N. 262 ORDINANZA 8 - 22 luglio 2004

Giudizio di legittimita' costituzionale in via incidentale.

Sanita'  pubblica  -  Vaccinazione  antitetanica  per  i nuovi nati -
  Obbligatorieta'  per  legge  -  Lamentata  lesione del diritto alla
  salute  del  singolo  -  Carenza  della motivazione sulla rilevanza
  della questione - Manifesta inammissibilita'.
- Legge   5 marzo   1963,   n. 292,  art. 1,  lettera c),  introdotta
  dall'art. 1   della  legge  20 marzo  1968,  n. 419,  e  modificata
  dall'art. 1 della legge 27 aprile 1981, n. 166.
- Costituzione, art. 32.
(GU n.29 del 28-7-2004 )
                       LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
  Presidente: Gustavo ZAGREBELSKY;
  Giudici:  Valerio  ONIDA,  Carlo MEZZANOTTE, Fernanda CONTRI, Guido
NEPPI  MODONA, Piero Alberto CAPOTOSTI, Annibale MARINI, Franco BILE,
Giovanni  Maria  FLICK,  Francesco  AMIRANTE,  Ugo  DE SIERVO, Romano
VACCARELLA, Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA;
ha pronunciato la seguente

                              Ordinanza

nel  giudizio di legittimita' costituzionale dell'art. 1, lettera c),
della   legge   5 marzo   1963,   n. 292  (Vaccinazione  antitetanica
obbligatoria),  introdotta  dall'art. 1  della  legge  20 marzo 1968,
n. 419  (Modificazioni  alla  legge  5 marzo  1963,  n. 292,  recante
provvedimenti  per  la  vaccinazione  antitetanica  obbligatoria),  e
modificata  dall'art. 1 della legge 27 aprile 1981, n. 166 (Modifiche
alla legge 5 marzo 1963, n. 292, come modificata dalla legge 20 marzo
1968, n. 419, concernente la vaccinazione antitetanica obbligatoria),
promosso  con  ordinanza  del  7 luglio 2003 dalla Corte d'appello di
Venezia, sezione minorenni, iscritta al n. 757 del registro ordinanze
2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, 1ª
serie speciale, dell'anno 2003.
    Visto  l'atto  di  intervento  del  Presidente  del Consiglio dei
ministri;
    Udito  nella  camera  di  consiglio del 26 maggio 2004 il giudice
relatore Valerio Onida.
    Ritenuto  che, con ordinanza emessa il 7 luglio 2003, pervenuta a
questa  Corte  il  1° settembre  2003, la Corte d'appello di Venezia,
sezione   minorenni,   ha   sollevato   questione   di   legittimita'
costituzionale,   in   riferimento  all'art. 32  della  Costituzione,
dell'art. 2   della   legge   5 marzo   1963,   n. 292  (Vaccinazione
antitetanica  obbligatoria),  come novellato dall'art. 1, lettera c),
della  legge  27 aprile  1968,  n. 491,  e  dall'art. 1  della  legge
27 aprile  1981,  n. 166  (recte: dell'art. 1, lettera c, della legge
5 marzo  1963,  n. 292,  introdotta  dall'art. 1 della legge 20 marzo
1968,  n. 419,  e  modificata dall'art. 1 della legge 27 aprile 1981,
n. 166);
        che  la norma impugnata (indicata dalla Corte remittente, per
errore materiale, anziche' nell'art. 1, lettera c), nell'art. 2 della
legge  n. 292  del  1963  -  relativo,  nel  testo vigente, solo alla
estensione  su  richiesta  della vaccinazione antitetanica alle madri
gestanti -, ma che si deduce con univocita' dal testo dell'ordinanza)
sancisce  la  obbligatorieta'  della  vaccinazione antitetanica per i
nuovi  nati, per i quali prevede tre somministrazioni del vaccino, la
prima  al  terzo  mese  di  vita, la seconda dopo 6-8 settimane dalla
precedente, la terza al decimo-undicesimo mese di vita;
        che la Corte remittente premette che il rischio per i bambini
di  contrarre  il  tetano  sarebbe oggi estremamente ridotto rispetto
all'epoca  in  cui  e'  nato  l'obbligo  della vaccinazione; che tale
obbligo  non  sussiste  nella  maggior  parte  dei  paesi dell'Unione
europea;  che  vi  sarebbe  negli  ultimi  tempi  un  vasto movimento
d'opinione contro l'obbligatorieta' delle vaccinazioni; che l'obbligo
in  questione  era stato escluso dall'art. 9 del d.l. 7 gennaio 1994,
n. 8,  poi  non convertito in legge, e che il d.P.R. 26 gennaio 1999,
n. 355 avrebbe disposto la «liberta' di frequenza scolastica» per gli
alunni  non  vaccinati,  onde se non si praticano le vaccinazioni pur
formalmente  obbligatorie  non succederebbe «assolutamente nulla» (in
realta'   l'art. 47   del  d.P.R.  22 dicembre  1967,  n. 1518,  come
modificato  dall'art. 1  del  d.P.R.  n. 355  del  1999,  si limita a
stabilire   che   la   mancata   certificazione   delle  vaccinazioni
obbligatorie  non  comporta  il rifiuto di ammissione dell'alunno, ma
solo  la  segnalazione alle autorita' competenti «per gli opportuni e
tempestivi interventi»);
        che  il  giudice  a quo espone di dover affrontare un rifiuto
genitoriale  alla  vaccinazione  antitetanica  obbligatoria per legge
«non   fondato   su  un'opposizione  preconcetta  e  immotivata  alla
vaccinazione»,  in quanto i genitori chiedono di «spiegare perche' se
il    vaccino    antitetanico   contenente   mercurio   e'   ritenuto
potenzialmente  pericoloso  dal  punto di vista scientifico-sanitario
tant'e'  che dovra' essere ritirato dal commercio entro il 2003 (d.m.
