IL MINISTRO DELL'AMBIENTE
                           di concerto con
           IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
  Visto  l'art.  6,  comma  2  e seguenti, della legge del-l'8 luglio
1986, n. 349;
  Visto  il  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei Ministri del
10 agosto 1988, n. 377;
  Visto  il  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei Ministri del
27 dicembre  1988, concernente "norme tecniche per la redazione degli
studi  di  impatto  ambientale  e  la  formulazione  del  giudizio di
compatibilita'  di  cui all'art. 6 della legge dell'8 luglio 1986, n.
349,  adottate  ai  sensi  dell'art. 3 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 10 agosto 1988, n. 377";
  Visto l'art. 18, comma 5, della legge dell'11 marzo 1988, n. 67; il
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri del 2 febbraio
1989,  costitutivo  della Commissione per le valutazioni dell'impatto
ambientale  e  successive  modifiche  ed integrazioni; il decreto del
Ministro     dell'ambiente    del    13 aprile    1989    concernente
l'organizzazione  ed  il funzionamento della predetta commissione; il
decreto  del  Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 marzo 1997
per   il   rinnovo   della  composizione  della  commissione  per  le
valutazioni dell'impatto ambientale;
  Preso  atto che con ordinanza n. 3052 del 31 marzo 2000, all'art. 4
si  dispone  che l'ente Acquedotti siciliani deve inoltrare lo studio
relativo  all'impatto  ambientale  per il completamento della diga di
Blufi, al Ministero dell'ambiente;
  Vista   la   domanda  di  pronuncia  di  compatibilita'  ambientale
concernente  il  progetto di uno sbarramento in terra sul fiume Imera
Meridionale  in prossimita' del-l'abitato di Blufi da realizzarsi nei
comuni  di  Castellana  Sicula,  Petralia  Sottana, Petralia Soprana,
Bompietro, Geraci e Blufi (Palermo), con il serbatoio ed il sito diga
interamente  ricompresi nei territori dei comuni di Castellana Sicula
(sponda  destra)  e  di Blufi (sponda sinistra), presentata dall'ente
Acquedotti  siciliani, con sede in via Giacomo del Duca n. 23 - 90138
Palermo, in data 26 giugno 2000;
  Vista  la  documentazione  integrativa  trasmessa dallo stesso ente
Acquedotti siciliani in data 14 luglio, 14 agosto e 16 novembre 2000;
  Vista la nota n. 49569 della regione siciliana del 13 ottobre 2000,
pervenuta   il  18  ottobre  2000,  con  cui  si  esprime  un  parere
favorevole;
  Vista  la  nota  n. ST/410/27773/2000 del Ministero per i beni e le
attivita'   culturali   del   14 dicembre  2000,  pervenuta  in  data
14 dicembre   2000,   con   cui  si  esprime  parere  favorevole  con
prescrizioni;
  Visto  il  parere n. 395, formulato in data 30 novembre 2000, dalla
commissione  per  le  valutazioni  dell'impatto ambientale, a seguito
dell'istruttoria   sul   progetto   presentato  dall'ente  Acquedotti
siciliani;
  Considerato che in detto parere la commissione ha preso atto che la
documentazione  tecnica trasmessa consiste in un progetto riguardante
uno  sbarramento  in terra sul fiume Imera Meridionale in prossimita'
dell'abitato    di   Blufi   in   provincia   di   Palermo   (Sicilia
settentrionale):
    il  bacino sotteso e' di 73,2 km2 ed al suo interno sono comprese
porzioni  di territorio appartenenti ai comuni di: Castellana Sicula,
Petralia Sottana, Petralia Soprana, Bompietro, Geraci e Blufi;
    il  serbatoio  ed  il  sito  diga  sono  interamente compresi nei
territori  dei comuni di Castellana Sicula (sponda destra) e di Blufi
(sponda sinistra) nella provincia di Palermo;
    l'invaso,  con  quota  di  ritenuta  normale 612,00 m.s.m. ha una
capacita'  complessiva di 26 Mm3 e una capacita' utile di regolazione
fissata in 22 Mm3;
  Preso atto che:
    lo  schema acquedottistico Blufi e' previsto nel piano regolatore
generale  degli  acquedotti  approvato  con legge 4 febbraio 1963, n.
129, identificato al n. 145/1;
    il suddetto PRGA resta attualmente lo strumento di pianificazione
di  settore  in  vigore  per  legge  nella  regione  Sicilia; tutti i
successivi   strumenti   di   programmazione  elaborati  per  diverse
esigenze,  hanno  sempre  confermato,  comunque,  l'attualita'  dello
schema  acquedottistico  di Blufi e la sua importanza nell'equilibrio
domanda - offerta idropotabile dell'area di riferimento;
    in  base  alle  valutazioni  che  sono a base del PRGA, lo schema
Blufi  deve fornire un volume medio annuo di 23 milioni di m2 con una
capacita'  di  portata continua di punta di 800 l/sec; tale volume e'
destinato  dal  PRGA  a  soddisfare l'intero fabbisogno dei comuni di
Pietraperzia, Barrafranca, Mazzarino, Riesi e Butera e ad integrare i
fabbisogni di Gela, degli schemi acquedottistici Madonie est, Madonie
ovest, Ancipa, e Gela-Agrigento;
    le  scelte  formulate  in  sede  di  aggiornamento  del  progetto
dell'opera  e che hanno portato ad escludere i manufatti di presa sul
torrente Canna all'interno del parco delle Madonne, hanno permesso di
eliminare  qualsiasi interferenza diretta delle opere e del serbatoio
con  le  aree  dichiarate protette ai sensi della legge n. 394/1991 e
con  successivi  provvedimenti  regionali  (citata legge regionale n.
14/1988, e provvedimenti collegati);
    solo  il  territorio  del  bacino  idrografico  dello sbarramento
rientra parzialmente nel territorio del parco;
    detta  circostanza,  secondo  quanto  indicato  nello  studio  di
impatto  ambientale, non determina effetti negativi e puo' costituire
un   fattore  sinergico  nei  confronti  delle  finalita'  di  tutela
ambientale del territorio;
    la realizzazione del serbatoio di Blufi e l'utilizzo idropotabile
della  risorsa  presumono, infatti, il controllo accurato dello stato
di qualita' delle acque invasate nel serbatoio allo scopo di limitare
il   carico   inquinante  da  queste  veicolato  entro  i  limiti  di
accettabilita' per l'uso idropotabile;
    peraltro, un'interferenza dell'intervento si rileva nei confronti
della  riserva naturale orientata "Monte Capodarso e valle dell'Imera
meridionale"  ubicata  lungo  l'asta del citato fiume all'altezza del
ponte   Capodarso   nel   territorio  dei  comuni  di  Caltanissetta,
Pietraperzia ed Enna, a valle della diga;
    la  compatibilita'  del  proposto  intervento  con  detta riserva
naturale  verra' garantita dal rilascio di volumi idrici in quantita'
sufficiente  a  sopperire  ai  fabbisogni  durante la stagione secca,
principale  fattore  limitante del mantenimento delle caratteristiche
ecosistemiche  lungo l'asta dell'Imera (insieme con la qualita' delle
acque);
    allo  stato  dei  fatti la pronuncia di compatibilita' ambientale
riguarda  il  completamento della diga, poiche', come si recita nello
studio  di  impatto  ambientale,  "le  opere di potabilizzazione e le
condotte  di  adduzione sono state gia' realizzate e che le spese per
la  esecuzione  dei manufatti gia' realizzati relativi alla diga sono
state gia' sostenute";
    l'opera  e'  parte  integrante  di un progetto di integrazione di
bacini  idrografici  che  consentiva  una  disponibilita'  di risorsa
idrica   tale   da   conseguire   gli  obiettivi  fissati  dal  PRGA,
formalizzato con il progetto di massima posto a base della istanza di
concessione   inoltrata  dalla  Cassa  per  il  Mezzogiorno  in  data
19 luglio 1982.
