N. 258 ORDINANZA (Atto di promovimento) 12 febbraio 2005

Ordinanza del 12 febbraio 2005 emessa dal Giudice di pace di San Vito
dei Normanni nel procedimento civile promosso da Caiolo  Rosa  contro
Regione Puglia ed altri. 
 
Agricoltura  e  zootecnia  -  Contributo  una  tantum  alle   aziende
  olivicole  e  viticole  del  Mezzogiorno  colpite  dalla   siccita'
  nell'annata agraria 1989-1990, nella misura di due milioni di  lire
  per ettaro e  fino  a  cinquanta  milioni  di  lire  ad  azienda  -
  Previsione, con legge successiva, dell'erogazione  del  contributo,
  da parte degli enti territoriali interessati, fino al limite di due
  milioni  di  lire  per   ettaro   e   comunque   entro   i   limiti
  dell'autorizzazione di spesa di cui all'art. 11  del  decreto-legge
  n. 367 del 1990, convertito, con modificazioni, dalla legge  n.  31
  del 1991, e nell'ambito della quota  destinata  a  ciascun  ente  -
  Irrazionale retroattivita' della norma censurata -  Violazione  del
  principio   dell'affidamento   nella   certezza    dell'ordinamento
  giuridico - Lesione del diritto di difesa -  Asserita  mancanza  di
  copertura  finanziaria   -   Indebita   interferenza   sul   potere
  giurisdizionale  per  l'incidenza  dell'impugnata   normativa   sui
  giudizi  in  corso  -  Lesione  dell'autonomia  finanziaria   delle
  Regioni. 
- Decreto-legge 28 maggio 2004,  n.  136,  art.  8-septies,  aggiunto
  dalla legge di conversione 27 luglio 2004, n. 186. 
- Costituzione, artt. 3, 24, 81, 101, 102, 104 e 119. 
(GU n.42 del 21-10-2009 )
                         IL GIUDICE DI PACE 
    Ha emesso la seguente ordinanza,  nella  causa  civile  in  primo
grado, iscritta al n. 905 del Ruolo generale anno 2004 riservata  per
la decisione all'udienza  del  28  gennaio  2005,  tra  Caliolo  Rosa
elettivamente domiciliata presso lo studio degli avv. F. Orlandino  e
A. Gentile dai quali e' rappresentata e  difesa  come  da  mandato  a
margine dell'atto di citazione, attore e  Ministero  delle  politiche
agricole  e  forestali,  in   persona   del   Ministro   in   carica,
rappresentato e difeso dell' Avvocatura dello Stato di Lecce,  presso
i cui uffici e' domiciliato convenuto Regione Puglia in  persona  del
Presidente  della  Giunta,   legale   rappresentante   pro   tempore,
rappresentata e difesa dall'avv. M. Carletti convenuta  e  Comune  di
Carovigno in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e  difeso
dall'avv. M. Ciullo, convenuto e Provincia di Brindisi in persona del
Presidente della Giunta rappresentato e difeso dall'avv. M.  Carulli,
convenuta. 
                      Svolgimento del processo 
    Con  atto  di  citazione  ritualmente  notificato  parte  attrice
conveniva  in  giudizio  il  Ministero  delle  politiche  agricole  e
forestali, la Regione Puglia, la Provincia di Brindisi ed  il  Comune
di Carovigno per sentire ivi condannare chi di dovere al pagamento in
proprio favore della somma di € 2.582,28 oltre interessi quale  saldo
del contributo di cui all'art. 2, comma 2, legge n. 31/1991. 
    Esponeva l'attore, in particolare, di essere titolare del diritto
di credito istituito dalla predetta legge per i danni subiti a  causa
della siccita' nella annata agraria 1989/1990 e di vantare il diritto
al saldo del contributo una tantum, tenuto conto dell'acconto versato
all'attore dal comune a seguito della deliberazione di  G.M.  n.  423
del 12 maggio 1992. 
