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Errata corrige
Errata corrige
Visto l'art. 6, comma 2 e seguenti, della legge 8 luglio 1986 n.
349.
Visto il D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n. 377.
Visto il D.P.C.M. del 27 dicembre 1988, concernente 'Norme
tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la
formulazione del giudizio di compatibilita' di cui all'art. 6 della
legge 8 luglio 1916, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del
D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n.377'.
Viste le disposizioni dell'Allegato IV al predetto decreto,
riguardanti le procedure per i progetti di centrali termoelettriche e
turbogas.
Visto l'art. 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67; il
D.P.C.M. del 2 febbraio 1989 costitutivo della Commissione per le
valutazioni dell'impatto ambientale e successive modifiche ed
integrazioni; il decreto del Ministro dell'ambiente del 13 aprile
1989 concernente l'organizzazione ed il funzionamento della predetta
Commissione; il D.P.C.M. del 25 marzo 1997 per il rinnovo della
composizione della Commissione per le valutazioni dell'impatto
ambientale.
Preso atto che l'A.T.I. (associazione temporanea di imprese)
Sulcis ha presentato, secondo l'Allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre
1988, istanza per la pronuncia di compatibilita' ambientale per la
realizzazione della centrale a ciclo combinato integrata con impianto
di gassificazione del carbone nel territorio del polo industriale di
Portovesme del comune di Portoscuso, in provincia di Cagliari; ha
presentato in data 26 settembre 1997, perfezionata in data 29 aprile
1998 (pervenuta il 6 maggio 1998) e in data 28 luglio 1998 la
documentazione per la valutazione dell'impatto ambientale del sopra
detto intervento, provvedendo in data 5 maggio 1998 a pubblicare
l'annuncio sulla stampa, a seguito del completamento degli atti
preliminari di competenza del Ministero dell'ambiente ai sensi
dell'art. 6 e 7 dell'Allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988.
Visto il decreto del Ministro dell'ambiente del 17 dicembre 1997
con cui, ai sensi dell'art. 6, comma 3 dell'Allegato IV al D.P.C.M.
del 27 dicembre 1988, si provvede ad integrare la Commissione per la
valutazione dell'impatto ambientale con gli esperti designati
dall'ISS, dall'ISPESL, dall'ENEA, dall'ex ENEA DISP (ANPA), dal CNR,
dai Vigili del Fuoco, dalla Regione Sardegna.
Visto il decreto del Ministro dell'ambiente del 13 gennaio 1998,
con cui si provvede a costituire la Commissione per l'inchiesta
pubblica ai sensi dell'art. 7 dell'Allegato IV al D.P.C.M. 27
dicembre 1988.
Preso atto:
degli atti legislativi (nazionali e regionali) inerenti alla
programmazione del bacino minerario del Sulcis (in particolare legge
n. 351/1985 'Norme per la riattivazione del bacino carbonifero del
Sulcis') e il conseguente studio di fattibilita' della Regione
Sardegna sulla gassificazione del carbone Sulcis (1987-1989), il
piano di disinquinamento del Sulcis-Iglesiente in attuazione del
D.P.C.M. 30 novembre 1993, e gli atti relativi alla concessione delle
attività minerarie ed energetiche (Accordo di Programma Governo/Enti
Locali/ENEL, gara per l'affidamento della concessione, Convenzione
tra A.T.I. e Comitato di Coordinamento);
in particolare il Piano di disinquinamento per il risanamento
dell'area del territorio del Sulcis-Iglesiente in attuazione del
D.P.C.M. del 30 novembre 1990, comprendente i comuni di Portoscuso,
Gonnesa, Carbonia, S. Giovanni Suergiu e S. Antioco, area dichiarata
'ad elevato rischio di crisi ambientale, al sensi e per gli effetti
di cui all'art. 7 della legge 8 luglio 1986 n. 349 cosi' come
emendata all'art. 6 della legge 28 agosto 1989 n. 305', comporta la
predisposizione e la successiva approvazione, da parte della Regione
e del Consiglio dei Ministri, di un 'piano di disinquinamento' che
definisca gli interventi da attuare, le loro priorita', i
finanziamenti relativi;
il Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio
del Sulcis-Iglesiente e' stato approvato con D.P.C.M. 23 aprile 1993;
successivamente sono state apportate importanti integrazioni a tale
piano con il decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994
e la delibera CIPE del 13 aprile 1994 che, a seguito dell'apertura
della produzione elettrica ai terzi sancita dalle leggi n. 9 e 10 del
9 gennaio 1991, approva l'aggiornamento ENEL dei propri programmi
pluriennali per la Sardegna; lo Studio di Impatto Ambientale
dell'Impianto IGCC Sulcis è stato sviluppato nel rispetto dei criteri
e degli obiettivi del Piano di disinquinamento; il decreto del
Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994, in attuazione del Piano
di disinquinamento del territorio del Sulcis-Iglesiente, fissa le
norme per lo sviluppo del bacino carbonifero del Sulcis; per quanto
attiene al comparto energetico, il decreto del Presidente della
Repubblica 28 gennaio 1994 prevede, tra l'altro, concessione
integrata per la gestione del carbone di miniera del Sulcis e
produzione di energia elettrica e cogenerazione di fluidi caldi
mediante gassificazione;
il 28 giugno 1994, con decreto del Presidente Regionale della
Giunta regionale della Sardegna, e' stato approvato l'accordo di
programma tra presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero
dell'ambiente, Ministero dell'industria, Regione Sardegna, Provincia
di Cagliari, Comuni di Carbonia, Gonnesa e Portoscuso, ENEL S.p.a.;
tale accordo è volto a dare attuazione al piano di sviluppo
minerario-energetico previsto dal decreto del Presidente della
Repubblica 28 gennaio 1994 nell'ambito del Piano di disinquinamento;
l'accordo impegna le parti alla gestione unitaria e collegiale di
tutte le attivita' previste dal decreto del Presidente della
Repubblica 28 gennaio 1994, costituendo un Comitato di coordinamento,
composto da rappresentanti di tutti gli enti coinvolti dall'accordo,
che è sede di tutte le decisioni relative alla concessione e alla sua
attuazione;
a seguito di procedura di prequalificazione internazionale per
l'ammissione alla gara per l'affidamento delle attivita' minerarie ed
energetiche, nessun concorrente rispondeva con offerta valida per
l'aggiudicazione della concessione; il Comitato di coordinamento ha
quindi disposto (ottobre 1995) l'invito a trattativa privata di tutte
le imprese prequalificate, oltre a quelle che avevano manifestato
interesse; a tale invito rispondeva solo l'A.T.I. (Associazione
Temporanea di Imprese) tra Ansaldo Energia Destec Energy,
Montan-Consulting, Sondel S.p.a., Techint S.p.a.;
la trattativa privata si concludeva con l'accordo intorno ad un
testo della Convenzione ed un capitolato tecnico concordati tra le
parti, nel luglio 1996; nella Convenzione tra concessionaria e
Comitato di coordinamento viene tra l'altro sancito che il
concessionario sia 'tenuto a partecipare al sistema comunitario di
ecogestione ed audit, come definito nel Regolamento C.E.E.
1836/1993';
del Piano Energetico Nazionale del 1988, i piani stralcio e gli
strumenti riguardanti il governo del territorio nei suoi aspetti di
uso, sviluppo e salvaguardia; e' opportuno sottolineare in proposito
che nel Documento Conclusivo della recente Conferenza Nazionale
sull'Energia e Ambiente (novembre 1998), nell'ambito della sicurezza
degli approvvigionamenti si afferma che occorre assicurare che nel
medio periodo una quota pari al 40% del consumo energetico interno
lordo venga coperta da fonti nazionali (fossili e rinnovabili) e
combustibili ad ampio mercato; inoltre, sempre nell'ambito della
stessa Conferenza Nazionale emerge che l'impianto IGCC è 'in Italia
l'unico progetto di tecnologie pulite del carbone di tipo avanzato'
(Scheda tematica 'Le fonti fossili primarie: i combustibili solidi',
in 'Primi risultati delle attivita' dei gruppi di lavoro sulle
tematiche della Conferenza');
che la potenza elettrica efficiente netta in rete nella regione
Sardegna risulta attualmente pari a circa 2120 MW, a fronte di una
potenza massima di punta richiesta di circa 1400 MW; con l'entrata in
servizio nel 2001 dell'impianto IGCC Sarlux da circa 450 MW netti in
rete e nel 2004 dell'impianto IGCC A.T.I.-Sulcis ancora da 450 MW
netti in rete, la potenza elettrica netta in rete al 2004 risultera'
pari a circa 2700 MW (3100 MW nell'ipotesi di realizzazione dei due
gruppi a letto fluido ENEL da 200 MW presso la centrale ENEL Sulcis),
a fronte di una previsione per la potenza massima di punta richiesta
di circa 1530 MW e 1630 MW, rispettivamente nell'ipotesi di bassa ed
alta crescita della domanda elettrica.
Visti i chiarimenti trasmessi dalla stessa A.T.I. Sulcis in data
3 giugno 1998, 28 luglio 1998, 30 luglio 1998 e le controdeduzioni
con nota del 15 luglio 1998 sulle osservazioni presentate nell'ambito
dell'inchiesta pubblica;
l'annuncio di modifiche migliorative anticipato con nota del 31
luglio 1998;
la presentazione in data 9 ottobre 1998 dell'Addendum 2
comprendente modifiche impiantistiche a seguito di richieste del
'Comitato di Coordinamento Sulcis';
la trasmissione in data 11 novembre 1998 di tre copie di detta
documentazione;
la ripubblicazione sulla stampa in data 30 novembre 1998
relativa al deposito dell'Addendum 2 per la pubblica consultazione, a
seguito della conferma della Commissione di inchiesta pubblica con
decreto interministeriale del 30 novembre 1998;
le controdeduzioni con nota 29 gennaio 1999 sulle osservazioni
presentate nel corso della nuova inchiesta pubblica;
gli ulteriori chiarimenti forniti con nota del 19 gennaio 1999.
Visto il parere n. 298 formulato in data 25 febbraio 1999 dalla
Commissione per le valutazioni dell'impatto ambientale, a seguito
dell'istruttoria sul progetto presentato dall'A.T.I. Sulcis.
Considerato che in detto parere la Commissione ha preso atto che:
la documentazione tecnica trasmessa consiste in un progetto
riguardante un impianto per la gassificazione del carbone integrata
con una centrale per la produzione di energia elettrica a ciclo
combinato da 450 MWe;
l'impianto impiega circa 750.000 t/anno di carbone estratto
dalle miniere sarde del Sulcis e circa 610.000 t/anno di carbone di
importazione; il rendimento complessivo dell'impianto, cioe' il
rapporto tra 'potenza elettrica disponibile netta' e 'potenza termica
totale del combustibile in ingresso' è pari a 40,1%;
la tecnologia di gassificazione e relativo ciclo combinato come
scelta impiantistica adottata per lo sfruttamento del carbone del
Sulcis a fini di produzione di energia elettrica, viene considerata
al momento la migliore nei confronti di tutte quelle che utilizzano
carbone, specie quando il carbone presenta elevati tenori di zolfo e
di ceneri, come e' il caso di quello del Sulcis;
opere facenti parte integrante del progetto proposto sono il
sistema carbone per il trasporto dello stesso dalla miniera di Nuraxi
Figus e dalla banchina del porto all'isola di gassificazione; il
sistema ceneri, per la rimozione ed il trasporto delle stesse allo
stoccaggio in area miniera; il sistema zolfo per il trasporto dello
zolfo dell'impianto;
opere connesse sono:
l'elettrodotto di 57 km che colleghera' l'impianto IGCC alla
stazione elettrica ENEL di Villasor (CA), realizzato e gestito
dall'ENEL che ne rimarrà proprietario;
la nuova banchina sul lato est del porto di Portoscuso, opera
consortile di responsabilita' del 'Consorzio per il nucleo di
industrializzazione del Sulcis-Iglesiente'. La banchina e' stata
concepita come servizio per gli impianti locali, in particolare è
stata progettata per consentire lo scaricamento delle navi carboniere
di servizio per gli impianti ENEL e IGCC. E' previsto che la nuova
banchina ospiti nella sua struttura l'opera di presa comune per ENEL
e IGCC, la stazione di pompaggio e filtrazione per l'acqua di
raffreddamento dell'IGCC, l'opera di restituzione a mare dell'acqua
di circolazione dell'impianto ENEL, mentre lo scarico a mare
dell'acqua di raffreddamento del gruppo n. 3 della centrale ENEL e
dell'impianto IGCC è previsto al di fuori del porto;
le discariche per lo smaltimento dei rifiuti prodotti (ceneri
leggere, ceneri vetrificate, filter cake, sale di cristallizzazione)
previste nell'area della miniera Sulcis;
per quanto riguarda la fase di cantiere il proponente afferma
che provvedera', a sua cura, alla urbanizzazione generale delle aree
di cantiere necessarie per le esigenze di costruzione dell'impianto;
nella fase di cantiere verranno ottimizzate le lavorazioni al fine di
mantenere, per quanto possibile, uniforme la presenza sia di mezzi
che di uomini in cantiere salvo il primo e l'ultimo periodo di
costruzione; cio' contribuirà ad evitare fenomeni di punta e di
concentrazione sia di traffico sia di impatto sulle strutture
recettive limitrofe; al fine di evitare la polverosità derivante
dalle operazioni di costruzione, verranno adottati provvedimenti
specifici quali asfaltamento di piazzali e strade interne e bagnatura
periodica delle altre aree o strade in terra battuta;
per quanto riguarda le alternative, il proponente considera,
nello SIA e nelle successive integrazioni, alternative al progetto
proposto sia in termini di ubicazione dell'impianto che per quanto
riguarda il sistema di trasporto del carbone che per quanto riguarda
il sistema di raffreddamento;
l'alternativa a bocca di miniera viene ritenuta non praticabile
per ragioni tecniche, economiche e di impatto ambientale: in
particolare si evidenzia la variabilita' della quota e la rocciosità
che implica ingenti e onerose opere per la sistemazione dell'area; la
impossibilità di utilizzare l'acqua di mare per il raffreddamento; la
necessità di opere accessorie (i nastri trasportatori per il
combustibile) alternativo e lo zolfo, un elettrodotto di 3 km, una
bretella stradale di collegamento di circa 2 km) in misura maggiore
rispetto alla soluzione proposta; un maggior impatto visivo delle
opere; un maggior impatto sulla viabilità dell'area specie in fase di
costruzione;
relativamente al sistema di trasporto di carbone, quella su
nastro trasportatore viene preferita ad altre opzioni. In particolare
le tubazione per slurry acqua/carbone sono soggette ad intasamento e,
stante la lunghezza della linea (3 km) necessiterebbero di onerose
manutenzioni; inoltre andrebbero affrontati ulteriori problemi per
assicurare l'omogeneizzazione del carbone Sulcis con il combustibile
integrativo; inoltre il processo di gassificazione proposto nella
definitiva soluzione progettuale (letto trascinato con alimentazione
a secco e recupero calore ad alta temperatura) non e' compatibile con
l'utilizzo dello slurry; il trasporto su strada o su rotaia implica
problemi notevoli di polverosita', traffico (nel caso su strada) o
necessità di costruire un binario dedicato;
per quanto riguarda i sistemi di raffreddamento il proponente,
oltre alla soluzione progettuale prescelta (raffreddamento diretto
con acqua di mare) ha considerato le torri di raffreddamento ad acqua
industriale, le torri di raffreddamento ad acqua di mare, il
raffreddamento ad aria; le torri di raffreddamento implicano un
maggior impatto visivo, occupazione di suolo, minor rendimento
complessivo dell'impianto e maggiori oneri o per dissalare l'acqua
(uso di acqua industriale) o per fronteggiare i problemi di
corrosione (uso acqua di mare); il raffreddamento ad aria comporta la
piu' alta penalizzazione in termini di rendimento, occupazione di
suolo, costi di investimento superiore a quello delle altre
alternative, rumorosita' nel campo delle basse frequenze (difficile
da abbattere) generata dai ventilatori.