  Il progetto originario prevedeva:
    di  derivare  dal  Fosso  Canna,  nel  territorio  del  comune di
Petralia  Sottana,  affluente del fiume Pollina, in localita' Canale,
la portata massima di 10 m3/sec e media di 0.134 m3/sec, e di addurre
tali  acque attraverso una galleria di valico dello sviluppo di 2.800
m, nel limitrofo bacino dell'Imera meridionale;
    di regolare i deflussi sopraindicati e gli apporti diretti (0.872
m3/sec)   del  bacino  del  fiume  Imera  meridionale  sotteso  dallo
sbarramento  (73,2  kmq) nel serbatoio di Blufi della capacita' di 22
Mm3  circa,  tra  le  quote  di  invaso  612 e 584 m.s.m., realizzato
sbarrando  con  una  diga  di  materiale sciolto la vallata del fiume
Imera  meridionale  tre  chilometri  a  monte  della  confluenza  del
torrente San Giorgio;
    di  derivare  dal serbatoio di Blufi, alla quota di minimo invaso
584 m.s.m., la portata massima di 1.2  m3/sec e media di 0.678 m3/sec
per  alimentare  l'impianto  di  potabilizzazione  Blufi  e l'omonimo
acquedotto;
    di  fornire  alla  quota  584  m.s.m.,  per le esigenze di tutela
dell'ecosistema  della valle del fiume Imera meridionale, nei periodi
di magra una dotazione di 1,5 Mm3/annui, pari ad una portata continua
di   0.0476 m3/sec   (corrisponde  ad  una  aliquota  per  unita'  di
superficie di bacino scolante di circa 0.65 l/sec-krm2;
    di  restituire  nell'alveo  del  fiume  Imera meridionale a quota
550,5  m.s.m.,  attraverso  gli  organi  di scarico del serbatoio, la
portata media di 237 l/sec, non altrimenti utilizzabili;
    la stima della domanda attuale per gli usi idropotabili dell'area
e' dedotta dal documento elaborato dalla Sogesid ("Documento base per
l'accordo  di  programma  quadro  sulle risorse idriche in Sicilia" -
Febbraio  2000)  dove i valori del fabbisogno idrico unitario per gli
usi  civili  coincidono  con  quelli  adottati  dal piano acque della
Lombardia;  si considera una dotazione di base pari a 200 l/ab/giorno
cui  si  aggiunge un incremento per incidenza dei consumi collettivi,
in  funzione  della  classe  demografica, variabile da 60 l/ab.giorno
(<5.000 abitanti) fino a 140 l/ab.giorno (>100.000 abitanti);
    all'interno   dell'area   di   riferimento   ricadono   65 comuni
appartenenti  alla  provincia  di  Agrigento (compreso il capoluogo),
alla  provincia di Caltanissetta (compreso il capoluogo e Gela), alla
provincia  di  Enna,  e  alla  provincia  di  Palermo. La popolazione
residente  attuale  nell'area  considerata  e'  di  821.774 abitanti,
mentre quella fluttuante e' stimata pari a 145.146 abitanti;
    il fabbisogno totale attuale per l'insieme dei comuni considerato
e' di 89,3 Mm3/anno, mentre quello al 2015 e' di 93,3 Mm3/anno;
    l'approvvigionamento   idrico   della maggior  parte  dei  comuni
dell'area   in   esame   e'  realizzato  da  un  insieme  di  sistemi
acquedottistici  che  risultano complessi e fortemente interconnessi.
Il  totale  del  volume disponibile stimato all'attualita' e' di 82,2
Mm3/anno  di cui quasi il 20% e' costituito da acqua dissalata, circa
il 19% e' costituito da fonti locali, di scarsa affidabilita' sia per
le  variazioni  stagionali  sia  per  la precarieta' dei prelievi, il
31,5%  e' costituito da fonti sotterranee notoriamente soggette ad un
trend in diminuzione ed il restante da deflussi superficiali;
  Osservato che:
    rispetto alla proposta originaria descritta, l'attuale schema non
prevede  piu'  le  opere connesse con la captazione e derivazione del
contributo del fosso Canna;
    lo  studio  di  impatto  ambientale,  pertanto, si riferisce alla
costruzione   del  solo  sbarramento  di  Blufi.  Tale  soluzione  e'
conseguenza  dell'istituzione del parco delle Madonie all'interno del
quale ricade il fosso Canna;
    lo  studio  riporta  la  descrizione  in  dettaglio  delle  opere
realizzate   e  delle  attivita'  avviate,  che  sono  sinteticamente
riconducibili a:
      espropriazioni (circa il 50%);
      deviazione   provvisoria;   e'   stata  completata  l'opera  di
deviazione  provvisoria  del  fiume consistente nell'opera di imbocco
nella  galleria  e  nello  sbocco  in  posizione centrale in vasca di
dissipazione; non e' stata avviata la costruzione dell'avandiga;
      scarico di superficie;
      opera di presa e derivazione;
      scarico di fondo;
      strada  d'accesso  e  casa  di  guardia:  il  corpo stradale e'
completo  a  meno  di  un breve tratto di cunette percorribili, della
formazione  delle  banchine, della posa degli embrici di scolo, della
pavimentazione e dell'innesto allo svincolo autostradale "Irosa" gia'
realizzato   ed   a   tutt'oggi   in  attesa  di  apertura  da  parte
dell'A.N.A.S.;  la  casa  di  guardia e' stata da tempo completata ed
adibita ad uffici di cantiere;
    oltre ai lavori della diga, sono stati realizzati:
      la  sola  galleria di valico tra il bacino del Pollina e quello
dell'Imera  che  avrebbe  dovuto  convogliare le acque derivate dalla
traversa sul Fosso Canna; (non essendo piu' prevista attualmente, non
ha alcuna utilizzazione);
      una traversa provvisoria posta in coda al futuro invaso a quota
tale  da  potere alimentare, con le fluenze invernali del fiume Imera
meridionale  e  fino ad una portata di 500 l/sec, il potabilizzatore;
tale  opera  provvisoria  e'  stata  realizzata  per  far fronte alla
cronica  emergenza  idrica  ed utilizzare; la produttivita' di questo
prelievo e' molto bassa a causa delle condizioni idrologiche: possono
essere  utilizzate  solo le portate di "morbida" in quanto i fenomeni
di  eccessivo intorbidamento delle acque impediscono l'utilizzo degli
impianti  quando  si  hanno piene maggiori. Il dato di produzione del
1999  e'  di  circa  2,7  mm3  corrispondente  ad  una  portata media
inferiore ai 20 l/sec riferita al solo semestre maggio - novembre;
      la condotta di collegamento tra l'opera di presa provvisoria ed
il potabilizzatore;
    un  aspetto  di  particolare  sensibilita'  per  la realizzazione
dell'opera in valutazione ha interessato il reperimento dei materiali
per la costruzione del corpo diga. Infatti, nella versione originaria
del progetto, relativa al 1988, si prevedeva l'approvvigionamento dei
materiali  da  siti  di cava integrati nella perimetrazione del parco
regionale  delle Madonie. Pertanto furono avviate le dovute procedure
per  il  reperimento  dei  materiali  necessari  per la realizzazione
dell'opera  presso  siti  autorizzati  di  cava. Lo studio riporta in
maniera  dettagliata  e  cronologica,  l'insieme  delle cave ritenute
idonee  e  soggette  al  parere degli uffici competenti della regione
Sicilia;
    in sintesi il fabbisogno di materiali stimati dal progetto per la
realizzazione dello sbarramento puo' essere ricondotto a:
=====================================================================
               Uso               |       Tipologia       |Volume (m3)
=====================================================================
materiale da nucleo              |argille scagliettate   |  1.000.000
---------------------------------------------------------------------
rinfianco di valle e parte       |                       |
inferiore di quello di monte     |calcare evaporitico    |  1.800.000
---------------------------------------------------------------------
rinfianco di monte (parte        |                       |
superiore)                       |calcare compatto       |    500.000
---------------------------------------------------------------------
zona di transizione a valle del  |                       |
nucleo                           |sabbia                 |    200.000
---------------------------------------------------------------------
materiali di transizione,        |                       |
ricarica di banchinaggio, ecc.   |conglomerati poligenici|    800.000
    per  un totale dei volumi occorrenti di 4.300.000 m3, da reperire
presso siti autorizzati di cava. Tali siti, a seguito delle verifiche
di  disponibilita'  effettuate  anche  in  sede  di integrazioni allo
studio  di  impatto ambientale, sono stati individuati nei comuni di:
Alimena    localita'    Cannatello,    Recattivo    e    Giardiniello
(Termini-Imerese)  tutti esterni al territorio di pertinenza al parco
delle Madonne;
    i  volumi disponibili nelle cave autorizzate sono riportati nella
seguente tabella:


Cava         Data    Durata   Volumi     Volumi     Volumi
            Autoriz- Autoriz- totali    estratti  disponibili
            zazione  zazione   m3          m3         m3
                     Anni
  -            -       -       -           -          -
Giardinello   1992    15   7.648.000   1.000.000  6.648.000
Recattivo     1995    15   3.200.000        -     3.200.000
Alimena loc.
