LA CONFERENZA PERMANENTE
                     PER I RAPPORTI TRA LO STATO
        LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO
-  Visto  l'art.  2,  comma  1, lettera b) del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281 che attribuisce a questa Conferenza il compito di
promuovere e sancire accordi, secondo quanto disposto dall'art. 4 del
medesimo decreto;
-Visto  l'art.  4 comma 1 del predetto decreto legislativo, nel quale
si  prevede  che  in  questa  Conferenza  Governo, regioni e province
autonome,  in  attuazione  del  principio  di  leale  collaborazione,
possono  concludere  accordi al fine di coordinare l'esercizio delle,
rispettive competenze per svolgere attivita' di interesse comune;
Visto  il  documento di linee-guida in oggetto trasmesso dal Ministro
della sanita' il 5 maggio 1999;
Acquisito  l'assenso  del  Governo  e  dei presidenti delle regioni e
delle   province  autonome,  espresso  in  questa  seduta,  ai  sensi
dell'art. 4, comma 2 del richiamato decreto legislativo;
       Sancisce il seguente accordo nei termini sottoindicati:
Il  Ministro  della  sanita',  le  regioni  e  le  province  autonome
concordano:
sulla  necessita'  di  attivare sul territorio nazionale le misure di
controllo   del   morbo   di  Hansen,  predispone  sulla  base  delle
indicazioni   dell'Organizzazione   mondiale  della  sanita'  e  rese
aderenti  alle  necessita' della situazione epidemiologica nazionale,
individuate dalle allegate linee-guida;
sulla  necessita'  di  disporre  di  dati  epidemiologici attendibili
relativi  ad incidenza e prevalenza del morbo di Hansen, nel rispetto
della privacy dei malati;
sulla necessita' di raccordare i diversi enti e strutture che operano
a livello territoriale, regionale e nazionale;
sull'opportunita'  di  decentrare i controlli trimestrali obbligatori
legati all'erogazione del sussidio;
convengono che per il perseguimento degli obiettivi il Ministro della
sanita'  fornisca  gli  indirizzi ed i criteri generali contenuti del
documento  di  linee-guida  per il controllo del morbo di hansen che,
allegato  al  presente  atto,  ne costituisce parte integrante, fermo
restando   l'autonomia   delle  regioni  e  delle  province  autonome
nell'adottare  le  soluzioni  organizzative  piu' idonee in relazione
alle esigenze della propria organizzazione.
Roma, 18 giugno 1999
                                 -Il presidente:MATTARELLA
Il segretario: CARPANI

                             LINEE GUIDA
                PER IL CONTROLLO DEL MORBO DI HANSEN
                              IN ITALIA

1       IL MORBO DI HANSEN - CONCETTI GENERALI

1.1     Definizione
1.2     Suscettibilita'
1.3     Forme cliniche e classificazione
1.4     Fonte di contagio, vie di eliminazione e di penetrazione
1.5     Incubazione
1.6     Interessamento cutaneo e del sistema nervoso periferico
1.7     Leproreazioni
1.8     Complicanze
1.8.1   Nervi periferici
1.8.2   Apparato oculare

2       DIAGNOSI

2.1     Sospetto diagnostico
2.2     Anamnesi
2.3     Esame clinico
2.3.1   Cute
2.3.2   Nervi periferici
2.4     Esami di laboratorio
2.4.1   Esame microbiologico
2.4.1.1 Striscio cutaneo
2.4.1.2 Tampone nasale
2.4.2   Esame istopatologico
2.4.3   Test alla lepromina
2.4.4   Titolazione anticorpi anti-M. leprae
2.4.5   Indagini di biologia molecolare
2.5     Esami strumentali dei nervi periferici
2.6     Diagnosi clinico-microbiologica
2.7     Conferma diagnostica
2.8     Leproreazioni
2.9     Quantificazione delle invalidita'

3       TERAPIA E GESTIONE DEGLI AMMALATI CON MORBO DI HANSEN

3.1     Terapia medica
3.1.1   Farmaci di prima scelta
3.1.2   Principi ispiratori degli schemi terapeutici OMS
3.1.3   Schemi terapeutici OMS
3.1.4   Regolarita' del trattamento
3.1.5   Controindicazioni all'uso dei farmaci di prima scelta
3.1.6   Farmaci di seconda scelta
3.1.7   Leproreazioni
3.1.7.1 Tipo 1
3.1.7.2 Tipo 2
3.2     Controlli post-terapeutici
3.3     Aggravamento
3.4     Recidiva
3.5     Terapia chirurgica
3.6     Prevenzione delle invalidita'
3.7     Terapia riabilitativa
3.7.1   Apparato oculare
3.7.2   Mani
3.7.3   Piedi
3.8     Educazione sanitaria del paziente
3.9     Il Morbo di Hansen e la gravidanza

4       GRUPPI A RISCHIO

4.1     Forme di lebbra e contagio
4.2     I contatti
4.2.1   Contatti "domiciliari"
4.2.2   Contatti "non domiciliari"
4.2.3   Contatti "occasionali"
4.3     Immigrati da paesi endemici
4.4     Morbo di Hansen e infezione da HIV
4.5     Profilassi

5       IL MORBO DI HANSEN IN ITALIA: EPIDEMIOLOGIA, LEGISLAZIONE E
       CONTROLLO

5.1     Dati epidemiologici italiani
5.2     Il controllo del Morbo di Hansen in Italia
5.2.1   Generalita'
5.2.2   Definizioni da utilizzare per la compilazione dei dati
        epidemiologici
5.2.3   Obbligo di denuncia
5.2.4   Classificazione
5.2.5   Protocolli diagnostici
5.2.6   Protocolli terapeutici
5.2.7   Ricovero ospedaliero
5.2.8   Assistenza in regime ambulatoriale o di day hospital
        durante la terapia
5.2.9   Controlli post-terapeutici
5.2.10  Trattamento di altre patologie in hanseniani dimessi
5.2.11  Controllo dei contatti
5.2.12  Controllo degli immigrati irregolari
5.2.13  Personale esposto a rischio professionale
5.2.14  Sanificazione degli ambienti
5.3     Didattica e presidi specializzati
5.3.1   Didattica
5.3.2   Centri territoriali
5.3.3   Centri di riferimento nazionale
5.3.4   Laboratorio sovraregionale di expertise a disposizione
        del SSN
1 LA LEBBRA - CONCETTI GENERALI
1.1 Definizione
La  lebbra  e'  una  malattia infettiva che si manifesta in individui
suscettibili  dopo  l'infezione  con il Mycobacterium leprae, bacillo
acido-resistente  (BAR). Dopo una lunga incubazione ed a motivo dello
specifico  tropismo  del  M.  leprae  per i tegumenti e le cellule di
Schwann, le manifestazioni colpiscono soprattutto la cute e i tronchi
nervosi  periferici  e  le  lesioni  sono in rapporto con la risposta
immune cellulo-mediata (ICM) dell'ospite.
1.2 Suscettibilita'
Fattori genetici modulano la ICM anti-M. leprae individuale. In oltre
il  95% dei soggetti che vengono a contatto con il micobatterio l'ICM
e'  tale per cui non si ha malattia, oppure si instaura una infezione
sub-clinica  che si risolve spontaneamente. In una minima percentuale
della  popolazione  l'infezione sub-clinica evolve verso la malattia;
in  rapporto  con  la  ICM,  il  Morbo  di  Hansen  si  manifesta con
molteplici espressioni cliniche (1).
1.3 Forme cliniche e classificazione
La multiforme espressione clinica del Morbo di Hansen oscilla tra due
forme  estreme: ad un polo la forma tubercoloide (TT), espressione di
elevata  reattivita'  verso M. leprae, e all'estremo opposto la forma
lepromatosa polare (LL) caratterizzata da completa anergia.
Ridley   e  Jopling  (2,  3),  basandosi  sul  grado  di  ICM,  hanno
riconosciuto  uno spettro di forme cliniche che, oltre alle due forme
polari   TT  e  LL,  comprende  tre  forme  intermedie  "borderline":
Borderline  Tubercoloide  (BT), Borderline Centrale (BB) e Borderline
Lepromatosa (BL).
Nelle  lesioni  la  presenza  di batteri aumenta passando dalla forma
iperergica TT alla forma anergica LL caratterizzata dalla presenza di
un'alta  concentrazione  batterica  (fino a 106 bacilli per grammo di
tessuto).  Al  di  fuori  dello  spettro  delle forme conclamate, gli
autori  pongono  una  forma  iniziale  a  immunita' incerta: la forma
Indeterminata.
