CAFFARO ENERGIA - S.r.l.
Sede legale in Milano, via Borgonuovo n. 14
Sede amministrativa in Sesto San Giovanni (MI), viale Italia n. 592
Codice fiscale e partita I.V.A. n. 12285990151
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territoriodi concerto
con il Ministro per i Beni e le Attivita' culturali

(GU Parte Seconda n.12 del 15-1-2002)

      Visto l'art. 6, comma 2 e seguenti, della legge 8 luglio 1986 n.
 349;
    Visto il D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n. 377;
      Visto il D.P.C.M. del 27 dicembre 1988, concernente 'norme
 tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la
 formulazione del giudizio di compatibilita' di cui all'art. 6 della
 legge 8 luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del
 D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n. 377';
      Vista la legge n. 9 del 9 gennaio 1991, che consente alle
 imprese la produzione di energia elettrica, per uso proprio o per la
 cessione all'Enel determinando in tal modo una liberalizzazione di
 tali attivita' produttive antecedentemente attribuite in via
 esclusiva allo stesso Enel;
      Visto il decreto legislativo n. 79, del 16 marzo 1999
 concernente 'Attuazione della direttiva n. 96/92/CEE recante norme
 comuni per il mercato interno dell'energia elettrica';
      Visto l'art. 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67; il
 D.P.CM del 2 febbraio 1989 costitutivo della commissione per le
 valutazioni dell'impatto ambientale e successive modifiche ed
 integrazioni; il decreto del Ministro dell'ambiente del 13 aprile
 1989 concernente l'organizzazione ed il funzionamento della predetta
 commissione; il D.P.C.M. del 25 marzo 1997 per il rinnovo della
 composizione della commissione per le valutazioni dell'impatto
 ambientale;
      Visto il decreto del ministro dell'ambiente del 31 luglio 2000,
 con cui si provvede a costituire la commissione per l'inchiesta
 pubblica ai sensi dell'art. 7, dell'allegato IV al D.P.C.M. 27
 dicembre 1988, a seguito di comunicazione di inizio studi con nota da
 parte di Caffaro Energia S.r.l. del 29 novembre 1999 per una centrale
 di cogenerazione a ciclo combinato in Comune di Torviscosa (UD);
      Visto il decreto del ministro dell'ambiente con cui ai sensi
 dell'art. 6, comma 3, dell'allegato IV al D.P.C.M. del 27 dicembre
 1988, si provvede ad integrare la commissione per la valutazione
 dell'impatto ambientale con gli esperti designati dall'ISS,
 dall'Ispesl, dall'Enea, dall'ex Enea Disp (Anpa), dal CNR, dai Vigili
 del Fuoco, dalla Regione Friuli Venezia-Giulia;
      Preso atto che la Caffaro Energia S.r.l., in data 20 marzo 2000
 ha attivato l'istanza, perfezionata con le pubblicazioni sui
 quotidiani in data 7 agosto 2000 e 21 settembre 2000, per la
 pronuncia di compatibilita' ambientale sul progetto di realizzazione
 di una centrale di cogenerazione a ciclo combinato da ubicare nel
 Comune di Torviscosa, in Provincia di Udine;
      Visti i chiarimenti trasmessi dalla stessa Caffaro Energia
 S.r.l. con note del 6 dicembre 2000, 28 dicembre 2000 e 3 aprile
 2001;
      Visto il parere n. 416 formulato in data 5 aprile 2001 dalla
 commissione per le valutazioni dell'impatto ambientale, a seguito
 dell'istruttoria sul progetto presentato dalla Caffaro Energia
 S.r.l.;
      Considerato, che in detto parere la commissione ha preso atto
 che la documentazione tecnica trasmessa consiste in un progetto
 riguardante una centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata
 a metano della potenza netta complessiva di circa 800 MWe suddivisa
 in 2 unita' da circa 400 MWe, la cui ubicazione e' prevista nel
 Comune di Torviscosa, a sud dello stabilimento della societa'
 Industrie Chimiche Caffaro, in un'area immediatamente limitrofa alla
 recinzione di stabilimento;
      Preso atto delle caratteristiche generali dell'impianto
 dichiarate dal proponente e riportate sinteticamente nella tabella
 seguente:
    	Parametro	UdM	Valore	Variazione
    			centrale	sito
    	-	-	-	-
 
    Dimensioni:
    superfici di occupazione diretta(1)	m2	55.000	+44.000
    superfici coperte	m2	7.670	+7.670
    superfici impermeabilizzate
    (asfaltate+coperte)(2)	m2	21.000	+18.500
    superfici dedicate ad opere
    di compensazione	m2	700.000	-
    volumetrie totali edifici e cabinati	m2	143.110	+143.110
    Bilancio energetico dell'impianto:
    potenza elettrica netta in condizioni ISO	Mwe	770 (2x385)	+742,5
    potenza termica, PCS	MWt	1.514 (2x757)	+1410
    potenza termica, PCI	MWt	1.358 (2x679)	+1.260
    scarico termico in ambiente idrico	MWt	0	-
    scarico termico in atmosfera	MWt	700 (2x350)	+690
    potenza termica vapore cogenerato	MWt	40(2x20)	+0
    scarico termico complessivo	MWt	700 (2x350)	+690
    rendimento complessivo di 1. principio	%	59.6	-
    Uso di risorse e pressioni ambientali:
    uso acqua di raffreddamento ed
    uso sanitario e industriale	m3/h	950	+0
    (approvvigionata per 600 m3/h tramite
    ricircolo delle acque industriali
    e per 400 m3/h da acque di falda)
    portata complessiva dei fumi secchi(4)	Nm3/h	4,14* 106	-
    temperatura fumi	.C	100	-
    altezza camino	m	50	-
    utilizzo		ore/anno	8.000	-
	Parametro	UdM	Valore	Variazione
    			centrale	sito
    	-	-	-	-
 
    effluenti liquidi, compreso
    il blow-down delle torri	m3/h	500	-400
    evaporazione	m3/h	500	+450
    ceneri		t/anno	0	-3.000
    fanghi Itar	t/anno	-	-
    combustibile utilizzato	gas naturale	-
    trasporto combustibili liquidi	autobotti/giorno	0	-
    concentrazione nei fumi di SO2
    (fumi secchi, 15% O2)	ppmv	0	-
    concentrazione nei fumi di NOx
    (fumi secchi, 15% O2)	ppmv	25	-
    concentrazione nei fumi di PST
    (fumi secchi, 15% O2)	ppmv	0	-
    emissioni di CO2 per unita'
    di energia prodotta	kg/MWh	348	-
    emissioni orarie di SO2	kg/h	0	-
    emissioni orarie di NOx	kg/h	212 (2x106)	-
    emissioni orarie PST	kg/h	0	-
    emissioni annue di SO2	t/anno	0	-1.965
    emissioni annue di NOx	t/anno	1.696	+1.373
    emissioni annue di PST	t/anno	0	-57
    Vincoli (distanza minima):
    edifici residenziali dalla
    recinzione di centrale	m	400	-
    zone a vincolo idrogeologico
    (R.D. n. 3267/23)	m	>5.000	-
    zone a vincolo architettonico
    (L. n. 1089/39)	m	3500	-
    zone a vincolo forestale
    (L. n. 431/85)	m	>5.000	-
    zone a vincolo di corsi d'acqua
    (L. n. 431/85)	m	450	-
    zone a vincolo di fascia costiera
    (L. n. 431/85)	m	>5.000	-
    Opere complementari:
    elettrodotto a 380 kV	km	6	-
    Tempi e costi:
    costi di investimento	mld Lit.	700	-
    durata dei cantieri	mesi	24	-
 
    Note:
       (1) nell'ultima colonna alla superficie di occupazione della
 CCGT e' stata sottratta la superficie del parco carbone e deposito
 combustibili, che sara' recuperata;
       (2) nell'ultima colonna alla superficie coperta dalla CCGT e'
 stata sottratta la superficie dei depositi di combustibili liquidi.
     (4) fumi reali al camino (15% O2);
       lo schema dell'impianto e' quello tipico di un ciclo combinato
 dotato di sistemi di condensazione del vapore a torri di
 raffreddamento ad umido, ed e' sostanzialmente costituito da due
 gruppi identici (ognuno della potenza di circa 400 MWe) entrambi
 composti dai seguenti elementi:
       una turbina a gas di tipo heavy duty;
         una caldaia a recupero, nella quale i gas scaricati dalla
 turbina a gas provvedono alla generazione di vapore a tre livelli di
 pressione (102, 27 e 6 bar) per l'alimentazione della turbina a
 vapore e del vapore destinato alla societa' Industrie Chimiche
 Caffaro;
         una turbina a vapore a condensazione, alimentata dal vapore
 prodotto nella caldaia e accoppiata in asse con la turbina a gas;
         un sistema di condensazione per il vapore esausto proveniente
 dalla turbina a vapore; l'acqua sara' raffreddata in torri ad umido a
 tiraggio indotto;
         un sistema di cogenerazione per lo spillamento ed il
 controllo del ciclo acqua-vapore destinato allo stabilimento delle
 Industrie Chimiche Caffaro;
     costituiscono sistemi ausiliari della centrale:
         una caldaia ausiliaria per l'avviamento a freddo dei gruppi
 turbogas e per fornire il vapore alla societa' Industrie Chimiche
 Caffaro con ambedue i gruppi turbogas fuori servizio (previste al
 massimo 760 ore/anno);
         il sistema di raffreddamento delle macchine che utilizza le
 torri di raffreddamento a tiraggio indotto;
  il sistema acqua di reintegro, alimentato dall'acqua grezza della
 rete di stabilimento, suddiviso in due linee, una per il reintegro
 delle torri di raffreddamento e l'altra, previa filtrazione, per il
 sistema acqua servizi e per l'impianto di demineralizzazione; sono
 previsti due serbatoi di accumulo, uno da 5000 m3 dell'acqua
 filtrata, ed uno da 2000 m3 dell'acqua demineralizzata;
       l'impianto aria compressa con serbatoi di stoccaggio;
         il sistema di alimentazione gas metano, che comprende la
 tubazione Snam, valvole e filtri, la stazione di riduzione e
 controllo, il riscaldatore rigenerativo (ed eventuali compressori se
 necessari);
         il sistema antincendio (l'acqua antincendio e' prelevata dai
 bacini delle torri di raffreddamento) che include la rete idrica di
 alimentazione idranti per la protezione delle aree di Centrale, il
 sistema a diluvio per la protezione dei trasformatori, quello a CO2
 per la protezione della sala quadri ad alta e media tensione;
         il sistema di raccolta e trattamento acque, costituito dai
 sistemi fognari e da vasche di raccolta/decantazione, nonche' il
 sistema di convogliamento reflui all'esterno: al consorzio Depuratori
 Bassa Friulana per acque nere, acque di prima pioggia ed acque acide;
 ad operatori specializzati per acque di lavaggio turbogas ed olio
 separato; alla darsena per lo spurgo di raffreddamento, acque bianche
 ed acque piovane pulite;
         il sistema di ventilazione e condizionamento aria per i due
 piani dell'edificio elettrico;
         l'impianto elettrico, con i trasformatori elevatori per
 l'immissione nella rete nazionale all'elettrodotto a 380 kV
 dell'energia elettrica prodotta dai generatori dei gruppi e
 sottostazione ad alta tensione, il sistema di alimentazione dei
 servizi ausiliari ed il collegamento in media tensione alla cabina
 elettrica dello stabilimento societa' Industrie Chimiche Caffaro;
         il sistema integrato di protezione e controllo del sistema
 elettrico;
         il sistema automatico di regolazione, controllo ed
 acquisizione dati della centrale, con logiche di ridondanza per
 alcuni equipaggiamenti, misure e controlli;
         un impianto di demineralizzazione dell'acqua per renderla
 idonea all'uso in caldaia;
     che relativamente alle opere complementari:
         il collegamento elettrico alla Rete nazionale di trasmissione
 avverra' tramite un elettrodotto a 380 kV della lunghezza di 6 km,
 che con decreto n. 455 della presidenza della giunta della Regione
 Friuli Venezia Giulia, e' stato giudicato compatibile con l'ambiente,
 e soggetto a prescrizioni concernenti sia la fase di realizzazione
 che il rispetto dei valori limite del campo di induzione magnetica;
         la fornitura di gas sara' garantita da un nuovo gasdotto
 della lunghezza di 10.5 km, realizzato da Snam, che, staccandosi
 dall'esistente metanodotto di prima specie Mestre-Trieste nei pressi
 dell'autostrada A4 Mestre-Trieste, in Comune di Gonars, raggiungera'
 il sito di realizzazione della centrale; in base alla legge regionale
 n. 43 del 7 settembre 1990 e del relativo regolamento applicativo
 (decreto del presidente della giunta regionale n. 0245/pres dell'8
 luglio 1996), non e' soggetto a procedura di valutazione di impatto
 ambientale di competenza regionale;
         osservato che in base ai dati riportati da Caffaro Energia,
 l'impianto in argomento risulta coerente con le indicazioni della
 pianificazione energetica nazionale e comunitaria e che:
         l'impianto in argomento risulta coerente con i seguenti
 strumenti della pianificazione territoriale P.U.R. del 1978 che detta
 regole ed indirizzi per tutta la pianificazione urbanistica, sia dal
 punto di vista paesaggistico che economico-sociale;
         l'area, di proprieta' della societa' Industrie Chimiche
 Caffaro, si trova all'interno della zona industriale del consorzio
 Industriale Auss aCorno, istituito nel 1964, al cui interno ricade
 anche la maggior parte dello stabilimento di Torviscosa della
 societa' Industrie Chimiche Caffaro, ed e' classificata zona
 industriale nel PRG di Torviscosa; in particolare il sito in oggetto
 ricade in zona industriale D1, adiacente allo stabilimento
 attualmente esistente; l'area del previsto insediamento, e'
 destinata, dal vigente strumento urbanistico locale dell'agosto 1999,
 a zona ZTO D1, nella quale 'la pianificazione attuativa e' soggetta
 alla predisposizione degli strumenti di pianificazione infraregionale
 di cui all'art. 51 della L.R. n. 52/199l';
         sono stati considerati anche il piano regionale di sviluppo
 1999-2001, il documento preliminare del nuovo piano regionale
 integrato dei trasporti del 1998, il progetto di piano regionale di
 smaltimento rifiuti del Friuli Venezia Giulia del 1998 ed il piano,
 provinciale di smaltimento dei rifiuti urbani, assimilabili agli
 urbani e speciali non tossici e non nocivi della Provincia di Udine
 del 1993;
         relativamente alla pianificazione sullo smaltimento la
 quantita' di rifiuti prodotti nella nuova centrale sara' assai
 limitata e con caratteristiche di pericolosita' modeste; la
 realizzazione della centrale in oggetto e' parte di un progetto di
 miglioramento ambientale del sito industriale di Torviscosa,
 comprendente la messa in esercizio di un nuovo termodistruttore e la
 dismissione definitiva dell'attuale centrale termoelettrica che
 evitera' la produzione di circa 3.000 t/anno di rifiuti, costituiti,
 prevalentemente, da ceneri di combustione;
       considerato il piano di dismissione della centrale
 termoelettrica esistente proposto dalla societa' Caffaro, che
 prevede:
         il recupero del sito oggi adibito a parco carbone e la
 demolizione dei serbatoi del deposito combustibili liquidi;
         l'attuazione del piano di messa in sicurezza della discarica
 di ceneri di combustione della Centrale a Carbone attualmente in
 esercizio cosi' come previsto dalla autorizzazione provinciale n.
 14580/90 e successivi aggiornamenti;
       la messa in sicurezza del sistema termico;
       la messa in sicurezza del camino;
 