 Cannatello   1994    15     851.000      51.000    800.000

    l'impiego  di  conglomerati  poligenici  provenienti  da depositi
alluvionali terrazzati, presenti in piu' punti del bacino dell'Imera,
e' previsto, per un volume di 216.700 m3, nella fascia di transizione
interposta  tra  nucleo e rinfianco di monte. Detti materiali saranno
garantiti dalla cava di "Cannatello" nel Comune di Alimena;
    e' previsto altresi' l'impiego di conglomerati poligenici, e/o in
alternativa  alluvioni  fluviali di fondo valle, nelle seguenti parti
del rilevato:
      banchinamento di monte: m3 237.800;
      banchinamento di valle: m3 244.200;
      rinterri e raccordi di sponda a monte: m3 132.300;
      rinterri e raccordi di sponda a valle: m3 132.100;
    per  quanto  concerne  la  cava  di "Cannatello", nello studio di
impatto  ambientale  si  riporta  di  una  verifica diretta presso il
gestore   dell'impianto   dalla   quale  emerge  che  i  quantitativi
disponibili  al novembre  1999,  in  base alla vigente autorizzazione
rilasciata dal corpo regionale delle miniere - Distretto minerario di
Palermo  in  data  4 maggio 1994, numero di registro n. 7/94 - 109PA,
sono circa 800.000 m3;
    poiche'  le  materie  riportate  in  queste  ultime  quattro zone
svolgono  prevalentemente  una  funzione  stabilizzante,  cosi'  come
precisato  nello  studio  di  impatto ambientale, in ragione del loro
peso, ove la disponibilita' dei conglomerati ex cava Cannatello fosse
ridotta con motivate disposizioni rispetto agli iniziali 1.574.861 m3
autorizzati  (provvedimento  del  corpo delle miniere n. 7/94 - 109PA
del  4  maggio  1994)  l'impiego di tale materiale puo' in tutto o in
parte essere sostituito con materiale proveniente dagli scavi e/o con
calcari provenienti da Recattivo e/o Giardinello;
  di   conseguenza,   in   ragione   delle  effettive  disponibilita'
volumetriche   in   cava  e'  previsto  l'utilizzo  dei  conglomerati
poligenici  presenti  nella  cava  di  Cannatello fino ad esaurimento
(circa  700.000  m3)  con  vincolo restrittivo del prelievo di almeno
217.000  m3  per  la  realizzazione delle fasce di transizione. Nello
studio  si  recita  che  il  restante  fabbisogno  (circa 267.000 m3)
"potra'  indifferentemente  essere approvvigionato dalle restanti due
cave  autorizzate di Giardinello e di Recattivo, ampiamente dotate di
residue disponibilita' di inerti";
  Osservato altresi' che per quanto concerne il trasporto solido:
    nel  bacino  del  fiume  Imera meridionale, a monte della sezione
d'imposta  della diga, sono presenti evidenti zone di instabilita' in
atto  o  potenziali,  in  particolar  modo  nelle porzioni a maggiore
pendenza;
    inoltre  le  litologie stesse affioranti all'interno del bacino e
le  pratiche  agricole estesamente presenti nel bacino, favoriscono i
fenomeni erosivi ed il trasporto solido;
    lo  studio di impatto ambientale riporta i risultati dello studio
idrologico  allegato  al progetto, dove si valuta un deflusso torbido
unitario  medio annuo pari a 1200 t/km2/anno, corrispondente a 80.000
m3/anno,  calcolato  considerando  un peso di volume dei materiali di
sedimentazione   pari   a   1,2  -  1,3  t/m3.  Sulla  base  di  tali
informazioni,  nell'ipotesi  di  un  tempo di vita per l'invaso di 50
anni,  il  volume  destinato  all'interrimento, e' stato stimato in 4
Mm3.
    la  presenza  dell'invaso  si  ripercuote  anche  sulle dimaniche
costiere  per l'ovvio intrappolamento dei sedimenti. A tal proposito,
sempre  sulla  base  delle  stime  di perdita di suolo proposte nella
relazione  idrologica  allegata  al  progetto,  lo  studio di impatto
ambientale  propone  una  valutazione della realizzazione percentuale
degli apporti alla foce del fiume Salso che si attesta sul 4%;
 Valutato che:
    allo  stato  di  avanzamento dei lavori, nonostante le variazioni
climatiche che possono influire in maniera sensibile sull'entita' dei
deflussi  nella sezione d'imposta del rilevato, al punto da suggerire
una  diversa  configurazione  progettuale  dell'intera opera, risulta
improponibile   una   riconsiderazione  complessiva  dell'intervento.
Infatti sono state realizzate opere fondamentali, quali lo scarico di
superficie  e  quelle  di  fondo,  che fissano, senza possibilita' di
modifica,   la   quota  di  invaso  e  la  sezione  d  imposta  dello
sbarramento;
considerato che per quanto attiene ai profili ambientali:
    il  sito  individuato  per la realizzazione dell'invaso di Blufi,
inteso  nel  senso  di  area  vasta,  comprende  un ambiente naturale
compatto   ed  omogeneo,  non  particolarmente  soggetto  a  massicci
interventi  di  artificializzazione, ad eccezione delle opere annesse
alla diga;
    il   bacino   imbrifero   sotteso  dallo  sbarramento  sull'Imera
meridionale ha una estensione di circa 73 km2 in corrispondenza dello
sbarramento  l'alveo  e'  a quota di circa 560 m.s.m. mentre le quote
massime   raggiunte  in  prossimita'  della  linea  spartiacque  sono
superiori ai 1900 m.s.m.;
    la  morfologia  dell'area  del bacino idrografico del fiume Imera
meridionale si presenta piuttosto varia: il settore settentrionale ha
caratteristiche  montane,  quello meridionale presenta una morfologia
piu' collinare;
    l'area  ha  vocazione  prevalentemente  agricola,  caratterizzata
dall'impianto di colture di tipo diverso.
    all'interno  dell'area  del  bacino  di  invaso  e delle fasce di
versante   immediatamente  al  di  sopra,  sono  stati  rilevati  due
movimenti  di  superficiali  di  massa,  uno dei quali risulta essere
prossimo  all'area  di impronta diga. E' stata inoltre evidenziata la
presenza, diffusa su tutti versanti, di fenomeni di denudamento della
coltre  superficiale  (suolo)  e  di erosione accelerata e sono stati
anche riscontrati fenomeni di erosione spondale con innesco di crolli
del versante superiore per scalzamento alla base;
    la  costituzione  essenzialmente argillosa e la giacitura caotica
delle  formazioni affioranti, in particolare delle argille scagliose,
fanno  ritenere  che anche laddove i versanti appaiono in equilibrio,
tale equilibrio sia delicato e precario.
