IL MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI
                           DI CONCERTO CON
                     IL MINISTERO DELL'AMBIENTE
                                  E
              LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
                   DIPARTIMENTO PER LE AREE URBANE
Vista la legge 13 giugno 1991, n. 190, ed in  particolare  l'articolo
1, comma 1, lettera a;
Visto  il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, come modificato
dal decreto legislativo 10 settembre 1993, n. 360;
Vista la deliberazione 7 aprile 1993 del  Comitato  interministeriale
per la programmazione economica nel trasporto (CIPET);
Sentito  il  parere  della  sesta sezione del Consiglio superiore dei
lavori pubblici, espresso nell'adunanza del 24 maggio 1994;
Visto l'articolo 9, comma 9, del decreto legge 25 novembre  1994,  n.
649,   e  successive  reiterazioni,  che  modifica  la  denominazione
dell'Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale
in  Direzione  generale  della  viabilita'  e  mobilita'  urbana   ed
extraurbana;
sono emanate le seguenti:
                              DIRETTIVE
            PER LA REDAZIONE, ADOZIONE ED ATTUAZIONE DEI
                      PIANI URBANI DEL TRAFFICO
0 - PREMESSA
Il nuovo Codice della strada (nuovo Cds), all'articolo 36, fa obbligo
della  redazione  del  Piano  urbano del traffico (PUT) ai comuni con
popolazione  residente  superiore  a  trentamila   abitanti,   ovvero
comunque  interessati  da  rilevanti  problematiche  di  circolazione
stradale.
Il PUT costituisce  uno  strumento  tecnico-amministrativo  di  breve
periodo,  finalizzato  a conseguire il miglioramento delle condizioni
della  circolazione  e  della  sicurezza   stradale,   la   riduzione
dell'inquinamento  acustico  ed  atmosferico  e  il  contenimento dei
consumi energetici, nel rispetto dei  valori  ambientali.  Esso  deve
essere  coordinato,  oltre  che  con  i  piani  del  traffico  per la
viabilita' extraurbana previsti dallo stesso articolo 36, per i quali
saranno emanate apposite direttive, con  gli  strumenti  urbanistici,
con  i  Piani  di  risanamento  e  tutela ambientale e con i Piani di
trasporto. Piani -  questi  -  che  costituiscono  gli  strumenti  di
valenza  strategica  per  il  governo  del  sistema  della mobilita',
dell'ambiente,  dell'assetto  urbanistico  e   della   programmazione
economica  di  un  determinato  ambito  territoriale. Tale governo e'
finalizzato al conseguimento, tra  l'altro,  dei  medesimi  obiettivi
perseguiti dal PUT.
Occorre  quindi che questi strumenti siano coordinati in modo tale da
rendere integrate e reciprocamente congrue le azioni e gli interventi
che ogni strumento si propone di attuare.
Le presenti "Direttive per la redazione, adozione ed  attuazione  dei
Piani urbani del traffico", ai sensi del citato articolo 36 del nuovo
Cds,  vengono  emanate  dal Ministro dei lavori pubblici, di concerto
con il Ministro dell'ambiente ed il Ministro  per  i  problemi  delle
aree  urbane,  sulla  base  delle  indicazioni formulate dal Comitato
interministeriale  per  la  programmazione  economica  nel  trasporto
(CIPET) nella deliberazione 7 aprile 1993.
Le presenti direttive sono rivolte sia ai comuni, tenuti all'adozione
del  PUT,  sia  ai  tecnici,  ai quali i comuni stessi, con i criteri
indicati  al  successivo  paragrafo  5.8,  affidano   l'incarico   di
redazione del PUT.
Alle direttive possono far riferimento anche quei comuni che, pur non
essendo tenuti per legge, ritengono opportuno dotarsi di un PUT.
Le  direttive  trattano  sia  la fase della redazione del PUT, per la
quale hanno valenza di prescrizioni,  sia  le  fasi  dell'adozione  e
dell'attuazione  dello  stesso,  intendendo rispettare, in ogni caso,
l'autonomia degli enti locali nella  determinazione  delle  procedure
interne e nell'organizzazione degli uffici.
La necessita' della trattazione delle suddette fasi deriva:
- dalla previsione del nuovo Cds dell'obbligo di adozione del PUT;
-   dalle   specifiche  indicazioni  contenute  al  punto  4.4  della
sopracitata delibera CIPET
- dalla considerazione che l'adozione del PUT  costituisce  una  fase
intermedia  tra  i  diversi livelli del processo di redazione del PUT
(piano generale, piano particolareggiato,  piano  esecutivo),  mentre
l'attuazione  del  PUT  stesso  costituisce  la  prima  fase  del suo
processo di aggiornamento.
I criteri guida per la redazione dei PUT, tenuto  anche  conto  delle
anzidette  indicazioni  del  CIPET, sono sinteticamente individuabili
nei seguenti due punti:
- progettazione degli interventi in una logica  globale  del  sistema
della  mobilita',  dell'ambiente  e della pianificazione urbanistica,
con particolare attenzione al coordinamento con i Piani che governano
il sistema stesso;
- utilizzo  congiunto  di  misure  atte  a  migliorare  l'offerta  di
trasporto  e  di misure intese al controllo ed all'orientamento della
domanda di mobilita', ivi inclusa l'eventuale introduzione di  misure
di tariffazione sull'uso dell'automobile in ambito urbano.
Gli  interventi  da  prevedersi  nel  PUT  saranno  relativi sia alle
condizioni di circolazione usuali che si  verificano  durante  l'anno
sia  alle  eventuali condizioni di emergenza ambientale derivanti dal
superamento dei limiti di inquinamento ammissibili, come indicato  al
successivo paragrafo 5.6.
Analogamente  particolare  attenzione e' posta per le aree protette -
archeologiche,   monumentali   e   naturali   -   e   particolarmente
vulnerabili,  tramite  i  criteri  individuati  ai paragrafi 2.6, che
dovranno essere rispettati, nella redazione del PUT, unitamente  alle
specifiche  indicazioni dei Piani di tutela eventualmente predisposti
dagli uffici competenti.
Le presenti direttive sono formulate in maniera unitaria  sia  per  i
centri  di  piccole  dimensioni  sia  per  i centri di medie e grandi
dimensioni, in quanto comuni sono i problemi della circolazione e gli
obiettivi da perseguire.  Diversi  sono  in  genere  i  contenuti  da
applicare  per  le  due tipologie di centri abitati e pertanto, per i
piccoli centri, sono possibili ipotesi  riduttive  in  rapporto  alla
realta'   locale,  come  indicato  nello  specifico  capitolo  ed  in
particolare al paragrafo 4.4.
Per   i  comuni  interessati  da  fenomeni  stagionali  di  affluenza
turistica  il   PUT   dovra'   configurare   diverse   soluzioni   di
organizzazione  della  circolazione  nella  stagione  turistica e nel
residuo periodo dell'anno, con particolare riferimento a quelle della
stagione  turistica,  e  con  possibilita'   d'uso   di   segnaletica
rimovibile   o   di   limitata   valenza   temporale.   Il  grado  di
approfondimento  delle  analisi,  delle   indagini,   dei   contenuti
progettuali  e  dei  relativi  elaborati di piano sara' adeguato alla
rilevanza  delle  problematiche  di  congestione  della  circolazione
stradale.
Fermo  restando  che  il PUT e' un piano a breve termine e che la sua
attuazione non comporta  rilevanti  impegni  finanziari,  non  e'  da
escludere  che  in  taluni  casi  sia  necessario  prevedere opere ed
interventi di rilevante impegno economico. In detti casi, fatte salve
le verifiche previste al paragrafo 2.5, nel PUT stesso devono  essere
contenute  specifiche  valutazioni di fattibilita' tecnico-economica,
in modo differenziato per ogni livello di  Piano  come  indicato  nei
paragrafi  4.1  e 4.2. In ogni caso, al livello di piano esecutivo di
cui al paragrafo 4.3 devono essere  previste  specifiche  valutazioni
finanziarie  per  l'attuazione  del  PUT  in  modo da consentire alle
amministrazioni comunali una previsione di impegno certo di spesa.
Le  presenti  direttive   redatte   in   relazione   alla   crescente
complessita'  dei problemi della mobilita' e dell'ambiente nelle aree
urbane ed agli avanzamenti  scientifici  nella  pianificazione  della
circolazione, sostituiscono la precedente circolare 8 agosto 1986, n.
2575,   del   Ministero   dei   lavori   pubblici  "Disciplina  della
circolazione stradale nelle zone urbane ad  elevata  congestione  del
traffico  veicolare.  Piani  urbani  del  traffico" e la circolare 20
settembre 1961, n. 50067, del Ministero  dei  lavori  pubblici  sugli
"Uffici comunali del traffico".
1 - DEFINIZIONI
Il  Piano  urbano  del  traffico  (PUT)  e'  costituito da un insieme
coordinato di interventi per il miglioramento delle condizioni  della
circolazione   stradale  nell'area  urbana,  dei  pedoni,  dei  mezzi
pubblici e dei veicoli privati, realizzabili nel breve periodo - arco
temporale biennale - e nell'ipotesi di dotazioni di infrastrutture  e
mezzi di trasporto sostanzialmente inveriate.
In  particolare  il  PUT  deve essere inteso come "piano di immediata
realizzabilita'", con l'obiettivo di contenere al massimo -  mediante
interventi   di   modesto  onere  economico  -  le  criticita'  della
circolazione; tali criticita' - specialmente  nelle  aree  urbane  di
maggiori  dimensioni  -  potranno  infatti essere interamente rimosse
solo attraverso adeguati potenziamenti sull'offerta di infrastrutture
e di servizi del trasporto  pubblico  collettivo,  che  costituiscono
l'oggetto  principale del Piano dei trasporti, realizzabile nel lungo
periodo - arco temporale decennale -.
La  corretta  progettazione  dell'organizzazione  della  circolazione
stradale  deve  prevedere  interventi  su  tutti  i suoi settori, ivi
inclusa, oltre la gestione ottimale degli spazi  stradali  esistenti,
pubblici  o  aperti all'uso pubblico (individuazione degli interventi
di organizzazione  delle  sedi  varie,  finalizzata  al  miglior  uso
possibile  delle  medesime per la circolazione stradale), anche - ove
necessario - la gestione ottimale del sistema di  trasporto  pubblico
collettivo   stradale  (individuazione  di  nuovi  percorsi  e  nuove
frequenze  delle  linee,  finalizzata  al  migliore uso possibile del
relativo parco dei mezzi esistenti). In tale evenienza  il  PUT  puo'
piu'  propriamente  essere  denominato  Piano della mobilita', mentre
nell'altra evenienza rimane al PUT il significato - piu'  limitato  -
di gestione ottimale degli spazi stradali esistenti.
Qualora,  soprattutto  nelle  prime fasi di attuazione delle presenti
direttive, difficolta' operative e finanziarie rendessero  in  genere
non  realizzabili  in  tempi  brevi  interventi  significativi  sulla
struttura dei servizi di trasporto pubblico collettivo,  quest'ultima
puo' essere considerata invariante nella redazione del PUT.
Tuttavia,  anche  in questo caso la progettazione e la verifica degli
interventi previsti nel PUT devono considerare gli  effetti  di  tali
interventi sulle prestazioni e le capacita' del servizio di trasporto
pubblico   collettivo,  nonche'  sulla  nuova  domanda  di  trasporto
pubblico generata e sulla possibilita'  di  soddisfacimento  di  tale
domanda.
Nel  processo di pianificazione e governo del sistema dei trasporti a
scala urbana, il PUT costituisce in definitiva lo strumento  tecnico-
amministrativo    di   breve   periodo,   che   mediante   successivi
aggiornamenti (piano-processo) rappresenta le fasi  attuative  di  un
disegno  strategico  -  di  lungo  periodo  -  espresso dal Piano dei
trasporti, da elaborare in genere a scala comprensoriale  (bacino  di
traffico)  e  con  riferimento  anche  a  tutte le altre modalita' di
trasporto non stradale.
Quest'ultimo Piano, infatti, e' costituito da un  insieme  articolato
di interventi relativi allo sviluppo dell'offerta di infrastrutture e
servizi  di  trasporto,  congiunti  a  politiche  di  controllo delle
modalita' di soddisfacimento della domanda di mobilita' (politiche di
controllo della  domanda)  ed  ad  indirizzi  per  la  pianificazione
territoriale  ed  urbanistica;  il  Piano  dei trasporti costituisce,
pertanto,  uno  strumento  di  fondamentale  valenza  strategica  per
l'ordinato sviluppo delle aree urbane.
Il  PUT  deve  essere  redatto,  comunque,  anche  nelle  more  della
redazione dei Piani di governo della mobilita' e dell'ambiente di cui
alla premessa, ivi compreso il Piano dei trasporti; in tal caso  esso
puo'    prevedere    eccezionalmente   alcuni   limitati   interventi
sull'offerta di infrastrutture e servizi di trasporto,  per  i  quali
vanno   tuttavia   effettuate   accurate   valutazioni  economiche  e
finanziarie, come appresso specificato.