Infine, una possibile alternativa non esplicitamente considerata
dal proponente e' quella di prevedere la gassificazione a bocca di
miniera e il ciclo combinato vicino al mare; si ritiene che questa
alternativa, per quanto in linea di principio puo' presentare degli
elementi di interesse, pone una serie di problemi tecnici che la
rendono ad oggi non matura, a fronte della maturita' industriale di
esercizio commerciale dell'impianto IGCC proposto, che si basa sul
concetto di integrazione tra isola di gassificazione e isola di
potenza, e quindi sulla necessità che le due componenti dell'impianto
siano localizzate sullo stesso sito.
Preso atto degli strumenti di pianificazione regionale, tra cui
il Quadro regionale di riferimento territoriale e il Piano regionale
di sviluppo; il Piano Generale di sviluppo della Regione Autonoma
della Sardegna prevede la predisposizione del 'Piano di bonifica
della aree inquinate' ai sensi della legge n. 441/1987 e secondo i
criteri e le linee guida del decreto del Ministero dell'Ambiente 16
maggio 1989, con la realizzazione dei necessari interventi di
risanamento:
degli strumenti di pianificazione di settore, tra cui il Piano
per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, speciali, tossici e
nocivi; il Piano Regionale di risanamento delle acque; il Piano
Regionale dei Trasporti; il Piano Regionale delle attivita'
estrattive; lo studio per la pianificazione delle risorse idriche in
Sardegna;
degli strumenti di programmazione pianificazione intermedia,
tra cui il Piano Territoriale Paesistico dell'area sulcitana, il
Piano per l'Area di Sviluppo Industriale del Sulcis Iglesiente ed il
Piano per la viabilita' della Provincia di Cagliari, almeno per
quanto piu' strettamente attinente all'area di interesse;
del Piano Regolatore Generale del comune di Portoscuso e i
relativi strumenti attuativi (PEEP, Piano di zona per l'Edilizia
Economica e Popolare e PIP, Piano per gli Insediamenti Produttivi).
Osservato che:
la localizzazione dell'impianto e' prevista nel territorio del
polo industriale di Portovesme, nel territorio del comune di
Portoscuso, e sorge su un'area di circa 36 ettari che confina a
Sud-Ovest (verso il mare) con l'area di deposito dei fanghi rossi
dell'Eurallumina, e a Nord-Ovest (verso il centro del polo
industriale) con l'area ITAR consortile, adiacente quest'ultima alla
centrale ENEL Sulcis;
l'area vasta su cui insistera' l'impianto appartiene al
Sulcis-Iglesiente, regione geografica della parte sud-occidentale
della Sardegna, e si estende su di una superficie di circa 700 km2;
all'interno di questa si situa l'area ad elevato rischio di crisi
ambientale (art. 6 della legge n.305/1989) e oggetto di piano di
risanamento (D.P.C.M. 23 aprile 1993 'Piano di disinquinamento per il
risanamento del territorio del Sulcis-Iglesiente', D.P.R. 28 gennaio
1994;
attuazione del piano di disinquinamento del territorio del
Sulcis-Inglesiente) costituita dai comuni di Carbonia, Gonnesa,
Portoscuso, Sant'Antioco e San Giovanni Suergiu, per un'estensione di
circa 390 km2;
a Sud del porto e della zona industriale, che si estende fino a
includere il bacino artificiale di contenimento dei fanghi rossi
prodotti dalla lavorazione dell'alluminio da parte dello stabilimento
Eurallumina, e' ubicata la Peschiera di Boe Cerbus, estesa zona
deltizia generata dallo sbocco in mare del rio Flumentepido dove, su
un fondale di acque basse (50-100 cm), è sviluppata una ricca
vegetazione;
i dati di un'indagine sullo stato del macrobenthos hanno messo
in evidenza che, nel tratto di mare prospiciente il sito, le praterie
colonizzate dalla fanerogama marina;
Posidonia oceanica rappresentano il 92,5% dell'estensione
totale dell'area esaminata; il restante 7,5% e' rappresentata da
fondi duri in corrispondenza dei pochi affioramenti rocciosi e da
ridotte estensioni di fondi mobili; in generale si puo' affermare che
le praterie di Posidonia si presentano in buono stato di vitalita' e
mostrano alti valori di superficie fogliare;
alcuni giacimenti antichi presenti nell'area sono stati, a
detta della Soprintendenza Archeologica di Cagliari, totalmente
recuperati;
nell'area numerosi sono i centri abitati, sostanzialmente
costituiti dai comuni di Iglesias, Carbonia e S. Antioco;
le aree industriali di piu' cospicua entita' risultano, oltre a
quella di Portoscuso, quella a Est di Iglesias, quella a Sud di S.
Antioco e quella a Sud di S. Giovanni Suergiu; le aree minerarie e le
miniere risultano disseminate, per la maggior parte, a Nord, sulle
pendici dei monti dell'Iglesiente, intorno a Iglesias e a Nord-Ovest
di Carbonia;
le attivita' industriali presenti nell'area sono all'origine di
una molteplicità di impatti che si dispiegano sui diversi comparti
ambientali;
sussiste una situazione critica per quanto riguarda
l'inquinamento atmosferico in particolare da biossido di zolfo e da
polveri, queste ultime con notevoli concentrazioni di metalli
pesanti;
le attivita' industriali, e in particolare gli insediamenti
produttivi di prima lavorazione nel campo metallurgico hanno
determinato una situazione di inquinamento dei suoli (in particolare
piombo e cadmio, ma anche altri inquinanti quali zinco e fluoro) non
trascurabili; inoltre, l'abbandono progressivo delle miniere ha
contribuito ai fenomeni di inquinamento del suolo, essenzialmente a
causa del dilavamento dei depositi non controllati degli sterili di
miniera (che sovente contengono elevate percentuali di metalli
pesanti) e del sollevamento di polveri da tali aree; le analisi
eseguite sulla vegetazione confermano l'inquinamento del suolo,
superando in alcuni casi la soglia di fitotossicità;
significativo e' pure l'impatto per quanto riguarda la
produzione di rifiuti industriali, il cui contributo maggiore è
dovuto alla produzione di fanghi rossi dell'Eurallumina, che
attualmente vengono stoccati nel bacino 'fanghi rossi' in localita'
Sa Foxi (125 ettari delimitati da un argine alto mediamente 13 metri
sul piano campagna), adiacente al sito dell'impianto IGCC;
per quanto riguarda il degrado della risorsa idrica
sotterranea, questo appare circoscritto al sottosuolo delle aree
industriali e quindi non particolarmente esteso; in particolare
esiste un problema di alcalinita' della falda al di sotto dello
stabilimento Eurallumina, dove si sono pure riscontrate
concentrazioni di alluminio superiori al limite di legge;
anche l'ambiente marino risente, oltre che degli effetti degli
scarichi civili non completamente depurati ed a quelli del rilascio
delle acque di eduzione dalle aree minerarie, della rilevante
pressione esercitata dal polo industriale. In particolare nell'area
portuale di Portovesme e nella laguna di Boi Cerbus sono state
rinvenute consistenti presenze di metalli pesanti nei sedimenti,
nonche' nelle carni di alcune specie marine;
sulla base delle previste misure del piano di disinquinamento,
la pressione ambientale complessiva del polo industriale dovrebbe
diminuire sia per gli ossidi di zolfo (-22% rispetto al 1998, laddove
le stime riportano quasi un dimezzamento delle emissioni 1998
rispetto al 1997) che per gli ossidi di azoto (-23% rispetto al 1997)
che per il particolato (-30% rispetto al 1997); in particolare
l'entrata in funzione dell'impianto IGCC rendera' possibile la
dismissione e/o il minor utilizzo di impianti termoelettrici
tradizionali che producono maggiori pressioni ambientali per unità di
energia prodotta;
sulla base dell'informazione disponibile circa la produzione di
rifiuti degli impianti industriali presenti nell'area di studio,
inclusa quella prevista per l'impianto IGCC, emerge in maniera
inequivocabile la netta preponderanza dell'Eurallumina (fanghi rossi)
per la produzione di rifiuti speciali, e quella altrettanto netta
dell'EniRisorse per la produzione di rifiuti tossico-nocivi; va
notato in proposito che la produzione complessiva di rifiuti e'
aumentata rispetto al 1991 di +61% per gli RSU, +15% per gli speciali
e + 44% per i tossico-nocivi; l'impianto IGCC indurrebbe un
incremento di +27% per quanto riguarda la produzione di rifiuti
speciali;
preso atto dell'attuale stato di avanzamento del piano di
disinquinamento per il risanamento del territorio Sulcis Iglesiente
(D.P.C.M. 23 aprile 1993 e atti successivi) e in particolare:
del recente decreto ministeriale 23 dicembre 1998 'Proroga dei
termini di adeguamento dei valori limite di emissione per gli ossidi
di zolfo e le polveri dello stabilimento Eurallumina S.p.a., in
Portoscuso' che impone all'impianto in questione dal 1. gennaio 2000
il rispetto dei limiti di emissione per gli ossidi di zolfo ridotti
del 25% rispetto a quelli previsti dal piano di risanamento, e per le
polveri;
delle lettere del Presidente della Regione Sardegna al Ministro
dell'Ambiente rispettivamente in data 12 ottobre 1998, 28 ottobre
1998 e 29 ottobre 1998 in cui con riferimento al piano di risanamento
si sottolinea, tra l'altro, che 'l'accelerazione delle procedure di
spesa puo' essere favorita dall'attribuzione al Presidente della
Regione della funzione e dei poteri del Commissario di Governo';
della lettera in data 21 dicembre 1998 dell'Associazione di
Operatori Economici per lo Sviluppo del Nucleo di Industrializzazione
del Sulcis-Iglesiente con la quale si comunica la costituzione del
Gruppo di Lavoro Interaziendale tra Alcoa, Enirisorse, Aurallumina e
Ila, con l'obiettivo di governare unitariamente le problematiche
ambientali del territorio con particolare riferimento al
completamento del piano di risanamento ambientale; nella medesima
lettera si afferma che 'L'ENEL, che ha avviato l'applicazione del
regolamento EMAS n. 1836/1993 nel proprio sito produttivo denominato
Centrale Sulcis, partecipera' al Gruppo di Lavoro, fornendo, con
modalità da concordare, il supporto tecnico per la realizzazione dei
sistemi di gestione ambientale';
valutato che:
riguardo al quadro di riferimento programmatico:
l'utilizzo di fonti nazionali sia fossili che rinnovabili,
nell'ambito della sicurezza degli approvvigionamenti, e' stata
ribadita nella recente Conferenza Nazionale sull'Energia e Ambiente
(novembre 1998);
la tutela ambientale emerge come obiettivo prioritario dalla
globalita' degli strumenti di pianificazione e programmazione. I
progetti di piano paesistico riservano particolare attenzione alla
salvaguardia delle zone costiere mentre la legge sui parchi detta
norme per l'individuazione di un sistema completo di tutela che
partendo dalla perimetrazione dei parchi scende fino alla definizione
di monumento naturale;
la dichiarazione di area a rischio di crisi ambientale e la
predisposizione conseguente del piano di disinquinamento dell'area
Sulcis-Iglesiente che comprende gli interventi di adeguamento
ambientale del Polo energetico del Sulcis oltre alla predisposizione
di un piano di sviluppo minerario incentrato sullo sfruttamento
ambientalmente compatibile del carbone, mostrano come la tutela
ambientale del sito sia stata recepita in sede di programmazione
degli interventi sul territorio;
tutti i documenti esaminati confermano la destinazione
industriale dell'area; le varie opzioni di sviluppo presentano
inoltre la comune volonta' di garantire un assetto economico
dell'isola autonomo e progredito, attraverso lo sviluppo di
un'economia diversificata e competitiva in tutti i comparti
(agricoltura, industria, terziario avanzato e turismo);
inoltre, dai documenti piu' recenti viene data particolare
importanza alle politiche di salvaguardia e risanamento ambientale.
