Visto l'art. 6, comma 2 e seguenti, della legge 8 luglio 1986 n.
349;
Visto il D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n. 377;
Visto il D.P.C.M. del 27 dicembre 1988, concernente 'norme
tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e la
formulazione del giudizio di compatibilita' di cui all'art. 6 della
legge 8 luglio 1986, n. 349, adottate ai sensi dell'art. 3 del
D.P.C.M. del 10 agosto 1988, n. 377';
Vista la legge n. 9 del 9 gennaio 1991, che consente alle
imprese la produzione di energia elettrica, per uso proprio o per la
cessione all'Enel determinando in tal modo una liberalizzazione di
tali attivita' produttive antecedentemente attribuite in via
esclusiva allo stesso Enel;
Visto il decreto legislativo n. 79, del 16 marzo 1999
concernente 'Attuazione della direttiva n. 96/92/CEE recante norme
comuni per il mercato interno dell'energia elettrica';
Visto l'art. 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67; il
D.P.CM del 2 febbraio 1989 costitutivo della commissione per le
valutazioni dell'impatto ambientale e successive modifiche ed
integrazioni; il decreto del Ministro dell'ambiente del 13 aprile
1989 concernente l'organizzazione ed il funzionamento della predetta
commissione; il D.P.C.M. del 25 marzo 1997 per il rinnovo della
composizione della commissione per le valutazioni dell'impatto
ambientale;
Visto il decreto del ministro dell'ambiente del 31 luglio 2000,
con cui si provvede a costituire la commissione per l'inchiesta
pubblica ai sensi dell'art. 7, dell'allegato IV al D.P.C.M. 27
dicembre 1988, a seguito di comunicazione di inizio studi con nota da
parte di Caffaro Energia S.r.l. del 29 novembre 1999 per una centrale
di cogenerazione a ciclo combinato in Comune di Torviscosa (UD);
Visto il decreto del ministro dell'ambiente con cui ai sensi
dell'art. 6, comma 3, dell'allegato IV al D.P.C.M. del 27 dicembre
1988, si provvede ad integrare la commissione per la valutazione
dell'impatto ambientale con gli esperti designati dall'ISS,
dall'Ispesl, dall'Enea, dall'ex Enea Disp (Anpa), dal CNR, dai Vigili
del Fuoco, dalla Regione Friuli Venezia-Giulia;
Preso atto che la Caffaro Energia S.r.l., in data 20 marzo 2000
ha attivato l'istanza, perfezionata con le pubblicazioni sui
quotidiani in data 7 agosto 2000 e 21 settembre 2000, per la
pronuncia di compatibilita' ambientale sul progetto di realizzazione
di una centrale di cogenerazione a ciclo combinato da ubicare nel
Comune di Torviscosa, in Provincia di Udine;
Visti i chiarimenti trasmessi dalla stessa Caffaro Energia
S.r.l. con note del 6 dicembre 2000, 28 dicembre 2000 e 3 aprile
2001;
Visto il parere n. 416 formulato in data 5 aprile 2001 dalla
commissione per le valutazioni dell'impatto ambientale, a seguito
dell'istruttoria sul progetto presentato dalla Caffaro Energia
S.r.l.;
Considerato, che in detto parere la commissione ha preso atto
che la documentazione tecnica trasmessa consiste in un progetto
riguardante una centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata
a metano della potenza netta complessiva di circa 800 MWe suddivisa
in 2 unita' da circa 400 MWe, la cui ubicazione e' prevista nel
Comune di Torviscosa, a sud dello stabilimento della societa'
Industrie Chimiche Caffaro, in un'area immediatamente limitrofa alla
recinzione di stabilimento;
Preso atto delle caratteristiche generali dell'impianto
dichiarate dal proponente e riportate sinteticamente nella tabella
seguente:
Parametro UdM Valore Variazione
centrale sito
- - - -
Dimensioni:
superfici di occupazione diretta(1) m2 55.000 +44.000
superfici coperte m2 7.670 +7.670
superfici impermeabilizzate
(asfaltate+coperte)(2) m2 21.000 +18.500
superfici dedicate ad opere
di compensazione m2 700.000 -
volumetrie totali edifici e cabinati m2 143.110 +143.110
Bilancio energetico dell'impianto:
potenza elettrica netta in condizioni ISO Mwe 770 (2x385) +742,5
potenza termica, PCS MWt 1.514 (2x757) +1410
potenza termica, PCI MWt 1.358 (2x679) +1.260
scarico termico in ambiente idrico MWt 0 -
scarico termico in atmosfera MWt 700 (2x350) +690
potenza termica vapore cogenerato MWt 40(2x20) +0
scarico termico complessivo MWt 700 (2x350) +690
rendimento complessivo di 1. principio % 59.6 -
Uso di risorse e pressioni ambientali:
uso acqua di raffreddamento ed
uso sanitario e industriale m3/h 950 +0
(approvvigionata per 600 m3/h tramite
ricircolo delle acque industriali
e per 400 m3/h da acque di falda)
portata complessiva dei fumi secchi(4) Nm3/h 4,14* 106 -
temperatura fumi .C 100 -
altezza camino m 50 -
utilizzo ore/anno 8.000 -
Parametro UdM Valore Variazione
centrale sito
- - - -
effluenti liquidi, compreso
il blow-down delle torri m3/h 500 -400
evaporazione m3/h 500 +450
ceneri t/anno 0 -3.000
fanghi Itar t/anno - -
combustibile utilizzato gas naturale -
trasporto combustibili liquidi autobotti/giorno 0 -
concentrazione nei fumi di SO2
(fumi secchi, 15% O2) ppmv 0 -
concentrazione nei fumi di NOx
(fumi secchi, 15% O2) ppmv 25 -
concentrazione nei fumi di PST
(fumi secchi, 15% O2) ppmv 0 -
emissioni di CO2 per unita'
di energia prodotta kg/MWh 348 -
emissioni orarie di SO2 kg/h 0 -
emissioni orarie di NOx kg/h 212 (2x106) -
emissioni orarie PST kg/h 0 -
emissioni annue di SO2 t/anno 0 -1.965
emissioni annue di NOx t/anno 1.696 +1.373
emissioni annue di PST t/anno 0 -57
Vincoli (distanza minima):
edifici residenziali dalla
recinzione di centrale m 400 -
zone a vincolo idrogeologico
(R.D. n. 3267/23) m >5.000 -
zone a vincolo architettonico
(L. n. 1089/39) m 3500 -
zone a vincolo forestale
(L. n. 431/85) m >5.000 -
zone a vincolo di corsi d'acqua
(L. n. 431/85) m 450 -
zone a vincolo di fascia costiera
(L. n. 431/85) m >5.000 -
Opere complementari:
elettrodotto a 380 kV km 6 -
Tempi e costi:
costi di investimento mld Lit. 700 -
durata dei cantieri mesi 24 -
Note:
(1) nell'ultima colonna alla superficie di occupazione della
CCGT e' stata sottratta la superficie del parco carbone e deposito
combustibili, che sara' recuperata;
(2) nell'ultima colonna alla superficie coperta dalla CCGT e'
stata sottratta la superficie dei depositi di combustibili liquidi.
(4) fumi reali al camino (15% O2);
lo schema dell'impianto e' quello tipico di un ciclo combinato
dotato di sistemi di condensazione del vapore a torri di
raffreddamento ad umido, ed e' sostanzialmente costituito da due
gruppi identici (ognuno della potenza di circa 400 MWe) entrambi
composti dai seguenti elementi:
una turbina a gas di tipo heavy duty;
una caldaia a recupero, nella quale i gas scaricati dalla
turbina a gas provvedono alla generazione di vapore a tre livelli di
pressione (102, 27 e 6 bar) per l'alimentazione della turbina a
vapore e del vapore destinato alla societa' Industrie Chimiche
Caffaro;
una turbina a vapore a condensazione, alimentata dal vapore
prodotto nella caldaia e accoppiata in asse con la turbina a gas;
un sistema di condensazione per il vapore esausto proveniente
dalla turbina a vapore; l'acqua sara' raffreddata in torri ad umido a
tiraggio indotto;
un sistema di cogenerazione per lo spillamento ed il
controllo del ciclo acqua-vapore destinato allo stabilimento delle
Industrie Chimiche Caffaro;
costituiscono sistemi ausiliari della centrale:
una caldaia ausiliaria per l'avviamento a freddo dei gruppi
turbogas e per fornire il vapore alla societa' Industrie Chimiche
Caffaro con ambedue i gruppi turbogas fuori servizio (previste al
massimo 760 ore/anno);
il sistema di raffreddamento delle macchine che utilizza le
torri di raffreddamento a tiraggio indotto;
il sistema acqua di reintegro, alimentato dall'acqua grezza della
rete di stabilimento, suddiviso in due linee, una per il reintegro
delle torri di raffreddamento e l'altra, previa filtrazione, per il
sistema acqua servizi e per l'impianto di demineralizzazione; sono
previsti due serbatoi di accumulo, uno da 5000 m3 dell'acqua
filtrata, ed uno da 2000 m3 dell'acqua demineralizzata;
l'impianto aria compressa con serbatoi di stoccaggio;
il sistema di alimentazione gas metano, che comprende la
tubazione Snam, valvole e filtri, la stazione di riduzione e
controllo, il riscaldatore rigenerativo (ed eventuali compressori se
necessari);
il sistema antincendio (l'acqua antincendio e' prelevata dai
bacini delle torri di raffreddamento) che include la rete idrica di
alimentazione idranti per la protezione delle aree di Centrale, il
sistema a diluvio per la protezione dei trasformatori, quello a CO2
per la protezione della sala quadri ad alta e media tensione;
il sistema di raccolta e trattamento acque, costituito dai
sistemi fognari e da vasche di raccolta/decantazione, nonche' il
sistema di convogliamento reflui all'esterno: al consorzio Depuratori
Bassa Friulana per acque nere, acque di prima pioggia ed acque acide;
ad operatori specializzati per acque di lavaggio turbogas ed olio
separato; alla darsena per lo spurgo di raffreddamento, acque bianche
ed acque piovane pulite;
il sistema di ventilazione e condizionamento aria per i due
piani dell'edificio elettrico;
l'impianto elettrico, con i trasformatori elevatori per
l'immissione nella rete nazionale all'elettrodotto a 380 kV
dell'energia elettrica prodotta dai generatori dei gruppi e
sottostazione ad alta tensione, il sistema di alimentazione dei
servizi ausiliari ed il collegamento in media tensione alla cabina
elettrica dello stabilimento societa' Industrie Chimiche Caffaro;
il sistema integrato di protezione e controllo del sistema
elettrico;
il sistema automatico di regolazione, controllo ed
acquisizione dati della centrale, con logiche di ridondanza per
alcuni equipaggiamenti, misure e controlli;
un impianto di demineralizzazione dell'acqua per renderla
idonea all'uso in caldaia;
che relativamente alle opere complementari:
il collegamento elettrico alla Rete nazionale di trasmissione
avverra' tramite un elettrodotto a 380 kV della lunghezza di 6 km,
che con decreto n. 455 della presidenza della giunta della Regione
Friuli Venezia Giulia, e' stato giudicato compatibile con l'ambiente,
e soggetto a prescrizioni concernenti sia la fase di realizzazione
che il rispetto dei valori limite del campo di induzione magnetica;
la fornitura di gas sara' garantita da un nuovo gasdotto
della lunghezza di 10.5 km, realizzato da Snam, che, staccandosi
dall'esistente metanodotto di prima specie Mestre-Trieste nei pressi
dell'autostrada A4 Mestre-Trieste, in Comune di Gonars, raggiungera'
il sito di realizzazione della centrale; in base alla legge regionale
n. 43 del 7 settembre 1990 e del relativo regolamento applicativo
(decreto del presidente della giunta regionale n. 0245/pres dell'8
luglio 1996), non e' soggetto a procedura di valutazione di impatto
ambientale di competenza regionale;
osservato che in base ai dati riportati da Caffaro Energia,
l'impianto in argomento risulta coerente con le indicazioni della
pianificazione energetica nazionale e comunitaria e che:
l'impianto in argomento risulta coerente con i seguenti
strumenti della pianificazione territoriale P.U.R. del 1978 che detta
regole ed indirizzi per tutta la pianificazione urbanistica, sia dal
punto di vista paesaggistico che economico-sociale;
l'area, di proprieta' della societa' Industrie Chimiche
Caffaro, si trova all'interno della zona industriale del consorzio
Industriale Auss aCorno, istituito nel 1964, al cui interno ricade
anche la maggior parte dello stabilimento di Torviscosa della
societa' Industrie Chimiche Caffaro, ed e' classificata zona
industriale nel PRG di Torviscosa; in particolare il sito in oggetto
ricade in zona industriale D1, adiacente allo stabilimento
attualmente esistente; l'area del previsto insediamento, e'
destinata, dal vigente strumento urbanistico locale dell'agosto 1999,
a zona ZTO D1, nella quale 'la pianificazione attuativa e' soggetta
alla predisposizione degli strumenti di pianificazione infraregionale
di cui all'art. 51 della L.R. n. 52/199l';
sono stati considerati anche il piano regionale di sviluppo
1999-2001, il documento preliminare del nuovo piano regionale
integrato dei trasporti del 1998, il progetto di piano regionale di
smaltimento rifiuti del Friuli Venezia Giulia del 1998 ed il piano,
provinciale di smaltimento dei rifiuti urbani, assimilabili agli
urbani e speciali non tossici e non nocivi della Provincia di Udine
del 1993;
relativamente alla pianificazione sullo smaltimento la
quantita' di rifiuti prodotti nella nuova centrale sara' assai
limitata e con caratteristiche di pericolosita' modeste; la
realizzazione della centrale in oggetto e' parte di un progetto di
miglioramento ambientale del sito industriale di Torviscosa,
comprendente la messa in esercizio di un nuovo termodistruttore e la
dismissione definitiva dell'attuale centrale termoelettrica che
evitera' la produzione di circa 3.000 t/anno di rifiuti, costituiti,
prevalentemente, da ceneri di combustione;
considerato il piano di dismissione della centrale
termoelettrica esistente proposto dalla societa' Caffaro, che
prevede:
il recupero del sito oggi adibito a parco carbone e la
demolizione dei serbatoi del deposito combustibili liquidi;
l'attuazione del piano di messa in sicurezza della discarica
di ceneri di combustione della Centrale a Carbone attualmente in
esercizio cosi' come previsto dalla autorizzazione provinciale n.