2 - OBIETTIVI ED INDICATORI FONDAMENTALI
Il PUT va elaborato (articolo 36, comma 4, del nuovo Cds)  attraverso
indagini, studi e progetti finalizzati ad ottenere:
1)  il  miglioramento  delle  condizioni di circolazione (movimento e
sosta),
2)  il  miglioramento  della  sicurezza  stradale  (riduzione   degli
incidenti stradali),
3) la riduzione degli inquinamenti atmosferico ed acustico,
4) il risparmio energetico,
nonche'  in  accordo  con  gli  strumenti  urbanistici ed i piani dei
trasporti vigenti e nel rispetto dei valori ambientali.
Il conseguimento di ciascuno  dei  quattro  obiettivi  indicati  puo'
essere  espresso  da  opportuni  indicatori,  il  cui  valore si puo'
stimare in sede di progettazione e/o  successivamente  all'attuazione
del  Piano.  Si  considerano  in generale sia i valori assoluti degli
indicatori  sia  i  valori  relativi  al traffico totale, espresso in
termini di veicoli x km e/o viaggiatori x km.
2.1 - MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI CIRCOLAZIONE
Migliorare  le  condizioni  della  circolazione  stradale,  nei  suoi
aspetti  di  movimento  e sosta degli utenti, significa soddisfare la
domanda di mobilita' al miglior livello di  servizio  possibile,  nel
rispetto dei vincoli di Piano (economici, urbanistici ed ambientali).
A  questi fini di livello di servizio si identifica - anzitutto - con
il grado di fluidita' dei movimenti veicolari, il  cui  miglioramento
permette  velocita' piu' regolari e mediamente piu' elevate di quelle
attuali. Cio' comporta, in particolare,  un  benefico  effetto  anche
sulle  velocita'  dei  trasporti  collettivi  su strada e, quindi, la
riduzione dei tempi di spostamento e del disagio di tutti gli utenti.
Inoltre,  l'ottenimento  di  maggiore  velocita'  e  regolarita'  dei
servizi  collettivi di trasporto concorre a richiamare piu' utenza su
tale tipo di servizio, determinando cosi' un  ulteriore  fondamentale
elemento  di  decongestionamento  del  traffico  urbano, tenuto conto
della piu'  elevata  capacita'  di  trasporto  dei  mezzi  collettivi
rispetto a quelli individuali.
Il  miglioramento  delle  condizioni  di  circolazione riguarda anche
l'utenza pedonale, nonche' la sosta veicolare.  Maggiore  fruibilita'
della  citta'  da  parte  dei  pedoni e minore perdita di tempo nella
ricerca dei posti di sosta veicolare,  ove  consentita,  sono  quindi
obiettivi  di pari importanza rispetto a quello della fluidificazione
dei movimenti veicolari.
In  particolare,  gli  indicatori  del  miglioramento  dei  movimenti
veicolari  possono essere definiti, mediante parametri di deflusso in
una fascia oraria, disaggregati (per singoli tronchi della rete)  e/o
aggregati (per intere reti stradali e di trasporto collettivo), quali
il  rapporto  flusso/capacita',  la  velocita'  commerciale media, il
tempo complessivo di viaggio (veicoli x ora e/o viaggiatori x ora).
2.2 - MIGLIORAMENTO DELLA SICUREZZA STRADALE
Il PUT deve perseguire, altresi', il  miglioramento  della  sicurezza
stradale  e  -  quindi  -  la  consistente  riduzione degli incidenti
stradali  e  delle  loro  conseguenze,  in  generale,   mediante   la
separazione  ed il controllo delle diverse componenti di traffico (di
cui  al  successivo  pgf.  3.2.1)   ed,   in   particolare   mediante
l'attuazione  delle proposte derivanti da specifiche analisi tecniche
sulle cause degli incidenti stradali, con  preminente  riferimento  a
quelle  relative  a  carenze  infrastrutturali  e/o  di regolazione e
controllo del traffico.
La sicurezza della circolazione  stradale  deve  in  particolar  modo
interessare i ciclisti ed i pedoni e, fra quest'ultimi, precipuamente
gli  scolari  e  le  persone  anziane e quelle con limitate capacita'
motorie (difesa delle utenze deboli).
Il conseguimento di questo obiettivo e' da ritenersi  soddisfatto  in
sede  di redazione del Piano quando la progettazione risulti conforme
alle norme del nuovo Cds ed a quelle - di  settore  -  del  Consiglio
nazionale  delle  ricerche;  esso  -  comunque  -  va successivamente
misurato  in  fase  di  verifica  e  valutato  nelle  sue  componenti
attraverso   una   dettagliata   analisi   delle  modalita'  e  delle
conseguenze degli incidenti stradali.
2.3 - RIDUZIONE DEGLI INQUINAMENTI ATMOSFERICO ED ACUSTICO
Ai  fini  della  protezione  della salute e dell'ambiente il PUT deve
concorrere a perseguire, inoltre,  la  riduzione  degli  inquinamenti
atmosferico  ed  acustico, cui il traffico veicolare concorre in modo
rilevante  specialmente  nei  casi   esistenti   di   marcia   lenta,
discontinua ed episodica e di condizioni meteorologiche particolari.
Tale  riduzione, oltre che mediante gli interventi propri dei piani e
dei programmi di piu'  ampia  portata  (controlli  programmati  sulla
qualita'  dei carburanti usati per la trazione veicolare, campagne di
controllo delle emissioni inquinanti e della rumorosita' dei  veicoli
in  circolazione,  impiego  alternativo  di veicoli con propulsori ad
energia pulita, interventi  attivi  o  passivi  di  contenimento  del
rumore), viene perseguita, nei limiti del PUT, in generale attraverso
la  fluidificazione  del traffico (cfr. 1 obiettivo) ed interventi di
orientamento  e  controllo  della  domanda  di  mobilita',  ed,   ove
necessario, attraverso la limitazione della circolazione veicolare.
Per quel che riguarda l'inquinamento atmosferico tali misure dovranno
riguardare,  in  particolare,  i  centri  abitati compresi nelle zone
esposte a rischio  di  episodi  acuti  di  inquinamento  atmosferico,
individuate  dalle  regioni  ai sensi dell'articolo 9 del decreto del
Ministro dell'ambiente 20.5.91 "Criteri  per  la  raccolta  dei  dati
inerenti la qualita' dell'aria".
Specifici provvedimenti dovranno essere presi a difesa delle aree del
centro   abitato  particolarmente  vulnerabili  dal  punto  di  vista
dell'esposizione   ad   inquinanti   atmosferici   ove    individuate
nell'ambito  dei  Piani di intervento operativo per la gestione degli
stati di attenzione e di allarme, previsti dallo stesso D.M.  20.5.91
e  predisposti dall'autorita' competente individuata dalle regioni ai
sensi del D.P.R.  10.1.92  "Atto  di  indirizzo  e  coordinamento  in
materia  di  sistemi  di  rilevazione  dell'inquinamento urbano". Per
quanto riguarda l'inquinamento acustico si dovra' tener  conto  della
classificazione in zone di cui all'articolo 2 del D.P.C.M. 1.3.91 con
particolare  riguardo  alle  classi  I  e  II  di  cui alla tabella I
dell'allegato B allo stesso decreto.
Il raggiungimento di  questo  obiettivo  va  verificato  mediante  la
rilevazione  sia  delle  emissioni  e/o tassi di concentrazione delle
principali sostanze inquinanti, sia dei  livelli  di  rumore  che  si
determinano  nelle  varie zone urbane, specialmente con riferimento a
quelle oggetto di specifica tutela.
I risultati di dette  rilevazioni  vanno  confrontati  con  i  valori
limite  fissati  -  per  l'inquinamento  acustico  -  dal decreto del
Presidente  del  Consiglio   dei   Ministri   1.3.1991,   e   -   per
l'inquinamento  atmosferico  - dal decreto del Ministro dell'ambiente
15.4.1994 (con rispettivi riferimenti, per quest'ultimo,  al  decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 28.3.1983 ed al decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/1988).
2.4 - RISPARMIO ENERGETICO
Con  il razionale uso dei mezzi di trasporto e delle sedi stradali si
ottiene,  la  fluidificazione   del   traffico,   il   che   comporta
essenzialmente  sia  la  riduzione  dei  tempi  di  viaggio,  sia  il
risparmio dei consumi energetici dei veicoli pubblici e privati, come
dettagliatamente esposto nella circolare del Ministro per i  problemi
delle  aree  urbane  del 28.5.1991, n. 1196, pubblicata sulla G.U. n.
134 del 10.6.1991.
Infatti,  lo stesso controllo periodico dei livelli di efficienza dei
motori a combustione dei veicoli pubblici e privati consente notevoli
risparmi energetici, che vanno ad aggiungersi alla diminuzione  degli
inquinamenti atmosferici.
Pertanto, anche dal punto di vista in esame, i benefici ricavabili in
termini  finanziari dalla collettivita', pur valutati solo in termini
economici   diretti,   in   seguito   all'adozione   e    conseguente
realizzazione  del  PUT,  sono  quindi  prevedibilmente di gran lunga
superiori ai costi che le amministrazioni comunali devono affrontare.
Il  conseguimento  dell'obiettivo  in  esame  puo'  essere   misurato
mediante  la determinazione del consumo, specifico e complessivo, del
carburante  dei  veicoli   motorizzati   pubblici   e   privati   ed,
eventualmente, di altre fonti energetiche (energia elettrica per tram
e filovie), in relazione alle condizioni di traffico determinate.
2.5 - ACCORDO CON GLI STRUMENTI URBANISTICI ED I PIANI
      DEI TRASPORTI VIGENTI
Fermo  restando  che  il  PUT  e'  uno  strumento  di  pianificazione
sottordinato rispetto al PRG vigente, il  PUT  stesso  puo'  proporre
eccezionalmente  aggiornamenti  allo  stesso  PRG o agli strumenti di
attuazione vigenti.
L'armonizzazione  tra  PUT  e  strumenti  urbanistici   si   realizza
attraverso:
-  la  verifica  che le eventuali opere infrastrutturali previste dal
PUT siano contenute negli  strumenti  urbanistici  vigenti.  In  caso
contrario  si  avviano  le  procedure  di  variazione degli strumenti
urbanistici, nei modi  e  nelle  forme  previste  dalla  legislazione
vigente;
-  la  verifica che le trasformazioni del territorio, le modifiche di
destinazione d'uso ed in generale l'attuazione delle  opere  previste
dagli strumenti urbanistici (qualora generino od attraggano traffico)
siano  compatibili  con  gli  indirizzi del PUT. In caso contrario si
procede attraverso una opportuna attivita' di coordinamento  tra  gli
uffici  appartenenti  ai  diversi  assessorati competenti, al fine di
raccordare le diverse esigenze.
Per l'armonizzazione tra il PUT e  l'eventuale  Piano  dei  trasporti
vigente vale quanto espresso al precedente capoverso.
2.6 - RISPETTO DEI VALORI AMBIENTALI
Il rispetto dei valori ambientali consiste nel preservare ed al tempo
stesso migliorare - per quanto possibile - la fruizione dell'ambiente
urbano nel suo complesso e delle peculiarita' delle singole parti che
lo  caratterizzano,  quali  i  centri  storici,  le  aree  protette -
archeologiche, monumentali  e  naturali  -  e  gli  spazi  collettivi
destinati   al  transito  ed  alla  sosta  pedonali,  alle  attivita'
commerciali, culturali e ricreative ed al verde pubblico e privato.
Nel settore specifico, la riqualificazione ambientale di detti centri
ed aree, che in taluni casi si identifica con la  diretta  necessita'
di  recupero  fisico  di  spazio  pedonale,  si  ottiene  mediante la
riduzione dei carichi veicolari  stradali  all'interno  delle  stesse
aree,  sempre  comunque nell'ottica di conservare un efficiente grado
di accessibilita'  alle  aree  medesime,  proprio  per  mantenere  in
esercizio la loro elevata qualificazione funzionale. La riduzione dei
carichi  veicolari  puo'  interessare  anche  -  in  particolare - il
transito  dei  mezzi  pesanti  per  problemi   di   inquinamento   da
vibrazioni,  oppure  la  sosta di autovetture e specialmente di mezzi
pesanti per problemi di intrusione visiva.
3 - STRATEGIE GENERALI DI INTERVENTO
La  corretta  organizzazione  del  traffico  urbano richiede un'ampia
serie coordinata di interventi, su tutto il territorio urbanizzato  e
su tutte le componenti della circolazione stradale.