L'Organizzazione    Mondiale   di   Sanita'   (OMS)   (4)   definisce
paucibacillari  (PB) i pazienti con striscio cutaneo negativo per BAR
(vedi  parag.  2.4.1.1)  e  multibacillari  (MB)  quelli con striscio
positivo  ha  distinto,  ai  fini  del trattamento, i pazienti in due
gruppi:  paucibacillari e multibacillari. Di recente l'OMS (6) invita
a   tralasciare  gli  esami  microbiologici:  sono  paucibacillari  i
pazienti  che  mostrano  da  2  a 5 lesioni cutanee, multibacillari i
pazienti con piu' di 5 lesioni. Inoltre l'OMS ha introdotto una nuova
forma  caratterizzata  da  "una  singola  lesione  con  perdita della
sensibilita'  e senza interessamento dei tronchi nervosi periferici";
questa  forma  e'  definita "PB con una singola lesione". Il Morbo di
Hansen  caratterizzato  dal  solo interessamento dei nervi periferici
senza lesioni cutanee viene classificato come forma neuritica pura.
1.4 Fonte di contagio, vie di eliminazione e penetrazione
La  principale  sorgente  di  infezione  e' il malato lepromatoso non
trattato.   Nei   "contatti"  domiciliari  (vedi  4.2.)  di  pazienti
multibacillari  il  rischio  di  contrarre  la malattia e' 4-10 volte
superiore  rispetto  ai "non contatti". Anche i malati paucibacillari
(forma   BT),   possono  trasmettere  la  malattia;  infatti  i  loro
"contatti"  domiciliari  contraggono  la  malattia  con una frequenza
doppia rispetto ai soggetti non conviventi.
I  bacilli  vengono  eliminati dall'organismo infetto tramite lesioni
cutanee  ulcerate  e tramite la mucosa nasale e penetrano in un altro
individuo attraverso le alte vie respiratorie e soluzioni di continuo
della  cute.  I  soggetti  in  fase sub-clinica che evolvono verso la
forma lepromatosa, emettono bacilli tramite le secrezioni nasali. Dal
punto  di  vista  epidemiologico,  gli  animali che possono contrarre
spontaneamente l'infezione, come scimmie e armadilli, non svolgono un
ruolo epidemiologico significativo.
Comunemente si ritiene che, per infettarsi ed in seguito contrarre la
malattia,  siano  necessari  contatti  prolungati  con sorgenti di M.
leprae.  Cio'  non  e'  del  tutto  vero  come  e' dimostrato da casi
aneddotici  di  soggetti che avevano soggiornato per brevi periodi in
paesi  endemici;  per contrarre l'infezione ed in seguito manifestare
la   malattia  possono  essere  sufficienti  brevi  contatti  per  un
individuo che presenti scarsa ICM e che sia esposto ad intensa carica
batterica ambientale (8).
1.5 Incubazione
Il  periodo  di  incubazione  della  lebbra varia da 3 a 5 anni nelle
forme  iperergiche  paucibacillari,  ai  9  a  15  anni  nelle  forme
anergiche.
1.6 Interessamento cutaneo e del sistema nervoso periferico.
Nella  maggioranza  dei  casi,  i  primi  sintomi  della  malattia si
manifestano a livello cutaneo.
Le  lesioni  cutanee  consistono in macule, papule, placche, noduli e
infiltrazioni diffuse.
La  distribuzione  di  tali  lesioni  e' strutturalmente correlata al
grado di immunita' cellulo-mediata.
Dalla  forma tubercoloide iperergica alla forma lepromatosa anergica,
il   numero   delle   lesioni  aumenta  progressivamente  e  la  loro
distribuzione,   da  monolaterale  diventa  bilaterale;  nelle  forme
iperergiche  le  lesioni si presentano anestetiche, mentre le lesioni
delle   forme   anergiche  multibacillari  conservano,  nello  stadio
iniziale, la sensibilita'.
Le  macule,  nella  parte  iperergica dello spettro, presentano bordi
netti  e  superficie  secca  per  l'anidrosi;  nelle  forme anergiche
multibacillari  i  bordi  appaiono  sfumati e la superficie liscia al
tatto.
Le  macule  possono apparire ipopigmentate o eritematose (di colorito
rosso nei soggetti di pelle chiara e di colorito rameico nei soggetti
di pelle scura).
Il  coinvolgimento del sistema nervoso periferico e' parte integrante
della storia naturale della lebbra.
Il  danno permanente dei nervi periferici e' evitabile se la diagnosi
e  la  corretta  terapia  sono  precoci  e  se  le leproreazioni sono
prontamente identificate e trattate.
L'interessamento  del  sistema  nervoso periferico riguarda la branca
sensitiva,  quella vegetativa (ipo-anidrosi) e la motoria (paresi dei
gruppi muscolari interessati).
La  branca sensoriale e' la prima ad essere colpita; l'interessamento
della  parte  vegetativa  (ipo-anidrosi) segue l'anestesia, mentre il
danno  motorio si associa all'interessamento delle branche sensoriale
e vegetativa.
Il  danno  dei  nervi  periferici  puo' manifestarsi clinicamente con
segni  di  neurite  ma  puo'  restare  silente  per  lungo tempo fino
all'improvvisa comparsa di paralisi.
La  neurite  leprosa  provoca ipertrofia dei tronchi nervosi che sono
percepibili con la palpazione in "siti di repere" che corrispondono a
tragitti  superficiali  o  sono localizzati a monte del passaggio dei
nervi in canali osteo-fibrosi.
1.7 Leproreazioni
Le  leproreazioni  sono episodi infiammatori acuti immunomediati, che
si   verificano   nel  corso  di  infezione  da  M.  leprae.  Possono
interessare la cute e/o i nervi periferici.
Si distinguono due tipi di leproreazione:
a) di tipo 1 o reazione reversal o borderline
Compare  quasi esclusivamente nelle forme borderline. Rappresenta una
reazione di ipersensibilita' ritardata mediata da linfociti T. Questa
leproreazione   condiziona   il  posizionamento  del  paziente  nello
spettro:  puo'  accompagnarsi ad un aumento della ICM con spostamento
verso  il  polo  iperergico  (reazione  "upgrading") e danno ai nervi
periferici o ad una diminuzione della ICM con passaggio verso il polo
LL (reazione "downgrading").
Clinicamente  e'  caratterizzata  da  una intensa infiammazione delle
lesioni  cutanee preesistenti con comparsa di nuove lesioni e flogosi
dei  tronchi  nervosi  con  dolori  neuritici e deficit sensitivi e/o
motori.  I  nervi  edematosi  sono  strozzati  nel loro passaggio nei
canali osteo-fibrosi.
b) Leproreazione di tipo 2
Riconosce  una  patogenesi da immunocomplessi circolanti e depositati
nel  derma;  non  interferisce  nel posizionamento del paziente nello
spettro.
Si  presenta,  nella maggior parte dei casi, con un quadro di eritema
nodoso  leproso, e a volte con un'eruzione orticarioide; puo' esserci
anche coinvolgimento sistemico con febbre, iridociclite, epididimite,
artralgie,  linfoadenopatie  e  nevralgie. Le leproreazioni compaiono
generalmente   durante   il   decorso   della  malattia,  ma  possono
rappresentarne  l'esordio  acuto;  le  reazioni  di  tipo  1  possono
apparire  anche  a  distanza  di  anni  dalla  conclusione  del ciclo
terapeutico  (reazioni  tardive)  e devono essere differenziate dalle
recidive.
Le leproreazioni possono essere scatenate da situazioni concomitanti,
come  assunzione  di  terapia antimicobatterica, stress, gravidanza o
malattie infettive intercorrenti.
1.8 Complicanze
1.8.1 Nervi periferici
Anche dopo la fine di un trattamento corretto si puo' ripresentare un
danno evolutivo dei nervi periferici.
Solo i controlli post-trattamento possono individuare precocemente la
ripresa  del  danno  neurologico.  Il danno puo' essere dovuto ad una
recidiva  o  alla comparsa di una leproreazione tardiva. Nel Morbo di
Hansen  le  invalidita'  alle  mani  e  ai  piedi  sono causate dalla
sommazione  di  anestesia,  secchezza  cutanea  e paralisi muscolare.
L'anestesia  porta il malato a trascurare traumi ed infezioni, mentre
sulla  cute  anelastica per l'anidrosi si formano lesioni di continuo
che  facilitano  le  infezioni della cute e delle strutture ossee. La
paralisi  di  gruppi  muscolari  porta le mani ed i piedi ad assumere
posizioni   abnormi;   si   formano  callosita'  ed  ulcerazioni  che
approfondendosi  possono interessare le strutture muscolari, tendinee
ed ossee.
Alle  mani,  l'interessamento  del  nervo ulnare porta alla flessione
delle  falangi  del V e IV dito ( piccolo artiglio), alla difficolta'
di adduzione del I dito e alla ipoatrofia dei muscoli dell'ipotenar.
L'interessamento  del nervo mediano causa flessione del II e III dito
(artiglio  mediano)  e  atrofia  del  tenar.  La  rara paralisi nervo
radiale segue l'interessamento dei nervi ulnare e mediano, provocando
la "mano cadente".