    Valutato che:
     riguardo al quadro di riferimento progettuale:
         il progetto, la cui motivazione principale va ovviamente
 ricercata nelle strategie economico-commerciali del gruppo Sondel nel
 settore della produzione di energia elettrica, va nella direzione
 degli impegni presi dal governo italiano:
 
      ad aumentare, nei prossimi tre anni, il rendimento medio delle
 centrali termoelettriche italiane fino ad ottenere una riduzione
 delle emissioni complessive di anidride carbonica dal settore
 energetico pari a 4,5 milioni di tonnellate/anno in linea con gli
 impegni assunti dall'Italia nell'ambito del protocollo di Kyoto;
      a favorire l'innovazione tecnologica del parco centrali per
 garantire una progressiva riduzione delle emissioni specifiche e
 totali;
         la riduzione delle emissioni NOx, e' effettuata tramite
 adozione di un combustore di tipo DLN (dry low NOx), che garantira'
 valori di emissione massimi nei fumi, in condizioni normalizzate di
 riferimento, di circa 50 g(per gli ossidi di azoto e 30 mg/Nm3 per il
 monossido di carbonio;
         la caldaia ausiliaria, alimentata a metano e funzionante per
 un numero massimo di 760 ore anno, sara' caratterizzata da
 concentrazioni alle emissioni pari a 300 mg/Nm3 per gli ossidi di
 azoto e 250 mg/Nm3 per il monossido di carbonio;
         nella centrale non sono presenti significative quantita' di
 sostanze tossiche, e quindi gli unici scenari incidentali possibili
 sono quelli che derivano da rilasci di energia chimica (incendi ed
 esplosioni) e meccanica (spalettamento della turbina a vapore,
 scoppio dei corpi cilindrici del vapore) e da eventuali cedimenti
 strutturali. In base ai dati riportati nel SIA emerge che anche gli
 incidenti piu' severi che possono essere previsti e che riguardano
 l'incendio in area trasformatore o del gas di alimentazione non sono
 caratterizzati da ripercussioni sull'insediamento industriale vicino
 ne' sulle abitazioni piu' prossime al sito di centrale;
         le misure di prevenzione e contenimento degli incidenti
 proposte in sede di progetto risultano adeguate;
     riguardo al quadro di riferimento ambientale:
         per quanto riguarda la componente atmosfera e qualita'
 dell'aria: relativamente al clima, la piovosita' si presenta uniforme
 durante l'anno con massimi livelli nei mesi di settembre e novembre.
 Il numero dei giorni nuvolosi e' piu' elevato nei mesi di gennaio e
 maggio, minimo in luglio; la temperatura media annua e' di 13. C,
 mentre l'umidita' raggiunge le punte massime in ottobre e dicembre.
 Il regime delle brezze appare ben sviluppato soprattutto nel periodo
 estivo. La nebbia si presenta mediamente 12 volte l'anno;
         per quanto riguarda il regime anemologico, la societa'
 proponente ha analizzato i dati relativi alle seguenti stazioni di
 rilevamento:
 
    rete Ersa: Cervignano del Friuli;
    rete Provincia di Udine: San Giorgio di Nogaro;
    rete Enel Aeronautica Militare: Udine Campoformido;
      da tali dati si evince che sono predominanti i venti con
 velocita' tra 0 1 nodo (le cosidette 'calme di vento') e tra 2 4, con
 una leggera predominanza della direzione da Nord Est (72,88% tra
 22,5. e 45.);
      dal punto di vista emissivo l'area di studio e' caratterizzata
 dalla presenza della cosidetta zona industriale del consorzio
 dell'Aussa-Corno ed in misura minore dalle emissioni degli impianti
 di riscaldamento e del traffico veicolare. Le aree del consorzio
 comprendono, oltre l'area di Torviscosa delle societa' Industrie
 Chimiche Caffaro, la zona che si sviluppa per lo piu' lungo il fiume
 Corno, da S. Giorgio di Nogaro verso Sud, poste, pero', piu' lontane
 dal sito di centrale;
      le misure delle concentrazioni in atmosfera di anidride
 solforosa, ossidi di azoto, polveri effettuate nel periodo 1992-1996
 dalle centraline della rete provinciale, seppur datate, hanno
 evidenziato valori nettamente inferiori ai limiti imposti dal decreto
 del Presidente della Repubblica n. 203/88 per questi inquinanti; nel
 periodo di funzionamento delle centraline appare inoltre un trend
 discendente nelle concentrazioni di tali inquinanti. Tale trend
 discendente caratterizza anche i dati della campagna di monitoraggio
 effettuato da Caffaro nel periodo 1996-1999. Sebbene, inoltre, i dati
 di monitoraggio effettuati dalle Industrie Chimiche Caffaro sugli IPA
 non possano essere considerati rappresentativi di una media di lungo
 periodo ne' inoltre risulta possibile attribuire ad un unica sorgente
 di tipo industriale i valori dei dati rilevati, sembra essersi
 verificata, in passato, una situazione di probabile superamento degli
 obiettivi di qualita' relativamente a questa categoria di inquinanti
 con valori massimi di b(a)P che hanno raggiunto in alcuni casi i 5
 ng/m3 (nel 1997) e che sono risultati prossimi al limite
 dell'obiettivo di qualita' anche nel 1999;
      relativamente all'impatto delle torri di raffreddamento sul
 microclima locale, secondo le valutazioni effettuate nello studio di
 impatto ambientale:
       l'estensione del pennacchio superera' i 300 m per un numero
 massimo di 200 ore l'anno nelle condizioni piu' conservative;
       in caso di assenza di vento, gia' a distanze superiori a 200
 metri le concentrazioni additive di vapore acqueo osservabili non
 saranno sufficienti a causare il fenomeno della nebbia anche con
 temperature dell'ordine dei 20. C e U.R. dell'ordine del 95.;
       il rateo di ricaduta in termini di piovosita' annua sara'
 limitato ad un ambito molto localizzato e risulta trascurabile (2-4
 mm pioggia/anno) a circa 300 m dal sito di centrale;
       l'incremento di temperatura nell'area atteso impercettibile
 (0.2. C a200 m; 0.04. C a 1000 m);
 
      il proponente ha effettuato simulazione delle ricadute in
 atmosfera degli inquinanti emessi dagli impianti delle industrie
 chimiche Caffaro e della CTE utilizzando tre scenari emissivi e
 calibrando i risultati del modello sulla base dei dati di qualita'
 dell'aria relativi al 1996;
      in particolare, gli scenari emissivi sono stati definiti tenendo
 conto del progressivo piano di realizzazione e dismissione di nuovi
 impianti:
     scenario iniziale: configurazione degli impianti al 1996;
       scenario intermedio: sovrapposizione fra inceneritore e vecchia
 centrale termoelettrica;
       scenario finale: sovrapposizione fra nuova centrale
 termoelettrica e inceneritore;
 