Gli interventi in questione possono riassumersi nei due seguenti tipi
di strategie generali da adottare:
-  il miglioramento della capacita' di trasporto dell'intero sistema,
comprendente la rete stradale, le aree  di  sosta  ed  i  servizi  di
trasporto pubblico collettivo, ove esistenti;
-  l'orientamento  ed  il  controllo della domanda di mobilita' verso
modi di trasporto  che  richiedano  minori  disponibilita'  di  spazi
stradali rispetto alla situazione esistente.
Le  strategie  in  questione  vengono  di  seguito  indicate  con  le
denominazioni sintetiche di "interventi sull'offerta di trasporto" ed
"interventi sulla domanda di mobilita'".
3.1 - INTERVENTI SULL'OFFERTA DI TRASPORTO
3.1.1 - Classifica funzionale delle strade
La principale causa di congestione del traffico urbano si  identifica
nella  promiscuita'  d'uso  delle  strade  (tra veicoli e pedoni, tra
movimenti e soste, tra veicoli pubblici collettivi e veicoli  privati
individuali).   Pertanto,   la  riorganizzazione  della  circolazione
stradale  richiede  in  primo  luogo  la  definizione  di   un'idonea
classifica funzionale delle strade.
Detta  classifica  individua, infatti, la funzione preminente o l'uso
piu' opportuno, che ciascun elemento vario deve svolgere  all'interno
della  rete  stradale  urbana,  per  risolvere i relativi problemi di
congestione  e  sicurezza  del  traffico,  in  analogia   e   stretta
correlazione  agli  strumenti urbanistici che determinano l'uso delle
diverse aree esterne alle sedi stradali.
La classifica in questione, coerentemente all'articolo  2  del  nuovo
Cds  ed alle norme del C.N.R., fa riferimento in generale ai seguenti
quattro tipi fondamentali di strade urbane:
- autostrade, la cui funzione e' quella di rendere avulso  il  centro
abitato  dai problemi del suo traffico di attraversamento, traffico -
questo - che non ha interessi specifici con  il  centro  medesimo  in
quanto ad origine e destinazioni degli spostamenti. Nel caso di vaste
dimensioni   del  centro  abitato,  alcuni  tronchi  terminali  delle
autostrade extraurbane - in quanto aste autostradali di  penetrazione
urbana  -  hanno  la  funzione  di  consentire  un elevato livello di
servizio anche per la parte finale (o iniziale) degli spostamenti  di
scambio  tra  il  territorio extraurbano e quello urbano.  Per questa
categoria di strade sono ammesse solamente le componenti di  traffico
relative  ai  movimenti  veicolari,  nei  limiti  di  quanto previsto
all'articolo 175 del nuovo  Cds  ed  all'articolo  372  del  relativo
Regolamento   di  esecuzione.  Ne  risultano  pertanto,  escluse,  in
particolare,  le  componenti  di  traffico  relative  ai  pedoni,  ai
velocipedi,  ai ciclomotori, alla fermata ed alla sosta (salvo quelle
di emergenza);
-  strade  di  scorrimento,  la  cui   funzione,   oltre   a   quella
precedentemente  indicata per le autostrade nei riguardi del traffico
di  attraversamento  e  del  traffico  di   scambio,   da   assolvere
completamente o parzialmente nei casi rispettivamente di assenza o di
contemporanea  presenza  delle  autostrade  medesime,  e'  quella  di
garantire un elevato livello di servizio per gli spostamenti  a  piu'
lunga  distanza propri dell'ambito urbano (traffico interno al centro
abitato).
Per questa categoria di strade  e'  prevista  dall'articolo  142  del
nuovo  Cds  la  possibilita'  di  elevare  il limite generalizzato di
velocita' per le strade urbane, pari a 50 km/h, fino al 70 km/h.  Per
l'applicazione  delle  presenti  direttive  vengono  individuati  gli
itinerari di scorrimento costituiti da serie di strade,  le  quali  -
nel  caso di presenza di corsie o sedi riservate ai mezzi pubblici di
superficie - devono comunque disporre di  ulteriori  due  corsie  per
senso  di marcia. Su tali strade di scorrimento sono ammesse tutte le
componenti  di  traffico,  escluse  la  circolazione  dei  veicoli  a
trazione  animale,  dei  velocipedi  e  dei  ciclomotori,  qualora la
velocita' ammessa sia superiore a  50km/h,  ed  esclusa  altresi'  la
sosta dei veicoli, salvo che quest'ultima risulti separata con idonei
spartitraffico;
-  strade  di  quartiere,  con funzione di collegamento tra settori e
quartieri limitrofi e, per centri abitati di piu'  vaste  dimensioni,
tra  zone  estreme di un medesimo settore o quartiere (spostamenti di
minore  lunghezza  rispetto  a  quelli  eseguiti  sulle   strade   di
scorrimento, sempre interni al centro abitato).
In  questa categoria rientrano, in particolare, le strade destinate a
servire gli insediamenti principali urbani e di  quartiere  (servizi,
attrezzature,   ecc.),   attraverso   gli  opportuni  elementi  viari
complementari. Sono ammesse tutte le componenti di traffico, compresa
anche la sosta delle autovetture purche' esterna alla  carreggiata  e
provvista di apposite corsie di manovra;
- strade locali, a servizio diretto degli edifici per gli spostamenti
pedonali e per la parte iniziale o finale degli spostamenti veicolari
privati.  In  questa  categoria  rientrano, in particolare, le strade
pedonali e le strade parcheggio; su di esse non e'  comunque  ammessa
la circolazione dei mezzi di trasporto pubblico collettivo.
La classifica funzionale delle strade nell'ambito del PUT, attraverso
gli anzidetti quattro tipi fondamentali di strade urbane, va adottata
anche  nelle  more  dell'emanazione  da parte del Ministro dei lavori
pubblici delle norme per la classificazione delle  strade  esistenti,
di  cui  all'articolo  13,  comma  4, del nuovo Cds. Detta classifica
viene redatta tenuto conto -  da  un  lato  -  delle  caratteristiche
strutturali   fissate   dall'articolo   2   del  nuovo  Cds  e  delle
caratteristiche geometriche esistenti per ciascuna strada  in  esame,
nonche'  delle  caratteristiche  funzionali  dianzi  precisate,  e  -
dall'altro  lato  -  del  fatto  che  le  anzidette   caratteristiche
strutturali   previste  dal  nuovo  Cds  sono  da  considerarsi  come
"obiettivo da raggiungere per  le  strade  esistenti,  laddove  siano
presenti vincoli fisici immediatamente non eliminabili (cfr. pgf. 1.2
dell'allegato, dove sono anche indicati altri tre tipi di strade, con
caratteristiche  intermedie  rispetto  a  quelle  del  nuovo Cds, per
meglio adattarsi alle situazioni esistenti).
3.1.2 - Viabilita' principale ed isole ambientali
L'insieme di tutti i tipi di strade dianzi esposte, escluse le strade
locali,  assume  la  denominazione   di   rete   principale   urbana,
caratterizzata dalla preminente funzione di soddisfare le esigenze di
mobilita'  della popolazione (movimenti motorizzati), attraverso - in
particolare -  l'esclusione  della  sosta  veicolare  dalle  relative
carreggiate   stradali.  L'insieme  delle  rimanenti  strade  (strade
locali)  assume  la denominazione di rete locale urbana, con funzione
preminente di  soddisfare  le  esigenze  dei  pedoni  e  della  sosta
veicolare.
La viabilita' principale, cosi' definita, viene a costituire una rete
di  itinerari stradali le cui maglie racchiudono singole zone urbane,
alle quali viene assegnata  la  denominazione  di  isole  ambientali,
composte  esclusivamente da strade locali ("isole", in quanto interne
alla  maglia  di  viabilita'  principale;  "ambientali"   in   quanto
finalizzate al recupero della vivibilita' degli spazi urbani).
Si   consideri,  in  particolare,  che  il  concetto  di  "maglia  di
viabilita' principale" sembrerebbe non aver significato nel  caso  di
centri  abitati di modestissime dimensioni, basati su un'unica strada
principale o su  una  coppia  di  strade  principali  (di  cui  l'una
confluente  o  traversante rispetto all'altra). Tenuto pero' presente
che  il  presupposto  minimo   di   riorganizzazione   del   traffico
s'identifica  con  l'esistenza  di  uno  specifico  itinerario per il
traffico di attraversamento urbano, la  contemporanea  considerazione
di quest'ultimo itinerario (circonvallazione, nel caso piu' semplice,
e sistema tangenziale, nei casi piu' complessi) conduce all'esistenza
di maglie della viabilita' principale nel senso precitato.
Le isole ambientali in questione, anche se periferiche, sono tutte da
considerare  come "aree con ridotti movimenti veicolari", in quanto -
se non altro - il  transito  veicolare  motorizzato  viene  dirottato
sulla  viabilita'  principale,  almeno  per  la  quota  parte  di non
competenza specifica delle singole zone (eliminazione del traffico di
attraversamento dalle singole isole ambientali).
Naturalmente, quando la rimanente quota di traffico (quella in arrivo
ed in partenza da ciascuna isola)  viene  anch'essa  ad  eccedere  la
capacita'  della  rete  stradale, il che accade in genere per le zone
piu' centrali e per quelle a piu' spinta qualificazione direzionale e
commerciale, le limitazioni  di  circolazione  veicolare  motorizzata
divengono  maggiormente  impegnative,  vincolando  sempre  di piu' la
soste veicolare,  fino  ad  escluderla  e  financo  a  consentire  il
transito  - ove necessario - solo al sistema di trasporto collettivo,
idoneo - appunto - per la  sua  maggiore  capacita'  di  trasporto  a
rispondere alle esigenze di mobilita' della popolazione.
Il  passaggio  graduale,  dalla  situazione  attuale - di un servizio
diffuso "porta a porta" (garantito dal trasporto individuale, ma  non
piu'  consentito in determinati ambienti urbani dalla capacita' della
rete stradale)-, alla situazione di piano - relativa ad  un  servizio
concentrato  "fermata per fermata" del trasporto collettivo di linea,
e/o  concentrato  "area  di  parcheggio  per  area  di  parcheggio"-,
determina   la   formazione   di   consistenti  flussi  pedonali,  il
soddisfacimento delle cui esigenze - insieme a  quelle  di  carattere
ambientale   e   socioeconomico   -  costituiscono  poi  la  premessa
vincolante  alla   realizzazione   di   aree   pedonali   interamente
coincidenti od interne alle isole ambientali anzidette.
3.1.3. - Principali interventi di miglioramento dell'offerta
I principali strumenti attraverso i quali risulta possibile nel breve
termine  ottenere  il  miglioramento  della  capacita' del sistema di
trasporto urbano riguardano:
- l'eliminazione della sosta veicolare dalla viabilita' principale,
-   l'adeguamento   della  capacita'  delle  intersezioni  ai  flussi
veicolari in transito.
L'eliminazione della sosta veicolare dalla viabilita' principale,  al
di  la' degli interventi di orientamento e controllo della domanda di
mobilita' di cui al successivo paragrafo 3.2, in genere comporta:
- il  riordino  delle  strade,  piazze  e  larghi  appartenenti  alla
viabilita' locale, finalizzato alla possibilita' di recupero di nuovi
spazi  di  sosta (strade-parcheggio ed aree-parcheggio), fatte sempre
salve le esigenze dei pedoni e la vocazione  ambientale  dei  luoghi,
tenuto conto dei relativi valori storici artistici ed architettonici;
-  l'utilizzo  - eventualmente provvisorio - delle aree pubbliche, ma
anche private, in attesa di definitiva destinazione  urbanistica,  in
termini  di  realizzazione  e  di  gestione  di  aree di parcheggio -
eventualmente  multipiano  -  ad  uso  pubblico  (parcheggi  di  tipo
sostitutivo  della  sosta  su  strada), con possibile attrezzatura di
alberature  ed  anche  con  riferimento  ad   interventi   finanziati
dall'iniziativa privata;
-   la   realizzazione   di   parcheggi  ad  uso  privato  (parcheggi
pertinenziali, sempre ad uso sostitutivo della sosta su  strada),  su
suolo  privato  o  anche  pubblico,  con particolari facilitazioni da
prevedere per i privati interessati alla loro costruzione;
- il potenziamento e  la  riorganizzazione  del  corpo  di  vigilanza
urbana,  in  forma  diretta  ed  indiretta,  intesa quest'ultima come
potenziamento dei servizi atti ad ottenere  -  in  particolare  -  un
idoneo ed efficace controllo delle modalita' di sosta.