14580/90 e successivi aggiornamenti;
la messa in sicurezza del sistema termico;
la messa in sicurezza del camino;
Valutato che:
riguardo al quadro di riferimento progettuale:
il progetto, la cui motivazione principale va ovviamente
ricercata nelle strategie economico-commerciali del gruppo Sondel nel
settore della produzione di energia elettrica, va nella direzione
degli impegni presi dal governo italiano:
ad aumentare, nei prossimi tre anni, il rendimento medio delle
centrali termoelettriche italiane fino ad ottenere una riduzione
delle emissioni complessive di anidride carbonica dal settore
energetico pari a 4,5 milioni di tonnellate/anno in linea con gli
impegni assunti dall'Italia nell'ambito del protocollo di Kyoto;
a favorire l'innovazione tecnologica del parco centrali per
garantire una progressiva riduzione delle emissioni specifiche e
totali;
la riduzione delle emissioni NOx, e' effettuata tramite
adozione di un combustore di tipo DLN (dry low NOx), che garantira'
valori di emissione massimi nei fumi, in condizioni normalizzate di
riferimento, di circa 50 g(per gli ossidi di azoto e 30 mg/Nm3 per il
monossido di carbonio;
la caldaia ausiliaria, alimentata a metano e funzionante per
un numero massimo di 760 ore anno, sara' caratterizzata da
concentrazioni alle emissioni pari a 300 mg/Nm3 per gli ossidi di
azoto e 250 mg/Nm3 per il monossido di carbonio;
nella centrale non sono presenti significative quantita' di
sostanze tossiche, e quindi gli unici scenari incidentali possibili
sono quelli che derivano da rilasci di energia chimica (incendi ed
esplosioni) e meccanica (spalettamento della turbina a vapore,
scoppio dei corpi cilindrici del vapore) e da eventuali cedimenti
strutturali. In base ai dati riportati nel SIA emerge che anche gli
incidenti piu' severi che possono essere previsti e che riguardano
l'incendio in area trasformatore o del gas di alimentazione non sono
caratterizzati da ripercussioni sull'insediamento industriale vicino
ne' sulle abitazioni piu' prossime al sito di centrale;
le misure di prevenzione e contenimento degli incidenti
proposte in sede di progetto risultano adeguate;
riguardo al quadro di riferimento ambientale:
per quanto riguarda la componente atmosfera e qualita'
dell'aria: relativamente al clima, la piovosita' si presenta uniforme
durante l'anno con massimi livelli nei mesi di settembre e novembre.
Il numero dei giorni nuvolosi e' piu' elevato nei mesi di gennaio e
maggio, minimo in luglio; la temperatura media annua e' di 13. C,
mentre l'umidita' raggiunge le punte massime in ottobre e dicembre.
Il regime delle brezze appare ben sviluppato soprattutto nel periodo
estivo. La nebbia si presenta mediamente 12 volte l'anno;
per quanto riguarda il regime anemologico, la societa'
proponente ha analizzato i dati relativi alle seguenti stazioni di
rilevamento:
rete Ersa: Cervignano del Friuli;
rete Provincia di Udine: San Giorgio di Nogaro;
rete Enel Aeronautica Militare: Udine Campoformido;
da tali dati si evince che sono predominanti i venti con
velocita' tra 0 1 nodo (le cosidette 'calme di vento') e tra 2 4, con
una leggera predominanza della direzione da Nord Est (72,88% tra
22,5. e 45.);
dal punto di vista emissivo l'area di studio e' caratterizzata
dalla presenza della cosidetta zona industriale del consorzio
dell'Aussa-Corno ed in misura minore dalle emissioni degli impianti
di riscaldamento e del traffico veicolare. Le aree del consorzio
comprendono, oltre l'area di Torviscosa delle societa' Industrie
Chimiche Caffaro, la zona che si sviluppa per lo piu' lungo il fiume
Corno, da S. Giorgio di Nogaro verso Sud, poste, pero', piu' lontane
dal sito di centrale;
le misure delle concentrazioni in atmosfera di anidride
solforosa, ossidi di azoto, polveri effettuate nel periodo 1992-1996
dalle centraline della rete provinciale, seppur datate, hanno
evidenziato valori nettamente inferiori ai limiti imposti dal decreto
del Presidente della Repubblica n. 203/88 per questi inquinanti; nel
periodo di funzionamento delle centraline appare inoltre un trend
discendente nelle concentrazioni di tali inquinanti. Tale trend
discendente caratterizza anche i dati della campagna di monitoraggio
effettuato da Caffaro nel periodo 1996-1999. Sebbene, inoltre, i dati
di monitoraggio effettuati dalle Industrie Chimiche Caffaro sugli IPA
non possano essere considerati rappresentativi di una media di lungo
periodo ne' inoltre risulta possibile attribuire ad un unica sorgente
di tipo industriale i valori dei dati rilevati, sembra essersi
verificata, in passato, una situazione di probabile superamento degli
obiettivi di qualita' relativamente a questa categoria di inquinanti
con valori massimi di b(a)P che hanno raggiunto in alcuni casi i 5
ng/m3 (nel 1997) e che sono risultati prossimi al limite
dell'obiettivo di qualita' anche nel 1999;
relativamente all'impatto delle torri di raffreddamento sul
microclima locale, secondo le valutazioni effettuate nello studio di
impatto ambientale:
l'estensione del pennacchio superera' i 300 m per un numero
massimo di 200 ore l'anno nelle condizioni piu' conservative;
in caso di assenza di vento, gia' a distanze superiori a 200
metri le concentrazioni additive di vapore acqueo osservabili non
saranno sufficienti a causare il fenomeno della nebbia anche con
temperature dell'ordine dei 20. C e U.R. dell'ordine del 95.;
il rateo di ricaduta in termini di piovosita' annua sara'
limitato ad un ambito molto localizzato e risulta trascurabile (2-4
mm pioggia/anno) a circa 300 m dal sito di centrale;
l'incremento di temperatura nell'area atteso impercettibile
(0.2. C a200 m; 0.04. C a 1000 m);
il proponente ha effettuato simulazione delle ricadute in
atmosfera degli inquinanti emessi dagli impianti delle industrie
chimiche Caffaro e della CTE utilizzando tre scenari emissivi e
calibrando i risultati del modello sulla base dei dati di qualita'
dell'aria relativi al 1996;
in particolare, gli scenari emissivi sono stati definiti tenendo
conto del progressivo piano di realizzazione e dismissione di nuovi
impianti:
scenario iniziale: configurazione degli impianti al 1996;
scenario intermedio: sovrapposizione fra inceneritore e vecchia
centrale termoelettrica;
scenario finale: sovrapposizione fra nuova centrale
termoelettrica e inceneritore;
nello studio e' stato inoltre analizzato lo scenario
transitorio, in cui si verifica la fase di avviamento della nuova
centrale a ciclo combinato e quindi corrisponde allo scenario
intermedio con l'aggiunta di uno dei due gruppi della nuova centrale;
dal punto di vista delle concentrazioni medie annue, dai
risultati delle simulazioni effettuate con modello di dispersione a
lungo termine emerge che lo scenario corrispondente alla dismissione
della centrale termoelettrica esistente ed all'esercizio simultaneo
della nuova centrale a ciclo combinato e del termodistruttore,
permettera', di conseguire riduzioni significative delle
concentrazioni di ricaduta di ossidi di zolfo e di polveri rispetto
alla situazione attuale, mentre le concentrazioni medie annue degli
ossidi di azoto tenderanno ad aumentare. Sono attese per altro
riduzioni significative delle concentrazioni medie annue dei
microinquinanti inorganici ed organici;
nello studio sono anche riportati i risultati delle
concentrazioni di ricaduta medie orarie massime degli ossidi di azoto
calcolati con un modello short term per i quattro scenari. Da tali
simulazioni emerge che la concentrazione massima a Torviscosa e' pari
a 9,6 i'g/m3 nello scenario attuale e 31,8 i'g/m3 in quello finale;
pertanto il contributo della nuova centrale nelle condizioni
peggiori, con frequenza di accadimento pari a 0,66%, risulta 22,8
i'g/m3;
se si somma il contributo di NOx, appena calcolato, della nuova
centrale e il valore misurato del 98. percentile nel 1996 nella
stazione di Torviscosa (61 i'g/m3), il valore degli Nox ipotizzato
nelle condizioni piu' conservative risulta pari a 83,2 i'g/m3 valore
nettamente inferiore ai valori limite di legge del decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/88 (200 i'g/m3) e i valori guida
imposti dalla stessa legge (135i'g/m3). Si osservi che il valore di
83,2 i'g/m3, essendo calcolato come somma di un valore massimo con un
98. percentile, rappresenta una stima cautelativa del 98. percentile
totale;
il punto di massima concentrazione si osserva nelle condizioni
attuali a 4500 m di distanza dalla centrale, ed e' pari a 28,4
i'g/m3. Nello scenario finale la piu' elevata concentrazione di
ricaduta si osserva a circa 1000 m dalla centrale, ed e' pari a 42,3
i'g/m3;
il confronto fra risultati di simulazioni effettuati con lo
stesso set di modelli e gli stessi dati metereologici per diversi
scenari emissivi consente di minimizzare gli errori associati alle
ipotesi che stanno alla base del modello, quindi la metodologia
utilizzata nelle valutazioni modellistica risulta corretta;
e' evidente tuttavia come, anche in ragione dell'incertezza
associata alla rappresentativita' dei dati metereologici utilizzati,
tali risultati dovranno essere confermati da una accurata campagna di
monitoraggio delle emissioni e della qualita' dell'aria, che dovra'
essere condotta a partire dalle condizioni attuali, e proseguita per
almeno un anno dopo la definitiva entrata in servizio della centrale
ciclo combinato;
per quanto riguarda l'idrologia superficiale e le acque
sotterranee:
nell'area d'indagine sono presenti due corsi d'acqua
principali: il F. Aussa ed il F. Corno che si originano e traggono
alimentazione prevalente dalla fascia delle risorgive; sono entrambi
tributari della Laguna di Marano;
da un punto di vista qualitativo i due fiumi risultano
interessati da un elevato carico di N e P, che ha determinato
condizioni eutrofiche nella Laguna di Marano;
le acque di raffreddamento degli impianti causano un
innalzamento della temperatura delle acque in transito di 0,5. C;
la portata complessiva dei pozzi di stabilimento che emungono
la sola seconda falda e di 0,6 l/s, mentre quella dei pozzi che
emungono tutte le rimanenti falde e' di 1,5 l/s. I pozzi dello
stabilimento sono 24, dei quali 14 ubicati nell'area nord e 10 in
quella sud, risultando fra di loro collegati da due collettori
principali. I pozzi non sono attrezzati di pompe per l'emungimento
dell'acqua poiche' il carattere di artesianita' delle falde fa si'
che l'acqua sgorghi naturalmente. Questi alimentano due vasconi di
raccolta, dai quali l'acqua viene inviata agli impianti. I