      nello studio e' stato inoltre analizzato lo scenario
 transitorio, in cui si verifica la fase di avviamento della nuova
 centrale a ciclo combinato e quindi corrisponde allo scenario
 intermedio con l'aggiunta di uno dei due gruppi della nuova centrale;
      dal punto di vista delle concentrazioni medie annue, dai
 risultati delle simulazioni effettuate con modello di dispersione a
 lungo termine emerge che lo scenario corrispondente alla dismissione
 della centrale termoelettrica esistente ed all'esercizio simultaneo
 della nuova centrale a ciclo combinato e del termodistruttore,
 permettera', di conseguire riduzioni significative delle
 concentrazioni di ricaduta di ossidi di zolfo e di polveri rispetto
 alla situazione attuale, mentre le concentrazioni medie annue degli
 ossidi di azoto tenderanno ad aumentare. Sono attese per altro
 riduzioni significative delle concentrazioni medie annue dei
 microinquinanti inorganici ed organici;
      nello studio sono anche riportati i risultati delle
 concentrazioni di ricaduta medie orarie massime degli ossidi di azoto
 calcolati con un modello short term per i quattro scenari. Da tali
 simulazioni emerge che la concentrazione massima a Torviscosa e' pari
 a 9,6 i'g/m3 nello scenario attuale e 31,8 i'g/m3 in quello finale;
 pertanto il contributo della nuova centrale nelle condizioni
 peggiori, con frequenza di accadimento pari a 0,66%, risulta 22,8
 i'g/m3;
  se si somma il contributo di NOx, appena calcolato, della nuova
 centrale e il valore misurato del 98. percentile nel 1996 nella
 stazione di Torviscosa (61 i'g/m3), il valore degli Nox ipotizzato
 nelle condizioni piu' conservative risulta pari a 83,2 i'g/m3 valore
 nettamente inferiore ai valori limite di legge del decreto del
 Presidente della Repubblica n. 203/88 (200 i'g/m3) e i valori guida
 imposti dalla stessa legge (135i'g/m3). Si osservi che il valore di
 83,2 i'g/m3, essendo calcolato come somma di un valore massimo con un
 98. percentile, rappresenta una stima cautelativa del 98. percentile
 totale;
      il punto di massima concentrazione si osserva nelle condizioni
 attuali a 4500 m di distanza dalla centrale, ed e' pari a 28,4
 i'g/m3. Nello scenario finale la piu' elevata concentrazione di
 ricaduta si osserva a circa 1000 m dalla centrale, ed e' pari a 42,3
 i'g/m3;
      il confronto fra risultati di simulazioni effettuati con lo
 stesso set di modelli e gli stessi dati metereologici per diversi
 scenari emissivi consente di minimizzare gli errori associati alle
 ipotesi che stanno alla base del modello, quindi la metodologia
 utilizzata nelle valutazioni modellistica risulta corretta;
      e' evidente tuttavia come, anche in ragione dell'incertezza
 associata alla rappresentativita' dei dati metereologici utilizzati,
 tali risultati dovranno essere confermati da una accurata campagna di
 monitoraggio delle emissioni e della qualita' dell'aria, che dovra'
 essere condotta a partire dalle condizioni attuali, e proseguita per
 almeno un anno dopo la definitiva entrata in servizio della centrale
 ciclo combinato;
      per quanto riguarda l'idrologia superficiale e le acque
 sotterranee:
       nell'area d'indagine sono presenti due corsi d'acqua
 principali: il F. Aussa ed il F. Corno che si originano e traggono
 alimentazione prevalente dalla fascia delle risorgive; sono entrambi
 tributari della Laguna di Marano;
       da un punto di vista qualitativo i due fiumi risultano
 interessati da un elevato carico di N e P, che ha determinato
 condizioni eutrofiche nella Laguna di Marano;
       le acque di raffreddamento degli impianti causano un
 innalzamento della temperatura delle acque in transito di 0,5. C;
       la portata complessiva dei pozzi di stabilimento che emungono
 la sola seconda falda e di 0,6 l/s, mentre quella dei pozzi che
 emungono tutte le rimanenti falde e' di 1,5 l/s. I pozzi dello
 stabilimento sono 24, dei quali 14 ubicati nell'area nord e 10 in
 quella sud, risultando fra di loro collegati da due collettori
 principali. I pozzi non sono attrezzati di pompe per l'emungimento
 dell'acqua poiche' il carattere di artesianita' delle falde fa si'
 che l'acqua sgorghi naturalmente. Questi alimentano due vasconi di
 raccolta, dai quali l'acqua viene inviata agli impianti. I
 quantitativi di acqua prelevata nel settore nord corrispondono a
 2.550 m3/h, mentre nel settore sud i prelievi ammontano a 3.200 m3/h,
 per un totale di 5.750 m/h. Di questi quantitativi circa 950 m3/h
 sono stati utilizzati dall'esistente centrale termoelettrica;
       all'interno del progetto life 'progettazione ed avviamento di
 un sistema per il bilancio ambientale del comprensorio del consorzio
 per lo sviluppo industriale della zona dell'Aussa-Corno' del 1997,
 viene evidenziato come la totalita' degli insediamenti industriali di
 tale zona soddisfi i propri fabbisogni idrici con approvvigionamenti
 da acque sotterranee. Lo sfruttamento delle falde freatiche
 indurrebbe una depressione nella falda di monte con conseguenze anche
 sulle risorgive;
       la qualita' delle acque sotterranee e' stata caratterizzata in
 passato dalla presenza di atrazina ora stabilizzata intorno a valori
 di 0,03 0,07 i'g/1 e di azoto nitrico intorno a valori di 4,5 i'/l;
 le caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua sono: T. C 13,5;
 durezza totale 29. F; residuo fisso a 180. C 327 mg/l;
       nello studio idrogeologico non e' indicato l'ammontare della
 risorsa disponibile e l'entita' dei prelievi in un area
 sufficientemente ampia nei dintorni dello stabilimento, in modo tale
 da conoscere se i prelievi superino la naturale ricarica
 dell'acquifero, come d'altronde indicherebbe lo spostamento della
 linee delle risorgive. D'altronde mappe fornite dalla Regione Friuli
 Venezia Giulia evidenziano in prossimita' di Torviscosa anche la
 presenza di almeno 50 pozzi con un'elevata densita' per Km2;
       la presenza di pozzi suggerisce forti prelievi che, in molto
 casi nelle aree di pianura in prossimita' del mare, ha prodotto,
 oltre a problemi relativi all'abbassamento della piezometrica, anche
 la penetrazione nell'acquifero di un cuneo salino, che ha determinato
 in seguito la non utilizzabilita' delle acque di falda;
       nei 'chiarimenti allo studio di impatto ambientale (dicembre
 2000)', in base alla quantificazione approssimata della risorsa
 disponibile e' stato stimato dal proponente che i pozzi della Caffaro
 incidono in misura del 1,5 2% sulla disponibilita' di risorsa idrica
 nella Bassa Pianura Friulana. In assenza di dati completi per
 costruire un realistico modello di simulazione numerica e' stata
 condotta una valutazione per la stima degli effetti ridotti dai
 prelievi della Caffaro utilizzando modelli semplificati di tipo
 parametrico (metodo analitico semplificato; modello numerico agli
 elementi finiti tridimensionale con schematizzazione semplificata
 dell'acquifero);
       i risultati derivanti dall'applicazione dei modelli hanno
 consentito di stabilire che nel caso di prelievi pari a 5.700 m3/h
 (in assenza di altri prelievi) si avrebbe un abbassamento massimo
 della falda pari a circa 2,3 m nell'area dello stabilimento in
 corrispondenza dei punti di prelievo;
       nel caso di una riduzione dei prelievi a 4.700 m3/h si
 otterrebbe una riduzione della zona d'influenza ed abbassamenti
 massimi della piezometrica dell'ordine di 1,9 m in corrispondenza dei
 punti di prelievo;
       dall'analisi di questi dati risulterebbe un modesto
 abbassamento della piezometrica rispetto alla posizione originaria,
 che appare quindi scarsamente influente sia sulle risorgive che sui
 pozzi ubicati all'intorno;
       a causa dell'incertezza associata alla carenza di dati relativi
 ai prelievi nell'area, unitamente alla considerazione che l'utilizzo
 di acqua di falda per attivita' produttive dovrebbe essere limitato
 allo stretto indispensabile, privilegiando ove possibile tutte le
 forme praticabili di risparmio e riciclo della risorsa idrica, e'
 stato definito, d'accordo con la societa' proponente, il seguente
 intervento volto a ridurre il prelievo di falda di almeno 1000 m3/h;
       per la riduzione dei prelievi verra' aumentato il battente
 idraulico sulla mandata dei pozzi realizzando una perdita di carico
 prima dell'ingresso dell'acqua nelle due vasche di accumulo (nord e
 sud). La soluzione adottata prevede di installare due valvole
 speciali a bassa perdita di carico posizionate in corrispondenza
 dell'ingresso dei due collettori nelle vasche;
       verranno installati dei sistemi di misurazione del flusso dal
 collettore allo scopo di garantire che il prelievo dalla falda non
 sia superiore a 4700 m3/h;
       a regime i 1.000 m3/h di acqua necessari al raffreddamento
 saranno costituiti da 600 m3/h di acqua di secondo ciclo proveniente
 dal lato caldo della vasca sud e 400 m3/h di acqua di primo ciclo
 proveniente dalle rampe di lancio della vasca nord;
     per quanto riguarda la componente ambientale suolo e sottosuolo:
         la zona esaminata si sviluppa a valle della linea delle
 risorgive ed e' caratterizzata dalla presenza di sedimenti di origine
 fluviale e fluvio-glaciale di natura prevalentemente ghiaio-sabbiosa
 con intercalati livelli di argille, che si sviluppano in modo
 discontinuo anche in superficie fra 1-3 m di profondita';
         il Comune di Torviscosa non risulta classificato come sismico
 sulla base della legge n. 64/974 e del D.M. 15 settembre 1976 e
 pertanto non necessita delle particolari prescrizioni costruttive da
 adottarsi in zone sismiche;
       per quanto riguarda il rischio di frane esso risulta assente
 nell'area vasta:
         sono stati registrati fenomeni di esondazione nei Comuni di
 S. Giorgio di Nogaro (F. Zellina), Cervignano del Friuli (F. Corno,
 F. Aussa, F. Aussa-Taglio) e Terzo d'Aquileia (Canale Anfora); il
 proponente ha effettuato una campagna di rilevazione della qualita'
 dei suoli, consistente nello scavo di 24 pozzetti esplorativi di
 profondita' non inferiore a 1,5 m nell'area di centrale. Si e'
 eseguito il rilievo stratigrafico di ogni scavo, documentandolo con
 lo scatto delle fotografie. Sono stati inoltre prelevati 4 campioni
 rappresentativi del terreno riscontrato. Dalle analisi dei campioni
 prelevati il terreno risulta compatibile con l'uso commerciale ed
 industriale, nonche' con l'utilizzo a verde pubblico, privato od
 agricolo, secondo quanto stabilito dal D.M. n. 471 del 25 ottobre
 1999;
         l'area impegnata ammonta a 55.000 m2 inclusiva dell'area di
 cantiere;
         attualmente il terreno si presenta pianeggiante, ad una quota
 di circa 1 metro inferiore rispetto alla quota di riferimento (piano
 di campagna dell'adiacente Stabilimento della societa' Industrie
 Chimiche Caffaro). Si prevede quindi di innalzare l'area direttamente
 occupata dagli impianti della centrale termoelettrica sino al piano
 di campagna dello Stabilimento. I movimenti terra complessivi sono
 stimati in circa 150.000 m3, con la necessita' di terreno da cave di
 prestito per un ammontare di circa 100.000 m3 e recuperando 50.000 m3
 dalla terra di scavo. E' previstolo scorticamento del terreno,
 opportune palificazioni, gli scavi per le opere di fondazione da
 sistemazione delle strade e dei piazzali interni;
         i lavori di scavo sono stimati nell'ordine di 50.000 m3, sino
 ad una profondita' massima di 5 metri;
         secondo le simulazioni riportate nello studio di impatto
 ambientale, a seguito della dismissione dell'attuale Centrale a
 carbone e l'entrata in funzione del Termodistruttore e della Centrale
 di Cogenerazione a ciclo combinato i valori delle concentrazioni di
 inquinanti nel terreno (prevalentemente metalli pesanti ed inquinanti
 organici) si manterranno largamente al di sotto dei limiti previsti
 per legge dal D.M. 25ottobre1999, n. 471;
         la dismissione della esistente centrale termoelettrica
 alimentata a carbone consentira' di dismettere e bonificare le aree
 attualmente dedicate a stoccaggio di combustibili, nonche' le
 discariche di ceneri, che saranno soggette a messa in sicurezza e
 successiva risistemazione vegetazionale;
     per quanto riguarda la componente rumore:
         il Comune di Torviscosa ad oggi non ha ancora provveduto alla
 zonizzazione acustica del proprio territorio, per cui valgono i
 criteri contenuti nel D.P.C.M. 1. marzo 1991; il proponente ha
 comunque ipotizzato, in base alla classificazione definita dal
 D.P.C.M. 14 novembre 1997 e ai criteri in uso per l'accostamento di
 aree contigue, una VI classe per l'area dello stabilimento ('area
 esclusivamente industriale') e una V o IV classe per le zone ad essa
 limitrofe, dove insistono i ricettori individuati. Andrebbe
 verificata la possibilita' di inserire aree di III classe, seguendo
 la naturale vocazione del sito e le indicazioni di P.R.G.C., in
 particolare nelle adiacenze dei punti di rilievo del rumore n. 5 e 6;
         per caratterizzare lo stato attuale del clima acustico il
 proponente ha condotto l'indagine analizzando l'area dove verra'
 costruita la centrale, che confina a sud ed a est con un'area
 agricola, a ovest con il paese di Torviscosa e a nord con la s.s. 14.
 Il sito centrale ricade in zona industriale D1, adiacente allo
 stabilimento esistente. I maggiori insediamenti abitativi sono
 situati a ovest dello stabilimento in corrispondenza del centro
 urbano di Torviscosa, che dista circa 100 metri dal perimetro dello
 stabilimento e 650 m dal perimetro dell'area della nuova centrale;
         i ricettori individuati in prossimita' dell'impianto sono
 un'abitazione isolata posta a circa 500 m a ovest del sito, un gruppo
 di abitazioni a circa 400 m a est ed alcune abitazioni isolate a
 circa 800 m a sud-ovest e' inoltre presente un ricettore ad est del
 nuovo impianto, situato in un terreno di proprieta' della societa'
 Industrie Chimiche Caffaro, inserito come punto di misura (n. 5)
 nell'indagine fonometrica;
         la situazione attuale del clima acustico dell'area e' stata
 definita dal proponente attraverso l'esecuzione di due campagne di
 monitoraggio, la prima al confine dello stabilimento esistente, la
 seconda ai ricettori piu' prossimi alla nuova C.C.G.T. I risultati
 dell'indagine hanno evidenziato globalmente un livello sonoro
 inferiore a quello tipico per le aree V o IV, con una componente
 stazionaria nel rumore di fondo, provocata dalle emissioni sonore dei
 macchinari che operano nello stabilimento;
         gli impatti potenziali della fase di cantiere derivano dalle
 emissioni delle macchine per la movimentazione terra. Al proposito e'
 stato ipotizzato un funzionamento contemporaneo di 3 macchinari, cui
 si attribuisce un valore di 73 dB (A) a 15 metri, pervenendo a
 stimare i livelli a 100 metri (61 dB (A) e a 400 metri (48,9 dB (A)
 dalla sorgente, dove si situano le prime abitazioni. Il proponente
 asserisce inoltre che il nucleo di Torviscosa, trovandosi a distanze
 superiori, non risentira' significativamente del rumore del cantiere.
 Al fine di tutelare maggiormente i ricettori, dovranno essere vietate
 le operazioni in orario notturno, in quanto potrebbero essere
 superati, salvo diverse disposizioni comunali, i limiti previsti per
 le classi ipotizzate (60 o 55 dB (A); per quanto riguarda la fase di
 esercizio, allo scopo di esaminare l'impatto futuro, il proponente,
 in vista degli altri interventi proposti sul sito, ha analizzato
 quattro scenari diversi: attuale, intermedio, transitorio, finale;
         relativamente allo scenario attuale, sono state considerate
 separatamente le sorgenti dello stabilimento della societa' Industrie
 Chimiche Caffaro (camino e caldaia dell'esistente centrale a carbone,
 impianto Taed, impianto cloroparaffine); sulla base delle misurazioni
 di livello sonoro effettuate per la caratterizzazione dell'area
 ante-operam, e' stato utilizzato un modello semplificato per le
 emissioni acustiche dello stabilimento, che considerasse le sorgenti
 che influenzano il rumore di fondo ai ricettori ai quali sono state
 eseguite le misurazioni. Il valore del livello sonoro calcolato
 rappresenta il contributo emissivo delle sorgenti dello stabilimento
 al rumore complessivo che arriva ai ricettori considerati, ad
 eccezione dei punti 6 e 7, che sono risultati essere influenzati
 rispettivamente da un corso d'acqua e dal traffico. Tale procedimento
 ha consentito di verificare la validita' del modello;
         nello scenario intermedio e' stato considerato il contributo
 del Termodistruttore; nel transitorio e' stato considerato il
 Termodistruttore, la C.C.G.T. e la esistente centrale a carbone; in
 quello finale (a dismissione avvenuta della centrale a carbone) la
 C.C.G.T. ed il Termodistruttore;
         la propagazione del rumore emesso e' stata valutata
 utilizzando il modello di calcolo E.N.M., che richiede il livello di
 potenza sonora delle varie sorgenti e il relativo spettro di
 emissione e consente di digitalizzare l'area. Al fine e' stata
 considerata un'area di 2000 x 1400 metri, con la centrale ubicata al
 centro;
       confronto tra i risultati dell'analisi e i valori di legge e
 valutazione dell'impatto: dal confronto della mappa isofonica con i
 valori della normativa, si evidenzia quanto segue:
         nei vari scenari i livelli sonori attesi ai ricettori
 considerati rientrano nei limiti di legge ipotizzati, (IV classe),
 anche se, come gia' detto, occorre verificare la possibilita' di
 attribuire classi inferiori alla IV;
         in alcuni punti (1, 2 e 3) piu' prossimi all'abitato di
 Torviscosa, il livello sonoro calcolato subisce riduzioni rispetto
 all'attuale;
         il livello differenziale e' rispettato ad eccezione del punto
 5., che si trova all'interno dell'area di proprieta' della societa'
 Industrie Chimiche Caffaro. Per questo punto il proponente prevede
 generiche misure di mitigazione non specificate in dettaglio nel
 S.I.A.;
       per quanto riguarda la componente salute pubblica il proponente
 riporta alcuni dati statistici relativi alla mortalita' per alcune
 cause (tumore, tumori all'apparato respiratorio, leucemie, malattie
 dell'apparato respiratorio) per gli anni 1984 e 1994;
         l'aumento dei morti per tumore in tutta la regione sembra
 piu' consistente dell'aumento a livello provinciale: il tasso di
 mortalita' per tumore e' pari a 335 nel 1984 e aumenta di circa 20
 punti in provincia e ben di 40 in regione;
         in linea generale va tuttavia rilevato che allo scopo di
 effettuare confronti significativi fra i dati di mortalita' delle
 popolazioni appartenenti a periodi od aree geografiche differenti e'
 necessario che i dati siano normalizzati rispetto alla struttura
 d'eta' delle due popolazioni. Da quanto riportato nello studio di
 impatto ambientale sembra che tale normalizzazione non sia stata
 fatta, rendendo tali dati del tutto inutilizzabili per una
 valutazione dello stato di salute della popolazione basato su
 statistiche di mortalita'. Si ritiene pertanto che le uniche
 valutazioni possibili relative allo stato di salute della popolazione
 siano quelle relative alla presenza ed all'intensita', prima e dopo
 la realizzazione della C.T.E., di fattori di rischio per la salute
 umana;
         dalle elaborazioni riportate nello studio, emerge che a
 fronte di un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto tale da
 non comportare, sulla base delle elaborazioni modellistiche il
 superamento dei limiti normativi piu' restrittivi si assiste ad una
 significativa riduzione delle concentrazioni di microinquinanti
 organici (fra cui gli I.P.A., i P.C.B., le diossine ed i
 dibenzofurani) ed inorganici. Va ricordato che mentre gli ossidi di
 azoto sono composti caratterizzati da una tossicita' per l'uomo di
 tipo acuto e con una relazione dose/risposta dotata di soglia, per i
 microinquinanti organici quali I.P.A., P.C.B. e diossine, in quanto
 composti cancerogeni dotati di tossicita' cumulativa e privi di
 effetto soglia, non e' possibile individuare una concentrazione
 corrispondente ad un rischio nullo. Quindi se da un lato si assiste
 ad un incremento delle concentrazioni in atmosfera di inquinanti
 inorganici (gli ossidi di azoto) che non si traduce in incremento di
 rischio, in quanto contenuto ben al di sotto dei valori che possono
 comportare pericolosita' per l'uomo, la significativa riduzione delle
 concentrazioni in atmosfera dei microinquinanti organici corrisponde
 ad una pari riduzione del rischio cancerogeno. In questo contesto
 l'incremento delle concentrazioni di ossidi di azoto deve essere
 interpretato come una riduzione della ricettivita' ambientale
 piuttosto che un incremento di rischio per l'uomo; in pratica tutto
 cio' si traduce in una diminuita possibilita' di insediare ulteriori
 sorgenti di emissioni di ossidi di azoto. Non va inoltre dimenticato
 che la nuova configurazione dell'insediamento comporta un sostanziale
 abbattimento delle concentrazioni in atmosfera di ossidi di zolfo e
 di polveri;
         relativamente all'impatto sulla salute dovuto al campo di
 induzione magnetica, il proponente si impegna a rispettare per
 l'elettrodotto e la stazione elettrica i limiti piu' restrittivi
 previsti dalla normativa vigente;
     per quanto riguarda la componente ambientale flora e fauna:
         relativamente alla vegetazione reale, va ricordato che l'area
 di sito si colloca in un paesaggio prevalentemente pianeggiante, con
 quote medie intorno ai 15 m s.l.m.;
  si osserva una elevata antropizzazione dell'area (soprattutto a
 livello di sito) che determina in buona misura la scomparsa di tutti
 gli aspetti complessi della vegetazione spontanea, presente piu'
 significativamente solo a livello di vegetazione ripariale o di
 relitti di bosco misto mesofilo;
         l'elevata antropizzazione non e' tuttavia determinata tanto
 dalle presenze insediative, quanto dalle pratiche agricole;
         nel complesso la vegetazione presente nell'area oggetto
 dell'intervento appare generalmente banale. Si tratta
 complessivamente di vegetazione di origine antropica (sinantropica),
 di tipo ruderale, nitrofila e/o di seminativi;
         la fauna presente e potenziale di mammiferi relativa all'area
 considerata, in base alle informazioni bibliografiche e in base alle
 potenzialita' degli ecosistemi presenti nel sito, appare
 sostanzialmente povera. Tale territorio trae pero' beneficio dalla
 presenza di biotipi di elevata naturalita', come la laguna di Marano
 o il Carso, dove e' maggiore l'estensione degli habitat naturali o
 semi-naturali, in cui vi e' ancora una buona presenza di fauna, che
 da qui puo' 'emigrare' ed arrivare ad interessare aree a minore
 naturalita' come l'area di sito;
     per quanto riguarda l'inquadramento ecosistemico di sito:
         l'area di sito e' caratterizzata da una sostanziale
 omogeneita': le colture si estendono sulla quasi totalita' della
 superficie, riducendo ad una estensione minima le aree boscate. Le
 colture che caratterizzano il paesaggio sono costituite
 prevalentemente da mais, orzo, bietola e da coltivazioni
 specializzate (pioppeti, frutteti e viti). Le aree boschive sono
 rappresentate da rari nuclei di bosco mesofilo (farnia, carpino,
 pioppo spp.) e da filari e/o impianti di pioppo;
         l'elevato grado di antropizzazione e la forte riduzione di
 vegetazione naturale si traducono in un basso livello di naturalita'.
 E' opportuno sottolineare che l'area vasta in esame e' nelle
 vicinanze (30 km circa dal sito) di alcuni biotipi di rilevante
 interesse naturalistico (a livello internazionale: 'Convenzione
 Ramsar'), come le riserve naturali delle Foci dello Stella e della
 Valle Canal Novo;
         le sponde dei canali e della stessa darsena di stabilimento
 della societa' Industrie Chimiche Caffaro sono frequentate,
 soprattutto nei mesi invernali, da anatidi. Elementi di notevole
 interesse sono rappresentati anche dalla presenza di diverse specie
 di mustelidi;
         l'impatto sulla componente vegetale e faunistica viene
 essenzialmente ridotto, nello studio:
 