In  particolare,  rispetto  a  quanto dianzi affermato, si osservi il
significato di "sanatoria", per l'attuale situazione  di  congestione
della  sosta, che vengono ad assumere le strade-parcheggio e le aree-
parcheggio, come aree sostitutive della vigente sosta  indiscriminata
su  strada,  mentre  ai  parcheggi  pertinenziali  ("stanziali" per i
residenti e gli addetti e "di relazione" per l'utenza occasionale  ed
i   visitatori)   ed  ai  parcheggi  di  scambio  (di  cui  si  dira'
successivamente)  viene  assegnato   la   particolare   funzione   di
mantenimento  nel  tempo  delle  condizioni  sia  di  recupero  della
fluidita' sulla viabilita' principale,  sia  di  recupero  ambientale
dell'area   urbana,   ottenute   attraverso  la  realizzazione  degli
interventi previsti dal PUT.
Ancorche' sgomberata dalla sosta, la viabilita' principale necessita'
poi - per l'efficiente svolgimento delle funzioni ad essa richieste -
di tutto quell'insieme di interventi che vanno sotto la denominazione
di adeguamento della capacita' delle intersezioni ai flussi veicolari
in transito, tenuto conto che esse rappresentano  -  in  genere  -  i
punti nevralgici del sistema della rete stradale.
Questo  settore di intervento, che coinvolge limitazioni alle manovre
di svolta a sinistra, istituzione di sensi unici di marcia,  adeguate
canalizzazioni  ed,  eventualmente,  ridisegno  delle caratteristiche
geometriche con riduzione del numero dei rami di  intersezione,  puo'
oggi  avvalersi dei piu' moderni sistemi tecnologici di controllo del
traffico (a partire dagli  impianti  semaforici  attuati  dai  flussi
veicolari  e/o  pedonali),  di  vasta  utilita',  sempreche'  risulti
corretto il dimensionamento della rete  principale  (come  quantita',
estesa  e  distribuzione  delle corsie di marcia messe a disposizione
per le diverse correnti veicolari) e delle  politiche  intermodali  e
tariffarie eventualmente adottate (di seguito esaminate).
3.2 - INTERVENTI SULLA DOMANDA DI MOBILITA'
3.2.1 - Tipi di componenti del traffico
Le  quattro  componenti  fondamentali  del  traffico,  qui di seguito
esposte  secondo  l'ordine  assunto  nella  loro  scala  dei   valori
all'interno del Piano, sono:
1 - circolazione dei pedoni;
2  -  movimento di veicoli per il trasporto collettivo con fermate di
linea (autobus, filobus e tram), urbani ed extraurbani;
3  -  movimento  di  veicoli  motorizzati  senza  fermate  di   linea
(autovetture,   autoveicoli  commerciali,  ciclomotori,  motoveicoli,
autobus turistici e taxi);
4 - sosta di veicoli motorizzati, in particolare  relativamente  alle
autovetture private.
Nell'individuazione    delle    suddette    componenti,    ai    fini
dell'organizzazione del  traffico,  si  e'  ritenuta  prioritaria  la
caratterizzazione  dei  veicoli  in  "di  linea"  o  "non  di  linea"
piuttosto che in "pubblici" e "privati".
L'adozione  dell'anzidetta  scala   dei   valori   delle   componenti
fondamentali  del  traffico rappresenta una precisa strategia del Pi-
ano, dalla quale in generale consegue che, in caso di congestione  di
una   strada   dovuta   alla  presenza  contemporanea  delle  quattro
componenti anzidette, il problema viene  risolto  "  allontanando"  -
dapprima   -   la   sosta   dei   veicoli  privati  individuali  e  -
successivamente, qualora non si fosse raggiunto il grado di  riordino
desiderato,  - le altre componenti di traffico, nell'ordine inverso a
quello precedentemente indicato. Naturalmente  nel  quadro  anche  di
quanto esposto al paragrafo seguente, al fine di soddisfare - in ogni
caso  -  le  esigenze  di  mobilita'  della  popolazione,  al termine
"allontanando"  viene  assegnato  il   significato   progettuale   di
"fornendo    l'alternativa    comportamentale   immediatamente   piu'
opportuna", di carattere spaziale e/o modale e/o temporale.
La precedente elencazione delle componenti fondamentali non  esclude,
ove occorra, la considerazione di altre componenti del traffico, def-
inite  in  tale contesto componenti secondarie (quali la circolazione
di velocipedi),  nonche'  il  trattamento  differenziato  di  singole
categorie   di   veicoli   all'interno   delle  anzidette  principali
componenti  di  traffico  (movimento  di  autovetture  separato   dal
movimento di veicoli commerciali pesanti, oppure sosta di autovetture
e sosta di mezzi collettivi).
I  piani  ed  i  progetti  parziali,  ossia riferiti solo ad una o ad
alcune  delle  componenti  fondamentali  del  traffico  elencate   ed
ancorche'  estesi  all'intera  area  urbana,  non possono assumere la
denominazione generale di PUT, ma solo denominazioni specifiche  (pi-
ano  degli  itinerari pedonali, piano delle corsie riservate ai mezzi
pubblici, piano dei  parcheggi,  piano  delle  piste  ciclabili),  in
quanto   affrontano   solo   uno   od   alcuni   aspetti  dell'intera
problematica. In quanto tale PUT richiede, dunque,  la  contemporanea
considerazione    sistematica   almeno   delle   quattro   componenti
fondamentali  del  traffico  sopra  elencate  e  delle   loro   mutue
interrelazioni (cfr. pgf. 4.4).
3.2.2 - Alternative spaziali, modali e temporali
Laddove non esista il trasporto pubblico collettivo, oppure risultino
assenti  concrete  possibilita'  di  immediato  miglioramento del suo
servizio,  gli  interventi  sull'offerta  precedentemente   descritti
finalizzano gli obiettivi del Piano attraverso - sostanzialmente - la
strategia  di  fornire  alternative spaziali alla mobilita' veicolare
urbana, consistenti nell'individuazione di itinerari alternativi  per
i  flussi  veicolari  e di spazi di sosta alternativi a quelli in uso
sulla viabilita' principale.
L'attuale grado di saturazione fisica degli spazi disponibili  per  i
movimenti  e  la  sosta  veicolare  rende  -  pero'  -  molto  spesso
insufficiente  l'adozione  della   sola   strategia   ora   indicata,
specialmente  per  le aree urbane maggiormente congestionate. In tali
situazioni risulta quindi necessario intervenire  orientando  -  come
detto  -  la  domanda  di  mobilita'  verso  modi  di  trasporto  che
richiedono  minori  disponibilita'   di   spazi   stradali   per   il
soddisfacimento della domanda medesima (domanda espressa, non piu' in
veicoli x km, bensi' in persone x km). Questa tipologia di interventi
rientra nella cosiddetta politica delle alternative modali, che trova
attuazione  fondamentalmente  nella migliore organizzazione possibile
del trasporto  collettivo,  sia  a  carattere  pubblico  che  privato
(autobus aziendali).
Nel  caso di centri abitati di modeste dimensioni, laddove non esiste
e non e' fattibile  un  sistema  di  trasporto  pubblico  collettivo,
risulta  egualmente  valido il criterio di fornire alternative modali
all'uso di autoveicoli per  il  trasporto  individuale  privato,  che
trova la sua applicazione specifica attraverso adeguate facilitazioni
per  le  modalita'  di  trasporto pedonali (con eventuali loro ausili
meccanici)  e  ciclistiche  (specialmente  per  le  aree  urbane   in
pianura),  naturalmente  con  un  raggio  di  azione piu' limitato di
quello del trasporto pubblico, ma - comunque - rese convenienti dalla
minore estensione dei  centri  medesimi.  Quest'ultime  modalita'  di
trasporto  alternative (pedonale e ciclabile) sono utilizzabili anche
nei centri abitati di maggiore estensione, per formare quel complesso
di interventi che - insieme  all'alternativa  modale  costituita  dal
trasporto   pubblico   collettivo  -  garantiscono  il  carattere  di
intermodalita' del PUT.
Oltre  che  delle  alternative  spaziali  e  modali,  il  Piano  puo'
avvalersi  di interventi relativi alle strategie proprie delle alter-
native temporali, le quali fanno riferimento al soddisfacimento della
domanda di mobilita' - per quanto utile  e  conveniente  -  in  orari
ricadenti  nei  cosiddetti periodi di morbida del traffico, durante i
quali  si  registrano  minori  intensita'  dei  flussi  veicolari  in
movimento.
Questi interventi, che coinvolgono anche altri settori - oltre quello
del  traffico  - e che pertanto vanno con essi coordinati, riguardano
in genere lo sfalsamento  degli  orari  di  inizio  e  termine  delle
attivita'  lavorative  e scolastiche, la migliore distribuzione degli
orari delle attivita' commerciali e degli uffici aperti al pubblico e
simili.
3.2.3 - Principali interventi intermodali
La  politica  delle  alternative  modali  viene  in   generale   resa
efficiente  attraverso  l'applicazione  contestuale - da un lato - di
forme di incentivazione dell'uso dei cosiddetti modi alternativi e  -
dall'altro  lato  -  di  forme  di  disincentivazione  dell'uso degli
autoveicoli per il trasporto individuale privato, con  il  vincolo  -
non sopprimibile - che la capacita' di  trasporto alternativa fornita
risulti   in  grado  di  assorbire  -  ad  un  livello  di  esercizio
accettabile  -  le  quote  di  domanda ad essa trasferite dal sistema
individuale privato.
In quest'ambito  di  interventi  rientrano  misure  molto  varie,  di
carattere   tecnico,   normativo   e   tariffario;  ad  esempio  sono
ipotizzabili forme di facilitazione per l'utilizzazione  dei  taxi  e
delle  autovetture  ad uso collettivo (car pool), in contrapposizione
all'adozione di restrizione alla circolazione  delle  autovetture  ad
uso individuale.
Tra   essi   risultano   peculiarmente   significativi  due  tipi  di
intervento:
- la  realizzazione  di  aree  di  sosta  dove  lasciare  la  propria
autovettura  e  proseguire  lo  spostamento  con  un  altro  modo  di
trasporto (parcheggi di scambio, intesi in questo contesto come forma
di  disincentivazione  all'uso  di  autovetture  per   il   trasporto
individuale privato);
-   l'introduzione  di  particolari  sistemi  di  tariffazione  della
circolazione dell'autovetture in determinate zone urbane  (intesi  in
questo   contesto  come  forme  di  disincentivazione  all'uso  delle
autovetture con il solo conducente).
I parcheggio  di  scambio,  specie  nelle  aree  urbane  di  maggiori
dimensioni,  incoraggiano  infatti  la  intermodalita'  dei movimenti
sulle  direttrici  centro-periferia,  prevedendo  adeguati  spazi  di
sosta,  preferibilmente  custodita,  in  prossimita' delle principali
interconnessioni tra la rete viaria di adduzione all'area urbana ed i
terminali periferici delle linee di  trasporto  pubblico  collettivo.
Gli  spazi di sosta andranno attrezzati, in relazione alle dimensioni
dell'area, con elementi di arredo urbano e con servizi  complementari
di ristoro, di informazione all'utente e di interesse culturale.
Detti  parcheggi risultano analogamente utili anche nelle aree urbane
di minori dimensioni laddove non  esiste  il  servizio  di  trasporto
pubblico,   con   riferimento  alla  possibilita'  di  proseguire  lo
spostamento  a  piedi  con  un  percorso  pedonale   di   accettabile
lunghezza.
D'altro  verso,  la tariffazione della sosta su strada in determinati
ambienti   urbani   e/o,   eventualmente,   dell'accesso    veicolare
individuale  a  tali ambienti, conduce ad una riduzione della domanda
di  mobilita'  motorizzata   individuale,   sia   in   quanto   rende
maggiormente competitivo - dal punto di vista economico - l'uso degli
anzidetti   sistemi  di  trasporto  alternativi,  rispetto  a  quello
individuale autoveicolare, sia in quanto  induce  all'uso  collettivo
(per accompagnamento, per accordi tra colleghi di lavoro o di studio,
ecc.) dello stesso sistema di trasporto autoveicolare.
Inoltre  la tariffazione della sosta su strada, oltre che incentivare
la rotazione dei veicoli su uno stesso posto di  sosta,  contribuisce
al finanziamento degli interventi necessari alla gestione di tutto il
traffico stradale (articolo 7, comma 7 del nuovo Cds).
4 - ARTICOLAZIONE E CONTENUTI PROGETTUALI
I  contenuti di seguito esposti - salvo specifiche menzioni - sono di
generale  applicazione,  in  quanto  affrontano  argomenti   comunque
presenti nell'elaborazione di un PUT, con riferimento anche ai centri
abitati di piu' modeste dimensioni.
In funzione del grado di affinamento delle proposte di intervento, in
forma  piu'  o  meno  dettegliata,  i  contenuti in questione vengono
distinti su tre livelli di  progettazione  del  PUT,  rappresentativi
anche  del  suo  specifico iter di approvazione da parte degli organi
istituzionali competenti.