Tra questi il Piano Territoriale Paesistico (PTP) pone vincoli e
condizioni ai processi di trasformazione. Peraltro il PTP individua
nello Studio di compatibilita' ambientale lo strumento di verifica
puntuale delle trasformazioni all'interno della fascia costiera,
definendone argomenti e contenuti.
riguardo al quadro di riferimento progettuale:
la gassificazione del carbone Sulcis per produrre energia
elettrica costituisce l'utilizzo piu' appropriato di tale risorsa
naturale, una volta assunto che tale risorse deve essere sfruttata;
la tecnologia della gassificazione accoppiata al ciclo
combinato realizza l'integrazione impiantistica che, pur nella sua
complessita', assicura un elevato rendimento termodinamico: il
rendimento complessivo dell'impianto IGCC nella sua formulazione
definitiva (addendum n. 2 al SIA) e' dichiarato pari a 40,1%, valore
paragonabile a quello degli impianti termoelettrici a vapore
convenzionali. Considerando che l'impianto è del tutto simile
all'impianto di Buggenum in Olanda, una maggiore integrazione delle
varie sezioni (come realizzato a Buggenum) avrebbe potuto consentire
un rendimento piu' elevato. Questa possibilità è stata pero' esclusa
dal proponente, vista anche l'esperienza dell'esercizio del citato
impianto di Buggenum, per ragioni di affidabilità, dovendo l'impianto
garantire una disponibilità di 8200 ore/anno;
l'impianto proposto del tipo a letto trascinato, con
alimentazione a secco e recupero di calore ad alta temperatura,
costituisce quindi una soluzione di IGCC avente un rendimento
complessivo che risulta comparativamente superiore ad altri impianti
di gassificazione con conseguenti minori pressioni ambientali e minor
emissione di CO2 per unita' di energia prodotta;
l'impianto e' dunque complessivamente concepito secondo il
criterio della 'migliore tecnologia disponibile' (nel senso
tecnico-economico);
di contro la complessita' impiantistica e la relativamente
nuova tecnologia degli IGCC costituiscono elementi sui quali
l'esperienza operativa e' ancora modesta anche se la fase di impiego
commerciale è stata raggiunta, per quanto da poco tempo; cio'
comunque non inficia le migliori performance ambientali di questi
complessi rispetto ad altri sistemi di utilizzo del carbone;
il progetto proposto, per quanto riguarda le emissioni in
atmosfera, e' migliorativo rispetto ai vincoli sulle emissioni
massime in atmosfera di biossido di zolfo e ossidi di azoto posti per
l'impianto dal D.P.R. 28 gennaio 1994 'Attuazione del piano di
disinquinamento del territorio del Sulcis-Iglesiente'; in particolare
le quantita' massime che l'impianto IGCC emetterà sono inferiori del
15% per il biossido di zolfo e del 10% per gli ossidi di azoto
rispetto a quanto prescritto nel D.P.R.;
la soluzione progettuale proposta e' preferibile sia sotto il
punto di vista tecnico-economico che di maturita' commerciale che di
contenimento degli impatti sull'ambiente rispetto a possibili
alternative inerenti la localizzazione dell'impianto e il sistema di
raffreddamento;
per quanto riguarda i rifiuti prodotti, si ritiene che ai fini
della verifica dell'assoggettabilita' alla procedura di cui all'art.
6 della legge 8luglio 1986, n.349 dei previsti impianti di
smaltimento finale dei rifiuti prodotti nel processo e' necessaria la
classificazione dei rifiuti stessi ai sensi del punto 1.2 della
deliberazione del C.I. 27 luglio 1984. Inoltre, è necessario
prevedere una adeguata sistemazione naturalistica per tutte le aree
destinate a discarica;
e' altresi' necessario assicurare il massimo contenimento della
polverosita' associata ai sistemi carbone, zolfo e ceneri.
riguardo al quadro di riferimento ambientale:
i risultati delle analisi sugli effetti della realizzazione
dell'impianto sulle componenti ambientali potenzialmente interessate
portano alle seguenti considerazioni conclusive:
atmosfera:
alla luce delle analisi svolte, e tenendo conto:
dei nuovi limiti di qualita' dell'aria contenuti nella
'Proposta di direttiva del Consiglio d'Europa concernente i valori
limite di qualità dell'aria ambiente per i biossido di zolfo, ossidi
di azoto, particelle e piombo' che inserisce nuovi e piu' severi
limiti di concentrazioni in aria per la salvaguardia della salute
umana e degli ecosistemi;
del fatto che all'interno del particolato rilevato nell'area
industriale di Portoscuso si rilevano significative concentrazioni di
metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, selenio e tallio (cfr.
'Aggiornamento del piano di disinquinamento Sulcis-Iglesiente',
Maffucci et al., ENEA - Regione Sardegna, Maggio 1998);
che le carenze nei dati sperimentali reperiti e nelle
valutazioni modellistiche realizzate non consentono una valutazione
soddisfacente della qualita' dell'aria nella zona influenzata dalle
emissioni inquinanti del polo industriale, ne' per quanto concerne i
macroinquinanti che per la frazione fine del particolato che per i
microinquinanti;
che sempre nuove evidenze collegano il danno sanitario (sia per
tossicita' che per cancerogenicità) alla frazione fine del
particolato;
che una quota consistente di questo particolato fine e'
costituito da particolato secondario, ovvero da particolato che si
forma a seguito di processi fisico-chimici a partire da costituenti
primari gassosi: in particolare le emissioni di ossidi di zolfo e
ossidi di azoto giocano un ruolo importante nella formazione di
particolato secondario sotto forma di solfati e nitrati;
e' indispensabile acquisire un quadro soddisfacente dello stato
e della dinamica della qualita' dell'aria sia con riferimento ai
macroinquinanti che al particolato fine primario e secondario che ai
microinquinanti, con una appropriata combinazione di tecniche
sperimentali e modellistiche;
nonostante le carenze conoscitive rilevate nel corso
dell'istruttoria, si ritiene possibile che, sia nella situazione
attuale che in quella futura, nonostante la significativa riduzione
prevista delle emissioni, vi siano dei superamenti in merito ai
valori limite previsti nella proposta di direttiva europea con
riferimento all'SO2, NO2, PM10, PM2,5, piombo;
il controllo delle emissioni e delle concentrazioni di
particolato fine e di microinquinanti deve essere perseguito tenendo
presente la specificita' del problema (e la sua rilevanza sanitaria)
rispetto a quello, pure rilevante, della presenza di polverosità
diffusa nel polo industriale, quest'ultima attribuibile alla presenza
di polveri grossolane originate da processi di movimentazione,
macinazione eccetera;
in attesa di un quadro conoscitivo soddisfacente, e' comunque
opportuno puntare alla massima riduzione ottenibile delle emissioni
inquinanti da parte di tutti gli impianti presenti nel polo
industriale, che come detto contribuiscono sia all'inquinamento
primario che secondario nell'area in esame;
ambiente idrico:
gli effluenti liquidi prodotti dall'impianto IGCC hanno la
seguente provenienza: acque meteoriche, acque oleose, acqua di
blow-down dal ciclo termico, controlavaggio del demineralizzatore,
blow-down da impianto di dissalazione, acque sanitarie; i reflui
liquidi, pari a 193.500 t/anno vengono trattati in impianti che
assicurino il rispetto dei limiti di legge delle acque
successivamente scaricate a mare;
l'impianto consuma 4.920.000 m3/anno di acqua di mare che
alimenta l'impianto di dissalazione, e utilizza 61.500 m3/h di acqua
di mare per raffreddamento;
la simulazione della perturbazione termica dovuta alla
restituzione delle acque di raffreddamento delle centrali ENEL e IGCC
ha evidenziato che l'incremento termico massimo di legge di 3 .C
sull'arco di riferimento a 1000 m dai punti di immissione della
perturbazione termica (scarichi) non viene mai superato, e che non si
verificano fenomeni di ricircolo alle opere di presa;
per quanto riguarda il regime idrodinamico all'interno del
porto, questo e' fortemente condizionato sia dal getto dello scarico
dei gruppi ENEL che dall'aspirazione alle opere di presa delle
centrali ENEL e IGCC;
suolo e sottosuolo:
nell'area relativa al sito non esistono affioramenti di
interesse scientifico o particolari emergenze morfologiche che
verrebbero modificate o cancellate dalla costruzione dell'impianto;
inoltre, relativamente alla fase di cantiere, i materiali per
l'edilizia verranno approvvigionati da aree estrattive esistenti;
le attivita' di costruzione dell'impianto prevedono, per quanto
riguarda gli aspetti geotecnici, modesti lavori di sbancamento e di
movimenti di terra; lo scavo, la movimentazione e la eventuale messa
a discarica di questi materiali saranno effettuati secondo quanto
previsto dalla vigente normativa; la modesta entità dei lavori di
sbancamento fa si che l'interazione di questi con la falda sarà
minima e comunque limitata alla fase realizzativa; le opere previste
non comportano, dal punto di vista geotecnico, alcun impatto in fase
di esercizio;
in considerazione delle caratteristiche geotecniche dei terreni
presenti nel sito non sono attesi problemi relativamente agli scavi e
alle opere di fondazione;
vegetazione flora, fauna ecosistemi:
per quanto riguarda la sottrazione di suolo, si ritiene che
l'impatto sia trascurabile, trattandosi di un'area gia' da tempo a
destinazione industriale;
l'impatto derivante dalle polveri prodotte dall'attivita' di
cantiere e dal traffico veicolare di automezzi di trasporto risulta
contenuto in relazione alla tipologia dell'ambiente circostante;
per quanto riguarda gli effetti sulla fauna terrestre che
possono essere indotti dal rumore, occorre considerare che le unita'
ambientali interessate dalle sollecitazioni sonore presentano un
elevato grado di antropizzazione e ospitano zoocenosi adattate alle
attività umane;
per gli habitat terrestri e acquatici le maggiori variazioni
attese sono da collegare alla qualita' dell'aria; esse possono
riguardare in particolare la flora, dalle cui condizioni dipende lo
stato di salute della fauna e degli ecosistemi terrestri nel loro
complesso;
per quanto riguarda i possibili effetti dell'inquinamento
atmosferico sugli ecosistemi, la tendenza generale nell'area va verso
una diminuzione delle pressioni ambientali in termini di diminuzione
delle emissioni di inquinanti atmosferici, ed e' collegata alla piena
realizzazione del piano di risanamento attualmente in fase di
attuazione;
riguardo la flora e la fauna marina, e' prevedibile che la
costruzione e l'esercizio dell'impianto non causeranno loro
interferenze; per quanto attiene in particolare all'opera di presa,
questa risulta ubicata all'interno del porto e, di conseguenza, non
interferisce con gli ecosistemi marini a maggiore naturalita';
riguardo infine all'acqua di restituzione, le condizioni morfologiche
e correntometriche del tratto di costa interessato assicurano una
dispersione tale da considerare trascurabili gli effetti
sull'ambiente marino;
rumore e vibrazioni:
il proponente ha presentato la valutazione in merito alle
variazioni che l'impianto di gassificazione con ciclo combinato
potra' apportare al rumore ambientale riferendosi sia a misure
effettuate in alcuni punti della zona, sia mediante l'applicazione di
modelli previsionali teorici; le misure, che peraltro risalgono al
periodo 8-15 ottobre 1991, sono state fatte su quattro punti
localizzati in corrispondenza di abitazioni presumibilmente piu'
sensibili al rumore, sia in periodo diurno che notturno; i risultati
delle misure mettono in evidenza livelli di rumore ambientale che
durante il periodo diurno oscillano tra 54 e 58 dB(A), mentre i
valori notturni vanno da circa 51 a 53 dB(A); appare abbastanza
evidente l'apporto delle attività industriali in genere, comprese
quelle a ciclo continuo, presenti nel 1991 nell'area produttiva di
Portoscuso;
riguardo alle previsioni effettuate con modelli matematici lo
studio SIA e' stato dedicato a valutare l'apporto di rumore delle
centrali ENEL gia' in funzione (Sulcis e Portoscuso), dei due gruppi
da 320 MWe di prevista nuova costruzione ENEL in sostituzione di due
gruppi da 240 MW della centrale Sulcis e della dismissione della
centrale Portoscuso, sia per la fase di cantiere che di esercizio; lo
studio del rumore termina con la valutazione del contributo
dell'intero impianto IGCC, sia per la fase di cantiere che durante
l'esercizio;
essendo, come altrove evidenziato, il programma ENEL
indirizzato a sostituire le sezioni 1 e 2 della centrale Sulcis con
due sezioni da 200 MWe ciascuna a letto fluido pressurizzato, si
ritiene che le valutazioni effettuate mantengano la loro validita'
anche con riferimento a questa configurazione della centrale Sulcis;
riguardo alla realizzazione dell'IGCC la fase di cantiere e' quella
che presenta valori stimati di immissione sonora piu' alti, anche se
le stime dei livelli di rumore nei punti presi a riferimento,
coincidenti con quelli oggetto di misure, non evidenziano superamento
dei livelli misurati nel 1991 e riferiti al solo periodo diurno (non
verranno effettuate lavorazioni di cantiere in periodo notturno); la
fase di esercizio del gassificatore invece contribuisce al rumore
ambientale in maniera trascurabile;
una sorgente di rumore che potrebbe essere oggetto di disturbo
non tanto nei punti di riferimento sopra citati, bensi' lungo tutto
il suo percorso in punti ad essa vicini, e' il sistema di trasporto
con nastro del carbone Sulcis e delle ceneri tra l'impianto IGCC e la
miniera Sulcis, e del combustibile integrativo e dello zolfo tra
l'impianto IGCC e la costituenda nuova banchina sul late Est di
Portovesme;
anche se e' stato affermato che i nastri trasportatori
funzioneranno solo in periodo diurno dei giorni feriali, dovranno
essere adottati tutti gli accorgimenti che portino i livelli di
rumore ambientale al di sotto dei livelli fissati dalla normativa per
la tipologia del territorio attraversato;
dovranno comunque essere effettuate nuove campagne di misura
con la strumentazione e le modalita' di misura indicate nel decreto
ministeriale 16 marzo 1998 ed eventuali successive integrazioni, onde
verificare le predizioni dei modelli matematici utilizzati;
infine, trattandosi di un impianto di nuova costruzione a ciclo
produttivo continuo, che si inserisce in un'area industriale, dovra'
essere verificato ed applicato il criterio differenziale di cui al
decreto ministeriale 11 dicembre 1996;
radiazioni ionizzanti e non ionizzanti:
e' stato richiesto al proponente un chiarimento sugli aspetti
legati alla possibile radioattivita' legata alla manipolazione del
carbone; il proponente ha prodotto uno 'Studio per la valutazione
della radioattività di ceneri vetrificate, prodotte per
gassificazione del carbone', in cui sono state realizzate analisi su
un campione di ceneri vetrificate ottenuto utilizzando solo carbone
Sulcis in un processo del tutto simile a quello previsto per la
centrale IGCC di Portoscuso; le conclusioni dello studio sono che le
ceneri vetrificate non rappresentano residui contaminati radioattivi,
in quanto non esistono isotopi artificiali e le concentrazioni degli
isotopi naturali riscontrati sono ben al di sotto dei limiti di legge
(punto 1, allegato I del decreto legislativo n. 230/1995);
per quanto concerne le radiazioni non ionizzanti, queste sono
associabili ai campi elettrici e magnetici a 50 Hz indotti dal
collegamento dell'impianto con la rete elettrica; nel caso in esame
il collegamento della rete elettrica avverra' all'adiacente stazione
elettrica di smistamento a 220 kV; si prevede inoltre un
eletttrodotto di 57 km che collegherà l'impianto IGCC alla stazione
elettrica ENEL di Villasor (CA); i tutti i casi, l'area interessata
dai campi elettromagnetici e' limitata a qualche decina di metri
dall'asse della linea del cavo elettrico ed i loro valori sono di
modesta entità e comunque comportano un'esposizione a livelli
sensibilmente inferiori ai valori di riferimento individuati dalla
normativa nazionale;
salute pubblica:
la relazione sintetica dei risultati ottenuti al dicembre 1998
dal progetto di ricerca 'Indagine epidemiologica e monitoraggio
sanitario del Sulcis-Iglesiente' (D.P.C.M. 23 aprile 1993, scheda
DISIA PI-2/S) nell'ambito del 'Piano di disinquinamento per il
risanamento del territorio del Sulcis Iglesiente' (G. Zapponi,
Istituto Superiore di Sanita') conclude che 'l'insieme dell'area in
esame (Sulcis) mostra nel suo complesso una situazione simile a
quella della provincia di Cagliari e della Regione Sardegna, con
valori dei tassi tendenzialmente inferiori a quelli della nazionale.
