L'ASSESSORE
PER I BENI CULTURALI ED AMBIENTALI
E PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE
Visto lo statuto della regione;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto 1975,
recante norme di attuazione dello statuto della regione siciliana in
materia di tutela del paesaggio, di antichita' e belle arti;
Visto il testo unico delle leggi sull'ordinamento del Governo e
dell'amministrazione della regione siciliana, approvato con decreto
del presidente della regione 28 febbraio 1979, n. 70;
Vista la legge regionale 1 agosto 1977, n. 80;
Vista la legge regionale 7 novembre 1980, n. 116;
Vista la legge 29 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle
bellezze naturali e panoramiche;
Visto il regolamento di esecuzione della predetta legge n. 1497,
approvato con regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357;
Vista la legge 8 agosto 1985, n. 431;
Esaminato il verbale redatto nella seduta del 26 settembre 1989,
nella quale la commissione provinciale per la tutela delle bellezze
naturali e panoramiche di Siracusa ha proposto di sottoporre a
vincolo paesaggistico il monte Climiti e la valle dell'Anapo, la cui
area - ricadente nei comuni di Priolo, Sortino, Melilli e Siracusa -
risulta delimitata secondo la descrizione che segue:
"A partire dal trivio costituito dalle strade per Belvedere, Priolo
e Floridia il confine di vincolo segue la strada che da quel punto va
verso Priolo fino ad incrociare la prima traversa a destra che piega
verso est; la segue in linea retta per circa 1.075 ml per poi piegare
ad angolo retto sulla sinistra e continuare fino ad incontrare
l'autostrada. Segue, quindi, l'autostrada, che costituisce il limite
orientale dell'area vincolata, fino all'incrocio con la strada
Priolo-Melilli, su cui il confine di vincolo si attesta,
percorrendola fino a raggiungere le pendici del monte Climiti in
contrada Cugnicello, che viene compresa nell'area di vincolo seguendo
la linea altimetrica piu' bassa posta a sud della stessa strada -
ormai fuori dal vincolo - che raggiunge l'abitato di Melilli.
Aggirata contrada Cugnicello, il limite del vincolo si attesta,
proseguendo verso ovest, sulla strada Melilli-Sortino seguendola fino
ad incontrare il bivio, in contrada Monticelli, dove ha inizio la
strada che da Monticelli, piegando con vari tornanti verso sud-est,
conduce a Solarino.
Segue quest'ultima fino ad intercettare, verso quota 390, la
mulattiera che conduce verso piano Spinoso. Segue detta mulattiera,
aggirando lo stesso piano Spinoso da ovest, fino ad immettersi sulla
carreggiabile Sortino-Contrada Pusco, che percorre per circa 600 ml
verso est sino al punto in cui incrocia una mulattiera che si diparte
a destra verso Serramezzana, e che segue fino alla curva di livello
170. A tale quota si attesta sulla curva di livello nel suo
svolgimento verso sud fino all'altra mulattiera che corre
parallelamente, in riva sinistra, al corso dell'Anapo.
Da tale punto il confine di vincolo segue una linea che attraversa
l'Anapo in corrispondenza della "Presa" fino a congiungersi con la
linea ideale posta a 150 metri a sud della riva destra del fiume.
Segue, quindi, quest'ultima linea, che corre parallelamente al corso
del fiume Anapo, e che costituisce il limite sud dell'area di
vincolo, fino ad intercettare la linea che congiunge la quota
altimetrica 111 a circa 500 ml ad est-sud-est della case Molino con
il km 6 della Priolo-Floridia; piega, infine, verso nord fino a tale
punto e, seguendo la sede stradale, va a congiungersi con il punto di
partenza sito sul trivio Priolo-Belvedere-Floridia;
Accertato che il predetto verbale del 26 settembre 1989 e' stato
pubblicato all'albo pretorio dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli
e Sortino e depositato nella segreteria dei comuni stessi, per il
periodo prescritto dalla legge n. 1497/1939;
Esaminate le opposizioni proposte, nei termini di cui alla gia'
menzionata legge n. 1497/1939, da:
1) ENEL - centro progettazione e costruzione idraulica ed
elettrica di Venezia;
2) Associazione provinciale degli industriali di Siracusa;
3) comune di Priolo Gargallo, in persona del suo sindaco pro
tempore dott. Giuseppe Gianni;
4) societa' Si.F.Ed. - Siciliana fornitura edilizie - S.p.a.;
5) societa' Conglomerati Priolo "Con.Pri. S.r.l.";
6) impresa di costruzioni Lombardo Lucio Salvatore;
7) societa' Sardamag S.p.a., in persona del suo procuratore ing.