quantitativi di acqua prelevata nel settore nord corrispondono a
2.550 m3/h, mentre nel settore sud i prelievi ammontano a 3.200 m3/h,
per un totale di 5.750 m/h. Di questi quantitativi circa 950 m3/h
sono stati utilizzati dall'esistente centrale termoelettrica;
all'interno del progetto life 'progettazione ed avviamento di
un sistema per il bilancio ambientale del comprensorio del consorzio
per lo sviluppo industriale della zona dell'Aussa-Corno' del 1997,
viene evidenziato come la totalita' degli insediamenti industriali di
tale zona soddisfi i propri fabbisogni idrici con approvvigionamenti
da acque sotterranee. Lo sfruttamento delle falde freatiche
indurrebbe una depressione nella falda di monte con conseguenze anche
sulle risorgive;
la qualita' delle acque sotterranee e' stata caratterizzata in
passato dalla presenza di atrazina ora stabilizzata intorno a valori
di 0,03 0,07 i'g/1 e di azoto nitrico intorno a valori di 4,5 i'/l;
le caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua sono: T. C 13,5;
durezza totale 29. F; residuo fisso a 180. C 327 mg/l;
nello studio idrogeologico non e' indicato l'ammontare della
risorsa disponibile e l'entita' dei prelievi in un area
sufficientemente ampia nei dintorni dello stabilimento, in modo tale
da conoscere se i prelievi superino la naturale ricarica
dell'acquifero, come d'altronde indicherebbe lo spostamento della
linee delle risorgive. D'altronde mappe fornite dalla Regione Friuli
Venezia Giulia evidenziano in prossimita' di Torviscosa anche la
presenza di almeno 50 pozzi con un'elevata densita' per Km2;
la presenza di pozzi suggerisce forti prelievi che, in molto
casi nelle aree di pianura in prossimita' del mare, ha prodotto,
oltre a problemi relativi all'abbassamento della piezometrica, anche
la penetrazione nell'acquifero di un cuneo salino, che ha determinato
in seguito la non utilizzabilita' delle acque di falda;
nei 'chiarimenti allo studio di impatto ambientale (dicembre
2000)', in base alla quantificazione approssimata della risorsa
disponibile e' stato stimato dal proponente che i pozzi della Caffaro
incidono in misura del 1,5 2% sulla disponibilita' di risorsa idrica
nella Bassa Pianura Friulana. In assenza di dati completi per
costruire un realistico modello di simulazione numerica e' stata
condotta una valutazione per la stima degli effetti ridotti dai
prelievi della Caffaro utilizzando modelli semplificati di tipo
parametrico (metodo analitico semplificato; modello numerico agli
elementi finiti tridimensionale con schematizzazione semplificata
dell'acquifero);
i risultati derivanti dall'applicazione dei modelli hanno
consentito di stabilire che nel caso di prelievi pari a 5.700 m3/h
(in assenza di altri prelievi) si avrebbe un abbassamento massimo
della falda pari a circa 2,3 m nell'area dello stabilimento in
corrispondenza dei punti di prelievo;
nel caso di una riduzione dei prelievi a 4.700 m3/h si
otterrebbe una riduzione della zona d'influenza ed abbassamenti
massimi della piezometrica dell'ordine di 1,9 m in corrispondenza dei
punti di prelievo;
dall'analisi di questi dati risulterebbe un modesto
abbassamento della piezometrica rispetto alla posizione originaria,
che appare quindi scarsamente influente sia sulle risorgive che sui
pozzi ubicati all'intorno;
a causa dell'incertezza associata alla carenza di dati relativi
ai prelievi nell'area, unitamente alla considerazione che l'utilizzo
di acqua di falda per attivita' produttive dovrebbe essere limitato
allo stretto indispensabile, privilegiando ove possibile tutte le
forme praticabili di risparmio e riciclo della risorsa idrica, e'
stato definito, d'accordo con la societa' proponente, il seguente
intervento volto a ridurre il prelievo di falda di almeno 1000 m3/h;
per la riduzione dei prelievi verra' aumentato il battente
idraulico sulla mandata dei pozzi realizzando una perdita di carico
prima dell'ingresso dell'acqua nelle due vasche di accumulo (nord e
sud). La soluzione adottata prevede di installare due valvole
speciali a bassa perdita di carico posizionate in corrispondenza
dell'ingresso dei due collettori nelle vasche;
verranno installati dei sistemi di misurazione del flusso dal
collettore allo scopo di garantire che il prelievo dalla falda non
sia superiore a 4700 m3/h;
a regime i 1.000 m3/h di acqua necessari al raffreddamento
saranno costituiti da 600 m3/h di acqua di secondo ciclo proveniente
dal lato caldo della vasca sud e 400 m3/h di acqua di primo ciclo
proveniente dalle rampe di lancio della vasca nord;
per quanto riguarda la componente ambientale suolo e sottosuolo:
la zona esaminata si sviluppa a valle della linea delle
risorgive ed e' caratterizzata dalla presenza di sedimenti di origine
fluviale e fluvio-glaciale di natura prevalentemente ghiaio-sabbiosa
con intercalati livelli di argille, che si sviluppano in modo
discontinuo anche in superficie fra 1-3 m di profondita';
il Comune di Torviscosa non risulta classificato come sismico
sulla base della legge n. 64/974 e del D.M. 15 settembre 1976 e
pertanto non necessita delle particolari prescrizioni costruttive da
adottarsi in zone sismiche;
per quanto riguarda il rischio di frane esso risulta assente
nell'area vasta:
sono stati registrati fenomeni di esondazione nei Comuni di
S. Giorgio di Nogaro (F. Zellina), Cervignano del Friuli (F. Corno,
F. Aussa, F. Aussa-Taglio) e Terzo d'Aquileia (Canale Anfora); il
proponente ha effettuato una campagna di rilevazione della qualita'
dei suoli, consistente nello scavo di 24 pozzetti esplorativi di
profondita' non inferiore a 1,5 m nell'area di centrale. Si e'
eseguito il rilievo stratigrafico di ogni scavo, documentandolo con
lo scatto delle fotografie. Sono stati inoltre prelevati 4 campioni
rappresentativi del terreno riscontrato. Dalle analisi dei campioni
prelevati il terreno risulta compatibile con l'uso commerciale ed
industriale, nonche' con l'utilizzo a verde pubblico, privato od
agricolo, secondo quanto stabilito dal D.M. n. 471 del 25 ottobre
1999;
l'area impegnata ammonta a 55.000 m2 inclusiva dell'area di
cantiere;
attualmente il terreno si presenta pianeggiante, ad una quota
di circa 1 metro inferiore rispetto alla quota di riferimento (piano
di campagna dell'adiacente Stabilimento della societa' Industrie
Chimiche Caffaro). Si prevede quindi di innalzare l'area direttamente
occupata dagli impianti della centrale termoelettrica sino al piano
di campagna dello Stabilimento. I movimenti terra complessivi sono
stimati in circa 150.000 m3, con la necessita' di terreno da cave di
prestito per un ammontare di circa 100.000 m3 e recuperando 50.000 m3
dalla terra di scavo. E' previstolo scorticamento del terreno,
opportune palificazioni, gli scavi per le opere di fondazione da
sistemazione delle strade e dei piazzali interni;
i lavori di scavo sono stimati nell'ordine di 50.000 m3, sino
ad una profondita' massima di 5 metri;
secondo le simulazioni riportate nello studio di impatto
ambientale, a seguito della dismissione dell'attuale Centrale a
carbone e l'entrata in funzione del Termodistruttore e della Centrale
di Cogenerazione a ciclo combinato i valori delle concentrazioni di
inquinanti nel terreno (prevalentemente metalli pesanti ed inquinanti
organici) si manterranno largamente al di sotto dei limiti previsti
per legge dal D.M. 25ottobre1999, n. 471;
la dismissione della esistente centrale termoelettrica
alimentata a carbone consentira' di dismettere e bonificare le aree
attualmente dedicate a stoccaggio di combustibili, nonche' le
discariche di ceneri, che saranno soggette a messa in sicurezza e
successiva risistemazione vegetazionale;
per quanto riguarda la componente rumore:
il Comune di Torviscosa ad oggi non ha ancora provveduto alla
zonizzazione acustica del proprio territorio, per cui valgono i
criteri contenuti nel D.P.C.M. 1. marzo 1991; il proponente ha
comunque ipotizzato, in base alla classificazione definita dal
D.P.C.M. 14 novembre 1997 e ai criteri in uso per l'accostamento di
aree contigue, una VI classe per l'area dello stabilimento ('area
esclusivamente industriale') e una V o IV classe per le zone ad essa
limitrofe, dove insistono i ricettori individuati. Andrebbe
verificata la possibilita' di inserire aree di III classe, seguendo
la naturale vocazione del sito e le indicazioni di P.R.G.C., in
particolare nelle adiacenze dei punti di rilievo del rumore n. 5 e 6;
per caratterizzare lo stato attuale del clima acustico il
proponente ha condotto l'indagine analizzando l'area dove verra'
costruita la centrale, che confina a sud ed a est con un'area
agricola, a ovest con il paese di Torviscosa e a nord con la s.s. 14.
Il sito centrale ricade in zona industriale D1, adiacente allo
stabilimento esistente. I maggiori insediamenti abitativi sono
situati a ovest dello stabilimento in corrispondenza del centro
urbano di Torviscosa, che dista circa 100 metri dal perimetro dello
stabilimento e 650 m dal perimetro dell'area della nuova centrale;
i ricettori individuati in prossimita' dell'impianto sono
un'abitazione isolata posta a circa 500 m a ovest del sito, un gruppo
di abitazioni a circa 400 m a est ed alcune abitazioni isolate a
circa 800 m a sud-ovest e' inoltre presente un ricettore ad est del
nuovo impianto, situato in un terreno di proprieta' della societa'
Industrie Chimiche Caffaro, inserito come punto di misura (n. 5)
nell'indagine fonometrica;
la situazione attuale del clima acustico dell'area e' stata
definita dal proponente attraverso l'esecuzione di due campagne di
monitoraggio, la prima al confine dello stabilimento esistente, la
seconda ai ricettori piu' prossimi alla nuova C.C.G.T. I risultati
dell'indagine hanno evidenziato globalmente un livello sonoro
inferiore a quello tipico per le aree V o IV, con una componente
stazionaria nel rumore di fondo, provocata dalle emissioni sonore dei
macchinari che operano nello stabilimento;
gli impatti potenziali della fase di cantiere derivano dalle
emissioni delle macchine per la movimentazione terra. Al proposito e'
stato ipotizzato un funzionamento contemporaneo di 3 macchinari, cui
si attribuisce un valore di 73 dB (A) a 15 metri, pervenendo a
stimare i livelli a 100 metri (61 dB (A) e a 400 metri (48,9 dB (A)
dalla sorgente, dove si situano le prime abitazioni. Il proponente
asserisce inoltre che il nucleo di Torviscosa, trovandosi a distanze
superiori, non risentira' significativamente del rumore del cantiere.