Fanno eccezione nella popolazione maschile le patologie respiratorie
non tumorali anche sotto i 64 anni, in significativa diminuzione
rispetto al periodo 1980-1984 ed i traumatismi. ... I tassi per le
patologie respiratorie non tumorali sono significativamente maggiori
rispetto a quelli nazionali, con una diminuzione nel periodo
1985-1993 rispetto al periodo 1980-1984, con valori piu' elevati
nell'area prossima al polo industriale e nell'area caratterizzata
dall'attività estrattiva. Questi risultati suggeriscono l'ipotesi di
conseguenze sulla salute dovute all'attività mineraria. La mortalità
per tumori alla trachea, bronchi e polmoni e' nel 1980-1984 per gli
uomini significativamente minore di quella provinciale e diventa
superiore a quella regionale, ma non provinciale, nel 1985-1993.
L'eccesso di tumori infantili dell'encefalo, rilevati peraltro
solo nei maschi, non ha evidenziato nessuna particolare
configurazione in termini di 'cluster'. La mortalita' per tumori
maligni della pleura negli uomini non si manifesta in particolari
concentrazioni spaziali nel complesso, anche se a livello indicativo
dato il carattere descrittivo e retrospettivo dello studio,
dall'insieme dei risultati emerge una situazione con evidenti
condizione di pressione, anche se in diminuzione con il tempo, sulla
salute della popolazione maschile dovute a situazione di esposizione
a fonti di rischio piu' di tipo lavorativo che ambientale,
ricollegabili per la maggior parte all'attività mineraria.
Le poche evidenze di eccessi nella popolazione femminile,
probabilmente riferibili piu' ad esposizioni di tipo lavorativo,
tenderebbero ad escludere attualmente la presenza di una situazione
di pressione di tipo ambientale;
l'impatto sulla qualita' dell'aria dell'impianto IGCC e' stato
già discusso; qui si ribadisce la opportunità di puntare alla massima
riduzione ottenibile delle emissioni inquinanti da parte di tutti gli
impianti presenti nel polo industriale, che come detto contribuiscono
sia all'inquinamento primario che secondario nell'area in esame:
paesaggio;
il sito dell'impianto IGCC si inserisce in una zona ad alta
intensita' industriale;
l'area oggetto di esame e' situata tra il paesaggio dei monti e
quello delle colline del Sud-Ovest della Sardegna;
il nuovo impianto IGCC presenta dimensioni tali da modificare
la percezione dei luoghi principalmente nella fascia di distanza di
primo piano (tra 0,5 e 1,5 km), mentre dalle altre fasce visuali
(media distanza e sfondo) risultano visibili soprattutto gli elementi
a forte sviluppo verticale quali i camini;
per quanto riguarda l'impatto visivo dei sistemi di trasporto
carbone, zolfo e ceneri si puo' osservare che i percorsi sia del
combustibile integrativo che del carbone del Sulcis avvengono in
ambito industrializzato nel quale sono gia' ampiamente rappresentate
le infrastrutture per la movimentazione dei materiali, quali i nastri
trasportatori; tuttavia, per il trasporto da e verso la miniera
Sulcis sarà opportuno tenere conto della presenza di significative
formazioni rocciose meritevoli di essere salvaguardate;
relativamente alle misure di mitigaziome, si ritengono
pienamente condivisibili le prescrizioni del parere del Ministero per
i beni e le attivita' culturali, sia relativamente all'impianto che
ai sistemi di trasporto del carbone, delle ceneri e dello zolfo.
Riguardo alle misure di compensazione e/o mitigazione: i
principali aspetti relativi alle misure di mitigazione e/o
compensazione nello Studio di Impatto Ambientale e nell'altra
documentazione fornita dal proponente (incluse le controdeduzioni
alle osservazioni della 1a e 2a fase dell'inchiesta pubblica) sono i
seguenti:
intervento di ripristino della naturalita' propria della fascia
adiacente all'impianto;
misure atte a minimizzare l'impatto sulla viabilita' e comunque
l'impatto indotto dal traffico durante la fase di realizzazione
dell'impianto;
l'impianto sara' dotato di tutti i necessari provvedimento atti
a contenere tutte le emissioni sonore e in particolare le turbine a
gas saranno dotate di cabinati fonoassorbenti;
il proponente si impegna a porre in atto, qualora cio'
risultasse necessario, tutti gli interventi migliorativi che
dovessero rendersi necessari a conseguire il rispetto degli obblighi
di legge in materia di inquinamento acustico;
il proponente e' disponibile a dare periodicamente informazioni
al pubblico, in quanto è previsto l'adesione dell'impianto al sistema
di ecogestione comunitaria (EMAS);
controllo della polverosita' tramite adeguate tecnologie di
controllo delle polveri; inoltre il proponente di impegna ad
installare, di concerto con le autorità locali, una rete di
deposimetri nelle vicinanze dello stabilimento e dei nastri
trasportatori e nelle aree adiacenti;
l'impianto di trattamento delle acque reflue sara' dotato dei
mezzi di controllo e supervisione necessari per garantire il corretto
funzionamento ed evidenziare eventuali anomalie, in modo da evitare
qualsiasi rischio di inquinamento delle acque superficiali e di
falda;
verranno adottati i necessari accorgimenti per minimizzare
l'impatto visivo dell'impianto, scegliendo adeguate soluzioni
architettoniche per i corpi tecnici e gli edifici e prevedendo aree
verdi e piantumate;
il proponente ha verificato i potenziali utilizzi di fluidi
caldi per i quali e' stato mostrato un certo interesse da parte di
alcuni potenziali utilizzatori i proponente è disponibile a ulteriori
approfondimenti;
il proponente si mostra disponibile a predisporre opportune
campagne di monitoraggio capaci di verificare le condizioni
ambientali perturbate dall' esercizio dell'impianto, previa
identificazione di appropriati indicatori;
i dispositivi di monitoraggio previsti nell'impianto potranno
essere integrati nel sistema di monitoraggio ambientale gestito a
livello territoriale;
il proponente si impegna a favorire il coinvolgimento delle
impresee della forza lavoro locale (ed in particolare degli abitanti
di Portoscuso e di Paringianu) ed a collaborare con le autorita'
locali per l'istituzione di corsi di addestramento e formazione del
personale per valorizzare al massimo le risorse disponibili,
compatibilmente con i propri obblighi di natura concessoria;
il proponente e' disponibile a stipulare una apposita
Convenzione con il comune di Portoscuso, nella quale vengano
formalizzati gli impegni sopra sintetizzati, e vengano definite le
forme di partecipazione dell'ATI alla realizzazione di infrastrutture
per il riequilibrio socio ambientale dell'area interessata al
progetto.
Considerato che il contesto ambientale in cui si inserisce
l'impianto IGCC e' gia' stato interessato da una procedura di
valutazione di impatto ambientale: infatti il citato decreto del
Presidente della Repubblica 28 gennaio 1994 'Attuazione del piano di
disinquinamento del territorio del Sulcis-Iglesiente', per quanto
riguarda l'adeguamento degli impianti dell'Enel prevede, tra l'altro,
la realizzazione di due nuovi gruppi policombustibili da 320 MWe
ciascuno; in relazione a cio', a seguito della delibera Cipe del 13
aprile 1994, l'Enel ha presentato domanda di pronuncia di
compatibilità ambientale concernente il progetto di due nuove sezioni
policombustibile da 320 MWe ciascuna; la procedura di Via, che ha
interessato un progetto riguardante il medesimo contesto ambientale
in cui si inserisce il proposto impianto IGCC, si' è conclusa con
parere favorevole con prescrizioni (DEC/VIA/2669); il relativo
provvedimento è stato però superato a seguito di una successiva
richiesta Enel che prevedeva di trasformare le sezioni 1 e 2 di Enel
Sulcis in due sezioni da 200 MWe ciascuna (2x200=400 MWe) tramite
installazione di caldaie a letto fluido pressurizzato: con la
verifica di esclusione di una nuova procedura di VIA del Ministero
ambiente in data 30 luglio 1997, e con la conseguente autorizzazione
data con decreto ministeriale industria in data 28 novembre 1997, si
precisava che qualora l'Enel prendesse di nuovo in considerazione la
realizzazione e l'esercizio delle due sezioni policombustibile
ciascuna da 320 MWe, sarebbe necessario attivare una nuova procedura
di Via.
Tenuto altresi' conto:
del parere del Ministero della sanita' in particolare per
quanto riguarda i limiti di emissione degli NOx;
del fatto che nel progetto proposto si brucia gas di sintesi
proveniente dalla gassificazione del carbone, con tutte le
specificita' relative per quanto attiene le caratteristiche della
combustione in turbina e la conseguente emissione di inquinanti, e in
particolare di NOx;
che per quanto riguarda l'utilizzo di gas naturale nei turbogas
il limite alle emissioni per gli NOx si e' oramai attestato a 50
mg/Nm3.
Considerato che in conclusione la commissione per le valutazioni
dell'impatto ambientale ha espresso parere positivo con le
condizioni, prescrizioni e raccomandazioni di seguito precisate in
merito alla compatibilita' ambientale dell'opera proposta;
Visti i seguenti pareri pervenuti ai sensi dell'allegato IV al
decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988:
con nota del 29 gennaio 1999, il Ministero per i beni e le
attivita' culturali conferma il parere già espresso con nota del 4
dicembre 1997, favorevole alla richiesta di pronuncia di
compatibilità ambientale nella piu' scrupolosa osservanza delle
seguenti condizioni dettate dalla Soprintendenza per i beni
ambientali, architettonici, artistici e storici di Cagliari e la
Soprintendenza archeologica di Cagliari:
'1) in fase di progettazione esecutiva dovranno essere
adottate tutte le tecniche piu' opportune atte a mitigare
l'inserimento dell'opera nel paesaggio, concordandolo con la
competente Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. e l'ufficio regionale
per la tutela del paesaggio;
2) si dovra' prevedere la bonifica delle aree circostanti
caratterizzate dalla presenza di ruderi, macchinari obsoleti e
materiali di risulta vari;
3) gli spazi verdi, ora in totale degrado, dovranno essere
sistemati con la messa a dimora di essenze vegetali idonee, previo
studio da parte di professionisti competenti;
4) per la realizzazione del carbonodotto, in fase di
progettazione esecutiva, concordandolo con i tecnici della stessa
soprintendenza e dell'ufficio regionale per la tutela del paesaggio,
si dovra' tenere conto della presenza di significative formazioni
rocciose interessate dal fenomeno della tafonatura che le rende
ancora piu' caratteristiche e meritevoli di essere salvaguardate.'
La stessa soprintendenza inoltre 'suggerisce che, nell'ambito
delle compensazioni si tenga conto che, a poca distanza dalla miniera
di carbone di Seruci e' presente il Nuraghe omonimo di notevole
interesse archeologico che necessita di interventi urgenti sia per lo
studio che per il consolidamento propedeutici alla fruizione e
valorizzazione. Il nuraghe potrebbe essere l'elemento finale della
valorizzazione dei beni presenti nell'area in cui inserire anche
elementi di archeologia industriale per la presenza delle miniere del
bacino carbonifero piu' importante d'Italia. Infatti all'interno dei
cantieri minerari Seruci e Nuraxi Figus ed altri minori sono presenti
vestigia di sicuro interesse storico che in tutti i casi
meriterebbero di essere valorizzati anche solo mediante la
realizzazione di un percorso didattico.
Sarebbe opportuno, infine, tenere conto, nella progettazione e
nella conduzione dei lavori, nei tempi stimati dal progetto in trenta
anni, di una ipotesi di utilizzo a scopo turistico culturale
dell'area archeologico industriale, una volta dismessa l'attivita'
estrattiva.
Le modalita' di tale suggerita compensazione andrebbero comunque
valutate in accordo con la competente Soprintendenza Archeologica'.
La soprintendenza infine ha richiesto, in via cautelativa e
preventiva, 'di poter esercitare il controllo preventivo in corso
d'opera di tutte quelle fasi di attivita' che implicano escavazioni e
movimenti di terra';
con nota del 30 dicembre 1997, confermata con ulteriore nota
dell'11 febbraio 1999, richiesto e fatto proprio il parere
dell'ISPESL riguardo all'impianto in questione, il Ministero della
sanita' ritiene che: 'per quanto concerne le emissioni in atmosfera,
unitamente al rispetto dei limiti massimi di accettabilità e dei
limiti massimi di esposizione ad inquinanti dell'aria (decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 28marzo 1983 e successive
modifiche), devono essere assicurate le seguenti prescrizioni:
1) le emissioni devono essere congrue con la piu' avanzata
tecnologia e con il migliore esercizio relativi alla tipologia
dell'impianto in oggetto; non devono comunque essere superati -
riferiti ad una concentrazione del 15% di ossigeno nei fumi anidri -
i seguenti valori:
ossidi di azoto (espressi come NO2) 60 mg/Nmc;
monossido di carbonio 50 mg/Nmc;
per le altre sostanze inquinanti - in attesa dell'emanazione
del decreto di cui al secondo comma dell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/1988 - i valori minimi riportati
nel decreto ministeriale del 12 luglio 1990;
2) l'impianto deve essere predisposto in modo da consentire
alle autorita' competenti la rilevazione periodica delle emissioni;
la misura di SO2, NOx, CO ed O2 deve essere effettuata in continuo;
3) i metodi di campionamento, analisi e valutazione delle
emissioni sono quelli riportati nel sopra citato decreto 12 luglio
1990, nel decreto 21 dicembre 1995 (Gazzetta Ufficiale n. 5/1996) e
successive modifiche.
4) almeno un anno prima dell'entrata in esercizio del nuovo
impianto l'esercente, d'intesa con le autorita' locali competenti,
dovrà riesaminare l'attuale rete di monitoraggio della qualità
dell'aria per l'eventuale rilocalizzazione e/o completamento.
