Art. 19 
 
                   Orario settimanale di lavoro e 
                   prestazione minima giornaliera 
 
  1. L'orario settimanale di lavoro e' fissato in 37 ore e 30 minuti,
di norma e' ripartito su cinque giorni dal lunedi' al venerdi'. 
  2. La prestazione lavorativa giornaliera del personale dei segmenti
professionali  di  Direttore  centrale  e  Direttore  si  svolge,  di
massima, in correlazione temporale con l'orario normale stabilito per
i Servizi o le articolazioni cui sono addetti, nel rispetto  comunque
delle esigenze di servizio. Il restante personale e' tenuto a rendere
una prestazione minima giornaliera della durata di 6 ore e 30 minuti. 
  3. Prestazioni inferiori alla  minima  giornaliera  e/o  all'orario
settimanale devono essere autorizzate. Ove siano utilizzati  permessi
da recuperare, la deficienza giornaliera o settimanale e'  recuperata
mediante prestazioni aggiuntive da rendere o  rese,  rispettivamente,
nella medesima settimana ovvero in altre settimane del medesimo mese.
Il computo delle prestazioni, anche a fini retributivi, e' effettuato
con cadenza mensile al termine dell'ultima domenica del mese. 
  4. Ai fini del calcolo della durata dell'assenza giornaliera e  dei
limiti di utilizzo dei giustificativi di assenza, si  fa  riferimento
alla durata dell'orario teorico medio giornaliero,  dato  dall'orario
settimanale diviso per il numero  di  giorni  su  cui  lo  stesso  e'
ripartito. 
  5. Ove per esigenze di servizio gli sia richiesto, il dipendente e'
tenuto a prestare la  propria  opera  anche  oltre  la  durata  della
prestazione minima giornaliera e dell'orario settimanale  di  lavoro.
Sono esentati dall'obbligo i dipendenti disabili che si trovino nelle
condizioni previste dall'articolo 3, comma  3,  ovvero  dall'articolo
21, comma  1,  della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104,  nonche'  i
dipendenti con figli portatori di grave disabilita'  ai  sensi  della
stessa legge. 
  6. Ove il personale fornisca prestazioni, non distribuite su  turni
ai sensi  dell'articolo  24,  in  ore  notturne,  nelle  giornate  di
festivita' infrasettimanale ovvero nei  giorni  semifestivi  (per  le
prestazioni rese oltre le 5 ore), ha titolo al compenso orario di cui
all'articolo 106, e le prestazioni non sono computate ai fini  e  per
gli effetti dei commi  1  e  3.  Ove  dette  prestazioni  siano  rese
nell'arco di tempo compreso tra le ore 0.00 e  le  ore  6.00  di  una
giornata lavorativa, il dipendente ha titolo anche  a  un  riposo  di
pari  durata,  da  fruire  di  norma  all'inizio  della   prestazione
lavorativa di detta giornata. 
  7. La durata media dell'orario settimanale di lavoro  (dal  lunedi'
alla  domenica)  per  il  personale  dei  segmenti  professionali  di
Consigliere e di Esperto e di quello dell'Area operativa non puo'  in
ogni caso superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro eccedenti  il
normale  orario.  In  relazione  alle  funzioni   e   responsabilita'
attribuite, ai fini del calcolo della durata media  e'  assunto  come
riferimento un periodo di 12 mesi. 
 
          Note all'art. 19: 
              - Si riporta il testo degli artt. 3 e 21 della legge  5
          febbraio  1992,  n.  104  (Legge-quadro  per  l'assistenza,
          l'integrazione  sociale   e   i   diritti   delle   persone
          handicappate),  pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale   17
          febbraio 1992, n. 39, S.O. n. 30: 
                «Art. 3 (Soggetti aventi diritto). -  1.  E'  persona
          handicappata colui che  presenta  una  minorazione  fisica,
          psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva,  che  e'
          causa di difficolta' di apprendimento, di  relazione  o  di
          integrazione lavorativa e tale da determinare  un  processo
          di svantaggio sociale o di emarginazione. 
                2.  La   persona   handicappata   ha   diritto   alle
          prestazioni stabilite  in  suo  favore  in  relazione  alla
          natura e alla consistenza della minorazione, alla capacita'
          complessiva individuale  residua  e  alla  efficacia  delle
          terapie riabilitative. 
                3. Qualora la minorazione, singola o  plurima,  abbia
          ridotto l'autonomia personale, correlata all'eta', in  modo
          da   rendere   necessario   un   intervento   assistenziale
          permanente, continuativo e globale nella sfera  individuale
          o in quella di relazione, la situazione assume connotazione
          di  gravita'.  Le  situazioni  riconosciute   di   gravita'
          determinano priorita' nei programmi e negli interventi  dei
          servizi pubblici. 
                4. La presente legge si applica anche agli  stranieri
          e agli apolidi, residenti,  domiciliati  o  aventi  stabile
          dimora nel territorio nazionale.  Le  relative  prestazioni
          sono corrisposte nei limiti  ed  alle  condizioni  previste
          dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.» 
                «Art. 21 (Precedenza nell'assegnazione di sede). - 1.
          La  persona  handicappata  con  un  grado  di   invalidita'
          superiore ai due terzi  o  con  minorazioni  iscritte  alle
          categorie prima, seconda e terza della  tabella  A  annessa
          alla legge 10 agosto 1950, n. 648, assunta presso gli  enti
          pubblici come vincitrice di concorso o ad altro titolo,  ha
          diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili. 
                2. I soggetti di cui al comma 1 hanno  la  precedenza
          in sede di trasferimento a domanda.».