    Instaurato il  giudizio  si  costituivano  i  convenuti  i  quali
contestano taluni la domanda attorea nel merito ed  altri  eccepivano
la prescrizione del diritto, la carenza della legittimazione  passiva
e l'infondatezza della domanda. All'udienza del 28  gennaio  2005  la
causa veniva introitata per la decisione e  parte  attrice  sollevava
questione di incostituzionalita' dell'art. 8-septies della  legge  n.
186/2004. 
                       Motivi della decisione 
    Come gia' giudicato con altre  pronunce  in  merito  alla  stessa
domanda, va ricordato che dalla legge n. 31/1991 e' dato dedurre  che
l'erogazione del contributo di cui e' causa non e'  subordinata  alla
discrezionalita'  dell'ente  pubblico,  che  ha  il  solo  potere  di
verificare l'esistenza  dei  presupposti  per  la  concessione  delle
erogazioni. Non puo', quindi, dubitarsi che in  favore  dei  soggetti
individuati  dall'amministrazione  competente   spetti   un   diritto
soggettivo perfetto. 
    Diversa, invece, sarebbe stata l'ipotesi in  cui  il  presupposto
per la concessione delle erogazioni avesse trovato il suo  fondamento
in uno specifico provvedimento amministrativo. E' noto, infatti,  che
in quest'ultima ipotesi il margine  di  discrezionalita'  dell'azione
amministrativa e' evidente,  dovendo  la  p.a.  realizzare  interessi
pubblici con gli strumenti che ritiene piu' opportuni. 
    La suprema Corte e' intervenuta con numerose pronunce nelle quali
ha conformemente enunciato il principio per il  quale  le  erogazioni
corrisposte dagli enti pubblici, in favore delle popolazione  colpite
da calamita', danno luogo ad una vera e propria situazione di diritto
soggettivo, tutte le volte  in  cui  i  presupposti  normativi  siano
delineati in modo rigoroso e completo dalla legge istitutiva, e  tale
e' il caso di specie  (v.  Cass.,  sez.  un.,  9215/1987,  1082/1991,
1004/1993). 
    La  normativa  di  riferimento,  rappresentata  dalle  leggi  nn.
31/1991  e  590/1981  non  lascia,   pertanto,   alcun   margine   di
discrezionalita'  alla  p.a.,  ne'  sull'an  ne'  sul   quantum   del
contributo, essendo a questa demandati, come gia'  detto,  unicamente
compiti  di  accertamento  della   ricorrenza   in   concreto   della
fattispecie legale (v. Trib. Brindisi, sez. distaccata di Mesagne  n.
54/2004). 
    Inoltre,  sempre  la  suprema  Corte  (Cass.   n. 1215/2000)   ha
confermato che quando la concessione di un contributo a favore di  un
privato trova la sua fonte in un legge, il destinatario del beneficio
risulta sempre titolare di un diritto soggettivo, e pertanto  risulta
correttamente affermata la giurisdizione del  giudice  ordinario  (v.
Cass., ss.uu. 11189/2003). 
    Nel caso in  esame,  il  provvedimento  costitutivo  del  diritto
soggettivo e' quello emanato dal Ministero competente che con  propri
decreti ha versato alle regioni le somme da ripartirsi tra  le  varie
province e comuni. 
    Occorre rilevare che in applicazione  dell'art.  8-septies  della
legge n. 186/2004 che ha sostituito le parole «di  lire»  con  quelle
«fino a lire», il comportamento della regione non  pare  censurabile,
avendo concesso, tramite  la  deliberazione  comunale  il  contributo
«fino a lire» duemilioni per ettaro. La regione avrebbe dovuto,  dopo
l'accertamento del fabbisogno di spesa,  chiedere  al  Ministero  una
distribuzione della somma di  L.  165.095  miliardi  tra  le  diverse
tipologie di intervento di cui alla citata legge in modo  da  coprire
l'intera spesa deliberata dai comuni  per  il  contributo  in  esame.