Al fine di tutelare maggiormente i ricettori, dovranno essere vietate
le operazioni in orario notturno, in quanto potrebbero essere
superati, salvo diverse disposizioni comunali, i limiti previsti per
le classi ipotizzate (60 o 55 dB (A); per quanto riguarda la fase di
esercizio, allo scopo di esaminare l'impatto futuro, il proponente,
in vista degli altri interventi proposti sul sito, ha analizzato
quattro scenari diversi: attuale, intermedio, transitorio, finale;
relativamente allo scenario attuale, sono state considerate
separatamente le sorgenti dello stabilimento della societa' Industrie
Chimiche Caffaro (camino e caldaia dell'esistente centrale a carbone,
impianto Taed, impianto cloroparaffine); sulla base delle misurazioni
di livello sonoro effettuate per la caratterizzazione dell'area
ante-operam, e' stato utilizzato un modello semplificato per le
emissioni acustiche dello stabilimento, che considerasse le sorgenti
che influenzano il rumore di fondo ai ricettori ai quali sono state
eseguite le misurazioni. Il valore del livello sonoro calcolato
rappresenta il contributo emissivo delle sorgenti dello stabilimento
al rumore complessivo che arriva ai ricettori considerati, ad
eccezione dei punti 6 e 7, che sono risultati essere influenzati
rispettivamente da un corso d'acqua e dal traffico. Tale procedimento
ha consentito di verificare la validita' del modello;
nello scenario intermedio e' stato considerato il contributo
del Termodistruttore; nel transitorio e' stato considerato il
Termodistruttore, la C.C.G.T. e la esistente centrale a carbone; in
quello finale (a dismissione avvenuta della centrale a carbone) la
C.C.G.T. ed il Termodistruttore;
la propagazione del rumore emesso e' stata valutata
utilizzando il modello di calcolo E.N.M., che richiede il livello di
potenza sonora delle varie sorgenti e il relativo spettro di
emissione e consente di digitalizzare l'area. Al fine e' stata
considerata un'area di 2000 x 1400 metri, con la centrale ubicata al
centro;
confronto tra i risultati dell'analisi e i valori di legge e
valutazione dell'impatto: dal confronto della mappa isofonica con i
valori della normativa, si evidenzia quanto segue:
nei vari scenari i livelli sonori attesi ai ricettori
considerati rientrano nei limiti di legge ipotizzati, (IV classe),
anche se, come gia' detto, occorre verificare la possibilita' di
attribuire classi inferiori alla IV;
in alcuni punti (1, 2 e 3) piu' prossimi all'abitato di
Torviscosa, il livello sonoro calcolato subisce riduzioni rispetto
all'attuale;
il livello differenziale e' rispettato ad eccezione del punto
5., che si trova all'interno dell'area di proprieta' della societa'
Industrie Chimiche Caffaro. Per questo punto il proponente prevede
generiche misure di mitigazione non specificate in dettaglio nel
S.I.A.;
per quanto riguarda la componente salute pubblica il proponente
riporta alcuni dati statistici relativi alla mortalita' per alcune
cause (tumore, tumori all'apparato respiratorio, leucemie, malattie
dell'apparato respiratorio) per gli anni 1984 e 1994;
l'aumento dei morti per tumore in tutta la regione sembra
piu' consistente dell'aumento a livello provinciale: il tasso di
mortalita' per tumore e' pari a 335 nel 1984 e aumenta di circa 20
punti in provincia e ben di 40 in regione;
in linea generale va tuttavia rilevato che allo scopo di
effettuare confronti significativi fra i dati di mortalita' delle
popolazioni appartenenti a periodi od aree geografiche differenti e'
necessario che i dati siano normalizzati rispetto alla struttura
d'eta' delle due popolazioni. Da quanto riportato nello studio di
impatto ambientale sembra che tale normalizzazione non sia stata
fatta, rendendo tali dati del tutto inutilizzabili per una
valutazione dello stato di salute della popolazione basato su
statistiche di mortalita'. Si ritiene pertanto che le uniche
valutazioni possibili relative allo stato di salute della popolazione
siano quelle relative alla presenza ed all'intensita', prima e dopo
la realizzazione della C.T.E., di fattori di rischio per la salute
umana;
dalle elaborazioni riportate nello studio, emerge che a
fronte di un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto tale da
non comportare, sulla base delle elaborazioni modellistiche il
superamento dei limiti normativi piu' restrittivi si assiste ad una
significativa riduzione delle concentrazioni di microinquinanti
organici (fra cui gli I.P.A., i P.C.B., le diossine ed i
dibenzofurani) ed inorganici. Va ricordato che mentre gli ossidi di
azoto sono composti caratterizzati da una tossicita' per l'uomo di
tipo acuto e con una relazione dose/risposta dotata di soglia, per i
microinquinanti organici quali I.P.A., P.C.B. e diossine, in quanto
composti cancerogeni dotati di tossicita' cumulativa e privi di
effetto soglia, non e' possibile individuare una concentrazione
corrispondente ad un rischio nullo. Quindi se da un lato si assiste
ad un incremento delle concentrazioni in atmosfera di inquinanti
inorganici (gli ossidi di azoto) che non si traduce in incremento di
rischio, in quanto contenuto ben al di sotto dei valori che possono
comportare pericolosita' per l'uomo, la significativa riduzione delle
concentrazioni in atmosfera dei microinquinanti organici corrisponde
ad una pari riduzione del rischio cancerogeno. In questo contesto
l'incremento delle concentrazioni di ossidi di azoto deve essere
interpretato come una riduzione della ricettivita' ambientale
piuttosto che un incremento di rischio per l'uomo; in pratica tutto
cio' si traduce in una diminuita possibilita' di insediare ulteriori
sorgenti di emissioni di ossidi di azoto. Non va inoltre dimenticato
che la nuova configurazione dell'insediamento comporta un sostanziale
abbattimento delle concentrazioni in atmosfera di ossidi di zolfo e
di polveri;
relativamente all'impatto sulla salute dovuto al campo di
induzione magnetica, il proponente si impegna a rispettare per
l'elettrodotto e la stazione elettrica i limiti piu' restrittivi
previsti dalla normativa vigente;
per quanto riguarda la componente ambientale flora e fauna:
relativamente alla vegetazione reale, va ricordato che l'area
di sito si colloca in un paesaggio prevalentemente pianeggiante, con
quote medie intorno ai 15 m s.l.m.;
si osserva una elevata antropizzazione dell'area (soprattutto a
livello di sito) che determina in buona misura la scomparsa di tutti
gli aspetti complessi della vegetazione spontanea, presente piu'
significativamente solo a livello di vegetazione ripariale o di
relitti di bosco misto mesofilo;
l'elevata antropizzazione non e' tuttavia determinata tanto
dalle presenze insediative, quanto dalle pratiche agricole;
nel complesso la vegetazione presente nell'area oggetto
dell'intervento appare generalmente banale. Si tratta
complessivamente di vegetazione di origine antropica (sinantropica),
di tipo ruderale, nitrofila e/o di seminativi;
la fauna presente e potenziale di mammiferi relativa all'area
considerata, in base alle informazioni bibliografiche e in base alle
potenzialita' degli ecosistemi presenti nel sito, appare
sostanzialmente povera. Tale territorio trae pero' beneficio dalla
presenza di biotipi di elevata naturalita', come la laguna di Marano
o il Carso, dove e' maggiore l'estensione degli habitat naturali o
semi-naturali, in cui vi e' ancora una buona presenza di fauna, che
da qui puo' 'emigrare' ed arrivare ad interessare aree a minore
naturalita' come l'area di sito;
per quanto riguarda l'inquadramento ecosistemico di sito:
l'area di sito e' caratterizzata da una sostanziale
omogeneita': le colture si estendono sulla quasi totalita' della
superficie, riducendo ad una estensione minima le aree boscate. Le
colture che caratterizzano il paesaggio sono costituite
prevalentemente da mais, orzo, bietola e da coltivazioni
specializzate (pioppeti, frutteti e viti). Le aree boschive sono
rappresentate da rari nuclei di bosco mesofilo (farnia, carpino,
pioppo spp.) e da filari e/o impianti di pioppo;
l'elevato grado di antropizzazione e la forte riduzione di
vegetazione naturale si traducono in un basso livello di naturalita'.
E' opportuno sottolineare che l'area vasta in esame e' nelle
vicinanze (30 km circa dal sito) di alcuni biotipi di rilevante
interesse naturalistico (a livello internazionale: 'Convenzione
Ramsar'), come le riserve naturali delle Foci dello Stella e della
Valle Canal Novo;
le sponde dei canali e della stessa darsena di stabilimento
della societa' Industrie Chimiche Caffaro sono frequentate,
soprattutto nei mesi invernali, da anatidi. Elementi di notevole
interesse sono rappresentati anche dalla presenza di diverse specie
di mustelidi;
l'impatto sulla componente vegetale e faunistica viene
essenzialmente ridotto, nello studio:
agli effetti degli inquinanti sulla vegetazione;
all'effetto sull'ecosistema della sottrazione di habitat dovuto
alla realizzazione dell'area di centrale.
