IL MINISTRO DELL'AMBIENTE
di concerto con
IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
Visto l'art. 6, comma 2 e seguenti, della legge del-l'8 luglio
1986, n. 349;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del
10 agosto 1988, n. 377;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del
27 dicembre 1988, concernente "norme tecniche per la redazione degli
studi di impatto ambientale e la formulazione del giudizio di
compatibilita' di cui all'art. 6 della legge dell'8 luglio 1986, n.
349, adottate ai sensi dell'art. 3 del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 10 agosto 1988, n. 377";
Visto l'art. 18, comma 5, della legge dell'11 marzo 1988, n. 67; il
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 febbraio
1989, costitutivo della Commissione per le valutazioni dell'impatto
ambientale e successive modifiche ed integrazioni; il decreto del
Ministro dell'ambiente del 13 aprile 1989 concernente
l'organizzazione ed il funzionamento della predetta commissione; il
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 marzo 1997
per il rinnovo della composizione della commissione per le
valutazioni dell'impatto ambientale;
Preso atto che con ordinanza n. 3052 del 31 marzo 2000, all'art. 4
si dispone che l'ente Acquedotti siciliani deve inoltrare lo studio
relativo all'impatto ambientale per il completamento della diga di
Blufi, al Ministero dell'ambiente;
Vista la domanda di pronuncia di compatibilita' ambientale
concernente il progetto di uno sbarramento in terra sul fiume Imera
Meridionale in prossimita' del-l'abitato di Blufi da realizzarsi nei
comuni di Castellana Sicula, Petralia Sottana, Petralia Soprana,
Bompietro, Geraci e Blufi (Palermo), con il serbatoio ed il sito diga
interamente ricompresi nei territori dei comuni di Castellana Sicula
(sponda destra) e di Blufi (sponda sinistra), presentata dall'ente
Acquedotti siciliani, con sede in via Giacomo del Duca n. 23 - 90138
Palermo, in data 26 giugno 2000;
Vista la documentazione integrativa trasmessa dallo stesso ente
Acquedotti siciliani in data 14 luglio, 14 agosto e 16 novembre 2000;
Vista la nota n. 49569 della regione siciliana del 13 ottobre 2000,
pervenuta il 18 ottobre 2000, con cui si esprime un parere
favorevole;
Vista la nota n. ST/410/27773/2000 del Ministero per i beni e le
attivita' culturali del 14 dicembre 2000, pervenuta in data
14 dicembre 2000, con cui si esprime parere favorevole con
prescrizioni;
Visto il parere n. 395, formulato in data 30 novembre 2000, dalla
commissione per le valutazioni dell'impatto ambientale, a seguito
dell'istruttoria sul progetto presentato dall'ente Acquedotti
siciliani;
Considerato che in detto parere la commissione ha preso atto che la
documentazione tecnica trasmessa consiste in un progetto riguardante
uno sbarramento in terra sul fiume Imera Meridionale in prossimita'
dell'abitato di Blufi in provincia di Palermo (Sicilia
settentrionale):
il bacino sotteso e' di 73,2 km2 ed al suo interno sono comprese
porzioni di territorio appartenenti ai comuni di: Castellana Sicula,
Petralia Sottana, Petralia Soprana, Bompietro, Geraci e Blufi;
il serbatoio ed il sito diga sono interamente compresi nei
territori dei comuni di Castellana Sicula (sponda destra) e di Blufi
(sponda sinistra) nella provincia di Palermo;
l'invaso, con quota di ritenuta normale 612,00 m.s.m. ha una
capacita' complessiva di 26 Mm3 e una capacita' utile di regolazione
fissata in 22 Mm3;
Preso atto che:
lo schema acquedottistico Blufi e' previsto nel piano regolatore
generale degli acquedotti approvato con legge 4 febbraio 1963, n.
129, identificato al n. 145/1;
il suddetto PRGA resta attualmente lo strumento di pianificazione
di settore in vigore per legge nella regione Sicilia; tutti i
successivi strumenti di programmazione elaborati per diverse
esigenze, hanno sempre confermato, comunque, l'attualita' dello
schema acquedottistico di Blufi e la sua importanza nell'equilibrio
domanda - offerta idropotabile dell'area di riferimento;
in base alle valutazioni che sono a base del PRGA, lo schema
Blufi deve fornire un volume medio annuo di 23 milioni di m2 con una
capacita' di portata continua di punta di 800 l/sec; tale volume e'
destinato dal PRGA a soddisfare l'intero fabbisogno dei comuni di
Pietraperzia, Barrafranca, Mazzarino, Riesi e Butera e ad integrare i
fabbisogni di Gela, degli schemi acquedottistici Madonie est, Madonie
ovest, Ancipa, e Gela-Agrigento;
le scelte formulate in sede di aggiornamento del progetto
dell'opera e che hanno portato ad escludere i manufatti di presa sul
torrente Canna all'interno del parco delle Madonne, hanno permesso di
eliminare qualsiasi interferenza diretta delle opere e del serbatoio
con le aree dichiarate protette ai sensi della legge n. 394/1991 e
con successivi provvedimenti regionali (citata legge regionale n.
14/1988, e provvedimenti collegati);
solo il territorio del bacino idrografico dello sbarramento
rientra parzialmente nel territorio del parco;
detta circostanza, secondo quanto indicato nello studio di
impatto ambientale, non determina effetti negativi e puo' costituire
un fattore sinergico nei confronti delle finalita' di tutela
ambientale del territorio;
la realizzazione del serbatoio di Blufi e l'utilizzo idropotabile
della risorsa presumono, infatti, il controllo accurato dello stato
di qualita' delle acque invasate nel serbatoio allo scopo di limitare
il carico inquinante da queste veicolato entro i limiti di
accettabilita' per l'uso idropotabile;
peraltro, un'interferenza dell'intervento si rileva nei confronti
della riserva naturale orientata "Monte Capodarso e valle dell'Imera
meridionale" ubicata lungo l'asta del citato fiume all'altezza del
ponte Capodarso nel territorio dei comuni di Caltanissetta,
Pietraperzia ed Enna, a valle della diga;
la compatibilita' del proposto intervento con detta riserva
naturale verra' garantita dal rilascio di volumi idrici in quantita'
sufficiente a sopperire ai fabbisogni durante la stagione secca,
principale fattore limitante del mantenimento delle caratteristiche
ecosistemiche lungo l'asta dell'Imera (insieme con la qualita' delle
acque);
allo stato dei fatti la pronuncia di compatibilita' ambientale
riguarda il completamento della diga, poiche', come si recita nello
studio di impatto ambientale, "le opere di potabilizzazione e le
condotte di adduzione sono state gia' realizzate e che le spese per
la esecuzione dei manufatti gia' realizzati relativi alla diga sono
state gia' sostenute";
l'opera e' parte integrante di un progetto di integrazione di
bacini idrografici che consentiva una disponibilita' di risorsa
idrica tale da conseguire gli obiettivi fissati dal PRGA,
formalizzato con il progetto di massima posto a base della istanza di
concessione inoltrata dalla Cassa per il Mezzogiorno in data
19 luglio 1982.