    agli effetti degli inquinanti sulla vegetazione;
      all'effetto sull'ecosistema della sottrazione di habitat dovuto
 alla realizzazione dell'area di centrale.
      Per quanto riguarda il primo punto, le concentrazioni di
 ricaduta attese dal nuovo impianto non sono tali da far prefigurare
 effetti negativi sulla vegetazione. Relativamente al secondo punto,
 il proponente osserva che nel loro complesso i popolamenti presenti
 nell'area esaminata appaiono estremamente semplificati dal punto di
 vista specifico; l'attivita' umana impedisce il naturale evolversi
 delle serie vegetali, con i conseguenti cambiamenti nei popolamenti
 faunistici. Cio' rende le comunita' di vertebrati probabilmente poco
 sensibili a nuove modificazioni dell'assetto del territorio che si
 mantengano di limitata estensione;
         le opere di compensazione previste, per un'estensione
 complessiva di circa 50 ettari e miranti a ricostruire la continuita'
 della rete ecologica locale, consentiranno inoltre di annullare gli
 impatti sull'ecosistema dovuti al consumo di territorio della
 centrale (5.5 ettari) ed all'impatto durante la fase di cantiere;
       per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici e di uso del
 territorio:
         lo studio dello stato attuale della componente paesaggio e'
 stato analizzato dal proponente elaborando ad aggregando i valori
 intrinseci e specifici della morfologia dell'area, dell'uso del
 suolo, della naturalita', dei valori storico-culturali, della
 presenza di detrattori antropici, del grado di tutela, della
 panoramicita' e della singolarita' paesaggistica;
         l'area in studio e' ubicata in una zona a morfologia
 pianeggiante (quota di circa 2 m s.l.m.) che degrada con minima
 pendenza verso la laguna di Grado e Marano. La monotonia morfologica
 dell'area di studio e' interrotta dagli argini dei corsi d'acqua
 principali che scorrono pensili sul piano campagna;
         le colture agricole costituiscono l'uso del suolo
 predominante nell'area in studio. Le aree cosi' coltivate sono
 interrotte da numerose zone con colture specializzate, quali
 pioppeti, vigneti e frutteti. Tale matrice agricola e' fortemente
 caratterizzata dalle opere di bonifica e di appoderamento. Gli usi
 urbani e industriali si presentano concentrati in centri abbastanza
 compatti e dunque non si assiste al fenomeno della dispersione delle
 funzioni urbane sul territorio agricolo, che dunque mantiene una
 significativa integrita';
         nell'area in studio ci sono alcune presenze di interesse
 storico-culturale rilevanti a livello paesaggistico. Lo stabilimento
 industriale si inserisce in un contesto storico ben definito e la
 fabbrica e il nucleo urbano rappresentano oggi una testimonianza di
 archeologia industriale. Inoltre nei pressi dello stabilimento e
 nell'area vasta si trovano ville e vecchi manufatti legati alla
 storia dei luoghi romani in poi. Lo stato di conservazione di questi
 manufatti e del complesso fabbrica/abitato non e' sempre buono: in
 alcuni casi risultano infatti trascurati. Tuttavia tutto cio' si
 inserisce bene nel paesaggio agrario circostante l'insediamento
 industriale;
         dal punto di vista paesaggistico cio' che influisce
 maggiormente sulla percezione dell'intervento sono le caratteristiche
 dimensionali dell'impianto. La centrale di cogenerazione a ciclo
 combinato e' caratterizzata da edifici e manufatti con le seguenti
 altezze:
 