4.1 - PIANO GENERALE
Il  1  livello  di  progettazione  e'  quello  del Piano generale del
traffico urbano (PGTU), inteso quale  progetto  preliminare  o  piano
quadro  del  PUT, relativo all'intero centro abitato (cfr. successivo
pgf. 5.2) ed indicante sia la politica intermodale adottata,  sia  la
qualificazione  funzionale  dei  singoli  elementi  della  viabilita'
principale  e  degli  eventuali  elementi  della  viabilita'   locale
destinati  esclusivamente  ai  pedoni  (classifica  funzionale  della
viabilita'), nonche' il rispettivo regolamento  viario,  anche  delle
occupazioni   di  suolo  pubblico  (standard  geometrici  e  tipo  di
controllo per i diversi tipi di strade - cfr. allegato -  pgf.  1.2),
sia  il  dimensionamento  preliminare  degli  interventi  previsti in
eventuale proposizione alternativa, sia il loro programma generale di
esecuzione (priorita' di intervento per l'esecuzione del PGTU).
Detto dimensionamento deve rispondere al soddisfacimento  complessivo
della  domanda  di  mobilita' e deve risolvere il coordinamento delle
esigenze almeno delle quattro componenti fondamentali  del  traffico,
di cui si e' detto al paragrafo 3.2.1.
Esso pertanto riguarda, in particolare, la proposizione contestuale:
-   del   piano   di  miglioramento  della  mobilita'  pedonale,  con
definizione delle piazze, strade, itinerari od aree pedonali - AP-  e
delle  zone  a  traffico  limitato  -  ZTL  - o, comunque, a traffico
pedonalmente privilegiato;
- del piano di miglioramento della  mobilita'  dei  mezzi  collettivi
pubblici  (fluidificazione  dei  percorsi,  specialmente  delle linee
portanti) con definizione  delle  eventuali  corsie  e/o  carreggiate
stradali  ad  essi  riservate, e dei principali nodi di interscambio,
nonche dei rispettivi parcheggi di scambio con il trasporto privato e
dell'eventuale piano di  riorganizzazione  delle  linee  esistenti  e
delle loro frequenze (PUT inteso come Piano della mobilita');
- del piano di riorganizzazione dei movimenti dei veicoli motorizzati
privati,  con  definizione  sia dello schema generale di circolazione
veicolare  (per  la  viabilita'  principale),  sia  della  viabilita'
tangenziale  per  il  traffico di attraversamento del centro abitato,
sia delle modalita' di assegnazione delle precedenze  tra  i  diversi
tipi di strade;
-  del  piano  di riorganizzazione della sosta delle autovetture, con
definizione sia delle strade parcheggio, sia delle aree  di  sosta  a
raso  fuori  delle  sedi  stradali ed, eventualmente, delle possibili
aree per i parcheggi multipiano, sostitutivi della sosta  vietata  su
strada,  sia del sistema di tariffazione e/o di limitazione temporale
di quota parte della sosta rimanente su strada.
Per i centri abitati di piu' modeste dimensioni, privi di servizio di
trasporto pubblico urbano, il piano di miglioramento della  mobilita'
dei   mezzi   pubblici   collettivi  riguarda  le  linee  extraurbane
traversanti o attestantisi nei centri medesimi.
Gli  elaborati  progettuali  del  PGTU,   relativi   agli   argomenti
anzidetti, devono essere redatti in scala da 1:25.000 fino ad 1:5.000
(od  eccezionalmente  valori inferiori), in funzione delle dimensioni
del centro abitato, e devono essere  accompagnati  da  una  relazione
tecnica  comprendente anche le analisi di rispondenza delle soluzioni
proposte alla domanda di mobilita', con descrizione dei  dati  e  dei
metodi  di  calcolo utilizzati (simulazioni del traffico, con diverso
grado  di  approfondimento  delle  valutazioni   in   rapporto   alla
complessita'   dell'area  in  esame).  Tali  analisi  riguardano,  in
particolare, il dimensionamento e la configurazione della rete viaria
principale,  il  bilancio  della  sosta  veicolare  (tra   posti-auto
eliminati  e quelli recuperati, in rapporto alla politica intermodale
adottata)   ed,   eventualmente   (Piano   della    mobilita'),    la
riorganizzazione delle linee del trasporto pubblico collettivo.
Qualora  tra  gli  interventi del PGTU siano eccezionalmente previste
opere di rilevante onere economico (parcheggi multipiano, nuove linee
di trasporto pubblico collettivo, soluzioni di intersezioni a livelli
sfalsati,  nuovi  tronchi  di  viabilita'  tangenziale,  sistemi   di
controllo  centralizzato  del  traffico, nuovi sistemi tecnologici di
informazione  per  l'utenza),  la  relazione  anzidetta  deve  essere
integrata   con   le  specifiche  analisi  di  convenienza  economica
(benefici/costi) e di fattibilita' finanziaria delle opere  medesime.
I  parcheggi  multipiano,  ove non previsti nei PUP (Piani urbani dei
parcheggi), le intersezioni a livelli sfalsati ed i nuovi tronchi  di
viabilita'  tangenziale, ove non previsti dagli strumenti urbanistici
vigenti, devono essere opportunamente segnalati, per il tramite degli
uffici comunali competenti,  all'amministrazione  per  le  necessarie
modifiche  di  detti  strumenti,  secondo  la  vigente legislazione e
normativa urbanistica, e, per le ipotesi viarie di interesse statale,
secondo l'articolo 81 del D.P.R. 616/1977.
Al contrario, qualora  gli  interventi  infrastrutturali  siano  gia'
previsti  dagli  strumenti  urbanistici  e  le  specifiche analisi di
convenienza economica  e  di  fattibilita'  finanziaria  delle  opere
abbiano   dato  esito  positivo,  questi  devono  essere  considerati
prioritari  prevedendo  comunque  la  realizzazione   dei   necessari
interventi  atti alla limitazione ed all'abbattimento dei fenomeni di
inquinamento atmosferico ed acustico.
Qualora per la zona comprendente il centro abitato in esame sia stato
predisposto il Piano di intervento operativo (PIO)  per  la  gestione
degli stati di attenzione e di allarme, come previsto dall'articolo 9
del  D.M.  20.5.91  "Criteri  per  la  raccolta  dei dati inerenti la
qualita' dell'aria", uno specifico paragrafo della relazione  tecnica
(integrato   con   gli  specifici  elaborati  grafici  e  di  calcolo
necessari) viene destinato al pacchetto degli interventi  considerati
dal  Piano  per  prevenire  l'inquinamento  atmosferico  e  di quelli
necessari quando  il  livello  di  attenzione  o  di  allarme  impone
l'adozione  di  misure  di  emergenza;  tali interventi devono essere
integrati  nella  strategia  adottata  per  il  PUT.  Per   le   aree
metropolitane  ed  i  comuni con piu' di 150.000 abitanti la suddetta
relazione  tecnica  deve  essere  integrata  con   una   valutazione,
eventualmente  anche  mediante  l'ausilio  di  modelli, degli effetti
sull'inquinamento ambientale delle ipotesi progettuali formulate  dal
PUT  che  tenga  conto  dei  Piani    di  intervento  operativo  e di
risanamento acustico. Indicazioni relative alle tipologie ed  all'uso
dei  modelli  di  cui  sopra verranno fornite con successivi quaderni
tecnici.
4.2 - PIANI PARTICOLAREGGIATI
Il 2 livello di progettazione e' quello dei  piani  particolareggiati
del   traffico   urbano,   intesi   quali  progetti  di  massima  per
l'attuazione del PGTU, relativi ad ambiti territoriali piu' ristretti
di quelli  dell'intero  centro  abitato,  quali  -  a  seconda  delle
dimensioni del centro medesimo - le circoscrizioni, i settori urbani,
i  quartieri o le singole zone urbane (anche come fascia di influenza
dei singoli itinerari  di  viabilita'  principale),  e  da  elaborare
secondo   l'ordine  previsto  nell'anzidetto  programma  generale  di
esecuzione del PGTU.
Detto  programma  deve  prevedere  singoli  insiemi   di   interventi
attuabili  -  in  particolare  -  sotto  forma  di  specifici  "lotti
funzionali",  nel  senso  che  con  la  loro  attuazione  non  devono
riscontrarsi  peggioramenti per la situazione del traffico nelle aree
circostanti a quella di intervento.
I Piani particolareggiati in questione indicano il dimensionamento di
massima degli interventi previsti per tutta la viabilita', principale
e locale, all'interno rispettivo ambito territoriale di studio con  i
rispettivi schemi di circolazione. Essi, in particolare, riguardano:
-  i  progetti  per le strutture pedonali, con eventuali marciapiedi,
passaggi ed attraversamenti pedonali e relative protezioni, e per  la
salvaguardia della fluidita' veicolare attorno alle eventuali AP, ZTL
e   zone   particolarmente   sensibili  all'inquinamento  atmosferico
individuate dal  PIO  (organizzazione  dei  cosiddetti  itinerari  di
arroccamento);
-  il tipo di organizzazione delle fermate, dei capilinea e dei punti
di interscambio dei mezzi  pubblici  collettivi  e  delle  rispettive
eventuali corsie e/o sedi riservate e l'eventuale progetto di massima
per  i  parcheggi  di  scambio  con  il  trasporto  privato,  nonche'
l'eventuale piano di dettaglio per la  riorganizzazione  delle  linee
esistenti  e  delle  loro  frequenze  (PUT  inteso  come  Piano della
mobilita');
- gli schemi dettagliati di  circolazione  per  i  diversi  itinerari
della  viabilita' principale e per la viabilita' di servizio, il tipo
di  organizzazione  delle  intersezioni  stradali  della   viabilita'
principale  (con relativo schema di fasatura e di coordinamento degli
impianti semaforici  od,  eventualmente,  schema  di  svincolo  delle
correnti  veicolari  e  pedonali  a  livelli  sfalsati)  ed  il piano
generale della segnaletica verticale, specialmente di  indicazione  e
precedenza;
-  il  tipo  di  organizzazione  della  sosta per gli eventuali spazi
laterali della viabilita' principale, per le strade - parcheggio, per
le aree di sosta esterne alle  sedi  stradali  e  per  gli  eventuali
parcheggi  multipiano  sostitutivi  della  sosta  vietata  su strada,
nonche' l'eventuale organizzazione della tariffazione e/o limitazione
della sosta di superficie (strade ed aree).
Gli elaborati progettuali di questo 2 livello di progettazione devono
essere redatti in scala da 1:5.000 fino ad 1:1.000 (o eccezionalmente
piu'  dettagliata),  in   funzione   delle   dimensioni   dell'ambito
territoriale  in  studio  (circoscrizione, settore urbano, quartiere,
zona o fascia urbana), e devono essere accompagnati da una  relazione
tecnica  comprendente,  oltre  al  proporzionamento  degli interventi
proposti  in  rapporto  ai  livelli   di   traffico   previsti,   con
l'indicazione  dei  dati,  delle  analisi  e  dei  metodi  di calcolo
utilizzati,  anche  una  stima  sommaria  dei   relativi   costi   di
intervento,  nonche'  gli approfondimenti necessari sia delle analisi
di  convenienza  economica  e  di  fattibilita'  finanziaria  per  le
eventuali  opere  di rilevante impegno economico, sia degli eventuali
pacchetti  di  interventi  da  adottare  in  condizioni  di emergenza
ambientale, di cui si e' detto nel 1 livello di progettazione.
4.3 - PIANI ESECUTIVI
Il 3 livello di progettazione  e'  quello  dei  Piani  esecutivi  del
traffico   urbano,   intesi   quali   progetti  esecutivi  dei  piani
particolareggiati del traffico  urbano.  La  progettazione  esecutiva
riguarda,  di  volta in volta, l'intero complesso degli interventi di
un singolo Piano particolareggiato, ovvero singoli  lotti  funzionali
della viabilita' principale e/o dell'intera rete viaria di specifiche
zone urbane (comprendenti una o piu' maglie di viabilita' principale,
con relativa viabilita' interna a carattere locale), facenti parte di
uno stesso Piano particolareggiato.
Detti   Piani  esecutivi  definiscono  completamente  gli  interventi
proposti nei rispettivi Piani particolareggiati, quali - ad esempio -
le  sistemazioni  delle  sedi   viarie,   la   canalizzazione   delle
intersezioni,  gli interventi di protezione delle corsie e delle sedi
riservate  e  le  indicazioni  finali  della   segnaletica   stradale
(orizzontale,  verticale e luminosa), e li integrano - in particolare
- per quanto attiene le modalita' di gestione del PUT (in termini  di
verifiche ed aggiornamenti necessari).
Tra  queste  ultime  modalita'  assumono particolare importanza i due
essenziali  Piani  di  settore   relativi   al   "potenziamento   e/o
ristrutturazione   del   servizio   di   vigilanza  urbana"  ed  alle
indispensabili "campagne di informazione e di sicurezza stradale".