Costantino Merlo;
8) comune di Melilli, in persona del suo sindaco pro tempore;
9) comune di Sortino, in persona del suo sindaco pro tempore;
10) signori Pitruzzello Mario, Lo Nigro Antonino, Formica
Sebastiano, Tarascio Sebastiano, Valenti Lucia, Musco Francesco,
Buccheri Giuseppe, Marino Giuseppe, Iannello Santoro, Bastante
Sebastiano, Bombaci Sebastiano, Salonia Vincenzo, Tabacco Carmela,
Tabacco Vincenza, Tabacco Francesco, Salemi Giuseppe, Custode
Sebastiano, Salonia Vito, Santo Giuseppe, Iannello Vincenzo, Rigazzi
Leopoldo, Caruso Cesarea, Caruso Sofia, Salemi Angelo, Silluzio
Lucia, Giaccotto Angelo, Caruso Gaetano, tutti proprietari di terreni
ricadenti nel comune di Sortino;
Considerato, nel merito delle opposizioni, come sopra proposte, che
le motivazioni possono cosi' riassumersi:
1) la commissione sarebbe stata costituita difformemente dalle
vigenti disposizioni di legge;
2) le motivazioni del vincolo non giustificherebbero l'arbitraria
estensione del vincolo stesso, i cui confini risulterebbero, tra
l'altro, non chiaramente individuati;
3) l'applicazione del vincolo recherebbe pregiudizio alle
attivita' produttive insistenti nell'area tutelata (in particolare
quella agricola e quella dell'estrazione in cava), alla progettata
realizzazione di infrastrutture di pubblica utilita' - quali
l'impianto idroelettrico dell'ENEL e la discarica consortile di
Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta -, nonche' allo stesso sviluppo
urbanistico previsto dai piani regolatori generali dei comuni
interessati dal vincolo;
Rilevato, nell'ordine che precede, che:
a) la normativa dettata dalla legge n. 1497/1939 e dal regio
decreto n. 1357/1940, concernente la composizione ed il funzionamento
delle commissioni provinciali per la tutela delle bellezze naturali e
panoramiche, e' da considerarsi derogata e sostituita dalla diversa
previsione contenuta nell'art. 31 del decreto del Presidente della
Repubblica 3 dicembre 1975, n. 805, applicabile nella regione
siciliana in mancanza di un'apposita disciplina regionale;
b) il vincolo proposto - come direttamente si evince dalle
motivazioni che seguono - tiene conto di tutti gli elementi che hanno
concorso a determinare la "proposta" della commissione, la quale ha
approfondito le caratteristiche peculiari del territorio, costituito
dalla contestuale presenza di valori di indubbio interesse geo-
morfologico e naturalistico, e nelle quali la presenza storicizzata
dell'uomo ha lasciato tangibili segni di interesse monumentale-
archeologico ed anche etnoantropologico di elevato valore culturale.
Tali zone rappresentano esse stesse, al contempo, bellezze
panoramiche da proteggere e punti di vista accessibili al pubblico
dai quali si possono godere le bellezze naturali dell'intero contesto
ambientale.