La  paralisi  del nervo tibiale posteriore provoca la flessione delle
falangi  delle  dita  dei piedi, mentre la paralisi del nervo peroneo
comune porta al piede cadente.
1.8.2 Apparato oculare
Nei   pazienti   paucibacillari   non   trattati   il  coinvolgimento
dell'apparato  oculare  e'  precoce  per  l'interessamento  dei nervi
facciale  e  trigemino.  La paralisi del facciale porta a lagoftalmo,
mentre    l'interessamento    del    trigemino    provoca   secchezza
congiuntivale.   Il   coinvolgimento   acuto  di  questi  nervi  puo'
verificarsi durante leproreazioni di tipo 1.
Nelle  leproreazioni  di  tipo  2 gli immunocomplessi possono causare
iriti ed episcleriti.
Nei pazienti (LL) non trattati il coinvolgimento dei nervi periferici
e'  tardivo  e  l'apparato  oculare  viene  interessato  direttamente
dall'invasione dei bacilli.
2 DIAGNOSI
2.1 Sospetto diagnostico
Il  sospetto  di  diagnosi  di  lebbra  puo'  sorgere di fronte ad un
soggetto  che  proviene  da paesi con lebbra endemica, o che vi abbia
soggiornato  negli  ultimi 10-15 anni, e che presenti lesioni cutanee
e/o segni di neuropatia periferica.
2.2 Anamnesi
Si devono ricercare i segni prodromici: parestesie, ustioni indolori,
difficolta'  alla prensione ed alla deambulazione, rinorree ripetute,
corize prolungate, dolori articolari.
2.3 Esame clinico
2.3.1 Cute
La  superficie corporea deve essere osservata per intero alla ricerca
di  lesioni  cutanee.  In particolare bisogna identificare il tipo di
lesione  (macula,  papula, placca, nodulo, infiltrazione diffusa), la
grandezza,    il    numero    e   la   distribuzione   (a/simmetrica,
mono/bilaterale),  la  definizione  dei  bordi delle lesioni (netti o
sfumati),  l'aspetto della superficie delle lesioni (secca e ruvida o
liscia al tatto).
2.3.2 Nervi periferici
Si  ricerca l'ingrossamento dei nervi periferici nei punti di repere:
n.  ulnare  sopra il gomito, n. tibiale posteriore dietro il malleolo
mediale, n. popliteo laterale dietro la testa della fibula.
E'  necessario identificare disturbi della sensibilita' sia a livello
delle  lesioni  cutanee  che  nelle  regioni  innervate da nervi piu'
frequentemente   coinvolti   dalla  lebbra  (n.  ulnare,  n.  tibiale
posteriore, n. surale).
2.4 Esami di laboratorio
2.4.1 Esame microbiologico
2.4.1.1 Striscio cutaneo
Lo   striscio  viene  eseguito  sulle  lesioni  cutanee  e  sui  lobi
auricolari,  anche  se  apparentemente  indenni.  Si  forma una plica
stringendo  la  cute tra due dita; la cute, cosi' ischemizzata, viene
incisa  con  un  bisturi  e i bordi e il fondo dell'incisione vengono
raschiati  delicatamente  con  la  lama. Il materiale asportato viene
strisciato  con  movimento  circolare  su  un  vetrino  portaoggetti,
fissato al calore e colorato con metodo Ziehl-Neelsen.
I  malati  che  mostrano anche un solo bacillo nello striscio cutaneo
sono  classificati  multibacillari,  mentre quelli senza bacilli sono
definiti paucibacillari.
L'Indice  Batterico  (IB)  fornisce  una stima della carica batterica
cutanea  e  viene calcolato sulla base del numero di bacilli presenti
in  un numero minimo di 4 prelievi eseguiti sui due lobi auricolari e
sul bordo di lesioni attive. L'IB viene espresso con una scala che va
da  1+  della  BT  a  6+ della forma LL. L'IB e' utile per inserire i
malati nelle forme dello spettro classificativo di Ridley e Jopling e
per  valutare l'efficacia della terapia; una terapia efficace infatti
fa diminuire l'IB.
L'Indice  Morfologico  (IM)  esprime la percentuale di bacilli vitali
che  si  colorano  in  modo  omogeneo  (bacilli "solidi") rispetto ai
bacilli  non  vitali  che si presentano "frammentati" o "in granuli".
Anche l'IM diminuisce in corso di terapia efficace.
2.4.1.2 Tampone nasale
La  ricerca  di BAR nelle secrezioni nasali non ha valore diagnostico
perche'  risulta  positiva  solo  in  alcuni pazienti BL e negli LL e
perche' l'esame microscopico diretto identifica la presenza di BAR ma
non puo' distinguere se si tratti di M. leprae o di altri micobatteri
ambientali.
La  ricerca  di  BAR  nel  secreto  nasale  di  pazienti  con  lebbra
multibacillare e' invece importante dal punto di vista epidemiologico
perche' identifica i soggetti dotati di maggiore potere contagiante.
2.4.2 Esame istopatologico
Viene  eseguito su biopsie di cute lesionata. Serve per confermare la
diagnosi  clinico-microbiologica ed e' indispensabile per la diagnosi
di lebbra indeterminata e neuritica pura.
2.4.3 Test alla lepromina
Viene effettuato iniettando nel derma un estratto di M. leprae uccisi
col calore. Il test viene controllato dopo 3-4 settimane (reazione di
Mitsuda).  Il  test  e' positivo in caso di formazione di un nodulo e
viene quantificato con " + " sulla base del diametro del nodulo da 1+
(diametro  <  3 mm) a 3+ (diametro > 10 mm). Il test si limita a dare
un   contributo   alla   classificazione,   ma   non  riveste  valore
diagnostico. L'OMS ne consiglia l'esecuzione solo a scopi di ricerca.
2.4.4 Titolazione degli anticorpi anti-M. leprae
La  titolazione  degli anticorpi anti-M. leprae puo' rappresentare un
test  complementare per il monitoraggio della terapia e per prevedere
ricadute  nel  periodo  post-terapeutico. Inoltre rappresenta l'unico
mezzo per identificare i casi di lebbra sub-clinica e per controllare
i contatti.
L'antigene piu' utilizzato e' un glicolipide fenolico, il PGL-I.
2.4.5 Indagini di biologia molecolare
Le metodiche per l'amplificazione (Polymerase Chain Reaction o PCR) e
l'identificazione  del DNA di M. leprae possono risultare utili nelle
forme  paucibacillari  con  reperto istopatologico dubbio, nell'esame
del  tampone  nasale  per il riconoscimento dell'infettivita' e nella
verifica della farmaco-resistenza, in particolare per quanto riguarda
la resistenza alla rifampicina.
2.5 Esami strumentali dei nervi periferici
L'esame  di  routine  della  sensibilita'  tattile  (filo di cotone),
dolorifica  (punta di un ago) e termica (acqua fredda e calda) non ha
perso  il  suo  valore. La sensibilita' propriocettiva al palmo delle
mani  e  alla pianta dei piedi e' esaminata mediante fili di nylon di
diametro  diverso e scalare (1). L'esame della muscolatura volontaria
e' descritto in manuali specialistici (1).
Esami  piu'  sofisticati  sono  l'elettromiografia,  la  velocita' di
conduzione  motoria  e  la  velocita'  di  conduzione sensitiva; essi
rappresentano    un    ausilio   strumentale   utile   per   valutare
l'interessamento dei nervi periferici. Questi esami strumentali hanno
il pregio di identificare il danno nervoso periferico ancor prima che
si  evidenzi  clinicamente.  Possono essere effettuati sia al momento
della  prima diagnosi, che durante la terapia e il monitoraggio post-
terapeutico.
Altre  indagini  piu'  complesse  e fino ad ora utilizzate a scopi di
ricerca,  quali  l'ecografia  e  la  risonanza magnetica nucleare dei
nervi  periferici,  possono  essere utili in particolari circostanze:
per  confermare  l'insorgere  di  leproreazioni  a  carico  dei nervi
periferici,  nella  preparazione  ad  interventi  di  neurolisi e per
l'identificazione di possibili granulomi intraneurali.
2.6 Diagnosi clinico-microbiologica
Per  porre  la  diagnosi  clinico-microbiologica  bisogna  valutare i
parametri clinici e batteriologici delle lesioni cutanee.
Parametri clinici
- Distribuzione delle lesioni cutanee: simmetrica o asimmetrica
-  Tipo  di  lesione  (macula,  papula, placca, noduli, infiltrazione
diffusa).
- Caratteristiche delle lesioni (bordi, superficie).
-  Disturbi  della  sensibilita'  tattile, dolorifica o termica delle
lesioni.
Parametri batteriologici
-  Indice  batterico  (se  si  utilizza la classificazione di Ridley-
Jopling)  o  la  presenza  o  l'assenza  di  BAR  (se  si utilizza la
classificazione OMS pauci-multibacillare).