Il progetto originario prevedeva:
di derivare dal Fosso Canna, nel territorio del comune di
Petralia Sottana, affluente del fiume Pollina, in localita' Canale,
la portata massima di 10 m3/sec e media di 0.134 m3/sec, e di addurre
tali acque attraverso una galleria di valico dello sviluppo di 2.800
m, nel limitrofo bacino dell'Imera meridionale;
di regolare i deflussi sopraindicati e gli apporti diretti (0.872
m3/sec) del bacino del fiume Imera meridionale sotteso dallo
sbarramento (73,2 kmq) nel serbatoio di Blufi della capacita' di 22
Mm3 circa, tra le quote di invaso 612 e 584 m.s.m., realizzato
sbarrando con una diga di materiale sciolto la vallata del fiume
Imera meridionale tre chilometri a monte della confluenza del
torrente San Giorgio;
di derivare dal serbatoio di Blufi, alla quota di minimo invaso
584 m.s.m., la portata massima di 1.2 m3/sec e media di 0.678 m3/sec
per alimentare l'impianto di potabilizzazione Blufi e l'omonimo
acquedotto;
di fornire alla quota 584 m.s.m., per le esigenze di tutela
dell'ecosistema della valle del fiume Imera meridionale, nei periodi
di magra una dotazione di 1,5 Mm3/annui, pari ad una portata continua
di 0.0476 m3/sec (corrisponde ad una aliquota per unita' di
superficie di bacino scolante di circa 0.65 l/sec-krm2;
di restituire nell'alveo del fiume Imera meridionale a quota
550,5 m.s.m., attraverso gli organi di scarico del serbatoio, la
portata media di 237 l/sec, non altrimenti utilizzabili;
la stima della domanda attuale per gli usi idropotabili dell'area
e' dedotta dal documento elaborato dalla Sogesid ("Documento base per
l'accordo di programma quadro sulle risorse idriche in Sicilia" -
Febbraio 2000) dove i valori del fabbisogno idrico unitario per gli
usi civili coincidono con quelli adottati dal piano acque della
Lombardia; si considera una dotazione di base pari a 200 l/ab/giorno
cui si aggiunge un incremento per incidenza dei consumi collettivi,
in funzione della classe demografica, variabile da 60 l/ab.giorno
(<5.000 abitanti) fino a 140 l/ab.giorno (>100.000 abitanti);
all'interno dell'area di riferimento ricadono 65 comuni
appartenenti alla provincia di Agrigento (compreso il capoluogo),
alla provincia di Caltanissetta (compreso il capoluogo e Gela), alla
provincia di Enna, e alla provincia di Palermo. La popolazione
residente attuale nell'area considerata e' di 821.774 abitanti,
mentre quella fluttuante e' stimata pari a 145.146 abitanti;
il fabbisogno totale attuale per l'insieme dei comuni considerato
e' di 89,3 Mm3/anno, mentre quello al 2015 e' di 93,3 Mm3/anno;
l'approvvigionamento idrico della maggior parte dei comuni
dell'area in esame e' realizzato da un insieme di sistemi
acquedottistici che risultano complessi e fortemente interconnessi.
Il totale del volume disponibile stimato all'attualita' e' di 82,2
Mm3/anno di cui quasi il 20% e' costituito da acqua dissalata, circa
il 19% e' costituito da fonti locali, di scarsa affidabilita' sia per
le variazioni stagionali sia per la precarieta' dei prelievi, il
31,5% e' costituito da fonti sotterranee notoriamente soggette ad un
trend in diminuzione ed il restante da deflussi superficiali;
Osservato che:
rispetto alla proposta originaria descritta, l'attuale schema non
prevede piu' le opere connesse con la captazione e derivazione del
contributo del fosso Canna;
lo studio di impatto ambientale, pertanto, si riferisce alla
costruzione del solo sbarramento di Blufi. Tale soluzione e'
conseguenza dell'istituzione del parco delle Madonie all'interno del
quale ricade il fosso Canna;
lo studio riporta la descrizione in dettaglio delle opere
realizzate e delle attivita' avviate, che sono sinteticamente
riconducibili a:
espropriazioni (circa il 50%);
deviazione provvisoria; e' stata completata l'opera di
deviazione provvisoria del fiume consistente nell'opera di imbocco
nella galleria e nello sbocco in posizione centrale in vasca di
dissipazione; non e' stata avviata la costruzione dell'avandiga;
scarico di superficie;
opera di presa e derivazione;
scarico di fondo;
strada d'accesso e casa di guardia: il corpo stradale e'
completo a meno di un breve tratto di cunette percorribili, della
formazione delle banchine, della posa degli embrici di scolo, della
pavimentazione e dell'innesto allo svincolo autostradale "Irosa" gia'
realizzato ed a tutt'oggi in attesa di apertura da parte
dell'A.N.A.S.; la casa di guardia e' stata da tempo completata ed
adibita ad uffici di cantiere;
oltre ai lavori della diga, sono stati realizzati:
la sola galleria di valico tra il bacino del Pollina e quello
dell'Imera che avrebbe dovuto convogliare le acque derivate dalla
traversa sul Fosso Canna; (non essendo piu' prevista attualmente, non
ha alcuna utilizzazione);
una traversa provvisoria posta in coda al futuro invaso a quota
tale da potere alimentare, con le fluenze invernali del fiume Imera
meridionale e fino ad una portata di 500 l/sec, il potabilizzatore;
tale opera provvisoria e' stata realizzata per far fronte alla
cronica emergenza idrica ed utilizzare; la produttivita' di questo
prelievo e' molto bassa a causa delle condizioni idrologiche: possono
essere utilizzate solo le portate di "morbida" in quanto i fenomeni
di eccessivo intorbidamento delle acque impediscono l'utilizzo degli
impianti quando si hanno piene maggiori. Il dato di produzione del
1999 e' di circa 2,7 mm3 corrispondente ad una portata media
inferiore ai 20 l/sec riferita al solo semestre maggio - novembre;
la condotta di collegamento tra l'opera di presa provvisoria ed
il potabilizzatore;
un aspetto di particolare sensibilita' per la realizzazione
dell'opera in valutazione ha interessato il reperimento dei materiali
per la costruzione del corpo diga. Infatti, nella versione originaria
del progetto, relativa al 1988, si prevedeva l'approvvigionamento dei
materiali da siti di cava integrati nella perimetrazione del parco
regionale delle Madonie. Pertanto furono avviate le dovute procedure
per il reperimento dei materiali necessari per la realizzazione
dell'opera presso siti autorizzati di cava. Lo studio riporta in
maniera dettagliata e cronologica, l'insieme delle cave ritenute
idonee e soggette al parere degli uffici competenti della regione
Sicilia;
in sintesi il fabbisogno di materiali stimati dal progetto per la
realizzazione dello sbarramento puo' essere ricondotto a:
=====================================================================
Uso | Tipologia |Volume (m3)
=====================================================================
materiale da nucleo |argille scagliettate | 1.000.000
---------------------------------------------------------------------
rinfianco di valle e parte | |
inferiore di quello di monte |calcare evaporitico | 1.800.000
---------------------------------------------------------------------
rinfianco di monte (parte | |
superiore) |calcare compatto | 500.000
---------------------------------------------------------------------
zona di transizione a valle del | |
nucleo |sabbia | 200.000
---------------------------------------------------------------------
materiali di transizione, | |
ricarica di banchinaggio, ecc. |conglomerati poligenici| 800.000
per un totale dei volumi occorrenti di 4.300.000 m3, da reperire
presso siti autorizzati di cava. Tali siti, a seguito delle verifiche
di disponibilita' effettuate anche in sede di integrazioni allo
studio di impatto ambientale, sono stati individuati nei comuni di:
Alimena localita' Cannatello, Recattivo e Giardiniello
(Termini-Imerese) tutti esterni al territorio di pertinenza al parco
delle Madonne;
i volumi disponibili nelle cave autorizzate sono riportati nella
seguente tabella:
Cava Data Durata Volumi Volumi Volumi
Autoriz- Autoriz- totali estratti disponibili
zazione zazione m3 m3 m3
Anni
- - - - - -
Giardinello 1992 15 7.648.000 1.000.000 6.648.000
Recattivo 1995 15 3.200.000 - 3.200.000
Alimena loc.
