Con decreti del Presidente della Repubblica 5 settembre 1995 sono
state conferite le seguenti ricompense al valore dell'Esercito:
Medaglia d'argento
Mar. ord. Emanuele Cavacini, nato il 10 maggio 1963 a Roma. -
"Sottufficiale in servizio presso il nucleo porto del reparto
logistico di contingenza, in qualita' di operatore di mezzi speciali,
venuto a conoscenza, in ore serali, che due militari del reparto
erano stati feriti ad opera di cecchini somali, si poneva alla testa
di un nucleo di soccorso costituito da altri due sottufficiali e da
un caporale paracadutista. Con tempestivita' si portava a bordo di
un'autovettura da ricognizione nei pressi del luogo in cui giacevano
i commilitoni colpiti. Continuando il fuoco nemico, appiedava a
distanza di sicurezza e dirigeva il movimento del nucleo, a coppie ed
al riparo dei veicoli ivi parcheggiati. Giunto in vista dei
commilitoni feriti che giacevano a terra, in area scoperta, valutava
rapidamente la situazione e disponeva l'effettuazione del fuoco di
copertura da parte dei componenti del nucleo. Raggiungeva quindi
personalmente i due feriti allo scopo di portarli in luogo riparato
dove prestare loro le cure mediche necessarie. Incurante del fuoco
che i cecchini avevano ripreso, ed esponendo la propria vita a
manifesto rischio, persisteva caparbiamente nell'azione (anche dopo
aver constatato il decesso di uno dei commilitoni colpiti) e,
trascinato al riparo il secondo commilitone, anch'egli gravemente
ferito, lo rincuorava e lo assisteva fino all'arrivo del personale
medico e di quello giunto in rinforzo. Esempio di spiccato coraggio,
generosita' incondizionata, singolare perizia, determinazione
indomita, alto livello di addestramento e di professionalita'". -
Mogadiscio (Somalia), 15 settembre 1993.
Medaglia di bronzo
Car. Giuseppe Riu, nato il 6 maggio 1967 ad Alghero (Sassari). -
"Carabiniere paracadutista impegnato nella missione "IBIS 2" in
Somalia, durante un rastrellamento nell'abitato di Belet Weine,
rinvenuto un ingente arsenale clandestino, partecipava al suo
caricamento sotto il fuoco nemico e alla difesa dell'infrastruttura
dove era avvenuto il ritrovamento. Nel corso di un violento conflitto
a fuoco sviluppatosi per alcune ore, concorreva alla difesa
dell'unita' effettuando un efficace fuoco mirato, esponendosi piu'
volte a gravi rischi personali e proponendosi quale esempio per i
commilitoni che operavano nel suo settore difensivo. Decisa l'azione
di sganciamento, stante la difficolta' di protrarre ulteriormente la
difesa a causa del crescente livello delle forze avversarie, si
metteva volontariamente alla guida di un autocarro carico di
munizioni e, con grande rischio personale, raggiungeva l'accampamento
sotto il fuoco nemico. Luminoso esempio di spiccato coraggio, elevata
professionalita' e profondo attaccamento al dovere". - Belet Weine
(Somalia), 9 ottobre 1993.
Car. Fernando Borsoi, nato il 23 marzo 1966 a Vittorio Veneto
(Treviso). - "Carabiniere paracadutista impegnato nella missione
"IBIS 2" in Somalia, durante un rastrellamento nell'abitato di Belet
Weine, rinvenuto un ingente arsenale clandestino, partecipava al suo
caricamento sotto il fuoco nemico e alla difesa dell'infrastruttura
dove era avvenuto il ritrovamento. Nel corso di un violento conflitto
a fuoco sviluppatosi per alcune ore, concorreva alla difesa
dell'unita' effettuando un efficace fuoco mirato, esponendosi piu'
volte a gravi rischi personali e proponendosi quale esempio per i
commilitoni che operavano nel suo settore difensivo. Decisa l'azione
di sganciamento, stante la difficolta' di protrarre ulteriormente la
difesa a causa del crescente livello delle forze avversarie, si
metteva volontariamente a capomacchina di un autocarro carico di
munizioni e, con grande rischio personale, raggiungeva l'accampamento
sotto il fuoco nemico. Luminoso esempio di spiccato coraggio, elevata
professionalita' e profondo attaccamento al dovere". - Belet Weine
(Somalia), 9 ottobre 1993.