La  diagnosi  clinico-microbiologica  di  Morbo  di Hansen puo' porsi
sulle seguenti basi:
a) Forme paucibacillari dello spettro (TT e parte BT)
- Distribuzione delle lesioni: asimmetrica (mono/bilaterale).
- Tipo di lesione: macula e/o placca e/o papula.
-  Caratteristiche  delle  lesioni:  bordi netti e superficie secca e
ruvida al tatto.
- Perdita della sensibilita' sulle lesioni.
- Assenza di BAR nello striscio cutaneo.
b) Forme multibacillari (parte di BT, BB, BL, LL)
- Distribuzione delle lesioni: bilaterale simmetrica.
- Tipo di lesione: macula e/o nodulo e/o infiltrazione diffusa.
- Caratteristiche delle lesioni: bordi sfumati e superficie liscia al
tatto.
- Sensibilita' sulle lesioni conservata.
- Presenza di BAR in strisci cutanei.
c) Forma Indeterminata
La  lebbra  Indeterminata sta al di fuori dello spettro e pertanto la
ricerca  della  concordanza  dei parametri clinici, microbiologici ed
istopatologici  non  e'  proponibile ai fini diagnostici. Il sospetto
diagnostico  si  pone  in  bambini  o adolescenti provenienti da aree
endemiche  che  presentano una macula o poche macule raggruppate, non
pruriginose,  fisse, a superficie liscia, non anestesiche, resistenti
alle  terapie  topiche.  La  diagnosi  si  basa sull'esame istologico
mediante  la  dimostrazione  di  BAR  nei  filamenti  nervosi o negli
annessi.
d) Forma neuritica pura
Si  manifesta  con  parestesie,  aree di anestesia cutanea e paralisi
motorie.  In  molti  casi,  dopo  mesi o anni, compare l'obiettivita'
cutanea. La diagnosi e' posta con l'esame istopatologico praticato su
biopsia di nervo periferico sensitivo (es. nervo surale).
2.7 Conferma diagnostica
L'OMS  basa  la  diagnosi di Morbo di Hansen sui soli reperti clinici
(6).  In  un  paese  con lebbra "sporadica" come l'Italia tuttavia la
diagnosi   clinico-microbiologica   deve   sempre  essere  confermata
dall'esame istopatologico.
Nei  casi in cui l'esame istopatologico non sia diagnostico e l'esame
microbiologico  risulti negativo, e' opportuno confermare la diagnosi
clinica  mediante  esecuzione della PCR per la ricerca del DNA del M.
leprae
2.8 Leproreazioni
La   leproreazione  deve  essere  sospettata  in  tutti  gli  episodi
infiammatori  acuti  cutanei  e  dei  nervi  periferici,  comparsi in
pazienti  con  lebbra  attiva  o  pregressa.  In  presenza di lesioni
cutanee  con  caratteristiche  infiammatorie  bisogna  confermare  il
sospetto clinico mediante esame istopatologico del prelievo bioptico.
La  diagnosi  e' invece certa in caso di sintomatologia neuritica. In
questi   casi   l'esame   strumentale   dei   nervi  periferici  puo'
rappresentare un criterio obiettivo addizionale.
2.9 Quantificazione delle invalidita'
L'OMS  (9)  indica  un  sistema  semplice  di  quantificazione  delle
invalidita'.
a.Piedi e Mani
grado 0: assenza di anestesia, deformita' o lesioni visibili;
grado 1: anestesia senza deformita' e lesioni visibili;
grado 2: presenza di deformita' o di lesioni visibili.
Per  "lesione"  si  intende  una  ulcerazione,  rigidita' articolari,
riassorbimento  totale  o  parziale  delle  falangi  delle mani o dei
piedi.
La   quantificazione   delle   invalidita'   deve   essere   eseguita
separatamente per ciascuna delle due mani e dei due piedi.
b. Apparato oculare
grado 0: assenza di disturbi oculari imputabili al Morbo di Hansen;
grado  1: presenza di disturbi oculari imputabili al Morbo di Hansen,
senza abbassamento della acutezza visiva (acutezza visiva almeno pari
a  6/60:  il  soggetto  puo'  contare le dita della mano a 6 metri di
distanza);
grado 2: forte abbassamento della acutezza visiva (acutezza inferiore
a 6/60; il soggetto non riesce a contare le dita della mano a 6 metri
di distanza).
grado  3:  disturbi  oculari imputabili al Morbo di Hansen: anestesia
corneale,  lagoftalmo  e iridociclite. La quantificazione deve essere
eseguita separatamente per ciascun occhio.
3 TERAPIA E GESTIONE DEI MALATI CON MORBO DI HANSEN
3.1 Terapia medica
3.1.1 Farmaci di prima scelta
- Rifampicina
- Dapsone
- Clofazimina
3.1.2 Principi ispiratori degli schemi terapeutici OMS
- Non si utilizzano mai farmaci in monoterapia.
-  Si  utilizzano  contemporaneamente  2  o 3 farmaci a seconda della
carica batterica.
-  La  rifampicina  va  sempre  somministrata sotto controllo; questo
farmaco  e' dotato delle maggiori proprieta' battericide nei riguardi
del M.leprae.
-  Cicli  terapeutici limitati nel tempo; la limitazione della durata
del trattamento migliora la compliance.
3.1.3 Schemi terapeutici OMS (10)
Paucibacillari (esame dello striscio cutaneo negativo):
Rifampicina: 600 mg una volta al mese sotto controllo medico.
Dapsone: 100 mg/die in autosomministrazione.
Durata: 6 mesi.
Multibacillari (esame dello striscio cutaneo positivo):
Rifampicina  (600  mg)  + Clofazimina (50 mg) una volta al mese sotto
controllo medico.
Dapsone   (100   mg)   +  Clofazimina  (50  mg)  tutti  i  giorni  in
autosomministrazione.
Durata: 24 mesi.
Dosaggio per bambini:
Rifampicina: 10 mg/kg una volta al mese
Dapsone: 1 mg/Kg/die
Clofazimina: 1 mg/Kg/die
La  clofazimina,  confezionata  in  capsule  da  50 mg e 100 mg, puo'
essere somministrata a giorni alterni.
3.1.4 Regolarita' del trattamento
Paucibacillari:   l'assunzione  delle  6  dosi  mensili  deve  essere
completata entro 9 mesi
Multibacillari:  l'assunzione  delle  24  dosi  mensili  deve  essere
completata entro 36 mesi.
3.1.5 Controindicazioni all'uso dei farmaci di prima scelta
Alcuni  pazienti,  soprattutto di pelle chiara, rifiutano di assumere
la  clofazimina  perche'  provoca  pigmentazioni  nelle  zone di cute
infiltrate  dalla  malattia e fotoesposte (es. volto). La rifampicina
deve  essere  sostituita  quando  si sospetta resistenza o tossicita'
dovuta al farmaco.
Il dapsone non deve essere somministrato a pazienti con deficit della
glucosio-6-fosfato-deidrogenasi,  e deve essere interrotto in caso di
aumento della metemoglobina, o di emolisi secondaria o altro segno di
tossicita'.
3.1.6 Farmaci di seconda scelta
- Ofloxacina
- Minociclina
- Claritromicina
La  clofazimina  puo'  essere  sostituita  da  ofloxacina  (400 mg) o
minociclina  (100  mg)  somministrate  quotidianamente.  Puo'  essere
somministrata  una  dose ROM (Rifampicina 600 mg + Ofloxacina 400mg +
Minociclina 100 mg) una volta al mese per 24 mesi.
In   caso   di   resistenza   alla  rifampicina  l'OMS  consiglia  la
somministrazione giornaliera di clofazimina (50 mg) associata a:
- due dei seguenti farmaci: ofloxacina (400 mg), minociclina (100 mg)
o claritromicina ( 500 mg) per 6 mesi;
- un solo farmaco, da scegliere tra minociclina (100 mg) e ofloxacina
(400 mg) per altri 18 mesi.
In  caso  di  tossicita'  al  dapsone i multibacillari continuano con
rifampicina   e   clofazimina   solamente,  mentre  i  paucibacillari
sostituiscono il dapsone con clofazimina.
3.1.7 Leproreazioni
3.1.7.1 Leproreazione di tipo 1
La  leproreazione  di  tipo  1  si  cura  con  prednisone al dosaggio
iniziale di 1 mg/Kg/die. Il dosaggio viene gradualmente ridotto sulla
base  della risposta clinica e la somministrazione viene sospesa solo
dopo  la risoluzione dell'episodio reattivo. L'uso della ciclosporina
in   associazione   ai   corticosteroidi   e'   attualmente  in  fase
sperimentale.
Durante la leproreazione la terapia antimicobatterica non deve essere
interrotta.