Cannatello 1994 15 851.000 51.000 800.000
l'impiego di conglomerati poligenici provenienti da depositi
alluvionali terrazzati, presenti in piu' punti del bacino dell'Imera,
e' previsto, per un volume di 216.700 m3, nella fascia di transizione
interposta tra nucleo e rinfianco di monte. Detti materiali saranno
garantiti dalla cava di "Cannatello" nel Comune di Alimena;
e' previsto altresi' l'impiego di conglomerati poligenici, e/o in
alternativa alluvioni fluviali di fondo valle, nelle seguenti parti
del rilevato:
banchinamento di monte: m3 237.800;
banchinamento di valle: m3 244.200;
rinterri e raccordi di sponda a monte: m3 132.300;
rinterri e raccordi di sponda a valle: m3 132.100;
per quanto concerne la cava di "Cannatello", nello studio di
impatto ambientale si riporta di una verifica diretta presso il
gestore dell'impianto dalla quale emerge che i quantitativi
disponibili al novembre 1999, in base alla vigente autorizzazione
rilasciata dal corpo regionale delle miniere - Distretto minerario di
Palermo in data 4 maggio 1994, numero di registro n. 7/94 - 109PA,
sono circa 800.000 m3;
poiche' le materie riportate in queste ultime quattro zone
svolgono prevalentemente una funzione stabilizzante, cosi' come
precisato nello studio di impatto ambientale, in ragione del loro
peso, ove la disponibilita' dei conglomerati ex cava Cannatello fosse
ridotta con motivate disposizioni rispetto agli iniziali 1.574.861 m3
autorizzati (provvedimento del corpo delle miniere n. 7/94 - 109PA
del 4 maggio 1994) l'impiego di tale materiale puo' in tutto o in
parte essere sostituito con materiale proveniente dagli scavi e/o con
calcari provenienti da Recattivo e/o Giardinello;
di conseguenza, in ragione delle effettive disponibilita'
volumetriche in cava e' previsto l'utilizzo dei conglomerati
poligenici presenti nella cava di Cannatello fino ad esaurimento
(circa 700.000 m3) con vincolo restrittivo del prelievo di almeno
217.000 m3 per la realizzazione delle fasce di transizione. Nello
studio si recita che il restante fabbisogno (circa 267.000 m3)
"potra' indifferentemente essere approvvigionato dalle restanti due
cave autorizzate di Giardinello e di Recattivo, ampiamente dotate di
residue disponibilita' di inerti";
Osservato altresi' che per quanto concerne il trasporto solido:
nel bacino del fiume Imera meridionale, a monte della sezione
d'imposta della diga, sono presenti evidenti zone di instabilita' in
atto o potenziali, in particolar modo nelle porzioni a maggiore
pendenza;
inoltre le litologie stesse affioranti all'interno del bacino e
le pratiche agricole estesamente presenti nel bacino, favoriscono i
fenomeni erosivi ed il trasporto solido;
lo studio di impatto ambientale riporta i risultati dello studio
idrologico allegato al progetto, dove si valuta un deflusso torbido
unitario medio annuo pari a 1200 t/km2/anno, corrispondente a 80.000
m3/anno, calcolato considerando un peso di volume dei materiali di
sedimentazione pari a 1,2 - 1,3 t/m3. Sulla base di tali
informazioni, nell'ipotesi di un tempo di vita per l'invaso di 50
anni, il volume destinato all'interrimento, e' stato stimato in 4
Mm3.
la presenza dell'invaso si ripercuote anche sulle dimaniche
costiere per l'ovvio intrappolamento dei sedimenti. A tal proposito,
sempre sulla base delle stime di perdita di suolo proposte nella
relazione idrologica allegata al progetto, lo studio di impatto
ambientale propone una valutazione della realizzazione percentuale
degli apporti alla foce del fiume Salso che si attesta sul 4%;
Valutato che:
allo stato di avanzamento dei lavori, nonostante le variazioni
climatiche che possono influire in maniera sensibile sull'entita' dei
deflussi nella sezione d'imposta del rilevato, al punto da suggerire
una diversa configurazione progettuale dell'intera opera, risulta
improponibile una riconsiderazione complessiva dell'intervento.