  La  sensazione  di  precarieta'  e di difficolta' nel mantenere una
affidabile stabilita' dei versanti e' stata avvalorata, nel corso del
sopralluogo   effettuato,   dalle   osservazioni   dirette   e  dalla
constatazione  dell'imponenza  delle  opere  eseguite  per assicurare
solidita'  e  stabilita'  al  versante su cui insiste lo sfioro dello
scarico  di  superficie  al  di  sotto  della  casa  di  guardia.  Le
preoccupazioni  in  merito  alla  stabilita' dei versanti dell'invaso
aumentano  quando  si consideri che dai versanti che saranno sommersi
verranno  prelevati  i  terreni  argillosi  destinati a costituire il
nucleo  della  diga,  in  misura  di  circa  un  milione  di m3. Tale
escavazione,  anche se e' presumibile che non sara' concentrata in un
solo  punto,  potrebbe  degradare  le  condizioni  di  stabilita' dei
versanti.  Infine  le  condizioni di stabilita' saranno ulteriormente
ridotte  dalla  presenza dell'acqua e dalle condizioni di saturazione
cui saranno sottoposti i terreni argillosi;
    lo stato di degrado delle caratteristiche di qualita' delle acque
e'  tale  che,  in  assenza di opportuni interventi, vi e' la fondata
possibilita'  di  raggiungimento  di un livello trofico tale da poter
rendere  le  acque  non  piu'  idonee  all'uso  potabile  sia  per il
superamento  dei valori limite previsti dalla normativa nazionale per
acque  destinate  ad  uso  potabile,  sia  per implicazioni di natura
igienico-sanitaria  che  possono  essere conseguenti allo sviluppo di
determinate specie algali;
    e' stata posta attenzione alla determinazione del deflusso minimo
vitale  da  rilasciare  in alveo a valle dello sbarramento durante il
periodo di funzionamento dell'opera;
    le  opere  in  progetto  potranno  produrre  effetti  ambientali,
significativi  ai  fini  del  giudizio di compatibilita', tra i quali
emergono:
effetti potenziali sulla stabilita' dei versanti:
    oltre  alle preoccupazioni legate alla durata del bacino, per cui
fenonemi  anche  leggeri  che  partano  da  sopra la quota di massimo
invaso  e  che  coinvolgano  i versanti con forme di dissesto diffuso
possono  abbreviare  la  vita  del bacino di ritenuta, gli effetti di
dissesti  piu' rilevanti e puntuali che interessino l'area di imposta
diga  o  i  versanti  al  di  sotto dei centri abitati possono invece
portare a situazioni di grave pericolo;
effetti potenziali sull'idrogeologia:
    gli  effetti della variazione sul regime della falda ospitata nei
depositi  alluvionali di fondo valle dell'Imera, possono assumere una
importanza  varia  in  funzione  dell'utilizzo, anche stagionale, che
tale falda subisce (e subira') a valle della diga. E' molto probabile
che,  almeno  in  aree piu' prossime alla diga, a valle di questa, si
possano  avere  delle variazioni, piu' che nelle quantita' idriche in
gioco, nella qualita' delle acque;
effetti potenziali sul deflusso idrico:
    la  realizzazione  dello sbarramento incide sulla naturalita' del
deflusso  delle  portate  idriche,  che vengono garantite mediante il
rilascio del deflusso minimo vitale, in qualsiasi periodo dell'anno a
vantaggio del-l'habitat vallivo;
    le  condizioni idonee relative alla qualita' del deflusso vallivo
e  dell'intera  risorsa  idrica possono essere perseguite se verranno
operati  gli  interventi per il trattamento dei reflui dei comuni che
rilasciano  portate  liquide  sia  a  monte  sia  a  valle del futuro
sbarramento;
effetti potenziali sul trasporto solido:
    i  dati  relativi  al  trasporto  solido osservato in stazioni di
misura  ubicate a monte della sezione d'imposta della diga, riportano
di  uno  scenario  non particolarmente drammatico dei volumi annui in
gioco (stimati in circa 80000 m3);
    la  componente trasporto solido gioca un ruolo importante sia nei
riguardi  della  salvaguardia  dei  volumi  invasati,  ai fini di una
riduzione  di  capacita'  utile d'invaso, e quindi della quantita' di
risorsa  disponibile  per  i fini idropotabili, sia per la componente
biologica legata alle sue dinamiche;
    da  un  punto  di  vista  di equilibri di sistema fluviale, sotto
un'aspetto  morfologico  ed idraulico, la riduzione di apporti solidi
nel  tronco  vallivo  non  puo'  che  far  migrare  il  tronco  verso
condizioni di un eccesso energetico da parte della corrente defluente
che si ripercuote con l'innesco di meccanismi di degradazione d'alveo
a  cui corrispondono cambiamenti della granulometria e della pendenza
locale;
    le  portate  solide  di  valle  sono regolate dalle operazioni di
gestione  degli  svasi  che,  a  loro volta, incidono sul ripristino,
anche  se  esiguo,  dei  volumi  idrici  altrimenti  sottratti  dalla
componente solida sedimentata nel corpo idrico;
considerato che per quanto attiene all'ambiente naturale:
    lo   studio   di  impatto  ambientale  relativo  alle  componenti
naturalistiche, flora-vegetazione, fauna ed ecosistemi ha permesso di
individuare le problematiche emergenti presenti nell'area d'indagine;
    fino  all'atto  dell'inizio  dei  lavori,  l'area  aveva  le  sue
connotazioni  di  pregio vegetazionale, di fondovalle e golena umida,
nonche'   orticultura  di  tipo  familiare  di  notevole  significato
naturalistico e socio-economico, andata peraltro perduta;
    a  tutt'oggi l'ambito territoriale oggetto di studio si inserisce
in una zona discretamente antropizzata e le componenti naturalistiche
relative alla vegetazione ed alla fauna risultano banalizzate sia per
quanto  riguarda  l'area  del  serbatoio  sia per l'asta di valle del
fiume Imera;
    la  formazione  del  serbatoio  non comportera' la sommersione di
ecosistemi  di  pregio  o  di  formazioni  vegetazionali di rilevante
importanza  (boschi,  vegetazione  ripariale)  fatta eccezione per un
limitato   areale   in  corrispondenza  della  porzione  apicale  del
serbatoio;
    la   campagna  d'indagine  condotta  lungo  l'asta  di  valle  ha
evidenziato   la  sostanziale  scomparsa  della  vita  acquatica  che
potenzialmente potrebbe popolare l'Imera;
    la  riserva  naturale  di monte Capodarso, ubicata lungo il fiume
circa    cinquanta    chilometri    a    valle   della   diga,   vede
significativamente  penalizzate  le  proprie  valenze  a causa scarsa
qualita' delle acque dell'Imera;
    la  compromissione  della  continuita'  biologica del fiume Imera
dovuta  alla  realizzazione dello sbarramento non appare grave, anche
constatata   la   mancanza   di   specie  peculiarmente  legate  agli
spostamenti longitudinali lungo l'asta fluviale;
    la perdita in termini di valori naturalistici sara' compensata in
parte  dalla  formazione,  lungo  il  perimetro del serbatoio, di una
fascia  vegetata  da  impiantare  tenendo conto delle serie dinamiche
della vegetazione naturale potenziale;
    la  risultanza paesaggistica dell'insieme delle opere progettate,
sara'  penalizzata sia dal punto di vista visuale che dei contenuti e
dinamismi  naturalistici  e  che  tali  impatti  sono  solo  in parte
mitigabili;
  Considerato  che  in  conclusione la commissione per le valutazioni
dell'impatto  ambientale ha espresso parere positivo con prescrizioni
in  merito  alla compatibilita' ambientale dell'opera proposta, ferma
restando  l'adozione  delle  misure  di  prevenzione  dei rischi e di
mitigazione  degli  impatti  ambientali  contenute  nello  studio  di
impatto   ambientale,  ivi  comprese  le  attivita'  di  monitoraggio
previste;
  Considerata la nota n. 49569 della regione siciliana del 13 ottobre
2000,  pervenuta  il  18 ottobre  2000,  con cui si esprime un parere
positivo a condizione che si ottemperi alle seguenti prescrizioni:
    nonostante  il progetto fosse stato approvato in data antecedente
al  decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988, e
che  fossero  gia' state realizzate opere di grande rilevanza sia dal
punto  di vista economico che da quello funzionale, e' stato comunque
ritenuto  necessario  da codesto Ministero dell'ambiente assoggettare
l'intervento  in  oggetto  alla  procedura  di valutazione di impatto
ambientale.