    il camino, dell'altezza di circa 50 m;
      il generatore di vapore a recupero, dell'altezza massima di
 circa 36 m;
    l'edificio principale, con altezza di circa 25 m;
    le torri di raffreddamento, alte circa 16 m;
         un'altra caratteristica visuale della nuova centrale sono i
 pennacchi di vapore in uscita dai gruppi delle torri di
 raffreddamento, poste sul lato nord e sul lato sud della stazione
 elettrica;
         le caratteristiche morfologiche del sito e la sua scarsa
 panoramicita' rendono gli edifici della nuova centrale facilmente
 mascherabile dagli ostacoli visivi esistenti (alberature, edifici, lo
 stesso insediamento industriale di Torviscosa). E' evidente che lo
 stesso non potra' dirsi per le nuvole di vapore che si originano
 dalle torri di raffreddamento, che in particolari condizioni
 climatiche potranno essere individuate anche a notevole distanza dal
 sito;
       per quanto riguarda le principali visuali:
         dall'ingresso allo stabilimento delle Industrie Chimiche
 Caffaro la centrale non e' in vista se non in modo estremamente
 ridotto, ma sara' percepibile la saltuaria presenza invadente dei
 pennacchi delle torri di raffreddamento;
         dalla strada interpoderale nei pressi della nuova centrale
 sara' possibile una buona visuale della centrale nel suo insieme,
 anche se questa sara' progressivamente mascherata con l'accrescimento
 degli alberi che verranno piantati intorno alla recinzione;
         dalla s.s. 14 e dal cavalcavia non sara' possibile
 distinguere gli edifici della centrale, ma saranno in vista i
 pennacchi dei gruppi delle torri di raffreddamento quando le
 condizioni metereologiche li rendono visibili;
         e' stato inoltre analizzato il centro urbano di Torviscosa
 per cercare un punto di vista significativo dell'abitato stesso da
 dove si potesse percepire la presenza dello stabilimento. In questa
 occasione e' stato constatato che da nessun luogo della zona
 residenziale e commerciale e' possibile vedere gli edifici dello
 stabilimento esistenti e quelli in progetto, in quanto numerosi
 ostacoli (alberi, edifici, ecc.) ostruiscono la visione;
         va rilevato che la nuova centrale si pone immediatamente a
 ridosso dell'insediamento industriale di Torviscosa. Questa posizione
 potra' contribuire a mitigare l'impatto visivo della centrale in
 quanto, in relazione soprattutto alla vista da sud, il nuovo
 edificato industriale tendera' a confondersi con l'insediamento
 industriale esistente;
         la notevole estensione delle opere di compensazione
 naturalistica consentira' una sostanziale mitigazione dell'impatto
 paesaggistico e visivo della centrale;
     per quanto riguarda le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti:
         il calcolo dell'impatto dovuto ad esposizione cronica ai
 campi elettromagnetici e' condotto nello studio considerando il
 valore massimo della corrente nel corso dell'anno. Questo e' stimato,
 cautelativamente, assumendo che in linea venga costantemente
 trasmessa la massima potenza prevista, a tensione nominale e costo
 minimo. Il calcolo e' quindi condotto nelle seguenti ipotesi:
 
      ogni singolo conduttore del circuito a sbarre e' schematizzato
 come un conduttore equivalente, percorso dalla corrente risultante
 dalla somma di quella del conduttore reale e del suo schermo;
      la tensione nominale del circuito a sbarre e' cautelativamente
 assunta uguale a 19.000 V. In fase di progetto esecutivo e' possibile
 che venga selezionata una macchina con tensione nominale di 21.000 V,
 che determina un campo induzione magnetica inferiore a quello qui
 calcolato;
      la potenza elettrica trasmessa in ciascuna linea e' quella
 massima nominale;
      le proprieta' magnetiche ed elettriche della materia sono
 assunte uguali a quelle del vuoto;
    il sistema trifase e' assunto bilanciato ed equilibrato;
      nello studio viene calcolata l'area esterna al sito di centrale
 all'interno della quale il campo di induzione magnetica risulta
 superiore al limite di 0,2 e 0,5 i'T. Nessuna abitazione risulta
 impattata dai campi elettromagnetici indotti dalla centrale;
     per quanto riguarda il traffico:
         in ragione dei limitati flussi di traffico stimati, si
 ritiene che l'impatto sul traffico non debba essere considerato come
 un aspetto critico. In fase di progettazione esecutiva si ritiene
 tuttavia importante verificare l'adeguatezza della rete stradale
 esistente alle necessita' di trasporto degli equipaggiamenti di
 centrale, con particolare riguardo ai carichi speciali ed al
 trasporto di materiali da cava;
     per quanto riguarda l'elettrodotto:
         con decreto n. 455 della presidenza della giunta regionale,
 l'elettrodotto e' stato giudicato compatibile con l'ambiente, e la
 sua realizzazione e messa in esercizio e' stata condizionata a
 prescrizioni concernenti sia la fase di realizzazione che il rispetto
 dei valori limite del campo di induzione magnetica;
         comunque l'analisi dell'impatto dell'elettrodotto effettuata
 in sede di istruttoria non ha evidenziato impatti di particolare
 significativita' anche in ragione delle caratteristiche del
 territorio attraversato, della distanza di rispetto dalle zone
 residenziali, e dall'affiancamento alle infrastrutture esistenti;
     per quanto riguarda il gasdotto:
         in base alla legge regionale n. 43 del 7 settembre 1990 e del
 relativo regolamento applicativo (decreto del presidente della giunta
 regionale n. 0245/pres dell'8 luglio 1996), secondo quanto precisato
 dal parere della Regione del 27 giugno 2001 'tenuto conto delle
 disposizioni di cui alla propria deliberazione n. 789 del 31 marzo
 2000 ... nel caso di specie risulta che la lunghezza prevista e'
 inferiore alla inerente soglia di assoggettabilita'' e pertanto il
 gasdotto non e' soggetto a procedura di valutazione di impatto
 ambientale di competenza regionale;
         l'analisi dell'impatto del metanodotto effettuata in sede di
 istruttoria sulla base delle informazioni integrative trasmesse dal
 proponente ha consentito di escludere la presenza di impatti di
 particolare significativita' e di individuare i tratti in parallelo
 ai canali ed alle rogge, e gli attraversamenti degli stessi, per i
 quali dovranno essere adottate misure di posa delle tubazioni che
 consentano di ridurre al minimo gli impatti sul corpo idrico;
       esaminate le integrazioni allo studio di impatto ambientale
 fornite dal proponente (chiarimenti allo studio di impatto ambientale
 e addendum ai chiarimenti allo studio di impatto ambientale, dicembre
 2000) riguardanti i seguenti aspetti:
       strategia del gruppo Sondel, comproprietaria del proponente;
       verifica del piano attuativo particolareggiato dell'area;
         verifica di un'eventuale cessione dell'area per un impianto a
 biomasse;
       quantificazione degli sconti sul prezzo dell'energia elettrica;
         verifica della disponibilita' del gestore della rete
 nazionale di trasmissione;
       quadro autorizzativo dello stabilimento Caffaro;
         valutazione del rateo di emissione attuale e futuro di CO e
 CO2;
       alternative progettuali sulle modalita' di condensazione;
       ottimizzazione delle modalita' di approvvigionamento idrico;
       effetto Downwash;
       monitoraggio e biomonitoraggio;
         valutazione del possibile impatto sulla falda derivante da
 prelievi idrici;
       verifica della pubblicazione di nuove carte delle esondazioni;
       opere complementari, gasdotto;
       opere di compensazione;
       aspetti progettuali inerenti la riduzione dei prelievi idrici;
       descrizione dell'area a verde di compensazione ambientale;
       considerata: la dichiarazione trasmessa dal proponente in data
 3 aprile 2001 concernente l'articolo 11 del D.L. n. 79/99, nella
 quale il proponente illustra le azioni che intende mettere in atto
 per il rispetto della quota parte di energia elettrica prodotta con
 fonti rinnovabili;
       considerato che in conclusione la commissione per le
 valutazioni dell'impatto ambientale ha espresso parere positivo con
 le prescrizioni di seguito precisate in merito alla compatibilita'
 ambientale dell'opera proposta;
       visti i seguenti pareri pervenuti ai sensi dell'allegato IV al
 D.P.C.M. 27 dicembre 1988:
         Ministero per i beni e le attivita' culturali, Ufficio
 centrale per i beni ambientali e paesaggistici (con nota prot.
 ST/408/1416 del 17 gennaio 2001) con cui esprime parere favorevole,
 'a condizione che siano rispettate le prescrizioni (...) impartite
 dalla Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici,
 archeologici, artistici e storici del Friuli Venezia Giulia, che le
 opere di finitura e la scelta dei materiali di rivestimento siano
 sottoposti a verifica da parte della competente Soprintendenza e che
 la realizzazione delle opere di mitigazione ambientale cosi' come
 descritte nei 'chiarimenti dicembre 2000') siano realizzati
 contestualmente alla realizzazione della centrale, prevedendo per la
 loro realizzazione opere di manutenzione, al fine di garantire
 l'attecchimento delle piantumazioni medesime'.
 
      (Prescrizioni impartite dalla Soprintendenza per i beni
 ambientali, architettonici, archeologici, artistici e storici del
 Friuli Venezia Giulia:
       '(...) sistemazione a verde progettata in modo piu' specifico e
 comprensiva di un'area piu' ampia ed articolata; (...) per quanto
 riguarda le opere di mitigazione ambientale (...) ampliando le aree
 di intervento e ricomprendendo opere di piantumazione con alberi ed
 arbusti di specie autoctona, prevedendo inoltre tra le fasce a verde
 la sistemazione vegetazionale di tutte le discariche attualmente in
 esercizio o in corso di messa in sicurezza');
       Ministero dei trasporti e della navigazione, Gabinetto (con
 nota dell'8 gennaio 2001):
         'la materia di cui trattasi non rientra nelle competenze di
 questo ministero e pertanto si ritiene di non dover esprimere alcun
 parere in merito';
       Ministero della sanita', Dipartimento prevenzione (con nota del
 12 ottobre 2000):
         '(...) per quanto concerne le emissioni in atmosfera si
 ritiene che, unitamente al rispetto dei limiti massimi di
 accettabilita' e dei limiti massimi di esposizione ad inquinanti
 dell'aria (...) devono essere assicurate le seguenti prescrizioni:
 
      1) le emissioni devono essere congrue con la piu' avanzata
 tecnologia e con il migliore esercizio relativi alla tipologia
 dell'impianto in oggetto, non devono comunque essere superati,
 riferiti ad una concentrazione del 15% di ossigeno nei fumi anidri, i
 seguenti valori:
     ossidi di azoto (espressi come NO2) 50 mg/Nmc;
     monossido di carbonio 40 mg/Nmc;
       per le altre sostanze inquinanti, in attesa dell'emanazione del
 decreto di cui al secondo comma, dell'art. 3, del decreto del
 Presidente della Repubblica n. 203/88, i valori minimi riportati nel
 decreto ministeriale del 12 luglio 1990;
 