Per quanto riguarda il primo punto, le concentrazioni di
ricaduta attese dal nuovo impianto non sono tali da far prefigurare
effetti negativi sulla vegetazione. Relativamente al secondo punto,
il proponente osserva che nel loro complesso i popolamenti presenti
nell'area esaminata appaiono estremamente semplificati dal punto di
vista specifico; l'attivita' umana impedisce il naturale evolversi
delle serie vegetali, con i conseguenti cambiamenti nei popolamenti
faunistici. Cio' rende le comunita' di vertebrati probabilmente poco
sensibili a nuove modificazioni dell'assetto del territorio che si
mantengano di limitata estensione;
le opere di compensazione previste, per un'estensione
complessiva di circa 50 ettari e miranti a ricostruire la continuita'
della rete ecologica locale, consentiranno inoltre di annullare gli
impatti sull'ecosistema dovuti al consumo di territorio della
centrale (5.5 ettari) ed all'impatto durante la fase di cantiere;
per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici e di uso del
territorio:
lo studio dello stato attuale della componente paesaggio e'
stato analizzato dal proponente elaborando ad aggregando i valori
intrinseci e specifici della morfologia dell'area, dell'uso del
suolo, della naturalita', dei valori storico-culturali, della
presenza di detrattori antropici, del grado di tutela, della
panoramicita' e della singolarita' paesaggistica;
l'area in studio e' ubicata in una zona a morfologia
pianeggiante (quota di circa 2 m s.l.m.) che degrada con minima
pendenza verso la laguna di Grado e Marano. La monotonia morfologica
dell'area di studio e' interrotta dagli argini dei corsi d'acqua
principali che scorrono pensili sul piano campagna;
le colture agricole costituiscono l'uso del suolo
predominante nell'area in studio. Le aree cosi' coltivate sono
interrotte da numerose zone con colture specializzate, quali
pioppeti, vigneti e frutteti. Tale matrice agricola e' fortemente
caratterizzata dalle opere di bonifica e di appoderamento. Gli usi
urbani e industriali si presentano concentrati in centri abbastanza
compatti e dunque non si assiste al fenomeno della dispersione delle
funzioni urbane sul territorio agricolo, che dunque mantiene una
significativa integrita';
nell'area in studio ci sono alcune presenze di interesse
storico-culturale rilevanti a livello paesaggistico. Lo stabilimento
industriale si inserisce in un contesto storico ben definito e la
fabbrica e il nucleo urbano rappresentano oggi una testimonianza di
archeologia industriale. Inoltre nei pressi dello stabilimento e
nell'area vasta si trovano ville e vecchi manufatti legati alla
storia dei luoghi romani in poi. Lo stato di conservazione di questi
manufatti e del complesso fabbrica/abitato non e' sempre buono: in
alcuni casi risultano infatti trascurati. Tuttavia tutto cio' si
inserisce bene nel paesaggio agrario circostante l'insediamento
industriale;
dal punto di vista paesaggistico cio' che influisce
maggiormente sulla percezione dell'intervento sono le caratteristiche
dimensionali dell'impianto. La centrale di cogenerazione a ciclo
combinato e' caratterizzata da edifici e manufatti con le seguenti
altezze:
il camino, dell'altezza di circa 50 m;
il generatore di vapore a recupero, dell'altezza massima di
circa 36 m;
l'edificio principale, con altezza di circa 25 m;
le torri di raffreddamento, alte circa 16 m;
un'altra caratteristica visuale della nuova centrale sono i
pennacchi di vapore in uscita dai gruppi delle torri di
raffreddamento, poste sul lato nord e sul lato sud della stazione
elettrica;
le caratteristiche morfologiche del sito e la sua scarsa
panoramicita' rendono gli edifici della nuova centrale facilmente
mascherabile dagli ostacoli visivi esistenti (alberature, edifici, lo
stesso insediamento industriale di Torviscosa). E' evidente che lo
stesso non potra' dirsi per le nuvole di vapore che si originano
dalle torri di raffreddamento, che in particolari condizioni
climatiche potranno essere individuate anche a notevole distanza dal
sito;
per quanto riguarda le principali visuali:
dall'ingresso allo stabilimento delle Industrie Chimiche
Caffaro la centrale non e' in vista se non in modo estremamente
ridotto, ma sara' percepibile la saltuaria presenza invadente dei
pennacchi delle torri di raffreddamento;
dalla strada interpoderale nei pressi della nuova centrale
sara' possibile una buona visuale della centrale nel suo insieme,
anche se questa sara' progressivamente mascherata con l'accrescimento
degli alberi che verranno piantati intorno alla recinzione;
dalla s.s. 14 e dal cavalcavia non sara' possibile
distinguere gli edifici della centrale, ma saranno in vista i
pennacchi dei gruppi delle torri di raffreddamento quando le
condizioni metereologiche li rendono visibili;
e' stato inoltre analizzato il centro urbano di Torviscosa
per cercare un punto di vista significativo dell'abitato stesso da
dove si potesse percepire la presenza dello stabilimento. In questa
occasione e' stato constatato che da nessun luogo della zona
residenziale e commerciale e' possibile vedere gli edifici dello
stabilimento esistenti e quelli in progetto, in quanto numerosi
ostacoli (alberi, edifici, ecc.) ostruiscono la visione;
va rilevato che la nuova centrale si pone immediatamente a
ridosso dell'insediamento industriale di Torviscosa. Questa posizione
potra' contribuire a mitigare l'impatto visivo della centrale in
quanto, in relazione soprattutto alla vista da sud, il nuovo
edificato industriale tendera' a confondersi con l'insediamento
industriale esistente;
la notevole estensione delle opere di compensazione
naturalistica consentira' una sostanziale mitigazione dell'impatto
paesaggistico e visivo della centrale;
per quanto riguarda le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti:
il calcolo dell'impatto dovuto ad esposizione cronica ai
campi elettromagnetici e' condotto nello studio considerando il
valore massimo della corrente nel corso dell'anno. Questo e' stimato,
cautelativamente, assumendo che in linea venga costantemente
trasmessa la massima potenza prevista, a tensione nominale e costo
minimo. Il calcolo e' quindi condotto nelle seguenti ipotesi:
ogni singolo conduttore del circuito a sbarre e' schematizzato
come un conduttore equivalente, percorso dalla corrente risultante
dalla somma di quella del conduttore reale e del suo schermo;
la tensione nominale del circuito a sbarre e' cautelativamente
assunta uguale a 19.000 V. In fase di progetto esecutivo e' possibile
che venga selezionata una macchina con tensione nominale di 21.000 V,
che determina un campo induzione magnetica inferiore a quello qui
calcolato;
la potenza elettrica trasmessa in ciascuna linea e' quella
massima nominale;
le proprieta' magnetiche ed elettriche della materia sono
assunte uguali a quelle del vuoto;
il sistema trifase e' assunto bilanciato ed equilibrato;
nello studio viene calcolata l'area esterna al sito di centrale
all'interno della quale il campo di induzione magnetica risulta
superiore al limite di 0,2 e 0,5 i'T. Nessuna abitazione risulta
impattata dai campi elettromagnetici indotti dalla centrale;
per quanto riguarda il traffico:
in ragione dei limitati flussi di traffico stimati, si
ritiene che l'impatto sul traffico non debba essere considerato come
un aspetto critico. In fase di progettazione esecutiva si ritiene
tuttavia importante verificare l'adeguatezza della rete stradale
esistente alle necessita' di trasporto degli equipaggiamenti di
centrale, con particolare riguardo ai carichi speciali ed al
trasporto di materiali da cava;
per quanto riguarda l'elettrodotto:
con decreto n. 455 della presidenza della giunta regionale,
l'elettrodotto e' stato giudicato compatibile con l'ambiente, e la
sua realizzazione e messa in esercizio e' stata condizionata a
prescrizioni concernenti sia la fase di realizzazione che il rispetto
dei valori limite del campo di induzione magnetica;
comunque l'analisi dell'impatto dell'elettrodotto effettuata
in sede di istruttoria non ha evidenziato impatti di particolare
significativita' anche in ragione delle caratteristiche del
territorio attraversato, della distanza di rispetto dalle zone
residenziali, e dall'affiancamento alle infrastrutture esistenti;
per quanto riguarda il gasdotto:
in base alla legge regionale n. 43 del 7 settembre 1990 e del
relativo regolamento applicativo (decreto del presidente della giunta
regionale n. 0245/pres dell'8 luglio 1996), secondo quanto precisato
dal parere della Regione del 27 giugno 2001 'tenuto conto delle
disposizioni di cui alla propria deliberazione n. 789 del 31 marzo
2000 ... nel caso di specie risulta che la lunghezza prevista e'
inferiore alla inerente soglia di assoggettabilita'' e pertanto il
gasdotto non e' soggetto a procedura di valutazione di impatto
ambientale di competenza regionale;
l'analisi dell'impatto del metanodotto effettuata in sede di
istruttoria sulla base delle informazioni integrative trasmesse dal
proponente ha consentito di escludere la presenza di impatti di
particolare significativita' e di individuare i tratti in parallelo
ai canali ed alle rogge, e gli attraversamenti degli stessi, per i
quali dovranno essere adottate misure di posa delle tubazioni che
consentano di ridurre al minimo gli impatti sul corpo idrico;
esaminate le integrazioni allo studio di impatto ambientale
fornite dal proponente (chiarimenti allo studio di impatto ambientale
e addendum ai chiarimenti allo studio di impatto ambientale, dicembre
2000) riguardanti i seguenti aspetti:
strategia del gruppo Sondel, comproprietaria del proponente;
verifica del piano attuativo particolareggiato dell'area;
verifica di un'eventuale cessione dell'area per un impianto a
biomasse;
quantificazione degli sconti sul prezzo dell'energia elettrica;
verifica della disponibilita' del gestore della rete
nazionale di trasmissione;
quadro autorizzativo dello stabilimento Caffaro;
valutazione del rateo di emissione attuale e futuro di CO e
CO2;
alternative progettuali sulle modalita' di condensazione;
ottimizzazione delle modalita' di approvvigionamento idrico;
effetto Downwash;
monitoraggio e biomonitoraggio;
valutazione del possibile impatto sulla falda derivante da
prelievi idrici;
verifica della pubblicazione di nuove carte delle esondazioni;
opere complementari, gasdotto;
opere di compensazione;
aspetti progettuali inerenti la riduzione dei prelievi idrici;
descrizione dell'area a verde di compensazione ambientale;
considerata: la dichiarazione trasmessa dal proponente in data
3 aprile 2001 concernente l'articolo 11 del D.L. n. 79/99, nella
quale il proponente illustra le azioni che intende mettere in atto
per il rispetto della quota parte di energia elettrica prodotta con
fonti rinnovabili;
considerato che in conclusione la commissione per le
valutazioni dell'impatto ambientale ha espresso parere positivo con
le prescrizioni di seguito precisate in merito alla compatibilita'
ambientale dell'opera proposta;
visti i seguenti pareri pervenuti ai sensi dell'allegato IV al
D.P.C.M. 27 dicembre 1988:
Ministero per i beni e le attivita' culturali, Ufficio
centrale per i beni ambientali e paesaggistici (con nota prot.
ST/408/1416 del 17 gennaio 2001) con cui esprime parere favorevole,
'a condizione che siano rispettate le prescrizioni (...) impartite
dalla Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici,
archeologici, artistici e storici del Friuli Venezia Giulia, che le
opere di finitura e la scelta dei materiali di rivestimento siano
sottoposti a verifica da parte della competente Soprintendenza e che
la realizzazione delle opere di mitigazione ambientale cosi' come
descritte nei 'chiarimenti dicembre 2000') siano realizzati
contestualmente alla realizzazione della centrale, prevedendo per la
loro realizzazione opere di manutenzione, al fine di garantire
l'attecchimento delle piantumazioni medesime'.
(Prescrizioni impartite dalla Soprintendenza per i beni
ambientali, architettonici, archeologici, artistici e storici del
Friuli Venezia Giulia:
'(...) sistemazione a verde progettata in modo piu' specifico e
comprensiva di un'area piu' ampia ed articolata; (...) per quanto
riguarda le opere di mitigazione ambientale (...) ampliando le aree
di intervento e ricomprendendo opere di piantumazione con alberi ed
arbusti di specie autoctona, prevedendo inoltre tra le fasce a verde
la sistemazione vegetazionale di tutte le discariche attualmente in
esercizio o in corso di messa in sicurezza');
Ministero dei trasporti e della navigazione, Gabinetto (con
nota dell'8 gennaio 2001):
'la materia di cui trattasi non rientra nelle competenze di
questo ministero e pertanto si ritiene di non dover esprimere alcun
parere in merito';
Ministero della sanita', Dipartimento prevenzione (con nota del
12 ottobre 2000):
'(...) per quanto concerne le emissioni in atmosfera si
ritiene che, unitamente al rispetto dei limiti massimi di
accettabilita' e dei limiti massimi di esposizione ad inquinanti
dell'aria (...) devono essere assicurate le seguenti prescrizioni:
1) le emissioni devono essere congrue con la piu' avanzata
tecnologia e con il migliore esercizio relativi alla tipologia
dell'impianto in oggetto, non devono comunque essere superati,
riferiti ad una concentrazione del 15% di ossigeno nei fumi anidri, i
seguenti valori:
ossidi di azoto (espressi come NO2) 50 mg/Nmc;
monossido di carbonio 40 mg/Nmc;
per le altre sostanze inquinanti, in attesa dell'emanazione del
decreto di cui al secondo comma, dell'art. 3, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/88, i valori minimi riportati nel
decreto ministeriale del 12 luglio 1990;
2) l'impianto deve essere predisposto in modo da consentire alle
autorita' competenti la rilevazione periodica delle emissioni; la
misura delle emissioni di NOX, CO ed O2 deve essere effettuata in
continuo;
3) i metodi di campionamento, analisi e valutazione delle
emissioni sono quelli riportati nel sopra citato decreto 12 luglio
1990, nel decreto 21 dicembre 1995 (G.U. n. 5/1996) e successive
modifiche;
4) almeno un anno prima dell'entrata in esercizio del nuovo
impianto l'esercente dovra' concordare con le autorita' locali
competenti un sistema di monitoraggio delle emissioni dovute
all'impianto.