Gli elaborati progettuali di questo 3 livello di progettazione devono
essere redatti in scala da 1:500 fino ad 1:200 o valori inferiori, in
funzione delle necessita' di descrezione esecutiva  degli  interventi
proposti,  e  devono  essere  accompagnati  da  una relazione tecnica
comprendente anche la valutazione  dettagliata  dei  computi  metrici
estimativi  necessari  per la determinazione dei costi di intervento,
nonche' la redazione del piano finanziario per la realizzazione e  la
gestione degli interventi medesimi.
Per  i  centri  urbani  di  piu'  modeste dimensioni, specialmente se
interessati da fenomeni stagionali di affluenza turistica, il 2  e  3
livello  di  progettazione  possono  anche essere riuniti in un'unica
fase di progettazione (livello dei Piani di dettaglio).
4.4 - CONTENUTI FONDAMENTALI, EVENTUALI E COLLATERALI
Gli  anzidetti  principali  contenuti  progettuali   del   PUT   sono
riepilogati  nella  seguente  tabella, dove risultano integrati anche
con ulteriori contenuti  a  carattere  "collaterale",  relativi  alla
disaggregazione  delle  quattro componenti fondamentali del traffico,
(ad esempio, per i veicoli merci e per i taxi), alle altre componenti
del traffico (ad esempio, per i portatori di handicap  deambulanti  e
per  i  velocipedi), oppure ad altri argomenti di studio (ad esempio,
per l'arredo  urbano,  per  campagne  di  controllo  delle  emissioni
inquinanti  e della rumorosita') che potranno essere specificatamente
indicati dall'amministrazione comunale.
I piani relativi a queste ultime componenti di traffico, studiate con
riferimento  all'intero  ambito  urbano,  assumono   in   genere   la
denominazione  di Piani di settore, che potranno essere adeguatamente
redatti solo dopo la  predisposizione  del  PTGU  ed  a  sua  stretta
integrazione  (la  stessa denominazione viene coerentemente assegnata
agli interventi relativi a singoli strumenti di attuazione: si citano
cosi'  -  oltre  a  quelli  precedentemente indicati per la vigilanza
urbana e per l'informazione e la sicurezza  stradale  -  i  Piani  di
settore  della  regolazione  semaforica,  dell'arredo  urbano,  della
segnaletica di indicazione, ecc.).
Nella tabella anzidetta, gli argomenti relativi al 2 e 3  livello  di
progettazione  del  PUT  sono  accorpati in un unico livello, appunto
definito di "dettaglio".
Altresi', in detta tabella i  tipi  di  intervento  previsti  vengono
distinti  in  "fondamentali"  ed in "eventuali", con riferimento alla
loro obbligatorieta' o meno di presenza nel PUT.
Piu' precisamente, i  "contenuti  fondamentali"  riguardano  tutti  i
centri  abitati,  anche  quelli  di piu' modeste dimensioni, mentre i
"contenuti eventuali" - risultando dipendenti dalla situazione locale
di congestione del traffico - potranno anche non essere presenti  nel
PUT,  salvo  -  in  genere  -  che  per  i centri abitati di maggiori
dimensioni (al di spora dei 100.000 abitanti).
In particolare, per i centri  abitati  con  popolazione  superiore  a
1.000.000  di  abitanti, considerata l'ampiezza del territorio urbano
ed i tempi di studio e di approvazione successivamente indicati,  tra
i  contenuti  fondamentali  del  PGTU  possono essere eccezionalmente
demandati ai  successivi  Piani  particolareggiati  quelli  attinenti
all'eventuale  definizione dei sensi unici di marcia sulla viabilita'
principale.

|                                                                   |
|  PRINCIPALI CONTENUTI PROGETTUALI DEI PIANI URBANI DEL TRAFFICO   |
|                                                                   |

|                                   | |             | |             |
|       Settore di intervento       | |   Tipo di   | |  Livello di |
|                                   | |intervento(*)| |progettazione|
|                                   | |             | |             |

|                                   | |             | |             |
|- migliorie generali per la        | |fondamentale | |   generale  |
|  mobilita' pedonale (es. sgombero | |             | |             |
|  dei marciapiedi)                 | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione delle piazze, strade,| |  eventuale  | |   generale  |
|  itinerari od aree pedonali - AP  | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione zone a traffico      | |  eventuale  | |   generale  |
|  limitato - ZTL - o a traffico    | |             | |             |
|  pedonale privilegiato            | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- migliorie gen. per mobilita'     | |fondamentale | |   generale  |
|  mezzi pubblici collettivi        | |             | |             |
|  fluidificazione percorsi)        | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- individuazione delle corsie e/o  | |  eventuale  | |   generale  |
|  sedi riservate ai mezzi pubblici | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- individuazione dei parcheggi di  | |  eventuale  | |   generale  |
|  scambio tra mezzi privati e      | |             | |             |
|  pubblici                         | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione dello schema generale| |fondamentale | |   generale  |
|  di circolazione della viabilita' | |             | |             |
|  principale                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- individuazione viabilita'        | |fondamentale | |   generale  |
|  tangenziale per traffico di      | |             | |             |
|  attraversamento urbano           | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione delle modalita' di   | |fondamentale | |   generale  |
|  precedenza tra i diversi tipi di | |             | |             |
|  strade                           | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione delle strade ed aree | |fondamentale | |   generale  |
|  esistenti da destinare a         | |             | |             |
|  parcheggio                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- spazi di sosta sostitutivi (a    | |  eventuale  | |   generale  |
|  raso, fuori delle sedi stradali, | |             | |             |
|  e/o multipiano)                  | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- aree e tipo di tariffazione e/o  | |fondamentale | |   generale  |
|  limitazione temporale per la     | |             | |             |
|  sosta su strada                  | |             | |             |
|                                   | |             | |             |

|                                   | |             | |             |
|- definizione della classifica     | |fondamentale | |   generale  |
|  funzionale delle strade e degli  | |             | |             |
|  spazi stradali                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione del regolamento      | |fondamentale | |   generale  |
|  viario e delle occupazioni di    | |             | |             |
|  suolo pubblico                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- individuazione delle priorita'   | |fondamentale | |   generale  |
|  di intervento per l'attuazione   | |             | |             |
|  del PGTU                         | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- definizione degli interventi per | |  eventuale  | |   generale  |
|  l'emergenza ambientale           | |             | |             |
|                                   | |             | |             |

|                                   | |             | |             |
|- progetti per strutture pedonali  | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  (marciapiedi, passaggi ed        | |             | |             |
|  attraversamenti)                 | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetti per l'itinerario di     | |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  arroccamento alle AP ed alle ZTL | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- organizzazione delle fermate e   | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  capilinea dei mezzi pubblici     | |             | |             |
|  collettivi                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- organizzazione delle corsie e/o  | |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  sedi riservate ai mezzi pubblici | |             | |             |
|  collettivi                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetti dei parcheggi di scambio| |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  tra mezzi privati e pubblici     | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- schemi dettagliati di            | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  circolazione degli itinerari     | |             | |             |
|  principali                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- schemi particolari di            | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  circolazione della viabilita' di | |             | |             |
|  servizio e viabilita' locale     | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetti di canalizzazione delle | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  intersezioni della viabilita'    | |             | |             |
|  principale                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- schemi di fasatura e di          | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  coordinamento degli impianti     | |             | |             |
|  semaforici                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetti di svincoli stradali a  | |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  livelli sfalsati per veicoli e   | |             | |             |
|  per pedoni                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- piano della segnaletica, in      | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  particolare di indicazione e di  | |             | |             |
|  precedenza                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- organizzazione delle strade      | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  parcheggio e delle relative      | |             | |             |
|  intersezioni                     | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- organizzazione delle aree di     | |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  sosta a raso fuori delle sedi    | |             | |             |
|  stradali                         | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetti dei parcheggi multipiano| |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  sostitutivi                      | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- organizzazione della tariffazione| |fondamentale | |  dettaglio  |
|  e/o limitazione temporale della  | |             | |             |
|  sosta                            | |             | |             |
|                                   | |             | |             |

|                                   | |             | |             |
|- modalita' di gestione del piano  | |fondamentale | |  dettaglio  |
|  (verifiche ed aggiornamenti)     | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- progetto degli interventi per    | |  eventuale  | |  dettaglio  |
|  l'emergenza ambientale           | |             | |             |
|                                   | |             | |             |

|                                   | |             | |             |
|- ristrutturazione della rete di   | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  trasporto pubblico collettivo    | |             | |             |
|  stradale                         | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- potenziamento e/o                | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  ristrutturazione del servizio di | |             | |             |
|  vigilanza urbana                 | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- campagne di informazione e di    | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  sicurezza stradale               | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- movimento e sosta dei veicoli dei| | collaterale | |  gen.-dett. |
|  portatori di handicap deambulanti| |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- arredo urbano degli ambienti     | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  pedonalizzati                    | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- sistemi di trasporto innovativi, | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  anche pedonali                   | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- movimento e sosta dei velocipedi | | collaterale | |  gen.-dett. |
|                                   | |             | |             |
|- movimento e sosta dei taxi       | | collaterale | |  gen.-dett. |
|                                   | |             | |             |
|- movimento, sosta e relativi orari| | collaterale | |  gen.-dett. |
|  di servizio per i veicoli merci  | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- movimento e sosta degli autobus  | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  turistici                        | |             | |             |
|                                   | |             | |             |
|- sistemi di informazione          | | collaterale | |  gen.-dett. |
|  all'utenza                       | |             | |             |
|                                   | |             | |             |

|                                                                   |
| (*) "fondamentale" = previsto obbligatoriamente nel Piano;        |
|                                                                   |
|     "eventuale" = dipendente dalla situazione di traffico         |
|                                                                   |
|     "collaterale" = su specifica richiesta dell'amministrazione   |
|                     committente l'incarico di redazione del Piano |
|                                                                   |
5 - MODALITA' PROCEDURALI
5.1 - OBBLIGO DI ADOZIONE
L'obbligo  di adozione del PUT (articolo 36, comma 1, del nuovo Cds),
fa riferimento alla redazione e all'approvazione del  Piano  generale
del  traffico  urbano  (PGTU),  secondo la sua definizione fornita al
capitolo precedente.
Detto PGTU costituisce atto  di  programmazione  ed  e'  soggetto  ad
approvazione secondo le procedure della legge 8 giugno 1990, n. 142.
Questo  stesso  iter di adozione e' opportuno sia utilizzato nel caso
di  varianti  al  PGTU  particolarmente  importanti,  che   dovessero
emergere  durante la redazione dei successivi Piani particolareggiati
per ambiti territoriali molto vasti.
Varianti modeste,  cosi'  come  gli  aggiornamenti  della  classifica
funzionale  della  viabilita'  per  il  passaggio  di categoria delle
strade da un tipo ad un altro  tipo,  nonche'  tutti  gli  interventi
attuativi  del  PUT, possono essere direttamente oggetto di ordinanze
del sindaco.
5.2. - AMBITO TERRITORIALE
L'obbligo di adozione del PUT fa, inoltre,  riferimento  agli  ambiti
territoriali  identificantisi  -  in  genere  -  con  l'intero centro
abitato (come delimitato ai sensi dell'articolo 4 del nuovo  Cds)  di
ogni territorio comunale con popolazione residente superiore a 30.000
abitanti  (popolazione riferita all'1.1.1993, o a data successiva nel
caso in cui detto valore non sia gia' stato raggiunto).
Ambiti territoriali  piu'  ristretti  di  quello  dell'intero  centro
abitato,  quali le circoscrizioni, i settori urbani, i quartieri o le
singole zone urbane, non possono essere oggetto esclusivo  del  PGTU,
bensi'    di    specifici    progetti    di   dettaglio,   successivi
all'approvazione del PGTU ed in accordo con esso.
Lo stesso intero ambito urbano oggetto  del  PUT  riguarda,  altresi'
(articolo  36,  comma 2, del nuovo Cds), quei comuni che, seppure con
popolazione residente inferiore a 30.000 abitanti, registrino - anche
solo in particolari periodi dell'anno -  un'affluenza  turistica  e/o
pendolarismo   per  motivi  di  lavoro  e  di  studio,  tale  che  la
popolazione presente risulti in detti periodi eguale  o  superiore  a
30.000 unita'.
Sempre  con riferimento ai comuni con popolazione residente inferiore
a 30.000 abitanti, l'obbligo di adozione del PUT  riguarda,  altresi'
(sempre  per  effetto  dello  stesso  comma 2 precitato), quei centri
abitati di  particolare  valore  ambientale  (storico,  artistico  ed
architettonico)  o  che  presentino  un  intenso  transito  di  mezzi
pesanti, tale che ne derivino rilevanti ed  estese  problematiche  di
congestione della circolazione stradale.
Nel  caso  di  territori  comunali  comprendenti una o piu' frazioni,
nettamente separate dal centro  abitato  del  capoluogo,  si  procede
all'elaborazione  di  PUT  specifici, oltre che per il centro abitato
anzidetto, anche per le singole frazioni.