13 novembre  2001, nella Gazzetta Ufficiale 19 febbraio 2002, n. 66),
non  lo  e'  giuridicamente  oggi  - nel 2003 - in cui il loro figlio
dovrebbe  assumerlo, ma lo diventera' solo dal 1° gennaio 2004»: onde
la Corte remittente ritiene di non potersi limitare ad affievolire la
potesta'  dei  genitori,  al  fine  di rimuovere o superare decisioni
degli  stessi  ritenute  pregiudizievoli  per il minore, «in quanto -
mentre  puo'  ritenersi  sicuramente  pregiudizievole  un'opposizione
preconcetta  a  tutte le vaccinazioni [...] - non lo e' l'opposizione
motivata  su ragioni sanitarie di buon senso», e dunque sussisterebbe
«la rilevanza del problema»;
        che,  postulando  l'art. 32  della Costituzione il necessario
contemperamento  del diritto alla salute del singolo (avente anche un
contenuto   negativo  di  non  assoggettabilita'  a  trattamenti  non
richiesti  e  non  accettati)  con  l'interesse  della collettivita',
l'intervento sanitario coattivo sarebbe, secondo la Corte remittente,
giustificabile solo se viene messa in pericolo la salute pubblica;
        che  dunque  il  criterio  principe  per  stabilire «i limiti
dell'autodeterminazione   individuale  (diritto  parimenti  di  rango
costituzionale  ...)  rispetto  alla  obbligatorieta'  imposta  dalla
legge»  consisterebbe  «nella  pericolosita'  della situazione per il
solo  individuo  o per l'intera collettivita»; e nessun pericolo alla
collettivita' potrebbe derivare dal fatto che il singolo soggetto non
si  vaccini  contro  il rischio del tetano, perche' questo non e' una
malattia  diffusiva ma solo infettiva, che non si trasmette cioe' per
contagio;
        che   di  conseguenza  l'obbligatorieta'  della  vaccinazione
potrebbe  sussistere  solo  se  il tetano fosse, invece, una malattia
diffusiva;
        che  e' intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri,
concludendo  per la inammissibilita' e comunque la infondatezza della
questione;
        che,  secondo  l'Avvocatura erariale, la questione sarebbe in
primo luogo inammissibile per carenza di motivazione sulla rilevanza,
avendo  il  giudice  a  quo omesso di ricostruire i fatti di causa, e
restando oscuro lo stesso oggetto del giudizio;
        che   la   questione  sollevata,  «pur  degna  della  massima
considerazione»,   sarebbe   tuttavia,   per   come   e'   formulata,
manifestamente  infondata,  poiche'  non avrebbe alcun rilievo, nella
valutazione  della stessa, la circostanza che il vaccino antitetanico
contenente  mercurio  sia destinato ad essere ritirato dal commercio,
essendovi  stata  una  valutazione  tecnica  circa  la prevalenza dei
benefici  della vaccinazione sui marginali rischi di utilizzazione di
un vaccino, della cui pericolosita' mancherebbe qualsiasi prova;
        che,   quanto  al  problema  piu'  generale  dei  limiti  dei
trattamenti  sanitari  obbligatori, l'Avvocatura richiama la sentenza
di  questa  Corte  n. 258  del  1994, in cui, pur affermandosi che il
corretto  bilanciamento  fra  la tutela della salute del singolo e la
tutela  della salute collettiva renderebbe necessario individuare con
la   maggior   precisione  possibile  le  complicanze  potenzialmente
derivabili  dalla  vaccinazione  e  gli  strumenti  per prevederne la
concreta   verificabilita',  si  rileva  che  sarebbe  necessario  un
intervento  del legislatore, cui la Corte costituzionale non potrebbe
sostituirsi,  con  conseguente  inammissibilita' della questione, che
dovrebbe essere ritenuta anche nel presente caso.