Resta comunque impregiudicata l'applicazione delle linee guida
di cui all'art. 3, secondo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 203/1988, una volta emanate anche per gli impianti di
nuova installazione'.
L'I.S.P.E.S.L. (Istituto Superiore per la Prevenzione e la
Sicurezza del Lavoro con nota del 21 luglio 2000) ha trasmesso al
Ministero della sanita' il proprio parere in merito alle emissioni in
atmosfera: 'le stime (...) portano a risultati che evidenziano il non
superamento dei limiti di legge vigenti. Si osserva tuttavia che i
dati meteorologici di riferimento per le stime sono relativi ad un
arco temporale troppo lontano (1951-1977) mentre sono parzialmente
utilizzati solo alcuni dati piu' recenti';
Ministero dei lavori pubblici, Direzione generale del
coordinamento territoriale (con note del 5 febbraio 2001 e del 20
febbraio 2001), con cui condivide i pareri non ostativi espressi da:
compartimento A.N.A.S. di Trieste (con nota del 31 gennaio
2001), che comunica che 'le opere (...) non interferiscono
minimamente con le strade di competenza A.N.A.S.';
Ministero dei lavori pubblici, Direzione generale edilizia
statale e SS.SS. (con nota del 13 febbraio 2001), che '(...)
riscontra che la localizzazione dell'intervento non crea motivi di
impedimento o contrasto con la programmazione o pianificazione di
competenza di questa direzione';
Ministero dei lavori pubblici, magistrato alle acque, Ufficio
del genio civile di Udine (con nota del 2 febbraio 2001), che
dichiara che, 'subordinatamente alla sola istruttoria esperita
regolarmente sulla domanda di concessione di derivazione d'acqua, non
sussistono da parte dello scrivente Ufficio, motivazioni contrarie
alla costruzione della nuova centrale (...)';
Ministero dei lavori pubblici, provveditorato regionale alle
OO.PP. per il F. V. Giulia (con nota, del 6 febbraio 2001), che
comunica che, '(...) avuto riguardo alla programmazione triennale di
questo istituto, (...) l'intervento in oggetto (...) non confligge
ne' crea motivi di impedimento o contrasto con la suddetta
programmazione';
autorita' di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza,
Piave, Brenta-Bacchiglione (con nota del 31 gennaio 2001), che
comunica che 'il territorio del Comune di Torviscosa non appartiene
ai bacini nazionali di competenza di questa autorita' di bacino';
Regione F.V. Giulia (con delibera della Giunta regionale n. 239
del 25 gennaio 2001) con cui esprime parere favorevole con le
seguenti prescrizioni e raccomandazioni :
a) prescrizioni:
1) dovra' essere installato un sistema di rilevamento in
continuo dei seguenti parametri delle emissioni al camino: NOx, SO2,
CO, CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura dei fumi, temperatura
atmosferica, pressione, velocita' e direzione del vento; andranno
concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli Venezia-Giulia,
eventuali ulteriori inquinanti o parametri da monitorare; l'azienda
dovra' in particolare comunicare, con un congruo anticipo, all'ASS e
all'Arpa del Friuli Venezia-Giulia le date di verfica e calibrazione
degli strumenti;
2) dovranno essere predisposte prese per il campionamento
delle emissioni secondo quanto previsto dalle norme Unichim, dotate
di adeguate strutture fisse di accesso;
3) dovranno essere installate, a carico del proponente,
almeno tre centraline per il monitoraggio della qualita' dell'aria e
del rumore, nell'area interessata dall'impianto, dotate in
particolare di strumentazione per la misura dei seguenti parametri:
NOx, SO2, CO, CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura atmosferica,
pressione, velocita' e direzione del vento, precipitazioni, rumore;
andranno concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli
Venezia-Giulia, eventuali ulteriori inquinanti e parametri da
monitorare; detto sistema dovra' entrare in servizio non oltre la
data di avvio della realizzazione dell'impianto; l'azienda dovra' in
particolare comunicare, con un congruo anticipo, all'ASS e all'Arpa
del Friuli Venezia-Giulia le date di verifica e calibrazione degli
strumenti;
4) dovranno essere attivate, a carico del proponente, non
oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, campagne di
monitoraggio della qualita' dell'aria e dell'inquinamento
elettromagnetico, utilizzando sistemi di rilevamento tradizionali o
tramite indicatori biologici e campionatori passivi, allo scopo di
consentire il confronto fra la situazione precedente e quella
successiva all'entrata in esercizio della centrale di cogenerazione;
5) dovranno essere attivate, a carico del proponente, non
oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, campagne di
monitoraggio della qualita' delle acque dei canali interessati dallo
scarico delle acque della centrale di cogenerazione;
6) dovranno essere installate, a carico del proponente, non
oltre la data di avvio della realizzazione dell'impianto, tre
stazioni per la misurazione in continuo del parametro della
temperatura dell'acqua nel corso idrico ricettore a monte del punto
di scarico delle acque della centrale di cogenerazione, presso il
punto di scarico e a valle dello stesso, con accesso dei dati
rilevati da parte dell'Arpa, dell'ASS e della Direzione regionale
dell'ambiente;
7) dovra' essere attivato, da parte del proponente, al
momento dell'entrata in funzione della centrale di cogenerazione a
ciclo combinato un sito internet per la pubblicazione, informa
divulgativa e almeno con aggiornamenti mensili, dei dati relativi
alle emissioni in atmosfera, all'inquinamento elettromagnetico, ai
prelievi e agli scarichi idrici, alle campagne di monitoraggio
effettuate sull'aria, sul suolo e sulle acque relativamente a tutti i
parametri indicati nelle presenti prescrizioni;
8) il prelievo di acqua dalla falda per la centrale di
cogenerazione dovra' essere ridotto a 400 mc/h, utilizzando acque di
secondo ciclo per le rimanenti esigenze dell'impianto, dovranno
essere adottati opportuni sistemi tecnici per una riduzione della
portata dei pozzi, al soddisfacimento delle attuali esigenze
aziendali, sviluppando al contempo sistemi di ricircolo dell'acqua o
di utilizzo di acque non provenienti dalla falda per le future
esigenze produttive ed energetiche;
9) entro il termine massimo di 6 mesi dall'entrata in funzione della
centrale a cogenerazione a ciclo combinato dovra' essere dismessa
l'esistente centrale termoelettrica a carbone e dato avvio ai lavori
relativi alla messa in sicurezza e bonifica della centrale stessa,
delle aree dei carbonili, delle strutture di servizio della centrale
medesima nonche' allo smantellamento delle strutture non necessarie;
10) dovra' essere aggiornato, prima dell'avvio dell'impianto,
il 'Piano di emergenza interno' valutando, in base al decreto
legislativo n. 334/99, il possibile effetto domino determinato dalla
compresenza di impianti a rischio di incidente rilevante;
11) tutti i sistemi e le campagne di rilevamento delle
emissioni in atmosfera, dei dati meteorologici, dei prelievi e degli
scarichi idrici, dovranno entrare in funzione nel piu' breve tempo
possibile, e comunque non oltre i termini stabiliti nelle precedenti
prescrizioni, allo scopo di consentire il confronto tra la situazione
antecedente e quella successiva all'entrata in esercizio della
centrale di cogenerazione;
12) tutti i dati tecnici di dettaglio relativi al
posizionamento, installazione, modalita' di funzionamento, gestione,
manutenzione, aggiornamento, integrazione di centraline, rilevatori e
sistemi di monitoraggio, alle metodologie di raccolta ed elaborazione
dati, alla frequenza delle analisi, alle modalita' di accesso e
fornitura dei dati, dovranno essere concordati con l'ASS e con l'Arpa
del Friuli VeneziaGiulia e tempestivamente comunicati al Ministero
dell'ambiente e alla Direzione regionale dell'ambiente; tutti gli
oneri relativi al corretto funzionamento di centraline, rilevatori e
sistemi di monitoraggio, come concordati con l'ASS e con l'Arpa del
Friuli VeneziaGiulia sono a carico del proponente;
13) il recepimento delle prescrizioni dovra', in ogni caso,
avvenire nel rispetto del criterio di generale riduzione dell'impatto
ambientale e del consumo di risorse naturali e nel rispetto
qualitativo e quantitativo dei limiti massimi di emissioni in
atmosfera, di scarichi idrici e di produzione di rifiuti espressi
nello studio di impatto ambientale;
14)dovra' essere individuato dal Ministero dell'ambiente il
soggetto responsabile alla verifica dell'adempimento delle
prescrizioni e le modalita' di attivazione di procedure certe per
assicurare il rispetto delle prescrizioni stesse al fine di garantire
le condizioni di compatibilita' ambientale dell'opera;
b) raccomandazioni:
1) in relazione alle evoluzioni tecnologiche, si dovra'
puntare ad aggiornare gli impianti della centrale in argomento con
sistemi di riduzione delle emissioni sempre piu' efficaci, ponendo
come obiettivo prioritario quello di una riduzione delle emissioni di
ossidi di azoto;
2) al fine di giungere ad una massima integrazione a livello
territoriale ed aumentare il rendimento ambientale della centrale a
cogenerazione dovra' essere verificata la possibilita' di realizzare
un impianto di teleriscaldamento per strutture gia' esistenti o per
nuove strutture civili, industriali o agricole, che si andranno a
localizzare nella zona.
Inoltre, la Regione F.V. Giulia, con decreto del presidente
della Giunta regionale n. 0455/Pres. dell'11 dicembre 2000, si e'
espressa positivamente con prescrizioni nella valutazione di impatto
ambientale regionale relativa all'elettrodotto Torviscosa-Planais ne
Comuni di Torviscosa e San Giorgio di Nogaro (UD).
Provincia di Udine (determina n. 487/2000 del 25 ottobre 2000)
con cui esprime parere favorevole sulla valutazione di impatto
ambientale del progetto della centrale e del relativo elettrodotto,
con le seguenti osservazioni:
impatto sull'acquifero superficiale: lo studio dovrebbe
verificare in modo piu' approfondito la 'compatibilita' ambientale
dello scarico con il corpo recipiente' con particolare riferimento
all'ecosistema acquatico, cosi' come previsto al punto I delle note
della tab. 3 del decreto legislativo n. 152/1999;
aspetti socio economici: dovrebbero essere analizzate in modo
piu' esaustivo e dettagliato quali siano le ricadute economiche
dirette ed indirette, sulle comunita' locali, compresa le
possibilita' e le modalita' di utilizzo dell'energia termica residua
rilasciata in atmosfera;
aspetti paesaggistici e microclimatici: dovrebbero venir
verificate le scelte tecniche operate per le torri di evaporazione al
fine di individuare se esista una soluzione che consenta di
minimizzare la visibilita' del pennacchio di vapore e l'area di
eventuale ricaduta della condensa (drift);
elettrodotto aspetti paesaggistici: rispetto ai tracciati
presentati e in particolare, a quello prescelto ipotesi b), si
propone di valutare anche un tracciato il cui tratto iniziale risulti
traslato verso Cervignano (est) in modo da interessare terreni di
minor pregio agronomico.
1. In merito all'incremento di temperatura indotto dallo scarico
delle acque di raffreddamento: le acque di raffreddamento risultanti
dal ciclo produttivo della centrale vengono scaricate nella darsena
interna, da qui esse confluiscono nel canale di scarico che le
convoglia nel corso idrico naturale T. Aussa e da qui, infine, in
mare. Considerando che le acque di scarico suddette subiranno un
incremento di temperatura pari a c.a 5.C (cfr. Progetto),
considerando che tale incremento di temperatura e' ritenuto di grande
rilievo nell'ambito dell'ecosistema acquatico locale e considerando
che nello S.I.A. non viene sufficientemente analizzato tale aspetto,
si ritiene assolutamente indispensabile verificare nel dettaglio i
seguenti punti:
quale impatto avrebbe un tale incremento di temperatura
sull'ecosistema acquatico e ambientale locale (composto dal sistema
idrico darsena-canale Aussa-mare) sul breve, medio e lungo termine
(stagionale, annuale e pluriannuale);
nel caso di impatti importanti, verificare quali alternative
esistono al fine di abbassare la temperatura di scarico delle acque
di raffreddamento immesse nell'ecosistema di cui sopra.
