incendio che provoco' la fuoriuscita di una nube tossica di vapori di
soda caustica. Attualmente gli impianti sono stati smontati e i
fabbricati parzialmente demoliti.
Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area della ex Carbochimica
sono costituiti da I.P.A., solventi aromatici e fenoli; la
contaminazione e' diffusa soprattutto nelle aree dei serbatoi
interrati, di lavorazione e deposito e nei terreni di riporto. Il
grosso della massa inquinante si e' arrestata nella parte alta
dell'acquifero (circa - 8 m dal p.c.); l'inquinamento nel terreno
genera un pennacchio contaminato nell'acqua di falda, dove sono
presenti sostanze inquinanti quali naftalene, solventi aromatici e
fenoli. Le concentrazioni di fenoli, solventi aromatici e naftalene,
piu' solubili in acqua e biodegradabili, decrescono in modo
tendenzialmente esponenziale con la distanza dall'ex stabilimento
diversamente dagli IPA a tre e quattro anelli (escluso il fenantrene)
che non appaiono sensibili ad un evidente processo di
biodegradazione. E' importante rilevare che anche le rogge
circostanti l'area della Carbochimica (Rio Lavisotto) e interessate
dagli antichi scarichi produttivi hanno i fanghi, il terreno d'alveo
e di subalveo inquinati per spessori di alcuni metri.
Gli inquinanti tipici rilevabili nell'area dell'ex Sloi sono
costituiti da piombo totale, piombo organico e mercurio (derivante
dall'impianto cloro - soda). La contaminazione da piombo tetraetile
e' presente nel terreno di riporto e nell'orizzonte limoso e, come
rilevato dalle analisi allegate al progetto definitivo, e' massiccia
anche in profondita' nei terreni dell'acquifero, dove e' in atto una
sua lenta degradazione che origina fasi solubili e polari (piombo
trietile e dietile), in parte adsorbite dalla frazione argillosa del
limo ed in parte trasportate dalle acque di falda. La diminuzione
esponenziale delle concentrazioni di questi composti nelle acque di
falda con l'aumento della distanza dall'impianto dismesso e'
attribuibile non solo alla diluizione e alla dispersione ma anche
alla biodegradazione. Le rogge interessate dagli antichi scarichi
della fabbrica presentano notevole contaminazione delle acque (fossa
Armanelli) e dei sedimenti di piombo totale di piombo organico e di
mercurio.
Principali caratteristiche ambientali.
Le aree ex industriali in oggetto si trovano nella piana
alluvionale di Trento Nord, compresa tra i conoidi del torrente
Avisio e del Fersina e limitata dai massicci carbonatici del
Soprassasso e del Calisio.
Il corso dell'Adige, rettificato ed arginato, defluisce sul
fianco occidentale del fondovalle ad una distanza di circa 500 metri.
Il sistema idrografico e' costituito da un reticolo di fosse, che
originariamente servivano per il drenaggio delle campagne,
trasformatesi, a seguito dell'urbanizzazione, in collettori di
raccolta delle acque meteoriche; le rogge confluiscono nel Rio
Lavisotto, che raccoglie le acque provenienti dal Monte Calisio. I
corsi d'acqua adiacenti alle ex aree industriali e quindi anche il
Lavisotto sono stati interessati dagli scarichi delle antiche
industrie e presentano quindi un inquinamento diffuso.
La successione stratigrafica, dall'alto verso il basso, e' la
seguente: materiale di riporto (pochi metri), limi passanti a sabbie
fini (circa 5 metri), ghiaie sabbiose e sabbie con ghiaia (circa 7
metri; sede dell'acquifero principale), lente di limi (max circa 2
metri), sabbie fini (5 - 10 metri), alternanze di sabbie fini con
lenti di limi (fino alla profondita' di circa 40 m sotto il p.c.).
La falda acquifera, che e' di tipo semiconfinato (K = 3 x 10-3
m/s), scorre in direzione sud con pendenza di circa 0,1 - 0,2%; la
soggiacenza media della falda e' di circa 2 metri. Esistono numerosi
pozzi nell'area, che emungevano elevate quantita' di acqua, molti dei
quali non sono piu' utilizzabili in quanto inquinati.
La vastita' dell'area, la sua collocazione nel contesto urbano,
il pericolo connesso alla tipologia degli inquinanti (piombo
organico, naftalene, solventi aromatici e fenoli) ed alla presenza di
rifiuti industriali, la vulnerabilita' della falda, la presenza di un
sistema idrografico costituito da una fitta rete di canali di acqua
superficiale portano a ritenere che il sito presenti caratteristiche
di elevato rischio ambientale e sanitario.
Costi di messa in sicurezza e/o bonifica.
Il costo degli interventi di bonifica relativi alle due aree
industriali e' stato stimato pari a circa 115 miliardi di lire. Il
costo della bonifica delle rogge e' stimato in 85 miliardi dei quali
80 per le rogge di competenza pubblica e 5 per quelle di competenza
privata. Il costo totale di bonifica e' quindi stimabile in circa 200
miliardi di lire.
Piano di caratterizzazione.
Nel periodo 1994 - 1997, nelle aree della Carbochimica e della
Sloi, sono state effettuate dalle strutture pubbliche e private sia
un monitoraggio continuo dei piezometri installati sia una serie di
prelievi ed analisi chimiche di campioni di aria, terreni, acque
superficiali e di falda. Nel 1996 le analisi chimiche sono state
estese in modo sistematico anche alle rogge, sulla base delle
risultanze di un'analisi di rischio effettuata dalla P.A.T. (UWG
'96). Nel 1998 sono stati redatti per le due aree ex industriali dei
progetti definitivi sulla base di appositi criteri guida, che hanno
comportato la preventiva realizzazione di una vasta campagna di
sondaggi (oltre 200), campionamenti ed analisi chimiche. Nello stesso
periodo sono stati presentati i progetti preliminari per le fosse
pubbliche e private.
Progetto di messa in sicurezza e/o bonifica.
Approvazione, da parte della Commissione tutela ambientale della
provincia autonoma di Trento, ed esecuzione di un progetto di
bonifica per la rimozione dell'amianto giacente negli edifici
dell'impianto industriale ex Sloi.
Recinzione di tutti i siti inquinati (aree ex industriali e
fosse).
Monitoraggi cadenzati e definiti sulla base di appositi
protocolli sia delle acque superficiali sia di quelle di falda.
Progetto della barriera idraulica per l'intercettazione e la
depurazione della falda inquinata in uscita dall'area ex
Carbochimica.
Progetto di disattivazione, mediante by pass a monte, del flusso
idrico del tratto inquinato della fossa Armanelli.
Istituzione di una vasta area di controllo edilizio con
prescrizioni di qualificazione dei suoli, delle acque e divieto di
emungimenti che possono provocare movimentazioni in falda degli
inquinanti.
Disattivazione di pozzi ad uso irriguo nelle aree circostanti i
siti inquinati ed in particolare quelli ricadenti nel pennacchio
dell'ex Carbochimica.