    Considerato  che  la  Corte remittente si trova a dover giudicare
sull'impugnazione  avverso  un  provvedimento giudiziale adottato nei
confronti  dei  genitori  di  un  minore  che  avevano  rifiutato  di
sottoporre  il  figlio  ad  una  delle  somministrazioni  di  vaccino
antitetanico nel quadro della vaccinazione obbligatoria per legge;
        che  il  giudice  a  quo  non  chiarisce se l'opposizione dei
genitori  alla vaccinazione sia motivata solo dalla convinzione della
illegittimita'   del   relativo   obbligo  legale  o  dalla  allegata
pericolosita'  in concreto, per il minore, della somministrazione del
vaccino,  in ragione di specifiche condizioni cliniche, riconducibili
a  precedenti  somministrazioni  (come  risulterebbe  dagli  atti del
giudizio),  o  in  ragione  del  fatto che il vaccino in uso contiene
mercurio, del quale si contesta la pericolosita';
        che,   nel   caso   di  opposizione  motivata  da  specifiche
condizioni sanitarie del minore, il giudice minorile dovrebbe operare
i  necessari  approfondimenti  tecnico-sanitari,  per  verificare  la
fondatezza  dell'opposizione,  essendo  pacifico,  anche  secondo  la
giurisprudenza,  che  la  vaccinazione deve essere omessa o differita
nel caso di accertati pericoli concreti per la salute del minore;
        che,   nel   caso  di  opposizione  motivata  dalla  allegata
pericolosita'  del  vaccino in uso, si tratterebbe di valutare, sulla
base   di  comprovati  elementi  di  natura  tecnico-scientifica,  la
fondatezza   di   tale   allegazione,  tenuto  anche  conto  che  dal
provvedimento  ministeriale  indicato dal remittente (art. 1 del d.m.
13 novembre   2001,   come   sostituito   dall'art. 1   del  d.m.  27
giugno 2003) emerge solo un programma a medio termine di sostituzione
di  un  tipo  di  vaccino  ad  un  altro, e non l'affermazione di una
pericolosita'  concreta  del vaccino in uso, che ne avrebbe richiesto
il ritiro immediato dal commercio;
        che  in  ogni  caso,  ai  fini  di apprezzare la portata e il
fondamento  dell'obbligatorieta'  della  vaccinazione antitetanica da
praticare  ai nuovi nati, rispetto alla quale si manifesti un rifiuto
dei  genitori,  non  e' sufficiente argomentare, come viceversa fa il
remittente,  in  base al solo carattere non diffusivo della malattia:
infatti, alla valutazione rimessa al giudice non puo' essere estranea
la   considerazione   del   rischio   derivante  allo  stesso  minore
dall'omissione  della  vaccinazione,  posto che, nel caso del minore,
non  e'  in  gioco la sua autodeterminazione, ma il potere-dovere dei
genitori  di  adottare  le  misure  e  le  condotte  idonee a evitare
pregiudizi  o  concreti pericoli alla salute dello stesso minore, non
potendosi  ammettere  una  totale liberta' dei genitori di effettuare
anche  scelte  che  potrebbero  essere  gravemente pregiudizievoli al
figlio (cfr. sentenza n. 132 del 1992);
        che  la Corte remittente omette invece ogni considerazione in
proposito;
        che   pertanto   l'ordinanza  risulta  carente  in  punto  di
motivazione  sulla  rilevanza  della  questione,  la  quale si palesa
percio' manifestamente inammissibile.
    Visti  gli  artt. 26,  secondo  comma, della legge 11 marzo 1953,
n. 87,  e  9,  secondo  comma,  delle norme integrative per i giudizi
davanti alla Corte costituzionale.
                          Per questi motivi
                       LA CORTE COSTITUZIONALE
    Dichiara   la   manifesta  inammissibilita'  della  questione  di
legittimita'  costituzionale  dell'art. 1,  lettera c),  della  legge
5 marzo   1963,   n. 292  (Vaccinazione  antitetanica  obbligatoria),
introdotta   dall'art. 1   della   legge  20 marzo  1968,  n. 419,  e
modificata dall'art. 1 della legge 27 aprile 1981, n. 166, sollevata,
in  riferimento all'art. 32 della Costituzione, dalla Corte d'appello
di Venezia, sezione minorenni, con l'ordinanza in epigrafe.
    Cosi'  deciso  in  Roma,  nella  sede della Corte costituzionale,
Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004.
                     Il Presidente: Zagrebelsky
                         Il redattore: Onida
                       Il cancelliere:Di Paola
    Depositata in cancelleria il 22 luglio 2004.
               Il direttore della cancelleria:Di Paola
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