In presenza di danno ad evoluzione rapida dei nervi periferici (nervi
ulnare,  mediano,  tibiale  posteriore)  puo'  rendersi necessaria la
neurolisi  per  decomprimere  il tronco nervoso dalla costrizione nel
passaggio attraverso i canali osteo-fibrosi.
3.1.7.2 Leproreazione di tipo 2
La  terapia  d'elezione  e'  rappresentata  dalla  talidomide  che si
somministra  ad un dosaggio iniziale di 300 mg/die. Nei casi di lieve
entita'   si  puo'  utilizzare  la  clofazimina  alla  dose  iniziale
giornaliera di 300 mg.
Durante la leproreazione la terapia antimicobatterica non deve essere
interrotta.
3.2 Controlli post-terapeutici
Per   il   basso   tasso   di  recidive  nei  pazienti  trattati  con
polichemioterapia, l'OMS non consiglia controlli post-terapeutici.
3.3 Aggravamento
Rappresenta  un  peggioramento  del  quadro  clinico  con comparsa di
lesioni  con  bacilli  "solidi"  in  un  soggetto sotto terapia. Puo'
essere  dovuto ad un trattamento discontinuo o alla comparsa di ceppi
batterici farmaco-resistenti.
3.4 Recidiva
Rappresenta  la  riattivazione  della malattia, in soggetti che hanno
gia' completato il ciclo terapeutico, ed e' causata dalla persistenza
di bacilli nell'organismo.
I  criteri per diagnosticare una recidiva sono l'aumento dell'IB pari
o maggiore a 2+ e la comparsa di nuove lesioni cutanee (11). Cause di
recidiva  possono essere rappresentate dalla riattivazione di bacilli
metabolicamente  quiescenti  ("persisters"), dalla moltiplicazione di
bacilli   resistenti   ai   farmaci   utilizzati   o  da  trattamento
insufficiente (es. BT multibacillari trattati come paucibacillari).
Recidive  possono apparire 5-7 anni dalla fine del ciclo terapeutico;
nei  pazienti multibacillari la frequenza delle recidive e' correlata
alla  carica  batterica  presente prima dell'inizio del trattamento e
alla fine del ciclo terapeutico OMS (11,12,13).
L'espressione clinica della recidiva appare con ritardo rispetto alla
moltiplicazione  batterica;  di conseguenza, il paziente con recidiva
rappresenta una fonte di contagio inizialmente non riconosciuta.
La  recidiva  deve essere differenziata dalla leproreazione di tipo 1
tardiva  e  dalla  reinfezione in soggetti che avevano presentato una
forma lepromatosa.
La   terapia  della  recidiva  consiste  in  un  ulteriore  ciclo  di
polichemioterapia.
3.5 Terapia chirurgica
Nel  Morbo  di  Hansen  la chirurgia interviene sia con interventi di
neurolisi  in  caso  di  gravi  leproreazioni,  che per correggere le
deformita'.  E'  indispensabile per offrire ai malati con invalidita'
alle  mani,  piedi  e  apparato  oculare l'opportunita' di interventi
correttivi   per   migliorare  la  funzionalita'  degli  arti  e  per
proteggere il globo oculare. Questi interventi, associati a quelli di
chirurgia  plastica per correggere ad esempio la madarosi, facilitano
il reinserimento del malato nella comunita'.
3.6 Prevenzione della invalidita'
L'associazione  della  mancanza di sensibilita', secchezza cutanea da
anidrosi e paralisi muscolari conseguenti alla neuropatia periferica,
causa spesso l'insorgere di invalidita' a mani e piedi. Per prevenire
le  invalidita',  oltre alla diagnosi ed al trattamento precoce della
malattia e delle leproreazioni, e' necessario:
- proteggere le estremita' anestesiche
- curare ogni infezione cutanea
- idratare la cute con prodotti topici
- correggere le deformita' dei piedi con plantari
- eseguire esercizi di fisioterapia
- intervenire con la chirurgia correttiva
-  educare  i  pazienti  a  evitare  situazioni che possano provocare
ustioni
- evitare l'uso di calzature non adatte
- controllare giornalmente lo stato della cute delle mani e dei piedi
3.7 Terapia riabilitativa
3.7.1 Apparato oculare
Il  lagoftalmo  va corretto chirurgicamente; l'ipoestesia corneale va
seguita con controlli periodici, applicazione di colliri e protezione
mediante occhiali. Importante e' il semplice esercizio di chiudere ed
aprire gli occhi molte volte al giorno.
3.7.2 Mani
Le  mani  insensibili  vanno  incontro  facilmente a ustioni, ferite,
formazioni   di   callosita';   tutte   situazioni   che  favoriscono
l'insorgere  di  sovrainfezioni. Il paziente va educato all'uso delle
mani  insensibili  che  molte  volte presentano vizi di posizione per
paralisi  di  gruppi  muscolari.  La  terapia chirurgica e' una tappa
fondamentale  della  riabilitazione, ma e' pure importante la pratica
quotidiana  di  esercizi  di  fisioterapia che puo' essere effettuata
anche a domicilio dal paziente adeguatamente istruito.
3.7.3 Piedi
La  caduta del piede da paralisi del nervo peroneo comune puo' essere
corretta chirurgicamente. L'interessamento dei nervi surale e tibiale
posteriore  porta all'anestesia della pianta del piede e alla perdita
della    sensibilita'    protettiva.    Il   piede   va   controllato
quotidianamente,  la  cute  va idratata con prodotti topici. L'uso di
plantari  e'  di fondamentale importanza per evitare la formazione di
calli e poi di ulcere.
3.8 Educazione sanitaria del paziente
I  pazienti  a  rischio  di leproreazione di tipo 1 (BT, BB, BL) e di
tipo  2  (BL,  LL) devono essere consci della pericolosita' di questi
fenomeni   immunopatologici,  specialmente  per  quanto  riguarda  la
funzionalita' dei nervi periferici e dell'occhio. Devono conoscere in
quale  modo  appaiono  le  leproreazioni  e  devono  poter contattare
immediatamente il personale medico.
Il  paziente  di fronte ad un qualsiasi sintomo acuto deve pensare in
prima istanza ad una leproreazione.
Devono   essere   evitate   le   ustioni;  ogni  ferita  deve  essere
immediatamente  curata.  Il paziente deve controllare quotidianamente
lo stato delle mani, dei piedi e degli occhi.
3.9 Il Morbo di Hansen e la gravidanza
Durante  la gravidanza e l'allattamento sono piu' frequenti recidive,
aggravamenti  della  malattia  e leproreazioni. Le recidive sono piu'
frequenti  tra il II e III mese di gravidanza e dopo il parto, quando
possono   insorgere   anche   leproreazioni   di   tipo   1.  Durante
l'allattamento possono comparire neuriti silenti. La terapia standard
OMS   puo'  essere  applicata  anche  durante  la  gravidanza.  Nella
leproreazione  di  tipo  2  e' controindicato l'uso della talidomide,
mentre  puo'  essere  utilizzata  la  clofazimina,  iniziando con 300
mg/die  e scalando gradualmente il dosaggio. La leproreazione di tipo
1  puo'  essere  controllata  con prednisone con un dosaggio iniziale
quotidiano di 50 mg a scalare (14).
4 GRUPPI A RISCHIO
4.1 Forme di lebbra e contagio
Come  premesso  nella  parte  generale  il paziente affetto da lebbra
multibacillare,  specialmente  il  paziente lepromatoso non trattato,
rappresenta la maggior fonte di contagio. Ricordiamo che oltre il 95%
della  popolazione  e' naturalmente resistente alla malattia. Fattori
cruciali  per  il rischio di contagio non e' solo la carica batterica
ambientale   ma   sono  anche  le  condizioni  sociali  ed  igieniche
dell'ambiente in cui si vive.
4.2 I contatti
Sono  definiti  "contatti"  quei  soggetti  che vivono a contatto con
pazienti  affetti  da  lebbra. Sulla base del tipo di contatto con il
malato  si  distinguono  contatti  "domiciliari", "non domiciliari" e
"occasionali".
Questa  distinzione  assume  scarso  significato epidemiologico nelle
regioni  ad  alta  endemia, dove praticamente tutti gli abitanti sono
esposti ad un rischio uguale di contrarre la malattia.
4.2.1 Contatti domiciliari
Sono  definiti  "contatti  domiciliari"  i conviventi di un malato di
lebbra.
4.2.2 Contatti non domiciliari
Sono  definiti  contatti  "non  domiciliari"  i  soggetti  che  hanno
contatto  prolungato, ma non di convivenza, con un malato di morbo di
Hansen. Rientrano in questa definizione i soggetti che frequentano lo
stesso ambiente (es. scuola, luogo di lavoro).
4.2.3 Contatti occasionali
Sono  definiti  contatti  "occasionali" coloro che hanno contatti con
malati di lebbra saltuari e per brevi periodi.