Resta comunque impregiudicata l'applicazione delle linee guida
di cui all'art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica n.203/1988, una volta emanate anche per gli impianti di
nuova installazione';
in data del 20 gennaio 1999 e' pervenuta una nota con cui la
Direzione generale del coordinamento territoriale del Ministero dei
lavori pubblici esprime parere di compatibilita' tra il progetto e le
linee di assetto del territorio; con nota dell'8 febbraio 1999 la
Capitaneria di Porto di Cagliari per il Ministero dei trasporti e
della navigazione esprime parere favorevole relativamente all'oggetto
in questione subordinatamente ai seguenti punti:
'1) approfondimento esame e verifiche a cura organi
competenti circa potenziali problematiche impatto ambientale
conseguenti a potenziamento attuali discariche termiche ciclo
produttivo centrali termo elettriche ambito portuale;
2) valutazione conformita' realizzazione cui trattasi a fronte
previsioni locale piano regolatore portuale con particolare
riferimento ad individuazione idoneo sito stoccaggio presunte
notevoli quantità materie prime/comburenti ciclo produttivo e cio' a
fronte attuale indisponibilità aree portuali da destinare a tale
scopo.';
con nota del 2 febbraio 1999 la provincia di Cagliari ha confermato
parere favorevole in merito alla realizzazione dell'impianto espresso
con nota del 14 gennaio 1999, ritenendo che 'la nuova integrazione
progettuale, rispetto alla proposta iniziale, ha evidenziato una
migliore efficienza netta di conversione energetica con minori
pressioni ambientali';
con nota del 22 gennaio 1999 il comune di Portoscuso conferma
il parere favorevole all'ubicazione della centrale elettrica e
dell'annesso gassificatore nell'area industriale di Portovesme
qualora lo studio di VIA ne dimostrasse in termini incontrovertibili
la piena compatibilita' ambientale, parere già espresso con la
delibera del consiglio comunale del 15 giugno 1998 e del 1. ottobre
1998. Il parere e' subordinato all'accoglimento delle seguenti
condizioni da parte dei provvedimenti autorizzativi:
a) rimodulazione dell'impianto nell'area indicata dalla
convenzione o altra area (Enel/Sotacarbo) al fine di non modificare
le distanze previste dalla frazione di Paringianu;
b) adozione di sistemi opportuni per l'abbattimento
dell'inquinamento acustico;
c) adozione di un sistema di raffreddamento a circuito aperto;
d) realizzazione di un sistema di monitoraggio che individui
e quantifichi tutti i fattori inquinanti;
e) ubicazione degli impianti di trattamento primario del
carbone a bocca di miniera;
f) razionalizzazione degli impianti di trattamento primario
della viabilita' adiacente agli impianti ed alle aree portuali;
g) riduzione delle ore di funzionamento in regime transitorio'.
Il comune di Portoscuso inoltre precisa che:
'si dichiara fortemente contrario a che vengano posti vincoli
di natura gestionale sull'area portuale in quanta si ritiene che la
realizzazione delle infrastrutture portuali necessarie, la
rivisitazione del piano regolatore portuale e l'individuazione degli
strumenti di gestione attenga al ruolo primario degli enti pubblici o
dei soggetti privati in grado di assicurare idonei servizi consortili
alle aziende che ne facciano richiesta;
vincola il suddetto parere favorevole alla stipula di una
convenzione con ATI, garantita dal Comitato di coordinamento, che
regolamenti i reciproci obblighi in merito alle gestioni di ordine
ambientale e di adeguamento progettuale anche successivamente al VIA,
e di natura socio-economica, in particolare:
1) applicazione a favore dei comuni di Portoscuso dei
dispositivi di legge in materia di contributi economici a favore dei
Comuni nel cui territorio trovano realizzazione impianti per la
produzione di energia elettrica, per gli interventi di natura
infrastrutturale e di riequilibrio socio-ambientale (legge 393 e all.
IV al DPCM 29 dicembre 1988);
2) riconoscimento al Comune di Portoscuso di una
significativa riserva di posti di lavoro sia in fase di costruzione
dell'impianto che nel corso dell'attivita' di esercizio, con un
valido equilibrio a favore della frazione di Paringianu;
3) individuazione di strumenti che garantiscano la nostra
Comunita' riguardo ai sistemi di controllo ambientale;
4) interventi di bonifica e risanamento dell'area umida di
Boi Cerbus'.
Nella nota del 22 gennaio 1999 si ribadisce che
l'Amministrazione ed il Consiglio comunale di Portoscuso si riservano
di esprimere il parere conclusivo ai sensi del DPCM 27 dicembre 1988,
All. IV, art. 8, comma 2, permanendo l'esigenza di conoscere
preventivamente i pareri e le prescrizioni dello stesso Ministero
dell'ambiente in merito alle richieste avanzate:
con nota del 16 dicembre 1998 la regione Sardegna esprime
parere favorevole gia' formulato in data 22 giugno 1998, sul progetto
in esame; riguardo alla nuova integrazione progettuale proposta
dall'ATI nell'addendum n. 2 al SIA si nota che essa 'ha evidenziato
una migliore efficienza netta di conversione energetica e minori
pressioni ambientali.
Visti gli esiti dell'inchiesta pubblica svoltasi secondo quanto
stabilito dall'art. 7 dell'Allegato IV al DPCM 27 dicembre 1988; e
conclusasi in data 27 luglio 1998 (1a fase) a seguito della
presentazione delle modifiche progettuali indicate dal proponente
nell'Addendum 2, il Ministero dell'Ambiente ha riaperto la procedura
di inchiesta pubblica. La 2afase dell'inchiesta pubblica si e' aperta
in data 30 novembre 1998 e si è conclusa il 16 febbraio 1999; in
sintesi le osservazioni hanno riguardato i seguenti temi:
1) quadro di riferimento programmatico: ubicazione impianto;
tutela, bonifica e valorizzazione area umida e peschiera; reperti
archeologici;
2) quadro di riferimento progettuale: acque di scarico; ceneri
e scorie; polveri; zolfo; emissioni; radioattivita'; combustibili;
monitoraggio e controllo; sicurezza e pericoli da incidenti;
elettrodotto; carbonodotto; camino; condotta sottomarina; adeguamento
infrastrutture; quadro progettuale - varie;
3) quadro di riferimento ambientale: inquinamento acustico;
salute pubblica; interazione con l'ambiente naturale; paesaggio;
4) valutazioni economiche e occupazionali;
5) aspetti formali: richiesta di invalidamento; altri aspetti
formali.
Viste le controdeduzioni fornite dal proponente alle
osservazioni presentate nel corso dell'inchiesta pubblica, con nota
del 15 luglio 1998 per quanto concerne la 1a fase, con nota del 29
gennaio 1999 per la 2a fase dell'inchiesta.
Considerato che la Commissione per la valutazione dell'impatto
ambientale ha espresso le seguenti valutazioni dei pareri e delle
osservazioni pervenuti:
si ritiene che la gran parte delle prescrizioni e/o
raccomandazioni contenute nei pareri e nelle osservazioni siano
condivisibili e che pertanto possano entrare a far parte delle
conclusioni del presente provvedimento;
per quanto riguarda le altre osservazioni valgono, oltre a
quanto detto altrove nel presente provvedimento, le considerazioni
che seguono;
relativamente alle osservazioni del comune di Portoscuso, si
nota in particolare che per quanto riguarda la condizione del Comune;
relativa all'applicazione degli accordi socioeconomici, si
ritiene di poter indicare nelle raccomandazioni che seguono
l'opportunita' di un protocollo di intesa tra proponente e comune al
fine di individuare gli interventi di compensazione di prioritario
interesse ambientale;
per quanto concerne le osservazioni pervenute nell'inchiesta
pubblica, si fa riferimento alle considerazioni espresse dalla
Commissione con il parere del 25 febbraio 1999.
Preso atto che sono pervenute, oltre i termini fissati per
l'istruttoria pubblica, osservazioni da parte di cittadini, per la
richiesta di pronuncia sulla compatibilita' ambientale dell'opera
indicata, che sono state anch'esse considerate nell'ambito
dell'istruttoria tecnica; e' stata acquisita inoltre la
documentazione consegnata dal Comitato 'Salute e Ambiente
Gassificatore a bocca di miniera' in occasione della riunione con i
rappresentanti del Comitato tenuta in data 19 novembre 1998 e
considerata dalla Commissione per la valutazione dell'impatto
ambientale; sono inoltre pervenute ulteriori note, successivamente al
parere espresso dalla Commissione, da parte di:
WWF Sulcis Carbonia 26 febbraio 1999;
Comitato salute e ambiente 9 marzo 1999;
Federazione comitati Portoscuso e Paringianu 15 marzo 1999;
Legambiente 16 marzo 1999;
Gruppo di intervento giuridico 26 marzo 1999;
che in sintesi esprimono osservazioni in merito ai seguenti
aspetti gia' sostanzialmente trattati nel corso dell'istruttoria
della Commissione: necessità di accelerare gli interventi di
risanamento; necessità di attivare la procedura di VIA per un
eventuale ampliamento del Bacino Fanghi Rossi dell'Euroalluminia e
relative interferenze con l'intervento in questione; garanzie sul
combustibile integrativo; area dell'intervento e sua disponibilità;
presenza di area archeologica e zona umida; emissioni, bilancio di
massa; elettrodotto; presenza di altri impianti industriali; distanze
dai centri abitati; taglia dell'impianto ed esubero energetico nella
Regione; finanziamenti e costi dell'energia prodotta; aspetti
formali.
Vista la nota della Presidenza della Giunta regionale del 17
maggio 1999, con cui si rappresenta lo stato di attuazione delle
raccomandazioni contenute nel parere della Commissione e riportate
nel seguito del presente provvedimento, per quanto riguardano la
competenza regionale, con i seguenti chiarimenti della Segreteria
tecnica regionale del Piano di disinquinamento per il risanamento del
Sulcis-Iglesiente:
'R1) le indicazioni riportate riguardano la polverosita'
diffusa, con il conseguente trasporto di inquinanti, che costituisce
peraltro un aspetto del problema ambientale già esaminato ed
evidenziato dall'analisi dello stato del territorio realizzato con il
Sistema informativo ambientale e i modelli di valutazione.
Relativamente ai puntia) e d) sono già state fornite, nell'ambito
degli accordi siglati, a Enel, Euroalluminia ed Enirisorse le
indicazioni affinche' provvedano a limitare la polverosità con
interventi appositi; oltre a cio' il problema verrà limitato con la
realizzazione degli interventi relativi alla sistemazione dell'area
portuale, costruzione delle nuove banchine e risistemazione traffico
portuale, punto b) del documento VIA. Relativamente al puntoc) si
osserva che si sta provvedendo ad istruire gli interventi relativi
alla bonifica delle strade sterrate, e al miglioramento della
viabilità dell'area portuale, intervento in fase di appalto;
R2) l'intervento 'Riutilizzo fanghi rossi Eurallumina' previsto
nel piano di disinquinamento per il risanamento del territorio del
Sulcis-Iglesiente, concluso nel marzo 1999, ha preso in esame diverse
opportunita' per il riutilizzo e lo smaltimento del fango rosso
prodotto dall'Eurallumina.
Lo studio ha dimostrato la possibilita' di produrre laterizi di
buona qualità utilizzando una miscela di fango e argilla. Inoltre e'
stata dimostrata la possibilità di rendere inerte il fango mediante
miscelazione con gesso chimico (altro rifiuto industriale). Il fango
inertizzato ed additivato con materiale a granulometria maggiore (ad
esempio la 'sabbia' di processo dell'Eurallimina) potrebbe essere
utilizzato quale materiale di riempimento in operazioni di ripristino
ambientale delle cave e scavi minerari presenti nell'area
circostante. I primi studi di laboratorio indicano che
l'additivazione con materiale grossolano modifica radicalmente le
caratteristiche di plasticità e permeabilità del fango che diviene
direttamente rivegetabile;
R4) - R5) si sta provvedendo ad istruire per il parere del
Comitato di coordinamento gli interventi relativi al recupero delle
aree umide dell'area. In particolare:
Stagno Is Pruinis: si propone di recuperare la qualita' delle
acque marine e costiere;
Sa Masa: il recupero del sito e la bonifica dei suoli dalla
presenza dei metalli pesanti deve essere realizzato contestualmente
alla bonifica delle aree minerarie poste a monte (valle di Iglesias)
causa primaria di inquinamento dello stagno;
Boe Cerbus: il recupero dovrebbe essere realizzato a cura
dell'ATI Sulcis, secondo le prescrizioni della Commissione VIA.
R6) la messa a punto di modelli di simulazione e previsione di
fenomeni di inquinamento nelle acque ed in atmosfera e' gia' stata
realizzata nell'ambito del Sistema informativo ambientale, modelli di
simulazione;
R7) il biomonitoraggio e' gia' previsto nell'ambito della
realizzazione del sistema di monitoraggio integrato, intervento che
ha preso avvio nel mese di aprile; le metodiche sono conformi con le
indicazioni del Ministero dell'ambiente per il progetto SINA'.
Visto il parere pervenuto con nota del 25 maggio 1999 dalla
regione Sardegna ai sensi del comma 2, art. 8 dell'allegato IV al
DPCM 27dicembre 1988, con cui, sentito il comune di Portoscuso, si
esprime 'parere favorevole', con le seguenti considerazioni:
'peraltro, sotto l'aspetto urbanistico, poiche' dalle verifiche
effettuate si e' rilevato che il complesso di che trattasi comporta
una modifica della viabilita' interna del Piano del Consorzio
Industriale, il parere su espresso fa salve le determinazioni del
Consorzio Industriale sulla coerenza delle opere rispetto alla
strumentazione urbanistica dell'area di pertinenza.
Inoltre, sotto l'aspetto della tutela del paesaggio, si fa
presente che, qualora l'impianto o le opere accessorie ad esso
connesse dovessero interessare la fascia dei 300 metri dal mare, o
comunque aree sottoposte al vincolo paesistico per effetto della
legge n. 431/1985, prima dell'inizio dei lavori la ATI Sulcis dovra'
acquisire la preventiva autorizzazione ex art. 7 della legge n.
1497/39, trasmettendo al competente Assessorato Regionale della
Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e
Sport, la documentazione di rito'.
Vista la nota trasmessa per conoscenza dalla regione Sardegna in
data 6 luglio 1999 con cui:
si comunica il parere positivo del Comitato di coordinamento al
progetto presentato dal competente Consorzio Nucleo
Industrializzazione relativo alla 'banchina lato est porto
industriale di Portovesme', e si precisa che, pur non rientrando
nell'elenco degli interventi previsti dal Piano di Disinquinamento
del Sulcis-Iglesiente, l'opera e' gia' finanziata (delibera CIPE ex
legge n. 268/1974) rientra nel Piano regolatore Portuale del porto di
Portovesme, ed è prevista nella riorganizzazione complessiva del
porto;
si comunica l'approvazione, da parte del Comitato di
coordinamento in data 1. luglio 1999, del programma degli interventi
per il progetto del Piano di disinquinamento per il risanamento
dell'area a rischio ambientale del Sulcis Iglesiente, gia' finanziati
con le risorse impegnate a tal fine con decreto del Ministero
dell'ambiente del 2febbraio 1999.