C.le Davide Bertocco, nato il 28 ottobre 1973 a Moncalieri
(Torino). - "Caporale comandante di squadra in Somalia, incaricato
della sorveglianza di due bombe a mano inesplose rinvenute presso
l'ospedale locale, nell'assolvimento del proprio compito, riceveva
ferite multiple dallo scoppio di una bomba a mano lanciata
proditoriamente da un somalo. Nel corso del successivo conflitto a
fuoco, rinunciava ai soccorsi immediati per concorrere anche con la
propria arma alla difesa della postazione. In tale fase, protrattasi
per lungo tempo, nonostante le proprie condizioni, manteneva un
atteggiamento sereno e coraggioso, continuando a partecipare al
conflitto a fuoco del proprio reparto. Ricoverato presso l'ospedale
tedesco, manifestava il desiderio di rimanere in Somalia per
continuare la propria missione. Esempio di coraggio, senso del dovere
e spirito umanitario". - Belet Weine (Somalia), 9 ottobre 1993.
C.le David Giovannetti, nato il 2 agosto 1974 a Pistoia. -
"Caporale, comandante di squadra in Somalia, nel corso
dell'operazione "IBIS 2", durante un rastrellamento nell'abitato di
Belet Weine, veniva coinvolto in un conflitto a fuoco protrattosi per
alcune ore durante il quale teneva un comportamento coraggioso e
determinato contribuendo con il proprio fuoco all'azione difensiva
dell'unita'. Deciso il ripiegamento si poneva volontariamente a
capomacchina di un autocarro carico di ordigni esplosivi sequestrati
difendendolo con la propria arma lungo un itinerario battuto da armi
nemiche e favorendone il suo rientro in accampamento senza alcuna
perdita. Esempio di coraggio, autocontrollo, abilita' e senso del
dovere". - Belet Weine (Somalia), 9 ottobre 1993.
C.le Rosario Cupardo, nato il 2 gennaio 1971 a Pescara. -
"Conduttore di AR/76, impegnato nella operazione "IBIS 2" in Somalia,
durante un rastrellamento nell'abitato di Belet Weine, trovatosi
coinvolto in un conflitto a fuoco che impegnava altrove il proprio
capomacchina, pur avendo subito alcune ferite da schegge di bombe a
mano, favoriva, proteggendolo con il fuoco dell'arma in dotazione, lo
sganciamento di un altro militare che era rimasto in una delicata
posizione esposto ad intensa azione di fuoco da parte avversaria.
Durante il successivo conflitto a fuoco, protrattosi per alcune ore,
teneva un comportamento sereno e coraggioso contribuendo
significativamente alla difesa dell'unita'. Deciso lo sganciamento,
si metteva alla guida del proprio automezzo che riportava al sicuro
all'accampamento superando ostacoli e nonostante il continuo fuoco
nemico. Esempio di alto senso del dovere, coraggio e spirito di
iniziativa". - Belet Weine (Somalia), 9 ottobre 1993.
Bers. Roberto Perulli, nato il 12 giugno 1973 a Palombaio (Bari).
- "Conduttore di un automezzo impegnato nell'operazione 'IBIS 2' in
Somalia, durante un rastrellamento nell'abitato di Belet Weine,
veniva coinvolto in un conflitto a fuoco protrattosi per alcune ore
durante il quale teneva un comportamento coraggioso e determinato
contribuendo con il proprio fuoco all'azione difensiva dell'unita'.
Concordate con i carabinieri le modalita' per lo sganciamento dalla
zona di combattimento, superando ostacoli e sotto il fuoco nemico,
conduceva il proprio automezzo carico degli ordigni esplosivi
sequestrati, all'accampamento senza danni. Esempio di coraggio,
autocontrollo, abilita' e senso del dovere". - Belet Weine (Somalia),
9 ottobre 1993.