4.3 Personale esposto a rischio professionale
Il  personale  sanitario  addetto  alla cura degli hanseniani rientra
nella  definizione di contatto "non domiciliare". Per questi soggetti
il  rischio di malattia e' molto basso. E' opportuno tuttavia che, in
occasione  dei controlli sanitari periodici cui sono sottoposti venga
eseguito  anche  il  dosaggio  degli  anticorpi  anti-M.  leprae.  Le
precauzioni per evitare infezioni consistono nell'isolare il paziente
con    lebbra   multibacillare   in   fase   contagiosa   fino   alla
negativizzazione  del  muco  nasale  e  nel  porre  in  atto tutte le
precauzioni  previste  per  le  malattie batteriche trasmesse per via
aerea. La luce solare e' altamente battericida sul M. leprae.
4.4 Immigrati da paesi endemici
Il  95%  dei  casi  di  lebbra registrati nel mondo e' presente in 16
paesi  dell'area tropicale e subtropicale: India, Brasile, Indonesia,
Bangladesh,  Myanmar,  Nigeria,  Nepal,  Repubblica  Democratica  del
Congo,  Mozambico,  Etiopia,  Madagascar,  Sudan,  Filippine, Guinea,
Cambogia  e Tanzania. I soggetti che provengono da queste aree sono a
piu' elevato rischio di malattia. Pertanto gli operatori sanitari che
visitano  soggetti  provenienti  da  queste  aree  devono  tenere  in
considerazione  i  criteri che fanno porre il sospetto diagnostico di
lebbra:   pregressi   episodi   che   testimoniano   disturbi   della
sensibilita'  e  della motilita', presenza di lesioni cutanee o segni
di   neuropatia   periferica.  In  caso  di  dubbi  diagnostici  sono
consigliati  esami  piu'  approfonditi (ricerca anticorpi, ricerca di
BAR in strisci cutanei, esami istopatologici di biopsie di lesioni).
4.5 Morbo di Hansen e infezione da HIV
L'immunosoppressione rappresenta un fattore favorente per l'infezione
da  M.  leprae.  Studi  eseguiti  in  aree  endemiche  tuttavia hanno
dimostrato  che, a differenza delle altre micobatteriosi, l'incidenza
della  lebbra nei soggetti HIV positivi non aumenta rispetto agli HIV
negativi.
4.6 Profilassi
La  profilassi  farmacologica  non  e'  consigliata per il rischio di
selezione  di  ceppi  batterici  farmaco-resistenti.  Ricerche  sulla
efficacia  di  un  vaccino costituito da BCG e M leprae uccisi con il
calore,  ha  dato  per  ora  risultati  contrastanti  e  pertanto non
rappresenta   al   momento   un   mezzo   di   prevenzione  primaria.
Significativa  e'  la  protezione  offerta  dal  BCG somministrato in
bambini di aree endemiche.
4.7 Sanificazione degli ambienti
1 Ove possibile, esporre gli ambienti a raggi UV per almeno 12 ore.
2 Areare l'ambiente.
3  Le  procedure di disinfezione degli ambienti, degli arredi e degli
oggetti  sono  quelle  in  uso per il trattamento micobattericida. In
particolare,    e'    raccomandato   l'uso   di   sodio   ipoclorito,
opportunamente diluito.
5  IL  MORBO  DI  HANSEN  IN  ITALIA:  EPIDEMIOLOGIA,  LEGISLAZIONE E
CONTROLLO
5.1 Dati epidemiologici italiani
Secondo  i  dati della Societa' Italiana di Hanseniologia (SIHAN) dal
1970  al  1997  sono stati diagnosticati 294 nuovi casi di lebbra, di
cui il 39% (107 malati) tra gli immigrati. Scomponendo i 28 anni in 4
periodi  di 7 anni risulta che la quota legata all'immigrazione passa
dal  10%  del  periodo  1970-1976  al  66.2% del periodo 1991-1997. I
focolai  autoctoni della Liguria di Ponente, costa ionica calabrese e
siciliana  e  della  costa  occidentale  sarda  sono  quasi del tutto
scomparsi: in queste zone si manifestano, ad intervalli di anni, casi
sporadici.
Oggi  la  lebbra  in  Italia  e'  quasi  totalmente di importazione e
compare  tra  i cittadini italiani che hanno soggiornato in paesi con
lebbra endemica e tra immigrati da queste regioni.
Nei  casi  autoctoni  prevalgono  le  forme  BL e LL, mentre nei casi
importati  la quota dei pazienti BT pauci e multibacillare e' di gran
lunga  superiore  alle altre forme. Tra i pazienti di importazione si
osservano anche pochi casi TT.
5.2 Il controllo del Morbo di Hansen in Italia
5.2.1 Generalita'
E'  necessario basare le linee di condotta per il controllo del Morbo
di Hansen in Italia su dati di fatto incontestabili:
1. La malattia, che sembrava estinguersi, e' in aumento per i casi di
importazione.
2.  Anche  se  il  numero  dei  casi  e'  ridotto,  bisogna tenere in
considerazione  che  il  Morbo  di Hansen e' una malattia con pesanti
risvolti medici e sociali.
3. Il Morbo di Hansen non e' circoscritto a pochi e limitati focolai,
ma puo' ora presentarsi in ogni parte del territorio nazionale.
4.  Il  Morbo  di  Hansen  e'  poco  conosciuto  tra la classe medica
italiana,  cosi'  come la dermatologia tropicale, dottrina essenziale
nel processo diagnostico differenziale.
5.  A  causa  del  ridotto  numero  di casi l'esperienza diagnostica,
clinica   e   di   laboratorio  (specialmente  istopatologica)  delle
strutture del SSN non e' adeguata.
I  suggerimenti  e  protocolli  diagnostici  e terapeutici dello OMS,
trattati  nelle  parti  precedenti,  sono  stati  emessi  per  essere
adottati  dai  paesi  con  Morbo  di  Hansen  endemico  e con servizi
sanitari  in  via  di  sviluppo. Molte raccomandazioni possono essere
adottate  dai  paesi  occidentali,  ma  altre non si accordano con le
esigenze  di un paese, come l'Italia, con servizi sanitari sviluppati
e  pochi casi di lebbra. La classificazione clinica PB/MB, basata sul
numero delle lesioni e' estremamente aleatoria, mentre l'introduzione
della  nuova  forma  di lebbra, definita come "lebbra con una singola
lesione"  e  trattata  in  un  giorno  con una dose ROM, non presenta
alcuna   utilita'   per   il   nostro  Paese.  Analogamente,  non  e'
consigliabile la riduzione della durata di terapia dei MB a un anno e
la proscrizione dei controlli post-terapia.
Mentre  nei  paesi con morbo di Hansen a maggiore endemia puo' essere
valido  il  sistema  di controllo "verticale" ad hoc, non altrettanto
puo'   dirsi   per  il  nostro  Paese,  stante  l'attuale  condizione
epidemiologica.
D'altra  parte,  il  controllo  "orizzontale"  del  morbo  di  Hansen
mediante  la  totale  integrazione con i servizi sanitari generali si
accompagnerebbe  ad  uno  scadimento  delle  capacita' diagnostiche e
terapeutiche.  Infatti,  la bassa incidenza di lebbra non permette un
adeguato  addestramento  dei medici sull'intero territorio nazionale:
la  lebbra  e' una malattia complessa che necessita di una perfetta e
immediata   conferma   diagnostica,   di  una  corretta  impostazione
terapeutica  e  del riconoscimento e trattamento delle leproreazioni.
Il DPR del 21 settembre 1994 integra il controllo del Morbo di Hansen
nel  SSN devolvendo la cura a pochi centri specializzati. Il morbo di
Hansen  si  puo'  presentare  con quadri clinici multiformi che fanno
porre  la  diagnosi differenziale con numerosissime altre malattie ad
espressione  cutanea;  poiche' sempre piu' casi compaiono in soggetti
provenienti  da  aree  tropicali  e' necessario un coinvolgimento non
solo con la disciplina dermatologica, (6) ma anche e specificatamente
con la dermatologia tropicale.
5.2.2   Definizioni  da  utilizzare  per  la  compilazione  dei  dati
epidemiologici
-  Nuovo  malato  di  morbo di Hansen: paziente con diagnosi certa di
morbo di Hansen che non ha mai assunto terapia specifica.
- Malato di morbo di Hansen in trattamento.
1. Paziente con diagnosi certa di morbo di Hansen, che assume terapia
specifica e che appartiene alle seguenti categorie:
a) malato con diagnosi iniziale di morbo di Hansen multibacillare con
striscio cutaneo positivo;
b) malato con diagnosi iniziale di morbo di Hansen multibacillare con
striscio cutaneo negativo, in terapia da meno di due anni;
c)  malato con diagnosi iniziale di morbo di Hansen paucibacillare in
terapia da meno di sei mesi.
2.  Paziente con riattivazione della malattia dopo aver completato la
terapia (recidiva).