Considerato che:
come rilevato dalla Commissione per la valutazione dell'impatto
ambientale e riportato in premessa, l'intervento si inserisce in un
contesto energetico regionale gia' caratterizzato da un'offerta di
potenza efficiente netta in rete nella regione Sardegna notevolmente
superiore alla potenza massima di punta richiesta, nonche' a quella
prevista al 2004, e 'l'entrata in funzione dell'impianto IGCC renderà
possibile la dismissione e/o il minor utilizzo di impianti
termoelettrici tradizionali che producono maggiori pressioni
ambientali per unità di energia prodotta',
la presenza della centrale e dell'impianto di gassificazione
proposto e' compatibile in un'area risanata secondo gli standard di
qualita' fissati nel sopra citato Piano di risanamento dell'area a
rischio ambientale del Sulcis Iglesiente,
si ritiene pertanto non piu' ammissibile il regime di proroga
alle emissioni in atmosfera per tutti gli impianti industriali
presenti nell'ambito dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale
Sulcis - Iglesiente, che non verra' pertanto più consentito per
quanto riguarda le competenze del Ministero dell'ambiente.
Ritenuto di dover provvedere ai sensi e per gli effetti del
comma 3 dell'art. 8 dell'Allegato IV al DPCM 27 dicembre 1988 alla
formulazione del giudizio finale di compatibilita' ambientale
dell'opera sopraindicata.
Esprime giudizio positivo circa la compatibilita' ambientale del
progetto relativo alla realizzazione della centrale a ciclo combinato
da 450 MWe e connesso impianto di gassificazione del carbone ubicati
in comune di Portoscuso (CA), presentato dall'ATI Sulcis, a
condizione che:
A) l'esercizio dell'impianto IGCC di ATI Sulcis inizi
subordinatamente all'avvenuta costruzione e alla operativita' della
nuova banchina sul lato Est di Portoscuso, opportunamente attrezzata
per consentire lo scaricamento delle navi carboniere di servizio per
gli impianti ENEL e IGCC in modo da minimizzare l'emissione di
polveri e di altri inquinanti nell'ambiente; a tal fine, nell'ambito
dell'accordo di programma citato in premessa, eventualmente
opportunamente integrato, il Ministero dell'ambiente promuoverà il
coordinamento degli enti pubblici competenti, compresa la Capitaneria
di Porto di Cagliari, nonche' dei soggetti privati coinvolti e del
Consorzio Industriale delegato e titolare dell'intervento, affinché
vengano realizzate nei tempi suddetti le infrastrutture portuali
necessarie e vengano assicurati idonei servizi consortili portuali;
B) alla data della prima entrata in esercizio dell'impianto
IGCC di ATI Sulcis non dovranno esservi impianti industriali,
nell'ambito dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale
Sulcis-Iglesiente, che operino in regime di proroga o deroga per
quanto riguarda le emissioni in atmosfera, gli scarichi liquidi e la
produzione di rifiuti; a tal fine, il Ministero dell'ambiente
promuovera' il coordinamento delle altre amministrazioni centrali e
locali interessate, affinche' la Regione, il Comitato di risanamento
Sulcis, in accordo con la Provincia e le aziende del polo industriale
attivino tutte le necessarie iniziative per consentire la piena
realizzazione di tale condizione e per la definizione dei tempi e
modalità operative che i suddetti impianti industriali dovranno
rispettare per il suo conseguimento; e nel rispetto delle
prescrizioni che seguono, oltre le ulteriori prescrizioni disposte
dal Ministero per i beni e le attività culturali riportate in
premessa, se non ricomprese nelle seguenti:
1) limitazioni alle emissioni in atmosfera;
1a) isola di potenza (ciclo combinato): le emissioni in
atmosfera dal camino dei generatori di vapore a recupero devono
rispettare in tutte le condizioni di funzionamento, escluse le fasi
di avviamento ed arresto come definiti in sede di autorizzazione, i
seguenti limiti di concentrazione nei fumi riferiti alle ore di
effettivo funzionamento dell'impianto, a gas secco e ad un tenore
volumetrico di ossigeno del 15%, a 0 .C e 1013 hPa:
funzionamento a syngas:
SO2 60 mg/m3
NOx (espressi come NO2) 70 MG/M3
PST 2 mg/m3
CO 50 mg/m3
Tali valori, nel cui computo sono da escludere le fasi di
avviamento e di arresto, sono da intendersi come valori medi mensili
riferiti alle ore di effettivo funzionamento a syngas per il primo
anno dall'inizio dell'esercizio, e come valori medi giornalieri
successivamente, e sono da riferirsi ad una portata dei fumi tal
quale pari a 2.918.600 Nm3/h.
Entro due anni dall'entrata in esercizio il proponente produrra'
un rapporto, che andrà consegnato ai Ministeri ambiente e industria e
alla Regione Sardegna, contenente una descrizione delle misure
adottate per l'ulteriore contenimento delle emissioni rispetto ai
limiti suindicati. In particolare per quanto riguarda l'emissione di
NOx dovrà essere perseguito l'obiettivo di 50 mg/ Nm3.
Funzionamento a gasolio:
SO2 come da specifica del combustibile;
NOx (espressi come NO2) 100 mg/m3
PST 4 mg/m3
CO 50 mg/m3
Tali valori, nel cui computo sono da escludere le fasi di
avviamento e di arresto, sono da intendersi come valori medi mensili
riferiti alle ore di effettivo funzionamento a gasolio per il primo
anno dall'inizio dell'esercizio, e come valori medi giornalieri
successivamente, e sono da riferirsi ad una portata dei fumi tal
quale pari a 3.090.900 Nm3/h.
In ogni caso il proponente dovra' adottare le migliori
tecnologie ai sensi della Direttiva Europea 92/96 IPPC per il
contenimento delle emissioni commercialmente disponibili all'atto
dell'ordinazione delle apparecchiature.
Entro il 1999 il proponente dovra' stabilire, anche in accordo
con le autorità locali, un codice di comportamento per definire i
casi in cui potrà fare ricorso al gasolio, il cui uso andrà
tempestivamente comunicato alle autorità locali e alla Regione
Sardegna. In nessun caso e' da prevedersi l'utilizzo di gasolio nelle
turbine a gas per un numero di ore superiore a 500 h/anno e comunque
per non piu' di 72 ore consecutive. Il manuale di detto codice andrà
consegnato alla Regione Sardegna.
1b) Ossidazione termica gas di coda: le emissioni in atmosfera
dal camino dell'ossidazione termica dei gas di coda devono rispettare
in tutte le condizioni di funzionamento, escluse le fasi di
avviamento e di arresto come definiti in sede di autorizzazione, i
seguenti limiti di concentrazione nei fumi riferiti alle ore di
effettivo funzionamento dell'impianto, a gas secco e ad un tenore
volumetrico di ossigeno del 3%, a 0 .C e 1013 hPa:
SO2 250 mg/m3
NOx (espressi come NO2) 100 mg/m3
PST 12 mg/m3
CO 30 mg/m3
Tali valori sono da intendersi come valori orari nelle
condizioni di funzionamento dell'impianto piu' gravose (massimo
carico continuo) e sono da riferirsi ad una portata dei fumi tal
quale pari a 114.300 Nm3/h.
1c) Mulini/essiccatori: le emissioni in atmosfera dai
mulini/essiccatori devono rispettare in tutte le condizioni di
funzionamento, escluse le fasi di avviamento e di arresto come
definiti in sede di autorizzazione, i seguenti limiti di
concentrazione nei fumi riferiti alle ore di effettivo funzionamento
dell'impianto, a gas secco e ad un tenore volumetrico di ossigeno del
3%, a 0 .C e 1013 hPa:
SO2 90 mg/m3
NOx (espressi come NO2) 130 mg/m3
PST 10 mg/m3
CO 50 mg/m3
Tali valori sono da intendersi come valori orari nelle
condizioni di funzionamento dell'impianto piu' gravose (massimo
carico continuo), e sono da riferirsi ad una portata complessiva dei
fumi tal quale pari a 80.400 Nm3/h.
1d) Caldaia di avviamento: le emissioni in atmosfera dalla
caldaia di avviamento devono rispettare in tutte le condizioni di
funzionamento, escluse le fasi di avviamento e di arresto come
definiti in sede di autorizzazione, i seguenti limiti di
concentrazione nei fumi riferiti alle ore di effettivo funzionamento
dell'impianto, a gas secco e ad un tenore volumetrico di ossigeno del
3%, a 0 .C e 1013 hPa:
SO2 come da specifica sul combustibile;
NOx (espressi come NO2) 100 mg/m3
PST 110 mg/m3
CO 100 mg/m3
Tali valori sono da intendersi come valori orari nelle
condizioni di funzionamento dell'impianto piu' gravose (massimo
carico continuo), e sono da riferirsi ad una portata dei fumi tal
quale pari a 33.350 Nm3/h.
1e) Torcia.
Il funzionamento della torcia dovra' essere controllato
registrando continuamente le portate del gas di scarico e del vapore
(o altro fluido utilizzato per diminuire la formazione di fumo) e la
temperatura di testa ai bruciatori pilota.
Il progetto esecutivo della torcia dovra' assicurare una
ricaduta al suolo di inquinanti, sia in caso di funzionamento normale
che in caso di spegnimento, tale da non causare rischi per la
popolazione e i lavoratori, anche tenendo conto dei possibili tempi
di esposizione. A tale proposito il proponente, prima dell'entrata in
esercizio dell'impianto fornirà all'autorità competente indicazioni
circa la possibile massima concentrazione al suolo di inquinanti e la
conseguente esposizione, sia in caso di funzionamento normale che in
caso di spegnimento della torcia, documentando che tale
concentrazione sarà tale da non causare rischi per la popolazione e i
lavoratori. Dovranno anche essere indicati i tempi massimi di
intervento per ripristinare le condizioni di sicurezza.
1f) Per le sostanze emesse dai camini dell'impianto IGCC non
menzionate nei punti precedenti, in attesa dell'emanazione del
decreto di cui al secondo comma dell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/1988, non devono essere superati i
valori minimi riportati nel decreto ministeriale 12 luglio 1990.
1g) In nessun caso potranno essere superati i seguenti flussi
di massa complessivi emessi dall'impianto IGCC:
SO2 2.440 t/anno
NOx (come NO2) 2.150 t/anno
PST 110 t/anno
CO 1.600 t/anno
Tali valori sono riferiti a 8.000 ore di generazione di potenza,
da variarsi linearmente per tempi di funzionamento minori.
1h) Il proponente entro tre anni di inizio di esercizio della
centrale presentera' al Ministero dell'ambiente e dell'industria e
alla Regione Sardegna un rapporto dettagliato contenente i risultati
conseguiti in termini di emissioni in atmosfera e l'indicazione dei
possibili miglioramenti attesi con una ottimizzazione gestionale
dell'impianto realizzata sulla base dell'esperienza conseguita, ai
fini di un eventuale aggiornamento dei valori limite alle emissioni.
Contestualmente andrà prodotta una relazione sull'evoluzione delle
esperienze internazionali nel campo della gassificazione del carbone
e di altre tecnologie avanzate di uso di questo combustibile per
produrre energia, allo scopo di mettere a disposizione elementi che
consentano di valutare comparativamente le prestazioni energetiche e
ambientali dell'impianto IGCC ATI Sulcis.
Contestualmente sara' prodotta una relazione che illustra le
concentrazioni nei fumi e le quantità di microinquinanti (metalli
pesanti e composti organici persistenti) emessi in atmosfera, nonche'
le caratteristiche dei rifiuti prodotti (in particolare ceneri
volatili, ceneri vetrificate, filter-cake e sale di
cristallizzazione).
In nessun caso nell'impianto IGCC potra' essere utilizzato olio
combustibile.
2) Combustibile integrativo.
Il combustibile integrativo sara' costituito esclusivamente da
carbone di importazione. Il contenuto massimo di zolfo non dovrà
superare l'1%; il contenuto massimo di ceneri non dovrà superare il
10%.
3) Monitoraggio delle emissioni in atmosfera.
3a) Le portate dei fumi emessi dal camino dei generatori di
vapore a recupero (ciclo combinato) e le concentrazioni negli stessi
di SO2, NOx, PST, CO, O2, nonche' la temperatura e umidita' degli
effluenti gassosi dovranno essere misurate in continuo al camino con
apparecchiature a norma di legge, unitamente al relativo valore della
portata oraria di syngas o gasolio che alimenta le turbine. Gli
apparecchi di misura dovranno essere periodicamente tarati secondo
modalità concordate con le autorità competenti prima dell'entrata in
esercizio dell'impianto e collegate con gli uffici competenti per
territorio. Per le analisi e valutazione delle emissioni vanno
adottati i metodi di cui al decreto ministeriale del 12 luglio 1990,
nel decreto 21 dicembre 1995 e successive modifiche e integrazioni.
3b) Prima dell'avvio dell'impianto il proponente dovra'
presentare alla Autorità competente, per approvazione, il progetto
esecutivo e le modalità di gestione di tale sistema di monitoraggio
continuo delle emissioni.
3c) Nel caso di scarichi di emergenza e/o programmati l'Azienda
fornira' alla competente Autorità di controllo, nei tempi e nei modi
decisi nei protocolli di controllo concordati, una relazione tecnica
che contenga dati sulle cause, sulla quantità e tipologia di scarico
avviato alla torcia, sulla durata dell'evento e sul funzionamento
della torcia. Per gli scarichi programmati sarà dato preavviso alla
stessa autorità di controllo.
3d) Il proponente, prima dell'avvio dell'impianto, dovra'
concordare con l'autorità competente un protocollo che preveda le
modalità di segnalazione, ai competenti organi di vigilanza, delle
eventuali situazioni di superamento dei limiti di emissione e gli
interventi da attuarsi sull'impianto in tali circostanze.
3e) Il proponente con una relazione annuale all'autorita'
competente dovrà documentare l'andamento delle emissioni, dei consumi
di carbone Sulcis, combustibile integrativo, gasolio, syngas, e
dell'energia prodotta.
4) Monitoraggio della qualita' dell'aria, delle deposizioni al
suolo di inquinanti atmosferici e biomonitoraggio.
4a) Il proponente dovra', in stretto collegamento con le
iniziative relative alla realizzazione del 'Sistema di monitoraggio
integrato' del Piano di disinquinamento per il risanamento del
territorio del Sulcis-Iglesiente, progettare e realizzare un Piano di
monitoraggio per la valutazione dello stato della qualità dell'aria e
dei relativi impatti in termini di deposizioni al suolo e di effetti
su biosensori. Il piano dovrà essere progettato e avviato almeno un
anno prima dell'entrata in esercizio dell'impianto di concerto con le
autorità competenti, e sarà finalizzato a valutare il contributo
dell'impianto IGCC all'inquinamento dell'aria sul territorio
circostante. Tale piano dovrà prevedere monitoraggi sia ante (almeno
un anno prima della prima entrata in esercizio dell'impianto IGCC)
che post operam, e dovrà essere realizzato a valle di uno studio
modellistico che tenga conto delle altre sorgenti di emissione. Oltre
al monitoraggio dei macroinquinanti tradizionali (SO2, NO2/NO, NMHC,
O2, PM10 e PM2,5) andrà previsto il monitoraggio di altre sostanze
quali H2S, HCN, COS, metalli pesanti e composti organici persistenti
(es. IPA).