Col. Luigi Cantone, nato l'8 marzo 1945 a Benevento. - "Vice
comandante del contingente militare 'Italfor IBIS 2' in Somalia, dal
13 settembre 1993 al 23 marzo 1994, ha offerto un rendimento di
assoluto ed impareggiabile valore qualificandosi come collaboratore
di insostituibili qualita'. Profondamente motivato per la missione da
compiere, genuinamente entusiasta per ogni attivita' da svolgere, ha
esteso il suo vibrato impegno e la sua spiccata professionalita' a
tutti i complessi e diversificati settori di attivita' del
contingente. Nel settore umanitario ha posto in atto nell'area della
citta' di Mogadiscio affidata all'intervento italiano una complessa
ed articolata organizzazione che ha consentito di assistere una
elevata aliquota della popolazione della capitale somala. Esponendosi
piu' volte a gravi rischi per la incolumita' personale ha voluto
seguire da vicino giornalmente tutti i posti in cui era in atto
l'opera di assistenza umanitaria da parte del contingente. In tal
modo ha guadagnato al contingente italiano la calda stima e
l'incondizionata fiducia della popolazione somala e l'ammirata
considerazione degli altri contingenti internazionali. Cosi'
operando, ha concorso significatamente alla sicurezza del personale
del contingente italiano. Nel campo operativo alla guida di un
complesso di forze eliportate interveniva con tempestivita' a Belet
Weine ove erano in corso combattimenti tra le forze italiane e civili
somali scongiurando, con oculata mediazione, un temibile attacco al
campo italiano da parte di migliaia di somali che avrebbe arrecato
gravissime perdite di vite umane. La sua azione si e' qualificata per
la spiccata professionalita' delle soluzioni e degli accorgimenti
tattici adottati che hanno concorso in modo significativo al pieno
assolvimento del compito da parte delle singole unita' evitando anche
un uso indiscriminato della forza per non coinvolgere la popolazione
civile somala. Esemplare e solare figura di uomo, soldato e
comandante profondamente animato da fervidi ideali, da senso del
dovere e dell'onore e da generosi sentimenti di solidarieta' umana".
- Somalia 13 settembre 1993-23 marzo 1994.
Mar. ord. Dario Valentino, nato il 27 ottobre 1957 a Pinerolo
(Torino). - "Sottufficiale paracadutista in servizio presso il nucleo
porto del reparto logistico di contingenza, venuto a conoscenza, in
ore serali, che due militari del reparto erano stati feriti ad opera
di cecchini somali, si offriva quale componente di un nucleo di
soccorso costituito da altri due sottufficiali e da un caporale
paracadutista. Giunto con tempestivita', a bordo di un'autovettura da
ricognizione, nei pressi del luogo in cui giacevano i commilitoni
colpiti, appiedava a distanza di sicurezza e procedeva con sbalzi di
coppia al riparo dei veicoli ivi parcheggiati. In vista dei
commilitoni feriti, che giacevano a terra allo scoperto, valutata
rapidamente la situazione, decideva (di concerto con il collega piu'
anziano) l'effettuazione del fuoco di copertura onde consentire allo
stesso collega di raggiungere in sicurezza i feriti e di portarli al
riparo. Cosi' faceva, ed incurante dei colpi che i cecchini
dirigevano al suo indirizzo, persisteva caparbiamente nell'azione di
alimentazione del fuoco, garantendo che il collega portasse a
termine, incolume, l'azione di recupero dei feriti. Sopraggiunto
altro personale in rinforzo, sempre nel clima di insicurezza del
conflitto a fuoco appena cessato, si affiancava agli stessi per
fornire il proprio concorso alle attivita' di rastrellamento e
bonifica. Esempio di spiccato coraggio, generosita' incondizionata,
singolare perizia, determinazione indomita, alto livello di
addestramento e di professionalita'". - Mogadiscio (Somalia), 15
settembre 1993.