Nella motivazione del vincolo e' evidenziata, altresi',
l'omogeneita' culturale e l'unita' paesaggistica rappresentata dal
massiccio di monte Climiti e dalla sua balza pedemontana degradante
verso l'Anapo; tali circostanze sono, oltretutto, supportate dalle
motivazioni di carattere naturalistico - in special modo geologiche -
e storiche, per cui la perimetrazione attuale risulta come l'unica
che riesca ad includere tutti i beni naturalistici ed archeologici
meritevoli di tutela dislocati variamente sul territorio sottoposto a
vincolo.
La perimetrazione definita dalla commissione prende come
riferimento confini certi e sufficientemente descritti e nella stessa
perimetrazione del vincolo e nella planimetria allegata. Le linee di
confine sono, infatti, rappresentate per la maggior parte da un lato
dal tracciato autostradale, dall'altro dal corso naturale del fiume
Anapo;
c) il vincolo paesistico, peraltro, non e' di ostacolo
all'economia locale ne' all'iniziativa edilizia ed urbanistica, ma e'
preordinato soltanto ad assicurare un ordinato sviluppo economico,
edilizio ed urbanistico, al fine di impedire che vengano compromesse
le esigenze della tutela paesistica. I provvedimenti di tutela sono
intesi, infatti, a regolare le attivita' di che trattasi in rapporto
all'interesse pubblico della tutela paesistica, al fine di evitare
che ogni singola iniziativa nel campo edilizio ed urbanistico possa
menomare l'ambiente paesistico delle zone stesse;
Considerato che il vasto tavolato calcareo denominato monte
Climiti, nettamente delimitato sotto il profilo geologico e
planimetricamente ben individuato da confini naturali molto evidenti,
costituisce l'ultima propagine degli Iblei verso oriente e prospetta,
con un lungo fronte compreso nei territori dei comuni di Siracusa,
Priolo e Melilli, sulla vasta pianura costiera che va dall'insenatura
a nord di Siracusa al golfo di Augusta;
Constatato che quest'ampia fascia, soprattutto nel tratto che
fiancheggia il litorale, e' oggi in gran parte occupata e stravolta,
rispetto al suo assetto originario, dall'impianto di stabilimenti
industriali e dalla realizzazione di un vasto sistema di viabilita',
in gran parte legato alla zona industriale, che hanno modificato, in
modo irreversibile, l'equilibrio ambientale della costa.
Relativamente intatto e', invece, il complesso del sistema
montuoso, insieme con la fascia pedemontana immediatamente adiacente
alle pendici; la parte maggiormente aggredita e' quella meridionale,
dove sconsiderate e mal progettate opere di viabilita' al servizio di
condotte legate agli stabilimenti industriali hanno prodotto larghi
tagli rigidamente geometrici sul fianco del monte, con sbancamenti di
vasta portata e con l'apertura di cave di prestito che hanno causato
un violento impatto ambientale.
Comunque, la parte in cui il guasto si presenta con la piu'
macroscopica e sconvolgente evidenza e' abbastanza defilata dalla
direttrice di visuale piu' ampia e globale; questa e' rappresentata
da tutta la fascia costiera ad est del tavolato e, sotto un profilo
di immediata e vasta fruibilita', dal tratto di autostrada che
fiancheggia tutta la zona pedemontana e che costituisce un punto di
vista privilegiato per l'intero tavolato a partire dallo svincolo di
Siracusa sud;
Considerato, infatti, che da quest'ultimo punto l'autostrada
rappresenta una sorta di confine reale e tangibile fra la zona
sconvolta dagli insediamenti industriali e dalla viabilita' e cave ad
essi legati e la zona rimasta ancora intatta. Questa e'
caratterizzata, sotto il profilo ambientale, dalla presenza di
coltivazioni agricole, quasi totalmente rappresentate da oliveti e
quale residuo di carrubeto, che da secoli si tramandano, e da vasti
pascoli, con splendide fioriture primaverili e autunnali, interrotti,
a larghi intervalli, dai profondi solchi tortuosi delle cave formate
dagli antichi corsi d'acqua, ormai esigui e talora scomparsi, che
scendevano dalla sommita' dell'altopiano e che ancora favoriscono,
con l'umidita' presente sul fondo, una ricchissima vegetazione
spontanea.