Infatti sono state realizzate opere fondamentali, quali lo scarico di
superficie e quelle di fondo, che fissano, senza possibilita' di
modifica, la quota di invaso e la sezione d imposta dello
sbarramento;
considerato che per quanto attiene ai profili ambientali:
il sito individuato per la realizzazione dell'invaso di Blufi,
inteso nel senso di area vasta, comprende un ambiente naturale
compatto ed omogeneo, non particolarmente soggetto a massicci
interventi di artificializzazione, ad eccezione delle opere annesse
alla diga;
il bacino imbrifero sotteso dallo sbarramento sull'Imera
meridionale ha una estensione di circa 73 km2 in corrispondenza dello
sbarramento l'alveo e' a quota di circa 560 m.s.m. mentre le quote
massime raggiunte in prossimita' della linea spartiacque sono
superiori ai 1900 m.s.m.;
la morfologia dell'area del bacino idrografico del fiume Imera
meridionale si presenta piuttosto varia: il settore settentrionale ha
caratteristiche montane, quello meridionale presenta una morfologia
piu' collinare;
l'area ha vocazione prevalentemente agricola, caratterizzata
dall'impianto di colture di tipo diverso.
all'interno dell'area del bacino di invaso e delle fasce di
versante immediatamente al di sopra, sono stati rilevati due
movimenti di superficiali di massa, uno dei quali risulta essere
prossimo all'area di impronta diga. E' stata inoltre evidenziata la
presenza, diffusa su tutti versanti, di fenomeni di denudamento della
coltre superficiale (suolo) e di erosione accelerata e sono stati
anche riscontrati fenomeni di erosione spondale con innesco di crolli
del versante superiore per scalzamento alla base;
la costituzione essenzialmente argillosa e la giacitura caotica
delle formazioni affioranti, in particolare delle argille scagliose,
fanno ritenere che anche laddove i versanti appaiono in equilibrio,
tale equilibrio sia delicato e precario.
La sensazione di precarieta' e di difficolta' nel mantenere una
affidabile stabilita' dei versanti e' stata avvalorata, nel corso del
sopralluogo effettuato, dalle osservazioni dirette e dalla
constatazione dell'imponenza delle opere eseguite per assicurare
solidita' e stabilita' al versante su cui insiste lo sfioro dello
scarico di superficie al di sotto della casa di guardia. Le
preoccupazioni in merito alla stabilita' dei versanti dell'invaso
aumentano quando si consideri che dai versanti che saranno sommersi
verranno prelevati i terreni argillosi destinati a costituire il
nucleo della diga, in misura di circa un milione di m3. Tale
escavazione, anche se e' presumibile che non sara' concentrata in un
solo punto, potrebbe degradare le condizioni di stabilita' dei
versanti. Infine le condizioni di stabilita' saranno ulteriormente
ridotte dalla presenza dell'acqua e dalle condizioni di saturazione
cui saranno sottoposti i terreni argillosi;
lo stato di degrado delle caratteristiche di qualita' delle acque
e' tale che, in assenza di opportuni interventi, vi e' la fondata
possibilita' di raggiungimento di un livello trofico tale da poter
rendere le acque non piu' idonee all'uso potabile sia per il
superamento dei valori limite previsti dalla normativa nazionale per
acque destinate ad uso potabile, sia per implicazioni di natura
igienico-sanitaria che possono essere conseguenti allo sviluppo di
determinate specie algali;
e' stata posta attenzione alla determinazione del deflusso minimo
vitale da rilasciare in alveo a valle dello sbarramento durante il
periodo di funzionamento dell'opera;
le opere in progetto potranno produrre effetti ambientali,
significativi ai fini del giudizio di compatibilita', tra i quali
emergono:
effetti potenziali sulla stabilita' dei versanti:
oltre alle preoccupazioni legate alla durata del bacino, per cui
fenonemi anche leggeri che partano da sopra la quota di massimo
invaso e che coinvolgano i versanti con forme di dissesto diffuso
possono abbreviare la vita del bacino di ritenuta, gli effetti di
dissesti piu' rilevanti e puntuali che interessino l'area di imposta
diga o i versanti al di sotto dei centri abitati possono invece
portare a situazioni di grave pericolo;
effetti potenziali sull'idrogeologia:
gli effetti della variazione sul regime della falda ospitata nei
depositi alluvionali di fondo valle dell'Imera, possono assumere una
importanza varia in funzione dell'utilizzo, anche stagionale, che
tale falda subisce (e subira') a valle della diga. E' molto probabile
che, almeno in aree piu' prossime alla diga, a valle di questa, si
possano avere delle variazioni, piu' che nelle quantita' idriche in
gioco, nella qualita' delle acque;
effetti potenziali sul deflusso idrico:
la realizzazione dello sbarramento incide sulla naturalita' del
deflusso delle portate idriche, che vengono garantite mediante il
rilascio del deflusso minimo vitale, in qualsiasi periodo dell'anno a
vantaggio del-l'habitat vallivo;
le condizioni idonee relative alla qualita' del deflusso vallivo
e dell'intera risorsa idrica possono essere perseguite se verranno
operati gli interventi per il trattamento dei reflui dei comuni che
rilasciano portate liquide sia a monte sia a valle del futuro
sbarramento;
effetti potenziali sul trasporto solido:
i dati relativi al trasporto solido osservato in stazioni di
misura ubicate a monte della sezione d'imposta della diga, riportano
di uno scenario non particolarmente drammatico dei volumi annui in
gioco (stimati in circa 80000 m3);
la componente trasporto solido gioca un ruolo importante sia nei
riguardi della salvaguardia dei volumi invasati, ai fini di una
riduzione di capacita' utile d'invaso, e quindi della quantita' di
risorsa disponibile per i fini idropotabili, sia per la componente
biologica legata alle sue dinamiche;
da un punto di vista di equilibri di sistema fluviale, sotto
un'aspetto morfologico ed idraulico, la riduzione di apporti solidi
nel tronco vallivo non puo' che far migrare il tronco verso
condizioni di un eccesso energetico da parte della corrente defluente
che si ripercuote con l'innesco di meccanismi di degradazione d'alveo
a cui corrispondono cambiamenti della granulometria e della pendenza
locale;
le portate solide di valle sono regolate dalle operazioni di
gestione degli svasi che, a loro volta, incidono sul ripristino,
anche se esiguo, dei volumi idrici altrimenti sottratti dalla
componente solida sedimentata nel corpo idrico;
considerato che per quanto attiene all'ambiente naturale:
lo studio di impatto ambientale relativo alle componenti
naturalistiche, flora-vegetazione, fauna ed ecosistemi ha permesso di
individuare le problematiche emergenti presenti nell'area d'indagine;
fino all'atto dell'inizio dei lavori, l'area aveva le sue
connotazioni di pregio vegetazionale, di fondovalle e golena umida,
nonche' orticultura di tipo familiare di notevole significato
naturalistico e socio-economico, andata peraltro perduta;
a tutt'oggi l'ambito territoriale oggetto di studio si inserisce
in una zona discretamente antropizzata e le componenti naturalistiche
relative alla vegetazione ed alla fauna risultano banalizzate sia per
quanto riguarda l'area del serbatoio sia per l'asta di valle del
fiume Imera;
la formazione del serbatoio non comportera' la sommersione di
ecosistemi di pregio o di formazioni vegetazionali di rilevante
importanza (boschi, vegetazione ripariale) fatta eccezione per un
limitato areale in corrispondenza della porzione apicale del
serbatoio;
la campagna d'indagine condotta lungo l'asta di valle ha
evidenziato la sostanziale scomparsa della vita acquatica che
potenzialmente potrebbe popolare l'Imera;
la riserva naturale di monte Capodarso, ubicata lungo il fiume
circa cinquanta chilometri a valle della diga, vede
significativamente penalizzate le proprie valenze a causa scarsa
qualita' delle acque dell'Imera;
la compromissione della continuita' biologica del fiume Imera
dovuta alla realizzazione dello sbarramento non appare grave, anche
constatata la mancanza di specie peculiarmente legate agli
spostamenti longitudinali lungo l'asta fluviale;
la perdita in termini di valori naturalistici sara' compensata in
parte dalla formazione, lungo il perimetro del serbatoio, di una
fascia vegetata da impiantare tenendo conto delle serie dinamiche
della vegetazione naturale potenziale;
la risultanza paesaggistica dell'insieme delle opere progettate,
sara' penalizzata sia dal punto di vista visuale che dei contenuti e
dinamismi naturalistici e che tali impatti sono solo in parte
mitigabili;
Considerato che in conclusione la commissione per le valutazioni
dell'impatto ambientale ha espresso parere positivo con prescrizioni
in merito alla compatibilita' ambientale dell'opera proposta, ferma
restando l'adozione delle misure di prevenzione dei rischi e di
mitigazione degli impatti ambientali contenute nello studio di
impatto ambientale, ivi comprese le attivita' di monitoraggio
previste;
Considerata la nota n. 49569 della regione siciliana del 13 ottobre
2000, pervenuta il 18 ottobre 2000, con cui si esprime un parere
positivo a condizione che si ottemperi alle seguenti prescrizioni:
nonostante il progetto fosse stato approvato in data antecedente
al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988, e
che fossero gia' state realizzate opere di grande rilevanza sia dal
punto di vista economico che da quello funzionale, e' stato comunque
ritenuto necessario da codesto Ministero dell'ambiente assoggettare
l'intervento in oggetto alla procedura di valutazione di impatto
ambientale.