  Piu' in particolare, alla data odierna, risultano gia' realizzate:
    il 50 % delle espropriazioni;
    la   deviazione   provvisoria   (imbocco,  galleria  e  vasca  di
dissipazione), ad eccezione dell'avandiga;
    lo scarico di superficie;
    l'opera di presa e derivazione;
    lo scarico di fondo;
    la pista di accesso e la casa di guardia.
  Il  progetto  inviato  a  questo  ufficio  per il parere di rito e'
ancora  quello  a  suo  tempo predisposto, integrato da uno studio di
impatto ambientale che l'E.A.S ha fatto proprio inviandolo unitamente
agli elaborati progettuali.
  Il  progetto  prevede  che  la  diga  di  Blufi  sottenda un bacino
imbrifero  di  73,2  km2, ripartito nella indagine idrologica, in due
sottobacini,  basso Blufi ed alto Blufi, rispettivamente di 27,90 km2
e  45,30  km2,  invasando  anche  le acque provenienti dal bacino del
fiume Pollina mediante le prese di Canne e Pomieri.
  L'invaso  delle acque provenienti dal fiume Pollina, corrispondenti
a  circa 5 Mm3/anno circa, e' stato poi escluso per evitare possibili
effetti negativi sulle aree del parco delle Madonne, cui tali apporti
sarebbero stati sottratti.
  L'indagine   idrologica   condotta   per  la  determinazione  della
capacita'   di   invaso  e'  basata  sulle  serie  storiche  di  dati
ideologici,    precipitazioni    e    deflussi,    registrati   nelle
stazioni maggiormente significative, fino all'anno 1980.
  I  calcoli  non  tengono percio' conto delle modificazioni avvenute
nel   regime   delle  precipitazioni  e  dei  deflussi  negli  ultimi
vent'anni.
  Secondo   le   previsioni  progettuali,  la  diga  e'  destinata  a
fronteggiare  le  esigenze  idropotabili  di  una parte della Sicilia
centro   meridionale,   mediante   il  sistema  acquedottistico  gia'
realizzato, comprendente l'acquedotto ed il potabilizzatore di Blufi.
  Quest'ultimo puo' trattare una portata di 1200 l/sec ed attualmente
lavora, non a regime, per 600 l/sec.
  Il  piano di coronamento della diga e' previsto ad una quota di 620
m.s.m.  L'altezza massima del rilevato e' pari a 68 m, con un livello
di  massimo  invaso  a  614 m.s.m. ed una capacita' di invaso, a tale
quota, di 29 Mm3.
  Considerato  il  livello  di  ritenuta  normale  a 612 m.s.m. ed il
livello  di  massimo  svaso  a  584  m.s.m.,  la  capacita'  utile di
regolazione resta pari a 22 Mm3.
  Lo  studio  di impatto ambientale, presentato dall'E.A.S. a corredo
del progetto, calcola inoltre necessario garantire il deflusso minimo
vitale,  a  valle  dell'invaso,  di  un quantitativo d'acqua pari a 5
Mm3/anno.
  Lo  stesso  studio  indica  come  sia  indispensabile  procedere al
completamento  dei  trattamenti  depurativi  delle acque reflue degli
abitati  di  Blufi,  Castellana,  Bompietro,  Geraci Siculo, Petralia
Soprana  e Petralia Sottana, che attualmente recapitano i loro reflui
all'interno  del  bacino  sotteso  dallo sbarramento. Cio' in quanto,
altrimenti,  l'invaso  verrebbe  a trovarsi in uno stalo trofico, che
potrebbe  determinare  una  significativa  contaminazione delle acque
invasate,  in  particolare  durante  i  periodi  di magra, rendendole
potenzialmente inadatte allo scopo idropotabile.
  In tale condizione, sempre secondo lo studio prodotto, sarebbe pure
inutile  il  rilascio ecologico indicato come deflusso minimo vitale,
per  effetto  della  cattiva  qualita'  delle acque a valle di Blufi,
caratterizzate peraltro da elevati livelli di salinita'.
  Le   considerazioni  e  gli  elementi  e  precedentemente  esposti,
l'assenza  degli  apporti provenienti dal fiume Pollina (5 Mm3/anno),
la  necessita'  del  rilascio  ecologico  di  ulteriori  5  Mm3/anno,
l'attuale  incompleta  depurazione  dei  reflui  urbani  sversati nel
bacino,  ed una indagine idrologica riferita al 1980, la cui verifica
non  rientra nell'area di competenza di questa valutazione, avrebbero
suggerito   la   opportunita'  di  una  riconsiderazione  complessiva
dell'intervento,   ove   non  fossero  gia'  state  realizzate  opere
fondamentali,  quali  lo scarico di superficie e quello di fondo, che
sostanzialmente  vincolano,  senza possibilita' di modifica, la quota
di invaso e la stessa giacitura dello sbarramento.
  E'  del  tutto evidente infatti che nessuna valutazione complessiva
dell'opera  puo'  essere fatta in presenza di vincoli tanto rigidi da
escludere  l'esame  di diverse opzioni, rendendo peraltro inattuabile
una seria valutazione costi benefici.
  I  costi  gia'  sostenuti per la realizzazione di opere di siffatta
portata,  determinano di fatto una direzione obbligata, non potendosi
prendere  in considerazione alternative progettuali praticabili e non
essendo   possibile   ricavare   benefici  apprezzabili  dal  mancato
completamento  dell'opera o da un ridimensionamento degli interventi,
a  fronte  di  costi  ambientali  ed  economici  gia' sopportati ed a
compromissioni territoriali praticamente irreversibili.