Dalla pianura vasta e deserta, punteggiata da alberi radi e bassi
per il frequente affiorare della roccia nuda, dominata, a seconda
delle stagioni, dalle intense tonalita' delle fioriture primaverili o
dal giallo acceso delle stoppie estive, su cui trascolorano i verdi
argentei degli ulivi e quelli piu' densi dei carrubi, si elevano,
alti e nettissimi, i fianchi erti del tavolato, fluenti in una linea
continua, modulata dalle cesure, ora lievi di morbide curve ora
brusche e profonde - oscure di intensa vegetazione - delle gole
anticamente scavate dal fluire delle acque. Rimangono sulle ripide
pendici larghe chiazze di boscaglia, bassa e fitta, ultimo residuo di
quello che era un vasto bosco continuo che rivestiva integralmente i
fianchi del tavolato fino alla pianura. L'incisivita' del profilo, di
un'astrazione quasi metafisica, la scabra nudita' delle groppe
possenti, l'evidenza assoluta dei colori e delle forme concorrono a
comporre una visione di suggestiva bellezza, che si pone come cifra
emblematica di un paesaggio della Sicilia ideale.
Questo paesaggio di remote suggestioni e di sottili emozioni visive
accompagna per lungo tratto il viaggiatore che percorre l'autostrada;
qualunque alterazione di questo miracoloso equilibrio ambientale,
qualunque squarcio prodotto in questo ininterrotto fluire di linee e
colori distruggerebbe in modo irreparabile la capacita' di
comunicazione che il paesaggio esprime, la sua vitalita' piu' intima
e profonda;
Considerato che, al di la' delle valenze paesaggistiche, tutto il
massiccio del Climiti presenta un insieme di elementi (naturalistici,
storici, archeologici, architettonici) ciascuno per se' meritevole di
tutela e di valorizzazione; l'insieme di questi elementi compone un
quadro di eccezionale interesse e qualifica quest'area,
geologicamente unitaria e ben definita nei suoi contorni, come un
vero e proprio palinsesto in cui i fattori fisici e antropici hanno
interagito in modo assolutamente peculiare;
Considerato, inoltre, che, per l'indiscussa bellezza dell'intera
vallata in cui scorre, nonche' per ragioni storiche - visto il
notevole riflesso avuto dal fiume nello sviluppo economico sociale
della zona - il perimetro dell'area tutelata include l'intero corso
del fiume Anapo, attestandosi sulla linea che corre a 150 metri dalla
sponda destra del fiume, che risulta, comunque, gia' tutelato in
forza del vincolo paesaggistico imposto dalla legge 8 agosto 1985, n.
431;
Rilevato che per quanto riguarda gli aspetti geo-morfologici, il
monte Climiti, che si innalza a circa 12 km da Siracusa, e'
costituito da un promontorio-bastione allungato in senso NW-SE, che
si eleva bruscamente dalla pianura fino ad un alto pianoro, che
raggiunge talora i 350-450 m. Esso e', pertanto, visibile anche da
grande distanza. Le sue ripide pareti delimitano un articolato e
insospettato altipiano, di forma vagamente trapezoidale, che con il
suo lato piu' lungo costeggia il corso dell'Anapo. Il monte Climiti
fa parte della catena degli Iblei, "avanpaese" della zolla africana,
emersa a partire dal Pliocene medio per le deformazioni dovute alla
tettonica distensiva che caratterizza l'area. Il monte e' dunque un
"horst" delimitato da un sistema di faglie vicarianti di direzione
NW-SE e WNW-ESE. Ai fianchi del rilievo si sono formati dei "graben",
come quello, grandissimo, di Floridia, dove sono deposti i sedimenti
del Pliocene e del Quaternario. Nella sezione ideale che si trova
presso la congiungente Masseria Biggemi-Castelluccio si puo'
osservare tutta la serie dei termini geologici presenti nella area:
vulcaniti cretacee, unita' carbonatiche e vulcaniti supramioceniche.