Serg. magg. Marco Sodi, nato il 13 luglio 1962 a Pisa. -
"Sottufficiale paracadutista in servizio presso il nucleo porto del
reparto logistico di contingenza, venuto a conoscenza, in ore serali,
che due militari del reparto erano stati feriti ad opera di cecchini
somali, si offriva quale componente di un nucleo di soccorso
costituito da altri due sottufficiali e da un caporale paracadutista.
Giunto con tempestivita', a bordo di un'autovettura da ricognizione,
nei pressi del luogo in cui giacevano i commilitoni colpiti,
appiedava a distanza di sicurezza e procedeva con alternanza di
movimenti di coppia, al riparo dei veicoli ivi parcheggiati. In vista
dei commilitoni feriti, che giacevano a terra allo scoperto, valutata
rapidamente la situazione, decideva (di concerto con un collega piu'
anziano) l'effettuazione del fuoco di copertura onde consentire allo
stesso collega di raggiungere in sicurezza i feriti e di portarli al
riparo. Nel frattempo e sotto il fuoco nemico provvedeva ad attivare
(con l'apparato radio che d'iniziativa aveva portato al seguito)
l'invio dei soccorsi e del personale in rinforzo. La sua azione e
l'intelligente previsione nel valutare la necessita' di un
collegamento con la struttura di comando presso l'ex ambasciata
d'Italia risultavano determinanti ai fini del tempestivo intervento
degli organi di sgombero sanitario e dei rinforzi. Si adoperava poi,
dopo il recupero del commilitone ancora in vita, a praticargli la
respirazione artificiale facendo ricorso alle esperienze da lui
maturate nell'attivita' di volontario del soccorso presso i nosocomi
in Patria. Esempio di spiccato coraggio, generosita' incondizionata,
singolare perizia, determinazione indomita, alto livello di
addestramento e di professionalita'". - Mogadiscio (Somalia), 15
settembre 1993.
C.le Nicola Sforza, nato il 3 gennaio 1973 a Milano. - "Caporale
paracadutista in servizio presso il nucleo porto del RE.LO.CO.,
particolarmente motivato, aveva chiesto ed ottenuto di prolungare a
ferma di leva e di rimanere in Somalia. Durante una attivita'
ginnico-sportiva veniva fatto segno, unitamente ad altri tre
commilitoni, a fuoco di cecchini somali. Nell'occasione rimanevano a
terra, feriti, due commilitoni. Rimasto incolume con un collega si
riparava dietro un autocarro. Valutata rapidamente la situazione con
grande obiettivita' e lucidita' mentale, non condizionate
dall'impatto cruento degli eventi, che vedevano gravemente feriti i
commilitoni ed amici, decideva di inviare il collega piu' giovane
presso il reparto allo scopo di attivare l'invio dei soccorsi. La
rapidita' della sua decisione e la scelta appropriata alla situazione
contingente risultavano determinanti ai fini del tempestivo afflusso
dei soccorsi e del rapido recupero e sgombero dei paracadutisti
feriti. Nell'attesa del soccorso, impossibilitato a portare
personalmente aiuto ai colleghi colpiti, perche' privo di armamento
individuale, si adoperava con rischio di essere colpito per indurre
alcuni militari di altri contingenti ad intervenire in armi in
soccorso dei commilitoni che giacevano a terra allo scoperto. Esempio
di spiccato coraggio, generosita', saldezza morale e determinazione
nel perseguire senza tentennamenti il dovere imposto dal suo rango e
dagli eventi". - Mogadiscio (Somalia), 15 settembre 1993.
Mar. Ca. Giuseppe Sabia, nato il 3 gennaio 1956 a Potenza. -
"Sottufficiale, impegnato nell'operazione 'lBlS 2' in Somalia,
incurante del rischio esistente nell'area portuale di Mogadiscio
soggetta ad improvvisi tiri di cecchini, durante alcune operazioni di
predisposizione per il caricamento su navi degli automezzi
inefficienti, nonostante il pericolo derivante da colpi d'arma da
fuoco sparati da ignoti, ed a grande rischio personale, si prodigava
per sottrarre gli automezzi a lui affidati all'offesa nemica. Durante
tali operazioni, a seguito di una deflagrazione veniva ferito alla
gamba destra e solo il pericolo mortale incombente ed il perentorio
intervento dei colleghi, lo faceva desistere dal compito che stava
svolgendo. Ricoverato presso l'ospedale da campo veniva sottoposto a
intensive cure mediche e successivamente, vista la gravita' della
ferita, rimpatriato. Chiaro esempio di professionalita', freddezza e
sprezzo del pericolo". - Mogadiscio (Somalia), 3 ottobre 1993.