  Per  queste  ragioni  quest'ufficio  ritiene  che  la  procedura di
verifica  attivata  oggi  ai  sensi  del  decreto  del Presidente del
Consiglio  dei  Ministri  n. 377/1988, su opera progettata negli anni
ottanta,   ed   in  una  condizione  di  significativo  e  vincolante
avanzamento   delle   opere  realizzate,  possa  riguardare  soltanto
possibili  indicazioni  minori, tese a mitigare impatti secondari o a
migliorare,   per   quanto   possibile   l'inserimento  paesaggistico
dell'opera,  il  contenimento  dei  detrattori  paesaggistici,  ed il
controllo degli impatti di cantiere.
  Pur  tuttavia  si  ritiene  che,  in  ogni caso, il progetto dovra'
tenere  conto  delle  indicazioni  fornite  nello  studio  di impatto
ambientale, con particolare riferimento ai seguenti punti:
    depurazione delle acque da invasare;
    esclusione  di  interventi nel territorio del parco delle Madonie
ed    esclusione    degli    approvvigionamenti    idrici    previsti
originariamente tramite la derivazione Fosso Canne e Pomieri;
    garanzia  del  rilascio  minimo  vitale,  non  inferiore a quanto
previsto nello studio di impatto ambientale (5 Mm3/anno).
  Nelle  superiori  considerazioni  deve intendersi il parere reso da
questo   assessorato   regionale  territorio  ed  ambiente  ai  sensi
dell'art. 6 della legge n. 349/1986.
  Considerato  il  parere  del  Ministero  per  i beni e le attivita'
culturali  protocollo  n.  ST/410/27773/2000  del  14 dicembre  2000,
pervenuto  in  data  14 dicembre  2000,  con  cui  si  esprime parere
favorevole  alla  richiesta  di  valutazione di impatto ambientale, a
condizione che si ottemperi alle prescrizioni nel seguito riportate:
    con  apposita  istanza, l'Ente acquedotti siciliani ha chiesto la
pronuncia sulla compatibilita' ambientale, ai sensi dell`art. 6 della
legge  n.  349/1986,  secondo  la  procedura  di  cui  al decreto del
Presidente  del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, in merito al
progetto concernente le opere di completamento descritte in oggetto.
  Al  riguardo  si prende atto di quanto relazionato dalla competente
Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, con nota
n. 9250 dell'11 agosto 2000, acquisita agli atti in data 27 settembre
2000 al n. protocollo n. ST/410/20908, circa la verifica dell'attuale
situazione  vincolistica  gravante  sull`area  oggetto  di intervento
(vincolo  ex  legge  n.  1089/1939;  vincolo  art.  1  della legge n.
431/1985;  vincolo  ex  legge  n.  1497/1939  pubblicato con Gazzetta
Ufficiale regione Siciliana n. 26 del 23 maggio 1998).
  La  stessa  soprintendenza, con medesima nota, ha relazionato circa
l'iter  autorizzativo  seguito  per la realizzazione delle opere gia'
esistenti,  attinenti al medesimo impianto per il quale sono proposte
le  opere  di  completamento  in  esame.  La Soprintendenza specifica
inoltre  come il parere sulle opere gia' esistenti non le fosse stato
a  suo  tempo  richiesto  in  quanto  il parere espresso dal C.T.A.R.
comitato   tecnico   amministrativo   regionale   e'  stato  ritenuto
sostitutivo del nulla-osta della soprintendenza ai sensi dell`art. 19
della legge regionale n. 21/1985.
  Si  prende  atto  che  l`assessorato  territorio  ed ambiente della
regione  siciliana,  con nota n. 49569 del 13 ottobre 2000, acquisita
agli  atti  di  questo  ufficio  centrale al n. ST/410/23274/2000 del
26 ottobre  2000,  ha  tra  l`altro  dichiarato  per  quanto  attiene
l'aspetto  paesaggistico:  "L'area  comprende  un  ambiente  naturale
compatto  e  omogeneo  che  ricade  nel territorio di Alimena, Blufi,
Bompietro, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Petralia Sottana.
  Il   paesaggio   e'   caratterizzato   dai  rilievi  delle  Madonie
meridionali degradanti verso il mare.
  Sull'Imera  sorgono  le borgate di Calcarelli, Nociazzi e Catalani,
nonche' una fitta catena di mulini e abbeveratoi.
  Il  territorio  e'  racchiuso  fra  l'Imera e il Salso che unendosi
formano due ampie vallate omogenee. In forte contrasto morfologico la
presenza di isolati rilievi rocciosi.
  Nello  studio  in  particolare  sono  state individuate le seguenti
unita' paesaggistico-ambientali:
    1. Bacino del fiume Imera a monte dell'opera di presa;
    2. Bacino del fiume Imera interessato dai lavori della diga;
    3. Bacino del fiume Imera a valle dell'invaso;
    4. Valle secondaria in sinistra idrografica;
    5. Abitato di Blufi.
  Nelle  conclusioni  dello  studio  paesaggistico si evidenziano gli
impatti  al  paesaggio  derivanti  dalla perdita di vegetazione nella
fascia  repariale,  peraltro  gia'  avvenuta a causa degli interventi
finora   realizzati.   Si   segnalano  le  mutazioni  del  cromatismo
paesaggistico attualmente esistente.
  L'opera   risultera'   particolarmente  visibile  dal  viadotto  di
collegamento  tra  Blufi  e Castellana, e da piu' lunga distanza, dai
centri  abitati di Petraia Sottana e Soprana. Da Resuttano risultera'
visibile  il  corpo  diga. Non vengono segnalate interferenze dirette
con  le  emergenze  archeologiche  ed  architettoniche elencate nelle
linee  guida  del  piano  paesistico.  Si  prevede la sommersione del
mulino Oliva e dei ruderi di un ponte...".
  L'assessorato  quindi  nella  medesima  nota  citata  al  paragrafo
denominato  "conclusioni" cosi' si e' espresso: "...Le considerazioni
e   gli   elementi  precedentemente  esposti...  avrebbero  suggerito
l'opportunita'  di  una  riconsiderazione complessiva dell'intervento
ove  non  fossero  gia' state realizzate opere fondamentali, quali lo
scarico   di   superficie  e  quello  di  fondo  che  sostanzialmente
vincolano,  senza  possibilita'  di modifica, la quota di invaso e la
stessa  giacitura  dello  sbarramento.  I costi gia' sostenuti per la
realizzazione  di  opere di siffatta portata determinano di fatto una
direzione   obbligata,   non  potendosi  prendere  in  considerazione
alternative  progettuali praticabili e non essendo possibile ricavare
benefici  apprezzabili  dal  mancato completamento dell'opera o da un
ridimensionamento  degli  interventi, a fronte di costi ambientali ed
economici   gia'   sopportati   ed   a   compromissioni  territoriali
praticamente irreversibili.
  Per  queste  ragioni  questo  ufficio  ritiene  che la procedura di
verifica  attivata  oggi  ai  sensi  del  decreto  del Presidente del
Consiglio  dei  Ministri  n. 377/1988, su opera progettata negli anni
ottanta e in una condizione di significativo e vincolante avanzamento
delle   opere   realizzate,   possa   riguardare  soltanto  possibili
indicazioni minori, tese a mitigare impatti secondari o a migliorare,
per  quanto  possibile,  l'inserimento  paesaggistico  dell'opera, il
contenimento  dei  detrattori  paesaggistici,  ed  il controllo degli
impatti di cantiere.