Le vulcaniti cretacee sono il prodotto di eruzioni submarine che
hanno depositato ialoclastiti, brecce di lava basiche e pillows con
sottili intercalazioni di calcari a foraminiferi.
Le unita' carbonatiche sono costituite in prevalenza da strati e
banchi di calcareniti, calciruditi e marne, depositatisi a partire
dal Cretaceo in condizioni di mare poco profondo, e che comprendono
la formazione di monte Climiti, costituite da calcareniti mioceniche
trasgressive, talvolta brecciate per faglie.
Le vulcaniti supramioceniche affiorano sul pianoro presso
Castelluccio con singolari affioramenti imbutiformi che rappresentano
dei "diatremi", formatisi per esplosioni freatiche in acque poco
profonde. Nel pianoro tutti i termini sono coperti dai depositi
quaternari, costituiti da calcareniti biancastre, sabbie e argille
giallo-azzurre. Seguono, in discordanza, le calcareniti di Floridia e
quelle di cava Canniolo del Pleistocene medio. Nella valle dell'Anapo
tutti i termini sono coperti da alluvioni terrazzate antiche e
recenti. Parecchie, inoltre, sono le testimonianze lasciate
dall'azione erosiva dei fiumi e del mare; spinate, solchi di
battente, grotte marine e paleo-falesie.
Sul monte Climiti si sono inoltre formate delle vere e proprie
"cave" con leccete ricche di fauna e flora. Molte le falde sospese ad
alta quota, in corrispondenza dei diatremi presso Castelluccio, Pozzo
dei Climiti e presso Melilli, che hanno permesso l'insediamento umano
in epoca preistorica;
Rilevato che, per quanto riguarda gli aspetti archeologici, sotto
il profilo paleontologico particolare interesse presenta il fianco
sud-occidentale del massiccio, caratterizzato da una serie di
scoscendimenti, peraltro di notevole interesse paesaggistico, in cui
si aprono molte grotte. In alcune di queste e' indiziata la presenza
di fauna pleistocenica, mentre rinvenimenti dovuti a scavi casuali
hanno restituito zanne di elephas antiquus in contrada Malambo,
sempre sul fianco sud-occidentale.
In eta' protostorica, tutto il tavolato e' stato sede di
insediamenti umani che hanno lasciato tracce archeologicamente
percepibili fin dalla piu' antica eta' del bronzo; alla facies
castellucciana sono infatti attribuibili diversi complessi di tombe a
grotticella artificiale, che, in nuclei piu' o meno consistenti,
occupano le pareti delle cave che solcano il tavolato. Non tutte
queste necropoli, spesso formate da poche decine di tombe, sono state
adeguatamente esplorate, essendosi limitata l'attivita' conoscitiva a
indagini topografiche di superficie e, in certi casi, a qualche
rilievo dei gruppi maggiormente significativi. Fra questi vanno
annoverate la piccola necropoli di Cava Mostringiano e le necropoli
di Cava Canniolo, entrambe segnalate ed indagate da P. Orsi alla
fine del secolo scorso.
Nuclei abbastanza consistenti, ma non ancora sistematicamente
rilevati, sono stati individuati lungo i costoni del fianco
occidentale, nelle zone denominate Coste di S. Lorenzo e Coste
Mazzulla, e, nella parte settentrionale del tavolato, sull'altura
denominata monte Buongiovanni.
Attestazioni di un'intensa continuita' di vita non mancano per
tutti i periodi successivi; una vasta necropoli risalente alla tarda
eta' del bronzo, con tombe la cui tipologia architettonica e'
riferibile alla facies di Pantalica nord, e' situata in contrada
Puliga; sulla sommita' dell'altopiano, nella sua parte meridionale in
contrada Castelluccio, le ricerche di P. Orsi hanno messo in luce la
presenza di un abitato-castelliere della tarda eta' del ferro (inizi
VIII sec. a. C.), con tombe della necropoli scaglionate sulle balze
sottostanti.