Non  sono  compresi  in  questa definizione i soggetti che presentano
leproreazioni tardive o invalidita' permanenti.
- Soggetto sotto controllo post-terapeutico per morbo di Hansen:
soggetto  con  pregressa  diagnosi  di  morbo di Hansen attiva, sotto
controllo  (clinico,  microbiologico e per la funzionalita' dei nervi
periferici), con le seguenti specifiche:
a)  diagnosi  iniziale di morbo di Hansen multibacillare, attualmente
con  striscio cutaneo negativo, che ha assunto terapia anti-M. leprae
continuativa per almeno due anni;
b) diagnosi iniziale di morbo di Hansen paucibacillare che ha assunto
terapia anti-M. leprae continuativa per almeno sei mesi;
-  Soggetto  con  invalidita' permanente da morbo di Hansen: soggetto
con  invalidita'  agli arti e/o apparato oculare causata dal morbo di
Hansen.
5.2.3 Obbligo della notifica
Il  morbo  di  Hansen e' inserito tra le malattie infettive di classe
terza  ed e' richiesta una notifica nominativa. Questo rappresenta un
grave  ostacolo  al  controllo  del  morbo  di  Hansen.  La  notifica
nominativa, come e' intesa oggi, mette l'ammalato a rischio di essere
riconosciuto.  Si  auspica  che  le  stesse  modalita' attualmente in
vigore  per  la  notifica  di  pazienti sieropositivi per HIV vengano
applicate per la notificazione dei casi di morbo di Hansen.
5.2.4 Classificazione
La  classificazione di Ridley e Jopling (2, 3) e' quella che offre le
migliori  indicazioni  prognostiche.  Infatti  questa classificazione
identifica  le  forme  borderline  che  sono  a  maggior  rischio  di
leproreazioni  di  tipo 1 e quindi di sviluppare neuriti; inoltre da'
importanti indicazioni circa la durata del periodo di controllo post-
terapeutico.
5.2.5 Protocolli diagnostici
Classificare  significa  diagnosticare.  Sono  da evitare le diagnosi
aspecifiche  di  Morbo di Hansen mentre bisogna sempre specificare la
forma  della  malattia.  Lo  sforzo  classificativo  fa  ricercare la
concordanza  dei parametri clinici e batteriologici da cui scaturisce
una diagnosi clinico-batteriologica.
Ogni diagnosi clinica-batteriologica di lebbra deve essere confermata
dall'esame istopatologico.
L'esame  istopatologico  e'  indispensabile  per la diagnosi di forma
indeterminata  e  di  forma neuritica pura. Il nervo da biopsiare, in
caso di forma neuritica pura, e' il surale.
L'esame istopatologico e' pure dirimente nella diagnosi differenziale
tra recidiva e leproreazione di tipo 1 tardiva.
5.2.6 Protocolli terapeutici
E' opportuno, anche in Italia, adottare il protocollo terapetico OMS,
cosi' come seguire le istruzioni d'uso dei farmaci di seconda scelta.
E'  necessario  stabilire,  nei MB, l'IB al momento della diagnosi ed
alla fine del ciclo terapeutico.
La  durata  del ciclo terapeutico per i MB e' di 2 anni; se alla fine
del  ciclo  l'IB  rimane  uguale  o  superiore  a  3+  e'  necessario
continuare  la  terapia fino alla sua negativizzazione (11). Nei casi
lepromatosi  con  IB  di 6+, limitatamente al periodo di ricovero con
muco   nasale   positivo   per   BAR,   puo'   essere  utilizzata  la
somministrazione  quotidiana di rifampicina (10 mg/Kg/die) al fine di
ridurre i tempi di ricovero.
E'  assolutamente  da  evitare  ogni  somministrazione  di farmaci in
monoterapia e la somministrazione intervallata.
5.2.7 Ricovero ospedaliero
Il ricovero deve essere previsto in casi selezionati:
1.Pazienti  di  nuova diagnosi: i MB devono essere ospedalizzati fino
alla  scomparsa  dei  BAR  dal  muco nasale, mentre i PB per il breve
periodo necessario ad impostare la terapia.
2.Pazienti che presentano aggravamenti o recidive.
3.Pazienti in leproreazione.
4.Pazienti  che  devono  essere sottoposti ad interventi di chirurgia
riabilitativa
Il  breve  periodo  di ospedalizzazzione deve essere anche utilizzato
per l'educazione sanitaria del paziente.
5.2.8 Assistenza in regime ambulatoriale o di day hospital durante la
terapia
Dopo  il periodo di degenza, necessario a negativizzare le secrezioni
nasali  dei  malati  BL  o  LL e per impostare la terapia nelle altre
forme,  il  paziente  deve essere seguito a domicilio. Il paziente in
trattamento  deve  essere  visitato  mensilmente  per  controllare  i
parametri  clinici(  cutanei  e  neurologici)  e  microbiologici, per
individuare  effetti  collaterali  da  farmaci,  sia mediante l'esame
clinico   che   dei  parametri  ematici  (esame  emocromocitometrico,
metaemoglobinemia, funzionalita' epatica e renale).
Rifampicina, ofloxacina, minociclina, claritromicina, prednisone sono
reperibili  nelle  farmacie, mentre dapsone, clofazimina e talidomide
devono essere acquistati all'estero da strutture del SSN.
La  gratuita' dei medicinali e delle analisi di controllo in pazienti
in trattamento domiciliare sono giustificate da varie leggi e DPR.
-)  secondo  la Legge n 31 del 24 gennaio 1986 accertamenti e farmaci
sono  esenti da qualsiasi compartecipazione a carico degli hanseniani
assistiti.
-)  Il  DPR  del  20  ottobre 1992 sulla attivazione dei day hospital
consente,  nell'ambito  dei cicli di cura programmati, la concessione
da  parte  dell'ospedale  anche  di eventuali farmaci che l'assistito
debba assumere nel proprio domicilio, ivi compresi quelli autorizzati
per il solo uso ospedaliero.
L'hanseniano  dimesso  che  deve proseguire la cura a domicilio sara'
posto in regime di day hospital; in questo modo i farmaci necessari e
gli  esami  di  controllo  saranno forniti dalle strutture adibite al
controllo  al  fine  di  preservare  l'anonimato  del paziente. Se il
paziente  risiede  lontano dalla struttura di controllo potra' essere
ricoverato  per  il  tempo necessario per eseguire il monitoraggio di
eventuali effetti collaterali dei farmaci.
5.2.9 Controlli post-terapeutici
L'indicazione  dell'OMS  di abolire i controlli post-terapeutici puo'
essere seguita nei paesi con lebbra endemica, al fine di impegnare le
risorse  nella  ricerca  di  nuovi casi. Nel nostro Paese i controlli
post-terapeutici   vanno   effettuati  per  individuare  precocemente
recidive  e  leproreazioni.  I controlli devono essere clinici (della
cute  e  dei  nervi  periferici),  microbiologici  (esame del tampone
nasale  e  determinazione  dell' IB nei pazienti MB che alla fine del
ciclo  terapeutico  di  2  anni  mostrano IB positivo), sierologici e
strumentali  (elettromiografia,  velocita'  di  conduzione  motoria e
sensitiva).
Anche dopo la fine di un trattamento corretto si possono ripresentare
recidive  con  sintomatologia cutanea e/o neuritica e danno evolutivo
dei nervi periferici.
La  durata  dei  controlli  post-terapeutici  e'  condizionata  dalla
possibile comparsa di recidive (11,13).
I  controlli  saranno  ripetuti  nei pazienti borderline per almeno 5
anni  dalla  fine  del  trattamento e nei pazienti LL per 7 anni. Gli
esami  sierologici  (  un  aumento degli anticorpi anti-M.leprae puo'
segnalare le recidive) possono fornire utili indicazioni sui soggetti
da sottoporre a piu' accurata sorveglianza.
Nei  primi  tre  anni  i  controlli saranno trimestrali o semestrali;
negli  anni  successivi  la  cadenza  sara' semestrale o annuale. Per
legge  gli  hanseniani  cittadini  italiani  che ricevono il sussidio
devono essere controllati clinicamente e batteriologicamente ogni tre
mesi,  pena  la  sospensione  del sussidio (Legge n.31 del 24 gennaio
1986).
Le  recidive  saranno  trattate con un ulteriore ciclo di due anni. I
bacilli  dei  pazienti  con  recidiva  saranno analizzati con PCR per
determinare eventuali resistenze alla rifampicina ed al dapsone.
5.2.10 Trattamento di altre patologie in hanseniani dimessi
Gli  hanseniani che, una volta dimessi dai centri di cura, presentino
altre  patologie, devono poter accedere alle strutture dell'SSN senza
alcuna preclusione.