Piu' in particolare, alla data odierna, risultano gia' realizzate:
il 50 % delle espropriazioni;
la deviazione provvisoria (imbocco, galleria e vasca di
dissipazione), ad eccezione dell'avandiga;
lo scarico di superficie;
l'opera di presa e derivazione;
lo scarico di fondo;
la pista di accesso e la casa di guardia.
Il progetto inviato a questo ufficio per il parere di rito e'
ancora quello a suo tempo predisposto, integrato da uno studio di
impatto ambientale che l'E.A.S ha fatto proprio inviandolo unitamente
agli elaborati progettuali.
Il progetto prevede che la diga di Blufi sottenda un bacino
imbrifero di 73,2 km2, ripartito nella indagine idrologica, in due
sottobacini, basso Blufi ed alto Blufi, rispettivamente di 27,90 km2
e 45,30 km2, invasando anche le acque provenienti dal bacino del
fiume Pollina mediante le prese di Canne e Pomieri.
L'invaso delle acque provenienti dal fiume Pollina, corrispondenti
a circa 5 Mm3/anno circa, e' stato poi escluso per evitare possibili
effetti negativi sulle aree del parco delle Madonne, cui tali apporti
sarebbero stati sottratti.
L'indagine idrologica condotta per la determinazione della
capacita' di invaso e' basata sulle serie storiche di dati
ideologici, precipitazioni e deflussi, registrati nelle
stazioni maggiormente significative, fino all'anno 1980.
I calcoli non tengono percio' conto delle modificazioni avvenute
nel regime delle precipitazioni e dei deflussi negli ultimi
vent'anni.
Secondo le previsioni progettuali, la diga e' destinata a
fronteggiare le esigenze idropotabili di una parte della Sicilia
centro meridionale, mediante il sistema acquedottistico gia'
realizzato, comprendente l'acquedotto ed il potabilizzatore di Blufi.
Quest'ultimo puo' trattare una portata di 1200 l/sec ed attualmente
lavora, non a regime, per 600 l/sec.
Il piano di coronamento della diga e' previsto ad una quota di 620
m.s.m. L'altezza massima del rilevato e' pari a 68 m, con un livello
di massimo invaso a 614 m.s.m. ed una capacita' di invaso, a tale
quota, di 29 Mm3.
Considerato il livello di ritenuta normale a 612 m.s.m. ed il
livello di massimo svaso a 584 m.s.m., la capacita' utile di
regolazione resta pari a 22 Mm3.
Lo studio di impatto ambientale, presentato dall'E.A.S. a corredo
del progetto, calcola inoltre necessario garantire il deflusso minimo
vitale, a valle dell'invaso, di un quantitativo d'acqua pari a 5
Mm3/anno.
Lo stesso studio indica come sia indispensabile procedere al
completamento dei trattamenti depurativi delle acque reflue degli
abitati di Blufi, Castellana, Bompietro, Geraci Siculo, Petralia
Soprana e Petralia Sottana, che attualmente recapitano i loro reflui
all'interno del bacino sotteso dallo sbarramento. Cio' in quanto,
altrimenti, l'invaso verrebbe a trovarsi in uno stalo trofico, che
potrebbe determinare una significativa contaminazione delle acque
invasate, in particolare durante i periodi di magra, rendendole
potenzialmente inadatte allo scopo idropotabile.
In tale condizione, sempre secondo lo studio prodotto, sarebbe pure
inutile il rilascio ecologico indicato come deflusso minimo vitale,
per effetto della cattiva qualita' delle acque a valle di Blufi,
caratterizzate peraltro da elevati livelli di salinita'.
Le considerazioni e gli elementi e precedentemente esposti,
l'assenza degli apporti provenienti dal fiume Pollina (5 Mm3/anno),
la necessita' del rilascio ecologico di ulteriori 5 Mm3/anno,
l'attuale incompleta depurazione dei reflui urbani sversati nel
bacino, ed una indagine idrologica riferita al 1980, la cui verifica
non rientra nell'area di competenza di questa valutazione, avrebbero
suggerito la opportunita' di una riconsiderazione complessiva
dell'intervento, ove non fossero gia' state realizzate opere
fondamentali, quali lo scarico di superficie e quello di fondo, che
sostanzialmente vincolano, senza possibilita' di modifica, la quota
di invaso e la stessa giacitura dello sbarramento.
E' del tutto evidente infatti che nessuna valutazione complessiva
dell'opera puo' essere fatta in presenza di vincoli tanto rigidi da
escludere l'esame di diverse opzioni, rendendo peraltro inattuabile
una seria valutazione costi benefici.
I costi gia' sostenuti per la realizzazione di opere di siffatta
portata, determinano di fatto una direzione obbligata, non potendosi
prendere in considerazione alternative progettuali praticabili e non
essendo possibile ricavare benefici apprezzabili dal mancato
completamento dell'opera o da un ridimensionamento degli interventi,
a fronte di costi ambientali ed economici gia' sopportati ed a
compromissioni territoriali praticamente irreversibili.