      2) l'impianto deve essere predisposto in modo da consentire alle
 autorita' competenti la rilevazione periodica delle emissioni; la
 misura delle emissioni di NOX, CO ed O2 deve essere effettuata in
 continuo;
      3) i metodi di campionamento, analisi e valutazione delle
 emissioni sono quelli riportati nel sopra citato decreto 12 luglio
 1990, nel decreto 21 dicembre 1995 (G.U. n. 5/1996) e successive
 modifiche;
      4) almeno un anno prima dell'entrata in esercizio del nuovo
 impianto l'esercente dovra' concordare con le autorita' locali
 competenti un sistema di monitoraggio delle emissioni dovute
 all'impianto.
      Resta comunque impregiudicata l'applicazione delle linee guida
 di cui all'art. 3, secondo comma, del decreto del Presidente della
 Repubblica n. 203/1988, una volta emanate anche per gli impianti di
 nuova installazione'.
      L'I.S.P.E.S.L. (Istituto Superiore per la Prevenzione e la
 Sicurezza del Lavoro con nota del 21 luglio 2000) ha trasmesso al
 Ministero della sanita' il proprio parere in merito alle emissioni in
 atmosfera: 'le stime (...) portano a risultati che evidenziano il non
 superamento dei limiti di legge vigenti. Si osserva tuttavia che i
 dati meteorologici di riferimento per le stime sono relativi ad un
 arco temporale troppo lontano (1951-1977) mentre sono parzialmente
 utilizzati solo alcuni dati piu' recenti';
       Ministero dei lavori pubblici, Direzione generale del
 coordinamento territoriale (con note del 5 febbraio 2001 e del 20
 febbraio 2001), con cui condivide i pareri non ostativi espressi da:
         compartimento A.N.A.S. di Trieste (con nota del 31 gennaio
 2001), che comunica che 'le opere (...) non interferiscono
 minimamente con le strade di competenza A.N.A.S.';
         Ministero dei lavori pubblici, Direzione generale edilizia
 statale e SS.SS. (con nota del 13 febbraio 2001), che '(...)
 riscontra che la localizzazione dell'intervento non crea motivi di
 impedimento o contrasto con la programmazione o pianificazione di
 competenza di questa direzione';
         Ministero dei lavori pubblici, magistrato alle acque, Ufficio
 del genio civile di Udine (con nota del 2 febbraio 2001), che
 dichiara che, 'subordinatamente alla sola istruttoria esperita
 regolarmente sulla domanda di concessione di derivazione d'acqua, non
 sussistono da parte dello scrivente Ufficio, motivazioni contrarie
 alla costruzione della nuova centrale (...)';
         Ministero dei lavori pubblici, provveditorato regionale alle
 OO.PP. per il F. V. Giulia (con nota, del 6 febbraio 2001), che
 comunica che, '(...) avuto riguardo alla programmazione triennale di
 questo istituto, (...) l'intervento in oggetto (...) non confligge
 ne' crea motivi di impedimento o contrasto con la suddetta
 programmazione';
         autorita' di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza,
 Piave, Brenta-Bacchiglione (con nota del 31 gennaio 2001), che
 comunica che 'il territorio del Comune di Torviscosa non appartiene
 ai bacini nazionali di competenza di questa autorita' di bacino';
 
      Regione F.V. Giulia (con delibera della Giunta regionale n. 239
 del 25 gennaio 2001) con cui esprime parere favorevole con le
 seguenti prescrizioni e raccomandazioni :
     a) prescrizioni:
         1) dovra' essere installato un sistema di rilevamento in
 continuo dei seguenti parametri delle emissioni al camino: NOx, SO2,
 CO, CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura dei fumi, temperatura
 atmosferica, pressione, velocita' e direzione del vento; andranno
 concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli Venezia-Giulia,
 eventuali ulteriori inquinanti o parametri da monitorare; l'azienda
 dovra' in particolare comunicare, con un congruo anticipo, all'ASS e
 all'Arpa del Friuli Venezia-Giulia le date di verfica e calibrazione
 degli strumenti;
         2) dovranno essere predisposte prese per il campionamento
 delle emissioni secondo quanto previsto dalle norme Unichim, dotate
 di adeguate strutture fisse di accesso;
         3) dovranno essere installate, a carico del proponente,
 almeno tre centraline per il monitoraggio della qualita' dell'aria e
 del rumore, nell'area interessata dall'impianto, dotate in
 particolare di strumentazione per la misura dei seguenti parametri:
 NOx, SO2, CO, CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura atmosferica,
 pressione, velocita' e direzione del vento, precipitazioni, rumore;
 andranno concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli
 Venezia-Giulia, eventuali ulteriori inquinanti e parametri da
 monitorare; detto sistema dovra' entrare in servizio non oltre la
 data di avvio della realizzazione dell'impianto; l'azienda dovra' in
 particolare comunicare, con un congruo anticipo, all'ASS e all'Arpa
 del Friuli Venezia-Giulia le date di verifica e calibrazione degli
 strumenti;
         4) dovranno essere attivate, a carico del proponente, non
 oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, campagne di
 monitoraggio della qualita' dell'aria e dell'inquinamento
 elettromagnetico, utilizzando sistemi di rilevamento tradizionali o
 tramite indicatori biologici e campionatori passivi, allo scopo di
 consentire il confronto fra la situazione precedente e quella
 successiva all'entrata in esercizio della centrale di cogenerazione;
         5) dovranno essere attivate, a carico del proponente, non
 oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, campagne di
 monitoraggio della qualita' delle acque dei canali interessati dallo
 scarico delle acque della centrale di cogenerazione;
         6) dovranno essere installate, a carico del proponente, non
 oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, tre
 stazioni per la misurazione in continuo del parametro della
 temperatura dell'acqua nel corso idrico ricettore a monte del punto
 di scarico delle acque della centrale di cogenerazione, presso il
 punto di scarico e a valle dello stesso, con accesso dei dati
 rilevati da parte dell'Arpa, dell'ASS e della Direzione regionale
 dell'ambiente;
         7) dovra' essere attivato, da parte del proponente, al
 momento dell'entrata in funzione della centrale di cogenerazione a
 ciclo combinato un sito internet per la pubblicazione, informa
 divulgativa e almeno con aggiornamenti mensili, dei dati relativi
 alle emissioni in atmosfera, all'inquinamento elettromagnetico, ai
 prelievi e agli scarichi idrici, alle campagne di monitoraggio
 effettuate sull'aria, sul suolo e sulle acque relativamente a tutti i
 parametri indicati nelle presenti prescrizioni;
         8) il prelievo di acqua dalla falda per la centrale di
 cogenerazione dovra' essere ridotto a 400 mc/h, utilizzando acque di
 secondo ciclo per le rimanenti esigenze dell'impianto, dovranno
 essere adottati opportuni sistemi tecnici per una riduzione della
 portata dei pozzi, al soddisfacimento delle attuali esigenze
 aziendali, sviluppando al contempo sistemi di ricircolo dell'acqua o
 di utilizzo di acque non provenienti dalla falda per le future
 esigenze produttive ed energetiche;
  9) entro il termine massimo di 6 mesi dall'entrata in funzione della
 centrale a cogenerazione a ciclo combinato dovra' essere dismessa
 l'esistente centrale termoelettrica a carbone e dato avvio ai lavori
 relativi alla messa in sicurezza e bonifica della centrale stessa,
 delle aree dei carbonili, delle strutture di servizio della centrale
 medesima nonche' allo smantellamento delle strutture non necessarie;
         10) dovra' essere aggiornato, prima dell'avvio dell'impianto,
 il 'Piano di emergenza interno' valutando, in base al decreto
 legislativo n. 334/99, il possibile effetto domino determinato dalla
 compresenza di impianti a rischio di incidente rilevante;
         11) tutti i sistemi e le campagne di rilevamento delle
 emissioni in atmosfera, dei dati meteorologici, dei prelievi e degli
 scarichi idrici, dovranno entrare in funzione nel piu' breve tempo
 possibile, e comunque non oltre i termini stabiliti nelle precedenti
 prescrizioni, allo scopo di consentire il confronto tra la situazione
 antecedente e quella successiva all'entrata in esercizio della
 centrale di cogenerazione;
         12) tutti i dati tecnici di dettaglio relativi al
 posizionamento, installazione, modalita' di funzionamento, gestione,
 manutenzione, aggiornamento, integrazione di centraline, rilevatori e
 sistemi di monitoraggio, alle metodologie di raccolta ed elaborazione
 dati, alla frequenza delle analisi, alle modalita' di accesso e
 fornitura dei dati, dovranno essere concordati con l'ASS e con l'Arpa
 del Friuli VeneziaGiulia e tempestivamente comunicati al Ministero
 dell'ambiente e alla Direzione regionale dell'ambiente; tutti gli
 oneri relativi al corretto funzionamento di centraline, rilevatori e
 sistemi di monitoraggio, come concordati con l'ASS e con l'Arpa del
 Friuli VeneziaGiulia sono a carico del proponente;
         13) il recepimento delle prescrizioni dovra', in ogni caso,
 avvenire nel rispetto del criterio di generale riduzione dell'impatto
 ambientale e del consumo di risorse naturali e nel rispetto
 qualitativo e quantitativo dei limiti massimi di emissioni in
 atmosfera, di scarichi idrici e di produzione di rifiuti espressi
 nello studio di impatto ambientale;
         14)dovra' essere individuato dal Ministero dell'ambiente il
 soggetto responsabile alla verifica dell'adempimento delle
 prescrizioni e le modalita' di attivazione di procedure certe per
 assicurare il rispetto delle prescrizioni stesse al fine di garantire
 le condizioni di compatibilita' ambientale dell'opera;
     b) raccomandazioni:
         1) in relazione alle evoluzioni tecnologiche, si dovra'
 puntare ad aggiornare gli impianti della centrale in argomento con
 sistemi di riduzione delle emissioni sempre piu' efficaci, ponendo
 come obiettivo prioritario quello di una riduzione delle emissioni di
 ossidi di azoto;
         2) al fine di giungere ad una massima integrazione a livello
 territoriale ed aumentare il rendimento ambientale della centrale a
 cogenerazione dovra' essere verificata la possibilita' di realizzare
 un impianto di teleriscaldamento per strutture gia' esistenti o per
 nuove strutture civili, industriali o agricole, che si andranno a
 localizzare nella zona.
 
      Inoltre, la Regione F.V. Giulia, con decreto del presidente
 della Giunta regionale n. 0455/Pres. dell'11 dicembre 2000, si e'
 espressa positivamente con prescrizioni nella valutazione di impatto
 ambientale regionale relativa all'elettrodotto Torviscosa-Planais ne
 Comuni di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro (UD).
      Provincia di Udine (determina n. 487/2000 del 25 ottobre 2000)
 con cui esprime parere favorevole sulla valutazione di impatto
 ambientale del progetto della centrale e del relativo elettrodotto,
 con le seguenti osservazioni:
       impatto sull'acquifero superficiale: lo studio dovrebbe
 verificare in modo piu' approfondito la 'compatibilita' ambientale
 dello scarico con il corpo recipiente' con particolare riferimento
 all'ecosistema acquatico, cosi' come previsto al punto I delle note
 della tab. 3 del decreto legislativo n. 152/1999;
       aspetti socio economici: dovrebbero essere analizzate in modo
 piu' esaustivo e dettagliato quali siano le ricadute economiche
 dirette ed indirette, sulle comunita' locali, compresa le
 possibilita' e le modalita' di utilizzo dell'energia termica residua
 rilasciata in atmosfera;
       aspetti paesaggistici e microclimatici: dovrebbero venir
 verificate le scelte tecniche operate per le torri di evaporazione al
 fine di individuare se esista una soluzione che consenta di
 minimizzare la visibilita' del pennacchio di vapore e l'area di
 eventuale ricaduta della condensa (drift);
       elettrodotto aspetti paesaggistici: rispetto ai tracciati
 presentati e in particolare, a quello prescelto ipotesi b), si
 propone di valutare anche un tracciato il cui tratto iniziale risulti
 traslato verso Cervignano (est) in modo da interessare terreni di
 minor pregio agronomico.
 
      1. In merito all'incremento di temperatura indotto dallo scarico
 delle acque di raffreddamento: le acque di raffreddamento risultanti
 dal ciclo produttivo della centrale vengono scaricate nella darsena
 interna, da qui esse confluiscono nel canale di scarico che le
 convoglia nel corso idrico naturale T. Aussa e da qui, infine, in
 mare. Considerando che le acque di scarico suddette subiranno un
 incremento di temperatura pari a c.a 5.C (cfr. Progetto),
 considerando che tale incremento di temperatura e' ritenuto di grande
 rilievo nell'ambito dell'ecosistema acquatico locale e considerando
 che nello S.I.A. non viene sufficientemente analizzato tale aspetto,
 si ritiene assolutamente indispensabile verificare nel dettaglio i
 seguenti punti:
       quale impatto avrebbe un tale incremento di temperatura
 sull'ecosistema acquatico e ambientale locale (composto dal sistema
 idrico darsena-canale Aussa-mare) sul breve, medio e lungo termine
 (stagionale, annuale e pluriannuale);
       nel caso di impatti importanti, verificare quali alternative
 esistono al fine di abbassare la temperatura di scarico delle acque
 di raffreddamento immesse nell'ecosistema di cui sopra.
 