5.2.11 Controllo dei contatti
L'  esperienza  insegna  che  nei  paesi  occidentali  senza  focolai
autoctoni  ma  con presenza di casi di importazione, i casi secondari
di  morbo  di  Hansen  (che hanno contratto l'infezione senza recarsi
all'estero)  sono  cosi' trascurabili (1 caso nei Paesi Bassi su 1600
nuovi  malati  diagnosticati  tra  il  1945  e  il  1990)  da rendere
necessario  solo  il controllo dei contatti domiciliari. In Italia il
DPR  del  21  settembre  1994  prevede  il controllo annuale dei soli
contatti   domiciliari;   il   controllo   potra'   essere   clinico,
microbiologico (esame del muco nasale) e sierologico.
Ai  bambini  considerati contatti domiciliari potra' essere praticata
la vaccinazione con BCG.
Non  sono  previsti  i  controlli  dei  "contatti  non  domiciliari":
infatti, tenendo conto della scarsa patogenicita' del M.leprae, della
lunga  incubazione  della  malattia  e  della scarsa carica batterica
ambientale  i  controlli  sanitari nei posti di lavoro o nelle scuole
causerebbero fenomeni di comprensibile panico ed inutile apprensione.
I  "contatti  occasionali"  non sono da prendere in considerazione al
fine del controllo.
5.2.12 Controllo degli immigrati irregolari
E'  auspicabile  che  tutti coloro con sospetto morbo di Hansen o con
segni  cutanei  o  neurologici  di  natura  da  determinare, anche se
visitati presso centri di accoglienza o volontariato, vengano inviati
presso  strutture  pubbliche  specializzate nella diagnosi e cura del
morbo  di  Hansen  o di altre dermatosi tropicali al fine di giungere
all'accertamento diagnostico.
5.3 Didattica e presidi specializzati
5.3.1 Didattica
Il  primo  passo  per  far  porre  il sospetto diagnostico e' di fare
conoscere  la malattia nelle sue linee essenziali al personale medico
e  in  prima  istanza  ai  medici  di medicina generale, dermatologi,
infettivologi e neurologi. La didattica deve essere attuata nei corsi
universitari e di specializzazione e, in modo piu' completo, mediante
seminari o corsi di aggiornamento.
5.3.2 Centri territoriali
Al   fine   di  facilitare  l'accesso  dei  pazienti  alle  strutture
sanitarie,  e'  opportuno  che  le Regioni e le Provincie Autonome di
Trento  e  Bolzano,  in  relazione  a  specifiche esigenze sanitarie,
individuino   i   centri   territoriali   tra   le  unita'  operative
dermatologiche  del Servizio Sanitario Nazionale. I centri provvedono
a:
1.  attuare  i  protocolli  terapeutici  e riabilitativi stabiliti ed
individualizzati nei centri di riferimento nazionale;
2.  sottoporre  a  controlli  clinici  e microbiologici trimestrali i
pazienti e
2.A rilasciare loro una certificazione valida ai fini dell'erogazione
del  sussidio;  la  mancata  effettuazione  dei controlli trimestrali
determina  la sospensione del sussidio, cosi' come previsto dal comma
7 dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1986, n. 31;
2.B  inviare  al  Centro  di riferimento che ha posto o confermato la
diagnosi  una  scheda tecnica riguardante il monitoraggio trimestrale
del paziente;
3. inviare i pazienti in leproreazione o che presentano peggioramento
in  corso  di  terapia  o  ricadute  post-terapeutiche  al  Centro di
riferimento;
4.  inviare  i pazienti al Centro di riferimento al termine dei cicli
terapeutici stabiliti;
5.  sottoporre  a controllo clinico e batteriologico, almeno annuale,
tutti  i conviventi a carico dell'hanseniano, pena la sospensione del
sussidio;
6.  attuare  le  attivita' di profilassi nei confronti dei conviventi
con hanseniani.
5.3.3 Centri di riferimento nazionale
I Centri sono i seguenti:
Centro  di  Riferimento Nazionale per il morbo di Hansen - Sezione di
Dermatologia Tropicale
Azienda  Ospedaliera  Ospedale  S.  Martino  e Cliniche universitarie
convenzionate
Largo R. Benzi, 10 - 16132 Genova
Tel. 010 5552579/78 Telefax 010 3538427
Centro  di Riferimento Nazionale per il morbo di Hansen - Azienda USL
8
Divisione di Dermatologia - Reparto Hanseniani
Via Is Mirrionis - 09100 Cagliari
Tel. 070 6095910 Telefax 070 6095911
Centro  di  Riferimento  Nazionale  per il morbo di Hansen - Ospedale
Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti
Via Provinciale per Matera km. 100,400 - 70023 Gioia Del Colle (BA)
Tel. 080 3430061 Telefax 080 3499273
Centro  di  Riferimento  Nazionale  per  il morbo di Hansen - Azienda
Ospedaliera Piemonte
Via Spadafora - 98124 Messina
Tel. 090 2224228 Telefax 090 2224364
I centri provvedono a:
1. confermare la diagnosi;
2. ricoverare i pazienti secondo quanto indicato al punto 5.2.7;
3.    stabilire    protocolli   terapeutici   e   di   riabilitazione
individualizzati;
4.  inviare  i pazienti dimessi al centro territoriale piu' vicino al
domicilio  del  paziente  per  la continuazione della terapia e per i
controlli trimestrali;
5. mettere in atto attivita' di formazione permanente degli operatori
sanitari  dei centri territoriali nonche' di educazione sanitaria nei
confronti  della popolazione e degli hanseniani in collaborazione con
i  centri  territoriali, gli Assessorati regionali alla sanita' e gli
ordini professionali;
6.  notificare  ogni  caso confermato di morbo di Hansen al Ministero
della sanita' - Dipartimento della Prevenzione - Ufficio III, tramite
la scheda di notifica;
7.  notificare  la  conferma  del  caso  alla  ASL  che ha inviato il
paziente al Centro, tramite la scheda di notifica;
8.  inoltrare, entro il 10 settembre di ogni anno, al Ministero della
Sanita'  -  Dipartimento  della  prevenzione - Ufficio III, la scheda
individuale dell'hanseniano aggiornata ed una relazione tecnica sulle
attivita' svolte, su quanto osservato ed eventuali proposte;
9. far parte del "Comitato nazionale di Esperti del morbo di Hansen".
I  Centri di riferimento devono inoltre essere in grado di provvedere
alla chirurgia riabilitativa in proprio o servendosi di strutture del
SSN.
5.3.4 Laboratorio sovraregionale a disposizione del SSN
Il  Comitato Nazionale per il morbo di Hansen ribadisce la necessita'
di  un  laboratorio  "esperto"  a disposizione del Servizio Sanitario
Nazionale ed individua tale struttura presso il laboratorio del:
Centro di Riferimento Nazionale per il morbo di Hansen
Sezione di Dermatologia Tropicale
Azienda  Ospedaliera  Ospedale  S.  Martino  e Cliniche universitarie
convenzionate C.I.R.LEP, Universita' di Genova
Largo R. Benzi, 10 - 16132 Genova - Tel. 010 5552579/78 - Telefax 010
3538427
Questo  laboratorio  e'  a  disposizione dei centri territoriali e di
ogni altra struttura del SSN per la conferma diagnostica del morbo di
Hansen.
Il  Laboratorio  "esperto" deve essere in grado, applicando metodiche
microbiologiche,  istopatologiche  e di biologia molecolare, non solo
di  confermare il sospetto clinico di lebbra ma anche di stabilire la
diagnosi nei casi in cui la lebbra sia stata esclusa.
Il  laboratorio  deve  eseguire  la determinazione dell'IB e IM sugli
strisci  cutanei  (1);  inoltre  deve  eseguire  esami istologici con
colorazioni   ematossilina-eosina  e  Fite-Faraco,  determinare,  sul
preparato  istologico,  l'indice  batterico del granuloma, dosare gli
anticorpi  anti-M.leprae.  Inoltre, tale laboratorio deve effettuare,
mediante  la  PCR,  la  ricerca  del  DNA  di  M.leprae  e  di  altri
micobatteri  per  la conferma diagnostica di morbo di Hansen e per la
diagnosi  differenziale con altre micobatteriosi. In casi particolari
la PCR puo' essere utilizzata per determinare la presenza del DNA del
M.leprae nella mucosa nasale al fine di valutare l'infettivita'.
Il laboratorio dovra' essere dotato di standard positivi, sia per gli
esami sierologici che microbiologici.
A  favore  dei  Centri di Riferimento il Laboratorio deve confermare,
con  metodi  di biologia molecolare, la presenza di ceppi di M.leprae
resistenti verso la rifampicina o il dapsone in pazienti clinicamente
selezionati,  quali  coloro  che  presentano  un  peggioramento o una
stabilizzazione microbiologica e clinica, e che sono stati sottoposti
a   2  mesi  di  trattamento  in  ambiente  ospedaliero  con  farmaci
somministrati sotto stretto controllo medico.
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