Meno intense, ma tutt'altro che assenti, sono le tracce
dell'occupazione greca, accentrate soprattutto intorno alla cuspide
sud-orientale del tavolato, area dove forte e' la presenza di attuali
cave di prestito, e rappresentate da resti di impegnative
canalizzazioni scavate in roccia e da scalinate, sempre ricavate nel
banco roccioso, evidentemente funzionali al collegamento rapido della
sommita' dell'altopiano con le balze sottostanti e la pianura. Aree
con la presenza diffusa di cocciame, per lo piu' riferibile ad eta'
ellenistico-romana, attestano la presenza di insediamenti a carattere
agricolo; si tratta, con ogni probabilita', di piccole fattorie iso-
late, prevalentemente ubicate sul ciglio del tavolato, la fascia
migliore sotto il profilo climatico.
Resti piu' cospicui, attestanti un'occupazione che va man mano
intensificandosi, si rinvengono a partire dall'eta' romana tardo-
imperiale. Sulla sommita' del pianoro, presso la masseria Cavallaro,
e' stata recentemente indagata una necropoli tardo-romana, le cui
tombe sono pertinenti ad un insediamento sicuramente di carattere
agricolo, non ancora sottoposto ad esplorazione e comunque
individuato con ricognizioni di superficie. Stando al materiale dei
corredi funerari, si puo' affermare che la vita dell'insediamento si
sia protratta fino all'inizio dell'eta' bizantina.
Ad epoca tardo-romana (IV sec. d.C.) e' riferibile un vasto
complesso agricolo recentemente individuato in contrada Diddino, ai
piedi della pendice sud-occidentale del tavolato, ubicato sulla
sponda sinistra dell'Anapo, in splendida posizione, leggermente
sopraelevata rispetto alla vallata, dominante una vasta estensione di
campi. Si tratta, con ogni probabilita', di un impianto di notevole
rilevanza ed autonomia sotto il profilo produttivo, come testimoniano
i numerosi vani e cortili finora messi in luce, nonche' la presenza
di una bella fornace per calce e di grandi contenitori fittili
(dolia) incassati nel terreno, evidentemente pertinenti ad un'area di
magazzino.
Altre testimonianze di vita nel periodo compreso tra il IV e il V
sec. d.C. sono state rinvenute in diversi punti del fianco
meridionale, che prospetta sulla vallata del fiume, che si prestava
in modo particolare all'impianto di fattorie o anche di ville, data
la natura amena, oltre che ferace, di tali luoghi. Da uno di questi
insediamenti - testimoniati finora, in assenza di indagini
sistematiche, soltanto da camere ipogeiche sepolcrari e tombe isolate
- proviene una coppa della forma "52 B Hayes" databile al IV sec.
d.C.
Estremamente numerosi e particolarmente significativi, anche a
livello monumentale, sono i resti pertinenti al periodo bizantino,
che, conformemente a quanto accade in tutto il retroterra montuoso
del siracusano, e' caratterizzato da una intensa occupazione. Qui, al
consueto modello insediativo di tipo agricolo, accentrato intorno a
strutture culturali, si aggiunge un aspetto peculiare, quello
difensivo-militare, favorito e quasi determinato dalle
caratteristiche strategiche e geomorfologiche del sito.
Presso la punta meridionale del tavolato, su un impervio cocuzzolo,
sono noti da tempo i resti di una fortificazione bizantina (il
"Castelluccio" che ha dato il nome alla contrada), con consistenti
avanzi di strutture murarie ancora in ottimo stato di conservazione,
la quale si pone come uno dei capisaldi della storia
dell'architettura militare bizantina in Sicilia. Leggermente
arretrato rispetto al ciglio orientale del massiccio, ma in posizione
abbastanza alta da dominare tutta la pianura a sud del Climiti, dal
mare ai primi contrafforti dell'altipiano accrense, il castrum deve
aver rappresentato un momento fondamentale nel sistema difensivo
della costa.