2. In merito al fenomeno del trasporto della nube di vapore. il
progetto prevede la presenza di un'emissione di vapore corrispondente
a una portata idrica di grande rilievo di c.a 175 l/s d'acqua
liquida, che verra' a formare un pennacchio dell'altezza di c.a 175
m, e che causera' un fenomeno di trasporto per c.a 200-300 m
nell'intorno del sito. Vista la rilevanza della portata emessa e
dell'altezza del pennacchio, non e' chiaro come si possa generare
un'interferenza climatica estesa soltanto per 200-300 m, ne' durante
le giornate ventilate, ne' durante le giornate di calma meteorica
durante le quali la presenza di una tale nube di vapore potrebbe
anche causare la modifica del microclima locale. Sarebbe opportuno,
quindi, effettuare una modellizzazione di trasporto in atmosfera per
simulare quali saranno le modifiche microclimatiche indotte dalla
presenza di un tale pennacchio di vapore sul microclima locale e la
eventuale compatibilita' ambientale delle modifiche stesse.
3. In merito allo scarico delle acque nel T. Aussa: al fine di
garantire la tutela qualitativa delle acque del T. Aussa e di
prevenire l'ingresso anche accidentale di sostanza indesiderata nel
T. Aussa stesso, si propone l'installazione nel canale di scarico di
opportuni misuratori di elementi chimico-fisici di riferimento per il
ciclo produttivo dell'azienda. Tali misuratori dovranno essere
verificati e controllati dall'ente pubblico competente e dovranno
effettuare il campionamento e l'analisi in continuo con un opportuno
passo di tempo.
4. In merito all'utilizzo di pozzi artesiani:
l'approvvigionamento idrico per il fabbisogno produttivo e'
assicurato dalla derivazione d'acqua da pozzi artesiani. Uno dei
pozzi interni alla Caffaro e' utilizzato anche dal Comune per
l'approvvigionamento idropotabile alla popolazione. E' noto che
l'autorita' di bacino sta predisponendo (legge n. 183/89) il bilancio
idrico dei bacini e sub-bacini idrogeologici locali per le finalita'
previste dalla legge n. 36/94 (l'uso potabile delle acque e'
prioritario su tutti gli altri usi). Esiste, inoltre, il rischio che
sia l'utilizzo industriale sia la vicinanza delle falde idropotabili
ad un sito industriale di questo livello potranno essere dichiarati
incompatibili tra loro dall'ente Competente con la conseguente
introduzione di limitazioni e/o divieti per la ditta Caffaro. Si
aggiunge infine che le acque di utilizzo industriale non necessitano
di livelli qualitativi particolarmente elevati e che esiste, quindi,
la possibilita' di reperirle nelle falde piu' superficiali meno
pregiate e di realizzare una rete di adduzione dedicata per i soli
usi industriali interni ('acquedotto duale' auspicato dalla legge n.
36/94). Alla luce di quanto sopra, al fine di prevenire possibili
future conflittualita', e' consigliabile che la ditta definisca le
opportune strategie ambientali e le eventuali alternative').
Comune di Torviscosa (deliberazione del Consiglio comunale n. 77
del 31 ottobre 2000) con cui esprime parere favorevole, con le
seguenti osservazioni:
verificare effettivamente che le acque di scarico non subiscano
apprezzabili aumenti di temperatura e siano contenuti nei limiti dei
dati V.I.A.;
valutare in modo approfondito la nascita di un microclima
eventualmente derivante dalle emissioni dei pennacchi di vapore e
dalla ricaduta della condensa (fenomeno del cd. Drift);
analizzare tramite opportuni dispositivi le qualita'
chimicofisiche delle acque di scarico, controllate dall'ente pubblico
competente;
verificare la possibilita' di installare un sistema di
misurazione (registratori di portata) delle acque emunte ai
collettori e adozione di tutti i sistemi atti a ridurre i futuri
prelievi di acqua di falda.
Visti i seguenti ulteriori pareri positivi resi da
Amministrazioni comunali e indicati nel citato parere della Regione
Friuli VeneziaGiulia, reso con deliberazione della Giunta regionale
n. 239 del 25 gennaio2001:
Comune di Gonars (con deliberazione del Consiglio comunale n.
59 del 26 ottobre 2000);
Comune di S. Giorgio di Nogaro (con deliberazione della Giunta
comunale n. 67 del 27 ottobre 2000);
Comune di Bagnaria Arsa (con deliberazione del Consiglio
comunale n. 43 del 28 agosto 2000);
Comune di Porpetto (con deliberazione del Consiglio comunale n.
52 del 28 ottobre 2000);
Comune di Terzo di Aquileia (con deliberazione del Consiglio
comunale n. 35 del 28 ottobre 2000);
Comune di Carlino (con deliberazione del Consiglio comunale n.
53 del 30 ottobre 2000);
tenuto conto che:
complessivamente i pareri espressi, ai sensi dell'art. 6, comma
2 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, sono positivi in
merito alla realizzazione del progetto di trasformazione della
centrale, anche se accompagnati dalla richiesta di ottemperare ad
alcune raccomandazioni e/o prescrizioni, si ritiene che la gran parte
delle prescrizioni e/o raccomandazioni contenute nei pareri siano
condivisibili e che pertanto possano entrare a far parte delle
conclusioni del presente provvedimento, che ne tiene conto anche
nella definizione delle prescrizioni.
Visti gli esiti dell'inchiesta pubblica svoltasi secondo quanto
stabilito dall'art. 7, dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988,
e conclusasi in data 28 novembre 2000 con la trasmissione al Ministro
dell'ambiente della relazione del presidente della stessa inchiesta
pubblica, nella quale sono state prodotte n. 9 memorie entro i
termini prescritti; in considerazione della coincidenza
dell'inchiesta pubblica con il periodo feriale, il presidente
dell'inchiesta pubblica ha concesso una proroga di 15 giorni del
termine di presentazione ultimo delle memorie, inizialmente previsto
per l'11 novembre 2000;
Preso atto che sono pervenute le seguenti istanze, osservazioni
o pareri da parte di cittadini, ai sensi dell'art. 6 della legge n.
349/86 per la richiesta di pronuncia sulla compatibilita' ambientale
dell'opera indicata nell'ambito dell'inchiesta pubblica da parte di:
Zaniniello A. (17 agosto 2000);
Matassi Giorgio (21 settembre 2000);
De Toni Paolo (22 settembre 2000);
Iginio Santin (26 settembre 2000);
Pitton R. (28 settembre 2000);
Adelino F. (4 ottobre 2000);
Settimo Mareno (6 ottobre 2000);
WWF (6 ottobre 2000);
Legambiente (9 ottobre 2000);
e con cui si richiama l'attenzione sui seguenti aspetti emersi
nel corso dell'audizione pubblica:
potenza della centrale;
emissioni;
torri di raffreddamento;
acque di falda;
rumore;
risanamento del sito;
in data posteriore ai prescritti termini e' pervenuta la
delibera del C.C. n. 59 del 26 ottobre 2000 del Comune di Gonars;
e inoltre, nell'ambito dell'istruttoria tecnica, da parte del
Comitato spontaneo cittadini di Torviscosa (nota del 10 marzo 2001);
i contenuti di tutte le suddette osservazioni riguardano in
particolare i seguenti aspetti:
assenza di una programmazione energetica e territoriale
aggiornata anche in relazione agli obiettivi del protocollo di Kyoto;
produzione eccessiva rispetto alla domanda prevedibile a
livello regionale;
eccessiva potenza della centrale; preferenza da accordare alla
riconversione della centrale di Monfalcone;
vicinanza ad un'industria a rischio di incidente rilevante;
effetti sul microclima derivanti dalle torri evaporative;
eccessivo prelievo idrico dovuto alle torri evaporative;
scarsa rilevanza occupazionale;
assenza di un progetto di teleriscaldamento;
aumento delle ricadute acide dovute alle emissioni di ossidi di
azoto;
assenza di elaborazione di matrici di impatto e di indici di
sintesi nello studio di impatto ambientale;
incompletezza o scarsa rappresentativita' dei dati
meteorologici, dei dati delle centraline di monitoraggio, e delle
analisi modellistiche per il calcolo delle concentrazioni di
ricaduta;
inaffidabilita' della CTE esistente;
impatto dovuto al rilascio di antiincrostanti e biocidi dalle
torri di raffreddamento;
inaffidabilita' delle valutazioni relative alla componente
rumore;
carenza di caratterizzazione dei suoli ai sensi della 471/99;
assoggettamento dell'elettrodotto a VIA ministeriale;
emissioni di ossidi di zolfo;
area prossima alla laguna di Marano, da pochi mesi riconosciuta
come SIC;
non sono considerate le fonti rinnovabili;
manca il life cycle assessment;
mancanza della valutazione di alternative;
produzione eccessiva rispetto alla domanda prevedibile a
livello regionale;
eccessiva potenza della centrale; valutazione dell'opportunita'
di smantellare la centrale di Monfalcone dopo l'attivazione della
centrale;
mancanza di un'analisi relativa all'utilizzo di denitrificatori
per l'abbattimento degli ossidi di azoto;
non e' indicata la provenienza di 10.000 m 3 di materiale di
cava;
manca la valutazione degli effetti sulla salute;
manca l'analisi dell'impatto sul paesaggio;
impatto sociale della presenza di addetti alla costruzione;
di cui si e' tenuto conto nel corso dell'istruttoria e nella
definizione di prescrizioni;
Visto il parere pervenuto in data 9 luglio 2001 con nota del 5
luglio 2001 della Regione Friuli VeneziaGiulia ai sensi del comma 2,
art. 8 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, con cui,
sentito il Comune di Torviscosa che esprime il parere positivo anche
relativamente agli aspetti di natura urbanistica, si esprime parere
favorevole con alcune precisazioni relative ad aspetti procedurali
per il metanodotto, nonche' precisazioni relative alla 'riduzione dei
prelievi idrici da falda', che vengono recepite nelle prescrizioni
del presente provvedimento;
Ritenuto di dover provvedere ai sensi e per gli effetti del
comma 3 dell'art. 8 dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988
alla formulazione del giudizio finale di compatibilita' ambientale
dell'opera sopraindicata;
Esprime:
giudizio positivo circa la compatibilita' ambientale del
progetto di una centrale di cogenerazione a ciclo combinato, da
realizzarsi nel Comune di Torviscosa (UD), presentato dalla Caffaro
Energia S.r.l., a condizione che si ottemperi alle seguenti
prescrizioni:
limitazioni e controllo delle emissioni in atmosfera: in
conformita' alle prescrizioni definite dal Ministero della Sanita',
le emissioni devono essere congrue con la piu' avanzata tecnologia e
con il migliore esercizio relativi alla tipologia dell'impianto in
oggetto; non devono comunque essere superati, riferiti ad una
concentrazione del 15% di ossigeno nei fumi anidri, i seguenti
valori:
ossidi di azoto (espressi come NO2) 50 mg/Nm3;
monossido di carbonio 30 mg/Nm3.
per le altre sostanze inquinanti, in attesa dell'emanazione del
decreto di cui al secondo comma dell'art. 3 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 203/88, i valori minimi riportati nel
decreto ministeriale del 12 luglio 1990;
l'impianto deve essere predisposto in modo da consentire alle
autorita' competenti la rilevazione periodica delle emissioni; la
misura delle emissioni di NOx, CO e CO2 e deve essere effettuata in
continuo;
i metodi di campionamento, analisi e valutazione delle
emissioni sono quelli riportati nel sopra citato decreto 12 luglio
1990, nel decreto 21 dicembre 1995 (G.U. n. 5/1996) e successive
modifiche;
resta comunque impregiudicata l'applicazione delle linee guida
di cui all'art. 3, secondo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica n. 203/1988, una volta emanate anche per gli impianti di
nuova installazione;
il proponente con una relazione annuale alla Regione Friuli
VeneziaGiulia ed alla Provincia di Udine dovra' documentare
l'andamento delle emissioni, dei consumi di gas naturale dell'energia
prodotta;
il proponente, prima dell'avvio della centrale, dovra'
concordare con la Regione Friuli VeneziaGiulia e con la Provincia di
Udine un protocollo che preveda le modalita' di segnalazione ai
competenti organi di vigilanza delle eventuali situazioni di
superamento dei limiti di emissione e gli interventi da attuarsi
sull'impianto in tali circostanze.