In  tal  caso, l'obbligo di adozione del PUT s'intende esteso a tutte
le frazioni con popolazione  residente,  o  presente  anche  solo  in
particolari periodi dell'anno, superiore ai 30.000 abitanti.
5.3 - ATTIVITA' DI COORDINAMENTO
Nel  caso  di  centri  abitati contigui di comuni diversi, durante la
formazione dei rispettivi Piani, si  deve  fare  riferimento  ad  una
specifica  attivita'  di coordinamento, meglio se in sede progettuale
(con riferimento ad un unico  Piano)  e  -  comunque  -  in  sede  di
adozione dei Piani medesimi. A tale scopo le regioni, contestualmente
alla  predisposizione  dell'elenco dei comuni tenuti all'adozione del
PUT, individuano anche i  comuni  con  aree  urbane  territorialmente
finitime,  per  i  quali  e'  richiesta  una  specifica  attivita' di
coordinamento, e tra questi designano il comune capofila, al quale e'
demandata la redazione del PGTU dell'intera  area.  Il  coordinamento
tra  le diverse amministrazioni comunali interessate viene perseguito
mediante lo strumento dell'accordo di programma e, pertanto, le rela-
tive conferenze di programma vengono convocate dal  comune  capofila,
nelle forme previste dall'articolo 27 della legge 142/1990.
Qualora  il PUT interessi infrastrutture e servizi di altri enti e di
aziende extracomunali (consorzi, province, A.N.A.S.,  F.S.,  societa'
autostradali,  aziende di trasporto collettivo, ecc.), l'attivita' di
coordinamento per la redazione del PGTU  deve  essere  svolta  tra  i
relativi  enti interessati, secondo quanto stabilito all'articolo 36,
comma 7, del nuovo Cds, attraverso - anche in questo caso - il citato
istituto della conferenza di programma  tra  i  rappresentanti  delle
amministrazioni, anche statali, coinvolte.
5.4 - ATTUAZIONE TECNICA E FINANZIARIA
Successivamente   all'adozione   del  PGTU  da  parte  del  consiglio
comunale, il Piano medesimo va portato in  attuazione  attraverso  la
redazione  dei relativi Piani di dettaglio (Piani particolareggiati e
Piani esecutivi) e la realizzazione degli  interventi  ivi  previsti,
secondo l'ordine stabilito nel loro programma generale di esecuzione,
precedentemente approvato.
Affinche'  il  PUT  non  perda  la  sua  efficacia, detta fase di sua
integrale attuazione non deve comportare una durata superiore ai  due
anni,  compresa  la  completa  revisione  ed eventuale modifica della
segnaletica  verticale  ed  orizzontale  per  l'intera  area   urbana
(incluse  tutte  le strade locali). Nel primo periodo di applicazione
delle presenti direttive,  questo  limite  di  durata  potra'  essere
eccezionalmente   superato  nei  centri  abitati  di  piu'  rilevante
dimensione (al di sopra  dei  300.000  abitanti)  e  con  riferimento
esclusivo  a  quelle  loro zone al momento non soggette a congestione
del traffico,  per  le  quali  l'integrale  revisione  e  l'eventuale
modifica  della  segnaletica  stradale potranno essere effettuate nel
terzo anno di intervento per i comuni con popolazione tra  i  300.000
ed  1.000.000  di  abitanti,  o  nel  quarto anno di intervento per i
comuni al di sopra di 1.000.000 di abitanti, sempre a  partire  dalla
data di adozione del PGTU.
Per  il  rispetto  dei  tempi di attuazione anzidetti, diviene quindi
essenziale - da  un  lato  -  che  vengano  semplificate  al  massimo
possibile  le procedure di controllo amministrativo e di approvazione
dei Piani di dettaglio e dei relativi interventi, in modo tale  cioe'
che  la  fase di attuazione del PGTU si caratterizzi prettamente come
fase  di attivita' tecnica, e - dall'altro lato - che risultino certe
le fonti di finanziamento dei progetti e degli interventi  attraverso
la  predisposizione  di  apposito  capitolo di bilancio comunale, sul
quale far confluire sia i proventi contravvenzionali  (articolo  208,
commi  2  e 4, del nuovo Cds), sia quelli (eventuali) di tariffazione
della  sosta  (articolo  7,  comma  7,  del  nuovo  Cds)   od   anche
dell'accesso  a  determinate  zone  urbane  (articolo 7, comma 9, del
nuovo  Cds),  sia  quelli  che   eventualmente   verranno   messi   a
disposizione   delle  rispettive  amministrazioni  regionali  (previa
definizione  dei  meccanismi  di  controllo  -   in   particolare   -
sull'attivazione degli interventi).
5.5 - GESTIONE ORDINARIA
Per gestione ordinaria del PUT si intende l'attivita' di rispetto, di
controllo  e  di aggiornamento delle discipline di traffico imposte a
seguito dell'attuazione del PUT.
L'attivita' di rispetto  delle  discipline  imposte,  ai  fini  della
fluidita' e della sicurezza stradale, comporta l'attuazione di quanto
previsto   nei  Piani  di  settore  relativi  al  "potenziamento  e/o
ristrutturazione del servizio di vigilanza urbana" ed alle  "campagne
di  informazione  e  sicurezza  stradale",  che  concludono  la  fase
progettuale del PUT. La mancata attuazione di queste  attivita',  con
le  modalita'  previste  nei  relativi Piani di settore, determina il
fallimento certo del PUT e, pertanto,  nei  meccanismi  di  controllo
degli   eventuali   finanziamenti   da  parte  delle  amministrazioni
regionali vanno affrontati anche quest'ultimi argomenti.
L'attivita' di controllo su strada  dell'efficacia  degli  interventi
previsti dal PUT, oltre che sul monitoraggio ambientale, di cui anche
al  paragrafo successivo, si basa essenzialmente sul monitoraggio del
traffico  e  sulle  analisi  dei  relativi  dati   "prima   e   dopo"
l'attuazione delle nuove discipline di circolazione stradale.
Il monitoraggio del traffico riguarda la raccolta dei dati relativi -
essenzialmente  -  ai cinque parametri di seguito elencati con alcune
loro finalita' particolari:
- i flussi veicolari sulle intersezioni  e  su  alcune  sezioni  tipo
della viabilita' principale, ai fini del controllo di validita' della
regolazione  semaforica  e  dei  metodi previsionali e di simulazione
adottati per la redazione del PUT;
- le velocita' di  percorrenza  veicolare  per  i  mezzi  pubblici  e
privati  sui  diversi  itinerari della viabilita' principale, ai fini
del  controllo  sia  del  mantenimento  dei  livelli   di   fluidita'
recuperati  con  l'attuazione degli interventi del PUT, sia dei punti
critici di "caduta" delle velocita' medesime;
- le presenze di sosta veicolare nelle diverse zone urbane,  ai  fini
del controllo della politica di ripartizione modale degli spostamenti
adottata  (in correlazione ai dati dei passeggeri dei veicoli adibiti
al trasporto collettivo pubblico)  e  come  controllo  dei  possibili
nuovi punti di innesco della congestione sulla viabilita' principale;
-  il numero dei passeggeri su tratte significative della rete urbana
di trasporto pubblico collettivo  (ove  esistente),  ai  fini  dianzi
espressi;
-  gli  incidenti  stradali  che  -  in correlazione alla entita' dei
diversi tipi di infrazioni alle regole di circolazione -  determinano
i  piu'  necessari  argomenti da trattare nelle campagne di sicurezza
stradale.
L'insieme  di  questi  dati  ed  il  loro  confronto con quelli della
situazione precedente (analisi "prima-dopo") consentono,  quindi,  di
tenere  sotto  controllo la situazione dello stato di esercizio della
rete stradale, delle aree  di  sosta  e  del  sistema  dei  trasporti
collettivi,  per  decidere  sia  le  eventuali ulteriori "campagno di
informazione"  sul   PUT   (da   svolgere   per   l'adeguamento   dei
comportamenti  dell'utenza),  sia  gli stessi affinamenti progettuali
del PUT, sia il suo aggiornamento, almeno biennale (piano  processo),
con basi informative eventualmente ampliate.
La prescrizione di aggiornamento biennale del PUT (articolo 36, comma
5,  del  nuovo  Cds) riguarda, in particolare, l'obbligo di riepilogo
biennale dei  risultati  dell'anzidetto  monitoraggio  sul  traffico,
accompagnato  dalla  relativa relazione tecnica per gli aggiornamenti
progettuali necessari (certamente indispensabili - almeno  -  per  la
regolazione  semaforica  e  per  le  discipline  della  sosta)  e per
l'eventuale necessita' di revisione integrale del PUT.
Da cio' deriva la fondamentale importanza di mantenere in  efficienza
ed  aggiornare  costantemente  gli archivi manuali ed informatici dei
dati raccolti per la predisposizione  del  PUT,  nonche'  l'eventuale
sistema di modelli del traffico messi a punto in tale occasione.
5.6 - GESTIONE DELL'EMERGENZA
Salvo   i   casi   dove   risultino  indispensabili  anche  le  opere
infrastrutturali proprie del Piano dei trasporti, l'attuazione  degli
interventi  previsti  dal  PUT,  attraverso  la  fluidificazione  del
traffico ed il piu' razionale uso dei  veicoli  individuali  privati,
dovrebbe  ricondurre i dati dell'inquinamento acustico ed atmosferico
(in condizioni meteorologiche normali) entro i rispettivi  valori  di
soglia,  se  non  altro  per quanto attiene il contributo proprio del
trasporto motorizzato e sempreche'  vengano  parallelamente  adottati
gli   interventi  necessari  sui  carburanti,  sui  veicoli  e  sulle
pavimentazioni  ed  attrezzature  stradali,   anche   con   specifico
riferimento  al  rispetto  delle  norme  in vigore per la limitazione
della rumorosita' e delle emissioni inquinanti dei veicoli  a  motore
(articolo 79, comma 2, del nuovo Cds).
Cio'  non toglie che in condizioni meteorologiche particolari possano
verificarsi episodi acuti di inquinamento atmosferico ed in  caso  di
raggiungimento  dello stato di attenzione o di allarme, come definiti
dalla D.M. 15.4.94 "Norme tecniche in materia di livelli e  di  stati
di  attenzione  e  di  allarme",  e  i suoi successivi aggiornamenti,
debbano conseguentemente essere adottati provvedimenti  di  emergenza
(forti  restrizioni dei movimenti motorizzati individuali, almeno per
i veicoli  che  non  ottemperino  alle  piu'  recenti  norme  per  il
contenimento delle emissioni inquinanti, tenendo altresi' conto della
minore  capacita' inquinante dei veicoli a due ruote e dei veicoli ad
emissione zero) conformemente a quanto previsto in  tale  circostanza
dal  PUT  in  armonia  con  il Piano di intervento operativo previsto
dall'articolo 9 del D.M. 20.5.91 "Criteri per la  raccolta  dei  dati
inerenti  la  qualita'  dell'aria".  Tali provvedimenti devono essere
ovviamente decisi con tutte le cautele possibili per i loro  riflessi
su tutte le attivita' socioeconomiche urbane.
In  questo senso, riguardo al provvedimento del blocco (ancorche' non
generalizzato) dei veicoli individuali motorizzati, mentre da un lato
risulta suggeribile la contestuale adozione  del  cosiddetto  sistema
del  "car-pool",  dall'altro  lato  e'  da  sconsigliare  il  ricorso
prolungato  all'uso  del  cosiddetto  sistema  "a targhe alterne", in
quanto nel lungo termine conduce ad effetti completamente opposti  al
contenimento  dell'uso  dei  veicoli  individuali  a motore in ambito
urbano.
Ai   fini   delle   situazioni   di   emergenza,   diviene,   quindi,
indispensabile   attuare   con  il  massimo  anticipo  possibile  gli
interventi del PUT relativi alla fluidificazione degli itinerari piu'
esterni del sistema viario  tangenziale  urbano,  che  possono  anche
interessare  parzialmente  la  viabilita' del centro abitato (in zone
non congestionate e  non  densamente  abitate),  su  cui  deviare  il
traffico  di  attraversamento  ed  al  cui  interno  potranno  essere
adottati i provvedimenti di parziale blocco dei  veicoli  individuali
motorizzati  e  di  contestuale  aumento  eccezionale della capacita'
della rete di trasporto collettivo, anche  con  ricorso  al  relativo
sistema  privato  (istituzione  temporanea  di  corse  addizionali ed
eventuali linee integrative).
La definizione del sistema viario tangenziale a cui di volta in volta
far riferimento  per  i  provvedimenti  anzidetti,  in  funzione  dei
livelli  di  inquinamento  atmosferico  misurati e previsti, anche in
rapporto all'evoluzione del quadro  meteorologico,  dipendera'  anche
dalla  preliminare  individuazione  delle  aree del territorio urbano
particolarmente vulnerabili dal punto di  vista  dell'esposizione  ad
inquinanti   atmosferici,   fornita   dall'autorita'   competente   -
nell'ambito dei rispettivi Piani di  intervento  operativo  -,  sulla
base  dei  dati  del  monitoraggio ambientale coordinato dalla stessa
autorita'.