  Pur  tuttavia  si  ritiene  che,  in  ogni caso, il progetto dovra'
tenere  conto  delle  indicazioni  fornite  nello  studio  di impatto
ambientale, con particolare riferimento ai seguenti punti:
    depurazione delle acque da invasare;
    esclusione  di  interventi  nel Parco delle Madonie ed esclusione
degli  approvvigionamenti  idrici previsti originariamente tramite la
derivazione Fosso Canne e Pomieri;
    garanzia  del  rilascio  minimo  vitale  non  inferiore  a quanto
previsto nello studio di impatto ambientale (5 Mm3/anno) ....".
  Questo  Ministero,  esaminati gli atti, viste le varie disposizioni
di legge indicate in oggetto, valutate le integrazioni allo studio di
impatto  ambientale  presentate dal richiedente con nota n. 26106 del
6 dicembre  2000 pervenuta e acquisita agli atti di questo ufficio in
data  7 dicembre 2000 con protocollo n. ST/410/27360, tenuto conto di
quanto  argomentato  in  particolare  dall'Assessorato  territorio ed
ambiente della regione siciliana, esprime parere favorevole in ordine
alla  predetta  richiesta  dell'Ente  acquedotti  siciliani E.A.S. di
pronuncia  di  compatibilita'  ambientale  per la realizzazione delle
opere  descritte in oggetto, con l'assoluto rispetto delle condizioni
sopra richiamate ed espresse dall'Assessorato territorio ed ambiente,
integrate dalle seguenti ulteriori prescrizioni:
    1.  Lo  sbarramento costituito dal corpo diga non dovra' avere un
rigido  andamento geometrico ma per quanto possibile andra' modellato
secondo  l`andamento  collinare  limitrofo. Detta modellazione andra'
estesa,  compatibilmente  con  le esigenze tecniche, all`intero corpo
diga e comunque almeno al suo terzo inferiore;
    2.  Tutte le essenze usate per la mitigazione ambientale dovranno
essere  di  tipo  autoctono  e  scelte  tra  quelle  essenze che meno
necessitino di manutenzione;
    3. Le essenze arboree dovranno essere di quantita' e tipo tali da
mitigare la percezione delle opere non soltanto dalle vicinanze della
diga  e  delle  infrastrutture connesse ma anche dai punti di vista a
quota altimetrica uguale od eccedente alle stesse;
    4.  I  manufatti  in pietra pur non oggetto di vincolo denominato
molino   Oliva   e   le  altre  strutture  connesse  dovranno  essere
accuratamente  rilevate e consolidate per garantirne la conservazione
nonostante  l`immersione  e,  in  sede  di  gestione,  dovra'  essere
prevista  la  loro manutenzione all'atto di temporanei riaffioramenti
dei manufatti medesimi;
    5.  Per  la  viabilita'  circumlacuale  dovra'  essere confermata
l'esclusione di qualsiasi finitura a base bituminosa mentre la stessa
andra'  eseguita  con  impasto  costituito da cemento bianco, calce e
inerti  locali  di  natura calcarea. Eventuali opere di sbarramento e
protezione  andranno  eseguite secondo la tecnologia dei muri a secco
di  tradizione  locale  o  quantomeno  cosi' rivestite con cortina di
adeguato spessore.
    6.  Tutte le opere in cls dovranno essere rivestite come al punto
precedente    o,    in   alternativa,   per   mezzo   di   gabbionate
metallico-calcaree predisposte per il successivo inerbimento;
  preso  atto  che  sono  pervenute istanze, osservazioni o pareri da
parte di cittadini, ai sensi dell'art. 6 della legge n. 349/1986, per
la  richiesta di pronuncia sulla compatibilita' ambientale dell'opera
indicata che di seguito sinteticamente si riportano:
    nota  inviata dal comune di Castelbuono (Palermo) con la quale si
manifestano  rilevanti  perplessita'  sulla previsione di utilizzo di
risorsa   idrica   derivante  dalla  sorgente  di  Fosso  Canna,  che
indurrebbe conseguenze assai negative per l'approvvigionamento idrico
dei comuni di Castelbuono, Pollina e S. Mauro.
  Al  riguardo  e'  opportuno  rilevare  che  nello studio di impatto
ambientale  si  esclude  in  modo  categorico  l'impiego  delle acque
provenienti  dalla  suddetta  sorgente,  Fosso  Canna,  il  che,  tra
l'altro,  elimini  l'eventuale  interferenza  delle  opere a servizio
dell'invaso di Blufi ed il territorio del Parco delle Madonie;
    nota  n.  6592  del 24 ottobre 2000 dell'ente parco delle Madonie
diretta al Ministro dell'ambiente ed altri indirizzi.
  Nella  nota  in  questione  viene  considerato  il disegno di legge
presentato   dall'assessorato  regionale  ai  lavori  pubblici  della
regione   siciliana  che  prevede  l'apertura  di  nuove  cave  o  la
riattivazione  di  quelle  esistenti in alcuni comuni del parco delle
Madonie,  per  l'estrazione dei materiali occorrenti al completamento
della diga di Blufi.
  Al riguardo il consiglio dell'ente parco delle Madonie ha votato un
ordine del giorno, allegato alla nota di cui sopra, condiviso e fatto
proprio  dal  comitato  esecutivo dell'ente medesimo, con il quale si
richiede  al governo regionale il "tout court" rigetto del disegno di
legge per le conseguenze devastanti per il territorio del parco delle
Madonie;
  Ritenuto  di  dover provvedere ai sensi e per gli effetti del comma
quarto  dell'art.  6  della  legge  n.  349/1986,  alla  pronuncia di
compatibilita' ambientale dell'opera sopraindicata;
  Esprime  giudizio  positivo  circa la compatibilita' ambientale del
progetto  relativo  a  uno  sbarramento  in  terra  sul  fiume  Imera
meridionale  in  prossimita' dell'abitato di Blufi da realizzarsi nei
comuni  di  Castellana  Sicula,  Petralia  Sottana, Petralia Soprana,
Bompietro,  Geraci e Blufi (Palermo), presentata dall'Ente acquedotti
siciliani, a condizione che si ottemperi alle seguenti prescrizioni:
    a) preliminarmente    al   rilascio   dell'autorizzazione   venga
predisposto, ed approvato dalla regione Sicilia, un piano di recupero
della qualita' delle acque da realizzare attraverso la definizione di
progetti  per  il  contenimento  dei  carichi  inquinanti  di origine
puntiforme e diffusa generati nel bacino del fiume Imera.