Per queste ragioni quest'ufficio ritiene che la procedura di
verifica attivata oggi ai sensi del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri n. 377/1988, su opera progettata negli anni
ottanta, ed in una condizione di significativo e vincolante
avanzamento delle opere realizzate, possa riguardare soltanto
possibili indicazioni minori, tese a mitigare impatti secondari o a
migliorare, per quanto possibile l'inserimento paesaggistico
dell'opera, il contenimento dei detrattori paesaggistici, ed il
controllo degli impatti di cantiere.
Pur tuttavia si ritiene che, in ogni caso, il progetto dovra'
tenere conto delle indicazioni fornite nello studio di impatto
ambientale, con particolare riferimento ai seguenti punti:
depurazione delle acque da invasare;
esclusione di interventi nel territorio del parco delle Madonie
ed esclusione degli approvvigionamenti idrici previsti
originariamente tramite la derivazione Fosso Canne e Pomieri;
garanzia del rilascio minimo vitale, non inferiore a quanto
previsto nello studio di impatto ambientale (5 Mm3/anno).
Nelle superiori considerazioni deve intendersi il parere reso da
questo assessorato regionale territorio ed ambiente ai sensi
dell'art. 6 della legge n. 349/1986.
Considerato il parere del Ministero per i beni e le attivita'
culturali protocollo n. ST/410/27773/2000 del 14 dicembre 2000,
pervenuto in data 14 dicembre 2000, con cui si esprime parere
favorevole alla richiesta di valutazione di impatto ambientale, a
condizione che si ottemperi alle prescrizioni nel seguito riportate:
con apposita istanza, l'Ente acquedotti siciliani ha chiesto la
pronuncia sulla compatibilita' ambientale, ai sensi dell`art. 6 della
legge n. 349/1986, secondo la procedura di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, in merito al
progetto concernente le opere di completamento descritte in oggetto.
Al riguardo si prende atto di quanto relazionato dalla competente
Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, con nota
n. 9250 dell'11 agosto 2000, acquisita agli atti in data 27 settembre
2000 al n. protocollo n. ST/410/20908, circa la verifica dell'attuale
situazione vincolistica gravante sull`area oggetto di intervento
(vincolo ex legge n. 1089/1939; vincolo art. 1 della legge n.
431/1985; vincolo ex legge n. 1497/1939 pubblicato con Gazzetta
Ufficiale regione Siciliana n. 26 del 23 maggio 1998).
La stessa soprintendenza, con medesima nota, ha relazionato circa
l'iter autorizzativo seguito per la realizzazione delle opere gia'
esistenti, attinenti al medesimo impianto per il quale sono proposte
le opere di completamento in esame. La Soprintendenza specifica
inoltre come il parere sulle opere gia' esistenti non le fosse stato
a suo tempo richiesto in quanto il parere espresso dal C.T.A.R.
comitato tecnico amministrativo regionale e' stato ritenuto
sostitutivo del nulla-osta della soprintendenza ai sensi dell`art. 19
della legge regionale n. 21/1985.
Si prende atto che l`assessorato territorio ed ambiente della
regione siciliana, con nota n. 49569 del 13 ottobre 2000, acquisita
agli atti di questo ufficio centrale al n. ST/410/23274/2000 del
26 ottobre 2000, ha tra l`altro dichiarato per quanto attiene
l'aspetto paesaggistico: "L'area comprende un ambiente naturale
compatto e omogeneo che ricade nel territorio di Alimena, Blufi,
Bompietro, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Petralia Sottana.
Il paesaggio e' caratterizzato dai rilievi delle Madonie
meridionali degradanti verso il mare.
Sull'Imera sorgono le borgate di Calcarelli, Nociazzi e Catalani,
nonche' una fitta catena di mulini e abbeveratoi.
Il territorio e' racchiuso fra l'Imera e il Salso che unendosi
formano due ampie vallate omogenee. In forte contrasto morfologico la
presenza di isolati rilievi rocciosi.
Nello studio in particolare sono state individuate le seguenti
unita' paesaggistico-ambientali:
1. Bacino del fiume Imera a monte dell'opera di presa;
2. Bacino del fiume Imera interessato dai lavori della diga;
3. Bacino del fiume Imera a valle dell'invaso;
4. Valle secondaria in sinistra idrografica;
5. Abitato di Blufi.
Nelle conclusioni dello studio paesaggistico si evidenziano gli
impatti al paesaggio derivanti dalla perdita di vegetazione nella
fascia repariale, peraltro gia' avvenuta a causa degli interventi
finora realizzati. Si segnalano le mutazioni del cromatismo
paesaggistico attualmente esistente.
L'opera risultera' particolarmente visibile dal viadotto di
collegamento tra Blufi e Castellana, e da piu' lunga distanza, dai
centri abitati di Petraia Sottana e Soprana. Da Resuttano risultera'
visibile il corpo diga. Non vengono segnalate interferenze dirette
con le emergenze archeologiche ed architettoniche elencate nelle
linee guida del piano paesistico. Si prevede la sommersione del
mulino Oliva e dei ruderi di un ponte...".
L'assessorato quindi nella medesima nota citata al paragrafo
denominato "conclusioni" cosi' si e' espresso: "...Le considerazioni
e gli elementi precedentemente esposti... avrebbero suggerito
l'opportunita' di una riconsiderazione complessiva dell'intervento
ove non fossero gia' state realizzate opere fondamentali, quali lo
scarico di superficie e quello di fondo che sostanzialmente
vincolano, senza possibilita' di modifica, la quota di invaso e la
stessa giacitura dello sbarramento. I costi gia' sostenuti per la
realizzazione di opere di siffatta portata determinano di fatto una
direzione obbligata, non potendosi prendere in considerazione
alternative progettuali praticabili e non essendo possibile ricavare
benefici apprezzabili dal mancato completamento dell'opera o da un
ridimensionamento degli interventi, a fronte di costi ambientali ed
economici gia' sopportati ed a compromissioni territoriali
praticamente irreversibili.
Per queste ragioni questo ufficio ritiene che la procedura di
verifica attivata oggi ai sensi del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri n. 377/1988, su opera progettata negli anni
ottanta e in una condizione di significativo e vincolante avanzamento
delle opere realizzate, possa riguardare soltanto possibili
indicazioni minori, tese a mitigare impatti secondari o a migliorare,
per quanto possibile, l'inserimento paesaggistico dell'opera, il
contenimento dei detrattori paesaggistici, ed il controllo degli
impatti di cantiere.