5.7 - INCOMBENZE REGIONALI
Le regioni, qualora non  abbiano  gia'  provveduto,  entro  due  mesi
dall'emanazione  delle presenti direttive devono predisporre l'elenco
dei rispettivi comuni interessati al PUT (eventualmente  raggruppati,
nel  caso di necessaria attivita' di coordinamento - cfr. pgf. 5.3) e
trasmetterne  copia  alla  Direzione  generale  della  viabilita'   e
mobilita'  urbana  ed extraurbana affinche', a cura del Ministero dei
lavori  pubblici,  detto  elenco  venga  pubblicato  sulla   Gazzetta
Ufficiale  della Repubblica Italiana (articolo 36, comma 2, del nuovo
Cds).
E'  inoltre  necessario   che   la   prescrizione   anzidetta   venga
eventualmente    integrata    (anche   attraverso   successivo   atto
deliberativo - da emanarsi da parte della regione entro due mesi  dal
precedente -) con le disposizioni relative al possibile contributo di
distinti finanziamenti regionali degli studi per la redazione dei PUT
e  degli interventi ivi previsti, nonche' alle procedure di controllo
per l'assegnazione di detto contributo secondo i  relativi  stadi  di
avanzamento dei lavori.
Il   contributo   in  questione  va  comunque  erogato  nella  misura
compatibile con le risorse finanziarie  disponibili  e  tenuto  conto
della gravita' e rilevanza sociale dei problemi della mobilita' per i
singoli comuni. In ogni caso la parte dei finanziamenti relativa agli
interventi  di  riorganizzazione  o  miglioramento della circolazione
stradale potra' essere erogato unicamente a quei comuni  che  abbiano
gia' adottato il PUT.
E'   altresi'   necessario  che  le  delibere  in  questione  vengano
biennalmente aggiornate da  parte  delle  singole  regioni,  sia  per
quanto  attiene  eventuali  possibili  ampliamenti  del finanziamento
degli interventi, sia in merito all'elencazione di ulteriori comuni i
cui caratteri insediativi e di traffico siano nel  frattempo  variati
in  modo  tale  da  farli  rientrare nell'obbligo di adozione del PUT
(cfr. pgf. 5.2). In particolare, non e' previsto l'istituto  opposto,
per  il  quale  -  cioe' - la variazione di detti caratteri, con loro
valori in diminuzione, possa comportare la cancellazione di un comune
da un elenco precedente.
Le regioni infine, contestualmente all'assegnazione dell'ultima quota
di finanziamento degli interventi, danno comunicazione alla Direzione
anzidetta  dell'ammontare  complessivo  assegnato  ad  ogni   comune,
distintamente  per  la  redazione dei progetti e per la realizzazione
degli interventi ivi previsti, in modo tale che la Direzione medesima
possa annualmente riferire al Ministro dei lavori pubblici  lo  stato
di attuazione della legge.
5.8 - INCOMBENZE COMUNALI
I   comuni   interessati   all'attuazione  del  PUT,  secondo  quanto
precedentemente anticipato e tenuto conto dei tempi di redazione  dei
relativi   elaborati  progettuali  di  dettaglio  per  l'intera  rete
stradale urbana, specialmente in connessione al  particolare  impegno
conseguente  alla  prima applicazione delle presenti direttive, hanno
in generale l'obbligo di:
- adottare entro un anno il Piano generale  del  traffico  urbano,  a
partire   dall'emanazione   delle  presenti  direttive  (fatto  salvo
l'espletamento delle incombenze regionali per la predisposizione  dei
relativi elenchi di comuni coinvolti);
-  portarlo  completamente  in  attuazione  nei  due anni successivi,
attraverso la redazione dei relativi Piani particolareggiati e  Piani
esecutivi   (fatte  salve  le  deroghe  previste  per  i  comuni  con
popolazione superiore ai 300.000 abitanti, di cui al pgf. 5.4);
- provvedere  all'aggiornamento  del  PUT  per  ciascuno  dei  bienni
successivi,  con un anno di tempo per l'adozione delle sue varianti e
l'anno susseguente per l'attuazione dei relativi interventi.
A tale  scopo  i  comuni  interessati  dovranno  anzitutto  assegnare
l'incarico di redazione del PGTU a tecnici specializzati appartenenti
al  proprio  personale  o/e ad esperti specializzati esterni, inclusi
nell'albo degli esperti in materia di Piani del traffico in corso  di
predisposizione presso il Ministero dei lavori pubblici (articolo 36,
commi  8  e  9,  del  nuovo  Cds).  Nelle  more di tali possibilita',
l'incarico in questione deve essere comunque affidato  a  tecnici  di
comprovata esperienza nel settore della pianificazione del traffico.
Ove  necessario,  l'incarico  di  redazione  del Piano viene affidato
tramite "sistema concorsuale per titoli", con particolare riferimento
all'esperienza di pianificazione del settore. Con  riferimento  anche
agli  stadi  di  progettazione successivi al PGTU, nel relativo bando
dovranno essere indicati il livello di Piano da  progettare,  il  suo
ambito    territoriale    d'intervento,   gli   eventuali   contenuti
"collaterali" da includere nel Piano (di cui alla tabella  conclusiva
del  cap.  4)  e  la  disponibilita' economica complessiva (anche per
l'esecuzione delle indagini e rilievi  necessari);  conseguentemente,
la  scelta  dell'incaricato  dovra'  basarsi,  oltre  che  sui titoli
anzidetti, sulla  proposta  d'uso  dei  fondi  messi  a  disposizione
(tipologia    e    finalizzazione    delle   indagini,   impostazione
metodologica,  argomenti di studio e di progettazione, loro specifica
rispondenza alle presenti  direttive  ed  eventuale  possibilita'  di
trasferimento  all'Ufficio  traffico  delle  banche-dati informatiche
elaborate durante l'incarico).
Nella stessa delibera di incarico per il PGTU dovranno  anche  essere
indicati - in particolare - gli organi politici (sindaco, o assessore
al  traffico,  o  commissione consigliare, ecc.) e tecnici (ingegnere
dirigente dell'Ufficio traffico o commissione tecnica, composta  dal-
predetto ingegnere e dai dirigenti degli altri uffici coinvolti nella
problematica  della  mobilita', ecc.) di riferimento per la redazione
del PGTU e per la sua approvazione.
Redatto il PGTU, esso viene adottato dalla giunta comunale, e viene -
poi - depositato per trenta  giorni  in  visione  del  pubblico,  con
relativa  contestuale  comunicazione  di  possibile  presentazione di
osservazioni (nel  medesimo  termine),  anche  da  parte  di  singoli
cittadini.    Successivamente,  il  consiglio comunale delibera sulle
proposte di Piano e  sulle  eventuali  osservazioni  presentate  (con
possibilita'  di  rinviare  il  PGTU in sede tecnica per le modifiche
necessarie) e procede, infine, alla sua adozione definitiva.
Per i Piani di dettaglio (Piani particolareggiati e Piani esecutivi),
ferme restando  le  procedure  precedentemente  indicate  per  quanto
attiene  l'incarico  di  redazione  (salvo  che  per  gli  interventi
dell'arredo urbano di aree  pedonali,  il  cui  progetto  preliminare
potra'  anche essere oggetto di specifico "concorso di idee"), devono
adottarsi procedure semplificate  relativamente  alle  loro  fasi  di
controllo   e   di  approvazione,  in  modo  da  rispettare  la  loro
qualificazione prettamente tecnica. In particolare, per  detti  Piani
di  dettaglio  non  e'  prevista la fase di approvazione da parte del
consiglio comunale, ma diviene - invece - ancor  piu'  essenziale  la
fase  di presentazione pubblica attraverso le "campagne informative",
propedeutiche all'entrata in esercizio degli interventi di Piano. Per
l'aggiornamento del  PUT  si  seguono  procedure  analoghe  a  quelle
anzidette,   sia  nelle  fasi  di  assegnazione  degli  incarichi  di
progettazione, sia in quelle di eventuale adozione del nuovo  PGTU  e
di attuazione dei nuovi interventi previsti.
I  PUT  che  alla  data  della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
delle presenti direttive sono stati gia' adottati, o per i  quali  e'
in corso l'iter procedurale di approvazione, o anche sono in avanzata
fase  di redazione, possono essere portati direttamente in attuazione
o completare il proprio iter procedurale di approvazione, se  redatti
secondo  i  criteri  indicati dalla circolare 2575 dell'8 agosto 1986
vigente prima dell'emanazione delle presenti direttive.
All'atto del primo aggiornamento i comuni procedono  ad  un  completo
adeguamento  del  PGTU  alle  presenti direttive. Analogamente dovra'
procedersi per la redazione dei Piani di successivo livello.
Per i comuni  inadempienti  all'obbligo  di  redazione,  adozione  ed
attuazione  del  PUT,  il  Ministero  dei  lavori  pubblici,  dopo la
segnalazione di provvedere entro  un  termine  assegnato,  oltre  che
avvalersi  dell'esecuzione  d'ufficio del Piano e dei suoi interventi
(articolo  36,  comma  10,  del  nuovo  Cds),  puo'  anche  avvalersi
dell'istituto del "commissariamento ad acta".
6 - UFFICIO TECNICO DEL TRAFFICO
Considerate  anche le nuove incombenze assegnate ai comuni in materia
di circolazione stradale dal nuovo  Cds,  e'  necessario  che  quelle
amministrazioni  comunali  -  le  quali  risultano  vincolate dal Cds
medesimo all'adozione del PUT  (cfr.  cap.  5)  -  costituiscano  uno
specifico  Ufficio  tecnico  del traffico (peraltro gia' raccomandato
con  circolare  del  Ministro  dei  lavori  pubblici,  n.  50067  del
20.9.1961  e  di  seguito indicato con la denominazione abbreviata di
Ufficio traffico), ovvero adeguino alle nuove funzioni - appresso in-
dicate  -  l'eventuale  rispettivo  ufficio  (sezione,   servizio   o
ripartizione) gia' esistente.
L'Ufficio  traffico  deve  essere  dotato  di  sufficiente  autonomia
decisionale  ed  operativa  per  poter  operare  con   tempestivita',
autorita' ed efficacia, eliminando eventuali ostacoli od interferenze
da  parte  di altri settori della stessa amministrazione comunale ed,
eventualmente, integrando l'Ufficio stesso con  competenze  di  altri
settori,  quali  -  in  particolare  -  quelle dell'ufficio vigilanza
urbana e dell'ufficio viabilita' dei lavori pubblici.
Sara', comunque, necessario  che  l'Ufficio  traffico  e  gli  uffici
comunali gia' richiamati, nonche' quelli per il Piano regolatore, per
l'urbanistica, per i lavori pubblici, per i beni storici, artistici e
monumentali,  per  l'ambiente,  per  il  verde  e  giardini,  per  la
pubblicita'  stradale,  per   l'illuminazione   e   per   i   servizi
tecnologici,  trovino  forme di "coordinamento" delle loro attivita',
ove queste competenze  fossero  attribuite  ad  assessorati  diversi.
L'amministrazione  comunale  potra',  in tal caso, indire "conferenze
dei servizi" cui partecipino i responsabili di detti uffici.
Si tratta quindi, in molti casi, di accorpare in  un'unica  struttura
compiti  e  responsabilita' della circolazione stradale oggi dispersi
in piu' uffici e, comunque, di  potenziare  e  coordinare  energie  e
competenze   esistenti,  anche  in  rapporto  alle  esigenze  imposte
dall'applicazione  delle  piu'  moderne  logiche  e   tecnologie   di
regolazione e controllo del traffico.
Le funzioni precipue dell'Ufficio traffico attengono al perseguimento
integrale  degli  obiettivi  precedentemente esposti in merito al PUT
(cfr. cap. 2), con strumenti di intervento - pero' - che  coinvolgono
anche il controllo della scelta e dell'efficiente realizzazione delle
nuove  infrastrutture  previste  dal  Piano  dei  trasporti  o  dagli
strumenti urbanistici vigenti.
Per il perseguimento di tali obiettivi devono essere svolte una serie
di  attivita'  che  sono  dettagliatamente  indicate  al  capitolo  5
dell'allegato.
Roma, 12 aprile 1995
                                      IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI
                                               E DELL'AMBIENTE
                                                   BARATTA
p. Il Presidente del Consiglio
      dei Ministri
   Il Sottosegretario di Stato
delegato in materia di aree urbane
          SCALZINI
Registrato alla Corte dei Conti il 18 maggio 1995
Registro n. 1 Lavori pubblici, foglio n. 233