      2. In merito al fenomeno del trasporto della nube di vapore. il
 progetto prevede la presenza di un'emissione di vapore corrispondente
 a una portata idrica di grande rilievo di c.a 175 l/s d'acqua
 liquida, che verra' a formare un pennacchio dell'altezza di c.a 175
 m, e che causera' un fenomeno di trasporto per c.a 200-300 m
 nell'intorno del sito. Vista la rilevanza della portata emessa e
 dell'altezza del pennacchio, non e' chiaro come si possa generare
 un'interferenza climatica estesa soltanto per 200-300 m, ne' durante
 le giornate ventilate, ne' durante le giornate di calma meteorica
 durante le quali la presenza di una tale nube di vapore potrebbe
 anche causare la modifica del microclima locale. Sarebbe opportuno,
 quindi, effettuare una modellizzazione di trasporto in atmosfera per
 simulare quali saranno le modifiche microclimatiche indotte dalla
 presenza di un tale pennacchio di vapore sul microclima locale e la
 eventuale compatibilita' ambientale delle modifiche stesse.
      3. In merito allo scarico delle acque nel T. Aussa: al fine di
 garantire la tutela qualitativa delle acque del T. Aussa e di
 prevenire l'ingresso anche accidentale di sostanza indesiderata nel
 T. Aussa stesso, si propone l'installazione nel canale di scarico di
 opportuni misuratori di elementi chimico-fisici di riferimento per il
 ciclo produttivo dell'azienda. Tali misuratori dovranno essere
 verificati e controllati dall'ente pubblico competente e dovranno
 effettuare il campionamento e l'analisi in continuo con un opportuno
 passo di tempo.
      4. In merito all'utilizzo di pozzi artesiani:
 l'approvvigionamento idrico per il fabbisogno produttivo e'
 assicurato dalla derivazione d'acqua da pozzi artesiani. Uno dei
 pozzi interni alla Caffaro e' utilizzato anche dal Comune per
 l'approvvigionamento idropotabile alla popolazione. E' noto che
 l'autorita' di bacino sta predisponendo (legge n. 183/89) il bilancio
 idrico dei bacini e sub-bacini idrogeologici locali per le finalita'
 previste dalla legge n. 36/94 (l'uso potabile delle acque e'
 prioritario su tutti gli altri usi). Esiste, inoltre, il rischio che
 sia l'utilizzo industriale sia la vicinanza delle falde idropotabili
 ad un sito industriale di questo livello potranno essere dichiarati
 incompatibili tra loro dall'ente Competente con la conseguente
 introduzione di limitazioni e/o divieti per la ditta Caffaro. Si
 aggiunge infine che le acque di utilizzo industriale non necessitano
 di livelli qualitativi particolarmente elevati e che esiste, quindi,
 la possibilita' di reperirle nelle falde piu' superficiali meno
 pregiate e di realizzare una rete di adduzione dedicata per i soli
 usi industriali interni ('acquedotto duale' auspicato dalla legge n.
 36/94). Alla luce di quanto sopra, al fine di prevenire possibili
 future conflittualita', e' consigliabile che la ditta definisca le
 opportune strategie ambientali e le eventuali alternative').
      Comune di Torviscosa (deliberazione del Consiglio comunale n. 77
 del 31 ottobre 2000) con cui esprime parere favorevole, con le
 seguenti osservazioni:
       verificare effettivamente che le acque di scarico non subiscano
 apprezzabili aumenti di temperatura e siano contenuti nei limiti dei
 dati V.I.A.;
       valutare in modo approfondito la nascita di un microclima
 eventualmente derivante dalle emissioni dei pennacchi di vapore e
 dalla ricaduta della condensa (fenomeno del cd. Drift);
       analizzare tramite opportuni dispositivi le qualita'
 chimicofisiche delle acque di scarico, controllate dall'ente pubblico
 competente;
       verificare la possibilita' di installare un sistema di
 misurazione (registratori di portata) delle acque emunte ai
 collettori e adozione di tutti i sistemi atti a ridurre i futuri
 prelievi di acqua di falda.
 
      Visti i seguenti ulteriori pareri positivi resi da
 Amministrazioni comunali e indicati nel citato parere della Regione
 Friuli VeneziaGiulia, reso con deliberazione della Giunta regionale
 n. 239 del 25 gennaio2001:
       Comune di Gonars (con deliberazione del Consiglio comunale n.
 59 del 26 ottobre 2000);
       Comune di S. Giorgio di Nogaro (con deliberazione della Giunta
 comunale n. 67 del 27 ottobre 2000);
       Comune di Bagnaria Arsa (con deliberazione del Consiglio
 comunale n. 43 del 28 agosto 2000);
       Comune di Porpetto (con deliberazione del Consiglio comunale n.
 52 del 28 ottobre 2000);
       Comune di Terzo di Aquileia (con deliberazione del Consiglio
 comunale n. 35 del 28 ottobre 2000);
       Comune di Carlino (con deliberazione del Consiglio comunale n.
 53 del 30 ottobre 2000);
 
    tenuto conto che:
       complessivamente i pareri espressi, ai sensi dell'art. 6, comma
 2 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, sono positivi in
 merito alla realizzazione del progetto di trasformazione della
 centrale, anche se accompagnati dalla richiesta di ottemperare ad
 alcune raccomandazioni e/o prescrizioni, si ritiene che la gran parte
 delle prescrizioni e/o raccomandazioni contenute nei pareri siano
 condivisibili e che pertanto possano entrare a far parte delle
 conclusioni del presente provvedimento, che ne tiene conto anche
 nella definizione delle prescrizioni.
       Visti gli esiti dell'inchiesta pubblica svoltasi secondo quanto
 stabilito dall'art. 7, dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988,
 e conclusasi in data 28 novembre 2000 con la trasmissione al Ministro
 dell'ambiente della relazione del presidente della stessa inchiesta
 pubblica, nella quale sono state prodotte n. 9 memorie entro i
 termini prescritti; in considerazione della coincidenza
 dell'inchiesta pubblica con il periodo feriale, il presidente
 dell'inchiesta pubblica ha concesso una proroga di 15 giorni del
 termine di presentazione ultimo delle memorie, inizialmente previsto
 per l'11 novembre 2000;
 
      Preso atto che sono pervenute le seguenti istanze, osservazioni
 o pareri da parte di cittadini, ai sensi dell'art. 6 della legge n.
 349/86 per la richiesta di pronuncia sulla compatibilita' ambientale
 dell'opera indicata nell'ambito dell'inchiesta pubblica da parte di:
     Zaniniello A. (17 agosto 2000);
     Matassi Giorgio (21 settembre 2000);
     De Toni Paolo (22 settembre 2000);
     Iginio Santin (26 settembre 2000);
     Pitton R. (28 settembre 2000);
     Adelino F. (4 ottobre 2000);
     Settimo Mareno (6 ottobre 2000);
     WWF (6 ottobre 2000);
     Legambiente (9 ottobre 2000);
 
      e con cui si richiama l'attenzione sui seguenti aspetti emersi
 nel corso dell'audizione pubblica:
     potenza della centrale;
     emissioni;
     torri di raffreddamento;
     acque di falda;
     rumore;
     risanamento del sito;
 
      in data posteriore ai prescritti termini e' pervenuta la
 delibera del C.C. n. 59 del 26 ottobre 2000 del Comune di Gonars;
      e inoltre, nell'ambito dell'istruttoria tecnica, da parte del
 Comitato spontaneo cittadini di Torviscosa (nota del 10 marzo 2001);
      i contenuti di tutte le suddette osservazioni riguardano in
 particolare i seguenti aspetti:
       assenza di una programmazione energetica e territoriale
 aggiornata anche in relazione agli obiettivi del protocollo di Kyoto;
       produzione eccessiva rispetto alla domanda prevedibile a
 livello regionale;
       eccessiva potenza della centrale; preferenza da accordare alla
 riconversione della centrale di Monfalcone;
     vicinanza ad un'industria a rischio di incidente rilevante;
     effetti sul microclima derivanti dalle torri evaporative;
     eccessivo prelievo idrico dovuto alle torri evaporative;
     scarsa rilevanza occupazionale;
     assenza di un progetto di teleriscaldamento;
       aumento delle ricadute acide dovute alle emissioni di ossidi di
 azoto;
       assenza di elaborazione di matrici di impatto e di indici di
 sintesi nello studio di impatto ambientale;
       incompletezza o scarsa rappresentativita' dei dati
 meteorologici, dei dati delle centraline di monitoraggio, e delle
 analisi modellistiche per il calcolo delle concentrazioni di
 ricaduta;
     inaffidabilita' della CTE esistente;
       impatto dovuto al rilascio di antiincrostanti e biocidi dalle
 torri di raffreddamento;
       inaffidabilita' delle valutazioni relative alla componente
 rumore;
     carenza di caratterizzazione dei suoli ai sensi della 471/99;
     assoggettamento dell'elettrodotto a VIA ministeriale;
     emissioni di ossidi di zolfo;
       area prossima alla laguna di Marano, da pochi mesi riconosciuta
 come SIC;
     non sono considerate le fonti rinnovabili;
     manca il life cycle assessment;
     mancanza della valutazione di alternative;
       produzione eccessiva rispetto alla domanda prevedibile a
 livello regionale;
       eccessiva potenza della centrale; valutazione dell'opportunita'
 di smantellare la centrale di Monfalcone dopo l'attivazione della
 centrale;
       mancanza di un'analisi relativa all'utilizzo di denitrificatori
 per l'abbattimento degli ossidi di azoto;
       non e' indicata la provenienza di 10.000 m 3 di materiale di
 cava;
     manca la valutazione degli effetti sulla salute;
     manca l'analisi dell'impatto sul paesaggio;
     impatto sociale della presenza di addetti alla costruzione;
 
      di cui si e' tenuto conto nel corso dell'istruttoria e nella
 definizione di prescrizioni;
      Visto il parere pervenuto in data 9 luglio 2001 con nota del 5
 luglio 2001 della Regione Friuli VeneziaGiulia ai sensi del comma 2,
 art. 8 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, con cui,
 sentito il Comune di Torviscosa che esprime il parere positivo anche
 relativamente agli aspetti di natura urbanistica, si esprime parere
 favorevole con alcune precisazioni relative ad aspetti procedurali
 per il metanodotto, nonche' precisazioni relative alla 'riduzione dei
 prelievi idrici da falda', che vengono recepite nelle prescrizioni
 del presente provvedimento;
      Ritenuto di dover provvedere ai sensi e per gli effetti del
 comma 3 dell'art. 8 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988
 alla formulazione del giudizio finale di compatibilita' ambientale
 dell'opera sopraindicata;
 
                               Esprime:                               
                                                                      
      giudizio positivo circa la compatibilita' ambientale del
 progetto di una centrale di cogenerazione a ciclo combinato, da
 realizzarsi nel Comune di Torviscosa (UD), presentato dalla Caffaro
 Energia S.r.l., a condizione che si ottemperi alle seguenti
 prescrizioni:
       limitazioni e controllo delle emissioni in atmosfera: in
 conformita' alle prescrizioni definite dal Ministero della Sanita',
 le emissioni devono essere congrue con la piu' avanzata tecnologia e
 con il migliore esercizio relativi alla tipologia dell'impianto in
 oggetto; non devono comunque essere superati, riferiti ad una
 concentrazione del 15% di ossigeno nei fumi anidri, i seguenti
 valori:
     ossidi di azoto (espressi come NO2) 50 mg/Nm3;
     monossido di carbonio 30 mg/Nm3.
 
      per le altre sostanze inquinanti, in attesa dell'emanazione del
 decreto di cui al secondo comma dell'art. 3 del decreto del
 Presidente della Repubblica n. 203/88, i valori minimi riportati nel
 decreto ministeriale del 12 luglio 1990;
      l'impianto deve essere predisposto in modo da consentire alle
 autorita' competenti la rilevazione periodica delle emissioni; la
 misura delle emissioni di NOx, CO e CO2 e deve essere effettuata in
 continuo;
       i metodi di campionamento, analisi e valutazione delle
 emissioni sono quelli riportati nel sopra citato decreto 12 luglio
 1990, nel decreto 21 dicembre 1995 (G.U. n. 5/1996) e successive
 modifiche;
       resta comunque impregiudicata l'applicazione delle linee guida
 di cui all'art. 3, secondo comma, del decreto del Presidente della
 Repubblica n. 203/1988, una volta emanate anche per gli impianti di
 nuova installazione;
       il proponente con una relazione annuale alla Regione Friuli
 VeneziaGiulia ed alla Provincia di Udine dovra' documentare
 l'andamento delle emissioni, dei consumi di gas naturale dell'energia
 prodotta;
       il proponente, prima dell'avvio della centrale, dovra'
 concordare con la Regione Friuli VeneziaGiulia e con la Provincia di
 Udine un protocollo che preveda le modalita' di segnalazione ai
 competenti organi di vigilanza delle eventuali situazioni di
 superamento dei limiti di emissione e gli interventi da attuarsi
 sull'impianto in tali circostanze.
 