Se quello di Castelluccio e' l'insediamento piu' noto fra i siti di
eta' bizantina del Climiti, non e' pero' l'unico ne' il piu' vasto,
dal momento che le tracce di occupazione del territorio in questa
eta' sono praticamente continue su tutto l'altopiano. Del resto il
nome Climiti deriva chiaramente da un toponimo bizantino significante
"scala" e sicuramente legato ad una di quelle lunghe scalinate
rocciose, il cui uso era iniziato presumibilmente in eta' greca ma
che in questo periodo divengono piu' numerose, sfruttando proprio la
particolare morfologia insediativa in grottoni affacciati sulle
strette balze. Di queste scale una ripida e lunghissima e'
rappresentata da quella sita nella zona Castelluccio che scende fino
alla pianura verso la sponda dell'Anapo.
Resti di una basilichetta bizantina, con tombe e strutture murarie
affioranti, sono presenti in contrada Cugno Sciurata, una zona sul
ciglio del tavolato, prospiciente la pianura e compresa fra due cave
ricche di vegetazione e, anticamente, d'acqua; un altro insediamento
e' attestato sul monte S. Nicola, un'altura situata presso il ciglio
settentrionale della terrazza, anch'essa in prossimita' di una cava.
Intensamente occupato e' anche il fianco nord-occidentale del
tavolato, ricadente nel comune di Sortino, ben noto per essere uno
dei comprensori piu' ricchi di testimonianze di eta' tardo-imperiale
e bizantina. Cospicui resti di strutture murarie, aree con presenza
diffusa di cocciame e scenografici gruppi di abitazioni rupestri sono
noti a Costa Giardini, mentre in contrada Monticelli e' accertata la
presenza di una necropoli paleocristiana;
Considerato che sotto il profilo monumentale, appaiono di notevole
rilevanza le quattro fattorie (Casino Grande, Masseria Ingegna,
Masseria Cavallaro e Masseria Cugni di Chiusa), ubicate sulla spinata
sommitale del monte; si tratta di complessi produttivi risalenti al
sette-ottocento, molto ben conservati nonostante il progressivo
abbandono. Tali fattorie costituiscono significative, ed ormai rare,
testimonianze di particolari tipologie edilizie del mondo agrario
gravitante intorno al feudo e, pertanto, legate ad un modus vivendi
di un determinato momento storico.
La struttura chiusa, a pianta quadrata, con ambienti articolati
intorno ad una grande corte centrale provvista di una grande
cisterna; l'arcata d'ingresso sormontata da una torretta che assolve
insieme a funzioni ornamentali e difensive; la cappella, decorata con
notevole cura, quasi sempre affrescata e con stucchi ornamentali;
l'appartamento del proprietario del fondo, spesso preceduto da
scalinate ad andamento monumentale, con balconi e lunghe terrazze.
Sono tutte queste caratteristiche architettonico-tipologiche che
conferiscono a tali strutture, nonche' ai siti ove esse insistono, un
particolare valore storico-culturale;
Considerato, infine, che il monte Climiti costituisce, sotto il
profilo naturalistico, uno degli ecosistemi piu' interessanti e
ricchi dell'area siracusana ed uno dei meglio conservati, nonostante
la progressiva ed incessante aggressione perpetrata al suo
territorio.
Questa particolare ricchezza, che trova confronto soltanto in
taluni punti del gia' citato altipiano acrense e della valle
dell'Anapo, e' un patrimonio che deve essere conservato e attivamente
protetto per la riqualificazione di un territorio da restituire alla
sua dignita' e ad un corretto rapporto con l'uomo.
Sotto l'aspetto vegetazionale, il monte Climiti risulta una fra le
poche aree dove la macchia mediterranea si e' conservata quasi
intatta; infatti, proprio nei valloni digradanti verso il piano, che
incidono il monte sul lato est, cresce una ricca vegetazione
arbustiva ed arborea, che costituisce una macchia intricata di
difficile accesso e, anche per questo, integra. Questi valloni - le
cosiddette "cave" tipiche dei monti Iblei - sul cui fondo scorrono
fiumiciattoli e torrentelli, costituiscono la sede ideale della
macchia mediterranea.