Pur tuttavia si ritiene che, in ogni caso, il progetto dovra'
tenere conto delle indicazioni fornite nello studio di impatto
ambientale, con particolare riferimento ai seguenti punti:
depurazione delle acque da invasare;
esclusione di interventi nel Parco delle Madonie ed esclusione
degli approvvigionamenti idrici previsti originariamente tramite la
derivazione Fosso Canne e Pomieri;
garanzia del rilascio minimo vitale non inferiore a quanto
previsto nello studio di impatto ambientale (5 Mm3/anno) ....".
Questo Ministero, esaminati gli atti, viste le varie disposizioni
di legge indicate in oggetto, valutate le integrazioni allo studio di
impatto ambientale presentate dal richiedente con nota n. 26106 del
6 dicembre 2000 pervenuta e acquisita agli atti di questo ufficio in
data 7 dicembre 2000 con protocollo n. ST/410/27360, tenuto conto di
quanto argomentato in particolare dall'Assessorato territorio ed
ambiente della regione siciliana, esprime parere favorevole in ordine
alla predetta richiesta dell'Ente acquedotti siciliani E.A.S. di
pronuncia di compatibilita' ambientale per la realizzazione delle
opere descritte in oggetto, con l'assoluto rispetto delle condizioni
sopra richiamate ed espresse dall'Assessorato territorio ed ambiente,
integrate dalle seguenti ulteriori prescrizioni:
1. Lo sbarramento costituito dal corpo diga non dovra' avere un
rigido andamento geometrico ma per quanto possibile andra' modellato
secondo l`andamento collinare limitrofo. Detta modellazione andra'
estesa, compatibilmente con le esigenze tecniche, all`intero corpo
diga e comunque almeno al suo terzo inferiore;
2. Tutte le essenze usate per la mitigazione ambientale dovranno
essere di tipo autoctono e scelte tra quelle essenze che meno
necessitino di manutenzione;
3. Le essenze arboree dovranno essere di quantita' e tipo tali da
mitigare la percezione delle opere non soltanto dalle vicinanze della
diga e delle infrastrutture connesse ma anche dai punti di vista a
quota altimetrica uguale od eccedente alle stesse;
4. I manufatti in pietra pur non oggetto di vincolo denominato
molino Oliva e le altre strutture connesse dovranno essere
accuratamente rilevate e consolidate per garantirne la conservazione
nonostante l`immersione e, in sede di gestione, dovra' essere
prevista la loro manutenzione all'atto di temporanei riaffioramenti
dei manufatti medesimi;
5. Per la viabilita' circumlacuale dovra' essere confermata
l'esclusione di qualsiasi finitura a base bituminosa mentre la stessa
andra' eseguita con impasto costituito da cemento bianco, calce e
inerti locali di natura calcarea. Eventuali opere di sbarramento e
protezione andranno eseguite secondo la tecnologia dei muri a secco
di tradizione locale o quantomeno cosi' rivestite con cortina di
adeguato spessore.
6. Tutte le opere in cls dovranno essere rivestite come al punto
precedente o, in alternativa, per mezzo di gabbionate
metallico-calcaree predisposte per il successivo inerbimento;
preso atto che sono pervenute istanze, osservazioni o pareri da
parte di cittadini, ai sensi dell'art. 6 della legge n. 349/1986, per
la richiesta di pronuncia sulla compatibilita' ambientale dell'opera
indicata che di seguito sinteticamente si riportano:
nota inviata dal comune di Castelbuono (Palermo) con la quale si
manifestano rilevanti perplessita' sulla previsione di utilizzo di
risorsa idrica derivante dalla sorgente di Fosso Canna, che
indurrebbe conseguenze assai negative per l'approvvigionamento idrico
dei comuni di Castelbuono, Pollina e S. Mauro.
Al riguardo e' opportuno rilevare che nello studio di impatto
ambientale si esclude in modo categorico l'impiego delle acque
provenienti dalla suddetta sorgente, Fosso Canna, il che, tra
l'altro, elimini l'eventuale interferenza delle opere a servizio
dell'invaso di Blufi ed il territorio del Parco delle Madonie;
nota n. 6592 del 24 ottobre 2000 dell'ente parco delle Madonie
diretta al Ministro dell'ambiente ed altri indirizzi.
Nella nota in questione viene considerato il disegno di legge
presentato dall'assessorato regionale ai lavori pubblici della
regione siciliana che prevede l'apertura di nuove cave o la
riattivazione di quelle esistenti in alcuni comuni del parco delle
Madonie, per l'estrazione dei materiali occorrenti al completamento
della diga di Blufi.
Al riguardo il consiglio dell'ente parco delle Madonie ha votato un
ordine del giorno, allegato alla nota di cui sopra, condiviso e fatto
proprio dal comitato esecutivo dell'ente medesimo, con il quale si
richiede al governo regionale il "tout court" rigetto del disegno di
legge per le conseguenze devastanti per il territorio del parco delle
Madonie;
Ritenuto di dover provvedere ai sensi e per gli effetti del comma
quarto dell'art. 6 della legge n. 349/1986, alla pronuncia di
compatibilita' ambientale dell'opera sopraindicata;
Esprime giudizio positivo circa la compatibilita' ambientale del
progetto relativo a uno sbarramento in terra sul fiume Imera
meridionale in prossimita' dell'abitato di Blufi da realizzarsi nei
comuni di Castellana Sicula, Petralia Sottana, Petralia Soprana,
Bompietro, Geraci e Blufi (Palermo), presentata dall'Ente acquedotti
siciliani, a condizione che si ottemperi alle seguenti prescrizioni:
a) preliminarmente al rilascio dell'autorizzazione venga
predisposto, ed approvato dalla regione Sicilia, un piano di recupero
della qualita' delle acque da realizzare attraverso la definizione di
progetti per il contenimento dei carichi inquinanti di origine
puntiforme e diffusa generati nel bacino del fiume Imera.