4b) Nell'ambito del piano di monitoraggio, nella scelta delle
postazioni maggiormente significative nelle quali effettuare i
rilevamenti delle concentrazioni nell'aria ambiente, dovra' essere
considerata anche la emissione della torcia. Nei rilevamenti dovranno
anche essere considerati, almeno nei casi piu' significativi connessi
con le possibilità di eventi che costringano a mandare i gas in
torcia, oltre alla concentrazione in aria degli inquinanti, la misura
dell'irraggiamento e del rumore durante lo sfiaccolamento. Questo
consentirà anche di verificare se il dato sperimentale e' congruente
con i dati stimati e considerati nel rapporto di sicurezza.
4c) Il piano di monitoraggio della qualita' dell'aria andrà
completato dalla misura delle deposizioni al suolo e da un sistema di
biomonitoraggio. Questo anche al fine di fornire, tenendo conto delle
tipologie dei suoli, indicazioni atte a definire le possibili
veicolazioni di inquinanti nella catena alimentare, considerando
l'uso dei territori (pascolo, foraggio, frutta, ortaggi, ecc.).
4d) Il proponente, prima dell'entrata in esercizio dell'impianto
IGCC, produrra' uno studio, redatto sulla base della migliore
informazione disponibile e in stretto collegamento con le attività
del piano di risanamento Sulcis-Iglesiente relative al sistema di
monitoraggio ambientale integrato e al sistema informativo per il
controllo dell'avanzamento del piano, contenente una proposta di
modello comportamentale degli impianti industriali dell'area a
elevato rischio di crisi ambientale Sulcis-Iglesiente. Tale modello,
sulla base delle emissioni industriali, delle concentrazioni in aria
misurate e delle condizioni meteodiffusive misurate e previste, dovrà
indicare un protocollo di comportamento dei vari impianti industriali
atto a minimizzare il verificarsi di eventi critici in termini di
alte concentrazioni di macro e microinquinanti. Il rapporto
contenente i risultati dello studio deve essere consegnato al
Comitato di coordinamento del Piano di risanamento Sulcis-Iglesiente,
alla Regione Sardegna e al Ministero dell'ambiente.
4e) Entro due anni dall'entrata in esercizio del nuovo impianto
l'esercente, d'intesa con le autorita' locali competenti, dovrà
riesaminare i sistemi di rilevamento della qualità dell'aria presenti
nell'area per l'eventuale rilocalizzazione e/o completamento anche
funzionalmente alla efficacia del modello comportamentale di area di
cui al punto precedente. Il rapporto contenente i risultati dello
studio deve essere consegnato al comitato di coordinamento del Piano
di risanamento Sulcis-Iglesiente e alla regione Sardegna.
4f) Se sulla base delle valutazioni di cui ai punti precedenti
dovesse emergere una diretta e significativa responsabilita'
dell'impianto IGCC, per quanto riguarda l'insorgenza di episodi di
alte concentrazioni di inquinanti soprattutto in corrispondenza dei
vicini centri abitati, dovrà essere predisposto, in collegamento con
le competenti autorità locali, un insieme di misure atto a
minimizzare la probabilità di insorgenza di tali eventi critici.
5. Recupero ed inserimento ambientale.
5.a) Deve essere predisposto e attuato un piano di recupero e
inserimento ambientale dell'impianto e della fascia di contorno
interna alla proprieta'. Nella realizzazione di siepi, alberature e
fasce di macchia si farà uso esclusivo di specie autoctone di gariga
e di macchia mediterranea anche mediante impiego di tecniche di
ingegneria naturalistica adatte alle condizioni locali di aridità
dell'ambiente stenomediterraneo costiero.
Per tutte le opere di ingegneria naturalistica si dovra' fare
riferimento alle 'linee guida per capitolati speciali per interventi
di ingegneria naturalistica e interventi di opere a verde' del
Ministero dell'ambiente.
5.b) Ai fini della verifica di quanto disposto dalla legge 1.
giugno 1939, n. 1089 in caso di rinvenimenti occasionali di strutture
o reperti archeologici anche dubbi, con particolare riguardo alla
immediata segnalazione alla Soprintendenza archeologica della
Sardegna ed alla sospensione dei lavori nel tratto interessato fino
all'intervento di un funzionario archeologo, la Soprintendenza
archeologica di Cagliari potra' esercitare il controllo preventivo in
corso d'opera di tutte quelle fasi di attività che implicano
escavazioni e movimenti di terra.
5.c) Il proponente dovra' eseguire interventi di ripristino
della naturalità propria della fascia adiacente all'impianto qualora
la zona sia resa a tal fine disponibile.
6. Rifiuti.
6.a) Ai fini della verifica dell'assoggettabilita' alla
procedura di cui all'art. 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349 dei
previsti impianti di smaltimento finale dei rifiuti prodotti nel
processo e' necessaria la classificazione dei rifiuti stessi ai sensi
del punto 1.2 della deliberazione del C.I. 27 luglio 1984.
6.b) I lotti della discarica di tipo 2B previsti per i rifiuti
che, sottoposti alle prove di cessione, producano un eluato non
conforme ai limiti di accettabilita' previsti dalla tabella A della
legge n. 319/1977 per i metalli compresi nell'allegato al decreto del
Presidente della Repubblica n. 915/1982, e per i quali sia verificata
la non applicabilità della VIA di competenza nazionale secondo il
punto precedente, dovranno essere realizzati con i seguenti requisiti
minimali:
impermeabilizzazione del fondo e delle pareti con un sistema in
grado di assicurare una protezione equivalente a quello di una
formazione geologica naturale con spessore pari a 5 m e permeabilita'
K=1x10-9 m/s; sul fondo della discarica deve comunque essere previsto
uno strato di materiale argilloso compattato non inferiore a 2 m;
in caso di impiego di barriere composite realizzate con
geomembrane dovra' essere previsto un sistema di controllo della
tenuta della geomembrana;
il sistema di drenaggio del percolato dovra' essere realizzato
in modo tale da assicurarne la rimozione, evitando accumuli sulla
barriera di fondo corrispondenti ad un carico idraulico superiore a
30 cm;
il sistema di evacuazione del percolato della discarica dovra'
essere realizzato in modo da evitare intersecazioni con i sistemi di
impermeabilizzazione del fondo e delle pareti.
6.c) La copertura finale della discarica dovra' essere
effettuata con materiale impermeabilizzante di tipo argilloso di
spessore tale da garantire una buona impermeabilizzazione nei
confronti delle acque meteoriche. Sopra le argille dovrà essere
sistemato uno strato di almeno 0,5 m di inerte sabbioso/ciottoloso a
matrice calcarea derivante dagli scarti di miniera a garanzia del
drenaggio superficiale. Data la vastità delle superfici verranno
studiate pendenze e sistemi di canalizzazione e drenaggio
superficiale atti a garantire lo sgrondo delle acque meteoriche in
eccesso.
Sopra lo strato di inerte si procedera' alla stesura del terreno
vegetale come previsto a pag. 63 del documento B10050GCAOUGXCR03
consegnato dal proponente in risposta alle richieste di integrazioni
in misura adeguata a ricreare le condizioni di crescita delle piante.
La copertura a verde dovrà prevedere:
impiego di ammendanti fisici (anche a base di polimeri) ed
organici (fibra organica, fertilizzanti, ecc.) in caso di riscontrata
carenza delle caratteristiche fisico-organiche dei suoli;
impiego di semine con miscele di erbacee per suoli aridi
contenenti anche leguminose quali sulla e lupinella;
messa a dimora di arbusti e graminacee in cespo della gariga
stenomediterranea costiera;
impiego di tecniche di ingegneria naturalistica negli interventi
stabilizzanti delle scarpate dei rilevati esterni ed in genere degli
interventi antiruscellamento e di drenaggio biologico con impiego di
talee e ramaglie di specie idonee (tamerici, oleandro).
Date le quantita' necessarie di piante non facilmente reperibili
in commercio, va programmata una opportuna produzione vivaistica
specializzata.
7. Controllo e mitigazione degli impatti sulle risorse idriche
superficiali e marine e sugli ecosistemi ivi presenti.
7.a) Al fine di mitigare l'impatto sulle praterie di Posidonia
oceanica, sulle fanerogame e sulle biocenosi bentoniche dovuto alla
realizzazione dell'opera di scarico delle acque di raffreddamento del
condensatore, prima dell'avvio dei lavori di realizzazione dell'opera
l'ATI dovra' presentare alla regione Sardegna un piano dei lavori che
contempli almeno i seguenti elementi:
esecuzione di una mappatura delle praterie di Posidonia
oceanica prima dell'inizio dei lavori di dragaggio per verificarne la
presenza lungo il tracciato delle condotte sottomarine;
posa delle condotte alla distanza minima possibile dal molo di
levante del porto (indicativamente circa 10 m), compatibilmente con
la stabilita' del molo stesso, in modo da interessare marginalmente i
fondali occupati dalle predette praterie;
riduzione, nelle zone occupate dalla prateria di Posidonia
oceanica, della larghezza in sommita' della trincea di posa delle
condotte a circa 8-10 m, ricorrendo a strutture provvisionali di
sostegno dello scavo (palancole infisse in acciaio);
scavo della trincea e posa delle condotte per tratti di
lunghezza limitata riducendo in tal modo al minimo il verificarsi di
fenomeni di insabbiamento della trincea stessa sotto l'azione del
moto ondoso;
dopo la posa delle condotte, rinterro con materiale (ghiaietto,
pietrame) proveniente da cave di prestito; il naturale successivo
rinsabbiamento dello strato di pietrame posto superiormente nel
rinterro della trincea potra' favorire il reinsediamento della
prateria di Posidonia oceanica eventualmente interessata dai lavori
di posa delle condotte;
trasporto in aree a terra e/o in mare, autorizzate dalle
autorita' competenti, del materiale sabbioso dragato nello scavo
della trincea, evitando il suo deposito temporaneo in adiacenza alla
trincea stessa, con relativa occupazione dei fondali;
sulla base della mappatura delle praterie di Posidonia
oceanica, il proponente verifichera' il posizionamento del diffusore
dell'opera di scarico allo scopo di minimizzare l'impatto termico
dell'acqua di raffreddamento, eventualmente anche prevedendo un
prolungamento della condotta di scarico.
7.b) Dovranno essere misurate le portate derivate e restituite
ed i relativi dati messi a disposizione della autorita' cui spetta la
vigilanza sulle utilizzazioni di acqua pubblica, secondo modalità e
cadenze che verranno stabilite dalla medesima autorità.
7.c) Dovra' essere misurata in continuo la temperatura degli
scarichi delle acque di raffreddamento.
7.d) Deve essere massimizzato il recupero delle acque trattate
al fine di minimizzare il consumo di acqua industriale.
7.e) Deve essere massimizzato l'uso di acque di miniera per usi
industriali, minimizzando cosi' il prelievo di acqua dall'acquedotto.
8. Controllo e mitigazione degli impatti sulle acque sotterranee.
8.a) Deve essere garantito in fase di costruzione e di esercizio
il controllo di tutte le potenziali fonti di inquinamento presenti
anche temporaneamente nell'area con il loro contenimento in bacini
impermeabili o con l'adozione di altre soluzioni idonee.
8.b) Non e' consentito il ricorso al prelievo e all'uso di acqua
sotterranea.
8.c) Dovra' essere controllata, secondo un opportuno piano di
monitoraggio, progettato e avviato almeno un anno prima dell'entrata
in esercizio dell'impianto, che tenga conto, in collegamento con
l'autorità competente, di attività similari in essere e/o previste
nell'area, la qualità delle acque sotterranee in modo da poter
rilevare l'eventuale presenza di inquinanti provenienti dall'area
dell'impianto e mettere in atto gli opportuni provvedimenti di
bonifica. Il progetto deve essere inviato per approvazione alla
regione entro il 2000.
9. Progetto e gestione della fase di cantiere.
Almeno due mesi prima dell'apertura del cantiere si dovra'
predisporre e inviare alla regione per approvazione uno schema
organico di cantierizzazione che consideri le interrelazioni tra
cantiere e le attività in essere nell'area circostante il sito. Lo
stesso schema deve in particolare prevedere:
l'individuazione degli impatti in fase di costruzione e gli
interventi di mitigazione previsti durante i lavori e per il recupero
aree a fine lavori. A tale proposito dovranno essere previste misure
per:
limitare l'attraversamento di aree secche e polverose da
parte di mezzi pesanti;
il mantenimento a regime umido delle aree particolarmente
polverose, la copertura dei materiali trasportati, il lavaggio delle
ruote degli autocarri;
la realizzazione di barriere antirumore lungo il perimetro
dei cantieri;
l'attivazione di tutte le procedure atte alla salvaguardia
delle acque di falda nei confronti di accidentali sversamenti sul
suolo e/o nel sottosuolo di sostanze inquinanti;
l'attivazione di tutte le procedure atte alla minimizzazione
degli impatti sulla Posidonia oceanica all'atto della posa in opera
della condotta sottomarina di restituzione delle acque di
raffreddamento;
il rispetto della legislazione vigente in materia di scavi,
movimentazioni, riutilizzo e commercializzazione dei materiali inerti
compreso eventuale terreno humico superficiale;
il coordinamento, in termini di temporizzazione di attivita'
e di organizzazione delle infrastrutture, dei cantieri delle diverse
componenti dell'impianto e delle opere connesse; tale coordinamento
dovrà in particolare:
portare alla minimizzazione della movimentazione di inerti e
delle quantita' estratte/poste in discarica tramite coordinamento
delle attività di costruzione delle diverse opere;
comportare la predisposizione di un piano della viabilita' di
cantiere, da concordarsi con le amministrazioni locali, che prenda in
considerazione la globalità delle infrastrutture che si intendono
realizzare e che inevitabilmente avranno delle sovrapposizioni
temporali;
ottimizzare la durata dei depositi provvisori dei materiali,
l'utilizzo dei materiali e l'eventuale ripristino dei luoghi a fine
stoccaggio;
identificare cave e discariche;
prevedere per quanto possibile l'uso dell'acqua di miniera.
10. Inquinamento acustico.
10.a) Si ritengono vincolanti per il proponente i livelli di
emissione sonora dallo stesso indicati nel SIA e riferiti sia alla
fase di cantiere che di esercizio dell'impianto IGCC.