  Le  opere e le realizzazioni previste da tale piano dovranno essere
realizzate  contestualmente  alla  costruzione  della diga e dovranno
garantire,  in qualunque condizione, l'idoneita' delle acque invasate
alla   potabilizzazione  secondo  quanto  previsto  dalla  sezione  A
dell'allegato  2  del  decreto  legislativo  n. 152/1999 e successive
integrazioni;
    b) si  dovra'  predisporre  un  piano di monitoraggio della falda
contenuta  nelle  alluvioni  finalizzato al controllo dell'escursioni
dei  livelli  di  falda ed alla qualita' della risorsa idrica a valle
dello sbarramento. Dovra' essere predisposto un numero sufficiente di
piezometri,  posti  a  valle  della diga in destra ed in sinistra del
corso   d'acqua.   Tali  piezometri  dovranno  attraversare  l'intero
spessore   delle   alluvioni   e   dovranno   essere  realizzati  con
accorgimenti  tali  da  salvaguardarli  dagli  effetti di esondazioni
interessanti la piana alluvionale;
    c) prima  del rilascio dell'autorizzazione e della individuazione
delle  aree,  tra  quelle  presentate  nello studio di valutazione di
impatto  ambientale  e  valutate idonee, da cui prelevare i materiali
per la formazione del nucleo impermeabile della diga, si dovra':
      eseguire  un rilievo diretto in campagna di tipo geomorfologico
di  grande dettaglio (alla scala 1:1000 o 1:500). Tale rilievo dovra'
riportare,  oltre alle forme di modellamento che maggiormente possono
progredire  verso forme di dissesto, anche tutti i fenomeni in atto o
pregressi  di  instabilita',  le  aree di instabilita' potenziale, le
fenditure  presenti  sul  terreno,  i  rigonfiamenti  ecc.  I rilievi
geomorfologici  dovranno  essere  estesi anche all'area dell'impronta
diga e delle zone immediatamente a valle;
      eseguire  specifiche  indagini di tipo geognostico e geotecnico
nelle  aree  in  cui  lo studio di impatto ambientale, nell'elaborato
AMB3C  (Carta idrogeomorfologica) riporta la presenza di dissesti per
frana;
      un  progetto  di  sistemazione  dei  versanti  e  di  messa  in
sicurezza delle aree in dissesto o in frana;
      il  progetto di escavazione del materiale argilloso all'interno
dell'area di invaso e le sistemazioni conseguenti atte a garantire la
stabilita' dei versanti posti superiormente;
    d) qualsiasi  variazione  dei  siti  di  cava  rispetto  a quelli
presentati, dovra' essere nuovamente valutata da questo Ministero;
    e) premesso  che  la  determinazione  del deflusso minimo vitale,
operata  nell'ambito  dello  studio  di  impatto  ambientale,  indica
criteri  di  qualita' della risorsa idrica rilasciata a valle che non
tengono  conto  delle  esigenze dell'ecosistema fluviale in esame, si
ritiene  necessario  attivare  un'azione  pilota,  relativamente alla
realta'  fluviale  ed  ecosistemica dell'area e in bacini analoghi di
proprieta' dell'EAS, di monitoraggio delle componenti chimico-fisiche
del  flusso  vallivo  immediatamente a ridosso dello sbarramento e ad
una  distanza  tale  da non risentirne il diretto effetto, al fine di
riconoscere la migliore legge di gestione dell'invaso.
  Il  monitoraggio  deve  interessare  sia  i  parametri  di qualita'
dell'acqua  sia  la componente di trasporto solido, in ingresso ed in
uscita  dall'invaso,  utilizzando  stazioni  torbiometriche,  per  le
componenti   chimico-fisiche,   e   opportuni  bioindicatori  per  la
compatibilita' con la componente biologica.
  Deve essere predisposto un piano di controllo per la definizione su
base  sperimentale  del  carico  di  nutrienti  che, dalla sezione di
prelievo  lungo  il  fiume, raggiungono l'invaso. Deve inoltre essere
predisposto  un  programma  di monitoraggio per valutare l'efficienza
degli  impianti  di depurazione attualmente operanti nel bacino e, ad
interventi  effettuati, per valutare l'efficacia e la validita' delle
soluzioni adottate;
    f) dallo  studio  di  impatto ambientale emerge che le portate da
rilasciare  per  la  garanzia  del  deflusso minimo vitale dovrebbero
essere addotte a valle defluendo attraverso lo scarico di fondo ed il
canale di scarico, posizionato in destra idraulica del corso d'acqua.
  Considerato  che  i  rilasci  minimi  coincidono  con le condizioni
climatiche piu' critiche e che, defluendo lungo il canale di scarico,
sarebbero  suscettibili  di una ulteriore riduzione per evaporazione,
si  ritiene necessario individuare una soluzione tecnicamente diversa
per   il  prelievo  e  rilascio  delle  portate,  da  destinare  alla
salvaguardia  degli  ecosistemi  e  dell'habitat  naturale. Pertanto,
sentito  il  parere  del  servizio  nazionale  dighe,  con  opportuno
adattamento  del  complesso  dei manufatti degli scarichi, oppure con
ulteriori  specifici  manufatti,  si  dovra' garantire la connessione
ittica  (per  le anguille ed altre specie particolari) tra l'invaso e
l'alveo dell'Imera a valle dello stesso.
    g) dovranno  essere progettati e realizzati dei piccoli bacini di
acqua  stagnante  con funzione di habitat umidi, nei tronchi di corso
d'acqua a monte dell'invaso ed alla quota del massimo riempimento;
    h) dovra'  essere progettato ed attuato una piano di monitoraggio
di  tutti  gli  interventi  a verde, di ingegneria naturalistica e di
maturazione, finalizzato alla taratura degli interventi gestionali su
tali opere rinaturalistiche;
    i) si  dovranno  realizzare rilevati di raccordo morfologico, tra
il   piede  del  corpo  diga  ed  il  fondo  alveo  del  fiume  Imera
meridionale,   nonche'   tra  la  sezione  terminale  del  canale  di
restituzione ed il fiume stesso, evitando bruschi cambi di pendenza e
geometrie spigolose;
    l) andranno  attuati  i provvedimenti di mitigazione previsti dal
progetto  di  massima  degli interventi di ripristino e rivegetazione
della  diga  ed  opere  annesse.  Devono  essere  inseriti i seguenti
ulteriori interventi:
      nella   rivegetazione  del  corpo  diga,  accanto  ai  previsti
inerbimenti  devono essere messe a dimora specie arbustive autoctone,
con disposizione a mosaico almeno nella meta' inferiore del paramento
di valle;
      nel  ricoprimento  del  canale  di  scarico  di  superficie, si
procedera' in analogia a quanto sopra estendendo l'intervento a tutta
la superficie;
      per  quanto  riguarda  il  canale  di  restituzione: i previsti
materassi  sostituitivi nel terzo centrale delle piastre di cls vanno
adottati  nella variante "verde", con inserimento in corso d'opera di
talee  di  tamerici; nel terzo superiore, accanto alle talee verranno
messe a dimora specie arbustive di gariga mediterranea;
      negli  interventi di controllo dell'erosione nel bacino a monte
la   tecnica   della  biostuoia  in  paglia  e  cocco  dovra'  essere
sostituita,  poiche'  non  idonea  nei  climi  meridionali, con opere
stabilizzanti di ingegneria naturalistica quali le viminate;
    m) dovranno essere ottemperate altresi', ove non ricomprese nelle
precedenti, tutte le prescrizioni individuate dalla regione siciliana
e  dal  Ministero  per  i  beni  e  le  attivita' culturali riportate
integralmente nelle premesse;
  si raccomanda alla Regione siciliana di prescrivere che:
    per  quanto concerne la sistemazione dei siti di cava individuati
per   l'approvvigionamento   dei  materiali,  il  profilo  finale  di
ripristino  sia realizzato non a gradoni, come previsto dal progetto,
ma  a  pendenza unica, non superiore ai 35o, in maniera da consentire
la  rivegetazione  a  piena superficie mediante inerbimenti e messa a
dimora  di  specie  arbustive  locali,  con piena-efficacia anche dal
punto di vista paesaggistico;
                               Dispone
che  il  presente  provvedimento  sia  comunicato all'Ente acquedotti
siciliani,  al  Ministero dei lavori pubblici, direzione difesa suolo
ed  alla Regione siciliana, la quale provvedera' a depositarlo presso
l'Ufficio  istituito  ai  sensi dell'art. 5, comma terzo, del decreto
del  Presidente  del Consiglio dei Ministri n. 377 del 10 agosto 1988
ed  a portarlo a conoscenza delle altre amministrazioni eventualmente
interessate.
    Roma, 31 gennaio 2001
                                            Il Ministro dell'ambiente
                                                      Bordon
 Il Ministro per i beni
e le attivita' culturali
       Melandri