Le opere e le realizzazioni previste da tale piano dovranno essere
realizzate contestualmente alla costruzione della diga e dovranno
garantire, in qualunque condizione, l'idoneita' delle acque invasate
alla potabilizzazione secondo quanto previsto dalla sezione A
dell'allegato 2 del decreto legislativo n. 152/1999 e successive
integrazioni;
b) si dovra' predisporre un piano di monitoraggio della falda
contenuta nelle alluvioni finalizzato al controllo dell'escursioni
dei livelli di falda ed alla qualita' della risorsa idrica a valle
dello sbarramento. Dovra' essere predisposto un numero sufficiente di
piezometri, posti a valle della diga in destra ed in sinistra del
corso d'acqua. Tali piezometri dovranno attraversare l'intero
spessore delle alluvioni e dovranno essere realizzati con
accorgimenti tali da salvaguardarli dagli effetti di esondazioni
interessanti la piana alluvionale;
c) prima del rilascio dell'autorizzazione e della individuazione
delle aree, tra quelle presentate nello studio di valutazione di
impatto ambientale e valutate idonee, da cui prelevare i materiali
per la formazione del nucleo impermeabile della diga, si dovra':
eseguire un rilievo diretto in campagna di tipo geomorfologico
di grande dettaglio (alla scala 1:1000 o 1:500). Tale rilievo dovra'
riportare, oltre alle forme di modellamento che maggiormente possono
progredire verso forme di dissesto, anche tutti i fenomeni in atto o
pregressi di instabilita', le aree di instabilita' potenziale, le
fenditure presenti sul terreno, i rigonfiamenti ecc. I rilievi
geomorfologici dovranno essere estesi anche all'area dell'impronta
diga e delle zone immediatamente a valle;
eseguire specifiche indagini di tipo geognostico e geotecnico
nelle aree in cui lo studio di impatto ambientale, nell'elaborato
AMB3C (Carta idrogeomorfologica) riporta la presenza di dissesti per
frana;
un progetto di sistemazione dei versanti e di messa in
sicurezza delle aree in dissesto o in frana;
il progetto di escavazione del materiale argilloso all'interno
dell'area di invaso e le sistemazioni conseguenti atte a garantire la
stabilita' dei versanti posti superiormente;
d) qualsiasi variazione dei siti di cava rispetto a quelli
presentati, dovra' essere nuovamente valutata da questo Ministero;
e) premesso che la determinazione del deflusso minimo vitale,
operata nell'ambito dello studio di impatto ambientale, indica
criteri di qualita' della risorsa idrica rilasciata a valle che non
tengono conto delle esigenze dell'ecosistema fluviale in esame, si
ritiene necessario attivare un'azione pilota, relativamente alla
realta' fluviale ed ecosistemica dell'area e in bacini analoghi di
proprieta' dell'EAS, di monitoraggio delle componenti chimico-fisiche
del flusso vallivo immediatamente a ridosso dello sbarramento e ad
una distanza tale da non risentirne il diretto effetto, al fine di
riconoscere la migliore legge di gestione dell'invaso.
Il monitoraggio deve interessare sia i parametri di qualita'
dell'acqua sia la componente di trasporto solido, in ingresso ed in
uscita dall'invaso, utilizzando stazioni torbiometriche, per le
componenti chimico-fisiche, e opportuni bioindicatori per la
compatibilita' con la componente biologica.
Deve essere predisposto un piano di controllo per la definizione su
base sperimentale del carico di nutrienti che, dalla sezione di
prelievo lungo il fiume, raggiungono l'invaso. Deve inoltre essere
predisposto un programma di monitoraggio per valutare l'efficienza
degli impianti di depurazione attualmente operanti nel bacino e, ad
interventi effettuati, per valutare l'efficacia e la validita' delle
soluzioni adottate;
f) dallo studio di impatto ambientale emerge che le portate da
rilasciare per la garanzia del deflusso minimo vitale dovrebbero
essere addotte a valle defluendo attraverso lo scarico di fondo ed il
canale di scarico, posizionato in destra idraulica del corso d'acqua.
Considerato che i rilasci minimi coincidono con le condizioni
climatiche piu' critiche e che, defluendo lungo il canale di scarico,
sarebbero suscettibili di una ulteriore riduzione per evaporazione,
si ritiene necessario individuare una soluzione tecnicamente diversa
per il prelievo e rilascio delle portate, da destinare alla
salvaguardia degli ecosistemi e dell'habitat naturale. Pertanto,
sentito il parere del servizio nazionale dighe, con opportuno
adattamento del complesso dei manufatti degli scarichi, oppure con
ulteriori specifici manufatti, si dovra' garantire la connessione
ittica (per le anguille ed altre specie particolari) tra l'invaso e
l'alveo dell'Imera a valle dello stesso.
g) dovranno essere progettati e realizzati dei piccoli bacini di
acqua stagnante con funzione di habitat umidi, nei tronchi di corso
d'acqua a monte dell'invaso ed alla quota del massimo riempimento;
h) dovra' essere progettato ed attuato una piano di monitoraggio
di tutti gli interventi a verde, di ingegneria naturalistica e di
maturazione, finalizzato alla taratura degli interventi gestionali su
tali opere rinaturalistiche;
i) si dovranno realizzare rilevati di raccordo morfologico, tra
il piede del corpo diga ed il fondo alveo del fiume Imera
meridionale, nonche' tra la sezione terminale del canale di
restituzione ed il fiume stesso, evitando bruschi cambi di pendenza e
geometrie spigolose;
l) andranno attuati i provvedimenti di mitigazione previsti dal
progetto di massima degli interventi di ripristino e rivegetazione
della diga ed opere annesse. Devono essere inseriti i seguenti
ulteriori interventi:
nella rivegetazione del corpo diga, accanto ai previsti
inerbimenti devono essere messe a dimora specie arbustive autoctone,
con disposizione a mosaico almeno nella meta' inferiore del paramento
di valle;
nel ricoprimento del canale di scarico di superficie, si
procedera' in analogia a quanto sopra estendendo l'intervento a tutta
la superficie;
per quanto riguarda il canale di restituzione: i previsti
materassi sostituitivi nel terzo centrale delle piastre di cls vanno
adottati nella variante "verde", con inserimento in corso d'opera di
talee di tamerici; nel terzo superiore, accanto alle talee verranno
messe a dimora specie arbustive di gariga mediterranea;
negli interventi di controllo dell'erosione nel bacino a monte
la tecnica della biostuoia in paglia e cocco dovra' essere
sostituita, poiche' non idonea nei climi meridionali, con opere
stabilizzanti di ingegneria naturalistica quali le viminate;
m) dovranno essere ottemperate altresi', ove non ricomprese nelle
precedenti, tutte le prescrizioni individuate dalla regione siciliana
e dal Ministero per i beni e le attivita' culturali riportate
integralmente nelle premesse;
si raccomanda alla Regione siciliana di prescrivere che:
per quanto concerne la sistemazione dei siti di cava individuati
per l'approvvigionamento dei materiali, il profilo finale di
ripristino sia realizzato non a gradoni, come previsto dal progetto,
ma a pendenza unica, non superiore ai 35o, in maniera da consentire
la rivegetazione a piena superficie mediante inerbimenti e messa a
dimora di specie arbustive locali, con piena-efficacia anche dal
punto di vista paesaggistico;
Dispone
che il presente provvedimento sia comunicato all'Ente acquedotti
siciliani, al Ministero dei lavori pubblici, direzione difesa suolo
ed alla Regione siciliana, la quale provvedera' a depositarlo presso
l'Ufficio istituito ai sensi dell'art. 5, comma terzo, del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377 del 10 agosto 1988
ed a portarlo a conoscenza delle altre amministrazioni eventualmente
interessate.
Roma, 31 gennaio 2001
Il Ministro dell'ambiente
Bordon
Il Ministro per i beni
e le attivita' culturali
Melandri