C.le Alexander Jesus Nico, nato il 25 dicembre 1968 a Victoria
(Brasile). - "Caporale paracadutista in servizio presso il nucleo
porto del reparto logistico di contingenza, in qualita' di conduttore
di automezzi vari, venuto a conoscenza, in ore serali, che due
commilitoni erano stati feriti ad opera di cecchini somali, si
offriva quale componente di un nucleo di soccorso che comprendeva,
oltre lui, tre sottufficiali. Giunto con tempestivita' nei pressi del
luogo in cui giacevano i commilitoni colpiti, appiedava su ordine e
procedeva con sbalzi di coppia al riparo dei veicoli ivi
parcheggiati. In vista dei commilitoni feriti, che giacevano a terra
allo scoperto, attuava prontamente le disposizioni impartite dal
sottufficiale comandante del nucleo, coordinando con grande perizia
la continuita' del fuoco di copertura proprio con quello degli altri
sottufficiali. Incurante dei colpi che i cecchini dirigevano al suo
indirizzo, persisteva caparbiamente nell'azione di alimentazione del
fuoco; venutosi a trovare nella posizione piu' prossima ad una delle
due sorgenti di fuoco nemiche, di iniziativa lanciava una bomba a
mano contro la stessa e ne determinava, la cessazione del fuoco,
garantendo il completamento dell'azione di recupero dei feriti
condotta da uno dei sottufficiali. Esempio di spiccato coraggio,
generosita' incondizionata, singolare perizia, determinazione
indomita, alto livello di addestramento e di professionalita'". -
Mogadiscio (Somalia), 15 settembre 1993.
Par. Christian Baldassin, nato il 6 novembre 1973 a Treviso. -
"Paracadutista in servizio presso il nucleo porto del RE.LO.CO,
particolarmente motivato, aveva chiesto ed ottenuto di prolungare la
ferma di leva e di rimanere in Somalia. In occasione di un'attivita'
ginnico-sportiva effettuata assieme ad altri tre commilitoni, il
gruppo veniva fatto segno a colpi di arma da fuoco da parte di
cecchini somali. Nell'occasione rimanevano a terra, feriti due
colleghi, mentre egli stesso riparava incolume dietro un autocarro
assieme ad un altro paracadutista. Valutata la situazione, di
concerto con il collega piu' anziano, con grande obiettivita' e
lucidita' mentale, non condizionate dell'impatto cruento degli
eventi, che vedevano gravemente feriti i commilitoni ed amici, in
ottemperanza agli ordini del caporale, si recava senza indugio ed a
corsa celere presso la sede del proprio reparto per attivare l'invio
dei soccorsi. Il tutto, incurante dell'incombente possibilita' di
essere oggetto di ulteriori colpi di arma da fuoco nel tratto in cui
doveva correre allo scoperto. La rapidita' del suo intervento
risultava determinante ai fini del tempestivo afflusso dei soccorsi e
del celere recupero e sgombero dei paracadutisti feriti. Dopo aver
dato l'allarme presso il reparto si proponeva per ritornare sul luogo
del ferimento degli amici, ma i superiori lo dissuadevano. Cio'
nonostante andava ad occupare di iniziativa, con l'arma di reparto ad
egli in dotazione, la postazione sita in posizione dominante
nell'area del RE.LO.CO, allo scopo di attivare la difesa vicina ed
osservare contemporaneamente lo sviluppo degli eventi nell'area del
ferimento. Esempio di spiccato coraggio, generosita', saldezza morale
e determinazione nell'eseguire senza tentennamenti gli ordini
ricevuti e singolare perizia nel compiere il dovere imposto dagli
eventi". - Mogadiscio (Somalia), 15 settembre 1993.