Trattandosi di un diritto soggettivo  dei  beneficiari  al  quale  la
legge  istitutiva  riconosceva  solo lire  duemilioni  ad  ettaro   a
parziale copertura del danno, la regione avrebbe dovuto, con le somme
che le sono state assegnate dallo Stato pagare le provvidenze di  cui
all'art. 2, comma 2 e non destinare solo 23  miliardi,  come  risulta
dalla delibera del Consiglio regionale n. 53 del 9 luglio 1991. 
    Pertanto la  regione,  per  effetto  dell'istituto  della  delega
intersoggettiva, non aveva il problema  di  insufficienza  di  fondi,
atteso  il  diritto  soggettivo  dell'interessato  alla   provvidenza
economica. Anche la S.C. si e' espressa sul  punto  argomentando  che
l'insufficienza  dell'appostamento  di  spesa  non  puo'   comprimere
l'entita' del credito maturato nei confronti dell'ente  debitore,  ma
costituisce soltanto intralcio  alla  prona  erogazione.  (Cass.  nn.
9201/1994, 5181/1995 ed altre). 
    Tuttavia quanto sopra va detto con  riferimento  alla  precedente
normativa di cui al il d.l. n. 367/1990 convertito poi nella legge n.
31/1991,  poiche'  la  norma  non   presenta   particolari   problemi
interpretativi,  attesa  la  chiarezza  letterale  delle  espressioni
adoperate in ordine alla concessione del contributo una  tantum.  Non
altrettanto puo' dirsi con la introduzione dell'art. 8-septies, legge
n. 186/2004. 
    Come gia' precisato in  altre  pronunce  di  questo  ufficio  per
giudizi  analoghi,  questo  giudice  ritiene   che   nella   presente
fattispecie il legislatore ha definito interpretativa una  disciplina
che, invece, ha natura innovativa,  avendo  di  fatto  diminuito  gli
incentivi economici precedentemente concessi con la vecchia legge. 
    Ne'  puo'  sottacersi  che  la  irretroattivita'  costituisce  un
principio generale del nostro Ordinamento (art. 11  Preleggi)  e,  se
pur,  non  elevato,   fuori   dalla   materia   penale   a   dignita'
costituzionale (art. 25, secondo comma, Corte cost.), rappresenta pur
sempre una regola essenziale del sistema a cui, salvo  una  effettiva
causa giustificatrice, il legislatore deve ragionevolmente attenersi,
in quanto la certezza dei rapporti costituisce cardine  della  civile
convivenza e della tranquillita' dei cittadini (Corte cost. 4  aprile
1990, n. 155). 
    Pertanto la questione di  legittimita'  costituzionale  dell'art.
8-septies legge n. 186/2004 non sembra infondata  e  viene  sollevata
d'ufficio da questo giudice di pace ai sensi dell'art.  23,  comma  3
della legge n. 87/1953. 
                              P. Q. M. 
    Ritenuto che ricorrono i presupposti previsti dall'art. 23, legge
11 marzo 1953, n. 87; 
    Sollevata la questione di legittimita'  costituzionale  dell'art.
8-septies, comma 1 e 2, legge 27 luglio 2004, n. 186, per  violazione
degli art. 3 e 24, secondo comma, Cost. nei termini e per le  ragioni
innanzi esposte; 
    Dispone la sospensione del procedimento in corso; 
    Ordina la notifica della presente ordinanza ai procuratori  delle
parti, la comunicazione della stessa al Presidente del Consiglio  dei
ministri ed ai Presidenti della camera dei deputati e del Senato; 
    Ordina  la  trasmissione   di   questa   ordinanza   alla   Corte
costituzionale insieme agli atti del  giudizio  con  la  prova  delle
notificazioni e delle comunicazioni prescritte. 
        Cosi' deciso in San Vito dei Normanni, addi' 31 gennaio 2005. 
                     Il giudice di pace: Giusti