10.b) Il proponente deve realizzare, prima dell'entrata in
funzione dell'impianto, alcune campagne di misura del rumore
ambientale in diversi punti della zona circostante, anche in
relazione alla eventuale classificazione del territorio che i Comuni
limitrofi potranno aver effettuato, soprattutto in corrispondenza di
particolari recettori sensibili; le campagne devono essere effettuate
con le modalita' ed i criteri contenuti nel decreto ministeriale 16
marzo 1998 'Tecniche di rilevamento e di misurazione
dell'inquinamento acustico' e/o altra normativa nel frattempo
intervenuta e che integra e/o modifica quella precedente.
10.c) Le campagne dovranno essere ripetute con l'impianto in
pieno esercizio allo scopo di dimostrare il rispetto dei valori
limite di immissione, assoluti e differenziali, stabiliti dal decreto
ministeriale del 14novembre 1997 'Determinazione dei valori limite
delle sorgenti sonore' tenuto conto delle osservazioni del comune
interessato per quanto riguarda l'ipotesi di classificazione acustica
del territorio.
Trova inoltre comunque applicazione, trattandosi di impianto a
ciclo produttivo continuo, il criterio differenziale di cui al
decreto ministeriale 11 dicembre 1996.
10.d) Qualora non dovessero essere verificate le condizioni
imposte dalla normativa, l'esercente l'impianto dovra' porre in atto
adeguate misure di riduzione del rumore ambientale fino al rientro
nei limiti fissati.
10.e) Durante la fase di cantiere non dovranno essere superati i
valori attualmente previsti dalla normativa in relazione alla
classificazione dei territori comunali; dovra' altresi' essere
evitata qualsiasi lavorazione durante il periodo notturno, salvo casi
di comprovata necessità per i quali andrà fatta specifica motivata
richiesta all'Autorità competente, e sempre garantendo il rispetto
del valori limite stabiliti dalla normativa vigente.
Qualora vengano rilevati valori maggiori di quelli previsti o
comunque non sostenibili dall'ambiente circostante, dovranno essere
messi in atto tutti gli opportuni provvedimenti per riportare
l'impatto acustico nei limiti previsti, intervenendo sulle singole
sorgenti o lungo le vie di propagazione dalla sorgente ai recettore.
10.f) Dovranno essere altresi' tutelate gli eventuali recettori
sensibili e le residenze situate in prossimita' dell'impianto e dei
sistemi di trasporto carbone/ceneri/zolfo, sia durante la fase di
cantiere che durante l'esercizio.
10.g) La documentazione delle campagne di misura e degli
eventuali provvedimenti presi per il contenimento del rumore
ambientale dovra' essere tenuta a disposizione dell'autorità locale
competente.
10.h) Quanto sopra dovra' attuarsi sia per l'impianto IGCC che
per il sistema di trasporto con nastro del carbone Sulcis e delle
ceneri tra l'impianto IGCC e la miniera Sulcis, e del combustibile
integrativo e dello zolfo tra l'impianto IGCC e la costruenda nuova
banchina sul lato Est di Portovesme. In particolare per i nastri
trasportatori dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti che
portino i livelli di rumore ambientale al di sotto dei livelli
fissati dalla normativa per la tipologia del territorio attraversato.
11. Acque reflue di provenienza meteorica: dato il potenziale
rischio di inquinamento derivante da sostanze manipolate nell'area
dell'impianto, deve essere previsto un controllo di idoneita' allo
scarico, in base alla normativa vigente, per tutte le acque
meteoriche drenate nell'area di impianto.
12. Sistemi di trasporto carbone/ceneri: per il trasporto del
carbone da miniera a impianto (ed eventualmente anche da banchina
portuale) e delle ceneri nella direzione contraria, venga utilizzato,
sempre che risulti concretamente fattibile, un sistema di trasporto a
contenitori chiusi su guida rigida (parzialmente o totalmente
sospesa) o su cavo, che elimini o almeno riduca:
le possibilita' di dispersioni diffuse di polveri;
la necessita' di manutenzione in linea;
l'effetto di cesura biologica e di riduzione
dell'accessibilita' del suolo;
l'inquinamento acustico diffuso.
13. Audit ambientale: il proponente produrra' un audit
ambientale che risponda ai criteri EMAS (Eco Management and Eco
Audit) di cui al regolamento CEE n. 93/1836.
14. Piano di dismissione dell'impianto: prima dell'entrata in
esercizio della centrale il proponente dovra' presentare al Ministero
dell'ambiente, al Ministero dei BB. CC. AA. e alla Regione Sardegna
un piano di massima relativo al destino dei manufatti dell'impianto
nelle fasi di dismissione. In tale piano dovranno essere indicati gli
interventi necessari a restituire il sito ad una diversa
utilizzazione. In tale piano dovranno altresi' essere individuati i
mezzi e gli strumenti finanziari con i quali saranno realizzati gli
interventi. Il piano esecutivo dovrà aver completato l'iter
autorizzativo almeno 3 anni prima della cessazione delle attività.
15. Minimizzazione delle emissioni polverulente: andranno
adottate le migliori tecnologie disponibili ai sensi della Direttiva
Europea 92/96 IPPC per minimizzare le emissioni polverulente dovute
al trasporto, stoccaggio, manipolazione, macinazione, essiccazione,
pressurizzazione del carbone e alimentazione gassificatore, nonche'
al trasporto, movimentazione manipolazione e stoccaggio delle ceneri
volatili e di altre sostanze polverulente.
A tal fine andra' messo a punto e realizzato un piano di
manutenzione programmata, di monitoraggio e di
controllo/assicurazione di qualità, in collegamento con l'autorità
competente.
Andra' redatto un apposito manuale di manutenzione programmata e
controllo/assicurazione di qualità e ne sarà consegnata copia
all'autorità competente prima dell'entrata in esercizio
dell'impianto.
16. Minimizzazione delle emissioni gassose diffuse: allo scopo di
minimizzare le emissioni diffuse (fugitive emissions) di gas da
serbatoi, pompe, flange, valvole e altri componenti, andra' messo a
punto e realizzato un piano di manutenzione programmata e di
controllo/assicurazione di qualità, in collegamento con l'autorità
competente, che preveda in particolare la minimizzazione delle fughe
di H2S, HCN, COS, NH3.
Andra' redatto un apposito manuale di manutenzione programmata e
di controllo/assicurazione di qualità e ne sarà consegnata copia
all'autorità competente prima dell'entrata in esercizio
dell'impianto.
17. Analisi dei rischi: il proponente dovra' presentare in sede
di progettazione esecutiva una analisi di eventuali anomalie,
incidenti e malfunzionamenti e la conseguente analisi dei rischi per
l'ambiente e la popolazione, nonche' l'indicazione delle misure
progettuali, gestionali e di pronto intervento atte a ridurre le loro
probabilità di accadimento e la loro severità nell'ambito del
rapporto di sicurezza che dovrà essere approvato dagli organi
competenti a norma di legge.
Raccomanda:
R1) E' necessario imprimere una accelerazione all'attuazione
del piano di risanamento Sulcis-Iglesiente.
In particolare si raccomanda di procedere all'immediata
realizzabilita' delle seguenti misure, peraltro già previste
nell'ambito del piano:
a) adeguamento sistemi ricezione e movimentazione minerali
Enirisorse (ex Nuova Samim) e carbone Enel: attualmente i minerali
che servono all'Enirisorse per produrre piombo, zinco e cadmio
(galena e blenda) nonche' il carbone che viene bruciato nella
centrale Enel Sulcis vengono scaricati alla rinfusa sulla banchina
del porto di Portoscuso e da qui trasportati con camion. La
movimentazione e lo stazionamento di questi materiali all'aperto crea
polverosita', sporca il suolo e intralcia il movimento delle persone,
che attualmente e' completamente mescolato a quello delle merci. E'
possibile pensare, in attesa della ricollocazione della banchina
merci nel nuovo sito a Est di Portovesme, a misure immediate quali:
uso di tramogge mobili su camion ovvero uso di prefabbricati per
confinare le merci sulla banchina;
b) riorganizzazione traffico e sistemazione aree imbarco:
esiste gia' un progetto che consente, tramite strumenti tipo
new-jersey e ridisegno della circolazione locale, di separare da
subito i flussi industriali da quelli civili, e quindi in particolare
di separare il flusso di persone dal flusso di merci, con indubbi
benefici (cfr. anche punto precedente);
c) bitumazione strade sterrate a elevata polverosita' e
adeguamento viabilità adiacente impianti ed aree portuali:
attualmente esistono alcune strade sterrate che, percorse da mezzi in
particolare pesanti, sono fonte di polveri sospese: la loro immediata
bitumazione eliminerebbe questo problema;
d) ripulitura aree dalla polvere rossa (bauxite) e
minimizzazione delle emissioni di tale polvere: attualmente tutta una
zona percorsa dal nastro trasportatore della bauxite (materiale che
serve all'Eurallumina per produrre allumina, che costituisce l'input
all'Alcoa (ex Alumix) per produrre alluminio per via elettrolitica),
e' estremamente degradata a causa di una diffusa deposizione di
polvere rossastra: è necessario ripulire e bonificare il nastro
trasportatore della bauxite, al fine di eliminare eventuali emissioni
polverose dallo stesso.
R2) Al Comitato di risanamento Sulcis di adoperarsi allo scopo
di ottimizzare le concessioni per il rialzo degli argini
dell'esistente bacino dei fanghi rossi dell'Eurallumina, e di
smaltire quanto piu' fanghi rossi possibile anche con sistemi di
ispessimento.
R3) Al fine di assicurare che alla data di entrata in esercizio
dell'IGCC nessun impianto dell'area di crisi operi in regime di
proroga per le emissioni in atmosfera, scarichi liquidi e produzione
rifiuti (condizione di cui alla lettera B sopra definita), che la
Regione, il Comitato di risanamento Sulcis, in accordo con la
Provincia e le aziende del polo industriale promuovano tutte le
necessarie iniziative atte a consentire la piena realizzazione di
tale condizione. A tal fine la Regione potra' attivare un apposito
coordinamento coinvolgendo tutti i soggetti interessati, pubblici e
privati.
R4) Al proponente che sia disponibile, nell'ambito di un'intesa
col comune di Portoscuso al fine di individuare gli interventi di
compensazione di prioritario interesse ambientale, a partecipare
nelle forme concordate alla realizzazione di questi interventi. A tal
proposito si potranno considerare interventi di recupero e
riqualificazione ambientale delle aree umide a Sud-Ovest del sito
dell'impianto, e in particolare della fascia adiacente l'impianto
IGCC.
R5) Al Comune di Portoscuso di rendere disponibili per il
ripristino della naturalita' le aree umide che interessano la fascia
adiacente l'impianto IGCC.
R6) Si raccomanda al Comitato di coordinamento del piano di
risanamento di promuovere, nell'ambito delle attivita' del piano, o
sulla base dello studio del proponente di cui alla prescrizione sopra
definita alla lettera 4d), la messa a punto e l'applicazione di un
modello comportamentale per la prevenzione degli episodi acuti di
inquinamento alla cui concreta applicazione concorreranno tutti gli
impianti presenti sull'area, al piu' presto e comunque prima
dell'entrata in esercizio del nuovo impianto IGCC. Di promuovere
altresi' ogni opportuna iniziativa al fine di rendere efficaci le
prescrizioni sopra definite alle lettere 4.d) e 4.e).
R7) Che il sistema di biomonitoraggio di cui alla prescrizione
4c) vada progettato e realizzato in connessione con l'iniziativa
nazionale dell'ANPA 'Monitoraggio della qualita' dell'aria mediante
l'impiego di bioindicatori'.
R8) Al Ministero dell'industria commercio e artigianato, in
considerazione della prevedibile evoluzione delle tecnologie in
materia di produzione di energia, che il provvedimento di
autorizzazione individui con certezza i termini di inizio e
conclusione dei lavori.
Cio' al fine di consentire al Servizio VIA del Ministero
dell'ambiente, nel caso di mancato rispetto dei termini medesimi e
previa apposita comunicazione, le verifiche circa la rispondenza del
progetto alle migliori tecnologie eventualmente intervenute nel
frattempo e il grado di attualita' delle condizioni ambientali,
programmatiche e progettuali esaminate nella presente procedura.
R9) Considerato che, come rilevato dalla Commissione per la
valutazione dell'impatto ambientale e riportato in premessa,
l'intervento si inserisce in un contesto energetico regionale gia'
caratterizzato da un'offerta di potenza efficiente netta in rete
nella regione Sardegna notevolmente superiore alla potenza massima di
punta richiesta, nonche' a quella prevista al 2004, e che 'l'entrata
in funzione dell'impianto IGCC renderà possibile la dismissione e/o
il minor utilizzo di impianti termoelettrici tradizionali che
producono maggiori pressioni ambientali per unità di energia
prodotta', considerata altresi' la relativa distanza dell'impianto
proposto dall'ATI rispetto all'abitato di Paringianu, come
evidenziato dalle osservazioni considerate in premessa, l'ATI Sulcis
verifichi la fattibilità tecnico economica di una limitata
traslazione della localizzazione dell'impianto tale da consentire una
maggiore distanza dall'abitato di Paringianu. Tale verifica di
fattibilità e l'eventuale alternativa di sito nei termini suddetti
dovrà essere svolta nel piu' breve tempo possibile e presentata al
Ministero dell'ambiente Servizio via ai fini delle valutazioni di
competenza prima del rilascio dell'autorizzazione finale e comunque
prima dell'inizio dei lavori.
Dispone:
che il rispetto delle prescrizioni di cui al presente parere
nel progetto esecutivo e la vigilanza per la corretta applicazione
delle prescrizioni in fase realizzativa vengono demandate all'ANPA;
che l'ATI Sulcis provveda all'adeguamento del progetto secondo
le prescrizioni di cui al presente provvedimento; il progetto
adeguato, dopo la verifica di ottemperanza da parte dell'ANPA, sara'
inoltrato dall'ATI Sulcis al Ministero dell'industria, commercio e
artigianato, alla Regione Sardegna, alla Provincia di Cagliari, al
Comune di Portoscuso, al Ministero della sanità, al Ministero dei
lavori pubblici, al Ministero dei trasporti e navigazione e al
Ministero dei beni culturali e ambientali;
che il presente provvedimento sia comunicato all'ATI Sulcis,
alla Regione Sardegna e alle altre amministrazioni di cui all'art. 1,
comma 2 dell'art.6 dell'allegato IV al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, nonche' al Ministero
dell'industria, commercio e artigianato per i provvedimenti di
competenza.
Roma, 4 agosto 1999
Mandatario: ing. Guglielmo Laezza.
C-446 (A pagamento).