Limitazioni all'uso di combustibile.
In nessun caso e' da prevedersi l'utilizzo di altro combustibile
per l'alimentazione della centrale termoelettrica che non sia gas
naturale.
Monitoraggio della qualita' dell'aria e del rumore.
Dovranno essere installate, a carico del proponente, almeno, tre
centraline per il monitoraggio della qualita' dell'aria e del rumore,
nell'area interessata dall'impianto, dotate in particolare di
strumentazione per la misura dei seguenti parametri: NOx, SO2, CO e
CO2, BTX, IPA, PM10, PTS, temperatura atmosferica, pressione,
velocita' e direzione del vento, precipitazioni, rumore, umidita'
relativa.
Andranno concordati, con l'ASS e con l'Arpa del Friuli
VeneziaGiulia, eventuali ulteriori inquinanti e parametri da
monitorare.
Detto sistema dovra' entrare in servizio non oltre un anno prima
delle data di avvio della realizzazione dell'impianto.
L'azienda dovra' in particolare comunicare, con un congruo
anticipo, all'ASS e all'Arpa del Friuli VeneziaGiulia le date di
verifica e calibrazione degli strumenti.
Riduzione dei prelievi idrici da falda.
Il proponente dovra' mettere in atto le azioni finalizzate a
contenere i prelievi idrici attuali da falda degli insediamenti delle
Industrie Chimiche Caffaro a Torviscosa entro i 4.700 m3/h, in
particolare con la realizzazione dei seguenti interventi:
per la riduzione dei prelievi verra' aumentato il battente
idraulico sulla mandata dei pozzi realizzando una perdita di carico
prima dell'ingresso dell'acqua nelle due vasche di accumulo (nord e
sud). La soluzione adottata, da realizzare prima dell'avvio della
centrale, prevede di installare due valvole speciali a bassa perdita
di carico posizionate in corrispondenza dell'ingresso dei due
collettori nelle vasche prima dell'avvio della centrale verranno
installati dei sistemi di misurazione del flusso dal collettore allo
scopo di garantire che il prelievo dalla falda non sia superiore a
4.700 m3/h;
a regime i 1.000 m3/h di acqua necessari al raffreddamento
saranno costituiti da 600 m3/h di acqua di secondo ciclo proveniente
dal lato caldo della vasca sud e 400 m3/h di acqua di primo ciclo
proveniente dalle rampe di lancio della vasca nord.
L'entita' del prelievo dovra' essere misurata tramite
flussimetri sigillati da installare sulle condotte provenienti dai
pozzi che alimentano le vasche di stoccaggio dell'acqua.
L'alimentazione delle torri di raffreddamento ad umido della
centrale a ciclo combinato dovra' essere ricavata per almeno 600 mc/h
da acque di secondo ciclo.
Il proponente dovra' impegnarsi ad utilizzare per
l'alimentazione delle torri di raffreddamento ad umido della centrale
a ciclo combinato l'acqua depurata proveniente dal depuratore del
consorzio Aussa-Corno, non appena questa si rendera' disponibile.
Dovra' inoltre essere predisposto un piano per l'ottimizzazione
e l'ulteriore riduzione dei consumi di acqua di falda ad uso
industriale.
Gli interventi ed i programmi operativi sopra indicati dovranno
essere concordati e verificati dagli uffici competenti della Regione
Friuli VeneziaGiulia.
Inserimento ambientale.
Il progetto dei manufatti edilizi e tecnologici dovra' portare
una attenzione sistematica alla qualita' architettonica ed estetica
del disegno delle strutture e dei rivestimenti e delle cromie,
nonche' della qualita' anche ambientale della illuminazione notturna,
in modo da ottenere per l'intero complesso dell'impianto, specie
delle parti visibili dall'esterno, un inserimento visuale unitario
curato e composto.
Progetto e gestione della fase di cantiere.
Ove necessario, il proponente dovra' garantire l'adeguamento
delle infrastrutture stradali esistenti per evitare l'attraversamento
degli abitati interessati dalle attivita' di cantiere. Tale
adeguamento deve essere realizzato prima dell'avvio del cantiere. La
eventuale viabilita' di cantiere dovra' essere tempestivamente
concordata con le Amministrazioni comunali interessate.
Il proponente deve concordare con le autorita' locali
l'articolazione dettagliata delle attivita' di costruzione della
centrale, propedeutica al progetto esecutivo del cantiere.
Inquinamento acustico.
Ad integrazione delle misure gia' effettuate, il proponente deve
realizzare, prima dell'entrata in funzione della centrale, alcune
campagne di misura del rumore ambientale in diversi punti della zona
circostante, soprattutto in corrispondenza di particolari recettori
sensibili; le campagne devono essere fatte con le modalita' ed i
criteri contenuti nel D.M. 16 marzo 1998 'Tecniche di rilevamento e
di misurazione dell'inquinamento acustico' e/o altra normativa nel
frattempo intervenuta e che integra e/o modifica quella precedente.
Le campagne dovranno essere ripetute con la centrale ultimata ed
in pieno esercizio, allo scopo di dimostrare il rispetto dei valori
limite stabiliti dal D.P.C.M. del 14 novembre 1997 con riguardo alla
zonizzazione nel frattempo proposta od adottata dal Comune di
Torviscosa. Qualora non dovessero essere verificate le condizioni
imposte dalla normativa, Caffaro Energia dovra' porre in atto
adeguate misure di riduzione del rumore ambientale fino al rientro
nei limiti fissati.
Le modalita' di esecuzione delle campagne di rilevamento ed i
risultati dovranno essere verificati dall'ASS e dell'Arpa del Friuli
VeneziaGiulia, a cui dovranno essere anche consegnati gli elaborati
relativi ai risultati delle indagini.
Dismissione della centrale termoelettrica esistente.
Prima dell'inizio dei lavori di costruzione della nuova centrale
termoelettrica dovra' essere redatto un piano complessivo concernente
la dismissione e lo smantellamento della centrale termoelettrica
esistente, delle aree di stoccaggio dei combustibili solidi e
liquidi, e di tutte le altre strutture accessorie e di servizio non
piu' necessarie. Tale piano dovra' essere sottoposto a verifica degli
uffici competenti del Ministero dell'ambiente (servizi VIA e IAR). Il
piano dovra' prevedere l'avvio dei lavori di dismissione e
smantellamento entro il termine massimo di 6mesi dall'entrata in
funzione della centrale a cogenerazione a ciclo combinato e la
conclusione non oltre 24 mesi da tale termine.
Piano di dismissione del nuovo impianto a ciclo combinato.
Prima dell'entrata in esercizio della nuova sezione trasformata
in ciclo combinato il proponente dovra' presentare al Ministero
ambiente, al Ministero dei BB.CC.AA. e alla Regione Friuli
VeneziaGiulia un piano di massima relativo al destino dei manufatti
della centrale al momento della sua futura dismissione. In tale piano
dovranno essere indicati gli interventi da attuarsi sul sito e sui
manufatti della centrale per ripristinare il sito dal punto di vista
territoriale e ambientale. In tale piano dovranno altresi' essere
individuati i mezzi e gli strumenti finanziari con i quali saranno
realizzati gli interventi. Il piano esecutivo dovra' essere messo a
punto 3 anni prima della cessazione delle attivita'.
Sistemazione paesaggistica e vegetazionale del sito di centrale
e delle aree adiacenti:
in conformita' con quanto stabilito nelle prescrizioni
impartite dal Ministero dei beni e le attivita' culturali, dovranno
essere integralmente realizzate le opere di compensazione e
rinaturalizzazione previste dal proponente nel documento addendum ai
chiarimenti allo studio di impatto ambientale 27 dicembre 2000.
In particolare, tali opere dovranno avere l'obiettivo principale
di realizzare e mantenere un'area naturale che consenta la
continuita' con la rete ecologica esistente, con particolare
attenzione ai corridoi ecologici rappresentati dalla roggia Zuina e
dal canale Banduzzi, che si dispongono su tre lati dell'area
interessata dal progetto, e con il principale corridoio ecologico del
sito, costituito dal fiume Aussa.
Dovranno essere integrate nel piano di rinaturalizzazione
dell'area anche gli interventi di bonifica e sistemazione
vegetazionale delle aree discariche di ceneri presenti all'interno
dell'area di stabilimento, come peraltro anche indicato nelle
prescrizioni individuate dalla Soprintendenza per i beni ambientali,
architettonici, archeologici, artistici e storici del Friuli
VeneziaGiulia.
Con riferimento alla cartografia riportata dal proponente nel
documento 'Addendum ai chiarimenti allo studio di impatto ambientale,
27 dicembre 2000', gli interventi di riqualificazione naturalistica
nelle 15 zone di intervento, per complessivi 50 ettari circa,
dovranno quindi prevedere:
la piantagione ex novo delle aree denominate 1 e 2;
la sistemazione vegetazionale di tutte le discariche
attualmente in esercizio o in corso di messa in sicurezza seguendo lo
standard gia' proposto per la discarica 12, e descritto nel documento
'Addendum ai chiarimenti dello studio di impatto ambientale';
la risistemazione delle discariche attualmente messe in
sicurezza ma non dotate di copertura vegetale arborea;
la realizzazione di filari nell'area 15;
la manutenzione controllata delle rimanenti aree, favorendo la
progressiva rinaturalizzazione mediante il mantenimento e la
valorizzazione delle essenze autoctone esistenti. Le specie alloctone
saranno sostituite con quelle di progetto;
la realizzazione di una pista ciclabile di collegamento fra le
aree 2, 1 e 3.
Nei previsti interventi di rinaturazione e opere a verde si
dovranno utilizzare esclusivamente le specie appartenenti alle serie
autoctone della vegetazione (querce, carpineto, saliceto, pioppeto)
evitando nel caso delle aree boscate una disposizione a sesto
regolare.
La verifica progettuale e attuativa di tali opere dovra' essere
effettuata dagli uffici competenti della Regione Friuli
VeneziaGiulia.
Prescrizioni e raccomandazioni della Regione Friuli VeneziaGiulia.
Caffaro Energia dovra' ottemperare, inoltre, alle prescrizioni e
raccomandazioni definite dalla Regione Friuli VeneziaGiulia ove
queste non risultino indicate nel presente parere.
Dispone:
che il presente provvedimento sia comunicato alla Caffaro
Energia S.r.l., alla Regione Friuli Venezia Giulia, all'ARPA e alle
altre Amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2 dell'art. 6
dell'allegato IV al D.P.C.M. 27 dicembre 1988, nonche' al Ministero
dell'industria commercio e artigianato per i provvedimenti di
competenza;
il coordinamento della verifica dell'ottemperanza del progetto e
dell'esercizio dell'impianto alle suddette prescrizioni, ferme
restando le competenze degli organismi istituzionalmente preposti al
controllo e di quelli individuati nelle prescrizioni sopra indicate,
e' affidata all'Arpa, che provvedera' a darne periodica informazione
al servizio, via del Ministero dell'ambiente.
Roma, 10 ottobre 2001
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio:
(firma illeggibile)
Il Ministro per i beni e le attivita' culturali:
(firma illeggibile)
C-418 (A pagamento).