Fra i tanti arbusti presenti nell'associazione della macchia si
possono osservare il lentisco (pistacea lentiscus), il leccio
(quercus ilex), la roverella (quercus pubescens), la fillirea
(phillyrea angustifolia), il teucrio (teucrium fruticans), il
terebinto (pistacia terebinthus), l'eleagno (eleagnus angustifolia),
l'olivo selvatico (olea europea a var. syvestris), l'alaterno.
Nel periodo primaverile spiccano le abbondanti fioriture dell'erica
arborea di colore rosa, del rosmarino officinalis di colore azzurro,
dei rovereti bianchi, della rosa canina e di piccoli gruppi di
orchidee selvatiche di colore rosa e giallo.
Nel periodo estivo, invece, sono frequenti le bacche colorate
dell'azzeruolo (rataegus monogyna), del corbezzolo (arbutus medo), le
macchie argentee o verde glauco dell'artemisia arborea e il verde
scuro di piccole colonie di palme nane; vi sono, inoltre, tappeti di
cappero (capperis spinosa), di bocca di leone in fioritura gialla, di
cardi spinosi.
Sul tavolato, dove l'intervento antropico ha modificato solo in
parte la vegetazione originaria, si trovano associate perfettamente
colture agrarie con la gariga costituita da bassi cespugli tipici di
ambienti aridi. Le antiche masserie esistenti sono oggi circondate da
olivi, carrubi, peri selvatici e mandorli; in basso, poi, si
estendono steppe ad asfodeli e ampelodesmos e garighe a timo (thymus
capitatus) e spineporci (sarcopoterim spinosum).
Meno ricco di vegetazione, anche se profondamente suggestivo per la
bellezza delle pareti rocciose a picco, si presenta il fianco sud-
occidentale del massiccio, con sprazzi di essenze spontanee da
roccia.
In conclusione, il monte Climiti, estremamente articolato ed
accidentato, e con un habitat poco modificato, offre alla vita
vegetale l'ambiente ideale per la flora mediterranea, favorisce la
sopravvivenza di specie endemiche di antica origine e il
differenziamento di nuove entita'.
Sotto l'aspetto faunistico, la presenza piu' importante e
caratterizzante e' rappresentata dall'avifauna con la coturnice
siciliana (alectoris gracea whitakeri), il corvo imperiale, il
gheppio, la poiana, una rarissima coppia di falchi pellegrini, il
capovaccaio (unica specie di avvoltoio siciliano). Il Climiti
rappresenta, anche, una delle aree di flusso migratorio di diversi
rapaci diurni, soprattutto nel passo di primavera. Non mancano, in-
fine, i mammiferi, infatti la folta vegetazione arborea e di
sottobosco delle cave ospitano in buon numero istrici e volpi, mentre
sull'altipiano sono diffusi il coniglio selvatico e la lepre;
Ritenuto, pertanto, che, nella specie, ricorrono evidenti motivi di
pubblico interesse, che suggeriscono la opportunita' di sottoporre a
vincolo paesaggistico l'area del monte Climiti e della valle
dell'Anapo, come sopra descritto, in conformita' della proposta del
26 settembre 1989 della commissione provinciale per la tutela delle
bellezze naturali e panoramiche di Siracusa;
Decreta:
Art. 1.
Per le motivazioni espresse in premessa, l'area comprendente il
monte Climiti e la sottostante valle dell'Anapo, descritta come sopra
e delimitata nella planimetria allegata, che forma parte integrante
del presente decreto, e' dichiarata di notevole interesse pubblico,
ai sensi e per gli effetti dell'art. 1, numeri 3) e 4), della legge
29 giugno 1939, n. 1497 e dell'art. 9, numeri 4) e 5), del relativo
regolamento di esecuzione, approvato con regio decreto 3 giugno 1940,
n. 1357.