    Limitazioni all'uso di combustibile.
      In nessun caso e' da prevedersi l'utilizzo di altro combustibile
 per l'alimentazione della centrale termoelettrica che non sia gas
 naturale.
    Monitoraggio della qualita' dell'aria e del rumore.
      Dovranno essere installate, a carico del proponente, almeno, tre
 centraline per il monitoraggio della qualita' dell'aria e del rumore,
 nell'area interessata dall'impianto, dotate in particolare di
 strumentazione per la misura dei seguenti parametri: NOx, SO2, CO e
 CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura atmosferica, pressione,
 velocita' e direzione del vento, precipitazioni, rumore, umidita'
 relativa.
      Andranno concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli
 VeneziaGiulia, eventuali ulteriori inquinanti e parametri da
 monitorare.
      Detto sistema dovra' entrare in servizio non oltre un anno prima
 delle data di avvio della realizzazione dell'impianto.
      L'azienda dovra' in particolare comunicare, con un congruo
 anticipo, all'ASS e all'Arpa del Friuli VeneziaGiulia le date di
 verifica e calibrazione degli strumenti.
    Riduzione dei prelievi idrici da falda.
      Il proponente dovra' mettere in atto le azioni finalizzate a
 contenere i prelievi idrici attuali da falda degli insediamenti delle
 Industrie Chimiche Caffaro a Torviscosa entro i 4.700 m3/h, in
 particolare con la realizzazione dei seguenti interventi:
       per la riduzione dei prelievi verra' aumentato il battente
 idraulico sulla mandata dei pozzi realizzando una perdita di carico
 prima dell'ingresso dell'acqua nelle due vasche di accumulo (nord e
 sud). La soluzione adottata, da realizzare prima dell'avvio della
 centrale, prevede di installare due valvole speciali a bassa perdita
 di carico posizionate in corrispondenza dell'ingresso dei due
 collettori nelle vasche prima dell'avvio della centrale verranno
 installati dei sistemi di misurazione del flusso dal collettore allo
 scopo di garantire che il prelievo dalla falda non sia superiore a
 4.700 m3/h;
       a regime i 1.000 m3/h di acqua necessari al raffreddamento
 saranno costituiti da 600 m3/h di acqua di secondo ciclo proveniente
 dal lato caldo della vasca sud e 400 m3/h di acqua di primo ciclo
 proveniente dalle rampe di lancio della vasca nord.
       L'entita' del prelievo dovra' essere misurata tramite
 flussimetri sigillati da installare sulle condotte provenienti dai
 pozzi che alimentano le vasche di stoccaggio dell'acqua.
 
      L'alimentazione delle torri di raffreddamento ad umido della
 centrale a ciclo combinato dovra' essere ricavata per almeno 600 mc/h
 da acque di secondo ciclo.
      Il proponente dovra' impegnarsi ad utilizzare per
 l'alimentazione delle torri di raffreddamento ad umido della centrale
 a ciclo combinato l'acqua depurata proveniente dal depuratore del
 consorzio Aussa-Corno, non appena questa si rendera' disponibile.
      Dovra' inoltre essere predisposto un piano per l'ottimizzazione
 e l'ulteriore riduzione dei consumi di acqua di falda ad uso
 industriale.
      Gli interventi ed i programmi operativi sopra indicati dovranno
 essere concordati e verificati dagli uffici competenti della Regione
 Friuli VeneziaGiulia.
    Inserimento ambientale.
      Il progetto dei manufatti edilizi e tecnologici dovra' portare
 una attenzione sistematica alla qualita' architettonica ed estetica
 del disegno delle strutture e dei rivestimenti e delle cromie,
 nonche' della qualita' anche ambientale della illuminazione notturna,
 in modo da ottenere per l'intero complesso dell'impianto, specie
 delle parti visibili dall'esterno, un inserimento visuale unitario
 curato e composto.
    Progetto e gestione della fase di cantiere.
      Ove necessario, il proponente dovra' garantire l'adeguamento
 delle infrastrutture stradali esistenti per evitare l'attraversamento
 degli abitati interessati dalle attivita' di cantiere. Tale
 adeguamento deve essere realizzato prima dell'avvio del cantiere. La
 eventuale viabilita' di cantiere dovra' essere tempestivamente
 concordata con le Amministrazioni comunali interessate.
      Il proponente deve concordare con le autorita' locali
 l'articolazione dettagliata delle attivita' di costruzione della
 centrale, propedeutica al progetto esecutivo del cantiere.
    Inquinamento acustico.
      Ad integrazione delle misure gia' effettuate, il proponente deve
 realizzare, prima dell'entrata in funzione della centrale, alcune
 campagne di misura del rumore ambientale in diversi punti della zona
 circostante, soprattutto in corrispondenza di particolari recettori
 sensibili; le campagne devono essere fatte con le modalita' ed i
 criteri contenuti nel D.M. 16 marzo 1998 'Tecniche di rilevamento e
 di misurazione dell'inquinamento acustico' e/o altra normativa nel
 frattempo intervenuta e che integra e/o modifica quella precedente.
      Le campagne dovranno essere ripetute con la centrale ultimata ed
 in pieno esercizio, allo scopo di dimostrare il rispetto dei valori
 limite stabiliti dal D.P.C.M. del 14 novembre 1997 con riguardo alla
 zonizzazione nel frattempo proposta od adottata dal Comune di
 Torviscosa. Qualora non dovessero essere verificate le condizioni
 imposte dalla normativa, Caffaro Energia dovra' porre in atto
 adeguate misure di riduzione del rumore ambientale fino al rientro
 nei limiti fissati.
      Le modalita' di esecuzione delle campagne di rilevamento ed i
 risultati dovranno essere verificati dall'ASS e dell'Arpa del Friuli
 VeneziaGiulia, a cui dovranno essere anche consegnati gli elaborati
 relativi ai risultati delle indagini.
    Dismissione della centrale termoelettrica esistente.
      Prima dell'inizio dei lavori di costruzione della nuova centrale
 termoelettrica dovra' essere redatto un piano complessivo concernente
 la dismissione e lo smantellamento della centrale termoelettrica
 esistente, delle aree di stoccaggio dei combustibili solidi e
 liquidi, e di tutte le altre strutture accessorie e di servizio non
 piu' necessarie. Tale piano dovra' essere sottoposto a verifica degli
 uffici competenti del Ministero dell'ambiente (servizi VIA e IAR). Il
 piano dovra' prevedere l'avvio dei lavori di dismissione e
 smantellamento entro il termine massimo di 6mesi dall'entrata in
 funzione della centrale a cogenerazione a ciclo combinato e la
 conclusione non oltre 24 mesi da tale termine.
    Piano di dismissione del nuovo impianto a ciclo combinato.
      Prima dell'entrata in esercizio della nuova sezione trasformata
 in ciclo combinato il proponente dovra' presentare al Ministero
 ambiente, al Ministero dei BB.CC.AA. e alla Regione Friuli
 VeneziaGiulia un piano di massima relativo al destino dei manufatti
 della centrale al momento della sua futura dismissione. In tale piano
 dovranno essere indicati gli interventi da attuarsi sul sito e sui
 manufatti della centrale per ripristinare il sito dal punto di vista
 territoriale e ambientale. In tale piano dovranno altresi' essere
 individuati i mezzi e gli strumenti finanziari con i quali saranno
 realizzati gli interventi. Il piano esecutivo dovra' essere messo a
 punto 3 anni prima della cessazione delle attivita'.
      Sistemazione paesaggistica e vegetazionale del sito di centrale
 e delle aree adiacenti:
       in conformita' con quanto stabilito nelle prescrizioni
 impartite dal Ministero dei beni e le attivita' culturali, dovranno
 essere integralmente realizzate le opere di compensazione e
 rinaturalizzazione previste dal proponente nel documento addendum ai
 chiarimenti allo studio di impatto ambientale 27 dicembre 2000.
 
      In particolare, tali opere dovranno avere l'obiettivo principale
 di realizzare e mantenere un'area naturale che consenta la
 continuita' con la rete ecologica esistente, con particolare
 attenzione ai corridoi ecologici rappresentati dalla roggia Zuina e
 dal canale Banduzzi, che si dispongono su tre lati dell'area
 interessata dal progetto, e con il principale corridoio ecologico del
 sito, costituito dal fiume Aussa.
      Dovranno essere integrate nel piano di rinaturalizzazione
 dell'area anche gli interventi di bonifica e sistemazione
 vegetazionale delle aree discariche di ceneri presenti all'interno
 dell'area di stabilimento, come peraltro anche indicato nelle
 prescrizioni individuate dalla Soprintendenza per i beni ambientali,
 architettonici, archeologici, artistici e storici del Friuli
 VeneziaGiulia.
      Con riferimento alla cartografia riportata dal proponente nel
 documento 'Addendum ai chiarimenti allo studio di impatto ambientale,
 27 dicembre 2000', gli interventi di riqualificazione naturalistica
 nelle 15 zone di intervento, per complessivi 50 ettari circa,
 dovranno quindi prevedere:
     la piantagione ex novo delle aree denominate 1 e 2;
       la sistemazione vegetazionale di tutte le discariche
 attualmente in esercizio o in corso di messa in sicurezza seguendo lo
 standard gia' proposto per la discarica 12, e descritto nel documento
 'Addendum ai chiarimenti dello studio di impatto ambientale';
       la risistemazione delle discariche attualmente messe in
 sicurezza ma non dotate di copertura vegetale arborea;
     la realizzazione di filari nell'area 15;
       la manutenzione controllata delle rimanenti aree, favorendo la
 progressiva rinaturalizzazione mediante il mantenimento e la
 valorizzazione delle essenze autoctone esistenti. Le specie alloctone
 saranno sostituite con quelle di progetto;
       la realizzazione di una pista ciclabile di collegamento fra le
 aree 2, 1 e 3.
 
      Nei previsti interventi di rinaturazione e opere a verde si
 dovranno utilizzare esclusivamente le specie appartenenti alle serie
 autoctone della vegetazione (querce, carpineto, saliceto, pioppeto)
 evitando nel caso delle aree boscate una disposizione a sesto
 regolare.
      La verifica progettuale e attuativa di tali opere dovra' essere
 effettuata dagli uffici competenti della Regione Friuli
 VeneziaGiulia.
    Prescrizioni e raccomandazioni della Regione Friuli VeneziaGiulia.
      Caffaro Energia dovra' ottemperare, inoltre, alle prescrizioni e
 raccomandazioni definite dalla Regione Friuli VeneziaGiulia ove
 queste non risultino indicate nel presente parere.
    Dispone:
      che il presente provvedimento sia comunicato alla Caffaro
 Energia S.r.l., alla Regione Friuli Venezia Giulia, all'ARPA e alle
 altre Amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2 dell'art. 6
 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, nonche' al Ministero
 dell'industria commercio e artigianato per i provvedimenti di
 competenza;
      il coordinamento della verifica dell'ottemperanza del progetto e
 dell'esercizio dell'impianto alle suddette prescrizioni, ferme
 restando le competenze degli organismi istituzionalmente preposti al
 controllo e di quelli individuati nelle prescrizioni sopra indicate,
 e' affidata all'Arpa, che provvedera' a darne periodica informazione
 al servizio, via del Ministero dell'ambiente.
     Roma, 10 ottobre 2001
      Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio:       
                         (firma illeggibile)                          
           Il Ministro per i beni e le attivita' culturali:           
                         (firma illeggibile)                          
C-418 (A pagamento).
mef Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Realizzazione Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A.